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Bisogna fare i conti con il centro ma la sinistra continua a non capirlo

Il sindaco di Benevento interviene oggi sul Mattino di Napoli con questo articolo (“Autosufficienza, l’abbaglio della sinistra”) che per gentile concessione del giornale riproponiamo fedelmente (pur con titolo e impaginazione differenti).

L’autosufficienza politica della sinistra in Italia è un’infelice utopia, una pia illusione e rischia di tramutarsi nella trappola in cui incappa e si inceppa il campo largo. Ancorché sia palmare l’evidenza storica e algebrica di quest’evidenza, ci ricascano con ambo i piedi intellettuali, osservatori e dirigenti vecchi e nuovi di quest’area culturale. Ciò mi deriva dalla lettura della riflessione di Umberto Ranieri apparsa domenica sulle colonne del Mattino. 

C’è anche un’allusione al governo Prodi, il richiamo storico alla diade Mastella-Turigliatto che non fu certo, come s’insinua maldestramente, l’osmosi innaturale tra il centro e la sinistra radicale, ma l’unica ricetta vincente per il centrosinistra in una logica morotea di dialogo intelligente, pragmatico e fecondo tra culture non convergenti certo, diverse senz’altro, ma non incompatibili.

Come vinse Romano Prodi?

Ricordo innanzitutto la storia.

Romano Prodi vinse grazie ai 535 mila voti, di cui 200mila in Campania, del mio Udeur. Lo scarto dal centrodestra fu di soli 25mila voti. I conti, dunque, sono presto fatti. Cadde poi nel gennaio del 2008 per responsabilità che non furono mie, visto che gli mancarono fatalmente i voti dei diniani, del rosso Turigliatto, di Pallaro e De Gregorio. Era un’altra vicenda, ma la lezione storica e politica resta: si batte la destra con una chimica tra sinistra e centro e si governa se queste due culture producono uno sforzo di compatibilità culturale. Recuperando l’eredità dei due giganti della Dc: Alcide De Gasperi e Aldo Moro. Il primo plasmò il cardine repubblicano del centro che guarda a sinistra, il secondo, il cui corpo martoriato fu ritrovato proprio il 9 maggio di 48 anni fa, pagò addirittura con la vita la volontà di concretizzare con l’azione politica lungimirante quella linea di pensiero.

Schlein s’approptia maldestramente di Moro

Oggi anche se Elly Schlein tenta l’appropriazione della figura morotea, con una genealogia morale che appare ardita, si avverte ancora la presenza del peccato originale della sinistra che risale alla dissoluzione della Margherita, quando la cultura cattolico-democratica si è lasciata di fatto inglobare nel Pd da quella post-marxista: la hybris culturale, la presunzione di guardare al centro, al voto cattolico e moderato con sufficienza, quasi con malcelato fastidio. Senza il centro, invece, non si vince. E tutti debbono ingoiare qualche rospo. La benevola tolleranza, per citare una magistrata torinese, con cui certa sinistra-sinistra guarda alle piazze violente, quelle che attaccano i poliziotti dimenticando Pasolini e il buon senso, come accaduto a Venezia solo poche ore fa, mi provoca l’orticaria. 

In Francia l’ultra sinistra di Mélenchon viene isolata con maturità dalle forze macroniane e della gauche moderata. Eppure la France Insoumise ha assai più consenso di certi soloni del radicalismo nostrano. Ne fanno a meno Oltralpe, per non far fuggire i moderati. In Italia è diverso. Tuttavia può essere, questo tener dentro tutti, il prezzo necessario per costruire insieme e smussare le differenze. 

Solo sinistra e centro, indieme, battono le destre

“Se stiamo insieme ci sarà un perché”, diceva una bella canzone di Cocciante. Quel perché è l’evidenza che solo centro e sinistra insieme battono le destre. Non solo certi intellettuali lo dimenticano imperdonabilmente.In Campania, ancora più grave, si disfa stoltamente in primavera con le amministrative, ciò che si era costruito in inverno con le Regionali stravinte dal campo largo. Mortificando le esperienze di centro. Che sono state decisive allora e senza delle quali alle Politiche non c’è possibilità di vincere. Noi siamo al centro, in campo per costruire una proposta efficace. Altri non giochino a distruggere l’unica strada politica che abbia reali prospettive di vittoria.