11.6 C
Roma
giovedì, 12 Febbraio, 2026
Home Blog Pagina 22

L’oro si avvicina ai 5.000 dollari l’oncia

Roma, 23 gen. (askanews) – L’oro torna a galoppare, l’oncia del metallo prezioso per eccellenza balza al di sopra della soglia dei 4.900 dollari e ora sembra orientata a sfondare il livello psicologico di quota 5.000, sempre sospinta prevalentemente dalle tensioni geopolitiche.

L’ultimo sviluppo su questo fronte è il dirigersi del gruppo navale della portaerei Usa Lincoln verso l’Iran, che – appena chiusa, o quasi, la vicenda della Groenlandia con l’Unione europea – sembra riaprire questo fronte di possibile tensione.

Nel pomeriggio l’oro smorza l’aumento al più 0,43% a 4.935 dollari, dopo un picco di seduta a 4.970. Ancora non si è concluso il primo mese dell’anno e il metallo giallo ha già guadagnato più del 13%, mentre rispetto allo stesso periodo di un anno fa è rincarato di quasi l’80%.

In scia ai rincari dell’oro corre anche l’argento, con un più 2,67% a 98,92 dollari l’oncia; il platino balza del 5,53% a 2.702 dollari. (fonte immagine: US Navy).

L’arrivo di Anne Hathaway ai funerali di Valentino

Roma, 23 gen. (askanews) – Anne Hathaway è fra le prime star di Hollywood ad arrivare ai funerali di Valentino, alla Basilica di Santa Maria

degli Angeli e dei Martiri in piazza della Repubblica a Roma.

Lo stilista, morto a 93 anni, partecipò in un cameo al film “Il Diavolo veste Prada”, in cui l’attrice era protagonista insieme con Meryl Streep.

Tutti i dubbi sul Board of Peace

Roma, 23 gen. (askanews) – Il Board of Peace, il nuovo organismo internazionale voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nasce circondato da molti dubbi, remore, e potenziali controversie. Alla cerimonia di adesione, svoltasi a Davos, l’Europa era sostanzialmente assente: nessuno tra i principali Paesi dell’Unione ha aderito, ad eccezione dell’Ungheria di Viktor Orban, il grande ‘disturbatore’ in casa europea. Lo statuto del Board of Peace getta poca luce sulla sulla reale natura dell’iniziativa, sui suoi scopi effettivi e sulla sua capacità di incidere concretamente nei conflitti internazionali. Definisce con estrema chiarezza chi decide, ma lascia aperta la questione di che cosa verrà fatto.

Già nel preambolo si intravede una rottura con l’ordine multilaterale tradizionale, affermando che la pace duratura richiede “il coraggio di abbandonare approcci e istituzioni che hanno troppo spesso fallito”. Una formulazione volutamente generica, ampiamente interpretata come una critica al sistema delle Nazioni Unite.

DA RICOSTRUZIONE DI GAZA A VOCAZIONE GLOBALE Il Board of Peace nasce nel contesto della guerra di Gaza, ma questo non trova riscontro formale nella Carta. Lo statuto all’articolo 1 definisce il Board come un’organizzazione che deve “promuovere stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti”.

L’assenza di qualsiasi riferimento esplicito a Gaza segnala la trasformazione di uno strumento inizialmente concepito come limitato a uno potenzialmente globale, libero di intervenire in scenari diversi senza vincoli geografici o temporali chiaramente definiti. Da qui, molti dubbi per Paesi per cui il rispetto di regole internazionali pre-esistenti è fondante, quelli europei in particolare.

GOVERNANCE “PERSONALIZZATA” Un punto controverso dello statuto riguarda la struttura del potere. Il Capitolo III stabilisce senza ambiguità che “Donald J. Trump sarà il Presidente inaugurale del Board of Peace” e non sono previsti limiti di mandato, né meccanismi elettivi. Al Chairman sono riservate prerogative notevoli: le decisioni del Board sono adottate a maggioranza, ma solo “previa approvazione del Presidente, che può esercitare un ruolo decisivo in caso di parità di voti. Lo statuto gli attribuisce anche “l’esclusiva autorità di creare, modificare, o dissolvere le entità sussidiarie”. Lo stesso Trump ha detto che è prevista la sua presidenza a vita del Board of Peace, pur sostenendo di non aspirarvi. In ogni caso la successione a un altro Chairman è altrettanto centralizzata. Secondo l’Aritcolo 3.3, il Presidente originario (Trump) “potrà designare in qualsiasi momento un successore”, che subentra automaticamente in caso di dimissioni o incapacità. In sostanza, la continuità del potere è interna al vertice stesso, ovvero in mano a Trump.

OBIETTIVI AMPI, MA ASTRATTI Sul piano programmatico, lo statuto è dichiarativo: indica obiettivi molto generici, e come tali passibili di interpretazione rispetto a concrete situazioni. Si fa riferimento a “funzioni di costruzione della pace” e allo sviluppo di “buone pratiche applicabili da tutte le nazioni e comunità che aspirano alla pace”. Non vengono citate alcun priorità operative e tantomeno settori di intervento o strumenti specifici di attuazione. Questo rende il Board uno strumento in teoria estremamente flessibile, la pratica e l’efficacia tutte da mettere alla prova. Come, non è chiaro e non è stato spiegato dai promotori.

CHI PRIMA ARRIVA (E PAGA) PIU’ CONTA Il Capitolo V afferma che il “finanziamento delle spese del Board of Peace avverrà esclusivamente attraverso contributi volontari” . Non è quindi previsto un bilancio obbligatorio, né contributi vincolanti a carico degli Stati membri. Se non nel regime di adesione: il limite triennale di membership non si applica agli Stati che contribuiscono con “oltre 1 miliardo di dollari in fondi liquidi” nel primo anno. Questo meccanismo introduce una distinzione sostanziale tra membri ordinari e membri di fatto permanenti, che si prospetta fondata esclusivamente sulla capacità finanziaria.

CHI PARTECIPA (PER ORA) Il Board ha raccolto adesioni soprattutto al di fuori del vecchio Continente. Partecipano monarchie mediorientali, Paesi dell’Asia centrale e sud-orientale, Stati dei Balcani e dell’America Latina. Israele ha aderito, malgrado le tensioni politiche con altri partecipanti.

Nella lista presentata ieri dai media americani figurano Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Bielorussia, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam.

Spicca l’apertura verso rivali strategici degli Stati Uniti, come Russia e Bielorussia, formalmente invitati a partecipare. Lo statuto prevede infatti una membership selettiva, stabilendo che l’adesione è “limitata agli Stati invitati a partecipare dal Presidente” (Articolo 2.1), rafforzando il carattere fortemente discrezionale e politico delle scelte.

L’EUROPA ASSENTE E IL NODO ONU Il rifiuto di molti Paesi europei può essere spiegato anche dal rapporto ambiguo del Board con le Nazioni Unite. Sebbene la Carta non menzioni esplicitamente l’ONU, il preambolo critica modelli che “istituzionalizzano la crisi invece di accompagnare le popolazioni oltre di essa”, mentre Trump ha dichiarato pubblicamente che il Board “potrebbe” sostituire le Nazioni Unite.

La Cina – pur invitata – ha ribadito il proprio impegno per “un sistema internazionale con l’ONU al centro”, mentre Francia, Regno Unito e Norvegia hanno espresso dubbi giuridici e politici sulla compatibilità dei due sistemi. L’Italia ha evidenziato un problema di compatibilità con l’articolo 11 della Costituzione e non aderisce, per ora. Donald Trump si dice convinto che lo farà.

M.O., Conte: Trump ci dice che fa Italia? Meloni chiarisca in Parlamento

Roma, 23 gen. (askanews) – “A che punto siamo arrivati? Deve essere Trump a riferirci la posizione di Meloni sul futuro di Gaza e della popolazione palestinese? Deve essere Trump a dirci cosa vuole fare l’Italia con riguardo all’allarmante Board of peace su Gaza che rischia di condannare al definitivo oblio le Nazioni Unite e di condizionare il nuovo ordine internazionale?”. È quanto scrive sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Un Governo responsabile – afferma l’ex presidente del Consiglio – non solo farebbe ammenda dopo aver offerto copertura politica al genocidio di Gaza, ma di fronte al preoccupante progetto del Board of peace prenderebbe una posizione chiara e verrebbe a riferirla in Parlamento. È disonorevole per la dignità dell’Italia e delle sue Istituzioni ascoltare un presidente del Consiglio che fa dichiarazioni ambigue e contraddittorie, e poi attendere da Trump l’interpretazione autentica”.

“La nostra politica estera non può continuare a sguazzare nell’ambiguità. L’Italia deve avere posizioni chiare e lineari. La premier venga a confrontarsi in Parlamento, per rispetto alla sovranità del popolo”, conclude Conte.

Tutti i dubbi sul Board of peace: chiaro chi decide, non cosa farà

Roma, 23 gen. (askanews) – Il Board of Peace, il nuovo organismo internazionale voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nasce circondato da molti dubbi, remore, e potenziali controversie. Alla cerimonia di adesione, svoltasi a Davos, l’Europa era sostanzialmente assente: nessuno tra i principali Paesi dell’Unione ha aderito, ad eccezione dell’Ungheria di Viktor Orban, il grande ‘disturbatore’ in casa europea. Lo statuto del Board of Peace getta poca luce sulla sulla reale natura dell’iniziativa, sui suoi scopi effettivi e sulla sua capacità di incidere concretamente nei conflitti internazionali. Definisce con estrema chiarezza chi decide, ma lascia aperta la questione di che cosa verrà fatto.

Già nel preambolo si intravede una rottura con l’ordine multilaterale tradizionale, affermando che la pace duratura richiede “il coraggio di abbandonare approcci e istituzioni che hanno troppo spesso fallito”. Una formulazione volutamente generica, ampiamente interpretata come una critica al sistema delle Nazioni Unite.

DA RICOSTRUZIONE DI GAZA A VOCAZIONE GLOBALE

Il Board of Peace nasce nel contesto della guerra di Gaza, ma questo non trova riscontro formale nella Carta. Lo statuto all’articolo 1 definisce il Board come un’organizzazione che deve “promuovere stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti”.

L’assenza di qualsiasi riferimento esplicito a Gaza segnala la trasformazione di uno strumento inizialmente concepito come limitato a uno potenzialmente globale, libero di intervenire in scenari diversi senza vincoli geografici o temporali chiaramente definiti. Da qui, molti dubbi per Paesi per cui il rispetto di regole internazionali pre-esistenti è fondante, quelli europei in particolare.

GOVERNANCE “PERSONALIZZATA”

Un punto controverso dello statuto riguarda la struttura del potere. Il Capitolo III stabilisce senza ambiguità che “Donald J. Trump sarà il Presidente inaugurale del Board of Peace” e non sono previsti limiti di mandato, né meccanismi elettivi.

Al Chairman sono riservate prerogative notevoli: le decisioni del Board sono adottate a maggioranza, ma solo “previa approvazione del Presidente, che può esercitare un ruolo decisivo in caso di parità di voti. Lo statuto gli attribuisce anche “l’esclusiva autorità di creare, modificare, o dissolvere le entità sussidiarie”.

Lo stesso Trump ha detto che è prevista la sua presidenza a vita del Board of Peace, pur sostenendo di non aspirarvi. In ogni caso la successione a un altro Chairman è altrettanto centralizzata. Secondo l’Aritcolo 3.3, il Presidente originario (Trump) “potrà designare in qualsiasi momento un successore”, che subentra automaticamente in caso di dimissioni o incapacità. In sostanza, la continuità del potere è interna al vertice stesso, ovvero in mano a Trump.

