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Nazionale di calcio, Mancini: "Riconquisterò chi si sente tradito"

Roma, 21 set. (askanews) – All’inizio della sua seconda avventura alla guida della Nazionale, è un Roberto Mancini ottimista e solare quello che parla da Coverciano, indicando la strada dell’Azzurro che verrà: “Sono sicuro che qualcosa nei prossimi quattro anni porteremo a casa, non inizio mai per perdere”, ha detto Mancini, “c’è bisogno di vincere e dobbiamo cercare di farlo in fretta. Siamo positivi, di giocatori qualcosa mi intendo”. Quando racconta il suo ritorno a Coverciano dopo tre anni, il Mancio quasi si commuove: “Quando sono tornato ero molto felice, abbiamo passato momenti molto belli insieme. Per me è un grande piacere. Ai ragazzi i concetti saranno semplici: per vincere devi essere una squadra che gioca bene, che si diverte e che ha voglia di fare qualcosa di importante. Dirò loro di divertirsi, perché nello sport se non ti diverti non raggiungi risultati. Abbiamo una fortuna, il nostro lavoro è la nostra passione”.

“Vogliamo dominare e vincere” Principi di gioco chiari per la sua Nazionale-bis: “Io parto per avere una squadra che domina, che gioca bene, che dia sempre il massimo. Non si può sempre vincere ma noi partiremo per fare questo, per vincere. Siamo tutti positivi”. Gli obiettivi sono ambiziosi: “Sono qua per vincere il più velocemente possibile. Sono curioso di vedere i ragazzi più giovani, di costruire una squadra con questi ragazzi. Sono certo che avremo delle belle soddisfazioni. Non sappiamo quanto tempo servirà, ma dovremo essere veloci nel capire i giocatori che abbiamo e capire cosa potranno darci in futuro. Abbiamo partite importanti, subito ufficiali e senza possibilità di sbagliare. Dobbiamo vincere e risalire nel ranking”.

Mancini ha in mente una Nazionale “intergenerazionale”: “Dai giocatori esperti mi aspetto che diano una mano all’inserimento dei giovani. Dai giovani che mettano a disposizione tutto ciò che hanno, i giovani spesso giocano tranquilli e spensierati, fanno cose che i più vecchi magari non fanno perché pensano troppo”. Il Ct sa che i tifosi sono rimasti scottati dalle ultime delusioni azzurre: “Se un tifoso si sente tradito può arrabbiarsi, è comprensibile, per riconquistarli dobbiamo fare le cose per bene e riportare la Nazionale dove merita”. Una battuta anche su due importanti interlocutori: Malagò e la neo-capo delegazione Bianchedi: “Con il presidente Malagò ho parlato, è tranquillo e noi dobbiamo pensare al nostro lavoro a cominciare dalla partita col Belgio. Diana Bianchedi ha fatto la storia di uno sport importantissimo come la scherma conquistando grandi risultati. La conoscevo da tempo, ha vissuto momenti indimenticabili per lo sport italiano, non può che esserci utile”. Infine un’occhiata alla Serie A, con i nuovi ritmi che sta imponendo al calcio italiano: “Ho sempre pensato che in Italia si giocasse a un ritmo inferiore per i troppi falli fischiati. Questo nuovo metro di giudizio lo apprezzo molto. Il fatto che nel nostro campionato sia sparito lo 0-0 è molto più divertente. Sicuramente ci saranno partite senza gol”.

Ex Ilva, Urso: magistratura ha creato un labirinto sull’azienda

Bologna, 21 set. (askanews) – “Siamo finiti in un labirinto, un labirinto che la magistratura ha creato intorno a questa azienda”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine del Cersaie a Bologna, sulla vicenda dell’ex Ilva. La Corte di Cassazione, ha ricordato, “ha deciso, e questo ha sorpreso tutti visti i tempi usuali, di riunirsi in Sezioni Unite tra pochi giorni, il 20 ottobre, per giudicare il ricorso dei commissari rispetto alla sentenza”, mentre la Corte d’appello di Milano dovrà a sua volta decidere se sospenderla in attesa della decisione. “Siamo fiduciosi che prevalga la ragione su ogni ideologia, il diritto al lavoro che va coniugato con la salute e con l’ambiente, e la certezza del diritto”, ha aggiunto.

Nel frattempo, ha spiegato Urso, il governo ha realizzato, “sotto la regia del sottosegretario Mantovano, un primo provvedimento già oggetto di confronto con i sindacati”, sia per la tutela dei lavoratori “e quando parlo di lavoratori parlo anche di quelli dell’indotto, i primi a subire l’impatto di un’eventuale decisione della magistratura”, sia per “l’accelerazione nella reindustrializzazione dell’intera area”, con interventi da implementare nei prossimi giorni. “Tutti siamo in attesa di chi ha il potere di decidere lo spegnimento degli impianti, cioè della magistratura”, ha concluso.

Ducati, Urso: “E’ giunto il momento che torni in mani italiane”

Bologna, 21 set. (askanews) – “Credo che sia giunto il momento che questa azienda torni pienamente nelle mani italiane”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine dell’inaugurazione del Cersaie a Bologna, sul futuro della Ducati, al centro delle voci di una possibile cessione dopo i tagli annunciati da Volkswagen.

“Stamattina abbiamo incontrato lo staff straordinario attorno a Claudio Domenicali e i rappresentanti dei lavoratori che contribuiscono a questo grande successo del Made in Italy – ha spiegato Urso -. Siamo qui per garantire loro che il sistema Italia, il governo nazionale con gli enti locali, la Regione, il Comune e Confindustria, presente anche il presidente Orsini, è impegnato in modo coeso per tutelare questa azienda orgoglio del Made in Italy, con tutti gli strumenti a nostra disposizione”.

Sulla possibilità di una cordata italiana, Urso ha confermato che “stiamo lavorando”, pur sottolineando la necessità di un confronto diretto con la casa madre tedesca: “Lo avrò tra qualche giorno, per capire quale sia l’intendimento di questa grande multinazionale, se davvero intendono vendere, con quali tempistiche e con quali modalità”. “Noi siamo in campo, pronti a ogni evenienza per trovare una soluzione che sia sostenibile nel tempo e che consenta a questa azienda, ove fosse davvero ceduta, di tornare in mano italiana”, ha concluso.

Energia, Orsini: “Rischio deindustrializzazione entro il 2030”

Bologna, 21 set. (askanews) – Sul costo dell’energia c’è un rischio concreto di deindustrializzazione. Lo ha ribadito il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, a margine dell’inaugurazione del Cersaie a Bologna.

“Noi lo stiamo dicendo: i nostri imprenditori, ma anche quelli dell’alimentare e non solo della ceramica, dicono che se continua così, nel 2030 sono obbligati a produrre in altri Paesi”, ha affermato il leader degli industriali. Un divario, ha spiegato, evidenziato dalla recente missione in Argentina e Brasile: “Il costo del gas è di 6 euro al megawattora per l’impresa, dove il costo della manodopera è la metà”.orsini

“Io non voglio parlare di costo della manodopera, perché siamo un Paese responsabilmente sociale e ambientale e su questo possiamo fare addirittura meglio – ha precisato Orsini – ma sui costi energetici o noi facciamo i compiti a casa o diventa difficile tenere il tessuto industriale”.

I media ucraini: domani Zelensky inconterà Trump negli Stati Uniti

Roma, 21 set. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky incontrerà domani negli Stati Uniti il presidente americano Donald Trump. Lo riferiscono i media ucraini, sottolineando che l’Ufficio del presidente ucraino non ha fornito dettagli sull’ordine del giorno dell’incontro. Zelensky dovrebbe arrivare negli Stati Uniti in serata.

L’imminente incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Volodymyr Zelensky potrebbe
portare a dei progressi nella risoluzione del conflitto in Ucraina: lo ha dichiarato il vice presidente degli Stati Uniti, JD Vance. “Sono sempre ottimista sul fatto che faremo dei progressi… Credo che Trump incontrerà il presidente Zelensky domani o dopodomani. Quindi sono certo che si registreranno dei buoni progressi”, ha proseguito. Il conflitto legato all’Ucraina è “difficile da risolvere”, ha aggiunto il vicepresidente. “Continueremo a cercare di risolverlo. Penso che alla fine si risolverà? Sì. È solo questione di tempo”, ha concluso.

Il Papa: l’Ia sia uno strumento di pace

Roma, 21 set. (askanews) – “In un mondo segnato da conflitti e divisioni, lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale richiede una visione ispirata alla sapienza e alla carità, affinché il progresso tecnologico possa essere al servizio della dignità di ogni persona e rafforzare i legami che uniscono la famiglia umana”. Così Papa Leone XIV in un messaggio ai partecipanti di “AI4Peace”, simposio globale biennale che si tiene oggi e domani alla Pontificia Università Lateranense, dedicato alle opportunità e alle sfide poste dall’Intelligenza artificiale nei processi di prevenzione e risoluzione dei conflitti, nella tutela dei diritti umani e nella costruzione di nuovi modelli di governance.

Nel messaggio – riferiscono i media vaticani – il Papa ha poi citato la sua enciclica Magnifica Humanitas, quando afferma che “il disegno di misericordia di Dio continua a dispiegarsi nella storia anche oggi” e “diventa una bussola nell’era digitale per vivere la nostra vita secondo il Vangelo”.

Alla luce di questa consapevolezza, il Papa incoraggia ad “approfondire come l’Intelligenza Artificiale, guidata da una autentica attenzione al bene degli altri, possa favorire il dialogo, la riconciliazione e la solidarietà tra i popoli, contribuendo a trasformare i frutti dell’innovazione tecnologica in strumenti di pace”.

Grillo da Fedez: posso dare idee non fondare un partito

Milano, 21 set. (askanews) – “La mia intelligenza artificiale è questa qua: scrivo a matita senza dirlo a nessuno. Parlo di intelligenza artificiale poi ho questo tipo di intelligenza morbosa di appuntarmi tutto con la matita. Come faccio io a fondare un partito a organizzarlo? No, no, mi dispiace, ma non ho il potere di farlo, non ho le facoltà di farlo”. Lo ha detto l’ex garante del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo, ospite del podcast di Fedez e Mr. Marra. “Io – ha aggiunto – posso dare degli input, ho delle idee straordinarie sull’ambiente, sulla religione, sulle cose… la religione, guardate come entra adesso nell’economia, nella finanza la religione. Questo carattere forte della religione è dovuto al fatto che a Gerusalemme non hanno mai fatto un manicomio… perché si doveva anche fare un pochino… la religione è proprio il morbo di Alzheimer della filosofia”.

Tra le altre cose, ha detto: “L’intelligenza artificiale, l’algoritmo impara, la democrazia no. Siamo rimasti fermi con delle istituzioni del paleolitico, con una tecnologia che vorticosamente ci gira attorno in questo presente vorticoso; e non ti muovi più di lì, vai indietro piuttosto. Il futuro è certo, è il passato che non è più certo. È questo che mi stupisce, ecco che ci buttiamo nel fascismo, nel nazionalismo, nella bandiera, la patria… sono malattie infantili. Come gli orecchioni”.

Grillo da Fedez ha anche difeso il figlio: “Sono qui per la mia famiglia, sono tutti vostri fans, soprattutto mio figlio Ciro. Che sta attraversando un momento un po’ particolare, di un’enorme pesantezza, che sta risolvendo, perché io l’ho visto da bambino 19enne a maturare così, con questa spada di Damocle che ha sulla testa”. Si è laureato, 110 e lode, ha fatto una famiglia, una bambina stupenda, ha una moglie straordinaria, studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo un po’ la sua innocenza. Sta studiando e vuole difendersi anche da solo, gridare la sua innocenza al mondo”, ha aggiunto Grillo.

Tv, "Ready or Not": su RaiPlay l’esordio di Claire Frances Byrne

Roma, 21 set. (askanews) – Sarà disponibile dal 26 settembre in esclusiva su RaiPlay “Ready or Not”, film irlandese diretto da Claire Frances Byrne e scritto da Lynn Ruane, che mette al centro della scena tre amiche inseparabili e un’estate che segna la fine dell’adolescenza. Presentato in anteprima mondiale al Dublin International Film Festival, “Ready or Not” ha ricevuto il Michael Dwyer Discovery Award al Seattle International Film Festival. La produzione è di Ruth Coady per Gaze Pictures, con il supporto di Screen Ireland.

Periferia di Dublino, 1998. Katie ha dodici anni ed è pronta a passare un’estate spensierata con le amiche Danny e Sarah. Mentre gioca a calcio nel campo della chiesetta locale, il suo migliore amico Steo le chiede un bacio: è l’inizio di un turbolento rito di passaggio verso un mondo adulto a cui la ragazza non è preparata. Inseparabili e cresciute nello stesso quartiere, Katie, Danny e Sarah condividono sogni, paure, prime esperienze e il desiderio di immaginare un futuro diverso da quello che sembra già scritto per loro. Dietro alla leggerezza dell’estate emergono progressivamente le pressioni della comunità, le aspettative legate al genere e dinamiche di potere che rendono sempre più sottile il confine tra gioco e pericolo. Durante una festa accade qualcosa che modifica per sempre l’equilibrio tra le tre amiche: ognuna reagisce in modo diverso tra rabbia, silenzio e negazione.

Il film affronta così il tema del consenso e dei confini personali senza trasformarsi in un racconto didattico: sono i gesti, gli sguardi, i silenzi e le pressioni quotidiane a raccontare ciò che spesso rimane non detto. La sceneggiatura è firmata da Lynn Ruane, scrittrice, attivista e politica irlandese, autrice del memoir bestseller “People Like Me”, al suo debutto come sceneggiatrice cinematografica.

“Ready or Not” è un coming-of-age che sceglie di osservare l’adolescenza senza idealizzarla né demonizzarla. La regista Claire Frances Byrne, al debutto nel lungometraggio dopo una carriera di cortometraggi selezionati e premiati in festival internazionali, ha scelto un approccio basato sull’osservazione. La macchina da presa resta vicina alle ragazze, come una presenza discreta all’interno del gruppo, mentre il lavoro con le attrici ha puntato sulla costruzione di un’intimità autentica. Alcune delle scene più importanti sono nate da un’improvvisazione guidata e dalla fiducia costruita durante il lavoro sul set. Anche il linguaggio visivo segue questa impostazione. La camera a mano e la luce prevalentemente naturale contribuiscono a creare un senso di immediatezza, mentre la Dublino degli anni Novanta viene restituita senza nostalgia. Case, strade, abiti e ambienti sono quelli reali di un quartiere working-class, evitando una rappresentazione idealizzata dell’epoca.

Ex Ilva, Urso: magistratura ha creato un labirinto sull’azienda

Bologna, 21 set. (askanews) – “Siamo finiti in un labirinto, un labirinto che la magistratura ha creato intorno a questa azienda”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine del Cersaie a Bologna, sulla vicenda dell’ex Ilva. La Corte di Cassazione, ha ricordato, “ha deciso, e questo ha sorpreso tutti visti i tempi usuali, di riunirsi in Sezioni Unite tra pochi giorni, il 20 ottobre, per giudicare il ricorso dei commissari rispetto alla sentenza”, mentre la Corte d’appello di Milano dovrà a sua volta decidere se sospenderla in attesa della decisione. “Siamo fiduciosi che prevalga la ragione su ogni ideologia, il diritto al lavoro che va coniugato con la salute e con l’ambiente, e la certezza del diritto”, ha aggiunto.

Nel frattempo, ha spiegato Urso, il governo ha realizzato, “sotto la regia del sottosegretario Mantovano, un primo provvedimento già oggetto di confronto con i sindacati”, sia per la tutela dei lavoratori “e quando parlo di lavoratori parlo anche di quelli dell’indotto, i primi a subire l’impatto di un’eventuale decisione della magistratura”, sia per “l’accelerazione nella reindustrializzazione dell’intera area”, con interventi da implementare nei prossimi giorni. “Tutti siamo in attesa di chi ha il potere di decidere lo spegnimento degli impianti, cioè della magistratura”, ha concluso.

Multa Ue da 403 milioni a Google per l’uso della geolocalizzazione dei dati

Roma, 21 set. (askanews) – La Commissione per la protezione dei dati ha multato Google per 403 milioni di euro a seguito di un’indagine sul trattamento dei dati di geolocalizzazione da parte di Google.

