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Iran, mons. Martinelli (Sud Arabia): raid continui, difesa molto forte

Roma, 25 mar. (askanews) – “Negli Emirati Arabi Uniti gli attacchi sono ancora numerosi” e “più volte, sia durante il giorno sia di notte riceviamo gli allarmi sul telefonino che invitano a metterci al riparo. Tuttavia, finora la difesa è stata molto forte, ha respinto praticamente tutti gli attacchi”: a parlare ad askanews è monsignor Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale.

“La situazione dipende molto dalle diverse zone – racconta -. Negli Emirati Arabi Uniti gli attacchi sono ancora numerosi. Più volte, sia durante il giorno sia di notte riceviamo gli allarmi sul telefonino che invitano a metterci al riparo. Tuttavia, finora la difesa è stata molto forte, ha respinto praticamente tutti gli attacchi. Per questo, sebbene ci sia timore, c’è anche molta fiducia nella protezione da parte delle autorità locali. Non abbiamo particolari indicazioni se non quella di evitare incontri troppo affollati. Le nostre chiese sono sempre rimaste aperte e dopo i primi giorni, la gente è tornata a frequentare le celebrazioni come sempre, anzi, in certi casi anche più numerosa. Il catechismo è stato spostato online per evitare l’assembramento di bambini e genitori nei locali delle parrocchie”.

“In Oman, invece – prosegue il vicario apostolico – gli attacchi sono stati sporadici e non ci sono altre indicazioni. Lo Yemen al momento non sembra essere coinvolto, ma si deve tenere conto che il paese si trova in uno stato di grave povertà a causa della guerra civile iniziata oltre dieci anni fa. Spero vivamente che rimanga totalmente fuori da questo nuovo conflitto”.

“Questa guerra all’inizio ha lasciato tutti molto turbati – ribadisce mons. Martinelli – perché è stata chiara fin da subito la gravità della situazione e la possibilità di un allargamento del conflitto, senza poter individuare rapide via di uscita. Il fatto che praticamente tutti i paesi del Golfo e del Medio Oriente siano coinvolti rappresenta una situazione inedita ed estremamente pericolosa”.

“Ovviamente questa guerra ha delle radici antiche e differenziate. Tuttavia, è del tutto chiaro che un nuovo equilibrio non potrà mai nascere dalla guerra. Come ha sottolineato molto bene il Santo Padre – prosegue nella sua analisi il vicario apostolico – dalle vicendevoli minacce non nasce una pace duratura. Solo la via del dialogo e della diplomazia può portare a soluzioni significative. Niente può sostituire la pazienza dell’incontro, del dialogo e il lavoro della diplomazia per trovare nuovi equilibri tra le diverse componenti del conflitto”.

“Penso che per arrivare alla pace occorra che tutti tornino a guardare al bene dei popoli, alla vita della gente che deve affrontare il peso della vita quotidiana. Le ideologie che guidano le guerre – ribadisce – non tengono conto della realtà quotidiana della gente comune. Se ripartiamo dalla realtà dalla vita quotidiana, troveremo anche una strada per nuovi equilibri tra i Paesi”.

Mons. Martinelli rivela di essere “in contatto con i responsabili dei diversi dicasteri della Santa Sede a cui i nostri vicariati apostolici fanno riferimento. Abbiamo ricevuto messaggi e lettere molto confortanti – dice – che ci sostengono in questi momenti. Sappiamo che il Papa prega per noi, come lui stesso ha assicurato nella preghiera dell’Angelus e nelle diverse occasioni. Papa Leone XIV nelle sue prime parole dopo la sua elezione ha invitato alla pace e ha affermato: ‘Il male non prevarrà’. Lo crediamo fermamente. Anche in questo momento drammatico”.

Preghiera e vicinanza della chiesa ai suoi fedeli. “Subito, la sera del 28 febbraio, ho inviato un messaggio a tutti i nostri fedeli, invitandoli alla calma e alla solidarietà. Soprattutto – risponde mons. Martinelli – li ho invitati a essere uniti nella preghiera, specialmente il Rosario per la pace. Mi ha sorpreso che molti abbiano risposto in modo generoso e creativo. Diverse parrocchie e gruppi hanno organizzato la preghiera del rosario online, con una forte partecipazione delle famiglie. Vedo inoltre con gioia che le persone sono vicino le une alle altre, si aiutano nelle difficoltà. Abbiamo promosso anche alcuni incontri di preghiera a livello del Vicariato. Soprattutto mi ha commosso l’incontro online che abbiamo fatto per i ragazzi – i più spaventati dal conflitto. Oltre mille ragazzi tra 14 e 18 anni si sono collegati per fare le loro domande al vescovo su come vivere questi giorni difficili. Abbiamo parlato, pregato, cantato, è stato un momento di profonda connessione spirituale e umana”.

Una Pasqua diversa quella di quest’anno, per via del conflitto. “Le parrocchie stanno riorganizzando gli orari delle messe. Non sarà possibile in molti casi utilizzare gli spazi esterni, per motivi di sicurezza in caso di allarmi, e lo spazio all’interno è limitato. Anche per questo – spiega il vicario – sarà aumentato il numero di Messe e celebrazioni, per evitare assemblee troppo affollate e permettere la partecipazione di tutti. Infatti, le nostre chiese si riempiono oltre misura durante le grandi festività del Natale e della Pasqua”.

“Da un punto di vista spirituale, la vita delle parrocchie continua normalmente con le iniziative quaresimali – sottolinea – momenti di ritiro spirituale, confessioni e colloqui personali con i sacerdoti. La nostra comunità è composta esclusivamente di migranti e tutti sentiamo l’insicurezza del momento presente. La fede ci aiuta a non fuggire dalla realtà, ma a trovare un fondamento più profondo per continuare il cammino, per affrontare i problemi con coraggio nella solidarietà, aiutandoci a vicenda. Celebrare la morte e risurrezione di Cristo vuol dire celebrare una speranza più forte del male e della morte; vuol dire che l’ultima parola sulla storia dell’umanità non sarà mai la violenza ma la misericordia e la pace. Nella Settimana Santa vogliamo celebrare questa speranza”.

Di Serena Sartini

Calcio, Gattuso: "E’ la partita della vita"

Roma, 25 mar. (askanews) – Alla vigilia della semifinale playoff per il Mondiale 2026 contro l’Irlanda del Nord, il commissario tecnico Gennaro Gattuso carica l’Italia e non nasconde il peso della sfida. “Ho un Paese sulle spalle, è la gara più importante della mia carriera da allenatore”, ha dichiarato a Sky Sport, sottolineando come la squadra arrivi all’appuntamento “carica e con la giusta tensione”.

Clima positivo nel ritiro di Coverciano, ma con la piena consapevolezza della posta in palio. “Sono stati giorni intensi ma belli, con grande atmosfera. Sappiamo tutti cosa ci giochiamo”, ha spiegato il Ct, evidenziando la necessità di un equilibrio tra testa e gambe: “Servono entrambe. Loro fanno poche cose, ma con grande convinzione: bisogna essere forti mentalmente, saper soffrire e poi colpire con velocità negli ultimi metri”.

Sul fronte formazione restano da sciogliere alcuni dubbi, a partire dalle condizioni di Alessandro Bastoni, in bilico tra panchina e maglia da titolare. “Vedremo, va dato merito a chi stringe i denti e si mette a disposizione”, ha spiegato Gattuso, citando anche il lavoro differenziato svolto da Gianluca Scamacca.

In conferenza stampa il Ct ha ribadito l’importanza dell’approccio mentale: “Voglio pensare positivo, ma bisogna annusare il pericolo. Loro credono in ogni pallone”. Poi una battuta sull’insonnia pre-partita: “Ringrazio i dottori, altrimenti alle 4.30 sono già sveglio”.

Gattuso ha inoltre confermato che, in caso di rigori, il primo tiratore sarà Mateo Retegui: “Li abbiamo provati, tutti hanno tirato. Siamo pronti anche a questa eventualità”. E sullo spirito da portare in campo: “Vorrei vedere lo stesso atteggiamento di Jannik Sinner”.

Infine, uno sguardo al passato per chiuderlo definitivamente: “Non pensiamo agli spareggi precedenti, li ho ben presenti. Se Jorginho segna all’Olimpico siamo al Mondiale. Ma quello è il passato, ora conta solo domani”.

La ministra Daniela Santanchè si è dimessa

Roma, 25 mar. (askanews) – La ministra del turismo, Daniela Santanchè, ha rassegnato il suo incarico e si è dimessa. In una lettera inviata alla presidente del consiglio e che è stata resa nota spiega: “Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo”.

“Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio”. Così scrive Daniela Santanchè in una inviata lettera alla presidente del consiglio e con la quale ha rassegnato il suo incarico da ministra del turismo.

“Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro
espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio”.

“Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato
l’onorevole Del Mastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire ‘obbedisco’ e a fare quello che mi chiedi”, continua Santanchè. “Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento”. Poi: “Cari saluti. Daniela”.

Giappone-Cina, la rivalità sul mare entra in una nuova fase

Roma, 25 mar. (askanews) – La competizione marittima tra Giappone e Cina sta entrando in una fase più strutturale, nella quale non è più in gioco soltanto la disputa sulle isole contese Senkaku/Diaoyu, ma il controllo del Mar cinese orientale, la tenuta del fianco sudoccidentale giapponese e la capacità di reagire a un’eventuale crisi su Taiwan senza lasciare a Pechino l’iniziativa strategica. La riorganizzazione della Forza marittima di autodifesa giapponese, entrata in vigore il 23 marzo con la nascita della nuova ‘Fleet Surface Force’, è il segnale più recente di questo cambio di fase: Tokyo la presenta come un adeguamento tecnico all’ambiente di sicurezza, ma in realtà essa riflette una trasformazione più profonda del modo in cui il Giappone pensa la guerra sul mare, la deterrenza e il rapporto con la Cina.

La novità più visibile è la scomparsa della storica ‘Fleet Escort Force’, il comando che per circa 65 anni ha costituito il cuore della marina giapponese. Al suo posto nasce una forza di superficie unificata, accompagnata da un nuovo comando per la guerra informativa. Nel briefing di ieri, il capo di stato maggiore delle Forze di autodifesa marittima ammiraglio Akira Saito ha spiegato che lo scopo è costruire una struttura capace di sostenere ‘alta rapidità e alto volume di attività’ sotto un comando integrato, migliorando insieme il processo decisionale e la risposta alle nuove forme di conflitto, comprese disinformazione e guerra cognitiva. In parallelo, dal marzo 2025 è operativo anche il nuovo Comando congiunto delle Forze di autodifesa, pensato proprio per rendere più fluida l’integrazione tra domini terrestre, navale, aereo, cyber e spaziale.

Dietro il lessico burocratico c’è però una scelta militare molto netta. La nuova architettura concentra le unità di superficie in gruppi più grandi e più densi, invece che in pacchetti relativamente più autonomi, così da permettere a Tokyo di generare con maggiore elasticità forze navali ad hoc per missioni diverse: pattugliamento, difesa delle isole sudoccidentali, scorta, guerra antisommergibile, contromisure mine, supporto anfibio. Già nelle analisi pubblicate prima del varo, il riassetto veniva descritto come un modo per centralizzare il comando di navi di superficie, dragamine e altre unità, aumentando la prontezza operativa e la capacità di sostenere impieghi prolungati. E’ un modello più adatto a uno scenario di confronto continuo con la Cina che a una semplice marina di presenza costiera.

Il punto centrale della riforma è che il Giappone non sta più organizzando la propria marina attorno al solo concetto di difesa dell’arcipelago, ma attorno alla possibilità di operare in un teatro più ampio e molto più contestato. La trasformazione delle due unità classe Izumo, la Izumo e la Kaga, in piattaforme in grado di operare con gli F-35B è il simbolo di questa svolta. Nell’ottobre 2024 la Kaga ha effettuato al largo della California le prime prove di appontaggio con F-35B statunitensi, mentre i documenti del ministero della difesa registrano il dispiegamento dei primi F-35B giapponesi sulla base di Nyutabaru nell’agosto 2025. Senza chiamarle formalmente portaerei, Tokyo si sta dunque dotando di una capacità di aviazione imbarcata che il Giappone non aveva più avuto dalla seconda guerra mondiale e che accresce in modo significativo la profondità operativa della marina nipponica.

Questo salto di qualità va letto insieme al mutamento strategico ufficiale del Giappone. La Strategia di sicurezza nazionale del 2022 definisce la Cina ‘la più grande sfida strategica senza precedenti’ per la sicurezza del paese e collega esplicitamente la stabilità dello Stretto di Taiwan alla sicurezza dell’intera regione. Nei documenti di bilancio per il 2026, il ministero della difesa afferma che l’ambiente strategico è diventato ‘sempre più grave e rapidamente più duro’, rivendica di avere anticipato già al 2025 il raggiungimento del livello del 2% del Pil nella spesa per la difesa e indica come priorità capacità di attacco a distanza, impiego di sistemi senza pilota, resilienza logistica e comando integrato. In questa cornice, la riforma navale non è un provvedimento isolato ma parte di un più ampio riarmo funzionale alla deterrenza contro Pechino.

La competizione, del resto, è già quotidiana. Il Libro blu diplomatico 2025 del Giappone afferma che nel 2024 le navi della guardia costiera cinese sono entrate 39 volte nelle acque territoriali attorno alle Senkaku e sono state presenti per 355 giorni nella zona contigua, il massimo mai registrato. Tokyo descrive la situazione come ‘grave’, sottolineando che dal maggio 2020 le unità cinesi hanno ripetutamente cercato di avvicinarsi ai pescherecci giapponesi nell’area. Il 3 maggio 2025, inoltre, un elicottero decollato da una nave della guardia costiera cinese ha violato lo spazio aereo territoriale giapponese attorno alle isole, provocando una protesta formale del governo nipponico. E’ proprio questa miscela di presenza continua, pressione amministrativa e dimostrazione di forza sotto soglia a definire la nuova normalità del Mar cinese orientale.

Per Tokyo il problema è che la Cina non sta cercando necessariamente uno scontro frontale, ma un lento logoramento del controllo giapponese. In un’inchiesta Reuters di gennaio, funzionari e pescatori descrivono il dilemma di un governo che da un lato vuole continuare a mostrare la propria presenza intorno alle Senkaku, dall’altro teme che anche un piccolo incidente con la guardia costiera cinese possa degenerare rapidamente. Alcuni pescatori giapponesi sono stati discretamente invitati a evitare l’area proprio per non innescare una spirale incontrollabile. E’ un dettaglio rivelatore: quando uno Stato arriva a limitare la normale attività civile in un’area che considera propria, significa che la zona grigia è già diventata un problema strategico.

In questo senso il riassetto della marina giapponese ha anche una funzione geografica precisa. Il nuovo gruppo anfibio, ricondotto sotto il comando di superficie, è destinato a lavorare in stretto coordinamento con la forza anfibia terrestre per la difesa della catena delle Nansei, l’arco di isole che da Kyushu si allunga verso Taiwan. E’ un’area decisiva perché sta a cavallo della prima catena di isole, la barriera naturale che Pechino vuole superare per proiettare la propria potenza nel Pacifico. Non a caso il ministero della difesa giapponese segnala che la marina cinese ha ormai oltrepassato con regolarità la ‘first island chain’ e intensificato le attività fino alla seconda, mentre i ministri della difesa di Tokyo e Washington hanno appena ribadito che l’espansione della presenza congiunta nel sudovest del Giappone è una delle priorità più alte dell’alleanza.

Il nesso con Taiwan è dunque evidente, anche se Tokyo continua a calibrarlo con cautela diplomatica. Il governo giapponese insiste sul fatto che non sta abbandonando la propria linea ufficiale, che riconosce la politica dell”Unica Cina’, ma l’intero dispositivo militare viene ormai modellato per resistere a uno scenario in cui una crisi nello Stretto si allarghi rapidamente alle acque e allo spazio aereo che circondano il Giappone. Missili a lungo raggio, rafforzamento del comando congiunto, capacità portaerei leggere, cooperazione più stretta con gli Stati uniti, attenzione alle operazioni mine e alla difesa delle isole remote: tutto converge verso la stessa ipotesi di lavoro, ossia che una crisi su Taiwan e la pressione cinese nel Mar cinese orientale non possano più essere trattate come dossier separati.

Anche sul piano politico il deterioramento è ormai visibile. Reuters ha riferito che nella bozza del Libro blu diplomatico 2026 il Giappone intende eliminare la definizione del rapporto con la Cina come ‘uno dei più importanti’, limitandosi a descriverla come ‘vicino importante’. La modifica arriva dopo mesi di forte irrigidimento, sullo sfondo di tensioni attorno a Taiwan, controlli cinesi sulle esportazioni di terre rare e pressioni economiche e diplomatiche reciproche. Non è un semplice aggiustamento lessicale: è il riconoscimento che la rivalità con Pechino non è più congiunturale, ma strutturale, e che il mare è il luogo dove questa rivalità si manifesta con maggiore continuità.

