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Il Torino rimonta e vince contro il Genoa 2-1

Roma, 26 ott. (askanews) – Il Torino ritrova carattere e punti, ribaltando una gara che sembrava maledetta. Al “Grande Torino”, i granata si impongono 2-1 sul Genoa al termine di una partita piena di episodi, di errori e di reazioni nervose.

La squadra di Juric (o dell’attuale tecnico granata, a seconda del contesto) era andata subito sotto al 7′, tradita da una scivolata di Asllani che ha aperto la strada al vantaggio rossoblù: Ekhator serve da destra, Thorsby approfitta dell’indecisione e batte Paleari in uscita. Una mazzata che avrebbe potuto piegare il Toro, ma la gara cambia dopo l’intervallo.

Al 63′ arriva il pareggio, fortuito ma meritato: Pedersen crossa da destra, Sabelli anticipa Adams e, nel tentativo di allontanare, infila clamorosamente la propria porta. L’autogol rimette in corsa i padroni di casa, che spingono fino alla fine.

Il sorpasso si materializza al 90′: corner di Lazaro, la difesa del Genoa resta immobile e Guillermo Maripán calcia con freddezza battendo Leali per il definitivo 2-1. È l’esplosione di gioia del “Grande Torino”, che saluta una rimonta costruita con pazienza e spirito.

Per il Genoa, invece, è notte fonda: appena tre punti raccolti in otto giornate, un ritmo da incubo che segna il peggior inizio di sempre nella storia rossoblù nell’era dei tre punti. I liguri dovranno ritrovare fiducia e gioco, mentre il Torino può finalmente respirare, aggrappandosi alla solidità ritrovata e alla forza dei suoi difensori goleador.

Golf, Impresa Pavan: va ai PlayOffs del DP World Tour con Laporta

Roma, 26 ott. (askanews) – Impresa di Andrea Pavan nel Genesis Championship. Con un ottimo giro finale in 66 (-5), per uno totale di 277 (69 68 74 66, -7) colpi, è salito dal 29° al quarto posto e con tale risultato è passato dall’82° al 65° nella Race to Dubai (ordine di merito) entrando nel field (ammessi i migliori 70) della prima delle due gare dei PlayOffs del DP World Tour (Abu Dhabi HSBC Championship, Rolex Series, 6-9 novembre, Emirati Arabi Uniti) che chiuderanno la stagione. Con il romano, 36 anni, vi sarà anche Francesco Laporta, 35enne di Castellana Grotte (Bari), che, 14° con 279 (73 69 70 67, -5) si è portato dalla 59ª alla 54ª piazza nel ranking.

Sul percorso del Woo Jeong Hills Country Club (par 71) di Cheonan, nella Corea del Sud, ha vinto in casa a con 273 (71 65 73 64, -11) il coreano Junghwan Lee dopo un torneo in altalena in cui ha iniziato in 59ª posizione, è divenuto leader nel secondo round, è scivolato in 12ª nel terzo e ha sorpassato tutti con una volata in 64 (-7), miglior score di giornata, ottenuto con otto birdie, cinque di fila, dopo un bogey in avvio. Ha lasciato a tre colpi lo spagnolo Nacho Elvira e l’inglese Laurie Canter, un passato sulla LIV Golf, secondi con 276 (-8), mentre Pavan è stato affiancato dal giapponese Yuto Katsuragawa e dell’inglese Andy Sullivan. Un colpo in più per il nipponico Hideki Matsuyama (medaglia di bronzo ai Giochi di Parigi e Masters Champion nel 2021), per il belga Thomas Detry e per lo spagnolo Angel Ayora, tra i sette concorrenti al settimo posto con 278 (-6). Al 30° con 281 (-3) il terzo azzurro in campo, Guido Migliozzi (70 68 73 70), 28enne di Vicenza, 78° nella Race to Dubai, e l’australiano Adam Scott, anche lui a segno nel Masters (2013).

Junghwan Lee, 34enne Gwangju, è membro dell’Asian Tour dal 2022 (ora lo sarà anche del DP World Tour) dove la sua migliore prestazione fino ad ora è stata una top ten. Si è imposto due volte sul KPGA Korean Tour (KPGA Caido Golden V1 Open nel 2017 e Tour Championship nel 2018). Per il titolo ha ricevuto un assegno di 680.000 dollari su un montepremi di 4.000.000 di dollari.

Pavan, che ha siglato il secondo parziale del turno, ha segnato sette birdie e due bogey, Laporta ha messo insieme sei birdie e due bogey per il 67 (-4) e Migliozzi ha fissato il 70 (-1) con quattro birdie e tre bogey. Ora ad Abu Dhabi l’obiettivo di Laporta e Pavan sarà quello di entrare tra i primi 50 dell’ordine di merito che potranno partecipare all’ultimo evento stagionale, il DP World Tour Championship (Jumeirah Golf Estates, Earth Course, Dubai, 13-16 novembre, Rolex Series).

Al termine del Genesis Championship sono state assegnate le ‘carte’ per il circuito 2026 ai primi 115 della Race to Dubai. Non è riuscito ad averla Gregorio De Leo, 130°, che usufruirà di una categoria 10 riservata i piazzati dal 116° al 130° posto, salvo migliorarla alla Qualifying School. (Foto Federgolf)

Grave incidente in Moto3 a Sepang: il pilota 19enne Noah Dettwiler in terapia intensiva

Roma, 26 ott. (askanews) – Il paddock della Moto3 vive ore di grande apprensione per Noah Dettwiler, giovane pilota svizzero del Team CIP Green Power, rimasto coinvolto in un grave incidente durante il giro di ricognizione del Gran Premio di Malesia, sul circuito di Sepang, che ha coinvolto anche un altro pilota, José Antonio Rueda. In una nota ufficiale pubblicata sui social, la squadra ha comunicato che il 19enne Noah Dettwiler “è stato trasportato in ospedale a Kuala Lumpur, dove dovrà sottoporsi a diversi interventi chirurgici”. Il team ha poi aggiunto: “Noah è in buone mani e vi chiediamo gentilmente di rispettare la sua privacy. Al momento non condivideremo ulteriori dettagli. Noah è un vero combattente, e tutto il team CIP Green Power è al suo fianco. Vi terremo aggiornati non appena sarà possibile.” Poco dopo, nuove informazioni sono arrivate dal padre del pilota, Andy Dettwiler, che ha parlato al quotidiano svizzero Blick: “Noah ha subito diversi arresti cardiaci. Ora è in condizioni stabili, ma è presto per dichiararlo fuori pericolo. Hanno lottato per salvargli la vita.” Secondo le ultime indiscrezioni, confermate anche da Sky Sport, Dettwiler si trova in terapia intensiva, in condizioni stabili ma critiche. Tutto il team CIP Green Power si è recato in ospedale per stare accanto al giovane pilota, in attesa di un nuovo bollettino medico ufficiale. Nel medesimo incidente è rimasto coinvolto anche José Antonio Rueda del team Ajo, fortunatamente con conseguenze meno gravi. Il suo team manager Niklas Ajo ha rassicurato sulle condizioni del pilota spagnolo: “L’incidente è stato orribile come si è visto, ma siamo stati fortunati. José Antonio ha una frattura alla mano che sarà operata la prossima settimana a Barcellona. Resterà qualche giorno in ospedale in osservazione, anche per la commozione cerebrale.”

Manovra, Salvini alle banche: per ogni lamentela chiediamo un miliardo in più

Roma, 26 ott. (askanews) – “Gente che finirà quest’anno con 50 miliardi di guadagno, una parte dei quali dovuti alle commissioni che impongono ai commercianti o agli interessi che chiedono a chi prende un prestito in banca o agli interessi che non danno agli italiani che lasciano soldi in banca, mentre tanti italiani, tante imprese sono in difficoltà, dovrebbe aver vergogna a lamentarsi per un contributo che il governo ha giustamente chiesto di 4 miliardi. Ogni lamentela in più è 1 miliardo in più che gli chiediamo”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, a margine della presentazione dei candidati del partito in Campania a sostegno di Edmondo Cirielli.

“Una parte di questi utili sono garantiti dallo Stato, quindi dai cittadini: un modo di fare impresa per cui se guadagno i soldi sono miei, se perdo ce li mette lo Stato e quindi cittadini non è normale. Se poi il governo ti chiede un contributo ad esempio per assumere forze dell’ordine, per assumere medici e infermieri, per rottamare le cartelle dell’agenzia delle entrate, dovresti solo essere felice di contribuire alla crescita del paese. Gli unici che non si possono lamentare in Italia sono i banchieri”, ha ribadito.

E a chi gli chiedeva se ci fossero frizioni con il leader di Fi e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che sulle banche la pensa diversamente, il leader della Lega e vicepremier ha risposto: “Ci amiamo…”. Salvini, inoltre, commentando le parole di Giorgetti secondo il quale sono possibili modifiche alla legge di bilancio ma a saldi invariati, ha messo i suoi paletti: “Se dalle banche che fanno guadagni da decine di miliardi, arriverà un contributo in più, sono soldi che possiamo investire. Le mie priorità sono forze dell’ordine medici, infermieri, sicurezza e diritto alla salute. Io penso che il contributo delle banche potrà crescere ancora”. Parlando, infine, della tassa sugli affitti brevi contenuta in manovra, il vicepremier ha detto: “Sono contro l’aumento delle tasse in generale soprattutto per chi ha uno o due appartamenti. Se uno ha 50 appartamenti può pagare sicuramente qualcosa in più. Molti affittano il loro bilocale, o quello che hanno ereditato, per integrare la pensione e lo stipendio. Tassare chi ha uno o due proprietà non è una cosa utile né intelligente”.

Thailandia e Cambogia firmano la tregua davanti a Trump

Roma, 26 ott. (askanews) – Come annunciato in un messaggio su Truth Social, il presidente americano Donald Trump ha assistito alla firma di un accordo di cessate il fuoco tra Cambogia e Thailandia a Kuala Lumpur, in Malesia, dove è giunto oggi per partecipare al vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico (Asean).

I due Paesi del Sudest asiatico avevano raggiunto un accordo di cessate il fuoco a fine luglio, in particolare a seguito di un intervento del presidente degli Stati Uniti. L’accordo è stato firmato dal primo ministro della Cambogia, Hun Manet, e dal primo ministro della Thailandia, Anutin Charnvirakul. Si prevede che l’accordo rafforzerà la tregua raggiunta tre mesi fa a seguito dei colloqui tra i due Paesi.

L’accordo firmato oggi viene presentato dalla Malesia, che detiene la presidenza di turno dell’Asean e ha svolto un ruolo chiave nei negoziati, come un accordo di cessate il fuoco, non come un accordo di pace.

Ucraina, Mosca attacca ancora Kiev: morti e feriti

Roma, 26 ott. (askanews) – La Russia ha lanciato un attacco con droni su Kiev nella notte, colpendo edifici residenziali nella capitale. Secondo il sindaco di Kiev Vitali Klitschko e i servizi di emergenza della città, tre persone sono state uccise e 29 ferite. Il sindaco di Kiev ha riferito che detriti di un drone sono caduti al secondo piano di un edificio residenziale di nove piani e diversi appartamenti hanno preso fuoco. I detriti di un altro drone sono caduti su un edificio residenziale di 16 piani.

Le forze russe nella notte hanno attaccato l’Ucraina con 101 droni, ha riferito l’Aeronautica militare ucraina, aggiungendo che 90 sono stati abbattuti o bloccati.

Cinque droni hanno colpito obiettivi in quattro località e detriti sono caduti in cinque punti diversi. A Kiev il bilancio più grave con tre persone uccise e 29 ferite.

Ranucci: multa del Garante Privacy a Report su input politico. Pd: inaudito Ghiglia nella sede di FdI



Roma, 26 ott. (askanews) – “Né rabbia né rassegnazione”. Il sentimento prevalente è la “determinazione”. Anche se ammette il giornalista Sigfrido Ranucci, “nella vita c’è sempre un prima e un dopo”. E la notte del 16 ottobre, segnata da quella bomba davanti casa, lascerà “un segno indelebile”.

La multa che il Garante per la Privacy ha inflitto alla sua trasmissione si muove per Ranucci su input politico. “Si, e ripeto che si muove su input politico. Lo dimostreremo nell’inchiesta che andrà in onda stasera”, afferma a La Stampa. “Manderemo in onda un documento importante, con il filmato di Agostino Ghiglia (componente del Garante per la protezione dei dati personali, ndr) che entra nella sede di Fratelli d’Italia poche ore prima della sanzione. Lì, nella sede di partito di Fdi – afferma Ranucci – c’era Arianna Meloni. Sarebbe interessante sapere se hanno parlato della sanzione a Report. E se si, che cosa si sono detti? Domande, naturalmente, solo domande”.

La vicenda ha immediatamente fatto reagire le opposizioni. “Dopo la solidarietà di facciata, è ripartito l’attacco contro Report e Sigfrido Ranucci. Le belle parole e le testimonianze di circostanza di Fratelli d’Italia si sono rapidamente trasformate nell’ennesima ondata della macchina del fango e della disinformazione, tornata all’attacco con forza”. Così i componenti del Partito Democratico nella Commissione di Vigilanza Rai. “È inaudito che, poche ore prima dell’avvio dell’esposto del Garante della Privacy contro Ranucci – sottolineano – alcuni componenti di un’istituzione che dovrebbe garantire terzietà e indipendenza siano stati visti entrare nella sede del partito di Giorgia Meloni. Arriveranno forse le smentite di rito, ma, se confermato, la coincidenza e la tempistica dell’incontro tra Ghiglia e Arianna Meloni non possono passare inosservate. Chiediamo innanzitutto alla Rai di attivarsi e di farsi promotrice di un’azione di difesa nei confronti di Report, a tutela di Ranucci e a salvaguardia dell’indipendenza del servizio pubblico”.

“E’ estremamente inquietante quanto rivelato da Report e da alcuni quotidiani sul probabile incontro tra Arianna Meloni e Agostino Ghiglia, componente del Collegio del Garante della Privacy, a poche ore dalla riunione in cui la stessa Autorità teoricamente indipendente ha comminato una multa da 150 mila euro alla trasmissione di Sigfrido Ranucci. E’ chiaro a tutti che bisogna sapere tutta la verità, per questo motivo abbiamo inviato una richiesta di audizione urgente del presidente dell’Autorità Garante della Privacy in commissione di Vigilanza Rai”. Così gli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai. “E’ inaccettabile che poche ore dopo l’attentato contro Ranucci e mentre ancora piovevano solidarietà nei suoi confronti da ogni parte – sottolineano gli esponenti M5S – il Garante abbia voluto sanzionare la Rai per una puntata di Report su cui l’Ordine dei Giornalisti aveva già archiviato il procedimento non ravvisando alcuna violazione dei principi di pertinenza, continenza e rispetto della verità. Scoprire poi che chi doveva decidere sulla multa lo ha fatto dopo un incontro nella sede di Fdi è veramente di una gravità senza precedenti, ulteriore segnale dell’indecente sistema di potere, amichettismo e uso irresponsabile delle istituzioni che è stato messo in piedi sotto il governo Meloni”.