La Commissione per la protezione dei dati ha annunciato oggi infatti la sua decisione finale a seguito di un’indagine su Google Ireland Limited. Questa indagine d’ufficio è stata avviata dalla Dpc, in qualità di autorità di controllo principale per Google, nel febbraio 2020, a seguito della ricezione di reclami da parte di diverse organizzazioni europee per la tutela dei consumatori, tra cui Beuc, in merito al trattamento dei dati di geolocalizzazione da parte di Google in relazione a determinati servizi e prodotti.

L’oggetto dell’indagine riguardava il trattamento dei dati di geolocalizzazione da parte di Google in tre funzionalità specifiche: “Attività web e app”, “Cronologia delle posizioni” e “Precisione della posizione”, nel periodo compreso tra la data di applicazione del Gdpr, il 25 maggio 2018, e il 4 febbraio 2020.

La decisione, presa dai Commissari per la protezione dei dati, Des Hogan, Dale Sunderland e Niamh Sweeney, stabilisce che Google ha violato il Gdpr. In particolare le violazioni sono in relazione a la liceità e la correttezza del trattamento dei dati di localizzazione nelle attività Web e App e nella cronologia delle posizioni, i suoi obblighi di responsabilità ai sensi del GDPR non essendo in grado di dimostrare la conformità al principio di liceità, correttezza e trasparenza in merito al trattamento dei dati personali in Location Accuracy; i suoi obblighi di trasparenza rispetto a tutte e tre le caratteristiche di cui sopra; e la sua conservazione dei dati di geolocalizzazione nelle Attività Web e App e nella Cronologia delle posizioni.

Il Dpc ha imposto sanzioni amministrative per un totale di 403 milioni di euro e ha ordinato a Google di adeguare le proprie procedure di trattamento dei dati entro 6 mesi.

Carta Dedicata a Te, 500 euro a novembre e 500 ad aprile 2027

Roma, 21 set. (askanews) – Prende il via per il quarto anno consecutivo la Carta Dedicata a Te, la misura voluta dal Governo Meloni per sostenere le famiglie italiane in maggiore difficoltà economica e, al tempo stesso, promuovere il consumo delle produzioni agroalimentari nazionali di qualità.

‘Sarà disponibile oltre 1 miliardo di euro, 1.000 euro per famiglia. Una scelta concreta che rafforza il sostegno ai nuclei più fragili e che consentirà a oltre 1,1 milioni di famiglie di trovare accreditati i primi 500 euro sulla propria carta il prossimo 4 novembre e altri 500 euro ad aprile 2027’. Lo ha annunciato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, nel corso della conferenza stampa di presentazione della nuova campagna della Carta Dedicata a Te tenuta oggi al Masaf.

Insieme a Francesco Lollobrigida hanno preso parte alla presentazione anche il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, il Presidente dell’INPS, Gabriele Fava, il Direttore Generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco, il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, in qualità di presidente nazionale dell’ANCI, intervenuto in videocollegamento, e il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, in rappresentanza della GDO.

La legge di bilancio per il 2026 ha previsto uno stanziamento complessivo di 1 miliardo di euro, pari a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027. Per il 2026, in particolare, alle risorse già stanziate si aggiungono i residui non utilizzati nel 2025, pari a circa 91 milioni di euro. Pertanto, l’ammontare complessivo delle risorse disponibili è pari a 591.029.831 euro.

Dal 4 novembre, i 1.177.597 nuclei familiari residenti in Italia, indicati dai Comuni, composti da almeno 3 componenti e con ISEE inferiore a 15.000 euro, privi di altri contributi di inclusione sociale o sostegno alla povertà, troveranno accreditati i primi 500 euro sulla propria Carta. Una seconda tranche da 500 euro sarà erogata a partire da aprile 2027. Il primo acquisto dovrà essere effettuato entro il 16 dicembre. La mancata attivazione entro questa data comporta la non fruibilità della Carta e la conseguente decadenza dal contributo. Alla Carta Dedicata a Te, promossa dai Ministeri dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, dell’Economia, e del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con Poste Italiane, INPS e ANCI, dal 2023 al 2027 sono stati destinati complessivamente 2,7 miliardi di euro.

‘Continuiamo a sostenere il potere d’acquisto degli italiani e, allo stesso tempo, a valorizzare il lavoro delle nostre filiere agricole e agroalimentari, favorendo l’acquisto di prodotti di qualità, DOP e IGP – ha aggiunto Lollobrigida – Il Governo Meloni sin dal suo insediamento ha pensato alle famiglie. Non abbiamo mai smesso di seguire con attenzione quelle che erano le difficoltà degli italiani e non lasciamo indietro nessuno. Nessun assistenzialismo, ma sostegno vero per aiutare le famiglie ad acquistare beni di prima necessità e, allo stesso tempo, valorizzare il lavoro e la qualità delle nostre filiere agroalimentari’.

‘La Carta Dedicata a Te si inserisce pienamente in un sistema integrato di progettualità che il Governo sta rafforzando con determinazione, affiancando agli interventi di inclusione e di contrasto alla povertà misure concrete a tutela del potere d’acquisto dei nuclei familiari più fragili. Dalle misure di sostegno immediato ai percorsi dell’Assegno di Inclusione e del Supporto per la Formazione e il Lavoro, fino al rafforzamento dei servizi territoriali del Programma Nazionale Inclusione, la nostra visione è chiara: la protezione sociale non è mai assistenzialismo passivo, ma una rete di protezione dinamica che viaggia di pari passo con la promozione della buona occupazione’, ha sottolineato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.

‘In questo progetto l’INPS svolge un ruolo strategico, individuando le famiglie attraverso i dati ISEE e utilizzando le informazioni già disponibili per raggiungere chi ha diritto al sostegno. È un nuovo modello di prossimità. Non è più il cittadino a dover cercare l’amministrazione, ma è l’Istituto ad avvicinarsi alle persone, intercettandone bisogni e diritti. La prossimità diventa così capacità di esserci prima, con servizi più semplici, tempestivi e mirati. È il nuovo corso dell’INPS, un welfare che, grazie ai dati e alla trasformazione digitale, riduce le distanze tra Stato e cittadini e rende i diritti sociali realmente accessibili, portando la protezione pubblica là dove serve’, ha dichiarato il presidente dell’INPS Gabriele Fava.

Il contributo viene erogato attraverso carte elettroniche di pagamento, prepagate e ricaricabili, messe a disposizione da Poste Italiane. ‘Grazie alla rete capillare di oltre 12.000 Uffici Postali, che ogni giorno rappresentano il punto di contatto più vicino tra lo Stato e i cittadini, e all’avanguardia tecnologica della nostra infrastruttura, Poste Italiane garantisce ancora una volta la distribuzione e l’accessibilità di questa nuova misura di sostegno – ha commentato Giuseppe Lasco, direttore generale di Poste Italiane – L’Azienda consolida dunque il proprio ruolo di pilastro strategico e sociale per il Paese, confermandosi riferimento nella gestione del welfare nazionale’. ‘Accogliamo con favore questa misura che dà un respiro alle famiglie contro l’inflazione sui beni di prima necessità, confermando la disponibilità a collaborare con Governo e INPS per garantire aiuti rapidi e trasparenti – ha sottolineato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi intervenuto in videocollegamento in qualità di presidente dell’ANCI – In questo spirito di piena cooperazione, siamo pronti a un confronto per affinare ulteriormente gli strumenti a disposizione. Unire l’esperienza e la sensibilità dei nostri Servizi Sociali alle risorse centrali ci permetterà di rispondere in modo ancora più capillare, puntuale ed efficace ai bisogni reali delle nostre comunità’.

Con la Carta sarà possibile acquistare beni alimentari di prima necessità, con particolare attenzione alle produzioni delle filiere italiane e ai prodotti DOP e IGP, contribuendo così a sostenere le famiglie e il lavoro di agricoltori, allevatori e imprese agroalimentari italiane.

Anche per quest’anno il Masaf ha rinnovato le convenzioni con le principali insegne della grande distribuzione organizzata. I possessori della Carta potranno beneficiare di uno sconto aggiuntivo del 15%, cumulabile con le promozioni già presenti nei punti vendita aderenti delle catene che hanno sottoscritto le convenzioni: Federdistribuzione, ANCC Coop, ANCD Conad e Lidl.

‘La Carta Dedicata a Te è un’importante iniziativa del Governo che dà un aiuto concreto a oltre un milione di famiglie, mettendo a disposizione di ogni beneficiario circa 500 euro da utilizzare per la spesa di beni di prima necessità. Grazie alla sensibilità e all’impegno economico delle imprese della distribuzione, fin dalla prima edizione abbiamo messo a disposizione dei beneficiari la possibilità di incrementare il valore del plafond della carta del 15%, attraverso una scontistica dedicata e usufruendo anche di tutte le promozioni in corso. Il rinnovo della convenzione per gli anni 2026 e 2027 conferma l’attenzione che le imprese della Distribuzione Moderna hanno verso le persone e le famiglie economicamente più fragili’, ha concluso il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, in rappresentanza della GDO.

Inoltre, per dare un ulteriore contributo alle persone in difficoltà, con la legge di bilancio 2025 il Governo Meloni ha reso strutturale la dotazione di 50 milioni di euro annui per il Fondo Nazionale Indigenti, istituito presso il Masaf. Per il 2026, le risorse disponibili, destinate all’acquisto di derrate alimentari per le fasce più fragili della popolazione, al fine di garantire l’accesso al cibo buono e sano per tutti, sono pari a 54,9 milioni di euro. Il paniere di prodotti include alimenti di qualità e ad alto valore nutrizionale provenienti dalle filiere agroalimentari italiane, con l’inserimento di diverse categorie a marchio IG.

Petaluma, la “città ideale” americana tra cinema e riuso

Milano, 21 set. (askanews) – Da “Peggy Sue si è sposata” ad “American Graffiti”, fino all’immaginario domestico dei Peanuts, Petaluma sembra incarnare una certa idea della tipica città americana: strade ordinate, edifici storici, quartieri riconoscibili e una vita comunitaria ancora visibile.

Situata nella contea di Sonoma, a nord di San Francisco, la cittadina conserva un centro storico di 96 edifici riconosciuti come parte dell’Historic Commercial District, inserito nel National Register of Historic Places. Ma Petaluma non è soltanto un set cinematografico. È anche una comunità nella quale il senso civico passa attraverso gesti quotidiani, come un mercatino svuota-casa.

“Liberarsi degli oggetti serve a fare spazio a cose nuove”, racconta una residente impegnata nella vendita. “Preferisco che qualcuno li porti a casa invece di vederli finire nella spazzatura. Molte cose hanno un valore sentimentale e non dovrebbero essere sprecate. Inoltre, questi mercatini aiutano a creare una comunità: incontri i vicini, conosci nuove persone e a volte ritornano anche clienti di anni prima”.

Il riuso, qui, non viene presentato soltanto come una scelta ecologica o economica. È una forma semplice di responsabilità collettiva: ciò che non serve più a una persona può diventare utile per qualcun’altra. La vendita di mobili, dischi, vestiti e oggetti domestici prolunga la vita delle cose e, nello stesso tempo, produce relazioni.

La stessa idea di continuità attraversa la storia cinematografica di Petaluma. George Lucas vi girò gran parte di “American Graffiti”, mentre Francis Ford Coppola utilizzò le sue strade e le sue architetture vittoriane per “Peggy Sue Got Married”. Una città conservata nel tempo, dunque, ma non immobile: capace di trasformare il passato in memoria, il superfluo in risorsa e il vicinato in comunità.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio Gualtiero Benatelli

Immagini askanews

Sanremo, De Martino: 24 artisti in gara, voto on line e serata Eurovision

Roma, 21 set. (askanews) – Ventiquattro artisti in gara, 23 + 1 da Sanremo giovani, il voto on line per il pubblico, e tre gare separate che decreterà il vincitore della 77esima edizione del Festival di Sanremo, quello della serata dei duetti e quello della serata performance che decreterà il vincitore che poi rappresenterà l’Italia all’Eurovisione. Lo ha annunciato il nuovo presentatore e direttore artistico del Festival di Sanremo, Stefano De Martino, nel suo primo incontro con la stampa per la presentazione del nuovo regolamento del Festival, in programma dal 16 al 20 febbraio.

Nel Maclemburgo la CDU affonda: Merz resiste, ma per quanto ancora?

La tenaglia SPD-AfD

Friedrich Merz resiste, ma dal Meclemburgo-Pomerania arriva per la CDU un risultato che segna uno spartiacque. Il 4,9%, contro il 13,3% del 2021, lascia per la prima volta nella storia della Repubblica federale i cristiano-democratici fuori da un Landtag. 

Più ancora del risultato, impressionano i flussi. Secondo Infratest dimap, circa 32 mila elettori CDU del 2021 sono passati all’AfD e 25 mila alla SPD: rispettivamente, all’incirca il 26 e il 21% dei 121.583 voti ottenuti cinque anni fa. Quasi metà del vecchio bacino democristiano è dunque scivolata verso i due poli opposti. La CDU perde a destra e a sinistra, stretta nella tenaglia della polarizzazione. 

La grande mobilitazione mancata

Eppure si è votato molto: l’affluenza è balzata dal 70,8 al 78,1%. Ma la nuova mobilitazione ha premiato soprattutto l’AfD, capace di conquistare circa 66 mila ex non votanti. 

La CDU ne ha raccolto ben poco. Ancora più allarmante è il dato generazionale: tra i nuovi elettori ottiene appena il 2%, contro il 32% dell’AfD e il 25% della Linke. 

La rabbia della periferia

Il contesto aiuta a leggere il voto. Il Meclemburgo-Pomerania conta appena 1,57 milioni di abitanti, distribuiti in un territorio largamente rurale e senza grandi centri urbani. Anche la presenza straniera, 6,5%, rimane molto inferiore alla media tedesca (14,9%).

Ma proprio qui si può rintracciare il fattore scatenante di questa rivoluzione elettorale. Più che la dimensione assoluta dell’immigrazione può aver pesato la percezione della rapidità del cambiamento, dentro un territorio demograficamente fragile. Nel 2025 il Land ha registrato un saldo migratorio positivo di oltre ottomila persone. Il voto sembra così raccontare anche lo smarrimento di una Germania rurale, periferica e sentimentalmente senza protezione, nella quale l’accelerazione del mutamento sociale alimenta insicurezza e protesta.

Fuori dal Landtag, ma con le mani libere

Per la CDU è una disfatta. E tuttavia l’esclusione dal parlamento può produrre un effetto paradossale: evitarle di restare intrappolata nella ricerca di una maggioranza con SPD, Linke e Verdi. Con AfD prima forza e gli altri partiti indisponibili a governare con essa, l’aritmetica consegna infatti una maggioranza a rosso-rosso-verdi. 

La CDU può quindi tentare di ricostruirsi dall’esterno, recuperando identità e autonomia. Ma il problema che il voto consegna a Merz resta intatto: come tornare a essere partito di centro quando gli elettori fuggono contemporaneamente verso destra e verso sinistra?

Calcio, Daniel Maldini negativo al test sulle sostanze stupefacenti

Roma, 21 set. (askanews) – Daniel Maldini è risultato negativo al test per l’assunzione di sostanze stupefacenti effettuato dopo l’incidente stradale in cui è rimasto coinvolto una settimana fa a Milano. L’attaccante del Cagliari e della Nazionale, a segno nell’ultimo turno di campionato contro l’Udinese, è risultato infatti “al di sotto del limite di cut off”, secondo quanto emerso dagli accertamenti eseguiti dopo l’incidente, nel quale sono rimaste lievemente ferite cinque persone.

Gli esami, disposti dagli investigatori della Polizia locale e ora destinati alla Procura, indicano dunque che il risultato del test “non è compatibile” con la guida in stato di alterazione psicofisica. Si tratta degli accertamenti effettuati in ospedale dopo l’incidente e relativi alla presenza di sostanze stupefacenti.

Nell’immediatezza dello schianto, invece, Maldini era risultato positivo all’etilometro. La circostanza aveva portato gli agenti al ritiro della patente. L’esito degli esami sulle sostanze stupefacenti aggiunge ora un elemento agli accertamenti condotti dagli investigatori sull’incidente.

