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giovedì, 22 Gennaio, 2026
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Terrorismo, gli inquirenti: Hannoun membro del comparto estero di Hamas

Roma, 27 dic. (askanews) – Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun è ritenuto dagli inquirenti di genova e dagli investigatori della polizia e della giuardia di finanza membro del cosiddetto comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas. In particolare figurava nel ‘board of directors della European palestinians conference’ ed era – sempre secondo chi indaga a Genova – il vertice della cellula italiana dell’organizzazione hamas, nella sua veste di legale rappresentante di A.B.S.P.P. Dal 21.9.2001 fino al 20.3.2018 e, negli anni successivi, di amministratore di fatto dell’associazione.

Hannoun è stato anche rappresentante legale di a.B.S.P.P. O.D.V. Fin dalla costituzione, nel 2003; oltre ad essere amministratore di fatto dell’associazione benefica ‘La cupola d’oro’, nonché dell’associazione benefica ‘La palma’, costituite allo scopo di proseguire l’attività di finanziamento nonostante i provvedimenti adottati dal circuito finanziario per impedire agli indagati il finanziamento di attività terroristiche.

Hannoun – si sottolinea – è gravemente indiziato di essere un componente di vertice di hamas; di avere destinato, nella raccolta di fondi indicata come avente fini umanitari per la popolazione palestinese, una parte rilevante (più del 71 per cento) di tali fondi al finanziamento diretto di Hamas o di associazioni ad essa collegate o da essa controllate e di altre articolazioni dell’organizzazione terroristica.

Il presidente dei palestinesi in Italia è accusato ancora di avere quindi concorso a versare, direttamente o indirettamente, all’organizzazione terroristica, a partire dall’18 ottobre 2001 e, fino ad oggi, ma soprattutto a seguito degli eventi del 7 ottobre 2023, ingenti somme di denaro, pari a Ç 7.288.248,15, sottraendo tali fondi alle finalità dichiarate e alle reali necessità della popolazione civile di Gaza.

Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa, membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas, referente con Hannoun della cellula italiana, dipendente dall’1.8.2016 di A.B.S.P.P. O.D.V., responsabile con Elasaly Yaser della filiale milanese di A.B.S.P.P.; nonchè Al Salahat Raed, membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica e, dal maggio 2023, componente del board of directors della European Palestinians Conference, al cui interno opera in stretto contatto con Majed al zeer.

Inoltre Al Salahat Raed è componente della cellula italiana di Hamas, dipendente della A.B.S.P.P. dal luglio 2011 al settembre 2019 e, nuovamente, a partire dal luglio 2024, referente per Firenze e la Toscana; Elasaly Yaser, membro del comparto estero di Hamas, componente della cellula italiana, dipendente dal 5.2.2016 di A.B.S.P.P. O.D.V., responsabile con Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa della filiale milanese di A.B.S.P.P., Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber, quale membro del comparto estero di Hamas, componente della cellula italiana, dipendente dall’1.2.2015 della A.B.S.P.P. O.D.V., con cui collabora attivamente promuovendo la raccolta di denaro durante incontri propagandistici.

Coinvolto anche Osama Alisawi, membro di HAMAS di cui è stato Ministro dei Trasporti del Governo di fatto a Gaza, Presidente del Blocco Islamico dell’Unione degli Ingegneri, membro del Consiglio dell’Unione degli Ingegneri, cofondatore nel 1994 della A.B.S.P.P., delegato ad operare, dal 2001 al 2009, sui conti correnti dell’associazione n. 8542 e 9300.

Arriva al cinema il biopic "Franco Battiato. Il lungo viaggio"

Milano, 27 dic. (askanews) – Arriva nelle sale cinematografiche solo il 2, 3 e 4 febbraio 2026 come evento speciale per Nexo Studios “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, il biopic diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, dedicato a uno dei più grandi artisti della musica italiana.

Coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures, “Franco Battiato. Il lungo viaggio” segue il percorso del giovane Battiato, interpretato da uno straordinario Dario Aita, dalla Sicilia al suo arrivo a Milano negli anni Settanta, esplorando i momenti cruciali del cammino verso il successo e accompagnandolo fino al ritorno nell’amata terra d’origine. L’elenco delle sale cinematografiche sarà disponibile a breve su nexostudios.it e le prevendite apriranno a partire dal giorno 9 gennaio. “Franco Battiato. Il lungo viaggio” è il racconto di un viaggio interiore, in cui la natura dell’artista, già incline alla spiritualità, si trasforma in una ricerca più consapevole anche attraverso l’amicizia con Fleur (Elena Radonicich), il rapporto con la madre (Simona Malato) e incontri fondamentali, quali l’amicizia con Juri Camisasca (Ermes Frattini) e Giuni Russo (Nicole Petrelli), fino allo storico sodalizio con Giusto Pio (Giulio Forges Davanzati), coautore di molti dei brani più importanti della carriera di Franco Battiato.

Il film ripercorre l’evoluzione di Franco Battiato dalla sperimentazione radicale alle serate con Giorgio Gaber e Ombretta Colli fino al successo pop, mettendo al centro il suo vero viaggio: la ricerca del sé interiore.

Un racconto intimo e visionario, in cui la musica diventa il linguaggio di una tensione costante verso il trascendente, oltre ogni forma di celebrità. Nel film anche Anna Castiglia e la partecipazione straordinaria di Joan Thiele. Le musiche originali sono di Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore. Si ringrazia la Fondazione Franco Battiato ETS. Il film è distribuito in esclusiva nelle sale cinematografiche da Nexo Studios con RTL 102.5 come Radio Ufficiale e in collaborazione con MYmovies. Prossimamente sarà in onda su Rai 1.

Manovra, al via esame Camera. Testo ‘blindato’ al voto martedì

Roma, 27 dic. (askanews) – Al via alla Camera dei deputati l’esame in seconda lettura della manovra da 22 miliardi, licenziata prima di Natale dal Senato.

La Commissione bilancio di Montecitorio ha avviato i lavori sul provvedimento con l’illustrazione da parte dei relatori Andrea Barabotti(Lega), Andrea Mascaretti(FdI) e Roberto Pella(FI).

Segue la discussione generale in attesa del termine per la presentazione degli emendamenti nel pomeriggio. Presente per il governo la sottosegretaria all’economia, Sandra Savino.

Passaggio in Commissione che non comporterà variazioni alla manovra visto che il testo arrivato da Palazzo Madama è ‘blindato’ non essendoci materialmente il tempo per una terza lettura senza rischiare l’esercizio provvisorio.

Domani è prevista la conclusione dei lavori della Commissione e l’avvio dell’esame da parte dell’Aula con la discussione generale dalle 16. Intorno alle 19 è attesa l’apposizione della questione di fiducia da parte del governo che sarà votata lunedì sera.

Il voto finale sulla legge di bilancio da parte della Camera è previsto per martedì 30 dicembre.

Finanziamenti ad Hamas, fra i 9 arrestati anche il presidente dei palestinesi in Italia

Roma, 27 dic. (askanews) – Blitz antiterrorismo a Genova. La Digos della Polizia di Stato ed il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza del capoluogo ligure insieme con il Nucleo Speciale della Polizia Valutaria della Gdf hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misure cautelari (personali e reali, queste ultime per un ammontare di oltre otto milioni di euro) nei confronti rispettivamente di nove indagati destinatari tutti della custodia in carcere.

Gli indagati sono accusati, nella attuale fase delle indagini preliminari, di fare parte e di avere finanziato Hamas (Harakat al-muqawma al-islamiya’ ovvero ‘Movimento della resistenza islamica’), che si propone il compimento di atti con finalità di terrorismo, in particolare contro Israele, ed è stata designata come organizzazione terroristica da parte dell’Unione Europea. Tra gli arrestati c’è anche il presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia. Gli investigatori definiscono Mohammad Hannoun “membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas” e “vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas”.

Il finanziamento delle attività terroristiche risulta avvenuto per mezzo di varie associazioni, tra cui: Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese; Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese – organizzazione di volontariato, di cui è legale rappresentante proprio Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun; e l’associazione benefica la Cupola d’oro, con sede a Milano, di cui è legale rappresentante Abu Deiah Khalil.

In particolare, vengono loro addebitate operazioni di finanziamento, che si ritiene abbiano rilevantemente contribuito alle attività delittuose dell’organizzazione terroristica, per un ammontare complessivo di circa sette milioni di euro. Il denaro è stato mandato ad Hamas – secondo gli inquirenti – mediante operazioni di triangolazione attraverso bonifici bancari o con altre modalità per il tramite di associazioni con sede all’Estero.

Inoltre i finanziamenti sono stati direzionati in favore di associazioni con sede a Gaza, nei Territori Palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas. oppure direttamente a favore di esponenti di Hamas (in particolare, ad Osama Alisawi, già Ministro del Governo di fatto di Hamas a Gaza, che, specificamente, in varie circostanze, sollecitava tale supporto finanziario).

Tale supporto ha riguardato anche il sostentamento dei familiari di persone coinvolte in attentati terroristici ai danni di civili o dei parenti di detenuti per reati con finalità di terrorismo, sostentamento che ha rafforzato l’intento di un numero indeterminato di componenti di Hamas di aderire alla strategia terroristica e al programma criminoso dell’organizzazione, anche compiendo attentati terroristici suicidi.

Zelensky sente leader Ue-Trump in call oggi, domani va a Mar-a-Lago

Roma, 27 dic. (askanews) – I leader europei e il presidente degli Stati uniti Donald Trump parteciperanno sabato a una call con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel quadro di un’intensificazione degli sforzi diplomatici per arrivare a un accordo di pace sull’Ucraina. L’iniziativa precede l’incontro previsto domani in Florida tra Zelensky e Trump, a Mar-a-Lago. Lo riferisce oggi il Guardian.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen prenderà parte alla conversazione, ha riferito un portavoce dell’esecutivo Ue. Secondo Kiev, il vertice con Trump servirà ad affrontare i nodi più sensibili del negoziato, dalle garanzie di sicurezza per l’Ucraina alla ricostruzione, fino alle questioni territoriali legate al Donbas e alla centrale nucleare di Zaporizhzhia.

“L’incontro di domenica è pensato in modo specifico per affinare il più possibile i contenuti”, ha dichiarato Zelensky ieri, spiegando che il piano di pace in 20 punti è “pronto al 90 per cento”. “Il nostro obiettivo è portarlo al 100 per cento. Ad oggi, i nostri team, quello ucraino e quello americano, hanno fatto progressi significativi”, ha aggiunto.

Secondo quanto riportato da Axios, Zelensky si è detto disposto a sottoporre il piano a referendum qualora la Russia accettasse un cessate il fuoco di almeno 60 giorni, necessario per organizzare la consultazione. In assenza di una “posizione forte” sulle questioni territoriali, il presidente ucraino avrebbe spiegato di dover chiedere l’approvazione dell’opinione pubblica.

Sul piano militare, mentre proseguono le iniziative diplomatiche, Kiev è stata colpita da una nuova ondata di attacchi. Nelle prime ore di oggi potenti esplosioni sono state udite nella capitale. Secondo le autorità locali, l’attacco ha coinvolto missili ipersonici Kinzhal, missili balistici Iskander e missili da crociera Kalibr. Il sindaco di Kiev ha riferito di diversi feriti, tra cui anche dei bambini, mentre incendi hanno interessato edifici residenziali in vari distretti della città. Interruzioni di corrente sono state segnalate anche nell’area di Brovary.

L’aeronautica ucraina ha diramato un allarme aereo su tutto il Paese, segnalando la presenza di droni e missili su diverse regioni. Gli attacchi russi hanno portato anche al decollo di caccia polacchi e alla chiusura temporanea di due aeroporti nel sud-est della Polonia, a Rzeszów e Lublino.

Sul fronte diplomatico, i colloqui si inseriscono dopo una serie di incontri riservati svoltisi lo scorso fine settimana a Miami, dove l’inviato di Trump Steve Witkoff ha incontrato separatamente rappresentanti russi e ucraini, insieme a Jared Kushner.

Il piano attuale viene descritto come una versione aggiornata di un precedente documento in 28 punti discusso nelle scorse settimane tra funzionari statunitensi e russi, ritenuto da Kiev e da diversi osservatori sbilanciato a favore delle richieste del Cremlino. L’Ucraina continua a chiedere garanzie di sicurezza modellate sull’articolo 5 della Nato, anche se resta incerto se Mosca possa accettare una simile impostazione.

In un’intervista a Politico, Trump ha detto di aspettarsi un incontro “positivo” con Zelensky, precisando però che “non ha nulla finché non lo approvo. Vedremo cosa ha”.

Da Mosca, il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov ha criticato il lavoro sul piano di pace, sostenendo che “la possibilità di arrivare a un accordo dipenderà dalla volontà politica dell’altra parte”, accusando Kiev e alcuni Paesi europei di cercare di “silurare” il processo negoziale. “Senza una soluzione adeguata delle cause all’origine di questa crisi”, ha aggiunto Ryabkov, “sarà semplicemente impossibile raggiungere un accordo definitivo”.

Salvini: i pro pal erano in piazza dalla parte sbagliata

Milano, 27 dic. (askanews) – “Ci sono alcuni milioni di fenomeni che dovrebbero chiedere scusa” e “c’è qualcuno che non ha capito niente: era in piazza dalla parte sbagliata”. Così il vicepremier Matteo Salvini ha commentato a Radio Libertà l’operazione della Digos di Genova che ha portato all’arresto di 9 persone, accusate di aver finanziato Hamas con 7 milioni di euro.

“Stando a quanto leggi, la Guardia di Finanza e gli investigatori ritengono che finanziassero illegalmente il terrorismo islamico basandosi su alcune associazioni onlus in Italia. L’idolo dei pro pal che per qualche giorno hanno bloccato l’Italia sarebbe, secondo gli investigatori, un finanziatore del terrorismo, dei massacri del 7 ottobre. Spero che vengano presi tutti, spero che vengano espulsi quelli che sono in Italia illegalmente e spero che – ha chiosato Salvini – il processo di pace prosegua nonostante i pro pal”.

Tajani: congratulazioni per lo smantellamento della rete che favoriva Hamas



Roma, 27 dic. (askanews) – Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso apprezzamento per l’operazione antiterrorismo che ha portato allo smantellamento di una rete accusata di finanziare Hamas dall’Italia.

In un messaggio pubblicato su X, Tajani ha riferito di essersi congratulato con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per l’operazione condotta dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, sottolineandone il rilievo sul piano della sicurezza nazionale.

“Mi sono congratulato con Piantedosi per l’importante operazione antiterrorismo di Polizia di Stato e Guardia di Finanza che ha portato allo smantellamento di una organizzazione che finanziava Hamas dall’Italia”, ha scritto Tajani, aggiungendo: “Sempre grati alle forze dell’ordine per la loro attività”.