Trump aumenta di un ulteriore 10% i dazi al Canada

Roma, 26 ott. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump, che questa settimana ha deciso di interrompere le relazioni commerciali con il Canada a causa di una pubblicità contraria ai dazi statunitensi, ha annunciato nella notte l’aggiunta di un ulteriore dazio del 10% sulle importazioni canadesi.

“Il loro spot avrebbe dovuto essere ritirato IMMEDIATAMENTE, ma hanno permesso che andasse in onda ieri sera durante le World Series, sapendo che si trattava di una FRODE”, ha dichiarato il presidente americano sulla sua piattaforma Truth Social.

“A causa della loro grave distorsione dei fatti e del loro atto ostile, aumenterò i dazi sul Canada di un ulteriore 10% rispetto a quanto attualmente pagano”, ha aggiunto riferendosi a una campagna pubblicitaria prodotta dalla provincia canadese dell’Ontario, andata in onda venerdì sera durante la prima partita molto seguita del North American Baseball Championship.

Nello spot pubblicitario prodotto dalla provincia canadese dell’Ontario, vengono utilizzate dichiarazioni dell’ex presidente Ronald Reagan per criticare la politica di dazi della Casa Bianca trumpiana. Il video con Reagan dura un minuto, con estratti del discorso radiofonico che l’allora presidente teneva il 28 luglio 1987, intitolato Address to the Nation on Free and Fair Trade. Trump ha definito lo spot “FAKE”, mentre la Ronald Reagan Presidential Foundation ha dichiarato che “travisa” il significato originale del discorso presidenziale, che risale al 1987, pur confermando che il testo usato per la clip è autentico. Lo spot, infatti, non modifica il testo delle dichiarazioni di Reagan, anche se ne cambia l’ordine e il contesto, costruendo una narrazione fortemente anti-protezionista. Di fronte alle pressioni americane e alle tensioni scatenate, l’Ontario ha deciso di ritirare la campagna, ma Trump prima ha sospeso i colloqui, lasciando in stallo trattative cruciali per la revisione degli accordi bilaterali, poi ha annunciato un ulteriore aumento delle tariffe.

La Russia ha testato Burevestnik, il nuovo missile da crociera a propulsione nucleare. Putin: è invincibile

Roma, 26 ott. (askanews) – La Russia ha testato un nuovo missile da crociera a propulsione nucleare, denominato Burevestnik, ha annunciato oggi il capo di Stato maggiore delle Forze armate russe, Valery Gerasimov, al presidente Vladimir Putin.

Putin ha affermato che il 9M730 Burevestnik è “invincibile” contro i sistemi di difesa missilistica attuali e futuri, grazie alla sua gittata praticamente illimitata e alla traiettoria di volo imprevedibile.

“I test decisivi sono ora completati”, ha dichiarato Putin in un video diffuso dal Cremlino, e ha ordinato l’inizio della “preparazione dell’infrastruttura per mettere in servizio quest’arma nelle forze armate russe”. “Si tratta di una creazione unica che nessun altro al mondo possiede”, ha assicurato. Durante l’ultimo test, il 21 ottobre, il missile Burevestnik ha trascorso “circa quindici ore” in aria, coprendo una distanza di 14.000 km, ha dichiarato Valery Gerasimov, aggiungendo che “questo non rappresenta un limite” per quest’arma. “Le caratteristiche tecniche del Burevestnik ne consentono l’impiego con precisione garantita contro siti altamente protetti situati a qualsiasi distanza”, ha dichiarato.

Papa: sogno una Chiesa umile, non giudicante né chiusa in sè stessa

Roma, 26 ott. (askanews) – “Dobbiamo sognare e costruire una Chiesa umile. Una Chiesa che non sta dritta in piedi come il fariseo, trionfante e gonfia di sé stessa, ma si abbassa per lavare i piedi dell’umanità; una Chiesa che non giudica come fa il fariseo col pubblicano, ma si fa luogo ospitale per tutti e per ciascuno; una Chiesa che non si chiude in sé stessa, ma resta in ascolto di Dio per poter allo stesso modo ascoltare tutti”. E’ il messaggio di Papa Leone nell’omelia per la messa in occasione del Giubileo delle Équipe Sinodali e organi di partecipazione. “Impegniamoci a costruire una Chiesa tutta sinodale, tutta ministeriale, tutta attratta da Cristo e perciò protesa al servizio del mondo – sottolinea il Papa -. Su di voi, su noi tutti, sulla Chiesa sparsa nel mondo, invoco l’intercessione della Vergine Maria con le parole del Servo di Dio don Tonino Bello: ‘Santa Maria, donna conviviale, alimenta nelle nostre Chiese lo spasimo di comunione. Aiutale a superare le divisioni interne. Intervieni quando nel loro grembo serpeggia il demone della discordia. Spegni i focolai delle fazioni. Ricomponi le reciproche contese. Stempera le loro rivalità. Fermale quando decidono di mettersi in proprio, trascurando la convergenza su progetti comuni'”.

Infine, l’invito: “Ci conceda il Signore questa grazia: essere radicati nell’amore di Dio per vivere in comunione tra di noi. Ed essere, come Chiesa, testimoni di unità e di amore”.

“Le équipe sinodali e gli organi di partecipazione sono immagine di questa Chiesa che vive nella comunione. E oggi vorrei esortarvi: nell’ascolto dello Spirito, nel dialogo, nella fraternità e nella parresìa, aiutateci a comprendere che, nella Chiesa, prima di ogni differenza di genere e di ruolo, siamo chiamati a camminare insieme alla ricerca di Dio, per rivestirci dei sentimenti di Cristo; aiutateci ad allargare lo spazio ecclesiale perché esso diventi collegiale e accogliente”. “Questo ci aiuterà ad abitare con fiducia e con spirito nuovo le tensioni che attraversano la vita della Chiesa – tra unità e diversità, tradizione e novità, autorità e partecipazione – aggiunge il Papa – lasciando che lo Spirito le trasformi, perché non diventino contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose. Non si tratta di risolverle riducendo l’una all’altra, ma di lasciarle fecondare dallo Spirito, perché siano armonizzate e orientate verso un discernimento comune”. “Essere Chiesa sinodale significa riconoscere che la verità non si possiede, ma si cerca insieme, lasciandosi guidare da un cuore inquieto e innamorato dell’Amore”, conclude il Papa.

Parigi, furto al Louvre: fermati dei sospettati

Roma, 26 ott. (askanews) – E’ scattata sabato sera un’operazione urgente nell’ambito dell’indagine sul furto storico al famoso museo parigino Louvre e sulla scomparsa di gioielli reali di inestimabile valore. Due uomini sono stati posti in stato di fermo dalla polizia giudiziaria. Lo riferisce Le Parisien.

La Procura di Parigi ha annunciato questa mattina che “gli investigatori della BRB (Brigata per la Repressione del Banditismo) hanno effettuato degli arresti la sera di sabato” nell’ambito delle indagini sul clamoroso furto al Museo del Louvre a Parigi. “Uno degli uomini arrestati si stava preparando a lasciare il Paese dall’aeroporto di Roissy”, ha aggiunto la Procura.

Poco prima, diversi organi di stampa avevano riferito che due uomini erano stati arrestati nella regione parigina per rapina organizzata e associazione a delinquere.

Nella sua dichiarazione, la procuratrice di Parigi Laure Beccuau non ha confermato il numero di persone arrestate e ha aggiunto che “è troppo presto per fornire dettagli”. “Fornirò ulteriori informazioni al termine di questo periodo di custodia cautelare”, ha concluso.

La Finestra di Overton e la politica contemporanea

Il sociologo statunitense Joseph P. Overton (1960–2003) elaborò la sua teoria, nota come Finestra di Overton, verso la metà degli anni Novanta, mentre lavorava come vicepresidente senior presso il Mackinac Center for Public Policy.

La teoria descrive come la gamma di idee politiche considerate accettabili dal pubblico in un dato momento possa essere modificata o spostata.

Cos’è la Finestra di Overton

In sostanza, la “finestra” rappresenta l’insieme delle politiche che un politico può proporre senza essere considerato troppo estremo o fuori dal consenso generale.

La teoria suggerisce che un’idea originariamente ritenuta impensabile o radicale possa, attraverso un processo graduale e l’esposizione mediatica, attraversare varie fasi fino a diventare accettabile, ragionevole, diffusa e persino legale o politica.

Questo processo si articola in sei fasi principali:

  • Impensabile – L’idea è vietata o moralmente inaccettabile.
  • Radicale – Si comincia a parlarne, spesso in modo provocatorio.
  • Accettabile – L’opinione pubblica sospende il giudizio e l’idea entra nel dibattito.
  • Ragionevole – L’idea perde il suo carico eversivo, appare comprensibile e non più destabilizzante.
  • Popolare – L’idea raccoglie consenso politico e culturale.
  • Legale/Politica – L’idea viene recepita nell’ordinamento dello Stato, diventando legge.

Spostare la finestra del discorso pubblico

Come si comprende facilmente, l’obiettivo è quello di spostare la finestra del discorso pubblico in modo da normalizzare e legittimare idee che prima erano considerate estreme.

Quando Overton formulò la sua teoria, i social media non esistevano ancora, e con il loro avvento si è assistito a una trasformazione profonda nel modo in cui le idee circolano e influenzano l’opinione pubblica.

Oggi, i social hanno un ruolo rilevante non solo per la diffusione delle informazioni, ma anche per la propagazione delle fake news, che possono alterare la percezione della realtà collettiva.

Trump, epigoni e l’Europa di oggi

Con il ritorno irruente sulla scena politica del presidente Usa Donald Trump e dei suoi epigoni in diversi Paesi, la teoria di Overton assume un valore fondamentale per analizzare i fenomeni contemporanei.

Basti pensare, come piccolo esempio, alle parole dello stesso presidente sugli immigrati “che mangiano animali”.

Lo Zeitgeist attuale sembra favorire chi ne imita lo stile anche in Europa: l’avanzata delle destre estreme in Paesi a consolidata tradizione democratica – come Francia e Germania – appare inarrestabile.

In Italia, questa tendenza si manifesta in modo più sottile, ma il risultato non cambia: la disintermediazione dell’informazione, l’immigrazione presentata come minaccia anziché come opportunità, la separazione dei poteri descritta come ostacolo all’esecutivo e, di conseguenza, la “necessità” di riformare la giustizia. E potremmo continuare…

Come salvaguardare la democrazia?

Il vero quesito, però, è: come si può oggi salvaguardare la democrazia e creare una barriera all’avanzata di modalità autocratiche?

L’attuale offerta politica non sembra all’altezza della sfida. Sarebbe necessario elaborare una visione di Paese non basata su coalizioni costruite solo su calcoli numerici, ma su un progetto che dichiari esplicitamente all’opinione pubblica che tipo di società si vuole costruire nel medio-lungo periodo: in termini di welfare (scuola, sanità, istruzione), di logiche economiche e, vista la situazione demografica, di strumenti d’inclusione per gestire in modo costruttivo i futuri flussi migratori.

Andrebbe inoltre riflettuto sulla collocazione internazionale del Paese e sui temi più urgenti di questo tempo: clima, disarmo nucleare, e la questione dell’intelligenza artificiale.

Un progetto e dei valori

Un progetto politico chiaro è indispensabile, ma non basta: occorre anche trasmettere valori e ideali capaci di mobilitare e motivare l’opinione pubblica verso un futuro diverso da quello che oggi sembra delinearsi.

Con un tocco di speranza, possiamo concludere con le parole di San Paolo (Lettera ai Romani 13,12): “Perciò, gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce”.

Milano, un incontro importante ma… Quel Centro che manca nel Pd

L’incontro dei cosiddetti riformisti del Pd a Milano indubbiamente è stato un momento importante nel campo della sinistra italiana. Non foss’altro per un motivo, fra i tanti che si potrebbero citare: ha visto la partecipazione di alcuni — peraltro pochi — esponenti politici che non si sono mai nascosti dietro a un dito, come si suol dire. E questo perché hanno sempre avuto il coraggio politico, la coerenza culturale e la chiarezza programmatica nel dire ciò che pensano.

Uno su tutti: Pina Picierno. Pochi lo dicono, ma credo che dobbiamo avere il coraggio di ribadirlo una volta per tutte. E cioè: Pina Picierno si sta confermando un leader politico. Nel suo partito e nel suo schieramento, perché semplicemente viaggia sempre a testa alta. Soprattutto all’interno di un Pd che, con la gestione Schlein, ha assunto un profilo politico e culturale chiaro: di marca radicale, estremista, massimalista e libertaria.

Una minoranza ornamentale

Detto questo, per onestà intellettuale e per motivazioni del tutto oggettive, non possiamo nascondere al contempo che la cosiddetta “minoranza della minoranza” all’interno del Pd svolge un ruolo prevalentemente ornamentale, se non addirittura pleonastico.

È stato sufficiente ascoltare gli interventi di Delrio o di Guerini, tanto per citarne due, per arrivare a una conclusione banale: l’unico elemento concreto emerso è stato quello di non mettere in discussione la leadership di Schlein, che — come tutti sanno — è radicalmente distinta e distante da ogni richiamo centrista, moderato o anche solo vagamente riformista.

Perché il suo progetto politico, frutto della sua appartenenza culturale, non ha nulla a che vedere con le ragioni originarie del Partito democratico. Ovvero il partito a cui diedero vita Veltroni, Marini, Rutelli, D’Alema, Parisi e molti altri leader riformisti del tempo: un partito autenticamente di centrosinistra, chiaramente riformista e con vocazione maggioritaria.

E, di conseguenza, non si può accusare Schlein di aver cambiato rotta: ha vinto le ultime primarie con un progetto chiaro e trasparente, quello di trasformare il Pd da partito di centrosinistra a partito della sinistra italiana, con un forte accento radicale e massimalista.

Nessuno sfida la leadership

Su questo terreno la “minoranza della minoranza” non ha avuto il coraggio di sfidare l’attuale leader, perché — almeno così pare — l’unico elemento che conta davvero è non disturbare troppo il manovratore, in cambio di quei pochissimi seggi che saranno probabilmente elargiti dall’attuale gruppo dirigente del Pd.

Certo, non si tratta di recuperare stile e metodi delle correnti di minoranza della Dc: i tempi sono cambiati e i confronti sarebbero impropri. Ma la conclusione sul convegno milanese è semplice: la cultura e il progetto riformisti non stanno facendo breccia nel maggiore partito della sinistra italiana.

Perché per competere realmente in un partito — e per sfidare sul serio una leadership di cui non si condivide il progetto politico — non bastano le parole d’ordine del convegno di Milano. E, almeno così pare, invertire la rotta non era e non è l’obiettivo reale della “minoranza della minoranza” del Pd.

Siamo popolo, siamo progetto: in Veneto si prova a reinventare il centro

Sono trent’anni che in consiglio regionale non sono eletti esponenti della nostra tradizione politico culturale democratico cristiana e popolare. Finalmente alle prossime elezioni regionali avremo la possibilità di inviare a Palazzo Ferro Fini qualche amico di area, grazie all’iniziativa assunta da I Popolari per il Veneto. Il movimento-partito ha avuto tra i protagonisti gli amici Iles Braghetto e Luciano Finesso ed è presieduto dal prof. Silvio Scanagatta, docente dell’Università di Padova.

