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Nato, a Steadfast Dart 2026 nel Mar Baltico debutta il drone turco

Amburgo (Germania), 23 feb. (askanews) – Per la prima volta in un’esercitazione Nato, la Steadfast Dart 2026 ha impiegato i droni turchi Bayraktar TB3 anche da ricognizione. Tre di questi velivoli hanno operato dalla LHD Anadolu, completando con successo missioni ISR (Intelligence, Surveillance & Reconnaissance) su obiettivi simulati nel sito della dimostrazione anfibia della Componente Marittima della Allied Reaction Force (ARF), svolta il 18 febbraio.

Queste dichiarazioni sono state rilasciate dal Comandante della Marina turca, Ammiraglio Ercument Tatlioglu. Per l’esercitazione, la Marina turca ha schierato nel Mar Baltico la Task Force Marittima Turca Anadolu, con circa 1.500 persone e capacità operative multidisciplinari. La task force include TCG Anadolu, TCG Derya, TCG Istanbul, TCG Oruçreis, un battaglione marittimo anfibio, mezzi da sbarco, elicotteri, sistemi di veicoli aerei da combattimento senza pilota Bayraktar TB3 e altro ancora.

“La Marina turca sta dimostrando capacità di proiezione di potenza a questa scala nel quadro alleato”, ha spiegato l’Ammiraglio. “Abbiamo utilizzato i nostri UAV per la prima volta in un’operazione anfibia per ammorbidire la testa di ponte. Questa formazione rappresenta un significativo moltiplicatore di forza, in linea con il nuovo modello di forza della NATO e i requisiti di elevata prontezza”.

Durante il dispiegamento di tre mesi, la task force partecipa a esercitazioni e visite in porto, consolidando la presenza marittima turca nel Mar Baltico, nell’Oceano Indiano, nel Golfo Arabico e nei mari circostanti la Turchia. Durante l’esercitazione Steadfast Dart 26, le forze armate turche hanno presentato anche un robot armato senza pilota utilizzato per la ricognizione, la sorveglianza e il supporto alle truppe.

Sci, Lindsay Vonn lascia l’ospedale negli Usa

Roma, 23 feb. (askanews) – Dopo la caduta choc lo scorso 8 febbraio nella discesa libera alle Olimpiadi di Milano-Cortina, gli interventi chirugici in Italia e l’ultimo negli USA, Lindsey Vonn ha lasciato finalmente l’ospedale. Lo ha comunicato con un video la stessa fuoriclasse americana sui suoi profili social: “Finalmente sono uscita dall’ospedale!!! Dopo quasi 2 settimane trascorse in un letto d’ospedale quasi completamente immobile, finalmente sto abbastanza bene per trasferirmi in albergo. Non è ancora a casa, ma è un passo enorme! Spero di aver spiegato abbastanza bene il mio infortunio. Non sono un medico quindi se non spiego qualcosa perfettamente per favore perdonatemi. Quando si è verificato l’infortunio, la situazione era piuttosto impegnativa sotto molti aspetti, ma alla fine la situazione è stata riportata sotto controllo. Ancora una volta, grazie dottor Tom Hackett. Ora mi concentrerò sulla riabilitazione e sul passaggio dalla sedia a rotelle alle stampelle in poche settimane. Ci vorrà circa un anno perché tutte le ossa guariscano e poi deciderò se eliminare tutte le viti e le placche, tornare in sala operatoria e finalmente riparare il mio legamento crociato. Sarà una strada lunga ma ci arriverò. Ma almeno sono fuori dall’ospedale”

Ucraina, Kallas: l’Ue ha raggiunto l’intesa per approvare nuove sanzioni contro Mosca

Roma, 23 feb. (askanews) – L’Ue non è riuscita ad approvare il suo 20esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, dopo che l’Ungheria ha posto il veto alla misura, ha dichiarato oggi l’Alta rappresentante della politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, dopo una riunione del Consiglio Affari esteri.

“Purtroppo non abbiamo raggiunto un accordo sul ventesimo pacchetto di sanzioni”, ha dichiarato Kallas. “Questo è un passo indietro e un messaggio che non volevamo inviare oggi, ma il lavoro continua”. Il pacchetto aveva lo scopo di inviare un “segnale forte” a Mosca prima del 24 febbraio, giorno in cui ricorre il quarto anniversario dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia.

Il mancato ripristino del transito di petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba da parte dell’Ucraina ha spinto i due Paesi dell’Ue a minacciare misure di ritorsioni. La scorsa settimana l’Ungheria ha interrotto le forniture di diesel all’Ucraina. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha annunciato che Budapest ha bloccato il 20esimo pacchetto di sanzioni dell’Ue contro la Russia e un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina a causa della continua chiusura dell’oleodotto Druzhba.

Trump minaccia di alzare i dazi ai Paesi che vogliono rinegoziare gli accordi

Roma, 23 feb. (askanews) – Il presidente americano minaccia i Paesi che cercheranno di rinegoziare i termini degli accordi commerciali siglati con gli Stati Uniti dopo la decisione della Corte Suprema di bocciare i cosiddetti dazi ‘reciproci’ imposti dagli Usa. “Fate attenzione”, Donald Trump ha scritto in un post su Truth Social. In esso ha spiegato che “qualsiasi paese che voglia ‘giocare’ con la decisione ridicola della Corte Suprema, specialmente quelli che hanno ‘ingannato’ gli Stati Uniti per anni, e persino decenni, sarà soggetto a un dazio molto più alto, e peggiore, di quello che hanno appena recentemente accettato”.

La Corte Suprema il 20 febbraio ha stabilito che il presidente americano non può ricorrere alla legge del 1977 sulle emergenze economiche internazionali (Ieepa) per imporre dazi doganali senza una esplicita autorizzazione del Congresso. La legge era nata per bloccare beni, congelare conti, imporre sanzioni a Paesi ostili, mentre Trump l’aveva resa uno strumento commerciale.

Ma il presidente Usa, che all’indomani della decisione della Corte ha annunciato anche l’aumento dei dazi mondiali dal 10 al 15 per cento, insiste sulla sua strada. Come sostenuto venerdì scorso in conferenza stampa, il presidente americano è convinto di non dovere passare dal Congresso per imporre dazi. In un post su Truth Social, Trump ha scritto che “da Presidente, non devo tornare al Congresso per ottenere l’approvazione dei dazi. È già stata ottenuta, in molte forme, molto tempo fa! Sono stati anche appena riaffermati dalla ridicola e mal elaborata decisione della Corte Suprema!”.

La Ue ha sanzionato 8 persone per violazioni dei diritti umani in Russia

Roma, 23 feb. (askanews) – L’Unione europea ha imposto oggi sanzioni ad altre otto persone che ritiene responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, repressione della società civile e dell’opposizione democratica e di indebolimento della democrazia e dello Stato di diritto in Russia. La decisione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue, mentre i 27 continuano a cercare di raggiungere un accordo politico sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca per la sua invasione dell’Ucraina.

Per quanto riguarda le persone designate oggi, i loro beni saranno congelati e ai cittadini e alle aziende dell’Ue sarà vietato mettere a loro disposizione fondi, ha dichiarato il Consiglio dell’Unione europea in una nota, aggiungendo che sarà loro vietato anche l’ingresso o il transito nel territorio dell’Ue. Le nuove aggiunte alla lista nera riguardano membri della magistratura – due giudici, un pubblico ministero e un investigatore – coinvolti in processi a sfondo politico e responsabili della condanna degli attivisti russi Dmitry Skurikhin e Oleg Belousov. Inoltre, le misure concordate oggi riguardano i direttori delle colonie penali e di un centro di detenzione preventiva.

Ucraina,Vannacci: a morire in Donbass ci vadano Calenda, Gualmini e Azione

Roma, 23 feb. (askanews) – “Calenda, Gualmini e Azione vogliono mandare i nostri figli a morire per Kiev! Diano l’esempio: ci vadano loro! Prendano zaino, scarponi e fucile (sempre che sappiano come si usano) e vadano a morire in Donbass”. E’ quanto scrive sui social Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale.

“C’è un paese che fa parte dell’Unione Europea ed è dal 1974 che è invaso dai turchi: è Cipro. Eppure Von der Leyen e Calenda non vogliono un Rearm Europe per mandare a casa i Turchi da un paese invaso appartenente all’Unione europea. La narrativa che questa è la nostra guerra è falsa!”, conclude.

Meloni: la mia partecipzione Sanremo è inventata, non serve la polemica politica

Roma, 23 feb. (askanews) – “Leggo da giorni di una mia presunta partecipazione alla prima serata di Sanremo. Una notizia totalmente inventata, smentita immediatamente da Palazzo Chigi e successivamente dallo stesso Carlo Conti”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Eppure – aggiunge – la storia continua: dopo la smentita, oggi il conduttore è stato nuovamente incalzato in conferenza stampa su questa mia fantomatica presenza. A questo punto forse conviene ricordare a chi inventa notizie di sana pianta che il FantaSanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival. Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo reale”.

“Nel frattempo io continuo a fare il mio lavoro. E sono sicura che Sanremo saprà brillare senza ospiti immaginari. Perché è la più grande festa della musica italiana, e non serve infilarci a forza la polemica politica”, conclude.

Giani smorza polemica: “Tra me e Funaro stima e rispetto reciproci”

Firenze, 23 feb. (askanews) – “Io sinceramente non ritengo che si debba enfatizzare quella che per me è stata una battuta fatta in un evento in Toscana a Saturnia”, organizzato da Bruno Vespa, “nel quale mi sono sentito addirittura di dare atto che a Firenze c’è fra me e la sindaca un rapporto di stima, di reciproco rispetto”. Lo ha detto, rispondendo ai giornalisti, il presidente della Toscana, Eugenio Giani.

In questi giorni sulla stampa locale aveva preso corpo una presunta polemica di Giani nei confronti della sindaca di Firenze, Sara Funaro, sulla questione del cosiddetto “cubo nero”, insediamento urbanistico nella zona dove sorgeva il Teatro Comunale.

“E conseguentemente anche sulla vicenda in questione avevo fatto presente che il fine di tutto era stato un fine positivo, quello di costruire in una destinazione più idonea il nuovo teatro Comunale lasciando una rigenerazione urbana là dove era. Quindi di fronte agli attacchi del ministro Giuli ero stato, diciamo così, quasi a rassicurare gli animi. Dunque io non do assolutamente peso alle polemiche, sono battute che talvolta vengono esasperate strumentalmente, che mi vedono invece con la sindaca ad avere rispetto e collaborazione reciproca”, ha concluso Giani.

Meloni: mia partecipzione Sanremo inventata, non serve polemica politica

Roma, 23 feb. (askanews) – “Leggo da giorni di una mia presunta partecipazione alla prima serata di Sanremo. Una notizia totalmente inventata, smentita immediatamente da Palazzo Chigi e successivamente dallo stesso Carlo Conti”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Eppure – aggiunge – la storia continua: dopo la smentita, oggi il conduttore è stato nuovamente incalzato in conferenza stampa su questa mia fantomatica presenza. A questo punto forse conviene ricordare a chi inventa notizie di sana pianta che il FantaSanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival. Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo reale”.

“Nel frattempo io continuo a fare il mio lavoro. E sono sicura che Sanremo saprà brillare senza ospiti immaginari. Perché è la più grande festa della musica italiana, e non serve infilarci a forza la polemica politica”, conclude.

Sanremo, Fiorello in video in sala stampa: vi auguro tante polemiche

Sanremo, 23 feb. (askanews) – Irruzione di Fiorello durante la prima conferenza stampa del Festival di Sanremo 2026.

Lo showman in una videochiamata in diretta con la sala stampa ha chiesto di parlare con il direttore artistico Carlo Conti e ha salutato i giornalisti: “Mi mancate”, ha affermato, per poi aggiungere: “Vi auguro tante polemiche”.

“Carlo, per caso lunedì hai impegni? Sarai il co-conduttore della Pennicanza, qui a Via Asiago – ha proseguito – chi la fa l’aspetti”. “Sono 10 giorni che chiami la gente a loro insaputa per chiedere di fare la co-conduzione”, riferendosi all’ultimo annuncio di Conti sul Tg1 che ha chiesto – in diretta e a sorpresa – a Giorgia Cardinaletti di co-condurre l’ultima serata del Festival, sabato sera”.

