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Scontro sui vaccini, la Casa Bianca silura la direttrice della principale agenzia sanitaria Usa

Roma, 28 ago. (askanews) – La Casa Bianca ha confermato la rimozione della direttrice della principale agenzia sanitaria degli Stati Uniti, Centro di controllo delle malattie (CDC), Susan Monarez per i suoi contrasti con il segretario alla Salute Robert F. Kennedy, scettico sui vaccini.

“Susan Monarez non è in linea con il programma del presidente”, ha dichiarato Kush Desai, portavoce della Casa Bianca, in un comunicato trasmesso all’agenzia di stampa France Presse. “Poiché Susan Monarez ha rifiutato di dimettersi dopo aver informato il ministero della Salute della sua intenzione di farlo, la Casa Bianca l’ha rimossa dal suo incarico”, ha continuato.

Secondo i legali della direttrice, in carica da un mese circa, Kennedy ha brigato per estromettere la direttrice dei CDC dopo che questa “si è rifiutata di convalidare direttive non scientifiche e pericolose e di licenziare esperti”.

Ricky Martin sarà il primo artista a ricevere il "Latin Icon Award"

Roma, 28 ago. (askanews) – La superstar portoricana e icona globale sarà il primo artista di sempre a ricevere il premio “Latin Icon Award” durante gli MTV Video Music Awards 2025, in diretta domenica 7 settembre dalla UBS Arena di New York e, in Italia, in diretta la notte dell’8 settembre su MTV e NOW.

Il prestigioso riconoscimento celebra un percorso artistico straordinario, lungo oltre quarant’anni, durante il quale Ricky Martin ha portato la musica e la cultura latin al centro della scena mondiale, influenzando profondamente l’industria musicale e aprendo la strada a intere generazioni di artisti.

Attraverso questo premio, MTV omaggia non solo il cantante, ma anche il pioniere, attivista e innovatore che continua a influenzare e lasciare il segno nel mondo della musica, dell’arte e dell’intrattenimento.

Lo storico evento, insieme al suo ritorno sul palco dei VMA, assume anche un valore simbolico: è infatti il 25esimo anniversario della leggendaria esibizione di Ricky Martin ai VMAS, che lo consacrò definitivamente a livello internazionale. Durante quella notte, l’artista diventò il primo uomo latin a vincere il premio per “Best Pop Video” e si portò a casa ben cinque premi.

Con il suo ritorno sul palco dei VMAS 2025, Ricky Martin si conferma una leggenda vivente e ambasciatore della cultura latin a livello globale.

La cerimonia, con la conduzione di LL COOL J, verrà trasmessa in diretta in Italia in lingua originale lunedì 8 settembre a partire dall’1.00 su MTV (canale Sky 131, 122 di Sky Glass e in streaming su NOW) con la messa in onda del pre-show, seguito poi dallo spettacolo live a partire dalle 2.00.

Con oltre 70 milioni di album venduti in tutto il mondo, vincitore di numerosi Grammy e Latin Grammy, e con più di 180 riconoscimenti ottenuti come artista, attore e per il suo impegno umanitario, Ricky Martin continua ad affermarsi come una delle figure più influenti e ammirate dell’industria dell’intrattenimento mondiale.

Sessismo on line, si moltiplicano le segnalazioni. La Russa: sdegno. Pd: educare all’affettività

Roma, 28 ago. (askanews) – “Dopo la scoperta e la chiusura della pagina Facebook ‘Mia moglie’ si moltiplicano le segnalazioni di siti e iniziative social che violano senza consenso e a loro insaputa l’intimità di donne e ragazze – mogli, fidanzate, figlie, e anche personaggi pubblici le cui immagini vengono manipolate e pornografizzate – per esporla allo scambio sessuale tra uomini. È la banalità dello stupro”. Così l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni.

“Tra questi gruppi social, denuncia don Fortunato Di Noto fondatore dell’associazione Meter contro la pedopornografia, anche siti Telegram i cui utenti in modalità ‘privata’ si scambiano foto e video di bambine. Queste ripugnanti iniziative, chi le organizza e chi vi prende parte – continua Terragni – vanno perseguiti con tutta la forza e la determinazione necessarie, con denunce individuali e collettive e anche, nel caso i portali abbiano sede all’estero, con accordi bilaterali tra l’Italia e i paesi che li ospitano”.

“Non è immaginabile – conclude l’Autorità garante – che i perpetratori di queste violenze e di questi abusi, espressione della più tenace e sordida volontà di dominio sulle donne e sui minori, si spostino semplicemente da una piattaforma all’altra, continuando impuniti a praticare le loro attività perverse”.

“Desidero esprimere la ferma condanna per la vicenda di sessismo online che ha coinvolto numerose donne – personaggi pubblici, politici ma anche tanta gente comune – a cui sono state rubate foto dai propri profili social e sono state diffuse poi su un sito per adulti dopo averle ritoccate. Un fatto gravissimo, che suscita profondo sdegno e per il quale mi auguro che le autorità preposte – che hanno già aperto una indagine – possano presto individuare i responsabili”. Lo dichiara il presidente del Senato Ignazio La Russa, che “alle tante donne coinvolte e alle loro famiglie” rivolge “la sincera vicinanza, mia personale e del Senato della Repubblica”.

“Esprimo la mia piena solidarietà a tutte le colleghe e alle donne vittime dell’ennesimo attacco sessista consumato nello spazio digitale attraverso l’uso non consensuale delle immagini personali pubblicate su siti pornografici. Ci troviamo davanti a un fenomeno violento e strutturale che conferma quanto il patriarcato sia ancora profondamente radicato nella nostra società. Il corpo delle donne viene ancora una volta trattato come oggetto, merce di scambio, terreno su cui esercitare potere e dominio. Chi alimenta e consuma questi contenuti commette un atto vile e violento, non innocuo, non ‘goliardico’: è parte di un sistema che istiga all’odio e allo stupro. Serve un’azione ferma della giustizia, ma serve soprattutto una presa di coscienza collettiva e maggiore una responsabilità politica. Questa battaglia non riguarda solo le vittime coinvolte oggi: riguarda tutte noi, riguarda le nostre figlie e i nostri figli, riguarda il futuro delle giovani generazioni”. Lo scrive Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd, sui social.

“Per questo, ribadisco con ancora più forza quanto sostengo da tempo: la prevenzione della violenza passa anche e soprattutto dall’educazione. È nella scuola che si costruisce una cultura del rispetto, della parità, del consenso. È lì che possiamo disinnescare, con gli strumenti della conoscenza, le radici della violenza. È urgente investire seriamente in azioni strutturali di educazione all’affettività, all’uguaglianza, alla cittadinanza digitale e rafforzare i il sostegno alle vittime. Perché nessuna resti sola. Perché tutte possiamo sentirci libere e sicure, anche online”, conclude.

Attacco russo a Kiev: morti e feriti, tra cui bambini. Zelensky: così Mosca risponde a richieste di tregua

Roma, 28 ago. (askanews) – “Il bilancio delle vittime in seguito all’attacco delle forze russe a Kiev è salito a 12”: lo ha riferito Tymur Tkachenko, capo dell’amministrazione militare della città, mentre un precedente bilancio della Procura generale aveva fissato il numero delle vittime a dieci. Tra loro ci sono “almeno quattro bambini e un adolescente”, ha scritto la Procura generale, mentre Tkachenko ha riferito della morte di tre bambini di 2, 17 e 14 anni. Quest’ultimo ha anche riferito di “48 feriti”.

“Nel distretto di Darnytsky, parte di un edificio di cinque piani è stata distrutta; è in corso un’operazione di soccorso. Si stanno cercando persone sotto le macerie”, ha aggiunto la Procura generale su Telegram.

L’Aeronautica militare ucraina ha annunciato che la Russia ha lanciato nel massiccio attacco di oggi un totale di 598 droni e 31 missili, tra cui missili da crociera Kh-101 e missili balistici Iskander-M contro il territorio ucraino. I droni, del tipo Shahed e repliche progettate per confondere le difese aeree, sono stati lanciati dalle regioni russe di Kursk, Bryansk, Milerovo, Orel, Shatalovo e Primorsko-Akhtarsk, nonché dalla Crimea occupata, ha aggiunto. Inoltre, due Kinzhal sono stati lanciati dalle regioni russe di Lipetsk e Voronezh, nove Iskander-M sono stati lanciati dalle regioni di Voronezh e Bryansk e una ventina di missili Kh-101 sono stati lanciati dalla regione di Saratov.

Secondo i dati preliminari, le difese aeree ucraine sono riuscite a neutralizzare 563 droni, un Kinzhal, sette Iskander-M e 18 missili da crociera Kh-101. Gli impatti di missili e droni si sono verificati in 13 punti diversi, mentre frammenti di droni sono caduti in 26 punti.

Alle richieste di cessate il fuoco, la Russia risponde con i missili: lo ha affermato oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dando conto su X degli attacchi russi avvenuti su Kiev in cui sarebbero morte a suo dire almeno otto persone.

“Proprio ora a Kiev, i soccorritori stanno rimuovendo le macerie di un normale edificio residenziale dopo un attacco russo. Un altro massiccio attacco contro le nostre città e comunità. Ancora uccisioni. Tragicamente, almeno 8 persone sono già state confermate morte. Una di loro è un bambino. Le mie condoglianze a tutte le loro famiglie e ai loro cari”, ha scritto il leader ucraino. “E’ possibile che sotto le macerie ci siano ancora persone intrappolate. Decine i feriti”, ha continuato.

“Questi missili russi e i droni d’attacco di oggi sono una risposta chiara a tutti coloro che, da settimane e mesi, chiedono un cessate il fuoco e una vera diplomazia. La Russia sceglie la via dei missili balistici invece del tavolo dei negoziati. Sceglie di continuare a uccidere invece di fermare la guerra. Questo significa che la Russia ancora non teme le conseguenze. Continua ad approfittarsi del fatto che almeno una parte del mondo chiude gli occhi davanti ai bambini assassinati e cerca giustificazioni per Putin”, ha accusato il leader ucraino.

“Ci aspettiamo – ha detto ancora – una reazione dalla Cina a ciò che sta accadendo. La Cina ha ripetutamente chiesto di non allargare la guerra e di arrivare a un cessate il fuoco. Eppure questo non avviene a causa della Russia. Ci aspettiamo una reazione dall’Ungheria. La morte di bambini dovrebbe sicuramente suscitare emozioni molto più forti di qualsiasi altra cosa. Ci aspettiamo una risposta da tutti nel mondo che hanno invocato la pace ma che ora, sempre più spesso, preferiscono restare in silenzio invece di assumere posizioni di principio”. Zelensky ha inoltre sostenuto che “è certamente tempo di nuove, dure sanzioni contro la Russia per tutto ciò che sta facendo. Tutte le scadenze sono già state infrante, decine di opportunità diplomatiche rovinate”.

Tim, Iliad: colloqui interrotti ad aprile e non riprenderanno

Milano, 28 ago. (askanews) – Iliad valuterà opportunità di consolidamento sul mercato interno ma non proseguirà le trattative con Tim per un’eventuale fusione. Lo ha dichiarato il Ceo del gruppo francese Thomas Reynaud, commentando i risultati trimestrali con le agenzie internazionali. “Non ci sono state discussioni con Tim dall’inizio di aprile e non riprenderanno… Le prospettive di consolidamento con l’Italia sono ormai alle nostre spalle e l’ipotesi centrale è un mercato a quattro operatori”.

La teoria del “Presidente assoluto” mina la democrazia americana

Il recente attacco di Donald Trump all’indipendenza della Federal Reserve, con il tentativo di rimuovere una governatrice sgradita, Lisa Cook, non è una bizzaria o una casualità. Si inserisce in un contesto più ampio, con elaborazioni teoriche di centri studi conservatori come la Heritage Foundation, tesi ad affermare la cosiddetta Unitary executive theory. Secondo questa dottrina, sostenuta a suo tempo dall’Attorney General Bill Barr, il Presidente sarebbe il titolare esclusivo di quello che si definisce “potere esecutivo”: nessuna agenzia, nessun regolatore, nessuna authority dovrebbe operare al di fuori (e quindi al di sopra) del suo intervento diretto, sostituendosi alla sua funzione e responsabilità.