Prezzi dei carburanti ancora in rialzo, diesel a 2,335 euro/l

Roma, 21 set. (askanews) – Prezzi dei carburanti ancora in rialozo sulla rete. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna – lunedì 21 settembre 2026 – il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,155 euro/l per la benzina e 2,335 e/l per il gasolio.

Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,245 e/l per la benzina e 2,414 e/l per il gasolio.

Governo: Boccia (Pd): legislatura è finita, serevono elezioni al piu’ presto

Roma, 21 set. (askanews) -“La Presidente del Consiglio, ad un certo punto, è anche capo della maggioranza e deve decidere se sottoporre all’attenzione del Capo dello Stato un eventuale anticipo. Noi lo aspettiamo, perché penso che la storia di questa legislatura sulle riforme sia finita. Insomma, il referendum costituzionale in qualche modo è stato l’epitaffio della legislatura. Riforma della giustizia bocciata, autonomia distrutta dalla Consulta, premierato nascosto in un cassetto. Sulla legge elettorale non tornano i conti, perché non sappiamo come uscirà dalla Camera e il testo secondo me sarà modificato dalla Consulta. La verità è che la destra si è schiantata sulle riforme.Ha avuto quatto leggi di bilancio a disposizione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: le disuguaglianze sono aumentate, i problemi che doveva affrontare, salari e costi energia su tutti, non li ha risolti. Io direi che l’agonia di questo governo può terminare”. Lo ha affermato il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, ospite a Rai News 24.

Roma, 21 settembre 2026 Inviato da iPhone

La Russa: Meloni al Colle grande vantaggio per Italia, ma in un domani

Roma, 21 set. (askanews) – Giorgia Meloni “ancora non si vede sul Colle più alto, perché ha voglia di continuare questa opera di grande azione politica a favore dell’Italia e degli italiani nel ruolo di premier che, secondo me è corretto che duri almeno 10 anni”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ai microfoni di ‘Ping-Pong’ su Rai Radio 1. “Noi siamo fautori della continuità, della stabilità. Dopo quasi cinque anni sta dimostrando – unico caso – che può farcela. Credo che debba cercare di dimostrare che è 10 anni il periodo giusto. Per i successivi cinque anni ne parliamo. Credo che sia un grande vantaggio per l’Italia avere Giorgia Meloni presidente della Repubblica, ma un domani”, ha aggiunto.

Confartgianato: le pmi pagano l’energia 3,7 mld in più della media Ue

Roma, 21 set. (askanews) – Le micro e piccole imprese italiane pagano per l’elettricità 3,7 miliardi di euro in più rispetto alla media europea, con un peso del fisco in bolletta maggiore del 47,4% rispetto all’Ue. Lo rileva Confartigianato in un’analisi presentata alla 22esima edizione dell’annuale convention “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, organizzata dalla Confederazione in collaborazione con i suoi Consorzi energia Caem, CEnPI, Multienergia. L’evento si svolge dal 21 al 23 settembre a Domus de Maria (Cagliari).

Secondo il rapporto di Confartigianato, la bolletta elettrica delle piccole imprese italiane è oggi tra le più costose d’Europa: 25,99 centesimi di euro/kWh, un prezzo che supera del 17,9% la media Ue (22,04 centesimi/kWh) e che colloca l’Italia al terzo posto nell’Unione europea, dietro Irlanda (28,33 centesimi) e Germania (26,06 centesimi).

A gonfiare il costo dell’elettricità dei piccoli imprenditori italiani contribuisce il prelievo fiscale e parafiscale in bolletta (accise e oneri generali): è superiore del 47,4% rispetto alla media Ue, con un carico pari a 5,44 centesimi/kWh, il terzo più alto in Europa dopo Polonia (7,41 centesimi) e Cipro (7,32 centesimi).

Il fisco in bolletta cala al crescere dei consumi: le grandi imprese energivore italiane registrano, infatti, un prelievo fiscale inferiore alla media europea, mentre le imprese con i consumi minori, inferiori a 20 MWh, subiscono il divario più elevato, pari addirittura al +75,5% nel confronto con l’UE. Quindi, più l’impresa è piccola, maggiore è lo svantaggio rispetto all’Europa.

Confartigianato ha stilato la classifica delle regioni e province con il maggiore extracosto “elettrico” pagato dalle piccole imprese rispetto alla media europea. In testa alla graduatoria regionale si posiziona la Lombardia con 700 milioni di euro, seguita da Veneto (376 milioni), Emilia-Romagna (338 milioni), Puglia (280 milioni), Toscana (265 milioni), Piemonte (262 milioni), Campania (247 milioni) e Sicilia (239 milioni).

A livello provinciale, il maggiore divario della bolletta elettrica delle piccole imprese rispetto all’Europa si registra a Brescia (135 milioni), Milano (123 milioni), Napoli (108 milioni), Taranto (100 milioni), Bergamo (97 milioni), Torino (89 milioni), Verona (82 milioni), Treviso (66 milioni), Vicenza (66 milioni), Padova (66 milioni), Udine (66 milioni) e Varese (66 milioni)

“Il caro-energia – sottolinea il presidente di Confartigianato Marco Granelli – frena la competitività delle piccole imprese. Tra gli interventi strutturali da attuare con urgenza c’è il riequilibrio del carico fiscale e degli oneri generali di sistema nelle bollette elettriche delle diverse dimensioni di imprenditori, perché oggi penalizza le piccole aziende costrette a pagare anche per i grandi energivori. Le nostre imprese non chiedono privilegi, ma regole chiare e condizioni eque per competere in Europa. Se vogliamo difendere il made in Italy e accompagnare davvero le imprese nella transizione energetica, non possiamo continuare a far pagare alle più piccole un prezzo più alto proprio per l’energia che serve a produrre”.

Xi Jinping questa settimana negli Usa per incontrare Trump

Roma, 21 set. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping sarà negli Stati uniti da mercoledì a venerdì per una visita di Stato che dovrebbe culminare giovedì 24 settembre nel secondo vertice dell’anno con il presidente Usa Donald Trump. Si tratta della prima visita di Stato del leader cinese negli Stati uniti dal 2015 – che però è stato in America nel 2023 in occasione della riunione Apec – e di una nuova tappa nel tentativo delle due maggiori economie mondiali di stabilizzare rapporti ancora segnati dalle tensioni sul commercio, la tecnologia e la sicurezza.

Trump dovrebbe compiere un gesto diplomatico non abituale recandosi personalmente mercoledì alla base aerea di Andrews, nei pressi di Washington, per accogliere Xi al suo arrivo. Il programma ufficiale entrerà nel vivo giovedì con la cerimonia di benvenuto alla Casa Bianca, una rassegna militare nel Giardino delle rose e i colloqui tra le due delegazioni. In serata è prevista una cena di Stato alla quale sono stati invitati alcuni dei principali esponenti dell’industria tecnologica e finanziaria americana, tra cui Elon Musk, Jeff Bezos, Tim Cook e Jensen Huang. Venerdì Trump ospiterà Xi per un incontro più ristretto alla Casa Bianca, seguito da una visita agli Archivi nazionali prima della partenza del presidente cinese.

Sarà il secondo faccia a faccia tra Xi e Trump nel giro di quattro mesi. I due leader si erano incontrati a Pechino a maggio, durante la visita di Stato del presidente americano in Cina, concordando di lavorare alla costruzione di quella che i due governi hanno definito una “relazione costruttiva di stabilità strategica”. Il vertice di Washington servirà ora a verificare quanto di quella impostazione possa essere tradotto in intese concrete.

Il commercio resta uno dei dossier principali. La tregua raggiunta lo scorso anno a Busan ha ridotto il rischio di una nuova escalation tariffaria, senza tuttavia eliminare le divergenze. Washington continua a premere per un maggiore accesso alle terre rare e ai minerali critici cinesi e per maggiori acquisti di prodotti americani, mentre Pechino chiede un allentamento delle restrizioni statunitensi sulle tecnologie avanzate e delle misure che colpiscono le imprese cinesi.

A preparare il terreno per il vertice sono stati ieri a New York il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng. Le due parti hanno concordato di rendere operativo un organismo bilaterale destinato a individuare categorie di prodotti non sensibili sulle quali ridurre gli ostacoli commerciali e di avviare un dialogo specifico sull’intelligenza artificiale.

Proprio l’Ia dovrebbe essere uno dei temi più delicati dei colloqui tra Xi e Trump. Washington ha proposto un meccanismo di comunicazione tra i due Paesi per segnalare incidenti legati ai sistemi di Ia che possano assumere rilevanza per la sicurezza nazionale. Al tempo stesso, resta aperto il confronto sull’accesso delle aziende cinesi ai semiconduttori più avanzati e ai modelli americani.

Gli Stati uniti accusano alcune società cinesi di aver ottenuto capacità tecnologiche statunitensi senza autorizzazione, accuse respinte da Pechino, che considera le restrizioni americane un tentativo di ostacolare il proprio sviluppo tecnologico.

Sul tavolo vi saranno anche Taiwan e le altre questioni di sicurezza che continuano a dividere le due potenze, oltre ai rapporti economici della Cina con l’Iran e al contrasto al traffico dei precursori chimici utilizzati per produrre fentanyl. Su Taiwan, Pechino continua a chiedere agli Stati uniti di ridurre il sostegno militare all’isola, mentre Washington mantiene i propri rapporti con Taipei nel quadro della legislazione americana vigente.

Xi arriva a Washington dopo una serie di appuntamenti internazionali con cui Pechino ha cercato di rafforzare il proprio ruolo diplomatico, ultimo dei quali il vertice dei Brics a Nuova Delhi. Quello della Casa Bianca potrebbe inoltre non essere l’ultimo incontro dell’anno tra i due presidenti: nuove occasioni di confronto potrebbero arrivare al vertice dell’Apec in programma a Shenzhen a novembre e al G20 di Miami a dicembre.

Alta pressione in arrivo, ma resistono delle piogge al Sud

Roma, 21 set. (askanews) – La nuova settimana vedrà l’espansione dell’Anticiclone delle Azzorre a garanzia di una maggiore stabilità atmosferica su gran parte dell’Italia. Faranno eccezione il Sud e la Sicilia, ancora interessati da una residua circolazione depressionaria responsabile delle ultime piogge. Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma l’espansione dell’Anticiclone delle Azzorre sull’Europa occidentale e su parte del bacino del Mediterraneo. Si tratta di una vasta area semi-permanente di alta pressione di origine oceanica che, quando si estende verso est, ostacola l’arrivo delle perturbazioni atlantiche, portando tempo soleggiato e venti deboli.

Questo assetto garantirà una forte stabilità atmosferica in avvio di settimana su buona parte del Paese, con prevalenza di cieli sereni e temperature ancora oltre le medie climatiche di circa 4-5 gradi. In città come Torino, Milano e Bologna sono previsti valori massimi intorno ai 28-29°C, che sfioreranno i 30°C a Firenze e Roma.

Calabria e Sicilia, al contrario, risentiranno ancora degli effetti della circolazione depressionaria in allontanamento. Questa configurazione manterrà un’instabilità residua, con la possibilità di nuove precipitazioni sia nel corso di lunedì 21 che di martedì 22.

Un generale cambio di circolazione è atteso per mercoledì 23, in concomitanza con l’equinozio d’Autunno e con l’arrivo di correnti più fresche provenienti dal Nord Europa. Questo flusso d’aria porterà a un generale calo delle temperature, riallineando i valori alla media stagionale. A seguire, il cedimento dell’alta pressione permetterà l’ingresso di un nuovo fronte instabile, che interesserà inizialmente le regioni del Nord-Est per poi estendersi verso il Centro-Sud, portando nuove piogge e un generale rinforzo dei venti.

In Germania Afd vince in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Berlino a Linke

Roma, 21 set. (askanews) – Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito un “disastro” le due sconfitte subite dal suo partito, l’Unione Cristiano Democratica (CDU), alle elezioni locali, ma ha ribadito di rimanere in carica.

Nello stato nord-orientale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, la CDU non ha raggiunto la soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento, ottenendo un risultato inferiore alle previsioni che già indicavano il peggior risultato di sempre per il partito in quest’area.

Per quanto concerne, invece, il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), continua la sua crescita a livello di consensi, ma è improbabile che possa riuscire a governare poiché gli altri partiti si rifiutano di collaborare con esso.

Infatti, secondo i risultati preliminari annunciati dalla commissione elettorale nelle prime ore di oggi, l’AfD ha ottenuto il 38,2% dei voti domenica. Il Partito Socialdemocratico (SPD), guidato dalla presidente del Land Manuela Schwesig, ha raccolto il 35,5% dei voti.

Il partito socialista della Sinistra (6,5%) e il partito ambientalista dei Verdi (5,7%) sono stati gli unici altri partiti ad entrare nel parlamento regionale.

La CDU del cancelliere Friedrich Merz ha subito perdite disastrose, non riuscendo a ottenere un seggio in parlamento con appena il 4,9% dei voti.

Nel frattempo, a Berlino, il partito al governo, la CDU, si avviava a essere sconfitto dal partito di sinistra Die Linke.

Le due elezioni locali si sono svolte domenica, due settimane dopo che la CDU ha visto dimezzarsi i propri voti nello stato della Sassonia-Anhalt, dove l’ AfD ha ottenuto una netta vittoria.Ieri in conferenza stampa Merz ha ribadito ai giornalisti che avrebbe portato avanti i piani del suo governo di coalizione per approvare un pacchetto di riforme economiche, fiscali e del welfare.

“Le riforme devono arrivare”, ha insistito il cancelliere tedesco. “Mi assumo questa responsabilità perché voglio far progredire il nostro Paese”.

Pallavolo, Europei, Danimarca ko, Italia ai quarti

Roma, 21 set. (askanews) – Bella Italia. È la Nazionale maschile vista al PalaVela di Torino, gremito da 7.580 spettatori sugli spalti, che ha battuto la Danimarca per 3-0 (25-22,25-16, 25-11) conquistando l’accesso ai quarti di finale dei Campionati Europei 2026. “Oggi bisognava giocare come si giocano le partite secche – le parole di Fefé De Giorgi – La Danimarca ha il suo perché ha subito pochi ace fin qui e gioca la palla. Noi siamo stati bravi a metterli in difficoltà. C’è stato un momento, nel primo set, in cui abbiamo dovuto sistemare qualcosa. Mati sta crescendo e deve continuare a giocare. Per lui è il primo anno ed è un ragazzo serio, giovane e nuovo. Sono soddisfatto del fatto che abbiamo giocato come volevamo. Non esistono più squadre facili da affrontare, basti pensare ai risultati di oggi nelle altre partite”. Gli azzurri hanno condotto con sicurezza in tutti e tre i set meritando la vittoria finale. Un percorso fin qui perfetto per Giannelli e compagni, capaci di conquistare 5 vittorie nelle 5 gare disputate nella fase a gironi e di firmare questa sera il sesto successo, il più importante fino a questo momento, nella prima sfida da dentro o fuori contro i danesi allenati da Knudsen. L’Italia tornerà in campo mercoledì 23 settembre alle ore 21.05 nei quarti di finale contro la Finlandia, che oggi ha superato al tie-break 3-2 (22-25, 25-16, 22-25, 25-23, 15-13) la Grecia. La gara sarà trasmessa su Rai 2, Sky Sport e DAZN.

Calcio, classifica serie A: Stop al campionato, si riprende il 10

Roma, 21 set. (askanews) – Con Milan-Lecce 3-0, si conclude la quinta giornata del campionato di serie A. Ora stop per gli impegni dell’Italia in Nations League. Si riprende il 10 ottobre:

Quinta giornata Monza-Sassuolo 2-1; Bologna-Torino 1-1, Udinese-Cagliari 0-1, Roma-Inter 2-2, Venezia-Lazio 0-2; Fiorentina-Napoli 1-1, Frosinone-Como 2-0, Parma-Genoa 2-1, Juventus-Atalanta 2-0, Milan-Lecce 3-0.

Classifica: Roma, Inter, Lazio 13, Cagliari 12, Milan 11, Juventus, Como, Frosinone 10, Sassuolo, Napoli 7, Atalanta, Lecce 6, Udinese, Monza, Torino, Fiorentina, Parma 4, Bologna 2, Genoa 1, Venezia 0.

