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Blanco torna con l’abum Ma’: la noia è grande componente dell’arte

Milano, 2 apr. (askanews) – Un disco in cui sono rinchiusi tutti i colori delle emozioni umane. MA’ è il nuovo album di Blanco, in uscita venerdì 3 aprile 2026 per EMI Records Italy (Universal Music Italy) con la direzione artistica di Stefano Clessi (Eclectic Music Group). Tutto il nuovo lavoro si muove attorno a un messaggio positivo, cercando luce anche nei momenti più complessi. “Io credo che il messaggio centrale sia la speranza, ci sono dei pezzi dove sono stato sicuramente molto male e dei pezzi dove sono stato molto bene, però mi piaceva anche parlare dello stare male, comunque la speranza che è una cosa più figa” ha detto Blanco presentando il suo lavoro alla stampa.

Il titolo MA’ nasce dall’esigenza di dire in musica tutto ciò che nel tempo è rimasto in sospeso con una figura centrale come la propria madre: non per distanza o mancanza, ma per quel naturale allontanamento che accompagna la crescita. Un rapporto profondo, mai incrinato, che nel tempo cambia forma e si traduce in parole oggi raccolte in un racconto diretto e sincero.

“È stato un percorso, forse per questo ci ho messo più tempo, anche se poi l’album l’ho preso in mano davvero l’estate scorsa, quando ho detto: adesso inizio il disco – ha raccontato. – Credo che bisogna vivere tanto per scrivere delle canzoni”.

C’è un altro elemento fondamentale nella creatività di Blanco: la noia, una motore creativo che lo ha anche spinto a scegliere la provincia e non la città per vivere. “Ho fatto questa scelta perché volevo provare una cosa che è la noia. Secondo me se vivi in posti è così ti rompi le scatole quotidianamente perché non ci sono tante cose da fare. Però allo stesso tempo ci sono meno distrazioni e ho capito che forse le cose migliori nella vita per assurdo sono le cose gratis, come fare una passeggiata, respirare all’aria aperta, fare delle cose che sembrano scontate ma non lo sono. Poi invece è bello anche stare a Milano, però sei bombardato, qui non ti annoi mai. Invece la noia è una grande componente dell’arte”.

A suggellarne la dimensione più intima del suo lavoro, giovedì 2 aprile, giorno prima della release, Blanco intraprenderà un cammino di undici ore da Cisano fino a casa della madre, a Calvagese della Riviera, per consegnarle personalmente il disco a lei dedicato: un gesto simbolico che restituisce il senso di un percorso lungo, fisico e interiore, alla base del progetto.

Una nuova tappa suo percorso artistico, 15 brani, di cui 11 inediti oltre ai singoli estratti negli scorsi mesi “Piangere a 90”, “Maledetta Rabbia” e “Anche a vent’anni si muore” – tutti ai vertici delle classifiche streaming e radio – e al più recente “Ricordi” con Elisa, pubblicato venerdì 27 marzo, attualmente in rotazione radiofonica. Due le collaborazioni presenti nel disco, entrambe nate da una profonda stima e affinità artistica: “Peggio del diavolo” con Gianluca Grignani, brano iconico dall’anima rock, e “Ricordi” con Elisa, il nuovo singolo in rotazione radiofonica che unisce due delle voci più riconoscibili della musica italiana contemporanea, capaci di attraversare generazioni e linguaggi diversi. “Gianluca è un grandissimo artista, quando ho scritto il brano ho subito pensato a lui, lo conoscevo per le canzoni che ha fatto, però mi è proprio piaciuto anche a livello di persona, perché è un puro. Anche gli errori che ha fatto, li ha fatti solamente perché è troppo puro”.

Agli inizi della carriera, Blanco ha avuto tutto e in fretta, un successo impensabile a cui sono anche seguiti momenti più difficili e polemiche come quella dopo Sanremo. Ha saputo fermarsi per poi ripartire: “In realtà non l’ho fatto per insegnare qualcosa a qualcuno, l’ho fatto perché mi sentivo di farlo. Fermarmi, non è stata una strategia, l’ho fatto proprio perchè volevo ricostruirmi come persona e tornare con una consapevolezza diversa di tutto quello che sto facendo” racconta ancora Blanco che è consapevole di essere fortunato: “Faccio musica che è quello che volevo fare da piccolo, in realtà sono felicissimo di tutto quello che sto facendo. Sicuramente il successo mi ha portato a vivere la mia età in un modo diverso su alcune cose, a fare delle esperienze incredibili. E comunque cerco sempre di essere una persona solare, nonostante magari tanti pensano che sia cupo come persona. Però c’è la speranza, basta guardare fuori dalla finestra: siamo vivi, ci stiamo”.

Il nuovo disco sarà presentato dal live tra aprile e maggio 2026 durante “Il primo tour nei palazzetti” di Blanco, prodotto e organizzato da Friends & Partners e Vivo Concerti. I biglietti sono disponibili su Ticketone e nei punti vendita abituali. A questi appuntamenti si affianca anche il “Tour Estate 2026”.

Di Alessandra Velluto

Le parole di Trump affossano le Borse

Roma, 2 apr. (askanews) – Piazza Affari ha aperto la seduta in deciso ribasso con L’Ftse Mib che cede l’1,61%, a 44.977 punti.

Le Borse europee aprono la giornata in netto ribasso, sotto pressione per il petrolio che è arrivato a far registrare 106 dollari al barile dopo il discorso alla nazione del presidente Usa, Donald Trump sulla durata della guerra in Iran. Francoforte cede l’1,46%, mentre Londra si mostra in negativo per lo 0,74%. Male anche Parigi che cede l’1,34%.

Inoltre, il prezzo del gas naturale al Ttf di Amsterdam si mostra in aumento del 5,35% a 50,50 euro al MWh.

La borsa di Tokyo ha chiuso la seduta in deciso ribasso, con il Nikkei che ha ceduto il 2,40%, a 52.449 punti.

Oggi videoconferenza di 35 Paesi, i "volenterosi di Hormuz"

Roma, 2 apr. (askanews) – Circa 35 Paesi si riuniscono oggi su iniziativa del Regno Unito per affrontare la paralisi dello stretto di Hormuz scatenata dalla guerra in Iran, che secondo il presidente Donald Trump continuerà ancora alcune settimane. A convocare il vertice virtuale è stato il primo ministro britannico Keir Starmer, che ha affidato la guida dei lavori al ministro degli Esteri Yvette Cooper, quindi si tratta di consultazioni a livello di capi delle diplomazie e per l’Italia si collegherà il ministro Antonio Tajani. La riunione è prevista alle 13.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: ristabilire la libertà di navigazione in un’area attraverso cui, in condizioni normali, transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa di gas naturale liquefatto. Dalla fine di febbraio, quando sono scattati gli attacchi congiunti israelo-americani, Teheran ha di fatto bloccato il passaggio, provocando un’impennata dei prezzi energetici e gravi ripercussioni sulle catene di approvvigionamento.

Alla riunione partecipano, tra gli altri, Francia, Germania, Italia, Giappone e Paesi Bassi, firmatari di una dichiarazione congiunta già a metà marzo. Nel frattempo, altri Paesi si sono aggiunti e i ‘volentori di Hormuz a consulto oggi dovrebbero essere almeno 35 . Il vertice servirà a valutare strumenti diplomatici e politici per garantire la sicurezza delle navi e degli equipaggi ancora bloccati, oltre a favorire la ripresa dei traffici commerciali essenziali.

Non si esclude una successiva fase operativa. Starmer ha infatti annunciato che dopo le consultazioni politiche verranno coinvolti i responsabili della pianificazione militare per studiare modalità concrete di messa in sicurezza dello stretto una volta cessate le ostilità.

Particolarmente esposto è il Giappone, che importa circa il 90% del proprio petrolio dal Medio Oriente e ha già iniziato ad attingere alle riserve strategiche. Tokyo valuta anche l’invio di unità specializzate, come dragamine.

Sullo sfondo resta il confronto tra alleati occidentali e Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha più volte criticato la Nato, definendola una “tigre di carta” per il mancato coinvolgimento diretto nel conflitto. Ancora ieri il presidente americano ha minacciato il ritiro Usa dalla Nato alla luce del fatto che gli alleati non hanno dato concreto aiuto per la guerra all’Iran.

Spazio, Nasa torna su Luna: verso primo sorvolo dopo mezzo secolo

Roma, 2 apr. (askanews) – Missione Artemis II in viaggio verso la Luna. Quattro astronauti sono partiti per un volo ad alto rischio intorno alla Luna, il primo viaggio lunare dell’umanità in più di mezzo secolo apripista dei progetti della NASA per un allunaggio tra due anni.

Il razzo alto l’equivalente di un edificio di 32 piani trasporta tre americani e un canadese. E’ decollato dal Kennedy Space Center in Florida davanti a decine di migliaia di spettatori, che hanno invaso le strade e le spiagge circostanti in un’atmosfera che ha ricordato le missioni Apollo degli anni ’60 e ’70.

“Con questa missione storica, portate con voi il cuore di questo team Artemis, lo spirito audace del popolo americano e dei nostri partner in tutto il mondo, e le speranze e i sogni di una nuova generazione”, ha detto il direttore del lancio Charlie Blackwell-Thompson all’equipaggio subito prima del decollo. “Buona fortuna, che Dio vi accompagni, Artemis II”.

A bordo della capsula Orion ci sono il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, Christina Koch (prima donna a partecipare a una missione lunare) e il canadese Jeremy Hansen. I media americani evidenziano come si tratti di un equipaggio lunare senza precedenti anche in termini di diversificazione: la prima donna, la prima persona di colore e il primo cittadino non statunitense sono a bordo.

Cinque minuti dopo il lancio, Wiseman ha visto l’obiettivo del team: “Abbiamo una bellissima alba lunare, ci stiamo dirigendo dritti verso di essa”, ha detto dalla capsula in volo.

La missione, della durata di quasi dieci giorni, prevede che l’equipaggio trascorra le prime 25 ore in orbita terrestre per verificare la capsula, poi dovrà accendere il motore principale che li spingerà verso la Luna. Gli astronauti non si fermeranno né orbiteranno attorno al nostro satellite, ma la loro capsula supererà la Luna e proseguirà per altri 6.400 chilometri prima di invertire la rotta e fare ritorno sulla Terra con un ammaraggio nel Pacifico.

La tensione era alta nelle ore precedenti il lancio a causa di problemi tecnici riscontrati in passato con perdite di idrogeno. Il team di lancio ha caricato più di 2,6 milioni di litri di carburante nel razzo, e due ultimi inconvenienti dell’ultimo minuto – sensori della batteria difettosi e problemi di comunicazione con il sistema di interruzione del volo – sono stati rapidamente risolti, consentendo di procedere al decollo.

Artemis II della Nasa è in viaggio verso la luna, a bordo 3 statunitensi e un canadese

Roma, 2 apr. (askanews) – Roma, 2 apr. (askanews) – Missione Artemis II in viaggio verso la luna. Quattro astronauti sono partiti per un volo ad alto rischio intorno alla Luna, il primo viaggio lunare dell’umanità in più di mezzo secolo apripista dei progetti della Nasa per un allunaggio tra due anni.

Il razzo alto l’equivalente di un edificio di 32 piani trasporta tre americani e un canadese. E’ decollato dal Kennedy Space Center in Florida , alle 18.35 ora della costa est, (ore 00.35 in Italia) davanti a decine di migliaia di spettatori, che hanno invaso le strade e le spiagge circostanti in un’atmosfera che ha ricordato le missioni Apollo degli anni ’60 e ’70.

“Con questa missione storica, portate con voi il cuore di questo team Artemis, lo spirito audace del popolo americano e dei nostri partner in tutto il mondo, e le speranze e i sogni di una nuova generazione”, ha detto il direttore del lancio Charlie Blackwell-Thompson all’equipaggio subito prima del decollo. “Buona fortuna, che Dio vi accompagni, Artemis II”.

A bordo della capsula Orion ci sono il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, Christina Koch (prima donna a partecipare a una missione lunare) e il canadese Jeremy Hansen. I media americani evidenziano come si tratti di un equipaggio lunare senza precedenti anche in termini di diversificazione: la prima donna, la prima persona di colore e il primo cittadino non statunitense sono a bordo.

Cinque minuti dopo il lancio, Wiseman ha visto l’obiettivo del team: “Abbiamo una bellissima alba lunare, ci stiamo dirigendo dritti verso di essa”, ha detto dalla capsula in volo.

La missione, della durata di quasi dieci giorni, prevede che l’equipaggio trascorra le prime 25 ore in orbita terrestre per verificare la capsula, poi dovrà accendere il motore principale che li spingerà verso la Luna. Gli astronauti non si fermeranno né orbiteranno attorno al nostro satellite, ma la loro capsula supererà la Luna e proseguirà per altri 6.400 chilometri prima di invertire la rotta e fare ritorno sulla Terra con un ammaraggio nel Pacifico. La tensione era alta nelle ore precedenti il lancio dati i problemi tecnici riscontrati in passato con perdite di idrogeno. Il team di lancio ha caricato più di 2,6 milioni di litri di carburante nel razzo, e due ultimi inconvenienti dell’ultimo minuto – sensori della batteria difettosi e problemi di comunicazione con il sistema di interruzione del volo – sono stati rapidamente risolti, consentendo di procedere al decollo.

I punti principali toccati da Trump nel suo discorso alla nazione

Roma, 2 apr. (askanews) – A più di un mese dall’inizio della guerra contro l’Iran, il presidente Donald Trump ha tenuto in prima serata un discorso alla nazione insolitamente breve per i suoi standard – 19 minuti – per difendere la necessità del conflitto e tracciare prospettive future, su cui è rimasto tuttavia piuttosto vago. Ecco i punti principali.

I SUCCESSI MILITARI SECONDO TRUMP Il presidente ha descritto l’azione militare come un grande successo, ha ribadito che i sistemi missilistici e di droni iraniani sono stati “drammaticamente ridotti” e che “le fabbriche di armi e i lanci di razzi vengono fatti a pezzi”.

I TEMPI DELLA GUERRA: “FINIRÀ ENTRO TRE SETTIMANE” Trump ha chiesto agli americani, preoccupati per i costi del conflitto, di mettere le cose in prospettiva Ha stimato che la guerra dovrebbe concludersi entro tre settimane. “Siamo in pista per completare tutti gli obiettivi militari americani a breve, molto a breve”, ha detto. “Nelle prossime due o tre settimane, li riporteremo all’età della pietra, dove appartengono”. “Teniamo il conflitto in prospettiva” Sensibile alle critiche interne, Trump ha citato la durata della Prima Guerra Mondiale, della Seconda Guerra Mondiale, della guerra in Vietnam, di quella Corea e in Iraq per sostenere che la campagna militare in corso è stata finora molto più breve. “È molto importante che teniamo questo conflitto in prospettiva”, ha affermato. La guerra “è un vero investimento nel futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti”.

