Home Blog Pagina 208

Nel 2025 in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora

Milano, 9 gen. (askanews) – Nel 2025 in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Il dato emerge dal dossier “La strage invisibile”, realizzato dall’Osservatorio fio.PSD, che dal 2020 monitora i decessi di chi vive senza un alloggio adeguato e ricostruisce numeri, profili e distribuzione territoriale del fenomeno.

Il report colloca queste morti dentro una dinamica ormai stabile su valori superiori alle 400 vittime annue e sottolinea che non si tratta di un evento circoscritto alle sole emergenze stagionali. Nel 2025, su 414 decessi complessivi, 226 sono avvenuti nei mesi invernali e primaverili, confermando che i periodi più duri restano quelli in cui freddo e fragilità sanitarie pesano di più su chi non dispone di un riparo adeguato. L’andamento mese per mese mostra una continuità senza interruzioni, con una media mensile compresa tra 21 e 44 decessi e un lieve calo nei mesi autunnali di settembre e ottobre. Nel dettaglio, a gennaio i decessi rilevati sono 44, a febbraio 38, a marzo 41, ad aprile 38, a maggio 33, a giugno 35, a luglio 33, ad agosto 37, a settembre 27, a ottobre 21, a novembre 37 e a dicembre 31. In termini stagionali il dossier registra 115 decessi in inverno, 111 in primavera, 99 in estate e 89 in autunno.

Sui profili delle vittime, la ricerca segnala le difficoltà nel reperire sempre età e cittadinanza ma ricostruisce un quadro prevalente. Nel 2025 le morti in strada riguardano soprattutto uomini, pari al 91,5%, e persone di nazionalità straniera, pari al 56,5%. Tra gli stranieri prevalgono i cittadini extraeuropei, 45%, con una presenza rilevante di persone provenienti dal Marocco, 10%, e dalla Tunisia, 3,5%. Il dossier indica anche un aumento di vittime provenienti da Stati indo asiatici, Bangladesh, India e Pakistan, pari al 5%. Gli stranieri di nazionalità europea rappresentano l’11,5% e provengono principalmente dalla Romania, 7,5%. La quota di cittadini italiani è pari al 29% ed è indicata in aumento rispetto all’anno precedente, quando era al 27%, mentre una parte dei casi resta non determinata, 14%.

Per l’età, il report rileva che si muore in tutte le fasce, dai pochi mesi di vita fino ai 90 anni. L’età media dei decessi è 46,3 anni, più alta tra gli italiani, 54,5, e più bassa tra gli stranieri, 42. A confronto, il dossier riporta l’età media di morte della popolazione italiana pari a 81,9 anni, dato utilizzato per evidenziare la riduzione drastica dell’aspettativa di vita legata alla permanenza in strada.

La geografia dei decessi mostra che il Nord resta l’area più colpita, con oltre metà dei casi: 29% nel Nord Ovest e 19,7% nel Nord Est. Seguono il Centro con il 26%, il Sud con il 17% e le Isole con l’8,3%. A livello regionale, la Lombardia registra il 19% dei decessi, pari a 78 casi, il Lazio il 14%, pari a 60, quindi il Veneto con 46 decessi, la Toscana con 34 e la Campania con 31. Il dossier riporta poi Piemonte 25, Emilia Romagna 22, Puglia 21, Sicilia 17, Sardegna 17, Liguria 14, Abruzzo 10, Marche 10, Friuli Venezia Giulia 10, Calabria 6, Umbria 4, Valle d’Aosta 3, Trentino Alto Adige 3, Basilicata e Molise 1.

L’analisi provinciale evidenzia la concentrazione nelle grandi città, ma anche l’estensione del fenomeno nelle aree di provincia e nei centri medio piccoli. La provincia con più decessi risulta Roma con 48, mentre il report precisa che nella città di Roma le morti sono 36. Seguono Milano con 27, Bergamo con 19, Torino con 18, Napoli con 15, Treviso con 12, Venezia con 11, Verona con 11, Firenze con 10, Bologna con 9, Cagliari con 9, Foggia con 8, Salerno con 8, Caserta con 7 e Como con 7. Il dossier segnala inoltre che destano preoccupazione anche i decessi nei Comuni della provincia di Milano e in altre province lombarde, per un totale di ulteriori 60 morti registrate. Nel complesso, il report indica che il 40,5 per cento dei decessi avviene nelle 14 città metropolitane ma la maggioranza si verifica in territori di provincia. I Comuni interessati dal monitoraggio sono 235, distribuiti su tutto il territorio nazionale.

La ricerca insiste sul fatto che la strada amplifica vulnerabilità che in altre condizioni non sarebbero letali. In questa chiave vengono letti anche i luoghi dei decessi, che sono un indicatore delle condizioni di vita. Nel 34% dei casi i ritrovamenti avvengono in strada, parchi e aree pubbliche; nel 23% in baracche e ripari di fortuna, considerando insieme le quote riferite a baracche, capannoni, edifici abbandonati e ripari di fortuna; nel 15% i decessi sono per annegamento in corsi d’acqua, mare o lago; l’8% avviene in carcere. Il report registra inoltre decessi in stazioni ferroviarie o metropolitane, in ospedale, in alloggi supportati, in automobile, roulotte o vagoni e anche in strutture di accoglienza notturna.

Sulle cause di morte, la quota principale è legata a condizioni di salute: il 42% dei decessi è attribuito a malori improvvisi o malattie. Un altro 40% riguarda eventi traumatici e accidentali, come aggressioni, incidenti e suicidi, mentre il 7% è ricondotto ad abuso di alcol o droghe e il 10% resta di causa sconosciuta. Il report richiama un confronto con i dati Istat, secondo cui la popolazione nazionale muore per cause esterne di traumatismi o incidenti nel 4% dei casi. Nel dettaglio, tra le cause specifiche compaiono malore 39%, suicidio 11%, annegamento 11%, incidenti da trasporto 9%, abuso di alcol o droghe 8%, aggressione 6%, malattia 5%, caduta accidentale 4%, ischemia 3%, incendio 2%, ipotermia 2% e avvelenamento 1%.

Nelle conclusioni l’Osservatorio definisce il quadro “profondamente allarmante” e descrive la morte delle persone senza dimora come un fenomeno strutturale, continuo e diffuso, non limitato a emergenze climatiche. Il report attribuisce un peso centrale alla mancanza di accesso alle cure sanitarie, all’isolamento sociale, all’insicurezza e all’assenza di un alloggio adeguato. Viene indicata la necessità di un sistema di intervento più capillare e accessibile anche nei territori meno visibili e meno attrezzati, insieme al superamento di una logica esclusivamente emergenziale a favore di politiche strutturali e continuative su prevenzione, accesso alla salute, presa in carico integrata e, soprattutto, soluzioni abitative stabili e dignitose.

Ampio sostegno dei 27 alla firma dell’accordo con Ue-Mercosur. L’Italia ha dato l’pk (con "garanzie")

Roma, 9 gen. (askanews) – Al Coreper, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti degli Stati membri presso l’Ue, organismo tecnico che prepara le riunioni ministeriali del Consiglio Ue, si è conclusa la discussione sulla finalizzazione dell’accordo commerciale UE-Mercosur.

A quanto si apprende da fonti della presidenza di turno cipriota del Consilio Ue, dalle discussioni condotte oggi è emerso un “ampio sostegno” al pacchetto per la firma e l’applicazione provvisoria dell’APEM e dell’ITA. E anche se non sono state rese note le posizioni dei singoli paesi e, a quanto si apprende, non tutti i paesi hanno preso la parola in sede di discussione, a questo “ampio sostegno” potrebbe avere contribuito anche un voto favorevole dell’Italia, necessario per raggiungere una maggioranza qualificata. A quanto si apprende da Bruxelles, oltre alla Francia, storicamente contraria all’accordo, dovrebbero avere espresso voto contrario anche Polonia, Austria e Irlanda.

Ora verrà avviata una procedura scritta per l’adozione formale delle decisioni e la scadenza sarà fissata alle 17. Una volta che le decisioni saranno formalmente adottate tramite procedura scritta, ciò consentirà la firma dell’accordo con le controparti del Mercosur.

Per quanto riguarda le garanzie bilaterali, il Coreper ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto con il Parlamento europeo a dicembre. Ma, per rafforzare ulteriormente le garanzie e garantire che l’Unione Europea possa reagire rapidamente alle perturbazioni del mercato, il Coreper ha concordato oggi di abbassare la soglia per l’avvio di inchieste sui prodotti agricoli sensibili dall’8% al 5%. Una decisione in linea con la posizione del Parlamento europeo e con la specifica richiesta in questo senso avanzata il 7 gennaio alla riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura europei dal ministro dell’agricoltura italiano Francesco Lollobrigida.

La decisione del Coreper di abbassare al 5% la soglia di entrata in azione del meccanismo di salvaguardia qualora i prezzi scendano, oppure le importazioni dal Mercosur aumentino improvvisamente della stessa percentuale, va incontro alla richiesta iniziale del Parlamento Europeo, avanzata quando la Commissione Europea aveva originariamente proposto il 10%. Successivamente, il Consiglio UE e l’ Europarlamento si erano accordati su una soglia dell’8%, ma l’Italia aveva chiesto una ulteriore riduzione al 5%.

L'”ampio sostegno” degli Stati membri di oggi riguarda innanzitutto l’accordo commerciale ad interim (ItA), di competenza esclusiva europea (ItA), che richiede la ratifica da parte del Parlamento Ue e un successivo passaggio in Coreper e in Consiglio per l’autorizzazione alla conclusione; il secondo accordo interessato è invece quello di partenariato col Mercosur (Empa), di competenza mista, europea e nazionale, che richiede la ratifica da parte del Parlamento Ue e dei Parlamenti nazionali, un successivo passaggio in Coreper e in fine in Consiglio Ue per l’autorizzazione alla conclusione.

I prossimi passi sono per l’Accordo commerciale ad interim (ItA) la ratifica da parte del Parlamento Ue e un successivo passaggio in Coreper e in Consiglio per l’autorizzazione alla conclusione. E per l’accordo di partenariato (EMPA) la ratifica da parte del Parlamento Ue e dei Parlamenti nazionali, un successivo passaggio in Coreper e infine in Consiglio Ue per l’autorizzazione alla conclusione.

L’Italia ha dato il suo via libera all’accordo sul Mercosur, avendo ottenuto alcune garanzie da parte di Bruxelles, ha detto la premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Io non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur – ha detto la premier -. Ho sempre posto una questione molto pragmatica: il tema non è favorevoli o meno al libero scambio, ma la stregia europea di regolamentare al suo interno facendo accordi con sistemi che non hanno quella regolamentazione rischia di essere suicida. Io sono per gli accordi commerciali, ma anche per la derogolamentazione, quindi va bene Mercosur, ma non a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni”.

“Abbiamo aperto un’interlocusione con la Commissione europea, abbiamo ottenuto alcuni risultati per agricoltori che considero molto importanti”, ha poi detto Meloni aggiungendo che “alla luce di queste garanzie abbiamo dato nostro il ok al Mercosur”.

L’intesa raggiunta dai Paesi Ue sul Mercosur è una buona notizia per l’Italia”. Lo ha scritto oggi su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“L’accordo di libero scambio tra i Paesi della zona euro con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay rappresenta una grande opportunità per tutte le nostre imprese italiane”, ha aggiunto Tajani. “Un accordo destinato a far crescere le nostre esportazioni, con l’obiettivo di raggiungere i 700mld di export. È stata una trattativa lunga ma grazie al lavoro di tutto il Sistema Paese abbiamo garantito le giuste tutele ai nostri agricoltori, soprattutto sugli standard produttivi”, ha concluso il ministro.

Coca Cola nuovo sponsor dell’Inter: accordo triennale

Milano, 9 gen. (askanews) – Coca-Cola nuovo sponsor dell’Inter per i prossimi tre anni. In una nota il celebre brand americano annuncia di aver sottoscritto una partnership triennale con FC Internazionale Milano che vede il brand diventare Official soft drink partner e powerade nuovo official sports drink partner del club nerazzurro. La collaborazione coinvolgerà la prima squadra maschile, le Inter women e i giovani talenti dell’Inter U23.

La partnership siglata con l’Inter segna un nuovo capitolo nel percorso tra Coca Cola e lo sport: con il club nerazzurro il brand darà vita a iniziative e attività per coinvolgere i tifosi e la comunità. La collaborazione prevede l’esclusività nella categoria dei soft e sport drink insieme ad attività di branding con Coca-Cola e Powerade, campagne promozionali dedicate, contenuti social ed eventi esclusivi.

“La collaborazione con l’Inter, una delle storiche squadre di Serie A, conferma l’impegno di Coca-Cola di sostenere il mondo dello sport – afferma Paola Donelli, marketing director di Coca-Cola Italia – e a promuovere valori positivi come la passione, la dedizione e il gioco di squadra. Questa partnership rappresenta un’opportunità unica per connetterci con i tifosi, creare esperienze indimenticabili e celebrare insieme i momenti di gioia e le emozioni che il calcio sa offrire”.

“Siamo felici di annunciare questo accordo di partnership con Coca-Cola, un brand globale amato dai consumatori di tutto il mondo, che vanta una lunga esperienza di collaborazione con il mondo dello sport e un legame autentico con il calcio – le parole di Giorgio Ricci, chief revenue officer di FC Internazionale Milano – Collaborare con un brand di forte rilevanza come Coca-Cola ci permetterà non solo di consolidare il nostro percorso di crescita, ma anche di offrire ai nostri tifosi opportunità esclusive per arricchire ulteriormente l’esperienza nerazzurra, sia il giorno partita che nella quotidianità”.

