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Base Popolare, due anni dopo: una sfida controcorrente

Riportiamo la sintesi dell’intervento introduttivo del coordinatore nazionale di Base Popolare, formazione politica aderente al Ppe, in occasione del II Congresso nazionale tenutosi a Roma sabato 11 aprile 2026.

di Gian Mario Spacca

Due anni fa nasceva Base Popolare. Ci siamo ritrovati insieme perché avvertivamo un profondo disagio, una grande insoddisfazione, per un bipolarismo ingessato, incapace di produrre riforme e crescita, ma solo polemiche e divisioni.

Purtroppo i dati statistici ci dicono che in Italia da oltre vent’anni la produttività è ferma, la crescita è scarsa, i salari reali diminuiscono.

I giovani più meritevoli se ne vanno, il lavoro si impoverisce.

Le disuguaglianze e le marginalità si accrescono, le insicurezze sui servizi essenziali si diffondono. Nel mondo la pace è costantemente minacciata dalla guerra e purtroppo anche l’Europa, “mancata”, non riesce ad essere un punto di equilibrio.

Il trionfo della verticalità politica, ispirato dalla forza e dall’aggressività, non aiuta a crescere, generando fanatismo, vuote illusioni che impoveriscono il nostro futuro.

Noi ci siamo ritrovati perché non vogliamo rassegnarci a questa decadenza.

Sappiamo di dover andare controcorrente e affrontare mille difficoltà, consapevoli di dover scontrarci non con un altro partito o con una coalizione politica, ma con la cultura della polarizzazione, della verticalità, del narcisismo individualista.

Allora il primo compito è sicuramente rileggere la bussola dei comportamenti, focalizzando i punti cardinali a partire dalla stella polare.

Il nostro nord non può essere l’individuo come centro materiale di interessi, ma deve tornare a essere la persona nell’integrità del suo valore.

Al potere delle lobby rispondere con la responsabilità del bene comune, all’autocrazia con la fermezza della democrazia, al sovranismo nazionale con l’Europa, alla richiesta di sudditanza con il coraggio della libertà, all’antagonismo con la solidarietà, alla forza e all’arroganza con i valori millenari dell’Occidente, alle degenerazioni della polarizzazione con la pazienza della mediazione e il senso dello Stato.

E se l’Italia è stanca di parole e promesse, noi dobbiamo aggiungere a questa carta dei valori la testimonianza e la responsabilità dei nostri comportamenti.

Fare nostra l’affermazione di Giovanni Falcone “la vera innovazione nella politica sta nell’abbreviare le distanze tra il dire e il fare”.

Possiamo farlo serenamente.

Perché non abbiamo ansie #da prestazione elettorale, non abbiamo leader da dover eleggere necessariamente con spregiudicato tatticismo politico. Anzi, nella nostra particolare visione i vecchi politici sono gli archi che, magari dopo aver fatto voto di castità elettorale, lanciano le giovani frecce per costruire un nuovo protagonismo.

Lo abbiamo ripetuto incessantemente: Base Popolare è una piramide rovesciata, dove la base è più importante del vertice.

Dove si pratica il confronto e il dialogo a partire dai territori in cui si vive, con pazienza ed umiltà, senza fretta, con il desiderio di radicarsi dappertutto e rasoterra, ma con lo sguardo rivolto in alto, all’Europa, all’affermazione della sua sovranità. E se proprio ci dobbiamo collocare allora metteteci pure in una posizione di centro, un centro però per niente comodo e facile, perché non sta lì.

Non siamo a ricercare compromessi estemporanei, a proprio vantaggio, ma ci si impegna in un processo faticoso, ricco di incognite, perché è decisamente controcorrente.

Tutto questo è Base Popolare, una piattaforma dialogante e inclusiva, dove si possono incontrare serenamente liberali, cattolici democratici, riformisti e popolari, riconoscendo il primato della realtà sulle idee, senza rigidità identitarie, senza stereotipi confessionali, senza infrastrutture ideologiche.

Ringrazio gli esponenti di quei partiti e movimenti che si ispirano a simili principi e che oggi sono qui con noi. La frammentazione che oggi viviamo così dolorosamente ha necessità di ricomporsi, di ritrovare un’armonia operosa. È una responsabilità che ci viene imposta dalla negatività del presente, anche al costo di superare noi stessi.

Procediamo tutti insieme per restituire all’Italia e all’Europa crescita, sicurezza e soprattutto vita e vitalità”