Una visione seducente per chi sogna un capo capace di decidere senza intralci, ma certo incompatibile con la tradizione costituzionale americana dei checks and balances.

Le critiche della dottrina giuridica

Del resto, la letteratura accademica è ricca di rilievi critici rispetto a questa impostazione. L’Albany Law Review ha parlato di una concezione “sbagliata e anti-americana”, ricordando che i Presidenti non sono dei monarchi. Da parte invece della Stanford Law Review si sottolinea come il richiamo alle origini storiche sia distorto: i Padri fondatori concepirono un esecutivo forte, ma non assoluto. La Harvard Law Review, a sua volta, ha mostrato come l’espansione del potere presidenziale nel Novecento abbia trasformato l’amministrazione da “governo sotto la legge” a “governo sopra la legge”, aprendo la strada a derive autoritarie.

Non mancano richiami alle sentenze della Corte Suprema: dal caso Humphreys Executor del 1935, che sancì la legittimità delle agenzie indipendenti, fino alle più recenti decisioni in materia di rimozione di funzionari pubblici, la giurisprudenza ha sempre cercato un equilibrio, pur con oscillazioni non sempre rassicuranti negli ultimi anni.

Un rischio per la democrazia

Ciò che oggi appare in gioco non è un tecnicismo costituzionale, ma l’essenza stessa del governo democratico. L’accentramento dei poteri nelle mani di un solo uomo riduce gli spazi di controllo parlamentare, comprime l’autonomia degli organismi regolatori e finisce per minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. L’America conosce bene i pericoli di una “imperial presidency”: già negli anni Settanta, con Nixon, la lezione fu dolorosa.

La critica di molti studiosi non è dunque sterile formalismo, ma un appello a difendere l’idea che l’Amministrazione deve restare sotto la legge e non al di sopra di essa. Il rafforzamento dell’esecutivo può avere senso in termini di efficienza, ma non fino al punto di trasformare la Costituzione in un simulacro.

La democrazia, per essere autentica, esige che si pongano dei limiti al potere. Bisogna tenerlo presente anche nel dibattito in corso in Italia sulla riforma costituzionale che mira a introdurre il premierato a investitura popolare diretta. La pretesa di un Capo assoluto – al vertice della Repubblica o dell’Esecutivo – non è un segno di forza, ma di fragilità istituzionale. Ed è soprattutto un segno pericoloso.

Ceto medio, Azione attacca il governo: si continua con le promesse

Il tema del fisco, agitato ciclicamente dal governo come bandiera politica, è tornato al centro del dibattito dopo le parole pronunciate dalla Premier Meloni al Meeting di Rimini. Nella kermesse di Comunione e Liberazione, la leader di Fratelli d’Italia ha insistito sulla priorità di un taglio delle tasse – in partitolare a  beneficio del ceto medio – indicandolo come obiettivo della nuova fase di legislatura. Una promessa, tuttavia, che ha sollevato immediatamente critiche e richiami alla realtà dei conti pubblici.

L’attacco della Bonetti

Tra le voci più nette quella di Elena Bonetti, presidente di Azione, che intervenendo a SkyTg24 Economia ha puntato il dito contro il rischio di politiche fiscali annunciate e mai efficacemente realizzate. Le sue parole non si limitano alla cronaca, ma recuperano il precedente della riforma tributaria approvata lo scorso anno, quella riduzione delle aliquote Irpef presentata come sollievo per il ceto medio, ma che a detta di molti – e della stessa Bonetti – si è rivelata un boomerang.

 

La questione del ceto medio

«Siamo a tre anni di governo e la priorità del taglio delle tasse viene ripetuta di anno in anno», ha osservato Bonetti. La leader di Azione ha insistito sul fatto che il vero banco di prova sia il ceto medio, perché è lì che si decide la capacità delle famiglie di mantenere potere d’acquisto e sicurezza economica. Senza interventi mirati, l’Italia rischia di allargare ulteriormente la forbice tra chi beneficia delle misure e chi invece continua a sostenerne i costi indiretti.

Il richiamo è esplicito: la riduzione delle aliquote Irpef varata dal governo Meloni nel 2024, con un impiego di circa 5 miliardi di euro di finanza pubblica, non ha sortito gli effetti attesi. «Non ha portato effettivi benefici – ha ricordato Bonetti – anzi, alla prova dei fatti ha peggiorato alcune situazioni». La riforma, celebrata come svolta a favore del ceto medio, ha finito per distribuire vantaggi marginali, mentre ha sottratto risorse preziose ad altri capitoli cruciali, a partire dalla sanità.

Misure persino costose, ma inefficaci

La critica della presidente di Azione va dritta all’obiettivo: gli annunci ripetuti rischiano di trasformarsi in un esercizio di retorica politica, senza tradursi in benefici concreti per i cittadini. In guardia, dunque, da misure che «magari costino tanto ma alla fine non abbiano effetti benefici». La lezione del 2024 dovrebbe essere sufficiente a ricordare che non basta evocare il taglio delle tasse: serve una riforma strutturale, capace di ridare fiducia e liquidità al ceto medio, senza gravare ulteriormente su bilanci pubblici già sotto pressione.

La famiglia Berlusconi ridisegna gli equilibri dei media europei

La politica di Berlino sembra aver aperto le porte a un’influenza italiana: resta da capire a quali condizioni.

La ritirata di PPF

La notizia è di quelle destinate a cambiare gli equilibri nel panorama mediatico europeo: la holding ceca PPF ha ceduto il suo 15,68% di ProSieben all’offerta di MFE – MediaForEurope, la società controllata dalla famiglia Berlusconi. Dopo mesi di tentativi, PPF ha ammesso di non essere riuscita ad attrarre adesioni sufficienti alla sua iniziativa e si è chiamata fuori. La sua presenza ha comunque costretto MFE a migliorare l’offerta, a beneficio di tutti gli azionisti, ma il risultato finale è chiaro: la partita ora è nelle mani del gruppo italiano.

 

MFE diventa azionista di riferimento

Con oltre il 43% dei diritti di voto, MFE è in grado di esercitare un’influenza determinante nelle assemblee di ProSieben. Non si tratta ancora di un controllo totalitario, ma certamente di una posizione dominante che consente di indirizzare governance e strategie. È il coronamento di un progetto a lungo inseguito da Silvio Berlusconi e oggi portato avanti con successo dalla sua famiglia: dare vita a un polo televisivo paneuropeo capace di competere con le grandi piattaforme globali.

Il via libera di Monaco e Berlino

Colpisce, in questo contesto, l’atteggiamento del management tedesco. Dopo anni di resistenze, il consiglio di ProSieben ha raccomandato ai soci di accettare l’offerta migliorata di MFE, segnalando un cambio di clima. Non meno significativa appare la posizione della politica tedesca: se finora Berlino (e prima Monaco, sede della ProSieben) aveva guardato con diffidenza l’avanzata del gruppo italiano, oggi sembra aver dato una sorta di tacito assenso. Probabilmente il peso della crisi del settore, insieme alla necessità di capitali stabili, ha spinto le autorità a rivedere la loro linea difensiva.

Una domanda…sorge spontanea

Resta però da capire in che termini e a quali condizioni questa apertura sia maturata. È solo l’esito di una logica industriale, oppure MFE ha saputo convincere la politica tedesca con garanzie precise su asset strategici, occupazione e identità editoriale del gruppo? È qui che si gioca il futuro di un progetto che va oltre la televisione e tocca il nodo dell’integrazione europea dei media. Un tema cruciale, che interpella anche l’Italia e il suo ruolo nel disegno di un mercato unico dell’informazione.

La Russia avanza nel cuore del Sahel

C’è un’area geografica del mondo poverissima e purtuttavia strategica ai fini del tema migratorio e della sua gestione: è il Sahel, la fascia subsahariana che attraversa l’Africa dalle sponde atlantiche a quelle del Mar Rosso, dalla Mauritania al Sudan attraverso nazioni quali Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad. Poverissima con riguardo alle condizioni di vita delle sue popolazioni, spesso miserevoli. Ma ricca nel suo sottosuolo: oro, petrolio, uranio, terre rare.

Leredità coloniale e il fallimento francese

Negli ultimi 20 anni il jihadismo radicale ha preso in ostaggio molte zone di questa enorme regione, provocando danni esistenziali terribili alle popolazioni locali attraverso azioni criminali su base etnica e/o religiosa, costrizioni forzate sui diritti umani, rapimenti e torture, saccheggi e violenze d’ogni genere. Un jihadismo diviso fra gruppi vicini a al-Qaeda e altri invece più prossimi all’Isis, in concorrenza fra loro. E per questo ancor più determinati a controllare il territorio, a fronte di strutture statuali deboli, spesso incapaci di intervenire (e non solo impossibilitate).

Durante la scorsa decade la Francia, dominus coloniale della zona, si impegnò a sradicare il terrorismo islamista (la famosa Operazione Barkhane), ma i risultati furono deludenti. Non solo. Quell’azione contribuì ad accrescere ulteriormente l’insofferenza di larga parte della popolazione nei confronti dei vecchi colonizzatori, ancora presenti in diversi ambiti dell’economia locale.

 

La mossa di Mosca e la nascita dellAES

È in questo contesto che la Russia ha investito, attraverso le azioni militari della BrigataWagner (ridenominata Afrika Corps e posta sotto la diretta dipendenza dal Ministero della Difesadopo l’eliminazione del suo ideatore Yevgeny Prigozhin), e mediante una sottile e abile campagna mediatica tesa a mobilitare la popolazione intorno a un neo-nazionalismo accesamente antieuropeo (e in particolare antifrancese). E così ha favorito, se non proprio sostenuto, i colpi di stato che in successione si sono registrati in Mali, Niger, Burkina Faso, con un impegno economico assai relativo ma molto redditizio.

I tre paesi hanno così dapprima costituito un’alleanza fra di loro (l’Alleanza degli Stati delSahel – AES) e in seguito, agli inizi del 2025, hanno lasciato la Comunità degli Stati dellAfrica Occidentale, dividendo politicamente la regione e avvicinandosi a Mosca con intese commerciali sul fronte dell’acquisto di armamenti, firmate nella capitale russa lo scorso giugno.

Irrisolto il problema della crescita jihadista

Un legame destinato a rafforzarsi, secondo le dichiarazioni rese dal Ministro della Difesa russo Andrej Belousov dopo l’incontro tenuto a metà agosto con gli omologhi dell’AES:“disponibili a fornire un supporto completo per garantire la stabilità della regione”. Ciò significa che Mosca acquista ulteriore rilevanza e influenza nel Sahel, notoriamente zona di transito per i flussi migratori che muovono verso l’Europa.

Ma non è tutto. Acquista importanza presso governi militari che intendono spendere molto in armamenti e che possono pagare attingendo alle ricchezze minerarie del proprio sottosuolo, anche mediante accordi bilaterali per il loro sfruttamento.

Resta un problema, però. Al momento irrisolto ed anzi aggravato: la crescita jihadista, che neppure i nuovi governi hanno saputo bloccare. E che può determinare ulteriori gravi danni, oltre quelli causati sin qui.

Kim Jong Un andrà in Cina per celebrazioni Vittoria

Roma, 28 ago. (askanews) – Il leader nordcoreano Kim Jong Un si recherà in Cina per partecipare alle celebrazioni dell’80mo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, su invito del presidente cinese Xi Jinping, in un rarissimo viaggio all’estero del numero uno di Pyongyang. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa statale nordcoreana KCNA.

Pechino sarà teatro il 3 settembre di celebrazioni, tra le quali una parata militare, per commemorare la vittoria nella lotta contro il Giappone del 1945. La Repubblica popolare s’attende la presenza di 26 leader internazionali in occasione delle celebrazioni.

Kim “visiterà presto la Repubblica popolare cinese su invito di Xi Jinping per partecipare alle celebrazioni dell’80mo anniversario della vittoria della Guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese e della Guerra mondiale antifascista”, ha reso noto la KCNA.