Piantedosi: squarciato il velo sull’eversione islamista

Roma, 27 dic. (askanews) – “È un’operazione molto importante e significativa quella portata a termine stamattina dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza con l’arresto di nove persone, tra cui il più noto Mohammad Hannoun. Pur con la doverosa presunzione di innocenza che va sempre riconosciuta in questa fase, è stato squarciato il velo su comportamenti e attività che, dietro il paravento di iniziative a favore delle popolazioni palestinesi, celavano il sostegno e la partecipazione a organizzazioni con vere e proprie finalità terroristiche di matrice islamista”. Lo ha detto il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, in merito al blitz antiterrorismo condotto a Genova.

Un “pericolo” – quello dell’eversione di matrice islamista – “rispetto al quale c’è la massima attenzione da parte del nostro governo. Grazie alla professionalità dei poliziotti della Direzione centrale della polizia di prevenzione, la nostra ‘antiterrorismo’, e dei nuclei specialistici della Guardia di Finanza si sono potuti ricostruire contatti e flussi finanziari su scala internazionale: l’ennesima dimostrazione delle competenze e capacità investigative delle nostre forze di polizia che si confermano tra le migliori al mondo”. Il responsabile del Viminale ha poi aggiunto: “Sono grato al Capo della polizia, al Procuratore nazionale anti terrorismo ed ai magistrati della direzione distrettuale di Genova per come hanno coordinato tali professionalità, contribuendo allo sviluppo di una indagine di straordinaria importanza. Questo risultato ci incoraggia nell’opera di ulteriore rafforzamento delle nostre forze dell’ordine che stiamo portando avanti da tre anni e che continueremo finché ci verrà affidata la responsabilità di governo”.

Avrebbero finanziato Hamas con 7 milioni: 9 arresti a Genova

Milano, 27 dic. (askanews) – Misure cautelari per nove indagati che finiscono in carcere, tutti accusati dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova, di fare parte e di avere finanziato l’organizzazione terroristica Hamas. L’indagine coinvolge anche tre associazioni. L’operazione è stata finalizzata da DIGOS di Genova, con il supporto della guardia di Finanza. Agli indagati vengono addebitate operazioni di finanziamento, che si ritiene abbiano rilevantemente contribuito alle attività delittuose dell’organizzazione terroristica, per un ammontare complessivo di circa sette milioni di euro. Tra gli indagati anche Hannoun Mohammad Mahmoud Ahmad, figura di spicco del mondo pro pal in Italia.

USA, da Wallace a Trump: common man o forgotten man?

Perché riproporre oggi la visione democratica di Henry A. Wallace, vicepresidente degli Stati Uniti durante la presidenza di Franklin Delano Roosevelt, e metterla a confronto con la figura del forgotten man evocata da Donald Trump? La risposta non sta nella nostalgia né in un esercizio di storia comparata, ma nella necessità di una verifica culturale sul senso stesso della democrazia nel tempo presente.

Wallace non è una figura laterale del Novecento americano. È il vicepresidente di un’America che entra in guerra contro l’Europa nazi-fascista per salvare l’Europa democratica, non per isolarsi dal suo destino. In quel passaggio decisivo, l’Atlantico non doveva separare due mondi, ma tenerli insieme, come spazio condiviso di una civiltà politica fondata sulla dignità della persona, sulla libertà e sulla giustizia sociale.

Il common man”: una promessa democratica

Nel 1942 Wallace pronuncia il discorso destinato a restare come il suo lascito politico più significativo: The Century of the Common Man. Non è un manifesto ideologico né un testo per specialisti. È una dichiarazione di principio rivolta al mondo. Alla retorica dell’“uomo forte” e degli imperi, Wallace oppone l’idea che il secolo che si apre debba essere quello dell’uomo comune, riconosciuto nella sua dignità e posto al centro della vita democratica.

Il common man non è una categoria sociologica né una folla indistinta. È il soggetto di una promessa universale: libertà politica e giustizia sociale non sono alternative, ma condizioni che si tengono. La democrazia, in questa visione, non si esaurisce nel voto o nella competizione tra élite; è un ordine morale e civile, fondato sull’idea che ogni persona abbia valore in quanto tale e che le istituzioni abbiano il compito di rendere effettiva questa dignità.

 

Il forgotten man”: il popolo come identità ferita

A distanza di decenni, Donald Trump costruisce il proprio successo politico attorno a una figura solo in apparenza analoga: il forgotten man, l’uomo dimenticato. Qui il registro cambia radicalmente. Non c’è una promessa universale, ma una narrazione del torto subito. Il popolo è chiamato a riconoscersi come escluso, tradito, minacciato.

Il forgotten man non diventa il centro di un progetto di emancipazione, ma di una mobilitazione identitaria. La politica non ricompone: polarizza. La democrazia tende a ridursi a plebiscito permanente, la leadership a rappresentazione diretta del risentimento. Non si allarga l’orizzonte dei diritti; si moltiplicano i nemici.

Due antropologie politiche

Il confronto tra Wallace e Trump mette in luce due antropologie politiche inconciliabili. Da un lato, l’uomo come essere relazionale, portatore di diritti che rafforzano la comunità e rendono possibile la convivenza democratica. Dall’altro, l’individuo definito dalla paura, dalla competizione, dal bisogno di protezione identitaria.

Nel primo caso, il popolo è fine della politica. Nel secondo, ne diventa strumento. Nel primo, la democrazia tende all’inclusione. Nel secondo, vive di esclusione e semplificazione.

Una verifica per lOccidente

Riproporre Wallace oggi significa interrogare l’Occidente nel suo insieme, e l’Europa in modo particolare. In una fase segnata dalla crisi delle istituzioni rappresentative e dall’impoverimento del linguaggio politico, la questione non è scegliere tra élite e popolo, ma tra una politica che riconosce la dignità dell’uomo e una che ne sfrutta le ferite.

Il legame euro-atlantico nasce anche da questa visione: dalla convinzione che la democrazia non sia un fatto contingente o identitario, ma una responsabilità condivisa, radicata in un umanesimo politico capace di tenere insieme libertà, giustizia e solidarietà. È su questo terreno che la cultura politica europea è chiamata oggi a una verifica non eludibile, se non vuole consegnare il futuro della democrazia al solo linguaggio del risentimento.

Pace fuori campo? È tempo di riportarla nel discorso pubblico

Pace fuori campo? È tempo di riportarla nel discorso pubblico

 

Nel clima segnato da guerra, polarizzazione e sospetto, parlare di pace diventa controverso. Ma senza parole, argomenti e responsabilità pubbliche, la pace scompare, lasciando spazio a paura, propaganda e rassegnazione.

 

Giuseppe Davicino

 

Gli eventi e le crisi ai quali stiamo assistendo in Europa implicano una domanda politica di fondo: dove stiamo andando? Dove ci porteranno le strategie adottate?

Diventa ancora più arduo tentare di rispondere a questa domanda in un tempo in cui, come ha ricordato ieri Papa Prevòst, nel suo primo Angelus di Santo Stefano, cresce il rischio di essere spinti fuori dal discorso pubblico e non di rado accusati di favorire avversari e nemici, per chi cerca di argomentare le ragioni della pace. Probabilmente Leone XIV ha colto un punto decisivo per il futuro dell’Italia, dell’Ue, dell’Europa e dell’Occidente.

Il fatto di essere stati espunti dal dibattito pubblico, talvolta anche per rispettabili ragioni di realpolitik, non rende alcuni argomenti meno decisivi per il nostro futuro. Credo se ne possano indicare alcuni fra i più importanti.

 

Le narrative della guerra

Il primo è il carattere decisivo, per il futuro, delle diverse narrative sulla guerra in corso in Europa. La narrativa del Regno Unito e dei suoi alleati più stretti, primo fra tutti la Francia, è quella di una Russia “invade-tutto”, alla quale occorre infliggere una sconfitta strategica in Ucraina per fermarne l’avanzata fino alla costa atlantica dell’Europa. Poiché sul campo, dopo l’invasione russa del 2022, i risultati non sono quelli sperati, occorre una tregua per consentire il riarmo dell’Europa, in vista dello showdown finale nel giro di cinque-dieci anni.

 

Un conflitto non nato dal nulla

L’altra narrativa è quella di quanti, trasversalmente allo schieramento atlantista, sono consapevoli del fatto che l’invasione russa dell’Ucraina non sia stata un fulmine a ciel sereno, ma una scelta – per quanto esecrabile – maturata all’interno di uno scontro per procura almeno decennale, che ha visto anche errori e provocazioni commessi dagli occidentali, o almeno da alcune loro frange, come il tentacolare mondo dei neocon americani a fianco dei poteri britannici.

È un’ovvietà constatare che una soluzione diplomatica di questo conflitto non sarà possibile senza adottare un coraggioso e lungimirante cambio di narrativa.

 

Stati Uniti e Russia: una relazione storica

Ed ecco un altro elemento di primissimo piano che non può essere ignorato: quello dei rapporti fra Stati Uniti e Russia, storicamente più complementari che competitivi. Dalla guerra civile americana alla Seconda guerra mondiale, fino alla comune diffidenza verso l’impero coloniale britannico, Washington e Mosca hanno sempre trovato punti di contatto.

Trump, più che una svolta, ha operato una ripresa di rapporti bilaterali solidi e con profonde radici storiche, che rischiano di lasciare l’Europa con il cerino in mano delle ostilità, se essa non saprà pensarsi più autonoma e indipendente sullo scacchiere internazionale.

 

UnEuropa politicamente più forte

Serve una Ue più forte politicamente. Per iniziare, in attesa dei tempi lunghi delle riforme istituzionali, appare più che sufficiente la sintesi proposta da Mario Draghi: il federalismo pragmatico, ovvero la capacità dei Ventisette di assumere decisioni adeguate e tempestive.

Esiste un esempio brillante di organizzazione internazionale fra Paesi ritenuti schiacciati fra due giganti come Cina e India: l’ASEAN, l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, che sta dimostrando di agire con invidiabile autonomia. Anche l’Ue può prendere le giuste contromisure per evitare che Stati Uniti e Russia decidano del suo futuro.

 

Il peso britannico sullEuropa

Ma perché ciò risulti possibile vi è un terzo elemento, oggettivamente di enorme importanza ma di cui quasi non si parla: il preoccupante sbilanciamento nei rapporti fra Bruxelles e Londra a favore della sponda britannica della Manica.

La gestione della crisi ucraina fornisce una nuova e triste conferma. Stiamo infatti assistendo al paradosso per cui il Regno Unito, uscito dall’Ue, detta nei fatti la linea dell’Europa sull’Ucraina. La Francia risulta perfettamente allineata; la Germania continua a non toccare palla in politica estera oltre i propri interessi di bottega; l’Italia, come spesso accade, si barcamena pur in modo dignitoso; resta alla fine solo la Spagna in una situazione di pieno esercizio di capacità che invece dovrebbe riguardare l’intera Unione.

 

I costi di una guerra senza vincitori

Occorre esplicitare con chiarezza cosa comporti per l’Ue seguire la linea britannica sull’Ucraina, in una guerra che nessuno potrà vincere sul campo se non tentando nuovamente l’avventura di una guerra mondiale. Tra le conseguenze:

– un ulteriore indebolimento dell’economia europea;

– un’accelerazione della caduta delle classi medie, a fronte dell’allargamento della classe media nei Paesi Brics;

– una dissonanza sempre più stridente fra gli obiettivi del Green Deal e l’enfasi sul riarmo nazionale, compreso quello tedesco, con toni più da Europa pre-comunitaria che dall’Europa edificata sull’anelito all’integrazione per rendere impossibile la guerra.

 

Una linea di centro, dialogo e pace

Se questi elementi sono, come credo, decisivi, essi forniscono indicazioni anche per definire una linea politica autenticamente di centro, ispirata ai valori del dialogo e della pace, che pur nelle necessarie mediazioni non smarrisca il senso di dove possano condurre strategie miopi e subalterne.

Strategie alle quali sembra difficile sottrarsi anche per la presenza, nell’area di centro, di gruppi piccoli ma influenti, spesso più inclini all’estremismo che alla moderazione.

Ucraina, accordo di pace ancora difficile

Vedremo quali saranno le intese che scaturiranno dall’incontro domenicale fra Trump e Zelenskyi e poi quali saranno le reazioni russe. Se gli ottimisti sostengono che l’intesa è molto vicina, pronta al 90%, i pessimisti – o forse sarebbe meglio definirli realisti – ricordano il motto diplomatico per il quale «nulla è concordato fino a quando tutto è concordato».

La posta in gioco per lEuropa

Gli europei, invitati alla riunione in collegamento da remoto, hanno ormai ben chiaro in testa quale sia la vera posta in gioco, che non è soltanto la sovranità statuale dell’Ucraina ma addirittura l’integrità territoriale dell’Unione: un’eventuale vittoria a mani basse della Russia indurrebbe Putin ad allargare le proprie ambizioni ad altre regioni orientali già parti della vecchia Unione Sovietica.

E ormai si è compreso bene che quelle ambizioni non sono solo territoriali. Sono, in negativo, impedire all’Ucraina di divenire strutturalmente parte dell’Occidente (sia nella veste militare della NATO, sia in quella istituzionale della UE); e, in positivo, la determinazione nel ricostruire quel “Mondo Russo” alternativo ai valori occidentali, considerati nel loro radicalismo corruttori della tradizione oltre che decadenti.

Le condizioni di Kyiv e le richieste di Mosca

E dunque le questioni essenziali poste da Zelenskyi non possono venire ignorate, in quanto basilari pure per gli europei, oltre che per gli ucraini.

Il cessate-il-fuoco deve essere immediato. Se la volontà è effettivamente quella di raggiungere un accordo di pace non si deve consentire ai russi di proseguire gli attacchi alle città ucraine durante il tempo delle trattative, cercando così facendo di ampliare il raggio di territorio conquistato.

La richiesta di Mosca, ovvero considerare acquisito tutto il Donbass (incluse le aree ancora in controllo ucraino), non è accettabile da Kyiv non solo per evidenti ragioni – è pur sempre, al momento, territorio ucraino – ma soprattutto perché costituisce una linea di difesa indispensabile per proteggere tutto il resto della nazione.

Anche il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia è parte non secondaria della trattativa, mentre i russi la considerano già ora propria e da cogestire, al massimo, con gli Stati Uniti. Altra questione, come quella territoriale, di ben difficile soluzione.

Garanzie di sicurezza e ruolo europeo

Le garanzie di protezione internazionale per evitare possibili future nuove aggressioni all’Ucraina, da attivare all’indomani dell’accordo di pace, del quale devono essere parte, sono evidentemente essenziali per Kyiv e sarà importante leggerle nel dettaglio: considerando che oggi, con Trump alla Casa Bianca, lo stesso famoso articolo 5 dell’Alleanza Atlantica non pare così decisivo come lo si è sempre considerato.

E la presenza sul terreno, nella eventuale forza di interposizione, di soldati di nazionalità europea dovrebbe superare l’ostilità delle opinioni pubbliche continentali nei confronti di qualsiasi impiego di uomini in un contesto così caldo. Eppure questa presenza operativa dovrebbe essere parte dell’eventuale accordo.

La strada è ancora lunga. Quel motto delle diplomazie rimane quanto mai veritiero.