Sesta giornata Sabato 10 ottobre: ore 15.00 Genoa-Fiorentina, ore 18.00 Inter-Parma, ore 20.45 Napoli-Frosinone; Domenica 11 ottobre: ore 12.30 Como-Roma, ore 15.00 Lazio-Monza, Lecce-Bologna, ore 18.00 Sassuolo-Milan, ore 20.45 Cagliari-Juventus; Lunedì 12 ottobre: ore 18.30 Atalanta-Venezia, ore 20.45 Torino-Udinese.

Calcio, il Milan cresce: 3-0 al Lecce,Amorim "Stiamo migliorando"

Roma, 21 set. (askanews) – Dopo il ko in Europa League con il Benfica, il Milan si riscatta in campionato con una prova finalmente convincente e batte il Lecce a San Siro 3-0. Torna al gol Pulisic che apre la gara, nella ripresa Rabiot mette al sicuro il risultato e il neo entrato Moreira la chiude sul 3-0. Milan quinto a 11 punti a -2 dal trio di testa Roma, Inter e LazioIl 3-0 al Lecce lascia soddisfazione in casa Milan. Una vittoria che non vale soltanto i tre punti e la conferma dell’imbattibilità in Serie A, ma che offre a Ruben Amorim indicazioni positive sul lavoro di una squadra profondamente rinnovata durante l’estate. Il tecnico rossonero, al termine della gara, sottolinea soprattutto la prestazione complessiva: “Non abbiamo solamente tenuto il pallone, ma siamo stati bravi nelle corse all’indietro. Abbiamo attaccato e difeso bene. Abbiamo ancora molto da fare, ma stiamo migliorando. Nelle ultime partite eravamo un po’ bloccati”.

Il successo di San Siro arriva dopo la brutta partenza in Europa League e permette al Milan di ritrovare subito la strada dei tre punti. Amorim invita però a leggere il percorso senza drammatizzare l’avvio di stagione: “Non abbiamo perso così tanti punti finora. Abbiamo pareggiato fuori casa con Lazio e Juventus. Non va tutto male. Meritavamo più punti”. Il tecnico ricorda in particolare le due trasferte: “Contro la Lazio, avremmo potuto vincere e contro la Juve abbiamo preso il pareggio a 30 secondi dalla fine”.

Tra i motivi di soddisfazione c’è anche la prestazione di Luka Modric, che Amorim considera particolarmente adatto alle partite contro squadre schierate con un blocco basso. “Modric è pronto a giocare ogni partita in cui avremo bisogno di lui. Le partite in cui si vedono blocchi bassi, come questa sera, sono fatte per lui. I match con transizioni rapide sono meno adatti alle sue caratteristiche”, ha spiegato. E sul campionato italiano aggiunge: “Gli allenatori sono molto intelligenti, sono bravi soprattutto nell’andare a prendere gli avversari nell’uno contro uno”.

La serata positiva trova poi la conferma di Gerry Cardinale, presente a San Siro per assistere alla vittoria del Milan. Il patron rossonero, parlando a Sky nel post partita, ha definito la prestazione “tra i migliori 90 minuti che abbiamo visto” e si è congratulato con Amorim e con i giocatori “per aver continuato a lottare in queste partite iniziali, prima della sosta per le Nazionali”.

Cardinale ha anche ribadito la necessità di avere pazienza, considerando i numerosi cambiamenti dell’estate, a partire dall’allenatore e dai nuovi giocatori. “Non bisogna dimenticare che un nuovo allenatore, con un nuovo stile di gioco e nuovi giocatori, ha bisogno di tempo per trovare la giusta amalgama”, ha detto il patron, ringraziando anche i tifosi “per il sostegno dimostrato durante questa fase di transizione, mentre lavoriamo per ingranare e riportare l’AC Milan alla sua tradizione vincente”.

Una linea condivisa, dunque, tra campo e proprietà: il successo sul Lecce viene letto come un segnale di crescita, senza dimenticare che il nuovo Milan è ancora alla ricerca dei propri equilibri. E Amorim, sul fronte delle scelte tecniche, chiude con una frase netta: “Le decisioni le prendo sempre io”.

Mosca: le esercitazioni Nato nell’Artico aumentano i rischi

Roma, 21 set. (askanews) – Le esercitazioni della Nato nell’Artico aumentano il rischio di incidenti che potrebbero provocare uno scontro armato e creare minacce dirette alla sicurezza della Russia. Lo ha affermato il direttore del Dipartimento per gli Affari europei del ministero degli Esteri russo e rappresentante di Mosca presso il Consiglio artico Vladislav Maslennikov, citato da media russi.

“Come qualsiasi esercitazione della Nato alle alte latitudini, le manovre Northern Viking contribuiscono ad aumentare il rischio di incidenti che potrebbero innescare uno scontro armato e generare minacce dirette alla sicurezza della Russia”, ha dichiarato Maslennikov.

Trump prepara sanzioni contro l’intera Corte penale internazionale

Roma, 21 set. (askanews) – L’amministrazione del presidente Usa Donald Trump ha preparato sanzioni contro l’intera Corte penale internazionale (Cpi) e potrebbe annunciarle a breve. Lo riferiscono due fonti a conoscenza del dossier all’agenzia di stampa Reuters.

Washington ha già imposto sanzioni contro singoli giudici e procuratori della Corte, ma finora non aveva colpito direttamente l’organizzazione. Secondo le fonti, la tempistica dell’annuncio non è ancora definita. Il Wall Street Journal ha riferito che la decisione potrebbe essere finalizzata già questa settimana, in coincidenza con l’Assemblea generale delle Nazioni unite.

L’amministrazione Trump chiede alla Corte di ritirare i mandati d’arresto contro dirigenti israeliani e contesta anche la precedente indagine sulle forze americane in Afghanistan. A luglio il segretario di Stato Usa Marco Rubio aveva lanciato una campagna per isolare la Cpi, invitando altri Paesi ad abbandonarla.

Sanzioni contro l’intera Corte, e potenzialmente contro le entità che collaborano con essa, potrebbero incidere pesantemente sul suo funzionamento. Misure del dipartimento del Tesoro vieterebbero infatti a cittadini e imprese statunitensi di fornire fondi, beni o servizi alla Cpi senza un’autorizzazione dell’Office of Foreign Assets Control.

Tra le attività che potrebbero essere colpite figurano l’acquisto di servizi informatici e assicurativi, l’assunzione di investigatori e le normali transazioni finanziarie, compreso il pagamento dei dipendenti americani della Corte.

La Cpi è stata istituita nel 2002 per perseguire crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità. Gli Stati uniti non ne hanno mai fatto parte.

Elezioni in Russia, quattro partiti sopra la soglia per l’ingresso alla Duma

Roma, 21 set. (askanews) – Quattro partiti risultano sopra la soglia necessaria per entrare con le liste di partito nella Duma di Stato russa, secondo i primi risultati diffusi dalla Commissione elettorale centrale dopo lo scrutinio di oltre l’83 per cento delle schede.

Russia unita, guidata da Dmitry Medvedev, è in testa con il 57,85 per cento dei voti. Il Partito comunista di Gennady Zyuganov è secondo con il 13,83 per cento, seguito dal Partito liberal-democratico di Leonid Slutsky con l’8,77 per cento e da Nuova Gente di Alexey Nechayev con il 7,96 per cento.

Russia Giusta di Sergey Mironov si attesta invece al 4,99 per cento, appena sotto la soglia del 5 per cento. Restano sotto la soglia anche il Partito dei Pensionati, i Verdi, i Comunisti di Russia, Rodina e il Partito della Democrazia Diretta.

Le elezioni per il rinnovo della Duma si sono svolte nell’arco di tre giorni insieme alle consultazioni regionali. I risultati preliminari della Commissione elettorale centrale sono attesi oggi, mentre quelli ufficiali definitivi non sono previsti prima del 25 settembre.

Complessivamente, nelle diverse consultazioni svolte nel Paese sono in palio 20.700 seggi parlamentari e incarichi elettivi.

Aldo Moro, da Taranto a Roma: alle radici di un pensiero che parla ancora al futuro

C’è una felice coincidenza nel 23 settembre 2026, centodecimo anniversario della nascita di Aldo Moro. Al mattino Taranto torna alle sorgenti del suo pensiero; nel pomeriggio, a Montecitorio, viene presentata l’Edizione Nazionale delle Opere di Aldo Moro, con la piattaforma digitale destinata a rendere sistematicamente consultabile il vastissimo patrimonio dei suoi scritti. 

 

Taranto, dove tutto cominciò

L’infaticabile Domenico Amalfitano, presidente del Centro di cultura per lo Sviluppo “G. Lazzati”, ha promosso una nuova occasione di confronto: All’inizio di un pensiero per tornare al futuro, alle 9.30 nel Dipartimento Jonico dell’Università di Bari. Punto di partenza è il volume Aldo Moro. Il Diritto – Lo Stato, curato da Antonio Incampo, che ripropone le dispense delle lezioni di Filosofia del diritto degli anni 1944-45 e 1946-47. 

Non è soltanto un ritorno accademico alle origini. Quelle pagine permettono di rintracciare alcune categorie che accompagneranno Moro nella vita pubblica. Lo Stato, scriveva il giovane professore, è una società che si sviluppa secondo «un ideale di giustizia universalmente valido»; e il diritto deve tendere alla costruzione di un mondo sociale fondato sulla «partecipazione cosciente e libera di tutti i soggetti». 

Qui affiora già qualcosa che potremmo chiamare, senza irrigidirlo in una formula, il nucleo della “ideologia” politica morotea: la persona prima dell’apparato, la società non assorbita dallo Stato, il pluralismo, la libertà e la responsabilità come condizioni dell’ordine democratico.

Gli undici anni decisivi

Taranto, del resto, non è una cornice occasionale. Moro vi trascorse undici anni, dal 1923 al 1934. Frequentò il liceo classico Archita, dove conseguì la maturità, e il circolo giovanile cattolico San Francesco d’Assisi presso il convento di San Pasquale dei Frati Minori. Qui partecipò ai “gruppi del Vangelo”, guidati da padre Michelangelo Ridola, che Moro avrebbe ricordato come colui che lo aveva accompagnato nei «primi passi della mia vita spirituale». 

Il convegno mette attorno a Incampo competenze diverse: Paolo Acanfora, Raul Buffo, Ines Ciolli, Piero Coda, Pasquale Ferrara, Ivan Ingravallo e Lucio D’Ubaldo, con la moderazione di Marco Frittella. E guarda già oltre l’appuntamento, proponendo per Taranto un “luogo pedagogico” dedicato ai giovani, alla cultura costituzionale e alla lettura di Moro. 

 

Da Taranto all’Opera omnia

Poche ore dopo, alle 17, nella Sala della Regina di Montecitorio e alla presenza del Presidente della Repubblica, sarà presentata l’Edizione Nazionale: Renato Moro ne illustrerà il progetto e Francesca Tomasi la dimensione delle Digital Humanities, prima della tavola rotonda sull’eredità dello statista. 

Taranto e Roma, dunque, finiscono per comporre una sola giornata. Da una parte si torna al giovane Moro, alla formazione spirituale e all’indirizzo filosofico-giuridico; dall’altra si consegna il complesso dei suoi scritti agli strumenti di conoscenza e utilizzazione del nostro tempo. Non per celebrare una reliquia della Repubblica, ma per verificare se dentro quelle pagine vi siano ancora domande capaci di interrogare la politica di oggi.

Forse è proprio questo il significato più profondo del titolo scelto per l’iniziativa di Taranto: tornare all’inizio di un pensiero per poter tornare al futuro.

Vincenzo De Luca, la politica e l’arte della comunicazione

Vincenzo De Luca imperversa sul web con una serie di fulminanti commenti indirizzati verso la dirigenza del PD e dei suoi compagni di ventura, “Giuseppi”, Bonelli e così via continuando. In materia di comunicazione ha preso lo scettro che una volta Berlusconi teneva saldamente in mano. Si tratta di lezioncine che potrebbero tornare utili anche al centrodestra per meglio attrezzare la propria critica verso gli avversari.

De Luca è contro il modus vivendi, è uno che non ci sta a far passare l’andazzo attuale come un dato di normalità e picchia duro, forte com’è della sua verve comunicativa.

 

L’uomo dello spariglio

È l’uomo dello spariglio e gioca la sua partita a carte al tavolo della politica con la sua libertà di pensiero, in piena indipendenza dallo schieramento in cui è collocato. Sa anche essere cinico, un killer impietoso dei difetti altrui, ma in effetti non fa altro che mettere in piazza il pensiero dell’esercito di quelli che si astengono dal voto.

Segnala il trasformismo di “Giuseppi”, sempre presente, singolarmente, nelle iniziative del PD, rimarcando una classe dirigente non proprio avveduta di quel partito. Non si riscontra infatti una reciprocità di “ospitate” per mano dei 5 Stelle verso la Schlein, ma non importa.

 

Un nuovo Catone l’Uticense?

Rammenta inoltre che la leadership di una coalizione dovrebbe naturalmente spettare al partito che ha ottenuto maggiori consensi e che questo non dovrebbe suscitare pertanto alcuno scandalo.

C’è un programma da mettere in fretta in cartellone: la sfida più complessa è convincere gli italiani a orientarsi verso quelle zone politiche. L’idea di Europa, i rapporti con la Russia di Putin, il sostegno all’Ucraina, la condivisione con Renzi, solo per dirne alcuni, sono temi divisivi che devono trovare una sorta di accordo. Più che un gioco a zona appare oggi un marcamento a uomo all’interno della stessa squadra.

 

Un bivio, una scelta e un po’ di matematica

Occorre, prima o poi, una chiarezza che non può essere elusa. Si dice che si addiverrà alla quadratura del cerchio. Ben rovistando negli appunti di matematica sembra che questo non sia possibile. Il cerchio è una circonferenza il cui centro è equidistante da tutti i suoi punti, mentre si ha piuttosto l’impressione che ciascuno sgomiti per avvicinarsi ad esso fregando tutti gli altri.

“Chi nasce quadrato non può morire tondo” è un vecchio proverbio su cui riflettere. Sempre i vertici di quella sinistra rassicurano che si arriverà a un’intesa. La parola è ambigua perché esige il suo sviluppo in due distinte fasi temporali.

La prima richiama la necessità di comprensione dell’altro, di capire esattamente cosa dice e, ancor più, cosa pensa. Il secondo round richiede un ulteriore e più arduo sforzo: accettare una quota di quel pensiero e assumerlo come proprio.

 

Ancora troppe nuvole all’orizzonte

Ora si ha la sensazione che far pace con questi distinti passaggi non sia semplice e tanto meno scontato, tanto più considerati i professionisti della politica in azione. Già avere chiarezza sulle parole degli altri con cui si è in cordata può rappresentare un ostacolo insormontabile, anche perché le idee da afferrare sono spesso in difetto della necessaria nitidezza.

C’è il rischio che si resti in posizioni incordate anche in vista di un voto anticipato verso il mese di aprile 2027.

Potrebbe essere un’opzione della Meloni per bruciare sul tempo gli avversari ancora arruffati nello studio del quadrato da disegnare. Con gli elettori non si deve tirare troppo la corda, altrimenti mollano la cima e ti lasciano al capriccio delle onde.

“Comprendi importanza?”, diceva il Mario Pio di Alberto Sordi, che intanto chiedeva l’identità, nome e cognome esatto, del proprio interlocutore. Stagioni fa, al tentativo di un ragazzo di abbordare una ragazza, quest’ultima seccamente chiedeva: “Tu che intenzioni hai?”.

“Ci siamo intesi?” potrebbe dire un elettorato in attesa, forse già, di altro.

Il Centro e la cultura di governo: perché il metodo della Dc parla ancora all’Italia

 

Del Centro, in modo più o meno blasfemo, ne parlano ormai in tanti. Anzi, in tantissimi. Chi per continuare a denigrarlo sostenendo, curiosamente, che ormai lo sbocco bipolare – per la verità un bipolarismo sempre più selvaggio, sempre più violento e sempre più polarizzato – è destinato a segnare in modo irreversibile il futuro della politica italiana e chi, al contrario, ritiene che invece solo il Centro può riportare l’attenzione a quella “cultura di governo” che per molti anni ha caratterizzato il comportamento concreto di molte forze politiche nel nostro Paese.