Durante le partite casalinghe, il logo di Coca-Cola sarà protagonista allo stadio mentre i prodotti saranno disponibili sia nei bar che nelle aree hospitality dello stadio.

Baby gang e affidi (dopo il caso della famiglia nel bosco), Meloni annuncia provvedimenti del governo

Roma, 9 gen. (askanews) – Un provvedimento in arrivo “nei prossimi Cdm” per contrastare il fenomeno “fuori controllo” di baby gang e ‘maranza’; l’ipotesi di un altro possibile “intervento di natura legislativa” sul meccanismo di sottrazioni e affidi di minori, dopo le criticità emerse dal caso della famiglia nel bosco; “nessuna iniziativa del governo” invece su fine vita e suicidio assistito, su cui “il governo si rimetterà al Parlamento e alle sue decisioni”. Tre le 40 domande cui ha risposto nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta anche su varie questioni di natura sociale che stanno interessando le cronache italiane negli ultimi mesi.

“BABY GANG E ‘MARANZA’ FUORI CONTROLLO: PRESTO INTERVENTO IN CDM” – Per Meloni il tema delle baby gang è “un’altra situazione fuori controllo” legata alla sicurezza del Paese e per questo “il governo sta lavorando a un provvedimento per contrastare il fenomeno”. In particolare, ha spiegato, il decreto Caivano “non basta, perché il fenomeno dei ‘maranza’ e delle gang giovanili continua a imperversare, quindi stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico su questo tema che verrà presentato nei prossimi Cdm”. La premier ne ha quindi anticipato alcuni contenuti: “Quasi sempre questi atti di violenza sono commessi con armi da taglio più che da fuoco. Quindi penso vada vietato il porto con una aggravante nel caso di persone travisate o gruppi di persone che si riuniscono in luoghi sensibili. Va vietata la vendita anche online di armi da taglio e simili. Ci saranno sanzioni nei confronti dei genitori responsabili di questi minori. Queste sono alcune misure su cui stiamo lavorando”.

“FAMIGLIE NEL BOSCO, POSSIBILE REVISIONE NORME SU SOTTRAZIONI E AFFIDI MINORI” – Affrontando invece il caso della famiglia nel bosco, il presidente del Consiglio non ha escluso “che possa essere in futuro necessario un intervento di natura legislativa” sulle procedure di sottrazione e affido dei minori, fenomeno che “potrebbe essere un po’ sfuggito di mano”. “Quando si tolgono dei bambini ai genitori – ha detto – si deve avere la certezza che quei bambini stanno meglio lontani dai loro genitori piuttosto che con i loro genitori. Il caso degli affidi e dei bambini sottratti alle famiglie deve essere molto estremo: se la questione diventa morale e ideologica abbiamo un problema. Se diventa stabilire qual è il giusto contesto di educazione, mi si deve spiegare perchè non possono crescere in un bosco e possono in un campo rom o una baraccopoli. Il nostro ordinamento di fronte a una famiglia in difficoltà storicamente lavora per aiutarla, è quello il modo giusto di procedere”. In particolare Meloni ha riferito di avere chiesto al Guardasigilli Nordio “un quadro complessivo di quanti siano i minori sottratti alle famiglie in Italia e la cosa incredibile è che non esiste un monitoraggio immediato e costante. Tant’è – ha proseguito – che abbiamo una proposta di legge del governo in Parlamento che istituisce due registri su questo tema, uno presso ogni Tribunale e uno presso la Presidenza del Consiglio, perchè noi si possa avere un quadro complessivo di quanti sono i casi e di come sta andando nel nostro ordinamento, anche per decidere se sia il caso di intervenire. E’ arrivato il momento di studiare più a fondo questa questione”.

“LEGGE FINE VITA, LO STATO NON FAVORISCE PERCORSI DI SUICIDIO” – Riguardo una legge sul suicidio assistito, Meloni ha precisato che “se io sia favorevole o meno dipende dai contenuti” del provvedimento sul quale “sta lavorando il Parlamento e quindi non ci sono iniziative governative. Ci rimettiamo al Parlamento e alle sue decisioni” ma, ha sottolineato, “il compito dello Stato e delle istituzioni non è favorire percorsi per suicidarsi, ma semmai cercare di rimuovere o di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà che peggiorano la situazione di chi ha gravi patologie e dei suoi familiari. Questo è il lavoro che fa governo e che abbiamo fatto con l’aumento delle risorse per le cure palliative, anche con questa legge di bilancio, con l’aumento delle risorse per l’assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui care giver familiari, che intendiamo portare in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Il nostro compito è combattere la solitudine, l’abbandono, le difficoltà che spesso contribuiscono a far vedere l’opzione del suicidio assistito come un’unica opzione possibile”, ha concluso Meloni.

“PIU’ POSTI IN CARCERE, INDULTO-AMNISTIA NON RISOLVONO” – Infine Meloni è intervenuta anche sulla questione dell’emergenza carceraria: “In Italia – ha ricordato – non ci sono abbastanza posti nelle carceri e quindi il governo sta facendo un piano per arrivare a coprire la carenza che oggi c’è. Undicimila nuovi posti per la fine del 2027 è il nostro obiettivo: questo è il modo serio per difendere la dignità dei detenuti, senza compromettere la dignità dello Stato”, perchè “uno Stato serio questo tema lo deve affrontare con risposte strutturali. I provvedimenti di amnistia, indulto, concessione di uscita anticipata, ci sono varie formule, sono dei provvedimenti tampone, sono stati sperimentati molte volte in passato e non hanno risolto nulla. Anzi, per paradosso, hanno consentito alla politica di fare finta che il problema non esistesse più”. Per Meloni infine “è importante che il Parlamento proceda velocemente nell’approvazione del disegno di legge di iniziativa governativa per favorire il trasferimento nelle comunità terapeutiche dei detenuti tossicodipendenti: può aiutarci ad abbassare la pressione sulle carceri ma anche dare una possibilità di recupero reale a detenuti che possono avere una speranza migliore per il futuro”, ha concluso.

Giorgia inaugura il 2026 con il brano "Corpi Celesti"

Milano, 9 gen. (askanews) – Dopo un 2025 ricco di successi e traguardi straordinari, Giorgia inaugura il 2026 con il nuovo singolo “Corpi Celesti”, in radio da oggi.

Scritta da Federica Abbate, Cripo e Raige e prodotta da Cripo e Enrico Brun, “Corpi Celesti” racconta la spinta al coraggio che ognuno di noi deve mettere nella propria quotidianità per allargare lo sguardo su un’esistenza che ci tiene legati gli uni agli altri e che necessita di un atto di fiducia reciproca.

Il brano è estratto da “G”, il suo ultimo album di inediti, che ha debuttato #1 della classifica album FIMI/NIQ e al #1 della classifica CD, vinili e musicassette FIMI/NIQ, andando ad aggiungere un altro risultato straordinario al 2025 di Giorgia: “La cura per me”, certificato doppio platino, è stato per 12 settimane consecutive ai vertici delle classifiche di vendita, diventando il secondo singolo più venduto del 2025 con oltre 160 milioni di stream globali. Il videoclip del brano è al secondo posto dei video più visti su Vevo nel 2025. Inoltre, Giorgia è stata l’unica artista donna presente nella Top30 degli artisti italiani più ascoltati nel mondo nel primo semestre 2025. Un anno straordinario anche sul fronte radiofonico per Giorgia: tutti e 3 i singoli tratti dall’album “G” usciti nel 2025 (La cura per me, L’unica e Golpe) conquistano la Top 100 annuale di Earone; Golpe, che ha raggiunto il #1 della classifica airplay radio generale di Earone, è stato anche il più alto debutto radiofonico (#2) di un’artista femminile e il primo caso dell’anno di un’artista donna alla #1 nel primo giorno di programmazione ufficiale; “La cura per me”, brano che Giorgia ha presentato all’edizione 2025 del Festival di Sanremo, ha chiuso l’anno al secondo posto nella classifica dei brani sanremesi più trasmessi in radio e al primo come artista donna.

Dopo il “Come Saprei Live” con concerti tutti sold out nelle location più suggestive d’Italia, e un tour nei palasport completamente sold out per un totale di oltre 100.000 biglietti venduti nel 2025, Giorgia tornerà live nei palasport da marzo, per un totale di 18 date nei palasport.

Oltre 2 ore di concerto, un viaggio tra passato e presente: i nuovi brani dell’album “G” si intrecciano con i grandi successi che hanno segnato la sua carriera, creando un ritmo capace di emozionare, sorprendere e far cantare il pubblico dall’inizio alla fine dello spettacolo. Qui le prossime date del “Palasport live”: 13 Marzo 2026 | Torino – Inalpi Arena 16 MARZO 2026 | ROMA – Palazzo dello Sport 18 MARZO 2026 | BARI – Palaflorio 19 Marzo 2026 |Bari – Palaflorio 21 MARZO 2026 | BOLOGNA – Unipol Arena 23 Marzo 2026 | Milano – Unipol Forum 24 Marzo 2026 | Milano – Unipol Forum 28 Marzo 2026 | Firenze – Mandela Forum 30 Marzo 2026 | Padova – Kioene Arena

Per infofriendsandpartners.it Ad accompagnare Giorgia sul palco grandi musicisti come Sonny Thompson (basso/chitarra), Mike Scott (chitarra), William Mylious Johnson (batteria), Gian Luca Ballarin (piano/tastiere), Fabio Visocchi (tastiere), Diana Frodella (corista), Andrea Faustini (corista), Valentina Sgarbossa (archi – violoncello), Caterina Coco (archi – violino), Alessio Cavalazzi (archi – violino), Matteo Lipari (archi – viola).

Crans Montana, Mattarella: angoscia, solidarietà e giustizia

Roma, 9 gen. (askanews) – “La cerimonia di oggi per l’immane tragedia che si è consumata impone poche parole: angoscia nel ricordo delle vittime, piena solidarietà verso i loro familiari, affettuosa e costante vicinanza ai giovani che in ospedale lottano per riprendersi le proprie vite, giustizia per quanto accaduto”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel libro delle condoglianze della cerimonia che si è svolta a Martigny in omaggio alle vittime di Crans Montana.

Strage di Crans Montana, Mattarella a Martigny alla cerimonia in omaggio delle vittime del rogo

Roma, 9 gen. (askanews) – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipa a Martigny, in Svizzera, alla cerimonia in omaggio delle 40 vittime dell’incendio di Crans-Montana la notte di Capodanno. All’evento partecipano numerose personalità internazionali, fra le quali la presidente dell’Europarlamento Roberta Metzola e il presidente francese Emmanuel Macron.

“Impensabile, indicibile”: sono queste le parole con cui il presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin, ha definito la tragedia della località sciistica di Crans Montana nella notte di Capodanno.

Durante la cerimonia per ricordare le vittime della tragedia, che si tiene nel centro congressuale di Martigny e a cui è presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Parmelin ha reso omaggio alle vittime, salutato il coraggio delle loro famiglie e dei loro cari, ringraziato i Paesi vicini per la loro solidarietà e affermato la volontà delle autorità di trarre tutte le conseguenze da questa tragedia.

Poi ha concluso con una nota di particolare commozione: “Molti dei nostri figli non ci sono più. Ci hanno lasciato in un bar che porta il nome di un gruppo di stelle, “Costellazione”. Continueranno a brillare nei nostri ricordi”. “Mi esprimerò con il pudore che esigono le circostanze. L’inizio del 2026 doveva essere all’insegna delle promesse, che per la gioventù volano. Verso l’azzurro si sono invece incendiate nelle ceneri di una notte di orrore”, ha detto in apertura di intervento Parmelin.

Il presidente della Confederazione, ricordano i media svizzeri, ha citato un pensiero di Sant’Agostino e ha sottolineato che “nel lutto che ci ha colpito e che ha reso la Svizzera una sola famiglia, abbiamo la fortuna di condividere questo peso. Il ricordo di questa notte tremenda si illumina con i visi delle vittime nei giorni felici. Davanti alla memoria di chi non c’è più il nostro Paese si inchina”.

“Possiamo contare”, ha detto ancora, “sulla tempestività del nostro ordine giudiziario affinché possa trovare delle risposte e sanzionare i colpevoli”.

“Il primo gennaio 2026, questa giornata non la dimenticheremo mai. Un momento di festa che si è trasformato in incubo”. Lo ha detto il presidente del Governo vallesano Mathias Reynard, durante la cerimonia per ricordare le vittime della tragedia di Crans Montana di Capodanno, che si tiene nel centro congressuale di Martigny.

“A Crans-Montana, 156 destini sono stati stravolti nelle prime ore del nuovo anno”, ha proseguito. Oggi siamo qui “per commemorare 40 anime e anche per i feriti. Nessuna frase potrà mai colmare il vuoto, ma il silenzio non basterebbe. E quindi parliamo”.

“Voglio dirvi che siamo con voi. E non è passato un minuto nel quale non abbiamo pensato a voi”, ha aggiunto rivolgendosi alle famiglie. La cerimonia “è anche il momento per omaggiare i soccorritori di cui andiamo così fieri. Siete stati all’altezza della situazione. A nome del Governo e del Cantone vorrei ringraziarvi”. Secondo Reynard, “scoprire la verità” su quanto accaduto “è un dovere nei confronti delle vittime incolpevoli. Tutti noi, come adulti e responsabili politici, glielo dobbiamo”.