Maltempo, Mattarella a Niscemi: l’attenzione per voi è alta

Roma, 23 feb. (askanews) – Sergio Mattarella oggi è andato a Niscemi con una visita a sorpresa, non programmata: “Sono venuto per dirvi che il sostegno per voi si mantiene alto”, ha detto ad una signora in lacrime per aver perso la casa. Dopo aver sorvolato l’area in elicottero il capo dello Stato ha fatto una passeggiata in Paese e parlato con la gente: “Nonostante siano passati diversi giorni non diminuisce il sostegno e la vicinanza”, ha assicurato.

Nella sua passeggiata in tanti lo hanno ringraziato e gli hanno stretto la mano, ad una signora in lacrime che ha ricordato di aver perso una figlia di 9 anni sulla strada statale, Sp11, ha risposto che la messa in sicurezza “è una delle priorità assolute”.

Insieme ai responsabili della Protezione civile è poi arrivato fino al Belvedere dove si è informato sulla possibilità di recuperare i ricordi delle persone, tante, che hanno perso la loro casa. “Stride con l’immagine quanto è avvenuto, questo cielo sereno, la chiesa, la vita che c’era…”, ha detto ancora.

Infine il Presidente ha visitato la scuola dell’infanzia e i bambini della scuola primaria che hanno perso la loro sede con la frana: “Ci mancano le aule, la palestra i corridoi”.

Bimbo Napoli: indagati salgono a 7, chiesto incidente probatorio

Napoli, 23 feb. (askanews) – Sale a sette il numero delle persone indagate nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e quattro mesi deceduto presso l’ospedale Monaldi di Napoli lo scorso sabato dopo aver subito il trapianto di un cuore risultato danneggiato. La procura della Repubblica partenopea ha iscritto nel registro degli indagati anche una dirigente medico del nosocomio. Il reato contestato è passato, dopo il decesso del piccolo, da lesioni colpose a omicidio colposo.

I magistrati hanno anche avanzato la richiesta di procedere con incidente probatorio al momento dell’autopsia e della perizia medico legale che verranno fatte sul corpicino. La procura chiede, dunque, di fare chiarezza su tutte le fasi del trapianto del cuore e dell’espianto, ma anche del trasporto dell’organo da Bolzano a Napoli.

Messico, chi dopo El Mencho? Una figlia la possibile nuova "Jefa"

Roma, 23 feb. (askanews) – L’assassinio in un’operazione militare del grande padrino del narcotraffico messicano, Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, ha già aperto numerosi interrogativi sulla sua successione. Le autorità federali e gli analisti della sicurezza hanno iniziato a profilare i potenziali candidati alla guida del sanguinoso Cartello di Jalisco Nueva Generación (CJNG) dopo la morte del suo leader. Secondo i rapporti di intelligence e di fonti specializzate, non esisterebbe al momento un candidato unico e ben delineato, ma al contrario ci sarebbero almeno “cinque figure chiave all’interno della struttura criminale” messicana capaci di poter assurgere al ruolo di nuovo capo del gruppo. Tra questi, figurano la ex moglie di El Mencho, Rosalinda González Valencia, e una delle figlie del boss, Jessica Johanna Oseguera. Cittadina statunitense, quest’ultima sarebbe tra i favoriti nella linea di successione.

L’EX MOGLIE O UNA FIGLIA: LA LEADERSHIP RESTA IN FAMIGLIA?

El Mencho ha sposato Rosalinda González Valencia nel 1996. Rosalinda è un membro dell’influente famiglia Valencia, che ha fondato Los Cuinis, il braccio finanziario e antiriciclaggio del cartello Jalisco New Generation Cartel (CJNG). Viene spesso chiamata “La Jefa”. Diversi rapporti indicano che la coppia si è separata legalmente nel settembre 2018. Hanno tre figli: Rubén Oseguera González, Jessica Johanna Oseguera e Laisha Oseguera. Ripetutamente arrestata, Rosalinda mantiene un basso profilo, ma resta altamente attenzionata dalle autorità. L’ultima volta è stata incarcerata nel novembre 2021 a Zapopan, Jalisco, dall’esercito messicano. Tuttavia, è stata rilasciata nel 2025 dopo che un giudice le ha concesso la scarcerazione anticipata per “buona condotta”.

Quanto ai loro figli, Rubén Oseguera González, noto anche come El Menchito, sta scontando l’ergastolo in una prigione federale degli Stati Uniti. La figlia minore, Laisha Michelle Oseguera González, è considerata una persona di interesse dalle autorità, ma mantiene un profilo più basso rispetto ai suoi fratelli. Jessica Johanna Oseguera González, 39 anni, nota anche come La Negra, è invece considerata una probabile erede.

“LA NEGRA”, LA FIGLIA AMERICANA DI EL MENCHO

Jessica Johanna Oseguera Gonzalez ha la cittadinanza statunitense e messicana ed è nata a San Francisco, in California. Da ragazzina si è trasferita in Messico e ha studiato all’università di Guadalajara. Nel febbraio 2020, è stata arrestata a Washington, DC, mentre si recava all’udienza penale del fratello. È stata accusata di cinque capi d’imputazione per “transazioni o affari” in quanto membro del Cartel de Jalisco Nueva Generacion. Si è dichiarata colpevole di tutti e cinque i capi d’imputazione. È stata condannata a 30 mesi di carcere, ma è stata rilasciata all’inizio del 2022, dopo averne scontati solo 25. La sua esatta ubicazione non è nota.

“EL 03” ED “EL SAPO”: GLI ALTRI ASPIRANTI ALLA LEADERSHIP

Altri nella linea di successione sono il figliastro di El Mencho, Juan Carlos Valencia González, alias “El 03”. È spesso descritto come il secondo nella linea di comando del cartello. Valencia González è stato identificato dalle autorità come un elemento fondamentale nella struttura operativa del CJNG, in particolare all’interno del suo braccio armato noto come Grupo Élite.

Un altro profilo rilevante è quello di Hugo Gonzalo Mendoza Gaytán, noto come El Sapo: fidato braccio destro di El Mencho, è anch’egli considerato un candidato importante alla leadership. Secondo fonti ufficiali, intrattiene stretti legami con diversi operatori e familiari del cartello, il che gli garantirebbe influenza all’interno degli ambienti di potere interni.

Menzionati come figure strategiche anche Audias Flores Silva (“El Jardinero”), Ricardo Ruiz Velasco (“El Doble R”) ed Heraclio Guerrero Martínez (“El Tío Lako”), tutti con importanti ruoli operativi in diverse regioni sotto l’influenza del CJNG.

SICUREZZA AVVERTE SU RISCHI DI LOTTE INTERNE

Gli esperti di sicurezza avvertono che l’assenza di un successore chiaramente definito potrebbe innescare lotte interne per il controllo di rotte, territori e risorse, aumentando il rischio di scontri violenti tra gruppi o fazioni affini che emergono all’interno dello stesso cartello. Le autorità di sicurezza – citate dalla stampa locale – hanno rafforzato la sorveglianza nelle aree considerate ad alto rischio e continuano a monitorare attentamente l’evoluzione di questa transizione all’interno del gruppo criminale, in un contesto di escalation di violenza seguita alla caduta di “El Mencho”. Questo processo di riconfigurazione del comando, secondo i responsabili della sicurezza, rappresenta infatti un fattore chiave per valutare l’evoluzione della violenza legata alla droga in Messico nelle prossime settimane. (di Corrado Accaputo)

Sanremo, Samurai Jay: roller coaster di emozioni per chi viene da periferia

Milano, 23 feb. (askanews) – Samurai Jay sarà in gara per la prima volta alla 76 edizione del Festival di Sanremo 2026 con il brano Ossessione. Cantautore e musicista si distingue per il suo sound sperimentale e ricco di contaminazioni, porta per il suo debutto all’Ariston una musica che fonde rap e sonorità elettroniche e urban, arricchite da influenze latine.

“E’ un grandissimo roller coaster di emozioni, ovviamente segna un po’ un nuovo inizio, perché il Festival della Canzone Italiana è un momento altissimo per qualsiasi artista italiano, poi soprattutto per chi viene dalla periferia come me. Era un sogno lontano, quindi esserci arrivato è già una vittoria, a prescindere. Avere reso la mia famiglia felice per questa cosa, perché alla fine per i genitori, gli zii, per i nonni, purtroppo adesso i miei non ci sono più però so che guardano da so, quando vai Sanremo è un po’ dire ce l’hai fatta veramente. Quindi sicuramente sono tante bellissime emozioni, c’è un po’ di.. non la chiamerei ansia ma adrenalina che mi tiene in piedi nonostante i 200 mila impegni ce la viviamo al massimo ogni respiro andiamo, corriamo”.

Il brano è scritto e composto da Samurai Jay, Luca Stocco e Vittorio Coppola, co-scritto da Salvatore Sellitti e prodotto da Vito Salamanca e Katoo. Ossessione esaspera il concetto di motivazione con cui portiamo avanti le passioni che abbiamo. Il tema centrale del brano è il rapporto con la musica, vissuta da Samurai Jay come un’ossessione positiva che è al centro della sua vita come cantautore e musicista.

“Il mio brano si intitola Ossessione e parla per l’appunto della sana ossessione verso il progresso, verso il correre, verso il darsi da fare. E’ un brano molto movimentato, molto passionale, un brano di fuoco. E’ nata veramente nel pieno della spontaneità, le vibrazioni di quel brano sono super spontanee. E’ nato tra amici, con i miei collaboratori in cameretta, come tutti altri brani del disco a cui stiamo lavorando, insomma nella piena serenità. Cioè veramente è un brano che trasmette felicità e spontaneità”.

Samurai Jay, cantautore e musicista, che si esibirà per la prima volta sul palco del Teatro Ariston a febbraio, si distingue per il suo sound sperimentale e ricco di contaminazioni, che fonde rap e sonorità elettroniche e urban, arricchite da influenze latine.

Venerdì 27 febbraio, durante la serata dedicata alle cover, Samurai Jay si esibirà sul palco del Teatro Ariston con il brano Baila morena del cantautore Zucchero e sarà accompagnato dalla conduttrice televisiva, showgirl, attrice e cantante Belén Rodrìguez e dal compositore, trombettista, cantante e produttore discografico Roy Paci.

Sanremo, bagno di folla per gli artisti: “Un’emozione sempre grande”

Roma, 23 feb. (askanews) – Bagno di folla, selfie e autografi per gli artisti in gara a Sanremo, arrivati alla festa di Radio Italia al Victory Morgana, dove ad attenderli c’erano tanti fan. “L’emozione é sempre grande” ha detto Fedez, così come altri big già “veterani” dell’Ariston, ancora più emozionati i cantanti al debutto al festival. “Per ora va tutto bene, vediamo quando salirò sul palco” ha detto J-Ax. “Sono felice di essere qui” ha aggiunto Levante.

Da Malika Ayane a Tommaso Paradiso, da Masini a Chiello, da Arisa con look sexy alle Bambole di Pezza in total black, tutti si sono prestati alle foto e concessi ai fan. E a sooresa è arrivata anche Laura Pausini, co-conduttrice di questa edizione, acclamatissima.

Inflazione, Istat: a gennaio cala all’1%, carrello spesa all’1,9%

Roma, 23 feb. (askanews) – A gennaio i prezzi al consumo aumentano dell’1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, il livello più basso registrato da novembre 2024 (+1,3%). A dicembre 2025 l’inflazione era al +1,2%. Lo ha reso noto l’Istat confermando la stima preliminare.

Nel mese di gennaio 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile.

La crescita tendenziale dell’indice generale si deve prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei Beni alimentari, non lavorati (+2,5%) e lavorati (+1,9%), a quella dei prezzi dei Servizi relativi all’abitazione (+4,4%), dei Tabacchi (+3,3%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3%).

Nel mese di gennaio l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è pari a +1,7% e quella al netto dei soli beni energetici a +1,9%.

I prezzi dei beni registrano una variazione su base tendenziale del -0,2%, mentre i prezzi dei servizi risultano in crescita del +2,5%. Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni, dunque, è pari a +2,7 punti percentuali.

I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,9% rispetto a gennaio 2025 così come quelli ad alta frequenza d’acquisto.

La variazione congiunturale dell’indice generale (+0,4%) risente principalmente dell’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+8,9%), dei Servizi relativi all’abitazione (+1,9%), degli Alimentari, non lavorati (+1,2%) e lavorati (+0,6%), degli Energetici non regolamentati (+1,1%), dei Beni durevoli (+0,8%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,7%). L’unico calo su base congiunturale si registra per i prezzi dei Servizi di trasporto (-3,8%).

L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +0,4% sia per l’indice generale (a dicembre era nulla) sia per la componente di fondo (+0,2% a dicembre).