Parallelamente, Hong Lei, viceministro degli Esteri cinese, ha annunciato che Kim assisterà alla parata militare del 3 settembre, elencandolo tra i leader di 26 Paesi stranieri attesi all’evento su invito di Xi.

Tra gli ospiti figurano il presidente russo Vladimir Putin, il presidente dell’Assemblea nazionale sudcoreana Woo Won-shik, oltre a leader di Vietnam, Indonesia e Iran, secondo quanto riportato dai media cinesi.

Il raro viaggio di Kim avviene mentre Corea del Nord e Cina mostrano segnali di voler ristabilire relazioni bilaterali in freddo dall’allineamento di Pyongyang con Mosca, dopo l’invio di truppe nordcoreane a sostegno della guerra russa in Ucraina.

Dall’ascesa al potere nel 2011, Kim ha visitato la Cina quattro volte: la prima nel 2018 e l’ultima nel 2019. In tutte queste occasioni ha incontrato Xi, con il quale i rapporti sono notoriamente poco calorosi.

Matteo Salvini al Meeting, bagno di folla tra gli stand

Rimini, 27 ago. (askanews) – Il vicepremier Matteo Salvini si concesso un bagno di folla passeggiando tra gli stand del Meeting di Rimini e in particolare si soffermato davanti al il plastico del Ponte sullo stretto. “Mi dicono gli ingegneri, sar attraversabile dal 2032. Conto di tornare al Meeting il prossimo anno e raccontare della posa della prima pietra” ha detto il ministro delle Infrastrutture, delineando la tempistica delle grandi opere infrastrutturali, concentrando tutto nel triennio 2032-2033. Poi sosta al simulatore di volo.

Roma, presunto stupratore di Tor Tre Teste denunciato per altro abuso

Milano, 27 ago. (askanews) – Potrebbe essere responsabile di un altro stupro il 26enne incensurato gambiano fermato ieri dai carabinieri per la violenza sessuale avvenuta nel parco di Tor Tre Teste a Roma ai danni di una donna di 60 anni. L’uomo, gravemente indiziato in quell’episodio, è ora sospettato di un’ulteriore aggressione denunciata da una 44enne.

La vicenda è emersa dopo che il personale sanitario del Policlinico Gemelli ha segnalato al 112 l’arrivo in pronto soccorso della donna. Ai carabinieri della Stazione di Monte Mario, intervenuti la notte scorsa, la vittima ha raccontato di essere stata avvicinata mentre attendeva l’autobus in via Prenestina. Uno sconosciuto, descritto come straniero di origine africana, con la scusa di chiederle una sigaretta l’avrebbe poi trascinata in un vicolo e costretta a subire ripetuti abusi su un cumulo di rifiuti.

Grazie alla dettagliata descrizione fornita, compresi gli indumenti dell’aggressore, i militari hanno potuto ricostruire un identikit che coincide con quello del 26enne fermato poche ore prima dai carabinieri della Stazione di Tor Tre Teste e della Compagnia di Roma Casilina per la violenza e la rapina alla donna di 60 anni aggredita domenica mattina nel parco.

La 44enne ha effettuato l’individuazione fotografica e ha riconosciuto con certezza l’uomo come il suo aggressore. Raccolti i gravi indizi a suo carico, i carabinieri della stazione di Monte Mario, su disposizione della Procura della Repubblica, lo hanno denunciato anche per questo ulteriore episodio di violenza sessuale.

Meeting Rimini, Conte: televendita è sfuggita di mano a Meloni

Roma, 27 ago. (askanews) – “‘C’è chi scrive le mozioni e chi salva i bambini. Io sono fiera di far parte dei secondi’. C’è tanta doppiezza e spregiudicatezza morale in questa frase pronunciata da Giorgia Meloni su Gaza, senza provare nessuna vergogna dopo che il suo Governo ha protetto ininterrottamente il criminale Netanyahu mentre uccideva circa 20 mila bambini: niente sanzioni a Israele, niente embargo sulle armi, ma sì ad accordi di cooperazione militare con Israele, niente riconoscimento della Palestina. Tutte azioni contro Netanyahu da noi proposte a livello nazionale ed europeo nelle mozioni che Meloni sbeffeggia. La cura dei palestinesi che riescono ad arrivare in Italia è il minimo che possiamo assicurare, ma quale presidente del consiglio dell’Italia e in ossequio ai nostri valori costituzionali, Meloni ha l’obbligo giuridico e morale di compiere tutte le azioni utili e necessarie a impedire che prosegua un genocidio, smettendo di collezionare premi ai suoi Ministri per l’amicizia con un governo criminale”. Lo scrive su Facebook il leader del M5s Giuseppe Conte secondo cui “la televendita senza domande i Giorgia Meloni sta sfuggendo di mano”.

L’ex premier poi prosegue: “‘Faremo tutto il necessario per ricostruire una società amica della famiglia e della natalità’. Dice Giorgia Meloni, che ha aumentato l’Iva anche sui pannolini dei bambini e tagliato agevolazioni per i giovani che comprano casa. ‘Ogni tentativo che verrà fatto di impedirci di regolare il fenomeno migratorio verrà rispedito al mittente’. Dice Giorgia Meloni. Qualcuno può chiederle che fine abbia fatto il suo ‘blocco navale subito’? Da quando è al Governo siamo a oltre 280mila sbarchi, nel 2023 e nel 2025 gli arrivi sono aumentati rispetto all’anno precedente. E sono aumentate pure le spese inutili per i suoi spot in Albania: 1 miliardo buttato a mare. L’unico sin qui ‘rispedito al mittente’ dal nostro Governo è Almasri, un criminale accusato di stupro su bambini, rimpatriato su un volo di Stato per sottrarlo alla Corte penale internazionale. ‘L’Italia si è riappropriata del posto che le spetta nel mondo’. Dice Giorgia Meloni, che ha ereditato 209 miliardi che abbiamo ottenuto in Europa e ha riportato dall’Europa tagli per 13 miliardi l’anno, un aumento di 445 miliardi in 10 anni delle spese militari e dazi al 15% per l’Italia, con il corollario di costosi acquisti di gas e armi dagli Stati Uniti. La televendita senza domande di Giorgia Meloni sta sfuggendo di mano. Tanta fumosa propaganda e zero fatti, mentre il calo della produzione industriale imperversa, il ceto medio è sempre più impoverito, abbiamo un boom di cassa integrazione, un esercito in aumento di lavoratori con stipendi da fame e il record dei poveri assoluti. È imbarazzante e preoccupante per chi governa non essere mai chiamata a fare i conti con la realtà”, conclude.

Spari in una scuola cattorica a Minneapolis, vittime

New York, 27 ago. (askanews) – La scuola cattolica di Annunciation a Minneapolis, è stata teatro questa mattina di una sparatoria. L’assalitore secondo un post su X pubblicato dalla polizia è stato fermato, ma non sono note altre informazioni. La città ha chiesto alla popolazione di tenersi lontana dalla zona “per consentire al personale di emergenza di aiutare le vittime”. Il presidente del Comitato Nazionale Democratico di Minneapolis Ken Martin ha twittato invece che ci sono anche “un numero sconosciuto di vittime in una chiesa e in una scuola”. Ha poi aggiunto che “i servizi di emergenza medica hanno richiesto un intervento massiccio” poiché “sembra che si tratti di una sparatoria piuttosto significativa”.

Trump ha dichiarato in un post su Truth Social di essere stato “completamente informato sulla tragica sparatoria” di Minneapolis e ha aggiunto che “l’FBI è intervenuto rapidamente ed è già sul posto”. Il presidente ha scritto che la “Casa Bianca continuerà a monitorare questa terribile situazione. Unitevi a me nella preghiera per tutti i soggetti coinvolti!”.

Tanti ospiti l’omaggio a Ivan Graziani a cominciare dal figlio Filippo

Milano, 27 ago. (askanews) – Il 29 agosto 2025, Piazza dei Martiri della Libertà di Teramo – città natale di Ivan Graziani – diventa il cuore pulsante di una celebrazione senza precedenti. Per la prima volta, il tour “Ottanta. Buon Compleanno Ivan” si fonde con lo storico Premio “Pigro”, dando vita a un evento unico nel suo genere, pensato per onorare l’eredità musicale e umana di uno degli artisti più liberi e visionari della canzone d’autore italiana. L’appuntamento è realizzato con il patrocinio del Comune di Teramo, l’organizzazione di IMARTS e dell’Associazione Culturale Pigro, e con la direzione artistica di Filippo Graziani che sarà anche sul palco. Biglietti disponibili su Ticketmaster e su Ticketone.

A rendere speciale la data, non solo la forza simbolica del “ritorno a casa” di questa festa di compleanno itinerante che, da marzo, Filippo porta in giro per l’Italia, ma anche la presenza di ospiti che hanno scelto di partecipare per affetto, stima e amore verso l’universo artistico di Ivan, voci che si sentono parte di questa storia e che portano sul palco la loro visione, il loro omaggio personale.

Tra questi, Lucio Corsi – autentico erede poetico di Ivan -, Ditonellapiaga, Frankie Hi-nrg, Eugenio Finardi, Mario Biondi, Michele Pecora, con la partecipazione straordinaria di Andrea Scanzi. A loro si uniranno alcuni dei musicisti storici di Ivan, che lo hanno accompagnato nel tour di Cicli e Tricicli: Carlo Simonari alle tastiere, Bip Gismondi alle chitarre e Pasquale Venditto alla batteria.

«Teramo è la città di mio padre e portare qui questo progetto è un’emozione enorme. La fusione tra il tour per i suoi 80 anni e il Premio Pigro crea una tempesta perfetta perché non sarà solo un concerto celebrativo, ma una grande festa di compleanno. Sul palco ci saranno tanti amici che hanno voluto rendere omaggio alla sua storia – da artisti che appartengono alla sua stessa generazione a nuove voci che ne raccolgono l’eredità – ognuno porterà il proprio sguardo e la propria sensibilità. Canteremo i brani più amati, quelli che tutti conoscono, ma anche alcune gemme meno frequentate che raccontano lati diversi della sua scrittura. L’affetto che ancora circonda mio padre è la prova di quanto la sua musica resti viva: con queste canzoni oggi papà è più presente che mai» – Filippo Graziani

Il concerto sarà affidato a una formazione musicale solida e affiatata, che accompagna Filippo Graziani nel suo tour: Tommy Graziani alla batteria, Francesco Cardelli al basso, Riccardo Cardelli polistrumentista, Massimo Marches alle chitarre, Stefano Zambardino alle tastiere, Marco Gentile al violino e Marco Pretolani al sax.

“OTTANTA. Buon Compleanno Ivan” è un progetto nato per celebrare gli ottant’anni dalla nascita del cantautore, una festa itinerante, travolgente, intensa, capace di accendere il pubblico con i brani più celebri e con gemme rare, scelte da Filippo per offrire uno sguardo intimo e personale sul repertorio paterno. Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma di un atto d’amore creativo, in cui l’essenza dei brani resta intatta, ma si rinnova grazie agli arrangiamenti originali di Filippo, che da oltre dieci anni si dedica con dedizione alla riscoperta e alla diffusione del patrimonio musicale di Ivan.

Quella del 29 agosto a Teramo, Piazza dei Martiri, sarà la celebrazione di un compleanno speciale nella casa di Ivan, con amici, familiari e artisti che si stringono in un’unica, grande festa. Un evento che racconta come Ivan Graziani continua a parlarci oggi, con la stessa forza e libertà di sempre.

Salvini ha detto che quelli che ha rivolto a Macron non sono insulti

Rimini, 27 ago. (askanews) – “L’insulto vuol dire offendere qualcuno sul tuo aspetto fisico, sulla tua famiglia. Dire a una persona che reiteratamente dice ‘Siamo pronti a combattere’ che io non ho nessuna intenzione che i figli degli italiani vadano a combattere in Russia e Ucraina non è un insulto, è un ragionamento”. Il vicepremier Matteo Salvini al Meeting di Rimini ha difeso le sue parole sul presidente francese Emmanuel Macron.

