Zeno Salimbene appena diciottenne firma “La brigante giovinezza”

Una raccolta di poesie per un'altra verità sulla generazione Z: non solo esibizionismo e followers, ma anche rabbia, amore, volontà e avvenire. Il giovanissimo Salimbene, stupisce scavando la pagina con versi inconsueti.

“Voglio la mia brigante giovinezza / sia come certi di quei fuochi che / dalla ferrovia distante / inerti i bimbi chiameranno incendi”: sono i versi della poesia “Primavera” a dare il titolo alla prima silloge di Zeno Salimbene pubblicata da Fuorilinea Edizioni.

“La brigante giovinezza” è un’indagine verticale e indelicata sulle paure, le aspirazioni e gli incubi di una generazione tempestata dal buio e tuttavia aggrappata alla vita, ai suoi battiti, alle sue pulsioni. È un’altra verità sulla generazione Z, non solo esibizionismo e followers, dunque, ma anche rabbia, amore, volontà e avvenire.

A soli 18 anni Salimbene, nato e cresciuto a Capena, in provincia di Roma, stupisce e disorienta scavando la pagina con versi inconsueti e promettenti, dal misticismo singolare, sui generis, con un ritmo già pensato per essere interpretato nelle sue perfomance di poesia orale. 

“Io sono uno che scrive per necessità, per me scrivere è un atto politico: pensare che io debba levigare un verso per renderlo digeribile o civile mi distrugge. La poesia non deve essere digeribile, deve essere libera. Non deve essere autoerotismo, ma manifesto”. Così descrive il suo lavoro il giovanissimo autore che si dice avverso alla “vanificazione della poesia, alla poesia monoporzione, quella che si scrive sugli scontrini”. 

La sua è una produzione complessa e viscerale, a tratti sconcertante e scomoda tanto quanto il mondo che abita e racconta: non assolve ma riabilita, non definisce ma smaschera. E ancora abbraccia le ombre, l’inquietudine, la marginalità, il rifiuto. Accoglie i suoi mostri e li riporta in superficie per accecarli di senso. Nel linguaggio e nelle illustrazioni di Salimbene, che è anche pittore, c’è l’ingiustizia e il riscatto, l’indifferenza e il suo antidoto, lo sdegno e la ribellione. C’è una Roma materna e accudente, e poi anche dannata e degenere. Ci sono la materialità urgente del corpo e gli spettri intangibili dell’animo, la famiglia e la sua dissoluzione, l’intimità e il dominio pubblico, il presente e la Storia. 

È una poesia figlia e interprete di tempi incerti e vertiginosi ma anche e ancora appassionati. Un libro da “maneggiare con cura”, la stessa che muove la penna di questo giovane artista.