Meloni,Pd:vuole solo sopravvivere,l’Italia reale non le interessa

Roma, 9 gen. (askanews) – “Due ore e mezza davanti alla stampa e non abbiamo mai sentito la parola “sanità”, nemmeno per una delle tante promesse impossibili, nemmeno se nel 50 per cento dei comuni con meno di 5 mila abitanti manca il medico condotto; non abbiamo mai sentito la parola “povertà”, nemmeno di fronte alla fila di 400 metri a Natale per la mensa dei poveri a Milano. Il paese reale non interessa alla premier Meloni”. Lo dichiarano i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd di Camera e Senato Chiara Braga e Francesco Boccia e il capo delegazione dem a Bruxelles Nicola Zingaretti.

“Sul caro vita – sottolineano i capigruppo Pd- la Presidente del Consiglio arriva a negare l’evidenza. Di fronte ai dati ufficiali che certificano il peso dell’inflazione su salari e pensioni, Meloni sostiene che le rilevazioni non mostrerebbero gli effetti delle sue misure per presunte “ragioni tecniche”: quando i numeri smentiscono la propaganda del governo, il problema non sono le politiche sbagliate, ma i dati stessi. Come se la realtà fosse sbagliata e non le scelte dell’esecutivo”.

“L’azione del governo – concludono- si esaurisce in un repertorio ormai stanco di formule di rito come fossimo al primo anno di legislatura: “stiamo intervenendo”, “è in agenda”, “lo faremo”. Espressioni ripetute per mascherare l’inerzia di un esecutivo che non mette in campo risposte vere. Una conferenza stampa fatta per sopravvivere.Per il resto è il solito repertorio, simpatie e comprensione delle scelte trumpiane, l’Unione europea non esiste, le spaccature nella maggioranza nemmeno, attacco alla magistratura in vista del referendum, risposte sicuritarie a qualsiasi problema: un mondo in cui ognuno se la deve cavare da solo in un paese più povero, più diviso e più spaventato, con imprese sempre più in difficoltà e stipendi sempre più bassi”.

Formula1, La Ferrari si chiamerà SF-26

Roma, 9 gen. (askanews) – La Ferrari ha svelato il nome della monoposto in vista del Mondiale 2026 di Formula 1. Si chiamerà SF-26 la vettura che vedrà al volante Charles Leclerc e Lewis Hamilton, in una stagione che si preannuncia rivoluzionaria dal punto di vista tecnico e del regolamento. “Una nuova era inizia con la SF-26”, ha scritto la Scuderia di Maranello sui social. La livrea sarà presentata il prossimo 23 gennaio, mentre a fine mese ci saranno i primi test a porte chiuse a Barcellona. Il debutto ufficiale è previsto a Melbourne in occasione del GP di Australia nel weekend del 6-8 marzo.

Papa Leone XIV condanna l’aborto: rifiuto categorico, nega l’accoglienza del dono della vita

Città del Vaticano, 9 gen. (askanews) – “La vita è un dono inestimabile che si sviluppa all’interno di un progetto di relazionalita basato sulla reciprocità e sul servizio. E alla luce di questa visione profonda della vita come dono da accudire, e della famiglia come sua custode responsabile, che si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo. Tra queste, vi è l’aborto, che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita”. Così Papa Leone nel suo discorso oggi al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

“In tal senso, – ha poi subito aggiunto il pontefice – la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto ‘diritto all’aborto sicuro’ e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie”.

“L’obiettivo primario – ha concluso il pontefice – deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinche possa accogliere la vita”.

“La vocazione all’amore e alla vita, che si manifesta in modo eminente nell’unione esclusiva e indissolubile tra la donna e l’uomo, impone un imperativo etico fondamentale: mettere le famiglie nelle condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente. Ciò e quanto mai prioritario specialmente in quei Paesi che stanno vivendo un drammatico calo del tasso di natalità”, ha ricordato Papa Leone XIV in un passaggio del suo lungo discorso pronunciato in Vaticano nel corso dell’udienza concessa ai rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Ma, la maternità surrogata, “trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a ‘prodotto’, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia”. Ad affermarlo è stato Papa Leone XIV in un passaggio del suo lungo discorso ai rappresentanti del Corpo diplomatico accreditati presso la Santa Sede, ricevuti stamane in Vaticano.

“Simili considerazioni – ha poi aggiunto Papa Prevost – possono essere estese ai malati e alle persone anziane e sole, che talvolta faticano a trovare una ragione per continuare a vivere. E’ compito anche della società civile e degli Stati – ha quindi concluso – rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarieta, anzichè incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia”.

Papa Leone XIV ha poi chiesto di abolire la pena capitale nel mondo e garantire ai detenuti condizioni di vita umane. Incontrando stamane in Vaticano i rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede ha ricordato loro che i detenuti, “non possono mai essere ridotti alla stregua dei crimini che hanno commesso”.

“In questa occasione, desidero esprimere viva riconoscenza a quei Governi che hanno risposto positivamente all’appello del mio venerato Predecessore in favore di gesti di clemenza nel corso dell’Anno giubilare, – ha detto Papa Prevost – esprimendo l’auspicio affinchè lo spirito del Giubileo ispiri in modo permanente e strutturale l’amministrazione della giustizia così che le pene siano proporzionate ai reati commessi, siano garantite condizioni dignitose ai reclusi, soprattutto ci si adoperi per l’abolizione della pena di morte, provvedimento che annienta ogni speranza di perdono e di rinnovamento”, ha detto. “Non possiamo poi dimenticare la sofferenza di tanti detenuti per motivi politici, presenti in molti Stati”, ha quindi voluto aggiungere il Pontefice.

Papa Leone XIV: preoccupa la debolezza del multilateralismo. La guerra è tornata di moda

Roma, 9 gen. (askanews) – Siamo in un tempo molto simile a quello della caduta dell’Impero romano e “come allora siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca”. Questa l’analisi di Papa Leone fatta oggi davanti agli ambasciatori di tutto il mondo riuniti in Vaticano per i saluti al pontefice.

“Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. – ha detto loro il Papa nel corso del suo discorso – A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. E stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui”.

“Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sè, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia piu perfetta tra gli uomini, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò – ha concluso Papa Prevost – compromette gravemente lo stato di diritto, che e alla base di ogni pacifica convivenza civile”.

“L’importanza del diritto umanitario internazionale”, ed il suo “rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici”, ha sottolineato Papa Leone al corpo diplomatico ricevuto stamane in Vaticano. “Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. – ha detto loro il pontefice – Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti, al fine di mitigare gli effetti devastanti della guerra, anche in un’ottica di ricostruzione”. “Non si puo tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale”, ha quindi proseguito il Papa ricordando che “la Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunita internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale”.

Le Nazioni Unite “hanno mediato conflitti, promosso lo sviluppo ed aiutato gli Stati nella protezione di diritti umani e libertà fondamentali. In un mondo attraversato da sfide complesse come le tensioni geopolitiche, le disuguaglianze e le crisi climatiche l’organizzazione dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale, contribuendo a costruire un futuro piu giusto”, ha ricordato Papa Leone nel suo discorso al Corpo diplomatico ricevuto oggi in Vaticano.

“Si rendono pertanto necessari – ha detto – sforzi affinchè le Nazioni Unite non solo rispecchino la situazione del mondo odierno e non quello del dopoguerra, ma anche affinchè siano più orientate ed efficienti nel perseguire non ideologie ma politiche volte all’unità della famiglia dei popoli”. Il Papa ha, quindi, ripetuto che “lo scopo del multilateralismo e, dunque, offrire un luogo perche le persone possano incontrarsi e parlare, sul modello dell’antico foro romano o della piazza medievale”. Tuttavia, ha fatto notare, “per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole e forse una delle prime sfide del nostro tempo. Quando le parole perdono la loro aderenza alla realta e la realta stessa – ha concluso il Pontefice – diventa opinabile e in ultima istanza incomunicabile”.

Papa Leone inoltre è tornato, in particolare, a condannare il “protrarsi della guerra in Ucraina, con il carico di sofferenze inflitte alla popolazione civile”. “Dinanzi a tale drammatica situazione, la Santa Sede riafferma con decisione l’urgenza di un cessate-il-fuoco immediato e di un dialogo animato dalla ricerca sincera di vie capaci di condurre alla pace”. “Alla Comunita internazionale rivolgo un pressante appello affinché – ha detto – non venga meno l’impegno nel perseguire soluzioni giuste e durature a tutela dei più fragili e per ridare speranza alle popolazioni colpite, rinnovando la piena disponibilità della Santa Sede ad accompagnare ogni iniziativa che favorisca la pace e la concordia”.

Papa Leone ha anche ricordato la situazione di Gaza: in Terra Santa, “nonostante la tregua annunciata ad ottobre, la popolazione civile continua a patire una grave crisi umanitaria, che aggiunge ulteriore sofferenza a quelle gia vissute. La Santa Sede guarda con particolare attenzione ad ogni iniziativa diplomatica che provveda a garantire ai palestinesi della Striscia di Gaza un futuro di pace e di giustizia durature nella propria terra, cosi come all’intero popolo palestinese e all’intero popolo israeliano”. “In particolare, la soluzione a due Stati permane la prospettiva istituzionale che viene incontro alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli – ha poi chiarito Papa Leone – mentre si rileva, purtroppo, l’aumento delle violenze in Cisgiordania, perpetrate contro la popolazione civile palestinese, che ha il diritto a vivere in pace nella propria terra”.

Commercio, Istat: a novembre vendite al dettaglio +0,5%, su anno +1,3%

Roma, 9 gen. (askanews) – A novembre 2025 in Italia le vendite al dettaglio hanno registrato, rispetto al mese precedente, una crescita sia in valore sia in volume: rispettivamente +0,5% e +0,6%. L’aumento ha riguardato tanto i beni alimentari, +0,5% sia in valore sia in volume, quanto quelli non alimentari, +0,7% sia in valore sia in volume. Lo ha reso noto l’Istat.

Su base tendenziale, a novembre 2025, le vendite al dettaglio registrano una crescita dell’1,3% in valore e dello 0,5% in volume. Le vendite dei beni alimentari aumentano in valore (+1,3%) e calano in volume (-0,5%) mentre quelle dei beni non alimentari aumentano sia in valore (+1,4%) sia in volume (+1,1%).

Per quanto riguarda i beni non alimentari, prosegue l’Istat, si registrano variazioni tendenziali prevalentemente positive tra i vari gruppi di prodotti. L’aumento maggiore riguarda i Prodotti di profumeria, cura della persona (+5,9%), mentre il calo più consistente si osserva per gli Altri prodotti (-0,4%).

Rispetto a novembre 2024, il valore delle vendite al dettaglio è in aumento per la grande distribuzione (+2,1%) e il commercio elettronico (+8,3%), mentre registra una flessione per le imprese operanti su piccole superfici (-0,5%) e le vendite al di fuori dei negozi (-1,9%). “Rispetto allo scorso anno, il valore delle vendite è in crescita esclusivamente per la grande distribuzione e il commercio online; quest’ultimo, in particolare, vede l’aumento più significativo da marzo 2023”, è il commento dell’Istat.

Commercio, Eurostat: a novembre vendite al dettaglio eurozona +0,2%

Roma, 9 gen. (askanews) – Consumi avanti piano nell’eurozona. A novembre 2025, rispetto a ottobre 2025, il volume del commercio al dettaglio destagionalizzato è aumentato dello 0,2% sia nell’area dell’euro che nell’Ue. E’ quanto emerge dalle prime stime di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea.

A novembre 2025, rispetto a novembre 2024, l’indice delle vendite al dettaglio corretto per gli effetti di calendario è aumentato del 2,3% sia nell’area dell’euro che nell’Ue.

Meloni: con Mattarella rapporti ottimi, quando va difesa Italia c’è

Roma, 9 gen. (askanews) – Con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “i rapporti sono ottimi, devo dire la verità. Leggo spesso le ricostruzioni di nervosismo, di scontri. Non siamo sempre d’accordo ovviamente, lo ha dichiarato anche lui quando disse che firma cose sulle quali non è d’accordo. Ma c’è una cosa che per me fa totalmente la differenza: Mattarella, quando si tratta di difendere l’interesse italiano, c’è. Questo per me vale tutto perché poter contare su un capo dello Stato che, soprattutto nel rapporto con l’estero, nelle grandi questioni che affrontiamo, aiuta a rafforzare il ruolo dell’Italia e a difendere l’interesse nazionale, fa la differenza”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Sulle questioni interne, immagino che le sue posizioni personali non siano sempre le nostre però entrambi sappiamo qual è il nostro ruolo e entrambi collaboriamo in maniera ottima: vedo un racconto spesso sulla stampa molto diverso dalla realtà che vivo e quindi non vorrei ci fosse il tentativo di costruire uno scontro con il Quirinale per interessi diversi, guardando alla riforma del premierato per poter dire che la Meloni vuole mettere le mani sul sul Quirinale. Vi ricordo che non c’entra perché con la riforma i poteri rimangono gli stessi”.

“Questa costruzione porta a dover per forza raccontare che ci sono problemi, anche quando problemi non ci sono poi, quando non siamo d’accordo ovviamente ne parliamo. Cerchiamo sempre delle soluzioni e le abbiamo sempre trovate”, ha concluso.

Venezuela, Trump: Caracas sta collaborando, annullato nuovo attacco. Il Papa: cercare soluzioni pacifiche

Roma, 9 gen. (askanews) – “Seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas”, lo ha dichiarato la premier Giorgia Meloni in una nota rivolta alla neo presidente del Venezuela Delcy Rodriguez.

“Esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra i quali anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione”, aggiunge la presidente del Consiglio.

“Il Venezuela sta rilasciando un gran numero di prigionieri politici in segno di ‘ricerca della pace’. Si tratta di un gesto molto importante e intelligente. Gli Stati Uniti e il Venezuela stanno lavorando bene insieme, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione, in una forma molto più grande, migliore e più moderna, delle loro infrastrutture petrolifere e del gas. Grazie a questa cooperazione, ho annullato la seconda ondata di attacchi precedentemente prevista, che a quanto pare non sarà necessaria; tuttavia, tutte le navi rimarranno al loro posto per motivi di sicurezza”. Lo ha scritto oggi su Truth Social il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “Almeno 100 miliardi di dollari saranno investiti dalle grandi compagnie petrolifere, che incontrerò oggi alla Casa Bianca. Grazie per l’attenzione! Presidente DJT”, ha concluso Trump.

Intanto Papa Leone rinnova la sua “viva preoccupazione” per “l’acuirsi delle tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo le coste americane del Pacifico”. Lo ha fatto nel suo lungo discorso stamane in Vaticano dove ha ricevuto i rappresentanti del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

“Desidero rinnovare un pressante appello a cercare soluzioni politiche pacifiche alla presente situazione, avendo a cuore il bene comune delle popolazioni e non la difesa di interessi di parte. – ha detto il Pontefice – Ciò vale in particolare per il Venezuela, in seguito ai recenti sviluppi. Rinnovo, al riguardo, l’appello a rispettare la volontà del popolo venezuelano e ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l’edificazione di un futuro di stabilità e di concordia”.

Fine vita, Meloni: compito Stato non è favorire percorsi suicidio

Roma, 9 gen. (askanews) – “Se io sia favorevole o meno dipende dai contenuti delle legge” sul fine vita e il suicidio assistito: “Su questo sta lavorando il Parlamento, quindi non ci sono iniziative governative, allo Stato attuale il Senato ha diverse proposte di legge che si stanno valutando. Quello che facciamo noi oggi è rimetterci al Parlamento e alle sue decisioni”, ma “il compito dello Stato e delle istituzioni non è favorire percorsi per suicidarsi, ma semmai cercare di rimuovere o di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà che peggiorano la situazione di chi ha gravi patologie e dei suoi familiari”. Così il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Questo è il lavoro che fa governo – ha proseguito – e che abbiamo fatto con l’aumento delle risorse per le cure palliative, anche con questa legge di bilancio, con l’aumento delle risorse per l’assistenza domiciliare ed è quello che il governo fa con il prossimo ddl sui care giver familiari, che intendiamo portare in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Il nostro compito è combattere la solitudine, l’abbandono, le difficoltà che spesso contribuiscono a far vedere l’opzione del suicidio assistito come un’unica opzione possibile”, ha concluso Meloni.

Strage di Crans Montana, Mattarella all’ospedale di Zurigo: l’Italia intera coinvolta

Roma, 9 gen. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di recarsi a Martigny dove si svolgerà la cerimonia commemorativa per le vittime della tragedia di Crans Montana, ha voluto fare tappa all’ospedale di Zurigo per incontrare i familiari dei due ragazzi che sono ricoverati in quella struttura. Si è poi intrattenuto con i medici in ospedale che ha ringraziato insieme al personale della Protezione Civile. Ora il capo dello Stato si sposterà in aereo a Ginevra per poi proseguire in auto sino a Martigny. Lo fanno sapere fonti del Quirinale.

Ai medici Mattarella ha detto: “Sono venuto qui per ringraziarvi e per tramettere ai genitori dei ragazzi la partecipazione e il sentimento dell’Italia intera coinvolta nell’angoscia per quello che è accaduto e nella speranza che i giovani possono riprendere la loro vita nel migliore dei modi”.

Crans Montana, Meloni: vietare nei locali candele scintillanti

Roma, 9 gen. (askanews) – “Quando accadono” tragedie come quella del rogo al Bar Le Constellation di Crans Montana “credo ci si debba sempre chiedere che cosa si può imparare e penso che, anche dialogando con l’opposizione, noi dovremmo ragionare della possibilità di vietare nei locali al chiuso l’uso degli scintillii che vengono messi nelle bottiglie per festeggiare perché è comunque un elemento che può essere di pericolosità”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Avendo noi degli imprenditori abilissimi – ha proseguito la premier – immagino che si possano trovare mille altri modi per festeggiare senza rischiare che un locale possa andare a fuoco”.

Docente italiano privato dei figli protesta ad ambasciata giapponese

Roma, 9 gen. (askanews) – Una protesta davanti all’ambasciata giapponese a Roma, ma anche incontri con la parlamentare di Forza Italia, Rosaria Tassinari, con il sindaco e il vicesindaco di Forlì, Gian Luca Zattini e Vincenzo Bongiorno, con il consigliere regionale, Luca Pestelli, e un confronto con l’associazione “Genitori Sottratti”: si moltiplicano gli sforzi del docente universitario di fisica in Giappone, Michele Dall’Arno, per poter rivedere i suoi figli di sette, cinque e due anni portati via dalla moglie il 31 ottobre scorso dalla loro casa a Toyohashi, a sud-ovest di Tokyo.

“Sono disposto a tutto per rivedere i miei bambini”, ha detto ad askanews dalla sua casa di Forlì dove si trova per le vacanze natalizie e da dove continua a battersi per ottenere un affidamento condiviso dei figli di cui non ha notizie ormai da due mesi e mezzo. Anche il consolato di Osaka, che assiste il docente dall’inizio della vicenda, non ha avuto riscontro alle richieste inviate alla donna per poter avere notizie sullo stato di salute dei bambini. “Il consolato ha chiesto una videochiamata e mia moglie l’ha rifiutata”, ha ricordato il docente, precisando di aver poi fornito alle autorità consolari “gli estremi dell’avvocato di mia moglie, ma anche in questo caso non ci sono novità”.

Durante la protesta tenuta davanti alla sede diplomatica giapponese, “la polizia, che ringrazio molto, mi ha aiutato ad avere contatti, meramente informativi, con il personale italiano”, ha raccontato Dall’Arno, precisando che aveva fatto richiesta per essere ricevuto, caduta nel vuoto. Nell’incontro avuto con la parlamentare Tassinari, “che è di Forlì, la mia città, mi è stato detto che contatterà il ministero degli Esteri, di fronte al quale vorrei andare la settimana prossima, chiedendo magari di essere ricevuto”.

Dell’Arno ha tenuto a rimarcare i tempi stretti per una soluzione alla sua vicenda: dopo la prima udienza tenuta lo scorso 11 dicembre, in cui “mia moglie ha chiesto gli alimenti, che sono letteralmente pagamenti per darmi la speranza di rivedere i bambini”, ad aprile “mia moglie sarà in grado di pignorarmi lo stipendio e vorrei sottolineare che non stiamo parlando di un caso di separazione, di divorzio, in cui si pagano gli alimenti, ma di sequestro di minori”. Il docente ha quindi espresso l’intenzione di licenziarsi a fine marzo, ma “non perché non voglio pagare gli alimenti ai miei figli, ma perché io non ci sto a un gioco in cui prima sequestrano i bambini, poi mi si chiede denaro e solo dopo mi si dice se, come e quando, magari in un’aula di tribunale chiusa a chiave, potrò occasionalmente vedere i miei bambini”.

Dell’Arno ha ricordato infatti il caso di “Tommaso Perina, un padre veneto che è passato attraverso questa situazione prima di me” a cui la moglie ha rapito i figli nel 2016, che “vedeva un’ora al mese in un’aula di tribunale chiusa a chiave dall’esterno, alla presenza dell’avvocato della moglie, senza poter fare fotografie e senza poter dare ai bambini dei regali”.

“Io ho sempre detto, e anche messo per iscritto al tribunale, che sono a favore dell’affidamento condiviso, perchè credo che i bambini hanno abbiano bisogno di entrambi i genitori”, ha rimarcato dall’Arno, sollecitando quindi un intervento deciso da parte delle istituzioni, per risolvere in tempi rapidi la vicenda, perchè “i miei figli hanno bisogno di un padre adesso, non fra 10 anni”.

Crans Montana, Mattarella a ospedale Zurigo: Italia intera coinvolta

Roma, 9 gen. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di recarsi a Martigny dove si svolgerà la cerimonia commemorativa per le vittime della tragedia di Crans Montana, ha voluto fare tappa all’ospedale di Zurigo per incontrare i familiari dei due ragazzi che sono ricoverati in quella struttura. Si è poi intrattenuto con i medici in ospedale che ha ringraziato insieme al personale della Protezione Civile. Ora il capo dello Stato si sposterà in aereo a Ginevra per poi proseguire in auto sino a Martigny. Lo fanno sapere fonti del Quirinale.

Ai medici Mattarella ha detto: “Sono venuto qui per ringraziarvi e per tramettere ai genitori dei ragazzi la partecipazione e il sentimento dell’Italia intera coinvolta nell’angoscia per quello che è accaduto e nella speranza che i giovani possono riprendere la loro vita nel migliore dei modi”.

Minori, Meloni: in arrivo altro provvedimento su maranza e baby gang

Roma, 9 gen. (askanews) – Il governo sta lavorando a un provvedimento per contrastare il fenomeno delle baby gang. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

La premier ha ricordato il lavoro fatto dal governo sulla materia “con il decreto Caivano” per il quale “fummo accusati di arrestare i bimbi. Ricordo un titolo indimenticabile: il governo vuole arrestare i bimbi. Non è chiaramente il nostro intento. Noi vogliamo salvare quei minori: non sfugge a nessuno che la criminalità organizzata usa manovalanza sempre più giovane perché questi ragazzi non si potevano arrestare”.

Meloni ha ammesso però che il decreto Caivano “non basta perché il fenomeno dei maranza e delle gang giovanili continua a imperversare quindi stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico su questo tema che verrà presentato nei prossimi Cdm”. La premier ne ha anticipato alcuni contenuti: “Quasi sempre questi atti di violenza sono commessi con armi da taglio più che da fuoco. Quindi penso vada vietato il porto con una aggravante nel caso di persone travisate o gruppi di persone che si riuniscono in luoghi sensibili. Va vietata la vendita anche online di armi da taglio e simili. Ci saranno sanzioni nei confronti dei genitori responsabili di questi minori. Queste sono alcune misure su cui stiamo lavorando”.

Cinema, aumentano nelle sale le copie per "Primavera" di Michieletto

Roma, 9 gen. (askanews) – Prosegue il cammino al box office di “Primavera”, esordio di Damiano Michieletto con Tecla Insolia e Michele Riondino, che continua a mantenersi nelle prime posizioni del boxoffice registrando un importante riscontro del pubblico in sala. Uscito nelle sale il 25 dicembre, il film ha raggiunto finora un incasso complessivo di 1.556.418 euro, un traguardo significativo che conferma l’attenzione costante degli spettatori e una performance sorprendente per un esordio.

Dopo l’anteprima al Festival di Toronto e il passaggio in altri festival internazionali, dove ha ottenuto importanti riconoscimenti (tra cui il Premio del Pubblico al Festival di Chicago), “Primavera” è uscito nelle sale italiane il 25 dicembre e le copie verranno aumentate nella terza settimana dal giorno di uscita.

“L’uscita del 25 dicembre è stata il fulcro della strategia distributiva e il principale driver del successo di ‘Primavera’. Il film è stato lanciato come una release mirata, partendo da 211 copie studiate, per poi espandersi progressivamente grazie alla risposta del pubblico e alla crescente domanda da parte degli esercenti. Alla terza settimana di programmazione, ha raggiunto le 293 sale, un dato che testimonia come la finestra natalizia, se supportata da un titolo di qualità, possa generare valore e sostenibilità anche per un esordio italiano in un contesto altamente competitivo” ha commentato Carlos Prada per Warner Bros. Pictures.

“Siamo molto felici del risultato di ‘Primavera’, e della scelta di Warner Bros. di proporlo in un periodo così competitivo come il Natale: non c’è nulla di più bello che vedere come il pubblico apprezzi i film italiani di qualità e come il passaparola sia ancora il migliore e più efficace strumento di promozione” ha aggiunto Francesca Cima per Indigo Film.

Ces 2026, un Notturno di Chopin in versione robotica

Las Vegas, 9 gen. (askanews) – Al Ces di Las Vegas la tecnologia incontra la musica. Tra i padiglioni della fiera, alla North Hall del Las Vegas Convention Center, due robot sono seduti al piano e suonano un Notturno di Chopin davanti ai visitatori.

La dimostrazione è di Realhand, azienda specializzata nello sviluppo di mani robotiche ad alta precisione. Sistemi progettati per replicare la destrezza della mano umana, con movimenti fluidi e controllo millimetrico delle dita, proprio come richiesto per suonare il pianoforte.

Un esperimento che va oltre lo spettacolo: le stesse tecnologie di Realhand sono pensate per l’industria, la riabilitazione e la robotica collaborativa.

Strage di Crans Montana, i Moretti in tribunale sotto scorta- Oggi lutto nazionale in Svizzera

Roma, 9 gen. (askanews) – Accusati di omicidio colposo, i due gestori del Le Constellation – il locale nella località sciistica svizzera di Crans Montana, dove 40 persone sono morte e altre 116 sono rimaste ferite nella strage di Capodanno – sono stati ascoltati per la prima volta in qualità di indagati, questa mattina. I coniugi Jaques e Jessica Moretti sono arrivati poco prima delle 8 all’Ufficio centrale del pubblico ministero del Vallese, come ha riferito la Rts (Radio televisione svizzera). Presenti sul posto una cinquantina di giornalisti svizzeri, italiani e francesi.

