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Non chiamateli più “bravi ragazzi”

Dalla movida allo sballo, fino alla violenza: dietro i fatti di cronaca emerge una realtà sempre più preoccupante, che chiama in causa famiglie, modelli educativi e responsabilità collettive.

Una spirale che inquieta

L’ennesimo fatto di cronaca, che vede coinvolti ancora una volta dei giovani, annichilisce tutti. A Massa, un padre muore per aver rimproverato dei ragazzi che lanciavano bottiglie sotto gli occhi del figlio undicenne. Ogni giorno, ormai, avvengono fatti di violenza inaudita che interessano giovani sotto l’effetto di alcol o, peggio, di droghe.

Ormai si va in giro per le città ed esistono zone della movida dove si fa una sorta di shopping di alcol e droghe, di locale in locale. La cosa grave è che tutto questo è appannaggio di giovanissimi, ed è penalmente perseguibile. Mentre prima si usciva a mangiare una pizza e poi tutti in gruppo a conoscere altre persone, oggi la cosa più interessante da fare, dopo la pizza, sembra essere quella di bere superalcolici.

 

Famiglie assenti e regole smarrite

Ma qui, lo diciamo da tempo, una parte della responsabilità è dei genitori. Lasciano i propri figli troppo spesso alla deriva. I ragazzi sembrano non avere limiti né remore: cercano di sballarsi in ogni modo e, talvolta, sfociano nella violenza. Il senso profondo delle regole non gli appartiene più. L’unica regola che sembra prevalere è quella del branco.

Sorprende vedere che, quando accade un evento delittuoso, come quest’ultimo di Massa, si rimanga stupiti che possano avvenire certe cose. “Bravi ragazzi”, a volte irreprensibili, da cui nessuno si aspetterebbe una violenza così estrema.

La bolla virtuale e il vuoto reale

Tutti schermati dietro lo smartphone, genitori e figli, alla ricerca di una vita virtuale dove spesso risuona il nulla. L’evanescenza sembra accompagnare i loro cuori. Tutti a rincorrere un’isola che non c’è. Eppure, esiste la realtà, spesso oscurata da una nebulosa. Una coltre che scarica violenza e cattiveria. In taluni casi, la morte.

Ma, soprattutto, dopo tutto questo, si erge la realtà, dietro l’eco dei delitti. Che si mostra, come sempre, senza sconti. Nuda e cruda.

Unemergenza che interpella tutti

Ecco, quindi, che ci si trova ad interrogarci, nella nostra piccola agorà, su come si possa arrivare a cotanta aberrazione. Su come la società sia giunta a questa degenerazione della vita umana. Senza contare la disputa, puntuale come un orologio svizzero, che arriva dalla politica: ognuno a difendere il proprio orticello e immediatamente pronto ad accusare l’altro.

La verità è che abbiamo un problema emergenziale di tale portata che risulta più facile accusare il vicino e nascondere il capo sotto la sabbia.

Ricostruire il legame educativo

La famiglia va ripensata, nella sua interezza. Occorre riconnettersi nel sistema familiare, recuperare le regole, dove un no è un no. Dove si è presenti e non collusi con i ragazzi. Facciamo del male a loro, in primis, ma anche a tutti noi. Accompagniamo i nostri ragazzi nella crescita, per quanto difficile. Facciamo loro capire che qualche volta ricevere dei no è utile per avere il meglio più avanti.

“La vita è adesso”, cantava Claudio Baglioni. È vero. Ma quella canzone è anche, e soprattutto, un inno alla straordinarietà dell’ordinario, all’amore come luogo di speranza, anche quando sembra non esserci più. Il rinnovamento è sempre dietro l’angolo, senza bisogno di cercarlo negli eccessi. Tanto più nell’adolescenza.