NEGOZIATI ED ESCALATION Il presidente ha oscillato tra l’endorsement di negoziati per porre fine alla guerra e la promessa di un’escalation della violenza. “Nel frattempo, le discussioni sono in corso”, ha aggiunto. Tuttavia, l’Iran ha dichiarato che non ci sono trattative dirette con gli Stati Uniti, e le agenzie di intelligence americane ritengono che Teheran sia disposta a mantenere aperti i canali di comunicazione ma non a fare concessioni decisive in questa fase.

NATO: LA MINACCIA SCOMPARSA DAL DISCORSO Donald Trump non ha ripetuto l’avvertimento lanciato poche ore su un possibile ritiro degli Stati Uniti dalla NATO, cosa che ha suscitato critiche persino anche di alcuni esponenti repubblicani. Tuttavia, durante il suo intervento dalla Casa Bianca, il presidente non ha fatto riferimento alle precedenti minacce.

NESSUNA MISSIONE PER ESTRARRE L’URANIO ARRICCHITO?

Trump ha valutato a lungo se autorizzare una missione per estrarre l’uranio altamente arricchito custodito sotto il sito nucleare di Isfahan. Ieri ha dichiarato che i siti nucleari iraniani sono stati colpiti così duramente che “ci vorrebbero mesi per avvicinarsi alla polvere nucleare”. Ha affermato che gli Stati Uniti monitorano i siti con satelliti e colpiranno se l’Iran tenterà di recuperare il materiale che al momento sembra restare dove si trovava prima della guerra.

LO STRETTO DI HORMUZ: “NON È UN PROBLEMA AMERICANO” Il presidente ha ripetuto le richieste che siano i paesi che importano petrolio dal Golfo Persico attraverso lo Stretto a farsi carico di costringere l’Iran a riaprirlo. Ha affermato che “non abbiamo bisogno” del petrolio che transita attraverso quell’arteria. Gli Stati Uniti importano pochissimo petrolio dal Golfo, tuttavia i prezzi del petrolio sono fissati a livello globale e le interruzioni delle forniture in Medio Oriente si ripercuotono sugli Stati Uniti. Meno petrolio sui mercati globali significa prezzi della benzina più alti per gli americani.

Trump: in Iran "lavoro quasi completo", lo finiremo molto velocemente

Roma, 2 apr. (askanews) – In un discorso alla nazione in prima serata, il primo dall’inizio della guerra contro l’Iran, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che le forze statunitensi “finiranno il lavoro” molto presto. Gli “obiettivi strategici sono quasi completati”, ha detto in un’allocuzione, durata meno di 20 minuti che i mercati asiatici – aperti mentre parlava – non hanno gradito. Si è trattato di una difesa difesa a tutto campo della guerra, iniziata più di un mese fa, con concetti già espressi, senza citare una possibile operazione di terra.

“In queste ultime quattro settimane le nostre forze armate hanno ottenuto vittorie rapide, decisive e schiaccianti sul campo di battaglia”, ha affermato Trump, descrivendo l’azione militare “così potente, così brillante” da aver reso “uno dei paesi più potenti” una minaccia fatalmente ridimensionata. Il presidente non ha dichiarato la vittoria, contrariamente a quanto anticipato ieri da fonti interne all’amministrazione, ma quasi. . “Stasera sono lieto di dire che questi obiettivi strategici sono quasi completati”, ha detto, “finiremo il lavoro, e lo finiremo molto velocemente. Ci stiamo avvicinando molto”. Ha anche accennato a un termine di tempo precis: “Li colpiremo molto duramente nelle prossime due o tre settimane. Li riporteremo all’età della pietra, a cui appartengono”.

Trump ha esortato i paesi che dipendono dal petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz a “costruirsi un po’ di coraggio ritardato” e ad andare a “prenderselo”.

Nel discorso non ha menzionato l’invio di truppe di terra in Iran né la NATO, quest’ultima era stata per tutta la giornata di ieri al centro delle speculazioni su piani di ritiro americano dall’Alleanza, alti funzionari come l’ambasciatore presso la Nato Matthew Whitaker ha molto insistito sul fatto che il presidente sta “valutando e rivalutando tutto”, deluso dai bei discorsi senza azione da parte degli alleati, quelli europei in primo luogo. Trump ha invece suggerito che altri paesi, in particolare asiatici, dovrebbero farsi carico della sicurezza dello Stretto.

Durante un pranzo alla Casa Bianca per la Pasqua a cui la stampa non ha partecipato, Trump ha citato la Corea del Sud, il Giapppne e anche la Cina come Paesi che devono impegnarsi in prima fila. “Abbiamo 45mila soldati a rischio laggiù, vicini a una forza nucleare. Lasciate che lo faccia il Giappone. Loro ricevono il 90% del loro petrolio dallo Stretto. Lasciate che lo faccia la Cina”.

In quello stesso intervento, non ripreso nel discorso serale ma trapelato tramite un video poi rimosso dalla Casa Bianca, Trump ha parlato del petrolio iraniano come di un’opportunità forse persa. “Potremmo semplicemente prenderci il loro petrolio. Ma non sono sicuro che la gente nel nostro paese abbia la pazienza per farlo, il che è un peccato. Se restassimo lì, preferirei solo prendere il petrolio. Potremmo farlo così facilmente”.

Poche ore prima dell’intervento, il presidente aveva scritto su Truth che “il nuovo presidente del regime iraniano” voleva un cessate il fuoco. L’ambasciata iraniana ha respinto la definizione come “falsa e infondata”. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in una lettera ai cittadini americani, ha chiesto: “Quale preciso interesse del popolo americano è realmente servito da questa guerra?”.

. Gli attacchi iraniani contro Israele e i vicini del Golfo Persico sono proseguiti anche nelle prime ore di oggi.

Guerra in Iran. Si fatica a vedere una via d’uscita

Questa guerra che covava da anni ora che è esplosa rischia di divenire il preludio di una esplosione regionale che terremoterà l’intera economia mondiale. E non solo l’economia. Bisogna allora assolutamente chiuderla, al più presto. Ma il problema è che i suoi attori non vogliono (Israele) o non sanno (USA e Iran) come concluderla senza correre il rischio di essere dichiarati perdenti dal nemico.

Il calcolo politico di Israele e limprevedibilità americana

L’oltranzista maggioranza che governa lo stato ebraico ha colto l’occasione che attendeva da anni per abbattere il mortale nemico iraniano. Percepitolo indebolito e reso vulnerabile della campagna mirata condotta ai danni suoi e dei suoi proxy siti a Gaza e nel Libano con l’operazione distruttiva decisa per rispondere al pogrom dal 7 ottobre, Netanyahu dopo non essere riuscito a convincere Biden ha poi avuto facile gioco con Trump, un presidente in pieno delirio di onnipotenza incapace di valutare gli scenari, indisponibile a studiare i dossier e solo uso a minacciare, alleati e avversari.

Lerrore di sottovalutare lIran

Forti della propria indiscutibile potenza militare Israele e Stati Uniti hanno sottovalutato il regime degli ayatollah e soprattutto la forza intrinseca della Repubblica Islamica. Uno Stato con 90 milioni di cittadini, ben strutturato, di vaste dimensioni, con un territorio montagnoso difficile da scrutare anche dall’alto e soprattutto – sottovalutazione imperdonabile – detentore di un plus geografico potentissimo: lo Stretto di Hormuz, collo di bottiglia fra i più decisivi al mondo. Una evidenza, quest’ultima, che tutti gli osservatori hanno ben presente da sempre e che gli stessi iraniani hanno sempre apertamente dichiarato essere una leva che in caso di necessità avrebbero adoperato.

La resilienza del regime

Anche la criminale determinazione con la quale il regime ha soffocato (e soffoca) nel sangue le periodiche proteste popolari è stata sottostimata, immaginando una sollevazione impossibile se non supportata da una rottura del sistema di potere che governa, opprimendolo, il Paese.

E infatti nonostante gli omicidi mirati, a cominciare da quello della Guida Suprema, la teocrazia ha resistito, probabilmente acuendo la forza dell’ala più estrema del potere, quella dei Guardiani della Rivoluzione, a scapito di quella clericale e di quella più moderata rappresentata dall’ulteriormente indebolito presidente Pezeshkian. Il regime è senz’altro infiacchito nelle sue strutture materiali, dopo tanti missili caduti sulle sue città. Ma rafforzato nella sua ferrea presa sul Paese e dalla intima convinzione che una propria caduta significherebbe la fine dell’influenza sciita in tutta la regione mediorientale.

Il fattore Hormuz e la mossa iraniana

Un “istinto di sopravvivenza”, come lo definisce l’intellettuale marocchino Taher Ben Jelloun, che motiva la resistenza, alimenta la più feroce determinazione, favorisce la lucidità delle azioni decise. Attaccare sistematicamente e chirurgicamente gli stati sunniti del Golfo era un’opzione alla quale gli strateghi israeliani probabilmente non avevano pensato. E invece questa è la mossa che al momento – unita alla gestione di Hormuz – sta consentendo a Teheran di sostenere che la guerra la sta vincendo.

 

Il dilemma americano e lassenza di una via duscita

Non è così. Ma è certo che le difficoltà degli alleati arabi, unite a quelle derivanti dalla crisi petrolifera e del gas così innescata, sta ponendo gli USA nella non facile condizione di dover decidere fra un’intensificazione drammatica del conflitto con un intervento di terra che li trascinerebbe in un gorgo infernale e una via d’uscita che sarebbe ben arduo, allo stato, vendere come una vittoria. Che l’Iran, al contrario, dichiarerebbe sua e che Israele tale confermerebbe – paradossalmente – provando a proseguire, da solo, un attacco che però, privo dell’indispensabile supporto americano, a un certo punto inevitabilmente sarebbe costretto a concludere. Ecco perché una via d’uscita continua a non vedersi.

Dc, la modernità di quel “metodo”

Oltre la commemorazione

Il ricordo di Benigno Zaccagnini, del 13° congresso nazionale della Dc e di quella straordinaria classe dirigente fatta di leader e di statisti, non esauriscono il significato dell’iniziativa messa in campo dall’amico Dario Franceschini domenica scorsa a Roma. C’è molto di più. È appena sufficiente leggere alcuni articoli apparsi su vari quotidiani, anche se un po’ romanzati, per rendersi conto che c’è stato qualcosa di più. E quel “di più” non è solo l’attualità di una cultura politica che, tra l’altro, conserva una straordinaria modernità ed attualità anche in una stagione post ideologica e a volte addirittura post democratica e che non può essere archiviata frettolosamente.

Il valore di un metodo

Ma, semmai, parliamo di un “metodo” politico che non tramonta. Perchè appartiene alla qualità della democrazia, alla miglior storia democratica del nostro paese e allo stesso “spirito” costituzionale. Un “metodo” di marca democristiana che resta, ancora e soprattutto oggi, l’elemento qualificante per un politico che non subisce il fascino della deriva della radicalizzazione violenta e sfacciatamente anti democratica.

Una presenza che continua

Al riguardo, e al di là delle costanti che hanno caratterizzato la fase politica che hanno visto come protagonista Zaccagnini e quel gruppo dirigente, quello che merita di essere ricordato oggi non è che la Dc è tramontata 33 anni fa ma che, e soprattutto, i “democristiani” attraverso la riproposizione di quel “metodo” politico continuano ad essere presenti nella cittadella politica italiana. E non solo come semplici comparse perchè rivestono ancora oggi, e come tutti sanno, ruoli politici ed istituzionali molto significativi e qualificati.

Il contesto contemporaneo

Ed è proprio sulla base di questo dato, semplice ma oggettivo, che l’iniziativa di Franceschini è destinata ad avere un significato che va oltre un semplice convegno. Un significato anche per il futuro della politica italiana. Soprattutto alla luce di un contesto come quello contemporaneo dove la radicalizzazione persin violenta della lotta politica rischia di indebolire la qualità della nostra democrazia e la stessa credibilità delle nostre istituzioni democratiche. Nonchè, e come ovvio e persin scontato, l’efficacia dell’azione di governo. Di qualsiasi governo.

Tra populismo e il nulla della politica”

E proprio il “metodo” democristiano, al di là della fisiologica evoluzione della società e del cambiamento dell’assetto politico, si ripropone in tutta la sua attualità e modernità. Un “metodo” che è anche, e soprattutto, frutto di un modo d’essere in politica che non può essere qualunquisticamente archiviato solo perchè siamo alle prese con partiti e movimenti che affondano le loro radici nel populismo, nel sovranismo e nel “nulla della politica”, per dirla con una felice ed efficace espressione di Mino Martinazzoli pronunciata ormai molti anni fa.

Una lezione ancora necessaria

E rileggere, oggi, pezzi di quella storia cinquantennale non solo è utile per non archiviare la ‘nostra’ memoria storica o per evitare di riproporre quella sterile polemica tra chi proviene da quel ceppo e ha fatto scelte politiche diverse se non addirittura alternative ma, soprattutto, è consigliabile per chi non si rassegna ad una politica fatta solo di insulti, di attacchi personali, di delegittimazioni moralistiche e di criminalizzazioni di natura politica e culturale.

Il “metodo” democristiano, infine, si rende necessario anche per evitare che si affermi una deriva chiaramente e quasi scientificamente anti democratica che può avere effetti nefasti e persin fatali per la conservazione del nostro impianto costituzionale. Non solo quello sbandierato strumentalmente durante il recente e violento confronto sul referendum costituzionale sulla giustizia.

Al riguardo, rileggere la storia – e nello specifico quella storia – è anch’esso un contributo politico e di cultura politica di livello che solo un qualunquista o un populista può ritenere essere un esercizio inutile e dannoso.

Campo largo? Fare muro è una cosa, forgiare la coalizione un’altra.

Il risultato referendario ha segnato una indubbia inversione di tendenza nell’indirizzo dell’opinione pubblica nei confronti del governo e della maggioranza parlamentare che lo sostiene, con risultati che hanno visto prevalere il “No” anche in molte regioni guidate dal centrodestra.

Una soddisfazione da non assolutizzare

In alcune piazze iconiche come Arcore; a Napoli il “No” ha toccato il 75,5%, a Roma il 60,3%, a Bologna il 68,2% e stessa cosa dicasi per al tre grandi città del nord e del sud, come ad esempio Palermo dove nella parte centrale della città in molti seggi il “No” è arrivato intorno all’80%.

Va altresì sottolineata il segnale positivo del ritorno degli elettori alle urne e del voto giovanile che ha tirato la volata al “No”.

Questi lusinghieri risultati, visti dall’osservatorio del centrosinistra, devono ispirare una riflessione che non può fermarsi alla comprensibile soddisfazione per il successo referendario, quantunque non fosse affatto scontato visto che tutti i sondaggi di qualche mese fa vedevano il ”Si” avanti di 10-15 punti percentuali.

Il significato politico del referendum

Poi i sostenitori del “No” sono riusciti a trasmettere l’importanza di un appuntamento che aveva un inevitabile significato politico, come del resto si conviene per un quesito che chiama alle urne tutti gli elettori di un intero paese per una modifica della Costituzione. La soddisfazione è quindi comprensibile e legittima. Ma è proprio il successo nelle aree amministrate dal centrodestra che deve indurre a valutazioni molto prudenti.