“‘Tàches al tram’ in milanese, c’è anche la versione napoletana, la versione romana, è qualcosa di simpatico per dire ‘vai avanti te che a me vien da ridere’, citando qualcosa di cinematografico”, ha spiegato Salvini. “Con tutto il rispetto per la massima carica francese che continua a dire ‘Vi offro io l’ombrello nucleare’. Il 14 luglio ha detto ‘Siamo pronti a combattere’. No, non facciamo lavorare i militari per chiudere il conflitto fra Russia e Ucraina. Facciamo lavorare gli ambasciatori e i diplomatici”.

“Quando parti per fare la guerra in Russia, da Napoleone a Hitler non finisce mai bene – ha proseguito -. Quindi i nostri figli non sono pronti a combattere. Punto e basta. Se vuole andarci Macron, ci vada Macron”.

Sulla reazione francese, Salvini ha ironizzato: “Con quello che scrivono su di me dovrei convocare gli ambasciatori di tre quarti del mondo ogni settimana”. “C’è una situazione economica e sociale complessa in Francia, nelle banlieue parigine e non solo”, ha aggiunto.

“Il governo italiano tutto, non il ministro Salvini, non manderà mai un soldato italiano a combattere, a sparare, a morire in Russia o in Ucraina. Punto. Su questo nessuno mi farà mai cambiare idea”, ha concluso il vicepremier.

Italia-Francia, Salvini: non è insulto dire a Macron "tàches al tram"

Rimini, 27 ago. (askanews) – “L’insulto vuol dire offendere qualcuno sul tuo aspetto fisico, sulla tua famiglia. Dire a una persona che reiteratamente dice ‘Siamo pronti a combattere’ che io non ho nessuna intenzione che i figli degli italiani vadano a combattere in Russia e Ucraina non è un insulto, è un ragionamento”. Il vicepremier Matteo Salvini al Meeting di Rimini ha difeso le sue parole sul presidente francese Emmanuel Macron.

“‘Tàches al tram’ in milanese, c’è anche la versione napoletana, la versione romana, è qualcosa di simpatico per dire ‘vai avanti te che a me vien da ridere’, citando qualcosa di cinematografico”, ha spiegato Salvini. “Con tutto il rispetto per la massima carica francese che continua a dire ‘Vi offro io l’ombrello nucleare’. Il 14 luglio ha detto ‘Siamo pronti a combattere’. No, non facciamo lavorare i militari per chiudere il conflitto fra Russia e Ucraina. Facciamo lavorare gli ambasciatori e i diplomatici”.

“Quando parti per fare la guerra in Russia, da Napoleone a Hitler non finisce mai bene – ha proseguito -. Quindi i nostri figli non sono pronti a combattere. Punto e basta. Se vuole andarci Macron, ci vada Macron”.

Sulla reazione francese, Salvini ha ironizzato: “Con quello che scrivono su di me dovrei convocare gli ambasciatori di tre quarti del mondo ogni settimana”. “C’è una situazione economica e sociale complessa in Francia, nelle banlieue parigine e non solo”, ha aggiunto.

“Il governo italiano tutto, non il ministro Salvini, non manderà mai un soldato italiano a combattere, a sparare, a morire in Russia o in Ucraina. Punto. Su questo nessuno mi farà mai cambiare idea”, ha concluso il vicepremier.

Mattarella (Invitalia): nel 2024 sostenute 63mila imprese

Rimini, 26 ago. (askanews) – “Proprio come mandato abbiamo quello di sostenere gli investimenti. Lo facciamo sia nel settore pubblico attraverso la nostra attivit di centrale di committenza, sia soprattutto attraverso il sostegno agli investimenti delle imprese”. Bernardo Mattarella, amministratore delegato di Invitalia, ha illustrato il ruolo dell’Agenzia al Meeting di Rimini.

“Da quelle che devono ancora nascere a quelle che devono crescere, quelle che fanno investimenti strategici. L’anno scorso abbiamo sostenuto oltre 63.000” imprese, “gestendo circa 17 miliardi di fondi pubblici”, ha spiegato Mattarella, evidenziando l’ampiezza dell’intervento dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa.

“Lo facciamo con la dotazione sia nazionale che europea e soprattutto con le regole, le nuove regole di ingaggio che ci lascia in realt il Pnrr – ha aggiunto l’amministratore delegato -. Sono regole che ci consentono di andare avanti soltanto raggiungendo determinati target e quindi avendo la certezza di colpire i risultati”.

Venezia82, applausi in sala per "La Grazia" di Sorrentino

Venezia, 27 ago. (askanews) – “La grazia” di Paolo Sorrentino è il primo film italiano in concorso all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Protagonista Toni Servillo nel ruolo di un presidente della Repubblica alla prese con due temi cruciali la firma della legge sull’eutanasia e due richieste di grazia. Nel ruolo della figlia, Anna Ferzetti, anch’ella giurista. Applausi in sala al termine della proiezione riservata alla stampa e in conferenza stampa per il regista e il cast del film. Sorrentino ha raccontato di essersi ispirato al film Decalogo di Kieslowski.

Il film, ha spiegato il regista in conferenza stampa “nasce da uno spunto di cronaca che vedeva il presidente Mattarella concedere la grazia a un uomo che aveva ucciso la moglie malata di Alzheimer, da qui mi è venuta l’idea di incentrare il film su presidente della Repubblica. Il concetto di grazia riguarda anche l’atteggiamento sul mondo e sulla vita. Mi piaceva l’idea che il presidente della Repubblica fosse innamorato della moglie che non c’era più’ e anche del diritto e di tutto quello che la politica dovrebbe incarnare, certo si intravede il nostro presidente della Repubblica, mi piaceva raccontare un politico che incarnasse idea alta della politica che molto spesso non è”.

Rispetto alla legge sul’eutanasia che in Italia ancora manca, il regista ha sottolineato :”Penso che il film possa provarci anche se i cinema non ha l’impatto di una volta posso augurarmi che questo film possa portare l’attenzione su un tema fondamentale come quello dell’eutanasia”.

Servillo ha ribadito il suon rapporto ormai consolidato col regista che l’ha diretto in molti film.” Non è mai capitato di litigare con Paolo, tutti i film che abbiamo fatto si sono svolti in atmosfera serena e affettuosa. Ci divide il fatto che la musica che piace a Paolo non piace a me, io sono un amante della musica classica. siamo venuti insieme con una certa sconsideratezza legata alla gioventù tornare qui con un film in concorso con un personaggio così complesso e rilanciare senza accontentarsi del già fatto e questo e’ molto bello ci siamo fatti del bene reciproco. Non ho niente in comune con il mio personaggio. Non sono né Jep né Titta, quindi non ho niente a che fare con Mariano De Santis. Paolo fornisce già degli ottimi dialoghi per gli attori. Quando potevo indulgere nell’emotivita’ Paolo mi diceva ricordati che sei il presidente della Repubblica e quindi dovevo mantenere un atteggiamento di decoro imposto dalla carica istituzionale”.

Anna Ferzetti ha invece attinto al suo rapporto col padre per interpretare il suo ruolo di figlia:” per me invece l’influenza di mio padre ha contato e mi ha aiutato a capire delle cose di me, questo amore per il padre è la passione sicuramente ci sono cose mie”.

I protagonisti del film potrebbero far pensare a due presidenti l’attuale Sergio Mattarella e Oscar Luigi Scalfaro, tuttavia Servillo ha poi spiegato che non c’è il riferimento a un preciso presidente. “Ci sono stati molti presidenti democristiani, vedovi, uomini di legge, molti con una sola figlia e molti napoletani, grande spettro di personaggi a cui fare riferimento. Sono padre e figlia entrambi innamorati della legge e questo è il tema che mi ha ispirato. Il fatto che sono due giuristi. Tornando alla musica devo ammettere che mi sono sentito molto più a mio agio a cantare il coro degli alpini rispetto al rap di Gue’, mio figlio quando ha saputo che lo facevo è impazzito dalla gioia”.

Agricoltura, Lollobrigida: svuotati cassetti, impegno da 54% a 79%

Rimini, 26 ago. (askanews) – Il ministero dell’Agricoltura ha “svuotato i cassetti da risorse non spese” aumentando la capacit di impegno “dal 54% al 79%” in due anni e mezzo. Il ministro Francesco Lollobrigida ha illustrato i risultati ottenuti durante una conferenza stampa al Meeting di Rimini, esprimendo sostegno al collega Giorgetti. “Ho sentito il collega Giorgetti oggi, impegnatissimo al ministero perch sta lavorando, come ha lavorato in tutti questi mesi, per rendere l’Italia pi forte”, ha dichiarato Lollobrigida sui possibili risparmi ai ministeri in vista della manovra.

“Bisogna spendere bene le risorse che si hanno e riuscire a mettere a terra le risorse che vengono previste nelle Leggi finanziarie. quello che abbiamo voluto fare nel nostro settore”, ha spiegato il ministro, rivendicando l’efficientamento della spesa pubblica.

“Abbiamo svuotato i cassetti da risorse non spese che risultavano impegnate in termini di bilancio complessivo dello Stato, ma che non venivano erogate a cittadini e imprese”, ha precisato Lollobrigida.

“Spendere bene, riuscire a garantire un’economia forte e rendersi pi credibili per poi risparmiare sugli interessi sul debito un risultato che stiamo conseguendo. Confido che il collega ministro Giorgetti continui in questo eccezionale lavoro”, ha concluso.

Fitto: Ue accordo migliore sui dazi, alternativa era guerra commerciale

Rimini, 26 ago. (askanews) – “Vedo un’Europa che sta facendo alle condizioni date il lavoro migliore possibile”. Il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Raffaele Fitto, ha difeso l’operato dell’Unione durante il Meeting di Rimini, soffermandosi sull’accordo sui dazi con gli Stati Uniti.

“L’accordo sui dazi era indispensabile perch, come sappiamo, l’Europa ha avuto un accordo migliore rispetto a tutti gli altri interlocutori, quindi l’alternativa sarebbe stata una guerra commerciale”, ha spiegato Fitto, sottolineando l’importanza dell’intesa raggiunta.

Il vicepresidente della Commissione ha evidenziato come il lavoro non sia concluso: “Bisogna lavorare in questa direzione e per migliorarlo ancora c’ un confronto in corso, quindi mi auguro che si possa procedere”.

“Sulla questione dei conflitti – ha aggiunto Fitto – siamo in un’Europa che con il lavoro degli Stati membri si muove in questa situazione”. “Anche questo un tema complesso. La Commissione europea insieme con gli Stati membri svolge un’azione in questa direzione. Infatti negli Stati Uniti gli incontri erano tra Trump, la presidente von der Leyen e cinque leader europei”, ha precisato Fitto, evidenziando il coinvolgimento diretto delle istituzioni europee.

Sulla presunta “reprimenda” di Mario Draghi all’Europa, il vicepresidente ha chiarito la sua posizione: “Questa una sua conclusione. Io sto lavorando e sto spiegando quelle che sono le posizioni che la Commissione Europea sta portando avanti”.

“Non penso che sia stata una reprimenda, sia stata un’analisi e che sia finalizzata e rivolta alla Commissione Europea”, ha concluso Fitto, interpretando le parole dell’ex presidente della Bce come un contributo di riflessione piuttosto che una critica diretta all’operato delle istituzioni comunitarie”.

Sanit, Lollobrigida: grande stima per Schillaci, polemica senza senso

Rimini, 26 ago. (askanews) – “La stima per il collega Schillaci oggettiva ed un grande scienziato. stata montata una polemica che aveva poco senso”. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha difeso il collega della Salute durante una conferenza stampa al Meeting di Rimini sulla vicenda del Nitag.

“Abbiamo condiviso insieme delle leggi importanti, prima delle quali quella contro il cibo sintetico, firmata da me e dal collega scienziato Schillaci”, ha ricordato Lollobrigida, rivendicando le proprie dichiarazioni “rispetto al pluralismo, la possibilit in ogni luogo di poter avere opinioni diverse ovviamente garantendo quelle che sono le opinioni della scienza”.