Natale senza riparo a Gaza

Un Natale che interroga il mondo

Nella sua prima omelia di Natale, Papa Leone ha richiamato con parole nette la tragedia che continua a consumarsi nella Striscia di Gaza. Nonostante una tregua in vigore da settantasette giorni, le condizioni della popolazione non migliorano. Gli aiuti umanitari non arrivano con regolarità, le quantità sono insufficienti, spesso rallentate o bloccate da controlli e restrizioni. Anche quando riescono a entrare, un sistema sanitario e logistico gravemente compromesso non è in grado di garantire il necessario, soprattutto ai più fragili.

Da Gerusalemme, pochi giorni fa, anche Padre Faltas ha parlato senza mezzi termini di una situazione tragica: «serve tutto, manca cibo, mancano rifugi e i bambini muoiono di freddo». Un appello alla comunità internazionale affinché si ponga fine a questa tragedia, ricordando che senza pace in quelle terre non potrà mai esserci pace nel mondo.

Morire di freddo nella Striscia

A Gaza si continua a morire, non solo sotto il fuoco, ma anche per la mancanza dei beni di prima necessità. Le piogge torrenziali, come riportano i rapporti dell’ONU e di Medici Senza Frontiere, hanno distrutto solo nell’ultima settimana 125.000 tende. L’acqua penetra nei rifugi precari rendendo la situazione insostenibile, soprattutto per chi è più vulnerabile.

Per i bambini non c’è serenità e non è più scontato neppure il diritto a nascere. Nei primi giorni di vita, quando la fragilità è massima, mancano le cure primarie, il calore, la protezione. È in questo contesto che si consuma una delle forme più silenziose e crudeli di morte.

Mohammed, un mese di vita

Mohammed Khalil Abu al-Khair aveva appena un mese. È morto pochi giorni fa per ipotermia. Era uno dei tanti bambini sfollati con la propria famiglia nelle zone meridionali della Striscia di Gaza. La notte in cui si è spento, le temperature erano basse, accompagnate da pioggia e vento. Il piccolo ha iniziato a manifestare segni evidenti di sofferenza: il corpo freddo, la respirazione debole, una progressiva perdita di reattività.

Portato all’ospedale Nasser di Khan Younis, le sue condizioni sono peggiorate rapidamente. I medici hanno parlato di ipotermia severa. Dopo appena due ore, Mohammed è morto. Non per una malattia, ma perché nessuno si è impegnato concretamente a interrompere

questo strazio.

I bambini e il fallimento morale

Secondo Save the Children, sono almeno ventimila i bambini morti in questo massacro. Un numero che, verosimilmente, supera quello delle vittime che alcune stime attribuiscono ai militanti di Hamas. A Gaza si registra il più alto tasso di amputazioni infantili al mondo, spesso eseguite senza anestesia.

I bambini smascherano la disumanità. Davanti a loro ogni giustificazione crolla e lascia spazio a un fallimento morale che non può essere rimosso né relativizzato.

La Sacra Famiglia, oggi

È difficile non pensare al parallelismo tra ciò che affrontano queste povere anime e quanto fu imposto alla Sacra Famiglia. Proprio in quelle terre in cui Gesù nacque e da cui passò durante la fuga in Egitto, si sta consumando una tragedia che parla anche al nostro presente.

«Gesù è nato in una stalla perché non c’era posto per Lui», ha ricordato il Santo Padre, «scegliendo di venire al mondo così per condividere fino in fondo la nostra umanità», identificandosi «in chi è scartato ed escluso». E ancora: «Se ognuno di noi si mettesse nei panni di chi soffre e si facesse solidale con chi è più debole e oppresso, il mondo cambierebbe».

Riconoscerlo oggi

Forse oggi Gesù rinascerebbe proprio laggiù, dove manca il riparo, dove nascere e sopravvivere non è più scontato, dove una madre cerca un luogo caldo per partorire, mentre il potere discute e la fragilità attende, sofferente.

Forse il senso del Natale è tutto qui: chiederci se oggi saremmo capaci, se rinascesse, di salvarlo o almeno di riconoscerlo.

Io, purtroppo, la risposta l’ho già trovata tra quelle macerie.

Ucraina, Trump: nuove proposte Zelensky? Nulla se non approvo io

Roma, 26 dic. (askanews) – Un nuovo piano di pace elaborato da Kiev? Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “non ha nulla finché non l’approvo. Quindi vedremo cosa ha”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump in una intervista a Politico. I due si incontreranno domenica in Florida, “penso – ha detto l’inquilino della Casa Bianca – che andrà bene con lui. Penso che andrà bene con Putin”, ha aggiunto Trump, precisando che si aspetta di parlare con il leader russo “presto, così come lo desidero”.

Zelensky: incontrerò Trump domenica, piano di pace al 90%. Gli alleati europei parteciperanno da remoto

Roma, 26 dic. (askanews) – Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha annunciato di prevedere un incontro con il suo omologo americano Donald Trump domenica 28 dicembre, presso la sua residenza di Mar-a-Lago in Florida. Zelensky, ha indicato Reuters, ha però precisato di non poter dire se questo incontro possa portare a degli accordi. Secondo l’agenzia di stampa, il presidente ucraino intende discutere con Trump della possibilità di aumentare la pressione sulla Russia. Gli alleati europei parteciperanno da remoto ai colloqui di domenica tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump, in programma nella residenza di Mar-a-Lago (Florida) del presidente americano. Lo ha chiarito il presidente ucraino, rispondendo successivamente alla domanda di un corrispondente. Zelensky, hanno riferito i media ucraini, ha sottolineato che resterà in “contatto costante” con i partner europei. “Vorremmo che gli europei fossero coinvolti. Non sono sicuro che in un solo giorno possiamo tutti riunirci di persona, ma almeno ci collegheremo online e i nostri partner saranno in contatto”, ha affermato.

Allo stesso tempo, il presidente ucraino ha ribadito che, per quanto riguarda l’intero processo di pace, è necessario trovare presto un formato in cui partecipino non solo Ucraina e Stati Uniti, ma anche l’Europa. Ucraina e Stati Uniti hanno inizialmente discusso il piano di pace di Washington in formato bilaterale. Funzionari ucraini, in particolare, si sono recati più volte a Miami per le negoziazioni. Il processo negoziale si è svolto anche a Berlino e a Ginevra.

L’incontro più recente si è tenuto la scorsa settimana, con l’Ucraina rappresentata dal segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa Rustem Umerov e dal Capo di Stato maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina, Andrii Hnatov. Fonti citate da RBC-Ucraina hanno inoltre precisato che ai colloqui hanno partecipato anche consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito, Francia e Germania. Media occidentali avevano diffuso voci secondo cui il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani avrebbero preso parte alle negoziazioni, ma queste informazioni non sono state confermate.

Zelensky ha inoltre sottolineato che il piano di pace “in venti punti” è “pronto al 90 per cento”. Successivamente Zelensky ha parlato con il presidente finlandese Alexander Stubb riguardo agli sforzi da compiere per porre fine all’invasione russa. Lo ha annunciato su X lo stesso presidente ucraino. “Qui in Ucraina stiamo attualmente preparando le riunioni e le negoziazioni negli Stati Uniti, e fino ad oggi i nostri team – ucraino e americano – hanno realizzato progressi significativi. Sono stati compiuti importanti avanzamenti nella redazione delle garanzie di sicurezza necessarie, del piano di rilancio e sviluppo economico, nonché del documento quadro in 20 punti”, ha scritto Zelensky.

“Stiamo facendo tutto il possibile per ottenere risultati, e questo è precisamente il nostro approccio: un successo condiviso è indispensabile per l’Ucraina e per tutta l’Europa, per gli Stati Uniti e il presidente Trump, per tutti i nostri partner nel mondo e per la pace mondiale”, ha concluso il capo dello stato, ricordando che lui e il suo omologo finlandese “stanno lavorando a pieno ritmo per proteggere vite umane e far avanzare la diplomazia”.  Dal canto loro, gli Stati Uniti sono pronti a inviare al Senato per la ratifica le garanzie di sicurezza per l’Ucraina basate sull’Articolo 5 della Nato. Lo ha riportato Axios, citando un alto funzionario di Washington.  L’ambasciatore USA presso la Nato, Matthew Whitaker, ha dichiarato che la risoluzione del conflitto in Ucraina è certamente possibile, con i colloqui attuali concentrati sulla questione territoriale e su come garantire che entrambe le parti rispettino una pace duratura. Ha aggiunto che la questione delle garanzie di sicurezza è stata in gran parte risolta durante i colloqui tra Stati Uniti e Ucraina. La scorsa settimana, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che l’Unione Europea e gli Stati Uniti avevano concordato di fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina, modellate sull’Articolo 5 della Nato. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che Mosca e Washington avevano raggiunto un’intesa secondo cui l’Ucraina dovrebbe tornare a essere uno stato non allineato, neutrale e privo di armamento nucleare.

Mosca, che precedentemente aveva annunciato di proseguire il dialogo con gli Usa sul nuovo piano di pace per l’Ucraina, ha fatto sapere che il documento su cui il Cremlino sta lavorando insieme ai funzionari Usa è “radicalmente” diverso da quello ucraino. Il vice ministro degli Esteri russo, Sergey Ryabkov, durante il programma ’60 Minutes’ sul canale Rossiya 1. ha dichiarato: “Abbiamo visto ieri riferimenti a un piano in 20 punti comparire nei gruppi pubblici ucraini. Sappiamo che questo piano è radicalmente diverso, se lo si può anche solo chiamare piano, dai 27 punti su cui stiamo lavorando nei contatti con la parte americana nelle ultime settimane, a partire dai primi di dicembre”. “L’Ucraina non mira a concludere un accordo per risolvere il conflitto e ha raddoppiato i suoi sforzi per minarlo”, ha aggiunto il diplomatico russo. “Fissare scadenze artificiali non aiuterà a raggiungere un accordo sull’Ucraina”, ha detto Ryabkov. Le parti sono vicine a risolvere la crisi ucraina, ma ora tutto dipende dalla loro volontà politica, ha aggiunto, sottolineando che la Russia è pienamente pronta a risolvere il conflitto ucraino. Lo scenario del collasso dell’Ucraina non è assolutamente teorico, ma quanto sia realistico rimane una questione aperta, ha concluso Ryabkov.

Attacchi a Israele, fermato palestinese. Ben Gvir ai cittadini: armatevi. Katz ordina azione contro villaggio

Roma, 26 dic. (askanews) – Due persone sono state uccise in un possibile attacco terroristico nel nord di Israele. Lo hanno riferito i servizi di emergenza dello stato ebraico. Il presunto autore , che secondo la polizia è un palestinese della Cisgiordania, ha ucciso due pedoni e altri due sono stati feriti.

Sarebbero stati tre gli attacchi separati, prima l’uomo ha avuto una collisione con un altro automobilista, ferendo lievemente il giovane alla guida. Poi ha investito una delle vittime, un pedone di 68 anni, uccidendolo; in seguito ha accelerato verso ovest sulla Route 71 e si è fermato vicino a una fermata dell’autobus, dove ha accoltellato a morte una giovane di 19 anni.

L’aggressore ha proseguito in direzione di Afula, ma è stato colpito da un passante ed è stato trasportato in ospedale, dove è ricoverato. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato di aver ordinato alle Idf (Forze di Difesa israeliane) di agire “con forza e immediatamente” contro il villaggio di Qabatiya, nella parte settentrionale della Cisgiordania, da dove proveniva l’attentatore. Un comunicato dell’ufficio di Katz ha annunciato che le forze di sicurezza devono lavorare per “localizzare e neutralizzare ogni terrorista e colpire le infrastrutture terroristiche nel villaggio”, avvertendo che chiunque assista o fornisca supporto al terrorismo “pagherà prezzo pieno”. Katz ha inoltre rivolto le condoglianze alle famiglie delle vittime dell’attacco, definendo la perdita “inimmaginabile”, e ha elogiato le forze di sicurezza per aver agito “rapidamente, con decisione e professionalità” nel neutralizzare l’attentatore. Un portavoce della polizia ha dichiarato che l’aggressore è stato colpito e ferito da un passante civile.

Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha invitato gli israeliani ad armarsi e ha caldeggiato la pena di morte per i terroristi parlando con la stampa sul luogo del tragico attacco nel nord di Israele avvenuto oggi. “Invito i cittadini di Israele: armatevi”, l’appello del ministro di estrema destra. Ben Gvir ha sottolineato che l’attacco con investimenti e accoltellamenti, in cui due persone sono rimaste uccise e almeno altre due ferite, ha dimostrato che “le armi salvano vite”, sottolineando il fatto che l’aggressore è stato colpito e neutralizzato da un passante civile. Ha incoraggiato inoltre gli israeliani a sfruttare i criteri semplificati per il rilascio delle licenze di armi per unirsi alle squadre civili di pronto intervento. “La seconda cosa che ritengo possa salvare ancora più vite è una legge che imponga la pena di morte per i terroristi”, ha indicato, sostenendo che gli aggressori non cercano di morire ma di sopravvivere e scontare pene detentive.

“Dobbiamo approvare una legge sulla pena di morte per i terroristi, e sto facendo tutto il possibile affinché ciò accada”, ha aggiunto.

Ucraina, Zelensky prevede di incontrare Trump domenica

Roma, 26 dic. (askanews) – Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha annunciato di prevedere un incontro con il suo omologo americano Donald Trump domenica 28 dicembre. Lo ha indicato l’agenzia di stampa Reuters. Ha però precisato di non poter dire se questo incontro possa portare a degli accordi. Secondo l’agenzia di stampa, il presidente ucraino intende discutere con Trump della possibilità di aumentare la pressione sulla Russia. Zelensky ha inoltre sottolineato che il piano di pace “in venti punti”   è “pronto al 90 per cento”.

Il nuovo piano di pace per l’Ucraina, il Cremlino: Russia e Usa hanno concordato di proseguire il dialogo

Roma, 26 dic. (askanews) – La Russia e gli Stati Uniti hanno concordato di proseguire il dialogo sul piano di pace per l’Ucraina. Lo ha annunciato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

Su indicazione del presidente russo Vladimir Putin, si è svolto un contatto tra rappresentanti delle amministrazioni russa e statunitense dopo che Mosca ha analizzato i documenti, che illustravano l’ultimo piano di pace concordato tra Usa e Ucraina, portati dagli Stati Uniti dall’amministratore delegato del Fondo Russo per gli Investimenti Diretti (Rdif), Kirill Dmitriev. Lo ha precisato lo stesso Peskov.

“C’è stato un contatto telefonico di questo tipo e abbiamo deciso di proseguire il dialogo”, ha detto Peskov ai giornalisti.

Allo scambio tra Russia e Stati Uniti hanno partecipato anche il consigliere del Cremlino, Yury Ushakov, e diversi funzionari della Casa Bianca, ha aggiunto il portavoce.