OBIETTIVI AMPI, MA ASTRATTI

Sul piano programmatico, lo statuto è dichiarativo: indica obiettivi molto generici, e come tali passibili di interpretazione rispetto a concrete situazioni. Si fa riferimento a “funzioni di costruzione della pace” e allo sviluppo di “buone pratiche applicabili da tutte le nazioni e comunità che aspirano alla pace”. Non vengono citate alcun priorità operative e tantomeno settori di intervento o strumenti specifici di attuazione.

Questo rende il Board uno strumento in teoria estremamente flessibile, la pratica e l’efficacia tutte da mettere alla prova. Come, non è chiaro e non è stato spiegato dai promotori.

CHI PRIMA ARRIVA (E PAGA) PIU’ CONTA

Il Capitolo V afferma che il “finanziamento delle spese del Board of Peace avverrà esclusivamente attraverso contributi volontari” . Non è quindi previsto un bilancio obbligatorio, né contributi vincolanti a carico degli Stati membri. Se non nel regime di adesione: il limite triennale di membership non si applica agli Stati che contribuiscono con “oltre 1 miliardo di dollari in fondi liquidi” nel primo anno. Questo meccanismo introduce una distinzione sostanziale tra membri ordinari e membri di fatto permanenti, che si prospetta fondata esclusivamente sulla capacità finanziaria.

CHI PARTECIPA (PER ORA)

Il Board ha raccolto adesioni soprattutto al di fuori del vecchio Continente. Partecipano monarchie mediorientali, Paesi dell’Asia centrale e sud-orientale, Stati dei Balcani e dell’America Latina. Israele ha aderito, malgrado le tensioni politiche con altri partecipanti.

Nella lista presentata ieri dai media americani figurano Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Bielorussia, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam.

Spicca l’apertura verso rivali strategici degli Stati Uniti, come Russia e Bielorussia, formalmente invitati a partecipare. Lo statuto prevede infatti una membership selettiva, stabilendo che l’adesione è “limitata agli Stati invitati a partecipare dal Presidente” (Articolo 2.1), rafforzando il carattere fortemente discrezionale e politico delle scelte.

L’EUROPA ASSENTE E IL NODO ONU

Il rifiuto di molti Paesi europei può essere spiegato anche dal rapporto ambiguo del Board con le Nazioni Unite. Sebbene la Carta non menzioni esplicitamente l’ONU, il preambolo critica modelli che “istituzionalizzano la crisi invece di accompagnare le popolazioni oltre di essa”, mentre Trump ha dichiarato pubblicamente che il Board “potrebbe” sostituire le Nazioni Unite.

La Cina — pur invitata — ha ribadito il proprio impegno per “un sistema internazionale con l’ONU al centro”, mentre Francia, Regno Unito e Norvegia hanno espresso dubbi giuridici e politici sulla compatibilità dei due sistemi. L’Italia ha evidenziato un problema di compatibilità con l’articolo 11 della Costituzione e non aderisce, per ora. Donald Trump si dice convinto che lo farà.

Formula1, Leclerc: "Pronti alle modifiche regolamentari"

Roma, 23 gen. (askanews) – “Le regole 2026 richiedono una preparazione ancora più approfondita, soprattutto a noi piloti. Ci sono molti sistemi nuovi da comprendere e sfruttare al meglio, e per questo abbiamo lavorato molto fin dalle fasi iniziali dello sviluppo del progetto”. Così Charlese Leclerc dopo l’unveiling della Ferrari che disputerà il mondiale di Formula1 2026. “Nei miei anni con la Scuderia Ferrari HP – continua – abbiamo già vissuto insieme importanti cambiamenti regolamentari: sappiamo quanto la sfida sia complessa, ma stiamo lavorando con grande motivazione per arrivare in pista il più preparati possibile. La gestione dell’energia e della power unit sarà uno degli aspetti più significativi, una sfida stimolante che richiederà da parte di noi piloti un processo di adattamento rapido, che faccia leva inizialmente più sull’istinto e poi su un uso sempre maggiore di dati precisi. Il supporto dei tifosi in questa stagione sarà particolarmente: è ciò che rende Ferrari così speciale e ci spinge a dare sempre il massimo.

Sostenibilità, Pecoraro: agricoltura biologica priorità

Roma, 23 gen. (askanews) – “L’agricoltura biologica è una priorità che perseguo da tempo: già nel 2000, da Ministro delle Politiche Agricole, introdussi una tassa sui fitofarmaci proprio per finanziare la ricerca nel settore e promuovere la sostenibilità ambientale e alimentare”.

Con queste parole il Presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio, lancia il convegno “Biocontrollo. Le nuove frontiere delle produzioni agricole di qualità, sane e sostenibili”, dedicato al tema cruciale del biocontrollo delle colture. L’evento, promosso da Fondazione UniVerde, Università degli Studi di Napoli Federico II e Rete Nazionale Istituti Agrari – Re.N.Is.A. con il patrocinio del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), si svolgerà a Roma, mercoledì 28 gennaio 2026, alle ore 10:00, presso il Parlamentino Cavour del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Via XX settembre, 20) con la media partnership di Rai Pubblica Utilità e Rai Radio 1 e in diretta streaming su Radio Radicale e con la partnership di Bayer.

“L’attenzione rivolta al convegno dal Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, è rilevante – prosegue Pecoraro Scanio – poiché conferma l’opportunità di fare sistema per consolidare un’agricoltura biologica di qualità, ambito in cui l’Italia detiene una leadership internazionale, ed aumentare la disponibilità di soluzioni innovative di biocontrollo a disposizione degli agricoltori”.

Un passaggio fondamentale riguarda il sostegno alla nuova generazione di agricoltori “in particolare giovani e donne che oggi investono con convinzione in un modello di agricoltura sostenibile, moderna e tecnologica, che tenga in considerazione un approccio integrato. Ecco perché è importante che anche le realtà industriali del settore chimico investano verso soluzioni di biocontrollo. È una sfida strategica – conclude il Presidente della Fondazione UniVerde, Pecoraro Scanio – per garantire ai consumatori alimenti con standard di salubrità sempre più elevati”.

Formula1, Vasseur: "L’inizio di un nuovo ciclo"

Roma, 23 gen. (askanews) – “La SF-26 segna l’inizio di un nuovo ciclo per la Formula 1 e per Ferrari che propone, nello stesso anno, nuove regole per il telaio, per la power unit, nuovi carburanti e gomme con caratteristiche differenti”. Così Frederic Vaseur, Team Principal della Ferrari, commenta l’unveiling della vetura che disputerà il mondiale del 2026. “Questa vettura è il risultato di un grande lavoro di squadra e segna l’inizio di un percorso completamente nuovo, costruito su regole diverse che vede tutti i concorrenti dover fare i conti con non poche incognite. Il team è allineato e più unito che mai in vista della stagione che ci attende. Dalla settimana prossima a Barcellona cominceremo il lavoro di comprensione e validazione della vettura. In questa prima fase la priorità sarà imparare quanto più possibile e iniziare a costruire basi solide sulle quali pianificare il lavoro in vista dell’inizio della stagione”.

Loïc Serra, Technical Director Chassis, aggiunge: “Lo sviluppo del progetto SF-26 ha richiesto di adattarci a un quadro regolamentare completamente nuovo. Abbiamo dedicato molto tempo alla fase concettuale per recepire il più possibile il nuovo contesto normativo e tecnico. Allo stesso tempo, era fondamentale garantire che l’architettura della vettura ci offrisse sufficiente flessibilità per lo sviluppo nel corso della stagione. In questo scenario, l’efficienza e l’integrazione di soluzioni come l’aerodinamica attiva sono elementi chiave. La SF-26 rappresenta un grande sforzo corale da parte di tutto il team in fabbrica e non vediamo l’ora di iniziare la stagione”.

Fincantieri, Mattarella: beneficio a economia, prestigio all’Italia

Roma, 23 gen. (askanews) – “Non posso lasciare questo incontro senza una breve parola di saluto. Saluto che rivolgo al vicepresidente della Camera, al presente della ragione, al sindaco, a tutti presenti, a coloro che lavorano qui nel cantiere e un saluto particolare al presidente e all’amministratore di Fincantieri, ringraziandoli per quanto han detto, ringraziandoli per quanto Fincantieri fa, recando grande beneficio all’economia nazionale e prestigio all’Italia”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prendendo la parola a Palermo al termine della sua visita nei cantieri navali di Fincantieri.

“Abbiamo visto prima – ha sottolineato il capo dello Stato – una mostra fotografica che è stata allestita e il filmato che è stato presentato: ci hanno insieme fornito alcune immagini significative della storia del cantiere. Questa immagine della storia è stata illustrata al meglio dalla presenza dei due dipendenti, poc’anzi, il più anziano e più giovane delle maestranze del cantiere. È stata una scelta felice mettere insieme il più anziano e il più giovane”, ha osservato Mattarella, non soltanto per il significato di indicare “che la storia del cantiere continua trasmettendosi da una generazione all’altra” ma perché “ha voluto rappresentare lo spirito del cantiere che si trasferisce da generazione in generazione, il senso di appartenenza delle maestranze, che in questo cantiere è sempre stato molto alto. Ed è questo spirito che ha accompagnato e sorretto l’alta professionalità, presidente Mazzotta, che ha sempre caratterizzato questo cantiere e che oggi trova, grazie a Fincantieri, prospettive così ampie e così rinnovate e rilanciate”.

“Quello che abbiamo visto prima, velocemente, con i lavori in corso su alcune navi è significativo di queste prospettive. Ma tutta questa prospettiva, questa condizione si basa sul lavoro che viene svolto dalla maestranze. Rivolgo loro un ringraziamento e un saluto, un augurio di grandissima cordialità”, ha concluso.

L’arrivo commosso del compagno Hoeksema al funerale di Valentino

Roma, 23 gen. (askanews) – In abito nero elegantissimo, l’ultimo compagno di Valentino Garavani, 43 anni insieme, Vernon Bruce Hoeksema, ex modello, arriva alla Basilica di Santa Maria degli Angeli a Piazza della Repubblica a Roma per accompagnare il feretro all’ingresso della Basilica.

In Italia arrivano sempre più turisti

Roma, 23 gen. (askanews) – Nel 2025 si è registrato un rilevante aumento del turismo in tutta Italia. È quanto emerge dai dati della piattaforma ‘Alloggiati web’ del ministero dell’interno, che consente alle strutture ricettive, alberghiere ed extra-alberghiere, di comunicare alle questure competenti le generalità delle persone alloggiate, entro 24 ore dal loro arrivo.

Gli arrivi nel Paese sono cresciuti complessivamente del 7,1%, passando da 173milioni nel 2024 a oltre 185milioni nell’anno appena trascorso. L’incremento del flusso turistico ha interessato sia le strutture alberghiere, aumentate a 104.660.524 di arrivi nel 2025 rispetto ai 101.629.754 dell’anno precedente (+3%), sia quelle extra alberghiere cresciute da 71.395.272 a 80.617.418 (+13%).

Il risultato positivo è frutto sia del maggiore numero di turisti italiani (aumentati del 5,1% da 77.317.707 del 2024 a 81.251.494 dell’anno scorso), sia dei turisti stranieri che sono cresciuti dell’8,7% (104.026.448 nel 2025, rispetto ai 95.707.319 dell’anno precedente). Dati che attestano un trend molto positivo e che saranno oggetto di confronto in occasione del Terzo Forum Internazionale del Turismo in corso a Milano a cui domani, 24 gennaio, interverrà il ministro Matteo Piantedosi.