Il ministro ha precisato la sua posizione sui vaccini: “Vanto all’interno della mia famiglia il numero pi alto di medici tra i politici italiani e sono un convinto sostenitore di politiche che servono a mitigare i rischi e tutte le patologie, tra le quali ovviamente quelle prevenibili con i vaccini”.

“Per – ha aggiunto Lollobrigida – ritengo sia utile un dibattito dando la possibilit anche a chi non convintissimo di alcune fasi di applicazione vaccinale di poter dire la propria. Non credo ci sia niente di male. Chi crede nella forza delle proprie argomentazioni non certamente spaventato dal dibattito. La mia conferma non solo della stima verso il collega, ma anche dell’amicizia personale. Non c’ nessun tipo di fatto e di atto che mette in discussione il ministro dell’attuale governo”, ha concluso il ministro dell’Agricoltura.

Lo youtuber di theShow chiede l’autografo alla Premier Meloni

Rimini, 27 ago. (askanews) – Siparietto all’arrivo di Giorgia Meloni al Meeting di Rimini. Alessio Stigliano uno dei due youtuber del duo

“theShow” con tanto di libro della premier e camicia che la ritrae stampata sulla schiena, ha chiesto alla Presidente del Consiglio di autografare la sua copia di “Io sono Giorgia”. Poi le ha detto che le aveva portato anche dei meloni ma che la digos li ha sequestrati. Giorgia Meloni ha firmato e ha sorriso alla battutta. I “theShow” sono un duo di youtuber, composto da Alessio Stigliano e Alessandro Tenace e sono soliti realizzare candid camera, ispirandosi ai formati degli youtuber americani.

Dazi, Scocchia (Illy): dazi 15% su caff hanno impatto su marginalit

Rimini, 26 ago. (askanews) – I dazi americani del 15% sul caff avranno “un impatto significativo sulla marginalit” di Illy. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato, Cristina Scocchia, ad askanews al Meeting di Rimini. “Il mercato americano per noi molto importante, il secondo pi grande dopo l’Italia. L’Italia conta circa il 30% dell’azienda, gli Stati Uniti il 20% del fatturato, quindi il peso dei dazi si far sentire”.

“Andremo a cercare nuove opportunit di crescita – ha spiegato Scocchia – in mercati che possiamo considerare pi facili da penetrare in questo momento”.

L’amministratore delegato ha descritto il momento come una “tempesta perfetta per il mondo del caff”: “Per oltre 6 anni, tra il 2015 e il 2021, il prezzo del caff si mantenuto tra i 100 e 130 centesimi per libbra. Da allora iniziato un trend rialzista che purtroppo non si ancora fermato”.

“Oggi siamo a circa 280 centesimi per libbra, quindi tre volte e mezzo la media storica e questo, oltre ai dazi e ancora di pi dei dazi, pone molta pressione su tutte le aziende del settore”, ha concluso Scocchia, evidenziando come l’aumento delle materie prime rappresenti una sfida ancora maggiore rispetto alle nuove tariffe americane.

Il red carpet di Cl per la Meloni in stile Trump

Complice la platea amica di Cl, sempre pronta a riconoscersi nei messaggi profondi della destra, la Premier ha sfoderato gli artigli rivendicando le riforme che la collocano sul crinale di un trumpismo a sfondo egualmente autoritario.

Cosa scrivono le agenzie, in questo caso Askanews? “Andremo avanti con le tre grandi riforme” annunciate dal governo: oltre a quella della giustizia, il premierato e l’autonomia regionale. Il premierato, perchè l’elezione diretta del capo del governo è la garanzia più solida per la stabilità e la governabilità, che come stiamo vedendo sono straordinari fattori di competitività. E perchè l’lezione diretta del capo del governo è il modo migliore per affermare la democrazia, la corrispondenza col voto dei cittadini, per archiviare una volta per tutte la stagione dei governi diametralmente opposti all’esito elettorale”, ha affermato Meloni.

“Ad un potere esecutivo fortemente legittimato – ha aggiunto la Premuer– si deve accompagnare la responsabilità di chi amministra i territori e per questo andremo avanti con l’Autonomia regionale, stimolo e non svantaggio competitivo per i territori”.

Questo è il nucleo forte del discorso. Ora, il problema è come fronteggiare questa destra che vigoreggia sull’onda della lezione americana di Trump. Con la Schlein si scivola sul terreno di un populismo diversamente declinato, meno muscolare ma più ambiguo, che rende implausibile l’alternativa. Per questo si rende sempre più urgente la formazione di un’area di centro che “regga” l’urto del disegno, in piena fase di sviluppo, del blocco meloniano. Si tratta di compiere un salto di qualità di fronte alle incertezze e ai rinvii, chiamando a raccolta quanti non sono d’accordo – e probabilmente costituiscono la maggioranza del Paese – con questa dialettica inaccettabile tra una destra autoritaria (vedi premierato) e una sinistra a impronta radicale più che riformista.

Dal Meeting di Rimini vien fuori, dialetticamente, un invito alla rimobilitazione dell’universo – oggi troppo disperso – del cattolicesimo democratico e popolare.

L’arrivo di Giorgia Meloni al Meeting di Rimini tra gli applausi

Rimini, 27 ago. (askanews) – Giorgia Meloni arrivata alla fiera di Rimini per partecipare alla giornata conclusiva del Meeting di Comunione e liberazione. La premier, accolta dai vertici del movimento, dialogher alle 12 con il presidente della Fondazione per l’amicizia tra i popoli, Bernhard Scholz.

Applaudita da decine di partecipanti la premier stata accompagnato all’Interno del quartiere fieristico prima di recarsi in auditorio. Una sala da tutto esaurito per il discorso che affronter diversi temi, dalle guerre all’economia, dal ruolo dell’Unione europea fino ai temi pi interni al Paese come la denatalit e il sostegno alle imprese. Grande dispiegamento delle forze dell’ordine per il “ritorno” di Meloni, prima volta da premier al Meeting.

In fiera, in giornata, sar presente anche il vicepremier Matteo Salvini per il quale sono gi in programma diversi appuntamenti nel padiglione del ministero delle Infrastrutture.

Sogin: rinnovato protocollo legalità con prefetti di 8 province

Roma, 27 ago. (askanews) – È stato rinnovato per un ulteriore triennio il protocollo di legalità tra i Prefetti delle otto province interessate dai lavori di dismissione degli impianti nucleari (Alessandria, Caserta, Latina, Matera, Piacenza, Roma, Varese, Vercelli) e Sogin, la Società pubblica specializzata nel settore nucleare che si occupa dello smantellamento di queste strutture. Lo comunica la società in una nota.

Il protocollo ha l’obiettivo di prevenire ogni possibile infiltrazione della criminalità nell’ambito degli appalti per lavori, servizi e forniture collegati alle attività della Società.

“Questo rinnovo – si legge nella nota – conferma l’impegno condiviso delle Prefetture e di Sogin nel garantire legalità, sicurezza e trasparenza lungo tutto il processo di esecuzione degli appalti, tutelando così il valore sociale, industriale ed economico dei siti nucleari italiani”.

Il Protocollo, firmato per la prima volta nel 2011, prevede la richiesta delle informative antimafia per l’intera filiera di imprese e fornitori che eseguono lavori di valore pari o superiore a 200mila euro e servizi e forniture di valore pari o superiore a 150mila euro negli impianti nucleari gestiti da Sogin. In particolare, il Protocollo prevede le verifiche antimafia ai sub-appalti indipendentemente dal loro valore economico e ai sub-affidamenti per prestazioni maggiormente a rischio di infiltrazioni mafiose, quali: trasporto di materiali a discarica, trasporto e smaltimento rifiuti, fornitura e/o trasporto terra, materiali inerti, calcestruzzo, ferro lavorato e noli di macchinari, etc.

Inoltre, per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata, il Protocollo pone particolare attenzione alle modalità di assunzione della manodopera attraverso procedure di reclutamento di massima trasparenza.

L’appello del Papa: cessate il fuoco permanente in Terrasanta

Milano, 27 ago. (askanews) – “Venerdì scorso abbiamo accompagnato con la preghiera e con il digiuno i nostri fratelli e le nostre sorelle che soffrono a causa delle guerre. Torno oggi a rivolgere un forte appello sia alle parti implicate che alla comunità internazionale affinché si ponga termine al conflitto in Terra Santa, che tanto terrore, distruzione e morte ha causato”. Lo ha detto Papa Leone XIV al termine dell’udienza generale.

“Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate-il-fuoco permanente, si faciliti l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari e venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l’obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione” ha proseguito il Pontefice, aggiungendo “mi associo alla Dichiarazione congiunta dei Patriarchi greco-ortodosso e latino di Gerusalemme, che ieri hanno chiesto di ‘porre fine a questa spirale di violenza, di porre fine alla guerra e di dare priorità al bene comune delle persone'”.

Scuola, Meloni: assicurare alle famiglie piena libertà educativa

Milano, 27 ago. (askanews) – “Non dobbiamo avere timore nel completare il percorso avviato e trovare gli strumenti che assicurino alle famiglie, in primis le famiglie con minori capacità economiche, di esercitare pienamente la libertà educativa sancita dalla Costituzione”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo alla 46esima edizione del Meeting di Rimini.

“L’Italia – ha sottolineato – rimane l’ultima nazione dell’Unione europea senza una effettiva parità scolastica. Credo sia giusto ragionare sulla questione con progressività e buonsenso sgomberando il campo dai pregiudizi ideologici che per troppo tempo hanno impedito di affrontare seriamente il tema”.

Governo, Meloni: avanti con premierato e Autonomia

Milano, 27 ago. (askanews) – “Andremo avanti con le tre grandi riforme” annunciate dal governo: oltre a quella della giustizia, il premierato e l’autonomia regionale. Lo ha ribadito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo alla 46esima edizione del Meeting di Rimini.

“Il premierato, perchè l’elezione diretta del capo del governo è la garanzia più solida per la stabilità e la governabilità, che come stiamo vedendo sono straordinari fattori di competitività. E perchè l’lezione diretta del capo del governo è il modo migliore per affermare la democrazia, la corrispondenza col voto dei cittadini, per archiviare una volta per tutte la stagione dei governi diametralmente opposti all’esito elettorale”, ha affermato Meloni.

“Ad un potere esecutivo fortemente legittimato – ha aggiunto – si deve accompagnare la responsabilità di chi amministra i territori e per questo andremo avanti con l’Autonomia regionale, stimolo e non svantaggio competitivo per i territori”.

Famiglia, Meloni: con Salvini lavoriamo a Piano Casa giovani coppie

Milano, 27 ago. (askanews) – Serve “un clima culturale nuovo” intorno alla famiglia e alla genitorialità, e Giorgia Meloni ‘chiama’ il Meeting di Rimini a costruirlo insieme. Intervenendo alla 46esima edizione del Meeting, la presidente del Consiglio ha annunciato che “stiamo lavorando con il ministro delle Infrastrutture ad un Piano casa a prezzi calmierati per giovani coppie, perchè senza casa non si può costruire una famiglia”, e ha poi ricordato le misure introdotte dal governo sul tema. Ma ha avvertito: “Tutto rischia di essere vano senza un clima culturale nuovo che dobbiamo costruire insieme. Per troppo tempo cattivi maestri hanno detto che la genitorialità era un concetto vecchio, arcaico, patriarcale, ma non c’è nulla di moderno nell’affittare un utero, o nel dire che i figli non vanno messi al mondo perchè inquinano. Solo l’ignoranza può sostenere queste tesi deliranti e con l’ignoranza non si può costruire nessuna modernità”, ha concluso la premier.

Meloni: la droga fa schifo, oggi vado a San Patrignano

Roma, 27 ago. (askanews) – “Ricostruire con mattoni nuovi vuol dire anche dire la verità, dire cose banali che ideologie irragionevoli hanno tentato di negare. Dire che la droga fa schifo, ti distrugge la vita, ti riduce a uno schiavo ma se cadi nella dipendenza non sei perduto, se chiedi aiuto qualcuno ti prenderà per mano per costruire insieme un futuro di libertà. Una di queste realtà è qui vicino, San Patrignano, sarò loro ospite tra poco”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo al Meeting di Cl a Rimini.