Sanremo, siparietto Pausini-Lamborghini sul red carpet: foto e saluti

Roma, 23 feb. (askanews) – Siparietto sul red carpet della festa di Radio Italia a Sanremo, in attesa del via al Festival, tra Laura Pausini e Elettra Lamborghini, “accerchiate” da telecamere e fan.

Le due si sono incontrate a metà della passerella e si sono concesse al pubblico che gridava “siete bellissime”, salutandosi e facendosi fare foto insieme.

Poi, Laura Pausini, co-conduttrice di questa edizione con Carlo Conti, a chi gli chiedeva se fosse preoccupata della lunga scaletta delle serate ha risposto: “È Carlo che deve preoccuparsi, io sono logorroica”. E ha aggiunto: “Ero più emozionata in veste di cantante”.

Rogoredo, Salvini: rifarei post su poliziotto, sempre con Forze Ordine

Milano, 23 feb. (askanews) – Matteo Salvini rifarebbe il post sui social con cui si era schierato a sostegno del poliziotto che ha sparato a Rogoredo: “Assolutamente sì”, risponde ai giornalisti, a margine di una visita al Villaggio Olimpico di Milano. “Io sto con le forze dell’ordine. Se poi si dimostrerà che questo era un delinquente, io non sto con i delinquenti”, dice commentando il fermo del poliziotto, indiziato del reato di omicidio volontario ai danni di Mansouri Abderrahim.

“Io non mi pentirò mai di stare sempre e comunque dalla parte delle forze dell’ordine. Sono centinaia di migliaia di donne e uomini in divisa che rischiano la vita per salvare le nostre vite. Se uno su 100.000 commette un reato, per me paga e paga anche il doppio. Perché manca di rispetto ai suoi colleghi che oggi stanno rischiando la vita in strada per contrastare spacciatori, ladri e delinquenti”, insiste il vice premier e segretario della Lega. “Io sto sempre e comunque con le forze dell’ordine a meno che non venga evidenziato che c’è qualche delinquente, visto che quelli che prendono a martellate i poliziotti purtroppo abbondano”.

Rogoredo, Salvini: chi sbaglia paghi, se in divisa anche di più

Milano, 23 feb. (askanews) – “Penso soprattutto alle centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi in divisa che oggi sono per strada in tutta Italia, nelle stazioni, a rischiare la vita per salvare le vite. Quindi se fosse confermato il suo comportamento criminale sarebbe un oltraggio ai suoi colleghi in divisa. Detto questo, chi sbaglia paga, se qualcuno sbaglia in divisa paga anche di più, perché io come tutti gli italiani, anzi come quasi tutti gli italiani, porto rispetto e stima e fiducia nelle forze dell’ordine. Se qualcuno invece usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa”. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, commentando – a margine di una visita al Villaggio Olimpico di Milano – il fermo del poliziotto gravemente indiziato del reato di omicidio volontario ai danni di Mansouri Abderrahim, a Rogoredo.

Sanremo, Conti: quest’anno è l’ultimo, mi divertirò ancora di più

Sanremo, 23 feb. (askanews) – “Quest’anno mi diverto ancora di più perché è l’ultimo che faccio e quindi è una festa meravigliosa”. Così il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo, Carlo Conti, salutando i giornalisti alla festa Rai al Palafiori.

"No a ddl Bongiorno", aderisce anche Fondazione Una Nessuna Centomila

Roma, 23 feb. (askanews) – La Fondazione Una Nessuna Centomila annuncia la sua adesione alla manifestazione nazionale contro il ddl Bongiorno indetta per il 28 febbraio a Roma.

“Il 15 febbraio scorso, in tutta Italia, le piazze sono state attraversate dai movimenti femministi e transfemministi, per dire No al DDL Bongiorno e alla volontà politica di ridurre la violenza maschile sulle donne e sulle soggettività LGBTQIA+ a mera questione linguistica”, ricorda la Fondazione in un comunicato, sottolineando che dopo l’adesione di oltre 100 piazze, l’appuntamento si sposta a Roma per il prossimo 28 febbraio alle 14 per un corteo che partirà da Piazza della Repubblica.

La mobilitazione, promossa dai Centri antiviolenza e dalle realtà femministe e transfemministe, cresce di ora in ora e realtà differenti della società civile si sono unite nel desiderio comune di affermare la piena autodeterminazione dei corpi, la loro inviolabilità e la loro libera scelta, si legge nel testo.

A 30 anni dalla legge sulla violenza sessuale 66/96, le piazze tornano a dire che l’inviolabilità dei corpi, i diritti umani inalienabili e la cultura del consenso sono irrinunciabili. Non solo per il diritto italiano, ma anche per quello internazionale, come chiede la Convenzione di Istanbul che l’Italia ha ratificato, sottolineano.

“‘Senza consenso è stupro’ non è uno slogan, non è un tecnicismo, non è un concetto difficile da comprendere: vuol dire scegliersi, riconoscersi, essere libere e liber3 di amare e di essere amat3. Questa è una battaglia di civiltà e di democrazia. Il caso Epstein insegna che la cultura dello stupro va fermata insieme, con i nostri corpi, senza tentennamenti e senza ambiguità”, afferma la Fondazione, ricordando che sono previsti in arrivo a Roma pullman da tutta Italia, perché la società civile sta già rispondendo alla chiamata dei Centri Antiviolenza che ogni giorno lottano contro la molteplicità e l’efferatezza della violenza di genere.

Chi può vincere Sanremo secondo l’intelligenza artificiale

Sanremo, 23 feb. (askanews) – Una volta c’era il Polpo Paul, che con i suoi tentacoli pronosticava – con successo – l’esito dei mondiali 2010, ora per conoscere l’esito di qualsiasi competizione, dai campi di calcio al palco dell’Ariston, il nuovo oracolo è l’Intelligenza Artificiale.

L’ultimo banco di prova è proprio il Festival di Sanremo 2026, dove i sistemi di AI sono stati interrogati a più riprese per scovare il possibile vincitore. Inizialmente, gli algoritmi hanno puntato con decisione su Tommaso Paradiso e Ditonellapiaga, lanciando un guanto di sfida alle lavagne dei principali bookmaker.

Se l’ex frontman dei “The Giornalisti”, si legge su Agipronews, offerto a 7,00 su Planetwin365 e Betflag, è dall’inizio uno dei papabili vincitori, al suo esordio assoluto a Sanremo, Ditonellapiaga (16,00) è un outsider che ha scalato le gerarchie dopo i primi ascolti, con tanto di “jolly” Tony Pitony nella serata cover.

Tuttavia, il quadro continua a cambiare giorno dopo giorno. Serena Brancale, a 3,50, ha iniziato a convincere anche l’AI, al pari di Sayf, rapper italo-tunisino, possibile “crack” di questa edizione. Il suo brano “Tu mi piaci tanto” ha preso dei 10 pieni da diverse testate. Se il pubblico a casa lo percepirà quanto la sala stampa, potrebbe fare il colpaccio in pieno stile Mahmood 2019.

Mentre il pubblico italiano si interroga sui voti dei critici e sui televoti pilotati dai fandom, l’intelligenza artificiale se ne sta lì a osservare in silenzio. Se diventerà davvero il nuovo Nostradamus dell’Ariston lo farà seguendo noi spettatori. Resta però sempre la variabile umana: quel momento in cui un artista stona o incanta a sorpresa il pubblico. Sono gli imprevisti e il bello della diretta che nessuno può calcolare. Il futuro sarà scritto nei codici, ma almeno per Sanremo può ancora arrivare “l’errore di sistema”.

Tennis, aumenta il divario nel ranking tra Alcaraz e Sinner

Roma, 23 feb. (askanews) – Aumenta di 300 punti il distacco di Jannik Sinner da Carlos Alcaraz nel ranking ATP. L’azzurro ne ha guadagnati solo 100, per effetto dell’eliminazione ai quarti di finale contro Jakub Mensik all’ATP 500 di Doha. Lo spagnolo, invece 400, per aver vinto il titolo in Qatar: ai 500 assegnati per il successo nel torneo vanno infatti sottratti i 100 che aveva ottenuto nell’edizione 2025.

Sinner ha ora 10.400 punti, 3.150 in meno del suo grande rivale Alcaraz, a questo punto sicuro di rimanere numero 1 del mondo anche dopo i primi due Masters 1000 della stagione, Indian Wells e Miami. E dunque almeno di eguagliare le 66 settimane da numero 1 in carriera di Sinner.

Nelle due tappe del Sunshine Double, infatti, Jannik può guadagnare fino a 2000 punti, se dovesse trionfare in entrambi i tornei, che non ha disputato l’anno scorso a causa dello stop forzato. Non abbastanza per colmare l’attuale divario con Alcaraz.

Lo spagnolo, che nel 2025 ha raggiunto la semifinale a Indian Wells, persa contro Jack Draper, ed è stato a sorpresa eliminato all’esordio a Miami dal belga David Goffin, vedrà uscire dalla sua classifica solo 410 punti. Dunque potrà aggiungerne un massimo di 1.590.

Il duello per la vetta della classifica, dunque, si accenderà nel corso della stagione sulla terra battuta, verso il Roland Garros che Sinner ha indicato come uno dei suoi grandi obiettivi per il 2026. Vincerlo, infatti, gli permetterebbe di completare il Career Grand Slam, traguardo che Alcaraz ha raggiunto all’Australian Open, diventando il più giovane a riuscirci.

Rogoredo, Procuratore: Non facciamo sconti a nessuno

Roma, 23 feb. (askanews) – “Sono qui per spiegare l’accaduto con l’amarezza di vicende come questa che vedono coinvolte le fo rze dell’ordine ma con la consapevolezza che la Procura e la Polizia di Stato hanno compiuto tutti gli accertamenti rigorosi senza fare sconti a nessuno”. Così il procuratore di Milano Marcello Viola, intervenendo alla conferenza stampa per il fermo dell’assistente capo della Polizia, Carmelo Cinturrino, con l’accusa di omicidio volontario del pusher marocchino Abderrahim Mansouri, avvenuto lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo nella periferia di Milano.

La Spagna: un grave errore la Commissione Ue al Board of Peace di Trump

Roma, 23 feb. (askanews) – “La Spagna non ha partecipato alla riunione della Consiglio per la pace (Board of Peace, Ndr). L’Autorità nazionale palestinese non è stata nemmeno invitata e, pertanto riteniamo che” il Consiglio voluto dal presidente Trump “non rappresenti un elemento utile per portare avanti la soluzione dei due Stati, che è la soluzione auspicata non solo dalla Spagna ma anche dall’Unione europea”. Lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares Bueno, arrivando a Bruxelles per il Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea.

“Per questo motivo – ha proseguito Albares Bueno – riteniamo che sia stato un errore, un grave errore, che la Commissione europea abbia partecipato alla riunione” del Board of Peace “del 19 febbraio. Essa non rappresenta la posizione dell’Unione europea, non è la posizione dell’Unione europea, che è quella della soluzione dei due Stati, e quindi la Commissione, a nome dell’Unione europea, non avrebbe potuto partecipare perché non aveva un mandato in tal senso e quindi non avrebbe dovuto partecipare”.

“In ogni caso – ha sottolineato il ministro degli Esteri spagnolo – c’è un accordo di pace che non viene rispettato a sufficienza, assistiamo a un cessate il fuoco che viene violato sistematicamente, continuiamo a vedere morti a Gaza con grande frequenza, gli aiuti umanitari arrivano a fatica quando invece dovrebbero arrivare in modo massiccio e ciò che chiediamo è che anche l’Unione europea si pronunci chiaramente e prenda provvedimenti sia sulla lentezza di un accordo di pace che non porta i suoi frutti, sia sulla lenta ma inesorabile annessione della terra palestinese in Cisgiordania con misure inaccettabili, come l’iscrizione delle terre palestinesi nei registri immobiliari israeliani e il tentativo di soffocamento economico dell’Autorità palestinese da parte di Israele, trattenendo le tasse”.

La Spagna: un grave errore la Commissione Ue al Board of Peace di Trump

Roma, 23 feb. (askanews) – “La Spagna non ha partecipato alla riunione della Consiglio per la pace (Board of Peace, Ndr). L’Autorità nazionale palestinese non è stata nemmeno invitata e, pertanto riteniamo che” il Consiglio voluto dal presidente Trump “non rappresenti un elemento utile per portare avanti la soluzione dei due Stati, che è la soluzione auspicata non solo dalla Spagna ma anche dall’Unione europea”. Lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares Bueno, arrivando a Bruxelles per il Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea.