Formula1, svelata la nuova Ferrari, obiettivo riscatto

Roma, 23 gen. (askanews) – La Scuderia Ferrari HP ha presentato oggi la SF-26, la nuova monoposto con cui la squadra affronterà il Campionato del Mondo di Formula 1, il cui inizio è previsto l’8 marzo in Australia. La vettura, la settantaduesima realizzata dalla Casa di Maranello per la massima categoria automobilistica, apre un nuovo ciclo regolamentare che segna l’inizio di una fase completamente inedita per la F1, che sarà caratterizzata da vetture più leggere, da un profondo ripensamento dei concetti aerodinamici e da una nuova generazione di power unit. La presentazione si è svolta oggi presso la pista di Fiorano.

Un nuovo ciclo. La SF-26 nasce in un contesto di regolamenti completamente rinnovati, che hanno portato a una revisione approfondita dell’architettura della vettura. Il telaio abbandona l’effetto suolo a favore di un approccio aerodinamico differente, con linee più pulite e una filosofia complessiva orientata alla riduzione del peso e a una maggiore efficienza complessiva, in linea con gli obiettivi fissati dalla Formula 1 per il ciclo tecnico che comincia questa stagione. Anche la power unit rappresenta una svolta: il regolamento 2026 introduce una nuova generazione di propulsori ibridi, con l’eliminazione della MGU-H e una MGU-K potenziata fino a 350 kW, a rafforzare il ruolo della componente elettrica. Questo cambiamento ha richiesto un approccio progettuale completamente nuovo e un’ancora più stretta integrazione tra telaio e power unit.

Linee, colori e identità. Complici i nuovi regolamenti, la SF-26 presenta una linea più pulita e razionalizzata, con proporzioni che trasmettono visivamente un senso di maggiore leggerezza e agilità. La vettura riflette l’obiettivo di semplicità funzionale che ha guidato il lavoro dei progettisti fin dalle prime fasi, con l’obiettivo di ottenere una piattaforma robusta ma anche pronta ad essere sviluppata nel corso della stagione, man mano che saranno disponibili i dati dalla pista. La livrea stagionale collega passato, presente e futuro della Scuderia e ne guida l’ingresso nel nuovo ciclo tecnico, rappresentando il principale elemento visivo di continuità ma nel contempo anche ricco di trasformazioni rispetto a ciò che ha contraddistinto il recente passato della Scuderia Ferrari HP. Tra i tratti più distintivi c’è il ritorno alla vernice lucida, dopo sette stagioni di finitura opaca. Il Rosso Scuderia scelto per il 2026 è più acceso e intenso, con un carattere forte e immediato, accattivante, che si ispira nel disegno alla livrea speciale introdotta a Monza nella stagione 2025. Il colore si colloca inoltre in continuità con il rosso utilizzato nel decennio a cavallo con il cambio di millennio riaffermando i valori fondanti di passione, coraggio e identità.

Colloqui, la condizione russa è che gli ucraini lascino il Donbass

Roma, 23 gen. (askanews) – Le forze armate ucraine devono lasciare il Donbass. Lo ha dichiarato oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che si tratta di una condizione importante posta dalla parte russa, nell’imminenza dell’avvio di colloqui trilaterali con rappresentanti di Washington e Kiev ad Abu Dhabi. “La posizione della Russia è ben nota: l’Ucraina e le sue forze armate devono lasciare il Donbass. Devono essere ritirate. Questa è una condizione molto importante”, ha detto Peskov ai giornalisti.

Michele, Piccioli e Marzotto, mondo della moda a funerali di Valentino

Roma, 23 gen. (askanews) – Lo stilista direttore creativo di Valentino, Alessandro Michele, l’imprenditore della moda Matteo Marzotto e lo stilista direttore creativo di Balenciaga, Pierpaolo Piccioli entrano nella Basilica di Santa Maria degli Angeli per i funerali di Valentino Garavani a Roma. È il mondo della moda che rende omaggio all’ultimo imperatore delle passerelle.

Nelle immagini anche l’arrivo di Antoine Arnault, imprenditore francese, amministratore delegato di Berluti e presidente di Loro Piana, con la modella e attrice russa Natalia Vodianova ed Eleonora Abbagnato.

Ventura: Valentino mi diceva “sei la mia ambasciatrice più tatuata”

Roma, 23 gen. (askanews) – “Io avevo chiesto ma non avevo molto speranza che lui potesse vestire per l’Isola dei famosi e invece lo ha fatto. Tutte le puntate, una serie di vestiti rossi magnifici che io ancora e che tengo nel cuore, pezzi unici. E poi mi diceva non sei la mia ambasciatrice più coronata ma la più tatuata. Ironico, era molto divertente. Anche Giancarlo è stato con me straordinario, due persone che ho avuto il privilegio di poter conoscere bene e ai quali sono eternamente grati”: così la conduttrice Simona Ventura entrando alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri in piazza della Repubblica a Roma per i funerali dello stilista.

“È stato straordinario – ha detto – un genio, una persona molto divertente, di una cultura straordinaria, una nostra bandiera”.

L’arrivo del feretro di Valentino per i funerali a Roma

Roma, 23 gen. (askanews) – Nelle immagini l’arrivo del feretro di Valentino nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica a Roma, dove si svolgono le esequie dello stilista morto a 93 anni.

Tantissime le personalità che hanno voluto dargli l’ultimo saluto, da Tom Ford ad Anna Wintour, le sue modelle e attrici come Elizabeth Hurley e Anne Hathaway.

Anna Wintour, Tom Ford e Donatella Versace per l’addio a Valentino

Roma, 23 gen. (askanews) – Il mondo della moda a Roma per l’addio a Valentino. Nelle immagini l’arrivo alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri in piazza della Repubblica a Roma di Anna Wintour, Tom Ford e Donatella Versace.

Maltempo, contributo geologi per programmazione e emergenza

Roma, 23 gen. – In relazione ai fenomeni metereologici che hanno colpito Calabria, Sicilia e Sardegna, creando una serie di disagi sia sotto il profilo ambientale che in termini di sicurezza pubblica, è intervenuto Filippo Cappotto, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.

“Il primo pensiero va alla popolazione delle aree colpite che sta affrontando e dovrà affrontare disagi notevoli per molto tempo. La devastazione a cui stiamo assistendo man mano che arrivano le immagini dal web fa piangere il cuore”. “Eventi estremi sempre più frequenti si abbattono su territori impreparati a reggerne l’impatto, la forzante metereologica connessa alle variazioni climatiche è una questione che interessa il territorio nella misura in cui si parla soprattutto di fragilità” – afferma il Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.

“Consultando i dati riportati nel Dossier “Erosione costiera in Sicilia 2024″ a cura di Legambiente possiamo constatare che la Sicilia risulta la prima regione italiana per percentuale di coste a rischio, e che, attualmente, lo stato dell’erosione costiera è estremamente grave. Secondo il Piano per l’Assetto Idrogeologico Siciliano del 2021, il 43.6% è a rischio elevato e il 32.9% è a rischio molto elevato.. _.Numeri che sono destinati ad aumentare a causa dei cambiamenti climatici e di fenomeni estremi sempre più frequenti_.”

“L’impatto degli eventi estremi – afferma Filippo Cappotto – come il ciclone Harry, si abbatte su territori impreparati a sostenere la loro forza distruttiva. Ancora una volta paghiamo il prezzo di un consumo di suolo eccessivo in aree costiere e di una visione complessiva troppo limitata. È necessario – conclude il Vicepresidente Cappotto – in un’ottica di prevenzione, pianificare lo sviluppo futuro delle nostre coste, prevedere azioni di protezione e consolidamento su larga scala, limitando gli interventi puntuali che se pur mitigando una criticità specifica spesso trasferiscono il problema al tratto costiero limitrofo, e tenere conto di mutati scenari di pericolosità”.

Le modelle ricordano Valentino: ci diceva “mai senza rossetto”

Roma, 23 gen. (askanews) – Tante modelle che hanno sfilato sulle sue passerelle hanno voluto essere presenti ai funerali di Valentino. C’è chi lo ricorda “spiritosissimo”, chi ne sottolinea la precisione “ci sgridava se non eravamo in ordine, pettinate”.

Fra loro Bianca Brandolini D’Adda: “Mi diceva sempre: per favore non uscire mai di casa senza rossetto”, ha detto prima di entrare in chiesa, alla Basilica di Santa Maria

degli Angeli e dei Martiri in piazza della Repubblica a Roma, per le esequie del grande stilista.

Attacchi a Kiev: 1.900 edifici senza riscaldamento

Roma, 23 gen. (askanews) – Dopo massicci attacchi russi alla città di Kiev, circa 1.900 edifici residenziali della capitale ucraina restano senza riscaldamento. Nella notte tra giovedì e venerdì, è stato possibile ripristinarlo in 650 abitazioni, ha riferito su Telegram il sindaco della città, Vitali Klitschko.

“Questa mattina 1.940 edifici residenziali di più piani erano ancora privi di riscaldamento”, ha riferito il primo cittadino. Il 9 gennaio, metà degli edifici residenziali (ovvero 6mila) di Kiev erano rimasti senza riscaldamento, acqua ed elettricità dopo massicci bombardamenti, spingendo il sindaco Klitschko a raccomandare agli abitanti della capitale di lasciare temporaneamente la città.

Questi servizi essenziali erano poi stati ripristinati, ma attacchi all’inizio della settimana hanno provocato nuove interruzioni di acqua ed elettricità in circa 3.000 edifici della capitale, in un periodo in cui le temperature oscillano tra -7 e -15.

Dante Ferretti: un ricordo di Valentino? “Che dire… Solo rosso”

Roma, 23 gen. (askanews) – “Cosa posso ricordare di più di quello che era? Una persona straordinaria, eccezionale, l’unica cosa che posso dire è ‘rosso'”. E’ quanto ha detto il celebre scenografo e costumista premio Oscar italiano, Dante Ferretti, 82 anni, al suo arrivo alla Basilica di Santa Maria degli Angeli per i funerali di Valentino Garavani.

Cucinelli: “Valentino padre della moda italiana con Armani e Versace”

Roma, 23 gen. (askanews) – “È stato il padre fondatore, sicuramente insieme al signor Giorgio Armani e a Versace, della moda italiana. Un uomo garbatissimo, educatissimo, gentilissimo. Un grande artista del XX Secolo”: lo ha affermato lo stilista e imprenditore Brunello Cucinelli al suo arrivo alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma per i funerali di Valentino Garavani.

Ue, Lagarde: "Dobbiamo pensare a un piano B"

Roma, 23 gen. (askanews) – Nell’Unione europea sulle tensioni geopolitiche con gli alleati storici (in particolare gli Usa) “siamo ad un punto in cui dobbiamo guardare al ‘piano B’ o ai ‘piani B’, ma anche con questi piani B, come è stato articolato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen non sono certa che dobbiamo parlare di rottura, ma dobbiamo parlare di alternative”. Lo ha affermato la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde durante un Panel Alves di Davos interpellata sulle dichiarazioni del premier del Canada, Mark Carney.

“Dobbiamo identificare molto meglio del passato, le debolezze e le dipendenze”, come garantire “l’autonomia, ma ovviamente dal punto di vista economico delle politiche dipendiamo gli uni dagli altri, abbiamo legami molto forti. Penso che tutte le direzioni debbano essere esplorate, cercando di distinguere i segnali dal rumore di fondo”. “Penso che questa settimana” a Davos “sia stata molto interessante e affascinante – ha concluso – ma il nostro compito di banchieri centrali e di economisti è di distinguere i segnali dal rumore di fondo”.

