Home GiornaleTra Mosca e Roma, le domande della geopolitica russa

Tra Mosca e Roma, le domande della geopolitica russa

Una conferenza dell’IE RAS sui 4 anni di governo Meloni. Gromyko a Roma richiama la necessità di ridefinire canali di dialogo strategico tra l'Europa e il resto del mondo.

La lettera inviata il 5 novembre scorso dalla presidente del Consiglio italiano al presidente del Consiglio europeo, António Costa, nella quale viene denunciata la frammentazione dell’iniziativa diplomatica comunitaria sull’Ucraina, è solo l’ultima dimostrazione del fatto che l’Italia è un partner allineato ma non subalterno sullo scacchiere internazionale.

Una caratteristica che è stata colta durante la conferenza internazionale che l’Istituto d’Europa dell’Accademia Russa delle Scienze (IE RAS), diretto da Alexey Gromyko, ha dedicato alla situazione politica in Italia dal titolo “Quattro anni di governo Meloni: stabilità in un’era di turbolenza?”, svoltasi a Mosca il 22 ottobre scorso, a quattro anni esatti dalla nascita del governo Meloni.

Gromyko: ridefinire canali di dialogo

In apertura della conferenza, a cui sono intervenuti anche alcuni esperti italiani, il direttore del Primo Dipartimento europeo del Ministero degli Esteri russo, Aleksej Studennikov, ha presentato un quadro dettagliato delle attuali relazioni tra Italia e Russia, includendo sia il livello politico-istituzionale sia l’interazione in ambito economico e culturale, sottolineando che, nonostante la quasi totale interruzione dei rapporti a livello interstatale, il dialogo economico e culturale continua a essere sostenuto.

Affermazioni che convergono con la prospettiva indicata da Alexey Gromyko nel suo più recente intervento in Italia, il 17 settembre scorso a Roma, al congresso mondiale sulla Noonomia. In quell’occasione il direttore dell’IE RAS, di fronte a un pubblico di economisti e accademici internazionali, aveva insistito sulla necessità di ridefinire i canali di dialogo scientifico e strategico tra l’Europa e il resto del mondo in un’epoca di profonda riconfigurazione globale. Secondo il politologo russo, l’Europa occidentale non sta affrontando una crisi passeggera, ma una convergenza di nodi strutturali (deindustrializzazione, perdita di competitività nei settori ad alta tecnologia, crisi energetica e dipendenza strategica esterna) che si autoalimentano a vicenda. Le sanzioni economiche e la frammentazione dei mercati hanno finito per danneggiare l’Europa più di quanto abbiano isolato i suoi avversari geopolitici, in un mondo in cui si stanno intensificando le relazioni bilaterali e multilaterali diversificate.

 Italia media potenza e superpotenza culturale

E proprio su quest’ultimo aspetto, il ruolo dell’Italia nel nuovo sistema multilaterale, nella conferenza dell’IE RAS è stato evidenziato il rapporto tra le ambizioni internazionali dell’Italia e i vincoli derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea e alla Nato. È stato osservato come la politica estera italiana debba confrontarsi con la necessità di mantenere relazioni con gli Stati Uniti, partecipare ai processi decisionali europei e tutelare gli interessi nazionali in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dell’Italia come media potenza europea (percepita nel mondo come superpotenza culturale) e alla sua capacità di influenzare le principali decisioni internazionali.

In relazione alla guerra in Ucraina, è stato affrontato il tema della partecipazione italiana alle iniziative diplomatiche europee e del ruolo svolto dai principali Stati membri dell’Unione.

La “melonizzazione” dell’agenda politica

Circa l’evoluzione del quadro politico italiano, si sono analizzate le sfide per il centrodestra (tenere insieme le diverse sensibilità della coalizione e non concedere spazio al nuovo movimento di destra di Roberto Vannacci) e quelle per il centrosinistra, che sta tentando di unire l’opposizione in vista delle elezioni politiche del 2027. Nel corso del dibattito è stata inoltre esaminata la crescente polarizzazione politica e valutati gli attuali equilibri di fronte alle nuove tensioni sociali.

In questi quattro anni di governo Meloni, ha osservato Elena Alekseenkova, direttrice del Centro di Studi Italiani presso l’IE RAS, la vittoria della coalizione di centrodestra alle elezioni del 2022 non ha comportato una svolta euroscettica e sovranista; al contrario, l’Italia guidata da Giorgia Meloni segue pragmaticamente una linea euro-atlantica in politica estera, sostiene la politica dell’Ue nei confronti dell’Ucraina, sviluppa attivamente il dialogo dell’Ue con i Paesi del Mediterraneo e dell’Africa, e promuove la riforma della politica migratoria dell’Ue.

A proposito di questa trasformazione delle posizioni politiche della Meloni una volta approdata a Palazzo Chigi, durante la conferenza, riferisce la ricercatrice Morena Torri, è stato richiamato il concetto di melonizzazione, utilizzato nel dibattito per descrivere l’evoluzione di una leadership politica di orientamento populista verso forme di maggiore pragmatismo istituzionale. Il tema è stato affrontato soprattutto in relazione alle politiche europee e ai rapporti transatlantici”.

La politica estera in un’epoca di conflitti

La sessione della conferenza dedicata alla posizione dell’Italia nel mondo è stata aperta dalla relazione di Oleg Barabanov, direttore di programma del Club di discussione internazionale “Valdai” e vicedirettore dell’Istituto di formazione euroasiatica del MGIMO (il prestigioso Istituto statale di Mosca per le relazioni internazionali), incentrata sulla politica estera del governo Meloni in un’epoca di conflitti. L’esperto ha messo in correlazione, in particolare, i forti conflitti internazionali con la crescente tensione socio-economica all’interno dell’Europa e dell’Italia.

Gli atti di questa conferenza sulla politica interna ed estera del nostro Paese costituiscono un interessante contributo al dibattito nella direzione di un dialogo culturale e scientifico, e di un reciproco interesse fra Italia e Russia, che nonostante tutto continua, in attesa di tempi migliori che entrambe le parti sentono l’urgenza di impegnarsi a costruire.

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