Sanità, una ricetta di stampo elettoralistico.

La sanità, in assenza di gravi crisi pandemiche, non è materia da sottoporre a decretazione d’urgenza, ma un tema da trattare in Parlamento anche attraverso il lavoro delle commissioni competenti.

Se qualcuno qualche anno fa pensò di poter “abolire la povertà” attraverso una legge, il governo Meloni ha pensato oggi di eliminare le liste d’attesa per le prestazioni sanitarie pubbliche attraverso un decreto varato – non a caso – a tre giorni dall’appuntamento elettorale europeo. Di male in peggio! È infatti di tutta evidenza l’uso strumentale del decreto, ovvero di un provvedimento che i governi dovrebbero adottare in caso di urgenza per casi di grave e indifferibile urgenza; per tutto il resto c’è il Parlamento, o almeno ci dovrebbe essere il Parlamento.

La sanità in assenza di gravi crisi pandemiche non è materia da sottoporre a decretazione d’urgenza, ma un tema da trattare in Parlamento anche attraverso il lavoro delle commissioni competenti. È bene ricordare che un decreto deve essere convertito in legge entro sessanta giorni dalla sua emanazione e che per poterlo trasformare in legge è necessario reperire delle risorse che al momento mancano. Purtroppo il clima elettorale ha mal consigliato la premier Meloni che, pensando di gettare del fumo negli occhi degli italiani, ha fatto approvare dal Consiglio dei Ministri un decreto privo di copertura finanziaria con il quale si prevede di eliminare il blocco per l’assunzione di nuovo personale sanitario e la possibilità di effettuare prestazioni e visite anche nei giorni festivi e prefestivi. 

Non sappiamo se chi ha pensato e scritto questo “decretino” ad uso elettorale e propagandistico si sia reso conto che – nonostante le imminenti elezioni – è comunque necessario prevedere le necessarie risorse per poter assumere personale e per chiedere agli operatori sanitari di assicurare prestazioni ambulatoriali anche in giorni festivi e in orari serali, peraltro ad operatori di un settore che aspetta il rinnovo del contratto nazionale da circa due anni. 

È stato calcolato che la cifra necessaria sarebbe intorno ai due miliardi. Queste considerazioni sono state ovviamente rinviate a quando, nel risveglio post-elettorale, ci si renderà conto del bluff.mLa speranza è che gli italiani non caschino in questo come in altri tranelli governativi propagandistici, quanto meno per non avvalorare quello che già nell’800 diceva il filosofo francese De Maistre circa i popoli che “hanno i governi che si meritano”. Noi pensiamo di meritare qualcosa di meglio!