M.O., Bonelli (AVS): no a Board dei boia, Meloni cosa ha promesso a Trump?

Roma, 23 gen. (askanews) – “È un’offesa al Parlamento apprendere dalle dichiarazioni di Trump che Giorgia Meloni avrebbe comunicato la volontà politica di aderire al cosiddetto Board of Peace. Un’adesione che è in contrasto con la Costituzione e che sarebbe un atto intollerabile. Per l’ennesima volta chiediamo alla presidente Meloni di venire a informare il Parlamento e dirci cosa ha promesso a Trump sul Board of Peace”. È quanto dichiara in una nota Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, secondo il quale “dare un giudizio politico di consenso a un organismo che, nei fatti, è una società immobiliare con la partecipazione di dittatori e boia, a partire dal criminale Netanyahu, disonora la storia dell’Italia”.

“Siamo di fronte a un fascismo globale guidato da Trump: nel suo Paese – sottolinea l’esponente di AVS – minaccia di chiudere le università, intimidisce la stampa e le autorità istituzionali; ha scatenato una guerra civile strisciante con la sua milizia ICE, arrivando ieri a prelevare un minore di cinque anni da una scuola, usandolo come esca per catturare il padre”.

“Quello presentato a Davos è Trump Gaza City. Su una terra che gronda di sangue, Donald Trump e il suo entourage progettano grattacieli, turismo costiero e affari immobiliari. È la trasformazione di uno sterminio in speculazione. Altro che pace. È il mondo che vogliono imporci: un mondo in cui il diritto internazionale viene demolito con la forza e sostituito dalla morale di Trump. L’Italia non può e non deve essere complice”, conclude Bonelli.

Ue, Lagarde: "Dobbiamo pensare a un piano B, cercare alternative"

Roma, 23 gen. (askanews) – Nell’Unione europea sulle tensioni geopolitiche con gli alleati storici (in particolare gli Usa) “siamo ad un punto in cui dobbiamo guardare al ‘piano B’ o ai ‘piani B’, ma anche con questi piani B, come è stato articolato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen non sono certa che dobbiamo parlare di rottura, ma dobbiamo parlare di alternative”. Lo ha affermato la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde durante un Panel Alves di Davos interpellata sulle dichiarazioni del premier del Canada, Mark Carney

“Dobbiamo identificare molto meglio del passato, le debolezze e le dipendenze”, come garantire “l’autonomia, ma ovviamente dal punto di vista economico delle politiche dipendiamo gli uni dagli altri, abbiamo legami molto forti. Penso che tutte le direzioni debbano essere esplorate, cercando di distinguere i segnali dal rumore di fondo”. “Penso che questa settimana” a Davos “sia stata molto interessante e affascinante – ha concluso – ma il nostro compito di banchieri centrali e di economisti è di distinguere i segnali dal rumore di fondo”.

Italia-Germania, Urso: insieme possiamo indicare giusta rotta a Europa

Roma, 23 gen. (askanews) – “Siamo convinti che Italia e Germania possano indicare la giusta rotta alla nostra Europa”. E’ l’auspicio espresso dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in occasione della cerimonia d’apertura del Forum imprenditoriale Italia-Germania.

Per il ministro “è iniziata la stagione delle riforme in Europa: il 2026 è, deve essere l’anno delle grandi riforme economico-industriali della nostra Europa, per raccogliere anche il messaggio che del vertice di Davos”. L’Europa, inoltre, “deve raggiungere la sua autonomia strategica: dobbiamo necessariamente contare su di noi, sulla nostra capacità di sviluppare una politica competitiva a livello globale”. Anche perchè “gli altri paesi – ha sottolineato – contano su di noi e guardano oggi al vertice intergovernativo per capire qual è la strada”.

Il Forum è stato anche l’occasione per sottoscrivere alcune intese economiche ed industriali tra Italia e Germania. “Abbiamo firmato altri due accordi, due dichiarazioni. Una sulle materie prime critiche che sono a fondamento della nostra autonomia strategica e l’altro su come indirizzare investimenti comuni delle nostre imprese per far crescere sempre più dei campioni europei”, ha annunciato Urso. Condivisa, poi, “una comune strategia di riforme della nostra Europa, a cominciare dal settore dell’automotive”, perchè “la proposta della Commissione che fortemente abbiamo voluto è necessaria ma non sufficiente. E’ un primo passo nella direzione giusta ma occorre implementare affinchè il principio della piena neutralità tecnologica sia effettivamente riconosciuto” e affinchè venga riconosciuto “un punto di accordo più evidente per quanto riguarda il processo di decarbonizzazione, ma anche gli investimenti delle nostre imprese e di accelerare la strada per l’autonomia strategica nella produzione di batterie elettriche”. Inoltre, a giudizio del ministro, “è necessario che vi siano incentivi comuni europei per supportare lo sviluppo della tecnologia del nostro continente e che si contrasti la concorrenza sleale di altri”.

Infine il ministro ha annunciato un incontro a breve con “il ministro dello Spazio tedesco” per sottoscrivere “un accordo nel campo della comune collaborazione a creare una costellazione satellitare italiana, tedesca e quindi europea”.

Tajani: Zelensky è stato ingeneroso con l’Europa

Roma, 23 gen. (askanews) – “Mi pare che l’Europa abbia garantito l’indipendenza dell’Ucraina facendo di tutto per sostenere, da un punto di vista politico, finanziario e militare questo paese, quindi non credo sia” stato “neanche generoso nei confronti dell’Europa”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio rispondendo, in un punto stampa a margine del Forum imprenditoriale Italia-Germania, a una domanda sul discorso tenuto ieri a Davos dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Valentino, Tiziana Rocca: “Grande esempio di disciplina ed eleganza”

Roma, 23 gen. (askanews) – “Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di fare tante iniziative di solidarietà anni fa quando organizzavamo per Rai1 la moda, Piazza Navona. Un grandissimo uomo, un grandissimo esempio di disciplina, rigore, eleganza. Chiaramente perdiamo uno dei nomi che ci rappresentava meglio l’Italia nel mondo”: è il ricordo della pr Tiziana Rocca, al suo arrivo alla Basilica di Santa Maria degli Angeli per i funerali dello stilista Valentino Garavani.

“Difetti (di Valentino) non ne ho mai visti, sempre e solo cose belle con lui. È stata un’esperienza di vita che mi ha segnato, lui era un esempio, era sempre perfetto”, ha aggiunto Rocca.

Seconda edizione dell’Osservatorio Moda e Generazioni

Roma, 23 gen. (askanews) – Castel Romano Designer Outlet chiude il 2025 con risultati in crescita. Alla base di ciò, c’è il modello distintivo di McArthurGlen, che dopo il focus sulla Gen Z, si concentra, nella seconda edizione dell'”Osservatorio Moda e Generazioni”, sulla fascia 50-65 anni. Ne ha parlato il Centre Manager di Castel Romano Designer Outlet Enrico Biancato: “Questo è il secondo evento effettuato con Ipsos Doxa e serve per fare una verifica tra quello che noi pensiamo di proporre, quello che pensiamo di poter vendere e quelle che sono le esigenze del cliente. E quindi abbiamo bisogno di un giudizio completamente esterno che ci dica esattamente se la richiesta e l’offerta si incontrano”.

La ricerca è effettuata in collaborazione con Ipsos Doxa e ha l’obiettivo di comprendere l’evoluzione dei comportamenti di consumo dei clienti. Sono intervenute in merito Cristina Liverani, Director Public Affairs di Ipsos Doxa, e Michela Andreozzi, attrice e regista e voce delle consumatrici Re-Styler.

“La ricerca che abbiamo realizzato quest’anno va ad analizzare la popolazione tra i 50 e i 64 anni che abbiamo definito Re-Styler, proprio per la capacità che hanno di reinventarsi e di vivere la moda andando a riscoprire quelli che sono i tratti importanti per esprimere la propria personalità. Nello specifico si è cercato di analizzare quali sono le particolarità del Re-Styler laziale rispetto ai risultati ottenuti a livello nazionale. Quello che ne emerge è un profilo di un consumatore particolarmente dinamico, curioso, aperto alle novità ma anche a tutte quelle che possono essere i richiami del passato, legati anche alla Pop-culture, vivendo proprio la moda come un gioco e un modo nuovo per esprimere loro stessi” ha dichiarato Liverani.

“Sono rappresentante di questa categoria che è stata battezzata così per un motivo forse di marketing, però lo trovo molto saggio. La Re-Styler è una donna tra i 50 e i 65 che ha chiaramente acquisito potere d’acquisto e che usa la moda come espressione di sé e ha più consapevolezza. Faccio parte di una generazione che, per la prima volta, è giovane a questa età e che quindi non subisce le scelte. Una volta ci si vestiva in un certo modo, ci si comportava in un certo modo, ma è sicuramente una donna consapevole che sceglie cosa indossare e perché, soprattutto per la rappresentazione, per la narrazione di sé” ha aggiunto Andreozzi.

I Re-Styler rappresentano quindi quasi la metà dei visitatori italiani dei quattro centri McArthurGlen in Italia e costituiscono la fascia con la spesa media più elevata, svolgendo un ruolo chiave nell’orientare le strategie di offerta ed esperienza.

Due perturbazioni portano neve in pianura a Nord-Ovest

Roma, 23 gen. (askanews) – Meteo/Meteo, due perturbazioni tra venerdì e domenica, Fine settimana instabile con neve in pianura a Nord-Ovest

Milano, 23 gen. (askanews) – Un doppio fronte perturbato interessa l’Italia nel fine settimana, con precipitazioni diffuse e la possibilità di neve in pianura al Nord-Ovest tra venerdì e le prime ore di sabato. Le previsioni indicano una fase instabile scandita dal passaggio di due sistemi perturbati atlantici, separati da una temporanea attenuazione dei fenomeni nella giornata di sabato. A delineare il quadro è Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it.

Il primo fronte entra da ovest tra venerdì e la mattinata successiva, con piogge su Sardegna, Sicilia, Liguria, Toscana, ovest Emilia e Basso Piemonte. Nel corso del pomeriggio le precipitazioni si intensificano tra Liguria, Toscana e Lazio, mentre tendono ad attenuarsi al Sud. In Pianura Padana la quota neve si abbassa intorno ai 400-500 metri, con la possibilità di un passaggio da pioggia a neve anche in pianura nelle aree occidentali.

Le zone maggiormente interessate dalle nevicate a bassa quota sono il piacentino, il pavese e gran parte del Basso Piemonte. Non sono esclusi deboli fiocchi anche nelle aree urbane di Torino e Milano, soprattutto nelle zone periferiche. Dalla mattinata di sabato le temperature tornano gradualmente a salire, insieme allo zero termico.

Sabato mattina i fenomeni tendono a esaurirsi sul Nord-Ovest, dove si fanno spazio schiarite e locali banchi di nebbia, mentre al Centro e su parte del Sud persistono piogge sparse, più insistenti lungo il versante tirrenico e in Campania. Tra le 10 e le 20 si apre una fase più asciutta su gran parte del Paese, legata alla temporanea pausa tra i due fronti.

Il secondo impulso perturbato arriva dalla serata di sabato, con un nuovo peggioramento che si estende a gran parte dell’Italia. Tra la notte e la giornata di domenica tornano piogge diffuse da Nord a Sud e nuove nevicate in pianura sul Basso Piemonte. Nel pomeriggio di domenica è atteso un parziale miglioramento al Nord-Ovest e tra Toscana e Lazio, mentre al Sud e lungo la fascia orientale il tempo resta instabile.

