Forse non è stata sottolineata con la necessaria nettezza, e diciamo pure con la dovuta enfasi, la gravità del bombardamento iraniano alla base militare britannica allocata a Cipro, paese membro dell’Unione Europea. Non è stato un attacco diretto all’Europa ma è stato pur sempre un attacco al suolo europeo. Non è un dettaglio.
Fra l’altro, proprio l’isola mediterranea detiene in questo semestre la presidenza dell’Unione. Non si sa se l’attacco iraniano ha voluto avere anche un significato simbolico, ma l’impressione che ne deriva non può essere derubricata alla mera casualità. Anche perché Cipro è legata a Israele da un patto di difesa comune (che ha pure con la Grecia).
Un’Europa colpita ma senza voce
Si imporrebbe dunque una presa di posizione politica univoca da parte di Bruxelles, che per di più viene colpita pesantemente sul piano economico: forte acquirente di gas e petrolio, inevitabilmente destinati a costare di più, e molto di più se la guerra nel Medio Oriente non dovesse concludersi a breve e addirittura dovesse regionalizzarsi, come già pare.
E invece il balbettio imbarazzato a fronte di una decisione unilaterale – neppure comunicata con un minimo di anticipo se non a qualche isolato governo ma non alla UE in quanto tale – dell’alleato (ormai quasi “ex alleato”) statunitense, testimonia una volta di più la sua intrinseca debolezza politica. Che rimarrà tale – è ormai fin noioso doverlo ribadire ogni volta – se l’Unione non farà progressi significativi nella definizione istituzionale di una effettiva politica estera e di difesa comuni.
Le iniziative dei singoli governi
Tant’è che la scontata e timida comunicazione del Consiglio Europeo sull’esigenza che vengano rispettate le “leggi internazionali, compresa la Carta delle Nazioni Unite” è scivolata come acqua fresca sulle rocce.
Mentre hanno maggiormente sollecitato attenzioni, anche oltre oceano, le dichiarazioni di Macron circa l’impegno della Francia volto a rafforzare una così definita “dissuasione nucleare avanzata” in collaborazione con la Germania che dovrebbe oltrepassare i confini nazionali estendendosi ad alcuni altri paesi europei, inclusa la Gran Bretagna.
E così pure l’incontro del Cancelliere Merz con il Presidente Trump a Washington ha fornito l’idea (se poi sarà anche qualcosa di più lo si vedrà) di un minimo di presenza europea non completamente sottomessa all’unilateralismo americano: ancor più in quanto espressione di un governo ancora vicino agli USA (e a Israele), anche se sconcertato dal pensiero MAGA (come Merz ha detto chiaramente a Monaco poche settimane fa) e dalla erratica politica trumpiana.
Per non dire del rifiuto esplicito della Spagna guidata da Pedro Sanchez all’utilizzo delle basi statunitensi in Andalucia per i raid contro l’Iran.
L’Italia nel limbo europeo
Come si vede, interventi di singoli governi, di singoli paesi. Peraltro non in grado di influenzare concretamente le scelte della Casa Bianca, che anzi – è il caso della Francia e della Spagna – ne profetizza una prossima fragorosa caduta elettorale o che addirittura – è il caso della Germania – si sta attivando per porre le basi di una futura sconfitta del partito dell’attuale Cancelliere in favore di una formazione radicale dell’estrema destra.
In tutto questo, l’Italia è nel limbo. Non integrata sino in fondo nell’Unione, causa i flirt del governo meloniano con quello ungherese antieuropeista e con i leader di estrema destra sparsi in diversi paesi. Non affidabile completamente per i leader di Francia e Germania (anche Merz, pur in buoni rapporti con Meloni nutre dubbi sulle possibili simpatie per Alternative fur Deutschland di frange non marginali della maggioranza al potere oggi a Roma).
Non considerata così come immaginato, e declamato, dall’amico americano: generoso nei complimenti a parole (con l’immancabile sottofondo sessista) ma poi avaro nelle informazioni riservate. Come si è visto in questa circostanza, che poi noi abbiamo arricchito con l’imbarazzante vicenda Crosetto (il Ministro della Difesa, non uno qualunque).
E così, per quelli che contano, pur in un’Europa che conta poco, noi siamo sempre i soliti. L’Italietta.
