Home GiornaleLa politica si mette in posa: Vannacci e l’elettore da sedurre

La politica si mette in posa: Vannacci e l’elettore da sedurre

Una foto manipolata, la replica di Siracusano e la provocazione che diventa metodo. Nella competizione elettorale l’immagine prende il posto dell’argomento e la ricerca dell’attenzione rischia di travolgere stile, misura e decoro della politica.

Nella campagna elettorale in quel di Reggio, più o meno opaca nell’acceso confronto di una politica non sempre esaltante, è intervenuta brillante una luce vannacciana. Benvenuto raggio di sole, qualcuno potrebbe cantare, ora che l’ardito Generale ha rilanciato sui propri social un’immagine della sottosegretaria Matilde Siracusano, compagna di Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, nella quale una manipolazione digitale fa scomparire la maglietta bianca indossata sotto la giacca, accentuandone vistosamente la scollatura.

Vannacci ha negato di essere l’autore della modifica, invitando chi lo accusa a «cercare meglio» e a rivolgersi «a chi di dovere». Resta il fatto che quell’immagine è entrata, attraverso i suoi canali social, nella contesa elettorale delle suppletive di Reggio Calabria.

In origine lo spolium era la pelle strappata all’animale e poi, in seguito, indicava il bottino di guerra. A volte si è spogli di buone intenzioni e ci sarebbe da restarne spogli di parole, ancor più ora che alla politica sembra siano state portate via anche le spoglie. La vicenda ricorda, più bonariamente, Totòtruffa ’62, quando Totò, travestito da donna, davanti all’uomo che lo guarda con desiderio esclama: «Lei con quegli occhi mi spoglia… spogliatoio!».

 

Quando l’immagine diventa propaganda

Ciò malgrado, per altri tutto può essere utile ad attirare l’attenzione degli elettori e a spuntarla nelle elezioni suppletive proprio in quella Regione. Siracusano ha replicato definendo «vile» l’iniziativa e denunciando uno scadimento dello stile politico.

E il coraggio delle proprie azioni?

Evidentemente il Generale vuole scardinare ogni forma di bon ton e andare avanti per la sua strada. Ci sarà da rassegnarsi ai modi correnti, che si muovono in un sistema di rincorse dove l’elettore rincorre i partiti e i partiti rincorrono l’elettore, in un rilancio continuo che rischia di precipitare nella grevità.

Ora, «vile» era il carattere che Nando Orfei attribuiva alla pantera che le guardie forestali cercavano quando si credeva che una fosse in giro per Roma, fuggita da chissà dove. Raccontava che sarebbe stato possibile catturarla non di giorno ma di notte, nelle ore della sua caccia, e che, in caso di spiacevole incontro, essendo un animale «vile», sarebbe forse bastato un urlo per farla scappare.

 

La provocazione e il suo effetto

Non si è trattato, comunque, di una trovata di lieve efficacia: tutti ne parlano, ed è precisamente questo l’effetto prodotto. Non saranno dunque le grida di protesta a far dileguare la provocazione o a impedire che altre invenzioni del genere «commedia all’italiana» entrino nella contesa politica.

Siamo tornati ai tempi di quelli della Lega che ce l’avevano «duro» e che hanno generato, nel tempo, nuove mostruosità scappate di mano.

Così Grillo ha inventato Conte, che ha fatto sapere di non accettare compromessi sul programma di Nova, il ritrovo del Movimento 5 Stelle a Milano, teso alla costruzione partecipata del programma da proporre agli alleati di centrosinistra. In caso contrario tornerà a fare l’avvocato: un auspicio da non trascurare.

 

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto?

Vannacci, da parte sua, ha respinto l’accusa di avere personalmente modificato la fotografia. «A chi mi accusa, senza alcuna concretezza, di aver modificato una foto con la IA, rispondo di cercare meglio e di rivolgere le accuse, eventualmente, a chi di dovere…». E ha concluso: «Continuate pure ad occuparvi di scollature…».

Non ha però stigmatizzato la manipolazione dell’immagine, anche attribuendola ad altri. Le donne della sua squadra, intanto, tutte in ossequioso silenzio.

In origine lo «schifo» indicava il timore e il rispetto che suggerivano di mantenere una distanza verso qualcosa o qualcuno. Non sembra questo il sentimento che Siracusano provi nella vicenda. La denunciata scollatura racconta piuttosto, politicamente, di una scollatura dalla decenza. Pur di vincere anche per una sola incollatura si farebbe ormai di tutto.

 

Il cinema, ultima salvezza

Nel film A qualcuno piace caldo la bellissima protagonista Zucchero Candito suona l’ukulele. Gli altri personaggi, in ammirazione, commentano il suo corpo sinuoso, quasi fatto di «gelatina». L’avvenente personaggio, reso immortale da Marilyn Monroe, confessa poi la propria debolezza: cadere ineffabilmente tra le braccia di chiunque suoni il sax tenore, dopo appena otto battute musicali.

Nella politica attuale non è chiaro chi, per ammaliare l’elettorato, passi a brandire una piccola chitarra e chi preferisca metaforicamente il machete; chi creda che il popolo italiano si adatti gelatinosamente a ogni scenario; chi immagini di poterlo far cadere ai propri piedi dopo pochi squilli di tromba; e chi ritenga di possedere il giusto tenore, o meglio il «sex tenore», per raddrizzare la situazione.

Allo stato delle cose, il Paese reale potrebbe dire: «Se c’è una ciliegia con un verme, tocca sempre a me». Potendo subito consolarsi con la battuta che chiude lo stesso film:

«Beh, nessuno è perfetto».