Sempre secondo il meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, l’inizio della prossima settimana si apre con ulteriori precipitazioni, in particolare sul versante tirrenico del Centro-Sud, confermando una fase meteorologica caratterizzata da frequenti passaggi perturbati e temperature in linea con il periodo .

Italia-Germania, Reiche: lavoriamo insieme per rafforzare la collaborazione

Roma, 23 gen. (askanews) – “Lavoriamo insieme per rafforzare ulteriormente la collaborazione” tra Italia e Germania “a beneficio nostro e di tutta l’Europa”. Lo ha detto il ministro dell’Economia e dell’Energia della Germania, Katherina Reiche, in occasione della cerimonia d’apertura del Forum imprenditoriale Italia-Germania.

“Celebriamo – ha spiegato – i 75 anni relazioni diplomatiche tra Italia e Germania” e “collaboriamo in questioni di difesa e sicurezza a livello europeo, sulla cultura, l’economia e la scienza”.

Secondo Reiche occorre “lavorare per rafforzare la partnership italo-tedesca. Senza un’industria forte non vi è crescita e senza crescita non veniamo presi seriamente a livello internazionale”.

Violenza donne, Bongiorno (Lega): mio testo rispetta intesa Meloni-Schlein

Roma, 23 gen. (askanews) – “Nel testo depositato, assume per la prima volta un ruolo esplicito e centrale la volontà della vittima e si estrinseca la sua volontà di autodeterminazione quale insuperabile baluardo rispetto a qualsiasi approccio sessuale”: con queste parole Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e presidente della commissione Giustizia di palazzo Madama, ha respinto, in una intervista al Corriere della sera, le critiche che le sono giunte da parte delle opposizioni per il testo dal lei proposto, in qualità di relatrice, sul ddl già approvato con consenso bipartisan dalla Camera sulla violenza sessuale, che introduceva il concetto del “consenso libero e attuale”.

“Se oggi il Codice penale punisce soltanto alcune ipotesi di violenza, come quelle con minaccia o costrizione, con il nuovo testo – ha rivendicato l’esponente leghista – si garantisce una protezione delle vittime a 360 gradi, sottolineando che è reato ogni atto contro la loro volontà. È rilevante anche una seconda novità. È stato poi introdotto il reato di freezing. Nei casi in cui la vittima resta paralizzata dalla paura di fronte al suo aggressore, a volte l’imputato viene assolto perché sostiene di non aver potuto capire quale fosse la volontà della donna. È per superare queste decisioni veramente inaccettabili, che è stato previsto che anche nei casi di freezing, cioè quando la donna non manifesta la sua volontà perché congelata dalla paura, si debba presumere il dissenso. Quindi, è sempre reato se manca una manifestazione chiara”.

Alla domanda se il suo testo possa rispecchiare l’accordo raggiunto in occasione del passaggio della legge alla Camera fra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein, Bongiorno ha replicato: “L’accordo non riguardava gli aggettivi da usare, ma la sostanza. Si voleva un testo che valorizzasse la volontà delle donne, ed è esattamente quello che ho presentato”.

Usa formalizzano uscita da Oms, vanno via sbattendo la porta

Roma, 23 gen. (askanews) – Gli Stati uniti hanno formalmente lasciato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), accusandola di aver fallito durante la pandemia di Covid-19 e di aver agito contro gli interessi americani. Lo affermano in una dichiarazione congiunta – diffusa dal Dipartimento di Stato – il segretario di stato Marco Rubio e il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.

Nel testo si ricorda che il ritiro è stato disposto dal presidente Donald Trump nel suo primo giorno in carica attraverso un ordine esecutivo e viene presentato come una risposta alle “gravi carenze” dell’Oms nella gestione dell’emergenza sanitaria globale. Washington sostiene che l’organizzazione avrebbe “abbandonato la propria missione fondamentale” e seguito “un’agenda politicizzata e burocratica guidata da Paesi ostili agli interessi americani”.

Secondo Rubio e Kennedy, l’Oms avrebbe anche “ostacolato la condivisione tempestiva e accurata di informazioni critiche che avrebbero potuto salvare vite americane” e successivamente avrebbe “occultato tali fallimenti dietro il pretesto di agire nell’interesse della salute pubblica”.

La dichiarazione denuncia inoltre quello che definisce un atteggiamento ostile nei confronti di Washington anche durante la fase di uscita dall’organizzazione. I due ministri affermano che l’Oms “si rifiuta di consegnare la bandiera americana che sventolava davanti alla sua sede” e che sostiene che gli Stati uniti “debbano ancora un risarcimento”. Nel documento si parla di “insulti continui all’America, dal nostro ruolo di fondatori e principali finanziatori fino a oggi”.

Rubio e Kennedy precisano che d’ora in avanti l’impegno statunitense con l’Oms sarà limitato “esclusivamente a rendere effettivo il ritiro e a tutelare la salute e la sicurezza del popolo americano”. Tutti i finanziamenti e il personale Usa impegnati nei programmi dell’organizzazione “sono cessati”.

Gli Stati Uniti, aggiungono, continueranno comunque a guidare gli sforzi globali in campo sanitario attraverso partenariati diretti e bilaterali, “condividendo le migliori pratiche, rafforzando la preparazione e proteggendo le nostre comunità” mediante un modello definito “più mirato, trasparente ed efficace” rispetto a quella che viene descritta come “la burocrazia gonfiata e inefficiente dell’Oms”.

Nel documento si afferma infine che con questa decisione Washington intende “porre fine all’inerzia burocratica, ai paradigmi consolidati, ai conflitti di interesse e alla politica internazionale” che avrebbero reso l’organizzazione “oltre ogni possibilità di riforma”. Il ritiro, conclude la nota, viene compiuto “per gli americani morti soli nelle case di riposo, per le piccole imprese devastate dalle restrizioni e per le vite sconvolte dall’inazione di questa organizzazione”.

Ue, Schlein: Trump inaffidabile ma Meloni gli dà sempre ragione

Roma, 23 gen. (askanews) – “Il Governo in politica estera ha tre posizioni diverse” e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni “ondeggia, coltivando un’unica idea fissa: dar sempre e comunque ragione al presidente Usa. Anche quando squaderna, a parole e con i fatti, il suo tragico disegno: disintegrare l’Unione europea”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, in un colloquio con Repubblica. “Invece noi vorremmo un’Italia che si metta alla testa del processo di rilancio dell’integrazione europea che per noi — ne abbiamo parlato tanto oggi — è una questione di sopravvivenza”, ha aggiunto.

Schlein ha preso parte ieri alla riunione europea dei socialisti, “un incontro importante in cui per la prima volta abbiamo affrontato il tema della riforma necessaria della Ue. Lo ha detto bene a Davos il canadese Carney: il mondo per come lo conoscevamo non tornerà. Perciò dobbiamo reagire, adattarci a una situazione nuova. Su questo abbiamo concordato tutti: o si cambia o rimaniamo schiacciati. Partendo dalla consapevolezza, comune a tutti i socialisti, che Trump è inaffidabile. Ieri è tornato indietro sui nuovi dazi, ma quelli di prima sono ancora là. E non si sa se ricambierà idea domani. L’unica cosa certa è che se ha fatto retromarcia è perché l’Europa ha battuto un colpo, minacciando l’uso del meccanismo anti-coercizione su cui FdI, per bocca del capogruppo Procaccini, aveva manifestato netta contrarietà”.

“Con Sanchez – ha spiegato ancora la leader del Pd – ci siamo trovati d’accordo sul superamento dell’unanimità, di andare avanti con le cooperazioni rafforzate con chi ci sta. Peccato che Meloni abbia già dichiarato il suo no. Come pure sulla difesa comune”.

Una Babele nelle linee di politica estera

La maggioranza cova in sé almeno tre linee di politica estera: una più atlantista, una più europeista, una più nazionalista. L’opposizione ne coltiva forse anche di più, fino al punto di non riuscire a votare allo stesso modo neppure una innocente mozione sull’Iraq. La premier, infine, si sdoppia spesso e volentieri tra le sue due metà: una che vuole compiacere Trump, l’altra che preferisce – saggiamente – tenersene a distanza.

Una frammentazione senza precedenti

Diciamo la verità, una Babele così non s’era mai vista. E diventa ogni giorno più sorprendente la nonchalance con cui si attraversano passaggi (geo)politici che in altri momenti avrebbero agito da ferrea discriminante all’atto del formarsi delle coalizioni e dei governi. Il fatto è che non si comprende, o meglio si fa finta di non comprendere, che un ordine politico così sparso e così insensato produce un serio danno alla considerazione che il mondo si fa del nostro Paese. Tanto più in un frangente tanto delicato e strategico per i destini del pianeta.

Il rischio della marginalità internazionale

Una situazione così confusa può durare solo a patto di non essere considerati un paese cruciale. Uno di quei paesi da cui dipende cioè l’assetto del mondo. Allora sì, può capitare di guadagnare qualche benevolo sorriso negli incontri al vertice. Ma non più di questo. 

Ora è piuttosto ovvio che a lungo andare questa disinvoltura non ci sarà consentita. A meno di non voler restare appunto ai margini della geopolitica mondiale, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. Se invece ci teniamo al nostro buon nome al cospetto del mondo, sarà il caso che facciamo un po’ di chiarezza. Da una parte e dall’altra.

 

Fonte: La Voce del Popolo – 22 gennaio 2026

Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia.

Perché oggi verrebbe voglia di essere canadesi

Non sono mai stato in Canada e non avrei mai pensato che, un giorno, sarei stato indotto a sentirmi “canadese”.

Ebbene, dopo aver letto il discorso a Davos del premier Mark Carney, ho pensato: vorrei essere un canadese!

Un discorso di grande coraggio, visione, idealità e realismo. Un discorso dalla schiena dritta e dalla specchiata onestà intellettuale. Tutt’altro che velleitario o ideologico. Valoriale, piuttosto. E politico, con la P maiuscola.

La fine di un ordine e il rifiuto dell’adeguamento

Carney ha colto con lucidità il senso della “rottura” — così l’ha definita — nell’ordine internazionale: un ordine che non tornerà, ha detto. E da questa consapevolezza ha tratto una conseguenza netta, rifiutando la logica dell’adeguamento al nuovo assetto dei “bulli” della scena globale.

Al suo posto, ha proposto un ruolo attivo e inedito delle “medie potenze”, richiamandole alle loro responsabilità e alla necessità di investimenti seri in tecnologia e sistemi di difesa. Una prospettiva che va oltre gli schemi che l’America di Trump ha demolito e oltre quella che ha definito come una sorta di meschina rincorsa, da parte degli ex alleati di Washington, ad accaparrarsi il ruolo di portatori d’acqua della nuova postura americana, nella speranza — vana — di raccogliere qualche briciola di accondiscendenza.

Un discorso che manca all’Europa

Quanto vorrei che questo discorso fosse stato pronunciato dalla nostra Premier. E quanto vorrei che fosse questa la postura dell’Unione Europea.

Per ora, limitiamoci purtroppo a sentirci tutti canadesi.

Minneapolis e il campanello d’allarme per Trump

C’è un dettaglio che merita attenzione nelle dichiarazioni rilasciate a Minneapolis dal vicepresidente JD Vance: il lessico. Non più solo fermezza, sicurezza, ordine. Ma “ridurre il caos”, “incontrarci a metà strada”, “cooperazione con le autorità statali”. È il linguaggio di chi avverte una pressione che non può più essere ignorata.

