Una presidenza spiegata dalla psicologia
Siamo moltissimi – credo ormai diffusi in buona parte del mondo – ad essere persuasi e convinti che la politica interna ed estera dell’attuale presidente Usa, Donald Trump, sia fortemente legata al suo profilo psicopatologico.
Una prospettiva dalla quale trae alimento anche la sua idea di democrazia: storica forma di governo tutta giocata, come sappiamo, sull’uguaglianza delle persone e sull’importanza del popolo libero e sovrano, con i suoi diritti.
Secondo il tycoon, invece, la democrazia è qualcosa da stravolgere e smontare fin nella sua radice etimologica, eliminando il demos (il popolo) e lasciando vivo solo il kratos (la forza).
Dal popolo inutile al Parlamento assediato
Con il popolo reso inutile, assieme ai Parlamenti che lo rappresentano: luoghi da far assediare e devastare dai propri fan. È una soluzione dittatoriale e autocratica che noi, in Italia, abbiamo tragicamente conosciuto per venti lunghi anni.
Una democrazia che, col correre veloce della postmodernità, viene ormai partecipata solo dal 50% dei cittadini; che si è trasformata da comunitaria in elitaria; che da solida è diventata col tempo liquida, insieme a tutti i suoi finti e diversi partiti personali.
E che ha completamente disintermediato il partito politico, relegandolo a distanza sui social.
Un’uguaglianza che per Trump non esiste
Una democrazia che, nonostante tutto, dobbiamo sempre difendere nei suoi valori di fondo liberali, cristiani e sociali, a partire dall’eguaglianza.
Quest’ultima, però, è per Trump un non-senso: esistono solo i ricchi, come ha scritto in un suo libro.
Non ci sono idee diverse, e non c’è nessunissimo studioso con cui confrontarsi e discutere. Vivono solo le sue idee.
E solo i suoi studi “veloci” di economia, approfonditi lungo tutto l’arco della sua vita sul valore centrale della negoziazione e sulla compravendita di palazzi.
Ignoranza storica e povertà culturale
Non stravolgo le cose se suppongo che ad alimentare questo suo profilo egocentrico e specificamente mercantile ci sia anche una robusta dose di ignoranza, specie di ignoranza della storia del passato.
Vi troviamo anche ignoranza culturale e mancanza di conoscenza dei classici della filosofia e della sociologia politica, passati e recenti, che hanno riflettuto sulla democrazia.
Senza leggere i libri, sarebbe bastato leggere i riassunti sinottici, le sintesi o le recensioni critiche curate da valenti studiosi.
I titoli che dicono tutto
Nel frattempo ho scoperto, rovistando su Internet, che Trump è coautore di libri i cui soli titoli dicono molto sulle sue fissazioni, sui suoi archetipi mentali e sulle sue convinzioni.
Ne elenco alcuni fra i più significativi:
- Perché vogliamo che tu sia ricco
- Trump 101. La via per il successo
- Perché alcuni imprenditori diventano ricchi e altri no
E mi fermo qui. Credo bastino questi titoli a far capire quali siano stati – e siano – i temi che lo hanno realmente interessato.
Nessuna traccia dei classici
Non credo affatto che, nell’arco della sua vita passata praticamente sulla compravendita di palazzi, ci sia stata una pur minima attenzione, o anche solo un piccolissimo spazio di tempo, dedicati alla lettura di qualche autore classico del pensiero filosofico, sociologico o politico.
Una lettura che avrebbe potuto lasciare qualche traccia nella sua testa di mercante commerciale – traccia che oggi possiamo verificare quotidianamente nel suo agire politico: dalle offerte di acquisto di nazioni, agli investimenti di dollari per ricostruire grattacieli sulle coste di Gaza, fino ai territori da assorbire agli Usa perché confinanti.
Da Pericle a Perry Mason
Sono allora più che certo che Trump non sappia chi sia stato Pericle – che probabilmente confonderebbe con Perry Mason o con Anthony Perkins.
Sono più che sicuro che ignori ciò che scrisse circa duecento anni fa un nobile francese di nome Alexis de Tocqueville, durante il suo viaggio negli Stati Uniti, quando si soffermò sui pericoli della chiusura individualistica e sui benefici delle tante associazioni comunitarie, fondate su rapporti interpersonali vivi.
Bauman, la comunità e ciò che non legge
Sono altrettanto convinto che non sappia chi sia Zygmunt Bauman, con i suoi libri e le sue denunce di appena una ventina d’anni fa.
Libri che gli consiglierei di leggere: uno sulla Modernità liquida, che distrugge i rapporti umani e interpersonali; l’altro sulla Voglia di comunità, quel civismo comunitario delle associazioni che Tocqueville aveva scoperto in America.
Cristiani a parole
Infine, sono certissimo che, pur dichiarandosi spesso cristiano e pur avendo avuto sempre a che fare con Steve Bannon – nemico giurato di papa Bergoglio e rappresentante della destra populista radicale e conservatrice statunitense, antieuropeista fino al collo – Trump non abbia la minima idea di cosa sia Fratelli tutti.
Per lui, ne sono certo, Fratelli tutti è solo il titolo di una canzone.
