Oltre il pregiudizio del “cerchiobottismo”
Nel saggio Per una riscoperta del centro: non cerchiobottismo, ma persona a trazione integrale, pubblicato in “Paradoxa”, anno XX, n. 1 (gennaio–marzo 2026), Leonardo Becchetti (ordinario di economia politica all’Università Tor Vergata) propone una riabilitazione radicale del concetto di centro, sottraendolo alla caricatura di spazio tiepido e opportunista. Il centro, sostiene, non è equidistanza né compromesso al ribasso, ma una forma più esigente di radicalità: quella che tiene insieme dimensioni diverse e spesso contrapposte dell’esperienza umana. In questa prospettiva, il bipolarismo appare come una semplificazione che “sbilancia” la persona e la società, costringendole a scegliere tra identità e giustizia sociale, tra appartenenza e sostenibilità.
Dall’homo oeconomicus all’homo integralis
Il cuore dell’argomentazione è antropologico. Becchetti contrappone al modello riduttivo dell’homo oeconomicus la figura dell’homo integralis: un essere umano che non vive di solo reddito e consumo, ma di relazioni, senso, generatività, connessione e trascendenza. Da qui deriva la necessità di una politica capace di integrare, e non separare, le diverse esigenze dell’umano. Il centro diventa così il luogo di una sintesi alta tra diritti e doveri, libertà e responsabilità, sviluppo e sostenibilità.
La polarizzazione e il ruolo dei social
Un passaggio decisivo riguarda l’impatto dei social media. Riprendendo il modello di Hotelling, che descrive la tendenza dei concorrenti a convergere al centro per massimizzare il consenso (o la domanda), Becchetti mostra come la dinamica contemporanea non spinga più verso il centro, ma verso gli estremi. I social, orientati alla massimizzazione dell’attenzione, alimentano conflitto e radicalizzazione, modificando la distribuzione delle preferenze e rendendo sempre più difficile il dialogo. La politica si trasforma così in uno scontro tra identità contrapposte, dove prevalgono semplificazioni e appartenenze emotive.
Costruire consenso: l’esperimento con l’intelligenza artificiale
Di fronte a questo scenario, Becchetti propone un approccio costruttivo. Attraverso un esperimento condotto con l’intelligenza artificiale, dimostra che è possibile trasformare affermazioni divisive in proposizioni capaci di integrare le ragioni di destra e sinistra, aumentando significativamente il consenso. Il centro, in questo senso, non è mediazione passiva, ma capacità attiva di ricomporre i conflitti in una visione più ampia e condivisa.
Una risposta alla crisi della democrazia
Le conseguenze politiche sono rilevanti. La polarizzazione culturale, più che quella economica, ridefinisce oggi i comportamenti elettorali, spingendo anche i ceti popolari verso opzioni identitarie. In questo contesto, né il laicismo riduttivo né il populismo identitario offrono risposte adeguate. La proposta centrista si configura allora come una via di sintesi che recupera anche il ruolo pubblico dell’esperienza religiosa, intesa come risorsa di senso e coesione.
Ritrovare l’orgoglio del centro
La conclusione è netta: il centro non è una posizione debole, ma una “sintesi radicale”. Ritrovarne l’orgoglio significa ripensare lo spazio politico come luogo generativo, capace di parlare alla totalità della persona e di affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Non una nostalgia, dunque, ma una prospettiva: quella di una società più armonica, giusta e coesa.
