Un cantiere programmatico per il centro

L'attuale ricomposizione del centro deve presentarsi agli occhi degli elettori come il tentativo di dare risposte politiche miranti a riaffermare le ragioni della persona, dei legami sociali, della democrazia.

Giuseppe Davicino

Il progetto di ricomposizione dell’area popolare come componente di un centro da riorganizzare e da riqualificare nello stile e nei contenuti, dopo aver subito un’accelerazione dall’esito delle scorse politiche e dal cambio di natura politica del Partito Democratico con la svolta radical-libertaria impressa dalla Schlein, necessità ora di uno straordinario sforzo di definizione del proprio profilo politico-programmatico, accanto ai necessari passaggi di natura politico-organizzativa.

Anche in relazione alle scadenze elettorali del prossimo anno, regionali e europee, occorre conferire al nostro richiamarsi al centro un senso più chiaro e comprensibile dall’elettorato, soprattutto da quello costituito dai ceti intermedi e popolari.

Credo sia giunto il momento di mettere in gioco  le peculiari categorie politiche del popolarismo nell’affrontare sia le priorità del presente che nel tracciare una visione di società e di Paese per il futuro.

Se l’obiettivo non è il piccolo cabotaggio, ma la ricostituzione di un’area politica e culturale indispensabile al Paese tanto più in una fase di enormi cambiamenti e di rischio di  radicalizzazione della dialettica di un desueto schema bipolare, allora occorre pensare a un percorso di definizione degli orientamenti programmatici con una tempistica che tenga nel dovuto conto anche le scadenze elettorali prossime. Sia sui temi più sentiti dai cittadini come il welfare, il lavoro, la casa, la sicurezza, sia sulle questioni che irrompono in modo inedito per effetto di processi epocali come il cambiamento degli equilibri globali fra gli stati o  per effetto dei nuovi avanzamenti scientifici e tecnologici. Questi ultimi temi spesso suscitano una insicurezza per il futuro che si somma ai problemi del vivere quotidiano.

I Popolari che si stanno impegnando a rilanciare il centro, devono potere essere associati da parte degli elettori a delle precise politiche.

Non solo per quanto riguarda il merito delle risposte che intendono dare, ma anche e soprattutto per lo sforzo che deve trasparire, riguardo agli intenti che animano l’iniziativa politica del popolari.

La scommessa che può instradare in una direzione feconda un tale lavoro programmatico, è che l’elettorato avverta che ciò che anima l’attuale ricomposizione del centro non è una cascata di personalismi bensì il tentativo di dare risposte politiche adeguate che nell’irrompere dei cambiamenti in corso, mirano in ogni caso – con l’arte della mediazione e la determinazione dell’intransigenza sui principi fondamentali – a ribadire le ragioni della persona, dei legami sociali, della democrazia. Ovvero, a salvare la sfera economica e del lavoro dai rischi di esasperata concentrazione e di una automazione disumanizzante; ad accompagnare le responsabilità richieste dal nostro sistema di alleanze internazionali con un forte impegno di ricerca e di persuasione finalizzato a definire un nuovo stabile modello di relazioni internazionali più adeguato a rispecchiare la mutata realtà globale; a sostenere i concreti interessi della classe media, non eludendo le complesse sfide dei cambiamenti, ma con l’obiettivo di rilanciarne il ruolo e il giusto peso politico, anziché accompagnarla con misure populiste verso un graduale declino.

L’obiettivo di un tale lavoro dev’esser quello di caratterizzare il centro come un cantiere programmatico che si pone come luogo dell’incontro e della mediazione sia per le questioni ordinarie sia per i problemi inediti della nostra epoca, da cui fare emergere proposte in grado di gestire nel modo più affidabile e rassicurante possibile il passaggio di epoca che sta avvenendo, rendendolo socialmente e democraticamente sostenibile, evitando di sacrificare, a differenza della destra e della sinistra, valori e interessi irrinunciabili.