In una stagione di potenziali novità per il Centro, si ripresentano interrogativi sul ruolo dei cattolici nell’attuale dibattito pubblico. Interrogativi nei quali si sovrappongono livelli diversi di analisi: culturale, politico, sociologico.
Culturalmente prosegue (seppur in forma più blanda rispetto al passato) la divaricazione tra l’interpretazione dell’eredità conciliare – tesa a riaffermare una continuità con la dottrina – e una lettura progressista del Concilio, dove ciò che più conta è non contrapporre pensiero cattolico e modernità. Una divaricazione che, venuta meno l’egemonia cattolica in una società pluralista, sta sempre più sbiadendo.
Dal punto di vista politico, c’è la contrapposizione tra cattolicesimo conservatore e cattolicesimo democratico. Se, a livello nazionale, si continua a registrare una sostanziale irrilevanza dei cattolici nei rispettivi schieramenti, a livello locale ogni tanto qualcosa si muove. Ogni riferimento al nuovo sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, è puramente casuale.
Dal punto di vista sociologico, è significativa la vitalità di una parte importante dell’associazionismo di ispirazione cattolica: dall’accoglienza dei migranti all’assistenza delle nuove povertà, a quella straordinaria forma di Welfare Stateche sono diventati gli oratori, soprattutto d’estate. Nel contempo, appare inevitabile il declino della “presa” dottrinale della liturgia cattolica nella vita quotidiana di molti credenti: escludendo i matrimoni, la partecipazione ecclesiale si concentra soprattutto sui momenti estremi della vita, la nascita e la morte. Battesimi e funerali. Come se stesse lentamente avanzando una figura inedita, che però rischia di diventare maggioritaria: il cattolico “anonimo”.
Cattolico perché – di fronte alle situazioni limite dell’esistenza – si riconosce ancora nell’abbraccio e nell’offerta di senso propria delle «parole eterne» del Cristianesimo; anonimo perché sostanzialmente indifferente ai contenuti della tradizione, al punto di essere egli stesso un esempio di post-modernità nel coniugare un’etica individualista con una fede ridotta a puro sentimento religioso.
Una molteplicità di volti che da un lato invitano al disincanto, dall’altro sollecitano un approccio teologico che punti più sulla libertà della coscienza che sul rispetto della dottrina. In questo Papa Montini (e una parte importante del cattolicesimo bresciano), rappresenta un buon punto di sintesi: la “fedeltà nella libertà” che è l’eredità di una delle stagioni migliori del cattolicesimo democratico.
Post Scriptum
Il 14 luglio scorso si è tenuta a Roma la riunione fondativa di Tempi Nuovi, il rassemblement che vorrebbe riunire le diverse anime dei Popolari, in vista delle elezioni europee.
Alla casa “Bonus Pastor”, lungo le mura vaticane, si è svolta una Lectio introduttiva sul valore del tempo: la tesi della giovane relatrice è interessante, ma forse poco adatta a un Convegno di natura politica.
A seguire una chiacchierata “a tu per tu” tra l’ex ministro dell’Istruzione e fondatore di Tempi Nuovi Giuseppe Fioroni e il notista politico del “Corriere della Sera”, Francesco Verderami. Peccato che l’intervista non sia stata ripresa (se non in minima parte) sul quotidiano di Via Solferino.
Infine, il solito dibattito tra i soliti noti…