Dal successo al progetto

Chi è chiamato ad organizzare la proposta alternativa alla destra non può contare sull’automatica trasposizione del voto referendario nello scenario delle prossime elezioni politiche; sarebbe un errore fatale. Il risultato referendario certifica che il vento politico è cambiato e non gonfia più le vele della nave governativa e che la guida del paese è contendibile. Ma da qui in poi è tutto ancora da fare e la costruzione di posizioni condivise è sicuramente più complessa rispetto all’aggregazione di un muro a difesa della Costituzione.

 

La necessità della coalizione

Per le prossime elezioni politiche è necessario costruire una coalizione che condivida dei punti programmatici qualificanti di politica interna e di politica estera e sarà quindi necessario mettere in campo una notevole capacità di mediazione e di inclusione. Si dovranno rispolverare le doti che hanno segnato la parte migliore della nostra storia repubblicana per non incorrere nell’errore che caratterizza l’attuale maggioranza di governo tenuta insieme solo dal collante generato dalla gestione del potere, ma divisa – e troppo spesso ferma – rispetto alla soluzione dei problemi degli italiani.

Il No è una vittoria della magistratura, non della sinistra. Dibattito

di Alessandro Cagliani

Una sconfitta che interroga il sistema

La sconfitta del Sì in questo referendum mostra come la debolezza dei partiti sia così palese da essere sconfortante. Un’analisi scevra da ideologie preconcette suggerisce a mio giudizio di prendere in considerazione come il metodo utilizzato per arrivare a questi appuntamenti sia sbagliato nella sua consistenza. Una parte politica che oggi è maggioranza nel paese non riesce a portare a compimento una riforma importante, basilare per la nostra democrazia stante l’auspicato riequilibrio di poteri che poteva scaturirne. Ma perché il risultato non è positivo?

Partiti svuotati e governo senza distinzione

La logica con cui i partiti si sono riorganizzati e ristrutturati è perversa. L’orizzonte strategico è sempre quello di breve periodo poiché non vi è più la scissione tra classi dirigenti di partito e di governo. Il governo del paese deve prevedere l’amministrazione dello stesso mentre il luogo del pensiero che deve rapportarsi più con i gruppi parlamentari è il partito quale luogo di elaborazione di progettualità, visioni di medio lungo periodo.

Ma se oggi i leader, piuttosto che segretari politici che dir si voglia, sono Primo Ministro, ministro della difesa, ministro di trasporti, come possono organizzare la campagna elettorale per un referendum e nel contempo governare?

E i gruppi parlamentari che dovrebbero raccogliere col partito le istanze provenienti dal basso e proporre visioni strategiche di medio periodo derivanti dal tessuto sociale per elaborare proposte in ambito legislativo, dove sono?

Il corto circuito delle riforme

Il percorso per cui è il governo che si occupa della stesura di testi di riforma, porta il dibattito ad essere asfittico, mancante del proprio principio da cui dovrebbe svilupparsi e quindi, nel caso di fattispecie, la risultante rischia di essere quella di dare in pasto al popolo il frutto di un lavoro non condiviso, non respirato dai parlamentari e dal partito e quindi, in ultima istanza, mettendone a rischio ontologicamente la possibilità di successo.

La parola democrazia rischia ormai di essere veramente una chimera. E questo appuntamento in tal senso deve farci riflettere.

 

La crisi della rappresentanza

L’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti, le leggi elettorali susseguitesi nei decenni offensive del popolo e dell’elettore, una continua visione bipartisan di percepire il corpo elettorale come oggetto da blandire piuttosto che soggetto da ascoltare, da percepire e rispettare. L’eliminazione di tutti i corpi intermedi rappresentativi e portatori di interessi portando a sistema quell’individualismo derivante da una visione dell’uomo visto come consumatore e non parte di una comunità.

Tutto questo genera esclusivamente la necessità di leaders che per loro natura sono scorciatoie rispetto al processo faticosamente democratico che porta un paese a essere parte di un processo di crescita e di sviluppo.

L’incapacità della politica di intercettare quindi il popolo stesso e le sue istanze crea un vuoto che purtroppo a volte è riempito da altri che si insinuano negli spazi lasciati liberi dalla rappresentanza che non c’è più e che si ergono a divenire punti di riferimento invece che essere cerniere del funzionamento di uno Stato nei ruoli che loro spettano.

Il ruolo della magistratura e lesito del voto

È il caso della magistratura che da ordine è divenuto potere e che oggi festeggia un No che lascia le cose come stanno.

Il tutto perché il referendum confermativo che sapientemente la costituzione ha disciplinato come strumento di conferma a una scarsità di confronto parlamentare ha sentenziato che con le scorciatoie metodologiche non si va da nessuna parte.

Una vittoria senza vincitori

Ben si intenda. La sinistra non ha vinto nulla, perché il vero dramma è che buona una parte di chi ha votato No non ha come riferimento i partiti di sinistra. Bensì ha come punto di riferimento la magistratura che è ormai con l’Associazione nazionale magistrati un soggetto che si muove esplicitamente nella politica e ha i suoi leader, così come l’impolitica dei partiti odierni.

Il No è una vittoria di Gratteri. Non della Schlein o del partito democratico. Sicuramente non è la vittoria della costituzione contrapposta a chi ha votato sì.  Questa volgarità è da lasciare solo in mano a chi usa ciò che dovrebbe unire per dividere.

Centrosinistra, si infiamma scelta leader. Schlein: no in stanze chiuse

Roma, 1 apr. (askanews) – Primarie sì, primarie no, primarie solo dopo “il programma”, primarie divisive meglio il “federatore”: la scelta del leader agita il “campo largo”, la vittoria al referendum fa intravedere la possibilità di un bis alle politiche e apre ufficialmente le ostilità nel centrosinistra tra i tanti pretendenti al ruolo di timoniere. La segretaria Pd Elly Schlein, candidata naturale se si applicasse il “metodo centrodestra”, deve fronteggiare quasi un accerchiamento, tra Giuseppe Conte che ormai “ha indossato di nuovo l’abito da premier”, come commenta un parlamentare democratico, e i tanti che anche nel suo partito pensano sia meglio puntare su un “federatore”, o su un “papa straniero”. L’affondo di oggi di Goffredo Bettini è di quelli che fanno scattare l’allarme: il più convinto sostenitore del “campo largo” e dell’alleanza con M5s ringrazia la segretaria per il “lavoro enorme” svolto fin qui, ma aggiunge: “La questione della premiership non va posta oggi. La mia esperienza mi dice che bisogna pensare al migliore per vincere”.

Non solo, il “Gianni Letta” di sinistra si spinge oltre: “Non abbiamo l’esigenza di un nuovo Prodi – premette – perché quell’operazione è nata in una condizione particolare. Comunque mi pare che all’epoca l’operazione fu fatta con grande generosità da D’Alema. Il partito più grande comprese che per conquistare un pezzo di elettorato bisognava fare un atto di generosità”. Certo, aggiunge, “allo stato attuale, sia Schlein che Conte hanno un legittimo sentimento di giocare una partita che li riguarda. Ma la generosità può venire strada facendo”. Bettini spesso si muove da battitore libero, ma la segretaria sa che le sue parole danno voce ad un pensiero che circola nella testa di molti nel Pd, la richiesta di “generosità” fa breccia anche all’interno della sua stessa maggioranza congressuale.

L’idea che ci possano essere nomi più efficaci per consolidare la coalizione circola e il dualismo con il leader M5s non fa che rafforzare la convinzione di chi pensa che serva un “federatore” che eviti lacerazioni. “Il problema è che Conte e Schlein non si riconoscono e non si legittimano tra di loro”, insiste Rosy Bindi, che già qualche giorno fa aveva suggerito alla Schlein di “non essere troppo assertiva” nello scartare l’idea di un “papa straniero”, ruolo per il quale – secondo molti – lei penserebbe a Pier Luigi Bersani.

Ma la segretaria democratica, assicura un ex ministro, non ha “nessuna intenzione di fare passi indietro, come pure Conte”. La Schlein, a Fanpage, dimostra di non voler raccogliere il suggerimento della Bindi: per scegliere il leader, spiega, “penso che sia giusto coinvolgere la nostra gente, anziché chiuderci nelle stanze e in un dibattito politicista”. Semmai, sottolinea, meglio capire come non deludere i tanti astenuti che sono tornati a votare per il referendum: “Non dare per scontati quei cinque milioni di elettori che hanno votato ‘no’ ma che non avevano votato alle scorse elezioni europee”.

Conte, dal canto suo, spiega che le primarie non sono l’ultimo metodo per scegliere il leader: “Sono stato l’ultimo a parlare di primarie, prima di me si erano pronunciati tutti”. Sono una risposta alla domanda di “partecipazione” emersa al referendum, ma “non sono da imporre sempre e comunque, c’è da fare un ragionamento di volta in volta. Noi abbiamo fatto tantissimi appuntamenti regionali confrontandoci con le altre forze che erano in coalizione e scegliendo molto spesso un candidato particolarmente accreditato che mette d’accordo tutti”.

Roberto Gualtieri, uno dei possibili “federatori” secondo i rumors, le primarie le sconsiglia: “Non è che demonizzo le primarie, si possono pure fare, ma io, perché sono un po un vecchio, tradizionale, sono attaccato al modello parlamentare della democrazia europea”.

Per Matteo Renzi, invece, i gazebo sono la soluzione migliore: “Se fatte bene le primarie sono una grande festa di popolo. Il rischio divisioni esiste, certo. Ma parliamoci chiaro: qual è l’alternativa? Far decidere a chi?”. Bettini poi cita anche Silvia Salis e Gaetano Manfredi come possibili leader. Una ridda di nomi e metodi per scegliere che non piace ad un parlamentare vicino alla Schlein: “Così ci facciamo male. Prima o poi qualcuno dovrà dirlo”.

Meloni al lavoro su fase due e bollette. E incontra Piantedosi

Roma, 1 apr. (askanews) – Una giornata a preparare gli interventi di quella che a palazzo Chigi chiamano la fase due del governo, quella cioè in cui Giorgia Meloni intende dimostrare che il referendum non ha fermato l’attività dell’esecutivo. La presidente del Consiglio vuole arrivare al 9 aprile, giorno dell’informativa al Parlamento, con una serie di provvedimenti già presi. Il primo della serie è quello che sarà varato venerdì in Consiglio dei ministri e che consentirà una proroga del taglio delle accise sulla benzina che altrimenti sarebbero scadute lunedì prossimo.

La premier sente a più riprese il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti “per definire – spiegano fonti di palazzo Chigi – gli aspetti tecnici e reperire le risorse necessarie”. L’orientamento, viene spiegato, sarebbe quello di fare un decreto fotocopia del precedente con identica durata di 20 giorni. Sempre nell’ottica di affrontare il tema del costo dell’energia e dell’approvvigionamento, poi, Giorgia Meloni ha visto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.

La premier ha poi sentito al telefono il ministro dell’Istruzione Valditara in merito alla firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale della scuola e incontrato la ministra del Lavoro, Elvira Calderone, “per fare il punto sulle misure già adottate a sostegno dell’occupazione e dei salari” e per avviare “una riflessione in vista della Festa dei lavoratori del 1° maggio, su nuovi interventi finalizzati a rafforzare le politiche per il lavoro e a contrastare il fenomeno del lavoro povero”.

Ma in questo giro di incontri, quello che forse la presidente del Consiglio non si aspettava di dover fare è stato quello con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale è al centro di ogni discorso in Transatlantico da stamattina, da quando cioè è stata pubblicata l’intervista al sito Money.it in cui la giornalista e influencer Claudia Conte di fatto ammette di avere una relazione con lui. Una notizia svelata dalla stessa protagonista che da “affare privato” è diventata rapidamente fatto pubblico, in particolare dopo che sono emersi una serie di incarichi a lei affidati. Tra questi, quello di consulente della commissione parlamentare sulle periferie, presieduta dal forzista Alessandro Battilocchio, il quale ha poi precisato che Conte è una tra i 30 di cui si avvale la commissione e che, come gli altri, opera “a titolo gratuito”. Troppo forte, tuttavia, resta il ricordo del caso Boccia che alla fine portò alle dimissioni del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano.

Nell’incontro a palazzo Chigi – viene riferito – Piantedosi avrebbe rassicurato la presidente del Consiglio sul rischio che vi siano fatti o eventi che vadano oltre la sfera privata e che possano mettere in difficoltà il governo. Lo stesso responsabile del Viminale, inoltre, nel pomeriggio avrebbe avuto un lungo incontro con il leader del suo partito di riferimento, Matteo Salvini. A sera, infatti, la Lega in una nota “conferma totale stima e amicizia” nei confronti del ministro e spiega di non chiedere “modifiche alla squadra di governo”.

Chi di certo non le vuole, anche per evitare un vero rimpasto, è Giorgia Meloni che sa bene che il Viminale non è paragonabile al ministero del Turismo rimasto senza responsabile dopo le dimissioni (richieste) di Daniela Santanché. Ed è anche pienamente consapevole che un caso che polpisse un dicastero così importante difficilmente non innescherebbe una serie di effetti a catena, a cominciare dall’ipotesi di un bis. Anche perché, al di là delle smentite, Salvini non ha mai fatto mistero di voler tornare a ricoprire il ruolo che aveva nel primo governo Conte.

Momix, Pendleton: in “Botanica – Season 2” un giardino di meraviglie

Roma, 1 apr. (askanews) – Moses Pendleton riprende e reinventa il suo spettacolo “Botanica” del 2008, trasformandolo e sperimentando nuove suggestioni artistiche che hanno sempre come ispirazione la natura. Il fondatore e direttore artistico dei Momix ha lanciato da Roma “Botanica-Season 2” che debutterà a Bologna il 7 aprile e sarà in tour in Italia con tappa a Roma, in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana, al Teatro Olimpico dal 28 aprile al 10 maggio.

Più che una ripresa, questo secondo capitolo fa rifiorire “Botanica” ha detto Pendleton: “Ciò che mi sorprende di più dei giardini, e tutti i giorni io cammino nei giardini, un po’ per la mia salute e per la mia energia è che i giardini cambiano come le stagioni. Un giardino è pieno di meraviglie e di ispirazioni per me, e certamente questo si vede riflesso in ‘Botanica 2′”.

“Dovete aspettarvi l’inaspettato perché parliamo di Momix! Abbiamo preso lo spettacolo che abbiamo fatto circa vent’anni fa, l’abbiamo rivisitato con nuove idee, nuove idee tecnologiche, nuovi visuals, cambi di musica e nuovi pezzi di coreografia. E abbiamo un cast completamente nuovo” ha detto.

In scena 12 danzatori-acrobati che si alternano tra coreografie, gesto atletico, illusioni e giochi di luce: vespe leggere, calendule luminose e tronchi d’albero, l’energia della natura si espande oltre il palcoscenico.

