Home GiornaleTorino è cresciuta. Grazie al pragmatismo e al buon senso

Torino è cresciuta. Grazie al pragmatismo e al buon senso

La stagione amministrativa di Stefano Lo Russo ha riportato al centro concretezza, civismo e cultura di governo. Un modello riformista che ha accompagnato Torino nella sua trasformazione senza rinnegare la vocazione industriale della città.

Il pragmatismo come metodo di governo

Anche Torino si avvia verso il voto. Nella prossima primavera, con molte altre grandi città italiane, anche il capoluogo subalpino rinnoverà il suo vertice politico ed amministrativo. Ma, al di là del dibattito e del confronto tra i partiti in vista del voto, è indubbio che alcuni elementi emergono in modo persin oggettivo. Innanzitutto la gestione del Sindaco Stefano Lo Russo è stata all’insegna del pragmatismo e della concretezza. Nessuna indulgenza al populismo – che aveva invece caratterizzato la gestione precedente della grillina Appendino -, alla improvvisazione, alla superficialità e al pressappochismo. Lo Russo ha ricordato, nella sua gestione amministrativa quotidiana, i grandi sindaci del passato della città. Appunto, approccio pragmatico e concentrazione sui dossier principali per rilanciare il ruolo di Torino nella cornice piemontese e, al contempo, lavorare per non smantellare la storica vocazione industriale della città ma investendo anche e massicciamente sui nuovi asset dello sviluppo e della crescita contemporanei: dal turismo ai servizi, dai grandi eventi internazionali alla cultura, dalle sfide dei nuovi lavori e professionalità alla cura dell’habitat cittadino. Insomma, una gestione, quella di Lo Russo e della sua squadra, che si è caratterizzata, almeno sino ad oggi, per la sua concretezza e per quel pragmatismo amministrativo che sono e restano, probabilmente, all’origine del buon amministratore. Al di là e al di fuori della stessa appartenenza politica.

L’alleanza tra politica e civismo

In secondo luogo il profilo politico e culturale della coalizione che ha sostenuto ed appoggiato la sindacatura di Lo Russo. Si tratta, ricalcando una delle specificità della storia amministrativa torinese, di una alleanza di centro sinistra che è stata in grado di unire la politica – cioè i partiti – con quella che comunemente viene ancora chiamata ‘società civile’. Che a Torino, come in molte altre grandi città, ma soprattutto a Torino – almeno dal 1993 in poi con la candidatura a Sindaco di Valentino Castellani – si è contraddistinto per il ruolo decisivo e protagonistico del “civismo’. Un civismo non anti politico ma semplicemente in grado di recuperare e rilanciare la forza e l’energia di settori della città che non sono direttamente riconducibili alle esperienze di partito.

In ultimo, quando si parla di Torino e di questa ultima stagione amministrativa, non si può non evidenziare che il campo del centro sinistra che ha guidato la città non è mai stato l’espressione di una politica estremista, radicale o massimalista. E proprio con l’esperienza di Lo Russo il centro sinistra torinese si è confermato come una coalizione capace di dispiegare una vera cultura di governo, autenticamente riformista e alieno dai proclami radicali e di pura propaganda.

Una città ben amministrata, pur tra problemi aperti

Tre ragioni di fondo che hanno caratterizzato l’ultima stagione amministrativa di Torino che sono stati anche credibili sotto il profilo dell’efficienza amministrativa. Dopodichè, come ovvio e persino scontato, persistono i problemi che caratterizzano tutte le grandi città italiane: dal nodo delle periferie ai temi della sicurezza, dalla microcriminalità al pianeta, sempre attuale e problematico, della integrazione fra le varie etnie al capitolo della povertà e dell’emarginazione di settori crescenti della popolazione. Ma, comunque sia, un dato è certo. E cioè, Torino in questi ultimi anni è stata ben amministrata. Non con i dogmi del populismo e della propaganda ma, al contrario, con i criteri – tipicamente sabaudi – della concretezza, del buonsenso e, appunto, del sano pragmatismo.