Accompagnati dai loro avvocati, i due gestori sono stati scortati dalla polizia, che li ha aiutati a entrare nell’edificio. Malgrado le numerose domande dei giornalisti, i coniugi non hanno rilasciato dichiarazioni. Come pure i loro tre avvocati.

I proprietari del Constellation devono rispondere di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose. Dalle 8 sono stati interrogati sulla loro situazione personale. Rts ha chiarito che oggi non saranno ascoltati sui fatti avvenuti durante la notte di San Silvestro, in cui hanno perso la vita anche sei cittadini italiani e ne sono rimasti feriti altri undici.

Dalle 8 circa di questa mattina, la coppia di francesi è stata interrogata sulla situazione personale. Le tre procuratrici che hanno convocato i coniugi mirano in particolare a fare maggiore chiarezza sul patrimonio immobiliare dei due.

Salvo imprevisti, confermano i media svizzeri, i proprietari del locale – che aveva la licenza come bar – non saranno ascoltati oggi sui fatti, vale a dire sulle cause che potrebbero aver portato alla morte di quaranta persone, oltre la metà delle quali di età inferiore ai 18 anni.

Diversi avvocati delle vittime, ha confermato Rts, possono assistere all’audizione.

Tutta la Svizzera è chiamata oggi, nel giorno di lutto nazionale, a rendere omaggio alle giovani vittime dell’incendio che ha devastato la stazione sciistica svizzera di Crans-Montana la notte di Capodanno, provocando 40 morti e 116 feriti.

Le autorità federali e le chiese svizzere hanno invitato il pubblico a osservare un minuto di silenzio alle 14. Le campane delle chiese suoneranno poi in tutto il territorio alpino.

Contemporaneamente, si terrà una cerimonia commemorativa a Martigny, una cittadina nella valle del Rodano, non lontano da Crans-Montana. Si prevede che la capienza e le condizioni meteorologiche del locale saranno più favorevoli rispetto alla stazione sciistica vallesana, imbiancata dalla neve da giovedì sera, ma anche gli abitanti di Crans-Montana potranno seguire le cerimonie grazie a maxischermi.

“La pausa che tutta la Svizzera è invitata a osservare venerdì alle 14 simboleggia il lutto che unisce il Paese alle famiglie e agli amici direttamente colpiti”, ha annunciato il governo in un comunicato. Francia e Italia, particolarmente colpite dalla tragedia, con rispettivamente nove e sei morti e numerosi feriti, saranno rappresentate dai presidenti Emmanuel Macron e Sergio Mattarella. È atteso anche il primo ministro belga Bart De Wever.

In totale, 19 nazionalità sono state colpite dal disastro, che ha causato 40 vittime, metà delle quali minorenni, e 116 feriti. Secondo l’ultimo conteggio, 83 feriti rimangono ricoverati in ospedale in Svizzera e nei reparti grandi ustionati in Francia, Italia, Germania e Belgio.

L.elettorale, Meloni: c’è dialogo con opposizione, riforma conviene anche a Schlein

Roma, 9 gen. (askanews) – “Ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Il mandato è anche a chi se ne occupa in Parlamento a dialogare con l’opposizione”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

Secondo la premier, anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, dovrebbe essere “favorevole” alla riforma che sta pensando il centrodestra, un proporzionale con premio di maggioranza, perché “è una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”.

“La partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge. Perché il tema non è solo vincere ma riuscire a governare. È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo”, ha concluso.

Ucraina, Meloni: l’Europa deve parlare anche con la Russia

Roma, 9 gen. (askanews) – “Penso che Macron abbia ragione: credo che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, temo che alla fine il contributo positivo che può portare sia limitato”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

Referendum, Meloni: 22 e 23 marzo la data più probabile

Milano, 9 gen. (askanews) – “Dobbiamo dare una data” per il referendum sulla riforma della Giustizia “entro il 17 gennaio, lo farà il prossimo Cdm. La data del 22 e 23 marzo è quella che a oggi mi sembra più probabile”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Vedo anche io – ha detto rispondendo ad una domanda in merito -un intento dilatorio nelle polemiche dei giorni scorsi, ma non c’è alcuna impasse. Non c’è da parte nostra alcun intento di forzare, non abbiamo ragione per forzare, la data ci sembra ragionevole e ci consente nel caso in cui il sì, di portare a casa le norme attuative in tempo prima della definizione del nuovo Csm”.

Ucraina, Meloni: non necessario invio soldati italiani

Roma, 9 gen. (askanews) – L’invio di soldati italiani in Ucraina non è necessario. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“La ragione per cui non ritengo necessario l’invio di soldati italiani in Ucraina, è perché il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”, ha spiegato.

Quanto a un invio di militari nell’ambito di una eventuale missione Onu, Meloni ha detto: “Non c’è questa opzione sul campo oggi, di un intervento di forza multinazionale con l’ombrello Onu: si sta parlando oggi dell’istituzione di una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei volenterosi senza l’ombrello Onu”.

Groenlandia, Meloni: non credo in un’azione militare Usa

Roma, 9 gen. (askanews) – “Continuo a non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia, opzione che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare. Questa posizione “è stata ribadita anche nello statement sottoscritto dai principali leader europei”, ha aggiunto.

“Allo stato attuale, l’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa sia da da Marco Rubio che dallo stesso Donald Trump”, ha sottolineato la premier.

“Penso che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area Artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza”, ha aggiunto Meloni ricordando che si tratta di un’area agiscono molti attori stranieri e “continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

Venezuela: Meloni: non smetteremo di occuparci di Trentini

Roma, 9 gen. (askanews) – “Il governo italiano si occupa della vicenda di Alberto Trentini quotidianamente da diciamo 400 giorni” ma “non è l’unico italiano detenuto in Venezuela, lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, che sono canali politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo di occuparci di questa vicenda fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare.

“Io ho parlato varie volte con la mamma di Alberto e chiaramente capisco il suo dolore e la sua difficoltà, è molto doloroso anche per me non riuscire a dare risposta nei tempi in cui vorrei darle, come immagino sappiate”, ha aggiunto Meloni.

La conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni

Roma, 9 gen. (askanews) – Nell’aula dei gruppi parlamentari si tiene la tradizionale conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni, organizzata dall’ordine dei giornalisti in collaborazione con l’associazione stampa parlamentare. Quaranta domande a cui la premier risponde, ecco le sue dichiarazioni

11:41 – “Continuo a non credere nell’ipotesi che gli Stati Uniti avvino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia, opzione che chiaramente non condividerei. L’ho già messo nero su bianco ma che credo non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti”,  ha detto Meloni. Questa posizione “è
stata ribadita anche nello statement sottoscritto dai principali leader europei”, ha aggiunto. “Allo stato attuale, l’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa sia da Marco Rubio che dallo stesso Donald Trump”, ha sottolineato la premier. “Penso che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area Artica per i suoi interessi e per la sua sicurezza”, ha aggiunto Meloni
ricordando che si tratta di un’area agiscono molti attori stranieri e “continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi. Ma questo è un tema che dal mio punto di vista coinvolge anche noi” e “oggettivamente ci deve interessare particolarmente”.

11:40 – “Saluto con gioia la liberazione di Biagio Pilieri” in Venezuela, “a quello che ci risulta è che ci sia un provvedimento di scarcerazione non ancora eseguito anche nei confronti di Luigi Gasperin”,  ha detto la presidente del Consiglio. “Io sono fiduciosa, considero – ha sottolineato la premier – il segnale dato dalla Presidente” venezuelana “Delcy Rodriguez un segnale di grande valore, un segnale unilaterale nel senso della pacificazione nel paese, lo cogliamo pienamente e penso che possa anche rappresentare un elemento molto importante nella definizione di relazioni nuove e diverse tra Italia e Venezuela”.

11:34 –  “Il governo italiano si occupa della vicenda di Alberto Trentini quotidianamente da diciamo 400
giorni” ma “non è l’unico italiano detenuto in Venezuela, lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali,  che sono canali politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo di occuparci di questa vicenda fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio”, ha detto la presidente del Consiglio   “Io ho parlato varie volte con la mamma di Alberto e chiaramente
capisco il suo dolore e la sua difficoltà, è molto doloroso anche per me non riuscire a dare risposta nei tempi in cui vorrei darle, come immagino sappiate”, ha aggiunto Meloni.

11:33 – “Diversi ministeri stanno lavorando all’equo compenso per i giornalisti, la questione mi sta a cuore, ne abbiamo parlato anche negli ultimi giorni soprattutto con il ministero della Giustizia, entro il mese di febbraio avremo le tabelle che servono per portare avanti un provvedimento che a me sta a cuore particolarmente”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni,

11;32 – “Abbiamo seguito e seguiamo la questione del rinnovo del contratto dei giornalisti, c’è un tavolo aperto, figuriamoci se non condivido il tema, penso si sappia che il governo ha a cuore il tema dei rinnovi
contrattuali, lo abbiamo dimostrato coi nostri provvedimenti” ma il contratto dei giornalisti “non dipende da noi, non mi è chiara la mobilitazione in questo contesto”,  ha detto Meloni facendo riferimento agli striscioni issati da alcuni esponenti Fnsi all’inizio della conferenza stampa nell’aula dei
gruppi. “La responsabilità non è del governo, capisco il momento di visibilità ma l’immagine che ne esce è una contestazione a Meloni e non so se sia mai accaduto in passato su materie non di mia competenza. Possiamo fare moral suasion, siamo dalla vostra parte, ma non vorrei che ne venisse fuori l’immagine di una contestazione alla presidente del Consiglio su una cosa sulla quale la presidente del Consiglio non ha responsabilità”, ha aggiunto.

11:30 – “La mia solidarietà ai giornalisti che hanno subito intimidazioni e attentati non è mai mancata, chiara e netta, e voglio ribadirla anche in questa sede, perché la libertà di stampa è presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi nazione democratica e tutti siamo chiamati a difenderla”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni,  raccogliendo la sollecitazione del presidente dell’Ordine Bartoli e “aggiungendo alla lista anche l’assalto a La Stampa: i giornalisti non erano presenti ma erano l’oggetto di quella intimidazione”. Sul tema della sicurezza dei giornalisti, “sono contenta che si
apprezzi l’impegno che il governo aveva preso, in questa sede un anno fa, per garantire agli operatori inviati in zone sensibili di svolgere il loro lavoro nelle migliori condizioni di sicurezza. I numeri citati colpiscono ognuno di noi, e voglio cogliere questa occasione per rinnovare solidarietà e ringraziamento a tutti quei colleghi che con la loro professionalità e coraggio ci consentono di arrivare dove i nostri occhi altrimenti non potrebbero arrivare. Non solo all’estero, ma anche in Italia, in quei territori oltraggiati
dalla criminalità organizzata, quei luoghi che altrimenti sarebbero invisibili all’opinione pubblica”. Ed “è giusto rendere omaggio alla loro memoria, e sono contenta per il primo via libera da parte della Camera alla giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi. Confido che concluda presto il suo iter”. Ancora sulla sicurezza degli inviati in zone di guerra, “abbiamo organizzato un seminario ad hoc su questo, nel dl Ucraina è stata inserita la norma che i giornalisti free lance inviati in aree di guerra devono essere informati e avere una adeguata copertura assicurativa: servono risorse, le abbiamo reperite nel bilancio
della presidenza della Presidenza del Consiglio, per il riconoscimento all’editore che ne faccia richiesta di un contributo per assicurazione e formazione”.

11:29 – Sulla vicenda Paragon, con l’intrusione in dispositivi informatici di diversi giornalisti “confidiamo che si possa arrivare ad avere delle risposte”, ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, sottolineando che “il Copasir ha escluso che ‘Graphite’, cioè il sistema che viene fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti dei giornalisti”. La premier ha ricordato anche che su questa vicenda ci sono “due procure che stanno lavorando” e che “l’agenzia di intelligence sta fornendo tutto il supporto necessario”.

11:16 – “Giornalisti da dieci anni senza contratto ma alla Fieg finanziamenti milionari”. È la scritta che appare sugli striscioni della Federazione nazionale stampa italiana mostrati. Non appena la presidente del Consiglio ha preso posto nell’aula, la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante, il presidente Vittorio Di Trapani e altri esponenti del sindacato dei giornalisti si sono alzati in piedi issando gli striscioni. Contro il mancato rinnovo del contratto i giornalisti italiani hanno scioperato lo scorso 28 novembre. La trattativa è allo stallo anche dopo l’ultimo tavolo che si è tenuto ieri.

Venezuela, gli italiani Gasperin e Pilieri liberati. Attesa per Trentini e altri connazionali

Roma, 9 gen. (askanews) – Le autorità venezuelane hanno finora liberato due cittadini italiani detenuti nelle carceri del Paese, l’imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri.

Gasperin, 77 anni, cittadino solo italiano, era stato arrestato il 7 agosto 2025 a Maturin, nello Stato nord-orientale di Monagas, e detenuto in un centro nella zona di Prados del Este, a Caracas. L’arresto era scattato in seguito a un controllo per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli Uffici di una società di cui Gasperin era socio di maggioranza e presidente.

Figlio di emigrati siciliani, Pilieri, 60 anni, che ha invece il doppio passaporto, era stato arrestato a Caracas nell’agosto del 2024 ed era detenuto nell’Helicoide, una delle prigioni più dure del Venezuela. Era stato accusato di terrorismo e tradimento della patria. Pilieri si era battuto negli ultimi anni per denunciare la chiusura di organi di informazione, la censura e altri problemi dell’editoria locale. Pilieri è anche leader del partito Convergenza, fondato nel 1993.