Ue, Meloni: bene Draghi, Bruxelles rischia irrilevanza geopolitica

Roma, 27 ago. (askanews) – “L’Unione europea rischia di essere sempre più condannata all’irrilevanza geopolitica, incapace di rispondere alle sfide della competitività, come giustamente rilevato da Mario Draghi”. Lo ha detto presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo al Meeting di Cl a Rimini.

“Molte critiche all’Ue – ha aggiunto – le condivido così tanto che le ho dette negli anni. Siamo in una fase di enormi mutamenti, sono saltati i paradigmi su cui costruire, autocrazie ciniche ci sfidano, ma abbiamo anche una grande opportunità che sapremo cogliere solo se sapremo riscoprire la nostra anima e radici anche culturali e religiose colpevolmente negate anni fa. Se non sai chi sei, non puoi neanche definire il tuo ruolo nel mondo, la tua missione nella storia”.

Usa ‘supervisori’ delle garanzie per Kiev, Trump: Lavrov dice stronzate

Roma, 27 ago. (askanews) – Gli Stati Uniti non lasceranno sola l’Ucraina e sono pronti ad essere parte delle garanzie di sicurezza richieste da Kiev per il difficile dopoguerra. Secondo il Financial Times, hanno proposto il rafforzamento del sostegno a Kiev, a condizione che i Paesi europei si impegnino a dispiegare in Ucraina decine di migliaia di soldati. La proposta, ancora reversibile secondo le fonti del Ft, segna un cambiamento rilevante rispetto alla posizione della stessa amministrazione Trump. E avviene mentre il presidente americano segnala la propria irritazione per la frenata russa nei colloqui con l’Ucraina. “Sono tutte stronzate”, ha affermato commentando le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo riguardo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

INTELLIGENCE E SUPERVISIONE Gli Stati Uniti si sono detti pronti a fornire risorse di intelligence e la supervisione sul campo di battaglia di qualsiasi piano di sicurezza occidentale pensato per il dopoguerra in Ucraina. Secondo fonti citate dal Financial Times, Washington ha anche messo sul piatto uno scudo di difesa aerea a guida europea per il paese, in modo da scoraggiare un futuro attacco da parte della Russia dopo un eventuale accordo di pace.

L’offerta statunitense, formulata in una serie di incontri tra funzionari della sicurezza nazionale e leader militari degli Stati Uniti e dei principali paesi europei negli ultimi giorni, è subordinata all’impegno delle capitali europee a schierare decine di migliaia di truppe in Ucraina.

LA POSIZIONE DI TRUMP Nel corso dell’incontro aperto alla stampa con il suo Gabinetto di Governo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rappresentato le proprie intenzioni in merito al conflitto ucraino, dichiarando che gli States non sono più coinvolti nel finanziamento dell’Ucraina, ma ha comunque ribadito il proprio impegno per cercare di fermare le ostilità.

“Non siamo più coinvolti nel finanziamento dell’Ucraina, ma siamo impegnati a cercare di fermare la guerra e le uccisioni in Ucraina” ha dichiarato Trump, per poi aggiungere che “stiamo vendendo missili ed equipaggiamento militare, milioni e milioni, e in definitiva miliardi di dollari, al popolo della Nato”.

Etichettando il presidente Zelensky come un “grande venditore” che “ogni volta che se ne andava dalla Casa Bianca si portava via milioni di dollari”, Trump ha rimarcato l’impegno statunitense di non spendere “più un soldo per l’Ucraina” ma di trattare solo con la Nato.

VERTICE BILATERALE Sulle difficoltà esistenti in merito alla possibilità di un incontro bilaterale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ed il presidente russo Vladimir Putin, Donald Trump ha evidenziato come nel corso dell’ultima telefonata avuta con il presidente Putin sia emerso che la riluttanza del leader del Cremlino ad incontrare il presidente Zelensky derivi da un astio profondo che egli nutre per l’omologo ucraino.

“Ogni conversazione che ho con lui (Putin, ndr) è una bella conversazione, e poi, sfortunatamente, viene sganciata una bomba su Kiev o da qualche altra parte, e allora mi arrabbio molto, penso che riusciremo a portare a termine la guerra però è dura”, ha dichiarato alla stampa il presidente Trump.

Donald Trump, ha vieppiù dichiarato di avere in mente qualcosa di “molto serio” in termini di sanzioni economiche contro Mosca se non si raggiungerà un accordo di pace tra la Russia e l’Ucraina.

“Voglio vedere che si raggiunga quell’accordo. È molto, molto serio ciò che ho in mente se dovrò metterlo in atto, ma voglio che si arrivi a un accordo…Abbiamo sanzioni economiche. Parlo di sanzioni economiche perché non entreremo in una guerra mondiale”, ha detto il presidente alla stampa, rispondendo a una domanda riguardo a un’eventuale scadenza per la Russia dopo il vertice in Alaska.

Il presidente Trump si è inoltre scagliato contro le accuse mosse dal ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov nei confronti di Volodymyr Zelensky. Infatti, nel corso di un’intervista alla NBC News, il ministro Lavrov aveva dichiarato di non ritenere il presidente Zelensky la persona legittimata a firmare i documenti relativi all’accordo ucraino. La risposta di Trump non ha lasciato spazio ad interpretazioni, dicendo che quanto dichiarato da Lavrov sono “tutte stronzate”.

“Non importa cosa dicono. Tutti si atteggiano. Sono tutte stronzate”, ha affermato Trump in merito alle dichiarazioni di Lavrov.

WITKOFF INCONTRA FUNZIONARI UCRAINI A NEW YORK Nel corso di un’intervista a Fox New, l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff ha dichiarato che incontrerà i funzionari ucraini a New York questa settimana.

“Questa settimana incontrerò gli ucraini” ha dichiarato Witkoff, sottolineando che l’incontro avverrà a New York. “Questo è un segnale importante. Parliamo con i russi ogni giorno”, ha aggiunto Witkoff.

“Putin vuole la pace”, ha proseguito Witkoff e il segnale di questa volontà è che il Cremlino ha messo una “proposta di pace sul tavolo che riguarda il Donetsk”. Ciononostante, l’inviato statunitense ha ribadito la difficoltà nel trovare una mediazione in questo conflitto.

M.O., Meloni: reazione Israele oltre limite proporzionalità

Milano, 27 ago. (askanews) – “Noi non abbiamo esitato un solo minuto nel sostenere il diritto alla sicurezza e all’autodifesa di Israele dopo il massacro del 7 ottobre compito da terroristi che da troppo tempo si fanno scudo dei civili, ma non possiamo tacere ora di fronte ad una reazione di Israele andata oltre il principio di proporzionalità, mietendo troppe vittime innocenti, arrivando a colpire anche le comunità cristiane che sono fattore di equilibrio nella Regione e che ora sta mettendo a repentaglio la prosoettiva storica di due popoli e due Stati”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo alla 46esima edizione del Meeting di Rimini.

“Condanniamo – ha aggiunto – l’uccisione dei giornalisti a Gaza, inaccettabile attacco alla libertà di stampa e a tutti coloro che rischiano la vita per raccontare l’orrore della guerra. Chiediamo a tutte le nazioni di fare pressione su Hamas per rilasciare gli ostaggi e chiediamo a Israele di cessare gli attacchi, di fermare l’occupazione militare di Gaza, di porre fine all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, di consentire l’accesso degli aiuti nella Striscia, di partire dalle proposte dei Paesi arabi per trovare una soluzione”.

Ucraina, Meloni: spiragli di negoziato, dobbiamo crederci

Roma, 27 ago. (askanews) – “Dopo tre anni e mezzo in cui la Russia non aveva dato nessun segnale di dialogo si sono aperti spiragli per un percorso negoziale in Ucraina grazie all’iniziativa di Trump e soprattutto all’eroica resistenza del popolo ucraino e al compatto sostegno garantito dall’Occidente, dall’Europa e dall’Italia, nonostante un’opinione pubblica non sempre convinta. In questa opportunità dobbiamo credere fortemente portando contributo idee e proposte”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo al Meeting di Cl a Rimini.

Servono “robuste garanzie di sicurezza per l’Ucraina, è il punto di partenza, il presupposto non scontato stabilito a Washington. La proposta italiana su un meccanismo basato sull’articolo 5 (del trattato Nato, ndr) è attualmente la principale sul tavolo, un possibile contributo che la nostra nazione ha dato di cui dobbiamo essere fieri”, ha aggiunto.

Come aumenta la spesa delle famiglie, meno cibo e più tecnologia

Roma, 27 ago. (askanews) – Nel 2024 la spesa delle famiglie è in aumento, +239 euro pro capite rispetto al 2024, risultando tuttavia ancora lontana dai massimi del 2007 (-220 euro). Negli ultimi trent’anni sono balzati i consumi dedicati alla tecnologia e al tempo libero, mentre sono in calo quelli per cibo ed energia domestica. E’ quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane tra 1995 e 2025.

La rivoluzione tecnologica ha lasciato il segno nei comportamenti di spesa degli italiani: negli ultimi tre decenni la spesa pro capite per informatica e telefoni ha registrato una crescita vertiginosa di quasi il 3.000%. In parallelo, anche i consumi legati alla fruizione del tempo libero – in particolare i servizi culturali e ricreativi – hanno mostrato un progresso significativo, con un aumento reale di oltre il 120%.

Ad eccezione del comparto tecnologico e del tempo libero, poche altre voci mostrano segnali strutturali di espansione. Le spese per viaggi e vacanze (+18%) e ristorazione (+25,7%) – sebbene in ripresa – non hanno ancora recuperato completamente le perdite post-pandemiche. Al contrario, il contenimento della domanda di beni tradizionali continua a consolidarsi anche nel 2025, segno di una prudenza che riflette sia scelte culturali che incertezze percepite.

Calano, invece, le categorie più consolidate: alimentari e bevande segnano un calo del 5,1% rispetto al 1995, l’abbigliamento perde lo 0,5% e i mobili ed elettrodomestici restano sostanzialmente stabili (+0,8%).

In contrazione anche il consumo reale di energia domestica (-35,1%), dovuto principalmente alla crescente attenzione al risparmio e all’efficienza energetica, sebbene il prezzo unitario dell’energia sia cresciuto notevolmente.

Veneto, Salvini: lista Zaia? Spero di sì, parlaremo con gli alleati

Roma, 27 ago. (askanews) – Ci sarà una lista Zaia, guidata cioè dal presidente uscente della Regione Veneto alle prossime elezioni regionali? Matteo Salvini, segretario della Lega, rilancia l’ipotesi in una intervista a IlSussidiario.net: “Spero di sì, ne parleremo con gli alleati e confido – dice – che avremo un accordo chiaro al più presto”.

A giudizio del vicepresidente del Consiglio “il Veneto è un esempio di governo eccellente: sarebbe un errore cambiare lo schema di un centrodestra a guida leghista”.

Ucraina, Prodi: Europa come uno scolaretto a Washington, umiliante

Roma, 27 ago. (askanews) – “In pochi sulla stampa hanno dipinto l’incontro di Washington nelle cifre giuste. Ossia lo scolaretto Europa che prende lezione dal professore in cattedra. Non ho mai visto un incontro internazionale in cui fisicamente non si fosse attorno a un tavolo in una situazione di uguaglianza tra partecipanti. E invece gli europei stavano lì, contenti di andare a prendere ordini”. È questa la lettura che l’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, intervistato da Repubblica, ha offerto del recente vertice alla Casa Bianca sull’Ucraina.

“Per invertire la situazione è necessario un salto politico europeo”, ha osservato. “Draghi fa un’analisi perfetta, ma si sofferma solo sulle soluzioni di tipo economico. Bisogna fare debito comune? Certo. Ma ancor più servono la difesa comune e la politica estera comune. Altrimenti restiamo vassalli. Dobbiamo fare politica”. Ma a suo giudizio l’attuale classe dirigente europea non è in grado di riformare l’Unione in questo senso: “Con i governi di coalizioni sempre più complesse, è possibile avere una leadership? No”, ha commentato Prodi.