L’ICE e il punto di rottura

Le proteste esplose dopo l’uccisione della cittadina americana Renee Good da parte di un agente dell’ICE non sono un incidente isolato. Sono il punto di emersione di un conflitto latente, che riguarda l’uso della forza federale, il rapporto con i governi locali e la percezione crescente di un potere che agisce senza controllo politico visibile. Per settimane l’amministrazione Donald Trump ha difeso senza esitazioni l’operato dell’agenzia, riducendo le critiche a propaganda ostile o a disordine fomentato.

Ma Minneapolis segna uno spartiacque. Le manifestazioni non si sono spente, si sono estese. E, soprattutto, hanno incrinato il racconto di una maggioranza silenziosa indifferente ai metodi.

Il cambio di tono della Casa Bianca

Le parole di Vance non annunciano una revisione delle politiche sull’immigrazione, né un ridimensionamento dell’ICE. Ma introducono un elemento nuovo: il riconoscimento implicito che l’azione federale, se condotta ignorando territori e comunità, produce instabilità politica. È una correzione tattica, non strategica. Ma è significativa.

Quando un’amministrazione costruita sulla logica della forza sente il bisogno di parlare di “cooperazione”, vuol dire che il consenso non è più dato per scontato.

L’opinione pubblica che si risveglia

Il dato politico vero è questo: l’opinione pubblica americana si sta muovendo. Non in modo uniforme, non ancora maggioritario, ma visibile. E questo conta. Conta perché limita l’arbitrio. Conta perché reintroduce un costo politico all’uso disinvolto della forza. Conta perché dimostra che anche nell’America di Trump il conflitto sociale può ancora incidere sulle scelte del potere.

Non è una vittoria. È un segnale. Ma, in tempi come questi, è già molto.

Giustizia, perché questa riforma non serve ai cittadini

Vorrei partire da una domanda semplice ma impegnativa: a chi serve davvero questa riforma? Se devo rispondere in modo netto, direi che certamente non serve ai cittadini. Spesso se ne parla come di una questione che riguarda i magistrati, quasi fosse un problema corporativo. In realtà, le questioni oggi in gioco riguardano tutti noi, perché toccano il funzionamento dello Stato di diritto e le garanzie di imparzialità della giustizia.

Non una riforma ordinaria, ma costituzionale

Si sostiene talvolta che questa riforma non incida sulla Costituzione o che non la tocchi in profondità. A me questa affermazione appare sorprendente. La riforma modifica cinque articoli della Costituzione: questo è un dato di fatto. Non si tratta, dunque, di un intervento tecnico perseguibile con leggi ordinarie, ma di una scelta che investe direttamente l’assetto costituzionale. È per questo che il referendum non può essere banalizzato o ridotto a una contrapposizione tra categorie.

Il CSM e il metodo della Costituente

Il Consiglio superiore della magistratura è una delle più significative realizzazioni della Costituente. È il frutto di un accordo alto tra culture politiche diverse: cattolici, socialisti, comunisti e liberaldemocratici. Non fu un compromesso al ribasso, ma una costruzione comune fondata su un metodo che oggi sembra smarrito: il dialogo tra forze diverse per un obiettivo condiviso. Questo è un valore storico, politico e morale.

Separazione e collaborazione dei poteri

Nel CSM convivono due principi essenziali: la separazione dei poteri e la loro collaborazione. L’indipendenza della magistratura non è un’affermazione astratta, ma si concretizza nell’esistenza di un organo autonomo. Allo stesso tempo, la presenza dei membri laici eletti dal Parlamento introduce un elemento di raccordo con la rappresentanza democratica. Questo equilibrio non è contraddittorio: è una garanzia.

Un indebolimento pericoloso

La frammentazione del CSM e l’istituzione di nuovi assetti disciplinari producono un indebolimento dell’autonomia della magistratura. In un contesto internazionale segnato dalla crescente prevalenza del potere esecutivo sugli altri poteri, ciò comporta un rischio evidente. Magistrati più deboli significa giudici meno indipendenti, e giudici meno indipendenti significano minori garanzie per i cittadini.

Una deriva che viene da lontano

Questo conflitto tra politica e magistratura non nasce oggi. Affonda le sue radici negli anni Ottanta, attraversa la stagione di Mani Pulite e segna gli ultimi decenni della Repubblica. È il segno di un progressivo allontanamento dall’idea di una politica che si riconosce nella Costituzione come progetto comune. La riforma attuale è figlia di questa lunga traiettoria.

Una posta che riguarda la democrazia

Indipendenza della magistratura e collaborazione tra i poteri non sono privilegi di parte. Sono garanzie per tutti. Metterle in discussione significa intaccare uno dei patrimoni più preziosi della nostra esperienza costituzionale, costruito non contro qualcuno, ma nell’interesse dell’intera comunità democratica.

Per il video integrale del convegno clicca qui.

Valeria Fedeli, la filiera della conoscenza: un ricordo umano e politico

Ci sono persone che non si limitano a “fare politica”, ma incarnano una pedagogia civile, una testimonianza vivente di come le istituzioni possano farsi cura, dialogo, speranza. Valeria Fedeli è stato questo: non solo rappresentante delle istituzioni, ma anche educatrice morale, figura di riferimento umano, etico e politico, in grado di trasmettere valori con la sola forza dell’esempio. Come David Sassoli – un amico che ci manca tanto – l’ho conosciuta, ascoltata, ci ho collaborato insieme.

Valeria, con la sua passione per l’uguaglianza, la lotta per i diritti, la forza dolce e ostinata di chi sa che cambiare il mondo è possibile solo se si parte dall’educazione. In un tempo spesso urlato, rancoroso, polarizzato, Valeria parlava piano e con profondità.

La politica come parola che unisce

Testimone di una politica della parola che unisce, della differenza che arricchisce, dell’Europa come spazio di pace, della scuola e dell’università come presidio di democrazia e autentica “filiera della conoscenza”. Non ideologia, ma visione. Non slogan, ma progetto.

C’è qualcosa che oggi possiamo e dobbiamo raccogliere dal messaggio di Valeria Fedeli: l’idea che la politica debba tornare ad avere un cuore pedagogico. Che le istituzioni non debbano solo amministrare, ma generare senso. Che il rispetto, l’ascolto, la cura dell’altro siano forme alte di leadership.

Un’eredità per i giovani e la cittadinanza attiva

Per noi e per i giovani, per chi oggi si affaccia alla cittadinanza attiva, la memoria di Valeria Fedeli non è celebrazione, ma orizzonte. Valeria ci affida la sua battaglia per un sapere accessibile, laico e libero e indica come faro la Carta costituzionale.

Insieme, ci mostra una via fatta di coerenza, tenacia, umanità. Una politica che non separa il pubblico dal personale, che unisce pensiero e sentimento, che osa essere educativa. In un’epoca che corre verso le reti neurali artificiali, Valeria ci ricorda che serve più che mai un’intelligenza affettiva, relazionale, sociale. Sta a noi far germogliare quella speranza che ci è stata donata.

Grazie Valeria.

Meloni al summit Ue, asse con Merz sulle riforme

Bruxelles, 22 gen. (askanews) – A 24 ore dal dietrofront di Donald Trump sui dazi, accolto “con favore” dalla premier Giorgia Meloni, la presidente del Consiglio siede al tavolo del summit europeo informale, confermato nonostante le notizie positive di ieri sera, ancora più convinta della posizione italiana volta a “continuare a favorire il dialogo tra Nazioni alleate” e forte dell’asse con Friedrich Merz.

Con il cancelliere tedesco la presidente del Consiglio ha un incontro prima dell’inizio dei lavori all’Europa building e domani lo vedrà di nuovo a Roma dove è in programma un vertice intergovernativo tra Italia e Germania che vedrà coinvolti 11 ministri italiani e 10 tedeschi. A due anni dal Vertice di Berlino del novembre 2023, si tratta di “un salto di qualità nelle relazioni tra Italia e Germania” e “la volontà condivisa è di investire con continuità in una cooperazione rafforzata”, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi.

A Davos è stato lo stesso Merz ha sottolineare la sintonia con l’Italia spiegando di aver “elaborato nuove idee per cambiare l’Unione europea” con Meloni. In un paper elaborato anche in vista del ritiro dei leader europei del 12 febbraio e del Consiglio europeo di marzo, i due paesi chiedono un’Europa “più veloce e dinamica”, con meno regole e un bilancio Ue orientato alla competitività con un rafforzamento del mercato unico.

Arrivando al summit, Merz ha sottolineato come “unità e determinazione da parte europea possono effettivamente produrre risultati”. La rinuncia di Trump ai dazi verso i paesi europei che avevano annunciato sostegno alla Groenlandia di fronte alle mire del presidente Usa “è il risultato dei nostri sforzi comuni tra l’Europa e gli Stati Uniti d’America per trovare una strada che ci permetta di andare avanti insieme nei tempi difficili che senza dubbio stiamo vivendo”.

Lo scenario è più disteso rispetto a quello che aveva portato il presidente Costa il 18 gennaio scorso a convocare il summit ma la realtà di oggi resta “volatile”, sottolineano fonti Ue. Dunque è bene preservare l’unità degli stati membri e sapere che l’Europa era pronta e, sottolineano le stesse fonti “restano pronti gli strumenti” di difesa commerciale dell’Ue, e in particolare lo strumento anti coercizione. “Sono ancora sul tavolo, non sono chiusi nel cassetto. Sono lì per essere usati se necessario, quando ci fossero le condizioni”, ha insistito un funzionario Ue, secondo cui questa è la posizione di “una grande maggioranza di Stati membri”.

Al tavolo del consiglio anche la questione del Board of peace lanciato oggi da Trump per Gaza sul quale ci sono forti dubbi da parte dei paesi europei. Per Meloni non sarebbe intelligente né per l’Italia né per l’Ue autoescludersi ma sussistono questioni di costituzionalità e giuridiche che per ora non consentono la firma.

Il regista russo Serebrennikov: racconto la guerra che disumanizza

Roma, 22 gen. (askanews) – Dopo la presentazione Fuori Concorso a Cannes e l’anteprima nazionale al Trieste Film Festival, dal 29 gennaio arriva nelle sale “La scomparsa di Josef Mengele” del regista russo Kirill Serebrennikov. Il racconto in bianco e nero del medico nazista soprannominato l'”Angelo della morte” che condusse esperimenti disumani sui prigionieri di Auschwitz. Il film, dal libro di Olivier Guez, con August Diehl nei panni di Mengele, lo segue durante la fuga in Sudamerica, tra Argentina, Paraguay e Brasile, mentre riesce a sfuggire alla giustizia grazie a una fitta rete di coperture.

La storia è raccontata dal suo punto di vista, ma non è un film su di lui, dice Kirill Serebrennikov: “Le cose terribili della Seconda Guerra Mondiale sono state spesso raccontate dal punto di vista delle vittime, il che è giusto, ma per me era interessante spostare la camera su Mengele, entrare nella sua testa, capire come è stato possibile tutto questo, in un certo senso vedere la genesi di un criminale di guerra”.

“Questo è un film su un’intero sistema che ha creato Mengele. Lui sarebbe forse stato solo un medico qualsiasi senza la guerra, la propaganda nazista, le leggi che giustificavano la persecuzione degli ebrei e di chi era contrario al sistema. È stata la guerra a renderlo sadico a tirare fuori questo suo lato”. L’artista russo, apertamente critico del governo di Mosca e in passato arrestato con l’accusa di truffa, vive in esilio a Berlino da alcuni anni. “Non voglio considerarmi una vittima di questi circostanze – dice – ma è una parte della mia vita. Non è semplice, ma mi piace la nuova vita che sto vivendo”. E sulla guerra in Ucraina che sembra non arrivare mai a una svolta, afferma:

“Tutto prima o poi finisce, tutte le guerre finiscono, la guerra russa è una cosa terribile, ma questa è una delle idee del nostro film: far vedere non solo il lato terribile della guerra, anche l’inerzia, il suo lento finire, perché la guerra disumanizza velocemente le persone ma tornare a essere umani è un processo molto lento e ci vogliono anni”.