Il comunicato del movimento

“Fissata al 23 e 24 novembre la data del voto dal presidente uscente Zaia, anche i Popolari per il Veneto annunciano ufficialmente – si legge nel comunicato stampa –  la propria partecipazione alle prossime elezioni regionali del Veneto: si presenteranno con liste autonome, collocate al centro dello schieramento politico. Una scelta – spiegano in una nota stampa – che intende riaffermare una specifica identità veneta, profondamente radicata nelle comunità locali, capace di interpretare le sfide del futuro senza rinunciare alle proprie radici”.

Un progetto territoriale con visione europea

Il presidente Silvio Scanagatta spiega che l’obiettivo dei Popolari è “dare al Veneto una rappresentanza politica autonoma, legata al territorio, capace di promuovere le istanze sociali ed economiche tipiche di questa Regione e di immaginare una visione europea e internazionale di sviluppo e dialogo”.

Tra i punti chiave del programma, il movimento propone una serie di iniziative strategiche tra cui il Grande Porto delle Venezie, hub logistico europeo per i container, con trasporto ferroviario verso il cuore dell’Europa, per decongestionare la direttrice est-ovest e valorizzare il corridoio Venezia-Monaco; sanità territoriale più vicina ai cittadini, con semplificazione della burocrazia delle ULSS, programmazione razionale del sistema ospedaliero e creazione di unità territoriali da 30-60 mila abitanti, con il contributo attivo di sindaci e volontariato; in tema di immigrazione e lavoro, superare il concetto di emergenza, creando percorsi legali e dignitosi di inserimento lavorativo, escludendo strutturalmente le vie illegali; resilienza territoriale, cioè valorizzare la complessità e la ricchezza del tessuto urbano e rurale veneto, trasformando la dimensione locale in una risorsa strategica; scuola autonoma e partecipata, favorendo la nascita di comitati per orientare l’offerta scolastica in linea con le esigenze economiche e sociali del territorio.

Ribelli al destino di sudditanza

Scanagatta, promettendo da parte dei Popolari per il Veneto l’impegno a “governare seriamente”, conclude con lquesta richiesta: “A chi vota, e soprattutto a chi si astiene, di prendere atto che oggi non c’è più tempo da perdere: al Veneto resta il voto per scegliere il proprio futuro. Ribelli al destino di sudditanza imposto dall’attuale classe politica, possiamo realizzare insieme un nuovo Veneto, protagonista in Italia e in Europa”.

Al centro, con la gente

Al centro, dunque, distinti e distanti dalla destra come dalla sinistra, interessati a intercettare il consenso dei tanti che da molto tempo sono renitenti al voto, con l’obiettivo di offrire, partendo dalla base, un programma all’altezza degli interessi e dei valori del ceto medio produttivo e delle classi popolari, come ha sempre fatto la Democrazia Cristiana veneta nella lunga e positiva stagione di guida del “Veneto bianco”. Alla presidenza regionale viene indicato Fabio Bui, già Sindaco di Loreggia e Presidente della Provincia di Padova. La lista si apre anche a persone di realtà e movimenti autonomisti: un’area culturale ben presente e radicata nel nostro territorio che va valorizzata anche sul piano politico e che costituisce una preziosa risorsa di persone e di esperienze associative.

Il Veneto non ha bisogno di slogan

È un progetto politico quello dei Popolari incentrato su persone, comunità locali e responsabilità condivisa: per dare forza ad un soggetto politico regionale, sul modello della Csu bavarese e della Südtiroler Volkspartei. Al di fuori delle logiche dei partiti nazionali.

Dopo l’autonomia negata il Veneto ha bisogno di un voto di speranza per tornare a credere in sé stesso. “Il Veneto non ha bisogno di slogan ma di soluzioni concrete nel segno della sussidiarietà e della valorizzazione dei corpi intermedi – dichiara Bui – Insieme si può restituire al Veneto fiducia, dignità e futuro.

Il Veneto è una modernissima Metropoli internazionale che va governata ponendola al centro dell’Europa sul piano economico e sul piano politico. Dall’Alto Adriatico alla Via della Seta va individuata una strategia europea per il futuro dei trasporti e dell’economia. Una Metropoli diffusa di quasi 5 milioni di abitanti tra verde, comunità e nuove sfide: un aggregato green di comunità che va rafforzato.

Un nuovo rapporto tra formazione e territorio va realizzato per valorizzare i giovani e rispondere alle esigenze del territorio veneto.

Va dato spazio ai nuovi cittadini e avere a cuore persone e comunità per coniugare benessere, qualità della vita, attenzioni alle persone fragili per povertà e malattie.

“Serve superare l’idea dei ‘paroni a casa nostra’ – afferma Bui – e aprire la stagione dei protagonisti a casa nostra, dove il Veneto non debba più accontentarsi delle briciole, ma possa far sentire la propria voce ai tavoli decisionali”.

Le liste in tutti i collegi

Grazie all’alleanza con la componente politica Terra Veneta, si è potuto presentare le liste dei sette collegi provinciali, senza l’obbligo della raccolta delle firme.

Questa la composizione della lista dei Popolari per il Veneto, con i candidati di ogni collegio provinciale. L’impegno adesso è di far conoscere il programma e i candidati alle nostre amiche elettrici e ai nostri amici elettori per garantire alla lista di centro dei Popolari per il Veneto il consenso più ampio, tale da far ritornare finalmente in consiglio regionale rappresentanti della nostra cultura politica.

Venezuela, una nuova fonte di preoccupazione per il mondo

All’annuncio dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione al regime venezuelano, Donald Trump non ha reagito con qualcuna delle sue espressioni volgari o delle sue provocazioni elaborate con l’Intelligenza Artificiale. Ha invece cordialmente telefonato alla premiata, congratulandosi vivamente. Ma non si è trattato di un mero gesto di cortesia, pur apprezzabile e degno di nota, considerato il personaggio.

Machado, l’opposizione e i rapporti con Washington

Machado è una conservatrice che sostiene senza remore l’operato del Presidente Usa, soprattutto dal punto di vista ideologico. Ed è la più autorevole oppositrice di Nicolas Maduro, l’erede di Hugo Chavez, al potere dal 2013 ma accusato da Stati Uniti, Unione Europea e diverse nazioni latinoamericane (anche quelle oggi governate dalla sinistra, come Brasile, Messico, Colombia) di aver truccato i risultati delle elezioni del 2024, le cui irregolarità largamente registrate hanno superato quelle già emerse nelle precedenti consultazioni del 2018.

Machado è amica personale di Marco Rubio, il Segretario di Stato leader repubblicano della Florida, espressione della più determinata politica di duro scontro con paesi ispanici ostili agli Usa come Cuba e, appunto, Venezuela. Costretta dal regime alla clandestinità nel suo stesso Paese, è ovviamente speranzosa in un intervento americano che possa favorire la fine del regime. Ma non attraverso un’azione di tipo militare.

La svolta militare di Trump nel Mar dei Caraibi

E invece è proprio questa che Trump sta minacciando. In un primo tempo il volubile tycoon non aveva prestato troppe attenzioni alle pressioni del suo Segretario di Stato, sostenitore della necessità di adottare verso il regime di Maduro misure a cominciare da quelle economiche. Così, ad esempio, la Chevron aveva firmato un accordo col governo di Caracas per continuare a pompare greggio nel Paese, con evidenti vantaggi anche per le casse dello Stato venezuelano (oltre che per il gruppo petrolifero).

Durante l’estate, però, qualcosa deve essere successo. Perché già il primo giorno di settembre navi della Marina a stelle e strisce hanno attaccato e affondato nel Mar dei Caraibi, in acque internazionali, un’imbarcazione battente bandiera venezuelana. Un’operazione poi replicata più volte (con un bilancio a oggi di 42 vittime), integrata con una consistente presenza navale nell’area, ai confini con le acque venezuelane, ufficialmente indirizzata contro i “cartelli della droga”, due in particolare, con base proprio in Venezuela. Definite “organizzazioni terroristiche straniere” dall’Amministrazione americana. Di una di queste, Cartel de los Soles, Maduro sarebbe addirittura il capo, o uno dei capi: ma prove in tal senso non ne sono mai state fornite.

In ogni caso, la catalogazione alla voce “terrorismo” ha consentito a Trump di utilizzare le Forze Armate, aggirando FBI e DIA, le Agenzie federali che si occupano delle operazioni antidroga, secondo uno schema ormai chiaro che tende a comprimere gli spazi di manovra degli enti che non rispondono direttamente e immediatamente alla Casa Bianca.

Il rischio di un nuovo fronte nella competizione globale

La situazione che si è venuta a creare ha un riflesso geopolitico importante e potenzialmente pericoloso. Già, perché Maduro – avversato e non riconosciuto da tutto l’Occidente – ha in questi anni stretto rapporti ancor più intensi con Cuba e con la Russia, avviandone di nuovi anche con la Cina. E non è difficile immaginare come gli Stati Uniti possano temere il protrarsi di una situazione che potrebbe generare rischi per la loro sicurezza, essendo il Venezuela un Paese di vaste dimensioni posizionato a sole 1.700 miglia dalla Florida.

Traffico di droga e anche di immigrazione clandestina, altro cardine della narrazione trumpiana: per bloccare entrambi qualsiasi mezzo è lecito, dunque pure quello militare. E infatti è in arrivo in zona la più grande portaerei americana, la USS Gerald Ford. Con questa presa di posizione il Presidente statunitense – al solito bypassando il Congresso – intende esercitare una forte pressione su Maduro, il quale a sua volta potrebbe essere tentato dal richiedere esplicita protezione ai suoi alleati. Uno scenario alquanto preoccupante, invero.

Irlanda, Catherine Connolly nuova presidente della Repubblica

Roma, 25 ott. (askanews) – Catherine Connolly, parlamentare indipendente ma con il sostegno di un’ampia base di partiti e politici di sinistra, tra cui il principale partito di opposizione, Sinn Fein, è la decima presidente della Repubblica di Irlanda. Succede al presidente uscente Michael D. Higgins.

Connolly ha ottenuto il 63,4% delle preferenze, davanti a Heather Humprehys del Fine Gael con il 29,5% e a Jim Gavin del Fianna Fail, al 7,2%.

Nel suo primo discorso all’interno del Castello di Dublino, Connolly ha detto che sarà una presidente che ascolta, riflette e parla quando necessario e che sarà una “voce per la pace”, che si baserà sulla politica di neutralità e “articolerà il tratto esistenziale imposto dal cambiamento climatico”. Sarà una presidente inclusiva che non farà “alcuna distinzione in base ai voti”.

“Il nostro mantra durante questa campagna è stato che possiamo dare forma insieme a una nuova repubblica”, ha ricordato.

Festa Roma, vince "La mia famiglia a Taipei", premi a Trinca e Boon

Roma, 25 ott. (askanews) – “Left-Handed Girl (“La mia famiglia a Taipei”) di Shih-Ching Tsou ha vinto come Miglior Film del Concorso Progressive Cinema alla 20esima Festa del Cinema di Roma.

Il riconoscimento è stato assegnato dalla giuria presieduta da Paola Cortellesi che ha consegnato i riconoscimenti nel corso della cerimonia di chiusura presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, condotta da Ema Stokholma.

Il Gran Premio della Giuria è andato a “Nino” di Pauline Loquès, il premio per la Miglior regia a Wang Tong per “Chang ye jiang jin” (Wild Nights, Tamed Beasts). Per la Miglior sceneggiatura ha vinto Alireza Khatami per “The Things You Kill”.

Miglior attrice – Premio “Monica Vitti” a Jasmine Trinca per “Gli occhi degli altri”; Miglior attore – Premio “Vittorio Gassman” ad Anson Boon per “Good Boy”. Il Premio speciale della Giuria è andato al cast del film “40 Secondi”

La giuria presieduta dal regista e produttore argentino Santiago Mitre con il regista e sceneggiatore britannico Christopher Andrews e l’attrice italiana Barbara Ronchi ha assegnato – fra i titoli delle sezioni Concorso Progressive Cinema, Freestyle e Grand Public – il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane al film “Tienimi presente” di Alberto Palmiero (sezione Freestyle).

È stata inoltre assegnata una Menzione speciale agli attori Samuel Bottomley e Séamus McLean Ross per “California Schemi'” di James McAvoy.

Per la prima volta quest’anno, è stato conferito un premio alle opere che esplorano il cinema del reale. La giuria presieduta dal regista, direttore della fotografia, montatore e produttore rumeno Alexander Nanau ha assegnato – fra una selezione di titoli in programma nelle sezioni Concorso Progressive Cinema e Proiezioni Speciali – il Premio Miglior Documentario a “Cuba and Alaska di Yegor Troyanovsky (Proiezioni Speciali).

È stata inoltre assegnata una Menzione speciale al documentario “Le Chant des forets” di Vincent Munier. Fra i titoli del Concorso Progressive Cinema, gli spettatori hanno assegnato il Premio del Pubblico Terna a “Roberto Rossellini – più di una vita” di Ilaria de Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti.

La Festa è stata ufficialmente riconosciuta come Festival Competitivo dalla FIAPF (Fédération Internationale des Associations de Producteurs de Films).

Paola Malanga, direttrice artistica della Festa del Cinema e della Fondazione Cinema per Roma, chiudendo la cerimonia ha annunciato le date della prossima edizione, che si terrà dal 14 al 25 ottobre.

La Cgil in piazza contro la manovra. Landini: risposte o pronti allo sciopero

Roma, 25 ott. (askanews) – La Cgil torna in piazza contro la manovra “per rimettere al centro i problemi delle persone, che per vivere hanno bisogno di lavorare e che, oggi, pur lavorando sono povere”. Le ragioni della manifestazione nazionale, caratterizzata da un corteo partito da piazza della Repubblica per poi giungere in piazza San Giovanni, dove secondo gli organizzatori si sono riversate 200mila persone, sono state spiegate dal segretario generale Maurizio Landini: “Chiediamo un cambiamento delle politiche economiche e sociali. A chiederlo è una parte molto importante di questo Paese”.

Senza risposte da parte del Governo e “modifiche radicali” a una legge di bilancio ritenuta “sbagliata”, la confederazione sindacale valuterà tutti gli strumenti “senza escludere nulla”, ha detto Landini rispondendo a domande sulla possibilità di proclamare uno sciopero generale. Dal palco di piazza San Giovanni ha ribadito che “non ci fermeremo. Se non ci saranno risposte siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione”.

L’iniziativa della Cgil, dal titolo “Democrazia al lavoro”, è stata decisa per chiedere l’aumento di salari e pensioni, maggiori investimenti nella sanità e nella scuola, una vera riforma fiscale e per dire no alla precarietà e al riarmo. “La nostra mobilitazione non finisce qui – ha avvertito Landini – bisogna aumentare i salari, far pagare le tasse a chi non le paga; serve una vera riforma fiscale; investire nella sanità e sulla casa. E c’è bisogno di politiche industriali, perché il Paese sta vivendo una crisi forte con il rischio che interi settori, dalla siderurgia all’auto, spariscano”.