C’è attesa per il discorso di Trump alla nazione

Roma, 1 apr. (askanews) – Nel discorso alla nazione di questa sera, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump “fornirà un aggiornamento operativo sui progressi dell’Operazione Epic Fury, che sta raggiungendo o superando tutti i suoi obiettivi”, ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca al giornale israeliano Times of Israel, osservando che potrebbe dire che il conflitto si prolungherà per altre due o tre settimane.

“Metterà in evidenza il successo delle forze armate statunitensi nel raggiungimento di tutti gli obiettivi dichiarati prima dell’operazione”, ha specificato il funzionario americano al giornale israeliano.La fonte ha affermato al TOI che gli obiettivi sono i seguenti: distruggere i missili balistici e gli impianti di produzione iraniani, annientare la marina iraniana, garantire che i gruppi terroristici affiliati all’Iran non possano più destabilizzare la regione e assicurare che l’Iran non possa mai dotarsi di un’arma nucleare.

Secondo il funzionario della Casa Bianca, Trump probabilmente ribadirà che la guerra durerà altre due o tre settimane, il che prolungherebbe probabilmente il conflitto oltre le quattro-sei settimane previste da Washington.

Artemis II, Trump: dopo oltre 50 anni torniamo sulla Luna

Roma, 1 apr. (askanews) – “Stasera alle 18.24, per la prima volta in oltre 50 anni, l’America torna sulla Luna! Artemis II, uno dei razzi più potenti mai costruiti, lancerà i nostri coraggiosi astronauti più lontano nello Spazio Profondo di quanto qualsiasi essere umano sia mai arrivato. Stiamo vincendo, nello Spazio, sulla Terra e ovunque nel mezzo – Economicamente, Militarmente e ora, oltre le stelle. Nessuno si avvicina!”. Così il presidente americano Donald Trump in un post su Truth, nell’annunciare l’imminente missione Artemis II che segnerà il ritorno degli Stati Uniti sulla Luna dopo oltre mezzo secolo.”L’America non si limita a competere, noi dominiamo, e il mondo intero sta guardando. Dio benedica i nostri incredibili astronauti, Dio benedica la Nasa e Dio benedica la più grande nazione mai esistita, gli Stati Uniti d’America!”, ha aggiunto Trump.

Trombosi, più prevenzione e appropriatezza terapeutica per i pazienti

Roma, 1 apr. (askanews) – Più prevenzione e nuove soluzioni terapeutiche, con un occhio al risparmio di milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale. Questi i temi al centro del confronto tra esperti, istituzioni e associazioni pazienti, un anno dopo, sui temi chiave nella lotta alla trombosi, discussi durante il convegno “Per combattere la trombosi non rimaniamo in panchina”, organizzato da Motore Sanità con il contributo incondizionato di Viatris.

La trombosi avviene quando un coagulo di sangue ostruisce arterie o vene e una delle manifestazioni più gravi è la Trombosi Venosa Profonda (TVP), che colpisce soprattutto gli arti inferiori e può portare a serie complicanze come embolia polmonare o insufficienza venosa cronica. Ogni anno, interessa 600.000 persone e provoca 100.000 decessi correlati all’embolia polmonare. Il tromboembolismo venoso è la terza causa di morte tra gli adulti, la prima tra i pazienti ospedalizzati.

“La trombosi – sottolinea Rossella Marcucci, Prof. Ordinaria Medicina Interna Università Firenze – è un meccanismo che spiega la gran parte di casi di malattia e di morti nel mondo occidentale. La buona notizia è che è largamente prevenibile, cioè noi possiamo mettere in atto una serie di azioni, che prevengono la maggior parte delle condizioni dei fattori di rischio che promuovono questo meccanismo di malattia. Lo stile di vita è il primo elemento importante e fondamentale; la dieta, l’attività fisica, il controllo dei fattori di rischio cardiovascolari sono elementi essenziali per mantenerci davvero in salute e prevenire questo meccanismo di malattia, senza dimenticare l’attenzione a certe condizioni di rischio, come l’immobilitazione prolungata l’esposizione al trauma la sedentarietà e l’attenzione anche a quello che è successo nella nostra famiglia”.

Per una corretta prevenzione è necessario dunque formare i clinici, attraverso informazioni aggiornate sulle nuove evidenze, sui criteri di selezione dei pazienti e sulla gestione degli effetti collaterali, sulla scelta della terapia guidata non solo dall’efficacia e dalla sicurezza, ma anche dalla sostenibilità, in modo che si adottino terapie personalizzate a ogni paziente, riducendo il rischio di complicanze.

“Abbiamo delle strategie di prevenzione ben standardizzate – sottolinea Roberto Pola, Direttore percorso trombosi Policlinico Gemelli Roma – certamente in ospedale, certamente nei pazienti chirurgici. Va sicuramente implementata – e questa è una mancanza – la prevenzione dei pazienti affetti da patologia delle persone affetta da patologie oncologica, perché si tratta di una categoria di pazienti nei quali a volte la prevenzione non è ottimizzata. Ed effettivamente questi sono pazienti a rischio trombosi molto importante”.

Calcio, pedagogista Daniele Novara: stop competizione fino ai 10 anni

Roma, 1 apr. (askanews) – “La catastrofe calcistica della nazionale italiana richiede una riflessione sul sistema di formazione sportiva nel calcio in Italia, in particolare su quella delle nuove generazioni. Qualcosa non va, qualcosa non funziona. A fronte di un vivaio enorme e di uno straordinario appeal dell’attività calcistica tra bambini, bambine, adolescenti e famiglie, i risultati non arrivano. Questo soprattutto se confrontato con altre discipline sportive che, come abbiamo visto alle Olimpiadi invernali, nell’atletica o nel tennis, stanno vivendo un periodo davvero straordinario”: lo afferma l’autorevole pedagogista Daniele Novara, dopo l’esclusione dell’Italia dai Mondiali di calcio e auspicando lo stop di “ogni forma di competizione calcistica” fino ai 10 anni.

“E non si tratta di una questione economica – osserva l’autore di bestseller sull’educazione e fondatore del CPP (Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti) di Piacenza – Nel calcio professionistico i soldi sono moltissimi: anche i calciatori della nazionale, protagonisti di questa brutta figura, sono pagati e trasferiti per cifre elevatissime”.

“La formazione calcistica dei bambini e dei ragazzi ha bisogno di un profondo restyling. L’urgenza principale è riportare il calcio, durante l’infanzia, cioè fino ai 10 anni, a una dimensione di puro e semplice gioco, in una logica di apprendimento totalmente ludica”, è l’appello dell’esperto Novara.

“È necessario sospendere al più presto tutti i tornei che coinvolgono bambini di 6, 7, 8, 9 o 10 anni. Si tratta di esperienze non solo inutili, ma spesso anche demotivanti, in cui a volte compaiono presunti allenatori in cerca di gloria che chiedono a bambini prestazioni tali da compromettere il loro desiderio naturale di divertirsi e imparare”, aggiunge.

Novara ricorda che “i bambini imparano solo attraverso il gioco” ed è “per questo è fondamentale formare adeguatamente gli allenatori secondo una solida impostazione pedagogica, che preveda”, innanzitutto, “la consapevolezza dell’età dei bambini e delle caratteristiche specifiche di questa fase evolutiva; la promozione costante di situazioni di gioco; l’evitare strategie assurde, come il ‘gioco dal basso’ applicato a bambini, come se fossero una squadra di professionisti”.

Inoltre “trattare i bambini e le bambine come se fossero adulti non serve a nulla ed è anzi controproducente, perché li demotiva e allontana dalla passione e dal piacere del gioco. L’apprendimento avviene tramite il piacere di stare insieme e attraverso una sana esperienza, non competitiva, di formazione calcistica”.

“Chiedo quindi lo stop a ogni forma di competizione calcistica fino ai 10 anni, compresi i tornei. Una necessità senza mezzi termini per salvare il calcio italiano”, auspica Novara.

Roma, Mauro Caroccia ai pm: “Delmastro ci ha fatto della beneficenza”

Roma, 1 apr. (askanews) – “Confermo che non ci sono prove, quello che è emerso almeno dall’interrogatorio, di capitali provenienti dalla criminalità organizzata nell’operazione commerciale di 5 Forchette Srl. Su questo escludo che ci sia qualsiasi partecipazione della famiglia Senese. I miei assistiti hanno chiarito quali sono stati i rapporti con Delmastro, come l’ha conosciuto e come si è sviluppato questo ristorante”: lo ha detto l’avvocato Fabrizio Gallo, difensore di Mauro e Miriam Caroccia al termine dell’interrogatorio dei suoi assistiti davanti agli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia (Dda) della Capitale.

Il penalista ha poi aggiunto: “Ribadisco che decidono di fare questa società per gestire il ristorante quando Mauro Caroccia è completamente assolto dalla Corte di appello”. “Tutti e due gli indagati – ha detto ancora il legale – hanno riferito che Delmastro gli ha dato una mano. Mauro ha chiarito che Delmastro avrebbe fatto della beneficenza. In quel momento il mio assistito era una persona incensurata. Delmastro li ha aiutati”. Caroccia e Delmastro, che si sono conosciuti nel “2022-2023” perché Delmastro era un “semplice cliente del ristorante”, “non hanno mai parlato dei guai giudiziari”.

Nell’inchiesta i pubblici ministeri indagano per riciclaggio e intestazione fittizia di beni. L’avvocato Gallo ha spiegato che il suo assistito ha detto anche che era presente a Biella il giorno della fondazione della società al centro delle verifiche dei magistrati. “Era presente insieme alla moglie e insieme alla figlia”, ha detto il penalista.

Centrosinistra, Schlein: troveremo accordo su tutto, senza litigi

Roma, 1 apr. (askanews) – “Sono molto fiduciosa che troveremo l’accordo su tutto, perché tutti sentiamo la responsabilità, soprattutto dopo l’esito di quel referendum, di essere pronti a costruire un’alternativa a questo governo”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein nell’intervista a ‘Scanner live’ che verrà pubblicata questa sera da Fanpage.

“Non è la prima volta – ha aggiunto – che ci troviamo a gestire una situazione imprevista. L’anno scorso abbiamo avuto 7 Regioni che sono andate al voto. In tutte abbiamo costruito la stessa coalizione progressista, l’abbiamo costruita sulle cose che vogliamo fare insieme: sanità pubblica, scuola, lavoro, politiche industriali, diritti. E l’abbiamo fatto senza litigare un giorno sui candidati presidente”.

Ciclismo, Ganna vince l’Attraverso le Fiandre

Roma, 1 apr. (askanews) – Impresa di Filippo Ganna che conquista l’Attraverso le Fiandre, classica di avvicinamento al Giro delle Fiandre, imponendosi in una volata ristretta sul belga Wout Van Aert. Decisiva una progressione negli ultimi metri: l’azzurro ha superato il rivale a meno di cento metri dal traguardo, riuscendo poi ad alzare le braccia al cielo.

Per il corridore della Ineos Grenadiers si tratta di un successo di prestigio che arriva dopo la vittoria nella cronometro inaugurale della Tirreno-Adriatico e rilancia le sue ambizioni nelle classiche del Nord, con lo sguardo già rivolto alla Parigi-Roubaix.

La corsa, giunta all’80ª edizione, ha rappresentato un banco di prova importante in vista dei prossimi appuntamenti del calendario fiammingo. Ganna ha dimostrato grande condizione e freddezza tattica, riuscendo a battere uno dei favoriti della vigilia proprio sul terreno a lui più congeniale.

Atletica, Battocletti riparte da Lille verso il Golden Gala

Roma, 1 apr. (askanews) – Prima uscita da campionessa del mondo per Nadia Battocletti. L’azzurra sarà al via sabato pomeriggio nei 10 chilometri su strada a Lille, in Francia, due settimane dopo il trionfo iridato di Torun nei 3000 indoor. Scatta così la seconda parte della stagione, con lo sguardo già rivolto alle gare su pista all’aperto e in particolare ai 5000 metri del Golden Gala del 4 giugno allo stadio Olimpico di Roma.

Alla vigilia di Pasqua, la fuoriclasse trentina torna su una distanza più lunga, nella quale ha conquistato il titolo europeo lo scorso anno a Lovanio firmando il record italiano di 31:10.

Nel cast spicca la keniana Agnes Ngetich, primatista mondiale con 28:46 in gara mista a Valencia nel 2024 e 29:27 in prova solo femminile a Herzogenaurach, oltre che campionessa iridata di cross. L’unico precedente diretto è favorevole alla 25enne delle Fiamme Azzurre, argento nei 10.000 ai Mondiali di Tokyo in 30:38.23, con l’africana quarta al traguardo.

Nel 2026 è già caduto più volte il record europeo dei 10 km su strada, ora detenuto dalla britannica Megan Keith con 30:07 a Castellon. Battocletti mantiene invece il primato continentale dei 5 km grazie al 14:32 realizzato a Tokyo nella scorsa primavera. Il debutto stagionale su pista è fissato per il 9 maggio nei 1500 metri al Pegaso Meeting di Firenze.

Partenza alle 14.45. Tra le avversarie a Lille anche le etiopi Diriba Chaltu, Hirut Meshesha, Axumawit Embaye e Marta Alemayo, oltre alla keniana Sheila Jebet, all’olandese Maureen Koster e alla francese Cassandre Beaugrand, campionessa olimpica di triathlon.

Al maschile iscritti Pasquale Selvarolo, reduce dal successo alla Stravicenza, insieme a Badr Jaafari e Alberto Mondazzi. Nella 5 km delle 16.30 attesi Yassin Bouih e Konjoneh Maggi, di fronte al francese Jimmy Gressier, campione mondiale dei 10.000 e primatista europeo dei 5 km, e al connazionale Yann Schrub, recente recordman continentale dei 10 km.

Calcio, durissimo Bargnani sul professionismo del calcio

Roma, 1 apr. (askanews) – Andrea Bargnani durissimo su Linkedin dopo l’eliminazione dell’Italia. L’ex azzurro del basket ha espresso la sua opinione in questo modo: “Sul risultato sportivo dei miei colleghi non mi pronuncio, lo sport è imprevedibile e gli episodi decidono le partite, lo so bene. Ho deluso anch’io le aspettative in gironi di qualificazione con la nazionale di basket, e so cosa significa essere dentro ad un ‘tritacarne. La massima espressione di questo ‘professionismo’ ostentato ieri, la Serie A, ha chiuso l’esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro (-531.241.500 euro per l’esattezza)… quindi mi verrebbe subito da chiedere: quando, come e dove si manifesta tutto questo professionismo? Io ho giocato in Nba, la lega sportiva più professionistica al mondo, benchmark di qualsiasi sport sul globo. Non mi sono mai sentito più atleta, più professionista, di chi fa salto in alto per le Fiamme Oro allenandosi 8 ore al giorno”.