Mattarella difende diritto internazionale. E sull’Ue: Italia inscindibile

Roma, 22 gen. (askanews) – “Si avverte il dovere di fare in modo che si eviti che il percorso compiuto dalla comunità internazionale nei decenni che hanno fatto seguito alla seconda guerra mondiale venga dissolto, venga cancellato. Un percorso che è avanzato con molte lacune e con tanti difetti, ma è stato un percorso che però ha fatto avanzare la comunità internazionale. E’ un patrimonio da tutelare, un percorso da difendere, anche perché, in definitiva, si tratta di evitare che questo processo susciti una repentina e drammatica inversione verso la barbarie della vita internazionale”. Sergio Mattarella incontra i giovani diplomatici al Quirinale e torna a lanciare un allarme sugli equilibri internazionali messi pericolosamente a rischio dai conflitti e dalla tensioni che si moltiplicano intorno a noi.

Mentre in queste ore non lontano dai nostri confini, in Svizzera, a Davos, il presidente americano Donald Trump prova a ridefinire i rapporti internazionali tra minacce di dazi e dando vita nuovi organismi come quello del ‘board of peace’ per Gaza, il Presidente della Repubblica sollecita la nuova generazione di diplomatici ad “avere il coraggio di difendere posizioni di civiltà che il nostro paese interpreta e manifesta anche contro ostinazioni e posizioni difformi, di difendere il dialogo anche in epoca di contrapposizioni, di affermare i principi del diritto internazionale quando vengono disattesi o ignorati”.

Al Quirinale insieme ai vincitori del concorso per Segretari di Legazione – Corso Boris Biancheri Chiappori c’è il titolare della Farnesina, Antonio Tajani. L’ipotesi di un’adesione italiana al board of peace per Gaza è stata oggetto di una lunga riflessione nel governo e su cui la premier Meloni si è confrontata anche con il capo dello Stato registrando la piena condivisione di una linea di prudenza. Come ha spiegato anche oggi Tajani: “ci sono problemi di diritto costituzionale e se non si risolvono noi abbiamo dubbi seri sul fatto che si possa aderire”.

Sulla Costituzione e i suoi valori è tornato anche Mattarella: “Essere in diplomazia significa essere al servizio della Costituzione, dei suoi valori: pace, cooperazione fra i popoli, rispetto della dignità umana, tutela dei diritti fondamentali di ciascuno. Sono criteri non astratti ma concreti da sviluppare e tutelare continuamente, da assumere come orientamento per le vostre azioni, per le vostre vostre parole da diplomatici”.

In serata la premier partecipa al Consiglio europeo informale convocato subito dopo l’iniziativa dell’amministrazione americana nei confronti della Groenlandia. L’ordine del giorno recita: “recenti sviluppi nelle relazioni transatlantiche e delle loro implicazioni per l’Unione europea”. Suona perciò ancora più attuale l’indicazione data nel pomeriggio da Mattarella: “L’Unione europea riveste un ruolo centrale per la nostra vita internazionale, per la nostra attività diplomatica, l’azione dell’Italia è inscindibile da quella dell’Unione, tutelarne coesione, prestigio, forza, efficacia di posizioni è in realtà un’altra forma di tutela del nostro protagonismo, del nostro interesse nazionale, della nostra capacità di essere ascoltati nella vita internazionale”.

Italia-Germania: Ue perde terreno, mercato unico più forte e stop a norme zombie

Bruxelles, 22 gen. (askanews) – “L’Europa sta perdendo terreno. Dall’inizio degli anni 2000, il divario di crescita rispetto a Stati Uniti e Cina si è ampliato, mentre molti nuovi concorrenti stanno aumentando la loro influenza a livello globale. Ciò minaccia il tenore di vita europeo e la sovranità europea. Continuare sulla strada attuale non è un’opzione. L’Europa deve agire ora. E siamo tutti fiduciosi di potercela fare”. È quanto si legge nel documento in cui, alla vigilia del vertice intergovernativo che si terrà domani a Roma, Italia e Germania, “due delle principali nazioni industriali europee”, indicano “un programma chiaro e impegni concreti per rafforzare la competitività europea” da concordare sfruttando il prossimo ritiro dei leader del 12 febbraio e il Consiglio europeo di marzo. “Il nostro obiettivo – viene spiegato nel ‘non paper’ di tre pagine – dovrebbe essere sia quello di sostenere le imprese europee sia quello di attrarre nuove imprese da paesi terzi”.

Per rafforzare la competitività europea, secondo i paesi guidati da Giorgia Meloni e Friedrich Merz, vanno eliminate le barriere che permangono nel mercato unico europeo, ovvero tariffe interne del 44% per il commercio di beni e addirittura di oltre il 110% per il commercio di servizi, secondo i dati Fmi. “Abbiamo bisogno di un ambizioso alleggerimento degli oneri normativi per le nostre imprese”, osservano Roma e Berlino. Quindi via “norme aggiuntive, inutili, complesse e spesso sovrapposte”.

Italia e Germania chiedono “ulteriori semplificazioni delle iniziative UE a tutti i livelli” e annunciano che lavoreranno “su questo aspetto insieme alla Commissione Europea: le procedure di pianificazione e approvazione in tutta Europa sono troppo lunghe”: “Chiediamo un’iniziativa mirata, un Omnibus per le autorizzazioni, che miri ad accelerare le procedure amministrative in tutti i settori. Aziende e cittadini dovrebbero ottenere un’autorizzazione entro un breve periodo di tempo. In caso contrario, la questione si considererà approvata. Questo deve essere il nuovo standard per l’Europa”.

Roma e Berlino definiscono “numerose iniziative della Commissione” come “iniziative zombie”, non più in linea con gli obiettivi politici dell’Ue, che “devono essere eliminate”. Sotto lo slogan “Less is more”, i due paesi invitano “la Commissione a impegnarsi a fare regolarmente pulizia e ad abrogare le leggi che sembrano obsolete”. Un’attenzione particolare anche agli “oneri burocratici” che nascono “durante il processo legislativo, sia in sede di Consiglio che di Parlamento europeo” attraverso emendamenti su cui va fatto un monitoraggio. “La semplificazione – si legge nel documento – è una questione di competenza dei Capi di Stato o di Governo. Invitiamo pertanto il Presidente della Commissione a riferire, d’ora in poi, al Consiglio europeo in merito ai risparmi sui costi e alla semplificazione, al fine di responsabilizzare ogni attore”.

Secondo Italia e Germania bisogna “spingere per un Mercato Unico più forte”. “Le analisi – si legge nel documento – mostrano che tutti gli Stati membri dell’UE trarrebbero beneficio da una maggiore integrazione economica. Per Italia e Germania, gli effetti sulla crescita ammonterebbero a circa il 2-3% del PIL; in molti altri Stati membri, sarebbero addirittura da due a tre volte superiori ai benefici totali già ottenuti dall’integrazione europea”.

Serve “un accordo tra i leader per approfondire il Mercato Unico in settori strategici, a partire da servizi, energia, mercati dei capitali, digitale e telecomunicazioni”. Inoltre “per colmare il divario di innovazione rispetto a Stati Uniti e Cina, l’Europa deve diventare più produttiva. Chiediamo pertanto l’istituzione di un ’28mo regime’ entro la fine di quest’anno. Servirà come quadro comune per le imprese innovative. Questo nuovo regime sarà fondamentale per aumentare la mobilità transfrontaliera, ridurre gli oneri normativi e superare le procedure complesse e costose nei sistemi nazionali frammentati”.

Nel documento si esorta “la Commissione a semplificare costantemente la normativa UE sugli aiuti di Stato e ad accelerare le procedure di autorizzazione”, si sostiene “l’istituzione di un Fondo europeo per la competitività che promuova i migliori progetti di forte impatto”, si chiede “un’espansione del finanziamento del capitale di rischio e maggiori opzioni di uscita per gli investitori”.

L’ultimo capitolo del non paper è dedicato al commercio internazionale. Per Italia e Germania “la finalizzazione dell’accordo UE-Mercosur è stato un passo importante in questa direzione. Tuttavia, oltre 25 anni di negoziati sono stati troppo lunghi. Abbiamo bisogno di più velocità. Sosteniamo la Commissione europea nei negoziati in corso” e “chiediamo una rapida conclusione di ulteriori ambiziosi accordi di libero scambio, in particolare con India, Australia, Emirati Arabi Uniti e Paesi ASEAN”. Tuttavia, precisano i due paesi, “la nostra apertura al libero scambio non deve essere fraintesa. Non siamo né ingenui né indifesi: ci siamo dotati di strumenti per aumentare la nostra sicurezza economica e contrastare le pratiche sleali, e li utilizzeremo ogniqualvolta necessario”.

Chirurgia robotica in continua evoluzione

Roma, 22 gen. (askanews) – Correre e fare attività sportiva senza preoccupazioni. Alessia, paziente all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo, centro di eccellenza per la cardiochirurgia robotica, è stata operata per una patologia cardiaca invalidante ed è tornata alla vita quotidiana.

E’ uno dei tanti casi che hanno beneficiato di questo tipo di intervento. La sua storia è stata raccontata in un video della campagna lanciata da Aiop Lombardia per raccontare le eccellenze della sanità regionale.

L’innovazione e la tecnologia, unite alle capacità chirurgiche del professionista hanno permesso di fare il salto di qualità. I vantaggi della cardiochirurgia robotica per il paziente sono molteplici, ovviamente clinici, ma anche legati al dolore post operatorio.

I vantaggi dell’utilizzo del robot sono naturalmente anche per il chirurgo. Da tenere in considerazione anche il beneficio di carattere psicologico. I tempi di recupero, rispetto al passato e alla chirurgia tradizionale, sono più veloci. La robotica ha dunque rivoluzionato il comparto chirurgico.

In Humanitas Gavazzeni il robot viene utilizzato anche per chirurgia vertebrale, ortopedica in particolar modo anca e ginocchio, chirurgia toracica, chirurgia bariatrica, proctologia e chirurgia urologica. La tecnologia, unità alla professionalità del chirurgo, garantisce performance migliori in un’ottica di salvaguardia della salute del paziente, come spiegano il dottor Alfonso Agnino, responsabile della Cardiochirurgia robotica in Humanitas Gavazzeni, e il professor Angelo Porreca, responsabile dell’Unità di Urologia presso Humanitas Gavazzeni e Castelli.

Su antisemitismo Pd non trova sintesi, riformisti non firmano ddl Giorgis

Roma, 22 gen. (askanews) – Sull’antisemitismo il Pd non trova la sintesi, il testo ‘ufficiale’ presentato da Andrea Giorgis ai senatori in risposta a quello ‘sconfessato’ di Graziano Delrio non convince molti dei ‘riformisti’ cofirmatari del testo dell’ex ministro. Alla fine lo stesso Delrio non firma il testo Giorgis, insieme a Sandra Zampa, Simona Malpezzi, Walter Verini, e dell'”indipendente” Pier Ferdinando Casini, mentre dicono sì Antonio Nicita (che già a dicembre aveva ritirato la firma dal Delrio), Alessandro Alfieri e Alfredo Bazoli, che però rivendica anche la firma sul testo Delrio.