Il numero uno della Cgil ha poi polemizzato con il responsabile delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che lo aveva accusato di parlare come un ministro di un ipotetico governo Schlein. “Non parla da ministro – ha affermato Landini – io faccio il sindacalista e non sono un ministro. Lui, che è anche vicepresidente del consiglio, dovrebbe parlare per risolvere i problemi. Diceva che avrebbe cambiato la legge Fornero, ma ha raccontato balle. Aveva promesso che se fosse andato al governo avrebbe cancellato la riforma delle pensioni. In realtà, è riuscito a peggiorarla”.

La Cgil ha invitato alla manifestazione il segretario generale dell’Ituc, Luc Triangle, e Sigfrido Ranucci “per esprimergli la solidarietà. La libertà di stampa è sotto attacco. La Rai è un servizio pubblico, è inaccettabile che si tagli il giornalismo d’inchiesta o si limiti la libertà di stampa”, ha aggiunto Landini nel sottolineare che “ci sono cose nuove che vengono dal Paese, che vengono dal basso, dal popolo, e c’è chi non le vuole vedere. Anzi, c’è chi le demonizza. Hanno paura della democrazia. Le cose nuove che vengono da questo Paese sono le piazze piene”.

Infine, un messaggio rivolto alle imprese: “Lo diciamo anche a Confindustria, Confcommercio, Confesercenti e alle cooperative. Se vogliono davvero creare uno sviluppo in questo Paese, allora gli imprenditori seri devono insieme con noi battersi per cancellare i banditi, quelli che applicano i contratti pirata, quelli che sfruttano, usano il lavoro nero e il caporalato”.

Manovra, Cgil in piazza. Landini: risposte o pronti a sciopero

Roma, 25 ott. (askanews) – La Cgil torna in piazza contro la manovra “per rimettere al centro i problemi delle persone, che per vivere hanno bisogno di lavorare e che, oggi, pur lavorando sono povere”. Le ragioni della manifestazione nazionale, caratterizzata da un corteo partito da piazza della Repubblica per poi giungere in piazza San Giovanni, dove secondo gli organizzatori si sono riversate 200mila persone, sono state spiegate dal segretario generale Maurizio Landini: “Chiediamo un cambiamento delle politiche economiche e sociali. A chiederlo è una parte molto importante di questo Paese”.

Senza risposte da parte del Governo e “modifiche radicali” a una legge di bilancio ritenuta “sbagliata”, la confederazione sindacale valuterà tutti gli strumenti “senza escludere nulla”, ha detto Landini rispondendo a domande sulla possibilità di proclamare uno sciopero generale. Dal palco di piazza San Giovanni ha ribadito che “non ci fermeremo. Se non ci saranno risposte siamo pronti a mettere in campo tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione”.

L’iniziativa della Cgil, dal titolo “Democrazia al lavoro”, è stata decisa per chiedere l’aumento di salari e pensioni, maggiori investimenti nella sanità e nella scuola, una vera riforma fiscale e per dire no alla precarietà e al riarmo. “La nostra mobilitazione non finisce qui – ha avvertito Landini – bisogna aumentare i salari, far pagare le tasse a chi non le paga; serve una vera riforma fiscale; investire nella sanità e sulla casa. E c’è bisogno di politiche industriali, perché il Paese sta vivendo una crisi forte con il rischio che interi settori, dalla siderurgia all’auto, spariscano”.

Il numero uno della Cgil ha poi polemizzato con il responsabile delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che lo aveva accusato di parlare come un ministro di un ipotetico governo Schlein. “Non parla da ministro – ha affermato Landini – io faccio il sindacalista e non sono un ministro. Lui, che è anche vicepresidente del consiglio, dovrebbe parlare per risolvere i problemi. Diceva che avrebbe cambiato la legge Fornero, ma ha raccontato balle. Aveva promesso che se fosse andato al governo avrebbe cancellato la riforma delle pensioni. In realtà, è riuscito a peggiorarla”.

La Cgil ha invitato alla manifestazione il segretario generale dell’Ituc, Luc Triangle, e Sigfrido Ranucci “per esprimergli la solidarietà. La libertà di stampa è sotto attacco. La Rai è un servizio pubblico, è inaccettabile che si tagli il giornalismo d’inchiesta o si limiti la libertà di stampa”, ha aggiunto Landini nel sottolineare che “ci sono cose nuove che vengono dal Paese, che vengono dal basso, dal popolo, e c’è chi non le vuole vedere. Anzi, c’è chi le demonizza. Hanno paura della democrazia. Le cose nuove che vengono da questo Paese sono le piazze piene”.

Infine, un messaggio rivolto alle imprese: “Lo diciamo anche a Confindustria, Confcommercio, Confesercenti e alle cooperative. Se vogliono davvero creare uno sviluppo in questo Paese, allora gli imprenditori seri devono insieme con noi battersi per cancellare i banditi, quelli che applicano i contratti pirata, quelli che sfruttano, usano il lavoro nero e il caporalato”.

Il Sinodo: i vescovi e le chiese locali promuovano il riconoscimento delle persone omoaffettive e transgender

Roma, 25 ott. (askanews) – “Le Chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana”. E’ quanto emerge dal Documento di sintesi del Cammino Sinodale delle Chiese in Italia, approvato con 781 placet su 809.

“Essere segno del Regno di Dio – si legge – implica relazioni autentiche e comunionali, che mostrino le differenze come ricchezza. La comunità ecclesiale vuole essere uno spazio nel quale ognuno può sentirsi compreso, accolto, accompagnato e incoraggiato, con una particolare attenzione a coloro che rimangono ai margini. Siamo coscienti che, per ‘passare dalla logica escludente del dentro/fuori ad una di implicazione e riconoscimento’, in alcuni casi e su alcuni temi occorre ancora un ulteriore approfondimento, confronto e discernimento comuni, per arrivare, con gradualità, a scelte condivise. Ma, al tempo stesso – prosegue il documento – non vogliamo rinunciare a tenere ben presente che ‘lo sguardo di fede rifugge le rigide categorie e domanda di accogliere le sfumature, comprese quelle che a occhio nudo non si vedono’, poiché i ‘discepoli sono in cammino verso una realtà che ha posto per tutti e tutte'”. Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte: che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali promuovano percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di quanti desiderano fare cammini di maggiore integrazione ecclesiale, ma sono ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, etc.)”. Ed ancora: “Le Chiese locali promuovano percorsi e approcci pastorali di accompagnamento e integrazione nella vita ecclesiale delle coppie conviventi, che hanno in animo una futura unione nel sacramento del matrimonio, tenendo conto di questo loro desiderio”.

Approvato anche un documento sulle vittime di abusi. Si intitola “A fianco di quanti hanno subìto abusi in ambito ecclesiale” il paragrafo del Documento di sintesi del Cammino Sinodale delle Chiese in Italia, approvato con 781 placet su 809.

“Molestie, abusi di potere, di coscienza e sessuali in ambito ecclesiale – si legge nel documento – rappresentano una grave offesa alle persone, fatte a immagine e somiglianza di Dio, e quindi al Creatore e al suo sogno sull’umanità. La Chiesa, senza nascondere criticità, resistenze e dinamiche sedimentate che talvolta hanno contrastato la corretta attenzione e salvaguardia verso i minori e le persone vulnerabili, persegue la costruzione di una cultura di contrasto all’abuso a partire dalla formazione di tutti gli operatori ecclesiali. “Per questo motivo la formazione degli accompagnatori spirituali – presbiteri o meno – è molto delicata e, insieme, urgente”, prosegue il Documento sinodale. “La cura e l’affiancamento dei battezzati deve avere come meta il lasciar andare, il far crescere, il liberare. Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte: che le Chiese locali, anche attraverso i Servizi diocesani per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, accolgano e si prendano cura di quanti hanno subìto violenze e realizzino iniziative con e per loro, promuovendo misure di giustizia riparativa; che le Chiese locali si impegnino a ridurre il rischio di abusi, continuando a favorire e a implementare l’attività di prevenzione e l’applicazione delle Linee guida nazionali; che le Chiese locali collaborino con istituzioni e società civile per il sostegno delle vittime e dei familiari e per assicurare il corretto svolgimento di ogni fase dell’accertamento della verità dei fatti”.

Calcio, risultati serie A: Udinese aggancia la Juve

Roma, 25 ott. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Parma-Como 0-0, Udinese-Lecce 3-2.

Ottava giornata: Milan-Pisa 2-2, Parma-Como 0-0, Udinese-Lecce 3-2, ore 18 Napoli-Inter, ore 20.45 Cremonese-Atalanta, domenica 26 ottobre ore 12.30 Torino-Genoa, ore 15 Sassuolo-Roma, Verona-Cagliari, ore 18 Fiorentina-Bologna, ore 20.45 Lazio-Juventus.

Classifica: Milan 17, Inter, Napoli, Roma 15, Bologna, Como 13, Juventus, Udinese 12, Atalanta 11, Sassuolo, Cremonese 10, Lazio, Cagliari, Torino 8, Parma 7, Lecce 6, Verona, Pisa 4, Fiorentina, Genoa 3.

Nona giornata: martedì 28 ottobre ore 18.30 Lecce-Napoli, ore 20.45 Atalanta-Milan, mercoledì 29 ottobre ore 18.30 Como-Verona, Juventus-Udinese, Roma-Parma, ore 20.45 Bologna-Torino, Genoa-Cremonese, Inter-Fiorentina, giovedì 30 ottobre ore 18.30 Cagliari-Sassuolo, ore 20.45 Pisa-Lazio.

Casa, Brancaccio (Ance): in Italia serve un piano per la classe media

Roma, 25 ott. (askanews) – In Italia “c’è l’esigenza di un piano casa per la fascia media, che alla fine è il 90-95% della popolazione e che con gli attuali costi di costruzione, di acquisto di suolo e di gravami” non riesce a trovare sul mercato immobili a prezzi accessibili. Lo ha affermato, Federica Brancaccio, presidente dell’Ance. Ed ad un dibattito oggi agli Stati generali della casa organizzati a Torino da Forza Italia, ha anche lanciato due proposte da portare avanti a livello europeo: chiedere che la Bce riduca i requisiti di accantonamento sui mutui, che fanno salire io prezzi, e scorporare una quota di spese per le case a prezzi accessibili dal Patto di stabilità di crescita.

“Cosa chiediamo noi perché ci possa essere un piano casa, che è una sfida” per il Paese. Per il piano casa “si deve fare una governance” che tenga presente la questione delle moltiplicarsi delle competenze a livello territoriale per ricreare una centralità. “Sulle riforme – ha proseguito – serve la legge di rigenerazione urbana, assieme ad altre riforme edilizie e urbanistiche precise”.

E poi “serve il coraggio di utilizzare strumenti e leve finanziarie innovative, perché ci sarà una parte di soldi pubblici necessaria. C’è tutta una quota di edilizia residenziale popolare che in Italia è bassissima. Non dico di arrivare al 29% dell’Olanda ma forse a una media del 15% dell’Europa è necessario”, ha detto.

Secondo la presidente dell’Ance “intervenire sulla casa significa veramente intervenire sulle città, ridisegnare la città. Anche i filosofi hanno parlato dell’abitare come di qualcosa non solo della casa e del costruire, ma qualcosa di molto più importante”. Temi che chiamano in causa “la necessità di rigenerazione, le case di qualità” su cui pure l’Italia in passato aveva ottenuto risultati di rilievo con il piano Fanfani: “faceva case innovative e case belle”. Posto che non è un modello replicabile.

E poi, visto che “finalmente anche l’Europa si è accorta che c’è un’emergenza casa, dall’Europa la politica europea prema per esempio sulla Banca centrale per dire che gli accantonamenti che le banche sono costrette a fare sui mutui, un’altra cosa che rende difficile e fa aumentare il costo, per chiedere di abbassare quegli accantonamenti per le case accessibili. Se per le armi possiamo far uscire una quota di spesa dal Patto di stabilità, perché non farlo per la casa accessibile?”, è la proposta lanciata dall’Ance.

Calcio, per l’Udinese tre punti e sofferenza: 3-2 al Lecce

Roma, 25 ott. (askanews) – Vince, ma con il fiatone. L’Udinese supera 3-2 il Lecce in una gara vibrante, piena di episodi e ribaltamenti di inerzia, portando a casa tre punti che pesano come oro nella corsa salvezza. Al “Bluenergy Stadium” i bianconeri dominano per un’ora, si complicano la vita nel finale, ma resistono al ritorno rabbioso dei giallorossi.

Pronti via, l’Udinese prende subito il controllo del gioco con ritmo e aggressività. Il vantaggio arriva al 16′: Arthur Atta pennella da calcio d’angolo e Jesper Karlström, lasciato colpevolmente solo, scarica in rete il destro dell’1-0. È un colpo che indirizza la partita, perché il Lecce fatica a reagire, mentre Zaniolo al 20′ colpisce una clamorosa traversa da centro area. Il raddoppio è questione di minuti: al 37′ Keinan Davis, in versione centravanti d’altri tempi, incorna perfettamente il cross ancora di Atta e porta i friulani sul 2-0.

L’intervallo sembra segnare la fine dei giochi, ma il Lecce, dopo un primo tempo timido, rientra con ben altro spirito. Al 59′ Medon Berisha trova il gol che riapre tutto, trasformando una punizione dal limite con un destro preciso nell’angolino basso. Sottil corre ai ripari con cambi mirati — Bayo, Buksa e Piotrowski — mentre Gotti si gioca le carte Banda e N’Dri per dare imprevedibilità ai suoi.

Nel finale succede di tutto. Buksa, subentrato, al minuto 89 sigla il 3-1 dopo un contropiede fulmineo orchestrato da Bayo, liberando il “Bluenergy” in un boato. Ma il Lecce non molla: al 96′ Konan N’Dri, con un sinistro secco da fuori, trova l’angolino e firma il 3-2 che riapre la paura per qualche secondo. Non basta: il triplice fischio arriva subito dopo, liberatorio per i tifosi di casa.

Calcio, Parma e Como non si fanno male: al Tardini finisce 0-0

Roma, 25 ott. (askanews) – Parma e Como si dividono la posta in palio al “Tardini” al termine di una partita combattuta, nervosa, a tratti confusa ma comunque viva fino all’ultimo secondo. Finisce 0-0, un pareggio che lascia l’amaro in bocca soprattutto ai gialloblù, più intraprendenti nel complesso e vicini al gol in diverse occasioni, ma che conferma la solidità e la compattezza del Como di Cesc Fàbregas, capace di resistere anche dopo l’uscita anticipata di Álvaro Morata per infortunio.

Il Parma parte forte e al 13′ sfiora il vantaggio due volte nella stessa azione: prima il colpo di testa di Cutrone si stampa sulla traversa, poi l’ex Milan, sulla ribattuta, costringe Butez a un grande intervento nell’angolino basso. È il momento migliore dei ducali, spinti da Bernabé e Nahuel Estévez, ma imprecisi negli ultimi venti metri. Il Como si affida invece alla qualità di Lucas da Cunha e Nico Paz, senza però creare veri pericoli dalle parti di Suzuki.

Nella ripresa la partita si spezzetta. Fioccano i falli, si moltiplicano le interruzioni — prima Delprato, poi Morata, infine Kempf devono fermarsi per problemi fisici — e il ritmo ne risente. Fàbregas pesca dalla panchina Baturina e Douvikas, mentre Pecchia risponde con Hernani e Djuric per dare peso e geometrie al suo attacco.