“Per questo motivo – ha proseguito Albares Bueno – riteniamo che sia stato un errore, un grave errore, che la Commissione europea abbia partecipato alla riunione” del Board of Peace “del 19 febbraio. Essa non rappresenta la posizione dell’Unione europea, non è la posizione dell’Unione europea, che è quella della soluzione dei due Stati, e quindi la Commissione, a nome dell’Unione europea, non avrebbe potuto partecipare perché non aveva un mandato in tal senso e quindi non avrebbe dovuto partecipare”.

“In ogni caso – ha sottolineato il ministro degli Esteri spagnolo – c’è un accordo di pace che non viene rispettato a sufficienza, assistiamo a un cessate il fuoco che viene violato sistematicamente, continuiamo a vedere morti a Gaza con grande frequenza, gli aiuti umanitari arrivano a fatica quando invece dovrebbero arrivare in modo massiccio e ciò che chiediamo è che anche l’Unione europea si pronunci chiaramente e prenda provvedimenti sia sulla lentezza di un accordo di pace che non porta i suoi frutti, sia sulla lenta ma inesorabile annessione della terra palestinese in Cisgiordania con misure inaccettabili, come l’iscrizione delle terre palestinesi nei registri immobiliari israeliani e il tentativo di soffocamento economico dell’Autorità palestinese da parte di Israele, trattenendo le tasse”.

Sanremo, gli Statuto tornano al Festival dopo oltre 30 anni

Roma, 23 feb. (askanews) – Era il 1992 quando una giovane band ska torinese calcava il palco del Festival di Sanremo, in gara tra le novità della 42esima edizione. Il brano aveva un titolo ironico e premonitore: “Abbiamo vinto il Festival di Sanremo”. Oggi, a oltre trent’anni di distanza, la formazione guidata da Oskar Giammarinaro torna a esibirsi nella settimana della kermesse. L’appuntamento è per mercoledì 25 febbraio, a mezzanotte, nella cornice di Casa Sanremo, dove gli Statuto — attualmente in tour con Barley Arts — eseguiranno dal vivo tutti i brani di “Riskatto” (1999) con gli arrangiamenti originali dell’epoca. In scaletta non mancheranno le hit storiche come “Abbiamo vinto il Festival”, “In Fabbrica”, “Ragazzo Ultrà” e molti altri brani simbolo del loro repertorio.

L’album cult “Riskatto”, ristampato di recente assieme a “Tempi Moderni” (1997), raccoglie 14 brani: undici versioni in italiano dei grandi classici dello ska inglese firmati da Madness, The Specials, Bad Manners e The Selecter; due riletture in chiave ska di classici italiani degli anni ’60 come “Bandiera Gialla” e “Bada Bambina”; e un brano dedicato al Grande Torino nel cinquantenario della tragedia di Superga, “Grande”, con testo dello scrittore Gianpaolo Ormezzano. Prodotto da Carlo Ubaldo Rossi, l’album vanta la partecipazione di Rettore, che interpreta la versione italiana di “On My Radio” dei The Selecter.

La scelta di dedicare un intero disco allo ska 2-Tone nacque anche dalla spinta del pubblico: dopo un album privo di brani ska, i fan chiedevano a gran voce un ritorno alle radici. Un percorso iniziato fin dagli esordi, quando la band proponeva cover dei The Specials con testi riadattati in italiano, come testimonia la prima demo-tape “Torino Beat” del 1984, contenente le versioni di “Concrete Jungle” e “Rat Race”.

Confindustria: nel 2025 bene farmaci e metalli, giù auto e moda

Roma, 23 feb. (askanews) – Bene nel 2025 il settore farmaceutico e quello dei metalli. In caduta il comparto dell’auto e della moda. L’industria italiana, in aggregato, nel corso del 2025 è transitata lentamente prima a una fase di “fine caduta”, poi verso fine anno a quella di un “parziale e debole recupero”: non siamo ancora arrivati a una netta inversione di tendenza. Nella media dell’anno, inoltre, l’industria ha registrato comunque una nuova riduzione in termini di produzione, seppur molto contenuta (-0,2%), dopo l’ampia caduta del biennio 2023-2024 (-2% e -4%). E’ la fotografia scattata dal Centro Studi di Confindustria.

Ci sono indizi di un miglioramento anche a livello settoriale: il numero di settori industriali in crescita è aumentato nel 2025, rispetto al 2024: sono saliti a 9, da 4. Questo perché 6 settori hanno cambiato segno da negativo a positivo (tra cui i macchinari, a un modesto +0,04%) e solo 1 da positivo a negativo (la carta, a un moderato -0,1%).

Tuttavia, solo 3 settori manifatturieri (su 22) sono cresciuti sia nel 2024 che nel 2025, troppo pochi per una dinamica aggregata robusta. Viceversa, ben 12 settori hanno registrato cali in entrambi gli anni. Il campo di variazione, almeno, è divenuto meno ampio nel 2025, da -10% a +4%, (rispetto al “-23%, +8%” del 2024), soprattutto perché i cali maggiori nel 2025 sono stati più contenuti.

Automotive e “moda” in difficoltà. Questi due settori hanno vissuto due anni di caduta, anche se attenuata nel 2025. Per il settore auto (-10,3%), tra i motivi ci sono i prezzi in salita, l’incertezza sulle normative, l’aumento dell’import. Il tessile-abbigliamento-pelli (-5,5% in aggregato) è penalizzato dal calo dell’export e dalla fiducia delle famiglie ancora bassa, in un’economia che cresce poco. La chimica è l’unica che, in controtendenza, segna un calo nel 2025 (-2,6%) più ampio del 2024: è un settore con problematiche strutturali, perché risente dell’energia cara utilizzata anche come materia prima e registra in tutta Europa chiusure di impianti e casi di conversione a nuove produzioni (bioraffinerie, accumulo di energia).

Farmaceutica e metallurgia si rilanciano. La farmaceutica, tra i settori in crescita (+3,8%), ha visto salire fortemente l’export: +28,5% su base annua, il più elevato tra tutti i comparti, con un surplus estero di 11,4 miliardi che conferma una forte specializzazione internazionale; spicca la crescita verso gli Usa (+54%), legata all’accumulo di scorte. Anche il settore metallurgico (+4%) è stato sostenuto moderatamente nel 2025 dal canale dell’export, nonostante gli elevati dazi imposti dagli Usa (su acciaio e alluminio).

Il settore alimentare è cresciuto in entrambi gli anni (+2,6% in media la produzione nel 2024-2025), tra i pochi a non aver subito cadute, insieme agli “altri mezzi i trasporto”, nonostante entrambi rallentino nel 2025. Si conferma una caratteristica storica dell’alimentare, cioè l’essere un settore “anti-ciclico”, che va bene nei periodi difficili per l’economia. Considerata la sua stazza (15,2% dell’industria, come produzione venduta), l’alimentare dà in tali periodi un vitale supporto al resto dell’attività.

Ci sono dei fattori trasversali che frenano tutti i settori industriali, anche se con diverse intensità, così come l’intera economia italiana: l’energia cara; il dollaro debole, i dazi e quindi l’export di beni in calo; l’elevata incertezza, l’alta quota di risparmio delle famiglie e quindi i consumi fiacchi.

Viceversa, aiutano l’industria i tassi di interesse minori rispetto al 2023, il credito per le imprese che è ripartito, la buona dinamica degli investimenti, specie in macchinari, che crea domanda per vari settori.

Per l’anno appena iniziato, non sono ancora disponibili hard data di fonte Istat, ma solo alcuni indicatori congiunturali relativi al primo mese, che suggeriscono un lieve miglioramento. La dinamica che dovrebbe prevalere nel 2026, per l’aggregato della manifattura italiana, è, secondo il Centro Studi di Confindustria, di una moderata crescita, tornando quindi al segno positivo dopo tre anni negativi: si tratterebbe, in realtà, di un parziale recupero dei livelli persi negli ultimi anni. In un simile scenario, alcuni settori potrebbero smettere di perdere produzione, mentre potrebbe aumentare ancora il numero di settori che registrano un aumento. Non abbastanza, in alcuni casi, per sanare le perdite recenti, ma almeno l’inizio di un sentiero positivo.

Pil, Confindustria: peggiora scenario inizio 2026, zavorra export e consumi

Roma, 23 feb. (askanews) – Peggiora lo scenario a inizio 2026. In Italia, dopo il buon quarto trimestre 2025, con +0,3% per il Pil, trainato dagli investimenti del Pnrr, a gennaio migliora la fiducia delle famiglie e accelerano i servizi. La dinamica dell’industria resta volatile e la risalita lenta, penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili. Il costo dell’energia alto e in salita può scendere grazie alle norme approvate dal Governo. E’ il quadro che emerge dalla congiuntura diffusa dal Centro Studi di Confindustria.

Continua il rincaro del prezzo del petrolio: 71 dollari al barile a febbraio (63 a dicembre). Dopo la fiammata a gennaio, il prezzo del gas resta a 33 euro/Mwh (da 28 a fine 2025). Il dollaro più svalutato sull’euro (1,18 a febbraio), sull’attesa di una Fed più incline ai tagli, attenua solo in parte i rincari (e frena l’export). Il decreto varato dal governo viebne giudicato “positivo” e può ridurre il prezzo dell’energia per famiglie e imprese in modo sostanziale, se approvato dalla Commissione europea.

Risale il costo del credito. A febbraio il tasso sui Btp italiani cala di poco (3,36%), mentre si è fermato l’aumento del Bund in Germania (2,97%): lo spread si restringe ancora (+39 punti base, appena +15 in Spagna). La Bce, intanto, è ferma da metà 2025 a un tasso di riferimento del 2%, anche se l’inflazione nell’Eurozona è scesa su valori moderati (+1,7% a gennaio). In tale contesto, il tasso pagato dalle imprese italiane ha esaurito il calo e inverte la rotta (3,58% a dicembre, da 3,38% a settembre).

A dicembre la produzione industriale è tornata a calare (-0,4%, dopo +1,5%), ma il quarto trimestre è rimasto positivo (+0,9%): c’è una risalita ma fragile, perché i dati mensili sono molto volatili e la domanda (da export e consumi) rimane debole. A gennaio il Pmi migliora lievemente, restando in area recessiva (48,1 da 47,9), in lento aumento anche la fiducia delle imprese (89,2 da 88,5).

A dicembre le vendite al dettaglio sono calate (-0,9% in volume), quasi azzerando la crescita nel quarto trimestre (+0,1%); a gennaio, però, aumentano gli acquisti di autovetture. La fiducia delle famiglie migliora un po a inizio 2026, mentre il numero di occupati, pur contraendosi lievemente a fine 2025, cresce comunque di +0,3% nel quarto. Cala molto, invece, la fiducia delle imprese nel commercio, sebbene i giudizi sulle vendite restino positivi.

A dicembre la spesa dei turisti stranieri cresce poco (+2,5% tendenziale). Nel primo mese del 2026 l’Hcob-Pmi, già in zona espansiva, indica un rafforzamento del settore (52,9 da 51,5). Anche la fiducia delle imprese nei servizi segna un aumento robusto a gennaio (103,4 da 100,2).

L’export italiano di beni, seppur in crescita a dicembre (+0,6%, a prezzi costanti), cala nel quarto trimestre (-1,9%). In modesta espansione l’import (+0,1% mensile e +0,4% trimestrale).

Dinamiche molto eterogenee tra paesi e settori nel 2025 evidenziano una rapida riconfigurazione degli scambi dopo gli shock: l’export è stato trainato dai farmaci verso gli Usa, dai metalli in Svizzera; la filiera farmaceutica ha anche generato gran parte del balzo dell’import da Cina e Usa. Le prospettive a gennaio 2026 restano deboli secondo gli ordini esteri manifatturieri, seppure in lieve miglioramento.

Sanremo, Sayf: “E’ come giocare in nazionale, che fai non ci vai?”

Milano, 23 feb. (askanews) – Occhi vispi e simpatici, Sayf, giovane promessa del panorama attuale arriva a Sanremo con il brano “Tu mi piaci tanto” e si candida ad essere una delle sorprese di questo Festival. Artista italo-tunisino classe 1999, ma profondamente e orgogliosamente genovese, porta nella sua musica il racconto della sua identità, delle sue radici e delle sfide vissute tra due culture, trasformandole in una narrazione autentica e contemporanea. “Sanremo non lo seguivo tanto, ma ho sempre percepito il momento anche perchè mia madre che è tunisina vedeva Rai 1, ma è come giocare il mondiale, se ti chiamano in nazionale, che fai non ci vai?”