Due, nel merito, i punti su cui ci si divide. Innanzitutto la definizione di antisemitismo: il Ddl Delrio usa quella dell’Ihra(International holocaust remembrance alliance), che secondo la maggioranza Pd – e anche secondo diversi intellettuali – rischierebbe di criminalizzare qualunque forma di dissenso verso Israele. Nel testo Giorgis si utilizza una formula ripresa dalla ‘Dichiarazione di Gerusalemme’, documento che recita: “Antisemitismo è discriminazione, pregiudizio, ostilità e violenza contro gli Ebrei in quanto Ebrei (o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”.

Nel testo Giorgis, però, la frase viene riformulata ed estesa non solo agli atti contro gli ebrei ma resa valida per tutte le discriminazioni: “Sono considerati atti ed espressioni d’odio e di discriminazione gli atti e le espressioni di pregiudizio, ostilità o violenza contro le persone in quanto appartenenti a una determinata confessione religiosa, etnia, nazionalità o a un determinato popolo, nonché gli atti e le espressioni d’odio e di discriminazione fondati sull’attribuzione di caratteristiche riferite alla costruzione sociale, culturale e politica designata dal termine razza”.

Proprio questo non piace ai firmatari del Ddl Delrio, come spiega la Malpezzi: “Non ho firmato perché continuo a pensare che la specificità dell’antisemitismo sia tale che serve una legge specifica. L’odio nei confronti degli ebrei è aumentato al punto che alcuni rinunciano a esporre i loro simboli in pubblico. E’ un problema che riguarda la libertà nel nostro paese”. E Zampa aggiunge: “Se tutti riconosciamo che l’anti-semitismo è un problema a sé stante, non puoi poi fare una proposta di legge in cui si parla di tutto. C’è un problema molto serio nella sinistra, che il 7 ottobre ha fatto esplodere: si arriva a dire ‘me ne occupo purché non sembri che me ne occupo’”.

C’è chi ha firmato entrambi i Ddl, come Bazoli: “Considero il ddl Delrio una proposta convincente che permette di affrontare un tema che non può essere eluso. La soluzione che propone – il richiamo a Ihra – è convincente, è la più universalmente accettata”. D’altro canto, aggiunge, “ho anche apprezzato lo sforzo di Giorgis di mettere insieme posizioni diverse e considero importante che il Pd presenti una sua proposta di legge. Poi sono vice-capogruppo, se c’è una proposta che cerca di tenere insieme il gruppo…”.

L’autore del testo ‘ufficiale’ del Pd, Giorgis, replica: “E’ un testo che cerca di unire e di offrire un contributo il più efficace possibile per contrastare l’antisemitismo. Cerchiamo di unire non solo il Pd, vogliamo superare una contrapposizione che c’è anche nel dibattito pubblico. Vogliamo concentrare l’attenzione sul merito delle azioni per prevenire e contrastare la terribile piaga della diffusione dell’antisemitismo e dei discorsi di odio e razzismo”. E, sottolinea Giorgis, “viene riconosciuta la specificità dell’antisemitismo, nell’articolo 3 e 4”.

La discussione per ora si chiude così, ma dalla prossima settimana ci saranno altre mediazioni da trovare. Perché il 27 gennaio verrà adottato il testo base, realisticamente quello del leghista Massimiliano Romeo, e il Pd dovrà decidere quali emendamenti presentare e quale atteggiamento tenere nel voto, come spiega lo stesso Bazoli: “Da martedì, col testo base, inizia un altro film: bisognerà confrontarsi col centrodestra su quel testo. Ho proposto di trovare una mediazione da proporre al centrodestra: lavorare ad una definizione di antisemitismo, introducendo anche le altre forme di discriminazione di odio etnico, razziale e via dicendo”.

Donatella Versace e Matteo Marzotto alla camera ardente di Valentino

Roma, 22 gen. (askanews) – Il mondo della moda rende omaggio a Valentino. Nell’ultimo giorno di camera ardente sono arrivati a dare l’ultimo saluto Donatella Versace, in rosso, colore simbolo dello stilista, e Matteo Marzotto.

Davanti all’ingresso della Fondazione in cui è stata allestita la camera ardente spicca la corona di fiori bianchi con la scritta “Donatella”.

Violenza donne, Bongiorno fa sparire "consenso". Opposizioni: rotto patto con Meloni

Roma, 22 gen. (askanews) – Nella legge sulla violenza sessuale, ora all’esame del Senato, sparisce la formula secca del “consenso libero e attuale” senza il quale la Camera aveva stabilito che un rapporto sessuale diventasse reato. Un’espressione – salutata a Montecitorio come una svolta storica e frutto di un lavoro bipartisan tra maggioranza e opposizione – che oggi è stata riformulata in un modo, a sentire le opposizioni, “inaccettabile”.

Tutto avviene in commissione Giustizia, a Palazzo Madama, dove la presidente e senatrice della Lega Giulia Bongiorno propone, nel punto cruciale, questa versione: “La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso”. Insomma, la parola “consenso” non c’è più e le opposizioni scattano in piedi a denunciare non solo il passo indietro, ma anche il “tradimento”. Anche le pene vengono distinte, cioè si riducono: da 4 a 10 anni per la violenza sessuale senza altre specificazioni. Nel testo uscito da Montecitorio, invece, erano dai 6 ai 12 anni che restano, invece, qualora il fatto sia commesso “mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa”.

Il testo licenziato dalla Camera con voto unanime era nato con una interlocuzione ai massimi livelli: l’accordo, prima di essere tradotto in ddl dal lavoro in commissione, era stato sancito da un comune sentire – e da una serie di interlocuzioni, anche telefoniche – tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein. Con questa ‘benedizione’ era approdato al Senato dove la Lega, con la proposta Bongiorno, ha spezzato secondo le opposizioni il patto. “Bongiorno ci fa fare un enorme passo indietro. Dal consenso si passa al dissenso. Hanno vinto i veti della destra”, osserva il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, mentre i Dem parlano di un “arretramento non solo rispetto all’accordo tra Schlein e Meloni e rispetto alle stesse dichiarazioni di Bongiorno, ma anche rispetto alla giurisprudenza vigente”. Insomma una “scelta pericolosa”, “una forzatura che stravolge il senso della legge” e anche, sottolineano i capigruppo alle Camere Chiara Braga e Francesco Boccia, “un comportamento spregiudicato che fa emergere tutte le contraddizioni interne alla maggioranza e le pressioni della Lega che non ha mai creduto alla proposta”.

Da qui l’appello di tutti i capogruppo alla presidente del Consiglio perchè “dica con chiarezza se intende difendere il risultato raggiunto alla Camera o se accetta che venga cancellato proprio ciò che aveva reso quella legge un segno di straordinaria civiltà”.

Bongiorno, intanto, difende la bontà della sua mediazione ricordando che “la tutela della vittima è a 360 gradi” e osservando, da avvocato penalista, che “il testo arrivato dalla Camera rischiava di parificare tutte le situazioni e, gravando l’imputato di oneri di documentazione del preventivo e dettagliato consenso della vittima, qualcuno pensava introducesse una inversione dell’onere della prova”

Si contano sulle dita di una mano le dichiarazioni pubbliche sul tema da parte di esponenti di Fratelli d’Italia, evidentemente in imbarazzo dopo la mossa del Carroccio, mentre Noi Moderati e Forza Italia, con il capogruppo Maurizio Gasparri, difendono l’operato di Bongiorno sostenendo di “non volere lezioni” da una sinistra che “strumentalizza tutto”.

Valentino, Marzotto: lavorarci era complicato, ma ne sono onorato

Roma, 22 gen. (askanews) – “Il ricordo più bello è quello in cui ci siamo incontrati professionalmente: io mi sono presentato con una foto di quando avevo cinque anni e c’erano lui, Guiammetti e mia madre. Poi ricordo la prima e l’ultima sfilata. Io venivo da altri mondi più industriali e da lì ho imparato. Lavorare accanto a Valentino, e a Giammetti più che altro, è stato complicato ma ne sono molto orgoglioso e onorato”. Questo il ricordo dell’imprenditore Matteo Marzotto di Valentino, parlando davanti all’ingresso della Fondazione in cui è stata allestita la camera ardente a Roma.

Il ricordo di Donatella Versace: Valentino un genio dal cuore d’oro

Roma, 22 gen. (askanews) – “Valentino è stata la prima persona che ho visto quando mi hanno annunciato che mio fratello era morto, lui e Giancarlo sono venuti subito da me, aveva un cuore d’oro e era un genio”. Così Donatella Versace ricorda Valentino, uscendo dalla camera ardente dello stilista.

“Era simpatico, gli piaceva stare bene, divertirsi, soprattutto pensava molto agli altri”, ha aggiunto, spiegando che si è vestita di rosso per l’occasione “perché era il suo colore e oggi mi sono vestita di rosso per lui”.

Armando Testa e lo sport al Museo del Novecento di Milano

Milano, 22 gen. (askanews)- In occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, il Museo del Novecento di Milano, in collaborazione con Testa per Testa, presenta Urrà la neve! Armando Testa e lo sport, una mostra focus dedicata alla produzione grafica sul tema sportivo del maestro della comunicazione visiva italiana. Il progetto a cura di Gemma De Angelis Testa e Gianfranco Maraniello propone sette manifesti e un contributo audiovisivo che raccontano l’evoluzione del linguaggio di Armando Testa, capace di tradurre gesto, velocità e movimento in immagini e di trasformare le pratiche sportive in metafore di cambiamenti culturali e sociali del proprio tempo.

Gianfranco Maraniello, Direttore del Museo del Novecento, ha raccontato ad askanews il progetto: “Armando Testa è stato un genio della comunicazione e della creatività. Il suo immaginario ha sempre avuto a che fare con l’arte, con le strategie linguistiche della modernità e attraverso la modernità poter inventare il futuro. Tornare a parlare di Armando Testa e del suo rapporto con lo sport, con la neve, al Museo del Novecento, nella piazza Duomo che è il luogo centrale per la comunicazione, le celebrazioni, le premiazioni, le televisioni e tutto quello che riguarda il contesto mediale delle Olimpiadi significa tornare con consapevolezza nel cuore delle questioni più importanti del rapporto tra arte e linguaggi comunicativi. Lo facciamo attraverso una serie importante di manifesti e una geniale invenzione pubblicitaria ambientata proprio nel contesto montano e della neve”.

Accanto ai sette manifesti, il celebre carosello Il treno per Saiwa (1966-1969) estende la ricerca di Testa allo spazio filmico e performativo: corpi umani che si fanno macchina e movimento, anticipando sperimentazioni affini alle pratiche Fluxus e alle ricerche di John Cage.

Priscilla Greggi, Responsabile delle attività di Testa per Testa ha aggiunto: “Il rapporto tra Testa e lo sport attraverso oltre 30 anni della sua produzione grafica e pubblicitaria e testimonia quanto fosse in grado di tradurre in immagini i cambiamenti culturali e sociali del proprio tempo. Mise appunto un linguaggio che seppe coniugare essenzialità, ironia, sperimentazione visiva, producendo sempre un risultato straordinario di grande impatto visivo. attraverso spesso l’introduzione di elementi inaspettati, della combinazione di elementi che provenivano da contesti diversi, per cui le sue opere molto spesso non si esaurivano ad una prima lettura immediata, ma potevano rivelare dei significati ulteriori, dei sensi che si ribaltavano producendo così nello spettatore una sensazione di meraviglia, che è una poi delle cifre caratteristiche del lavoro di Testa”.