Calcio, Roma in apprensione per Pellegrini: stop muscolare

Roma, 26 dic. (askanews) – C’è apprensione in casa Roma per le condizioni di Lorenzo Pellegrini. Il centrocampista si è fermato durante l’allenamento del 24 dicembre a Trigoria per un problema muscolare, interrompendo in anticipo la seduta e facendo scattare subito l’allarme nello staff medico giallorosso. Si tratterebbe di problema muscolare al quadricipite destro. Si attendono gli esami strumentali a cui sarà sottoposto il giocatore nelle prossime ore per capire l’entità dell’infortunio. Si teme una lesione che lo costringerebbe a saltare Roma-Genoa, in programma lunedì 29 dicembre allo stadio Olimpico. Su tratta del primo problema muscolare in questa stagione per Lorenzo Pellegrini che invece aveva chiuso anticipatamente in primavera la scorsa per una lesione al retto femorale che aveva richiesto un intervento chirurgico. In caso di assenza, contro il Genoa Gasperini potrebbe arretrare Dybala sulla linea dei trequartisti.

Papa Leone XIV: chi crede nella pace ridicolizzato, accusato di favorire i nemici

Milano, 26 dic. (askanews) – “Nelle condizioni di incertezza e di sofferenza del mondo attuale sembrerebbe impossibile la gioia. Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici. Il cristiano però non ha nemici, ma fratelli e sorelle, che rimangono tali anche quando non ci si comprende”. Lo ha detto Papa Leone XIV in occasione dell’Angelus di Santo Stefano.

Morta a 100 anni Maria Sole Agnelli, sorella dell’Avvocato

Milano, 26 dic. (askanews) – E’ morta a 100 anni Maria Sole Agnelli, figlia di Edoardo Agnelli e Virginia Bourbon del Monte e sorella di Clara, Susanna, Gianni, Giorgio, Cristiana e Umberto Agnelli. Aveva cinque figli. Nel corso della sua vita è stata sindaco di Campello sul Clitunno per 10 anni e a lungo presidente della Fondazione Agnelli.

Maria Sole Agnelli era nata a Villar Perosa (TO) il 9 agosto 1925. Dalle prime nozze con Ranieri Campello della Spina aveva avuto quattro figli (Virginia, Argenta, Cintia e Bernardino), mentre dal secondo matrimonio con Pio Teodorani Fabbri era nato Eduardo. Dal 1960 al 1970 era stata Sindaca del comune umbro di Campello sul Clitunno. Per 14 anni, fino al 2018, è stata Presidente della Fondazione Agnelli, guidando e sostenendo progetti nel campo dell’istruzione, della cultura e della ricerca a favore della scuola italiana. È stata inoltre proprietaria di diversi cavalli da competizione, che hanno conseguito diversi successi, come la medaglia d’argento di equitazione individuale ai giochi olimpici di Monaco nel 72.

Natale, Confcooperative: 1 italiano su 2 pronto a riciclare i regali

Milano, 26 dic. (askanews) – I regali poco graditi che, siano di Natale o siano stati messi da parte durante l’anno, hanno trasformato gli italiani in “riciclatori seriali”. Una vecchia abitudine che si è trasformata in una tendenza che va consolidandosi sempre di più negli ultimi anni. Poco meno di un italiano su due, 28 milioni di cittadini, sono pronti a riciclare un regalo non apprezzato: una vera e propria “contro spesa”, con un risparmio di 3,7 miliardi di euro per quanti ricicleranno i regali. Un valore 300 milioni più dell’anno scorso e 400 più del Natale pre pandemia. È quanto emerge da una ricerca del Centro Studi di Confcooperative.

Il riciclo ha forme e modalità diverse. Tra le principali troviamo che 5 su 10 ricicleranno i doni ricevuti queste festività o che conservano durante l’anno per utilizzarli al momento opportuno (55% donne e 45% uomini); ci sono addirittura quelli che guadagnano dalla vendita del regalo ricevuto attraverso la vendita sulle piattaforme online e sui social network, parliamo di 3 riciclatori su 10 (58% uomini, 42% donne). Gli altri scambieranno i doni ricevuti nei negozi di acquisto per trasformarli in buoni da spendere o prendere altri oggetti da regalare a loro volta (60% donne 40% uomini).

Ucraina, Zelensky: presto incontro con Trump, decisioni prima del 2026

Milano, 26 dic. (askanews) – “Abbiamo concordato un incontro al più alto livello con il presidente Trump nel prossimo futuro. Molto potrà essere deciso prima dell’anno nuovo”. Lo ha scritto su X il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, dopo gli ultimi aggiornamenti ricevuti dal capo negoziatore ucraino Rustem Umerov che gli ha riferito sui suoi ultimi contatti con la parte americana. “Non stiamo perdendo nemmeno un giorno”, ha sottolineato il presidente ucraino nel suo post.

I Modà tornano sul palco per l’Estate 2026 in giro per l’Italia

Milano, 26 dic. (askanews) – Il Natale dei Modà è pieno di sorprese per i loro Romantici e dopo la pubblicazione del singolo con Bianca Atzei “Ti amo ma non posso dirlo” arriva l’annuncio di un nuovo tour, prodotto e distribuito da Vivo Concerti, che prenderà il via alla vigilia della prossima estate, il 20 giugno 2026, per poi proseguire tra giugno e luglio in giro per l’Italia.

Il tour, da sempre il momento in cui i Modà danno il meglio di sé, partirà il 20 giugno (data Zero) dal Parco della Pace di Servigliano (FM) per poi fare tappa alla Reggia di Caserta (25 giugno) prima di approdare all’Allianz Stadium di Torino (30 giugno), arrivare alla Fiera del Levante di Bari (10 luglio), spostarsi al Teatro del Castello di Roccella Jonica (RC) il 22 luglio e chiudersi al Velodromo di Palermo il 24 luglio.

I biglietti per questi nuovi appuntamenti saranno in vendita online dalle ore 17.00 di oggi e nei rivenditori abituali dalle ore 11.00 di mercoledì 24 dicembre, in tempo per diventare un perfetto regalo di Natale. Maggiori info su vivoconcerti.com. L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei nostri comunicati ufficiali.

Questo il calendario: Sabato 20 giugno 2026 Servigliano (FM), Parco della Pace Data zero Giovedì 25 giugno 2026 Caserta, Reggia Di Caserta Martedì 30 giugno 2026 Torino, Allianz Stadium Venerdì 10 luglio 2026 Bari, Fiera del Levante Mercoledì 22 luglio 2026 Roccella Jonica (RC), Teatro al Castello Venerdì 24 luglio 2026 Palermo, Velodromo

A condividere il palco con i Modà ci sarà Bianca Atzei, a conferma del rapporto profondo tra la band milanese e l’artista sarda che pubblicano oggi l’inedita “Ti amo ma non posso dirlo”, (https://wmi.lnk.to/tiamomanonpossodirlo).

Del brano è disponibile anche il video ufficiale visibile su https://youtu.be/ialGkNQSpRs?si=8_zLw8H_l1w1Du8N diretto da Matteo Alberti e Fabrizio De Matteis e prodotto da Double Vision Film.

Questo nuovo brano e l’annuncio del nuovo tour arrivano a sorpresa alla fine di un anno molto importante per i MODA’ un anno che li ha visti tornare allo Stadio di San Siro a Milano, al Festival di Sanremo (con l’inedita “Non ti dimentico”, entrata ormai ufficialmente tra le canzoni più amate dai fan), pubblicare un nuovo album “8 canzoni” e intraprendere un tour nei palazzetti che ha portato a quota 150 mila il numero di persone che quest’anno hanno visto live i MODA’.

“Ti amo ma non posso dirlo”, scritta da Kekko Silvestre e Bianca Atzei e pubblicata da Atlantic Records Italy/Warner Music Italia, è il racconto di un rapporto che si trasforma da una sincera amicizia ad un amore profondo. La voce di Bianca si unisce a quella di Kekko, con cui condivide non solo una grande potenza ma anche una capacità di interpretare l’amore come pochi altri artisti italiani oggi. È così che “Ti amo ma non posso dirlo” diventa la canzone perfetta per i tanti amici che negli anni scoprono di provare sentimenti molto più profondi per la persona che hanno accanto, con cui sfogano le difficoltà e festeggiano le conquiste perché d’altronde, come si dice spesso, la persona amata è, deve essere, anche la migliore amica.

“Ti amo ma non posso dirlo è una canzone d’amore che al contrario dalle classiche canzoni d’amore, quelle che magari che raccontano storie finite, qui si parla di una storia che non è mai cominciata: la storia di due migliori amici che sono innamorati l’uno dell’altro ma non hanno il coraggio di dirselo perché hanno paura di rovinare il loro rapporto” racconta KEKKO SILVESTRE che aggiunge parlando della Atzei: “Bianca ed io siamo molto amici ed avevamo voglia di tornare a fare qualcosa insieme. Sono più che orgoglioso e felice di averla avuta con noi in questo progetto tanto che non credo ci fermeremo qui perché tra noi c’è una grande alchimia, nella scrittura, nel lavoro, abbiamo gusti musicali simili. Voglio bene a Bianca ed è giusto che la musica torni al centro della sua vita”.

A fare eco alle parole di Kekko quelle di Bianca: “Qualche mese fa Kekko mi ha preso per mano e mi ha portato in studio standomi molto vicino in un momento particolare della mia vita. Abbiamo iniziato a scrivere insieme, ad ascoltare provini, melodie. Da lì è nata “Ti amo ma non posso dirlo”, una canzone che mi ha toccato il cuore completamente. Era da tantissimo tempo che un brano non mi toccava corde così profonde, intime, in modo così intenso e forse ne avevo bisogno in un momento di blocco personale. Sono grata di questo regalo”.

Borsa, Unimpresa: investitori esteri hanno oltre il 50% di Piazza Affari

Milano, 26 dic. (askanews) – Piazza Affari accelera e sale il peso degli azionisti stranieri. Nel 2025 il valore complessivo delle società quotate raggiunge 808 miliardi di euro, con un balzo di 151 miliardi in un solo anno (+23%) rispetto ai 657 miliardi del 2024. Una crescita robusta, che certifica la forza del listino italiano e che, al contempo, segna anche un cambiamento strutturale negli assetti proprietari: gli investitori esteri superano stabilmente la soglia del 50% del capitale, arrivando al 50,8%, contro il 48,6% dell’anno precedente. È quanto emerge da una analisi del Centro studi di Unimpresa, che prende in considerazione il valore delle azioni detenute dalle varie categorie di soci e azionisti, da giugno 2024 a giugno 2025.

In valore assoluto, le partecipazioni estere passano da 319 a 411 miliardi di euro, con un aumento di 91 miliardi (+28,6%), consolidando la loro posizione di azionisti di riferimento di Piazza Affari.

A differenza del passato recente, rileva Unimpresa, “non sono più gli azionisti italiani a detenere la maggioranza del capitale delle società quotate, a conferma di una ritrovata attrattività dell’Italia sui mercati finanziari internazionali. La componente domestica cresce in valore, ma perde peso relativo. Le famiglie aumentano le partecipazioni da 74,8 a 89,8 miliardi di euro(+20,1%), mantenendo però una quota stabile attorno all’11%. Le imprese salgono da 117,3 a 127,5 miliardi (+8,7%), ma vedono ridursi la propria incidenza dal 17,9% al 15,8%, segno che l’espansione del mercato è trainata soprattutto da capitali esteri e istituzionali”.

Usa attaccano l’Isis in Nigeria, Trump: uccidono i cristiani

Milano, 26 dic. (askanews) – Gli Stati Uniti attaccano l’Isis in Nigeria, in uno scenario di collaborazione con il governo locale. L’annuncio su Truth da parte del presidente statunitense, Donald Trump: “Gli Stati Uniti hanno sferrato un attacco potente e letale contro la feccia terroristica dell’ISIS nel nord-ovest della Nigeria, che ha preso di mira e ucciso brutalmente, principalmente, cristiani innocenti, a livelli che non si vedevano da molti anni, e persino da secoli”, ha scritto l’inquilino della Casa Bianca.

A stretto giro la conferma da parte del governo di Abuja: “Le autorità nigeriane continuano a collaborare in modo strutturato con i partner internazionali nella lotta contro la persistente minaccia del terrorismo e dell’estremismo violento”, si legge in una nota postata dal ministero degli Esteri su X.

La Nigeria, in occasione dell’attacco Usa nel nord ovest del Paese, ha quindi ribadito che “tutti gli sforzi antiterrorismo sono guidati dalla priorità di proteggere la vita dei civili, salvaguardare l’unità nazionale e difendere i diritti e la dignità di tutti i cittadini, indipendentemente dalla fede o dall’etnia”.

Trump nel suo post ha ricordato di aver “avvertito questi terroristi che se non avessero smesso di massacrare i cristiani, avrebbero pagato un prezzo altissimo, e stasera è successo. Il Dipartimento della Guerra ha eseguito numerosi attacchi perfetti, come solo gli Stati Uniti sono in grado di fare”, ha aggiunto. Versione confermata dal numero uno del Pentagono: “Il Presidente è stato chiaro: l’uccisione di cristiani innocenti in Nigeria (e altrove) deve finire. Il Pentagono è sempre pronto, come ha scoperto stasera l’Isis, proprio a Natale. Altro seguirà…”, ha detto il segretario di Stato alla Difesa degli Usa, Pete Hegseth.

Ceruti e il paradosso del nostro tempo: forti eppure fragili

L’articolo di Mauro Ceruti, pubblicato il 14 dicembre su LEco di Bergamo nella rubrica “Agorà”, affronta con rara chiarezza uno dei nodi decisivi del nostro tempo: il paradosso di un’umanità mai così potente e mai così esposta al rischio della propria autodistruzione. Forti eppure così fragili nel nostro unico destino non è soltanto un titolo efficace, ma una sintesi rigorosa della condizione storica in cui siamo immersi.

La fine dellillusione del dominio

Ceruti colloca l’inizio del XXI secolo sotto il segno dell’Antropocene, l’epoca in cui l’impatto umano sulla Terra diventa decisivo per il futuro della specie. Ma proprio questa centralità segna il crollo di un’illusione: quella di un progresso lineare, fondato sul controllo tecnico della natura e sulla presunta autosufficienza delle società avanzate.

Pandemie, crisi ecologica, ritorno della guerra in Europa e minaccia nucleare mostrano come la potenza accumulata si trasformi in vulnerabilità sistemica. Non esistono più crisi isolate: tutto è connesso, tutto si propaga.

 

Regressioni identitarie e semplificazioni pericolose

Alla scoperta di questa fragilità strutturale, osserva Ceruti, non segue automaticamente una presa di coscienza collettiva. Al contrario, si diffondono risposte difensive: nazionalismi, fondamentalismi, identitarismi chiusi, negazionismi scientifici. È la tentazione di rifugiarsi in spiegazioni semplici, mentre la realtà chiede pensiero complesso.

Qui emerge uno dei nuclei più forti della riflessione cerutiana: senza una cultura della complessità, la democrazia stessa rischia di impoverirsi, perché incapace di governare fenomeni globali che non si lasciano ridurre a slogan.