Le autorità di Caracas, che hanno annunciato ieri a sorpresa la liberazione di un “numero importante” di cittadini venezuelani e stranieri, non hanno fornito un elenco di nominativi e da parte italiana c’è l’attesa per la liberazione di altri italiani fra cui l’imprenditore torinese Mario Burlò e il cooperante Alberto Trentini.

Trattenuto secondo i familiari senza motivi chiari, Burlò sarebbe partito nel 2024 per andare in Venezuela per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, ma non è più tornato. Trentini è stato arrestato il 15 novembre 2024 senza accuse mentre lavorava per la Ong Humanity & Inclusion. In totale sarebbero ancora 26 gli italiani detenuti, molti con doppia nazionalità.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere ieri sera di essere è in contatto con l’ambasciatore a Caracas, con la rete consolare in Venezuela e con esponenti della Chiesa e società civile per accelerare la liberazione dei cittadini italiani. “Il ministro oltre al caso di Alberto Trentini sta facendo pressioni per la soluzione dei casi di tutti gli italiani detenuti. Al momento il governo ha posto in essere azioni che possano garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto”, recitava una nota diffusa ieri sera dalla Farnesina.

“Si tratta di un gesto di pace unilaterale e non è stato concordato con nessun’altra parte”, ha dichiarato il presidente del Parlamento venezuelano, Jorge Rodriguez, annunciando ieri l’imminente liberazione dei detenuti avvenuta a pochi giorni dalla cattura da parte statunitense dell’ormai deposto presidente venezuelano Nicolas Maduro. Finora, secondo i media venezuelani, avrebbero lasciato le carceri venezuelane già 250 detenuti su un totale di 400.

(nella foto a destra Biagio Pilieri, liberato insieme a Enrique Marquez ex candidato dell’opposizione)

Giornalisti, striscioni Fnsi su rinnovo contratto a conferenza stampa Meloni

Roma, 9 gen. (askanews) – “Giornalisti da dieci anni senza contratto ma alla Fieg finanziamenti milionari”. È la scritta che appare sugli striscioni della Federazione nazionale stampa italiana mostrati nell’aula dei gruppi parlamentari dove è iniziata la conferenza stampa della premier Giorgia Meloni organizzata dall’ordine dei giornalisti in collaborazione con l’associazione stampa parlamentare.

Non appena la presidente del Consiglio ha preso posto nell’aula, la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante, il presidente Vittorio Di Trapani e altri esponenti del sindacato dei giornalisti si sono alzati in piedi issando gli striscioni.

Contro il mancato rinnovo del contratto i giornalisti italiani hanno scioperato lo scorso 28 novembre. La trattativa è allo stallo anche dopo l’ultimo tavolo che si è tenuto ieri.

L’unica strada possibile è l’Unione Europea

Tra due torti, non tra due ragioni

Scriveva Hegel che le grandi tragedie del mondo scaturiscono dal conflitto tra due ragioni. Oggi verrebbe da dire che ci troviamo semmai in bilico tra due torti: quello di Maduro, dittatore senza scrupoli e non meritevole di alcuna indulgenza, e quello di Trump, incarnazione di una geopolitica rude e qualche volta perfino brutale.

Un mondo diverso da quello che credevamo

Il nostro compito di Paese, sia chiaro, non è quello di prendere posizione, ma è quello di prendere atto che il mondo è altro da quello che pensavamo (o magari ci illudevamo) che potesse diventare. Dunque, questa volta davvero, è arrivato il momento dell’Europa, poiché le benevole divinità a stelle e strisce di un tempo non si occupano più di noi e poiché il pianeta si annuncia sempre più come un luogo ferino, che è bene cercare di frequentare armandosi di qualche buona e solida compagnia.

Il passo incerto del governo italiano

Lungo questa strada, pressoché obbligata, Meloni si muove fino ad ora con un passo tentennante. Forse perché ne intuisce le insidie e le fragilità, forse perché si illude di “gestire” Trump evitando di incorrere nelle sue ire e scommettendo di poterne levigare certe asperità, o forse perché crede sì alla prospettiva europea, ma non più di tanto, con qualche ragione, viste le oscillazioni anche degli altri Paesi chiamati in causa.

Eppure, l’unica strada possibile è quella dell’Unione Europea, naturalmente a patto che i Paesi che contano (il gruppetto dei “volenterosi”, come ora vengono chiamati) a loro volta imparino a tenere il punto. È ormai chiaro che, a forza di tentennare, si finirebbe tutti fuori strada.

 

Fonte: La Voce del Popolo, 8 gennaio 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia].

L’unica strada possibile è l’Unione Europea

Se non ora, quando? Il Vecchio continente alla prova della storia

Un tema ormai stringente

Ci ritornerò sopra sicuramente, perché il tema è diventato stringente e si è attualizzato, e non va per niente abbandonato.

Non si era infatti mai verificato prima d’ora che i tempi per un’Europa federata e politicamente unita fossero, a mio avviso, così maturi come lo sono diventati in questi ultimi giorni. Lo fanno capire alcuni studiosi con la vista lunga sull’Europa e la geopolitica, tra cui primeggia Sergio Fabbrini con i suoi costanti e ripetuti articoli sul Sole 24 Ore. E, paradossalmente, assieme ad altri studiosi con la vista corta però sui singoli Stati e sul nazionalismo europeo d’antan.

Geopolitica brutale e urgenza europea

Tempi maturi perché, dopo i recentissimi rapporti “amichevoli e pacifici” tra Maduro e Trump, con quest’ultimo pronto a sborsare miliardi di dollari per comprarsi la Groenlandia, che riscopre senza nessuna perplessità l’antica pirateria vichinga sequestrando due navi, di cui una di Putin, e più che mai pronto a ritirare il Nobel per la Pace – come chiede ripetutamente Salvini – tempi maturi, dicevo, per rendere attuale il titolo del noto romanzo di Primo Levi: Se non ora, quando?

Le radici storiche dell’idea europea

Sono passati poco meno di 200 anni da quando Giuseppe Mazzini unì le esigenze del particolare con quelle del generale e fece nascere, accanto alla “Giovine Italia”, la “Giovine Europa”.

Ed è quasi un secolo da quando don Luigi Sturzo parlò, dal suo esilio londinese, della necessità di creare gli “Stati Uniti d’Europa” (1924): circa 17 anni prima del Manifesto di Ventotene di Spinelli e Rossi (1941) e circa 28 anni prima del Trattato parigino della CECA (1952).

Il sogno europeo nella visione cristiana

Tralascio tutti gli europeisti convinti del dopoguerra. Tuttavia, mi si consenta in questo appunto di ricordare che lo stesso Papa Francesco, nella sua Enciclica Fratelli tutti del 2020, al paragrafo 10 del primo capitolo, scrive che «…si è sviluppato il sogno di un’Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita»: sogno di un’Europa unita, dunque.

Un comune sentire e un comune agire.

Persona, comunità, bene comune

Non ci sono dubbi sulle idee di europeismo nel mondo cattolico, che ha da sempre portato avanti il valore della persona in relazione: della persona sociale.

Quella della persona mai singola ed isolata individualità, ma sempre in rapporto con altre persone. Quella del Noi, e non dell’Io, lasciando l’Io nelle mani della sola intima spiritualità.

Una persona che, sin dalla sua dimensione nei mondi della vita civici e comunitari, fonda i suoi valori etici, sociali, politici e democratici sull’idea di fraternità ed uguaglianza anche fra diversi, e perfino di intesa e concordia fra avversari, su cui Aldo Moro lavorò molto, mantenendo sempre la rotta verso un’intesa orientata al bene comune di tutti.

Due sostantivi, fraternità ed uguaglianza, che – ricordo – sono stati fatti propri dalla Rivoluzione francese.

Nazionalismi, nostalgie e illusioni

I dubbi che però rimangono ai nostri giorni sono quelli relativi a un determinato mondo cattolico e laico tradizionalista che circola in Europa: un mondo nostalgico, che rivuole anche la Messa in latino, che crede nella differenza insanabile delle razze, e che è presente in diversi partiti politici conservatori.

Addirittura sotto la banale insegna di autonomia e di nazione, per tutti i pericoli di “sostituzioni etniche” paventate dalle tragiche ondate migratorie, e non solo per il denunciato aumento della criminalità, quasi sempre imputato ai migranti.

Basti guardarsi attorno e notare quanto sia ancora vivo e vegeto l’ottocentesco patriottismo nazionalistico, oggi sotto forma di sovranismo exit.

L’illusione dell’autosufficienza

E quanti illusi ci sono in circolazione che pensano – e si ingannano – che nel 2026 un singolo Stato europeo e una singola nazione europea, se non, follemente, una singola e microscopica regione come quella della Padania italiana, possano da soli e in autonomia affrontare gli urti e le insidie che provengono, anche solo sul piano della politica internazionale, dal confronto con Stati giganti come gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, nelle loro mature idee di espansione territoriale e di dominio economico.

Fare l’Europa, fare gli europei

Aggiungo allora che forse occorrerebbe scovare al più presto un Massimo d’Azeglio europeista dei nostri giorni che lanciasse l’idea di un auspicabile processo: «fatta l’Europa, occorre fare gli europei».

Un processo oggi urgentissimo, e al quale occorrerebbe che la von der Leyen si svegliasse un poco, per proporre sin dalle scuole elementari di tutti gli Stati un’educazione civica e culturale di taglio europeo. In modo tale che, in ogni singolo Stato, dopo la piega isolazionista presa dagli USA nei confronti di un’Europa definita “parassitaria”, se ne parlasse liberamente con gli occhi rivolti al futuro, e non al passato: al futuro dei nostri figli e nipoti, e non al passato dei nostri nonni e bisnonni.

Una scelta non più rinviabile

La mia opinione risiede allora nella speranza che oggi si sia finalmente capita l’esigenza di una urgente USE (Stati Uniti d’Europa), di un’Unione politica e federata sotto l’insegna della democrazia partecipata e dei suoi valori, compresi quelli della sussidiarietà.

Perché… se non ora, quando?

Ora tocca a Taiwan: Trump la consegna alla benevolenza di Xi

Il presidente degli Stati Uniti continua a sorprendere. Secondo il “New York Times” avrebbe affermato che la Po questione di Taiwan dipende “dal presidente Xi”. La frase chiave, in lingua originale, è questa: “It’s up to him to decide what he does with Taiwan”. Subito dopo però ha precisato di aver detto che sarebbe “very disappointed” (molto dispiaciuto) se la Cina muovesse offensivamente. 

La dichiarazione autorizza una doppia lettura. Da un lato sembra voler sminuire la tensione militare sullo Stretto di Taiwan invitando alla prudenza; dall’altro crea ambiguità sul ruolo di Washington nel deterrimento di un’eventuale azione cinese, rinviando la responsabilità decisionale a Pechino stessa, che considera Taiwan parte del suo territorio. 

Taipei, da parte sua, resta in allerta: secondo sondaggi locali una quota significativa della popolazione teme che l’isola sia “meno sicura” dopo certe aperture americane e il “disgelo” diplomatico tra Washington e Pechino. 

Reazioni internazionali

Pechino ribadisce da tempo che Taiwan è una questione considerata un “affare interno” e che la riunificazione è un obiettivo di principio. Recenti rapporti sui colloqui tra Xi Jinping e Trump sottolineano che il presidente cinese ha richiamato più volte la propria posizione di principio sulla questione e ha affermato che il “ritorno di Taiwan alla Cina” è parte dell’ordine internazionale postbellico, secondo il modello di visione imposto da Pechino stessa. 

Tra gli alleati occidentali si registra una certa cautela: mentre il tradizionale “impegno per il mantenimento dello status quo” nello Stretto rimane un punto condiviso, a caldo non sono emerse dichiarazioni forti di condanna o critica esplicita alla frase di Trump, in parte perché la posizione ufficiale resta quella di evitare un’escalation e di puntare sulla diplomazia.

Reazioni interne negli Stati Uniti

Sul fronte interno, la dichiarazione di Trump si inserisce in un quadro di crescente tensione politica. Il sistematico “andare oltre” le regole inizia a generare le prime controffensive. Il Senato ha votato ieri una risoluzione che ricorda come il Presidente debba ricevere dal Congresso l’autorizzazione ad intervenire militarmente all’estero. Cinque senatori repubblicani hanno contribuito in modo decisivo all’approvazione del testo, facendo suonare un campanello d’allarme per un Trump sempre più nervoso e infastidito.

Un effetto collaterale di un “dire e contraddire”

Certamente il caleidoscopio di dichiarazioni su Taiwan riflette una instabilità strategica che non rassicura né gli alleati né i più diretti interlocutori. Se da una parte Trump sembra invitare alla de-escalation con la Cina, la disinvolta apertura verso Xi Jinping apre spazi interpretativi che possono indebolire la deterrenza e aggravare le preoccupazioni regionali.

Ora, mentre Pechino rilancia le mire sull’isola, Taipei non mostra di cedere alle minacce. Ecco allora che il “dire e contraddire” di chi guida la prima potenza mondiale  finisce per iscriversi in una logica apparentemente priva di logica. Giorno dopo giorno, si logora quindi la credibilità della Casa Bianca.