Non tutte, per la verità. Anche perché, come è sufficientemente noto, i partiti populisti, massimalisti ed estremisti erano, sono e restano semplicemente alternativi rispetto a qualsivoglia cultura di governo. E non è un caso, del resto, che siano proprio i partiti populisti, massimalisti ed estremisti a frenare, oggi, la cultura di governo nei due schieramenti maggioritari. Entrambi, purtroppo, dominati e condizionati da spinte populiste ed estremiste evidenti e persino oggettive, nonché plateali. Basti tornare al comportamento e al progetto di partiti come i 5 Stelle di Conte o Avs del trio Fratoianni/Bonelli/Salis o alla Lega di Salvini.

La lezione della Democrazia Cristiana

Ma, al di là di questa fotografia, è indubbio che ancora oggi, quando parliamo di cultura di governo, non possiamo non guardare alla concreta esperienza del partito che ha saputo nel passato declinarla con forza, convinzione e coerenza. Elemento, questo, che resta indispensabile anche per garantire e consolidare la qualità della nostra democrazia. E cioè la lunga stagione politica della Democrazia Cristiana.

E questo, come ovvio, non per rinverdire o riproporre quella esperienza nell’attuale cittadella politica italiana ma, molto più semplicemente, perché nel “metodo” democristiano si riconoscono quei tasselli che restano cruciali per declinare, anche nella stagione contemporanea, una vera e credibile cultura di governo.

Progetto, mediazione e riformismo

E cioè, avere un progetto politico chiaro e non esposto al vento dell’estemporaneità e dell’improvvisazione; coltivare la cultura della mediazione e della composizione degli interessi contrapposti nella concreta azione di governo; praticare un approccio riformista nel declinare la ricetta di governo senza mai scivolare in tentazioni populiste, estremiste, demagogiche e qualunquiste; avere una classe dirigente, politica e di governo, che sappia costantemente anteporre l’interesse nazionale a meri interessi particolari e di partito e, infine, ma non per ordine di importanza, individuare nella coalizione e nell’alleanza non una camicia di forza o un mero pallottoliere per declinare una credibile e realistica cultura di governo.

Un metodo che non appartiene soltanto al passato

Ecco perché, a distanza di oltre 30 anni dal suo tramonto politico ed organizzativo, il “metodo” e il “merito” democristiano continuano ad essere un faro che illumina chi vuol perseguire una concreta, realistica e percorribile cultura di governo.

Un “metodo” ed un “merito” che non tramontano solo perché quella esperienza politica, culturale ed organizzativa è stata consegnata definitivamente agli archivi storici. Ma per la semplice ragione che, in un contesto politico purtroppo dominato da un preoccupante deficit di cultura di governo, dalla crisi dell’autorevolezza della classe dirigente e da un pressappochismo inquietante sul versante delle ricette programmatiche, riscoprire i tasselli principali di quella antica esperienza politica può e dev’essere ancora oggi uno stimolo importante e anche decisivo per non far fallire l’azienda Italia.

Democrazia sotto pressione, al centro serve una nuova iniziativa popolare

Le mosse della maggioranza

Dopo la legge super truffa (premio alla lista che raggiunga almeno il 41% dei voti) e la regalia ai cittadini del “bollo elettorale”, il governo del trio sta pensando di garantire il vitalizio a tutti i parlamentari, onde evitare sorprese al voto della Camera dei deputati sulla legge per il prossimo voto nazionale.

Se a sinistra si continua la querelle sfibrante tra programma e leadership, a destra si tentano tutte le strade per garantirsi la continuazione dell’esercizio del potere. E, stavolta, con la garanzia della maggioranza in Parlamento sono in gioco: l’elezione del Presidente della Repubblica e di tutte le più importanti istituzioni di vigilanza e controllo, oltre a quelle di diretta emanazione del potere di governo.

Unica variabile incontrollata e incontrollabile: il partito dell’ex generale Vannacci il quale, dopo aver giurato sulla Costituzione, oggi professa dichiaratamente la sua adesione a simboli, ideali e principi di netta ispirazione fascista.

 

Il nodo degli equilibri istituzionali

Dobbiamo renderci conto che siamo alla vigilia di un tentativo di presa del potere con metodo formalmente democratico, da parte di un trio che, dalla politica estera ad alcune delle scelte di politica economico-finanziarie, è diviso al suo interno, con il partito dominante della Meloni nel quale non mancano esponenti tuttora legati all’ispirazione originaria missina neofascista.

È in questo desolante quadro politico che diventa essenziale il contributo della cultura politica dei cattolici democratici, liberali e cristiano-sociali, che essendo alla base delle molte e sparpagliate casematte deve assolutamente ricomporsi per contribuire alla nascita di quel centro ampio e plurale, distinto e distante tanto dalla destra che dalla sinistra, nucleo fondante dell’incontro delle grandi culture politiche della storia repubblicana: popolare, liberale, riformista socialista.

 

Proporzionale e sfiducia costruttiva

Certo, sarebbe quanto mai necessaria una legge elettorale di tipo proporzionale, meglio se alla tedesca, ossia coniugata con l’istituto della sfiducia costruttiva, ma, in ogni caso, il progetto della ricomposizione della nostra area politico-culturale deve realizzarsi e, ancora una volta, sarà essenziale per le sorti del nostro Paese.

Un progetto che, come scrivo da tempo, sarebbe favorito se partisse dalla base, con l’avvio nei comuni, province e regioni di comitati di partecipazione democratica nei quali l’incontro delle culture democratiche, popolari, repubblicane, liberali e socialiste farebbe emergere i bisogni e le attese della gente e favorirebbe la selezione di una nuova classe dirigente di cui l’Italia ha un’assoluta necessità.

 

Il “campo degasperiano” può partire dal basso

L’avvio del progetto di “campo degasperiano”, già annunciato dagli amici di Tempi Nuovi, cui hanno già dato l’adesione diversi movimenti, associazioni e gruppi, spero che possa formalmente e pubblicamente avvenire entro questo mese, per prepararci, con l’essenziale contributo della base, a costruire la prossima lista di centro alle elezioni politiche nazionali.

Il contributo di quanti intendono superare il forzato bipartitismo ed evitare che l’attuale governo del trio possa scivolare verso forme autocratiche incompatibili col nostro assetto costituzionale, sarà indispensabile.

Contro l’uomo potenziato e l’uomo ibridato: perché abbiamo ancora bisogno dell’umanesimo

L’umanesimo sotto scacco

È facile constatazione che l’umanesimo oggi risulta sotto scacco, tanto da essere considerato una categoria datata, essendo stata legata a concezioni come l’etnocentrismo, l’antropocentrismo, l’androcentrismo, denunciati da movimenti tra cui il femminismo, l’animalismo, l’ecologismo che hanno avuto il merito di denunciare impostazioni – queste sì datate – come il razzismo, lo specismo, il maschilismo.

Così l’umanesimo si è purificato da queste scorie, ma oggi si trova di fronte a due nuovi orientamenti che lo contestano. Di essi si è occupato anche Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas, dove scrive: «il transumanesimo immagina un potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie (biomedicina, ingegneria del corpo, dispositivi, algoritmi), con l’aspirazione a incrementare prestazioni e capacità», e «il postumanesimo, soprattutto nelle sue versioni più radicali, si spinge oltre: critica l’antropocentrismo e prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui l’umanità supererà sé stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo».

In breve, il transumanesimo e il postumanesimo condividono «la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana» (n. 116); così entrambi sono accomunati dal fatto che «interpretano il progresso come superamento dell’umano» e additano una visione futuristica di «uomo potenziato» oppure di «uomo ibridato» con la macchina (n. 115).

 

Dall’anthropos al theos, dall’antropos al cyber

Si potrebbe anche dire che nel transumanesimo l’anthropos diventa theos: la degnificazione dell’uomo operata dall’umanesimo diventa nel transumanesimo la deificazione dell’uomo: una divinizzazione diversa da precedenti impostazioni simili di carattere filosofico, in quanto questa volta è affidata all’attuazione delle possibilità tecnoscientifiche, che sono assolutizzate, per cui la tecnologia diventa tecnocrazia.

Dal canto suo il postumanesimo si configura come il rifiuto dell’umanesimo tradizionale, identificato con l’antropocentrismo, e porta a dissolvere l’umano nel mondo naturale o artificiale, per cui l’anthropos cede il posto al cyber.

Detto ciò, è da aggiungere che un aspetto, il cosiddetto antropocentrismo, è stato messo in discussione sia dal pensiero laico (femminismo, multiculturalismo, ecologismo, animalismo), che lo considerava causa delle derive umanistiche della modernità (specismo, maschilismo, razzismo), sia dal pensiero cattolico, che lo legava alle derive moderniste dell’umanesimo (ateismo e nichilismo).

 

Da Maritain a Francesco: verso un “umanesimo situato”

In particolare, l’accusa di antropocentrismo era stata rivolta da Jacques Maritain all’umanesimo moderno, colpevole (scriveva in Umanesimo integrale) «d’essere stato antropocentrico e di non essere stato umanesimo»; successivamente Paolo VI, nella Populorum progressio (n. 42), citando Maritain e De Lubac, ribadiva la critica e contrapponeva «l’umanesimo plenario».

Quasi 50 anni dopo, papa Francesco ha parlato di una nuova forma di antropocentrismo; nuova in quanto – come ha mostrato nella Laudato si’ – non è né un «antropocentrismo dispotico» che «non s’interessa delle altre creature» (n. 68) né un «antropocentrismo deviato» che non rispetta «la bontà propria di ogni creatura» (n. 69 e n. 119), ma – come ha mostrato nella Laudate Deum – è un «antropocentrismo situato» (n. 67) e l’espressione è ripresa da papa Leone in Magnifica humanitas (n. 237).

Tuttavia (per evitare equivoci) ritengo sia preferibile parlare di “umanesimo situato” o “personalismo situato”, per dire un umanesimo caratterizzato come creaturale e contestualizzato secondo una duplice ottica: per un verso, l’uomo fa parte della natura, ma in essa non si esaurisce, in quanto la trascende per la specificità propria della persona umana, cui va riconosciuto un carattere speciale (senza con ciò cadere nello specismo); per altro verso, l’uomo è in rapporto con il mondo artificiale, e se ne differenzia per la specificità dell’intelligenza della persona rispetto alla intelligenza della macchina, sottolineando il carattere macchinico della intelligenza artificiale.

 

L’umanesimo del limite e della fragilità

Quindi un umanesimo del limite e della fragilità che, cioè, tiene presente la dimensione “creaturale” inerente all’uomo, per cui non se ne può fare un assoluto né sottometterlo ad assoluti terrestri.

È invece quello che accade con il transumanesimo e il postumanesimo che possono essere considerati due forme di antiumanesimo (implicito nel transumanesimo ed esplicito nel postumanesimo) e, in entrambi i casi, colpisce l’idea di persona, a causa della hybris tecnologica o informatica nel transumanesimo, e della ibridazione ambientale o artificiale nel postumanesimo.

Così “superuomo” e “cyborg” – «uomo potenziato» e «uomo ibridato» li chiama papa Leone – tendono a sostituire l’idea di persona, per la quale invece l’umanità è “magnifica”, e dobbiamo impegnarci nella sua “custodia”.

 

L’etica non basta: la politica deve custodire l’umano

A tal fine c’è bisogno in campo ecologico e in quello cibernetico dell’etica, epperò – avverte papa Prevost, ed è il punto su cui è importante richiamare l’attenzione – «non basta invocare genericamente l’etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito. Altrimenti, il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche e presentato come necessario e inevitabile» (n. 106), mentre tale non è, se l’uomo non rinuncia ad esercitare la sua umanità, se l’uomo anche nella politica mette al centro la persona.

Per questo Leone XIV (all’udienza generale di mercoledì 16 settembre), sulla scia della Gaudium et spes, ha invitato «tutti noi a compiere un discernimento personale e comunitario, per valutare con responsabilità i progetti sociali e politici di oggi, in base ai criteri della dignità della persona umana, della giustizia sociale e della libera partecipazione alla costruzione del bene comune».

E allora: umanesimo, perché? «Perché il futuro dell’umanità dipende dall’impegno di ciascuno per collaborare con Dio e con i fratelli a costruire un mondo più umano».

Canada, Commonwealth e la geostoria di un Occidente che cambia confini

La visionaria idea di Marco Pannella di dar vita agli Stati Uniti d’Europa e d’America appariva ai più come un’utopica follia e un insulto alla geografia e alla storia.

 

L’eterogenesi dei fini

La linea neocoloniale del presidente Usa Donald Trump, tuttavia, sta, quasi paradossalmente, rendendo più concreta una prospettiva simile. Il Tg1, non a caso, evocava al riguardo il concetto di Giambattista Vico di eterogenesi dei fini, un rompicapo, talora, per gli studenti: semplicemente, comportamenti messi in atto per perseguire uno scopo non di rado aprono uno scenario assai diverso, magari opposto. Una sorta di boomerang, potremmo dire.

 

Il Canada guarda all’Europa

Ecco, la proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di giungere ad avere come membro associato dell’Ue il Canada e, più in generale, la sintonia del Premier di Ottawa, il liberal moderato Mark Carney, con i leader del Vecchio continente possono contribuire a delineare un nuovo volto dell’Occidente, all’insegna di una sorta di pragmatica apertura.

E subito tale ipotesi parrebbe aver trovato una conferma: la presidente del Parlamento di Strasburgo, Roberta Metsola, maltese e popolare, ha ipotizzato l’associazione all’Unione anche di altri Paesi del Commonwealth, quali l’Australia e la Nuova Zelanda, e, più in generale, una collaborazione intensa con realtà extraeuropee.

 

Quando la geostoria supera la geografia

Al di là della congiuntura – le posizioni quanto meno discutibili dell’inquilino della Casa Bianca –, sullo sfondo di tali sommovimenti vi è senza dubbio la geostoria: gli spazi e le distanze, specie nell’epoca del villaggio-mondo, sono caratterizzati sì da confini naturali, oceani, calotte polari, ma forse ancor di più da legami umani.

Per dirne una, sia il Canada sia l’Australia sono state fra le principali mete dell’emigrazione degli italiani. E, naturalmente, qui torna il tema a me caro del Regno Unito come ponte geostorico tra mondi diversi.

 

Il crocevia culturale di Charles Taylor

Del resto, lo studio intenso dell’opera del filosofo del Québec Charles Taylor mi ha permesso di accedere a una sorta di crocevia culturale, caratterizzato da una pluralità di idee, fedi, sensibilità e dal loro incontro, tra Nord-America, Europa anglosassone, Europa continentale e mediterranea.

Insomma, la storia non è finita!

Germania, Afd primo nel Meclemburgo. A Berlino vince Die Linke

Roma, 20 set. (askanews) – Si tratta di una nuova vittoria elettorale per il partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland (AfD), a due settimane dal terremoto politico provocato dal suo risultato storico alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove oggi gli elettori erano chiamati a eleggere il nuovo parlamento, l’AfD ha ottenuto tra il 37% e il 38% dei voti (contro il 16,7% del 2021) divenendo il primo partito, secondo le proiezioni diffuse dopo le 18 dalle emittenti tedesche.

In questo Land del nord-est del Paese, affacciato sul Mar Baltico (1,6 milioni di abitanti), l’estrema destra supera così il Partito socialdemocratico (SPD, intorno al 36% dei voti), che pure governa la regione dal 1998. Resta da vedere se l’Unione cristiano-democratica (CDU), ormai nettamente distanziata, riuscirà a raggiungere la soglia del 5% necessaria per ottenere una rappresentanza nel parlamento regionale. Secondo le ultime proiezioni è al momento attestata fra il 5,1% e il 5,5%, uno score che le dovrebbe garantire la permanenza nel parlamento regionale.

Un crollo della CDU al di sotto di tale soglia rappresenterebbe un precedente storico e un’ulteriore bocciatura per Friedrich Merz. Il cancelliere ha già riconosciuto un “disastro elettorale”, ma ha promesso di proseguire con le riforme. “Queste riforme devono essere attuate… Mi assumo questa responsabilità perché voglio far progredire il nostro Paese”, ha dichiarato dopo l’annuncio dei primi risultati, escludendo di fatto le dimissioni dopo giorni di speculazioni sul suo futuro politico.

