Il ritorno di Kim Jong-un
Come non bastasse tutto il caos che ha generato qua e là nel pianeta, Donald Trump ora se ne è inventata un’altra: ha rilanciato l’idea di una possibile innovativa amicizia con la Corea del Nord del dittatore Kim Jong-un. Postando sui social la foto del loro incontro di sette anni fa e – soprattutto – decidendo il ridimensionamento delle annuali esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud.
L’inquietudine degli alleati asiatici
Facile immaginare lo sconcerto di Seul, e più ancora la preoccupazione conseguente che a questo punto coinvolge tutti i tradizionali alleati americani della regione a cominciare dal Giappone, già in forte tensione con la Cina e certo non insensibile al protagonismo del feroce dittatore di Pyongyang: il quale negli ultimi anni ha rafforzato il proprio arsenale nucleare, di fatto l’assicurazione sulla vita del regime (ora addirittura inserita in Costituzione) che ormai nessuno si illude più possa venire in qualche modo discusso o ridimensionato; ha stabilito una forte relazione politica con la Russia in seguito al sostegno fornitole con l’invio di oltre una dozzina di migliaia di soldati (molti dei quali uccisi) sul fronte ucraino e di centinaia di missili; ha mantenuto e probabilmente migliorato le relazioni con la Cina, confermate nel recente vertice con Xi Jingping.
Il credito concesso ai dittatori
In tutto questo, la situazione interna al paese rimane sconosciuta ufficialmente ma in realtà è quella ben nota da decadi: nessuno spazio per la libertà d’espressione, anzi per ogni ipotesi di libertà; controllo terrificante della vita di ogni cittadino; culto della personalità del capo, che sta ora progressivamente inserendo la figlia nella struttura del potere.
Così, mentre chiede e impone ai suoi alleati nuovi e più corposi investimenti militari il presidente americano apre un nuovo credito con uno dei più sanguinari satrapi del pianeta. A conferma della sua evidentemente irresistibile attrazione per i dittatori.