“Adagio adagio – ha detto fra le altre cose – si assiste al cedimento delle democrazie, mentre l’avvicinamento dei grandi poteri sta portando al trilateralismo Cina, Stati Uniti, Russia. Che poi un è trilateralismo che si riduce ad un bipolarismo perché il rapporto Cina-Russia non si spezza”.

Ue, Prodi: unanimità sucidio dell’Europa, referendum per eliminarla

Roma, 27 ago. (askanews) – “Finché non finisce l’unanimità non si esiste. È il suicidio dell’Europa”. Lo ha detto Romano Prodi in una intervista a Repubblica. Per evitarlo, è il suggerimento dell’ex presidente della Commissione Ue, “facciamo un grande referendum informale e chiediamo alle persone: volete un’Europa in grado di decidere? Volete togliere l’unanimità che è nemica della democrazia? Di fronte alle grandi scelte, la passione per l’Europa ritorna perché si fa politica solo se si affrontano i veri problemi. Bisogna scegliere di decidere, oppure andare a casa e fare dell’Unione europea un semplice trattato commerciale”.

M.O., Prodi: a Gaza perduto il patrimonio di ammirazione per Israele

Roma, 27 ago. (askanews) – Quello che accade a Gaza “Fa piangere il cuore e il cervello si rifiuta di credere a ciò che vede. Pensiamo solo alla trappola di ieri: si spara sull’ospedale, si aspetta che arrivino i soccorsi. È stato calpestato tutto, non solo le regole internazionali”. Lo ha detto Romano Prodi inm una intervista a Repubblica.

“Ho sempre ammirato – ha aggiunto l’ex presidente della Commissione europea – le prime generazioni d’Israele per la loro grande capacità di unire modernità a sacrificio e solidarietà. Questo patrimonio, oggetto di ammirazione della gran parte dell’umanità, è ora del tutto perduto”. L’Ue potrebbe bloccare gli accordi con Israele e riconoscere lo Stato di Palestina? “Dovrebbe, ma l’Europa non è in grado di decidere nulla”, ha replicato Prodi.

L’ombra del cesarismo: la lezione dimenticata di Sinclair Lewis

L’ascesa politica di Donald Trump, con modalità spesso in contrasto con i principi della democrazia americana, ha riaperto il dibattito sul destino stesso delle istituzioni liberali. In questo clima torna d’attualità It Can’t Happen Here, romanzo di Sinclair Lewis pubblicato nel 1935 e da poco riproposto in Italia con il titolo Qui non può succedere (Chiarelettere, 2024).

Lewis immaginava la conquista del potere da parte del senatore Berzelius “Buzz” Windrip, un leader populista che nel 1936 riesce a farsi eleggere presidente degli Stati Uniti, inaugurando una dittatura dagli echi europei.

Populismo e fascismo

L’autore scrive nel contesto delle dittature di Mussolini e Hitler, convinto che anche gli Stati Uniti potessero scivolare verso un modello simile. Centrale nel romanzo è la figura del giornalista Doremus Jessup, che rappresenta la coscienza critica ma esitante di una società incapace di reagire. Lewis gli attribuisce la colpa maggiore: non ai demagoghi, ma a chi, pur vedendo il pericolo, lo sottovalutò pensando che la “ridicola tirannide” non potesse durare.

I quindici punti di Windrip

Windrip conquista le masse con il suo proclama, i Quindici punti della vittoria per gli Uomini Dimenticati: un programma che propone il totale controllo statale della finanza, la nazionalizzazione di miniere e servizi pubblici, la subordinazione dei sindacati al governo e, soprattutto, la concentrazione dei poteri nelle mani del presidente, con un Congresso ridotto a organo consultivo e una Corte Suprema privata di ogni funzione di controllo. Un progetto di “cesarismo democratico” che inquieta per le somiglianze con derive contemporanee.

La fascinazione delle folle

Il personaggio di Windrip appare rozzo, incolto, persino ridicolo. Eppure riesce a incantare le masse con un linguaggio diretto, fatto di collera, umorismo cinico e promesse mirabolanti. Lewis lo descrive come un attore di genio: capace di urlare, gesticolare, vomitare cifre e dati falsi senza mai perdere l’applauso del pubblico. Una rappresentazione che evoca, in controluce, le strategie comunicative di Trump e di altri leader populisti del nostro tempo.

Un monito attuale

Ciò che colpisce, a quasi novant’anni dalla pubblicazione, è l’attualità della lezione di Sinclair Lewis. La democrazia non muore soltanto per mano dei dittatori, ma per l’inerzia di chi non reagisce, di chi si affida all’idea consolatoria che “qui non può succedere”. È questo il monito che la letteratura consegna alla politica di oggi, ben al di là della parabola di Trump.

Nota

Sinclair Lewis, Qui non può succedere, Chiarelettere  2024, traduzione di Massimo Bocchiola. Titolo originale: It Cant Happen Here, 1935.

Il Centro non è merce di scambio

È inutile girarci attorno. Del Centro nel sistema politico italiano c’è bisogno. E questo per la semplice ragione che in Italia, come amava sempre ripetere Guido Bodrato, “si vince al Centro” ma, soprattutto, “si governa dal Centro”. Un dato talmente scontato che, qualunque sia la provenienza politica e culturale del Presidente del Consiglio e della sua squadra di governo, non si può rinunciare, appunto, al ‘metodo’ e al ‘merito’ del Centro.

Tranne la nefasta, squallida ed indecente stagione di governo del populismo demagogico, giustizialista e qualunquista — quella del duo Conte/Salvini — la storia democratica del nostro paese ha sempre registrato una guida politica ispirata ad una credibile ed auspicata ‘politica di centro’.

La tentazione della svendita

Alla luce di questa considerazione, credo sia anche arrivato il momento per dire con chiarezza che il Centro si può rilanciare, riattualizzare e rideclinare concretamente nella cittadella politica italiana solo se non viene radicalmente svenduto. Per dirla con parole semplici ma oggettive, solo se il Centro non si allea con forze, partiti e soggetti politici che lo negano alla radice.

O meglio, che considerano il Centro e tutto ciò che lo caratterizza drasticamente irrilevante ed insignificante ai fini della costruzione del progetto politico complessivo della coalizione. Per fare un esempio concreto, lo potremmo riassumere con il cosiddetto “lodo Bettini”: l’idea di nascondere il Centro in una “tenda” solo per giustificare che l’alleanza di sinistra e progressista è anche plurale.

Il progetto Bettini/Renzi riduce il Centro e tutto ciò che lo rappresenta ad una banale, se non addirittura ridicola, appendice che viene zittita con una manciata di parlamentari — gentilmente regalati dagli azionisti di riferimento di quella coalizione — e che, di conseguenza, non gioca alcun ruolo politico né, tantomeno, programmatico.

Né con la sinistra egemonica, né con la Lega salviniana

Se nel campo della sinistra la situazione è quantomai chiara e persin troppo trasparente per essere ulteriormente descritta ed approfondita, nel campo del centrodestra il Centro non è politicamente, culturalmente e programmaticamente compatibile con le posizioni sovraniste, populiste e qualunquiste della Lega salviniana.

Sotto questo versante il progetto del leader di Azione, Calenda, è quantomai chiaro e lineare. Se il Centro, cioè, è solo una banale e grigia rendita di posizione oppure una squallida richiesta di alcuni posti in cambio del silenzio politico, ci troviamo di fronte solo a piccole e spregiudicate operazioni trasformistiche ed opportunistiche sostanzialmente incompatibili con la politica.

Un progetto ancora da costruire

Se, invece, il Centro vuole ritornare a giocare un ruolo politico e non marginale o del tutto periferico, non può che essere protagonista. Prima con la coerenza del progetto politico di un partito e poi all’interno di una coalizione che non sia pregiudizialmente ostile a quell’apporto.

Sempreché — e lo dico con un pizzico di amarezza e anche di sconforto — non decolli un’esperienza politica centrista, riformista, democratica e di governo che sia in grado di uscire dall’anonimato e che ritorni ad essere protagonista nel dibattito politico italiano.

Ma questo progetto, purtroppo, ancora non si intravede all’orizzonte.

L’Aquila, il perdono come strada di pace

«Questo evento che ci apprestiamo a vivere è un faro di speranza perché ogni guerra può essere interrotta solo con l’atto del perdono. Solo se si riesce a perdonare si riesce ad attivare un percorso di riconciliazione».

Un dono che nasce dal perdono

Monsignor Antonio D’Angelo, arcivescovo de L’Aquila, è pienamente convinto che la 731ª Perdonanza celestiniana – che si celebrerà il 28 e 29 agosto nel capoluogo abruzzese all’interno della basilica di Santa Maria di Collemaggio – sarà non solo l’occasione per ottenere indulgenza e misericordia personale ma anche l’opportunità per chiedere il dono della pace per tutti quei luoghi del mondo dove si stanno consumando dolorosi conflitti e sanguinose violenze.

«Come Chiesa e come città – spiega l’arcivescovo in un colloquio con L’Osservatore Romano – abbiamo il compito di trasmettere questo messaggio universale».

 

La Porta Santa e lindulgenza

Fu con la Bolla pontificia Inter sanctorum solemnia che nel 1294 Papa Celestino V istituì questa celebrazione religiosa stabilendo che, dai vespri del 28 agosto a quelli del 29 agosto di ogni anno, chi avesse oltrepassato confessato e pentito la Porta santa della basilica di Collemaggio avrebbe ottenuto l’indulgenza plenaria.

«Quest’anno a presiedere la celebrazione della messa stazionale con il rito dell’apertura della Porta santa, che si svolgerà il 28 agosto alle ore 18.00, sarà il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin» ricorda monsignor D’Angelo.

Da quel momento in poi, fino al giorno successivo si succederanno celebrazioni eucaristiche e momenti di orazione che coinvolgeranno famiglie e malati; religiosi e catechisti; operatori delle forze armate e lavoratori. Ma nel cuore dell’arcivescovo de L’Aquila ci sono soprattutto i giovani: «È forte – dice – il rapporto che esiste tra i giovani e la Perdonanza. Da alcuni anni, la pastorale giovanile e quella vocazionale della nostra arcidiocesi stanno promuovendo la partecipazione alla celebrazione della messa a loro dedicata e alla veglia prevista nella notte del 28 agosto. La Perdonanza per i giovani è fondamentale affinché possano riscoprire l’incontro personale con l’amore di Cristo».

 

Un segno di fraternità universale

Nella Bolla d’indizione del Giubileo ordinario 2025 intitolata Spes non confundit Papa Francesco volle indicare espressamente il forte legame proprio con la Perdonanza celestiniana. Un fatto straordinario, afferma l’arcivescovo, che «testimonia, ancora una volta, il valore dell’evento voluto da Celestino V».

Papa Francesco ha usato un’espressione molto bella che parla di esperienze giubilari della religiosità e della spiritualità popolare. Per questo riconoscimento pontificio si collega alla Chiesa universale.

E la Spes non confundit è al centro anche della decisione che ha portato alla firma di un patto di amicizia tra la basilica di Collemaggio e quella della Porziuncola di Assisi avvenuto lo scorso 2 agosto, giorno della solennità del Perdono.

«Il luogo della misericordia che Papa Francesco ha indicato nel documento – conclude monsignor D’Angelo – sono Assisi, la basilica di Collemaggio con la Perdonanza e Santiago di Compostela. Allora insieme ad Assisi abbiamo pensato di programmare per il futuro delle iniziative per riaffermare la forza del perdono. Necessità ormai sempre più impellente in questa nostra società».

Nota

Articolo riproposto per gentile concessione del quotidiano vaticano. Data: 26 agosto 2025. Titolo originale: Un faro di speranza e riconciliazione. Autore: Federico Piana.

Amalfi, i terrazzamenti agricoli diventano patrimonio mondiale della Fao

Un nuovo sito italiano entra a far parte del patrimonio mondiale per l’agricoltura. I terrazzamenti in pietra a secco di Amalfi, coltivati con limoneti, uliveti e vigneti, sono stati riconosciuti dalla Fao come patrimonio dell’umanità, insieme ad altri due siti in Giappone. Si tratta di un importante traguardo internazionale che consacra l’impegno di un territorio nella salvaguardia del proprio paesaggio e delle proprie tradizioni agricole.

