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Tennis, Alcaraz si ferma e Zverev sbotta: "Proteggete sempre lui"

Roma, 30 gen. (askanews) – La semifinale degli Australian Open tra Carlos Alcaraz e Alexander Zverev si è trasformata in un caso. Nel terzo set, sul 5-4, lo spagnolo ha accusato crampi evidenti e un forte malessere, arrivando a dire al suo angolo: “Ho vomitato, non so se prendere qualcosa”. La richiesta di intervento medico ha portato alla concessione di un medical timeout.

Una decisione che ha fatto esplodere la protesta di Zverev. “Non potete curarlo per i crampi”, ha urlato il tedesco verso il giudice di sedia, aggiungendo poi al supervisor: “Proteggete sempre gli stessi giocatori” riferendosi ad Alcaraz e Sinner. Secondo Zverev, il trattamento non sarebbe stato consentito dal regolamento e avrebbe alterato l’andamento della partita.

Nonostante le difficoltà fisiche, Alcaraz è rimasto in campo e ha trascinato il set al tie-break, mentre la tensione saliva e il match assumeva una dimensione sempre più nervosa e psicologica. Un episodio che ha acceso il dibattito sull’interpretazione delle regole e che ha segnato una delle serate più controverse del torneo.

Tennis, Alcaraz in finale degli AO: Zverev battuto in cinque set

Roma, 30 gen. (askanews) – Per la prima volta in carriera Carlos Alcaraz è in finale agli Australian Open. Il murciano ha superato Sascha Zverev dopo una semifinale epica, risolta con il punteggio di 6-4, 7-6, 6-7, 6-7, 7-5 in 5 ore e 27 minuti, la terza partita più lunga di sempre nella storia del torneo. Una sfida incredibile, segnata dai crampi accusati da Alcaraz a metà del terzo set dopo due parziali vinti con qualità nei momenti chiave. Carlos giocherà l’ottava finale Slam in carriera, la prima a Melbourne Park

Camera, M5S-Avs-Pd in aula: pronti presidiare sala conferenza remigrazione

Roma, 30 gen. (askanews) – Il presidente della Camera fermi lo “scempio” della conferenza stampa sulla ‘remigrazione’ che si terrà alla Camera alle 11,30. A chiederlo Pd, M5S e Avs, ribadendo la propria posizione contro una inziativa organizzata da “neofascisti”. “Presidieremo la sala”, annnunciano. Nessuna replica da parte dei banchi della maggioranza. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli si limita a rispondere che “la posizione del presidente della Camera è stata già chiarita ieri con una nota ufficiale (iniziativa “inopportuna”, ha detto Lorenzo Fontana) e la “questione si intende chiusa”. Non però per le opposizioni che sono sul piede di guerra.

“Abbiamo deciso di presidiare la sala conferenze per impedire che si aprano le porte a naziskin, Casapound e fascisti”, sottolinea il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi. “C’è una linea che non va superata, una linea che va tracciata. Il nazismo e il fascismo non sono un’opinione o un’idea, ma un crimine”. Quanto al merito “andiamo a vedere l’idiozia di questa ‘remigrazione’: propongono di dare soldi agli immigrati regolari per incentivarli a rientrare nella loro nazione d’origine. Saranno contenti, immagino, gli imprenditori del nord est, giusto per fare un esempio, strozzati dalle tasse, che vedono i loro soldi usati perché i lavoratori e le lavoratrici delle loro aziende, formati lavorativamente e integrati socialmente, prendano soldi per tornare nel loro Paese. Si porta avanti il classico stile delle Destre: proposte irrealizzabili che soffiano sul fuoco” come i centri in Albania, “sbarchi che aumentano, vogliono addirittura i blindati a termini, dove io non passo nemmeno con la macchina”. “Oggi tracciamo una linea rossa sotto la quale non andare: nella culla della democrazia i nazisti e i fascisti non entrano. Tutto qui”.

“Rivolgo un appello formale alla Presidenza della Camera affinché intervenga immediatamente e revochi la concessione della sala stampa di Montecitorio a gruppi che si richiamano apertamente all’ideologia nazifascista. Consentire l’ingresso di naziskin e neofascisti negli spazi della Camera dei deputati rappresenta un oltraggio gravissimo alla memoria dei nostri padri e delle nostre madri costituenti”, tuona Angelo Bonelli di Avs. Fontana, conclude, impedisca “questo sfregio alla memoria antifascista su cui si fonda la Repubblica italiana”.

All’appello si è associato il dem Andrea Casu: ” la Camera – ha detto – non può diventare tribuna di chi incita odio e violenza. L’dio e la violenza non deve avere solo contro le opposizioni, le opposizioni democratiche ci sono e ci saranno e continueranno a presidiare, ma devono avere contro la reazione di tutte le istituzioni. In questi pochi minuti che ci separano” dalla conferenza stampa sulla remigrazione, “chiediamo ci sia una azione risolutiva che impedisca questo scempio”.

Zelensky: invito Putin a Kiev, vediamo se ha il coraggio

Roma, 30 gen. (askanews) – “Naturalmente è impossibile che io incontri Putin a Mosca. Sarebbe come incontrarlo a Kiev”, ha dichiarato oggi ai giornalisti il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ricambiando l’invito al presidente russo Vladimir Putin nella capitale ucraina: “allo stesso modo posso invitarlo io a Kiev: venga pure. Lo invito pubblicamente, se naturalmente avrà il coraggio”.

Zelensky ha sottolineato che l’Ucraina vuole raggiungere un’intesa costruttiva su una reale fine della guerra, organizzare un incontro che possa essere produttivo, discutere le questioni esistenti e risolverle.

“Ma se qualcuno non vuole incontrarsi e per qualche motivo non può permettersi di dirlo apertamente, allora ecco che arrivano questi inviti a Mosca. È chiaro cosa stia succedendo”, ha osservato il presidente ucraino, ribadendo che Kiev è aperta a qualsiasi tipo di formato di negoziato, purché sia produttivo.

In merito alla presenza degli europei, Zelensky si dichiara favorevole, ma nutre qualche dubbio sulle intenzioni di russi e americani.

“Certo, sosteniamo sempre la partecipazione degli europei. Ma non sono sicuro che le altre due parti sosterranno un simile formato per un incontro tra leader”, ha spiegato Zelensky.

La Cassazione: l’indipendenza delle toghe resti il caposaldo del sistema

Roma, 30 gen. (askanews) – “La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”. Lo afferma il primo presidente della Cassazione, Pasquale D’Ascola, in un passo della sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario.

L’alto magistrato sottolinea poi: “In una Costituzione che ha il suo perno essenziale nel principio di uguaglianza sostanziale, la magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale”.

Pil, Istat: nel 2025 crescita a +0,7%, nel IV trimestre +0,3%

Roma, 30 gen. (askanews) – Nel 2025 il Pil, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,7% rispetto al 2024. Nel 2025 vi sono state tre giornate lavorative in meno rispetto al 2024. E’ la stima preliminare dell’Istat.

Nel quarto trimestre del 2025, il Pil corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% in termini tendenziali.

La variazione acquisita per il 2026 è pari allo 0,3%.

Bce, salgono inflazione percepita (3,2%) e quella attesa a lungo termine

Roma, 30 gen. (askanews) – Dopo una lunga fase di stabilità, a dicembre l’inflazione percepita dai consumatori nell’area euro Ha registrato un leggero rialzo, portandosi al 3,2% sull’insieme dei passati 12 mesi, rispetto al 3,1% dei mesi precedenti.

Secondo l’ultima rilevazione effettuata dalla Bce, sono invece rimaste invariate le aspettative mediane per l’inflazione futura, al 2,8% sui prossimi 12 mesi, ma sono salite al 2,6% (dal 2,5%) quelle da qui a 3 anni e al 2,4%, dal precedente 2,2%, quelle sull’orizzonte dei prossimi cinque anni.

Mattarella: comunicazione orientata da interessi, fondamentale giornalismo

Roma, 30 gen. (askanews) – “Oggi, il rischio di un abbattimento del pluralismo, sostituito da una comunicazione globale uniforme e orientata da interessi, è particolarmente elevato. In questi contesti, il ruolo dei giornalisti e dei giornali, storicamente inteso come contropotere in grado di stimolare il pensiero critico, il dibattito e la libertà di scelta dei cittadini, è più che mai fondamentale”. Lo ha scritto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una lettera a Il Foglio in occasione del 30esimo anniversario dalla nascita del giornale.

“I rapidi cambiamenti tecnologici, la concentrazione della proprietà dei nuovi media in poche mani, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e la diffusione delle fake news rappresentano sfide significative per le democrazie liberali”, ha aggiunto il capo dello Stato.

L’impegno pubblico dei cristiani: Mons. Paglia richiama la forza del sogno perduto

Il mio intervento parte da un auspicio molto forte: il ritorno di un sogno. Le categorie tradizionali di destra, centro e sinistra appaiono oggi svuotate, private di contenuto e incapaci di suscitare passione. Il vero problema del nostro tempo non è la collocazione politica, ma l’assenza di una visione capace di accendere energie collettive. È una crisi che non riguarda solo l’Italia, ma l’Europa e l’intero pianeta: siamo entrati nel nuovo secolo “a testa bassa”, senza sogni e senza grandi passioni.

La crisi del mondo cattolico

In questo scenario, la crisi del mondo cattolico appare particolarmente grave. Non si tratta soltanto di una crisi organizzativa – la diminuzione dei preti, il calo della partecipazione alla vita ecclesiale – ma di una crisi spirituale e culturale più profonda. La Chiesa, in Italia e in Europa, appare ripiegata su se stessa, concentrata sui propri problemi interni, perdendo la capacità di sognare un mondo diverso, più fraterno, solidale e giusto. Questa responsabilità non riguarda solo i vertici ecclesiastici, ma anche i singoli cattolici impegnati nella vita pubblica e politica.

L’assenza di sogni genera populismi. I populismi, infatti, sono il prodotto del vuoto lasciato dalla scomparsa di quelle grandi passioni che animarono le generazioni del dopoguerra. I padri costituenti, l’Europa immaginata dai suoi fondatori, la nascita delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti umani furono il frutto di una visione condivisa: la volontà di costruire un mondo radicalmente diverso dopo la tragedia della guerra. La Costituzione italiana nacque non tanto come compromesso tra schieramenti diversi, ma come progetto unitario per tutti.

Umanesimo cristiano e umanesimo laico

Quella visione era alimentata da due grandi tradizioni europee: l’umanesimo laico e l’umanesimo cristiano. Il Codice di Camaldoli, come altre sollecitazioni culturali e spirituali, testimoniava un cattolicesimo capace di pensiero alto, universale, non autoreferenziale. 

Oggi questa dimensione sembra smarrita. Per questo è necessario spostare il baricentro della riflessione sull’Europa: non si può parlare seriamente dell’Italia senza parlare dell’Europa. È l’Europa, infatti, l’unico spazio politico in grado di arginare la frammentazione del mondo e la crisi dell’universalismo, messo in discussione da nuovi imperi e da politiche di potenza.

L’Europa risente della debolezza del cristianesimo

La debolezza del cristianesimo europeo è intimamente legata alla debolezza della politica europea. Il ripiegamento delle comunità cristiane su una dimensione puramente interna è una forma di irresponsabilità storica. I cattolici hanno il dovere di tornare a vivere la politica in prima persona, non necessariamente attraverso un partito d’ispirazione cristiana – ipotesi che appare oggi poco realistica – ma superando l’attuale dispersione, che è sterile e inefficace.