Per questo la riforma della marina giapponese va letta oltre la dimensione organizzativa. Il Giappone sta cercando di passare da una postura essenzialmente reattiva, basata su pattugliamento e protesta diplomatica, a una postura capace di sostenere deterrenza, presenza avanzata e operazioni multidominio in un confronto lungo e intermittente con la Cina. Pechino, dal canto suo, continua a usare guardia costiera, navi militari, ricognizione e pressione costante per erodere gradualmente il margine operativo di Tokyo senza arrivare alla guerra aperta. È questa la vera natura della competizione marittima tra i due paesi: non uno scontro improvviso, ma una prova di resistenza strategica, nella quale ogni riforma di comando, ogni pattugliamento e ogni incidente attorno alle Senkaku contribuiscono a ridefinire gli equilibri del Pacifico occidentale.

Il Premio "LaPodstar 2026" all’autrice di "Finché arriveremo a Gaza"

Roma, 25 mar. (askanews) – A vincere LaPodstar 2026, riconoscimento italiano dedicato ai podcast ideati e condotti da donne assegnato alla Fabbrica del Vapore, è stata Patrizia Dall’Argine con il podcast “Finché arriveremo a Gaza”, un racconto potente e immersivo della partecipazione alla Global March to Gaza: una mobilitazione internazionale nata dal basso che diventa narrazione di resistenza civile, un progetto che porta l’ascoltatore dentro un viaggio collettivo fatto di fatica, speranza e coraggio, restituendo voce a chi ha scelto di non restare indifferente.

“Grazie a Podstar per questo importante riconoscimento, che è anche stimolo per continuare a fare ciò che più amiamo. Per chi vive di storie, raccontare è un atto di restituzione, responsabilità e cura. Finché arriveremo a Gaza – ha dichiarato la vincitrice – racconta un movimento di migliaia di persone da 54 Paesi che scelgono di agire contro l’immobilismo dei governi e la violazione del diritto internazionale. È un racconto di umanità prima ancora che di cronaca”.

Nato nel 2023, il Premio LaPodstar punta a contrastare la sottorappresentazione femminile nel podcasting e creare nuove opportunità di visibilità e crescita professionale. Un dato basta a fotografare il problema: in Italia solo il 22% dei podcast nella Top 100 è condotto da donne. L’edizione 2026 ha raccolto 65 candidature e coinvolto una giuria di professioniste del settore – autrici, produttrici e podcaster – che hanno valutato i progetti per impatto sociale, qualità narrativa e originalità editoriale.

“I media non raccontano solo il mondo: lo modellano. E quando le donne restano ai margini, non è solo un problema di rappresentazione, ma di accesso reale alle opportunità. Nel podcasting questo si traduce in meno visibilità, meno investimenti e meno possibilità di crescita. Ed è un paradosso – ha affermato Ester Memeo, fondatrice di Podstar e direttrice artistica del Festival del Podcasting – perché i dati dimostrano che le voci femminili funzionano: il 79% delle donne si coinvolge di più quando si riconosce nella conduttrice e quasi il 50% ha una percezione migliore dei brand che investono in podcast femminili. In un mercato in cui le donne guidano fino all’80% delle decisioni d’acquisto, continuare a non dare loro spazio non è solo ingiusto: è miope”.

Il premio è stato consegnato nell’ambito dell’evento “Tutte Abbiamo Voce”, promosso da Diana De Marchi, presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano. All’incontro hanno partecipato anche l’on. Anna Ascani e una rappresentanza di podcaster italiane ed europee provenienti da Belgio, Spagna e Regno Unito.

L’iniziativa è sostenuta da Acast e Radio24, con il patrocinio di Assipod.org e Asseprim.

Famiglia del bosco da La Russa, la madre: sempre rispettate le leggi

Roma, 25 mar. (askanews) – “Dopo mesi di completo silenzio Nathan e io vogliamo esprimere la nostra sincera gratitudine a chiunque ci ha sostenuto in questi giorni lunghi e profondamente difficili pieni di dolore e tristezza per i nostri bambini”. Comincia così la dichiarazione rilasciata da Catherine Birmingham, la mamma della cosiddetta “famiglia nel bosco”, all’uscita da Palazzo Giustiniani, dove insieme col marito Nathan Trevallion è stata ricevuta in una visita privata dal presidente del Senato Ignazio La Russa.

“Abbiamo scelto l’Italia perché aveva gli stessi valori con cui volevamo crescere i nostri bambini, famiglia, amore, stare insieme, vivere e mangiare in maniera naturale e più di tutto una esistenza piena di amore e pace in cui le persone si aiutano a vicenda”, ha continuato, citando i figli al momento ancora allontanati dalla famiglia e accolti in una struttura per decisione del Tribunale di minori.

“Abbiamo vissuto in pace e armonia nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione non abbiamo mai fatto male ai nostri bambini, mai privati dei loro bisogni o abbiamo mai fatto male ai nostri vicini, al nostro Comune e alla terra in cui viviamo”, ha aggiunto.

Commemorazione Bossi in aula alla Camera, Fontana: seppe smuovere coscienze

Roma, 25 mar. (askanews) – E’ iniziata nell’aula della Camera la commemorazione di Umberto Bossi, fondatore della Lega, scomparso il 19 marzo scorso. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha tenuto un breve discorso, ricordando di aver dedicato proprio a Bossi la sua elezione a Montecitorio, prima di chiedere all’assemblea di osservare un minuto di silenzio.

“Non dimenticò mai le sue origini”, dando “voce alle istanze dei territori spesso inascoltate” ha detto Fontana, con la voce incrinata dall’emozione ricordando la capacità di Bossi “di mobilitare le masse e smuovere le coscienze”. Dopo il silenzio l’applauso dell’aula.

Famiglia del bosco al Senato: qui per dire nostra verità, grazie Italia

Roma, 25 mar. (askanews) – “Quello che siamo venuti a offrire qua oggi è la nostra verità e il continuo impegno ad essere quei genitori responsabili rispettosi e amorevoli che siamo e con questa verità, nel dolore più insopportabile, siamo venuti qua a chiedere di essere ascoltati e a chiedere di essere di nuovo una famiglia, la nostra famiglia”. Così Catherine Birmingham, la mamma della cosiddetta “famiglia nel bosco”, all’uscita da Palazzo Giustiniani, dove insieme col marito Nathan Trevallion è stata ricevuta in una visita privata dal presidente del Senato Ignazio La Russa.

“Il nostro sincero e sentito ringraziamento al presidente del Senato italiano per averci ricevuto e sostenuto con grande umanità, siamo davvero profondamente grati a lui e tutta l’Italia nella sua bontà e nel suo amore”, ha detto in una dichiarazione in inglese rilasciata all’esterno di Palazzo Giustiniani. “Grazie di cuore”, ha concluso in italiano.

Governo,sfiducia a Santanché lunedì in aula alla Camera ma Fdi attende dimissioni oggi

Roma, 25 mar. (askanews) – In Fratelli d’Italia le dimissioni di Daniela Santanchè sono ritenute “scontate” (Giovanni Donzelli), per alcuni parlamentari di alto rango addirittura sarebbero già state messe sul tavolo ma saranno comunicate solo al rientro di Giorgia Meloni da Algeri, nel tardo pomeriggio. Sicuramente l’obiettivo, come ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, è non arrivare a discutere la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni che è stata calendarizzata a partire da lunedì: “Penso non sarà necessaria”, ha detto Ciriani in transatlantico.

Oggi le opposizioni hanno ottenuto, senza alcuna resistenza da parte di governo e maggioranza, che fosse calendarizzata rapidamente la discussione e il voto sulla loro mozione. Uscendo dalla riunione della capigruppo la dem Chiara Braga ironizza: “Abbiamo facilitato il lavoro della premier”. “Proviamo a fare quello che Meloni non riesce a fare, convincere la sua ministra, fedelissima del presidente del Senato, a dimettersi. Ci chiediamo dove sia la forza della presidente Meloni”, ha rincarato sullo stesso tasto Riccardo Ricciardi (M5S).

In un modo o nell’altro, si va dunque verso una soluzione della vicenda della ministra del Turismo Daniela Santanchè, che si trascina, tra indagini che la coinvolgono, quasi dall’inizio della legislatura e che, sul piano politico, ha registrato una accelerazione dopo che ieri la premier ha diffuso una nota in cui le ha chiesto di fare un passo indietro.

Santanché, lunedì mozione di sfiducia. Ma Fdi attende le dimissioni oggi

Roma, 25 mar. (askanews) – In Fratelli d’Italia le dimissioni di Daniela Santanchè sono ritenute “scontate” (Giovanni Donzelli), per alcuni parlamentari di alto rango addirittura sarebbero già state messe sul tavolo ma saranno comunicate solo al rientro di Giorgia Meloni da Algeri, nel tardo pomeriggio. Sicuramente l’obiettivo, come ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, è non arrivare a discutere la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni che è stata calendarizzata a partire da lunedì: “Penso non sarà necessaria”, ha detto Ciriani in transatlantico.

Oggi le opposizioni hanno ottenuto, senza alcuna resistenza da parte di governo e maggioranza, che fosse calendarizzata rapidamente la discussione e il voto sulla loro mozione. Uscendo dalla riunione della capigruppo la dem Chiara Braga ironizza: “Abbiamo facilitato il lavoro della premier”. “Proviamo a fare quello che Meloni non riesce a fare, convincere la sua ministra, fedelissima del presidente del Senato, a dimettersi. Ci chiediamo dove sia la forza della presidente Meloni”, ha rincarato sullo stesso tasto Riccardo Ricciardi (M5S).

In un modo o nell’altro, si va dunque verso una soluzione della vicenda della ministra del Turismo Daniela Santanchè, che si trascina, tra indagini che la coinvolgono, quasi dall’inizio della legislatura e che, sul piano politico, ha registrato una accelerazione dopo che ieri la premier ha diffuso una nota in cui le ha chiesto di fare un passo indietro.

Mondadori presenta offerta per acquisire l’editoria scolastica di Hoepli

Milano, 25 mar. (askanews) – Mondadori ha presentato un’offerta per l’acquisizione del ramo d’azienda relativo all’editoria scolastica di Hoepli. L’annuncio arriva a due settimane dalla decisione dell’assemblea della storica casa editrice milanese di mettere in liquidazione la società “all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della società”.

Oggi la notizia del gruppo di Segrate che ha presentato “al liquidatore, nominato lo scorso 10 marzo dall’assemblea dei soci di Hoepli, un’offerta per l’acquisizione del ramo d’azienda relativo all’editoria scolastica della storica casa editrice italiana”. Eventuali ulteriori sviluppi, fanno sapere da Mondadori, saranno oggetto di comunicazione al mercato.

Nordio: nessuna ragione per cui mi debba dimettere

Roma, 25 mar. (askanews) – “Le dimissioni del ministro della giustizia dipendono, quando devono essere date, da ragioni di opportunità e non soltanto per ragioni formali. E da tutta una serie di considerazioni che in questo momento, con fondamentale la fiducia del Governo e della presidente del Consiglio è stata riconfermata . Quindi non c’è nessuna ragione per cui io mi possa dimettere”. Lo ha detto il ministro della giustizia, Carlo Nordio, parlando al question time della Camera.

Centrosinistra, Schlein: disponibile a primarie, se sceglieremo di farle

Roma, 25 mar. (askanews) – Elly Schlein è certa che il centrosinistra troverà un accordo sulle primarie e sul programma, ma chiede a tutta la coalizione di lavorare per “coinvolgere anche le milioni di persone che hanno votato ‘no’ al referendum’. La leader Pd lo ha detto parlando alla stampa estera. “Sono molto fiduciosa che, come abbiamo sempre fatto, troveremo un accordo su tutto”.

Innanzitutto, ha spiegato, “sulle modalità per costruire il programma dell’alternativa. Chiederò ai miei colleghi di non fare questo lavoro da soli, ma di trovare il modo per coinvolgere anche le milioni di persone che sono andate a votare qualche giorno fa”. E’ imperativo “non disperdere questa mobilitazione”. Bisogna pensare anche a “un grande appuntamento nazionale fatto insieme”.

Dopodiché “ho sempre detto che sarò disponibile a qualunque modalità, comprese le primarie se sceglieremo queste”.

Governo,Donzelli: Meloni non si fa logorare, rimossi ostacoli ad azione governo

Roma, 25 mar. (askanews) – “Giorgia Meloni non è una che si lascia logorare, governa perché vuole governare e fare delle scelte, se ci sono situazioni che rallentano o creano ostacoli all’azione di governo si rimuovono. Siamo chiamati non a scaldare la poltrona ma a dare risposte agli italiani”. Lo ha detto Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fdi, intercettato dai cronisti davanti a Montecitorio.

Delmastro e Bartolozzi, ha precisato, “non sono teste che cadono, è spiacevole come definizione, sono persone con alto senso delle istituzioni che hanno offerto le proprie dimissioni. Nel caso di Delmastro le aveva anche date ben prima ci fosse il risultaro del referendum”.

“Non credo Meloni abbia bisogno di dimostrazioni di forza”, ha sottolineato. E a chi gli chiedeva perché Nordio non si fosse dimesso, Donzelli ha risposto: “Che c’entra Nordio? Sono questioni diverse che avevano intralciato l’attività di governo, la riforma Nordio è una riforma che avevamo promesso agli italiani in campagna elettorale, abbiamo rispeettato la parola data. Si dovrebbe dimettere chi promette e poi fa l’opposto”.

“Non ci sono ripercussioni, scossoni nel governo. Meloni, parlando con alcune persone, ha scelto di dare un segnale chiaro alla nazione che è quello di non rimanere a governicchiare, siamo stati votati dagli italiani per fare alcune cose, le abbiamo fatte, la riforma costituzionale prevede il voto dei cittadini, si sono espressi e se c’è qualcuno che può ostacolare il dovere verso gli italiani viene rimosso”, ha osservato. “Il governo va avanti su quanto promesso agli italiani. Non è disponibile a rimanere abbarbicato alla poltrona in condizioni di continue critiche, quindi rimuove gli ostacoli che possono complicare la vita e l’attività del governo”, ha concluso.

Aziende farmaceutiche USA in Italia, ruolo strategico per il sistema-Paese

Roma, 25 mar. (askanews) – Le imprese farmaceutiche statunitensi rivestono un ruolo di rilievo nel tessuto produttivo e scientifico italiano, contribuendo alla ricerca clinica, all’innovazione e allo sviluppo dell’intero settore. L’impatto economico generato nel 2024 sul territorio è stimato in circa 6,3 miliardi di euro, con un effetto occupazionale complessivo pari a quasi 22.600 addetti; con quasi 180 milioni di investimenti in Ricerca & Sviluppo si conferma anche il ruolo di primo piano delle farmaceutiche USA nella ricerca clinica nel nostro Paese. L’Italia è dunque considerata una localizzazione vantaggiosa, anche se permangono criticità strutturali – soprattutto regolatorie ed amministrative – che limitano l’attrattività del Paese. È quanto fotografa una ricerca realizzata dalla Luiss Business School e promossa dalla Camera di Commercio americana su un campione rappresentativo di aziende.

Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability and Impact Luiss Business School: “Evidenzia il ruolo assolutamente centrale delle imprese americane in Italia nell’innovazione. Basta dire un dato: circa il 50% della ricerca clinica, degli investimenti in ricerca clinica in Italia, nel 2023-2024, sono stati realizzati dalle imprese americane. L’Italia è sempre stata un paese rilevante nella ricerca anche perché si riconosce l’eccellenza di molti nostri centri di ricerca, di molti nostri studiosi, ma la competizione è diventata molto più forte. Questa è una fase veramente di transizione, in cui occorre rafforzare in maniera decisiva i fattori di attrattività del Paese per gli investitori internazionali in ricerca e innovazione”.

Simone Crolla, Managing Director American Chamber of Commerce in Italy: “In questo paper cerchiamo di lavorare per promuovere delle ulteriori innovazioni che facilitino un ulteriore afflusso di questi investimenti americani, che comunque proiettano l’Italia nel mercato mondiale dell’innovazione farmaceutica. AmCham fa questo lavoro da 110 anni. Gli Stati Uniti sono il primo investitore straniero nel nostro Paese e la prima destinazione dei nostri investimenti e merci al di fuori dell’Unione Europea. Quindi c’è una simbiosi totale su quello che vuol dire investimenti e creazione del valore”.

