HomeAskanewsTreccani: "femminicidio" è la prima delle 10 parole più consultate nel 2026

Treccani: "femminicidio" è la prima delle 10 parole più consultate nel 2026

Roma, 18 ago. (askanews) – Femminicidio è la parola più consultata sul portale treccani.it dall’inizio del 2026, davanti a maranza e fake news, che occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto. Seguono overtourism, influencer, smart working, follower, rider, meme e selfie. Parole nuove, fino a poco tempo fa, entrate ormai nei vocabolari e diventate abituali nel linguaggio di tutti i giorni, negli organi di informazione e nei fatti di cronaca, fino a imporsi nell’uso comune e tra le ricerche del portale Treccani. È il caso di femminicidio, la cui diffusione risponde alla drammatica necessità di nominare con precisione l'”uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso il marito o il compagno, all’interno di una cultura in cui le donne vengono spesso oppresse e sottoposte a violenza per il loro genere”. Registrato tra i neologismi, entrato poi nel vocabolario Treccani è stato scelto dall’Istituto come parola dell’anno 2023 proprio per la sua rilevanza socioculturale. Particolare il caso di maranza, neologismo che negli anni Ottanta e Novanta del Novecento indicava un “abitante perlopiù delle periferie urbane, non per forza giovane, zotico, rozzo, che cerca di mettersi in mostra”, ed ha poi ampliato il suo significato indicando ora il “giovane che fa parte di gruppi di strada chiassosi, prepotenti e riconoscibili per l’abbigliamento vistoso e per il linguaggio e il modo di fare volgari”, conquistando in questo modo il suo posto nel dizionario. Internet e i social media hanno poi consacrato un altro termine che ha conquistato il podio: fake news, espressione inglese utilizzata per indicare le “notizie false, diffuse apposta online e fatte circolare rapidamente”. Overtourism è passato invece dal lessico specialistico al linguaggio giornalistico, politico e istituzionale con il significato di “sovraffollamento turistico, cioè la presenza esagerata di turisti in alcuni periodi dell’anno in città e luoghi famosi, che provoca o può provocare danni ai monumenti e all’ambiente, oltre a disagi per i residenti”. Legato alla nascita di nuove professioni è il termine influencer, usato per riferirsi a “un personaggio popolare sui social network, che può influenzare i comportamenti, le scelte e gli acquisti di un certo pubblico (i followers, cioè le persone che lo seguono”, che risultano al settimo posto in classifica). Tra i neologismi più recenti molto consultati smart working (che sarebbe meglio sostituire con l’italiano “lavoro agile”), diffusosi definitivamente durante la pandemia fino a diventare una denominazione corrente per la “flessibilità prevista dalla legge all’interno di un rapporto di lavoro, per aumentare la produttività e facilitare il lavoratore o la lavoratrice nel conciliare l’attività lavorativa con le esigenze personali”. Completano la classifica rider che indica “una persona che fa consegne a domicilio, soprattutto di piatti pronti, tramite una bicicletta equipaggiata” e che si è affermato più dell’equivalente italiano ciclofattorino; meme, coniato nel 1976 dal biologo Richard Dawkins a partire dal greco mímema, per designare un elemento culturale replicabile per imitazione, oggi sul vocabolario per indicare “un contenuto (foto, video, disegno, ecc.) che si trasmette da una persona all’altra tramite i social media, diventando virale, cioè molto diffuso”; e selfie, “l’autoscatto fatto con la treccani.it fotocamera, di solito di uno smartphone o di una webcam, che viene spesso condiviso sui social network”.