Due strade per i liberaldemocratici
Il Partito Liberaldemocratico, nato appena diciotto mesi fa con l’ambizione di costruire un’alternativa ai due poli, rischia già la scissione. A dividere Luigi Marattin e Andrea Marcucci non sono tanto le proposte economiche quanto la collocazione politica.
Il segretario guarda con crescente interesse al centrodestra, senza escludere interlocuzioni con la maggioranza di Giorgia Meloni. Il presidente, già capogruppo del Pd al Senato, insiste invece sulla necessità di un Centro autonomo, liberale ed europeista, alternativo tanto alla destra sovranista quanto al campo largo.
Una maggioranza che non ricompone la frattura
Quali sono gli antefatti? La direzione nazionale del 3 novembre ha approvato la linea di Marattin con 27 voti favorevoli e 22 contrari. Il segretario rivendica inoltre il sostegno di 14 segretari regionali su 18 e di 50 provinciali su 75.
Numeri che certificano una maggioranza, ma anche una divisione profonda. Marcucci contesta soprattutto il mutamento di prospettiva rispetto al progetto originario: costruire una casa politica indipendente dalle coalizioni esistenti.
La sua obiezione è sostanziale: un’intesa con il centrodestra significherebbe sostenere Meloni, condividendo una coalizione nella quale pesano posizioni sovraniste difficilmente conciliabili con l’identità liberaldemocratica.
Bologna e la scelta del Centro
Ieri Marcucci ha partecipato a Bologna all’iniziativa promossa da “Europeisti” con Carlo Calenda. L’obiettivo è una lista europeista e riformatrice, alternativa al bipolarismo condizionato da opposti populisti.
La risposta del PLD è arrivata con una nota ufficiale: Marcucci era presente «a titolo esclusivamente personale», senza mandato di rappresentare il partito.
Dunque, la prossima assemblea nazionale dovrà sciogliere il nodo politico. Ma la questione supera i confini di una piccola formazione: riguarda la possibilità stessa di costruire un “centro” che non sia una semplice appendice elettorale dei due schieramenti.
È su questo terreno che Marcucci continua a misurare la coerenza del progetto liberaldemocratico.