Nella città-stato di Berlino (3,9 milioni di abitanti), l’estrema destra si attesta fra 13,7% e 15% (contro il 9% del 2023), secondo i sondaggi delle emittenti ARD e ZDF, che danno per vincitore il partito della sinistra radicale Die Linke: quest’ultimo raccoglie tra il 24,5% e il 25% dei voti, contro il 20% della CDU, che guidava l’amministrazione cittadina in una coalizione. I Verdi a ridosso con il 15% e l’Spd crolla al 12%.

Il cancelliere Fredrich Merz ha riconosciuto la sconfitta definendo i risultati a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania “estremamente dolorosi” per il suo partito. Nonostante il crollo della Cdu soprattuto nel Meclemburgo il cancelliere ha ribadito l’intenzione di rimanere alla guida del governo federale per portare avanti le riforme promesse.

Mattarella: la Repubblica garantisce libertà, democrazia, diritti e pace

Roma, 20 set. (askanews) – Libertà, democrazia, crescita dei diritti, pace, progresso sono i valori garantiti dalla Repubblica. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo a Pordenone all’iniziativa “Pordenonelegge”.

“La 27esima edizione di Pordenonelegge – ha detto Mattarella – si svolge nel pieno delle celebrazioni per l’80esimo della Repubblica, scelta dal popolo italiano per un ordinamento che garantisse libertà e democrazia, crescita dei diritti, pace, progresso. Abbiamo il diritto di essere orgogliosi della strada percorsa”.

“E’ stata la scheda elettorale – ha aggiunto il capo dello Stato – l’arma disarmata del confronto legittimo, dopo la dittatura e la sua guerra, a far progredire il Paese”. “Sono il dialogo fra le culture, il confronto delle idee, i motori della storia”.

Sanremo Padel Experience, Giovannini vince le Finals con Ortega

Roma, 20 set. (askanews) – Pietro Giovannini vince davanti al pubblico di casa le Finals della Sanremo Padel Experience e firma il risultato più importante del weekend dedicato alla NextGen del padel. Il 18enne imperiese, bronzo con la Nazionale italiana agli Europei juniores dello scorso luglio e campione italiano di categoria appena due settimane fa, ha conquistato – si legge in una nota – il titolo Under 18 in coppia con lo spagnolo Leon Ortega, superando 6-1 6-2 in finale Stefano Indomenico e Gabriele Laurino.

Per Giovannini, alla prima competizione insieme a Ortega, è il terzo risultato di rilievo arrivato in poco più di due mesi. “Sono felicissimo di aver vinto un torneo così importante proprio qui a casa mia, davanti ai miei genitori, la mia famiglia e i miei amici”, ha detto il giovane azzurro, che ha poi dedicato la vittoria a Tiberio Camurri, maestro di tennis e padel scomparso poche settimane fa.

Il successo dell’imperiese si inserisce nel quadro di crescita del FIP Promises, il circuito mondiale della Federazione Internazionale Padel dedicato alle categorie Under 12, Under 14, Under 16 e Under 18. Nel 2026 sono previsti 170 tornei maschili e femminili, quasi il doppio rispetto ai 90 disputati nel 2025, mentre nei primi sei mesi dell’anno sono stati 4.700 i giocatori e le giocatrici unici coinvolti, per più di 11.500 iscrizioni complessive. “Il successo della Sanremo Padel Experience, che ha portato nelle cinque tappe in tutta Italia oltre mille giovani giocatori e giocatrici di 14 Paesi all’interno del circuito mondiale FIP Promises, conferma ancora una volta come il tour dedicato alla NextGen rappresenti uno dei progetti cruciali per il futuro del padel a livello mondiale”, ha detto Luigi Carraro, presidente della Federazione Internazionale Padel, “Investire sui giovani significa investire sul futuro, non soltanto formando i campioni di domani, ma costruendo una nuova generazione che possa crescere insieme ai valori del padel”.

A fare da sfondo alle Finals sono arrivati anche i dati sulla crescita del padel in Liguria. Secondo il focus elaborato dal Centro Studi della Federazione Internazionale Padel, tra settembre 2021 e settembre 2026 i campi nella regione sono passati da 80 a 213, con un incremento del 166 per cento, mentre i club sono saliti da 40 a 102 (+155 per cento).

Così Conte vuole lanciarsi verso Palazzo Chigi

Milano, 20 set. (askanews) – È il giorno dell’incoronazione: Giuseppe Conte arriva sul palco di Nova 2026, al World Join Center di Milano, accolto da una vera e propria ovazione della platea, che suggella la sua speranza di tornare a palazzo Chigi; e quella dei suoi elettori, ridotti forse a un terzo rispetto a quelli dell’era di Beppe Grillo e Luigi Di Maio ma sopravvissuti alle traversie di tre governi in tre coalizioni diverse e in particolare all’assai poco amato (da queste parti) esecutivo di Mario Draghi.

Conte non delude i suoi: come aveva già anticipato sabato, rilancia la linea della fermezza sui temi del riarmo europeo e Nato, del no alle forniture militari all’Ucraina, della condanna di Israele per il genocidio a Gaza e le violenze in Cisgiordania, tutti approvati dagli iscritti con percentuali oltre il 90 per cento nella consultazione sulla bozza di programma. Sui contenuti “non indietreggeremo di un millimetro, sia chiaro!”, avverte. Gli oltre mille presenti applaudono ma i destinatari del messaggio sono altrove, nelle segreterie e nei gruppi parlamentari dei partiti del centrosinistra: “Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire la politica internazionale del governo Meloni: non a noi”, ribadisce l’ex premier. Che si intesta anche la battaglia sulle grandi questioni della modernità, a partire dallo strapotere dei padroni delle tecnologie digitali, web e intelligenza artificiale. È anche per questo, sostiene, che si deve andare a votare: “Non è in gioco il contrasto alle multinazionali, agli oligopoli, qui si tratta di salvare l’umano, e lo stanno dicendo gli esperti, lo stanno dicendo addirittura i proprietari di queste tecnologie digitali”.

Il leader stellato mette nel mirino le politiche del governo Meloni, criticato perché “ha fallito sulla sicurezza” e sull’immigrazione, “la destra – accusa – non porta soluzioni, dopo il blocco navale ci parla di remigrazione…” Ha “disonorato l’Italia” nel caso Almasri e “l’ha resa complice di genocidio a Gaza”. Ma sull’attualità più calda, la sospensione parziale del bollo auto e moto per il 2027, sceglie il registro sarcastico: Giorgia Meloni, ricorda, definì “Cetto Laqualunque” l’eurodeputato contiano Pasquale Tridico per una proposta simile avanzata per la Calabria: allora “al governo chi abbiamo? Cettina Laqualunque?” Della quale, comunque, promette di abrogare le leggi bavaglio e gli interventi sulla giustizia e la Corte dei Conti.

Ai partner del “campo largo” ripropone il nome della coalizione: “Le proposte di Nova puntano tutte alla giustizia sociale e ad attuare la Costituzione, l’alleanza dei progressisti si chiami Alleanza per la Costituzione”. Conte, che in questi giorni ha più volte sottolineato come il percorso di Nova 2026 abbia coinvolto, fra i 17mila partecipanti, “quasi la metà” di non iscritti al M5S, non sembra cercare l’applauso dei suoi ma il recupero di chi sta fuori (lo ha fatto anche sabato con l’appello al grande ex Alessandro Di Battista a tornare a condividere battaglie comuni). “Dobbiamo dire la nostra e dire non ci stiamo, dobbiamo diffidare di chi vi vorrebbe a casa, di chi vi vorrebbe diffidenti e indifferenti nei confronti della politica. Chi ha sempre comandato nell’opacità vi vuole a casa, chiusi nell’astensione”.

Nel lancio di fatto della sua candidatura alla leadership del centrosinistra Conte non manca di sottolineare lo stile dell’evento Nova 2026: “Qui non ci sono ambizioni personali e nemmeno di partito, guardatevi intorno, non c’è scritto M5S, chi lo farebbe?”, rivendicando un dettaglio che qualcuno ha interpretato come il timore nei confronti della causa sul simbolo promossa dal fondatore Beppe Grillo, ma che assume anche il significato di un evento che ambisce ad andare oltre i confini del Movimento. Il clima in platea, anche fra i dirigenti e i parlamentari è di grande fiducia: in tanti garantiscono che il percorso primarie – elezioni – Presidenza del Consiglio non è un sogno ma una possibilità concreta. Ma accanto all’ottimismo sulla partita elettorale, ci sono le legittime preoccupazioni di chi già guarda all’aspetto più delicato delle liste da comporre in vista delle politiche: parlamentari, ex parlamentari, dirigenti regionali, amministratori locali. “Sarà un bagno di sangue”, confida a taccuini chiusi uno di loro.

M5S, Conte si lancia verso palazzo Chigi: non faremo politiche Meloni

Roma, 20 set. (askanews) – È il giorno dell’incoronazione: Giuseppe Conte arriva sul palco di Nova 2026, al World Join Center di Milano, accolto da una vera e propria ovazione della platea, che suggella la sua speranza di tornare a palazzo Chigi; e quella dei suoi elettori, ridotti forse a un terzo rispetto a quelli dell’era di Beppe Grillo e Luigi Di Maio ma sopravvissuti alle traversie di tre governi in tre coalizioni diverse e in particolare all’assai poco amato (da queste parti) esecutivo di Mario Draghi.

Conte non delude i suoi: come aveva già anticipato sabato, rilancia la linea della fermezza sui temi del riarmo europeo e Nato, del no alle forniture militari all’Ucraina, della condanna di Israele per il genocidio a Gaza e le violenze in Cisgiordania, tutti approvati dagli iscritti con percentuali oltre il 90 per cento nella consultazione sulla bozza di programma. Sui contenuti “non indietreggeremo di un millimetro, sia chiaro!”, avverte. Gli oltre mille presenti applaudono ma i destinatari del messaggio sono altrove, nelle segreterie e nei gruppi parlamentari dei partiti del centrosinistra: “Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire la politica internazionale del governo Meloni: non a noi”, ribadisce l’ex premier. Che si intesta anche la battaglia sulle grandi questioni della modernità, a partire dallo strapotere dei padroni delle tecnologie digitali, web e intelligenza artificiale. È anche per questo, sostiene, che si deve andare a votare: “Non è in gioco il contrasto alle multinazionali, agli oligopoli, qui si tratta di salvare l’umano, e lo stanno dicendo gli esperti, lo stanno dicendo addirittura i proprietari di queste tecnologie digitali”.

Il leader stellato mette nel mirino le politiche del governo Meloni, criticato perché “ha fallito sulla sicurezza” e sull’immigrazione, “la destra – accusa – non porta soluzioni, dopo il blocco navale ci parla di remigrazione…” Ha “disonorato l’Italia” nel caso Almasri e “l’ha resa complice di genocidio a Gaza”. Ma sull’attualità più calda, la sospensione parziale del bollo auto e moto per il 2027, sceglie il registro sarcastico: Giorgia Meloni, ricorda, definì “Cetto Laqualunque” l’eurodeputato contiano Pasquale Tridico per una proposta simile avanzata per la Calabria: allora “al governo chi abbiamo? Cettina Laqualunque?” Della quale, comunque, promette di abrogare le leggi bavaglio e gli interventi sulla giustizia e la Corte dei Conti.

Ai partner del “campo largo” ripropone il nome della coalizione: “Le proposte di Nova puntano tutte alla giustizia sociale e ad attuare la Costituzione, l’alleanza dei progressisti si chiami Alleanza per la Costituzione”. Conte, che in questi giorni ha più volte sottolineato come il percorso di Nova 2026 abbia coinvolto, fra i 17mila partecipanti, “quasi la metà” di non iscritti al M5S, non sembra cercare l’applauso dei suoi ma il recupero di chi sta fuori (lo ha fatto anche sabato con l’appello al grande ex Alessandro Di Battista a tornare a condividere battaglie comuni). “Dobbiamo dire la nostra e dire non ci stiamo, dobbiamo diffidare di chi vi vorrebbe a casa, di chi vi vorrebbe diffidenti e indifferenti nei confronti della politica. Chi ha sempre comandato nell’opacità vi vuole a casa, chiusi nell’astensione”.

Nel lancio di fatto della sua candidatura alla leadership del centrosinistra Conte non manca di sottolineare lo stile dell’evento Nova 2026: “Qui non ci sono ambizioni personali e nemmeno di partito, guardatevi intorno, non c’è scritto M5S, chi lo farebbe?”, rivendicando un dettaglio che qualcuno ha interpretato come il timore nei confronti della causa sul simbolo promossa dal fondatore Beppe Grillo, ma che assume anche il significato di un evento che ambisce ad andare oltre i confini del Movimento. Il clima in platea, anche fra i dirigenti e i parlamentari è di grande fiducia: in tanti garantiscono che il percorso primarie – elezioni – Presidenza del Consiglio non è un sogno ma una possibilità concreta. Ma accanto all’ottimismo sulla partita elettorale, ci sono le legittime preoccupazioni di chi già guarda all’aspetto più delicato delle liste da comporre in vista delle politiche: parlamentari, ex parlamentari, dirigenti regionali, amministratori locali. “Sarà un bagno di sangue”, confida a taccuini chiusi uno di loro.

Calcio, Parma-Genoa 2-1: Almqvist regala il primo successo

Roma, 20 set. (askanews) – Il Parma trova il primo successo del campionato e supera 2-1 il Genoa al termine di una partita combattuta. La squadra di Daniele De Rossi, dopo aver trovato il pareggio nella ripresa, viene punita dal gol di Almqvist e incassa una sconfitta che lascia il Genoa ancora senza la vittoria.

Il primo tempo è equilibrato, con il Genoa più incisivo nelle fasi iniziali e capace di creare diverse situazioni pericolose. Il Parma, però, alla prima vera conclusione nello specchio passa in vantaggio al 39′: Romero riceve al limite dell’area e con un destro preciso firma l’1-0. Poco dopo Touré ha l’occasione per il raddoppio, ma da pochi passi non trova la porta di testa.

Il Genoa prova a reagire nella ripresa e De Rossi inserisce Colombo, che dà maggiore vivacità all’attacco. Al 69′ arriva il pareggio: proprio Colombo parte in ripartenza e serve Osmajic, che sorprende Corvi e firma l’1-1.

Il Parma non si disunisce e al 80′ trova il gol della vittoria. Almqvist accelera sulla sinistra, si porta alla conclusione e con un sinistro preciso trafigge Bijlow per il 2-1. Nel finale il Genoa prova a cercare il nuovo pareggio, ma la squadra di casa difende il vantaggio fino al termine. Dopo sei minuti di recupero arriva il triplice fischio: il Parma festeggia la prima vittoria, mentre il Genoa incassa un’altra battuta d’arresto.

Calcio, Frosinone-Como 2-0: Calò e Kvernadze affondano Fabregas

Roma, 20 set. (askanews) – Colpo del Frosinone che allo Stirpe supera 2-0 il Como e infligge alla squadra di Cesc Fabregas la prima sconfitta stagionale. Una vittoria costruita con ritmo, aggressività e qualità dalla formazione di Massimiliano Alvini, capace di sfruttare le occasioni create e di resistere alla reazione degli ospiti. Con questo successo il Frosinone sale a quota 10 punti e aggancia proprio il Como in classifica.

La gara si accende subito. Il Frosinone parte forte con Ghedjemis e Kvernadze, ma al 8′ è il Como ad andare vicinissimo al vantaggio: Palmisani respinge un colpo di testa ravvicinato di Douvikas, Monterisi salva sulla linea su una conclusione di Baturina e poi ancora il portiere del Frosinone devia sul palo prima che Chalobah calci alto.

Dopo lo scampato pericolo, i padroni di casa prendono campo e al 14′ passano in vantaggio. Schmid serve Calò nel cuore dell’area e il centrocampista batte Butez per l’1-0. Il Como prova a reagire, ma costruisce soprattutto attraverso iniziative individuali e senza trovare continuità negli ultimi metri. Diao spreca una buona opportunità al 20′, mentre Palmisani si conferma protagonista al 44′, quando nega il gol a Nico Paz con una parata in tuffo.

Il Frosinone chiude il primo tempo avanti e nella ripresa continua a giocare con personalità. Fabregas prova a cambiare la partita inserendo contemporaneamente Kean, Ricci e Jesus Rodriguez, ma il Como fatica a trasformare il possesso in occasioni concrete. Al 49′ Palmisani risponde ancora a Nico Paz, poi al 51′ si oppone a Kean lanciato in contropiede.

