Home GiornaleAl centro del campo largo: troppe sigle, poca leggibilità

Al centro del campo largo: troppe sigle, poca leggibilità

La proliferazione di piccoli soggetti centristi nel centrosinistra non rafforza l’area moderata, ma ne accentua la marginalità. Senza un progetto politico riconoscibile, il Centro rischia di scomparire come forza autonoma e riformista.

Le sigle senza peso politico

Un Centro frantumato nega il Centro. Diciamoci la verità e senza alcuna polemica pregiudiziale o, peggio ancora, pretestuosa. Ogniqualvolta gli organi di informazione fanno l’elenco delle sigle centriste nel “campo largo” – perchè di sigle personali e poco più si tratta – sembra di ritornare bambini quando ci divertivamo a snocciolare le formazioni di calcio della nostre squadre del cuore. Ma, rispetto a quel racconto, qui parliamo non di campioni ma di aspiranti leader che sono accomunati da un filo rosso. E cioè, la sostanziale inconsistenza delle loro rispettive, seppur legittime, avventure politiche.

Nel campo largo il Centro si dissolve

Ora, e senza e per l’ennesima volta ricordarli tutti – meglio astenersi da questi elenchi perchè corriamo il rischio di dimenticarle sempre qualcuno – c’è un aspetto che non possiamo non sottolineare. Se nel campo dell’attuale coalizione di governo il carisma, il peso e l’autorevolezza della Premier sono talmente forti, evidenti ed oggettivi da ridimensionare ed oscurare qualsiasi sfumatura centrista, è nel campo della coalizione di sinistra e progressista che prosperano le sigle più disparate. E, addirittura, c’è una ulteriore divisione – si parla addirittura di due liste elettorali – delle già molte sigle che oggi affollano quel campo così minato e frastagliato al suo interno.

Alla luce di questa concreta situazione che non merita neanche di essere ulteriormente approfondita, è di tutta evidenza che da quelle parti emerge un dato inequivocabile. E cioè, la frantumazione del cosiddetto Centro – o perchè eterodiretto dall’esterno come prevede il lodo Bettini o perchè divisi in mille rivoli politicamente del tutto insignificanti perchè incomprensibili – azzera del tutto una presenza centrista, riformista e moderata nel cosiddetto “campo largo”.

Il tramonto del centrosinistra plurale

Ed è un peccato che la coalizione di sinistra rinunci ad essere, quasi ontologicamente, una vera e credibile alleanza di centro sinistra. Perchè delle due l’una. E cioè, o si torna ad una coalizione dove il cosiddetto Centro gioca un ruolo politico, culturale e programmatico significativo, visibile e protagonistico oppure, e al contrario, si riduce ad essere un orpello del tutto marginale e periferico. Dove non serve neanche più per giustificare la natura plurale della coalizione.

Certo, nessuno pensa di riproporre stagioni dove il Centro riformista giocava quasi alla pari con la sinistra democratica e di governo. Penso, nello specifico, al Ppi di Franco Marini e Gerardo Bianco, alla Margherita di Rutelli, dello stesso Marini, Parisi, Mastella e alla prima fase del Pd con Veltroni. Ora però, e per tornare all’oggi, è indubbio che la frantumazione molecolare delle mille sigle centriste – nessuna delle quali realmente rappresentative di quel mondo che, comunque sia, esiste nella società italiana e che rischia di non essere sufficientemente rappresentato nell’agone politico contemporaneo – consegna quella coalizione ad essere una alleanza, del tutto legittima ancorchè naturale, di sinistra e progressista.

Guardare oltre le vecchie formule

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, e “allo stato dei fatti”, per dirla con una antica e sempre moderna espressione di Carlo Donat-Cattin, chi vuole oggi riproporre, rilanciare e rideclinare una presenza politica centrista non può che guardare oltre. Cioè ad un luogo politico che sappia realmente tradurre una cultura politica di centro, un autentico progetto riformista e una vera e credibile cultura di governo.