Per il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, quella delle farmaceutiche degli Stati Uniti è “una presenza significativa” in Italia e merita perciò “un approccio sistemico” da parte del Ministero, aspetto che sarà affrontato anche nel Testo unico della legislazione farmaceutica.

Santanchè, Donzelli: do per scontato che ministro ascolti indicazioni premier

Roma, 25 mar. (askanews) – “Meloni si è espressa. Normalmente, come sempre, e accadrà anche in questo caso, un ministro ascolta le indicazioni e le richieste del premier. Non so tempi e modi, do per scontato”. Lo ha detto il responsabile organizzazione di Fdi, Giovanni Donzelli, intercettato dai cronisti davanti a Montecitorio e rispondendo alla domanda sulla posizione che terrà la maggioranza rispetto alla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni nei confronti della ministra Santanchè.

Fdi, Donzelli: mie dimissioni? Non mi risulta ma sono a disposizione

Roma, 25 mar. (askanews) – “Magari, ditemi dove firmo, sono a disposizione”. È la risposta ironica di Giovanni Donzelli ai giornalisti che gli domandano chiarimenti sulle indiscrezioni secondo cui sarebbe stato chiesto anche a lui di dimettersi da responsabile organizzazione di Fdi. “Io lo faccio volentieri con spirito di sacrificio ma è una cosa impegnativa, per me nessun problema, io sono già onorato di tutte le cose che faccio ma non avrei alcun problema, non mi risulta ma ditemi dove firmo così posso dedicare più tempo all’attività del Copasir e all’aula”, ha aggiunto.

Centrosinistra, Schlein: il Pd continuerà ad essere testardamente unitario

Roma, 25 mar. (askanews) – Elly Schlein intende unire le opposizioni continuando “come abbiamo fatto dal primo giorno del mio mandato. Puntando sulle grandi questioni costituzionali che ci uniscono: la battaglia per la salute pubblica, le questioni della scuola, il lavoro dignitoso e le politiche industriali,i diritti”. La segretaria Pd lo ha detto parlando alla stampa estera. “Sono tutte questioni che ci hanno permesso di far crescere in maniera unita e compatta il Pd, ma anche di ricostruire una coalizione progressista”.

Dunque, “continueremo su questa strada testardamente unitaria. Anche perché sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono”.

Sumud Flotilla, a Civitavecchia corteo e preparativi Spring Mission

Roma, 25 mar. (askanews) – La Global Sumud Flotilla salperà dai porti italiani nel corso del prossimo mese: 100 barche, 50 delegazioni da tutto il mondo con l’obiettivo – fanno sapere gli organizzatori in un comunicato – non solo di rompere l’assedio illegale e portare aiuti umanitari ma anche di condurre a Gaza medici, costruttori, educatori e altre figure fondamentali per la vera ricostruzione della Striscia, e denunciare con forza il piano coloniale della “riviera di Gaza” e del “Board of Shame”.

Il 29 marzo nella darsena del Porto di Civitavecchia, gli attivisti “daranno il benvenuto e il buon vento” a una della barche della Flotilla che si prepara a salpare per Gaza dove gli uomini, le donne e i bambini continuano a morire non solo per le bombe e i proiettili ma anche per la mancanza di cibo, di acqua, di medicine. Insieme agli attivisti e alle attiviste della Global Sumud Flotilla ci sarà il movimento degli studenti palestinesi in Italia che il 29 marzo commemora lo Yom al-Ard, il Giorno della Terra, che ricorda gli avvenimenti del 30 marzo 1976.

In programma domenica 29 marzo quindi un corteo a Civitavecchia per celebrare il Giorno della Terra e sostenere la missione della Global Sumud Flotilla.

Appuntamento alle 11 in Piazza Guglielmotti per la partenza del corteo e alle 11.30 conferenza stampa presso la Darsena Romana nel Porto di Civitavecchia. Intervengono: Maria Elena Delia portavoce GSF/GMTG Italia, equipaggio della Flotilla, Maya Issa del Movimento Studenti Palestinesi in Italia, Global Movement to Gaza Italia, Prof. Giovanni Testa, presidente del Circolo Nautico, Riccardo Petrarolo, rappresentante portuali USB del Porto di Civitavecchia, e altri.

Al termine dell’incontro con la stampa, l’imbarcazione lascerà il porto in direzione Marina di Civitavecchia dove il corteo terminerà la propria marcia all’incirca per le 13.30

Dalle 15 sessione di interventi in Piazza Fratti, con la moderazione di Francesca Incardona, che presenterà lo studio di cui è coautrice “Gaza. Giornalisti e sanitari: vittime collaterali o bersagli?. Al dibattito parteciperanno membri degli Equipaggi di Mare (Paolo De Montis e Silvia Severini) e di Terra (Francesca Putini e Marco Faiola), il rappresentante USB Porto di Civitavecchia Riccardo Petrarolo e il fotografo palestinese Hazim Madi. Interverranno: Maria Elena Delia per GSF, Maya Issa del Movimento degli studenti palestinesi in Italia; Vera Pegna, traduttrice, attivista e scrittrice; Valentina Micheli, giurista; Ludovico Lamarra e Franco Pietropaoli, musicisti de Il Muro del Canto; Dr.ssa Simona Mattia della rete nazionale Digiuno Gaza; i portavoce di Emergency, Amnesty e Open Arms; Diana Agostinello per CGIL Roma e Lazio; rappresentante del Coordinamento docenti di Viterbo; Prof.ssa Marta Malaguti, Coordinamento docenti di Civitavecchia; Cinzia Leoni dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; Simona Ricotti e Mathias Mancin per Supporto Global Sumud Flotilla.

Rai 3: tra coraggio, solidarietà e bellezza il 29 marzo torna "O Anche No"

Roma, 25 mar. (askanews) – “O Anche No”, il programma di inclusione sociale, disabilità e diritti fondamentali, torna in onda su Rai 3 domenica 29 marzo, a partire dalle ore 10.20 circa e in replica lunedì notte alle ore 1 circa.

Paola Severini Melograni è all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie di Legnaro (PD), dove incontra Franco Mutinelli, direttore del Centro Nazionale IAA. Al centro dell’approfondimento l’importanza degli interventi assistiti con gli animali e il progetto Ra.So – Radici di Solidarietà, che valorizza il ruolo educativo e sociale delle aziende agricole locali, integrando la relazione con gli animali nei percorsi di benessere e salute.

Mario Acampa va alla scoperta del Castello Gamba, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Châtillon. Nel 1904 il barone Gamba fece costruire questa residenza per sé e per la moglie, che soffriva di zoppia, e proprio per agevolarla nelle attività quotidiane fece installare il primo ascensore della Valle d’Aosta. Oggi il castello rappresenta un vero e proprio simbolo di cultura accessibile.

Riccardo Cresci racconta la storia di Lorenzo e della sua coraggiosa famiglia, che ha dovuto fare i conti con una presenza silenziosa ma costante: la malattia genetica di Huntington. Ad accompagnare questo racconto, la testimonianza di Barbara D’Alessio, presidente e direttore esecutivo LIRH – Lega Italiana Ricerca Huntington, e Ferdinando Squitieri, direttore scientifico LIRH.

“O Anche No” inoltre sarà al Parco dei Gasometri di Bovisa, un luogo del Politecnico di Milano nato per offrire spazi di aggregazione e benessere alla comunità, dove lo sport e l’inclusione diventano strumenti di partecipazione e crescita condivisa.

Infine, le rubriche: Vedere Oltre a cura di Daniele Cassioli, In forma con Ivan e Viola Cottini, Il lavoro è di tutti con Nina Daita, La posta del cuore di Daniela Iannone, I Disegni di Stefano Disegni e la musica dei Ladri di Carrozzelle. O Anche No è un format di Paola Severini Melograni, scritto con Eugenio Giannetta, Giulia Sarlo e Valeria Zanatta, regia di Gabriele Mammarella, realizzato con la collaborazione di Rai per la Sostenibilità e Rai Pubblica Utilità.

Meloni: rafforziamo la cooperazione e il flusso di gas dall’Algeria

Algeri, 25 mar. (askanews) – L’Italia e l’Algeria hanno “deciso di rafforzare la nostra solidissima cooperazione” nel settore del gas “anche lavorando su nuovi fronti come ocean gas e l’off shore e questo consentirà di rafforzare il flusso di gas”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le dichiarazioni congiunte con il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune.

“L’amicizia tra le nostre nazioni – ha aggiunto – costituisce in un tempo come questo, in cui l’instabilità è crescente e le certezze diminuiscono, una delle straordinarie certezze su cui contare”.

“Italia e Algeria – ha sottolineato – si sono date una mano tante volte e ognuna c’è stata per l’altra nel momento del bisogno”.

Un labirinto di relazioni: gli spazi sociali di Rirkrit Tiravanija

Milano, 25 mar. (askanews) – Spazi di relazione, che uniscono le dimensioni dell’arte e della vita attraverso la componente della socialità, arrivando in fine a cambiare radicalmente l’idea stessa della pratica artistica. Pirelli HangarBicocca a Milano ospita nelle sue navate una importante retrospettiva del lavoro di Rirkrit Tiravanija, grande figura dell’arte relazionale, a partire dalla sua ricerca architettonica e spaziale.

“Il mio lavoro – ha detto l’artista ad askanews – è in realtà una piattaforma per molte persone. È come avere un tavolo da cucina molto grande, dove il tavolo è semplicemente un luogo in cui tutte le persone possono riunirsi, sedersi e cenare insieme, parlare, bere, stare insieme. Quindi, in realtà, io sto solo creando un tavolo, e la cosa importante è che le persone vi si siedano”.

Il grande tavolo c’è in mostra, così come ci sono molti ambienti, compresa una ricostruzione della casa di Tiravanija stesso all’interno dello spazio del Cubo di HangarBicoca, che cambiano la percezione del luogo espositivo, la trasformano in un altrove. Intitolata “The House That Jack Built”, la mostra, curata da Lucia Aspesi e Vicente Todolì, è costruita anche intorno a un grande intrico di percorsi misteriosi delimitati da tende arancione.

“Volevo partire dall’idea di come decostruire questo grande spazio – ha aggiunto l’artista – per questo ho creato una sorta di grande labirinto, che effettivamente è basato sul labirinto del film ‘Shining’ di Stanley Kubrick, quello che si trova fuori dall’hotel, dove Jack, il protagonista, insegue sua moglie. Quindi in un certo senso sto anche giocando con il titolo della mostra, sto giocando con il protagonista, ma anche con l’idea di andare in luoghi che non conosciamo”.

E se il labirinto è chiaramente una soglia di mistero, che instilla una potenziale dose di sottile inquietudine nel visitatore, il percorso lo porta invece a ritrovare azioni e realtà quotidiane, come mangiare, dormire o giocare e, in questo modo, a rivedere se stesso attraverso lo specchio dell’interazione con gli altri e con gli spazi dove questa avviene.

In tanti anni di esposizioni in Pirelli HangarBicocca si era visto raramente un intervento capace di cambiare così tanto la percezione dell’enorme forma e dimensione dello spazio espositivo. Ci era riuscita la mostra dedicata a Juan Munoz, memorabile, sembra riuscirci anche oggi il progetto di Tiravanija, con strumenti diversi, ma con lo stesso sorprendente risultato finale: non sapere più dentro cosa ci stiamo muovendo, e quindi, per estensione, essere anche più liberi. E questa è una straordinaria possibilità offerta dall’arte.

Del Fante: con Tim proiettare Italia verso futuro più tecnologico

Roma, 25 mar. (askanews) – “L’offerta pubblica di acquisto e scambio su Tim rappresenta una naturale evoluzione di un dossier avviato cinque anni fa insieme al Direttore Generale Giuseppe Lasco. Abbiamo fatto il primo investimento un anno fa, quindi possiamo dire di esserci fidanzati con Tim. Adesso siamo fermamente convinti che il matrimonio sia il prossimo passo, e quindi abbiamo proposto a tutti gli azionisti di Tim di venire a bordo dell’iniziativa di Poste” ha affermato Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane, in un’intervista rilasciata al TG Poste. L’AD ha ricordato che il gruppo ha avviato lo studio dell’offerta già diversi anni fa e ha aggiunto: “Due aziende storiche e iconiche come Poste Italiane e Tim, unite, possono proiettare il sistema Italia verso un futuro che sta diventando ogni giorno sempre più tecnologico. Vogliamo essere – ha concluso Del Fante – l’abilitatore della trasformazione tecnologica, delle abitudini degli italiani, persone fisiche, delle imprese, della pubblica amministrazione”.

Poste Italiane, Lasco al TG Poste: nostra strategia non cambia

Roma, 25 mar. (askanews) – “La nostra strategia è una e unica: investire sulle nostre persone. Con il Dottor Del Fante, in ogni occasione, ringraziamo i nostri colleghi: se oggi siamo arrivati a questo è anche e soprattutto grazie a loro, alla capacità, alla motivazione che hanno sempre dimostrato in questi anni di fare squadra, di fare sistema e di portare i risultati” ha spiegato il Direttore Generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco, in un’intervista rilasciata al TG Poste. “Continueremo a investire sulle persone. In questi anni abbiamo assunto circa 40mila persone, un ricambio generazionale importantissimo. Abbiamo portato in casa tantissimi giovani, su 40 mila il 60% sono under 30, si è molto alzato il livello di scolarizzazione con circa il 30% di laureati, l’età media si è abbassata da 51 a 47 anni e oggi il 54% dei nostri dipendenti è donna – ha aggiunto il DG Giuseppe Lasco – Le nostre risorse hanno capito l’investimento che stiamo facendo sulle persone e c’è stata una grande risposta. Stiamo investendo tanto sulla formazione e sul mondo welfare. Al Fondo Sanitario Integrativo hanno aderito tutti i 120 mila colleghi e in 50 mila hanno aderito al nostro progetto welfare. Quando l’operazione con Tim verrà a compimento l’integrazione sarà naturale. Continueremo il nostro processo di investimento sulle persone, daremo il benvenuto ai colleghi di TIM con grande motivazione e cultura professionale. Non faremo altro che continuare sulla nostra strada di fare grandi risultati e di fare grande Poste Italiane”.

Roma, un turismo oltre il centro storico

Roma, 25 mar. (askanews) – Settanta ettari di campagna romana intatta, santuari monumentali, residenze regali, terme antiche e strade storiche che hanno assistito alla nascita di Roma. Si tratta di Gabii, un’antica città nella città, inserita tra le 7 scoperte archeologiche che nel 2025 hanno segnato l’Italia come esempio di pianificazione monumentale innovativa e senza precedenti.

Eppure, questo straordinario patrimonio rimane ancora largamente sconosciuto, tanto ai visitatori, quanto ai residenti che ai turisti.

Con l’obiettivo di rafforzare e ampliare l’offerta culturale della capitale, ieri, martedì 24 marzo è stata presentata la ‘Partnership speciale per la valorizzazione del Parco archeologico di Gabii’. Un’iniziativa pionieristica che unisce istituzioni pubbliche, musei e GetYourGuide – la piattaforma globale per la prenotazione di tour ed esperienze culturali – per rendere Gabii, sito di eccezionale valore storico e culturale per la storia dell’antico Lazio e delle origini di Roma, un luogo più accessibile e più conosciuto al pubblico locale e internazionale.

Nella Sala del Carroccio in Campidoglio, istituzioni e partner hanno presentato le linee guida della collaborazione.

Mariano Angelucci, Presidente della Commissione Turismo, Moda e Relazioni Internazionali di Roma Capitale e Consigliere Metropolitano:

‘Questo progetto consentirà aperture straordinarie gratuite del Parco archeologico di Gabii alla cittadinanza fino a luglio nei weekend: era uno degli obiettivi che ci eravamo dati con l’ approvazione della delibera di assemblea capitolina a mia prima firma. Una bellissima notizia per residenti e turisti. In questi quattro anni abbiamo fatto tanti passi avanti. Con la direttrice Martina Almonte stiamo trasformando l’area grazie a uno stanziamento complessivo di oltre 10 milioni di euro di investimenti pubblici del comune e della città metropolitana per infrastrutture di accoglienza e nuovi collegamenti che consentiranno alla conclusione dei lavori di rendere il parco aperto tutti i giorni. Questo accordo tra il Parco Archeologico e GetYourGuide rappresenta una sana partnership pubblico-privata, che va nella direzione di un parco aperto 365 giorni l’anno e che risponde concretamente al tema dell’overtourism: decentrare i flussi turistici significa abbassare la pressione sul centro storico e portare sviluppo economico e nuovi posti di lavoro in un’area di grande pregio in VI municipio. Con il Sindaco Gualtieri e la maggioranza continuiamo a lavorare per lo sviluppo di tutta la Città.’