Un dato drammatico incombe su tutto: in Italia il 50% dei cittadini non vota. È un segno di disaffezione profonda, che non può essere ignorato. Continuare a discutere di schieramenti significa occuparsi di “questioni di cortile”, mentre metà del Paese resta fuori dalla partecipazione democratica. Qui si gioca, appunto, una responsabilità storica del mondo cattolico e laico insieme.

Infine, il discorso si carica di una forte denuncia morale: la guerra è stata nuovamente sdoganata come strumento di pace. Questo è un tradimento dello spirito della Costituente e della passione che rese grande l’Italia e l’Europa nel dopoguerra. La memoria di chi ha vissuto direttamente quell’esperienza – giovani costituenti capaci di dividersi sulle leggi ordinarie ma di unirsi nel pomeriggio per scrivere una Carta per tutti – mostra quanto sia urgente recuperare quello spirito unitario.

Una nuova alleanza

Destra, sinistra e centro non bastano più. Ciò che serve è una nuova alleanza tra cattolici, laici di matrice umanista, capace di restituire all’Europa una prospettiva universale fondata su fraternità, solidarietà e responsabilità storica. Senza questo ritorno al sogno, la politica resta amministrazione senz’anima e il futuro una terra già disegnata. Da altri.

N.B. Il testo non è stato rivisto dall’autore. Per accedere alla registrazione video del dibattito (Radio Radicale) clicca qui.

Ogni ammiccamento complice crea equivoci

Per una volta sarebbe il caso di chiedere a Giorgia Meloni il contrario di quel che le si chiede abitualmente e cioè di non tenersi in bilico, sul filo dell’equilibrio, incline al compromesso. Quindi, di non barcamenarsi, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, ma, all’opposto, di prendere una posizione forte, risoluta, priva di ogni ambiguità e ogni incertezza.

Il nodo Trump e la politica estrema

Si tratta ovviamente di decidere il da farsi con Donald Trump e con la sua politica estrema (vedi da ultimo alla voce Minneapolis). Finora Meloni ha camminato sul filo: ha risposto a tono quando proprio non poteva farne a meno, ma ha evitato per quanto possibile di finire in fuori gioco, attestandosi su di una linea più nitidamente critica.

Il doppio registro diplomatico

Giocando diplomaticamente sui due registri, ha voluto difendere la memoria dei soldati italiani dileggiati dal tycoon, salvo dichiarare un attimo dopo di sperare che il tycoon sia insignito di quel premio Nobel che fa parte dei suoi più tenaci deliri.

Ora però questo bilanciamento comincia a non avere né un senso né una ragione.

Da parte della Casa Bianca c’è ormai una tale presa di distanza dall’antica politica atlantica che ogni concessione diplomatica, ogni ammiccamento complice, ogni gesto di apparente cortesia rischia di lasciarsi dietro una scia di equivoci da cui converrebbe invece tenersi al riparo.

Amicizia sì, equivoci no

Gli Stati Uniti restano un paese amico, certo. Ma l’interpretazione che Trump sta dando della nostra amicizia e il suo modo di interpretare la pace e la democrazia sono lontane mille miglia dal sentimento politico del nostro Paese.

Sarebbe il caso che Meloni trovasse il modo di dirglielo. Senza ambiguità.

 

Fonte: La Voce del Popolo – 29 gennaio 2026 [Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Ripartiamo dal popolarismo sturziano declinandolo in chiave moderna

Un bipolarismo estraneo alla storia italiana

L’Italia non è un Paese da sistema politico bipolare. Non lo è mai stata nella sua cultura politica, nella sua storia istituzionale, nella sua struttura sociale. Eppure si insiste in questa direzione.

Da anni ci viene proposto – e in qualche modo inculcato – un bipolarismo forzato, quasi fosse l’unica forma possibile di democrazia moderna. Un meccanismo che pretende di ridurre la complessità della società italiana a due blocchi contrapposti, come in una versione semplificata – e spesso caricaturale – del modello americano.

Uno scimmiottamento che diventa farsa

Ma quel modello non ci appartiene. Non è nato dalla nostra storia, né dalle nostre tradizioni politiche. È uno scimmiottamento che finisce per trasformarsi in farsa: due poli che si contrappongono in modo rituale, mentre entrambi cercano di intercettare lo stesso bacino elettorale, quello centrale e moderato, dove si concentra la parte più ampia e decisiva dell’elettorato.

La parentesi tripolare e la sua normalizzazione

Non è un caso che, a un certo punto, si sia parlato di sistema tripolare, con l’entrata in scena del Movimento 5 Stelle che aveva intercettato, tra le altre cose, uno spazio politico rimasto vuoto: quello di chi non si rivede in questo schema dei due blocchi contrapposti.

Ma quella rottura è stata progressivamente riassorbita: il Movimento è stato “normalizzato”, ricondotto dentro la logica del “campo largo”, e dunque riportato all’interno del perimetro del bipolarismo, abbagliato dalla possibilità di vincere.

Accordi sì, matrimoni forzosi no

Non si criticano gli accordi elettorali in quanto tali. Si criticano i matrimoni forzosi, fondati unicamente sull’obiettivo di vincere e non su una visione condivisa.

E cosa fanno i partiti di ispirazione popolare? Si prestano a essere cavalli di Troia del sistema. Portatori d’acqua a vantaggio di raggruppamenti di destra e di sinistra con cui hanno, spesso, poco da spartire dal punto di vista delle idee e dei valori.

Offrono un contributo identitario in cambio di qualche seggio sicuro, di una candidatura protetta, della speranza di partecipare alla vittoria di uno dei due schieramenti e alla spartizione del potere.

L’anomalia italiana del centro politico

In gran parte d’Europa i partiti di centro e di ispirazione popolare esprimono percentuali significative, spesso intorno al 15–20%, quando non di più.

Solo in Italia quell’area è frammentata, dispersa, fagocitata dentro coalizioni che ne sterilizzano l’identità. Molti esponenti di cultura popolare hanno finito per trovare casa in partiti che poco o nulla hanno a che vedere con quella tradizione. Tuttavia i tempi sono maturi perché si possa tentare di costruire davvero il partito dei popolari.

Non si tratta di rifare la Democrazia Cristiana, che appartiene alla storia della Repubblica. Tentare di replicarla sarebbe un’operazione nostalgica e fuori dal tempo. Si tratta, piuttosto, di ripartire dal popolarismo sturziano e declinarlo in chiave moderna.

La lezione di Sturzo: metodo prima del simbolo

Il Partito Popolare di don Sturzo non era un partito-persona né un contenitore di potere. Nasceva da una cultura politica fondata sulla centralità della persona, sul valore dei corpi intermedi, sulla sussidiarietà, sulla responsabilità, sulla libertà unita alla solidarietà.

Era una chiamata all’impegno dei “liberi e forti”, non una costruzione artificiale di schieramenti. Ripartire da quella idea significa recuperare un metodo prima ancora che un simbolo: autonomia, identità, progettualità.

Un soggetto politico autonomo e riconoscibile

Significa costruire un soggetto politico riconoscibile, alternativo al bipolarismo forzato, capace di presentarsi agli elettori senza subalternità.

Ricostruire la casa dei popolari non sarà semplice. Occorrerà mettere da parte personalismi e calcoli di breve periodo. Non dovrà nascere per alimentare l’ego di qualche leader né per drenare voti verso destra o verso sinistra in cambio di posizioni di rendita. Diversamente, non avrebbe senso.

Dovrà nascere con ambizione: ambizione di identità prima ancora che di consenso, ambizione di progetto prima ancora che di alleanza. Un partito che, nella scia del popolarismo sturziano e della migliore tradizione democratico-cristiana, torni a elaborare soluzioni concrete sui grandi temi del Paese: lavoro, famiglia, corpi intermedi, autonomia, solidarietà, Europa.

Correre con la propria identità

Correre con la propria identità non significherà isolarsi ma identificarsi. Significherà restituire al voto la sua dimensione di scelta consapevole, liberare una parte dell’elettorato dall’obbligo di scegliere “contro” qualcuno anziché “per” qualcosa.

La chiamata all’unità dei popolari non è nostalgia. È una proposta politica. È la richiesta di rompere un equilibrio artificiale e di rimettere al centro la persona, la comunità e il bene comune.

È evidente, infine, che esistano difficoltà oggettive, legate a una legge elettorale che premia i raggruppamenti di liste. Proprio per questo è necessario avviare un processo politico serio, coerente e capace di guardare lontano.

Occorre dare vita a un Partito dei Popolari Uniti che si presenti alle prossime elezioni con una propria identità autonoma, non come appendice di uno dei poli, ma come forza autenticamente alternativa, pronta a dialogare con chi condivida l’esigenza di superare l’attuale schema.

In questa prospettiva, l’obiettivo è costruire un autentico “campo degasperiano”, dialogando con le forze di matrice liberale e riformista più vicine per cultura e visione e mantenendo una chiara distanza da impostazioni populiste, sovraniste o massimaliste di ogni segno.

Una scelta di responsabilità

Costruire il partito dei popolari non è un’utopia. È una scelta di responsabilità. «Solo se saremo uniti saremo forti, solo se saremo forti saremo liberi».

Dalla gogna mediatica al cannibalismo sociale

Il rancore come clima emotivo dominante

Da alcuni anni il Rapporto CENSIS evidenzia una deriva montante nella società italiana (ma si ha motivo di pensare che sia un fenomeno sociale planetario): quello di un sentimento diffuso e crescente di ‘rancore’ come stato d’animo persino prevalente in molte relazioni umane.

Leggendo la cronaca quotidiana si percepisce come questo fermo immagine non abbia un target di riferimento: è piuttosto una declinazione peggiorativa di un modo di essere e di pensare, un correlato della diffidenza mista a cattiveria, giustizialismo preconcetto, sfiducia nel futuro, vendetta.

Anche nei reati a sfondo sessuale, oltre alle violenze fisiche, crescono quelle occulte e simboliche, tendenti a colpire qualcuno, dare scandalo, violare la privacy, ferire nell’intimità, ne è prova il diffondersi del cd. revenge porn che – tradotto alla lettera – significa proprio porno-vendetta.

Violenza simbolica e morte civile

In questi giorni sono accaduti fatti che fanno riflettere. A cominciare dai genitori di quell’uomo che ha ucciso crudelmente la moglie a motivo di una separazione che non accettava: la gogna mediatica – ma potremmo meglio dire la ‘fogna’ dei social si è scatenata con insulti, accuse, offese per ‘aver messo al mondo un assassino’ e questo li ha portati ad un duplice suicidio, non reggendo l’onta del pubblico ludibrio.

Questo vezzo della calunnia attraverso i canali dei social è incalzante, crescente, pervasivo, crudele: un ricettacolo di pulsioni negative privo di alcun profilo morale, un’anticipazione del giudizio, il prevalere di sentimenti negativi che rimuovono ogni umana comprensione verso chi è già colpito dal dolore, la cancellazione di ogni parola di mitezza, benevolenza, condivisione, consolazione.

È solo l’ultimo anello di una catena dove si tollerano l’anonimato e la vigliaccheria di chi usa strumenti comunicativi per offendere e far del male, fino all’istigazione vera e propria a pagare il prezzo più alto – la vita – con accanimento, odio e ferocia.

