Una manovra dagli spazi ridotti
La nuova legge di bilancio sulla quale stanno lavorando Governo e Parlamento si preannuncia come un pannicello caldo per la traballante economia nazionale. L’attuale fase di inflazione crescente contribuisce ad accrescere la pressione sulla spesa per gli interessi sul debito pubblico, riducendo lo spazio disponibile per la manovra del 2027.
La crescita dell’inflazione, trascinata dalla difficile congiuntura che attraversa il mercato dei prodotti energetici, determina una significativa erosione del potere d’acquisto di stipendi e pensioni, con una conseguente contrazione dei consumi. Le famiglie italiane faticano sempre più ad arrivare alla fine del mese, in alcuni casi perfino alla metà.
I dati Istat relativi al 2025 certificano che in Italia sono oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di persone, tra le quali più di un milione sono bambini: parliamo di circa il dieci per cento della popolazione.
La povertà che compromette il futuro
La condizione di povertà assoluta compromette l’accesso a un’alimentazione sana e completa sul piano nutrizionale, alle cure mediche e agli accertamenti per la prevenzione.
Incide in modo decisivo anche sull’accesso all’istruzione e alla formazione, determinando un divario professionale destinato a trasformarsi in uno svantaggio sociale che può segnare l’intera vita delle persone e delle famiglie che convivono con un forte disagio economico.
Da diversi anni la povertà non è più una prerogativa esclusiva di chi non ha un lavoro. In altre parole, per essere poveri non è necessario essere disoccupati. L’eccessiva precarizzazione del lavoro ha infatti alimentato il fenomeno dei cosiddetti working poor: persone che rimangono povere pur lavorando, magari anche con un regolare contratto a tempo indeterminato.
La stessa durata indeterminata del contratto assume, peraltro, un valore relativo: la continuità dell’occupazione rimane esposta alla congiuntura economica, il cui peggioramento può condurre alla perdita del posto di lavoro.
Dietro le crisi industriali, le famiglie
Al MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oltre alla crisi dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, che coinvolge Taranto e Genova con migliaia di persone senza lavoro, ci sono altri trentasei tavoli aperti per altrettante crisi aziendali di grande importanza: Electrolux, Eurallumina, Cogne Acciai Speciali, Bekaert Sardegna, Natuzzi, Hydro, Pfizer, Tiscali e altre ancora.
Dietro ognuno di questi tavoli ci sono numeri importanti di lavoratori e famiglie che vivono nella più totale incertezza sul proprio futuro.
In questa fase di grande difficoltà economica, il Paese avrebbe bisogno di interventi strutturali per andare incontro alle esigenze quotidiane delle famiglie. A cominciare dalla restituzione del potere d’acquisto, eroso dall’inflazione e dal prelievo fiscale.
Occorre intervenire sul drenaggio fiscale, il cosiddetto fiscal drag, che può accrescere il peso dell’imposizione sui redditi quando gli aumenti nominali compensano soltanto l’inflazione. A questo si aggiunge l’effetto delle imposte proporzionali sui consumi: più salgono i prezzi, più cresce, a parità di aliquota, l’imposta pagata sul singolo acquisto.
Carburanti e pensioni, le promesse dimenticate
Un discorso a parte meritano i carburanti, aumentati subito dopo lo scoppio della guerra in Iran. I consumatori hanno pagato fin da subito prezzi più alti per benzina e gasolio, anche quando derivavano da greggio acquistato in precedenza a condizioni diverse. Si è così lasciato spazio a rincari che hanno il sapore della speculazione a danno dei consumatori.
Senza dimenticare che sui carburanti gravano anche le accise: quelle stesse accise che furono oggetto di un famoso spot elettorale, evidentemente dimenticato dall’autrice di allora, che oggi, da Palazzo Chigi, si guarda bene dal dare seguito a quel proclama pronunciato con tanta veemenza.
Un altro pietoso velo va steso sulle promesse di abolizione della cosiddetta legge Fornero, visto il progressivo allungamento del periodo contributivo necessario per conseguire il pieno trattamento pensionistico.
La priorità della maggioranza
In questo quadro di crescente preoccupazione, che riguarda non soltanto il futuro ma anche l’immediato presente, l’unica riforma realizzata è quella del sistema elettorale, peraltro con diversi profili di incostituzionalità.
Una riformina che non dà certo risposte alle inquietudini della popolazione, ma risponde soltanto alle esigenze della ristrettissima cerchia dell’attuale maggioranza di governo, che vorrebbe perpetuarsi nel tempo.