Valeria Baglio, capogruppo in Assemblea Capitolina:

‘Roma sta vivendo una stagione straordinaria dal punto di vista dell’attrazione turistica. Milioni di visitatori italiani e internazionali la scelgono per la sua bellezza e per la sua storia. Siamo orgogliosi di aprire le porte a collaborazioni che puntano a valorizzare siti di eccezionale fascino, come l’antica città di Gabii, gioiello sulla via Prenestina. Promuovere il turismo di qualità anche con esperienze di visita inedite, come Roma sta facendo con un gioco di squadra a tutti i livelli istituzionali, rappresenta un obiettivo per rendere la città più bella, più accogliente e per sostenere occupazione e imprese.’

Martina Almonte, Direttrice dei Musei e Parchi Archeologici di Praeneste e Gabii, Ministero della Cultura (MiC):

‘Questo progetto consente di scoprire in anteprima il Parco archeologico di Gabii, mentre sono in corso gli interventi per renderlo pienamente accessibile e inclusivo. Sarà possibile scoprire i resti dell’antica città di Gabii, garantendo un’esperienza unica nel contesto della campagna romana, alla maniera dei viaggiatori dell’Ottocento del Grand Tour, ma non solo. L’area archeologica centrale di Roma è oggi fortemente caratterizzata dal turismo mordi e fuggi, con il rischio di allontanare i cittadini e indebolire il senso di appartenenza. Il Parco archeologico di Gabii offre l’occasione di riconnettere la periferia con il territorio e i cittadini con il paesaggio in cui vivono. L’obiettivo sarà dunque invitare la comunità tutta a rafforzare un legame di appartenenza, vogliamo creare una sana abitudine a frequentare questi luoghi e a tornarci, favorendo la conoscenza della storia ma anche il benessere legato al paesaggio; una linea concreta di attuazione del Piano Olivetti per la Cultura.’

Maria Sole Cardulli, Responsabile Unità organizzativa Accordi di valorizzazione, Direzione generale Musei, Ministero della Cultura:

‘Il rapporto tra istituzioni museali e privati si è profondamente trasformato negli ultimi decenni, evolvendo verso forme di cooperazione sempre più aperte e strutturate, nella valorizzazione del patrimonio e non solo. È un cambiamento di mentalità prima ancora che normativo, che il Ministero della Cultura ha portato avanti sviluppando modelli di partenariato pubblico-privato sempre più aperti e strutturati. Questa partnership ne è un esempio virtuoso: dimostra che tutela, accessibilità e sostenibilità possono – e devono – camminare insieme, restituendo ai cittadini luoghi straordinari che appartengono a tutti.’

Francesca De Falco, Country Manager Italia, GetYourGuide:

‘Finanziare nuove aperture e investire in un sito come Gabii significa scommettere su un territorio ricco di storia che il turismo internazionale deve ancora scoprire. A soli 20 minuti da Roma, è uno dei siti archeologici più grandi e meno conosciuti del Lazio: renderlo prenotabile sulla nostra piattaforma significa dargli visibilità globale. I nostri dati confermano che il viaggiatore sta cambiando e il turismo esperienziale ha un effetto moltiplicatore: allarga il raggio d’azione, distribuisce la spesa e riduce la pressione su destinazioni già sovraffollate. Gabii ha la storia, ha il fascino, le manca solo la visibilità. Ed è proprio qui che possiamo fare la differenza.’

GetYourGuide è partner ufficiale del progetto e finanzierà le aperture straordinarie del sito archeologico di Gabii, ampliando l’accesso al pubblico rispetto alle modalità attualmente previste. Grazie a questo sostegno, il parco sarà aperto ogni sabato e domenica dall’11 aprile al 5 luglio, in aggiunta alle visite già programmate a partire dal 1° febbraio 2026 nella prima domenica gratuita del mese. Con GetYourGuide è possibile prenotare le visite guidate in italiano e inglese dalla piattaforma.

In parallelo, a Palestrina (Foro di Praeneste), è allestita la grande mostra ‘Gabii: le origini’, aperta fino al 31 ottobre 2026, con reperti inediti e altre scoperte provenienti dal Museo Nazionale Romano, dal Museo delle Civiltà e dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. A cura di Martina Almonte, Marco Fabbri e Federica Zabotti, il cuore del percorso è il racconto degli albori dell’antica città di Gabii anche attraverso le prime testimonianze materiali e scrittorie documentano la nascita della lingua latina e gli intensi scambi culturali che hanno interessato l’Italia centrale in età antica.

Perché Gabii: un patrimonio unico ancora da scoprire:

Situato nel quadrante est di Roma, a circa 20 chilometri dal centro lungo la Via Prenestina, il sito archeologico di Gabii ha il potenziale per diventare un nuovo polo culturale – capace di accogliere visitatori, famiglie, scuole e attività comunitarie – rafforzando al contempo il legame tra il patrimonio archeologico e il territorio circostante.

Grazie al lavoro portato avanti dal Ministero della Cultura, in particolare con l’istituzione del Parco archeologico di Gabii e Preneste, da Roma Capitale e da Città Metropolitana di Roma Capitale e GetYourGuide, è possibile vedere la trasformazione di un luogo simbolo che punta ad avere un ruolo sempre più centrale nello sviluppo della città. Con un’estensione superiore a quella del Palatino, Gabii è uno dei siti archeologici più vasti e meno conosciuti del Lazio, profondamente intrecciato alle origini di Roma e alle sue prime narrazioni storiche.

Le fonti antiche la collegano ai re Tarquini, a una presenza continuata in età imperiale e persino alle leggende fondative legate all’educazione di Romolo e Remo. Gabii è, in un certo senso, una città nella città: un luogo dove si intrecciano le grandi trasformazioni politiche e culturali che hanno dato forma alla Roma delle origini. Qui riecheggiano le storie di Tarquinio il Superbo, di Sesto Tarquinio e di Lucrezia, e gli eventi che la tradizione associa alla nascita della Repubblica, nel 509 a.C.

Le recenti campagne di scavo, condotte in collaborazione con università nazionali, in primis Tor Vergata, e internazionali, tra cui Michigan, Missouri e Bonn, continuano a restituire ritrovamenti straordinari, come l’arx con la Règia, la cui ultima fase è databile all’età dei Tarquini e da cui provengono i vasi in mostra a Palestrina, con iscrizioni in latino arcaico di eccezionale importanza, e una grande vasca di uso forse sacrale.

Un fenomeno che rispecchia una tendenza più ampia del turismo italiano: secondo lo studio ‘Sustainability Impact in Italy 2025’ di GetYourGuide, il 75% dei visitatori si concentra su appena il 4% del territorio nazionale, mentre numerose destinazioni ricche di patrimonio culturale restano ai margini dei principali itinerari turistici.

GetYourGuide evidenzia inoltre come il turismo esperienziale possa contribuire a una distribuzione più equilibrata dei flussi: circa il 30% dei viaggiatori che prenotano esperienze culturali visita più destinazioni nel corso dello stesso viaggio, favorendo una diffusione più capillare dei benefici economici del turismo sul territorio.

Gli obiettivi della partnership: nuovi modelli di cooperazione contro l’overtourism

La collaborazione tra istituzioni culturali, amministrazioni e piattaforme digitali nasce con l’obiettivo di dimostrare come nuovi modelli di cooperazione possano contribuire a valorizzare luoghi meno conosciuti, promuovere un turismo più sostenibile diversificando gli itinerari dei visitatori e al contempo creare nuove opportunità per le comunità locali, rafforzando il legame tra archeologia, residenti e sviluppo del territorio.

Il progetto si propone inoltre di restituire visibilità a luoghi che meritano di essere scoperti per il loro significato storico e culturale, al di là della logica delle ‘tendenze’ dei media tradizionali o delle piattaforme social, riportando l’attenzione su siti come Gabii e Palestrina. Quest’ultima, antica Praeneste, rappresenta uno dei complessi archeologici più suggestivi del Lazio, celebre per il Santuario della Fortuna Primigenia, uno dei più grandiosi esempi di architettura sacra di età romana, e per il suo patrimonio stratificato che attraversa epoche diverse, dalla civiltà latina fino al Rinascimento.

Questa iniziativa contribuisce inoltre ad argomentare un dibattito sempre più centrale per il turismo in Italia: la necessità di migliorare la distribuzione dei flussi turistici tra le diverse destinazioni. E Roma ne è un esempio emblematico. Pur rimanendo una delle città più visitate al mondo, la maggior parte dei turisti si concentra su un numero limitato di attrazioni nel centro storico.

Valorizzare il parco archeologico di Gabii non significa soltanto contribuire a redistribuire i flussi turistici nell’area metropolitana, ma generare un impatto concreto sul territorio. Un impatto che si traduce in nuove opportunità occupazionali e figure professionali legate alla gestione del sito, all’accoglienza dei visitatori e alla programmazione culturale, con ricadute positive per le amministrazioni locali e le comunità limitrofe.

L’obiettivo di lungo periodo è restituire nuova vita a un patrimonio culturale straordinario e rafforzare il legame tra archeologia, partecipazione della comunità e sviluppo territoriale.

In Lombardia una persona contagiata dall’influenza aviaria: primo caso in Europa

Roma, 25 mar. (askanews) – Il ministero della Salute informa che “la Regione Lombardia ha identificato un caso di infezione da virus influenzale A(H9N2) di origine animale (aviaria) a bassa patogenicità, in una persona fragile con malattie concomitanti proveniente da un paese extraeuropeo dove ha contratto l’infezione, e attualmente ricoverato. Si tratta del primo caso umano di influenza aviaria H9N2 rilevato in Europa”.

“Sulla base delle informazioni scientifiche ad oggi disponibili – precisa il Ministero – il contagio avviene tramite esposizione diretta al pollame infetto o ad ambienti o materiali contaminati. I casi umani sono caratterizzati da malattia lieve e non è stata mai riportata trasmissione da persona a persona. Tutte le verifiche previste sono state tempestivamente effettuate e i contatti del caso sono stati individuati, nell’ambito delle ordinarie attività di prevenzione e sorveglianza”.

Il Ministero della Salute “ha immediatamente attivato il coordinamento con la Regione Lombardia, l’Istituto Superiore di Sanità e il gruppo degli esperti di laboratorio di riferimento nazionale e ha garantito il raccordo e l’aggiornamento degli organismi internazionali competenti. Attualmente – si precisa – non si rilevano criticità e la situazione è costantemente monitorata”.

Santanchè al lavoro al ministero, Malan: seguirà le indicazioni di Meloni

Roma, 25 mar. (askanews) – All’indomani della richiesta pubblica di dimissioni da parte della premier Giorgia Meloni, la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, è regolarmente al lavoro nella sede del ministero a villa Ada dove è arrivata questa mattina poco dopo le 10 senza rispondere alle domande dei giornalisti che l’attendevano. “Seguirà le indicazioni della presidente del Consiglio”, ha assicurato il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan parlando in Aula.

“Tutte e tre le questioni – ha aggiunto tra le protreste delle opposizioni – Delmastro, Bartolozzi, Santanchè, sono estranee all’attività del governo, sono situazioni personali che non hanno nulla a che fare con la vita del governo”.

Anche il portavoce di Fi, Raffaele Nevi, a Rainews24, si è detto “convinto che alla fine la Santanchè si dimetterà. Rimaniamo garantisti e la consideriamo ancora innocente, ma se si dimette per sensibilità politica ed evitare che non si parli di altro fa un servizio alla serenità con cui il governo deve andare avanti”.

La ministra era attesa oggi anche alla presentazione del libro di Beppe Convertini “Il paese delle tradizioni” in programma nella sala stampa della Camera alle 14.30. Ma dal ministero fanno sapere che “era già previsto che non andasse”.

Intanto le opposizioni (Pd, Avs, M5s, Azione, Iv e Più Europa) hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Santanchè alla Camera e l’eventuale calendarizzazione del documento sarà sicuramente oggetto della conferenza dei capigruppo di oggi prevista alle 14 a Montecitorio.

La classifica dei migliori atenei al mondo per materia, l’Italia sale. La Sapienza sempre al top

Roma, 25 mar. (askanews) – Con un totale di 60 atenei italiani (rispetto ai 56 del 2025) che compaiono 769 volte in classifica – di cui 671 voci nelle singole discipline e 98 nelle cinque grandi aree di studi – l’Italia è il settimo paese al mondo (dopo Usa, Cina, Regno Unito, India, Francia e Germania) più rappresentato per numero di università classificate nella sedicesima edizione annuale della ‘QS World University Rankings by Subject’, pubblicata oggi da QS Quacquarelli Symonds, società di analisi globale della formazione universitaria globale.

La classifica analizza in modo indipendente oltre 21.000 programmi accademici in più di 1.900 università in oltre 100 paesi, coprendo 55 discipline e cinque grandi aree di studio (Arti e scienze umane, Ingegneria e tecnologie, Scienze della vita e medicina, Scienze naturali, Scienze sociali, economiche e manageriali).

Di tutte le voci cumulative riguardanti l’Italia, il 28% ha registrato un miglioramento, il 35% è rimasto invariato e il 24% ha subito un calo, mentre 97 sono nuove voci, con un miglioramento netto del 4% rispetto all’anno precedente. Le università italiane si sono aggiudicate 163 posizioni nella top 100 mondiale nelle 55 classifiche per disciplina e nelle cinque grandi aree di studio. L’Università La Sapienza di Roma mantiene il primo posto mondiale in Lettere classiche e Storia antica per il sesto anno consecutivo, segno distintivo dell’Italia di prestazioni di livello mondiale costanti.

PRESTAZIONI PER DISCIPLINA – La medicina è l’area disciplinare più rappresentata, con 38 Atenei italiane classificate, in aumento rispetto alle 33 del 2025. Seguono le scienze biologiche (31), la fisica e l’astronomia (27) e l’informatica e i sistemi informativi (26). L’Università Bocconi continua a guidare l’Italia nelle discipline economiche, classificandosi al 9° posto in Marketing e al 10° in Economia e Management. L’Università Luiss è al primo posto in Italia in Scienze Politiche e Studi Internazionali, al 23° posto. Nel campo emergente della scienza dei dati e dell’intelligenza artificiale, l’Italia è passata da tre Atenei classificate nel 2025 a sette nel 2026, con il Politecnico di Milano in testa a livello nazionale al 32° posto. PRESTAZIONI DI ECCELLENZA: DOVE L’ITALIA RAGGIUNGE I VERTICI DELLA CLASSIFICA MONDIALE – Ai livelli più alti della classifica, la rappresentanza italiana si concentra in un numero ristretto di istituzioni. Solo pochi atenei collocano discipline nella top 10 mondiale: Sapienza Università di Roma con tre presenze, Politecnico di Milano e Università Bocconi con due ciascuno, e Scuola Normale Superiore con una.

Accanto al vertice assoluto, l’Italia registra ulteriori risultati di particolare rilievo: il Politecnico di Milano è 6° in Architettura / Ambiente costruito, l’Università Bocconi è 9 in Marketing, la Scuola Normale Superiore è 10 in Lettere classiche e Storia antica, l’Università Iuav di Venezia è 14 in Storia dell’arte, il Politecnico di Torino è 18° in Architettura / Ambiente costruito e l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna è 19 in Archeologia. Nel loro insieme, questi risultati identificano con nettezza alcune aree di forza del sistema italiano nel confronto globale: studi classici, architettura, arte e design, archeologia e specifici ambiti delle scienze economiche e sociali. Si tratta di settori che contribuiscono in modo determinante alla reputazione internazionale del Paese, valorizzando l’intreccio tra tradizione culturale, capacità progettuale, patrimonio e qualità della ricerca.

Per Nunzio Quacquarelli, Presidente, QS, ‘i risultati dell’Italia di quest’anno mostrano un sistema universitario di spessore, con visibilità globale e alcuni punti di forza altamente distintivi. Atenei come Bologna e Sapienza dimostrano il valore duraturo delle università statali italiane, mentre il mantenimento da parte di Sapienza della prima posizione in Lettere classiche e Storia antica per il sesto anno consecutivo è un esempio di eccellenza globale sostenuta in un campo profondamente legato al patrimonio intellettuale e culturale del Paese. Allo stesso tempo, i risultati evidenziano le sfide strutturali che il settore della formazione universitaria italiana deve affrontare. Per l’Italia, la sfida non è semplicemente quella di preservare i punti di forza di lunga data, ma di svilupparli ulteriormente, attraverso continui investimenti nella capacità di ricerca, nella collaborazione internazionale, nell’attrazione e nella fidelizzazione dei talenti e in una più ampia diffusione dell’eccellenza tra le Atenei e le discipline. L’Italia possiede il patrimonio accademico, la base istituzionale e la diversità disciplinare per competere in modo molto efficace sulla scena mondiale. Il passo successivo è convertire tale potenziale in prestazioni elevate e più costanti in tutto il sistema’.