Commissione Ue modifica riserva stabilità di mercato quote Ets

Bruxelles, 1 apr. (askanews) – La Commissione europea ha annunciato, oggi a Bruxelles, di aver proposto una modifica alla “Riserva di stabilità del mercato” (Market Stability Reserve, Msr) del sistema di compravendita dei permessi di emissioni di CO2 (Emission trading System, Ets), allo scopo di aumentare la “potenza di fuoco” della riserva stessa, da usare nei casi di eccessiva volatilità dei prezzi sul “mercato del carbonio”, rafforzandone così la stabilità e la prevedibilità.

La riserva Msr interviene riducendo l’offerta di permessi di emissione quando ve ne sono troppi in circolazione (con prezzi conseguentemente in calo), e aumenta invece la liquidità, con l’immissione di nuove quote di CO2 sul mercato, quando la domanda è alta e non si riesce a soddisfarla tutta a causa della scarsità dei permessi disponibili.

Nell’ambito del sistema attuale, tutte le quote presenti nella Riserva di stabilità di mercato al di là di un tetto massimo di 400 milioni (di tonnellate di CO2) vengono invalidate. La modifica proposta interromperà il meccanismo di invalidazione, eliminando in pratica questo tetto massimo, e  consentendo di mantenere le quote come ulteriore margine da poter usare, se necessario, a supporto della stabilità del mercato del carbonio.

Si tratta, insomma, di un segnale molto chiaro al mercato, e non, o non ancora, di un intervento sul mercato stesso. Se mai ce ne fosse la necessità, in conseguenza dell’attuale instabilità dei prezzi energetici dovuto al conflitto in Medio Oriente, o di eventuali attacchi speculativi, la Riserva potrà intervenire con la potenza di fuoco sufficiente.

Il commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra, ha dichiarato: “Oggi manteniamo uno degli impegni assunti dai nostri leader. Questo rappresenta – ha commentato oggi il commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra – un primo passo importante nella modernizzazione del nostro mercato del carbonio. Rafforzando la Riserva di stabilità del mercato, miglioriamo la resilienza dell’Ets europeo alla volatilità e garantiamo che continui a promuovere la decarbonizzazione, a sostenere la competitività e a incentivare gli investimenti nelle energie pulite”, ha concluso.

La proposta di modifica della Riserva di mercato dovrà ora essere approvata in co-decisione dal Parlamento europeo e dal Consiglio Ue. Si tratta della prima delle misure per rivedere, adattare e rafforzare l’Ets, anche in risposta alle aspettative dell’industria, che la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen aveva annunciato al Consiglio europeo del 19 marzo.

Dovrebbe seguire entro aprile una decisione riguardo all’aggiornamento dei “benchmark”, i criteri di efficienza (in termini di tonnellate di CO2 emesse per tonnellate di prodotto, nel processo di produzione) che determinano se in ciascun particolare comparto delle industrie energivore gli impianti potranno continuare ad avere dei permessi di emissione gratuiti, se ne avranno ancora in quantità più ridotta, o se smetteranno del tutto di riceverli. In questo caso non si tratterà di una proposta legislativa, ma di una misura d’attuazione che dovrà essere approvata in “comitologia”, il processo decisionale esecutivo in cui le proposte della Commissione possono essere respinte solo a maggioranza qualificata da parte dei governi degli Stati membri.

Entro il mese di luglio è poi prevista la riforma più generale del quadro legislativo sull’Ets, di cui si sa ancora poco, ma che dovrebbe prevedere, tra l’altro, un meccanismo più stringente per indirizzare verso la decarbonizzazione dell’industria i proventi delle aste dei permessi di emissione, che oggi in gran parte gli Stati membri destinano al Tesoro (in Italia, in particolare, per pagare gli interessi sul debito pubblico) o usano per altri scopi. (fonte immagine: European Union)

Parità di genere, “Italia in ritardo, ma ci sono buone pratiche”

Milano, 1 apr. (askanews) – Sulla parità di genere in Italia c’è ancora tanto da fare, serve un cambio culturale, servono politiche sui territori. Sono alcuni dei dati emersi dal convegno “Innovare la cultura di parità – Dalle parole ai fatti”, promosso a Milano da Sanofi.

“Sanofi – ha spiegato ad askanews Luisa Adami, Legal Head e Gender Lead dell’azienda – si occupa di questi temi da tantissimi anni, ormai credo che sia cambiata un po’ la prospettiva. Prima erano inquadrati più una tematica di compliance, responsabilità sociale, oggi invece li vediamo proprio come una leva strategica capace di impattare sulla capacità di innovare e di competere delle aziende. Questo è un elemento strategico per le società, ci sono anche studi che dimostrano che le società che hanno una diversità e inclusione nel management hanno una capacità di innovare superiore del 19 % delle altre e una capacità di competere di superiore del 15%”.

Nonostante l’impegno di Sanofi e questi numeri molto significativi, la situazione nel nostro Paese resta complessa. “I dati – ha aggiunto Darya Majidi, presidente di UN Women Italia – ci dicono che in Italia purtroppo non siamo in una buona situazione. Il World Economic Forum ogni anno crea un report della situazione di genere e l’Italia è 85esima. Quindi l’Italia che siede nel G7 come una potenza mondiale, per quanto riguarda la parità di genere è veramente indietro. Qual è il dato davvero per noi negativo? La presenza delle donne nel mondo del lavoro. In Italia lavora circa il 53 % delle donne contro una media europea del 70%. Quindi è chiaro che quel 17% fa la differenza non solo nella fase in cui le donne non lavorano, ma successivamente quando poi dovrebbero andare in pensione non avendo versato i contributi questo li porta verso la povertà”.

Molto impattante anche il tema del Gender pay gap, ossia la differenza di retribuzioni tra le donne e gli uomini. “Possiamo dire con orgoglio – ha detto ancora Adami – di avere un divario salariale del più del 3,9% a favore delle donne”.

Quello che più conta in questo momento, secondo chi è intervenuto al convegno in Regione Lombardia, è innescare un cambiamento culturale profondo, a tutti i livelli della società. “Eventi come quello di oggi – ha concluso Majidi – ci danno consapevolezza, creano una community di aziende, di istituzioni che ci credono e che vogliono collaborare”.

Patendo dalle buone pratiche e dalle esperienze esistenti, per poi allargare ulteriormente il raggio d’azione.

Momix, "Botanica Season 2" di Moses Pendleton debutta in Italia

Roma, 1 apr. (askanews) – La natura torna a ispirare la creatività del visionario coreografo e fondatore di Momix Moses Pendleton, nel suo ultimo spettacolo “Botanica Season 2”. L’artista ha reinventato il suo acclamato spettacolo del 2009, “Botanica”, frutto della sua passione per la natura, in un processo di evoluzione artistica che ne disvela nuove profondità, trasformandolo e conducendolo verso inedite metamorfosi. Il debutto in prima assoluta, al Teatro Celebrazioni di Bologna martedì 7 aprile ore 21 (stessa città che accolse la prima mondiale di “Botanica” nel 2009), aprirà la prima tournée internazionale dello spettacolo, che attraverserà fra aprile e maggio diverse città italiane. Nella capitale ad accoglierlo saranno l’Accademia Filarmonica Romana e il Teatro Olimpico dove sarà in scena dal 28 aprile al 10 maggio, consolidando una collaborazione che prosegue da oltre quarant’anni fra Momix, il teatro capitolino e l’istituzione romana, di cui Pendleton è Accademico dal 2012.

In “Botanica Season 2” dodici danzatori-acrobati si alternano sulla scena, due atti per un totale di un’ora e mezza di emozione in cui si fondono danza, atletica e illusione visiva in un viaggio di grande forza poetica; la musica, scelta dello stesso Pendleton, spazia da Vivaldi, con le celeberrime “Quattro stagioni” che ispirarono già il primo “Botanica”, alla musica elettronica, passando per echi di musica tradizionale indiana fino a Peter Gabriel, creando una tavolozza sonora ricercata e inperfetta sintonia con la parte visiva. Il risultato è uno spettacolo capace di lasciare gli spettatori, per usare le parole di Pendleton, “con un passo più leggero e meno forza di gravità”.

“Botanica Season 2” restituisce al pubblico l’armonia e la perfezione del ciclo vitale, instillando la consapevolezza che la custodia della bellezza e della meraviglia del nostro pianeta sia un compito che ci appartiene, toccando un argomento che è oggi di forte attualità.

“Più che una ripresa, questo secondo capitolo fa rifiorire ‘Botanica’ arricchendolo di nuove sorprese, di inediti effetti tecnologici e di proiezioni visive aggiornate che trasformano il palcoscenico in un terrario vivente. I danzatori diventano vespe leggere come colibrì, calendule luminose, tronchi e architetture arboree, rendendo visibile la stessa energia che attraversa il mondo naturale” ha raccontato Moses Pendleton, affiancato nel lavoro, come sempre, dalla moglie e codirettrice della compagnia Cynthia Quinn.

“Mi piace lavorare con l’alchimia della percezione, che trasforma il quotidiano in qualcosa di altro. Sono costantemente ispirato dall’energia del sole, da come scolpisce un paesaggio, nutre un fiore, proietta un’ombra che diventa parte della danza. ‘Botanica’ non significa soltanto creare qualcosa di bello, ma risvegliare i sensi, riconnettersi con le materie prime della vita e ricordarci che non siamo separati dalla natura: ne siamo parte, e da essa siamo plasmati. Lo spettacolo – ha aggiunto l’artista americano – è la prova che la fotosintesi può avvenire anche nell’oscurità di un teatro”.

Dopo il debutto a Bologna, dove sarà in scena al Teatro Celebrazioni dal 7 all’11 aprile, “Botanica Season 2” sarà a Mestre (Teatro Toniolo, 14-19 aprile), Genova (Teatro Politeama Genovese, 22-25 aprile), Roma (al Teatro Olimpico con la Filarmonica Romana dal 28 aprile al 10 maggio), Vicenza (Teatro Comunale, 12-14 maggio), Firenze (Teatro Verdi, 16-19 maggio) e Trieste (Teatro Rossetti, 22 -24 maggio).

Iran, informativa Crosetto in aula Camera su basi italiane martedì 7 aprile

Roma, 1 apr. (askanews) – Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha informato il presidente della Camera Lorenzo Fontana della “disponibilità del ministro della Difesa Guido Crosetto a riferire in Aula, così come richiesto da diversi gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. L’informativa sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle forze armate statunitensi si potrebbe svolgere martedì 7 aprile”. Lo ha reso noto il Governo.

Bettini: da Schlein lavoro enorme ma pensare a candidato migliore per vincere

Roma, 1 apr. (askanews) – “Elly Schlein ha fatto un lavoro enorme, e questo le va riconosciuto perché c’è chi dentro non glielo riconosce. Ma la questione della premiership non va posta oggi. La mia esperienza mi dice che bisogna pensare al migliore per vincere. Arriveremo vicino al voto”. Lo ha detto Goffredo Bettini parlando a ‘Un giorno da pecora’.

“Non credo al federatore – ha detto il dirigente Pd – abbiamo leader di primo livello: Schlein e Conte. Includo anche Silvia Salis come espressione di una generazione diversa. Contro la Meloni una donna avrebbe qualche vantaggio, ma non farei di questo il tema fondamentale. Stimo molto Manfredi, è una persona che si è rivelata molto più forte di quanto tutti potessero immaginare”.

Di sicuro, ha precisato, “non abbiamo l’esigenza di un nuovo Prodi, perché quell’operazione è nata in una condizione particolare. Comunque mi pare che all’epoca l’operazione fu fatta con grande generosità da D’Alema. Il partito più grande comprese che per conquistare un pezzo di elettorato bisognava fare un atto di generosità. Allo stato attuale, sia Schlein che Conte hanno un legittimo sentimento di giocare una partita che li riguarda. Ma la generosità può venire strada facendo.

In ogni caso, “ora non è il momento di discutere delle primarie, comunque dovranno essere aperte (le primarie sono questo)”.

M5S, Covid e inviato di Trump, Conte nel mirino del centrodestra

Roma, 1 apr. (askanews) – Le cronache parlamentari fanno registrare, soprattutto da parte di esponenti di Fratelli d’Italia, un’intensificazione dei richiami alle vicende legate alla gestione della pandemia da Covid-19 o alla controversa questione del rapporto fra superbonus e conti pubblici, in attacchi rivolti ormai quotidianamente all’indirizzo del leader del M5S, Giuseppe Conte. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, prende spunto dall’incontro in un ristorante romano fra l’ex premier e Paolo Zampolli, emissario di Donald Trump, rivelato dal quotidiano Libero, per chiedersi “cosa faceva ieri a pranzo con l’emissario di Trump a Roma, chiuso come al suo solito in una stanza, a parlare di vicende esattamente opposte rispetto a quelle che poi quando va in piazza con i propal, con gli antagonisti, con chi prende a martellate questo e quell’altro”. Gelida la replica dell’ex premier: “Ognuno per carità nella vita privata fa quel che vuole, però ricordiamoci che (Bignami, ndr) è uno che si diverte, quando c’è festa, a indossare la divisa nazista. Io credo che ormai il Governo, da Giorgia Meloni in giù, ed in particolare Fratelli d’Italia, hanno perso qualsiasi lucidità”.

Sul Covid Conte ribadisce che “ancora ieri la magistratura ha archiviato anche una residua inchiesta che c’era, a parte la posizione di Arcuri che è stata chiarita, ma anche di un suo collaboratore che ancora rimaneva indagato ed è stata chiarita. E allora diventa assolutamente ridicolo che loro continuino a propalare queste falsità quando invece dovrebbero occuparsi delle truffe reali Covid della Santanchè, eppure l’hanno tenuta tre anni al suo posto”.

Quanto allo scoop del quotidiano del gruppo Angelucci, “posso assicurare a Bignami e a tutto il cucuzzaro che non ho detto né più né meno che quello che ho sempre detto pubblicamente”, cioè che le azioni di Trump in Venezuela e Iran sono illegali e che l’Italia non dovrebbe concedere le basi ai militari statunitensi nemmeno per il supporto logistico alla guerra. A Zampolli, afferma, “ho detto ‘spiega al presidente Trump che se lui è per Maga, Make America Great Again, io sono per Miga’, Make Italy Great Again”.

Non è passata inosservata, fra i frequentatori a 5 stelle delle aule parlamentari, la coincidenza temporale dell’intensificarsi degli attacchi con l’apertura di Conte alle primarie di coalizione e la diffusione di qualche sondaggio che lo darebbe vincente nella competizione con la segretaria del Pd, Elly Schlein. Ma c’è coincidenza temporale anche con il recente endorsement di un autorevole commentatore come Paolo Mieli per il leader M5S, anche se più che per elogiare la maggiore cautela “atlantista” mostrata da Conte sui rapporti con la Russia e la guerra in Ucraina, è sembrata più che altro di una sorta di punzecchiatura nei confronti della segretaria del Pd Elly Schlein. In aula a Montecitorio è Riccardo Ricciardi, presidente dei deputati stellati, a sintetizzare la visione dei contiani, parlando di “disperazione del governo” e sottolineando che per l’incontro con Zampolli “Conte è andato in un ristorante pubblico, invece Delmastro va in ristoranti in cui si sospetta si riciclino i soldi della camorra”. Sarcastico il suo collega di gruppo Enrico Cappelletti: “Conte non ha ancora vinto le primarie, quindi è inutile che vi scaldiate”. Sulla stessa linea gli umori che si registrano negli ambienti del Movimento più vicini a Conte: quella contro il presidente del M5S è “una guerra preventiva” visto che “ultimamente soffia un po’ di vento in poppa nelle sue vele”.