Minori, insulti e fallimento educativo

Basti ricordare i casi di minori che non hanno retto gli insulti e i vituperi, persino gli inviti a farla finita inflitti da coetanei: e questo la dice lunga sul comportamento, il linguaggio e gli stili di vita che vanno diffondendosi tra i giovani e i giovanissimi.

In tutto questo viene da chiedersi quale ruolo educativo svolga la famiglia, quale prevenzione, quale controllo. Ma questo è un tema che merita un approfondimento che in questa sede viene solo accennato.

Indifferenza, sciacallaggio, disumanità

L’eco della cronaca riporta fatti sconvolgenti, c’è solo purtroppo l’imbarazzo della scelta.

Come quel ragazzo trovato morto sul ciglio della strada nel quartiere di San Salvario a Torino: caduto dalla bici non è stato soccorso in fin di vita da chi, transitandogli a fianco in auto, ha fatto finta di non vederlo o peggio si è fermato solo per frugargli nelle tasche e rubargli il portafoglio.

Qualche sciacallo che non ha provato il minimo dovere di prestare aiuto, senza alcuna pietà. Un gesto vergognoso e disumano che non ha giustificazione alcuna.

Truffe agli anziani e violenza finale

Per finire si ha notizia dell’ennesima truffa perpetrata ai danni di una anziana signora, con la solita scusa del fantomatico incidente accaduto ad un figlio e la richiesta di soldi e gioielli per tacitare rivalse, carcerazioni e condanne inesistenti.

Si presentano alla porta spesso camuffati da forze dell’ordine, senza alcun riguardo per l’età della vittima presa di mira, facendo leva sugli affetti familiari da proteggere. Criminali della peggiore specie che approfittano della minorata difesa fisica, mentale, emotiva degli anziani senza remore per le conseguenze: la signora in questione è deceduta dal dolore per un infarto, chi l’ha derubata si è reso uno spietato assassino.

Da dove ricominciare?

Viviamo in un mondo dove la violenza percepita cresce – oltre le statistiche rassicuranti – la barbarie prende il sopravvento sulla bontà e la mitezza, mentre i reati diventano sempre più crudeli e sorprendenti.

Non si sa da che parte cominciare: certamente da famiglia e scuola, partendo dai giovani tra i quali si vanno diffondendo forme di violenza senza freni inibitori. Non sono tutti così ma sta crescendo una generazione priva di regole morali, fredda, impulsiva, minimalista, irrazionale, capace di giocare la vita propria e altrui in un attimo.

Senza dimenticare che la società degli adulti è cattiva maestra di vita, sempre più cinica, indifferente, rancorosa, soggiogata dall’interesse e dal dio denaro.

Come ci ha insegnato Seneca il buon esempio è la migliore lezione possibile: l’importante è praticarlo.

Ucraina, Trump: apprezziamo molto stop a attacchi accettato da Putin

Roma, 29 gen. (askanews) – Sui tentativi per mettere fine alla guerra in Ucraina “penso che siano stati fatti molti progressi. Ho chiesto alla Russia di non lanciare attacchi per un certo periodo di tempo. Abbiamo chiesto (al presidente russo Vladimir) Putin sé può interrompere gli attacchi per una settimana, per via del freddo, che in Ucraina è terribile. E ha accettato, e lo apprezziamo molto. È una guerra molto, molto brutta”. Lo ha affermato il presidente Usa Donald Trump, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca.

Ucraina, Trump: apprezziamo molto stop a attacchi accettato da Puntin

Roma, 29 gen. (askanews) – Sui tentativi per mettere fine alla guerra in Ucraina “penso che siano stati fatti molti progressi. Ho chiesto alla Russia di non lanciare attacchi per un certo periodo di tempo. Abbiamo chiesto (al presidente russo Vladimir) Putin sé può interrompere gli attacchi per una settimana, per via del freddo, che in Ucraina è terribile. E ha accettato, e lo apprezziamo molto. È una guerra molto, molto brutta”. Lo ha affermato il presidente Usa Donald Trump, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca.

Usa, Tesoro accende i fari sui cambi, Bessent: "Stretto monitoraggio"

Roma, 29 gen. (askanews) – Il Tesoro degli Stati Uniti punta i riflettori sul mercato dei cambi. Washington ha avviato “uno stretto monitoraggio” sull’ipotesi che “i nostri partner commerciali stiano operando tramite interventi sui mercati dei cambi e pratiche non di mercato, per manipolare le loro valute in maniera da avere un vantaggio competitivo sleale sul commercio”. Lo ha annunciato il segretario di Stato al Tesoro Usa, Scott Bessent.

“Il Tesoro – ha detto – sta rafforzando la sua analisi sulle politiche e le pratiche valutarie dei partner commerciali”.

Questo dopo che nelle ultime sedute il dollaro è stato coinvolto da marcati movimenti, che hanno visto valute occidentali apprezzarsi sul biglietto verde, l’euro è salito sopra 1,20 dollari, ai massimi dal 2021, il franco svizzero ai massimi da 10 anni. Invece le valute di diversi giganti delle esportazioni dell’Asia hanno mostrato cali negli ultimi mesi, come quelle di Corea del Sud – su cui il presidente Usa Donald Trump ha recentemente minacciato un rilancio dei dazi – di Giappone e Taiwan.

E poi ci sta il sospettato “numero uno”, la Cina. In un rapporto semestrale al Congresso, il Tesoro Usa precisa di non aver ancora designato la Cina come “un manipolatore dei cambi”. Tuttavia, “spicca tra i nostri maggiori partner per la sua mancanza di trasparenza sui tassi di cambio. Questa mancanza di trasparenza non impedirà al Tesoro di denunciare la Cina se dovessero emergere elementi che suggeriscono un suo intervento, tramite canali formali o informali, per resistere all’apprezzamento futuro del renminbi”, la valuta cinese, chiamata anche yuan.

Secondo il Tesoro Usa la sottovalutazione dello yuan è “insostenibile”, dato il gigantesco e crescente surplus esterno della Cina. “E’ importante che le autorità cinesi consentano al renminbi di rafforzarsi in maniera ordinata e tempestiva – avverte il rapporto – in linea con le pressioni macroeconomiche e con i fondamentali”. (fonte immagine: US Treasury).

Camera, Fontana tenta stop in extremis a conferenza remigrazione. Ma Furgiuele la conferma

Roma, 29 gen. (askanews) – Il pressing per l’annullamento non è servito: si terrà domani a Montecitorio la conferenza stampa per lanciare la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare ‘Remigrazione e riconquista’ che vede tra i promotori Casapound, il Fronte Skinheads, la rete dei Patrioti e Brescia ai bresciani. Lo ha ribadito, ancora una volta, il deputato leghista Domenico Furgiuele, nonostante il presidente della Camera Lorenzo Fontana, suo collega di partito, abbia tentato in extremis di farlo desistere dopo le proteste di questi giorni da parte delle opposizioni (Pd, M5S, Avs, +E) che sono sul piede di guerra e annunciano iniziative eclatanti contro la “legittimazione” in “sedi istituzionali” di “gruppi estremisti che si richiamano al fascismo e al nazismo”.

La tensione è altissima. Nei giorni scorsi, era già caduta nel vuoto la moral suasion di Fontana alla kermesse della Lega in Abruzzo e oggi, dopo le ultime prese di posizione, il presidente della Camera ha definito “inopportuna” la conferenza auspicando che “il deputato ci ripensi”. Niente da fare.

“C’è una pressione da parte delle sinistre sempre pronte a riempirsi la bocca di democrazia, Repubblica e carta costituzionale, che evocano la partecipazione salvo poi spaventarsi di fronte alle iniziative dei cittadini”, puntualizza l’esponente ‘vannacciano’ ribadendo che la “prenotazione della sala stampa è appannaggio del singolo deputato”. Nella giornata, la capigruppo dem Chiara Braga aveva invitato il presidente dei deputati della Lega Riccardo Molinari a convincerlo a impedire “questa grave offesa alle istituzioni”. Richiesta respinta al mittente da Molinari: “con quale coraggio Braga ci fa la morale, mentre il suo partito strizza l’occhio ai terroristi?”.

Furgiuele assicura che Matteo Salvini “è al corrente, ma rispondo io di quello che accade, lui dà fiducia ai suoi parlamentari che la ripagano con grande senso di responsabilità. Non sono stato richiamato dal partito per ripensarci”, fa notare. Proprio oggi, d’altronde, il vicepremier in Senato, rispondendo ad una interrogazione sul suo incontro al ministero con il leader di estrema destra inglese Tommy Robinson, condannato per diversi reati e definito da Avs “neofascista e fondatore di movimenti razzisti”, difendeva la sua scelta seppur tentando di ridurla a una semplice “intervista”.

Fontana contro Vannacci ma per Salvini può restare: ci chiariremo

Roma, 29 gen. (askanews) – Roberto Vannacci “è un problema per i giornalisti non per gli italiani, non per la Lega. Noi abbiamo voglia di costruire, crescere, non di litigare”. Nella sala della Regina a Montecitorio, dopo aver concluso la cerimonia di presentazione del volume sui discorsi di Roberto Maroni, Matteo Salvini usa proprio la storia di uno dei fondatori della Lega per provare ad abbassare la tensione che nel partito hanno suscitato le mosse del generale: “Maroni – ricorda – cominciò in Democrazia proletaria. Nella Lega c’è spazio per la sensibilità di tutti da che è mondo è mondo”.

A sentire il vicepremier, dunque, non c’è aria di cacciata dal partito dell’europarlamentare a cui lui stesso consegnò la tessera leghista un anno fa nominandolo vicesegretario qualche mese dopo. Ma il malumore per le sortite di Vannacci – da ultimo la registrazione del simbolo ‘Futuro nazionale’ – soprattutto tra i governatori del Nord persiste. Oggi è il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a esporsi: “Mi sono fatto l’idea che ci sia qualcosa di un po’ anomalo. Che possano esserci idee diverse all’interno di uno stesso partito è una cosa normale e può essere motivo di crescita culturale; ma quando si iniziano a creare circoli organizzati, si iniziano a tenere incontri, si registra un simbolo e uno statuto e si rimane all’interno di un altro partito con la qualifica di vicesegretario, allora è una cosa un po’ anomala”. Parole che non possono lasciare Salvini indifferente. Anche perché, come osserva lo stesso Fontana, se l’ex generale vada espulso è lui a doverlo decidere.

A rimarcare la differenza con le posizioni vannacciane così distanti dalla Lega delle origini celebrata oggi a Montecitorio anche dal presidente della Camera Lorenzo Fontana (“Noi siamo quella cosa lì”) e dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è ancora una volta il capogruppo a Montecitorio Riccardo Molinari. In una nota in cui prende le distanze dalla conferenza stampa organizzata dal leghista Domenico Furgiuele insieme a sigle neofasciste come Casapound su un tema caro a Vannacci, la remigrazione, puntualizza: “La Lega storicamente non ha mai avuto nulla a che fare con Skinhead e facinorosi. Sarebbe stato molto meglio parlare dello straordinario lavoro che il Ministro Piantedosi e il sottosegretario Molteni stanno facendo sul fronte della sicurezza, invece che di una proposta di legge che non è della Lega”.