L’ITALIA NEL CONTESTO EUROPEO – L’Italia si colloca al terzo posto tra i paesi dell’UE per numero di università classificate, dietro alla Francia (93) e alla Germania (72), ma al secondo posto per numero totale di voci, superata solo dalla Germania. L’Italia è uno dei tre paesi dell’UE a vantare una voce classificata al primo posto mondiale, insieme alla Svezia e ai Paesi Bassi, che guidano la classifica con due voci. L’Italia si colloca inoltre al secondo posto tra i paesi dell’UE sia per le voci nella top 10 che nella top 20, superata solo dai Paesi Bassi. L’Italia registra il terzo miglioramento su base annua più elevato (7%) tra i paesi dell’UE con almeno 50 voci, a pari merito con la Repubblica Ceca. Solo il Portogallo (14%) e la Polonia (11%) mostrano un miglioramento netto più marcato. L’Italia è uno dei soli tre paesi dell’UE con una materia al primo posto a livello mondiale, insieme a Svezia e Paesi Bassi, e si colloca al secondo posto nell’UE per numero totale di voci.

GUARDANDO AL FUTURO: LA SFIDA È FARE SISTEMA – Secondo QS Quacquarelli Symonds i risultati del 2026 ‘mostrano un’università italiana capace di esprimere eccellenze riconosciute a livello globale, ma ancora meno efficace nel trasformarle in forza sistemica. Accanto a punte di altissimo livello, restano infatti disomogeneità nella capacità di ricerca, pressione sulle risorse, competizione internazionale per i talenti e difficoltà nel consolidare i risultati su scala più ampia. La sfida, per il sistema italiano, non è dimostrare di avere eccellenza. È riuscire a sostenerla nel tempo, ampliarla e renderla più diffusa tra discipline, istituzioni e aree strategiche della competitività accademica globale’.

In particolare, La Sapienza è prima università al mondo in Classics & Ancient History e tra le prime dieci con Archeology e History of Art: è la prima volta che un’università italiana si colloca con 3 materie nella Top10 della classifica QS ‘World University Rankings by Subject’.

L’edizione 2026 del Report conferma per il sesto anno consecutivo il primato assoluto dell’Ateneo negli studi classici, unico primato mondiale per le università italiane, e premia l’ambito umanistico con il 7° posto assoluto assegnato sia agli studi storico-artistici sia a quelli archeologici, con Archaeology che passa dalla 11 posizione alla 7 e History of Arts che balza dalla 18 alla 7 .

‘Il nuovo QS World University Rankings by Subject 2026 consolida l’eccellenza del nostro Ateneo – sottolinea la rettrice Antonella Polimeni – con la conferma del primato mondiale in Classics & Ancient History, ottenuto per il sesto anno consecutivo, e l’avanzamento nella top 10 in Archaeology and History of Art. Questi risultati – aggiunge la Rettrice – rappresentano una testimonianza tangibile dell’impegno scientifico costante, della passione e della dedizione di una comunità accademica capace di custodire un’eredità culturale millenaria, proiettandola nel futuro, attraverso una ricerca e una didattica di respiro internazionale che la pone stabilmente ai vertici mondiali delle classifiche’.

Sapienza migliora anche per numero di discipline posizionate nella Top 50 mondiale, passando dalle 4 del 2025 alle 6 della classifica 2026 appena rilasciata; in particolare si confermano Classics & Ancient History (1), Archaeology (7), History of Art (7) e Physics & Astronomy (38) ed entrano tra le prime 50 Modern Languages (42) e Pharmacy & Pharmacology (48). Tra le top 100, Sapienza è prima in Italia con 26 materie; invece, per presenze totali nel ranking, è seconda a livello nazionale con 46 materie.

Confindustria: Pil 2026 a +0,5%, ma se la guerra in Iran si prolunga sarà recessione

Roma, 25 mar. (askanews) – Debole aumento del Pil, stagnazione o recessione. Sono i tre scenari che il Centro Studi di Confindustria prospetta per l’economia dell’Italia nel 2026. La forte incertezza delle stime, contenute nelle Previsioni di primavera, è legata alla durata del conflitto in Medio Oriente.

Nell’ipotesi in cui la guerra in Iran termini a marzo, gli economisti di Confindustria stimano una crescita dello 0,5% nel 2026, più bassa di quanto previsto a ottobre scorso di 0,2 punti percentuali, e dello 0,6% nel 2027. Se il conflitto dovesse, invece, terminare a giugno si prospetta un Pil 2026 pari a zero e un modesto +0,1% per l’anno prossimo. Nello scenario peggiore, con una guerra prolungata fino a fine anno, l’Italia entrerebbe in recessione: Pil -0,7% nel 2026 e -0,1% nel 2027.

Lo scenario base, quindi, “è esposto a importanti rischi al ribasso che hanno una probabilità non trascurabile” anche perché le altre ipotesi “sono comunque da considerare ottimistiche”, avverte il Csc.

I tre scenari valutati non contemplano un’auspicabile azione del governo sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave. Per Confindustria, alla luce dell’analisi contenuta nel rapporto, s’impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie.

In particolare, il Centro Studi di Confindustria nelle previsioni di primavera lancia l’allarme bolletta energetica per le imprese italiane. Nel 2025 la manifattura ancora pagava una bolletta energetica più alta dei competitors europei, con un’incidenza dei costi energetici sui costi totali superiore del 25% rispetto a sei anni fa. Con il nuovo shock energetico derivante dall’attuale conflitto, nello scenario di una guerra in Iran fino a giugno, le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi l’anno in più in bolletta rispetto all’anno appena trascorso, con un’incidenza dei costi energetici sui costi totali superiore di 1 punto percentuale rispetto al 2025, passando dal 4,9% nel 2025 al 5,9% nel 2026. I prezzi del gas, in questa ipotesi, dovrebbero essere superiori a 60 euro/Mwh, quelli del petrolio sui 110 dollari al barile.

Nello scenario peggiore, con un conflitto fino a dicembre, le imprese pagherebbero 21 miliardi in più e l’incidenza salirebbe di 2,7 punti percentuali, passando dal 4,9% al 7,6%. In tal caso i prezzi del gas sono stimati a 100 euro/Mwh e quelli del petrolio a 140 dollari al barile.

Santanchè al lavoro al ministero, Malan: seguirà indicazioni Meloni

Roma, 25 mar. (askanews) – All’indomani della richiesta pubblica di dimissioni da parte della premier Giorgia Meloni, la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, è regolarmente al lavoro nella sede del ministero a villa Ada dove è arrivata questa mattina poco dopo le 10 senza rispondere alle domande dei giornalisti che l’attendevano. “Seguirà le indicazioni della presidente del Consiglio”, ha assicurato il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan parlando in Aula.

“Tutte e tre le questioni – ha aggiunto tra le protreste delle opposizioni – Delmastro, Bartolozzi, Santanchè, sono estranee all’attività del governo, sono situazioni personali che non hanno nulla a che fare con la vita del governo”.

Anche il portavoce di Fi, Raffaele Nevi, a Rainews24, si è detto “convinto che alla fine la Santanchè si dimetterà. Rimaniamo garantisti e la consideriamo ancora innocente, ma se si dimette per sensibilità politica ed evitare che non si parli di altro fa un servizio alla serenità con cui il governo deve andare avanti”.

La ministra era attesa oggi anche alla presentazione del libro di Beppe Convertini “Il paese delle tradizioni” in programma nella sala stampa della Camera alle 14.30. Ma dal ministero fanno sapere che “era già previsto che non andasse”.

Intanto le opposizioni (Pd, Avs, M5s, Azione, Iv e Più Europa) hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Santanchè alla Camera e l’eventuale calendarizzazione del documento sarà sicuramente oggetto della conferenza dei capigruppo di oggi prevista alle 14 a Montecitorio.

Salute delle ossa: calcio e vitamina D alleati fondamentali

Milano, 25 mar. (askanews) – La salute delle ossa passa da un equilibrio spesso sottovalutato: quello tra calcio e vitamina D. Due alleati fondamentali in ogni fase della vita, ma ancora troppo spesso carenti nella popolazione italiana, con conseguenze che possono diventare serie nel tempo.

Una carenza silenziosa, che spesso si manifesta solo quando è troppo tardi.

Il commento del Dott. Orazio Falla, Endocrinologo e Responsabile dell’ambulatorio osteoporosi ASL Roma 5: “Il calcio e la vitamina D sono importantissimi per la salute delle ossa. Sia nei pazienti che non hanno problematiche cliniche come l’osteopenia o l’osteoporosi, sia per i pazienti che invece hanno problematiche cliniche. L’osso è formato soprattutto da calcio, quindi se non si assume il calcio, ovviamente l’osso non si rafforza e la vitamina D consente l’assorbimento del calcio intestinale.”

La salute delle ossa non riguarda solo gli anziani: ci sono categorie più esposte e fattori di rischio da non sottovalutare.

Ne abbiamo parlato con il Dott. Cesare Liberali, Medico di Medicina Generale ASST Milano Ovest:” Un cambio degli stili di vita, la popolazione che è sempre meno attiva, sempre meno sportiva in qualche modo e anche l’esposizione alla luce del sole che è minore, facilita andare incontro a dei deficit di vitamina D e anche di calcio. Non dimentichiamo, per esempio, tutte le intolleranze al latte, ai latticini, al lattosio che quindi riducono la possibilità di assumere calcio”.

E proprio per supportare il benessere delle ossa, si affacciano anche nuove soluzioni: arriva Calcio IBSA, un integratore a base di calcio citrato, una forma che garantisce una buona biodisponibilità, pensata per facilitare l’assunzione quotidiana anche lontano dai pasti.

Un’innovazione che punta a migliorare anche l’aderenza all’integrazione nel tempo.

Le parole di Giuseppe Celiberti, CEO & General Manager IBSA Italy: “Le nostre tecnologie farmaceutiche vanno applicate a questi principi attivi, alla vitamina D e al calcio, facendo sì che i pazienti, uomini e donne che hanno bisogno di suppletare il calcio e di assumere vitamina D, lo possano fare nella forma migliore”.

Tra alimentazione equilibrata, stili di vita attivi e supporto dell’innovazione, la prevenzione resta fondamentale. Perché prendersi cura delle ossa oggi significa investire nella qualità della vita di domani.

M.O., l’Ordine di Malta prosegue l’impegno nella regione

Roma, 25 mar. (askanews) – Il Sovrano Ordine di Malta segue con grande preoccupazione l’evolversi della situazione umanitaria in Medio Oriente, dove l’escalation militare e i conflitti in corso stanno aggravando condizioni già estremamente fragili per milioni di persone. In una regione che ospita da anni un numero elevato di rifugiati e sfollati, l’intensificarsi delle ostilità sta aumentando i bisogni umanitari e mettendo ulteriormente sotto pressione i sistemi sanitari e le comunità locali. In questo contesto, l’Ordine di Malta richiama i diversi appelli alla pace e al dialogo rivolto da Papa Leone XIV, sottolineando l’importanza di percorsi diplomatici e di soluzioni negoziate per evitare un ulteriore deterioramento della situazione regionale.

L’Ordine ribadisce inoltre la necessità che il diritto internazionale umanitario sia rispettato e applicato in ogni circostanza, al fine di garantire la protezione delle popolazioni civili e degli operatori sanitari e umanitari e di assicurare l’accesso sicuro agli aiuti. La preoccupazione e l’impegno dell’Ordine di Malta in Libano Particolare preoccupazione riguarda la situazione in Libano, Paese già profondamente segnato da anni di crisi economica, politica e sociale e da precedenti conflitti. Il deterioramento della sicurezza ha provocato centinaia di vittime e un rapido aumento degli sfollati interni, oggi oltre il milione, costretti ad abbandonare le proprie case. In questo quadro si inserisce l’auspicio di un cessate il fuoco che consenta di alleviare le sofferenze della popolazione e di aprire la strada alla stabilizzazione del Paese, storicamente caratterizzato da una convivenza tra diverse comunità religiose ed etniche.

Tra le vittime del conflitto figura anche Chadi Ammar, giovane membro dello staff dell’Ordine di Malta in Libano, rimasto ucciso in un attacco aereo che ha colpito la località di Aïn Ebel. Ammar era impegnato nei programmi agro-umanitari dedicati alla sicurezza alimentare nella regione meridionale del Paese. Nonostante il deterioramento della situazione, l’Ordine di Malta continua a operare in tutto il Libano attraverso una rete di programmi sanitari, sociali e agricoli che comprendono centri di assistenza sanitaria primaria, unità mediche mobili, centri agro-umanitari e cucine comunitarie mobili, oltre alla distribuzione di generi alimentari e kit di prima necessità per le famiglie sfollate. Le attività sono sostenute anche dall’agenzia internazionale di soccorso dell’Ordine, Malteser International, che affianca i team locali nella risposta all’emergenza umanitaria.

L’Ordine di Malta in Medio Oriente Le attività in Libano si inseriscono in una presenza più ampia dell’Ordine di Malta in Medio Oriente, dove da molti anni porta avanti programmi sanitari, sociali e umanitari in diversi Paesi della regione, tra cui Palestina, Siria e Iraq. In Palestina, a Betlemme, Ordre de Malte France gestisce l’Ospedale della Sacra Famiglia, punto di riferimento per la maternità e la neonatologia nella regione. Dal 1990 sono nati oltre 110.000 bambini, circa 4.000 ogni anno, e la struttura rappresenta l’unico centro nell’area dotato di terapia intensiva neonatale per assistere i bambini nati prima della 32ª settimana. Nella Striscia di Gaza, attraverso Malteser International e in collaborazione con il Patriarcato Latino di Gerusalemme, sono state distribuite dal 2024 circa 200 tonnellate di aiuti alimentari a migliaia di famiglie.

Parallelamente è stata avviata l’istituzione della clinica di assistenza sanitaria primaria Mar Youssef (San Giuseppe) a Gaza City, progettata per fornire servizi sanitari essenziali – tra cui medicina interna e medicina di famiglia – e garantire l’accesso ai farmaci di base in un contesto in cui le strutture sanitarie operano ben oltre la propria capacità e i servizi fondamentali risultano gravemente compromessi. In considerazione del massiccio spostamento della popolazione verso le aree centrali e meridionali della Striscia, l’Ordine di Malta prevede inoltre l’apertura di una seconda clinica a Deir al-Balah, per offrire servizi sanitari di base sia alla popolazione locale sia agli sfollati interni nelle aree prossime alla zona di Khan Younis.

In Siria, l’Ordine sostiene otto ospedali e centri di assistenza sanitaria primaria nelle regioni settentrionali, in particolare nelle aree di Idlib e Aleppo, dove vengono forniti servizi ambulatoriali, vaccinazioni e programmi nutrizionali, oltre a interventi nel settore WASH (Acqua, Servizi Igienici e Igiene) per le comunità sfollate. Nel 2022, sono state erogate oltre un milione di cure. A seguito del terremoto del febbraio 2023, Malteser International ha coordinato gli aiuti di emergenza dall’UE e dalla Germania, supportando le riparazioni degli ospedali, indennità per il personale sanitario e fornendo kit igienici, forniture mediche e sostegno a campagne alimentari e mediche ad Aleppo. Nel 2024 sono stati ampliati i programmi di sostentamento nel nord della Siria e in Turchia, sostenendo agricoltori con input agricoli e famiglie guidate da donne con formazione sulla trasformazione alimentare, attrezzature e iniziative “cash-for-work”.

In Iraq, Paese nuovamente esposto alle tensioni regionali, Ordre de Malte France sostiene l’associazione Fraternité en Irak, impegnata nell’assistenza alle minoranze religiose vittime di violenze, e il centro Mary Mercy Center, gestito dalla diocesi di Souleymanie e dedicato alla riabilitazione di bambini con disturbi dello spettro autistico attraverso programmi di terapia del linguaggio, riabilitazione sensoriale e trattamento dell’iperattività. Per diversi anni, Malteser International, è stato attivo nelle Pianure di Ninive, dove programmi di assistenza umanitaria e ricostruzione – sostenuti da uno stanziamento complessivo di 30 milioni di euro – hanno favorito il ritorno di comunità cristiane e altre minoranze religiose sfollate dopo le violenze del Daesh. Le iniziative hanno contribuito alla ricostruzione di abitazioni e infrastrutture, al sostegno delle attività economiche locali e alla promozione della convivenza tra le diverse comunità etnico-religiose della regione.

L’Ordine di Malta è determinato a proseguire il proprio impegno a favore delle popolazioni della regione, continuando a fornire assistenza umanitaria, sanitaria e sociale in contesti sempre più complessi. A tal fine, auspica un sostegno crescente da parte di donatori pubblici e privati, indispensabile per garantire la continuità e l’efficacia degli interventi.

