Home GiornaleCeuta e la politica: la Terra come un pallone sgonfiato

Ceuta e la politica: la Terra come un pallone sgonfiato

La storia di Zaki Anwari fa tristemente pensare alla responsabilità della politica di fronte alle migrazioni. Tra indifferenza, polemiche e calcoli di parte, il dramma umano rischia di essere dimenticato troppo in fretta.

Il tempo passa e l’uom non se ne avvede, così diceva Dante quando scriveva: “E però, quando s’ode cosa o vede che tegna forte a sé l’anima volta, vassene ‘l tempo e l’uom non se n’avvede”. Accade quando si è presi da emozioni forti che tengono al laccio la persona senza che badi a tutto il resto. Per noi contemporanei accade ugualmente e nel contempo per un aspetto opposto. L’indifferenza ci porta a non avere memoria dei fatti che pure dovrebbero sconvolgerci facendoci da lezione. Sempre nel tempo estivo di questo stesso mese, ad agosto del 2021 un ragazzo di nome Zaki Anwari era una promessa del calcio, avendo militato nella nazionale giovanile del suo paese.

 

Il calcio non conosce confini

All’ingresso dei talebani al potere, con l’abbandono degli yankee da quel paese Zaki Anwari tentò la salvezza e la strada della libertà aggrappandosi al vano ruote di un aereo cargo Boeing C-17 Globemaster dell’esercito statunitense in fase di decollo. Poco dopo, ormai in volo, sfinito dallo sforzo, il giovane precipitò a terra e con lui le speranze di un sogno che lo aveva scaricato come fosse un ingombro da rottamare.

Lo sport del calcio porta evidentemente sfortuna. Giorni fa a Cetua migliaia di giovani in cerca di futuro hanno nuotato per approdare a Cetua una enclave spagnola in terra di Marocco. Lì si è chiusa a doppia mandata la porta di gioia per migliaia di ragazzi. E’ stato quel che è stato. Tanti, troppi sono morti, altri sono rimpatriati mettendo al macero la voglia di vita che gli bruciava in corpo, spugnata ed estinta dalle onde del mare che non fanno sconti a nessuno.

 

Una riva che para il tiro della vita

Tra questi c’era Faten Ben Amar El Aziz chegiocava nel Maghreb Atletico Tetuan. Si credeva più furba. Piuttosto che afferrarsi ad un aereo ha pensato bene di volare basso, nuotare a filo d’acqua per averla vinta. Era la sua partita più importante e l’ha perduta. E’ annegataconfidando su un pallone amico che avrebbe potuto sorreggerla e che non c’era. Non c’è la fatta non perché sia andata nel pallone, vittima di uno stordimento che non le desse chiarezza verso dove nuotare.

Aveva le idee ben chiare Faten ma la riva, chiusa a riccio, è diventata come un decisivo calcio di rigore che ha fallito sul più bello della sua partita di sopravvivenza. Faten indica colei che affascina ed a cui non si può resistere ma questa volta il mare non è caduto nella trappola della sua bellezza ed ha prevalso. La politica prende il pallone al balzo per scambiarsi accuse reciproche sulle responsabilità, essa sì che sa destreggiarsi in dribbling, finte e cross di ogni tipo, fino ad arrivare a falli indifferenti ai morti in campo.

 

Il lamento di Geremia

Sarebbe utile stavolta, almeno per chi ci crede,rammentare le parole del profeta Geremia che per conto di Dio riferiva agli uomini di riportare le sue parole senza tralasciarne neppure una soltanto. “Forse ti ascolteranno e ciascuno abbandonerà la propria condotta perversa”. Dio, che certamente conosce i sui polli, mette in premessa il dubbio che anche i suoi moniti possano suonare sordi ai destinatari. Chissà se Faten ha urlato chiedendo aiuto prima di affogare o se Zaki abbia gridato nel mentre si frantumava al suolo. Dio li avrà ascoltati, la politica come sempre continua ad avere gelosamente il cuore turato.