Il bipolarismo non apre una nuova stagione
La nuova legge elettorale non segnerà l’inizio della Terza Repubblica, bensì il proseguimento ostinato e ancora più marcato della Seconda.
La nuova legge elettorale, che di fatto difende e promuove il bipolarismo esasperato, nascondendosi in maniera ibrida dietro un falso proporzionale, distorto da un premio di maggioranza abnorme, premiale per le coalizioni e i partiti più grandi, presenta anche altri aspetti fortemente critici.
Il numero esagerato di firme per la presentazione delle liste, i capilista bloccati e la subdola e intrinseca forzatura del premierato di fatto, attraverso una legge ordinaria che prevede l’indicazione del premier, altro non sono che l’accanimento di una minoranza della rappresentanza del Paese, che vorrebbe difendere il proprio sistema di autoconservazione.
Un sistema che, in questi ultimi trent’anni, ha profondamente dissestato il Paese e compresso in modo pericoloso lo spirito del dettato costituzionale.
La centralità del Parlamento tradita
Il dettato costituzionale si fonda sulla rappresentanza, sulla pluralità e sulla centralità del Parlamento, oggi invece trasformato in un luogo di scontro e sterile contrapposizione.
Un terreno fertile per radicalismi esasperati, sempre impegnati in un duello perenne e di parte, decisamente lontani dalle vere esigenze dei territori, del Paese e soprattutto degli italiani.
Molti profili di possibile incostituzionalità sono stati giustamente rilevati e sollevati, e su questi si dovrà assolutamente dare battaglia. Ma da oggi il tentativo di passaggio da una democrazia rappresentativa e parlamentare a una capocrazia è sul tavolo.
Gli italiani devono sapere che le regole della rappresentanza parlamentare, e dunque la legge elettorale, dovrebbero nascere da un’ampia condivisione, perché riguardano tutti.
Si afferma invece una logica di parte, che spinge sempre più il Paese verso la divisione e la litigiosità tra fazioni contrapposte, rinunciando a una visione costruttiva e unitaria.
Insomma, oggi assistiamo al trionfo del bipolarismo della Seconda Repubblica, non all’avvio di una Terza.
Lo «Stabilicum» e la distanza dalla Costituzione
Abbiamo assistito a una deriva di leggi elettorali sempre più lontane dalla Costituzione, sorte dopo la fine della Prima Repubblica, in un alternarsi di proposte e provvedimenti promossi da sinistra e da destra.
Con lo «Stabilicum» si raggiunge oggi l’apice dell’allontanamento dallo spirito dei padri e delle madri costituenti.
Si continua a inseguire la governabilità attraverso meccanismi che alterano la rappresentanza, anziché ricercare un equilibrio tra la necessaria stabilità degli esecutivi e la piena espressione della volontà popolare.
La vera Terza Repubblica: proporzionale e cancellierato
La vera Terza Repubblica potrà nascere soltanto con il ritorno a un clima unitario, pur nel rispetto delle giuste, legittime e marcate differenze politiche.
Occorre una legge elettorale il più possibile condivisa, che ci riporti alla fonte dello spirito e del dettato costituzionale e, quindi, a una vera legge elettorale proporzionale con preferenze.
A questa riforma si potrebbe e si dovrebbe accompagnare l’introduzione di un cancellierato italiano, sul modello tedesco, con sfiducia costruttiva, attraverso un’apposita legge costituzionale.
Una riforma costituzionale capace di dare maggiore forza al Governo e al Presidente del Consiglio, senza però comprimere o ledere il ruolo centrale del Parlamento e la funzione di garanzia, autorevole e insostituibile, della Presidenza della Repubblica.
Un passo indietro, non avanti
Solo così si potrà ridare voce e forza alla Repubblica, restituire rappresentanza ai cittadini e imprimere nuovo slancio a una democrazia sana, forte e pienamente realizzata.
La Terza Repubblica non nascerà dalla semplice modifica delle regole elettorali, tanto meno se queste continueranno a riprodurre le distorsioni che hanno segnato gli ultimi trent’anni.
Oggi non si sta compiendo un passo avanti. Si sta compiendo un passo pericolosamente indietro.
Mattia Orioli
Presidente del Comitato Iniziative Popolari

