Lo abbiamo sempre saputo e quindi non è una grande novità. Ma fa comunque una certa impressione assistere alla stesura del programma di una coalizione politica, e cioè l’alleanza di sinistra e progressista, sotto l’egida di un sindacato.
Si tratta della Cgil, lo storico sindacato rosso che da “cinghia di trasmissione” con il vecchio e glorioso Pci è passato ad essere il custode dell’ortodossia politica, culturale, ideologica e programmatica di uno schieramento politico.
Lo potremmo definire, senza tema di essere smentiti, non un partito tra partiti ma il super partito che sovrintende agli altri partiti.
Il tramonto dell’autonomia sindacale
È di tutta evidenza che ci troviamo di fronte ad una trasformazione radicale dello stesso sindacato.
Altroché la rivendicazione, legittima e giustificatissima, “dell’autonomia” dei corpi sociali da sempre rivendicata dalla Cisl rispetto alla politica.
Altroché la difesa degli interessi dei lavoratori e dei ceti popolari che prescindono dagli interessi politici e dei partiti, come giustamente sostiene la Uil.
Altroché la ricerca della concertazione sul merito delle questioni e non sulle pregiudiziali ideologiche e politiche come, altrettanto giustamente, sostengono da sempre la Cisl e la Uil.
Altroché la tenace e coerente costruzione di posizioni il più possibile unitarie con le parti sociali e con le istituzioni, come sostiene la migliore cultura sindacale e democratica.
E, infine, altroché concepire lo sciopero come arma finale a difesa dei lavoratori e dei ceti popolari e non come un banale e quasi quotidiano strumento di lotta politica contro il nemico politico giurato. E quindi da distruggere in tutti i modi e con tutti i mezzi a disposizione.
Da Lama e Trentin alla gestione Landini
Ora, e senza continuare con un elenco che sarebbe persino sterminato, c’è una sola considerazione di fondo da fare, peraltro decisiva, quando si parla della Cgil – dell’attuale Cgil a guida Landini – anche rispetto alle stagioni che hanno visto guidare questa storica organizzazione sindacale da altri grandi leader comunisti o ex comunisti: da Lama a Trentin, da Epifani a Cofferati.
E cioè, con la gestione Landini è tramontata, speriamo non definitivamente, la concezione di un sindacato autonomo dalla politica, dai partiti e, soprattutto, da uno schieramento politico.
Sino a poco tempo fa scrivevamo che non era chiaro se era la Cgil a dettare l’agenda politica al “campo largo” o se era il “campo largo” a dettarla al tradizionale sindacato rosso.
Da oggi, invece, abbiamo la granitica e matematica certezza che è la Cgil a sovraordinare e a disciplinare il traffico politico nella coalizione di sinistra e progressista.
Detto questo, d’ora in poi non ci resta che sperare che la Cisl, e anche la Uil seppur in misura minore, continuino a conservare e a valorizzare quella storica “autonomia” che ha caratterizzato la migliore stagione del sindacalismo democratico e partecipativo del nostro Paese.
Lo sciopero generale preventivo
Perché un sindacato che è ormai a tutti gli effetti un soggetto politico che ha, addirittura, il compito di costruire il programma di una coalizione, appartiene di fatto ad un’altra categoria.
Un sindacato, per fare un solo esempio tra i mille che potremmo citare – e ci risparmiamo, per carità di patria, quella “rivolta sociale” lanciata e teorizzata da Landini che sta producendo nelle piazze quegli effetti che sono drammaticamente sotto gli occhi di tutti – che è anche riuscito ad introdurre nel sistema politico e sociale del nostro Paese il cosiddetto “sciopero generale preventivo”.
Cioè indire e promuovere uno sciopero generale contro la manovra finanziaria di un Governo quando quella manovra non è ancora stata né varata né pubblicata.
Ma per un sindacato che ormai è un partito e il coordinatore di uno schieramento politico, lo “sciopero generale preventivo” non è una anomalia ma invece, e al contrario, un atto di coerenza politica e di rettitudine morale.