Proprio Hernani e Benedyczak costruiscono la più grande occasione del secondo tempo: al minuto 81 Delprato trova il tempo giusto sul cross del polacco, ma Butez si supera sotto la traversa. Sul ribaltamento di fronte è invece Douvikas ad avere sul destro la palla della possibile beffa: il greco, liberato da Baturina, calcia alto da ottima posizione al 95′.

Sinner batte De Minaur in due set e va in finale all’Atp 500 di Vienna

Roma, 25 ott. (askanews) – Jannik Sinner batte Alex De Minaur 6-3, 6-4 ed è in finale all’Atp 500 di Vienna. Un’altra bella prova da parte del numero 2 al mondo, che conquista così la 31esima finale a livello Atp, l’ottava della stagione. Una prestazione solida da parte di Jannik, che nel primo set si era portato avanti 4-0 conquistando subito due break, ma ha poi perso la battuta per la prima volta nel torneo nel quinto game. Nonostante questo, l’azzurro ha chiuso 6-3 in 44 minuti di gioco. Nel secondo parziale, invece, è successo un po’ di tutto: Sinner aveva conquistato a zero il break nel quinto game, ma ha subito l’immediato controbreak dall’australiano. Non è mancata la reazione dell’azzurro, che è tornato avanti di un break nel settimo gioco. Per Sinner arriva la 20esima vittoria consecutiva sui campi in cemento indoor, la nona di fila a Vienna. Domani alle 14, in finale, affronterà Musetti o Zverev.

“Volevo giocare e servire bene. Il primo set è stato molto fisico: sono contento di aver vinto in due set”. Così Jannik Sinner a Vienna dopo il successo su De Minaur. “Mi aspettavo che mi avrebbe cambiato un paio di cose, ma non voglio dirlo (ride, ndr) – continua – Lui sa come mettermi sotto pressione, quando non servi molto bene bisogna giocare ogni punto e quindi la partita può diventare fisica. Ho cercato di aprire il campo e fare tanti piccoli cambiamenti. Sono soddisfatto di come ho gestito, sono contento della mia performance anche a livello mentale”. Sulle energie spese durante questo torneo: “Un po’ ho speso, anche per le aspettative che ha la gente, ma anche io nei miei confronti. Cerco di giocare nel migliore dei modi. Sono arrivato abbastanza in ritardo, ma ora sono felice di essere in finale. Ora conta essere pronti per domani, speriamo in una bella finale”.

Atp Vienna, Sinner: "Soddisfatto di come ho gestito la partita"



Roma, 25 ott. (askanews) – “Volevo giocare e servire bene. Il primo set è stato molto fisico: sono contento di aver vinto in due set”. Così Jannik Sinner a Vienna dopo il successo su De Minaur che gi vale la finale del torneo austriaco. “Mi aspettavo che mi avrebbe cambiato un paio di cose, ma non voglio dirlo (ride, ndr) – continua – Lui sa come mettermi sotto pressione, quando non servi molto bene bisogna giocare ogni punto e quindi la partita può diventare fisica. Ho cercato di aprire il campo e fare tanti piccoli cambiamenti. Sono soddisfatto di come ho gestito, sono contento della mia performance anche a livello mentale”. Sulle energie spese durante questo torneo: “Un po’ ho speso, anche per le aspettative che ha la gente, ma anche io nei miei confronti. Cerco di giocare nel migliore dei modi. Sono arrivato abbastanza in ritardo, ma ora sono felice di essere in finale. Ora conta essere pronti per domani, speriamo in una bella finale”.

Tennis, Sinner in finale all’Atp 500 di Vienna

Roma, 25 ott. (askanews) – Jannik Sinner batte Alex De Minaur 6-3, 6-4 ed è in finale all’Atp 500 di Vienna. Un’altra bella prova da parte del numero 2 al mondo, che conquista così la 31esima finale a livello Atp, l’ottava della stagione. Una prestazione solida da parte di Jannik, che nel primo set si era portato avanti 4-0 conquistando subito due break, ma ha poi perso la battuta per la prima volta nel torneo nel quinto game. Nonostante questo, l’azzurro ha chiuso 6-3 in 44 minuti di gioco. Nel secondo parziale, invece, è successo un po’ di tutto: Sinner aveva conquistato a zero il break nel quinto game, ma ha subito l’immediato controbreak dall’australiano. Non è mancata la reazione dell’azzurro, che è tornato avanti di un break nel settimo gioco. Per Sinner arriva la 20esima vittoria consecutiva sui campi in cemento indoor, la nona di fila a Vienna. Domani alle 14, in finale, affronterà Musetti o Zverev.

Roma, Gasperini: "Chiarito con Dybala, sta bene e può giocare"

Roma, 25 ott. (askanews) – “L’obiettivo è crescere, il problema non è solo il centravanti”. Parola di Gian Piero Gasperini alla vigilia di Sassuolo-Roma, in programma domani alle 15 a Reggio Emilia. Sui fischi dello stadio, il tecnico della Roma è stato netto: “I fischi vanno accettati, si reagisce ripartendo col lavoro. Io sostengo chiunque abbia la maglia della Roma, l’obiettivo è sempre la crescita”. Realismo anche sul mercato: “A gennaio è difficile trovare qualcosa di eccezionale, l’importante è non sbagliare le caratteristiche dei giocatori”.

Sul piano tattico, l’allenatore ha ribadito la centralità del gioco e della tecnica più che della fisicità: “Non è necessario giocare sempre con un centravanti alto, contano velocità, tecnica e triangolazioni”. Ha poi escluso problemi in difesa: “I cambi sono stati pochi, Wesley sta facendo bene. Spesso il giudizio dipende da come vanno le partite”.

Sulle parole di Dybala dopo il Plzen, toni distesi: “Non mi erano piaciute, ma ci siamo chiariti. Paulo deve stare più in area, fare gol e assist: è un attaccante, non un centrocampista”.

Infine, un messaggio a tutto l’ambiente: “Siamo in una fase iniziale con margini enormi. L’unico modo per crescere è lavorare insieme e reagire, sempre”. La conferenza si chiude con un concetto chiave, tipicamente gasperiniano: nessuna giustificazione, solo campo e lavoro.

Il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin: il futuro dell’energia per l’Italia è il nucleare

Roma, 25 ott. (askanews) – Il futuro dell’energia per l’Italia è nel nucleare. Perché i consumi raddoppieranno negli anni a venire e non si può pensare di “tappezzare il Paese di pannelli fotovoltaici e pale eoliche”. Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo a un dibattito durante gli Stati generali della casa, organizzati a Torino da Forza Italia.

“Noi oggi consumiamo 310 miliardi di kilowatt all’anno e le previsioni di tutti gli analisti sono che tra 15-20 andremo al doppio. Pensiamo solo all’intelligenza artificiale con le moderne strumentazioni. Non possiamo tappezzare il Paese di pannelli fotovoltaici e pale eoliche. E dobbiamo dare continuità di energia per mantenere le future generazioni in un paese ricco, in un paese che guarda al futuro”, ha detto.

“Dobbiamo mettere le nostre imprese in condizioni di competere e dobbiamo le nostre famiglie e i giovani di stare bene. Ecco perché il nucleare è il percorso da affiancare, da integrare, non va sostituire, ma è il futuro”, ha affermato.

Sul tema casa, inoltre,s econdo Pichetto “l’obiettivo che noi abbiamo è qualificare il nostro patrimonio edilizio. Significa inserirsi in quello che è il disegno dell’obiettivo finale, che chiamiamo net zero 2050, perché significa creare le condizioni perché le una delle tre grandi forme di emissioni – fabbricati, veicoli e agricoltura – i fabbricati possano diventare più sobri e farli costare meno”. “L’obiettivo è questo: creare condizioni e l’interesse di essere più moderni”, ha concluso.

A bordo portaerei Usa Ford che ora si diriger in America Latina

Milano, 25 ott. (askanews) – Dimostrazione di forza ben oltre qualsiasi precedente sforzo antidroga e la mossa pi decisa di Washington nella regione: l’amministrazione Usa del presidente Donald Trump ha intensificato il rafforzamento militare statunitense nei Caraibi annunciando lo schieramento del gruppo di portaerei Gerald Ford in America Latina.

In queste immagini esclusive, girate a bordo da askanews a fine luglio, proprio la USS Gerald R. Ford, la nave da guerra pi grande al mondo. In quel momento era impegnata nel Mediterraneo nell’attivit della Nato Neptune Strike.

La USS Gerald R Ford pu trasportare fino a 90 aerei e il suo dispiegamento segna un enorme aumento della potenza di fuoco statunitense nella zona.

La forza statunitense comprende otto navi da guerra, aerei da pattugliamento marittimo P-8, droni MQ-9 Reaper, uno squadrone di caccia F-35. stata inoltre confermata la presenza di un sottomarino nelle acque al largo del Sud America.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio Claudia Berardicurti

Immagini askanews

Manovra, Landini: in piazza per l’aumento dei salari e una vera riforma fiscale

Roma, 25 ott. (askanews) – La Cgil torna in piazza contro la manovra “per rimettere al centro i problemi delle persone, che per vivere hanno bisogno di lavorare e che oggi pur lavorando sono poveri. Vuol dire rimettere al centro il futuro dei giovani, che che invece se ne stanno andando via da questo Paese. Chiediamo un cambiamento delle politiche economiche e sociali”. Lo ha detto il leader segretario generale Maurizio Landini nel corso della manifestazione nazionale a Roma “Democrazia al lavoro”.

“C’è bisogno di aumentare i salari – ha aggiunto – far pagare le tasse a chi non le paga. C’è bisogno di una vera riforma fiscale; investire nella sanità e sulla casa. E c’è bisogno di politiche industriali, perché il Paese sta vivendo una crisi forte del sistema. Stiamo arretrando. C’è il rischio che interi settori, dalla siderurgia all’auto, spariscano. Quindi, c’è bisogno di politiche e investimenti pubblici”.

“Non escludiamo nulla. Intanto, oggi vogliamo dimostrare che c’è una parte molto importante di questo Paese che, come nelle settimane scorse, scende in piazza e chiede cambiamenti. Se non saremo ascoltati e se in Parlamento non accetteranno di modificare radicalmente una legge di bilancio che consideriamo sbagliata valuteremo senza escludere nulla”, ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, alla partenza del corteo che si snoderà per le strade della capitale per poi giungere in piazza San Giovanni. “Di sicuro – ha detto – non finisce qui la nostra mobilitazione se le cose non cambiano”.

“Democrazia al lavoro”: è lo slogan della manifestazione nazionale della Cgil per una nuova agenda sociale, diversa da quella delineata nella manovra economica varata dal Governo. L’iniziativa è stata decisa per chiedere l’aumento di salari e pensioni, maggiori investimenti nella sanità e nella scuola, una vera riforma fiscale e per dire no alla precarietà e al riarmo.

La partenza del corteo da piazza della Repubblica a Roma, per snodarsi lungo le vie della capitale e giungere in piazza San Giovanni con gli interventi dal palco. Le conclusioni sono affidate al segretario generale Maurizio Landini. Tra gli interventi, quelli del giornalista Sigfrido Ranucci e del segretario generale dell’Ituc, Luc Triangle.

Per la confederazione di Corso d’Italia è “il momento di dire stop al riarmo: le risorse pubbliche devono essere destinate a sanità, istruzione, non autosufficienza, politiche abitative e sociali”. Landini rilancia la proposta di una patrimoiale sulle grandi grandi ricchezze: un contributo dell’1,3% che graverebbe su chi possiede un patrimonio di oltre 2 milioni di euro. Una misura che, secondo il leader sindacale, potrebbe generare un gettito annuo di 26 miliardi.

Al centro dell’iniziativa anche la lotta all’evasione fiscale, il no a una flat tax generalizzata e ai condoni. “Vanno restituiti a lavoratori e pensionati i soldi persi con il drenaggio fiscale, neutralizzando quello futuro – dice la Cgil – chiediamo il rinnovo dei contratti pubblici e privati, con detassazione degli incrementi salariali, l’introduzione del salario minimo, una legge sulla rappresentanza e un vero equo compenso per lavoro autonomo e professionale. Serve contrastare la precarietà, il lavoro povero e lo sfruttamento”.

Sulle pensioni il sindacato propone “una piena rivalutazione degli assegni, con l’estensione della quattordicesima e il superamento della legge Fornero, insieme a una pensione di garanzia per giovani e precari”. Inoltre, aggiunge corso d’Italia, “sono necessarie nuove politiche industriali e del terziario per contrastare le delocalizzazioni, creare lavoro e realizzare la transizione energetica, ambientale e tecnologica, dando seguito a una vera strategia di sviluppo per il Mezzogiorno”.

Infine, restano una priorità la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e il contrasto agli appalti non genuini e ai subappalti. “La strada intrapresa dal Governo peggiorerà le condizioni di vita e di lavoro della stragrande maggioranza delle persone, colpendo lavoratori, pensionati, giovani, donne”, conclude la confederazione.

Addio a Mauro Di Francesco, il "Maurino" della commedia italiana anni 80

Roma, 25 ott. (askanews) – È morto nella notte a Roma, all’età di 74 anni, Mauro Di Francesco, per tutti “Maurino”: volto gentile e ironico della commedia italiana degli anni Ottanta. L’attore e cabarettista era ricoverato da un mese per complicazioni di salute; una decina d’anni fa aveva affrontato con successo un trapianto di fegato, ma le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi tempi.

Nato a Milano il 17 maggio 1951 in una famiglia di teatranti — la madre sarta teatrale, il padre organizzatore e amico di Tognazzi e Vianello — Di Francesco aveva esordito giovanissimo: a cinque anni con il mago Zurlì, poi negli spot, infine a 15 anni nella compagnia di Giorgio Strehler, di cui fu “il più giovane allievo”. “Tanta gente pensa che ho fatto solo ‘filmetti’ — diceva con orgoglio — ma prima di parlare sciacquatevi la bocca e informatevi”.

Fu uno dei volti più riconoscibili del cinema di Carlo Vanzina: da I fichissimi a Il ras del quartiere, fino a Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo… me. Indimenticabile la coppia con Diego Abatantuono in Attila, flagello di Dio (1982), manifesto dell’ironia surreale di quegli anni. Apparve anche in Sapore di mare 2 – Un anno dopo, Yesterday – Vacanze al mare e Ferragosto OK.

Negli ultimi anni aveva rallentato l’attività, ma non smesso di sorridere: il suo ultimo film fu Odissea nell’ospizio, diretto dall’amico Jerry Calà. Sul set di Sapore di mare 2 aveva conosciuto l’attrice francese Pascale Reynaud, da cui ha avuto un figlio, Daniel. Con la sua scomparsa se ne va un pezzo di quella Milano ironica e malinconica che sapeva far ridere l’Italia intera.

