Vincenzo De Luca imperversa sul web con una serie di fulminanti commenti indirizzati verso la dirigenza del PD e dei suoi compagni di ventura, “Giuseppi”, Bonelli e così via continuando. In materia di comunicazione ha preso lo scettro che una volta Berlusconi teneva saldamente in mano. Si tratta di lezioncine che potrebbero tornare utili anche al centrodestra per meglio attrezzare la propria critica verso gli avversari.
De Luca è contro il modus vivendi, è uno che non ci sta a far passare l’andazzo attuale come un dato di normalità e picchia duro, forte com’è della sua verve comunicativa.
L’uomo dello spariglio
È l’uomo dello spariglio e gioca la sua partita a carte al tavolo della politica con la sua libertà di pensiero, in piena indipendenza dallo schieramento in cui è collocato. Sa anche essere cinico, un killer impietoso dei difetti altrui, ma in effetti non fa altro che mettere in piazza il pensiero dell’esercito di quelli che si astengono dal voto.
Segnala il trasformismo di “Giuseppi”, sempre presente, singolarmente, nelle iniziative del PD, rimarcando una classe dirigente non proprio avveduta di quel partito. Non si riscontra infatti una reciprocità di “ospitate” per mano dei 5 Stelle verso la Schlein, ma non importa.
Un nuovo Catone l’Uticense?
Rammenta inoltre che la leadership di una coalizione dovrebbe naturalmente spettare al partito che ha ottenuto maggiori consensi e che questo non dovrebbe suscitare pertanto alcuno scandalo.
C’è un programma da mettere in fretta in cartellone: la sfida più complessa è convincere gli italiani a orientarsi verso quelle zone politiche. L’idea di Europa, i rapporti con la Russia di Putin, il sostegno all’Ucraina, la condivisione con Renzi, solo per dirne alcuni, sono temi divisivi che devono trovare una sorta di accordo. Più che un gioco a zona appare oggi un marcamento a uomo all’interno della stessa squadra.
Un bivio, una scelta e un po’ di matematica
Occorre, prima o poi, una chiarezza che non può essere elusa. Si dice che si addiverrà alla quadratura del cerchio. Ben rovistando negli appunti di matematica sembra che questo non sia possibile. Il cerchio è una circonferenza il cui centro è equidistante da tutti i suoi punti, mentre si ha piuttosto l’impressione che ciascuno sgomiti per avvicinarsi ad esso fregando tutti gli altri.
“Chi nasce quadrato non può morire tondo” è un vecchio proverbio su cui riflettere. Sempre i vertici di quella sinistra rassicurano che si arriverà a un’intesa. La parola è ambigua perché esige il suo sviluppo in due distinte fasi temporali.
La prima richiama la necessità di comprensione dell’altro, di capire esattamente cosa dice e, ancor più, cosa pensa. Il secondo round richiede un ulteriore e più arduo sforzo: accettare una quota di quel pensiero e assumerlo come proprio.
Ancora troppe nuvole all’orizzonte
Ora si ha la sensazione che far pace con questi distinti passaggi non sia semplice e tanto meno scontato, tanto più considerati i professionisti della politica in azione. Già avere chiarezza sulle parole degli altri con cui si è in cordata può rappresentare un ostacolo insormontabile, anche perché le idee da afferrare sono spesso in difetto della necessaria nitidezza.
C’è il rischio che si resti in posizioni incordate anche in vista di un voto anticipato verso il mese di aprile 2027.
Potrebbe essere un’opzione della Meloni per bruciare sul tempo gli avversari ancora arruffati nello studio del quadrato da disegnare. Con gli elettori non si deve tirare troppo la corda, altrimenti mollano la cima e ti lasciano al capriccio delle onde.
“Comprendi importanza?”, diceva il Mario Pio di Alberto Sordi, che intanto chiedeva l’identità, nome e cognome esatto, del proprio interlocutore. Stagioni fa, al tentativo di un ragazzo di abbordare una ragazza, quest’ultima seccamente chiedeva: “Tu che intenzioni hai?”.
“Ci siamo intesi?” potrebbe dire un elettorato in attesa, forse già, di altro.

