Home Giornale2 agosto 1980, stragi di ieri e di oggi

2 agosto 1980, stragi di ieri e di oggi

A quarantasei anni dalla strage di Bologna, una riflessione sul passaggio dalla modernità-nazione alla modernità-mondo: cambia il paradigma, cambiano le dinamiche della violenza e dei conflitti.

Nel ricordare il 2 agosto 1980 e la strage della stazione di Bologna, mi chiedo quale sia la differenza fondamentale tra quel tempo e i giorni nostri. Quella vicenda di sangue, come altre, si situava nel contesto nazionale, pur in un quadro di fitte relazioni internazionali. Inter-nazionali, appunto, cioè tra nazioni. Il paradigma dominante era ancora quello della modernità-nazione.

La modernità-mondo

Oggi, invece, al tempo della (post)globalizzazione, il paradigma prevalente è quello della modernità-mondo o, se vogliamo, della costellazione sovranazionale. Sono, ad esempio, da collocare in essa i recentissimi attentati in Germania e in Francia, al di là del peso specifico di fattori quali lo squilibrio mentale o l’Islam radicalizzato. La cifra di quelle azioni è data in ogni caso dall’incontro-scontro di comunità, etnie, fedi, provenienze diverse, magari attraverso varie generazioni.

 

Un cambio di paradigma

Del resto, un discorso analogo vale per (quasi) tutti gli altri fenomeni, che siano politici, sociali o culturali. Gli over cinquanta hanno vissuto, dall’infanzia a oggi, proprio quel mutamento di paradigma.

Nell’Italia del 2 agosto 1980, poniamo, le differenze erano soprattutto regionali e municipali e di colore politico. L’Emilia, il capoluogo Bologna, con Renato Zangheri sindaco (di cui il 6 agosto ricorrerà l’anniversario della morte, nel 2015), erano assai distanti, poniamo, da Palermo o da Trieste. E i “colori” principali della politica, al di là degli stessi numeri, erano il bianco, il rosso e il nero.

 

La dimensione nazionale della violenza

Non solo; i partiti armati” della sinistra estrema e della destra estrema, pur diversissimi tra loro e pur immersi in fitte e ancora oscure trame interne e internazionali, avevano comunque una matrice nazionale. Era quella, per dir così, la dimensione ideal-tipica.

Non si trattava affatto di una realtà più ordinata – la strage alla stazione di Bologna lo evidenzia in modo eloquente – bensì di una realtà altra rispetto a quella odierna.