Un percorso decennale

«È il traguardo di una maratona che vede impegnata la nostra Amministrazione Comunale da quasi dieci anni», spiega il sindaco di Amalfi, Daniele Milano. Già nel 2018 la città aveva ottenuto l’iscrizione nel Registro nazionale dei Paesaggi Rurali Storici del Ministero dell’Agricoltura, unico sito della Campania. Da lì è partito l’iter per la candidatura internazionale, con un dossier redatto dall’architetto Giorgia De Pasquale e arricchito da consultazioni con istituzioni, agricoltori e cittadini che curano i terrazzamenti.

Agricoltura eroica sotto i riflettori

L’obiettivo, sottolinea Milano, era «accendere i riflettori sull’agricoltura eroica», una pratica che richiede sacrificio, passione e competenze tramandate. La candidatura è stata portata avanti con la consigliera delegata all’Agricoltura, professoressa Antonietta Amatruda, per sensibilizzare le istituzioni a prevedere misure concrete a sostegno di questo delicato sistema agricolo e paesaggistico. «Questo riconoscimento lo dedichiamo a tutti coloro che sono stati e sono il cuore pulsante dei terrazzamenti amalfitani», ha aggiunto il sindaco.

Piani di tutela e sostegno

Il riconoscimento si accompagna a un piano di azioni concrete per la tutela dei terrazzamenti. Il Comune ha avviato una manifestazione d’interesse per erogare contributi a chi cura e coltiva appezzamenti agricoli, misura sostenuta interamente con risorse comunali. È un segnale concreto per incoraggiare chi mantiene in vita un patrimonio che da oggi è ufficialmente riconosciuto a livello mondiale.

Tennis, Sinner: "Mi sento in buona forma fisica"

Roma, 27 ago. (askanews) – Un’ora e 39 minuti, per spazzare via Kopriva e le ultime scorie del virus, i dubbi e i timori che hanno caratterizzato la vigilia. Tanto è bastato a Jannik Sinner per superare il primo turno agli US Open 2025 e fare il primo passo nella sua difesa al titolo: “Mi sento in buona forma fisica – spiega nel corso della conferenza stampa nella main room del Billie Jean King National Tennis Centre – . Sono stati giorni di allenamento utili, soprattutto gli ultimi. Sento di essere in un buon momento fisico. È stato un buon primo turno, ne sono felice. E’ stata una giornata positiva, soprattutto perché i primi turni possono sempre essere complicati”. 12 mesi dopo, Jannik ricorda con piacere e introspezione lo scorso US Open: “Ricordo di aver avuto molti alti e bassi. Alcune partite non erano iniziate come avrei voluto e ricordo il match contro Tommy Paul, in cui ero sotto di un break. Poi riuscii a recuperare e da quel momento mi sentii molto meglio. Qui serve tempo per adattarsi alle condizioni e ogni giorno può essere diverso. Ogni anno le situazioni cambiano: emozioni, preparazione….vediamo cosa accadrà questa volta”. Il ‘viaggio nel tempo’ va ancora più indietro… al match stellare contro Carlos Alcaraz nel 2022, match che di fatto ha segnato l’inizio della loro grande rivalità: “Stavamo ancora imparando a conoscerci e non sapevamo cosa aspettarci dal futuro – racconta – . Da giovani le partite le affrontavamo quasi d’istinto, si andava in campo e si colpiva la palla. Ora occorre prepararsi tatticamente, emotivamente e mentalmente. È tutto diverso, perché negli ultimi tre anni ci siamo affrontati molte volte e ogni partita è diversa dal punto di vista tattico e bisogna sempre fare degli aggiustamenti. Di certo quella è stata una partita chiave”. Jannik non si definisce perfetto… qualche suo avversario delle ultime stagioni potrebbe dire il contrario: “Alla mia età ho già vissuto diverse situazioni e ora so come affrontare questo tipo di tornei – spiega -. In passato, nei giorni di riposo mi allenavo due ore in campo; ora, se sento la palla, è meglio riposare per avere più energie il giorno della partita. Sto imparando a gestire tutto, non sono perfetto ma sto imparando”. Nel secondo turno il numero 1 del mondo affronterà l’australiano Popyrin: “Lui è migliorato molto negli ultimi anni – spiega – , gli piace giocare qui, ha battuto Nole l’anno scorso, quindi devo stare molto attento. Spero di servire bene e di essere efficace in risposta. Abbiamo lavorato tanto negli ultimi cinque giorni, ora il grosso del lavoro è fatto; domani se ci alleneremo sarà soprattutto per tornare in palla”. Immancabile la domanda sul nuovo look di Alcaraz: “A me non stanno bene i capelli corti – dice sorridendo – magari sarebbe più comodo ma io li preferisco così. A lui stanno bene e comunque gli crescono molto velocemente, probabilmente tra due giorni sarà già tutto allineato” “Posso essere contento. Fisicamente sto molto bene, per quanto riguarda il tennis alcune cose sono andate molto bene mentre su altre dobbiamo lavorare. Sono soddisfatto, qui mi gioco tanto” ha detto Jannik a SuperTennis dopo la vittoria. A Flushing Meadows, infatti, Carlos Alcaraz ha la matematica possibilità di togliergli la posizione di numero 1 del mondo. “Cerchiamo sempre di migliorarci e di alzare il livello” ha aggiunto Sinner, 11mo giocatore nell’era Open con almeno una finale all’attivo in tutti i major in singolare maschile, che ha celebrato la 22ma vittoria di fila negli Slam sul cemento. “E’ la superficie che mi piace di più, qui mi sento un po’ a casa ma ogni volta è diverso” ha detto Jannik che punta a diventare il quarto a raggiungere cinque finali consecutive negli Slam in singolare maschile nell’era Open dopo Federer (10 in 2005-07, 8 in 2008-10), Djokovic (6 in 2015-16, 5 in 2020-21) e Nadal (5 in 2011-12). Arrivando a giocarsi il titolo, diventerebbe anche il quarto a raggiungere la finale in tutti gli Slam in una stagione nell’era Open dopo Laver (1969), Federer (2006-07, 2009) e Djokovic (2015, 2021, 2023).

L’attacco israeliano all’ospedale Nasser a Gaza, così l’ong smonta la ricostruzione dell’Idf

Roma, 26 ago. (askanews) – L’esercito israeliano ha annunciato oggi che da una “prima indagine” condotta sull’attacco messo a segno ieri all’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, costato la vita a 20 persone, tra cui cinque giornalisti, è stata presa di mira “una telecamera posizionata da Hamas” e che “sei delle persone uccise erano terroristi”.

“Da una prima indagine, sembra che le truppe della Brigata Golani, operanti nell’area di Khan Younis per smantellare le infrastrutture terroristiche, abbiano identificato una telecamera posizionata da Hamas nell’area dell’ospedale Nasser, usata per osservare le attività dei soldati delle Forze di difesa israeliane (Idf), con lo scopo di lanciare attività terroristiche contro di loro”, si legge nella nota diffusa dalle Idf, aggiungendo che per questo “le truppe hanno agito per rimuovere la minaccia colpendo e smantellando la telecamera e l’inchiesta ha dimostrato che le truppe hanno agito per rimuovere la minaccia”.

“La telecamera che l’esercito (israeliano, ndr) sostiene appartenesse ad Hamas è stata verificata dal nostro team di Euro-Med Human Rights Monitor come quella del fotografo Reuters, Hussam Al-Masri, ucciso nel primo attacco” lanciato ieri all’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, afferma il direttore dell’ong con sede in Svizzera, Ramy Abdul, dopo che l’esercito israeliano ha fatto sapere che obiettivo dell’attacco era “una telecamera posizionata da Hamas”.

Riguardo ai “sei terroristi” che l’esercito ha affermato di aver ucciso nell’attacco, diffondendone i nomi, Abdul ha aggiunto su X: “I nostri ricercatori di Euro-Med Human Rights Monitor hanno registrato l’arrivo del corpo di Omar Abu Teim il giorno prima dell’attacco all’ospedale, apparentemente rimasto ucciso in uno scontro con l’esercito israeliano”.

Un secondo uomo indicato dall’esercito israeliano, “Muhammed Abu Hadaf è stato ucciso un giorno prima dell’attacco al Nasser, all’alba, insieme a diversi membri della sua famiglia, in un attacco a una tenda a Mawasi Al-Qarara”, ha aggiunto Abdul, affermando che sono in corso le verifiche sugli altri quattro uomini indicati dall’esercito israeliano.

Intanto, l’amministrazione Trump resta in silenzio sull’attacco israeliano di ieri contro l’ospedale al Nasser a Khan Younis. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito l’attacco un “tragico incidente”, ma le Idf (Forze di Difesa israeliane) hanno in seguito dichiarato di aver mirato a una telecamera di sorveglianza di Hamas, pur ammettendo che l’episodio è ancora oggetto di indagine.

Alla richiesta di un commento sull’attacco, un portavoce del Dipartimento di Stato di Washington ha dichiarato: “Vi rimandiamo al governo di Israele”. Una linea sempre più adottata da un’amministrazione americana che si è dimostrata molto meno critica della precedente nei confronti della politica israeliana in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

Ucraina, Trump: senza accordo, ho in mente "qualcosa molto serio"

Roma, 26 ago. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di avere in mente qualcosa di “molto serio” in termini di sanzioni economiche contro Mosca se non si raggiungerà un accordo di pace tra la Russia e l’Ucraina.

“Voglio vedere che si raggiunga quell’accordo. È molto, molto serio ciò che ho in mente se dovrò metterlo in atto, ma voglio che si arrivi a un accordo…Abbiamo sanzioni economiche. Parlo di sanzioni economiche perché non entreremo in una guerra mondiale”, ha detto il presidente alla stampa, rispondendo a una domanda riguardo a un’eventuale scadenza per la Russia dopo il vertice in Alaska.

Witkoff: speriamo nella risoluzione del conflitto in Ucraina e a Gaza entro la fine dell’anno

Roma, 26 ago. (askanews) – Gli Stati Uniti sperano che il conflitto tra Russia e Ucraina possa risolversi entro la fine dell’anno. Lo ha dichiarato l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff.

“Russia-Ucraina, Iran, Israele-Hamas: questa settimana stiamo tenendo riunioni su questi tre conflitti e speriamo di risolverli entro la fine dell’anno”, ha affermato il funzionario durante una riunione di gabinetto.

I mediatori arabi stanno ancora aspettando che Israele risponda alla proposta da loro elaborata
sulla base del piano di Witkoff, proposta che Hamas ha accettato il 17 agosto. Anche gli Stati Uniti si sono astenuti dal commentare la proposta e sembrano invece sostenere i piani israeliani per prendere il controllo di Gaza City. Trump ha dichiarato ieri di ritenere che la guerra a Gaza
giungerà a una “conclusione definitiva” entro due o tre settimane, anche se non ha spiegato la logica di tale tempistica, già menzionata in altri contesti. L’operazione israeliana su Gaza City, tuttavia, dovrebbe durare diversi mesi. Witkoff ha affermato di sperare che il Comitato Nobel “si dia
una mossa” e assegni a Trump il Premio Nobel per la Pace, ricevendo applausi dagli altri membri del gabinetto presenti nella stanza.

Sinner al secondo turno agli Us Open, Kopriva battuto 6-1, 6-1, 6-2

Roma, 26 ago. (askanews) – Parte alla grande e con le marce altissime Jannik Sinner agli US Open. Il campione in carica batte in appena 98′ di gioco il ceco Vit Kopriva, 89 del ranking. Match dominato dall’azzurro, che ha fronteggiato appena 2 palle break in tutto l’incontro, centrando la 22esima vittoria di fila a livello Slam sul cemento. Buona risposta anche dal punto di vista fisico per Sinner dopo il ritiro nella finale di Cincinnati: per lui al 2° turno uno tra Popyrin e Ruusuvuori.