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Tornano i pallottolieri e tramontano le coalizioni

Le alleanze elettorali si trasformano in semplici sommatorie numeriche, prive di un progetto politico condiviso. Il bipolarismo esasperato sacrifica la cultura di governo e indebolisce la qualità della democrazia.

Il ritorno della logica del pallottoliere

Purtroppo sono tramontate le coalizioni, soprattutto quelle che sono capaci di declinare una cultura di governo, e sono prepotentemente ritornati al centro dell’attenzione i cosiddetti “pallottolieri”. Cioè quelle alleanze che al loro interno contengono il tutto e il contrario di tutto.

Per capirci, il modello “Unione” di prodiana memoria che si presentò alle elezioni del 2006 vincendo di un soffio contro il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi e che poi concluse la sua triste esistenza dopo appena un anno e mezzo con un travagliato e impervio percorso politico, parlamentare e di governo.

Parliamo, cioè, di quelle coalizioni dove l’unico elemento che manca all’appello è il progetto politico e di governo perché viene sostituito, appunto, dalla logica del pallottoliere.

Sommare e aggiungere tutto e il contrario di tutto all’interno dell’alleanza pur di battere l’odiato nemico politico, con il risultato, altrettanto scontato, che così facendo non si può governare.

Perché, come è ovvio e persino scontato ricordare, non esiste una convergenza politica, culturale e, men che meno, di natura programmatica sulle cose da fare e, soprattutto, sulle ricette da mettere in campo per affrontare e cercare di risolvere i problemi che sono sul tappeto.

 

Il bipolarismo come strumento di contrapposizione

Ora, e per tornare all’oggi, in ossequio a un bipolarismo che non contempla una sana e fisiologica democrazia dell’alternanza ma, al contrario, è un semplice strumento che viene inteso e interpretato come una clava da scagliare contro il nemico giurato per annientarlo definitivamente e irreversibilmente, è di tutta evidenza che le coalizioni non sono alleanze costruite per governare ma si riducono a essere, appunto, pallottolieri da lanciare contro la concorrenza.

E quello che sta capitando in questi giorni ne è la plateale conferma. Soprattutto sul versante dell’alleanza di sinistra e progressista dove, oltre alle palesi contraddizioni politiche e programmatiche già presenti all’interno di quel blocco elettorale, si aggiungono posizioni ancora più disomogenee.

Come, ad esempio, l’apertura al partito di Rifondazione comunista che solidarizza addirittura con le posizioni del gruppo terroristico palestinese di Hamas.

Ma gli esempi non mancano anche per la coalizione di centrodestra. Anche se in minore misura, per ragioni del tutto comprensibili, essendo quell’alleanza attualmente al governo.

 

La cultura di governo sacrificata alla sommatoria elettorale

Ma la riflessione politica che non si può non fare alla luce del comportamento concreto delle principali coalizioni è una sola.

E cioè, al di là di come viene realmente concepito e interpretato il bipolarismo nel nostro Paese, è indubbio che in questa radicale e ideologica contrapposizione tra i rispettivi schieramenti in competizione viene definitivamente sacrificata la cultura di governo.

Cioè l’unico elemento che, di fatto, giustifica l’esistenza di una coalizione politica che ha l’ambizione di governare il Paese.

E quando si rinuncia a declinare una vera e credibile cultura di governo perché si privilegia solo ed esclusivamente la logica della sommatoria numerica e del pallottoliere, non lamentiamoci se poi cresce il distacco tra il Paese reale e il Paese legale, se si indebolisce la qualità della nostra democrazia, se si incrina la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e, in ultima analisi, se si attenua fortemente la stessa efficacia dell’azione di governo.