Vannacci, in una intervista al Corriere della Sera, ribadisce che quello depositato lo scorso 24 gennaio, mentre a Rivisondoli andava in scena la kermesse leghista ‘Idee in movimento’, “è solo un simbolo. Ci pensavo da un po’” e sui sondaggi che danno un suo eventuale partito come minimo al 2% commenta: “Io non mi accontento. Punto in alto. Voglio di più. Il sei, il dieci, il quindici, il venti per cento”. E all’obiezione che così sparirebbe la Lega, ribatte: “No, la Lega andrebbe al 30%…”. Quindi con lui dentro.

“Fantascienza”, come dice lui, o Psyops – operazione psicologica tanto usata in ambito militare, o, più banalmente, una “trollata”, sta di fatto che il tema sta lasciando sulle spine anche chi nel progetto del Mondo al Contrario che diventa un partito ci crede davvero. L’associazione nata per sostenere le idee del generale tuttavia scricchiola, non gode di buona salute. E oggi perde altri pezzi. I responsabili dei team di Milano, Varese, Busto Arsizio e Verona dichiarano la “rottura totale e definitiva” con un movimento che definiscono “un bluff politico e organizzativo”, “un fallimento conclamato”. In un durissimo comunicato affermano che “l’unico vero interesse dimostrato dalla dirigenza è stato quello di organizzare incontri pubblici a pagamento, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un movimento politico in una sorta di circuito commerciale”.

Tra chi ha rotto con Vannacci definendolo un bluff c’è la convinzione che l’ex generale punti a mantenere il suo seggio in Europa, a restare a Bruxelles dove ha in programma di traslocare a settembre anche tutta sua la famiglia. Il simbolo ‘Futuro nazionale’ sarebbe un’operazione di marketing per vendere gadget e nei progetti dell’europarlamentare non ci sarebbe neanche una candidatura alle politiche del 2027, figuriamoci un partito, bensì una conferma alle Europee del 2029.

Intanto, il profilo Istagram inaugurato ieri annunciando “Italia, stiamo arrivando” si svuota: i due post pubblicati ieri vengono eliminati. Un probabile passo indietro in attesa del chiarimento tra segretario e vice. Restano quasi 3mila follower e l’invito a unirsi al canale Telegram dove nel frattempo si anima il dibattito sul futuro del generale: fuori o dentro alla Lega?

Camera, Furgiuele: confermo conferenza, nessun richiamo dal partito

Roma, 29 gen. (askanews) – Il deputato della Lega, Domenico Furgiuele, conferma che la conferenza sulla remigrazione in programma domani a Montecitorio si terrà, nonostante l’invito a ripensarci del presidente della Camera.

“Il presidente Fontana – dice interepellato telefonicamente – fa il suo mestiere, è un mio amico, non mi ha mai fatto sconti, mi ha anche sospeso”, “c’è una pressione da parte delle sinistre sempre pronte a riempirsi la bocca di democrazia, Repubblica e carta costituzionale, che evocano la partecipazione salvo poi spaventarsi di fronte alle iniziative dei cittadini”.

“Si terrà questa iniziativa che è mia, la prenotazione della sala stampa è appannaggio del singolo deputato e io mai mi sognerei nella mia vita di interrompere una iniziativa della Braga di turno anche se invitasse Satana”, aggiunge Furgiuele.

“Salvini – sottolinea – è al corrente ma rispondo io di quello che accade, lui dà fiducia ai suoi parlamentari che la ripagano con grande senso di responsabilità. Non sono stato richiamato dal partito per ripensarci, ha provato a fare moral suasion il presidente della Camera che in questo caso deve avere molta pazienza con me”.

Dl Pnrr, ok Cdm a semplificazioni, Zangrillo: basta duplicazioni inutili

Roma, 29 gen. (askanews) – È stato approvato oggi in Consiglio dei ministri il decreto-legge Pnrr che prevede, tra le altre, importanti misure volte a semplificare la vita di cittadini, famiglie e a ridurre la burocrazia per le imprese. “Continua il percorso avviato per rendere le procedure più efficienti eliminando inutili duplicazioni per contribuire alla crescita del Paese”, ha dichiarato il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, secondo quanto riporta un comunicato a margine dell’approvazione del provvedimento a Palazzo Chigi.

Tra le principali misure è prevista la validità illimitata della carta d’identità per gli ultrasettantenni e la possibilità di richiedere la tessera elettorale anche in formato digitale con evidenti benefici per gli utenti ma anche per i Comuni. Importanti novità anche per accedere a benefici economici e agevolazioni con le amministrazioni che potranno acquisire direttamente per via telematica la dichiarazione ISEE eliminando inutili duplicazioni e sprechi di tempo.

Eliminato l’obbligo di conservare per 10 anni le ricevute cartacee emesse dai POS per i pagamenti con bancomat, carte di credito o prepagate. Semplificazioni anche sul fronte dell’installazione di mezzi pubblicitari su strada dove basterà presentare una SCIA al Comune, prosegue il comunicato. Modificata la misura che permette di sostenere l’esame di idoneità professionale per gli autotrasportatori non solo nella provincia di residenza ma anche nell’intera Regione.

Importanti novità anche in materia di navigazione, si legge, con la possibilità di eseguire il trasbordo dell’equipaggio tra unità dello stesso armatore senza la messa in disarmo della nave stessa purché questa resti ormeggiata e non navighi. Meno burocrazia anche per le imprese con meno di 5 dipendenti che nel caso di violazione della privacy possono attivare un meccanismo di notifica proporzionato alla loro dimensione.

“Abbiamo semplificato oltre 400 procedure intervenendo in settori strategici per cittadini e imprese. In questo modo il Dipartimento della funzione pubblica è in linea con gli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta di un risultato importante che abbiamo raggiunto con un metodo di lavoro basato sull’ascolto e il confronto con tutti gli attori coinvolti a partire dalle amministrazioni, le associazioni di categoria e i nostri utenti.

Molte delle novità introdotte sono state elaborate sulla base dei contributi pervenuti da cittadini e imprese nell’ambito della consultazione pubblica “La tua voce conta” e per la prima volta, tutti gli interventi adottati sono illustrati, settore per settore, sul portale “Italia semplice”, ha sottolineato Zangrillo.

“Si tratta di un lavoro intenso che sta andando oltre le scadenze fissate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con questo nuovo pacchetto di semplificazioni proseguiamo nel percorso di modernizzazione per costruire una Pubblica amministrazione più semplice e più vicina ai bisogni dei nostri utenti cittadini, famiglie e imprese”, ha concluso il ministro.

Dopo Trump i complimenti di Calenda, l’aspetto fisico della premier non è più tabù

Roma, 29 gen. (askanews) – Un complimento alla presidente del Consiglio. Ma non un complimento su quello che sta facendo come presidente del Consiglio, un complimento-complimento di quelli che hanno a che fare con la cosa più interpretabile, interpretata e sacra che c’è: il corpo.

Si può fare un complimento di questo tipo alla donna che guida il governo senza che diventi una mancanza di rispetto, un modo per sminuirne l’azione politica, comunque la si pensi, o per fare mostra di vecchi stereotipi? Certo, qualcuno si chiederà se un tale complimento sia mai stato rivolto a un uomo, mentre sedeva a Palazzo Chigi: erano “in forma” Berlusconi, Renzi, Gentiloni, Conte? Non lo sappiamo. Carlo Calenda, il liberale Carlo Calenda che, evidentemente, non teme la possibile alzata di scudi di una parte del movimento femminista o il commento tranchant della stessa premier, questo complimento l’ha fatto.

Il contesto, c’è da dirlo, è quello sempre goliardico di “Un giorno da Pecora”, la trasmissione su Rai Radio1 condotta da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Domanda secca: c’è una donna che ultimamente trova molto bella? Calenda risponde: “In questo momento secondo me è in forma Giorgia Meloni, la trovo una bella donna. Non sto dicendo che mi piaccia o altro, sia chiaro, è il Presidente del Consiglio, le ho fatto solo un complimento”. Chissà come la prenderà lei, a cui, a occhio, devono aver insegnato che conta più essere brava che bella, anche se poi, alla fine, il tentativo di tutte è provare a tenere insieme le due cose (e molte altre), mandando in confusione, ovviamente, l’universo maschile.

C’è anche da dire che, sull’estetica, il terreno si fa sempre scivoloso. Gira un video sui social in cui, durante un comizio in Puglia, attaccando un “intellettuale da salotto” che aveva addebitato il suo successo elettorale a un make up ben fatto, Meloni sbotta: “Al netto del fatto che io mi trucco da sola e manco così bene, vi rendete conto di quanto sono superficiali le letture di questi intellettuali da salotto?”. Ma il complimento che ha fatto più parlare è quello che le ha rivolto il presidente americano Donald Trump, al termine del vertice a Sharm el Sheikh: “Non ti offendi se ti dico che sei bella vero?”. Lei ha incassato, sorridendo, forse non senza imbarazzo e lui, che viene dal paese del “Me too”, l’ha chiusa nel suo stile: “Se negli Stati Uniti usi la parola ‘bella’ per descrivere una donna è la fine della tua carriera politica”.

Certo, non si può non osservare il tempismo del complimento di Calenda, che giunge proprio a ridosso dell’avvio di un dialogo più stretto tra Azione e Forza Italia, ma non va nemmeno dimenticato che Calenda, con le sue proposte, ha sempre avuto un’interlocuzione con il governo e con la premier. O, forse, la spiegazione è più semplice e sta in quello che, di recente, ha rivelato, sempre tra il serio e il faceto, la moglie di Calenda, Violante Guidotti Bentivoglio secondo la quale “lui ha un po’ un debole per la Meloni, non da un punto di vista… Proprio una persona con cui ha” affinità. Nel siparietto “coniugale”, andato in onda su Radio Globo e cliccatissimo sui social, la consorte, alla fine, lo bacchetta: “Ultimamente sgalletti più del solito”. Lui risponde secondo il copione del maschio medio: “Ma che sei matta?”.

IA, più è mainstream più torna valore creatività umana

Roma, 29 gen. – Per Francesco De Fazio, architetto, l’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente il lavoro nei settori creativi dell’architettura e il design, ma anche il real estate, ma sta anche producendo un effetto collaterale ormai evidente nel quotidiano professionale: mentre l’uso di strumenti digitali e output sviluppati con AI cresce e accelera processi e tempi, aumenta parallelamente la ricerca di elaborati “veri”, di creatività riconoscibilmente umana, di matericità e sensorialità. “Lo vedo tutti i giorni: da un lato gli strumenti ci aiutano nel lavoro operativo e riducono il time spending, dall’altro rischiano di rendere ciò che produciamo più generalista, più omogeneo”, spiega De Fazio. Secondo l’architetto, proprio perché le creatività generate o assistite dall’AI stanno diventando mainstream, molti brand e aziende stanno spostando l’attenzione su costruzioni più umane e naturali, un orientamento che De Fazio osserva anche nei settori affini citati nel suo intervento, come cinema, fotografia e moda. In questo scenario, sostiene, la tecnologia resta centrale se usata nel modo corretto: come leva per togliere lavoro operativo, liberare tempo e lasciare spazio alla parte che non si può “automatizzare” davvero, cioè visione, idea, gesto creativo. “Lo schizzo a mano, la possibilità di far nascere un’intuizione e riconoscerla come propria, diventano ancora più importanti: l’AI può supportare, ma non deve appiattire”, continua De Fazio. Il punto, per De Fazio, è anche culturale oltre che tecnico: con il ritorno di interesse per realtà, tatto, imperfezione e autenticità, cresce il peso della comunicazione e dello storytelling. “Analisi, strategia e capacità narrativa del brand diventano fondamentali, e possono essere coadiuvate da sistemi che velocizzano la parte operativa. È uno scenario imprescindibile per aziende, brand e professionisti che vivono di creatività e comunicazione”, conclude

A Monaco l’hotel dove la raffinatezza parte in pole position

Monaco, 29 gen. (askanews) – Porta il nome del più famoso navigatore italiano ed è la dimostrazione che il vero lusso non prevede orpelli. “Siamo un albergo lifestyle, è quello che voleva David Coulthard, il nostro fondatore, ex pilota di Formula 1. Voleva farne il primo albergo lifestyle del Principato di Monaco e dal 2001 è così”.