Polignano, al via riprese serie "Felicità – La ricerca della vita felice"

Roma, 1 apr. (askanews) – Sono ricominciate oggi a Polignano a Mare le riprese italiane della nuova serie internazionale Felicità, con un cast principale Polacco-Italiano tra cui il poliedrico Alessandro Parrello, nei panni di un brillante avvocato italiano con questioni legali e sentimentali da risolvere, quando incontrerà la protagonista polacca Zoska.

La prima parte delle riprese della serie si sono svolte a Varsavia da settembre a dicembre 2025 e, dopo una pausa invernale, andranno avanti per tutto il mese di aprile tra Polignano e Alberobello, per poi concludersi a Varsavia a fine aprile. Per Parrello, già regista, autore e produttore di cortometraggipluripremiati che spaziano tra diversi generi, come Lo zio di Venezia, Nikola Tesla – the man from the future, Gli eroi vestiti di Bianco e Marcello, si tratta di un ritorno da attore in un progetto internazionale, a 4 anni dall’ultimo film Across the river into the trees, essendosi dedicato negli ultimi anni alla regia e scrittura cinematografica, con quattro nuovi film brevi da regista e uno da produttore in uscita.

Parrello che in questi giorni si trova proprio sul set a Polignano commenta: “Sono entusiasta di far parte di questo progetto internazionale che sin da quando mi è stato proposto, ho trovato molto stimolante sia come idea innovativa di connessione culturale tra l’Italia e la Polonia, che sta vivendo la migliore crescita economica d’Europa, e sia per me per poter tornare davanti la macchina da presa con un ruolo importante per un altro regista, con cui lavoro benissimo e la cosa mi piace. Questa serie rappresenta l’Italia in Polonia rafforzando sempre di più il legame tra questi Paesi. L’esperienza sul set a Varsavia è stata molto piacevole e poi tornare a girare qui in Puglia dopo il set del mio progetto per la Guardia Costiera è sempre una grande gioia”.

Protagonisti polacchi della serie sono Laura Breszka, Dawid Ogrodnik e Klementyna Karnkowska e tra gli altri interpreti italiani ci sono Oriana Celentano, Eugenio Ricciardi eAlessandro Bressanello. Felicità è un racconto universale sulla vita, una storia che unisce due famiglie destinate a confrontarsi, capace di far sorridere e commuovere, di mettere alla prova e subito dopo portare conforto allo spettatore, ricordandogli che la felicità si può ritrovare sempre, anche nei momenti più bui della vita. La serie girata in lingua italiana, polacca e in inglese è diretta da Makary Janowski e la sceneggiatura è ispirata ai romanzi Felicità di Katarzyna Kalicinska e Radoslaw Figura, e Primo amore di Kamila Kisala, Anita Nawrocka e Pawel Trzesniowski. Gli spettatori saranno accompagnati in un viaggio, assieme ai protagonisti, tra le strade moderne di Varsavia e i vicoli pittoreschi, baie selvagge, uliveti e vigneti, immersi nella vivace quotidianità pugliese fatta di rituali, incontri e piccole sfide di ogni giorno. Un confronto culturale tra l’Italia e la Polonia, raccontato per la prima volta con romanticismo, tra il dramma e la commedia, a testimonianza di quanto il nostro Paese abbia sempre un forte appealing anche all’estero, con interpreti italiani sempre più presenti in produzioni internazionali.

La serie è prodotta da Telewizja Polska – Jolanta Filipowicz (Agencja Kreacji Filmu i Serialu) e realizzata da Grzegorz Piekarski per Golden Media Polska. La messa in onda della serie Felicità, composta da 26 episodi, è prevista in prima visione assoluta sulla Televisione Nazionale Polacca TVP1 da settembre 2026 per poi arrivare in Italia successivamente.

Maltempo, allerta rossa in Abruzzo, Molise e Puglia

Milano, 1 apr. (askanews) – Il centro di bassa pressione, posizionato sul Tirreno meridionale e in lento movimento verso i settori ionici, continua a richiamare correnti fredde dai Balcani, con fenomeni diffusi e persistenti, specie sui settori adriatici, nevosi fino a quota di alta collina. Nella giornata di domani, giovedì 2 aprile, la perturbazione porterà ancora fenomeni sparsi o diffusi, in progressiva attenuazione nel corso della giornata di venerdì.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un nuovo avviso di condizioni meteorologiche avverse che fa seguito a quello diffuso ieri.

L’avviso prevede dal primo mattino di domani, giovedì 2 aprile, il persistere di precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, specie settori settentrionali. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate ed attività elettrica.

Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, giovedì 2 aprile, allerta rossa su alcuni settori di Abruzzo, Molise e Puglia. Valutata, inoltre, allerta arancione sui restanti territori di Molise, Puglia e su settori di Abruzzo, Basilicata e Calabria. Allerta gialla in Sicilia e su settori di Marche, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata e Calabria.

Piemonte, nasce la Rete Antonelliana

Roma, 1 apr. – Conferenza stampa di presentazione del progetto “Rete Antonelliana. Cultura che unisce”. La Regione Piemonte fa sistema e investe sulla propria identità culturale: nasce “Rete Antonelliana. Cultura che unisce”, il progetto promosso da Regione Piemonte e realizzato da Abbonamento Musei, in partnership con Fondazione TRG e Fondazione Piemonte dal Vivo, che mette in rete le architetture di Alessandro Antonelli trasformandole in un unico grande itinerario culturale.

Coinvolti 20 partner, oltre 30 appuntamenti tra visite guidate, aperture straordinarie, esperienze sul territorio, podcast, una mostra, un programma fedeltà e un ciclo di incontri divulgativi. Un progetto articolato che punta a valorizzare in chiave contemporanea uno dei più grandi protagonisti dell’architettura italiana, rafforzando l’attrattività culturale e turistica del territorio.

Architetto e ingegnere visionario nato a Ghemme nel 1798, Alessandro Antonelli ha lasciato un segno indelebile nel paesaggio urbano e culturale del Piemonte. La sua opera più celebre, la Mole Antonelliana – oggi simbolo di Torino e sede del Museo Nazionale del Cinema – rappresenta una delle architetture più riconoscibili d’Italia e un esempio straordinario di audacia progettuale.

Accanto alla Mole, il patrimonio antonelliano si estende su tutto il territorio piemontese, in particolare nel Novarese, cuore della sua attività progettuale. Tra i luoghi coinvolti nella prima annualità del progetto figurano la Cupola di San Gaudenzio a Novara, Villa Caccia a Romagnano Sesia (oggi sede del MEV – Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia), il Santuario di Boca, lo scurolo della Beata Panacea a Ghemme e lo scurolo di Sant’Agapito a Maggiora. Siti che negli ultimi anni sono stati restituiti alla fruizione pubblica e che oggi rappresentano presìdi culturali e turistici di grande valore. La Rete Antonelliana nasce con l’obiettivo di mettere a sistema questo patrimonio, rafforzando il dialogo tra istituzioni culturali, enti locali e comunità e costruendo una narrazione condivisa capace di rendere accessibile e riconoscibile l’eredità di Antonelli anche a livello nazionale e internazionale.

Il progetto si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso la figura dell’architetto, già al centro negli ultimi anni di numerose iniziative di studio e valorizzazione: dalle attività di ricerca della Fondazione Communia, fino all’apertura al pubblico della Cupola di San Gaudenzio, passando per le iniziative dell’ATL di Novara – Terre dell’Alto Piemonte e il lavoro di ricerca del Museo Nazionale del Cinema, che nella Mole Antonelliana trova la sua sede simbolica. Un racconto diffuso che attraversa città, paesaggi e comunità, utilizzando linguaggi diversi – dal teatro al podcast, dalla visita esperienziale alla comunicazione digitale – per avvicinare nuovi pubblici a una figura ancora poco conosciuta ma centrale per l’identità piemontese.

“Il patrimonio antonelliano rappresenta una delle espressioni più alte dell’ingegno e della creatività piemontese – dichiara l’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Marina Chiarelli – “Con questo progetto la Regione Piemonte compie una scelta chiara: trasformare la cultura in una leva strategica di sviluppo, mettendo in rete luoghi simbolo della nostra identità e rafforzando la capacità del territorio di attrarre nuovi flussi culturali e turistici. Questa è la prima stagione di un percorso destinato a crescere, coinvolgere nuovi partner e ampliare il numero di siti e di iniziative, anche attraverso la digitalizzazione del patrimonio architettonico”. “La Rete Antonelliana nasce per mettere in relazione luoghi, istituzioni e comunità che custodiscono l’eredità di Alessandro Antonelli” – dichiara Simona Ricci, direttrice di Abbonamento Musei – “Vogliamo costruire una narrazione condivisa e favorire nuove forme di partecipazione culturale, a partire dal pubblico degli abbonati in Piemonte e Lombardia, rendendo questo patrimonio sempre più accessibile e riconoscibile. Questo primo anno rappresenta un laboratorio di sperimentazione per sviluppare modalità innovative di fruizione e coinvolgimento dei pubblici”.

Con la Rete Antonelliana, la Regione Piemonte avvia un modello integrato di valorizzazione del patrimonio culturale, capace di fare rete tra territori e istituzioni e di costruire una visione strutturata e duratura. Un progetto che non è solo promozione, ma una vera politica culturale, fondata su identità, innovazione e sviluppo.

Nasce la Flu Coalition, in difesa di anziani e pazienti fragili

Roma, 1 apr. (askanews) – Stop a disinformazione e sottovalutazione dell’influenza. Grazie ad un’alleanza strategica tra associazioni ed enti nazionali, nasce la Flu Coalition, che mira rendere Immunizzazione e prevenzione investimento strategico per il SSN, in quanto leva di salute per gli anziani e i pazienti fragili. In campo tantissimi enti quali SIMG – Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie, SIPREC – Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, FADOI – Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, FIMMG – Federazione italiana Medici di Medicina Generale, Federfarma – Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani, ma anche FOFI – Federazione Ordini Farmacisti Italiani, Conacuore – Coordinamento Nazionale Associazioni del Cuore, Fondazione Italiana per il Cuore – ETS, ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e SItI – Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, da sempre impegnata in cura e prevenzione influenzale.

Il commento di Enrico Di Rosa, Presidente SitI: “È assolutamente un presidio importantissimo anche per la sostenibilità del servizio sanitario nazionale dobbiamo quindi rinnovare il nostro impegno e per questo abbiamo deciso in qualche modo di fare questa azione di sensibilizzazione rivolta diciamo al mondo dei decisori politici per cercare di sensibilizzare questi problemi. Gli sfidi della vaccinazione si gioca su due ambiti fondamentali il primo è quello della comunicazione, dobbiamo cercare quindi di rinnovare una comunicazione istituzionale, pacata, tranquilla, che rilanci e rafforzi il messaggio sull’importanza della vaccinazione e in particolare quella della vaccinazione antinfluenzale.”

Grande attenzione è stata rivolta ai vaccini antinfluenzali, prima arma contro le influenze stagionali, necessari soprattutto per le persone a rischio. Nonostante sia gratuita per la fascia di popolazione fragile, la copertura vaccinale resta ancora di gran lunga sotto l’obiettivo stimato, con un calo registrato non solo a livello nazionale ma anche a livello europeo.

L’intervista a Mario Merlo, General Manager Vaccines di Sanofi Italia: “È fondamentale oltre a strumenti sempre più innovativi nella prevenzione dell’influenza raccogliere dati fattuali, dati che devono essere analizzati da istituti indipendenti dalle società scientifiche e mettere subito in atto quelle strategie di immunizzazione a salvaguardia in primis della popolazione più vulnerabile sopra i 65 anni soprattutto. Il ministro della salute e le regioni hanno già identificato una prevenzione stratificata per età adesso bisogna sempre di più lavorare per una copertura ottimale dell’immunizzazione.”

Spazi da non perdere, il Freelab “Nuovi vicini” a Pordenone

Roma, 1 apr. (askanews) – “Costruire tutti insieme una rete educante che vada a promuovere il benessere degli adolescenti” – questo l’obiettivo del Freelab – Nuovi vicini, secondo le parole di Elisa Barzan, responsabile dello spazio nato di recente a Pordenone per offrire opportunità di incontro, sperimentazione e partecipazione.

Un luogo aperto – il terzo inaugurato nella provincia di Pordenone – dove ragazze e ragazzi possono ritrovarsi, condividere passioni, partecipare ad attività creative e costruire relazioni significative con i coetanei e con gli adulti educatori.

“Attività in costante evoluzione che si sviluppano all’interno di un ambiente accogliente, non giudicante e vicino alle necessità reali dei ragazzi – spiega Michele Faleschini, educatore presso Freelab Nuovi vicini – tra queste c’è Fuori Fuoco, workshop sullo storytelling fotografico realizzato con il supporto della fotografa professionista Giada Caruso, con l’obiettivo di coniugare aspetti tecnici e allo stesso tempo supportare i ragazzi con la presenza educante all’interno dello spazio”.

Il Freelab nasce nell’ambito del progetto Tagadà, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, con l’obiettivo di rafforzare la comunità educante e creare nuovi spazi di protagonismo giovanile. Altri due spazi sono stati inaugurati a Montereale Valcellina.

Non solo luoghi fisici, ma punti di riferimento per i quartieri e le città: spazi che mettono al centro i giovani, le loro idee e il loro futuro.

Economia, al via il videopodcast di Centromarca

Roma, 1 apr. (askanews) – Raccontare come cambiano i consumi e quale ruolo svolge l’industria di Marca nell’economia italiana. Con questo obiettivo Centromarca lancia “Oltre l’Etichetta”, un nuovo ciclo di videopodcast dedicato alle trasformazioni del largo consumo e al contributo dei brand allo sviluppo economico, all’innovazione e alla relazione con i consumatori.

Il progetto, prodotto da Core Video Factory, affronta alcune delle principali dinamiche che stanno ridefinendo il settore, dal cambiamento delle occasioni di consumo all’impatto del digitale, fino al crescente ruolo sociale delle imprese di Marca. Attraverso il confronto con rappresentanti istituzionali, esperti e aziende, il videopodcast offre una chiave di lettura delle evoluzioni che interessano il mercato e il rapporto tra imprese, filiera e cittadini.

