Istanze giovanili, l’ora della disillusione
C’è un disagio che ha un diritto alla protesta e va compreso ed una massa di piccoli delinquenti che approfittano dell’occasione per fare atti di vandalismo e rubare le cose altrui. I primi di volta in volta confluiscono in movimenti che agitano le piazze, qualche volta confluiscono come costole a sostegno di formazioni politiche parlamentari ed extraparlamentari, come la Lotta Continua di un tempo fa.
Forse con un eccesso di spietatezza verrebbe da dire a questi giovani, che legittimamente sognano e reclamano un mondo migliore, che non c’è iniziativa o, ancor meglio, rivoluzione che abbia avuto origini spontanee e che non sia stata invece eterodiretta, con qualcuno da fuori a muoverne i fili.
Vale anche per la nascita dei nuovi partiti: ci sarà stato qualcuno che da principio ha messo i soldi per mettersi in piedi, provvedere ad un minimo di organizzazione, pagare una piattaforma di partenza, ecc. Alzando il tiro, alle Brigate Rosse qualcuno avrà fornito gli strumenti per i primi passi, per trovare i fondi utili ad acquistare le prime pistole, insegnare loro come si spara, trovare strumenti economici per mantenersi in latitanza, ecc.
La dura legge dei burattini e dei burattinai
C’è sempre un adulto, un anziano, un maestro di pensiero che ispira o mette il cappello su un humus di malcontento che crede di essere autonomo, capace di gestirsi da sé. Forse che Garibaldi da solo avrebbe potuto essere l’eroe dei due mondi se non avesse avuto i mezzi materiali per le sue gesta?
Che un capo agisca a monte di un’iniziativa, ne sia l’ispiratore o invece fiuti la piazza e ci si metta subito dopo a cavalcioni poco importa. Ciò che conta è che popolo e giovani sappiano che spesso e volentieri sono stati carne e massa di manovra di altri poteri, nulla che sappia di autentica libertà e indipendenza.
Youssef, etimologicamente «Dio accrescerà». Ma cosa?
Si è scoperto che l’ispiratore delle proteste dei ragazzi che si riconoscono oggi nel Movimento del 17 ottobre sia un tal Youssef Siher, un italiano di origini marocchine, e di questo non gliene si può fare una colpa. Che sia un Pro-Pal neppure è motivo di peccato, così come voglia protestare per la trascuratezza che la politica ha verso una certa generazione non ancora disincantata sulla vita e la storia degli uomini.
Del resto in Parlamento giovani non ce ne sono e i movimenti giovanili dei partiti sono pressoché irrilevanti e privi di forza di condizionamento verso le alte sfere, in un mondo spietato dove comandano solo i soldi e null’altro.
Ora il buon Youssef sembra laureato in comunicazione ed ha collaborato con Il Foglio e con Il Fatto Quotidiano, ed anche questo non può essere motivo di censura. Su di lui penderebbe un’accusa di istigazione a delinquere con l’aggravante del terrorismo. È una questione tutta da dimostrare, se il moto di protesta si sia subito corrotto in altro di più pericoloso e fuori dalla legge.
Anche il look ha il suo peso
Certo, il manuale di sicurezza suggerito sul web per non farsi “beccare” dalle forze dell’ordine non lascia ben pensare. Se sia poi tutta farina del suo sacco o altri alle sue spalle ad imbeccarlo si vedrà, se si vedrà.
Senza che si offenda, del resto di comunicazione dovrebbe intendersi, si può dire che se all’anonimato avesse preferito metterci la faccia forse avrebbe avuto meno seguito. Nessuno è un Adone ed anche Youssef non può puntare sul suo outfit per fare proseliti. Cosciente di questo avrà preferito, può darsi, muoversi dietro le quinte.
Il passaporto e il gioco delle tre carte
Quanto a quelli della seconda e terza generazione di italiani di origine straniera, gli si potrebbe dire di obbedire ad un principio di semplice coerenza. Senza che ne siano ridicolmente cacciati, come soffia un vento privo di logica e di fattibilità, non riconoscendosi più nel nostro Paese, ne prendano atto.
Scelgano impavidamente di rinunciare alla cittadinanza italiana, quindi di levare le tende e migrino verso una terra che possa dare loro motivi di miglior sorriso. Ciò che non va è che godano dei miseri vantaggi della nostra Italietta e nel contempo la disprezzino.