Nancy Ricozzi, director of Sales & Marketing di Columbus Monte-Carlo è la nostra guida per capire l’understatement. Tutto comincia nell’aprile 2001, quando Coulthard – formidabile campione McLaren e primo leader della Red Bull Racing – decide di acquistare un vecchio hotel 3 stelle. La posizione appare insolita, ma si rivelerà strategica: l’hotel, oggi parte della Curio Collection by Hilton, si trova a Fontvieille, quartiere residenziale affacciato sul mare. La sua quiete contrasta con il ritmo di Monaco, ma ne integra l’essenza.

Columbus Monte-Carlo presenta ambienti dominati dal blu-oro per evocare la raffinatezza monegasca e un dinamismo misurato. Non tutti lo conoscono fuori dal Principato, ma è apprezzato e consigliato dai locali, con le massime valutazioni nei commenti degli utenti. Il ristorante al suo interno, Tavolo, offre una raffinata cucina italiana.

Di fronte si trovano Les Perles de Monte-Carlo, punto di riferimento per gli intenditori di frutti di mare sul porto di Fontvieille.

“Questo albergo è l’unico nel quartiere di Fontvieille, il quartiere più autentico, secondo me, di Monaco, perché è il quartiere dove puoi incontrare i veri monegaschi, un luogo un po’ segreto, dove vai se lo conosci proprio. Dove vai per mangiare le ostriche che sono buonissime, e ci vai per avere un’esperienza un po’ diversa, non così turistica”, dice Ricozzi.

Non solo la brezza del roseto della Principessa Grace – proprio di fronte – o l’elevato livello di sicurezza, chimera in qualsiasi altro posto al mondo (qua è quotidianità). Tra i servizi dell’hotel spicca un motoscafo open Riva, dalle linee eleganti e alte prestazioni, emblema dell’eccellenza nautica italiana di lusso.

“Sì, abbiamo un Rivamare, della Riva, che è una marca italianissima, disponibile per i clienti a partire da aprile fino a metà ottobre, per andare a fare un giretto sul Mediterraneo e vedere la Costa Azzurra da un altro punto di vista”.

Diretto da Victoria Stevenson, il Columbus è inoltre frequentatissimo dalle star del circo, essendo a pochi passi dal Festival del Circo di Monte-Carlo, dove la vittoria del Clown d’Oro equivale praticamente a un Oscar per la categoria. Insomma il luogo ideale dove pernottare se si ha la fortuna di aver un biglietto per lo spettacolo. E anche se non la si ha.

Cavo Dragone: Ue non può avere esercito, Difesa europea delle nazioni

Roma, 29 gen. (askanews) – “Io mi distaccherei dal concetto di esercito europeo perché non perseguibile, la difesa europea va garantita dalle nazioni europee che sono sovrane per quanto riguarda le loro forze armate e contribuiscono al bene comune, questo accade già nella Nato, con un comando strutturato presente, fisso, e le nazioni per l’adempimento delle missioni che ci vengono date”: lo ha dichiarato l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, in un punto stampa a margine del panel Difesa e Sicurezza del New Year’s Forum all’Auditorium di Roma.

“L’Unione europea potrebbe ispirarsi all’Alleanza Atlantica nel coordinamento delle forze armate nazionali, ha proseguito Cavo Dragone, sottolineando che “non c’è possibilità di avere un esercito assegnato all’Unione europea, come non c’è possibilità di avere un esercito assegnato alla Nato, gli eserciti sono delle nazioni”.

Amato (Municipio VI): arte non solo svago ma lavoro e inclusione

Roma, 29 gen. – A margine della conferenza stampa di presentazione del “Festival of Opportunities – Punto 0”, tenutasi questa mattina presso l’Aula Consiliare del Municipio VI delle Torri, l’Assessore Romano Amato ha dichiarato:

“È fondamentale per noi dare un segnale di positività a tutta la città, ed è per questo che abbiamo accolto con grande favore l’iniziativa di SIAC e Circus Academy Fusion. Il Municipio oggi si fa portavoce di un nuovo approccio: attraverso le arti performative è possibile per molte persone trovare non solo l’ispirazione per un nuovo lavoro, ma anche l’affermazione delle proprie specifiche peculiarità. Sosteniamo pienamente questa causa perché come amministrazione lavoriamo costantemente sulle ‘abilità’ delle persone, in tutte le loro sfumature, e questo progetto rappresenta un momento fondamentale nel nostro percorso di inclusione.”

Crans Montana, c’è un quarto indagato: è il capo della sicurezza del Comune

Roma, 29 gen. (askanews) – Il Ministero pubblico vallesano sta indagando su una quarta persona nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Capodanno nel bar “Le Constellation” di Crans-Montana. Si tratta – riporta la Radiotelevisione svizzera in lingua italiana -, del capo del servizio di sicurezza pubblica del Comune, che sarà ascoltato il 6 febbraio dalla procura in qualità di imputato.

L’interrogatorio sarebbe legato ai mancati controlli da parte del Comune nel bar Le Constellation, che per legge andrebbero effettuati annualmente.

Secondo la Radiotelevisione svizzera inoltre, in un’ordinanza del 27 gennaio il Ministero pubblico vallesano ha respinto la richiesta del Comune di essere riconosciuto come parte nel procedimento penale. Una decisione che può essere impugnata entro 10 giorni.

Oltre ai coniugi Moretti, il ministero pubblico vallesano ha aperto – secondo quanto è trapelato ieri – un procedimento penale anche nei confronti di uno degli ex responsabili della sicurezza del Comune di Crans-Montana, che sarà ascoltato lunedì 9 febbraio.

Poste Italiane, Main Distribution Center a Milano-Cortina 2026

Roma, 29 gen. (askanews) – Il cuore della logistica delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali passa da Poste Italiane, Premium Logistics Partner dell’evento sportivo più importante dell’anno. Un hub di 25mila metri quadri dal quale sono coordinati tutti i collegamenti e i trasporti destinati ai siti olimpici. Il servizio del TG Poste.

Frana Niscemi, Conte: Meloni non vuole metterci la faccia

Roma, 29 gen. (askanews) – Il Movimento 5 stelle non chiede che sia Giorgia Meloni a riferire in parlamento su Niscemi perché è evidente che la presidente del Consiglio non intende “metterci la faccia”. Lo ha detto Giuseppe Conte parlando a margine di una iniziativa.

“Secondo voi, la presidente del Consiglio viene in aula per questa cosa? Ma se è andata a Niscemi e non ha manco parlato con la popolazione! Secondo voi viene a fare il dibattito in aula su questo e ci mette la faccia? Suvvia! Venga il ministro Musumeci, già sarebbe qualcosa”.

Maltempo, Ciriani: speculazioni politiche fuori luogo

Roma, 29 gen. (askanews) – “Il governo ha immediatamente dato la disponibilità a riferire sulle due richieste dei gruppi di maggioranza e opposizione, quindi per quanto riguarda il ministro Musumeci sugli eventi meteo in Sicilia e per quanto riguarda il ministro Piantedosi sulla presenza della polizia americana Ice in Italia”: lo afferma il ministro per i Rapporti con il parlamento, Luca Ciriani, al termine della capigruppo a Palazzo Madama, conversando con i cronisti.

“Le due informative si faranno mercoledì mattina alternativamente tra Camera e Senato. Questa è la dimostrazione che il governo è sempre pronto e disponibile, come è giusto che sia, a dare massima voce al Parlamento” ha aggiunto.

“Quando c’è una grande emergenza come questa, di solito le forze politiche si uniscono per trovare delle risposte insieme ai problemi della gente, invece assisto a speculazioni politiche che secondo me sono del tutto fuori luogo” ha detto ancora Ciriani.

Montico (Siac): il circo diventa terreno di dialogo

Roma, 29 gen. – Durante il lancio ufficiale del “Festival of Opportunities”, l’evento promosso da SIAC Europa che trasforma lo spettacolo viaggiante in infrastruttura sociale, la portavoce dell’organizzazione e direttrice artistica del progetto, Bianca Montico, ha sottolineato il valore simbolico della manifestazione:

“Sono felice che la prima edizione di questo Festival si tenga qui al Municipio VI, perché questo Municipio rappresenta l’inclusione reale: un gioco di squadra dove convergono professioni e attività diverse. In un mondo segnato dai conflitti, il dialogo è essenziale, ed è necessario anche all’interno del nostro settore, per unire le diverse anime del circo e superare le contrapposizioni. Le nostre porte sono aperte al confronto con tutti, convinti che il tempo e la conoscenza reciproca abbatteranno i pregiudizi. L’invito è per domenica 1° febbraio: mostreremo lo spettacolo partendo dal dietro le quinte, per far comprendere davvero il lavoro e la magia che rendono possibile tutto questo”

Real Estate, Giandomenico Brunetti: punto su Milano nel 2026

Roma, 29 gen. – Prezzi destinati a salire nel 2026, compravendite che si mantengono stabili e un mercato degli affitti che, nonostante una flessione nel 2025, resta su livelli elevati e punta ancora verso l’alto. È il quadro tracciato da Giandomenico Brunetti di Living Immobiliare Milano, che fa il punto sul real estate a Milano per il 2026 a partire dai numeri e dalle dinamiche che, secondo l’operatore, guideranno il mercato nei prossimi mesi. “Diciamolo subito, i prezzi nel 2026 aumenteranno. Togliamoci dalla testa il fatto che nel 2026 i prezzi scenderanno, che c’è una flessione immobiliare. Secondo la sua analisi il 2025 si è chiuso a Milano con prezzi medi “circa 5.100-5.200 euro al metro quadro” e per il 2026 “si prospetta un aumento che porterà gli immobili mediamente a 5.700-5.800 euro al metro quadro”, definendolo “un aumento importante”. Sul fronte della domanda, Brunetti prevede un andamento senza scossoni: “La domanda rimarrà stabile, quindi ci sarà sempre chi vorrà comprare una casa, chi vorrà non andare in locazione e quant’altro”. Un elemento che, nella sua lettura, può sostenere l’orientamento all’acquisto è legato al credito: “I mutui ci stanno leggermente facendo respirare, quindi stanno leggermente scendendo i tassi di mutuo, quindi questo sicuramente incentiverà l’acquisto”.

Capitolo affitti: Brunetti segnala che “la locazione nel 2025 ha avuto una forte flessione”, ma aggiunge che i livelli restano alti e la direzione per il 2026 è di nuovo in salita: “I prezzi delle locazioni sono molto alti, continueranno comunque a salire Per il 2026 si prospetta un aumento che andrà dai 20 euro al metro quadro a circa 23-24 euro al metro quadrato”.