 

Interdipendenza come destino e come scelta

Il punto di approdo dell’articolo è netto: l’interdipendenza non è un’opzione ideologica, ma una condizione storica irreversibile. Riconoscerla significa assumere una responsabilità nuova verso l’umanità nel suo insieme e verso il pianeta.

Non a caso Ceruti richiama il magistero di Papa Francesco, che ha saputo tradurre tale consapevolezza in un linguaggio etico e politico accessibile: fraternità, cura della casa comune, pace come costruzione paziente. In questo orizzonte, l’affermazione “nessuno si salva da solo” non è uno slogan, ma una diagnosi realistica.

 

Una riflessione che interpella la politica e la cultura

L’intervento ospitato da LEco di Bergamo si impone così come una bussola per il dibattito pubblico. Non offre soluzioni immediate, ma indica il terreno su cui esse possono nascere: una rinnovata coscienza umanistica, capace di tenere insieme sapere scientifico, responsabilità politica e visione morale.

È una lezione che merita ascolto e continuità, perché parla non solo del nostro presente, ma della possibilità stessa di un futuro condiviso.

Quando la politica smarrisce l’umano

Una nuova stagione politica, spogliata dalle attuali ipocrisie, nullità e spettacolarità nelle quali ormai è totalmente incarcerata l’azione politica sia nazionale che mondiale, non può che ripartire dai valori semplici, ma sempre validi, di quell’umanesimo che s’inserisce in una visione cristiana della realtà terrena, secondo la quale siamo attori della costruzione di un mondo nuovo fondato sulla giustizia, sulla fratellanza, sul senso di comunità e, dunque, di solidarietà.

La politica, anzi l’azione politica e di governo, va sempre analizzata da un punto di vista non meramente materiale – pur riconoscendo che è innegabile la validità dell’organizzazione di una società più giusta dal punto di vista della redistribuzione delle risorse economiche – ma anche riferita a valori di riferimento che costituiscono quello che possiamo definire umanesimo cristiano.

Economia senza valori e disgregazione sociale

Del resto, basta guardare lo scenario politico mondiale attuale per rendersene conto in maniera obiettiva: l’economia completamente distaccata dai valori di quell’umanesimo cristiano cui si fa riferimento non produce altro che disuguaglianze, indigenza, guerre con morti e distruzioni che sono il segno dell’imbarbarimento di questa società.

Il grido di dolore della Striscia di Gaza, del popolo ucraino, ma anche di tutte quelle famiglie russe – costrette al silenzio dallo zar – che piangono un proprio congiunto in guerre fratricide che non hanno altro scopo se non quello di affermare una supremazia sterile, mostra il disprezzo per la vita umana, per ogni persona umana quale creazione divina.

Nichilismo come prassi politica

Allora, se viviamo in questo tempo in cui il nichilismo è ormai diventato la prassi dei governi di qualsiasi colore politico – ammesso che esista ancora una reale differenza tra destra e sinistra – occorre non restare a guardare inerti questo sfacelo mondiale, come se la nostra semplice e piccola testimonianza fosse incapace di produrre frutti integri, cioè non marci.

Occorre invece, come già scritto in altre occasioni, saper andare controcorrente, perché se si guarda bene al fondo di questa società mondiale il percorso non è in solitaria: sotto la cenere cova un fuoco ideale basato sulla necessità di mettere insieme tutte le energie ideali per costruire nella concretezza un mondo nuovo.

La lezione di Moro e la responsabilità personale

Aldo Moro ha insegnato a tutti che bisogna vivere il tempo che ci è stato assegnato; ossia, non bisogna rassegnarsi all’impotenza, alla convinzione di essere nullità rispetto ai grandi della terra.

Ogni persona umana ha un proprio compito da portare avanti in questa vita terrena e bisogna assolverlo con coraggio, con fiducia nel futuro, con responsabilità, nella consapevolezza di fare ognuno la propria parte per arrivare all’obiettivo finale di un ordine mondiale basato sulla collaborazione e sulla solidarietà, anche materiale, tra tutti gli Stati.

In questo senso, dunque, è anche fuori luogo parlare di ricomposizione dell’area cattolica secondo vecchi schemi ormai superati dalla storia.

Progetto e ideali

È invece opportuno parlare e adoperarsi per la costruzione di un progetto politico che faccia riferimento a questi ideali richiamati.

Ma il progetto politico nasce prima di qualsiasi presenza politica organizzata, altrimenti si rischia, come sempre, l’evanescenza politica, lo scadere al livello delle attuali forze politiche in campo che – mi sia consentita la battuta – non sono né carne né pesce.

Il vuoto di comando nel mondo globale

La politica estera, come tutti sanno, sarà sempre di più la leva decisiva che caratterizza il profilo politico dei governi da un lato e, soprattutto, per cercare di ridare un assetto geopolitico definitivo e chiaro a livello mondiale dall’altro.

Ora, c’è un nodo politico di fondo che continua ad essere irrisolto quando si parla di geopolitica mondiale e, soprattutto, quando si affronta anche il tema dell’efficacia o dell’efficienza degli organismi sovranazionali che possono dare un contributo decisivo e determinante per cercare di azzerare storici conflitti bellici da un lato e ridare un assetto “normale” – per usare un ossimoro – all’intero scacchiere internazionale.

 

Chi governa davvero il disordine globale

Detto con parole semplici, chi oggi, oltre all’interventismo del Presidente americano, ha le carte in regola, l’autorevolezza, la forza e soprattutto la capacità per “mettere ordine” nell’attuale polveriera a livello mondiale? Esiste un ruolo specifico delle Nazioni Unite? Quali sono gli organismi internazionali – di natura politica o di altro genere – che possono giocare un ruolo politicamente incisivo e determinante e che riescano anche, e soprattutto, a sfidare il “potere potente” dei vari Stati?

In particolare di quelli che, per la loro forza economica, finanziaria, produttiva e quantitativa, già occupano un ruolo decisivo nello scacchiere mondiale? Penso, per fare solo qualche esempio, alla Cina, all’India, alla Russia, al Pakistan o alla Turchia e a molti altri Paesi che da tempo sono protagonisti nello scenario internazionale.

 

Il ruolo incompiuto dellUnione Europea

Questo è, oggi, il vero nodo politico che attraversa la politica estera. Certo, in questo quadro non possiamo dimenticare il ruolo e il progetto dell’Unione Europea che, malgrado abbia strutturali difficoltà a competere sui temi legati ai macronumeri economici, può e deve indubbiamente giocare un ruolo politico meno frammentato e segmentato.

Un tema vecchio e persino antico che è esploso in tutta la sua gravità negli ultimi tempi dove, purtroppo, è emerso anche un deficit di autorevolezza e di credibilità politica del vecchio continente. Un deficit politico che ha contribuito, inesorabilmente, ad aggravare la situazione sul versante mondiale.

 

La crisi degli organismi sovranazionali

Per questa serie di motivi, almeno credo, il tema del cosiddetto potere decisionale sul versante internazionale è destinato a restare al centro del dibattito politico. A livello nazionale dei singoli Stati, a livello europeo e sul fronte internazionale.

E sin quando non si risolve questo nodo, sempre più intricato, complesso e drammatico, ogni crisi in un angolo del pianeta è destinata ad aggravarsi e a rendere fragile ed incerta l’intera architettura mondiale. Certo, è un problema anche di autorevolezza e di credibilità della classe dirigente ma anche, e soprattutto, della perdita di fiducia e di ruolo degli organismi sovranazionali.

La “nuova barbarie” e la colpa rimossa della Russia

Questa nota prende le mosse dall’articolo di Francesco Caprio pubblicato su AsiaNews il 20 dicembre 2025, leggibile qui, riguardante l’ultimo libro dello scrittore russo Viktor Erofeev, La nuova barbarie. Un romanzo di fantasia sulla colpa della Russia. Al centro del volume vi è una domanda radicale: perché la Russia fatica a riconoscere la propria colpa? Non solo quella legata alla guerra in Ucraina, ma una colpa più profonda, storica e psicologica, che attraversa la coscienza collettiva e condiziona il rapporto con il potere, con la violenza e con la verità.

Chi è Viktor Erofeev

Viktor Erofeev è una delle figure più rilevanti della letteratura russa post-sovietica. Appartenente alla generazione postmodernista, vive a Berlino dal 2022, dopo aver preso apertamente le distanze dalla politica del Cremlino, già criticata fin dall’annessione della Crimea. Figlio di un interprete di Stalin poi divenuto diplomatico a Parigi, Erofeev è cresciuto tra Urss ed Europa occidentale, maturando la convinzione che l’Europa fosse la sua “stanza libera”, lo spazio della critica e dell’autonomia intellettuale. La sua scrittura nasce da questa tensione: fedeltà alla cultura russa e, insieme, rifiuto di ogni autoassoluzione

nazionale.

La tazza rotta e il rifiuto della responsabilità

Il nucleo simbolico del libro è una parabola familiare: la tazza della nonna che cade e si rompe. Nessuno dice mai “ho rotto una tazza”; si dice invece “si è rotta la tazza”. In questa forma impersonale Erofeev individua un tratto profondo della psicologia russa: la colpa viene spostata, dissolta, attribuita agli oggetti o alle circostanze. Assumerla apertamente è troppo rischioso, perché in una società segnata dalla sproporzione tra colpa e punizione, un errore può trasformarsi in una condanna totale.

La rimozione della colpa diventa così una strategia di sopravvivenza collettiva, che però produce irresponsabilità sistemica e prepara il terreno alla violenza.

Storia, potere e silenzi istituzionali

Questa dinamica non resta confinata alla sfera privata. Nessuno – osserva Erofeev – si è mai assunto la responsabilità del crollo dell’Unione Sovietica, delle scelte economiche fallimentari, delle guerre che hanno segnato la storia recente della Russia, dall’Afghanistan all’Ucraina. Anche la Chiesa ortodossa non ha mai chiesto perdono per la collaborazione con il regime sovietico, mentre oggi legittima simbolicamente il potere politico, moltiplicando chiese vuote e benedicendo una guerra che consuma vite e coscienze.

Il rifiuto della colpa diventa così una categoria politica: il potere non sbaglia mai; se qualcosa va in frantumi, “è successo da solo”.

La barbarie come questione europea

È qui che la riflessione di Erofeev va oltre il caso russo. La “nuova barbarie” non è un ritorno arcaico, ma un esito moderno di una civiltà che ha smarrito il senso della responsabilità. La Russia, secondo lo scrittore, ha inaugurato questa stagione, ma non ne ha l’esclusiva. La rimozione della colpa, la delega permanente, il disprezzo per la vita umana come costo collaterale del potere sono tentazioni che attraversano anche le società occidentali.

Per questo La nuova barbarie interpella direttamente l’Europa. Non come giudice esterno, ma come spazio politico e morale chiamato a non imitare ciò che condanna. Senza la capacità di dire “abbiamo sbagliato”, senza una cultura della responsabilità, anche le democrazie rischiano di scivolare in forme nuove di barbarie, meno appariscenti ma non meno distruttive.

Erofeev non decreta la fine della Russia ma ne rileva la difficoltà strutturale: se nessuno si assumerà la colpa dei disastri compiuti, il Paese resterà una pagina bianca su cui scrivere sempre lo stesso romanzo, cambiando solo i nomi dei personaggi. È una lezione che riguarda tutti, perché la barbarie non nasce dall’assenza di civiltà, ma dal rifiuto di riconoscere le responsabilità che sono alla base della barbarie stessa.

Gli Usa attaccano la Nigeria, Trump: sono dell’Isis, uccidono cristiani

Milano, 26 dic. (askanews) – “Stasera, su mia indicazione in qualità di Comandante in Capo, gli Stati Uniti hanno sferrato un attacco potente e letale contro la feccia terroristica dell’ISIS nel nord-ovest della Nigeria, che ha preso di mira e ucciso brutalmente, principalmente, cristiani innocenti, a livelli che non si vedevano da molti anni, e persino da secoli”. Lo ha scritto su Truth il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump nel corso della notte europea.

“Avevo già avvertito questi terroristi che se non avessero smesso di massacrare i cristiani, avrebbero pagato un prezzo altissimo, e stasera è successo. Il Dipartimento della Guerra ha eseguito numerosi attacchi perfetti, come solo gli Stati Uniti sono in grado di fare”, ha aggiunto il presidente statunitense.

Trump ha poi ribadito che “sotto la mia guida, il nostro Paese non permetterà al terrorismo islamico radicale di prosperare. Che Dio benedica le nostre forze armate e buon Natale a tutti, compresi i terroristi morti, che saranno molti di più se continueranno a massacrare i cristiani”, ha concluso.

Lo scandalo di Betlemme

Il Natale ritorna alla stessa data, ma non arriva mai nello stesso modo. Quest’anno entra in un tempo che corre, che teme il futuro e che spesso dimentica di guardare in alto. Eppure la natività ripete da sempre una verità sorprendente: Dio non sceglie la forza, ma la debolezza. Non irrompe nel rumore, ma nel silenzio. Non entra nei palazzi, ma nelle periferie. Forse per questo, ogni 25 dicembre, non celebriamo un ricordo antico: celebriamo un modo nuovo di guardare la vita, la fragilità e il futuro. Il Catechismo lo afferma con chiarezza: “la Chiesa celebra ogni anno i misteri della salvezza perché essi diventino presenti nella nostra vita” (CCC 1163).

Il Natale, nella sua forma più essenziale, sposta l’attenzione da ciò che appare grande a ciò che sembra insignificante. Ed è proprio questo rovesciamento a renderlo sorprendentemente vicino al nostro presente. In un’epoca che misura tutto in termini di prestazione e visibilità, la mangiatoia diventa un simbolo controcorrente: invita a riconoscere valore dove il mondo vede marginalità.

C’è poi un paradosso ancora più radicale, che percorre tutto il Vangelo: Paolo parlerà dello “scandalo della croce”, ma forse esiste anche uno “scandalo della notte di Betlemme”. Perché in fondo è meno arduo immaginare un Dio che muore per l’uomo, di quanto lo sia pensare a un Dio che sceglie di diventare uomo, confondendosi con la sua stessa creatura. La croce rivela l’amore che si dona fino alla fine; la nascita rivela l’amore che si abbassa fino all’inizio.

A questa notte si accompagna anche un’ospitalità mancata: “non c’era posto per loro”. È un dettaglio evangelico che risuona oggi, nelle nostre città affollate ma spesso incapaci di accogliere. Betlemme diventa allora una metafora delle periferie sociali ed esistenziali, luoghi da cui non ci aspettiamo nulla e nei quali, invece, può nascere ciò che salva.

E poi c’è il silenzio. Il Natale avviene di notte, quasi di nascosto, come se il sacro preferisse la discrezione alla teatralità. Nel frastuono che abita i nostri giorni, la notte di Betlemme propone un’altra misura: quella dell’ascolto. È nel silenzio, infatti, che il futuro si orienta, che una promessa può essere avvertita prima ancora di essere compresa.