Fisco, Meloni: conti in ordine grazie a nuovo approccio

Milano, 25 mar. (askanews) – Stiamo lavorando per costruire un nuovo rapporto tra lo Stato e i cittadini, basato sulla fiducia e sulla collaborazione”, con “una visione chiara che il Governo ha portato avanti fin dal primo giorno: sanzionare chi vuole fare il furbo, aiutare chi è onesto ma che si trova in difficoltà e va messo nelle condizioni di poter pagare ciò che deve”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un videomessaggio in occasione della celebrazione dei 25 anni dell’Agenzia delle Entrate alla Camera dei deputati.

“Questo approccio, fondato su una politica di bilancio che non disperde le risorse ma le concentra sulle priorità degli italiani, ci ha permesso – ha rivendicato Meloni – di riportare i conti dello Stato in ordine e di ridurre significativamente il deficit, di abbassare le tasse col taglio del cuneo fiscale e la riduzione dell’Irpef, di difendere il potere d’acquisto dei salari e di incentivare chi crea occupazione in Italia. E, soprattutto, ci ha portato ad approvare quella riforma fiscale che l’Italia aspettava da oltre mezzo secolo e che non era più rinviabile. Parliamo di una riforma fondamentale, contenuta nel programma di governo e alla quale stiamo dando molto rapidamente attuazione. Finora abbiamo approvato 18 decreti legislativi e 6 testi unici, e siamo in dirittura d’arrivo per definire il codice tributario, strumento che riordinerà definitivamente una materia per troppo tempo trascurata”.

Conclude sul punto Meloni: “L’impegno che il Governo intende rispettare è quello di consegnare agli italiani un sistema fiscale più giusto, più veloce, più trasparente. Un sistema fiscale, cioè, che sappia essere davvero alleato dei cittadini, delle famiglie, di chi fa impresa e di tutti coloro che ogni giorno fanno la propria parte per rendere grande questa Nazione”.

Bce, Lagarde: pronti a cambiare linea a qualunque riunione Consiglio

Roma, 25 mar. (askanews) – La presidente della Bce, Christine Lagarde apre di fatto alla possibilità di un rialzo dei tassi di interesse – in risposta alla crisi dei prezzi dell’energia innescata dalla guerra in Iran – già alla riunione del Consiglio direttivo del 7 e 8 aprile. All’istituzione monetaria ‘siamo preparati, se appropriato, ad effettuare cambiamenti alla nostra linea a qualunque riunione’. E’ il messaggio chiave più netto e chiaro, tra quelli lanciati nel suo intervento alla conferenza annuale a Francoforte tra gli osservatori dell’istituzione (The Ecb and its Watchers), organizzata dall’Università Goethe.

Lagarde non si è sbilanciata, mantenendo un atteggiamento cauto su quella che sarà la possibile reazione monetaria. Ha spiegato che dipenderà da intensità e durata della crisi, visto che questi due fattori sono cruciali per determinarne le ricadute in termini di inflazione generale. ‘Non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sulla portata e la persistenza dello shock’.

Ma al tempo stesso ‘non ci lasceremo paralizzare dall’esitazione – ha avvertito -: il nostro impegno a garantire il 2% di inflazione sul medio termine è assoluto’. L’ipotesi che lo shock energetico sia soltanto limitato e temporaneo, cosa che potrebbe anche evitare una reazione monetaria sui tassi, sembra allontanarsi, visti gli attacchi a impianti chiave di gas e petrolio nell’area produttiva chiave in Medio Oriente. All’opposto, se i problemi si rivelassero più acuti e duraturi, anche la reazione monetaria sarà ‘energica’, ha avvisato.

Lagarde ha iniziato il suo intervento rilevando come se non ci fosse stata la guerra in Iran, al recente Consiglio direttivo ‘avremmo rivisto al rialzo le nostre previsioni di crescita e al ribasso quelle di inflazione’. Invece la Bce ha appena fatto il contrario e ‘stiamo fronteggiando una profonda incertezza sul percorso dell’economia’.

‘Il messaggio principale che voglio inviare oggi – ha detto – è che la nostra risposta sarà basata sulla nostra strategia monetaria, che è ben equipaggiata per farci attraversare l’incertezza attuale’. La presidente ha affermato che innanzitutto bisogna valutare la natura, la mole e la persistenza dello shock prima di prendere decisioni. Secondo, bisogna valutare tutto il panorama di rischi, non solo lo scenario di base. Terzo, bisogna considerare come calibrare le opzioni per rispondere, che dipende da intensità e durata dello shock.

‘I precedenti storici suggeriscono che nell’area euro il rischio di ampie ricadute da shock energetici sono l’eccezione piuttosto che la regola. Quando gli shock sono ridotti per intensità e durata, come avviene la maggior parte dei casi, il loro impatto inflazionistico tende a restare nell’ambito della componente energetica’. Ma due componenti cambiano questa dinamica appunto: l’intensità e la durata dello shock.

Il raffronto evidente è con quanto avvenuto nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Allora i prezzi del petrolio hanno raggiunto un picco attorno a 130 dollari, ‘paragonabile a livello di oggi. Ma i prezzi del gas hanno raggiunto livelli molto più alti di quelli che abbiamo visto finora: 340 euro per megawatt/ora nell’agosto del 2022, a fronte di circa 60 euro oggi’.

Inoltre, ‘oggi il quadro economico è più favorevole. Non si presentano pressioni sulla domanda. L’impatto degli shock sul lato dell’offerta sono stati considerevolmente inferiori. L’eurozona è in una ripresa moderata, senza gli squilibri di domanda che hanno caratterizzato il 2022. La disoccupazione è bassa e non si fronteggiano acute carenze di posti di lavoro. Infine le politiche di bilancio sono meno espansive. Nel 2022 i tassi della Bce erano allo 0,5% e mentre l’istituzione proseguiva gli acquisti di titoli’, il deficit di bilancio aggregato dell’eurozona era oltre il 5% e oggi si attesta attorno al 3%.

Al tempo stesso ‘ci sono motivi per esercitare vigilanza’, ha avvertito Lagarde. Ha citato l’allarmismo dell’Agenzia internazionale dell’energia, guidata dal turco Fatih Birol che ha definito la crisi attuale come la più grave nella storia sull’approvvigionamento di petrolio. E ha menzionato gli attacchi a impianti chiave della regione. Tutto questo ‘fa diminuire le probabilità di una rapida normalizzazione’, ha detto.

Intanto le scorte globali di petrolio stanno calando e i cargo di gas naturale liquefatto (Gnl) non possono attraversare lo stretto di Hormuz, salvo quelli di alcuni Paesi più vicini al regime degli ayatollah di Teheran. ‘Quindi fronteggiamo una situazione in cui se lo shock rimane contenuto ai mercati energetici, potremmo avere un effetto limitato sull’inflazione più ampia. Ma se dovesse intensificarsi o persistere, il trasferimento potrebbe accelerare’.

La presidente Bce ha citato due elementi chiave per la risposta monetaria. Il primo è l’agilità. ‘Oggi siamo preparati, se appropriato, ad effettuare cambiamenti alla nostra linea qualunque riunione’ del Consiglio direttivo. E questo appare, come giù detto, il messaggio centrale dell’intervento, che quindi non esclude una prima mossa sui tassi di interesse già al Consiglio di aprile.

Il secondo elemento è la focalizzazione sui rischi. Data l’ampia gamma di possibili scenari ‘è essenziale identificare prima possibile quando lo shock rischia di ampliarsi. Questo – ha detto – significa monitorare attentamente gli indicatori che possono anticipare la durata e la portata dell’effetto indiretto e degli effetti di secondo livello’ dello shock.

Bisognerà naturalmente osservare gli sviluppi sui mercati delle materie prime, ma anche da come si trasmette lo shock a lavoratori, imprese e bilanci pubblici. ‘Se le imprese aumentano i loro prezzi di vendita in maniera sproporzionata, come abbiamo visto nel 2022, potrebbe innescarsi una risposta equivalente da parte dei lavoratori. Quindi guarderemo attentamente le aspettative di prezzi delle imprese – ha proseguito – e le indicazioni dettagliate sui cambiamenti, così come guarderemo attentamente gli indicatori sui salari’.

E si valuteranno anche i rischi sul versante opposto, quelli sulla debolezza della crescita che possono frenare la domanda o limitare la capacità dei lavoratori di rivenditori aumenti salariali. ‘Finora la fiducia dei consumatori in Europa è caduta in maniera più pesante che a seguito degli attacchi dell’11 settembre o che dopo la guerra in Kuwait nel 1990, ma non così duramente come durante l’invasione russa dell’Ucraina’.

Sulla Risposta monetaria, Lagarde ha descritto tre scenari. Il primo è che se lo shock è limitato e di breve durata, sostanzialmente si può anche soprassedere. Se invece c’è un trasferimento più ampio a ma non molto persistente di deviazione in termini di obiettivo di inflazione ‘potrebbero essere opportuni alcuni aggiustamenti della linea’. Infine, se la Bce si attendesse che l’inflazione possa sforare in maniera rilevante e persistente dal suo obiettivo del 2% ‘la risposta dovrà essere inevitabilmente energica e persistente’.

Oggi come oggi ‘è troppo presto per dire in quale scenario ci troveremo. Fortunatamente possiamo valutare la situazione attentamente, perché stiamo entrando in questo shock da un buon punto di partenza. La (nostra) linea è ampiamente neutrale, l’inflazione è stata all’obiettivo per circa un anno e le aspettative di lungo termine di inflazione sono ben ancorate. Nel periodo in avanti le informazioni ché perverranno ci daranno maggiore chiarezza su come sia probabile che il conflitto si evolva e su come risponderà l’economia. Monitoreremo gli sviluppi attentamente e fisseremo la linea monetaria come appropriato per raggiungere il nostro obiettivo’, è un altro messaggio chiave lanciato.

Ad ogni modo ‘non siamo nella stessa posizione in cui ci trovavamo quattro anni fa’ con la crisi sulla guerra in Ucraina. E ‘abbiamo una strategia costruita per un mondo con maggiore incertezza. Abbiamo un gamma modulabile di opzioni di risposta e ci troviamo in una migliore posizione se dovessimo trovarci nella necessità di agire’.

‘Non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sulla portata e la persistenza dello shock e sulla sua propagazione. Ma non ci faremo paralizzare dall’esitazione – è l’altro messaggio chiave lanciato da Lagarde -: il nostro impegno a garantire il 2% di inflazione sul medio termine è incondizionato’. (di Roberto Vozzi).

Confindustria, Orsini: eurobond e misure Ue urgenti per salvare le imprese

Roma, 25 mar. (askanews) – “Oggi presentiamo tre scenari con ovviamente delle ipotesi derivanti soprattutto da ciò che sta accadendo attorno all’Europa, il conflitto del Golfo, ovviamente incrementano le preoccupazioni”. Con queste parole il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha aperto stamattina a Roma la presentazione del Rapporto di Previsione Primavera 2026, sottolineando come l’impatto sul Pil sarà determinato dalla durata delle ostilità.

Orsini ha spiegato i tre scenari. In caso di fine del conflitto in quattro settimane, l’Italia e l’Europa otterrebbero una crescita di circa lo 0,5%, mentre un’estensione a quattro mesi porterebbe alla stagnazione e un’ipotesi a nove mesi causerebbe “veramente una grande preoccupazione perché si bloccherebbe, avremmo problemi sul Pil”.

Orsini ha chiesto di “mettere a terra o prepararsi a misure che comunque possano essere incisive e forti per potere sostenere le imprese e l’industria italiana, ma anche imprese europee. Pensiamo agli eurobond a ciò che è stato fatto durante il Covid perché ovviamente il tema del conflitto sul costo dell’energia soprattutto per il nostro paese sarebbe molto impattante per poter dare una risposta velocemente”.

Il numero uno di Consindustrua ha evidenziato come in soli diciotto giorni dall’inizio del conflitto il costo sia passato “da 106 euro a 170 euro al MWh: È ovvio che il 60-70% di incremento energetico è un problema sia per le bollette degli italiani, ma soprattutto per l’industria e per le imprese italiane. Industria, impresa e lavoratori sono la stessa cosa. Quindi noi dobbiamo salvaguardare i posti di lavoro, salvaguardare l’industria italiana ed europea”.

Secondo Orsini, l’Europa deve agire con urgenza poiché “non possiamo pensare agli aiuti di Stato perché l’Italia ovviamente ne sarebbe penalizzata perché avremmo paesi come la Germania che hanno una capacità fiscale diversa”. La proposta è quella di “pensare a un debito pubblico comune e avere un mercato unico europeo dell’energia”.

Confindustria: Pil 2026 a +0,5%, ma se guerra si prolunga sarà recessione

Roma, 25 mar. (askanews) – Debole aumento del Pil, stagnazione o recessione. Sono i tre scenari che il Centro Studi di Confindustria prospetta per l’economia dell’Italia nel 2026. La forte incertezza delle stime, contenute nelle Previsioni di primavera, è legata alla durata del conflitto in Medio Oriente.

Nell’ipotesi in cui la guerra in Iran termini a marzo, gli economisti di Confindustria stimano una crescita dello 0,5% nel 2026, più bassa di quanto previsto a ottobre scorso di 0,2 punti percentuali, e dello 0,6% nel 2027. Se il conflitto dovesse, invece, terminare a giugno si prospetta un Pil 2026 pari a zero e un modesto +0,1% per l’anno prossimo. Nello scenario peggiore, con una guerra prolungata fino a fine anno, l’Italia entrerebbe in recessione: Pil -0,7% nel 2026 e -0,1% nel 2027.

Lo scenario base, quindi, “è esposto a importanti rischi al ribasso che hanno una probabilità non trascurabile” anche perché le altre ipotesi “sono comunque da considerare ottimistiche”, avverte il Csc.

I tre scenari valutati non contemplano un’auspicabile azione del governo sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave. Per Confindustria, alla luce dell’analisi contenuta nel rapporto, s’impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie.

Ai rischi al ribasso collegati alla guerra in Iran se ne aggiungono altri, legati all’implementazione del Pnrr, a un’eventuale ulteriore svalutazione del dollaro, al proseguire dell’alta incertezza, alla possibilità che anche il taglio dei tassi Fed risulti inferiore alle attese.

L’impennata dei prezzi delle commodity energetiche colpisce l’economia italiana attraverso l’aumento dell’inflazione, come si vedrà a partire dai dati di aprile. Nello scenario base del Csc, nel corso del 2026 l’inflazione è prevista aumentare molto dai minimi di inizio anno, con un picco vicino al +3%. In media, si attesterà al +2,5% dal +1,5% del 2025, con una revisione al rialzo di +0,7 punti rispetto alla stima inclusa nello scenario di ottobre. Nel 2027, viceversa, l’inflazione è attesa rientrare lentamente su valori più moderati, man mano che la variazione dei prezzi energetici sarà riassorbita: in media è attesa al +2,2%. Ma se il conflitto dovesse prolungarsi fino all’estate l’inflazione potrebbe salire fino al +4,3% quest’anno per poi attestarsi al +2,9% l’anno prossimo. Nello scenario peggiore, con la guerra fino a dicembre, l’inflazione schizzerebbe al 5,9% nel 2026 e al 3,3% nel 2027.

Inoltre, nel 2026, rispetto allo scenario base si osserverebbe una dinamica più incerta dei consumi, che rallenterebbero allo 0,1%; un indebolimento degli investimenti, la cui crescita si ridurrebbe sensibilmente (circa -0,1% contro 2,3% nello scenario base); soprattutto un forte peggioramento dell’export, che passerebbe da una crescita di oltre 0,6% nello scenario base a una contrazione di circa -0,7%; effetti negativi anche sul mercato del lavoro, con l’occupazione praticamente ferma.

Nell’ipotesi del prolungamento della guerra fino a fine anno, il peggioramento riguarderebbe in modo diffuso tutte le principali componenti della domanda: gli investimenti registrerebbero una contrazione (-0,8% nel 2026); i consumi mostrerebbero una dinamica negativa; l’export subirebbe un forte arretramento (-1,6% nel 2026); l’occupazione risentirebbe del rallentamento dell’attività economica.

Santanchè, Pd-M5S-AVS-AZ-IV-+Europa presentano mozione sfiducia a Camera

Milano, 25 mar. (askanews) – Una mozione di sfiducia nei confronti della ministra del Turismo Daniela Santanchè è stata depositata questa mattina alla Camera e sottoscritta da tutte le forze di opposizione. Nelle premesse del testo, firmato da Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (IV) e Riccardo Magi (+Europa), si rileva che “la Presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo ha pubblicamente auspicato le dimissioni della Ministra del turismo Daniela Garnero Santanché” e che “tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra la Presidente del Consiglio e la Ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica”.