La prima puntata, “L’evoluzione dei Consumi Fuori Casa”, già online, sulle principali piattaforme di podcasting e Youtube, è dedicata all’evoluzione dei consumi fuori casa nei settori della ristorazione, dell’ospitalità, del turismo e del vending. Il consumo AFH sta vivendo una trasformazione profonda: non è più solo una scelta legata alla routine, ma un’esperienza sempre più sociale e identitaria. Le occasioni di consumo si moltiplicano – dalle colazioni veloci alle pause pranzo ibride tra ufficio e smart working, fino agli aperitivi e ai momenti di consumo durante spostamenti e viaggi – mentre nuovi modelli di servizio integrano dimensione fisica e digitale, tra delivery evoluto, digital ordering, pagamenti contactless e vending intelligente. In questo contesto i brand sono chiamati a ripensare formati, packaging, servizi e partnership per intercettare bisogni sempre più diversificati.

La seconda puntata, “Il valore della Marca in Italia”, disponibile ad aprile, analizza il ruolo del brand come asset immateriale strategico per la competitività del Paese. La Marca rappresenta infatti un elemento chiave per generare fiducia, orientare le scelte di consumo e rafforzare relazioni stabili tra imprese e cittadini. Oltre a costituire un vantaggio competitivo per le aziende, contribuisce a stimolare innovazione, attrarre investimenti e sostenere l’occupazione, producendo effetti positivi lungo tutta la filiera produttiva e distributiva. Il tema viene inquadrato nel contesto economico nazionale, evidenziando il contributo dei brand alla crescita del sistema produttivo e alla valorizzazione del Made in Italy nei mercati internazionali. Con “Oltre l’Etichetta” Centromarca apre quindi uno spazio di confronto sulle principali trasformazioni che stanno interessando il largo consumo, mettendo al centro il contributo delle imprese di Marca alla crescita economica, all’innovazione e allo sviluppo del Paese.

Trump minaccia il ritiro Usa dalla Nato: ma può farlo?

New York, 1 apr. (askanews) – Donald Trump minaccia di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato, facendo preoccupare gli alleati. Tuttavia, il presidente americano non puo’ farlo senza un via libera del Congresso. Inoltre, anche se il Parlamento statunitense approvasse l’uscita dall’alleanza transatlantica che Washington aiuto’ a creare nel 1949, cosa tutt’altro che scontata visto il supporto forte e apartitico a Capitol Hill, il ritiro richiederebbe un anno sulla base delle norme della Nato.

Come si legge sul sito del Congresso americano, “nel 2023, il Congresso ha promulgato una legge che proibisce al presidente di ‘sospendere, terminare, denunciare o ritirare gli Stati Uniti dal Trattato del Nord Atlantico’ – che ha istituito l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) – senza il consiglio e il consenso del Senato o un atto del Congresso”. Al Senato servirebbe una maggioranza di due terzi mentre il Congresso dovrebbe approvare una legge nuova. La norma di tre anni fa fu adottata perche’ durante il primo mandato di Trump gli avvocati del dipartimenti di Giustizia spingevano per far passare la tesi che il presidente aveva il potere esclusivo di ritirare il paese dai trattati.

Inoltre, l’articolo 13 del Trattato del Nord Atlantico, detto anche Patto Atlantico, recita: “Dopo 20 anni dall’entrata in vigore del Trattato, ciascuna delle Parti potrà ritirare la propria adesione dopo un anno dal deposito della relativa notifica agli Stati Uniti d’America, che provvederà a informare le altre Parti del deposito di tale notifica”. Anche se il trattato restasse legalmente tale, nota il Wall Street Journal, la Nato potrebbe perdere la sua funzione di deterrenza credibile che sta nel principio secondo cui un attacco a un membro dell’alleanza porterebbe a una guerra con l’alleanza intera, Usa inclusi. Se Trump decidesse che la forza militare non e’ necessaria, le garanzie di sicurezza statunitensi agli alleati europei sarebbero solo su carta.

Gommone con migranti alla deriva al largo di Lampedusa: 19 morti

Milano, 1 apr. (askanews) – Diciannove morti e 58 superstiti: è il bilancio dell’operazione di soccorso condotta dalla Guardia Costiera nella notte nell’area Sar libica, a circa 80 miglia a sud di Lampedusa, dove un aereo ha individuato un gommone alla deriva con circa ottanta migranti a bordo.

In assenza di altre imbarcazioni nelle vicinanze, è intervenuta una unità navale della Guardia Costiera partita da Lampedusa, che ha raggiunto il natante intorno alle 3 del mattino. Al momento dell’intervento, a bordo c’erano già alcune salme. Secondo una prima ricostruzione dei soccorritori intervenuti, le vittime sarebbero morte per ipotermia e inalazione di fumi di carburante. Dopo circa dieci ore di navigazione, la nel porto di Lampedusa, dove sono state avviate le operazioni di sbarco e l’assistenza ai superstiti.

Calcio, Donnarumma: "Ho pianto per l’Italia, ripartiamo insieme"

Roma, 1 apr. (askanews) – “Ieri sera, dopo la partita, ho pianto. Ho pianto per la delusione di non essere riusciti a portare l’Italia dove merita di stare”. Così Gigio Donnarumma, sui social torna sulla sconfitta significata per l’Italia l’esclusione dal Mondiale. “Ho pianto per la tristezza enorme che sto provando io – continua – insieme a tutto il gruppo azzurro di cui sono fiero di essere capitano, e che so, in questo momento, state provando anche voi, tifosi della nostra Nazionale. Ora le parole servono a poco, è vero. Ma una cosa la sento forte dentro e voglio condividerla con voi: dopo una delusione così grande, bisogna trovare il coraggio di voltare pagina, ancora una volta. E per farlo servono tanta forza, passione e convinzione. Crederci sempre, questo è il motore per andare avanti. Perché la vita sa premiare chi dà tutto, senza risparmiarsi. Ed è da qui che dobbiamo ripartire. Insieme. Ancora una volta. Per riportare l’Italia dove merita di stare”

Addio a Roberto Arditti, giornalista e volto della tv

Milano, 1 apr. (askanews) – È morto nella notte il giornalista Roberto Arditti. Figura di primo piano nel panorama dell’informazione e della comunicazione italiana, aveva 60 anni. Nato a Lodi nell’agosto del 1965, laureato all’università Bocconi di Milano, lungo la sua carriera si è occupato di diversi ambiti, dalla carta stampata alla televisione, dalla radio alla comunicazione istituzionale.

Arditti è stato direttore de Il Tempo tra il 2007 e il 2010 e autore storico del programma Porta a Porta su Rai 1. Nel panorama radiofonico ha diretto le news di RTL 102.5, dove ha anche condotto la trasmissione “L’indignato speciale”.

Sul fronte della comunicazione istituzionale, è stato portavoce dell’allora ministro dell’Interno Claudio Scajola e ha guidato la comunicazione e le relazioni esterne di Expo 2015.

Negli ultimi anni è stato direttore editoriale di Formiche.net nonchè presidente della società di consulenza Kratesis.

TG Poste, gli edifici sostenibili di Poste Italiane

Roma, 1 apr. (askanews) – Poste Italiane continua a portare avanti con impegno le sue politiche di sostenibilità ambientale. Nel 2025 il Gruppo ha intensificato gli investimenti sull’efficienza energetica degli immobili, tanto da far segnare un incremento del 50% degli impianti fotovoltaici installati. Aumentano sensibilmente anche il numero di edifici “evoluti” coinvolti nel progetto Smart Building, oltre 4.300, e quello delle lampade LED installate per la riduzione dei consumi, più di 470.000. Il servizio del TG Poste.

Tiziano Ferro esce a maggio con "Sono un grande (deluxe)"

Milano, 1 apr. (askanews) – Il viaggio di “Sono un grande”, l’ultimo album di Tiziano Ferro pubblicato lo scorso autunno da Sugar Music, non è finito ma si arricchisce oggi di una nuova importante tappa.

Uscirà, infatti, venerdì 22 maggio in versione cd e in digitale “Sono un grande (deluxe)” che oltre alle tracce originali del disco conterrà 7 nuovi brani e 5 collaborazioni inedite e inaspettate.

“Sono un grande (deluxe)” è ora disponibile in preorder in formato CD con poster e CD con poster autografato in esclusiva per Sugar Music qui: SugarMusic.lnk.to/SONOUNGRANDE_DELUXE.

Dopo essersi esibito lo scorso febbraio sul palco del Festival di Sanremo dando il via ai festeggiamenti per i 25 anni di “XDONO” e aver presentato per la prima volta dal vivo la title track del disco “Sono un grande”, Ferro tornerà in Italia a maggio per dare il via al suo nuovo tour “STADI 26” che lo vedrà esibirsi in 12 date negli stadi delle principali città italiane. Il tour, prodotto e organizzato da Live Nation, ha già venduto 400 mila biglietti.

Queste le date del tour:

30 maggio 2026 Lignano – Stadio Teghil

6 giugno 2026 Milano – Stadio San Siro

7 giugno 2026 Milano – Stadio San Siro

10 giugno 2026 Torino – Allianz Stadium

14 giugno 2026 Bologna – Stadio Dall’Ara

18 giugno 2026 Padova – Stadio Euganeo

23 giugno 2026 Napoli – Stadio Diego Armando Maradona

27 giugno 2026 Roma – Stadio Olimpico

28 giugno 2026 Roma – Stadio Olimpico

3 luglio 2026 Ancona – Stadio Del Conero

8 luglio 2026 Bari – Stadio San Nicola

12 luglio 2026 Messina – Stadio San Filippo

Radio Italia Solomusicaitaliana è la radio ufficiale del tour.

Salmo pubblica l’album "Hellvisback 10 years later"

Milano, 1 apr. (askanews) – venerdì 3 aprile Salmo pubblica -per Sony Music Italy- Hellvisback 10 years later, il nuovo progetto che è ad un tempo celebrazione del decennale di “Hellvisback” -il suo disco culto che nel 2016, andando deliberatamente in controtendenza rispetto alle mode dominanti dell’anno, ha ridefinito suoni, linguaggi e ambizioni della scena rap italiana- e nuovo grande snodo del suo percorso artistico a quasi un anno di distanza dall’uscita di RANCH, già Disco di Platino.

Interamente prodotto da Salmo, “Hellvisback 10 years later” riporta al centro le tracce di un disco unico nel suo genere (comprese le due arrivate con la Platinum Edition) per riaffermare come certe opere appartengano a una tensione artistica in continua evoluzione, e si spinge ancora più avanti con tre brani inediti. Tre nuovi tasselli per dare sviluppo alla storia di Hell -cresciuto, cambiato, ma rimasto fedele alla sua natura di disturbatore, incapace di piegarsi e sempre pronto a mettere sotto esame la società- e chiudere definitivamente l’arco temporale e il progetto nel suo insieme.

Dopo l’uscita di “10 AD” e di “Crackers”, il trittico degli inediti si completa venerdì 3 aprile con il singolo Eclissi: un brano rock d’amore, tra i più cari a Salmo e il suo preferito tra il nuovo materiale. Un pezzo tutto suonato, nato in tour dalle sue prime strimpellate con la chitarra, e dedicato a una persona speciale, in un momento molto personale della sua vita: ECLISSI è, nelle intenzioni, il brano che Salmo avrebbe sempre voluto scrivere, quello che più lo avvicina alle sonorità delle band punk-rock che ama e in cui si riconosce.

“Hellvisback 10 years later” prende forma anche in un nuovo artwork che richiama l’iconografia originaria per reinterpretarla. L’elemento della maschera, che ritorna come simbolo chiave, si inserisce in una nuova estetica -curata nei minimi dettagli da Salmo- che filtra il passato attraverso dieci anni di evoluzione personale e artistica.

“Questa maschera non mi nasconde, mi rivela”, così Salmo in La festa è finita. L’aver realizzato, dieci anni dopo, una rielaborazione contemporanea della maschera di Hell per le nuove tracce dell’album, rispecchia la stessa filosofia di allora: quella maschera di teschio non rappresenta un elemento scenico o un artificio estetico, ma un mezzo attraverso cui esprimere liberamente ogni pensiero, anche il più crudo, raccontando senza filtri ciò che si ha dentro. Indossarla permette a Salmo di sentirsi davvero sé stesso, di essere ciò che vuole, senza compromessi: una forma di libertà.

Poiché con Salmo ogni release è una vera esperienza da vivere, l’uscita di “Hellvisback 10 years later” non poteva che essere festeggiata con un’iniziativa speciale: un momento pensato per i fan che vada oltre la musica per diventare rituale, celebrazione collettiva estesa a tutta l’Italia.

Giovedì 2 aprile, in attesa dello scoccare della mezzanotte, ben 37 negozi di dischi in tutto il Paese predisporranno speciali aperture serali con esclusivi allestimenti dedicati a “Hellvisback 10 years later”. Chi acquisterà in anteprima, negli store aderenti, il disco in uno dei tre formati fisici, riceverà in omaggio un libretto esclusivo realizzato per l’occasione e una tote bag personalizzata.

Archiviata la grande traversata live dello scorso anno, Salmo si prepara a tornare dal vivo anche nel 2026, portando tutta la sua energia e la sua potenza di fuoco sui palchi nazionali e internazionali. Nella scaletta dei LIVE 2026 -prodotti da Vivo Concerti- non mancheranno le tracce di”Hellvisback 10 years later”, per un’esperienza unica tra brani cult e novità musicali.

Tra giugno ed agosto Salmo animerà il cartellone dei principali festival estivi italiani, aprendo la stagione il 12 giugno a Firenze @ Firenze Rocks (+ Le Carie), per poi toccare: il 26 giugno Perugia @ L’Umbria Che Spacca; il 2 luglio Padova @ Sherwood Festival (+ Le Carie); il 5 luglio Ferrara @ Ferrara Summer Festival; il 10 luglio Napoli @ Ex Base NATO (+ Le Carie); il 12 luglio Asti @ AstiMusica (+ Le Carie); il 16 luglio Legnano (MI) @ Rugby Sound Festival; il 31 luglio Bari @ Sottosopra Fest; il 2 agosto Palmanova (UD) @ Estate di stelle; il 7 agosto Roccella Ionica (RC) @ Roccella Summer Festival; il 9 agosto Catania e l’11 agosto Palermo @ Wave Summer Music; il 28 agosto Montesilvano (PE) @ Marea Festival.

Il 25 luglio, l’attesissimo ritorno live alle radici: il LEBONSKI PARK arriverà in Sardegna per il maxi-evento nell’inedita location dell’Ippodromo di Arzachena (SS). Salmo giocherà in casa portando nella sua terra un format unico nel suo genere, per alzare ancora una volta l’asticella del live entertainment. La formula resterà quella che lo scorso settembre ha conquistato il pubblico di Fiera Milano Live: un’esperienza totale costruita intorno ai fan, ma con un parco a tema ancora più vasto e spettacolare e nuove attrazioni pensate per coinvolgere tutti prima che la musica prenda il controllo.