Per questo il Natale non è un semplice anniversario. È una lente attraverso cui leggere noi stessi. Mette in discussione le nostre priorità, ridisegna il centro, riapre alla speranza.

Ricorda che ogni inizio — anche il più fragile — custodisce una forza capace di attraversare il tempo.

È così che Dio entra: non nella potenza, ma nella discrezione di una presenza offerta.

E forse il Natale ci dice questo: che la luce può nascere anche dove non la attendiamo, e che la salvezza spesso passa per vie silenziose.

Come quella notte a Betlemme, dove Dio sceglie ciò che il mondo non guarda.

Ucraina, la Russia vuole modifiche sostanziali all’ultimo piano di pace Usa

Roma, 24 dic. (askanews) – La Russia desidera ottenere modifiche sostanziali all’ultimo piano di pace proposto dagli Stati Uniti per mettere fine alla guerra in Ucraina, in particolare un rafforzamento delle restrizioni sulle capacità militari ucraine. Lo ha riferito l’agenzia Bloomberg, citando una fonte vicina al Cremlino. Mosca considera il piano in 20 punti elaborato da Washington e Kiev come una base di discussione, ma ritiene che non soddisfi diverse richieste russe.

Vladimir Putin non si è ancora espresso pubblicamente su queste proposte, frutto di diverse settimane di negoziati che hanno coinvolto funzionari statunitensi, ucraini e russi. Il Cremlino ha tuttavia indicato che i contatti con Washington proseguiranno prossimamente.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riconosciuto che permangono contrasti con gli Stati Uniti sulle questioni territoriali e sulla gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dalla Russia. Ha però affermato che i colloqui sono “nettamente progrediti” verso la finalizzazione dei documenti. La Russia non ha ufficialmente approvato il piano in 20 punti, ma eviterebbe un rifiuto frontale per non irritare Donald Trump, che questa settimana ha giudicato che le discussioni stiano procedendo “correttamente”, pur riconoscendo che un accordo prima di Natale appare fuori portata.

Tra le richieste russe figurano garanzie contro una futura estensione della Nato verso est, lo status di neutralità dell’Ucraina, limiti alle dimensioni e all’armamento delle sue forze nel dopoguerra, nonché chiarimenti sulla revoca delle sanzioni occidentali e sui beni russi congelati. Mosca chiede inoltre concessioni territoriali nell’est della regione di Donetsk, una richiesta respinta da Kiev, che teme una nuova offensiva russa.

Secondo Zelensky, la Russia avrebbe evocato un possibile ritiro da alcune regioni ucraine, chiedendo in cambio un ritiro ucraino da aree ancora controllate a Donetsk, che gli Stati Uniti starebbero valutando di trasformare in una zona demilitarizzata. Il presidente ucraino ha inoltre promesso di organizzare un’elezione presidenziale “il prima possibile” dopo un eventuale cessate-il-fuoco, che entrerebbe in vigore con la firma di un accordo di pace e sarebbe supervisionato da mediatori internazionali.

Sea-Watch: naufragato barcone partito dalla Libia con 116 persone, un solo sopravvisuto

Roma, 24 dic. (askanews) – Un altro naufragio ha provocato la morte di 116 persone. Lo ha reso noto su X l’ong tedesca Sea- Watch, attiva nel soccorso marittimo nel Mar Mediterraneo per salvare migranti e rifugiati.

“116 persone sono morte in un altro naufragio nel 2025. L’unica persona sopravvissuta è stata salvata da un pescatore tunisino”, si legge nel post, Erano partite giovedì scorso, noi le stavamo cercando con Seabird. Oggi Alarm Phone ha confermato il naufragio”, recita l’ultimo post. Alarm Phone mette a disposizione un numero di telefono al quale migranti e navi delle ong che li soccorrono possono rivolgersi per segnalare una situazione di emergenza.

L’imbarcazione era salpata da Zuwarah, in Libia, la sera del 18 dicembre, spiega Alarm Phone il 20 dicembre: “Purtroppo, la loro sorte rimane finora sconosciuta e le autorità non hanno condiviso alcuna informazione. Insieme alle loro famiglie, siamo molto preoccupati per loro!”. “La sera del 21 dicembre, abbiamo ricevuto informazioni secondo cui alcuni pescatori tunisini avevano trovato un unico sopravvissuto su una barca di legno. L’uomo avrebbe dichiarato di essere partito da Zuwara due giorni prima e di essere l’unico sopravvissuto”, spiega ancora Alarm Phone che sottolinea di non aver avuto aiuti o informazioni sia dalla guardia costiera italiana che da quella libica.

Il 23 dicembre Sea Watch aveva interrotto le ricerche con l’elicottero a causa del maltempo: “Per #Seabird sono gli ultimi giorni di volo prima del maltempo. Abbiamo saputo di questa imbarcazione in legno dispersa nel Mediterraneo, partita lo scorso giovedì con quasi 100 persone a bordo. Siamo in volo per cercare le loro tracce. I nostri pensieri vanno alle loro famiglie”.

(Nella foto lo screenshot di un video ricevuto da Alarm Phone e pubblicato on line in cui i pescatori trovano il sopravvissuto)

Sea-Watch: naufragato barcone partito dalla Libia con 116 persone, un solo sopravvisuto

Roma, 24 dic. (askanews) – Un altro naufragio ha provocato la morte di 116 persone. Lo ha reso noto su X l’ong tedesca Sea- Watch, attiva nel soccorso marittimo nel Mar Mediterraneo per salvare migranti e rifugiati.

“116 persone sono morte in un altro naufragio nel 2025. L’unica persona sopravvissuta è stata salvata da un pescatore tunisino”, si legge nel post, Erano partite giovedì scorso, noi le stavamo cercando con Seabird. Oggi Alarm Phone ha confermato il naufragio”, recita l’ultimo post. Alarm Phone mette a disposizione un numero di telefono al quale migranti e navi delle ong che li soccorrono possono rivolgersi per segnalare una situazione di emergenza.

L’imbarcazione era salpata da Zuwarah, in Libia, la sera del 18 dicembre, spiega Alarm Phone il 20 dicembre: “Purtroppo, la loro sorte rimane finora sconosciuta e le autorità non hanno condiviso alcuna informazione. Insieme alle loro famiglie, siamo molto preoccupati per loro!”. “La sera del 21 dicembre, abbiamo ricevuto informazioni secondo cui alcuni pescatori tunisini avevano trovato un unico sopravvissuto su una barca di legno. L’uomo avrebbe dichiarato di essere partito da Zuwara due giorni prima e di essere l’unico sopravvissuto”, spiega ancora Alarm Phone che sottolinea di non aver avuto aiuti o informazioni sia dalla guardia costiera italiana che da quella libica.

Il 23 dicembre Sea Watch aveva interrotto le ricerche con l’elicottero a causa del maltempo: “Per #Seabird sono gli ultimi giorni di volo prima del maltempo. Abbiamo saputo di questa imbarcazione in legno dispersa nel Mediterraneo, partita lo scorso giovedì con quasi 100 persone a bordo. Siamo in volo per cercare le loro tracce. I nostri pensieri vanno alle loro famiglie”.

(Nella foto lo screenshot di un video ricevuto da Alarm Phone e pubblicato on line in cui i pescatori trovano il sopravvissuto)

Vortice polare a Natale: tanta neve, vento e piogge battenti. Allerta rossa in Emilia Romagna

Roma, 24 dic. (askanews) – La vasta area depressionaria che insiste sul Mediterraneo occidentale continua a determinare instabilità diffusa sul nostro Paese.

A seguito dell’allerta rossa valutata per la giornata di domani in alcune zone dell’Emilia-Romagna, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, presiederà oggi, presso la sede di Via Vitorchiano a Roma, l’Unità di crisi del Dipartimento della Protezione civile per fare il punto – insieme alle strutture operative e alle Regioni interessate – sull’evoluzione del maltempo, sulle criticità in atto e sulle azioni di prevenzione adottate dalle strutture territoriali di protezione civile, in contatto con le quali il Dipartimento continuerà a seguire l’evolversi della situazione. In particolare, è allerta rossa nell’area della pianura bolognese per rischio di piene “sugli affluenti in destra Reno con alimentazione collinare”, a comunicarlo è la Protezione Civile dell’Emilia Romagna precisando che l’allerta massima riguarda le aree pianeggianti delle province di Bologna, Ferrara e Ravenna.

“Per giovedì 25 dicembre sono previste precipitazioni diffuse e persistenti, soprattutto sul settore centrale della regione, che potranno generare diffusi fenomeni franosi, ruscellamento lungo i versanti e innalzamenti dei livelli idrometrici nei corsi d’acqua con superamenti della soglia 2”, avverte la protezione civile regionale precisando che “il codice colore rosso della zona della pianura bolognese è relativo ai superamenti della soglia 3 sugli affluenti in destra Reno con alimentazione collinare”. “Sui settori appenninici e collinari emiliani i fenomeni saranno nevosi a partire da quote attorno ai 300/400 metri, con accumuli di 5-15 cm sulle zone collinari e di ulteriori 20-30 cm sulle zone montuose – si legge anocra nel bolettino della protezione Civile dell’Emilia Romagna -. Lungo la fascia costiera sono inoltre previsti venti di burrasca moderata (62-74 km/h) da nord-est, con rinforzi o raffiche di intensità superiore, con mare agitato, localizzati fenomeni di erosione dei litorali, delle dune e degli argini invernali, nonché ingressioni marine che possono interessare gli stabilimenti balneari. Saranno possibili inoltre esondazioni di fiumi e canali alla foce, per le difficoltà di deflusso delle piene in mare”.

L’Arpal ha emesso anche un’allerta gialla per neve nei versanti padani di ponente della Liguria dalle 6 alle 24 di domani. Dalla serata di oggi è infatti attesa una progressiva discesa dello zero termico. Nella giornata di domani le precipitazioni risulteranno più insistenti sui versanti padani di ponente, con quota neve in calo fino a circa 400 metri. Fenomeni simili sono previsti anche nei versanti padani di levante, ma con intensità e persistenza inferiori. Le nevicate fino a quote medio-basse potranno determinare criticità sulla viabilità, soprattutto su fondovalle e nei tratti autostradali dei versanti padani di ponente, con maggiore probabilità nella fascia oraria compresa tra le 12 e le 24 di domani. I venti settentrionali risulteranno forti e in rinforzo, con condizioni di burrasca o burrasca forte in particolare sul ponente e sul centro-ponente.

In generale, sarà un Bianco Natale in montagna: tanta neve oltre i 600-700 metri al Nord e sull’Appennino Tosco-Emiliano, oltre i 1000-1200 metri sul resto della dorsale. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma un Santo Natale diverso: sarà “bianco”, ventoso e meno caldo rispetto a quelli di stampo autunnale degli ultimi 5 anni.

Quest’anno, dunque, il 25 dicembre sarà diverso con un “Bianco Natale sulle Alpi e sugli Appennini”; fino al mattino le regioni raggiunte dalle maggiori precipitazioni saranno quelle di Nord-Ovest e quelle della fascia tirrenica; nel corso del pomeriggio avremo ancora ombrelli aperti al Centro-Nord e neve sulle Alpi di Nord-Ovest e sull’Appennino settentrionale, con solo qualche fenomeno isolato all’estremo Sud.

L’offensiva Usa contro l’Europa a difesa dei tecno-oligarchi. L’Ue condanna le restrizioni ai visti

Roma, 24 dic. (askanews) – Nessuno tocchi gli affari di Elon Musk e degli altri tecno-oligarchi americani: questo il messaggio arrivato dall’amministrazione Usa, dopo che ieri ha emesso divieti di concessione dei visti nei confronti di cinque esponenti europei, tra i quali l’ex commissario Ue Thierry Breton. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha chiarito immediatamente che quella lista non è esaustiva e Washington è pronta ad allungarla ulteriormente.

“Per troppo tempo ideologi in Europa hanno guidato sforzi organizzati per costringere le piattaforme americane a punire punti di vista statunitensi che non condividono”, ha dichiarato Rubio (ovviamente su X). “L’amministrazione Trump non tollererà più questi atti di censura extraterritoriale”.

Il Dipartimento di Stato, ha aggiunto, “adotterà misure per vietare l’ingresso negli Stati uniti a figure di primo piano del complesso industriale globale della censura” ed è “pronto e disponibile ad ampliare l’elenco” qualora altri non facciano marcia indietro.

Le misure annunciate sono sanzioni legate ai visti e non prevedono, al momento, provvedimenti finanziari sul modello Magnitsky. “Il messaggio è chiaro: se passi la tua carriera a fomentare la censura del discorso americano, non sei il benvenuto sul suolo degli Stati uniti”, ha spiegato la sottosegretaria di Stato Sarah B. Rogers in una serie di dichiarazioni.

La sottosegretaria ha confermato l’inclusione di Breton tra i soggetti colpiti dalle sanzioni. “Abbiamo sanzionato Thierry Breton, uno dei principali artefici del Digital Services Act”, ha dichiarato Rogers su X. Secondo il Dipartimento di Stato, nell’agosto 2024, mentre ricopriva l’incarico di commissario europeo per il Mercato interno e i Servizi digitali, Breton avrebbe utilizzato il Dsa per “minacciare” Elon Musk in vista di una sua intervista in diretta con il presidente Trump. “Prima dell’intervista, Breton ha ricordato in modo esplicito a Musk gli obblighi legali di X e l’esistenza di ‘procedimenti formali’ in corso per presunte violazioni relative a contenuti illegali e disinformazione”, ha affermato Rogers.L’esponente dell’Amministrazione Trump ha inoltre segnalato Imran Ahmed, indicato come collaboratore chiave di iniziative volte a “strumentalizzare il governo contro cittadini americani”. Secondo la sottosegretaria, l’organizzazione da lui guidata, il Center for Countering Digital Hate, avrebbe promosso il cosiddetto rapporto sulla “disinformation dozen”, che sollecitava l’esclusione dalle piattaforme di dodici cittadini americani contrari ai vaccini, “incluso l’attuale segretario alla Sanità” Usa, Robert F. Kennedy. Rogers ha aggiunto che documenti interni trapelati mostrerebbero come tra le priorità del gruppo figurassero obiettivi come “eliminare X di Elon Musk” e “innescare azioni regolatorie dell’Unione europea e del Regno unito”.

Un altro nome citato è quello di Clare Melford, alla guida del Global Disinformation Index, un’organizzazione con sede nel Regno unito che monitora siti web per presunti contenuti di “disinformazione” e “incitamento all’odio”. Secondo Rogers, l’organizzazione avrebbe utilizzato fondi dei contribuenti statunitensi per incoraggiare la censura e il boicottaggio di voci e media americani, aderendo anche al codice di buone pratiche dell’Unione europea sulla disinformazione.

Sanzioni sono state annunciate anche contro Anna-Lena von Hodenberg, fondatrice e leader di HateAid, un’organizzazione tedesca nata dopo le elezioni federali del 2017. Rogers ha affermato che HateAid opera come “segnalatore fidato” ai sensi del Digital Services Act, svolgendo di fatto un ruolo di filtro e rimozione dei contenuti. Nella stessa cornice rientra Josephine Ballon, co-leader dell’organizzazione, accusata di segnalare “contenuti sgraditi” in tutta Europa nell’ambito del Dsa e di ricoprire incarichi consultivi in organismi tedeschi legati all’applicazione della normativa sui servizi digitali.