Infine, l’indicazione operativa che Brunetti rivolge a chi sta valutando l’acquisto a Milano nel 2026 è netta: “Bisogna fare attenzione a comprare casa oggi deve essere una scelta strategica più che di cuore”. E sintetizza i tre criteri decisivi: “Attenzione alla zona, al piano e ai servizi che ti offre la città non acquistate di cuore, ma acquistate in maniera strategica, perché un buon acquisto oggi è la vostra tranquillità di domani”

Maltempo, la Caritas Italiana lancia una raccolta fondi

Città del Vaticano, 29 gen. (askanews) – La Conferenza Episcopale Italiana è “vicina alle popolazioni della Calabria, della Sicilia e della Sardegna colpite dal ciclone Harry, in particolare agli abitanti di Niscemi, messi alla prova da una frana devastante. I Vescovi si stringono nella comunione, nella vicinanza e nell’aiuto concreto a quanti sono attualmente sfollati e in difficoltà, a quanti si stanno prodigando per l’accoglienza e alle forze dell’Ordine impegnate nella zona”. Una solidarietà che si è espressa anche attraverso le parole di mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI che, si sottolinea, continua a restare in contatto con le Chiese locali.

“Esprimiamo solidarietà e prossimità, ricordando che la questione ambientale è inscindibile da quella sociale: per avere a cuore la società dobbiamo prenderci a cuore il creato, che non è un semplice scenario, ma il frutto di una interazione tra l’uomo e la natura”, ha detto oggi il presule.

Fin dalle prime fasi dell’emergenza, intanto, la Caritas Italiana, attraverso il Servizio Emergenze, ha attivato un presidio di coordinamento e monitoraggio in stretto raccordo con le Delegazioni regionali e le Caritas diocesane dei territori interessati per individuare le principali esigenze emergenti.

Se per Niscemi – informa Caritas Italiana – l’attenzione si è concentrata sulle condizioni delle famiglie rimaste senza casa o costrette a lasciare le proprie abitazioni ormai inagibili e sulle prospettive legate a un possibile prolungamento dello sfollamento, nelle altre aree interessate dal ciclone Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna le Caritas diocesane hanno rilevato criticità diffuse, tra cui danni a abitazioni, strutture comunitarie e servizi, nonché difficoltà legate alla viabilità e alla ripresa delle attività locali.

Di fronte a una situazione complessa e in evoluzione, Caritas Italiana ha deciso di attivare una raccolta fondi nazionale per dare risposte concrete ai bisogni delle popolazioni colpite: sostegno agli sfollati e alle persone più vulnerabili, percorsi di supporto alle comunità, interventi di ripristino e accompagnamento nel tempo.

Niscemi, Metsola: "Europa al fianco" dell’Italia, pronti a "fornire aiuti"

Roma, 29 gen. (askanews) – “L’Europa è al fianco” dell’Italia per l’emergenza che ha colpito la Sicilia, con le conseguenze del ciclone Harry e le evacuazioni a Niscemi, ed “è pronta a fornire gli aiuti”. Lo ha dichiarato, ospite di ‘Cinque Minuti’ che andrà in onda questa sera su Raiuno, la presidente del parlamento europeo, Roberta Metsola.

“Voglio in primo luogo cominciare esprimendo la mia piena solidarietà ai cittadini delle regioni che sono state colpite dalle inondazioni del ciclone Harry, come nel mio Paese, in particolarmente Niscemi, in Sicilia, dove la situazione è molto difficile e preoccupante”, ha detto Metsola rispondendo a Bruno Vespa, “Volevo cominciare dicendo che l’Europa sta al fianco” dell’Italia ed “è pronta a fornire gli aiuti”.

Kallas: i Pasdaran inseriti nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche

Roma, 29 gen. (askanews) – I ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno deciso di inserire i Guardiani della rivoluzione dell’Iran nella lista delle organizzazioni terroristiche. Lo ha annunciato su X il capo della diplomazia Ue, Kaja Kallas.

“La repressione non può restare senza risposta. I ministri degli Esteri dell’Ue hanno appena compiuto il passo decisivo di designare i Guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica. Qualsiasi regime che uccida migliaia di persone al suo interno sta lavorando per la propria fine”, ha scritto Kallas.

Sport settore in crescita, vale l’1,5% del Pil

Roma, 29 gen. (askanews) – Lo sport italiano è sempre più un motore che muove l’Italia tra economia, lavoro e benessere sociale. È quanto emerge dal Rapporto Sport 2025, voluto dal Ministro per lo Sport e i Giovani e curato dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e Sport e Salute, giunto alla sua terza edizione, che offre un quadro aggiornato e sistemico del contributo dello Sport al Paese, analizzandone il valore economico, la domanda di pratica sportiva, lo stato delle infrastrutture e l’impatto sociale degli investimenti.

I dati del Rapporto vedono il settore sportivo generare 32 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,5% del PIL (in crescita rispetto all’anno precedente) e che dà occupazione a 421mila persone. Numeri che raccontano un comparto in piena espansione, trainato dai servizi e da una filiera sempre più internazionale: l’export di beni sportivi vola a 4,7 miliardi di euro, con Stati Uniti, Francia e Germania come principali mercati di riferimento.

Ma la vera rivoluzione è nella quotidianità: sono 38 milioni gli italiani attivi. Due italiani su tre inseriscono nella loro agenda settimanale l’appuntamento con lo sport o con l’attività fisica. Rispetto al 2023, sono 1 milione gli italiani che hanno abbandonato il divano scegliendo uno stile di vita attivo, abbassando così il dato dei sedentari sino al minimo storico del 33,2%. Cresce in particolare la quota di chi pratica sport in maniera continuativa, che raggiunge il 28,6% della popolazione, pari a 16,4 milioni di persone, con incrementi significativi tra bambini e over 65. Sono invece 12,3 milioni gli italiani tesserati per un organismo sportivo, che svolgono attività in uno dei 107.804 enti sportivi dilettantistici.

Ad accogliere questa domanda crescente di sport, è oggi un’offerta di oltre 78mila impianti e 114mila spazi sportivi, come emerge dal Censimento Nazionale dell’Impiantistica Sportiva. Il 70% è di proprietà pubblica, con i Comuni protagonisti assoluti. Ma emerge un nodo cruciale: oltre il 40% degli impianti risale agli anni Settanta e Ottanta, un patrimonio che chiede interventi urgenti di riqualificazione e rigenerazione.

Il Rapporto mette in luce anche il valore sociale dello sport. I progetti infrastrutturali finanziati da ICSC registrano uno SROI superiore a 4,8, mentre gli investimenti sui progetti sociali e su alcune aree arrivano a generare un ritorno di 8,42: ogni euro investito si trasforma in più di otto euro di benefici per la comunità. Un moltiplicatore di impatto che conferma lo sport come leva di coesione, salute e inclusione.

Calcio, cinque giornate a Thiaw che ritirò il Senegal

Roma, 29 gen. (askanews) – Il caos esploso nella finale di Coppa d’Africa è costato caro al Senegal e, in particolare, al suo commissario tecnico. La Confederazione africana di calcio ha inflitto a Pape Thiaw una squalifica di cinque giornate e una multa da 100mila dollari per gli incidenti che hanno segnato la sfida contro il Marocco.

Una partita surreale, vinta dal Senegal 1-0 dopo i tempi supplementari, ma macchiata da proteste furiose. Sul finale dei tempi regolamentari, la decisione dell’arbitro — confermata dal Var — di concedere un rigore al Marocco ha scatenato la reazione senegalese: su indicazione dello stesso Thiaw, alcuni giocatori hanno abbandonato il campo in segno di protesta. Nel frattempo, anche sugli spalti la tensione è salita, con tifosi che hanno tentato l’invasione di campo.

Il momento chiave arriva dal dischetto: Brahim Diaz fallisce il rigore, il Senegal rientra in campo e la gara riprende, fino alla rete decisiva nei supplementari che consegna il trofeo ai Leoni della Teranga.

La commissione disciplinare della CAF, però, non ha chiuso un occhio sul comportamento del ct, sanzionato per “condotta antisportiva, violazione dei principi di fair play e integrità e danno all’immagine del calcio”. Una vittoria storica, dunque, ma con una coda disciplinare pesantissima.

Pallanuoto, Italia-Turchia 25-11 agli Europei donne

Roma, 29 gen. (askanews) – L’Italia cala il tris ai campionati europei imponendosi per 25-11 sulla Turchia nell’ultima partita del gruppo C. Vittoria netta per le azzurre che chiudono il girone a punteggio pieno. Cinque reti di Ranalli, quattro di Cocchiere e Marletta, tre di Bettini con undici giocatrici a referto. Da migliorare la difesa che prende undici reti su trenta tentativi avversari. Archiviata la prima fase, per il Setterosa di Carlo Silipo l’impegno prosegue nel gruppo E partendo dai tre punti conquistati con l’altra squadra del girone C che si qualifica (Serbia o Croazia). Le azzurre affrontano prima e seconda del girone A, presumibilmente Grecia e Francia. Sabato alle 14:00 italiane (-1h a Funchal) la Grecia campione del mondo, che dovrà espletare la formalità Germania (ore 14:45), e domenica alle 16:30 la Francia (in vasca alle 19:45 con la Slovacchia). Al termine della seconda fase le prime due classificate accedono alle semifinali per le medaglie; le altre giocano quelle per il quinto posto.

La Consulta restringe l’applicazione della norma sugli stupefacenti alla guida

Milano, 29 gen. (askanews) – La nuova formulazione dell’articolo 187 del codice della strada non è costituzionalmente illegittima, purché venga interpretata nel senso che possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 10 del 2026, depositata oggi, che dunque restringe l’ambito di applicazione della norma voluta dal ministro Matteo Salvini.

In una nota della Consulta si ricorda che tre giudici di merito avevano espresso dubbi sulla legittimità costituzionale della modifica dell’articolo 187 operata nel 2024. Sino a quel momento la norma puniva chi guidava “in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto” sostanze stupefacenti. Il legislatore del 2024 ha eliminato il requisito dell’alterazione psico-fisica, in considerazione delle difficoltà di prova che si erano riscontrate nella prassi, con la conseguenza che la norma oggi punisce semplicemente la guida “dopo aver assunto” sostanze stupefacenti.

Secondo i giudici rimettenti (alla cui prospettazione hanno aderito l’Unione delle camere penali italiane e l’Associazione italiana dei professori di diritto penale, che hanno presentato opinioni come amici curiae), la nuova formulazione consentirebbe di punire chiunque abbia assunto stupefacenti in qualsiasi momento anteriore alla guida: in ipotesi, anche giorni, settimane o mesi prima. Essa pertanto produrrebbe risultati irragionevoli e sproporzionati, incriminando anche condotte del tutto inoffensive rispetto alla sicurezza della circolazione stradale; non consentirebbe di individuare con precisione l’area delle condotte punibili; e determinerebbe irragionevoli disparità di trattamento rispetto, tra l’altro, alla disciplina del reato di guida sotto l’influenza dell’alcol.

La Corte non ha condiviso queste censure, ma ha sottolineato la necessità di una interpretazione restrittiva della nuova norma in conformità ai principi costituzionali di proporzionalità e offensività, oltre che alla stessa finalità perseguita dal legislatore.