Manovra, Landini: in piazza per aumento salari e vera riforma fisco

Roma, 25 ott. (askanews) – La Cgil torna in piazza contro la manovra “per rimettere al centro i problemi delle persone, che per vivere hanno bisogno di lavorare e che oggi pur lavorando sono poveri. Vuol dire rimettere al centro il futuro dei giovani, che che invece se ne stanno andando via da questo Paese. Chiediamo un cambiamento delle politiche economiche e sociali”. Lo ha detto il leader segretario generale Maurizio Landini nel corso della manifestazione nazionale che si concluderà in piazza San Giovanni.

“C’è bisogno di aumentare i salari – ha aggiunto – far pagare le tasse a chi non le paga. C’è bisogno di una vera riforma fiscale; investire nella sanità e sulla casa. E c’è bisogno di politiche industriali, perché il Paese sta vivendo una crisi forte del sistema. Stiamo arretrando. C’è il rischio che interi settori, dalla siderurgia all’auto, spariscano. Quindi, c’è bisogno di politiche e investimenti pubblici”.

Energia, Pichetto: per l’Italia il futuro è il nucleare

Roma, 25 ott. (askanews) – Il futuro dell’energia per l’Italia è nel nucleare. Perché i consumi raddoppieranno negli anni a venire e non si può pensare di “tappezzare il Paese di pannelli fotovoltaici e pale eoliche”. Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo a un dibattito durante gli Stati generali della casa, organizzati a Torino da Forza Italia.

“Noi oggi consumiamo 310 miliardi di kilowatt all’anno e le previsioni di tutti gli analisti sono che tra 15-20 andremo al doppio. Pensiamo solo all’intelligenza artificiale con le moderne strumentazioni. Non possiamo tappezzare il Paese di pannelli fotovoltaici e pale eoliche. E dobbiamo dare continuità di energia per mantenere le future generazioni in un paese ricco, in un paese che guarda al futuro”, ha detto.

“Dobbiamo mettere le nostre imprese in condizioni di competere e dobbiamo le nostre famiglie e i giovani di stare bene. Ecco perché il nucleare è il percorso da affiancare, da integrare, non va sostituire, ma è il futuro”, ha affernato.

Sul tema casa, secondo Pichetto “l’obiettivo che noi abbiamo è qualificare il nostro patrimonio edilizio. Significa inserirsi in quello che è il disegno dell’obiettivo finale, che lo chiamiamo ‘net zero’ o 2050, perché significa creare le condizioni perché le una delle tre grandi forme di emissioni – fabbricati, veicoli e agricoltura – i fabbricati possano diventare più sobri e farli costare meno”.

“L’obiettivo è questo: creare condizioni e l’interesse di essere più moderni”, ha concluso. (fonte immagine: Forza Italia).

La Russa: diritto alla difesa non è facoltà ma obbligo costituzionale

Roma, 25 ott. (askanews) – “Il diritto alla difesa è un obbligo che chiede la Costituzione, non è una una facoltà”. Lo ha detto il presidente del Senato ed ex ministro della Difesa Ignazio La Russa intervenendo al convegno di Aspen Institute “La battaglia di Pavia e il futuro della difesa europea (1525-2025)”.

“Chi non capisce che le forze armate e la difesa non sono una scelta ma un obbligo costituzionale per l’Italia – ha sottolineato – fa finta di non capire. Così come chi non vuol capire che accrescere il livello delle nostre forze armate, adeguandolo quantitativamente e qualitativamente alle esigenze dell’Alleanza Atlantica, non è un obbligo fine a se stesso ma è esattamente in relazione alla mutata situazione geopolitica e alla necessità di essere sempre pronti a difendere la nostra libertà, la nostra indipendenza e la nostra democrazia”. Siamo di fronte, ha rilevato La Russa facendo riferimento all’Ucraina, ad “un modo terribile” di fare guerra, un modo con cui “bisogna confrontarsi. A partire dall’utilizzo dei droni”.

La Russa ha aggiunto che “spendere per la nostra difesa non significa togliere, ma aumentare la capacità di dare risposte ai cittadini. Non si può guardare alle forze armate con lo strabismo di chi non vede il loro utilizzo in tempo di pace, nelle calamità, nelle missioni di peacekeeping”.

Per il presidente del Senato “non è che se la Flotilla ha bisogno di stare tranquilla le forze armate vanno bene, ma se la Flotilla non è in acqua allora vanno cancellate. Questo non è possibile”.

Lollobrigida: tanti pensionati sono iscritti alla Cgil, hanno tempo di manifestare

Roma, 25 ott. (askanews) – “Il centrodestra è coeso”. Lo ha assicurato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, chiudendo l’evento per i tre anni di governo organizzato dal coordinamento regionale di Fdi nel Lazio. Il Ministro ha bollato le divisioni nella maggioranza di governo come “leggende metropolitane”: “Non si è mai visto un governo così compatto, lo siamo per i valori di riferimento comune su famiglia, sulle grandi prospettive economiche, è facile restare uniti”.

“Nella fase di approvazione della finanziaria ognuno guarda al suo corpo elettorale agitando agitando i propri tifosi” ma per Lollobrigida è naturale “in una logica proporzionale” altrimenti “se avessimo tutti le stesse ricette staremmo in un unico partito”. “Per la destra – ha sottolineato – è tutto più difficile ma a destra abbiamo gente con gli attributi, a cominciare dalla presidente del Consiglio Meloni e da tutta la nostra classe dirigente che mentre altri si spartivano poltrone, passava tempo a studiare”.

Interpellato sulla legge di bilancio al termine dell’evento per i tre anni di governo organizzato dal coordinamento regionale di Fdi nel Lazio, il ministro ha sottolineato: “Il Parlamento è il luogo nel quale si deve discutere altrimenti che senso ha? La proposta è di governo, all’interno del Parlamento le forze politiche anche di centrodestra stanno raccogliendo istanze e potranno proporre emendamenti perché una manovra si presenta e poi si può correggere altrimenti il passaggio parlamentare non avrebbe senso”.

“È legittimo che ogni forza politica, anche nel centrodestra, essendoci partiti uniti nei valori e nei programmi ma differenti in alcune ricette e declinazioni, possa dire la sua e proporre”, ha concluso.

Il ministro dell’Agricoltura, è tornato anche sulle parole dette dal palco a proposito del sindacato guidato da Maurizio Landini “primo per numero di pensionati iscritti”. “La Cgil è il primo sindacato anche grazie alla sua capacità di rappresentare il mondo importante dei pensionati, la Cisl è il primo sindacato in termini di lavoratori occupati in attività oggi. Sono dati, non c’è nessuna insinuazione nei confronti della Cgil e del fatto che hanno tanto tempo di manifestare, più di quello che hanno avuto in passato quando le cose che andavano peggio per quelli che dovrebbero rappresentare, cioè i lavoratori”, ha detto Lollobrigida, aggiungendo un commento alla manifestazione della Cgil: “Oggi c’è il massimo dell’occupazione a tempo indeterminato, ci aspetteremmo che alcuni sindacati prendessero atto di questo e ogni tanto sottolineassero magari come potevano manifestare anche prima ottenendo risultati migliori di quelli avuti dai governi di centrosinistra verso i quali hanno avuto un differente approccio”.

Il ministro nel corso dell’evento ha anche affrontato il tema dazi: “Sono pronto a scommettere che le cose andranno bene, che il consumatore Usa non rinuncerà ai nostri vini e ai nostri formaggi”. “Sulle politiche tariffarie – ha aggiunto – l’Italia è stata accusata di trattare in maniera bilaterale” con gli Usa. “Noi sappiamo scrivere e leggere: nei trattati c’è scritto che le trattative con i paesi terzi sono attribuzione dell’Ue e quindi lavoriamo insieme all’Ue, è stato chiuso un accordo”.

“Nel quadro mondiale – ha proseguito – l’accordo tra Usa e Ue è tra i più vantaggiosi. Al Sudafrica Trump ha messo dazi al 30% sul vino, ci ha fatto quasi un favore, i vini Usa costano 3/10 volte i vini prodotti in Italia. Non temo questo dato”.

A Roma la mostra "Il peso dell’altro" di Nicolò Bruno e Guglielmo Janni

Roma, 25 ott. (askanews) – Una statua rotta, caduta a terra e frantumatasi in mille pezzi – un simbolo tra le figure del teatro della pittura di Nicolò Bruno – lascia vibrare l’eco inquieto di ciò che un tempo era intero. L’artista milanese è il protagonista a Casa Vuota a Roma della mostra intitolata Il peso dell’altro, curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, in dialogo con la pittura di Guglielmo Janni (1892-1958): uno sguardo queer attraverso e oltre il Novecento. È la doppia personale di un artista del presente e di un artista storicizzato al quale non si dedica una mostra dal 1986, cioè da quella curata da Maurizio Fagiolo Dell’Arco all’Accademia Nazionale di San Luca. L’esposizione si inaugura sabato 25 ottobre 2025 nell’appartamento-galleria di via Maia 12 e si può visitare su appuntamento fino al 18 gennaio 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com.

IL REALISMO EMOZIONALE DI NICOLÒ BRUNO Innamorato del colore, interessato all’aspetto magico della pittura e allo stupore che il suo esercizio comporta, Nicolò Bruno espone a Casa Vuota una serie di dipinti di medie e piccole dimensioni realizzati nel corso del 2025 a partire da un periodo di residenza trascorso in Georgia. Per la sua prima personale romana, viene presentato al pubblico in maniera organica un ciclo di lavori pittorici più liberi e personali, emancipati dagli appunti fotografici che l’artista per lungo tempo ha usato come strumento di archiviazione, composizione e ispirazione per la costruzione dei suoi quadri. “Il peso dell’altro – spiega Bruno – nasce dalla necessità di abbandonare l’immagine trovata per entrare in un immaginario mio, più intimo e irrisolto. Copiare fotografie mi tratteneva sulla superficie: restavo spettatore. Qui invece ho scelto di espormi, di lasciare parlare ciò che non so spiegare”.

“All’immagine fotografica – scrivono Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – Nicolò Bruno va sostituendo un’immagine interiore, che si concretizza per approssimazioni, semplificazioni, deformazioni e giustapposizioni. Il distacco da un modo fotografico di guardare il mondo e di pensare alla pittura e l’allontanamento progressivo da un riferimento oggettivo da ricercare nella riproduzione di un dato reale vengono resi visibili dalla compresenza di colore e disegno. Schizzi fatti a penna e bozzetti erratici acquistano un nuovo significato e diventano un livello segnico ulteriore rispetto alla trama pittorica, con dei gesti di addizione vicini alla pratica del collage e dell’assemblaggio che vanno a sporcare la purezza del dipinto. Vecchie carte disegnate vengono incollate sulle tele, che spesso sono ribaltate in modo da mostrare il telaio, ossia la parte normalmente preclusa alla visione, e appaiono irte di spine, quasi ad assumere una materialità scultorea. Quadri-oggetti si rispecchiano in oggetti immaginati dal pittore e rappresentati nelle fogge di simulacri, di teste scultoree di eco metafisica che si rompono e si mostrano nella loro fragilità fatta a pezzi”.

È una pittura di figure, quella di Nicolò Bruno, con una vocazione teatrale. “Che cosa possiamo offrire agli altri se non noi stessi?”, si domanda. L’artista parla di sé stesso e delle persone che lo circondano, spesso collezionando autoritratti e mostrando giovani uomini colti in momenti di intimità, di riflessione, di abbandono, di tenerezza. Va però oltre l’autobiografia e compone, nell’allestimento a Casa Vuota, piccole storie che iniziano e finiscono (o forse non finiscono), brandelli di pura finzione, affabulazioni sospese. Figure davanti allo specchio intente a lavarsi, bagnanti, ragazzi abbracciati, ragazzi che fumano, che dormono o si mettono le scarpe. Coppie di giovani, ragazzi soli, stanze da letto in cui forse non ci si ama più o ci si scopre estranei. Il racconto della quotidianità che ha sempre caratterizzato il suo immaginario cede il passo a narrazioni più allusive, evocative, immaginifiche. Le persone reali che lo circondano, spersonalizzandosi, diventano personaggi di una storia plurale, fatta di tanti piccoli aneddoti intrecciati. Spiega l’artista che “è un passaggio dal realismo emotivo al realismo immaginario. Non più raccontare ciò che vedo, ma ciò che mi abita. Non più riconoscere, ma evocare. Le immagini non sono pensate: affiorano. Le opere si muovono attorno al concetto di gesto: sovrapposizione, urgenza, collisione. Esposte su mensole che diventano palcoscenici, queste opere smettono di essere semplici “finestre” su un altrove. Diventano presenze. Personaggi. Comparse mute che, pur senza parlare, pesano”.

UNO SGUARDO QUEER ATTRAVERSO E OLTRE IL NOVECENTO Il titolo Il peso dell’altro viene da una citazione evangelica, ricordo di un recente viaggio oltreoceano, e racconta sia le fatiche della reciprocità che una relazione amorosa comporta, sia più in generale il fardello delle aspettative altrui e la difficoltà di riuscire a compiacere l’altro. Vale a descrivere una fase più cupa e introspettiva dell’elaborazione pittorica di Nicolò Bruno, che guarda a un orizzonte personale di affetti, desideri e relazioni e si pone domande vitali sulla sua identità personale e artistica. Non solo. “Il titolo – annotano Del Re e de Nichilo – si presta a un ulteriore livello di lettura, in riferimento all’interlocuzione che l’artista sceglie di fare con la pittura di Guglielmo Janni, un pittore oggi quasi dimenticato, che esordisce alla Biennale Romana del 1921 e smette di dipingere nel 1938, proprio nel momento in cui la sua fama artistica è consolidata. Quello che più colpisce il pubblico di oggi dell’immaginario pittorico di Janni sono le figure di ragazzi che ama dipingere, pugili e atleti a riposo, attori di teatro o chierichetti impegnati in cerimonie liturgiche. Sono espressione di una sensibilità omosessuale vissuta in maniera conflittuale dall’artista che, dopo il rifiuto della sua pittura, si impegna a smembrare e distruggere gran parte delle sue opere, dedicandosi alla scrittura e allo studio dell’epistolario del suo celebre nonno materno, il poeta Giuseppe Gioacchino Belli. Nicolò Bruno sceglie di confrontarsi con questa eredità problematica di un pittore gay operante durante il fascismo, in un significativo passaggio di testimone che annulla il tempo, nella volontà di affermare uno sguardo queer che attraversa il Novecento e arriva fino al nostro tempo presente”.

“È come una fiamma olimpica che viene passata da un pittore a un altro, da una generazione a un’altra. Farsi carico del peso dell’altro – spiega Bruno – per me esprime l’idea delle battaglie che noi omosessuali abbiamo ereditato e dobbiamo continuare a portare avanti e raccoglie, a livello artistico, la memoria di un’esperienza di cui dobbiamo fare tesoro. Mi sembra un bel messaggio di cui farsi portatori, in un mondo sempre più smemorato e orientato all’individualismo”.