Rogers ha precisato che nessuno dei soggetti sanzionati è attualmente un funzionario in carica dell’Unione europea o del Regno unito, ma ha avvertito che “funzionari di governi stranieri stanno prendendo di mira attivamente gli Stati uniti”. Insomma, ha detto ancora la sottosegretaria, “la lista di oggi è illustrativa, non esaustiva”, richiamando le parole di Rubio: “Siamo pronti e disponibili ad ampliarla”.

La Commissione europea ha condannato oggi con fermezza la decisione degli Stati uniti di imporre restrizioni di viaggio a cinque cittadini europei, tra i quali l’ex commissario europeo Thierry Breton.

In una nota, Bruxelles sottolinea che “la libertà di espressione è un diritto fondamentale in Europa e un valore condiviso con gli Stati uniti in tutto il mondo democratico”. La Commissione ribadisce inoltre che “l’Unione europea è un mercato unico aperto e basato su regole, con il diritto sovrano di regolamentare le attività economiche in linea con i propri valori democratici e con gli impegni internazionali”. Secondo l’esecutivo Ue, “le nostre regole digitali garantiscono un ambiente sicuro, equo e condizioni di concorrenza paritarie per tutte le aziende, applicate in modo corretto e senza discriminazioni”.

La Commissione fa sapere di aver “chiesto chiarimenti alle autorità degli Stati uniti” e di restare impegnata nel dialogo. “Se necessario – conclude la nota – risponderemo in modo rapido e deciso per difendere la nostra autonomia regolatoria da misure ingiustificate”.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha bollato le restrizioni dei visti adottate dagli Stati uniti contro Thierry Breton e altri quattro cittadini europei come “atti di intimidazione”: “Queste misure costituiscono atti di intimidazione e di coercizione volti a minare la sovranità digitale europea”, ha scritto Macron su X, sottolineando che “le normative digitali dell’Unione europea sono state adottate attraverso un processo democratico e sovrano dal Parlamento europeo e dal Consiglio”.

"Abracadabra – La Notte dei Miracoli", a Roma tornano magia e stupore

Roma, 24 dic. (askanews) – Cosa può rendere il Natale a Roma ancora più speciale? La risposta arriva con un evento esclusivo e irresistibile: dal 26 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026, il prestigioso Teatro Ghione, in via delle Fornaci, apre le sue porte per il nono anno consecutivo al celebre e amatissimo spettacolo, capace di conquistare adulti e bambini, appassionati di magia e famiglie in cerca di un momento davvero memorabile. In un’atmosfera che unisce meraviglia, teatralità e illusionismo di altissimo livello, “Abracadabra – La Notte dei Miracoli” propone un cast internazionale di campioni della magia, artisti che hanno fatto della meraviglia il loro linguaggio. Sarà presente anche Antonio Casanova in qualità di ospite speciale (il 26 dicembre alle ore 20:30, il 6 gennaio, il 10 e 11 gennaio 2026).

Ecco tutti i protagonisti: Artem Shchukin: (Russia): campione del mondo di magia 2025 e 2022, interprete che fonde teatro, pantomima, musica e illusione in un unico atto scenico; presenza di prestigio internazionale che si è esibito anche ad America’s Got Talent.

Maxim (Italia): campione italiano di magia 2019, interprete di una magia elegante e ricercata che unisce tradizione ed estetica contemporanea; ha calcato palchi internazionali con successo e ha lasciato a bocca aperta migliaia di illusionisti agli ultimi mondiali di magia 2025.

Beryl Trupin (Mauritius): maga-illusionista franco-mauriziana, campionessa di Francia, salita alla ribalta con performance internazionali grazie il suo stile visuale, elegante e dotato di grande fascino scenico.

Rémi Lasvènes (Francia): artista francese che con la sua “magie nouvelle” e il linguaggio clownesco riesce a trasformare la percezione dello stupore; perfetto per emozionare anche i più piccoli.

The Phobias (Italia): trio clown, horror-magic, finalisti a “Tu Si Que Vales” e protagonisti ad America’s Got Talent 2025 con performance che fondono paura, meraviglia e ironia; un tocco diverso, sorprendente e deciso.

Jaime Figueroa (Spagna): primo premio per la Magia Comica al congresso Latino Americano Flasoma di Montevideo. ventriloquo, mago e attore spagnolo che ha saputo unire comicità e illusionismo in uno stile originale, raffinato e adatto a tutta la famiglia.

Mago Lupis & Laura de Paulis (Italia): un duo brillante e raffinato che condurrà l’intero spettacolo fondendo magia, comicità e gag; Lupis, campione italiano di magia 2014, è noto nel panorama italiano per uno stile unico dal ritmo travolgente.

Disguido (Italia): sono gli ideatori e creatori di ABRACADABRA La Notte dei Miracoli, duo di artisti internazionali, campioni europei di comedy magic e vincitori del Mandrake d’Or, l’Oscar della Magia. Presenteranno un numero originale di trasformismo con cappelli dedicato al cinema, un momento che unisce magia, teatro e comicità visuale.

E un’altra sorpresa riguarda un ospite speciale: SPECIAL GUEST – ANTONIO CASANOVA Esclusivamente alla prima del 26 dicembre alle ore 20:30, il 6 gennaio e gli ultimi due giorni, il 10 e 11 gennaio 2026, sarà presente Antonio Casanova in qualità di ospite speciale. Artista amatissimo dal pubblico televisivo e volto storico di Striscia la Notizia, Antonio Casanova offrirà un intervento esclusivo riservato a queste date, accompagnando simbolicamente l’apertura e la chiusura della “scatola magica” di Abracadabra con la prima e l’ultima rappresentazione del festival. Il tutto proprio nell’anno del centenario della scomparsa di Harry Houdini, icona mondiale e mito dell’escapologia. Un regalo speciale che Casanova ha voluto dedicare al pubblico di Abracadabra. La sua presenza come guest arricchisce ulteriormente il cast artistico internazionale di altissimo livello presente per tutta la durata del festival.

LA MAGIA CHE FA BENE Come ogni anno, l’incanto del teatro non si fermerà al sipario: una parte del ricavato sarà devoluta ad Antas Onlus e alla Fondazione Telethon, a favore della ricerca sulla sindrome di Phelan Mc Dermid, trasformando anche quest’anno il pubblico in protagonista di un gesto concreto di solidarietà. Perché la magia più grande non è quella che fa sparire un oggettoà ma quella che fa apparire un sorriso dove serve davvero.

PREMIAZIONE – La Bacchetta Magica d’Oro Anche quest’anno Abracadabra – La Notte dei Miracoli non sarà soltanto uno spettacolo, ma anche un momento di celebrazione dell’eccellenza artistica: per il secondo anno consecutivo verrà conferito agli artisti il Premio Abracadabra, rappresentato da una bacchetta magica d’oro, simbolo di prestigio, riconoscenza e valore professionale. Un omaggio all’abilità, destrezza, dedizione, ricerca scenica e poetica che ciascun artista porta sul palco e condivide con il pubblico.

Inoltre, come da tradizione, sarà assegnata anche la Bacchetta Magica d’Onore, destinata a un personaggio di spicco nel panorama magico internazionale che si è distinto per influenze artistiche, carriera, innovazione e contributo culturale alla magia. La cerimonia di premiazione avverrà la sera della prima, il 26 dicembre, in un momento solenne ed emozionante che unirà l’intera compagnia, gli ospiti e il pubblico presente.

Allerta rossa per il maltempo in Emilia Romagna: fiumi a rischio piena

Milano, 24 dic. (askanews) – E’ allerta rossa nell’area della pianura bolognese per rischio di piene “sugli affluenti in destra Reno con alimentazione collinare”. A comunicarlo è la Protezione Civile dell’Emilia Romagna precisando che l’allerta massima riguarda le aree pianeggianti delle province di Bologna, Ferrara e Ravenna.

“Per giovedì 25 dicembre sono previste precipitazioni diffuse e persistenti, soprattutto sul settore centrale della regione, che potranno generare diffusi fenomeni franosi, ruscellamento lungo i versanti e innalzamenti dei livelli idrometrici nei corsi d’acqua con superamenti della soglia 2”, avverte la protezione civile regionale precisando che “il codice colore rosso della zona della pianura bolognese è relativo ai superamenti della soglia 3 sugli affluenti in destra Reno con alimentazione collinare”.

“Sui settori appenninici e collinari emiliani i fenomeni saranno nevosi a partire da quote attorno ai 300/400 metri, con accumuli di 5-15 cm sulle zone collinari e di ulteriori 20-30 cm sulle zone montuose – si legge ancora nel bollettino della protezione Civile dell’Emilia Romagna -. Lungo la fascia costiera sono inoltre previsti venti di burrasca moderata (62-74 km/h) da nord-est, con rinforzi o raffiche di intensità superiore, con mare agitato, localizzati fenomeni di erosione dei litorali, delle dune e degli argini invernali, nonché ingressioni marine che possono interessare gli stabilimenti balneari. Saranno possibili inoltre esondazioni di fiumi e canali alla foce, per le difficoltà di deflusso delle piene in mare”.

"Il Natale del Signore è il Natale della Pace", il primo augurio di Papa Leone XIV

Roma, 24 dic. (askanews) – “Il Natale del Signore è il Natale della Pace”. E’ il testo del biglietto di auguri firmato da Papa Leone nel suo primo Natale da pontefice. Il cartoncino, a cura della Prefettura della Casa pontificia, è stato diffuso dai media vaticani. Prevost porge i suoi auguri nella Natività del Signore e nel Giubileo della speranza.

La frase scelta è tratta dal Sermone 26 del primo Papa a portare il suo nome, san Leone Magno. L’immagine di copertina riprende un mosaico realizzato dall’artista italiano Alberto Salietti (1892- 1961) per l’appartamento pontificio nel 1955.

Il Pontefice si appresta a celebrare i riti del Natale a partire da questa sera, 24 dicembre, quando alle ore 22 presiederà nella Basilica Vaticana la Messa della Notte per la solennità del Natale del Signore. L’indomani, 25 dicembre, la celebrazione della Messa del giorno a San Pietro, alle 10, a cui seguirà la Benedizione “Urbi et Orbi” alle 12, dalla Loggia centrale della Basilica. Il 26 dicembre, Santo Stefano, primo martire della Chiesa, il Papa reciterà la preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro così come domenica 28 dicembre. In conclusione del 2025, mercoledì 31 dicembre, solennità di Maria santissima Madre di Dio, il Papa terrà l’udienza generale e nel pomeriggio alle 17 i Primi Vespri e il Te Deum in ringraziamento per l’anno trascorso.

Il primo gennaio 2026, nella Basilica di San Pietro, alle 10, la Messa per la 59.ma Giornata mondiale della Pace. Per l’occasione, Leone XIV ha scritto un messaggio sul tema: “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante” nel quale si ritrova una forte denuncia contro la corsa al riarmo in atto nel mondo, i dati infatti riferiscono di un aumento del 9,4% nel 2024 delle spese militari.

Il 4 gennaio 2026, domenica, l’Angelus in Piazza San Pietro e il 6, Epifania del Signore, alle ore 9.30 la Messa e la chiusura della Porta Santa con la conclusione del Giubileo 2025 dedicato alla speranza. Domenica 11 gennaio è la festa del Battesimo del Signore, il Papa in Cappella Sistina celebrerà la Messa e impartirà il sacramento ad alcuni bambini.

Nel calendario delle celebrazioni papali, Leone XIV ha introdotto di nuovo la Messa del giorno di Natale che invece i suoi predecessori Papa Francesco e Papa Benedetto XIV non hanno mai celebrato. L’ultima volta infatti risale a San Giovanni Paolo II, il 25 dicembre 1994.

Macron: le restrizioni Usa dei visti contro Breton e altri cittadini europei sono atti d’intimidazione

Roma, 24 dic. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato le misure di restrizione dei visti adottate dagli Stati uniti contro Thierry Breton e altri quattro cittadini europei, definendole “atti d’intimidazione e coercizione”.

“Queste misure costituiscono atti di intimidazione e di coercizione volti a minare la sovranità digitale europea”, ha scritto Macron su X, sottolineando che “le normative digitali dell’Unione europea sono state adottate attraverso un processo democratico e sovrano dal Parlamento europeo e dal Consiglio”.

Secondo il capo dell’Eliseo, tali regole “si applicano all’interno dell’Europa per garantire una concorrenza leale tra le piattaforme, senza prendere di mira alcun paese terzo, e per assicurare che ciò che è illegale offline lo sia anche online”. Macron ha aggiunto che “le regole che disciplinano lo spazio digitale dell’Unione europea non possono essere determinate al di fuori dell’Europa”.

“Insieme alla Commissione europea e ai nostri partner europei – ha concluso – continueremo a difendere la nostra sovranità digitale e la nostra autonomia regolatoria”.

Il decreto Ucraina in Consiglio dei ministri lunedì, "l’accordo politico è chiuso"

Roma, 24 dic. (askanews) – “Lunedì” prossimo, 29 dicembre, “ci sarà un decreto, sul quale abbiamo già un accordo politico chiuso, che continua a sostenere l’Ucraina come abbiamo sempre fatto nella difesa antiaerea e delle infrastrutture energetiche”. A precisarlo il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giovanbattista Fazzolari, ad alcuni giornali, dopo le prese di posizione della Lega di Matteo Salvini.

Nel 2026, tuttavia, “gli aiuti civili saranno molto più consistenti” e nel testo “ci sarà un’enfatizzazione di questo impegno, un richiamo formale”, assicura sul ‘Messaggero’ il sottosegretario Alfredo Mantovano.

“Quel decreto è già stato scritto da tempo”, sottolinea Fazzolari, il quale tiene a puntualizzare che “Mosca ha subìto una sconfitta storica in Ucraina e non si riprenderà più perché da che nel 2022 era una superpotenza ormai è ridotta a poco più di un Paese del Terzo mondo. Se tutti fossimo più attenti a raccontare che cosa sta succedendo al fronte, com’è è veramente la situazione e come il sostegno occidentale è stato incredibilmente coeso faremmo una ottima cosa e metteremo un po’ più di pressione alla Russia invece di occuparci di raccontare che in Italia ci sono frotte di filo-russi al governo”.

Fazzolari insiste: “Nel decreto non c’è nulla di innovativo: l’Italia aiuterà l’Ucraina in tutte le forme anche militari soprattutto a protezione della popolazione civile. Durerà almeno un anno”.

Meloni su X: auguri a tutti gli italiani, con noi rivoluzione del presepe

Roma, 24 dic. (askanews) – “Un augurio sincero a tutti gli italiani”. A rivolgerlo su X la premier Giorgia Meloni, in un video con alle sue spalle l’albero ma “soprattutto” il presepe, “simbolo” di “identità” che “più di tutti ci ricorda cosa sia il santo Natale”.

