Home GiornaleStrage di Marzabotto: il prete che scelse di restare a Monte Sole

Strage di Marzabotto: il prete che scelse di restare a Monte Sole

Don Elia Comini, proclamato beato insieme a padre Martino Capelli e don Ubaldo Marchioni, condivise fino alla morte la sorte della popolazione travolta dalla ferocia nazifascista. Una testimonianza di coraggio, carità e pace.

Domenica 27 settembre, nella Basilica di San Petronio a Bologna, sono stati beatificati i tre sacerdoti noti come «i martiri di Monte Sole»: don Elia Comini, salesiano, padre Martino Capelli, dehoniano, e don Ubaldo Marchioni, sacerdote diocesano.

La cerimonia è stata presieduta, in rappresentanza del Papa, dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, e concelebrata dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, insieme a don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani, e a padre Carlos Luis Suárez Codorniú, superiore generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù.

 

I martiri di Monte Sole

Il martirio dei tre sacerdoti ebbe luogo tra il 25 settembre e il 5 ottobre 1944 sulle alture di Monte Sole, nell’Appennino bolognese, dove gran parte della popolazione fu vittima di uno degli eccidi più efferati della Seconda guerra mondiale: 770 vittime, ad opera della 16ª SS-Panzergrenadier-Division, con l’appoggio di squadre fasciste, nella strage passata alla storia come «Strage di Marzabotto».

Don Elia Comini nacque a Calvenzano di Vergato, in provincia di Bologna, il 7 maggio 1910. Il fondamento della sua scelta vocazionale risiedeva profondamente nel carisma di San Giovanni Bosco. Nel 1925 entrò nel noviziato salesiano di Castel de’ Britti, nei pressi di Bologna, facendo professione religiosa il 3 ottobre 1926. Successivamente, fino al 1928, frequentò il liceo salesiano «Valsalice» di Torino.

La sua scelta religiosa si caratterizzò così per l’attenzione ai giovani, soprattutto ai più bisognosi, alle loro esigenze e necessità materiali, educative e spirituali.

 

Nel cuore della guerra

Nel settembre 1944, trasferitosi a Salvaro per un breve periodo di assistenza alla madre vedova, don Comini si trovò insieme alla popolazione del territorio nel mezzo degli scontri tra le truppe alleate e la linea di difesa tedesca, nell’area compresa tra Monte Salvaro e Monte Sole.

Erano giorni durissimi, segnati dalla crudeltà della guerra e dalla ferocia delle rappresaglie delle SS contro persone indifese. Il sacerdote salesiano si prodigò senza sosta per accogliere i parenti delle vittime e nascondere i perseguitati; garantì a oltre settanta persone un rifugio in un locale attiguo alla sacrestia.

Insieme al dehoniano padre Martino Capelli accorse ovunque vi fosse bisogno di soccorrere, consolare, amministrare i sacramenti e seppellire i defunti.

 

Fino all’ultimo

Non si sottrasse neppure venerdì 29 settembre 1944 quando, informato della strage di civili compiuta dalle SS in località Creda, dove numerose persone giacevano ferite o moribonde, don Comini partì con padre Capelli per soccorrere le vittime.

Catturati dai nazisti, furono sottoposti a lavori forzati e infine uccisi il 1° ottobre insieme ad altri prigionieri.

Quella di don Comini è un’eredità spirituale e umana che consegna a tutti noi una pagina splendente e, allo stesso tempo, dolorosa: una pagina di coraggio, di condivisione e di opposizione non violenta agli orrori delle guerre e delle dittature.

 

Un laboratorio di pace

Come scrive il postulatore della causa di beatificazione, Pier Luigi Cameroni: «Facendosi scudo umano per i civili, proteggendo donne, anziani e bambini e tentando in ogni modo di arrestare l’ondata di odio, don Comini e i suoi confratelli furono veri testimoni di riconciliazione. Grazie al loro sacrificio e alla fede delle loro comunità, Monte Sole è passato dall’essere teatro di un efferato crimine di guerra a un laboratorio permanente di pace, disarmo interiore e resistenza spirituale contro ogni oppressione e totalitarismo».

Don Elia Comini fu dunque un testimone di pace, un «buon pastore» che, nell’ora più terribile, non abbandonò il suo gregge di fronte al pericolo e alla morte.