Il campo di forze della mostra esprime la tensione di un confronto, di un avvicinamento e di un allontanamento tra la pittura viva di Bruno e le testimonianze superstiti dell’arte di Janni, fatta di contrappunti, di richiami, di suggestioni e di sfide. Inedito e insolito, per Casa Vuota, è l’accostamento delle opere un artista del presente a quelle di un artista del Novecento. Piuttosto che con lo spazio, Nicolò Bruno dialoga con le passioni collezionistiche e con gli interessi dei padroni di casa e sceglie, come punto di partenza di questa conversazione ideale, il frammento di una grande scena di Atleti in palestra dipinta da Guglielmo Janni nel 1937 e poi da lui smembrata. A questo si affiancano altri dipinti, in prestito da collezioni private e gallerie, come il Ritratto dell’avvocato Mario Tancredi del 1922, un Ritratto di Antonietta Raphael, un Prelato del 1936, una Natura mortadello stesso anno, una Cerimonia liturgica del 1937 e una selezione di disegni.

Lollobrigida: tanti pensionati iscritti Cgil, hanno tempo di manifestare

Roma, 25 ott. (askanews) – “La Cgil è il primo sindacato anche grazie alla sua capacità di rappresentare il mondo importante dei pensionati, la Cisl è il primo sindacato in termini di lavoratori occupati in attività oggi. Sono dati, non c’è nessuna insinuazione nei confronti della Cgil e del fatto che hanno tanto tempo di manifestare, più di quello che hanno avuto in passato quando le cose che andavano peggio per quelli che dovrebbero rappresentare, cioè i lavoratori”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, interpellato al termine dell’evento per i tre anni di governo organizzato dal coordinamento regionale di Fdi nel Lazio.

Il ministro è tornato sulle parole dette dal palco a proposito del sindacato guidato da Maurizio Landini “primo per numero di pensionati iscritti” e ha aggiunto un commento alla manifestazione di oggi: “Oggi c’è il massimo dell’occupazione a tempo indeterminato, ci aspetteremmo che alcuni sindacati prendessero atto di questo e ogni tanto sottolineassero magari come potevano manifestare anche prima ottenendo risultati migliori di quelli avuti dai governi di centrosinistra verso i quali hanno avuto un differente approccio”.

Manovra, Lollobrigida: si può correggere, legittimo ognuno proponga

Roma, 25 ott. (askanews) – “Il Parlamento è il luogo nel quale si deve discutere altrimenti che senso ha? La proposta è di governo, all’interno del Parlamento le forze politiche anche di centrodestra stanno raccogliendo istanze e potranno proporre emendamenti perché una manovra si presenta e poi si può correggere altrimenti il passaggio parlamentare non avrebbe senso”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, interpellato sulla legge di bilancio al termine dell’evento per i tre anni di governo organizzato dal coordinamento regionale di Fdi nel Lazio.

“È legittimo che ogni forza politica, anche nel centrodestra, essendoci partiti uniti nei valori e nei programmi ma differenti in alcune ricette e declinazioni, possa dire la sua e proporre”, ha concluso.

SGUARDI, Linda Laura Sabbadini: "Contando gli italiani"

Roma, 25 ott. (askanews) – Linda Laura Sabbadini si racconta e racconta i suoi quaranta anni all’Istat nel primo episodio di SGUARDI, il nuovo approfondimento di Askanews a cura di Alessandra Quattrocchi: ‘Contando gli italiani’.

‘Misurare significa riconoscere e ciò che non si misura spesso non esiste nel dibattito pubblico, non entra nelle agende politiche, non viene visto, non viene ascoltato. Ho creduto ogni giorno che la statistica dovesse essere uno strumento di giustizia, cittadinanza e democrazia’ spiega Sabbadini in questo colloquio.

Le influenze familiari (Emma Castelnuovo, il nonno Guido Coen) e le trasformazioni dell’Italia che ha vissuto in presa diretta nella sua carriera all’Istat; l’impatto che ha avuto nella creazione delle statistiche sociali per misurare gli ‘invisibili’ (‘le donne che non venivano considerate, i bambini, gli anziani disabili, i poveri, gli homeless’); le nuove metodologie inventate per documentare queste realtà del nostro paese. E ancora il suo libro ‘Il paese che conta’, da poco uscito, che narra questa avventura; come è cambiata l’Italia e i problemi che continua a vivere l’occupazione femminile.

Più di tutto, la necessità oggi di potenziare l’Istat e di sapere tutti, come cittadini (ma anche come politici e giornalisti, con le responsabilità che ne derivano), quanto sono importanti le cifre in democrazia: perché ‘si è più liberi se si è in grado di distinguere un fake number da un numero che è stato costruito con cura, con qualità, come i numeri ufficiali’, e nessuno dovrebbe travisare i numeri per piegarli alle proprie esigenze.

Il testo completo dell’intervista sul sito di askanews nella sezione ‘Sguardi’.

A Roma la mostra "Il peso dell’altro" di Nicolò Bruno e Guglielmo Janni

Roma, 25 ott. (askanews) – Una statua rotta, caduta a terra e frantumatasi in mille pezzi – un simbolo tra le figure del teatro della pittura di Nicolò Bruno – lascia vibrare l’eco inquieto di ciò che un tempo era intero. L’artista milanese è il protagonista a Casa Vuota a Roma della mostra intitolata Il peso dell’altro, curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, in dialogo con la pittura di Guglielmo Janni (1892-1958): uno sguardo queer attraverso e oltre il Novecento. È la doppia personale di un artista del presente e di un artista storicizzato al quale non si dedica una mostra dal 1986, cioè da quella curata da Maurizio Fagiolo Dell’Arco all’Accademia Nazionale di San Luca. L’esposizione si inaugura sabato 25 ottobre 2025 nell’appartamento-galleria di via Maia 12 e si può visitare su appuntamento fino al 18 gennaio 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com.

IL REALISMO EMOZIONALE DI NICOLÒ BRUNO Innamorato del colore, interessato all’aspetto magico della pittura e allo stupore che il suo esercizio comporta, Nicolò Bruno espone a Casa Vuota una serie di dipinti di medie e piccole dimensioni realizzati nel corso del 2025 a partire da un periodo di residenza trascorso in Georgia. Per la sua prima personale romana, viene presentato al pubblico in maniera organica un ciclo di lavori pittorici più liberi e personali, emancipati dagli appunti fotografici che l’artista per lungo tempo ha usato come strumento di archiviazione, composizione e ispirazione per la costruzione dei suoi quadri. “Il peso dell’altro – spiega Bruno – nasce dalla necessità di abbandonare l’immagine trovata per entrare in un immaginario mio, più intimo e irrisolto. Copiare fotografie mi tratteneva sulla superficie: restavo spettatore. Qui invece ho scelto di espormi, di lasciare parlare ciò che non so spiegare”.

“All’immagine fotografica – scrivono Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – Nicolò Bruno va sostituendo un’immagine interiore, che si concretizza per approssimazioni, semplificazioni, deformazioni e giustapposizioni. Il distacco da un modo fotografico di guardare il mondo e di pensare alla pittura e l’allontanamento progressivo da un riferimento oggettivo da ricercare nella riproduzione di un dato reale vengono resi visibili dalla compresenza di colore e disegno. Schizzi fatti a penna e bozzetti erratici acquistano un nuovo significato e diventano un livello segnico ulteriore rispetto alla trama pittorica, con dei gesti di addizione vicini alla pratica del collage e dell’assemblaggio che vanno a sporcare la purezza del dipinto. Vecchie carte disegnate vengono incollate sulle tele, che spesso sono ribaltate in modo da mostrare il telaio, ossia la parte normalmente preclusa alla visione, e appaiono irte di spine, quasi ad assumere una materialità scultorea. Quadri-oggetti si rispecchiano in oggetti immaginati dal pittore e rappresentati nelle fogge di simulacri, di teste scultoree di eco metafisica che si rompono e si mostrano nella loro fragilità fatta a pezzi”.

È una pittura di figure, quella di Nicolò Bruno, con una vocazione teatrale. “Che cosa possiamo offrire agli altri se non noi stessi?”, si domanda. L’artista parla di sé stesso e delle persone che lo circondano, spesso collezionando autoritratti e mostrando giovani uomini colti in momenti di intimità, di riflessione, di abbandono, di tenerezza. Va però oltre l’autobiografia e compone, nell’allestimento a Casa Vuota, piccole storie che iniziano e finiscono (o forse non finiscono), brandelli di pura finzione, affabulazioni sospese. Figure davanti allo specchio intente a lavarsi, bagnanti, ragazzi abbracciati, ragazzi che fumano, che dormono o si mettono le scarpe. Coppie di giovani, ragazzi soli, stanze da letto in cui forse non ci si ama più o ci si scopre estranei. Il racconto della quotidianità che ha sempre caratterizzato il suo immaginario cede il passo a narrazioni più allusive, evocative, immaginifiche. Le persone reali che lo circondano, spersonalizzandosi, diventano personaggi di una storia plurale, fatta di tanti piccoli aneddoti intrecciati. Spiega l’artista che “è un passaggio dal realismo emotivo al realismo immaginario. Non più raccontare ciò che vedo, ma ciò che mi abita. Non più riconoscere, ma evocare. Le immagini non sono pensate: affiorano. Le opere si muovono attorno al concetto di gesto: sovrapposizione, urgenza, collisione. Esposte su mensole che diventano palcoscenici, queste opere smettono di essere semplici “finestre” su un altrove. Diventano presenze. Personaggi. Comparse mute che, pur senza parlare, pesano”.

UNO SGUARDO QUEER ATTRAVERSO E OLTRE IL NOVECENTO Il titolo Il peso dell’altro viene da una citazione evangelica, ricordo di un recente viaggio oltreoceano, e racconta sia le fatiche della reciprocità che una relazione amorosa comporta, sia più in generale il fardello delle aspettative altrui e la difficoltà di riuscire a compiacere l’altro. Vale a descrivere una fase più cupa e introspettiva dell’elaborazione pittorica di Nicolò Bruno, che guarda a un orizzonte personale di affetti, desideri e relazioni e si pone domande vitali sulla sua identità personale e artistica. Non solo. “Il titolo – annotano Del Re e de Nichilo – si presta a un ulteriore livello di lettura, in riferimento all’interlocuzione che l’artista sceglie di fare con la pittura di Guglielmo Janni, un pittore oggi quasi dimenticato, che esordisce alla Biennale Romana del 1921 e smette di dipingere nel 1938, proprio nel momento in cui la sua fama artistica è consolidata. Quello che più colpisce il pubblico di oggi dell’immaginario pittorico di Janni sono le figure di ragazzi che ama dipingere, pugili e atleti a riposo, attori di teatro o chierichetti impegnati in cerimonie liturgiche. Sono espressione di una sensibilità omosessuale vissuta in maniera conflittuale dall’artista che, dopo il rifiuto della sua pittura, si impegna a smembrare e distruggere gran parte delle sue opere, dedicandosi alla scrittura e allo studio dell’epistolario del suo celebre nonno materno, il poeta Giuseppe Gioacchino Belli. Nicolò Bruno sceglie di confrontarsi con questa eredità problematica di un pittore gay operante durante il fascismo, in un significativo passaggio di testimone che annulla il tempo, nella volontà di affermare uno sguardo queer che attraversa il Novecento e arriva fino al nostro tempo presente”.

“È come una fiamma olimpica che viene passata da un pittore a un altro, da una generazione a un’altra. Farsi carico del peso dell’altro – spiega Bruno – per me esprime l’idea delle battaglie che noi omosessuali abbiamo ereditato e dobbiamo continuare a portare avanti e raccoglie, a livello artistico, la memoria di un’esperienza di cui dobbiamo fare tesoro. Mi sembra un bel messaggio di cui farsi portatori, in un mondo sempre più smemorato e orientato all’individualismo”.

Il campo di forze della mostra esprime la tensione di un confronto, di un avvicinamento e di un allontanamento tra la pittura viva di Bruno e le testimonianze superstiti dell’arte di Janni, fatta di contrappunti, di richiami, di suggestioni e di sfide. Inedito e insolito, per Casa Vuota, è l’accostamento delle opere un artista del presente a quelle di un artista del Novecento. Piuttosto che con lo spazio, Nicolò Bruno dialoga con le passioni collezionistiche e con gli interessi dei padroni di casa e sceglie, come punto di partenza di questa conversazione ideale, il frammento di una grande scena di Atleti in palestra dipinta da Guglielmo Janni nel 1937 e poi da lui smembrata. A questo si affiancano altri dipinti, in prestito da collezioni private e gallerie, come il Ritratto dell’avvocato Mario Tancredi del 1922, un Ritratto di Antonietta Raphael, un Prelato del 1936, una Natura mortadello stesso anno, una Cerimonia liturgica del 1937 e una selezione di disegni.

Droni Usa sorvolano Gaza per monitorare il cessate il fuoco

Roma, 25 ott. (askanews) – L’esercito statunitense ha iniziato a far volare droni di sorveglianza sulla Striscia di Gaza, hanno riferito al New York Times funzionari militari israeliani e statunitensi.

Questi droni servono a garantire che Israele e Hamas rispettino l’accordo di cessate il fuoco a Gaza, con il consenso di Israele, secondo due funzionari militari israeliani e un funzionario del Dipartimento della Difesa Usa, citati dal quotidiano, senza specificare i piani di volo. L’esercito statunitense ha già fatto volare droni su Gaza per aiutare a localizzare gli ostaggi, ma questi voli lasciano intendere che Washington ora vuole una propria valutazione della situazione sul campo, indipendente da Israele.

I tre funzionari hanno aggiunto che queste missioni vengono svolte nell’ambito del Centro di Coordinamento Militare-Civile (CMCC), creato la scorsa settimana dal Comando Centrale dell’esercito statunitense, anche per monitorare il cessate il fuoco. Venerdì, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha visitato il centro.

Intanto anche i primi diplomatici e militari italiani stanno prendendo parte ai lavori del Civil Military Coordination Committee (CMCC), la struttura creata in Israele su iniziativa americana per coordinare le fasi di stabilizzazione e ricostruzione della Striscia di Gaza, secondo quanto riferiscono fonti informate. Il comando, con sede a Kiryat Gat, vicino ad Ashdod, è in questa fase a prevalente composizione militare. Nelle ultime ore sarebbe arrivato un generale italiano con un proprio staff per contribuire alla pianificazione iniziale.

Diplomatici dell’ambasciata d’Italia a Tel Aviv e del Consolato a Gerusalemme risultano già attivi nella struttura, che vede anche la partecipazione di altri Paesi partner. Gli Stati Uniti hanno chiesto ai governi alleati di rafforzare la presenza civile e diplomatica nel CMCC per affrontare, oltre alle questioni di sicurezza, le emergenze che porrà la gestione di Gaza nei prossimi mesi.

Nel frattempo si è conclusa in Giordania la prima missione del coordinatore per Gaza, l’ambasciatore Bruno Archi, insieme a un gruppo di funzionari di diversi ministeri. Il lavoro proseguirà a Roma per definire, in raccordo con le agenzie italiane e con le istituzioni europee, gli interventi e il calendario delle operazioni da intraprendere.

Trump cinque giorni in Asia, attesa per l’incontro con Xi Jinping

Roma, 25 ott. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lasciato Washington per un viaggio di cinque giorni in Asia, il più lungo all’estero dal ritorno alla Casa Bianca, che lo porterà in Malaysia, Giappone e Corea del Sud. Giovedì a Busan, Corea del Sud, dovrebbe incontrare il presidente cinese Xi Jinping, ma il summit non è ancora stato confermato ufficialmente.