Il raddoppio arriva al 48′. Kvernadze parte in contropiede, riceve da Schmid e con il destro firma il 2-0. Per il georgiano è il terzo gol in cinque partite. Il Como cerca di riaprire la gara e al 60′ Kean impegna nuovamente Palmisani, che devia in angolo. Al 70′ il portiere del Frosinone compie un’altra parata importante, alzando sopra la traversa un potente destro di Jesus Rodriguez.

Nel finale il Como prova l’assalto, ma il Frosinone resta ordinato e pericoloso in ripartenza. All’87’ Raimondo trova anche il gol, ma Chiffi annulla per un fallo dell’attaccante. Nei cinque minuti di recupero il Como non riesce più a riaprire la partita: al triplice fischio è festa per il Frosinone, mentre per il Como arriva il primo stop del campionato.

Cosa pensano i presidi del tetto agli stranieri in classe annunciato da Meloni

Roma, 20 set. (askanews) – “Sul piano didattico, l’obiettivo è fondato e condivisibile, ma tradurlo in pratica è molto complesso”. Lo afferma Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (ANP), intervenendo sul tema del tetto alla presenza di alunni stranieri nelle classi.

“Le scuole devono innanzitutto accogliere gli alunni del territorio, soprattutto nell’infanzia e nella primaria. Se in un determinato quartiere la presenza di famiglie straniere è maggioritaria, come si può rispettare un limite percentuale? Non possiamo certo mandare via i ragazzi”, osserva Giannelli.(Segue) È proprio questa difficoltà concreta, sottolinea il presidente dell’ANP, ad aver reso di fatto inapplicabile il tetto del 30% previsto dalla precedente circolare. “Il principio di favorire classi equilibrate può essere condivisibile dal punto di vista educativo, ma servono strumenti concretamente attuabili e compatibili con il diritto degli alunni a frequentare la scuola del proprio territorio”.

Pontida, Fenix e Orvieto: la domenica della "competition" a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Pontida, Roma, Orvieto. E’ su questo ‘triangolo’ che in questa domenica di settembre si è giocata la competition a destra in vista delle prossime elezioni politiche. Una competizione basata in gran parte sui temi dell’identità, della sicurezza, dell’immigrazione.

Da Pontida (dove spariglia le carte nei contrasti interni alla Lega convocando il congresso straordinario) Matteo Salvini pianta le “bandierine” del Carroccio nei confronti degli alleati. Dunque, dice, “chiedo un mandato del popolo di Pontida per la prossima legge di bilancio per portare sul tavolo degli alleati degli impegni certi: il superamento definitivo dell’infame legge Fornero con quota 64 e la possibilità di scegliere di andare in pensione; meno tasse sugli stipendi dei giovani; e l’aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. E coprire questi interventi chiedendo un contributo da miliardi alle banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici”, cosa che assolutamente non vuole Forza Italia. E poi “10mila militari addestrati e armati nelle strade delle nostre città. Non tra qualche anno o tra qualche mese, ma tra qualche giorno”, richiesta bloccata in settimana alla Camera (se ne parlerà mercoledì prossimo) anche su iniziativa di Fdi e Fi. Alleati che sfida sul tema della “islamizzazione”: “La battaglia finale non è l’invasione dei carri sovietici, ma è il fanatismo e l’estremismo islamico che vuole cancellare diritti e libertà. Chiamiamo alla sfida in positivo i nostri alleati di governo: dire subito no a nuove moschee, pretendere che preghino in italiano, trasparenza nei finanziamenti, dire di no al burqa e al velo. Ci vuole coraggio amici del centrodestra, perché la sinistra è complice di questi fanatici e va cercando nuovi elettori e nuovi schiavi”.

Anche Giorgia Meloni, da Fenix, la festa di Gioventù nazionale al laghetto dell’Eur, si è soffermata molto sui temi dell’identità (“avete scelto di appartenere invece che apparire”, ha detto ai ragazzi) e dell’immigrazione. A questo proposito, la premier ha annunciato che “sta per arrivare in Consiglio dei Ministri anche un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe”, ma anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e “il divieto di burqa e niqab a scuola”, perchè “in Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”.

Spazio, nell’intervento della presidente del Consiglio, anche agli attacchi nei confronti delle opposizioni. Alla segretaria del Pd Schlein che la accusa di aver ridotto il fondo per l’Università replica ironizzando: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego, uno, uno. Te le passo io sotto banco, perché pure noi qualcosa sbagliamo”. E poi sull’abolizione del bollo auto (“manco quello gli è andato bene”) e sulle accuse di averlo fatto sottraendo risorse alle regioni “il che è falso. Però scusate, ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?” Anche nel raduno di FnV a Orvieto i temi identitari hanno dominato il dibattito. Gianni Alemanno assicura “fedeltà e lealtà è assoluta” all’ex generale, prevedendo che “se non facciamo gli errori del passato, se non andiamo al centro, se mettiamo insieme l’identità con i valori sociali sono convinto che entro dieci anni Roberto Vannacci sarà il prossimo presidente del Consiglio”.

“Io non voglio amministrare il declino della nostra società, non voglio amministrare la distruzione dell’Europa. Noi vogliamo governare e vogliamo farlo bene”, dice dal palco il fondatore di FnV. Che ribadisce la convinzione che “l’Italia è uno Stato laico ma i principi su cui si basa sono stati ereditati dalla cristianità e dal cattolicesimo”. E rilancia, Vannacci, il concetto di “patriarcato mediterraneo”: “Proteggiamo la nostra famiglia anche con il patriarcato mediterraneo che non è oppressione e possesso, queste sono le deviazioni: è dovere, fedeltà, sacrificio, devozione ed è il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere nel pianeta negli ultimi duemila anni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati è grazie al patriarcato mediterraneo”. Nessuna marcia indietro anche sul femminicidio, fattispecie di reato che per lui non dovrebbe esistere. “Le pene saranno severissime per chi fa male alle donne ma non possiamo pensare che queste pene siano diverse rispetto al genere della vittima o alle motivazioni”, argomenta. Prima di lanciare la sfida al centrodestra: “Noi non facciamo i conti, non abbiamo strategie, i conti li fanno altri. L’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia”.

Tetto agli stranieri in classe e ingerenze, Meloni infiamma la sfida a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Cita, e irride, sia Elly Schlein che Giuseppe Conte. Ma se mai servisse una conferma della direzione che la campagna elettorale ha preso, Giorgia Meloni l’ha data nel discorso con cui ha concluso Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Ed è una sfida che si gioca alla sua destra. Non serve che lo nomini – anzi, la regola è proprio fingere di ignorarlo – ma Roberto Vannacci è più che un semplice convitato di pietra, è un fantasma che aleggia sulla strada che la potrebbe riportare a palazzo Chigi.

Quello che la premier fa in questa assolata domenica di fine settembre all’evento allestito al laghetto dell’Eur, è un intervento diverso da altri fatti in passato, pur già in odore di campagna elettorale. E’ un po’ più breve, solo 40 minuti e, diversamente dal solito, non spazia a 360 gradi – espressione a lei cara – sui vari aspetti dell’attività di governo, ma si concentra sui temi più ‘vicini’ alla platea di ragazzi che la sta ascoltando: scuola, università, social, intelligenza artificiale, meritocrazia.

Ci sono però almeno due passaggi che dimostrano che la rotta imboccata da Meloni verso le Politiche vede nel leader di Futuro nazionale, e nella sua propaganda a colpi di remigrazione, il vero ostacolo. Il primo è un annuncio. La premier fa sapere che a breve in Consiglio dei ministri arriverà un provvedimento per limitare il numero degli stranieri in aula. “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è una menzogna”, dice. Non solo, perché – spiega – a ciò si affiancherà anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e l’introduzione del divieto di burqa a niqab a scuola. “In Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”, afferma la premier. E sbaglia chi pensa che quest’ultima frase fosse riferita anche all’ormai famoso ragionamento del vice premier Antonio Tajani sui criteri, e le lunghezze delle gonne, che vanno utilizzati per scegliere una fidanzata. Perchè dopo dopo, a domanda, la premier risponde che quella del leader di Forza Italia era semplicemente una espressione “uscita male” che non va ingigantita.

Ma c’è anche un secondo passaggio del discorso – ed è un avvertimento – che, senza mai esplicitarlo, sembra fare riferimento proprio a Vannacci a ai dubbi che dietro la crescita così rapida del suo movimento ci possano essere anche influenze (e non solo) russe. “Lo dico con cognizione di causa, lo dico alla vigilia di una campagna elettorale – sostiene la premier – nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero”.

Meloni ovviamente non dimentica che per vincere le prossime elezioni Politiche c’è da battere anche il centrosinistra. Ma i toni che utilizza quando parla dei leader del campo avverso è per lo più sprezzante e sarcastico. Lo è quando attacca la segretaria del Pd Elly Schlein che le ha rinfacciato di aver tagliato le risorse per gli atenei. “Come facciamo ad avere tagliato sull’università se oggi il fondo di finanziamento è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,4?”, dice la premier scandendo i numeri in modalità irridente. Per poi aggiungere: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego. Te li do io se vuoi, perché siamo imperfetti anche noi, ma te prego, una cosa vera, dilla. Te le passo io sotto banco”.

Stesso registro oratorio nel passaggio in cui la premier torna a rivendicare l’eliminazione del bollo, al momento per il 2027, per alcune macchine e per i motorini. “Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘bollo ciao, bollo ciao’, niente, non gli è andato giù manco questo. Loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato”.

Un po’ meno sbeffeggiante, ma comunque sprezzante, il punto del discorso riservato a Giuseppe Conte e alle accuse di aver finanziato la misura del superbonus, a scopi di propaganda, con soldi che in realtà sono delle Regioni. “Ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”, “la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle – accusa la premier – è costata a ciascun italiano nel 2022, 3.500 euro, anche a quelli che una casa non ce l’avevano, anche a quelli che erano appena nati, a tutti. Ecco quanto costano le vere campagne elettorali che faceva la sinistra”.

Pontida, Fenix, Orvieto, la domenica della "competition" a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Pontida, Roma, Orvieto. E’ su questo ‘triangolo’ che in questa domenica di settembre si è giocata la competition a destra in vista delle prossime elezioni politiche. Una competizione basata in gran parte sui temi dell’identità, della sicurezza, dell’immigrazione.

Da Pontida (dove spariglia le carte nei contrasti interni alla Lega convocando il congresso straordinario) Matteo Salvini pianta le “bandierine” del Carroccio nei confronti degli alleati. Dunque, dice, “chiedo un mandato del popolo di Pontida per la prossima legge di bilancio per portare sul tavolo degli alleati degli impegni certi: il superamento definitivo dell’infame legge Fornero con quota 64 e la possibilità di scegliere di andare in pensione; meno tasse sugli stipendi dei giovani; e l’aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. E coprire questi interventi chiedendo un contributo da miliardi alle banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici”, cosa che assolutamente non vuole Forza Italia. E poi “10mila militari addestrati e armati nelle strade delle nostre città. Non tra qualche anno o tra qualche mese, ma tra qualche giorno”, richiesta bloccata in settimana alla Camera (se ne parlerà mercoledì prossimo) anche su iniziativa di Fdi e Fi. Alleati che sfida sul tema della “islamizzazione”: “La battaglia finale non è l’invasione dei carri sovietici, ma è il fanatismo e l’estremismo islamico che vuole cancellare diritti e libertà. Chiamiamo alla sfida in positivo i nostri alleati di governo: dire subito no a nuove moschee, pretendere che preghino in italiano, trasparenza nei finanziamenti, dire di no al burqa e al velo. Ci vuole coraggio amici del centrodestra, perché la sinistra è complice di questi fanatici e va cercando nuovi elettori e nuovi schiavi”.

Anche Giorgia Meloni, da Fenix, la festa di Gioventù nazionale al laghetto dell’Eur, si è soffermata molto sui temi dell’identità (“avete scelto di appartenere invece che apparire”, ha detto ai ragazzi) e dell’immigrazione. A questo proposito, la premier ha annunciato che “sta per arrivare in Consiglio dei Ministri anche un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe”, ma anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e “il divieto di burqa e niqab a scuola”, perchè “in Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”.

Spazio, nell’intervento della presidente del Consiglio, anche agli attacchi nei confronti delle opposizioni. Alla segretaria del Pd Schlein che la accusa di aver ridotto il fondo per l’Università replica ironizzando: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego, uno, uno. Te le passo io sotto banco, perché pure noi qualcosa sbagliamo”. E poi sull’abolizione del bollo auto (“manco quello gli è andato bene”) e sulle accuse di averlo fatto sottraendo risorse alle regioni “il che è falso. Però scusate, ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”

Anche nel raduno di FnV a Orvieto i temi identitari hanno dominato il dibattito. Gianni Alemanno assicura “fedeltà e lealtà è assoluta” all’ex generale, prevedendo che “se non facciamo gli errori del passato, se non andiamo al centro, se mettiamo insieme l’identità con i valori sociali sono convinto che entro dieci anni Roberto Vannacci sarà il prossimo presidente del Consiglio”.

“Io non voglio amministrare il declino della nostra società, non voglio amministrare la distruzione dell’Europa. Noi vogliamo governare e vogliamo farlo bene”, dice dal palco il fondatore di FnV. Che ribadisce la convinzione che “l’Italia è uno Stato laico ma i principi su cui si basa sono stati ereditati dalla cristianità e dal cattolicesimo”. E rilancia, Vannacci, il concetto di “patriarcato mediterraneo”: “Proteggiamo la nostra famiglia anche con il patriarcato mediterraneo che non è oppressione e possesso, queste sono le deviazioni: è dovere, fedeltà, sacrificio, devozione ed è il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere nel pianeta negli ultimi duemila anni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati è grazie al patriarcato mediterraneo”. Nessuna marcia indietro anche sul femminicidio, fattispecie di reato che per lui non dovrebbe esistere. “Le pene saranno severissime per chi fa male alle donne ma non possiamo pensare che queste pene siano diverse rispetto al genere della vittima o alle motivazioni”, argomenta. Prima di lanciare la sfida al centrodestra: “Noi non facciamo i conti, non abbiamo strategie, i conti li fanno altri. L’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia”.

Tetto agli stranieri in classe e ingerenze, Meloni infiamma sfida a destra

Roma, 20 set. (askanews) – Cita, e irride, sia Elly Schlein che Giuseppe Conte. Ma se mai servisse una conferma della direzione che la campagna elettorale ha preso, Giorgia Meloni l’ha data nel discorso con cui ha concluso Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Ed è una sfida che si gioca alla sua destra. Non serve che lo nomini – anzi, la regola è proprio fingere di ignorarlo – ma Roberto Vannacci è più che un semplice convitato di pietra, è un fantasma che aleggia sulla strada che la potrebbe riportare a palazzo Chigi.

Quello che la premier fa in questa assolata domenica di fine settembre all’evento allestito al laghetto dell’Eur, è un intervento diverso da altri fatti in passato, pur già in odore di campagna elettorale. E’ un po’ più breve, solo 40 minuti e, diversamente dal solito, non spazia a 360 gradi – espressione a lei cara – sui vari aspetti dell’attività di governo, ma si concentra sui temi più ‘vicini’ alla platea di ragazzi che la sta ascoltando: scuola, università, social, intelligenza artificiale, meritocrazia.

Ci sono però almeno due passaggi che dimostrano che la rotta imboccata da Meloni verso le Politiche vede nel leader di Futuro nazionale, e nella sua propaganda a colpi di remigrazione, il vero ostacolo. Il primo è un annuncio. La premier fa sapere che a breve in Consiglio dei ministri arriverà un provvedimento per limitare il numero degli stranieri in aula. “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è una menzogna”, dice. Non solo, perché – spiega – a ciò si affiancherà anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e l’introduzione del divieto di burqa a niqab a scuola. “In Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”, afferma la premier. E sbaglia chi pensa che quest’ultima frase fosse riferita anche all’ormai famoso ragionamento del vice premier Antonio Tajani sui criteri, e le lunghezze delle gonne, che vanno utilizzati per scegliere una fidanzata. Perchè dopo dopo, a domanda, la premier risponde che quella del leader di Forza Italia era semplicemente una espressione “uscita male” che non va ingigantita.