Senza un centro nuovo, la politica italiana è destinata all’impotenza

Il rovesciamento dell’ordine politico globale

Viviamo una situazione politica difficilissima a livello internazionale, dove, al dominio della politica sull’economia e la finanza, si assiste al rovesciamento del NOMA (Non Overlapping Magisteria: la finanza detta gli obiettivi e l’economia reale e la politica seguono da accoliti subalterni), con alcuni autocrati (Trump, Putin, Xi Jinping) impegnati a stabilire un nuovo equilibrio mondiale fondato non più sullo Stato di diritto, ma sulla logica del dominio della forza sulla politica.

Anche in Europa, ultima sede delle patrie liberal-democratiche, complice una governance che induce all’impotenza politica e operativa, non sembrano imporsi leadership all’altezza dei tempi nuovi della geopolitica mondiale.

 

L’assenza dei fondatori e la crisi del Ppe

Mancano i grandi padri democratico-cristiani: Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman, fondatori dell’Unione europea, come assai ridotta e ambigua è la funzione e il ruolo svolti dal Ppe, che raccoglie ciò che rimane di quella storica tradizione politico-culturale.

È scomparsa dal 1993, in Italia, la Dc, che del Ppe era una delle colonne essenziali, e sono fin qui falliti i diversi tentativi svolti per la ricomposizione politica dell’area cattolica nelle sue tre componenti fondamentali: democratica, liberale e cristiano-sociale.

 

La diaspora Dc e la necessità di fare chiarezza

È giunto il tempo per una riflessione approfondita sulla diaspora Dc e sulle prospettive politiche per i cattolici italiani, tuttora divisi su diversi fronti e con diverse prospettive. Ricevo quotidianamente note, osservazioni e proposte da amici, nelle quali emergono letture, in alcuni casi assai deformate, rispetto a quanto è realmente accaduto dal 1993 ai nostri giorni.

Ecco perché, credo, sarebbe opportuno approfondire i fatti, i documenti e le azioni intervenute in quei trentadue anni che ci separano dall’anno 1993, in cui si concluse la vicenda politica della Democrazia Cristiana.

 

Alcune letture utili

Ci possono aiutare, al riguardo, le seguenti letture:

 

– sulla fine della Dc, il libro di Andrea Vezzaro, La caduta. Cronache della diaspora democristiana 1993-1995, Ronzani Editore;

– sulla diaspora Dc, il mio libro Demodissea. La Democrazia Cristiana nella stagione della diaspora. Considerazioni sul periodo 1992-2020, Edizioni ALEF – Il Mio Libro

(https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/562226/demodissea/);

– sui tentativi di rinascita democristiana, la sintesi pubblicata su “Il Popolo”: La Democrazia Cristiana tra cronaca e storia. 1994-2025

(https://www.ilpopolo.cloud/516-la-democrazia-cristiana-tra-cronaca-e-storia-1994-2019.html).

 

Bipolarismo forzato e vuoto di centro

Una legge elettorale maggioritaria, il Rosatellum, continua a perpetuare un bipolarismo forzato tra due aree: l’una dominata dal partito di estrema destra della Meloni e l’altra da una sinistra alla ricerca perenne della propria identità, divisa nel confronto-scontro Schlein-Conte, sin qui incapaci di individuare una leadership con cui misurarsi alle prossime elezioni politiche.

Assai grave e dannosa continua, poi, l’assenza di un centro nuovo della politica italiana, ampio e plurale, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra.

 

Proporzionale, riforme e iniziativa popolare

Un centro che, per poter nascere, richiederebbe il ritorno a una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze, mentre l’attuale maggioranza parlamentare ipotizza una legge elettorale, autentica “truffa”, con un premio di maggioranza garantito a una soglia (40 o 45%) che la rende assai più simile a una rinnovata legge Acerbo che a quella ipotizzata dalla Dc degasperiana nel 1953, la quale, in un contesto politico assai diverso, prevedeva un premio di maggioranza alla lista o coalizione che avesse ottenuto almeno il 51% dei voti.

Ecco perché assume particolare valore l’azione degli amici di Iniziativa Popolare per la raccolta firme a favore di due leggi: ritorno alla proporzionale e cancellierato sul modello tedesco, quale precondizione indispensabile per il progetto di composizione politica di un centro nuovo della politica italiana.

 

Una forza popolare per il futuro

Alla destra di Fratelli d’Italia-Lega e Forza Italia, divisi sulla politica estera, e alla sinistra incapace di trovare una sintesi su progetto e leadership, alla politica italiana sarebbe oltremodo necessaria una forza di ispirazione democratico-cristiana e popolare, capace di offrire speranza a quella maggioranza di elettori renitenti al voto.

Una forza in grado di definire un equilibrio tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e quelli delle classi popolari che, dopo tante promesse, stanno verificando sulla propria pelle la falsità di quei propositi. La propaganda sistematica, sostenuta dai mezzi televisivi e da media compiacenti, consente oggi a Meloni e C. di galleggiare, ma la realtà economica e sociale, fondata su un’ingiustizia fiscale sempre più grave, finirà per imporsi.

 

La posta in gioco

Tra tassazione iniqua, promesse elettorali mancate (pensioni, accise, polizze, pedaggi autostradali, costo dei generi alimentari), anche quegli elettori che, come scriveva Flaiano, sono “sempre pronti a salire sul carro del vincitore” finiranno per cambiare orientamento.

Ma allora sarà indispensabile la presenza di quel centro nuovo della politica italiana che anche noi, Dc e Popolari, dovremo concorrere a costruire.

Rio Tinto e Glencore riprendono le trattative per la maxi fusione

Roma, 9 gen. (askanews) – Dopo circa due anni di stop Glencore e Rio Tinto hanno ripreso le trattative su una fusione che darebbe vita al primo gruppo globale nell’estrazione mineraria. Lo hanno comunicato separatamente le due società nel corso della notte.

L’operazione si configurerebbe come una acquisizione di Glencore da parte di Rio Tinto. I termini di una eventuale combinazione devono essere ancora discussi e le società precisano che non vi è certezza di un’intesa. Secondo il Financial Times nell’eventualità che procedano i due gruppi darebbero vita a un gigante con un valore stimato oltre 260 miliardi di dollari. (fonte immagine: Tio Tinto)

Bce, Lagarde esclude ritorno in politica, "il populismo sta crescendo"

Roma, 9 gen. (askanews) – La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde esclude di tornare in politica, in particolare per le elezioni presidenziali in Francia. “No, non penso”, ha risposto ad una domanda su questo tema in una intervista a Bloomberg trasmessa questa mattina. “Ho visto presidenti andare e venire, li ho visti invecchiare e cambiare e direi che ‘si fa troppo tardi’, ha scherzato usando una espressione inglese (“va oltre i miei orari per andare a dormire”).

“Sono qui e ora. Ma la questione chiave è che ho sempre assunto dei rischi, non ho mai assicurato la mia posizione, il mio futuro, la mia pensione: no – ha detto – a volte devi semplicemente lanciarti”.

Nell’intervista non sono state poste a Lagarde domande sulle recenti polemiche in merito alla sua retribuzione. Secondo una ricostruzione del Financial Times è del 50% superiore a quanto riportato dall’istituzione (726.000 euro nel 2024, circa quattro volte quello che guadagna il suo omologo statunitense Jerome Powell, presidente della Federal Reserve). Lagarde per parte sua non ha fatto menzione del tema.

Ha invece parlato del “populismo”. “Il populismo sta certamente crescendo e in molti paesi abbiamo leader populisti, a destra e a sinistra, che perseguono l’obiettivo facile, il ragionamento facile e il voto facile”, ha detto.

Sui processi decisionali nella Unione europea, “la bellezza dell’Europa è anche il flagello dell’Europa. La bellezza di essere insieme, di essere tolleranti, di rispettare i diversi punti di vista, di elaborare il consenso e muoversi piano, rispettando le fondamenta democratiche, e di tenere tutto questo assieme: questa è la bellezza. Ma se devi mantenere tutto questo e prendere decisioni molto rapide – ha detto – e attuarle, e fare dei cambiamenti, è difficile”.

Quanto alla indipendenza della Bce e delle banche centrali in generale, “penso che dobbiamo guadagnarci quella indipendenza e che dobbiamo essere pronti a renderne conto, ma questa indipendenza è cruciale per assicurare che queste decisioni siano il più possibile non di parte e determinate dalle analisi macroeconomiche e dalle previsioni di quello che faranno le politiche”.

“Alla Bce siamo privilegiati, nel senso che l’indipendenza è sancita nei Trattati europei. Non ho mai ricevuto una telefonata da nessuno dei leader in Europa – ha riferito ancora Lagarde – perché sanno che non possono farlo e non penso” che questo principio di autonomia sia stabilito in maniera così netta “negli Usa, o in Gran Bretagna o in altri paesi”.

Trump al New York Times: "Non ho bisogno del diritto internazionale"

Milano, 8 gen. (askanews) – Donald Trump ha affermato in un’intervista pubblicata in queste ore che solo la sua “moralità” potrebbe costituire un limite alla sua gestione della politica estera degli Stati Uniti, aggiungendo che il presidente americano “non ha bisogno” del diritto internazionale.

Le osservazioni, tratte da una lunga intervista al New York Times, arrivano meno di una settimana dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi e mentre gli europei temono un’eventuale conquista della Groenlandia da parte degli Stati Uniti.

Quando mercoledì sera gli è stato chiesto se vedesse dei limiti alle sue azioni all’estero, Donald Trump ha risposto: “Sì, c’è una cosa. La mia moralità. Il mio spirito. Questa è l’unica cosa che può fermarmi”.

“Non ho bisogno del diritto internazionale”, ha dichiarato al New York Times. “Non voglio fare del male a nessuno”.

E a chi gli chiede se pensa che gli Stati Uniti debbano rispettare il diritto internazionale, risponde: “Sì”, ma “dipende da quale sia la sua definizione di diritto internazionale”, ha risposto il miliardario repubblicano.

Risultati serie A, Cremonese a quota 22, Cagliari 19

Roma, 7 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Cremonese-Cagliari 2-2

Diciannovesima giornata: Pisa-Como 0-3, Lecce-Roma 0-2, Sassuolo-Juventus 0-3, Bologna-Atalanta 0-2, Napoli-Verona 2-2, Lazio-Fiorentina 2-2, Parma-Inter 0-2, Torino-Udinese 1-2, Cremonese-Cagliari 2-2, ore 20.45 Milan-Genoa.

Classifica: Inter 42, Milan, Napoli 38, Roma, Juventus 36, Como 33, Atalanta 28, Bologna 26, Lazio, Udinese 25, Sassuolo, Torino 23, Cremonese 22, Cagliari 19, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Fiorentina, Verona 13, Pisa 12.

Ventesima giornata: sabato 10 gennaio ore 15 Como-Bologna, Udinese-Pisa, ore 18 Roma-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Torino, domenica 11 gennaio ore 12.30 Lecce-Parma, ore 15 Fiorentina-Milan, ore 18 Verona-Lazio, ore 20.45 Inter-Napoli, lunedì 12 gennaio ore 18.30 Genoa-Cagliari, ore 20.45 Juventus-Cremonese.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Venezuela, attesa per Trentini dopo notizia liberazione detenuti

Roma, 8 gen. (askanews) – Massima discrezione e un prudente “silenzio”. Dopo l’ufficializzazione da parte del presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana della liberazione di alcuni detenuti, tra cui anche stranieri, a palazzo Chigi si continua a seguire la vicenda del cooperante italiano Alberto Trentini, in carcere da oltre un anno.

Il lavorio diplomatico per il suo ritorno a casa continua, mentre arriva la notizia della liberazione di cinque detenuti spagnoli.

A un anno esatto dal suo rilascio è poi Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata a Teheran il 19 dicembre del 2024, ad augurarsi che questo possa essere un giorno positivo per il cooperante italiano. “Oggi è l’anniversario del giorno più bello della mia vita. E il Venezuela gestito dall’Amministrazione Trump ha annunciato la liberazione di tanti prigionieri locali e stranieri. Spero che l’8 gennaio possa diventare il giorno più bello della vita anche per Alberto Trentini”, ha scritto su X.

Il Venezuela annuncia la liberazione di un "numero importante" di prigionieri

Roma, 8 gen. (askanews) – Il presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodríguez, ha annunciato il rilascio di un “numero importante” di cittadini venezuelani e stranieri nelle prossime ore, senza precisare il numero dei prigionieri né quando avverrà il loro rilascio. Lo riporta El Pais.

“Si tratta di un gesto di pace unilaterale e non è stato concordato con nessun’altra parte”, ha dichiarato Rodríguez, ringraziando José Luis Rodríguez Zapatero, Lula e le autorità del Qatar per la mediazione.

Deepfake, Commissione Ue: Grok sta generando contenuti inaccettabili

Roma, 8 gen. (askanews) – “Abbiamo visto Grok (l’app di Intelligenza artificiale del social media X, Ndr) generare contenuti antisemiti e, più recentemente, immagini sessuali di bambini. Questo è illegale ed è inaccettabile. Va contro i valori dell’Europa e i nostri diritti fondamentali. E prendiamo la cosa molto seriamente. Per questo posso confermare che la Commissione ha ordinato a X di conservare tutti i documenti e i dati interni relativi a Grok fino alla fine del 2026”. Lo ha affermato nel consueto briefing con la stampa Thomas Regnier, portavoce della Commissione Ue.