In forza di questa interpretazione, non occorrerà più dimostrare che il conducente si sia posto alla guida in stato di effettiva alterazione psico-fisica. Sarà però necessario accertare la presenza nei liquidi corporei del conducente di quantitativi di sostanze stupefacenti “che per qualità e quantità, in relazione alle singole matrici biologiche in cui sono riscontrate, risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare in un assuntore medio un’alterazione delle condizioni psico-fisiche, e conseguentemente delle normali capacità di controllo del veicolo”.

In altre parole, non sarà più necessario dimostrare che la sostanza stupefacente assunta abbia effettivamente alterato le capacità di guida del conduttore. Ma occorrerà comunque accertare la presenza nei suoi liquidi corporei di una quantità della sostanza che appaia idonea ad alterare queste capacità in un assuntore medio, così da creare pericolo per la circolazione stradale.

"The Machine Giuliani", il nuovo show di Antonio Giuliani

Roma, 29 gen. (askanews) – Dal 19 febbraio all’8 marzo, Antonio Giuliani torna protagonista sul palcoscenico del Nuovo Teatro Orionecon il suo nuovo spettacolo “The Machine Giuliani”, un viaggio irresistibile dentro oltre trent’anni di carriera comica, fatto di energia pura e ritmo travolgente.

Ma perché “The Machine”? Il titolo incuriosisce, spiazza, quasi contraddice tutto ciò che Giuliani rappresenta in scena. Una macchina, per definizione, è qualcosa di meccanico e schematico, mentre Antonio Giuliani è esattamente l’opposto: monologhi frenetici, battute incalzanti, movimento continuo sul palco, una mimica facciale incontenibile. Di meccanico, apparentemente, non c’è nulla.

Eppure il segreto è proprio lì. Giuliani nasce artisticamente più di trent’anni fa nei pub di Roma, quando il cabaret non era ancora diffuso e il pubblico non concedeva tregua: pause troppo lunghe significavano interruzioni, controbattute, sfide aperte dalla sala. In quel contesto difficile molti comici si arresero presto. Giuliani no.

La sua forza è sempre stata il testo: scritto, riscritto, affinato senza mai ricorrere alla volgarità gratuita. Una scrittura solida, capace di sostenere una recitazione aggressiva e velocissima, che non lasciava al pubblico il tempo di “entrare” e interrompere.

In trent’anni di carriera Antonio Giuliani ha scritto oltre venti spettacoli originali, ciascuno di circa due ore, restando sempre al passo con i tempi. Un successo talmente immediato e dirompente che, paradossalmente, è stato proprio il pubblico a chiedergli di rallentare: “Antonio, sei un mito, ma vai troppo veloce… dobbiamo venire due volte a vederti per riuscire a ridere di tutto”.

Da qui la scelta di spezzare i monologhi con l’ingresso dei suoi personaggi più amati, con balletti, pause comiche e interventi di colleghi e amici, che diventano parte integrante dello spettacolo.

Cavo Dragone sull’esercito Ue: "Sono europeista", no a fraintendimenti

Roma, 29 gen. (askanews) – L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, durante il panel Difesa e Sicurezza del New Year’s Forum oggi all’Auditorium di Roma, ha affermato che “prima di tutto, io sono europeista, partiamo da qui, non voglio essere frainteso”, riferendosi all’intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera in cui si ragionava sull’opportunità o meno di un unico esercito europeo.

Tornando sull’eventualità di un esercito europeo, l’ammiraglio ha sottolineato che “le nazioni hanno i loro eserciti”, suggerendo una virtuosa collaborazione tra Unione europea e Alleanza Atlantica nel settore della Difesa. Per Cavo Dragone, la Nato rimane il luogo ideale per coordinare la difesa dell’Occidente.

Maltempo, le opposizioni: no all’informativa di Musumeci, sia Meloni a riferire

Roma, 29 gen. (askanews) – Deve essere la premier Giorgia Meloni a venire a riferire sul disastro di Niscemi e sugli effetti derivanti dal ciclone Harry, “che ha flagellato la costa siciliana, specialmente nel messinese”. E’ quanto ha affermato il leader Avs Angelo Bonelli, prendendo la parola nell’aula della Camera.

Per Bonelli non va bene che sia il ministro Musumeci a fare l’informativa perché “ha una responsabilità politica in quello che è accaduto in queste settimane in Sicilia. Le affermazioni di questi giorni e di queste ultime ore da parte del ministro sono molto, molto gravi. È grave sentire un ministro dire che aprirà ‘un’indagine amministrativa’ – leggo testualmente – ‘per valutare perché dopo la frana del 1997 a Niscemi non si è intervenuti’, facendo riferimento il ministro a ‘omissioni e superficialità’. Dice sempre il ministro che si era probabilmente convinti che la frana si fosse arrestata e vuole capire, quindi, da parte di chi c’è stata una sottovalutazione”.

“Questo – ha detto Bonelli mostrando un foglio – è il documento che il ministro Musumeci, dal 2019 al 2022, aveva sul suo tavolo della Protezione civile, che invitava il presidente della regione siciliana, oggi ministro per la Protezione civile, a intervenire esattamente sui luoghi che alcuni giorni fa sono franati”, afferma chiedendone le “dimissioni” per la “sua totale inadeguatezza”. “Vogliamo” domandare alla presidente del Consiglio “perché, di fronte a 1.200.000.000 di euro disponibili per il dissesto idrogeologico in Sicilia, da Musumeci a Schifani, questa regione Sicilia, governata anche da Musumeci, ne ha spesi solo 400”.

Alla richiesta si sono associati M5S, Pd, Iv.

Poste Italiane, il Main Distribution Center Milano Cortina 2026

Roma, 29 gen. (askanews) – Il cuore della logistica delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali passa da Poste Italiane, Premium Logistics Partner dell’evento sportivo più importante dell’anno. Un hub di 25mila metri quadri dal quale sono coordinati tutti i collegamenti e i trasporti destinati ai siti olimpici. Il servizio del TG Poste.

Capitani reggenti San Marino a New York per visita a Fratellanza

Roma, 29 gen. (askanews) – I Capitani Reggenti della Repubblica di San Marino, Matteo Rossi e Lorenzo Bugli, accompagnati dal Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Luca Beccari, e dal Segretario di Stato per gli Affari Interni, Andrea Belluzzi e da una Delegazione istituzionale e diplomatica, saranno a New York per fare visita alla Fratellanza in occasione del 91esimo anniversario di Fondazione e per festeggiare insieme alla partecipata comunità dei sammarinesi residenti a New York la celebrazione di Sant’Agata.

Ad accogliere la Reggenza all’arrivo della Delegazione – si legge in una nota – sarà l’Ambasciatore Damiano Beleffi, Rappresentante Permanente presso le Nazioni Unite a New York. Nei giorni prossimi la Reggenza, su invito del Presidente della Fratellanza, Gilberto Terenzi, parteciperà insieme ai Segretari di Stato al tradizionale appuntamento.

Sempre alta è l’attesa dei sammarinesi d’oltreoceano, che ogni anno partecipano alla ricorrenza in omaggio alla Compatrona per organizzare un momento comunitario insieme alle più alte Istituzioni sammarinesi, alla presenza di un’ampia rappresentanza della Fratellanza medesima che annovera oltre 500 iscritti. La permanenza statunitense della Delegazione – conclude la nota – consentirà inoltre di avere incontri e visite con la Rappresentanza Permanente presso le Nazioni Unite.

Tennis, Australian open, finale Sabalenka-Rybakina

Roma, 29 gen. (askanews) – Come nel 2023, l’avversaria in finale di Aryna Sabalenka agli Australian open di tennis, sarà Elena Rybakina. La kazaka ha battuto la n. 6 del seeding Jessica Pegula con lo score di 6-3, 7-6 in un’ora e 42 minuti. Una partita che fino al 6-3, 5-3 e match point sembrava in totale controllo per Rybakina. Poi, però, qualche sbavatura: tre match point non sfruttati e due break subiti nei momenti in cui ha servito per la partita. Si arriva così al tiebreak, in cui Rybakina sale in cattedra nel momento di difficoltà: prima cancella due set point per Pegula e poi chiude bene. Per la kazaka, che tornerà n. 3 al mondo dopo gli Australian Open, sarà la terza finale Slam in carriera. Il bilancio nei precedenti è 8-6 per Sabalenka, ma Rybakina ha battuto la bielorussa nella finale delle Wta Finals lo scorso novembre.

Ue, Metsola incontra il Gran Maestro dell’Ordine di Malta

Roma, 29 gen. (askanews) – Il Gran Maestro, Fra’ John Dunlap, ha ricevuto questa mattina al Palazzo Magistrale a Roma la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. La visita di cortesia è stata l’occasione per un aggiornamento sulle attività dell’Ordine di Malta diffuse in oltre 130 Paesi nel mondo.

La presidente ha espresso grande apprezzamento per il lavoro umanitario che l’Ordine svolge in situazioni complesse come l’Ucraina e Gaza, stando al comunicato diffuso dall’Ordine di Malta.

Durante i colloqui, a cui hanno partecipato anche il Gran Cancelliere Riccardo Paternò di Montecupo, il Ricevitore del Comun Tesoro Fra’ Francis Vassallo e l’Ambasciatore dell’Unione Europea presso l’Ordine di Malta Martin Selmayr, è stata condivisa una comune preoccupazione per gli scenari di crisi internazionali, auspicando il ritorno a situazioni di stabilità e di rispetto del diritto umanitario internazionale.

Basket Bond ER: più risorse e meno vincoli per crescita delle Pmi

Modena, 29 gen. (askanews) – Un’alleanza strategica per dare nuova energia al motore economico dell’Emilia-Romagna. Bper Banca, Cassa Depositi e Prestiti e la Regione rilanciano il programma Basket Bond con una formula rinnovata e ancora più competitiva. Si tratta di uno strumento di finanza innovativa che lavora a fianco del credito tradizionale, pensato per supportare le imprese che vogliono investire e guardare lontano.

“L’obiettivo – spiega Massimo Lanzarini, Head of Corporate di Bper – è quello di dare un supporto concreto alle nostre aziende che innovano e che investono. E’ uno strumento complementare al classico credito bancario, che consente un primo accesso alle azienda ad un nuovo mercato, che tendenzialmente ha un accesso solo per le grandi aziende. L’obiettivo, quindi, è di accompagnare le Pmi a un percorso di crescita”.

Il programma oggi diventa più accessibile e conveniente. La soglia minima di emissione scende a un milione di euro per coinvolgere più realtà, e c’è tempo fino a tutto il 2026 per aderire. La vera novità è un voucher che copre fino al 70% dei costi di emissione: un incentivo concreto che, unito all’effetto leva delle risorse pubbliche, moltiplica le opportunità per il territorio. “Il primo vantaggio – ricorda Giovanni Frisone, Responsabile Finanza Alternativa di CDP – è quello di accedere a una finanza alternativa. Come dice la parola stessa, è una finanza complementare a quella che si può ricevere sul canale bancario. E farlo all’interno delle strutture Basket Bond consente anche di farlo in maniera più economica rispetto alle strutture presenti sul mercato”. Lo facciamo anche grazie a un effetto leva che è possibile attraverso le risorse regionali, ossia a fronte di un euro di risorsa regionale riusciamo a convogliare quattro euro di risorse verso le imprese. Utilizziamo le nostre risorse insieme a quelle private della banca e a quelle pubbliche della Regione per fare quello che viene definito un ‘blending’ di risorse a favore delle imprese”.

