Home GiornaleLa salute comincia in casa. Ma quanto ne sappiamo davvero?

La salute comincia in casa. Ma quanto ne sappiamo davvero?

Farmaci senza ricetta e integratori fanno parte della nostra quotidianità. Un fenomeno di grandi dimensioni che richiama l'importanza di un'automedicazione responsabile.

Un mal di testa, qualche linea di febbre, un raffreddore. Disturbi comuni che spesso affrontiamo autonomamente, cercando una soluzione nell’armadietto dei medicinali di casa.

L’automedicazione, se praticata correttamente, rappresenta una risorsa preziosa. Richiede però conoscenza e attenzione: anche un medicinale acquistabile senza ricetta presenta controindicazioni, possibili interazioni ed effetti indesiderati.

Un fenomeno che riguarda milioni di italiani

Secondo Federchimica Assosalute, su dati New Line Ricerche di Mercato, nel 2025 in Italia sono state vendute quasi 292 milioni di confezioni di medicinali senza obbligo di prescrizione (OTC e SOP), per circa 3,2 miliardi di euro.

A queste si aggiungono gli integratori alimentari: secondo Integratori & Salute, il settore supera i 5 miliardi di euro, con circa 318 milioni di confezioni vendute annualmente. Oltre 35 milioni di italiani li hanno utilizzati nell’ultimo anno e il 34% degli intervistati dichiara di sceglierli autonomamente.

Numeri che rendono evidente l’importanza di conoscere ciò che assumiamo.

 

Gli errori che non ci aspettiamo

Pensiamo a chi assume paracetamolo come antidolorifico e successivamente un medicinale per i sintomi influenzali, senza accorgersi che entrambi contengono lo stesso principio attivo. Due prodotti differenti che possono portare a superare le dosi raccomandate, con possibili danni anche gravi al fegato.

Oppure a chi, durante una terapia anticoagulante, assume autonomamente ibuprofene per un mal di denti, aumentando il rischio di sanguinamento.

Anche l’uso prolungato di spray nasali vasocostrittori può provocare una congestione di rimbalzo, spingendo a utilizzarli sempre più frequentemente, e causare effetti cardiovascolari, tra cui un aumento della pressione arteriosa, soprattutto nei soggetti predisposti.

La stessa attenzione dovrebbe accompagnare l’uso degli integratori alimentari, spesso considerati innocui perché contenenti sostanze di origine naturale. Un esempio è l’iperico, presente in alcuni preparati per il tono dell’umore, che può interagire con numerosi medicinali, riducendo l’efficacia di alcune terapie.

Uno studio esplorativo italiano pubblicato nel 2023 su Current Neuropharmacology, condotto su 717 partecipanti, ha rilevato che il 17,7% dichiarava un uso improprio o abusivo di farmaci da banco. Tra coloro che avevano acquistato OTC senza indicazione di un professionista sanitario, il 43,7% aveva ricevuto il consiglio di un familiare e il 21,7% quello di un amico o conoscente. Sebbene il campione non sia rappresentativo della popolazione italiana, questi risultati offrono uno spunto di riflessione sul peso dell’esperienza altrui nelle scelte di automedicazione.

Infatti il vero rischio, talvolta, non è ciò che non sappiamo, ma ciò che crediamo di sapere.

 

La conoscenza come prima forma di prevenzione

L’abitudine a utilizzare un medicinale, così come la fiducia riposta nei consigli di amici e familiari, può abbassare la nostra soglia di attenzione, facendoci dimenticare che un prodotto efficace per una persona potrebbe essere inadatto, o persino rischioso, per un’altra.

Da qui emerge l’importanza di promuovere una maggiore educazione sanitaria, che fornisca ai cittadini gli strumenti necessari per conoscere i medicinali, comprenderne i limiti e riconoscere le situazioni in cui è opportuno rivolgersi al medico, prevenendo così errori spesso legati a convinzioni sbagliate o informazioni incomplete.

In questo percorso assume un ruolo fondamentale il farmacista, la cui competenza professionale, unita al dialogo diretto con il cittadino, permette di chiarire dubbi, individuare possibili rischi e orientare verso scelte appropriate, anche nella gestione dei disturbi più comuni.

Chiedere consiglio al farmacista, anche quando si acquista un medicinale senza ricetta, dovrebbe quindi diventare un’abitudine naturale e consapevole, un gesto di responsabilità che contribuisce concretamente alla tutela della nostra salute.