Inoltre, “la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell’Esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale” che “compromette la credibilità dell’azione di governo e arreca pregiudizio all’immagine delle istituzioni”.

Formula1, il calendario del Mondiale

Roma, 25 mar. (askanews) – Ecco il calendario della stagione di Formula 1 2026 con i vincitori delle gare finora disputate:

GP Australia (Melbourne, Australia, 8 marzo) vincitore: George Russell (Mercedes) vincitore: GP Cina (Shanghai, Cina, 15 marzo) Kimi Antonelli (Mercedes)

GP Giappone (Suzuka, Giappone, 29 marzo) GP Miami (Miami, Stati Uniti, 3 maggio) GP Canada (Montreal, Canada, 24 maggio) GP Monaco (Montecarlo, Principato di Monaco, 7 giugno) GP Barcellona-Catalunya (Montmelò, Spagna, 14 giugno) GP Austria (Spielberg, Austria, 28 giugno) GP Gran Bretagna (Silverstone, Regno Unito, 5 luglio) GP Belgio (Spa-Francorchamps, Belgio, 19 luglio) GP Ungheria (Hungaroring, Ungheria, 26 luglio) GP Paesi Bassi (Zandvoort, Paesi Bassi, 23 agosto) GP Italia (Monza, Italia, 6 settembre) GP Spagna (Madrid, Spagna, 13 settembre) GP Azerbaigian (Baku, Azerbaigian, 26 settembre) GP Singapore (Marina Bay, Singapore, 11 ottobre) GP Stati Uniti (Austin, Stati Uniti, 23 ottobre) GP Messico (Città del Messico, Messico, 30 ottobre) GP Brasile (San Paolo, Brasile, 6 novembre) GP Las Vegas GP (Las Vegas, Stati Uniti, 19 novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 27 novembre) GP Abu Dhabi (Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 4 dicembre)

M5s deposita mozione di sfiducia contro Santanchè. Conte: lo stallo dimostra la debolezza della premier

Milano, 25 mar. (askanews) – Il M5s deposita la mozione di sfiducia contro la ministra del Turismo Daniela Santanchè, che non ha ottemperato alla richiesta della premier, mentre il leader del movimento Giuseppe Conte attacca Giorgia Meloni: lo stallo dimostra tutta la sua debolezza”.

“Abbiamo depositato la mozione di sfiducia contro Daniela Santanchè e ne chiediamo la calendarizzazione urgente. Siamo stati i primi a farlo due anni fa, quando esplosero gli scandali che la riguardavano mentre Giorgia Meloni continuava incredibilmente a difenderla. Serviva evidentemente la sconfitta clamorosa al referendum per scaricare Santanchè”, così il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini, che aggunge: “Chiediamo a Fratelli d’Italia e alla maggioranza di essere conseguenti, dando dare seguito a ciò che la stessa Meloni, con ritardo mostruoso, chiede. Santanchè deve lasciare la poltrona. Subito”.

“Doveva essere il ponte dell’Europa con Trump su dazi e guerra, doveva imporsi a Bruxelles… e invece scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua ministra e compagna di partito Santanchè. Che situazione indecorosa per le Istituzioni! Al danno di immagine di questi anni si aggiunge adesso l’imbarazzo di uno stallo che rivela tutta la debolezza della premier”. Così sui social il leader M5s Giuseppe Conte.

“Dopo quasi 3 anni passati a salvarla con voti e scudi in Parlamento anche di fronte a una truffa covid ai danni dello Stato – aggiunge – ora la Presidente del Consiglio è stata costretta da 14 milioni di voti a implorare Santanchè in un comunicato stampa affinché lasci il Governo. E dopo ore e ore ancora non succede nulla. Che balletto indecente! Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito. Altro che “Fratelli” d’Italia”.

Meloni (nonostante le turbolenze interne) oggi ad Algeri vede Tebboune, focus su gas e crisi internazionalii

Algeri, 25 mar. (askanews) – L’incontro non poteva cadere in un momento di maggiore turbolenza interna, come quello che nel post referendum si è abbattuto sul governo. E tuttavia la complessa situazione internazionale, e le conseguenze sui costi dell’energia, non possono che restare tra le priorità di Giorgia Meloni, soprattutto se intende dimostrare ai cittadini che la sua intenzione è quella di continuare a lavorare per gli interessi del Paese.

Ed è in questa ottica che va inquadrata la missione che oggi porterà la premier ad Algeri, viaggio che segue quello del 22 e 23 marzo 2023, e che, nato da un invito del presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, è emblematico – spiegano fonti italiane – dell’importanza che Roma attribuisce ai rapporti con il paese nord africano.

Nel corso del bilaterale, Meloni e il presidente algerino si confronteranno sui principali dossier internazionali, a partire dalla crisi in Iran e Libano e dalla situazione a Gaza, ma anche sui rapporti con la Libia, nazione con cui l’Algeria condivide quasi 1000 chilometri di confine. Un focus sarà dedicato anche alla guerra in Ucraina, ormai entrata nel quinto anno. Al termine dei colloqui, Meloni e Tebboune rilasceranno dichiarazioni congiunte alla stampa.

Il viaggio – si sottolinea – si inserisce nel quadro del parternariato strategico che unisce da sempre Italia e Algeria. Roma, ricordano le stesse fonti, è storicamente uno dei principali punti di riferimento di Algeri in Europa e in Occidente, e i legami che uniscono le due nazioni si sono intensificati negli anni e hanno raggiunto “un livello mai toccato in passato”.

L’Algeria – si osserva inoltre – è il primo partner commerciale dell’Italia in Africa, con un interscambio di 12,9 miliardi di euro nel 2025 e uno stock di investimenti diretti italiani in Algeria per 8,5 miliardi di euro. L’Italia, peraltro, è il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria, con una quota di mercato dell’export nazionale pari al 7,3%.

L’Algeria – spiegano fonti diplomatiche – rappresenta da sempre per l’Italia un partner privilegiato in ambito energetico. Algeri è il primo fornitore di gas naturale dell’Italia, grazie all’ultradecennale cooperazione avviata in passato con il protagonismo di Enrico Mattei e resa nel tempo stabile e duratura grazie al rapporto tra Eni e Sonatrach, i due campioni nazionali energetici.

Come osservano fonti italiane, inoltre, l’Algeria è una delle principali nazioni coinvolte nel Piano Mattei per l’Africa. In Algeria sono in fase avanzata di realizzazione due importanti iniziative: il progetto di agricoltura desertica in partenariato con BF International e il Centro di formazione Enrico Mattei a Sidi Bel Abbès, concepito come polo di eccellenza nella formazione agricola con vocazione panafricana. Il Piano Mattei include, inoltre, un ampio ventaglio di iniziative congiunte nei settori dell’energia, del digitale, della cultura e del turismo.

Il rapporto economico e commerciale tra le due nazioni – si rimarca poi – coinvolge anche altre numerosi ambiti, grazie alla forte complementarità che esiste tra i rispettivi sistemi produttivi, come dimostrato anche dal successo del Business Forum che si è svolto a Roma a margine del quinto Vertice intergovernativo dello scorso anno. I due Leader si confronteranno sulle modalità per rafforzare ulteriormente la cooperazione economica e industriale, con particolare attenzione ai settori strategici e ad alto valore aggiunto.

È “eccellente”, spiegano sempre dal fronte italiano, la cooperazione tra Italia e Algeria in ambito migratorio e nel contrasto del traffico di esseri umani. Meloni e Tebboune faranno il punto sul lavoro portato avanti finora e sulle iniziative per rafforzare l’impegno in questa direzione. I due leader dedicheranno un’attenzione particolare alla situazione in Sahel, area sempre più colpita dal terrorismo jihadista e nella quale Italia e Algeria sono entrambe attive nel contrasto al terrorismo e ai traffici illeciti e nella promozione della stabilità.

Bce, Lagarde: pronti a cambio di linea a qualunque riunione (se appropriato)

Roma, 25 mar. (askanews) – Alla Bce “siamo preparati, se appropriato, ad effettuare cambiamenti alla nostra linea a qualunque riunione” del direttorio. Ci sono diversi scenari possibili sulle ricadute per l’eurozona dai rincari dell’energia innescati dalla guerra in Iran e “non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sulla portata e la persistenza dello shock. Ma non ci lasceremo paralizzare dall’esitazione: il nostro impegno a garantire il 2% di inflazione sul medio termine è assoluto”. Sono i messaggi chiave lanciati dalla presidente della Bce, Christine Lagarde nel suo intervento alla conferenza annuale a Francoforte tra gli osservatori dell’istituzione (The Ecb and its Watchers), organizzata dall’Università Goethe.

Bce, Lagarde: pronti a cambio linea a qualunque riunione, se appropriato

Roma, 25 mar. (askanews) – Alla Bce “siamo preparati, se appropriato, ad effettuare cambiamenti alla nostra linea a qualunque riunione” del direttorio. Ci sono diversi scenari possibili sulle ricadute per l’eurozona dai rincari dell’energia innescati dalla guerra in Iran e “non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sulla portata e la persistenza dello shock. Ma non ci lasceremo paralizzare dall’esitazione: il nostro impegno a garantire il 2% di inflazione sul medio termine è assoluto”. Sono i messaggi chiave lanciati dalla presidente della Bce, Christine Lagarde nel suo intervento alla conferenza annuale a Francoforte tra gli osservatori dell’istituzione (The Ecb and its Watchers), organizzata dall’Università Goethe.

Meloni oggi ad Algeri vede Tebboune, focus su gas e crisi internazionali

Algeri, 25 mar. (askanews) – L’incontro non poteva cadere in un momento di maggiore turbolenza interna, come quello che nel post referendum si è abbattuto sul governo. E tuttavia la complessa situazione internazionale, e le conseguenze sui costi dell’energia, non possono che restare tra le priorità di Giorgia Meloni, soprattutto se intende dimostrare ai cittadini che la sua intenzione è quella di continuare a lavorare per gli interessi del Paese.

Ed è in questa ottica che va inquadrata la missione che oggi porterà la premier ad Algeri, viaggio che segue quello del 22 e 23 marzo 2023, e che, nato da un invito del presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, è emblematico – spiegano fonti italiane – dell’importanza che Roma attribuisce ai rapporti con il paese nord africano.

Nel corso del bilaterale, Meloni e il presidente algerino si confronteranno sui principali dossier internazionali, a partire dalla crisi in Iran e Libano e dalla situazione a Gaza, ma anche sui rapporti con la Libia, nazione con cui l’Algeria condivide quasi 1000 chilometri di confine. Un focus sarà dedicato anche alla guerra in Ucraina, ormai entrata nel quinto anno. Al termine dei colloqui, Meloni e Tebboune rilasceranno dichiarazioni congiunte alla stampa.

Il viaggio – si sottolinea – si inserisce nel quadro del parternariato strategico che unisce da sempre Italia e Algeria. Roma, ricordano le stesse fonti, è storicamente uno dei principali punti di riferimento di Algeri in Europa e in Occidente, e i legami che uniscono le due nazioni si sono intensificati negli anni e hanno raggiunto “un livello mai toccato in passato”.

L’Algeria – si osserva inoltre – è il primo partner commerciale dell’Italia in Africa, con un interscambio di 12,9 miliardi di euro nel 2025 e uno stock di investimenti diretti italiani in Algeria per 8,5 miliardi di euro. L’Italia, peraltro, è il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria, con una quota di mercato dell’export nazionale pari al 7,3%.

L’Algeria – spiegano fonti diplomatiche – rappresenta da sempre per l’Italia un partner privilegiato in ambito energetico. Algeri è il primo fornitore di gas naturale dell’Italia, grazie all’ultradecennale cooperazione avviata in passato con il protagonismo di Enrico Mattei e resa nel tempo stabile e duratura grazie al rapporto tra Eni e Sonatrach, i due campioni nazionali energetici.

Come osservano fonti italiane, inoltre, l’Algeria è una delle principali nazioni coinvolte nel Piano Mattei per l’Africa. In Algeria sono in fase avanzata di realizzazione due importanti iniziative: il progetto di agricoltura desertica in partenariato con BF International e il Centro di formazione Enrico Mattei a Sidi Bel Abbès, concepito come polo di eccellenza nella formazione agricola con vocazione panafricana. Il Piano Mattei include, inoltre, un ampio ventaglio di iniziative congiunte nei settori dell’energia, del digitale, della cultura e del turismo.

Il rapporto economico e commerciale tra le due nazioni – si rimarca poi – coinvolge anche altre numerosi ambiti, grazie alla forte complementarità che esiste tra i rispettivi sistemi produttivi, come dimostrato anche dal successo del Business Forum che si è svolto a Roma a margine del quinto Vertice intergovernativo dello scorso anno. I due leader si confronteranno sulle modalità per rafforzare ulteriormente la cooperazione economica e industriale, con particolare attenzione ai settori strategici e ad alto valore aggiunto.

È “eccellente”, spiegano sempre dal fronte italiano, la cooperazione tra Italia e Algeria in ambito migratorio e nel contrasto del traffico di esseri umani. Meloni e Tebboune faranno il punto sul lavoro portato avanti finora e sulle iniziative per rafforzare l’impegno in questa direzione. I due leader dedicheranno un’attenzione particolare alla situazione in Sahel, area sempre più colpita dal terrorismo jihadista e nella quale Italia e Algeria sono entrambe attive nel contrasto al terrorismo e ai traffici illeciti e nella promozione della stabilità.

Referendum, Conte: voto politico, ora convincere Paese su alternativa

Milano, 25 mar. (askanews) – “Questo è stato un voto chiaramente politico, un messaggio fortissimo a Giorgia Meloni e a questo governo: l’ho definito un avviso di sfratto per loro e una nuova primavera per il Paese”. Lo afferma, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, il presidente del M5S Giuseppe Conte.

“I cittadini – prosegue – sono andati a votare in massa per bocciare l’unica riforma che questa maggioranza era riuscita a portare a termine dopo quattro anni di governo, dopo che l’autonomia differenziata era stata demolita dalla Consulta e dopo che il premierato era stato parcheggiato chissà dove”.

“Questo referendum – prosegue il leader M5S – ci ha dimostrato che c’è tanta voglia di partecipare, di farsi sentire, che la nostra democrazia è viva e forte e ora dobbiamo essere noi bravi a interpretare un progetto politico capace di coinvolgere e convincere, dobbiamo costruire un’idea di Paese alternativa a quella della destra, con una politica vicina ai bisogni delle persone e non asserragliata nei palazzi. Bisognerà inaugurare una nuova stagione di investimenti per far crescere il Paese, dopo l’immobilismo e i disastri di questa destra, e rendere più facile la vita a chi fa impresa con coraggio e nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori. Come M5S scriveremo il programma insieme ai nostri iscritti e anche con i semplici cittadini e simpatizzanti, che invitiamo a venire nei nostri ‘100 punti aperti’ sparsi in giro per l’Italia”.

La costruzione della coalizione passa dalle primarie: come devono essere? “Aperte: primarie dei cittadini e non di apparato. Io sono disponibile, ma ne discuteremo all’interno del M5S”. Ritiene che Meloni voglia accelerare verso il voto? “Non so cosa si inventeranno, ma credo che il clima nel centrodestra risulterà molto logorato da questa sconfitta”, conclude Conte.

Ecco cosa vuole l’Iran per porre fine alla guerra con Stati Uniti e Israele

Roma, 25 mar. (askanews) – L’Iran chiede risarcimenti per gli attacchi subiti, la revoca di tutte le sanzioni e la chiusura di tutte le basi militari statunitensi nel Golfo Persico come condizioni per porre fine alla guerra con Stati Uniti e Israele. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti a conoscenza dei fatti.

Inoltre, l’Iran chiede garanzie che la guerra non riprenda e la cessazione degli attacchi israeliani contro Hezbollah. Tra le richieste iraniane figura anche un nuovo accordo nel Golfo che consentirebbe alla Repubblica islamica di riscuotere pedaggi dalle navi che attraversano lo strategico Stretto di Hormuz sul modello applicato dall’Egitto al Canale di Suez.

L’Iran si rifiuta infine di negoziare limiti al suo programma missilistico balistico, sempre secondo il Wall Street Journal. Le condizioni iraniane non menzionano il programma nucleare.