“Si tratta di fatto – ha spiegato il portavoce – di un’estensione dell’ordine di conservazione che abbiamo già inviato a X l’anno scorso in merito ad algoritmi e sistemi di raccomandazione sulla diffusione di contenuti illegali. Quindi si tratta di una prosecuzione delle misure che abbiamo già adottato e che ho già annunciato lunedì scorso, inclusa la richiesta di informazioni per la quale abbiamo ricevuto una risposta da X e che stiamo attualmente analizzando. E lasciatemi concludere dicendo che il DSA (Digital Services Act, Ndr) è molto chiaro: in Europa, tutte le piattaforme devono mettere ordine in casa propria. Perché ciò che stanno generando qui è inaccettabile e il rispetto del diritto dell’Ue non è un’opzione, ma un obbligo”.

Max Giusti torna al Teatro Sistina con "Bollicine – updatE"

Roma, 8 gen. (askanews) – Dopo una tournée trionfale che ha attraversato l’Italia, Max Giusti torna sul palcoscenico che ne ha consacrato il talento più autentico: il Teatro Sistina di Roma, dal 14 gennaio, dove due anni fa debuttava Bollicine. Con “BOLLICINE – updatE”, l’artista presenta una versione rinnovata e arricchita dello spettacolo, un nuovo capitolo che unisce la forza della comicità alla profondità dell’esperienza.

In questa edizione, Giusti si offre al pubblico con la maturità dell’artista completo, capace di fondere ironia, introspezione e una verve irresistibile. Tra i momenti più attesi, tornano le sue parodie iconiche – da Alessandro Borghese ad Aurelio De Laurentiis, fino a Pierluigi Pardo – reinterpretate con l’inconfondibile maestria trasformista che lo contraddistingue.

A impreziosire lo spettacolo, una sorprendente incursione scenica: quella dello chef Antonino Cannavacciuolo, protagonista di un MasterChef del tutto particolare, dove la ricetta principale è l’umorismo e il gusto per l’imprevisto.

Accompagnato dalla SuperMaxBand – Fabio Di Cocco al pianoforte, Pino Soffredini alle chitarre, Fabrizio Fasella al basso e Daniele Natrella alla batteria – Giusti costruisce uno spettacolo che è, al tempo stesso, concerto, confessione e festa.

Tra musica, aneddoti e riflessioni, Bollicine – updatE si trasforma in un racconto vivo, in cui l’artista si spoglia delle convenzioni per condividere con il pubblico le proprie verità più intime e scomode, sempre con quella leggerezza intelligente che da anni ne definisce la cifra stilistica.

Firmato da Max Giusti, Giuliano Rinaldi e Marco Terenzi, con la regia dello stesso Max Giusti, Bollicine – updatE è una produzione LEA Production.

Un ritorno atteso e festoso: un brindisi alla vita e al teatro, dove ogni risata è una scintilla e ogni parola, una piccola rivelazione.

Agcom: sanzione da 14 milioni a Cloudflare, violate norme antipirateria

Roma, 8 gen. (askanews) – Il consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha irrogato, con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi, una sanzione di oltre 14 milioni di euro nei confronti della società Cloudflare.

L’Autorità aveva ordinato a Cloudflare di disabilitare l’accesso ad una serie di contenuti pirata in attuazione di quanto previsto dalla Legge antipirateria 93/2023. “In particolare, era stato chiesto alla società, in quanto fornitore di servizi della società dell’informazione coinvolto nell’accessibilità di contenuti diffusi illecitamente – spiega l’Authority – di provvedere alla disabilitazione della risoluzione Dns dei nomi di dominio e dell’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi IP segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield, o comunque di adottare le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente”. In particolare, l’Autorità ha accertato “la perdurante violazione della legge antipirateria e delle relative disposizioni attuative Agcom da parte di Cloudflare la quale, anche dopo la notifica dell’ordine, ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti”.

La normativa di riferimento prevede l’irrogazione di una sanzione fino al 2% del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notifica della contestazione laddove l’inottemperanza riguarda ordini impartiti dall’Autorità nell’esercizio delle sue funzioni di tutela del diritto d’autore: conseguentemente, è stata applicata una sanzione pari all’1% del fatturato globale della società.

Il provvedimento, spiega l’Autorità, “oltre a costituire una delle prime sanzioni pecuniarie in materia di diritto d’autore, assume particolare rilevanza alla luce del ruolo svolto da Cloudflare; infatti, una larghissima percentuale dei siti oggetto di blocco da parte dell’Autorità in applicazione del regolamento sulla tutela del diritto d’autore online utilizza i servizi offerti da questa Società per diffondere illecitamente opere tutelate”.

Agnès Varda "Qui e là, tra Parigi e Roma", la mostra a Villa Medici

Roma, 8 gen. (askanews) – Dal 25 febbraio al 25 maggio 2026, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici rende omaggio all’opera fotografica dell’artista e regista Agnès Varda (1928-2019) attraverso la prima grande retrospettiva a lei dedicata in Italia, e in occasione del settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma.

La mostra invita a un’immersione nella Parigi del dopoguerra e, in particolare, nel cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita, creazione e sperimentazione di Agnès Varda per quasi sette decenni, inscindibile dalla sua opera. Agli anni parigini fanno eco le fotografie realizzate dall’artista durante i suoi viaggi in Italia, da Venezia a Roma, nelle ville e nei giardini rinascimentali o sui set cinematografici. Attraverso i luoghi e le figure che l’hanno ispirata, la mostra traccia il percorso di un’artista prolifica e singolare.

Il suo lavoro sarà inoltre protagonista di “Viva Varda” (6 marzo 2026 – 7 febbraio 2027), un’esposizione alla Galleria Modernissimo della Cineteca di Bologna realizzata in collaborazione con la Cinémathèque française. La mostra ripercorrerà l’intera opera della prima cineasta ad aver ricevuto l’Oscar onorario per l’intero arco della sua carriera.

La mostra a Villa Medici mette in dialogo l’opera della fotografa con quella della cineasta attraverso un insieme di 130 stampe originali, estratti di film, pubblicazioni, documenti, manifesti, fotografie di scena e oggetti appartenuti all’artista. “La Parigi di Agnès Varda”, ideata dal musée Carnavalet – Histoire de Paris e a cura di Anne de Mondenard e di Paris Musées, è stata presentata a Parigi dal 9 aprile al 24 agosto 2025. L’esposizione è il frutto di un lavoro di ricerca durato oltre due anni e si basa sul fondo fotografico di Agnès Varda, nonché sugli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione da lei fondata, oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy.

Il percorso traccia gli esordi di Agnès Varda come fotografa e il suo insediamento all’inizio degli anni cinquanta nel cortile-atelier di rue Daguerre, trasformato in studio di posa, laboratorio fotografico e sede della sua prima mostra nel 1954. Quel cortile, condiviso più tardi con il suo compagno, il regista Jacques Demy, diventa il cuore pulsante del suo universo. Fotografie ed estratti di film mettono in risalto lo sguardo anticonvenzionale, venato di umorismo e di singolarità, che l’artista rivolge alle strade della capitale e ai suoi abitanti. Attraverso opere come Cléo de 5 à 7 (1962) o Daguerréotypes (1975), la mostra evidenzia in particolare la sua attenzione costante per le donne e per le vite marginali.

La mostra riunisce le opere di diversi artisti presentate in dialogo con le fotografie e i film di Agnès Varda: Giancarlo Botti, Michaële Buisson, Alexander Calder, Martine Franck, Dominique Genty, JR, Liliane de Kermadec, Michèle Laurent, Claude Nori, Laurent Sully-Jaulmes, Robert Picard, Valentine Schlegel, Collier Schorr.

In continuità con la mostra, “L’Italia di Agnès Varda” – curata da Carole Sandrin – illumina i legami profondi che unirono l’artista all’Italia attraverso una selezione di fotografie inedite realizzate durante due soggiorni, nel 1959 e nel 1963. All’epoca Agnès Varda era conosciuta come fotografa teatrale e lavorava su numerose commissioni di reportage per la stampa in Francia e in Europa.

Nel 1959 esplora Venezia e la sua regione alla ricerca di luoghi di ripresa per La Mélangite (ou Les Amours de Valentin), un film che non vedrà mai la luce. Le sue fotografie testimoniano la scoperta dell’Italia e il suo gusto per il pittoresco. Le vedute di Venezia e dei suoi abitanti rispecchiano pienamente il suo spirito. Alla pratica spontanea della fotografia si affianca l’attrazione per scene grafiche che giocano con ombre e contrasti. Alla Villa della Torre, nei pressi di Verona, e nei Giardini di Bomarzo nel Latio, i materiali e la singolarità delle sculture la affascinano.

Nel maggio 1963, la rivista francese Réalités le commissiona un ritratto di Luchino Visconti, appena insignito della Palma d’oro per Il Gattopardo. Parte per Roma con tre macchine fotografiche. Provini a contatto e fotografie a colori documentano la sessione con quello che la stampa definiva il “principe taciturno del cinema italiano”. Nello stesso periodo Jean-Luc Godard gira Il disprezzo negli studi Titanus: Varda si reca sul set e fotografa il suo amico mentre dirige Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli.

Una cinquantina di stampe originali della collezione di Rosalie Varda, nonché documenti provenienti dai suoi archivi e dal fondo depositato presso l’Institut pour la photographie des Hauts-de-France raccontano per la prima volta il rapporto di Agnès Varda con l’Italia.

Nelle sue fotografie e, in seguito, nei suoi film, Agnès Varda interroga il modo in cui le donne vengono guardate e rappresentate, in particolare in L’une chante, l’autre pas, dove prende posizione a favore dei diritti femminili e della contraccezione. Il suo femminismo si inscrive in un’attenzione più ampia rivolta all’umano: già negli anni cinquanta porta alla luce la popolazione impoverita che anima il mercato di rue Mouffetard (L’Opéra-Mouffe, 1958). Più tardi, in Daguerréotypes (1975), si concentra sui commercianti di rue Daguerre, da lei definiti la “maggioranza silenziosa”. Ne registra gesti, volti e narrazioni della vita quotidiana con una poetica sincerità, in bilico tra documentario sociale e omaggio surrealista.

Trump: la donna uccisa a Minneapolis si è comportata orribilmente

New York, 8 gen. (askanews) – Il presidente americano Doanld Trump in un intervista al New York Times, pubblicata oggi, ha dichiarato che Renee Nicole Macklin Good, la donna di 37 anni uccisa ieri da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) durante un’operazione federale a Minneapolis “si è comportata in modo orribile”. A proposito dell’agente dell’ICE che aveva fermato la donna, madre di tre figli, il presidente ha detto che Renee “lo ha investito. Non ha solo tentato di investirlo”.

Trump ha aggiunto: “Non voglio che nessuno venga ucciso. Non voglio nemmeno vedere nessuno che urla e cerca di investire gli agenti di polizia”. Il presidente che ha mostrato il video ai giornalisti presenti ha detto che si è trattato di una “scena terribile” e “orribile da vedere”.

Mercosur, l’Ue: con le nuove misure tutti Paesi possono sostenerlo

Roma, 8 gen. (askanews) – “Crediamo che” la proposta di accordo commerciale tra Ue e Mercosur “sia un accordo essenziale dal punto di vista economico, politico, strategico e diplomatico per l’Unione europea. E crediamo che, grazie alle ulteriori misure di salvaguardia e protezione che abbiamo messo in atto negli ultimi 12 mesi, in particolare per rassicurare i nostri settori dell’agricoltura e dell’agroalimentare, ora abbiamo un accordo sul tavolo che può essere sostenuto con piena fiducia da tutti i nostri Stati membri e da tutti i nostri settori economici”. Lo ha detto il portavoce della Commissione Ue Olof Gill rispondendo, nel corso del consueto briefineg con la stampa, a una domanda sulla annunciata contrarietà di alcuni Stati membri all’accordo.”Spetta agli Stati membri decidere in merito e ci aspettiamo che lo facciano nel momento che riterranno opportuno – ha spiegato il portavoce su questo punto -. Ma pensiamo al processo per gli accordi commerciali dell’Ue: in ogni accordo commerciale dell’Ue, gli Stati membri conferiscono alla Commissione il mandato di negoziare a nome dei cittadini, per conto degli Stati membri. Successivamente, quando la Commissione conclude i negoziati politici per un accordo commerciale, questo viene votato dagli Stati membri, votato dal Parlamento, secondo procedure democratiche decise dagli stessi Stati membri e dagli eurodeputati. Quindi mi sta chiedendo: cosa significa se uno o più Stati membri si oppongono a un accordo commerciale? Significa che uno o più Stati membri si oppongono a un accordo commerciale. Ma la procedura democratica per approvare o meno un accordo commerciale è stata decisa dai nostri Stati membri, dal nostro Parlamento europeo. Quindi, è democrazia in azione, è la risposta breve alla sua domanda”, ha concluso il portavoce della Commissione.

Calcio, Raspadori torna in Italia, andrà alla Roma

Roma, 8 gen. (askanews) – La Roma ha quasi raggiunto l’accordo economico con Giacomo Raspadori: già da qualche giorno c’è quello con l’Atletico Madrid sulla base di un prestito con diritto di riscatto. Ora ci sono passi avanti anche con il calciatore. C’è stato uno sforzo del club giallorosso, che ha alzato la proposta di ingaggio all’ex Sassuolo e Napoli rispetto a quanto percepito ora in Spagna (poco meno di 6 milioni di euro lordi). Manca solo il via libera definitivo dell’attaccante dell’Italia, che potrebbe arrivare dopo la semifinale di Supercoppa di Spagna in programma oggi alle 20. Se la Roma dovesse concretizzare l’arrivo di Raspadori, non mollerebbe comunque la presa su Joshua Zirkzee del Manchester United. L’obiettivo della dirigenza è affiancare un nuovo centravanti a un altro giocatore offensivo.