Due convegni, in programma domani, hanno l’ambizione di mettere a fuoco due possibili letture della Democrazia cristiana intesa come storia e progetto. I soggetti promotori sono, rispettivamente, l’ANDC (Associazione Nazionale Democratici Cristiani) e la Fondazione De Gasperi.
A San Marino, dove la Dc conserva integra la sua forza, l’attenzione sarà rivolta al De Gasperi di Igino Giordani (biografia del 1955 riproposta a cura di Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti), ovvero del maggiore protagonista della rinascita dell’Italia all’indomani della catastrofe bellica. La sua idea di centro non coincideva con una posizione di semplice equilibrio o preservazione dell’esistente: era piuttosto un centro dinamico – egli parlerà, come è noto, di “centro che marcia verso sinistra” – capace di governare le trasformazioni, non avendo paura delle riforme, ma sempre in un quadro di sicurezza democratica.

A Roma, invece, il confronto ruoterà attorno al rapporto tra democrazia cristiana, liberalismo e conservatorismo, interrogandosi sulla vitalità dell’esperienza radicata eminentemente in Germania. Non sono appuntamenti contrapposti e neppure espressioni di logiche incompatibili. Ciò nondimeno, il contrasto tra i loro accenti è evidente: a San Marino il “centro degasperiano” illumina una tensione riformatrice capace di accompagnare l’evoluzione della società e di tradurre l’ispirazione cristiana in un impegno di promozione umana e civile; a Roma invece ci si concentra sull’esame di una esperienza storica che ha forgiato nell’Europa centrale il “modello volkspartei” come alternativa più diretta – restando l’anticomunismo uno sfondo astrattamente ideologico – al “modello socialdemocratico”.
Insomma, la differenza si fa problema nel modo stesso d’intendere l’eredità democristiana che il Novecento ha modellato nel crogiulo di grandi sfide ideali e politiche. Sarà perciò interessante acquisire le conclusioni dell’una e dell’altra iniziativa, contando sulla loro indubitabile vicinanza in termini di valutazioni e prospettive.