Ma c’è anche un secondo passaggio del discorso – ed è un avvertimento – che, senza mai esplicitarlo, sembra fare riferimento proprio a Vannacci a ai dubbi che dietro la crescita così rapida del suo movimento ci possano essere anche influenze (e non solo) russe. “Lo dico con cognizione di causa, lo dico alla vigilia di una campagna elettorale – sostiene la premier – nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero”.

Meloni ovviamente non dimentica che per vincere le prossime elezioni Politiche c’è da battere anche il centrosinistra. Ma i toni che utilizza quando parla dei leader del campo avverso è per lo più sprezzante e sarcastico. Lo è quando attacca la segretaria del Pd Elly Schlein che le ha rinfacciato di aver tagliato le risorse per gli atenei. “Come facciamo ad avere tagliato sull’università se oggi il fondo di finanziamento è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,4?”, dice la premier scandendo i numeri in modalità irridente. Per poi aggiungere: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego. Te li do io se vuoi, perché siamo imperfetti anche noi, ma te prego, una cosa vera, dilla. Te le passo io sotto banco”.

Stesso registro oratorio nel passaggio in cui la premier torna a rivendicare l’eliminazione del bollo, al momento per il 2027, per alcune macchine e per i motorini. “Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘bollo ciao, bollo ciao’, niente, non gli è andato giù manco questo. Loro lo vogliono pagare perché lo abbiamo tolto noi. Gli faremo il conto corrente dedicato”.

Un po’ meno sbeffeggiante, ma comunque sprezzante, il punto del discorso riservato a Giuseppe Conte e alle accuse di aver finanziato la misura del superbonus, a scopi di propaganda, con soldi che in realtà sono delle Regioni. “Ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”, “la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle – accusa la premier – è costata a ciascun italiano nel 2022, 3.500 euro, anche a quelli che una casa non ce l’avevano, anche a quelli che erano appena nati, a tutti. Ecco quanto costano le vere campagne elettorali che faceva la sinistra”.

Lega, Salvini spariglia e convoca congresso: basta autolesionismo

Pontida (Bg), 20 set. (askanews) – Matteo Salvini ribalta il tavolo della Lega: dopo mesi di confronto interno, di riunioni, di conclavi convocati e sconvocati, di tavoli dei territori e manifesti programmatici, il segretario leghista spariglia e convoca il congresso straordinario. “Basta perdere tempo, chiedo alla mia famiglia se ho ancora la loro fiducia”, annuncia dal palco di Pontida. Spiazzando anche i suoi (“Non ne sapevamo niente”, dice più di un fedelissimo) ma soprattutto i dissidenti nordisti. “Vedremo quali saranno le modalità, poi capiremo”, dice a caldo Massimiliano Romeo, sulla possibilità che ci sia un candidato alternativo.

Sempre che si tratti di un congresso elettivo. Perchè, dicono i suoi, “non sappiamo neanche se sarà elettivo o programmatico”. E dalla Lega dicono: “Le modalità con cui si svolgerà il Congresso straordinario saranno definite dal Consiglio Federale di domani”. Quello che è sicuro, è che Salvini ha deciso che non voleva più restare sulla graticola: “Non voglio divisioni, voglio unità. Serenità, determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Va fissata la linea, e poi “la prima voce fuori posto dovrà spiegare ai militanti perché continua a fare il gioco della sinistra”. Dunque, aggiunge, “torno ai militanti, ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”.

Per ora l’unica reazione dal fronte ‘nordista’ è quindi quella di Massimiliano Romeo: “Il congresso sarà l’occasione giusta per poter confrontare quelle che sono le varie sensibilità, la sede appropriata per poter portare avanti le istanze che buona parte della base ci sta chiedendo da tempo”. Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia lasciano tutti Pontida senza dichiarazioni. Prima della mossa di Salvini, Fontana diceva: Speriamo di continuare a discutere”. E dal palco la richiesta di un partito “federale”, di una Lega tripartita tra Nord, Centro e Sud, è arrivata da tutti i governatori. “Proposte costruttive”, per “rilanciare il movimento”, hanno ripetuto tutti i critici della linea attuale. Ricordando la Lega delle origini, “nè di destra nè di sinistra, liberale e non liberticida”, per usare le parole di Zaia. Il più acceso è stato Fontana: “Mi hanno accusato di avere detto cose che non avrei dovuto dire, ma ho detto le cose che andavano dette per difendere il nostro territrio, la nostra Lombardia, nulla di più e nulla di meno. Quando si fanno scelte contro il federalismo non sto zitto, sono nato federalista e voglio il federalismo, continuerò ad aprire bocca, a parlare e a ribellarmi a queste scelte”, ha aggiunto.

Ma la risposta di Salvini è stata ancora più netta, appunto l’annuncio del congresso, per tagliare le gambe a ogni possibilità di accordo sulle richieste dei nordisti. “La Lega vince solo se unita, da Nord a Sud”. Una Lega “autonomista in Italia” ma “patriota e sovranista in Europa”, dice Salvini chiudendo ogni discussione con l’accusa ai critici di “fare il gioco della sinistra”. La convinzione dei salviniani è infatti che l’atteggiamento dei nordisti sia “ciò che impedisce alla Lega di risalire nei sondaggi”. Perchè “adesso abbiamo in campo proposte che possono riportare entusiasmo nei nostri: Quota 64, la legge per la revoca della cittadinanza, la battaglia contro l’islamizzazione, quella per la sicurezza”. Tutti i temi rilanciati dal segretario nel suo intervento a Pontida e su cui “sfidiamo in positivo gli alleati”. E però, lamentano i fedelissimi del segretario, “se ogni volta arriva il controcanto dall’interno del partito diventa impossibile invertire il trend”. Dunque, “basta autolesionismo, basta farci del male da soli. E basta con le zavorre che ci impediscono di risalire”.

Ora sarà il federale di domani a stabilire le modalità del congresso, e su quello ci sarà necessariamente anche il confronto tra i Nordisti su come procedere di fronte all’accelerazione di Salvini. Una mossa che spiazza la linea più attendista, mettendo tutti di fronte all’obbligo di prendere una posizione.

Salvini spariglia e convoca il congresso della Lega, basta autolesionismo

Milano, 20 set. (askanews) – Matteo Salvini ribalta il tavolo della Lega: dopo mesi di confronto interno, di riunioni, di conclavi convocati e sconvocati, di tavoli dei territori e manifesti programmatici, il segretario leghista spariglia e convoca il congresso straordinario. “Basta perdere tempo, chiedo alla mia famiglia se ho ancora la loro fiducia”, annuncia dal palco di Pontida. Spiazzando anche i suoi (“Non ne sapevamo niente”, dice più di un fedelissimo) ma soprattutto i dissidenti nordisti. “Vedremo quali saranno le modalità, poi capiremo”, dice a caldo Massimiliano Romeo, sulla possibilità che ci sia un candidato alternativo.

Sempre che si tratti di un congresso elettivo. Perchè, dicono i suoi, “non sappiamo neanche se sarà elettivo o programmatico”. E dalla Lega dicono: “Le modalità con cui si svolgerà il Congresso straordinario saranno definite dal Consiglio Federale di domani”. Quello che è sicuro, è che Salvini ha deciso che non voleva più restare sulla graticola: “Non voglio divisioni, voglio unità. Serenità, determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”. Va fissata la linea, e poi “la prima voce fuori posto dovrà spiegare ai militanti perché continua a fare il gioco della sinistra”. Dunque, aggiunge, “torno ai militanti, ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia. Non sono disposto a perdere tempo”.

Per ora l’unica reazione dal fronte ‘nordista’ è quindi quella di Massimiliano Romeo: “Il congresso sarà l’occasione giusta per poter confrontare quelle che sono le varie sensibilità, la sede appropriata per poter portare avanti le istanze che buona parte della base ci sta chiedendo da tempo”. Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia lasciano tutti Pontida senza dichiarazioni. Prima della mossa di Salvini, Fontana diceva: Speriamo di continuare a discutere”. E dal palco la richiesta di un partito “federale”, di una Lega tripartita tra Nord, Centro e Sud, è arrivata da tutti i governatori. “Proposte costruttive”, per “rilanciare il movimento”, hanno ripetuto tutti i critici della linea attuale. Ricordando la Lega delle origini, “nè di destra nè di sinistra, liberale e non liberticida”, per usare le parole di Zaia. Il più acceso è stato Fontana: “Mi hanno accusato di avere detto cose che non avrei dovuto dire, ma ho detto le cose che andavano dette per difendere il nostro territrio, la nostra Lombardia, nulla di più e nulla di meno. Quando si fanno scelte contro il federalismo non sto zitto, sono nato federalista e voglio il federalismo, continuerò ad aprire bocca, a parlare e a ribellarmi a queste scelte”, ha aggiunto.

Ma la risposta di Salvini è stata ancora più netta, appunto l’annuncio del congresso, per tagliare le gambe a ogni possibilità di accordo sulle richieste dei nordisti. “La Lega vince solo se unita, da Nord a Sud”. Una Lega “autonomista in Italia” ma “patriota e sovranista in Europa”, dice Salvini chiudendo ogni discussione con l’accusa ai critici di “fare il gioco della sinistra”. La convinzione dei salviniani è infatti che l’atteggiamento dei nordisti sia “ciò che impedisce alla Lega di risalire nei sondaggi”. Perchè “adesso abbiamo in campo proposte che possono riportare entusiasmo nei nostri: Quota 64, la legge per la revoca della cittadinanza, la battaglia contro l’islamizzazione, quella per la sicurezza”. Tutti i temi rilanciati dal segretario nel suo intervento a Pontida e su cui “sfidiamo in positivo gli alleati”. E però, lamentano i fedelissimi del segretario, “se ogni volta arriva il controcanto dall’interno del partito diventa impossibile invertire il trend”. Dunque, “basta autolesionismo, basta farci del male da soli. E basta con le zavorre che ci impediscono di risalire”.

Ora sarà il federale di domani a stabilire le modalità del congresso, e su quello ci sarà necessariamente anche il confronto tra i Nordisti su come procedere di fronte all’accelerazione di Salvini. Una mossa che spiazza la linea più attendista, mettendo tutti di fronte all’obbligo di prendere una posizione.

FnV a Orvieto tra AfD e profezia Alemanno. Vannacci: alleanze? A ridosso elezioni

Roma, 20 set. (askanews) – L’ex generale rilancia sul “patriarcato mediterraneo”, quello di “Ulisse ed Enea”, che serve a proteggere la famiglia (ma, avverte, “preparate i defibrillatori per i giornalisti”) e insiste sul no al concetto stesso – e al reato – di femminicidio, ma quel che pesa di più, forse, della tre giorni di Futuro nazionale a Orvieto è nel luccicare degli occhi dei militanti e dei dirigenti davanti alla profezia: entro dieci anni Roberto Vannacci sarà presidente del Consiglio. Autore del vaticinio è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, uscito a giugno dal carcere di Rebibbia, dove ha trascorso un anno e mezzo – “da innocente”, rivendica – per traffico d’influenze, e ora di nuovo sulla scena politica da “semplice militante”. Con Vannacci, perchè in Futuro nazionale è confluito il suo movimento, Indipendenza.

Dunque, Alemanno guarda al futuro, promettendo “lealtà e fedeltà” al progetto di Vannacci, senza dimenticare il passato (“Meloni che oggi fa tanto la pura non fece nulla – attacca – quando noi contrastavamo la deriva di An con la destra sociale”)anzi, proprio in virtù di quello, la destra, cioè “la destra sociale” o “vitale” come la definiscono i futuristi, può andare a Palazzo Chigi facendo tesoro degli sbagli passati. Ovvero, basta rincorrere il centro, bisogna, invece, “mettere insieme identità con valori sociali”. Insomma, per dirla con Lorenzo Gasperini, professore di filosofia e responsabile programma di FnV, “noi non vogliamo morire come Gianfranco Fini”.

Questa destra ha il suo programma e i suoi miti – il parlamentare europeo di AfD Marc Jongen, ospite della kermesse, cita Julius Evola, lo scrittore vicino alle correnti più radicali del fascismo, e la cosa piace parecchio ai futuristi, tanto che per questo viene ringraziato in diversi interventi – ma, ricorda il coordinatore nazionale del partito Massimiliano Simoni, che fa un elogio del “buonsenso”, “noi non siamo il partito delle celtiche e non siamo nemmeno il partito dell’ascia bipenne ma della Croce”. Vannacci, da parte sua, cita “il camerata San Paolo” e sfida “gli undici preti insoddisfatti” rispetto a questa citazione oggetto di revisionismo a “scrivermi perchè risponderemo anche a loro”.

FnV, giunto a 156mila iscritti, “non vuole amministrare il declino ma governare bene”, “non ci siamo messi a fare i conti come hanno fatto gli altri” ma, incalza Vannacci, il partito “non si pone limiti” di crescita e di vittoria davanti alle Politiche. Le alleanze? Quelle, spiega l’ex generale, rispondendo anche all’ennesima chiusura del centrodestra, attraverso le parole odierne del presidente del Senato Ignazio La Russa, si decidono “a ridosso” delle elezioni.

La strada, quindi, è lunga ma “l’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia” e che “non negozia sui suoi valori”, sulle “linee rosse”.

FnV a Orvieto tra AfD e la profezia di Alemanno. Vannacci: alleanze a ridosso delle elezioni

Roma, 20 set. (askanews) – L’ex generale rilancia sul “patriarcato mediterraneo”, quello di “Ulisse ed Enea”, che serve a proteggere la famiglia (ma, avverte, “preparate i defibrillatori per i giornalisti”) e insiste sul no al concetto stesso – e al reato – di femminicidio, ma quel che pesa di più, forse, della tre giorni di Futuro nazionale a Orvieto è nel luccicare degli occhi dei militanti e dei dirigenti davanti alla profezia: entro dieci anni Roberto Vannacci sarà presidente del Consiglio. Autore del vaticinio è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, uscito a giugno dal carcere di Rebibbia, dove ha trascorso un anno e mezzo – “da innocente”, rivendica – per traffico d’influenze, e ora di nuovo sulla scena politica da “semplice militante”. Con Vannacci, perchè in Futuro nazionale è confluito il suo movimento, Indipendenza.

Dunque, Alemanno guarda al futuro, promettendo “lealtà e fedeltà” al progetto di Vannacci, senza dimenticare il passato (“Meloni che oggi fa tanto la pura non fece nulla – attacca – quando noi contrastavamo la deriva di An con la destra sociale”)anzi, proprio in virtù di quello, la destra, cioè “la destra sociale” o “vitale” come la definiscono i futuristi, può andare a Palazzo Chigi facendo tesoro degli sbagli passati. Ovvero, basta rincorrere il centro, bisogna, invece, “mettere insieme identità con valori sociali”. Insomma, per dirla con Lorenzo Gasperini, professore di filosofia e responsabile programma di FnV, “noi non vogliamo morire come Gianfranco Fini”.

Questa destra ha il suo programma e i suoi miti – il parlamentare europeo di AfD Marc Jongen, ospite della kermesse, cita Julius Evola, lo scrittore vicino alle correnti più radicali del fascismo, e la cosa piace parecchio ai futuristi, tanto che per questo viene ringraziato in diversi interventi – ma, ricorda il coordinatore nazionale del partito Massimiliano Simoni, che fa un elogio del “buonsenso”, “noi non siamo il partito delle celtiche e non siamo nemmeno il partito dell’ascia bipenne ma della Croce”. Vannacci, da parte sua, cita “il camerata San Paolo” e sfida “gli undici preti insoddisfatti” rispetto a questa citazione oggetto di revisionismo a “scrivermi perchè risponderemo anche a loro”.

FnV, giunto a 156mila iscritti, “non vuole amministrare il declino ma governare bene”, “non ci siamo messi a fare i conti come hanno fatto gli altri” ma, incalza Vannacci, il partito “non si pone limiti” di crescita e di vittoria davanti alle Politiche. Le alleanze? Quelle, spiega l’ex generale, rispondendo anche all’ennesima chiusura del centrodestra, attraverso le parole odierne del presidente del Senato Ignazio La Russa, si decidono “a ridosso” delle elezioni.

La strada, quindi, è lunga ma “l’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia” e che “non negozia sui suoi valori”, sulle “linee rosse”.