Governo, Renzi: patatrac targato Meloni, ora costruire alternativa

Milano, 25 mar. (askanews) – “Se gli italiani non vogliono più Meloni non è per i paragoni con dieci anni fa, ma per i risultati negativi di questo governo”. Dunque ora la priorità è “dare una mano per riportare il centrosinistra alla vittoria. In questi tempi di caos trumpiano serve un’Europa credibile e un’Italia protagonista. E su questi temi il centrosinistra è più autorevole di questo esecutivo”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, l’ex premier e leader di Italia Viva Matteo Renzi. Per il quale non bastano le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi: “Il problema riguarda la Meloni, non i suoi collaboratori. La sconfitta non è semplicemente su un referendum: è sulla scelta del governo di cambiare la Costituzione senza permettere ai parlamentari di fare nemmeno un emendamento. Meloni è responsabile di questo patatrac: i partiti sostenitori del referendum avevano il 55/60% e dopo l’ingresso della premier in campo siamo passati al 46%. Ma per dimettersi da Palazzo Chigi occorre coraggio: i leader si assumono le responsabilità e si dimettono, gli influencer trovano un capro espiatorio e fanno dimettere i sottosegretari”.

In ogni caso, per Renzi “è iniziata una stagione nuova molto interessante. Per questo c’è bisogno di impegnarsi tutti e io ho iniziato a rinunciare ad alcuni incarichi professionali per concentrarmi solo sulla politica. E mi sono dimesso anche da alcuni incarichi internazionali. La priorità ora è costruire l’alternativa”. Che passa anche attraverso le primarie: “Sono una grande iniezione di freschezza per il centrosinistra, non vanno sciupate. Vedremo come andrà. Noi avremo un nostro candidato o una nostra candidata, ma prima per due mesi ci confronteremo con le primarie delle idee: prima le proposte, poi il nome”.

Delmastro: io uno sprovveduto ma non si può dubitare di me

Milano, 25 mar. (askanews) – “Ho deciso di dimettermi perché, sin dall’inizio, ho improntato la mia azione di governo con provvedimenti incisivi contro la mafia. Non vorrei che una leggerezza indebolisse questa battaglia mia e del governo”. Lo dice Andrea Delmastro in una intervista al Corriere dopo le sue dimissioni da sottosegretario alla Giustizia, in cui ribadisce che di “leggerezza” si è trattato: “Sì, non mi sono reso conto di chi avessi davanti fin quando il padre non è stato arrestato”. Possibile che un avvocato e membro di governo non abbia controllato chi fossero i soci? “Me lo chiedo anche io… Ma non ho fatto verifiche”.

Il contatto con i Caroccia c’è stato perchè “in quel locale – spiega – si mangiava bene. Lui sembrava il classico oste romano di una volta, di quelli che non ci sono più. Si lamentava del locale grande, delle spese alte. Voleva avviarne uno piccolo per la figlia. È nata l’idea di fare con lei questa attività, nella quale, ahimè, ho coinvolto amici biellesi. Abbiamo pagato quote societarie. E un finanziamento soci per far partire la società, mai riscosso”. Il tutto senza cautele? “Mi sono fidato. Appena ho saputo che il padre era stato arrestato, ho ceduto le mie quote e ne sono uscito immediatamente. Non ho guadagnato un euro. Ci ho solo rimesso soldi”, ha detto ancora Delmastro per il quale un conto è interrogarsi sulle mancate cautele, “cosa diversa è avanzare sospetti contro un uomo sotto tutela di livello alto, per aver contrastato fortemente la mafia. La mia storia parla per me, uno scivolone frutto di sprovvedutezza non può far dimenticare tutto. Torno a svolgere il mio lavoro di deputato, convinto che tutte le nebbie si diraderanno. Perchè la mia biografia parla da sola nel contrasto a ogni forma di mafia”.

Giù il cappello. I giovani non erano e non sono contorno

Non chiamateli numeri

Il No ha prevalso, e già questo basterebbe a dire che il Paese, almeno questa volta, non ha ingoiato tutto in silenzio. Ma il punto non è fermarsi alla meccanica del risultato, al pallottoliere dei commentatori, alla liturgia delle percentuali sgranate con aria sapiente da chi riduce ogni sommovimento civile a una tabella ben confezionata. Sarebbe il solito errore degli adulti: prendere un fatto vivo e trasformarlo in un dato morto.
No, qui c’è qualcosa di più. C’è un flusso consistente di giovani che si è recato alle urne e ha detto no. E sarebbe davvero un abbaglio, l’ennesimo, rinchiudere questo passaggio in una categoria sociologica pigra o nell’inventario dei numeri da talk show. Perché i ragazzi, questa volta, non sono stati una decorazione statistica. Hanno mostrato di voler entrare nella scena, di voler pesare, di voler interrompere il vecchio rito in cui si chiede loro soltanto di essere presenti, mai di avere voce.

Da dove ripartiamo?

La questione vera, allora, è un’altra: come raccontiamo ciò che è accaduto a una generazione che troppo spesso viene chiamata solo a giochi fatti? E soprattutto, da dove ripartiamo con essa, non al suo posto né sopra la sua testa? È questo il punto più difficile. Perché spiegare un esito referendario non significa fare la conta dei vincitori e degli sconfitti; significa piuttosto aiutare una generazione a comprendere che la partecipazione non è una comparsa e che la democrazia, se vuole sottrarsi alla propria caricatura, deve rimettere al centro le sue energie più vive.

Non per vezzo, non per concessione, non per quella indulgenza paternalistica con cui troppo spesso si concede spazio ai ragazzi purché non disturbino troppo. 

Quale coinvolgimento?

Ma per una ragione ben più seria: perché, se non decidono, se non propongono, se non costruiscono, il coinvolgimento resta un teatrino allestito dagli adulti per fingere di ascoltare ciò che in realtà non vogliono sentire. Allora bisogna forse fare il contrario di quanto si è fatto finora. Non ricondurli al pianterreno delle nostre consuetudini esauste, ma innalzarci noi all’altezza delle loro prospettive. Creare luoghi in cui siano loro, anche in forme pienamente autogestite, a dire che cosa chiedono, che cosa immaginano, che cosa intendono proporre. Comitati, esperienze civiche, spazi reali di iniziativa, a partire perfino dalle cose più minute. Perché è proprio lì, nei dettagli minimi, che si misura se una democrazia prende sul serio i giovani oppure li usa come semplice fondale umano.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

Alla presidente del Consiglio, che ha parlato di un’occasione persa, verrebbe da dire che forse l’occasione persa è un’altra: quella di uscire finalmente dal repertorio delle dichiarazioni prefabbricate, dalla corazza del tono muscolare, da quell’inclinazione perennemente agonistica che scambia il dissenso per fastidio e il confronto per intralcio. Ogni volta la stessa recita: si perde, ma si finge di aver visto più lontano degli altri; si viene smentiti, ma si continua a parlare come se nulla fosse.

Non esiste alcun plotone di esecuzione

E a Bartolozzi bisognerebbe ricordare – anche dopo le sue dimissioni –  che i tempi esigono misura, che non esiste alcun plotone di esecuzione. E che proprio quei giovani troppo spesso descritti come immersi nel virtuale, intrappolati tra baby gang, linguaggi esasperati e musica trap, hanno mostrato in questa occasione una maturità civile ben più sobria di certa classe dirigente. Hanno spiegato, con il gesto semplice e serissimo del voto, che non c’è alcuna voglia di distruggere, ma piuttosto il desiderio di partecipare davvero alla vita di questo nostro splendido Paese.

Perciò giù bandiere, e basta anche con quella maniera insopportabile di chiamarli con formule diminutive o sprezzanti, come se fossero eterni apprendisti della cittadinanza. Togliamoci il berretto, piuttosto. Perché lo abbiamo capito: difficilmente se lo lasciano mettere. Ed è una buona notizia.

Il rifiuto di essere solo spettatori

La partita, in fondo, è tutta qui. Non nell’esito in sé, ma in ciò che consegna. Dice che una parte giovane del Paese non vuole essere ridotta a spettatrice. Dice che la partecipazione, quando è vera, non chiede permesso. Dice che i giovani non aspettano l’ennesima predica sulla responsabilità: chiedono, semmai, di essere riconosciuti come interlocutori pieni, come soggetti politici, come coscienze capaci di visione.

Ora la domanda è se gli adulti sapranno mostrarsi all’altezza della lezione ricevuta. Perché una generazione, almeno stavolta, il proprio compito lo ha svolto. Hanno parlato senza chiedere il microfono in prestito. Hanno preso posizione senza farsi addomesticare. Hanno ricordato a tutti che la democrazia respira solo quando qualcuno la abita davvero.

Il No non è solo una bocciatura

Ecco perché il No non va letto soltanto come una bocciatura. Va ascoltato come un richiamo. Meno paternalismo, meno pose, meno parole di maniera. Più fiducia, più spazio, più coraggio nel lasciare che siano loro a indicare la strada.

Il resto è il brusio degli adulti che non hanno ancora capito di essere stati, per una volta, guardati dall’alto.

Dopo il referendum, la prova decisiva per la magistratura

Una sfida senza precedenti

Il referendum appena celebrato è stata forse la prova più dura per la magistratura nella vita repubblicana. Per certi aspetti, persino più delle stagioni segnate dal contrasto al terrorismo stragista e alla mafia siciliana.

Una vera e propria giuria popolare — l’intero corpo elettorale — è stata chiamata a pronunciarsi in un giudizio pubblico, privo della soglia di sicurezza rappresentata dal quorum. Un passaggio ad altissimo rischio, un salto mortale senza rete.

La trappola politica e il suo esito

La strategia delle destre di governo — postfasciste, sovraniste e illiberali — ha cercato di intercettare il malcontento generato da errori giudiziari e da una lunga stagione di conflitto politico-giudiziario, in particolare quella legata a Mani pulite e ai processi contro Silvio Berlusconi.

In questo quadro, la figura del ministro Nordio è apparsa come il terminale di uno scontro portato sul terreno simbolico e politico. Un ruolo che, alla prova dei fatti, si è rivelato fragile, fino al punto di evocare impropri paragoni storici.

La battaglia referendaria, tuttavia, si è conclusa con una sconfitta di questo disegno. La trappola non è scattata. Ma sarebbe un errore fermarsi qui, come se il risultato avesse chiuso la questione.

Le criticità non più rinviabili

Se il confronto politico si è risolto a favore della magistratura, resta aperto — e anzi si impone con maggiore forza — il nodo delle criticità interne.

Una parte rilevante dell’opinione pubblica non è più disposta a tollerare:

  • un correntismo esasperato, degenerato in patologie gravi, come dimostrato dal caso Palamara;
  • una politicizzazione di alcuni magistrati, alimentata da passaggi troppo disinvolti tra funzioni giudiziarie e incarichi politici;
  • prassi investigative discutibili, con indagini e rapporti costruiti su impianti accusatori fragili o già orientati;
  • una difficoltà a sottoporsi a un effettivo rigore disciplinare, anche in presenza di responsabilità evidenti.

Questi elementi non possono essere derubricati a eccezioni. Sono questioni strutturali che incidono direttamente sulla fiducia dei cittadini.

Autonomia e autogoverno: la vera posta in gioco

Occorre uscire da un equivoco ricorrente. Non è in discussione il diritto dei magistrati ad associarsi o a organizzarsi in gruppi ispirati a diverse culture giuridiche: questo pluralismo è fisiologico ed esprime vitalità civile.

Il punto decisivo è un altro: la capacità di esercitare una reale autonomia e un autentico autogoverno.

Senza queste condizioni, la stessa Costituzione — che si invoca giustamente a tutela dell’indipendenza della magistratura — rischia di essere svuotata nel suo significato più profondo.

Efficienza e responsabilità nella giustizia

La fase che si apre richiede un salto di qualità anche sul piano operativo.

Non basta amministrare gli uffici: è necessario governare i processi con maggiore efficienza, con criteri organizzativi adeguati e con una cultura della responsabilità che sia all’altezza delle attese del Paese.

La domanda di giustizia che emerge da questo passaggio referendario è esigente e diffusa. Non riguarda solo le regole, ma il modo concreto in cui esse vengono applicate.

Una sfida che riguarda tutti

Il referendum ha evitato una resa dei conti politica. Ma ha consegnato alla magistratura una responsabilità più grande: dimostrare, nei fatti, di saper riformare se stessa.

È su questo terreno che si giocherà la credibilità futura dell’ordine giudiziario e, insieme, la qualità della democrazia italiana.

La politica che si è chiamata fuori: una lezione da imparare

L’esito del referendum ci dice incontestabilmente come la politica sia stata ulteriormente messa alla porta ed abbia perso una occasione di recupero sui tanti elettori ad essa ormai indifferente. Il tema della giustizia per la sua complessità non era una materia da sottoporre a consultazione pubblica ma richiedeva una concertazione tra tutte le persone politiche per un accordo che stesse in piedi. 

Per questo, sarebbe occorsa una umiltà ed una responsabilità che sono mancate a tutte le forze politiche rimandando al popolo ed al suo istinto ciò che doveva farsi per rimettere in piedi una giustizia che non manca di opacità. Vedremo ora come i vincitori del “NO” appronteranno proposte per porre mano agli acciacchi della giustizia.

Cadute di stile e l’arte politica di Cirino Pomicino

Come non bastasse, tutti i contendenti ci hanno messo sopra il carico da undici inscenando commenti e comportamenti da lasciare desolati. Per dirne una su mille, il balletto dei magistrati vittoriosi al grido “Chi non salta Meloni è”, rappresenta l’avvilimento di una istituzione che meriterebbe ben altro senza che si veda traccia di ravvedimento. Ci si augurerebbe un recupero di stile del tutto bandito dal contesto attuale. Sarebbe da apprendere dalla intelligenza di Cirino Pomicino quando diceva che questo Paese ha bisogno di smettere di urlare e odiare recuperando la classe dirigente le categorie del perdono e della misericordia. Così nella situazione d’oggi, quando andava a Montecitorio, non vedeva politici ma boy scouts. Allo stesso modo il Cardinale Zuppi, in occasione delle esequie del “Vicere” ha ricordato che sarebbe bene in politica riprendere il gusto delle relazioni, il senso di insieme pur tra compagini diverse, la necessità di una capacità di mediazione che dichiari la propria identità non per affermare se stessi quanto piuttosto per trovare la verità.

La fortuna del NO

“A questo gioco al massacro, io non ci sto!» furono le parole dell’allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro che restano alla storia a difesa delle istituzioni ed ancor più a difesa della sua persona coinvolta in una storia di fondi neri quando era Ministro degli Interni. Quel No è rimasto nella memoria del nostro paese. Scegliere il NO, la contrazione del “neppure uno”, parola olofrastica equivalente a una proposizione negativa, evidentemente questa volta ha portato fortuna contro il SI, la contrazione del “così è” che questa volta non è piaciuto. “Così è se vi pare” ha ricevuto il diniego della maggioranza a cui non è parso vero finalmente di dire la propria.

La lezione del Nucleare

Il tempo dirà se il popolo ha avuto giusto intuito o se invece sia stato vittima di una legittima ignoranza in materia. Il tempo dirà poi se ci potrà ricredere su quanto fatto. Nel 1987 il referendum contro il nucleare, a ridosso del disastro di Chernobyl, e poi ancora nel 2011 una nuova consultazione, in pieno incidente a Fukushima, hanno sbarrato la strada alla diversificazione energetica del nostro paese. Ne stiamo ora pagando le conseguenze in termini di competitività industriale nello scenario mondiale. La comprensibile emotività di allora non tenne conto delle centrali nucleari che in Europa erano già a ridosso dello stivale italiano non preservandoci da rischi e pericoli.

Si potrebbe sperare nell’aiuto della scienza quando finalmente si arriverà alla fusione nucleare “fredda”, che non scalda gli animi e non fa venire alle mani e andrebbe invece al punto con ogni vantaggio per l’umanità. Si tratterebbe di una fusione pulita e sicura che, per come si comprende, avrebbe come combustibile il deuterio, ampiamente approvvigionabile nell’acqua di mare.  L’età del ferro portò ad armi più efficaci rispetto al bronzo e diede vita alla brama di recupero di quell’elemento. Si spera che la fusione fredda possa, in ipotesi, depotenziare l’ossessione di uranio che oggi circola per il mondo per costruire bombe di potenza tale da sterminare l’umanità.

Il ritorno alle favole

Oggi la politica mondiale appare piuttosto un crogiuolo di cervelli ed intelligenze fuse all’ammasso, che non trovano il verso di fondersi in una felice integrazione di volontà e di intenti, magari ispirandosi ad uno stile fusion dove si è capaci di dare bellezza ad un ambiente mettendo insieme stili e culture diverse. 

Guardando a Biancaneve ci si dovrebbe guardare allo specchio alla ricerca non della vanità della Regina Grimilde ma di un candore perduto. Potrebbe essere utile anche ricorrere al fuso della Bella addormenta nel Bosco per tessere un clima di pace che per adesso è utile solo a pungere l’avversario di turno, precipitandolo in un malefico incantesimo, qualunque siano le conseguenze che verranno. Ai potenti della terra Pomicino potrebbe insegnare che la miglior furbizia è nel dire la verità, perché non ci crede nessuno.