Un Sì diverso dagli altri
Giustizia, c’è un Sì più convinto degli altri. Al di là delle rispettive curve sud – sempre più infuocate ed aggressive – c’è uno specifico Sì che non può passare sotto silenzio in vista del prossimo referendum sulla giustizia. Ed è forse il Sì più popolare, più comprensibile e più immediatamente percepibile dal cittadino/elettore.
E riguarda il tema di come spezzare una “casta” che in questi anni si è semplicemente rafforzata, irrobustita e consolidata. Una “casta” che, attraverso il sistema rigorosamente e quasi dogmaticamente correntizio, ha governato – e governa tuttora – la magistratura.
Un potere che incide sulla vita delle persone
Ora, visto che non parliamo di una banale assemblea istituzionale ma, al contrario, di un potere che con le correnti politiche organizzate ha in mano la vita e il futuro delle persone, che può decidere – con la sua concreta azione penale – di capovolgere le sorti della politica nazionale e locale e che può, infine, decretare o meno la dignità stessa delle persone con il suo comportamento, è del tutto ovvio che questa “casta” non può restare impunita ed inattaccabile.
E questo perché promozioni, trasferimenti, sanzioni, avanzamento di carriere e via discorrendo vengono decise e vagliate da ormai molto tempo solo e soltanto dalle singole correnti.
Un potere, squisitamente politico, che esula radicalmente da qualsiasi altro criterio che non sia quello dello strapotere, appunto, incontrollato ed incontrollabile delle correnti politiche organizzate.
È inutile ribadire che questo è l’unico vero nodo per il cittadino elettore. E cioè, confermare questo potere incrollabile ed inviolabile oppure, al contrario, metterlo in discussione.
Il sorteggio e la posta in gioco reale
Certo, si può discutere se il cosiddetto “sorteggio”, in vista della formazione dei due prossimi CSM – sempreché vinca il Sì – sia lo strumento più opportuno e più calzante per centrare l’obiettivo.
È indubbio, però, che questa è la vera posta in gioco, al di là degli altri aspetti tecnici che sono certamente importanti ma che risultano drasticamente irrilevanti rispetto a questo tassello.
E non è un caso, del resto, che è proprio questo il tema che vede impegnata con rara violenza verbale l’ANM. Cioè l’associazione privata che governa – o sgoverna – l’intera magistratura italiana attraverso l’autorevole CSM.
ANM che, è persino inutile negarlo, si è trasformata progressivamente, e ormai definitivamente, in un soggetto politico organizzato. E questo non è solo il frutto delle singole opinioni: lo dicono i fatti concreti.
Comunicati, prese di posizione, agenda politica
Del resto, si tratta di una associazione che ogni giorno interviene con i propri vertici attraverso comunicati stampa. Affronta qualsiasi tema in cima all’agenda politica.
Dalla riforma della giustizia al cosiddetto premierato; dalla gestione dell’immigrazione e dei flussi migratori alla garanzia della sicurezza nel nostro Paese; dalle singole riforme che persegue questo Governo a qualsiasi tematica faccia breccia nella pubblica opinione.
Insomma, come è evidente a tutti quelli che non vivono di ipocrisia o di pregiudizi, si tratta di un soggetto politico/partito a tutti gli effetti. Schierato, come ovvio, a sinistra.
Ecco perché, al di là delle litanie e delle fandonie sullo stato totalitario, sulla democrazia autoritaria, sulla compressione delle libertà democratiche, sulla violazione della Costituzione dei nostri padri e sulla trasformazione del nostro Paese in una nazione simile alle dittature sudamericane, la vera posta in gioco in vista del voto referendario è una sola.
E cioè: con questo referendum o si mette in discussione la “casta”, questa “casta”, oppure, al contrario, si consolida definitivamente questo potere.
Tutto il resto, verrebbe da dire, è solo noia.
