Home GiornaleIl cervello di un moscerino potrebbe essere caricato su un chip

Il cervello di un moscerino potrebbe essere caricato su un chip

La sfida della miniaturizzazione

La corsa alla miniaturizzazione – di cui abbiamo appreso metodica e risultati nel libro di Gordon E. Moore La legge che muove il mondo – non è meno intrigante e affascinante dell’esplorazione dell’immensità dello spazio. Lo ricordava e raccomandava nel 1995 lo stesso ricercatore, genio della chimica e dell’informatica e fondatore di Intel: “Voglio incoraggiare ciascuno di voi a pensare sempre più in piccolo”.

Pare che questo invito sia stato preso alla lettera – e portato oltre – da Alex Wissner-Gross, fondatore di Eon Systems Pbc, che in un articolo e in un video ha affermato di essere riuscito ad emulare il cervello di un moscerino della frutta e a riprodurlo in un chip di silicio. La notizia, tuttavia, non è stata ancora pubblicata su una rivista scientifica e quindi non è validata: va dunque letta con cautela.

Dal connettoma alla replica digitale

Se fosse confermata, si tratterebbe della prima volta in cui un organo biologico capace di produrre comportamenti multipli verrebbe emulato e replicato in un corpo virtuale. Il risultato deriverebbe da uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Nature dallo scienziato senior di Eon, Philip Shiu, che descrive un modello computazionale dell’intero cervello adulto della Drosophila melanogaster.

Questo minuscolo organismo contiene oltre 125 mila neuroni e circa 50 milioni di connessioni sinaptiche. Per confronto, il cervello umano conta circa 86 miliardi di neuroni e 100 mila miliardi di connessioni: il professor Giulio Maira lo ha definito “più grande del cielo”.

Non si tratterebbe di una semplice simulazione basata sull’intelligenza artificiale e sull’apprendimento algoritmico, ma di un vero e proprio processo di emulazione: la riproduzione di una copia dell’organo biologico, il cui comportamento nasce da una mappa neuronale fedele alla realtà. I neuroni digitali processerebbero azioni analoghe a quelle naturali.

“Nessuno aveva mai dimostrato prima un cervello emulato completo, derivato da un connettoma biologico, capace di guidare un corpo simulato fisicamente attraverso molteplici comportamenti naturalistici”, ha affermato Shiu. Wissner-Gross ha inoltre anticipato che gli studi si estenderanno all’emulazione del cervello di un topo, che conta circa 70 milioni di neuroni.

 

Dalla mosca alluomo: una frontiera lontana

Da qui a ipotizzare l’emulazione digitale di un cervello umano il passo resta molto lungo. Tuttavia, se confermata, la scoperta aprirebbe una strada nuova per la scienza.

Un futuro in cui il corpo umano potrebbe diventare il dispositivo attraverso cui condividere dati ed accedere a servizi è già iniziato, grazie a microchip sottocutanei capaci di svolgere funzioni operative, come una sorta di applicazione integrata. Questi impianti utilizzano tecnologie Nfc-Rfid (identificazione a radiofrequenza) passiva: non hanno batteria e non trasmettono segnali autonomamente, ma operano solo a contatto con lettori esterni. Sarebbero inoltre dotati di protocolli di sicurezza avanzati per prevenire intrusioni.

La Svezia ha già sperimentato con successo queste applicazioni, che potrebbero diffondersi anche altrove. Ma l’esperimento annunciato da Wissner-Gross va ben oltre: riguarda l’emulazione digitale di un organismo vivente complesso.

Il nodo etico della conoscenza

A questo punto ogni sviluppo dovrebbe essere seguito non solo sul piano delle potenzialità scientifiche, ma anche sotto il profilo etico. Non si tratta soltanto della replica digitale di un organo, ma delle facoltà che finora appartengono esclusivamente alla natura e alla genetica: il pensiero, i ricordi, i sentimenti.

È un tema troppo delicato per essere confinato entro i limiti di un laboratorio. Gli esiti della ricerca non possono tradursi in applicazioni prive di una consapevolezza preventiva circa utilità, sostenibilità antropologica e liceità morale. La scienza, in questo campo, non può procedere senza interrogarsi sul senso ultimo delle proprie conquiste.