Il suo brano colpisce per i differenti registri, il ritornello resta attaccato in testa, lo si canticchia subito, ma le strofe hanno il peso della canzone d’autore, uno spaccato sulla società con citazioni che vanno da calcio con Cannavaro alla politica con Berlusconi fino a Tenco che lui ripete essere il suo spirito guida. “E’ un insieme di fotografie, di tanti momenti passati, di ricordi che ho vissuto in prima persona, di cose che ho appreso crescendo, in qualche modo di amore e di salvezza” spiega il giovane cantatore.

I sui riferimenti musicali sono vari, ma Adam Viacava detto Sayf, non è solo un cantante di nicchia perchè si è fatto conoscere con la hit Sto bene al mare insieme a Mengoni e Rkomi, ha fatto la gavetta ma ha anche scelto strade non scontate: il primo provino di X Factor ma poi non ha voluto proseguire: “Ho passato il primo provino di X Factor, ma poi non ho proseguito perchè quella non era la mia storia, almeno in quel momento”. Sayf ha un talento cristallino e mixa sapientemente rap e melodie, strofe serrate e ritornelli apertissimi, momenti d’amore, situazioni leggere e racconti introspettivi e impegnati, caratterizzati da una profondità fuori dal comune.

iLMeteo.it: Settimana di stabilità diffusa con l’anticiclone

Roma, 23 feb. (askanews) – L’Italia si appresta a vivere una settimana di diffusa stabilità atmosferica grazie al ritorno prepotente dell’anticiclone. Un cambio di scenario che si sta già facendo vedere in questi giorni e che garantirà tempo asciutto, ma con un’evoluzione interna che dividerà i prossimi giorni tra il sole pieno e il ritorno delle nebbie e nubi basse. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che ci attende una settimana dominata da un robusto campo anticiclonico, ma con un volto che cambierà progressivamente. La prima parte del periodo sarà caratterizzata da una spiccata stabilità atmosferica su quasi tutto il Paese, regalando ampi spazi soleggiati specialmente al Centro-Sud. Anche al Nord, nonostante qualche foschia o nebbia mattutina, il sole riuscirà a imporsi con decisione durante le ore centrali del giorno, garantendo un clima asciutto e molto gradevole.

Grazie alla protezione dell’alta pressione, le temperature subiranno un sensibile aumento, portandosi su valori quasi primaverili soprattutto nei valori massimi. Questo rialzo termico sarà avvertito con maggior vigore nelle aree interne e in collina, dove l’assenza di ventilazione e il cielo sereno permetteranno alla colonnina di mercurio di salire di diversi gradi sopra la media. Si tratta di una fase di bonaccia meteorologica ideale per lasciarsi alle spalle l’umidità delle scorse settimane, almeno per i primi giorni.

Tuttavia, il quadro meteorologico inizierà a mutare sensibilmente a partire da mercoledì e giovedì, a causa di una rotazione delle correnti. La ventilazione tenderà infatti a disporsi dai quadranti meridionali per l’avvicinamento di un debole fronte perturbato che comunque dovrebbe solo lambire il nostro Paese, richiamando aria più umida di origine marittima verso le nostre regioni.

Nella seconda parte della settimana, pertanto l’idillio soleggiato lascerà il posto a un cielo decisamente più sporco e uggioso, in particolare sulle pianure del Nord e lungo le coste tirreniche. L’aumento dell’umidità favorirà la formazione di fitte nebbie e nubi basse persistenti, che in alcuni casi potrebbero resistere per l’intera giornata oscurando il sole. Se al Sud e in alta montagna il tempo resterà più luminoso, nelle valli e in Pianura Padana il grigiore tornerà a essere il protagonista indiscusso. Nonostante l’aumento della nuvolosità e del grigiore, l’alta pressione non sembra intenzionata a mollare la presa facilmente, mantenendo le perturbazioni atlantiche a debita distanza ad eccezione di un disturbo possibile intorno a inizio marzo. Questa situazione di blocco atmosferico, infatti, ci accompagnerà molto probabilmente fino alla fine del mese, consolidando un periodo di estrema staticità.

El Mencho, l’ultimo grande padrino del narcotraffico messicano

Roma, 23 feb. (askanews) – Nemesio Oseguera Cervantes, o “El Mencho”, che guidava il Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), è stato ucciso ieri con un’operazione militare in Messico. A 59 anni, era considerato l’ultimo grande padrino del narcotraffico messicano dopo che i leader del cartello di Sinaloa, Joaquín “El Chapo” Guzman e Ismael “El Mayo” Zambada, erano stati arrestati ed estradati negli Stati Uniti. Washington aveva messo una taglia di 15 milioni di dollari sulla sua testa.

Oseguera, fondatore del Cartello di Jalisco Nuova Generazione, ha trasformato il gruppo nella più potente organizzazione criminale del Paese usando sistematicamente la violenza e sfidando apertamente lo Stato. Il cartello ha le sue origini nei “Mata Zetas”, o letteralmente, “gli ammazza-Zeta”, un gruppo paramilitare attivo dal 2007 al 2011, in particolare nello Stato di Veracruz, con l’obiettivo dichiarato di porre fine al cartello rivale Los Zetas, famoso per estorsioni e rapimenti.

I Mata Zetas sono emersi dichiarandosi nel 2011 il “braccio armato del popolo” e hanno intrapreso una campagna di sangue che ha portato al ritrovamento di decine di corpi a Veracruz.

L’organizzazione armata CJNG è stata creata su quella struttura e in pochi anni è diventata uno dei cartelli più potenti e pericolosi del Messico. Il gruppo ha abbattuto un elicottero militare con un lanciarazzi nel 2015 e ha teso un’imboscata alle forze di sicurezza a Jalisco con decine di morti tra polizia e personale militare. Ha anche ordinato un attacco al capo della polizia di Città del Messico, Omar García Harfuch, nel 2020, ferendolo: tre persone sono morte nell’attacco. Nato nel 1966 in una famiglia povera a Michoacan, è emigrato giovane negli Stati Uniti, dove negli anni ’80 è stato condannato per traffico di eroina e deportato dopo aver scontato la pena. Tornato in Messico, si è unito al cartello Milenio prima di fondare la propria organizzazione nel vicino Jalisco.

Sotto la sua guida, il CJNG si è rapidamente espanso su quasi tutto il territorio messicano e sui mercati internazionali, includendo tra le sue attività il traffico transfrontaliero di droga e armi, estorsione, tratta di esseri umani e furto di carburante e minerali.

Nel 2025 il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha classificato il cartello come “organizzazione terroristica” transnazionale. Figura quasi misteriosa, raramente fotografata, “El Mencho” conduceva una vita privata. Divorziato e padre di tre figli: il maggiore, chiamato “El Menchito”, ha ricevuto una condanna a vita negli Stati Uniti.

Porzûs, memoria e responsabilità civile

Il dolore e l’orgoglio della memoria

Ottant’anni fa, alle malghe di Porzûs, si commemorava per la prima volta l’eccidio avvenuto qui, e nei pressi di Bosco Romagno, l’anno prima, nel febbraio 1945. A quella prima occasione di ricordo erano presenti tutti coloro che avrebbero fondato, nel 1947, l’Associazione Partigiani Osoppo. Tra i molti che vi presero parte c’era anche un giovane studente universitario, destinato a diventare uno tra i più importanti intellettuali del dopoguerra: Pier Paolo Pasolini. Nell’eccidio gli era stato ucciso il fratello diciannovenne Guido, partito qualche mese prima per unirsi all’Osoppo, imbevuto di entusiasmo per la sua patria e di avversione per i nazifascisti.

Pier Paolo Pasolini non risulta tra gli oratori della cerimonia che si svolse alle malghe, ma per quell’occasione scrisse un testo – segnalato dal professor Andrea Zannini del nostro ateneo – di cui non sappiamo se venne letto. «Non parlo perché ho qualche incarico o qualche merito particolare», esordiva, «ma solo perché sono il fratello di uno di questi martiri». Potete immaginare quale sia il dolore nelle nostre famiglie: mio fratello è morto per i suoi ideali, «per il suo dolcissimo tricolore», e con lui «tutti i suoi eroici compagni […] solo noi, loro parenti, possiamo piangerli pur non negando che ne siamo orgogliosi».

In questi ottant’anni di commemorazioni, i sentimenti descritti dal poeta friulano hanno continuato a dominare: la pietà per quelle vite spezzate — quasi tutte giovanissime — e l’orgoglio per il coraggio dimostrato, per la responsabilità civile di cui seppero farsi carico.

Oggi porto qui non solo il mio saluto e il mio omaggio personale, ma come primo cittadino testimonio la riconoscenza della popolazione e della città di Udine — medaglia d’oro al valor militare, per tutto il Friuli, per il suo impegno e le sue vittime nella Guerra di Liberazione — per gli uomini dell’Osoppo che diedero su questi monti la vita per la libertà.

Un tragico evento nella lotta al nazifascismo

La strage di Porzûs appartiene — pur nella sua logica complessa — alla lotta al nazifascismo, si iscrive cioè in quel vortice di tragedie di cui i primi colpevoli furono Hitler, Mussolini e i loro comandi, il loro nazionalismo, il loro razzismo, l’idea criminale di costruire un’Europa basata sulla sottomissione di interi popoli e sull’eliminazione di interi gruppi etnici.

Non è questo il momento, né spetta a me ricostruire storicamente cosa avvenne nel febbraio 1945. Porzûs colpisce per la sua natura — partigiani che uccidono altri partigiani, tutti combattenti contro lo stesso nemico fino a pochi giorni prima e che continueranno a combatterlo fino alla Liberazione — e lascia senza parole per i numeri della strage. A parte i due capi della Osoppo Est, Francesco de Gregori e Gastone Valente, uccisi alle malghe, il resto della formazione era composto da giovani partigiani, come Guido Pasolini, e da molti carabinieri, anch’essi giovani, in buona parte meridionali, catturati in Jugoslavia o durante la liberazione della Zona Liberap del Friuli orientale, entrati poi nelle fila del movimento partigiano.

Gli storici continuano a ricercare i perché di questo eccidio di partigiani bianchi per mano di partigiani rossi. Si continuano a cercare documenti, a riconsiderare testimonianze e atti dei processi del dopoguerra, a vagliare le informazioni disponibili. Negli ultimi tempi sono diverse le pubblicazioni che cercano di ricostruire non solo le motivazioni dell’eccidio, ma anche le responsabilità dei singoli. È una cosa buona: la ricerca storica non deve fermarsi e, quanto più i fatti sono controversi, tanto più è doveroso approfondire e chiarire i lati oscuri del passato.

Sarebbe auspicabile che il confronto storiografico proseguisse secondo le proprie regole scientifiche, senza interferenze polemiche o politiche. Ciò che inquina il dibattito pubblico è la descrizione della lotta resistenziale come una lotta incessante interna al movimento partigiano. Come se estremizzare il ragionamento — sostenere che i partigiani comunisti volessero favorire l’invasione jugoslava o, al contrario, che i partigiani bianchi fossero conniventi con nazisti e fascisti — potesse aiutare la comprensione dei fatti.

Combattere insieme: partigiani della Garibaldi e della Osoppo

Partigiani della Garibaldi e partigiani dell’Osoppo combatterono praticamente ovunque assieme. Combatterono e morirono assieme, opponendo una strenua resistenza all’esercito tedesco, alle milizie della Repubblica di Salò e ai collaborazionisti al seguito dei nazisti. In molti quadranti unificarono i comandi militari; dove non lo fecero, lottarono fianco a fianco con i medesimi obiettivi.

Così fu liberata la più ampia area del territorio nazionale sottratta alle truppe d’occupazione e restituita alla popolazione: la Zona Libera della Carnia e dell’Alto Friuli, una primavera di libertà nel gelo della guerra. Assieme liberarono anche il territorio tra Cividale e Tarcento, creando la Zona Liberap del Friuli Orientale.

In quest’area di confine si aggiunse la cosiddetta “questione nazionale”, vale a dire le aspirazioni slovene di annessione di territori italiani. I comandi jugoslavi, percependo l’avversione della popolazione italiana e anche delle formazioni comuniste, accantonarono inizialmente la questione fino alla fine della guerra. Nell’autunno 1944, tuttavia, rinnegarono gli accordi e ribadirono l’intenzione che la nuova repubblica jugoslava si spingesse almeno fino all’Isonzo. Fu uno dei fattori che portarono all’eccidio delle malghe.

Resistenza, guerra civile e interpretazioni distorte

La lotta resistenziale fu anche guerra civile: tra chi decise di chiudere con il fascismo e scacciare l’invasore tedesco e chi rimase dalla parte di Mussolini e della Repubblica di Salò. Fu anche una guerra civile interna al movimento resistenziale? No. Vi furono differenze di vedute e in alcuni casi scontri, il più sanguinoso dei quali fu senza dubbio Porzûs. Le guerre spontanee e di popolo patiscono spesso tragedie di questo tipo: le formazioni godono di ampia autonomia, gli spiriti sono esacerbati dalla violenza e i capi non sempre adeguatamente formati o, al contrario, fortemente ideologizzati.