A chiudere l’anno le 9 date europee, in programma nel mese di novembre: il 16 novembre a Brussels @ La Madeleine, il 19 novembre ad Amsterdam @ Melkweg, il 21 novembre a Malmö @ Moriska Paviljongen, il 22 novembre a Amburgo @ Mojo Club, il 24 novembre a Madrid @ La Riviera, il 25 novembre a Barcellona @ Sala Razzmatazz, il 27 novembre a Marsiglia @ Espace Julien, il 29 novembre a Parigi @ Cabaret Sauvage e il 30 novembre a Londra @ Electric Ballroom.

I biglietti sono disponibili su www.vivoconcerti.com e nei punti vendita autorizzati. L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei comunicati ufficiali.

Calcio, La Russa: non chiedo teste ma profondi cambiamenti. Sogno Mourinho

Roma, 1 apr. (askanews) – “Non ce l’ho con Gattuso, l’hanno scelto, mica è colpa sua, io ho espresso le mie perplessità ma poi mi son messo a tifare Gattuso e Italia”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a un Giorno da Pecora su Rai Radio Uno.

Alla domanda se secondo il suo parere l’allenatore della Nazionale debba dimettersi, la seconda carica dello Stato ha risposto: “C’è bisogno che lo diciamo noi? Se io fossi al posto di un allenatore di qualunque squadra di calcio che perde con la Bosnia la partita della vita io allenatore mi porrei il problema. Non voglio chiedere la testa di nessuno, dico solo che a tutto c’è un limite. Quello di prendere atto. Perché deve essere un porto franco la Nazionale?”.

Se potesse scegliere l’allenatore dell’Italia, La Russa sceglierebbe “uno impossibile, Mourinho ma vuole più soldi mica si accontenta. Gattuso per questa Nazionale è l’ideale”. La parola dimissioni, tuttavia, il presidente del Senato non la pronuncia neanche per Gravina, numero uno della Figc: “Non mi interessano le dimissioni, mi interessa che si facciano dei profondi cambiamenti, che ogni squadra debba schierare almeno quattro giocatori italiani per i 90 minuti della partita”. La seconda carica dello Stato ricorda che “squadre come il Como ne hanno zero. Andrà in Champions league e in Champions league è obbligatorio avere sette giocatori cresciuti in Italia”.

“La partita di ieri – ha commentato – è stata orribile dal mio punto di vista ma peggiori sono stati i commenti, le interviste di tutti gli attori dall’allenatore al presidente…ho guardato l’orologio ed era passata mezzanotte, era il primo di aprile, ho pensato fosse un pesce di aprile. Si parlava di onore al merito dell’allenatore, dei giocatori. Mi aspettavo una presa di coscienza meno trionfale, sembrava avessimo vinto. Si diceva che i ragazzi hanno costituito un bel gruppo…cosa dovevano sputarsi negli occhi? Ci mancava pure non si impegnassero…”.

La Russa ha contestato anche le scelte tecniche fatte ieri sera: “Qualunque nazionale di fronte a una squadra che esprime una nazione bravissima che ha 3,5 milioni di abitanti, meno della sicilia, ci mette il cuore, qualunque squadra doveva vincere. Perché non abbiamo vinto? Non ho capito accanto all’allenatore che funzione avesse Bonucci, quale ruolo. Chi ha deciso che il primo rigore che di solito lo tira il più esperto dovesse tirarlo il più giovane della squadra che con l’Inter non ha mai tirato un rigore? Io l’avrei fatto tirare a Tonali. Perché hanno messo al centro in difesa uno che è bravissimo a legare con Di Marco sul lato sinistro?”. Ma “anche così avremmo dovuto stravincere”

Delmastro, ok ‘sanzione’ comitato etico Camera su omessa dichiarazione

Roma, 1 apr. (askanews) – Il comitato etico della Camera dei deputati ha deciso di ‘sanzionare’ l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro per la mancata dichiarazione agli uffici di Montecitorio sulle sue quote nella società ‘Le cinque forchette’, titolare del ristorante Bisteccheria d’Italia, gestito da Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, accusato di essere un prestanome a Roma del clan senese.

La comunicazione tardiva di Delmastro, con cui l’ex sottosegretario ha integrato la documentazione, non è comunque servita a evitare una dichiarazione di censura di tipo reputazionale che verrà letta dal presidente della Camera Lorenzo Fontana in aula “stasera”, secondo quanto riferito dai componenti del comitato consultivo, e pubblicata sul sito.

Trump: il "nuovo regime" di Teheran chiede il cessate il fuoco

New York, 1 apr. (askanews) – “Il nuovo presidente del regime iraniano, molto meno radicalizzato e molto più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d’America un cessate il fuoco! Valuteremo quando lo Stretto di Hormuz sara’ aperto, libero e sicuro. Fino ad allora, stiamo bombardando l’Iran fino all’oblio o, come si suol dire, di nuovo all’età della pietra!!!”: lo ha scritto il presidente americano Donald Trump, tornando a legare la fine della guerra con l’Iran alla riapertura dello Stretto di Hormuz all’indomani di indiscrezioni secondo cui sarebbe stato disposto a fare il contrario. Trump fa riferimento al presidente Masoud Pezeshkian, che secondo i media iraniani, durante una telefonata con il presidente del consiglio europeo avrebbe indicato un’apertura alla fine della guerra a certe condizioni, Donald Trump ha scritto.

Macron: Parigi "non prende parte" alla guerra in Iran

Roma, 1 apr. (askanews) – Parigi “non prende parte” alla guerra: è la replica del presidente francese Emmanuel Macron alle critiche del presidente statunitense Donald Trump per quanto riguarda il sostegno all’operazione in Iran.

Il leader statunitense aveva accusato la Francia di essere “molto poco collaborativa” sul dossier nucleare iraniano, anche per il divieto di sorvoli. Macron ha ribadito, secondo fonti della France Presse, che la posizione francese resta quella di non partecipare al conflitto.

Calcio, Galliani: "Tristezza, ma tutto è ciclico"

Roma, 1 apr. (askanews) – “C’è un po’ di tristezza, come per tutti gli italiani. Ma il calcio e lo sport in generale è questa cosa qui”. Così Adriano Galliani, ex dirigente del Milan, ai microfoni di Sky Sport all’indomani dell’eliminazione dell’Italia dai Mondiali.

“Dopo una domenica meravigliosa, con le vittorie in Formula 1, in MotoGp e di Sinner, è arrivato un martedì tristissimo. Penso sia tutto ciclico, quando vinceva il calcio non vincevano gli altri sport”, ha aggiunto, evitando di entrare nel merito delle responsabilità.

“Al di là di analizzare di chi siano le colpe, penso ci sia una ciclicità ed è un po’ come il mulino che gira. Non voglio unirmi ad altri commenti”, ha proseguito Galliani. “Sicuramente è cambiato tutto rispetto agli anni ’90, con le vittorie dei club e della Nazionale. La Nazionale è figlia del campionato e oggi sono pochi i giocatori selezionabili: la Serie A è ormai un campionato di transito e non di arrivo come in passato”.

“È tutto il livello del fenomeno calcistico che si è abbassato, ma serve uno sguardo a 360 gradi e non dire soltanto che è colpa del presidente federale”, ha concluso.

Calcio, Arianna Fontana: "Momenti duri servono a crescere"

Roma, 1 apr. (askanews) – “Fa male, è inutile nasconderlo: l’Italia non si è qualificata ai Mondiali e per chi rappresenta questi colori è un colpo pesante. Ma i momenti duri devono servire a crescere, a pretendere di più”. Così Arianna Fontana, l’atleta azzurra più medagliata di sempre alle Olimpiadi, interviene sui social dopo l’eliminazione della Nazionale di calcio. La campionessa di short track ha raccontato in una serie di post su Instagram di aver seguito la partita in Bosnia, esultando al gol di Kean, prima della delusione finale. “Talento e passione in questo Paese non mancano – ha aggiunto – lo abbiamo dimostrato con 40 medaglie olimpiche a Tokyo e 30 a Milano-Cortina”. “L’Italia sa vincere – conclude – proprio per questo deve voler tornare a farlo, sempre e ovunque. Forza Italia, sempre”.

Spazio, con Artemis II l’umanità rilancia l’esplorazione lunare

Roma, 1 apr. (askanews) – Cinquantaquattro anni dopo, l’umanità si riaffaccia sulla Luna: nella notte fra mercoledì e giovedì Artemis II sarà la prima missione con equipaggio a uscire dall’orbita terrestre dall’ormai lontano 1972, quando l’Apollo 17 comandato da Gene Cernan mise fine – almeno temporaneamente – all’esplorazione lunare. La partenza è prevista per le 00.24 (ora italiana) di giovedì, con una finestra di lancio di circa due ore; le previsioni meteo sono buone e l’unica incognita tecnica è la pressurizzazione del vettore, che ha già causato in passato due rinvii della missione.

Per l’allunaggio vero e proprio occorrerà però attendere la missione Artemis IV, in programma nel 2028: quella che partirà questa notte con a bordo Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen è una missione orbitale non dissimile da quella storica dell’Apollo 8. In realtà la capsula si limiterà ad effettuare una traiettoria di rientro libero attorno alla Luna, esattamente come – in una situazione di emergenza – dovette fare l’Apollo 13, un paragone che la Nasa è comprensibilmente restia a pubblicizzare troppo.

Il comandante Reid Wiseman e il pilota Victor Glover sono alla seconda missione, così come la mission specialist Christina Koch; l’altro mission specialist, il canadese Jermy Hansen, è invece al suo primo volo; in particolare, va notato che Glover sarà il primo afroamericano a uscire dall’orbita bassa, Koch (che già vanta il record di presenza femminile nello spazio) la prima donna e Hansen il primo non statunitense. Quanto all’Europa, è presente attraverso il modulo di servizio ESM (European Service Module), che ospita il sistema di propulsione principale del veicolo e i pannelli solari. Rispetto ai loro predecessori, gli astronauti del programma Artemis potranno viaggiare in relativa comodità: la capsula Orion, con un diametro di circa cinque metri, è la più grande della storia – e soprattutto è dotata di una toilette completa; Apollo potrà però continuare a vantare un primato, quello del vettore più potente: Il sistema Sls – simile a quello utilizzato per gli Space Shuttle – ha un carico utile minore rispetto al vecchio Saturno V.

La missione durerà dieci giorni, con una prima fase che vedrà la capsula entrare in un’orbita terrestre con un apogeo di 70mila km, il che costituisce un record; dopo un giorno in cui verranno effettuati diversi test di sistema e manovrabilità Orion (battezzata “Integrity”) verrà inserita su una traiettoria di ritorno libero verso la Luna e salvo occasionali correzioni non dovrà più effettuare altre accensioni del propulsore prima del rientro. Il sorvolo lunare è previsto il sesto giorno: i quattro astronauti passeranno a una distanza minima dalla superficie compresa tra 6.500 e 10.000 chilometri, contro i 250 chilometri dell’Apollo 13; tuttavia potranno osservare meglio la faccia nascosta del nostro satellite perché sarà illuminata dal sole (i lanci delle missioni Apollo venivano effettuati con l’obbiettivo di un allunaggio in una zona illuminata della faccia visibile, quindi con quella opposta in ombra).

La fase critica sarà quella del rientro, che avverrà a una velocità di quasi 40.000 km/h, molto superiore ai circa 28.000 km/h delle navicelle che rientrano dall’orbita terrestre bassa; di conseguenza, lo scudo termico della capsula raggiungerà temperature di quasi 2.800 °C. Nella missione senza equipaggio Artemis I del 2022 era stata riscontrata infatti un’usura dello scudo termico molto maggiore di quella prevista; dopo numerose analisi e notevoli controversie, la Nasa ha deciso finalmente di non riprogettare lo scudo ma di modificare la traiettoria di rientro per ridurre il carico termico. L’ammaraggio è previsto nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste della California.

PizzAut e Autogrill insieme nella Giornata Mondiale Autismo

Milano, 1 apr. (askanews) – La collaborazione fra PizzAut e Autogrill, parte del Gruppo Avolta, continua ad avere risvolti sociali di grande impatto emotivo. L’ultimo fra questi vede protagonista Edoardo, giovane ragazzo con autismo, assunto in Autogrill con un contratto a tempo indeterminato e, dopo un periodo formativo in PizzAut, collocato nello storico Motta Milano 1928, nel cuore del Mercato del Duomo. Un percorso professionale e di vita, raccontato da Nico Acampora, fondatore di PizzAut:

“Edo ha fatto con PizzAut l’accademia formativa, la PizzAut Academy. Un primo momento formativo, che poi si concretizza in un tirocinio all’interno dei ristoranti. Grazie alla collaborazione con Autogrill, Edo è stato assunto da Autogrill e collocato in distacco nel ristorante di PizzAut. Proprio per terminare una formazione trasversale sulle competenze sociali, sulle abilità relazionali, al termine di questo periodo di distacco, Autogrill l’ha voluto inserire nell’autogrill più prestigioso d’Italia”.

L’anniversario dell’assunzione di Edoardo cadrà proprio il 2 aprile, data in cui nel mondo si celebra la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo. Una ricorrenza che PizzAut e Autogrill celebrano non attraverso slogan, ma puntando forte sull’inclusione sociale:

“Il 2 aprile, normalmente, in Italia viene festeggiato, celebrato, illuminando palazzi di blu. PizzAut, insieme a Autogrill, ha deciso di celebrarlo invece attraverso lavoro, attraverso assunzioni vere a tempo indeterminato. Oggi Edo è qui e prima stavamo parlando con Luca D’Alba, con il suo HR. Il primo maggio, festa dei lavoratori, Autogrill assumerà un altro ragazzo con autismo da collocare in distacco da PizzAut e appena sarà pronto tornerà in Autogrill come ha fatto Edo” ha aggiunto Acampora.

La collaborazione tra Autogrill e PizzAut continua a evolversi, mantenendo al centro l’obiettivo di creare valore sociale attraverso iniziative concrete e misurabili. I capitoli di questa partnership sono tanti, come anche la creazione di GourmAut, raccontati attraverso le parole di Luca D’Alba, General Manager Italy F&B Avolta: “Un percorso che è iniziato quasi tre anni fa da una conoscenza con Nico. Ho avuto modo, personalmente, di vedere quanto impegno mette in questo progetto incredibile di PizzAut e quanto fa per questi ragazzi. Da lì, con il sostegno di tutta l’azienda, abbiamo deciso di aiutare Nico e i suoi ragazzi, ma non volevamo fare qualcosa di spot, volevamo fare qualcosa che fosse una progettualità di medio periodo”.

A testimonianza dell’alto valore sociale di questa collaborazione, come dimostrato da storie come quella di Edoardo, nel 2024 il lavoro di Autogrill con PizzAut ha ricevuto il riconoscimento Highly Recommended – People & Planet Award: Diversity & Inclusion Champion – nell’ambito dei Frontier Awards, programma internazionale che premia l’eccellenza e l’innovazione nel settore del travel retail – per l’importante lavoro condiviso a favore dell’inclusione sociale. Quello fra PizzAut e Autogrill, dunque, è un viaggio che prosegue, con la consapevolezza che ogni passo contribuisce a costruire un futuro più aperto, più equo e più inclusivo.