Prima del decollo per l’Asia, a bordo dell’Air Force One, il presidente americano ha dichiarato di contare su un “incontro molto positivo” che porti a un accordo con Pechino sui dazi. Ha anche detto di essere aperto a un incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un: “Lo incontrerei”, ha affermato, mettendo un pegno su quello che da parte sudcoreana è considerato un probabile faccia a faccia nei prossimi giorni. “Se vogliono contattarmi, sono aperto. Ma sapete, non hanno molto servizio telefonico”, ha detto.

La visita si inserisce tuttavia in un contesto difficile. L’Asia è fortemente colpita dalle politiche economiche aggressive di Trump, in particolare dalla guerra commerciale con la Cina. Washington e Pechino si sono reciprocamente imposti nuovi dazi e hanno minacciato di interrompere il commercio di tecnologie strategiche e minerali critici.

Secondo fonti vicine all’amministrazione americana citate da media Usa, non è probabile un accordo risolutivo con Xi, ma piuttosto un confronto volto a limitare le divergenze e, se possibile, ottenere modesti progressi. Tra le ipotesi sul tavolo: un alleggerimento parziale dei dazi, nuovi ordini cinesi di prodotti americani come soia e aerei Boeing, o una maggiore apertura sull’export di chip verso la Cina in cambio di concessioni sui magneti in terre rare. Trump sarà presente domani a Kuala Lumpur per il vertice dell’ASEAN, dove potrebbe assistere alla firma di una tregua tra Thailandia e Cambogia. A margine del summit dovrebbe vedere il presidente brasiliano, Luiz Inacio LULA da Silva. Sulla possibilità di ridurre i dazi al Brasile, prima di partire ha detto: “Alle giuste condizioni”. Lula è già arrivato a Kuala Lumpur.

Dalla Malaysia, il presidente americano volerà in Giappone, dove incontrerà la nuova premier Sanae Takaichi. Si prevede la conferma di un piano da 550 miliardi di dollari in investimenti giapponesi negli USA, fortemente voluto da Trump, oltre al rafforzamento della cooperazione militare tra i due Paesi.

Nuovo attacco russo su Kiev, missili e droni colpiscono la capitale: ci sono vittime

Roma, 25 ott. (askanews) – La Russia ha lanciato un nuovo attacco su Kiev nelle prime ore del mattino, colpendo la capitale ucraina con missili balistici e droni. Diverse esplosioni sono state udite poco prima delle ore 4:00 locali, riferiscono i giornalisti del Kyiv Independent presenti sul posto.

Secondo Tymur Tkachenko, capo dell’Amministrazione militare della capitale, almeno due persone sono rimaste uccise e nove ferite. Una delle vittime, inizialmente tra i feriti, è deceduta successivamente in ospedale. Secondo l’Aeronautica ucraina, nella notte sono stati lanciati nove missili balistici Iskander-M dalle regioni russe di Rostov e Kursk, accompagnati da 62 droni d’attacco e droni esca di tipo Shahed. Le difese aeree ucraine sono riuscite a intercettare 50 droni e quattro missili, ma cinque missili e 12 droni hanno raggiunto i loro obiettivi in almeno quattro aree della capitale.

Focolai d’incendio sono stati segnalati in più punti della riva sinistra del Dnipro, ha riferito Tkachenko, con danni rilevanti nei distretti di Darnytskyi e Desnianskyi, dove squadre di pompieri sono state dispiegate d’urgenza.

Le autorità locali hanno confermato gravi incendi in edifici non residenziali e danni strutturali nel distretto di Dniprovskyi, dove un’esplosione ha causato un cratere in un cortile residenziale, danneggiando veicoli e finestre. Un asilo nido è stato colpito nello stesso distretto, ha aggiunto l’amministrazione cittadina.

Manovra, Leo: in Parlamento scelte definitive ma saldi invariati

Roma, 25 ott. (askanews) – “Si troverà una soluzione. Sicuramente ci sarà intesa tra le forze di maggioranza”. Lo ha detto il viceministro dell’Economia Maurizio Leo (Fdi), a margine dell’evento per celebrare i tre anni di governo Meloni organizzato dal coordinamento regionale Fdi del Lazio all’Hotel Parco dei Principi di Roma.

Quanto alle polemiche tra Tajani e Salvini, Leo ha osservato: “Sono cose che sicuramente poi si risolveranno”. Il viceministro ha ribadito che in Parlamento c’è spazio per le modifiche: “Penso di sì, sicuramente bisogna lasciare invariati i saldi, questo è fondamentale, per il resto vediamo come si può intervenire. Poi si vedrà, siamo aperti alle soluzioni, il governo fa interventi poi sarà il Parlamento a fare le scelte definitive. Il buonsenso prevale sempre”.

Quanto ai tagli ai fondi per le metropolitane, ha spiegato: “C’è una riprogrammazione dei fondi della metro”.

SGUARDI – Linda Laura Sabbadini: “Contando gli italiani”

Roma, 24 ott. (askanews) – Linda Laura Sabbadini si racconta e racconta i suoi quaranta anni all’Istat nel primo episodio di SGUARDI, il nuovo approfondimento di Askanews: “Contando gli italiani”.

“Misurare significa riconoscere e ci che non si misura spesso non esiste nel dibattito pubblico, non entra nelle agende politiche, non viene visto, non viene ascoltato. Ho creduto ogni giorno che la statistica dovesse essere uno strumento di giustizia, cittadinanza e democrazia” spiega Sabbadini in questo lungo colloquio.

Le influenze familiari (Emma Castelnuovo, il nonno Guido Coen) e le trasformazioni dell’Italia che ha vissuto in presa diretta nella sua carriera all’Istat; l’impatto che ha avuto nella creazione delle statistiche sociali per misurare gli “invisibili” (“le donne che non venivano considerate, i bambini, gli anziani disabili, i poveri, gli homeless”); le nuove metodologie inventate per documentare queste realt del nostro paese. E ancora il suo libro “Il paese che conta”, da poco uscito, che narra questa avventura; come cambiata l’Italia e i problemi che continua a vivere l’occupazione femminile.

Pi di tutto, la necessit oggi di potenziare l’Istat e di sapere tutti, come cittadini (ma anche come politici e giornalisti, con le responsabilit che ne derivano), quanto sono importanti le cifre in democrazia: perch “si pi liberi se si in grado di distinguere un fake number da un numero che stato costruito con cura, con qualit, come i numeri ufficiali”, e nessuno dovrebbe travisare i numeri per piegarli alle proprie esigenze.

“SGUARDI” di Alessandra Quattrocchi, caporedattrice dell’agenzia, interviste e storie video long format sul nostro mondo che cambia. SGUARDI anche una serie di podcast per vedere la realt da un altro punto di vista.

Fisco, Patuelli (Abi): combattere l’evasione come si è fatto col fumo

Roma, 25 ott. (askanews) – L’evasione fiscale va combattuta senza mai assecondarla e utilizzando a strategie simili a quelle che hanno permesso risultati rilevanti nella lotta al fumo, una tossicodipendenza: partendo dall’educazione fino nelle scuole elementari. Lo ha affermato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, durante una intervista in telecollegamento con il Festival dell’educazione finanziaria, organizzato dal quotidiano La Stampa.

L’analisi di Patuelli partiva dalla constatazione che “l’evasione è una tradizione” e in diverse Regioni italiane “è una tradizione antiStato ed era anche una ribellione, un rifiuto dello Stato. E quindi l’educazione civile, l’educazione costituzionale, l’educazione alla responsabilità devono essere anche la premessa della lotta all’evasione, che non deve essere mai accarezzata sulla tendenza del pelo”, ha avvertito il numero uno dell’Abi.

L’evasione “deve essere sradicata”, ha proseguito. “Così come è stata combattuta, nei decenni precedenti agli anni che viviamo, così come è stata combattuta la dipendenza del dal fumo. L’educazione civile antifumo che è stata fatta, fin dalle scuole elementari, ha prodotto una fortissima riduzione di questa tossicodipendenza che apporta grandissimi accelerazioni ai malanni. Quindi se ci si può impegnare così per il fumo – ha concluso Patuelli – ci si deve impegnare molto anche contro l’evasione fiscale”.

"Il Piccolo Principe" torna a teatro da febbraio 2026

Milano, 25 ott. (askanews) – Torna a teatro da febbraio 2026 in una versione rinnovata e ancora più spettacolare “Il Piccolo Principe”, lo show dei record prodotto da Razmataz Live e diretto da Stefano Genovese.

Un ritorno trionfante per uno spettacolo giunto ormai alla sua quarta edizione e che dal 2023 ad oggi ha venduto oltre 150.000 biglietti in tutta Italia incantando il pubblico di tutte le età. Nel 2026 “Il Piccolo Principe” ritornerà nelle grandi città e approderà al Teatro Olimpico di Roma dall’11 febbraio, al Teatro Augusteo di Napoli dal 27 febbraio, al Teatro Celebrazioni di Bologna dal 6 marzo, al Teatro Verdi di Firenze dal 13 marzo, al Teatro Galleria di Legnano dal 20 marzo, al Teatro Lyrick di Assisi dal 24 marzo, al Palatour di Bari dal 27 marzo, al Teatro Alighieri di Ravenna dall’11 aprile, al Teatro Rossini di Civitanova Marche dal 14 aprile, al PalaUbroker di Bassano del Grappa dal 17 aprile e al Teatro Lac di Lugano dal 25 aprile.

Tante le novità che attendono grandi e piccini che potranno assistere a una rappresentazione imperdibile, in equilibrio tra prosa, musical, arte circense e installazione, che si snoda attraverso gli innumerevoli linguaggi che la narrazione, la musica, il canto, la scenografia e, più in generale, la performance offrono.

Lo spettacolo “Il Piccolo Principe” vanta un cast creativo di prim’ordine: Stefano Genovese (Regia), Carmelo Giammello (Scene), Paolo Silvestri (Direzione e arrangiamenti musicali) e Guido Fiorato (Costumi). Fedele allo stile dell’opera originale, Stefano Genovese ha deciso di non lasciare solo alle parole il ruolo centrale, ma di affidare il racconto all’immaginazione, traducendolo in un’esperienza evocativa che solo il teatro, per sua stessa natura, è in grado di restituire.

Ad interpretare il Piccolo Principe sarà invece il talentuoso Nicholas Ori, che nonostante la giovanissima età (9 anni) vanta già un curriculum di tutto rispetto. Tra le esperienze lavorative più recenti e di spicco, la partecipazione allo spettacolo teatrale “Il Babysitter” con Paolo Ruffini, a cui è seguito anche il podcast “Il Babysitter – quando diventerai piccolo capirai”.

Una rivisitazione unica nel suo genere di un classico senza tempo, amato da adulti e bambini per generazioni. Pubblicato nel 1943, “Il Piccolo Principe” è il libro più tradotto dopo la Bibbia (oltre 600 lingue e dialetti) e ha venduto più di 200 milioni di copie in tutto il mondo (19 milioni solo in Italia), tanto da meritarsi di essere inserito da “Le Monde” tra i migliori libri del XX secolo. Un’opera fortemente trans-mediale, in cima alle classifiche di vendita ormai da anni, che negli anni è stata adattata e declinata in innumerevoli forme, dai fumetti, ai film, dalle serie animate al balletto. «Tutti gli adulti sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano»

SGUARDI, Linda Laura Sabbadini: "Contando gli italiani"

Roma, 25 ott. (askanews) – Linda Laura Sabbadini si racconta e racconta i suoi quaranta anni all’Istat nel primo episodio di SGUARDI, il nuovo approfondimento di Askanews a cura di Alessandra Quattrocchi: ‘Contando gli italiani’.

‘Misurare significa riconoscere e ciò che non si misura spesso non esiste nel dibattito pubblico, non entra nelle agende politiche, non viene visto, non viene ascoltato. Ho creduto ogni giorno che la statistica dovesse essere uno strumento di giustizia, cittadinanza e democrazia’ spiega Sabbadini in questo colloquio.

Le influenze familiari (Emma Castelnuovo, il nonno Guido Coen) e le trasformazioni dell’Italia che ha vissuto in presa diretta nella sua carriera all’Istat; l’impatto che ha avuto nella creazione delle statistiche sociali per misurare gli ‘invisibili’ (‘le donne che non venivano considerate, i bambini, gli anziani disabili, i poveri, gli homeless’); le nuove metodologie inventate per documentare queste realtà del nostro paese. E ancora il suo libro ‘Il paese che conta’, da poco uscito, che narra questa avventura; come è cambiata l’Italia e i problemi che continua a vivere l’occupazione femminile.

Più di tutto, la necessità oggi di potenziare l’Istat e di sapere tutti, come cittadini (ma anche come politici e giornalisti, con le responsabilità che ne derivano), quanto sono importanti le cifre in democrazia: perché ‘si è più liberi se si è in grado di distinguere un fake number da un numero che è stato costruito con cura, con qualità, come i numeri ufficiali’, e nessuno dovrebbe travisare i numeri per piegarli alle proprie esigenze.

Il testo completo dell’intervista sul sito di askanews nella sezione ‘Sguardi’.

Trump vola per cinque giorni in Asia, attesa per incontro con Xi

Roma, 25 ott. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lasciato Washington per un viaggio di cinque giorni in Asia, il più lungo all’estero dal ritorno alla Casa Bianca, che lo porterà in Malaysia, Giappone e Corea del Sud. Giovedì a Busan, Corea del Sud, dovrebbe incontrare il presidente cinese Xi Jinping, ma il summit non è ancora stato confermato ufficialmente.

Prima del decollo per l’Asia, a bordo dell’Air Force One, il presidente americano ha dichiarato di contare su un “incontro molto positivo” che porti a un accordo con Pechino sui dazi. Ha anche detto di essere aperto a un incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un: “Lo incontrerei”, ha affermato, mettendo un pegno su quello che da parte sudcoreana è considerato un probabile faccia a faccia nei prossimi giorni. “Se vogliono contattarmi, sono aperto. Ma sapete, non hanno molto servizio telefonicoà”, ha detto.

La visita si inserisce tuttavia in un contesto difficile. L’Asia è fortemente colpita dalle politiche economiche aggressive di Trump, in particolare dalla guerra commerciale con la Cina. Washington e Pechino si sono reciprocamente imposti nuovi dazi e hanno minacciato di interrompere il commercio di tecnologie strategiche e minerali critici.

Secondo fonti vicine all’amministrazione americana citate da media Usa, non è probabile un accordo risolutivo con Xi, ma piuttosto un confronto volto a limitare le divergenze e, se possibile, ottenere modesti progressi. Tra le ipotesi sul tavolo: un alleggerimento parziale dei dazi, nuovi ordini cinesi di prodotti americani come soia e aerei Boeing, o una maggiore apertura sull’export di chip verso la Cina in cambio di concessioni sui magneti in terre rare.

Trump sarà presente domani a Kuala Lumpur per il vertice dell’ASEAN, dove potrebbe assistere alla firma di una tregua tra Thailandia e Cambogia. A margine del summit dovrebbe vedere il presidente brasiliano, Luiz Inacio LULA da Silva. Sulla possibilità di ridurre i dazi al Brasile, prima di partire ha detto: “Alle giuste condizioni”. Lula è già arrivato a Kuala Lumpur.