Leggere la storia della Resistenza alla sola luce di quanto accaduto qui significa sminuirne il significato: fu il riscatto morale di un popolo che si ribellò al fascismo. Addirittura, da qualche parte si è giunti ad equiparare questi episodi alla barbarie nazifascista. Nulla di più strumentale. Il Presidente Sergio Mattarella ha affermato parole esemplari: gli atti di violenza compiuti da uomini legati alla Resistenza rappresentano deviazioni gravi e inaccettabili dagli ideali originari; nel nazifascismo, invece, persecuzioni e stragi erano lo sbocco naturale di un’ideologia totalitaria e razzista.

Il valore attuale della memoria

Nel discorso pubblico odierno si sentono affermazioni prive di senso: c’è chi esalta i fascisti della Decima Mas e contemporaneamente si dice seguace di De Gaulle, dimenticando che la Francia Libera combatteva per eliminare nazisti e fascisti ovunque.

Proprio per non farci sommergere dall’ignoranza e dalla strumentalizzazione sono necessarie cerimonie come questa: per ricordare cosa è stata la Resistenza, una “Resistenza difficile”, ma decisiva per la nascita della Repubblica e per ottant’anni di vita civile libera e democratica.

Dalla Resistenza internazionale al nazifascismo nacque anche il rifiuto del nazionalismo, la malattia che ha condotto a due guerre mondiali. Da quel seme germogliò l’idea di Europa grazie alla quale i confini con la Slovenia oggi non esistono più.

Guardando all’esempio di questi uomini possiamo trarre la forza per affrontare giorni difficili, in cui gli ideali di pace, libertà e rispetto tra popoli sembrano difficili da difendere senza ricorrere all’ideologia, all’individuazione di un nemico o al mancato rispetto del diritto internazionale.

Chiudo citando ancora Pier Paolo Pasolini che nell’agosto 1943 scriveva: «E noi abbiamo una vera missione, in questa terribile miseria italiana: una missione non di potenza o di ricchezza, ma di educazione, di civiltà».

Rinnovo i miei sentimenti di vicinanza e gratitudine all’Associazione Partigiani Osoppo, nel ricordo dei loro caduti che combatterono per una nuova Italia e per la costruzione di una nuova Europa.

Viva l’Italia libera e democratica.

 

Porzûs, 22 febbraio 2026

Zelensky: Putin ha già scatenato la Terza guerra mondiale

Roma, 23 feb. (askanews) – Putin ha già scatenato la Terza Guerra Mondiale e l’unico modo per costringerlo a fare un passo indietro è un’intensa pressione militare ed economica. Lo ha detto il presidente ucrainmo Volodymyr Zelensky in un’intervista alla Bbc.

“Credo che Putin abbia già scatenato” la Terza guerra mondiale. “La domanda è quanto territorio riuscirà a conquistare e come fermarlo… La Russia vuole imporre al mondo un diverso stile di vita e cambiare la vita che le persone hanno scelto per se stesse”, ha affermato Zelensky.

In merito alla pretesa russa che l’Ucraina ceda il 20% della regione orientale di Donetsk ancora sotto il suo controllo (che comprende una serie di centri che Kiev chiama “città fortezza”), oltre ad altro territorio nelle regioni meridionali di Kherson e Zaporizhzhia, la Bbc ha chiesto a Zelensky se questa non sia una richiesta ragionevole rispetto alla possibilità che arrivare a un cessate il fuoco. “La vedo diversamente. Non la vedo semplicemente come una questione di terra. La vedo – ha spiegato Zelensky – come un abbandono: un indebolimento delle nostre posizioni, l’abbandono di centinaia di migliaia di nostri connazionali che vivono lì. È così che la vedo. E sono sicuro che questo ‘ritiro’ dividerebbe la nostra società”.

I cattolici democratici non sono estremisti

Un pluralismo che viene da lontano

Nella galassia del cattolicesimo politico italiano, e da sempre, ci sono molte sfumature e molte sensibilità: politiche, culturali, sociali e anche etiche. È appena sufficiente ricordare il mosaico delle correnti democristiane per rendersene conto. Dalla sinistra sociale di Donat-Cattin e Marini alla sinistra politica di De Mita, Galloni e Marcora; dai cattolici integralisti e moralisti come Scalfaro ai moderati della galassia dorotea; dai riformisti di Fanfani alla cultura illuminata di Moro ai grandi tessitori dell’arte del governo come Andreotti.

Le sfumature e le sensibilità, come tutti sanno, sono molteplici e variegate e si sono trascinate, come ovvio, sino alla stagione contemporanea.

Radicalità non è estremismo

Comunque sia, e al di là del rapido cambiamento dello scenario politico italiano e delle stesse dinamiche dell’area cattolica, un fatto è certo: il radicalismo, il massimalismo e l’estremismo non fanno parte del codice genetico del cattolicesimo politico italiano.

Certo, la radicalità del progetto politico da un lato e l’intransigenza morale ed etica nel difendere le proprie convinzioni dall’altro non sono mai mancate nelle varie fasi politiche. Basti pensare, per fare un solo esempio storico, alle posizioni di Donat-Cattin in materia economica e sociale, a quelle di De Mita sul versante istituzionale o a Fanfani sulle riforme sociali e di sistema per averne contezza.

Ma questi comportamenti del passato, frutto di una precisa cultura politica e sensibilità religiosa ed etica, non possono essere confusi con l’estremismo radicale, ideologico e massimalista di settori ben precisi dell’attuale galassia della sinistra italiana.

Una confusione che sorprende

Stupisce, al riguardo, che l’amica Rosy Bindi, storica e qualificata esponente del cattolicesimo democratico italiano, parli e sostenga oggi tesi alla stregua di un Fratoianni, di un Bonelli o di una Salis — parlo della Salis dei centri sociali — senza rendersi conto che la tradizione ideale, storica, politica, culturale ed etica del cattolicesimo sociale, popolare e democratico ha poco da spartire con l’estremismo ideologico e massimalista di questa specifica sinistra. Come, specularmente, della destra.

Ritrovare una presenza autonoma

Ora, e alla luce di questa concreta e tangibile situazione, sarebbe opportuno, nonché necessario, che le vere ragioni del cattolicesimo politico italiano iniziassero a farsi largo nelle dinamiche concrete dell’attuale cittadella politica. Senza essere accecati dall’odio nei confronti del nemico giurato di turno e senza confondersi con i vari estremismi che contribuiscono solo ad indebolire e a rendere del tutto ininfluente la nostra specificità culturale e la nostra originalità politica.

Ecco perché, nel momento in cui è drammaticamente richiesta una rinnovata presenza politica riconducibile alle ragioni e alla cultura del cattolicesimo politico italiano, non possiamo, per ragioni di mera bottega o di semplice propaganda, rinunciare pregiudizialmente a quella specificità. Ne va della nostra coerenza e, soprattutto, della stessa fedeltà storica alla nostra cultura, alla nostra tradizione e al nostro cammino secolare.

Riforme visibili e ferite invisibili della giustizia

Una riforma visibile, una crisi meno visibile
La riforma Nordio ridisegna l’assetto della magistratura: carriere distinte per giudici e pubblici ministeri, due organi di autogoverno e un’Alta Corte disciplinare. È una scelta che viene raccontata come necessaria per rafforzare la terzietà del giudice. Ma qui bisogna dirlo con chiarezza: la terzietà, nel nostro ordinamento, non nasce oggi e non dipende da una formula di dibattito. Esiste già come principio e come presidio. Il punto, allora, non è se le riforme possano essere discusse. Il punto è se si stia intervenendo dove la giustizia, concretamente, sanguina davvero.

Dal PM garante al PM “che deve rendere”

Il rischio più serio non è soltanto giuridico: è culturale. In un’epoca che misura tutto con il metro della performance, anche il pubblico ministero può finire intrappolato in una logica di resa: risultati, impatto, durezza, visibilità. Non più, anzitutto, un magistrato chiamato a esercitare l’accusa entro un perimetro di garanzie, ma una figura da valutare per “efficacia repressiva”. È qui che la questione incrocia Byung-Chul Han: quando la società trasforma ogni funzione in prestazione, anche la giustizia può smarrire la misura del giusto e di inseguire la misurazione del risultato.

Intanto il sistema reale… Meno scena, più giustizia

Mentre il dibattito si concentra sulla riforma ad alta resa simbolica, restano sul tavolo le urgenze che incidono sulla vita concreta delle persone: uffici giudiziari in affanno, carenze di personale, tempi che logorano, organizzazioni fragili, esecuzione penale debole, carceri sovraffollate. È lì che la Costituzione viene messa ogni giorno sotto pressione: nella dignità dei detenuti, nella ragionevole durata del processo, nella tutela effettiva dei diritti. Su questo, però, il tono si abbassa, i riflettori si spengono e il coraggio riformatore si fa improvvisamente prudente.

Una giustizia seria non ha bisogno di esibire forza. Ha bisogno di reggere il peso della realtà. Il resto — se non tocca le ferite aperte della macchina giudiziaria — rischia di restare politica delle enunciazioni, non riforma effettiva.

Il diritto e la crisi: Capograssi riproposto da Sirimarco

L’antologia – Appunti sull’esperienza giuridica (Carabba editore) – curata da Mario Sirimarco aiuta a rileggere l’interrogazione critica del presente operata da Giuseppe Capograssi. Al centro emerge l’idea che la tecnica giuridica sostituisca progressivamente la funzione creativa della politica, producendo un divorzio tra diritto e vita, tra Stato e comunità, tra democrazia e individuo.

Capograssi riscoperto, non celebrato formalmente

Attraverso alcuni scritti importanti prende forma un monito: il cittadino rischia di ridursi a residuo funzionale, mero destinatario della logica normativa.

Sirimarco richiama la celebre “ambizione minima” di Capograssi — essere riscoperto con gioia dai giovani tra i libri dimenticati — non per nostalgia, ma per indicare che il ritorno alla sua lezione non può ridursi a rito accademico.

Si tratta di riscoprire un autore capace di interrogare società attraversate da crisi di senso, restituendo vitalità al rapporto tra diritto ed esperienza umana.

I materiali raccolti mettono in luce un passaggio epocale: lo Stato, concepito come volontà amministrativa priva di mediazioni sociali, diventa una patologia del presente. E la democrazia, ridotta a liturgia procedurale, rischia di dissolvere l’esperienza autentica in competenze, moduli e protocolli. Sirimarco invita a riconoscere la genealogia di questo processo: l’apparato normativo tende a occupare e infine sostituire lo spazio dell’individuo.

Lo Stato amministrativo come patologia del contemporaneo

Uno Stato che si fa pedagogia e un individuo ridotto a destinatario passivo non prefigurano un ordine nuovo, ma segnalano una società stanca, incline a delegare pressoché tutto.

L’ampia introduzione ricorda il ruolo discreto ma centrale di Capograssi nella ricostruzione fisica e spirituale dell’Italia postbellica. Per i giuristi cattolici egli fu un punto di riferimento non ideologico ma metodologico: un ritorno alla persona e alle forme vive della società come fondamento della rifondazione dello Stato.

Oggi la prospettiva appare rovesciata: la società è descritta come problema e lo Stato come soluzione. Proprio attraverso Capograssi, Sirimarco ribalta il paradigma, riaffermando che è la società — non l’apparato amministrativo — il luogo in cui il diritto prende corpo.

Ripensare il politico

L’antologia si configura così come un invito a ripensare il politico. A differenza dei manuali che confermano convinzioni preesistenti, questa raccolta impone un atto di disapprendimento: la democrazia non è un insieme statico di garanzie, ma un sistema dinamico di relazioni rischiose. Capograssi emerge così non come autore da musealizzare, ma come pensatore che costringe a fare i conti con l’illusione di una vita governabile dall’alto tramite carte, agenzie e regolamenti.

Il libro ricorda, con elegante severità, che nessuna democrazia può sopravvivere senza un ritorno all’uomo reale. In questa prospettiva, l’antologia restituisce Capograssi alla sua funzione più urgente: non custode del passato, ma interlocutore necessario per una società che cerca (oggi più che mai) il proprio fondamento umano.

