La domanda di Merkel
«Dobbiamo tornare a riflettere più intensamente: chi è questo popolo?». Angela Merkel torna a parlare della CDU e lo fa andando al cuore della crisi che le sconfitte elettorali di settembre hanno reso evidente. Premiandola a Kiel con l’Hermann-Ehlers-Preis, la fondazione vicina alla CDU le offre l’occasione per richiamare il partito alle sue radici di Volkspartei (Partito di popolo).
Il punto non è soltanto elettorale. Merkel ammonisce: «Non dobbiamo permettere che si spezzi il ponte tra coloro che hanno responsabilità e coloro che votano». Il rischio, insomma, è che la CDU dimentichi «su che cosa costruiamo»: la capacità di mettere in relazione società e politica, gruppi e interessi differenti.
Radtke e la crisi della Volkspartei
Sono parole che arrivano pochi giorni dopo la denuncia di Dennis Radtke, europarlamentare e presidente federale della CDA, la Christlich-Demokratische Arbeitnehmerschaft, cioè l’organizzazione dei lavoratori e l’ala cristiano-sociale della CDU. È la componente che, dentro il partito, insiste maggiormente su lavoro, coesione sociale ed economia sociale di mercato.
Radtke è stato netto: «Non siamo più all’altezza della nostra pretesa di essere un partito popolare». E ha aggiunto: «La CDU non è né una FDP-light né un partito esclusivamente conservatore». Il documento approvato dalla CDA, Riforma di un partito popolare, denuncia infatti il progressivo restringimento sociale dell’Unione: troppi gruppi non vi sono più adeguatamente rappresentati e troppi cittadini non la considerano più la propria casa politica.
Günther e il modello Merkel
Non è secondario che la laudatio di Kiel sia stata pronunciata da Daniel Günther, presidente del governo dello Schleswig-Holstein dal 2017 ed esponente dell’area moderata della CDU, tradizionalmente vicino alla linea centrista e pragmatica di Merkel. Günther ha ricordato l’ex cancelliera come una grande statista ed europeista, capace di dare alla Germania «peso e stabilità» in un’Europa stabile.
Il suo non è stato un attacco a Friedrich Merz. Ma la scelta di rivendicare oggi il metodo e l’eredità politica di Merkel assume inevitabilmente un significato nel dibattito interno.
Il problema viene prima di Merz
Radtke, Merkel e Günther parlano da posizioni diverse. Eppure le loro parole finiscono per convergere su una questione: la CDU può continuare a essere Volkspartei (Partito di popolo) se perde la capacità di tenere insieme lavoratori e imprese, città e periferie, conservatori e cristiano-sociali, generazioni e ceti differenti?
È una domanda che precede perfino quella sulla leadership di Merz. Perché riguarda non tanto chi debba guidare la CDU, quanto quale CDU debba essere guidata.