Un gioco di squadra dove il pubblico offre garanzie solide: la Regione interviene con un fondo che copre il 100% delle singole emissioni, scommettendo su chi investe in tecnologia, sostenibilità ed efficientamento energetico. “E’ una possibilità ulteriore – dice Angela Soverini della Regione Emilia-Romagna – che viene data nel cassetto degli attrezzi della finanza imprenditoriale per finanziare investimenti nella direzione del cambiamento tecnologico, del miglioramento volti all’innovazione”.

Dedicato alle Pmi strutturate, il Basket Bond rappresenta una chiave di volta in vista della scadenza dei fondi Pnrr. Diversificare le fonti di finanziamento e investire oggi in innovazione è la strategia vincente per garantire solidità e futuro al tessuto produttivo emiliano-romagnolo.

"Scratch! Ubbidisci al gatto", manuale per capire i gatti domestici

Roma, 29 gen. (askanews) – Esce a metà febbraio per L’Airone editrice, “Scratch! Ubbidisci al gatto!” di Grazia Giovanardi, nuova guida irriverente dedicata a tutti coloro che vivono con un gatto o, forse, sotto il suo dominio. Un piccolo manuale di sopravvivenza domestica accompagnato dalle illustrazioni ironiche di Nune Kerobyan.

I gatti non chiedono, pretendono. Vogliono croccantini extra, il letto (meglio se al centro), decidono quando è il momento delle coccole e quando è tempo di essere lasciati in pace. Il più delle volte con un solo sguardo fanno intendere che le regole valgono solo per noi, non per loro.

Ma come mantenere un minimo di equilibrio in questa relazione? Attraverso osservazioni acute, aneddoti esilaranti e consigli pratici, “Scratch!” aiuta a comprendere meglio i comportamenti felini, a distinguere tra un’esigenza vera e un capriccio calcolato, a stabilire dei limiti senza per questo perdere l’amore incondizionato del nostro micio – o almeno la sua sopportazione. La convivenza con un gatto è un’arte, e questo libro offre gli strumenti per praticarla al meglio: senza diventare sudditi, ma nemmeno illudendosi di poter comandare.

Dopo il successo di “Miao! Che ha detto il gatto?”, l’autrice torna a esplorare l’universo gattesco con il suo stile diretto, divertente e mai scontato. Da psicologa, ha osservato per anni il comportamento dei gatti domestici, studiando le loro interazioni con gli umani e raccogliendo materiale per capire (o almeno provarci) cosa si nasconde dietro le fusa, i graffi e quei misteriosi sguardi obliqui.

Crosetto: Cavo Dragone frainteso, nessuno pensa di avere domani un esercito europeo

Roma, 29 gen. (askanews) – Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha affermato oggi, intervenendo al Forum difesa, intervistato da Bruno Vespa, che nessuno pensa di avere “domani un esercito europeo”, respingendo l’idea di una contrapposizione tra rafforzamento della Nato e sviluppo di una dimensione europea della difesa, a commento delle parole dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, al Corriere della Sera, secondo cui non bisogna puntare su un esercito europeo ma sulla cooperazione transatlantica.

“È stato frainteso”, ha ipotizzato Crosetto. “Nessuno pensa di avere domani mattina un esercito europeo”, ha segnalato il capo della difesa italiana, ricordando che “la difesa resta nazionale per Costituzione” e che quando si parla di Europa “si parla della possibilità di interoperare tra eserciti, aeronautiche e marine dei diversi Paesi, secondo gli schemi della Nato”.

Il ministro ha insistito sul fatto che non esiste alcuna prospettiva di forze armate unificate sul modello statunitense. “Nessuno pensa a una bandiera dell’Unione europea su un esercito come quello americano, perché gli Stati Uniti sono una federazione e noi no. Per noi le forze armate devono restare nazionali, ma capaci di operare insieme come se fossero un’unica marina o un’unica aeronautica”.

Crosetto ha quindi ribadito la centralità del ruolo di Washington. “Senza gli americani oggi non esiste né difesa né deterrenza”, ha affermato. “La deterrenza della Nato dipende principalmente dagli investimenti che gli Stati Uniti hanno fatto e continuano a fare, di una rilevanza tale da aver creato un divario tecnologico e numerico evidente”. Anche ipotizzando di aumentare drasticamente le spese europee, ha aggiunto, “se iniziassimo oggi a investire il 5 per cento del Pil, in 25 o 30 anni parleremmo comunque di capacità non paragonabili”.

Secondo il ministro, il cambio di passo dell’Europa è iniziato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. “Ci ha risvegliati dalla convinzione che ci potessimo affidare sempre agli americani e spendere tutto sullo Stato sociale. Già Obama ci aveva detto che stavamo sbagliando e che dovevamo investire di più. Ora l’Europa ha capito che deve costruire una propria capacità all’interno della Nato e che non può permettersi un disimpegno degli Stati Uniti”.

Crosetto ha richiamato anche il tema della deterrenza nucleare. “In Europa l’unica forza atomica è quella francese, che non è paragonabile per numeri a quella russa. Possiamo forse costruire una capacità di difesa europea in 5 o 10 anni, ma non una vera capacità di deterrenza nucleare”.

Da qui la sua lettura delle parole di Cavo Dragone. “Non è un attacco a ciò che sta facendo l’Europa”, ha spiegato, “ma il richiamo a costruire un’Europa forte dentro un’alleanza forte, perché altrimenti oggi non avrebbe spalle sufficienti dietro”.

Rai, La Porta magica cresce ancora: 5,7% di share

Roma, 29 gen. (askanews) – Continua il momento positivo de La Porta magica, il programma della Direzione Intrattenimento DayTime realizzato con CastaDiva, in onda dal lunedì al venerdì alle 17 su Rai2 e condotto da Andrea Delogu.

La puntata di ieri ha registrato un ottimo 5,7% di share, confermando un trend di crescita costante. Un risultato tutt’altro che scontato per Rai2, rete che negli ultimi anni ha spesso sofferto in questa fascia oraria, e che oggi raccoglie i frutti di una scelta editoriale chiara e riconoscibile.

Alla base del successo c’è la forza delle storie: testimonianze vere, raccontate con misura, senza mai alzare i toni o cedere alla spettacolarizzazione. Storie di vita che mettono al centro le persone, le fragilità e le rinascite, costruendo con il pubblico un rapporto di fiducia che si rinnova puntata dopo puntata. Una cifra narrativa che ha permesso al programma di fidelizzare gli spettatori e di creare un legame evidente anche sui social, dove cresce l’affetto e la partecipazione della community.

Determinante anche il lavoro del team autorale, che accompagna ogni racconto con attenzione e coerenza. La Porta magica è un programma di Massimo Righini ed è scritto da Francesco Gorgoni, Dimitri Cocciuti, Tania Carminati con Armando Carbone, Claudio Leotta, Tommaso Martinelli, Luigi Miliucci, Susanna Paratore, Silvia Tomassetti, Andrea Tortora e Pasquale Pio Ferrara. Autore di scaletta è Sacha Lunatici. La regia è di Mirea Crescenza.

Un lavoro corale che si riflette nella solidità del format e nella sua capacità di crescere nel tempo, senza dipendere da fattori esterni o traini momentanei, ma puntando su un racconto autentico e riconoscibile.

La Porta magica si conferma così uno dei titoli più solidi del pomeriggio di Rai2: un progetto che dimostra come, anche nel DayTime, la qualità editoriale e la centralità delle storie possano tradursi in risultati concreti e duraturi.

Violenza, paura e ipocrisia istituzionale

La spirale di violenza che dalla televisione e dalla rete invade le nostre case, ci racconta un mondo nel quale la legge del più forte sta vincendo su tutte le altre leggi scritte e non scritte che sono poste a fondamento della nostra convivenza civile.

L’indignazione a tempo determinato

Purtroppo ogni volta siamo poi costretti ad assistere al rito stanco (e stancante) delle reazioni inadeguate di soggetti pubblici, molto spesso anche con responsabilità istituzionali, che esternano la loro indignazione destinata a durare non più di un paio di minuti.

I continui e intollerabili femminicidi, gli accoltellamenti nelle scuole e le aggressioni nei punti di pronto soccorso testimoniano la necessità di ritrovare una modalità educativa che rimetta al centro della convivenza civile dei criteri di rispetto della dignità di ogni persona umana, di reciproca accettazione che vada oltre la semplice “tolleranza”.

Pene più dure, problemi intatti

Le risposte delle istituzioni sono generalmente pensate per assecondare la sete di vendetta presente nel basso ventre della società; arrivano quindi dichiarazioni con promesse di inasprimento delle pene o norme spacciate per nuove che hanno invece solo un titolo diverso per reati che già esistono.

È la risposta insufficiente di uno Stato che non riuscendo a far rispettare le norme esistenti, ne inventa di nuove per gettare un po’ di fumo negli occhi di un’opinione pubblica superficiale e poco attenta al merito delle questioni.

La sicurezza e l’ordine pubblico nel nostro Paese dipendono direttamente dal Ministero dell’Interno. È bene ricordarlo visto che troppo spesso si tende a fare confusione – per ignoranza o per strumentalizzazione – facendo credere che la sicurezza dipenda da altri enti pubblici (comuni, regioni, ecc.) che invece non hanno competenze specifiche su questo tema.

Il paradosso del governo più a destra

Ed è bene ricordare anche che – nonostante gli slogan elettorali – con il governo più a destra della storia repubblicana si è raggiunto il punto più basso per la sicurezza dei cittadini.

L’insufficienza del titolare del Viminale spiega solo in parte la difficile situazione della sicurezza nel Paese; per il resto della spiegazione è necessario guardare alle scelte politiche con le quali in questi anni si è provveduto ad attaccare il welfare familiare, a cancellare i bonus per incentivare i giovani ad avvicinarsi alla cultura (libri, teatro, ecc.) e a tagliare risorse a scuola ed università.

Paura come capitale politico

Ma può avere interesse la destra a rendere più sicure le nostre strade? No, fino a quando la stessa destra riterrà di poter prendere tanti più consensi quanto più alta è la sensazione di insicurezza e paura dei cittadini.

Sembra un paradosso, ma non lo è; anzi ci aiuta a spiegare la coesistenza di un governo fortemente sbilanciato a destra con la crescente insicurezza nelle nostre città. Destra e sicurezza non sono più un binomio che sta insieme, ammesso (e non concesso) che lo siano mai stati.

Salvini: no ai soldi del Ponte sullo Stretto per i danni del ciclone Harry

Roma, 29 gen. (askanews) – I fondi del Ponte sullo stretto non possono essere dirottati alla ricostruzione e messa in sicurezza della Sicilia dopo i danni del ciclone Harry. Lo ha chiarito il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti e vicepremier, Matteo Salvini, leader della Lega, interpellato alla Camera.

“No, perché son fondi per gli investimenti, bisogna conoscerle le cose. Abbiamo quasi 30 miliardi di cantieri aperti in Sicilia, cosa facciamo? Li blocchiamo? Troveremo i fondi che servono a Sicilia, Sardegna e Calabria ma senza bloccare scuole, ospedali, ponti, gallerie, la tav, il tunnel del Brennero. Il Ponte serve ai siciliani, anzi col ponte probabilmente in caso di eventi disastrosi, anche i soccorsi riescono ad arrivare più velocemente”, ha concluso.