Calcio, risultati di serie A, oggi Fiorentina e Bologna

Roma, 23 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica della 26esima giornata dopo Roma-Cremonese 3-0

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2,Lecce-Inter 0-2, Cagliari-Lazio 0-0, Genoa-Torino 3-0, Atalanta-Napoli 2-1, Milan-Parma 0-1, Roma-Cremonese 3-0, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, ore 20.45 Bologna-Udinese.

Classifica: Inter 64, Milan 54, Napoli, Roma 50, Juventus 46, Como, Atalanta 45, Sassuolo 35, Lazio 34, Bologna 33, Udinese, Parma 32, Cagliari 29, Torino, Genoa 27, Cremonese, Lecce 24, Fiorentina 21, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Calcio, vince la Roma di Gasperini: Champions si decide alla fine

Roma, 23 feb. (askanews) – La Roma non sbaglia all’Olimpico e vince 3-0 contro la Cremonese. Decisivi i gol arrivati tutti nel secondo tempo con Cristante, N’Dicka e Pisilli. I giallorossi portano a casa tre punti preziosissimi, agganciano il Napoli al terzo posto e si portano a +4 dalla Juventus, a una settimana dallo scontro diretto contro i bianconeri.

Gasperini ha commentato così il prossimo futuro dei giallorossi nella corsa alla Champions: “Domenica sarà molto importante, vincerla sarebbe un grande passo in avanti. Ma per la mia esperienza la corsa Champions si decide sempre alla fine. Adesso le giornate sono ancora molte, ci sono squadre che arrivano da dietro che sono pericolosissime. Ci sono Juve e Napoli, sarà una battaglia. Ma per noi questo è un momento molto importante, la vittoria di stasera è importantissima”. Sulla partita contro la Cremonese: “Abbiamo faticato nel primo tempo, non era facile, la Cremonese si muoveva molto bene. Non riuscivamo a essere pericolosi, poi abbiamo cambiato un pochino. Abbiamo aumentato la pressione e abbiamo creato molto”, ha affermato ai microfoni di Dazn.

L’allenatore dei giallorossi prosegue: “Mi auguravo di avere l’ambiente così dalla nostra parte. Si parte con i migliori propositi, ho iniziato ad aspettarmelo dai primissimi allenamenti con i ragazzi, ero stra convinto che avremmo fatto bene. Magari non così tanto ma c’è sempre stato uno spirito di una squadra che ha voglia di raggiungere gli obiettivi. Nel girone d’andata il gruppo ha fatto prestazioni di livello con continuità, ora tutti i ragazzi più giovani stanno venendo fuori. Gol da corner? Ci mancavano, ne tiriamo sempre molti e da tempo non riuscivamo a realizzarli. Oggi ci siamo mossi bene. Sta diventando una risorsa per tutte le squadre”. Sul gruppo squadra: “Io ho la fortuna di avere avuto già alcuni giocatori. I veterani hanno trascinato tutti quanti, ma ho avuto grandi risposte di professionalità da tutti quanti. L’ambiente era già molto positivo costruito da Ranieri. Nei miei confronti c’è stata sempre grandissima disponibilità”.

Un bus precipita da una strada di montagna in Nepal: 17 morti e 24 feriti

Roma, 23 feb. (askanews) – Un autobus gremito di passeggeri, diretto verso la capitale del Nepal, Katmandu, è uscito fuori strada da un’autostrada di montagna nelle prime ore del mattino uccidendo 17 persone e ferendone altre 24. Lo riporta il South China Morning Post.

C’erano decine di persone a bordo dell’autobus, diretto dalla città turistica di Pokhara a Kathmandu, quando è uscito fuori strada dall’autostrada Prithvi dopo mezzanotte, ha riferito la polizia. L’autobus è rotolato giù per un pendio precipitando sulle rive del fiume Trishuli vicino a Benighat, circa 80 km a ovest della capitale, Kathmandu. La polizia sta indagando sulle cause dell’incidente.

In Messico rimossi i posti di blocco illegali creati dopo l’uccisione del boss "El Mencho"

Roma, 23 feb. (askanews) – Dopo le ondate di violenza seguite alla morte di Nemesio “El Mencho” Oseguera Cervantes, capo del cartello messicano della droga ‘Jalisco Nueva Generacion’, il Gabinetto di Sicurezza messicano ha dichiarato che la maggior parte dei posti di blocco illegali sono stati rimossi e che le strade principali sono state riaperte.

Dopo l’operazione militare che ha portato all’uccisione del boss del narcotraffico, riporta la Cnn, numerosi membri di gruppi criminali organizzati avevano infatti incendiato autobus, bloccato strade e ingaggiato diversi scontri a fuoco con le autorità.

Erano stati segnalati oltre 250 posti di blocco in 20 stati messicani, ha dichiarato il Gabinetto di Sicurezza, ma alle 20 ora locale, circa il 90% di questi posti di blocco era stato rimosso, hanno sèiegato le autorità messicane.Lo stato occidentale di Jalisco, dove si è svolta l’operazione di polizia, ha registrato il numero più alto di blocchi stradali, 65, principalmente su autostrade federali e statali e su importanti arterie urbane, secondo il comunicato del Gabinetto, secondo cui “incidenti localizzati” sono scoppiati in 20 Stati.

“Grazie al continuo e coordinato dispiegamento delle forze di sicurezza, la maggior parte dei blocchi stradali a livello nazionale è stata rimossa, le strade principali sono state riaperte e i restanti punti critici sono sotto controllo operativo, con un lavoro continuo per liberarli completamente”, ha affermato nella nota ripresa dalla Cnn il Gabinetto di sicurezza messicano. A seguito delle violenze registrate nel Messico occidentale dopo l’uccisione del capo del cartello ‘Jalisco Nueva Generacion’, l’Unitß di Crisi della Farnesina ha aggiornato le indicazioni sul sito ‘Viaggiare Sicuri’ per gli spostamenti in alcuni Stati del territorio messicano.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani – riferisce la Farnesina – viene informato sullo sviluppo della situazione.

Il Ministero degi Esteri registra allarmi di sicurezza per molti stati, fra cui Jalisco, Colima, Guanajuato, Guerrero, Michoacàn, Nayarit, Nuevo León, Tamaulipas, e gli snodi urbani sensibili come Guadalajara e la zona turistica di Puerto Vallarta.

Vengono registrati “posti di blocco” fissati da organizzazioni criminali in diversi punti di questi stati.

La Farnesina raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni delle Autorità locali, evitando spostamenti non essenziali. L’Ambasciata d’Italia a Città del Messico rimane reperibile al numero 00525554372596, per gravi emergenze.

Cerimonia di chiusura oltre le attese: uno show colto e popolare

Verona, 22 feb. (askanews) – Raffinata, colta, capace di valorizzare il luogo straordinario che l’ha ospitata, ma anche popolare, ironica, divertente. La Cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, messa in scena nel sito Unesco dell’Arena di Verona è stata un grande show andato probabilmente al di là delle aspettative del pubblico dei Giochi. Lo spettacolo creato da Filmmaster ha unito l’opera e la musica classica, la storia e la società, ma ha poi spalancato finestre sulla musica leggera, sulla danza contemporanea, sul rap, sui video e su una narrazione a più livelli, ma sempre focalizzata sullo spazio e sul racconto, non scontato, senza strafare, insomma, elegante come il mondo immagina sia lo stile italiano. Che passi per la Turandot o per Il mondo di Jimmy Fontana, per un étoile come Roberto Bolle o per le coreografie di Aterballetto o ancora per Achille Lauro, poco importa: tutto si è armonizzato in una messa in scena sostenuta da un grande lavoro tecnologico, che però è stato molto discreto, rispettoso della dimensione storica dell’Arena, così come dei corpi dei performer sul palco.

In questo equilibrio, in una gestione dello spettacolo che ha saputo toccare più corde e più registri, a nostro avviso è stata la forza di “Beauty in Action”, capace di prendere la forma di una piazza italiana del Settecento, quasi fosse un dipinto veneziano, ma anche quella di un palcoscenico di arte contemporanea, un’installazione sospesa tra la video arte e la discoteca, per poi fare da culla per la festa vera, quella degli atleti olimpici, che hanno sfilato tutti in presenza.

Sotto lo sguardo della presidente del CIO Kristy Coventry, della premier Giorgia Meloni, del presidente della Fondazione Milano Cortina, dei presidenti delle Camere e delle autorità territoriali, la Cerimonia ha parlato di Italia senza scadere nei luoghi comuni, ha parlato d Giochi olimpici senza scivolare in eccessi di retorica, ha fatto vedere e sentire delle emozioni legate allo sport, ma non solo, ha gestito la dinamica televisiva nello stesso modo di quella in presenza, offrendo lo stesso spettacolo sia al mondo collegato, sia agli spettatori sugli spalti. E anche questo aspetto non è così scontato. E quando si è spenta la Fiamma olimpica è rimasta addosso la sensazione di uno spettacolo che è andato oltre lo sport, nelle incredibili giornate di gara così come in questa Cerimonia di chiusura. La cui pecca è stata forse un finale troppo dilatato e meno focalizzato sulla forza ritmica e collettiva di tanti corpi sul palco. (Leonardo Merlini)

Milano-Cortina, la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona (aggiornamenti)

Verona, 22 feb. (askanews) – All’Arena di Verona, ribattezzata per l’occasione Verona Olympic Arena, la Cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. Per la prima volta nella storia, una Cerimonia Olimpica si svolge all’interno di un monumento storico patrimonio dell’Umanità UNESCO. Lo spettacolo, intitolato “Beauty in Action” è realizzato dall’Agenzia Creativa Italiana Filmmaster. Un palcoscenico che, per la prima volta, occupa l’intera superficie del parterre dell’Arena e che promette di celebrare una volta di più l’italianità di questi Giochi invernali, attraverso la bellezza, la cultura e la creatività del nostro Paese.

-20:40 La Cerimonia di Chiusura dei Giochi olimpici di Milano Cortina è iniziata: nello scenario dell’Arena di Verona si parte con la proiezione di un corto originale creato da Filmmaster, girato tra gli arcovoli dell’Arena di Verona. La narrazione cinematografica vede un direttore di scena, interpretato dall’attore Francesco Pannofino, che risveglia i personaggi dell’opera lirica per prepararli ad andare in scena. Tra loro figurano Rigoletto, Aida, Figaro, Alfredo e altri protagonisti del repertorio. I costumi dei personaggi operistici rappresentano vere e proprie opere d’arte concettuali, realizzati da Stefano Ciammitti, Costume Designer della Cerimonia. Ogni costume, tra l’altro, è stato creato utilizzando materiali di recupero, con un messaggio di sostenibilità e valorizzazione della creatività italiana. Il film include i camei di Achille Lauro, Manuel Agnelli, Davide Oldani, il Sindaco di Verona Damiano Tommasi, Deborah Compagnoni. Si vede inoltre una locandina realizzata dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Verona, sottolineando il coinvolgimento del territorio. Il personaggio di Rigoletto fa da padrone di casa ed emerge dalla botola sul palco a cavallo di un grande lampadario. Dalla pellicola cinematografica, fa il suo ingresso sul palcoscenico reale dell’Arena sulle note di Libiamo ne’ lieti calici, fungendo da raccordo narrativo. Il palco e i personaggi richiamano l’atmosfera teatrale sfarzosa. Dal palco si alzano i primi fuochi d’artificio. Il grande spettacolo della Cerimonia è davvero iniziato.

-19:41 “Queste Olimpiadi le ricorderemo per sempre. Grazie ai nostri atleti per le fortissime emozioni che ci hanno fatto provare. Grazie a chi ha contribuito con impegno e fatica alla riuscita di questo evento mondiale che ha dato lustro al Paese. L’Italia s’è desta!”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri, Antronio Tajani.

Domani evento Asgi su ‘confinamento migranti anticamera totalitarismo’

Roma, 22 feb. (askanews) – ‘Il confinamento globale dei migranti come anticamera del totalitarismo’. E’ il titolo di un evento organizzato dall’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che si svolge domani lunedì 23 febbraio, a Villa Altieri a Roma, dalle ore 10 alle 13.30. Un’arena pubblica che intende aprire un confronto tra giuristi, associazioni, organizzazioni della società civile, studiosi e attivisti sui profondi mutamenti che stanno interessando il diritto e le politiche migratorie, in Italia e a livello internazionale.

“È in atto una trasformazione epocale dei valori fondanti il patto sociale come lo abbiamo conosciuto dopo la fine della Seconda guerra mondiale. L’idea di un’uguaglianza giuridica tra gli esseri umani – spiega l’Asgi – si sta progressivamente deteriorando e il diritto viene sempre più strumentalizzato per creare speciali condizioni giuridiche caratterizzate da esclusione, confinamento, subalternità e privazione dei diritti di base”. In questo scenario in frenetico movimento, i cittadini stranieri sono i “maggiormente colpiti da una proliferazione normativa finalizzata a creare uno status giuridico differenziato, che conduce milioni di persone in una condizione di vulnerabilità”.

