Roma, 18 mag. (askanews) – Il tentativo è quello di provare a chiudere finalmente la partita in tempo per venerdì prossimo quando, alle 19, si riunirà il Consiglio dei ministri. Giorgia Meloni punta infatti a sbloccare entro la settimana il nodo della presidenza della Consob (fatalmente legata anche a quella dell’Antitrust, che pure formalmente è in capo ai presidenti di Camera e Senato).
Sarà una giornata dall’agenda già fitta: la premier incontrerà alle 15.30 il primo ministro d’Irlanda, Micheál Martin, poi a varcare la soglia di palazzo Chigi saranno gli autotrasportatori con l’obiettivo, per la presidente del Consiglio, Giorgetti, Salvini e Foti, di scongiurare lo sciopero nazionale dei camion in programma dal 25 al 29 maggio. Lo stesso Cdm dovrà poi occuparsi anche delle accise, visto che l’ultimo taglio deciso dal governo scade proprio venerdì. Insomma, il tema del caro energia resta in cima all’agenda della presidente del Consiglio che ha scritto una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per chiedere di poter estendere anche alle misure per affrontare la crisi energetica la flessibilità che il Patto di Stabilità prevede per la spesa nella difesa. La risposta di Bruxelles al momento resta però fredda. “L’attenzione in questa fase è rivolta a sfruttare appieno i finanziamenti Ue già disponibili, che sono molto significativi”, fa sapere una portavoce, di fatto ribadendo quanto già la stessa von der Leyen aveva detto personalmente dopo il vertice informale del Consiglio europeo a Cipro.
D’altra parte, anche di come affrontare la crisi energetica si sarebbe discusso tra Giorgia Meloni e Carlo Calenda. Il colloquio, nel pomeriggio a palazzo Chigi, è stato preceduto da un tentativo del leader di Azione di depistare i giornalisti. Poi è stato lui stesso ad ammettere che l’incontro c’è stato ma che gli argomenti di discussione sono stati soltanto energia e industria. E, tuttavia, nell’abboccamento cominciato la scorsa settimana durante il premier time – quando Meloni aveva detto che le sue porte sono sempre “aperte” quando ci si vuole confrontare nel merito – in molti avevano letto un implicito riferimento anche a una collaborazione sulla legge elettorale.
Ma tra le pratiche che Giorgia Meloni vuole provare a sbrigare, anche per evitare quell’effetto di paralisi determinata da veti incrociati all’interno della coalizione, c’è anche quello della presidenza della Consob che attende ormai da settimane il successore di Paolo Savona e che si è nuovamente riaperta dopo la decisione del leghista Federico Freni, sottosegretario al Mef, di fare un passo indietro. Anche di questo si sarebbe parlato nella riunione che la premier avrebbe tenuto in mattinata proprio con i due vice premier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, e con il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi. Tra i nomi in pole position c’è sempre quello di Federico Cornelli ma in corsa ci sarebbe anche l’economista Donato Masciandaro, consigliere del ministro Giorgetti (che nel pomeriggio sarebbe stato visto uscire da palazzo Chigi).
Nodo strettamente collegato a quello della Consob è quello della presidenza dell’Antitrust anche se il realtà la designazione spetta alla seconda e alla terza carica dello Stato. Ignazio La Russa sponsorizzerebbe il nome di Giuseppe Valentino, suo storico amico e, tra le altre cose, anche presidente della Fondazione An. Da fonti di maggioranza, anche di Fdi, viene invece negato quanto riportato oggi sul Fatto quotidiano, ossia che il fronte del partito azzurro che fa riferimento alla famiglia Berlusconi, avrebbe chiesto di smettere di fare le barricate a favore di Simona Agnes per la presidenza, di fatto congelata da un anno e mezzo. A smentire ufficialmente è poi la capogruppo al Senato, Stefania Craxi, che era appunto stata indicata come grande tessitrice di questa operazione pensata per strizzare l’occhio all’opposizione. Si tratta, ha detto, di ricostruzioni “assolutamente prive di qualsiasi fondamento” e ha anzi rinnovato “la stima alla presidente Agnes”.