Ma, sottolinea l’avvocato Giulia Crescini, “l’esperienza che si sta maturando in materia di contrazione dei diritti fondamentali rivolta agli stranieri non è che un esperimento di una più generalizzata sovversione dei valori fondati di una società civile”. Un’operazione che “appare come una sorta di anticamera di un totalitarismo pronto a espandersi nei confronti di altre categorie di persone e a rimettere in discussione le basi della convivenza sociale regolate dai valori costituzionali”.

Con il nuovo Patto Ue sul diritto di asilo che l’Europa si accinge a far entrare in vigore e anche guardando a quanto accade “negli Stati Uniti e in Grecia ci stiamo accorgendo ormai da almeno un decennio che attraverso il diritto in Italia e anche magari la forza negli Stati Uniti stanno cambiando dei valori e il modo di intendere le basi fondamentali della società civile, in primo luogo proprio l’uguaglianza tra le persone, la possibilità di essere libere e non sottoposte a privazioni arbitrarie e sistematiche delle libertà fondamentali”, aggiunge l’avvocata.

“Ora, con questo patto Ue, ci accorgiamo – evidenzia – di come con il diritto vengono sovvertiti questi valori fondamentali e riteniamo che questa fortissima limitazione dei diritti fondamentali di una fascia debole della popolazione non serva che per legittimare queste esperienze, introdurle nel nostro sistema normativo, tanto che possano poi diventare anche parte della comunità europea” e venire estese “ad altre fasce della popolazione, come sta già avvenendo ad esempio con le persone che partecipano alle manifestazioni” in Italia.

Attraverso interventi di esperti e momenti di discussione collettiva, l’Arena Pubblica offrirà un’occasione “per analizzare le dinamiche in atto e per individuare strategie comuni di intervento volte a riaffermare i principi democratici e costituzionali oggi messi in discussione”.

Sanremo, inaugurazione-show del Villaggio del Festival 2026 a Villa Ormond

Sanremo, 22 feb. (askanews) – Non un taglio del nastro formale, ma una vera festa. Il Villaggio del Festival 2026 è stato inaugurato a Villa Ormond a Sanremo con uno spettacolo collettivo sulle note della sigla ufficiale di Gianluca Amoruso. Il Villaggio del Festival vuole essere la casa della Gen Z, uno spazio di incontro, di esibizione e di partecipazione.

“Questa non è soltanto un’inaugurazione, è l’inizio di una settimana che vogliamo dedicare alla musica, ai giovani – ha dichiarato il direttore Giuseppe Grande -. ci fa piacere vedere il piazzale gremito. Il Villaggio nasce per creare occasioni, dare spazio ai talenti, costruire entusiasmo e partecipazione: regaleremo musica, gioia e sorrisi”.

Durante la cerimonia è stato proiettato un video di saluto e ringraziamento del Ministro per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati:

“Il Villaggio del Festival è uno spazio vivo, aperto e inclusivo. Valorizza musica, cultura, moda e racconta il meglio del nostro patrimonio storico e artistico. Il palco di Villa Ormond è la cornice perfetta per vivere il Festival in modo nuovo, aperto e vicino alle persone”.

Ma martedì a sabato, tutti i giorni a partire dalle 14, il piazzale si animerà con artisti, ospiti famosi ed emergenti in momenti di spettacolo aperti al pubblico per vivere il Festival anche fuori dall’Ariston.

“Il Villaggio del Festival è per noi un avvenimento molto importante, ricco di emozioni, entusiasmo e giovani. Siamo contenti che faccia parte delle manifestazioni più importanti legate al Festival” aggiunge Alessandro Sindoni Assessore al Turismo di Sanremo.

Per il terzo anno la Regione Marche è partner dell’evento di Villa Ormond.

“Il Villaggio del Festival dimostra come grandi eventi culturali possano diventare motore di sviluppo e opportunità per i territori. Creare connessioni tra istituzioni, imprese e giovani significa investire nel futuro. Questo progetto unisce energia, creatività e visione, valorizzando non solo Sanremo ma l’intero sistema Paese.” conclude

Gino Sabatini vicepresidente di Unioncamere e presidente della Camera di Commercio delle Marche,

Un grande contenitore vivo, colorato e partecipato, che mette al centro le persone e, soprattutto, i giovani con tanta musica.

Sanremo, Max Pezzali: dopo il Festival del 2011 ho pensato di mollare

Sanremo, 22 feb. (askanews) – Max Pezzali in attesa l’originalissima serie di performance “The Party Boat” a Sanremo a bordo di Costa Toscana e in collegamento con il Teatro Ariston, ha incontrato i giornalisti per raccontare tutte le novità del 2026, ma ha anche rivelato di aver pensato di ritirarsi dopo la sua partecipazione al Festival del 2011.

“Era una cosa che è stata fatta di corsa, senza il pezzo giusto, era un po’ un timbrare il cartellino. Mi sono trovato a dire, per tutto un insieme di fattori, che non è più il caso di andare avanti con questo lavoro. Se non sei in grado di farlo a questa altezza è meglio che molli. Non avevo avuto accesso alla serata finale del sabato, non ero passato, quindi sono preso le partito prima mesto. Percepivo di non essere stato all’altezza, ho detto: orse siamo arrivati al punto che progetto è arrivato alla fine come tutte le cose che iniziano e finiscono e quindi il progetto ormai è finito” Ha raccontato Pezzali.

“Sanremo è come la Champions League richiede un impegno specifico, avere un progetto molto preciso, molto definito su quello che vuoi fare, su come lo vuoi fare, su che cosa vuoi che arrivi della tua canzone. Cioè è un lavoro organico che io non sono mai riuscito a fare e quella roba lì probabilmente non è nelle mie corde. – ha raccontato e su una ipotetica partecipazione in futuro ha aggiunto – Secondo me più vai avanti con l’età e più diventa difficile fare un progetto che vada bene sia per la televisione che per le radio dopo che per lo streaming che rischi leggermente di essere patente. Non è detto però perché poi trovi l’idea che se fare una cosa formidabile è perfetta per quella roba lì però al momento non ne viene in mente come farlo”.

Dazi, Commissione Ue chiede chiarezza dopo sentenza Corte Suprema

Bruxelles, 22 feb. (askanews) – La Commissione europea, con un comunicato pubblicato a Bruxelles, “chiede piena chiarezza sulle misure che gli Stati Uniti intendono adottare a seguito della recente sentenza della Corte Suprema sull’International Emergency Economic Powers Act. La situazione attuale non favorisce la realizzazione di scambi e investimenti transatlantici ‘giusti, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi’, come concordato da entrambe le parti e specificato nella dichiarazione congiunta Ue-Usa dell’agosto 2025”.

La “dichiarazione congiunta” è la formalizzazione dell’accordo sui dazi raggiunto dal presidente Usa Donald Trump e dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen a Turnberry, lo scorso agosto in Scozia, e che non è ancora stato approvato dal Parlamento europeo. Prevede un meccanismo asimmetrico e più favorevole agli Usa per cui, a fronte di un azzeramento dei dazi per l’importazione nell’Ue dei prodotti industrali americani, la grande maggioranza dei prodotti europei sono tassati con dazi al 15% negli Usa.

Nel comunicato, la Commissione assicura che “garantirà sempre la piena tutela degli interessi dell’Unione europea. Le aziende e gli esportatori dell’Ue devono beneficiare di un trattamento equo, prevedibilità e certezza del diritto”.

“Un accordo è un accordo – sottolinea la Commissione, avvertendo che “in qualità di principale partner commerciale degli Stati Uniti, l’Ue si aspetta che gli Stati Uniti onorino i propri impegni stabiliti nella dichiarazione congiunta, così come l’Ue si impegna a rispettarli. In particolare, i prodotti dell’Ue devono continuare a beneficiare del trattamento più competitivo, senza aumenti dei dazi oltre il tetto massimo chiaro e onnicomprensivo precedentemente concordato”.

“I dazi – ricorda la Commissione – sono tasse che fanno aumentare i costi sia per i consumatori che per le imprese, come confermano chiaramente studi recenti. Se applicati in modo imprevedibile, i dazi sono intrinsecamente destabilizzanti, perché minano la fiducia e la stabilità nei mercati globali e creano ulteriore incertezza nelle catene di approvvigionamento internazionali”.

La Commissione riferisce poi di essere “in stretto e continuo contatto con l’Amministrazione statunitense. Sabato 21 febbraio, il Commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic ha parlato con il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer e il Segretario al Commercio Howard Lutnick. Continueremo a lavorare per ridurre i dazi, come previsto dalla dichiarazione congiunta”.

“La priorità dell’Ue – indica ancora il cominicato della Commissione – è preservare un ambiente commerciale transatlantico stabile e prevedibile, agendo al contempo da punto di riferimento globale per il commercio basato sulle regole. L’Ue continua ad ampliare la propria rete di accordi commerciali ‘a zero dazi’ globali e ambiziosi in tutto il mondo e a impegnarsi per rafforzare un sistema commerciale aperto e basato sulle regole”, conclude il comunicato dell’Esecutivo comunitario.

Milano-Cortina, Malagò: frutto di gioco di squadra straordianario

Milano, 22 feb. (askanews) – “Io sono decenni che sento di questo gioco di squadra, poi vedo che ogni tanto qualcuno non lo rispetta o deraglia, devo dire che nel caso nostro veramente è stato straordinario. Lo dico con molta franchezza, è sotto gli occhi di tutti, è stata una meravigliosa Torre di Babele di soggetti che però ha visto veramente remare tutti nella stessa direzione” e stasera nel mio discorso a Verona li ringrazierò. Lo ha detto il presidente della fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò, nella conferenza stampa finale prima della cerimonia di chiusura dei Giochi. “Il successo della manifestazione doveva necessariamente passare dal successo della squadra italiana perché poi si carica l’ambiente, gli atleti, sopratutto certe dinamiche che trascinano poi sinergie che non sono magari apparentemente correlate” come il fatto che “vince un italiano e la gente si chiede ‘adesso dove fa la gara?’ e poi, l’audience in tv, i contatti digitali, l’interesse delle aziende e degli sponsor, ci si è fomentati a vicenda grazie ai successi della squadra italiana” ha aggiunto.

Ucciso un 20enne armato che cercava di entrare a Mar-a-Lago

Roma, 22 feb. (askanews) – Il secret service statunitense afferma che i loro agenti hanno sparato e ucciso un uomo sulla ventina dopo che aveva tentato di entrare illegalmente nel perimetro di sicurezza del resort Mar-a-Lago del presidente Donald Trump a West Palm Beach, in Florida. Trump si trova attualmente a Washington. Il nome della persona colpita non è stato reso noto. Secondo il secret service, l’uomo è stato “sorpreso all’ingresso Nord della proprietà di Mar-a-Lago mentre portava con sé quello che sembrava essere un fucile da caccia e una tanica di carburante”.

Berlinale76, c’è anche un po’ d’Italia tra i vincitori

Roma, 22 feb. (askanews) – Nina Roza, scritto e diretto da Geneviève Dulude-de Celles, regista e produttrice già vincitrice del Crystal Bear al Festival di Berlino con il film Une Colonie nel 2019, si è aggiudicato l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura. Il film, che vanta nel cast anche Chiara Caselli, è una coproduzione internazionale di Colonelle Films (Canada), Echo Bravo (Belgio), Ginger Light Films e Premiere Studio (Bulgaria) e dell’italiana UMI Films di Lorenzo Fiuzzi e Bardo Tarantelli. UMI Films è una società con sede a Roma specializzata nello sviluppo creativo, nella produzione cinematografica e nelle co-produzioni internazionali. La sua missione è dare voce a una nuova generazione di registi e narratori. Tra i lavori recenti AMUSIA di Marescotti Ruspoli (Premio del Pubblico al Tallinn Black Nights Film Festival 2022) e L’INFINITO di Umberto Contarello (scritto da Umberto Contarello e Paolo Sorrentino. UMI Films ha inoltre recentemente concluso le riprese di Dark Vertigo di Giancarlo Soldi ed è attualmente in pre-produzione con Legitima di Elisa Miller, coproduzione con la società messicana Premio Oscar Pimienta Films (Roma, Emilia Pérez), le cui riprese inizieranno ad aprile 2026. Tra i film in preparazione per il 2026 anche il secondo lungometraggio di Marescotti Ruspoli. (Segue)