“Voglio rivolgere un augurio sincero a tutti gli italiani, a chi vive il natale in famiglia, a chi lo celebra lavorando, a chi è sereno, a chi porta nel cuore una preoccupazione, a chi festeggia e a chi cerca un momento di pace e voglio farlo ancora una volta di fronte” al presepe, ha affermato la premier. “Anni fa vi ho detto prendiamo il pastorello e facciamo la rivoluzione del presepe. Lo penso ancora”, ha detto Meloni, secondo la quale “il presepe non impone nulla a nessuno, il presepe racconta una storia custodisce dei valori. Rende più profonde le radici e una nazione che conosce le sue radici è una nazione che non ha paura del confronto né del futuro”.

“Che si creda o no questo simbolo parla di dignità, di responsabilità, di rispetto della vita, di attenzione ai fragili sono valori che hanno plasmato la nostra comunità, che meritano di essere custoditi e non messi da parte per moda o per timore, siate orgogliosi della vostra identità, del messaggio univerale di amore, di pace che porta con sé. E che questo Natale possa regalare a ciscuno un po’ di luce, calma e forza, che possa essere un tempo per ritrovarsi, guardare avanti con fiducia senza dimenticare chi ha bisogno di aiuto e soprattutto senza dimenticare chi siamo, buona vigilia e buon santo Natale a tutti”, ha concluso.

Camorra, arrestato super latitante: era tra i 100 più pericolosi

Milano, 24 dic. (askanews) – Dopo due anni di latitanza è finita la fuga di Ciro Andolfi, 49 anni, ritenuto vicino al clan camorristico Andolfi/Cuccaro e inserito nell’elenco dei “primi 100” latitanti più pericolosi del Ministero dell’Interno. L’uomo è stato arrestato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli nel quartiere Barra, nella zona orientale del capoluogo, al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia.

Andolfi era destinatario di un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Napoli e deve scontare una pena residua di 8 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione per associazione di tipo mafioso, estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso e corruzione.

L’arresto è scattato nel corso di un imponente blitz condotto dai militari del Comando provinciale dei Carabinieri di Napoli, con l’impiego di assetti operativi specializzati e il supporto di operazioni tecniche. Secondo quanto riferito dagli investigatori, il latitante si nascondeva all’interno di un ingegnoso rifugio in muratura ricavato in un appartamento sottoposto a perquisizione.

Ritenuto intraneo al clan Andolfi/Cuccaro, operante nell’area orientale della città e in particolare nel quartiere Barra, Andolfi era ricercato dal 2022. La sua cattura rappresenta un nuovo colpo alle organizzazioni camorristiche attive sul territorio napoletano.

Meta, Antitrust impone stop esclusione chatbot Ai concorrenti da WhatsApp

Roma, 24 dic. (askanews) – L’Antitrust ha imposto a Meta la sospensione delle condizioni che escludono i Chatbot Ai concorrenti da WhatsApp. Il provvedimento è stato adottato nei confronti di Meta Platforms Inc., Meta Platforms Ireland Limited, WhatsApp Ireland Limited e Facebook Italy. L’istruttoria, ricorda l’Authority, era stata avviata a luglio 2025 per “presunto abuso di posizione dominante” in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, “perché la società ha integrato il servizio Meta AI nell’app di messaggistica WhatsApp, in posizione preminente rispetto ai servizi dei concorrenti”.

Il procedimento è stato ampliato poi il 25 novembre scorso, con contestuale avvio del sub-procedimento cautelare, in merito all’applicazione delle nuove condizioni contrattuali previste dai WhatsApp Business Solution Terms, introdotte il 15 ottobre e la cui piena efficacia si dispiegherà entro il 15 gennaio 2026. Queste condizioni contrattuali escludono del tutto dalla piattaforma WhatsApp le imprese concorrenti di Meta AI nel mercato dei servizi di Chatbot Ai. Per l’Autorità “sussistano i requisiti necessari per l’adozione della misura cautelare in relazione agli effetti della condotta sul territorio italiano”.

Immediata la replica da parte di Meta per la quale il provvedimento è “infondato” e contro cui presenterà ricorso. La società ha spiegato che il fraintendimento deriva dal fatto di considerare WhatsApp alla stregua di un app store, cosa che non è.

“La decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è infondata. L’emergere di chatbot di intelligenza artificiale sulle nostre Business Api ha messo sotto pressione i nostri sistemi, che non erano stati progettati per supportare questo tipo di utilizzo”, ha precisato un portavoce di Meta.

“L’Autorità italiana parte dal presupposto che WhatsApp sia, in qualche modo, un app store di fatto. I canali di accesso al mercato per le aziende di Ia sono gli app store, i loro siti web e le partnership di settore, non la piattaforma WhatsApp Business. Faremo ricorso”, ha aggiunto il portavoce Meta.

Secondo l’Antitrust, invece, “la condotta di Meta sembra avere natura abusiva, perché suscettibile di limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di Chatbot AI, a danno dei consumatori”. Inoltre, il comportamento di Meta “può arrecare un danno grave e irreparabile, durante il tempo necessario per lo svolgimento dell’istruttoria, alle dinamiche competitive nel mercato interessato, pregiudicandone la contendibilità”. L’Autorità italiana è in coordinamento con la Commissione europea “per assicurare che la condotta di Meta venga affrontata nella maniera più efficace”.

Zelensky ha illustrato l’ultima versione del piano di pace, previsto accordo di non aggressione con Mosca

Roma, 24 dic. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha illustrato oggi per la prima volta i 20 punti dell’ultima versione del piano di pace per l’Ucraina, definendoli una proposta complessiva per porre fine alla guerra e avviare una fase di sicurezza, ricostruzione e integrazione europea.

Secondo quanto riferito da Zelensky ai giornalisti, il piano si apre con la conferma della piena sovranità dell’Ucraina e prevede un accordo di non aggressione tra Russia e Ucraina, accompagnato da un sistema di monitoraggio lungo la linea di contatto. Sono previste garanzie di sicurezza internazionali e il mantenimento delle Forze armate ucraine a un livello di 800.000 unità in tempo di pace.

Zelensky ha spiegato che Stati uniti, Nato ed Europa dovrebbero fornire a Kiev garanzie di sicurezza sul modello dell’articolo 5 dell’Alleanza atlantica. In caso di una nuova invasione russa, scatterebbe una risposta militare e il ripristino automatico delle sanzioni. Parallelamente, la Russia dovrebbe sancire in modo vincolante, anche nella propria legislazione, una politica di non aggressione verso l’Ucraina e l’Europa.

Il piano prevede inoltre l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea entro una data definita, che Kiev intende fissare formalmente, e un pacchetto di sviluppo globale da stabilire attraverso un accordo separato sugli investimenti. Per la ricostruzione verrebbero creati più fondi dedicati, con l’obiettivo di raccogliere fino a 800 miliardi di dollari.

Sul piano economico, l’Ucraina accelererebbe la conclusione di un accordo di libero scambio con gli Stati uniti. È confermato anche lo status di Paese non nucleare.

Russia e Ucraina si impegnerebbero a non modificare le intese con l’uso della forza. Mosca, inoltre, non dovrebbe ostacolare l’uso commerciale del fiume Dnipro e del Mar Nero da parte dell’Ucraina, mentre la penisola di Kinburn verrebbe smilitarizzata.

Tra i punti centrali figurano lo scambio di tutti i prigionieri “tutti per tutti”, il ritorno dei civili, dei bambini e dei detenuti politici.

L’intesa, ha spiegato Zelensky, sarebbe giuridicamente vincolante e la sua attuazione verrebbe monitorata da un Consiglio per la pace guidato dal presidente statunitense Donald Trump. Una volta che tutte le parti avranno accettato il documento, entrerebbe immediatamente in vigore un cessate il fuoco completo. Il presidente ucraino ha dichiarato inoltre che la nuova versione del piano degli Stati Uniti per porre fine alla guerra con la Russia non richiede all’Ucraina di rinunciare formalmente all’adesione alla Nato, una richiesta fondamentale di Mosca. “E’ la Nato che deve decidere se accogliere o meno l’Ucraina come membro. E la nostra decisione è stata presa. Abbiamo abbandonato la proposta di modificare la Costituzione ucraina per includere una clausola che stabilisca che il Paese non aderirà alla Nato”, ha dichiarato Zelensky, riferendosi a una precedente versione redatta dagli Stati Uniti che richiedeva a Kiev di assumere un impegno giuridicamente vincolante a non aderire all’Alleanza.

Zelensky inoltre ha dichiarato di aspettarsi una risposta dalla Russia mercoledì in merito all’ultima versione del piano statunitense per porre fine alla guerra in Ucraina, negoziato da settimane tra Kiev e Washington.

“Avremo una reazione dai russi dopo che gli americani avranno parlato con loro”, ha dichiarato Zelensky ai giornalisti, in dichiarazioni rilasciate mercoledì.

La guerra dei panda, Pechino a Taiwan: non li regali al Giappone

Roma, 24 dic. (askanews) – Le tensioni tra Cina e Taiwan rischiano di crescere ulteriormente a causa dei…panda. Il portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato (governo) cinese, Peng Qing’en, ha chiarito che se Taipei tentasse di fornire un panda gigante al Giappone, in sostituzione di quello che Tokyo dovrà presto restituire, questo provocherebbe inevitabilmente l’ira del popolo cinese.

“Qualsiasi tentativo delle forze separatiste favorevoli all’indipendenza di Taiwan di utilizzare i panda giganti come tributo al Giappone susciterà inevitabilmente l’indignazione dei compatrioti su entrambe le sponde dello Stretto”, ha affermato Peng nel corso di un briefing, commentando le notizie su contatti tra zoo giapponesi e lo zoo di Taipei per un possibile scambio di panda.

Le dichiarazioni arrivano mentre gli ultimi due panda giganti rimasti in Giappone, i gemelli Xiao Xiao e Lei Lei, ospitati allo zoo di Ueno a Tokyo, faranno ritorno in Cina a gennaio, in vista della scadenza del contratto di prestito prevista per febbraio. L’ultimo giorno di visita per il pubblico allo zoo è fissato al 25 gennaio.

Secondo Peng, i panda inviati dalla Cina a Taiwan nel 2009 erano “un dono al popolo taiwanese” e rappresentavano “una tappa importante nello sviluppo pacifico delle relazioni attraverso lo Stretto”. I commenti di alcuni politici giapponesi su un possibile trasferimento degli animali sono stati definiti dal portavoce come “assurdità degne di sciocchi assonnati”.

I panda giganti sono considerati un simbolo della Cina e la cosiddetta “diplomazia del panda” ha trasformato l’animale in un emblema nazionale non ufficiale. Secondo le fonti storiche, il primo dono di Stato di panda risale al 685, quando l’imperatrice cinese Wu – fondatrice della dinastia Zhou – inviò due esemplari all’imperatore giapponese Tenmu.

La Cina ha intensificato la diplomazia dei panda a partire dalla metà degli anni Cinquanta, donando o concedendo in prestito gli animali per rafforzare i legami internazionali. Tra il 1957 e il 1982 Pechino ha regalato 23 panda a nove Paesi. Dal 1994, i panda vengono concessi in prestito per programmi di ricerca, restando di proprietà cinese insieme alla loro eventuale prole.

Natale, Confcommercio: non solo cibo, 2 italiani su 3 faranno donazioni

Roma, 24 dic. (askanews) – Natale è sinonimo di festa e, oltre ai tradizionali doni sotto l’albero, gli italiani in questo periodo sosterranno altre voci di spesa, in alcuni casi praticamente “obbligatorie”. In particolare, il 73,1% sosterrà la spesa maggiore per cibi e bevande per pranzi e cene, il 9,2% per acquistare accessori per le feste, il 9% per decorazioni natalizie per la casa, l’8,7% per eventi e intrattenimenti vari. Lo rileva un’idagine di Confcommercio che evidenzia come tra le voci del budget natalizio ci sia pure la solidarietà.

Secondo l’Associazione, 3 italiani su 4 rinnoveranno gli addobbi natalizi con una spesa media di 50 euro, ma il 21,7% spenderà una cifra superiore a questa; tra gli eventi più frequentati dagli italiani nel periodo natalizio, svettano i mercatini di Natale (54%), seguiti da eventi gastronomici (18,4%), concerti e spettacoli natalizi (18%), rappresentazioni del Presepe vivente (13,9%).

Ma per molti italiani Natale significa anche manifestare solidarietà e vicinanza a chi è meno fortunato: infatti il 9,1% parteciperà ad iniziative ed eventi di beneficenza e quasi 2 italiani su 3 faranno donazioni – in particolare al Sud, fra le donne e nella fascia di età 35-44 anni – per un importo medio di 27 euro (nel 2024 erano 26), “segno di una generosità prudente, più orientata alla partecipazione simbolica che a un impegno economico rilevante, ma comunque diffusa”, sottolinea Confcommercio.

La dialettica è la regola delle coalizioni

Il conflitto come normalità

Forse sarebbe il caso di non dannarsi troppo l’anima per i litigi che hanno appena attraversato la maggioranza in occasione del varo della legge finanziaria. Infatti la dialettica è la regola delle coalizioni. E ne è anche − entro certi limiti − il sale.

Finora s’era litigato più a sinistra che a destra. Facendo pensare che, sotto l’egida della Meloni, l’ordine regnasse sovrano. Ma la realtà è che nei governi di coalizione si bisticcia quasi sempre. Alcuni lo danno a vedere, altri sono più capaci di mascherarlo.

 

Disordine o pluralismo

Ma anche risalendo indietro nel tempo, fino agli anni di Berlusconi, la regola resta quella. Si chiama disordine per chi non l’ama. Si chiama pluralismo per chi l’apprezza.

Bisognerebbe semmai darsi una regola a proposito di questo galateo di coalizione. E stabilire, possibilmente insieme, che sulla politica estera sarebbe il caso di non dividersi. E che sui temi economici e sociali invece sarebbe il caso, invece, di valorizzare il confronto anche ai tavoli di

maggioranza.

Governare la dialettica

Certo, magari senza strafare. Ma neppure illudendosi che partiti diversi possano marciare allineati al modo della falange macedone.

L’errore forse è proprio nel manico. E cioè nell’idea che si tramanda da un governo all’altro e da una coalizione all’altra secondo cui c’è un solo Napoleone e tutto il resto è intendenza. Tentazione che afferra prima o poi tutti gli inquilini di Palazzo Chigi. Salvo scoprire, strada facendo, che le cose sono quasi sempre assai più complicate di così.

Fonte: La Voce del Popolo – 23 dicembre 2025

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Dopo l’Occidente, la sfida europea nella riflessione di Michele Marchi

Nell’editoriale pubblicato oggi su lAltravoce, Michele Marchi propone una riflessione esigente sul destino dell’Occidente e sul ruolo che l’Europa è chiamata a giocare in una fase di profonda discontinuità storica.

Un Occidente che non è più scontato

L’editoriale muove da una constatazione netta: l’Occidente euro-atlantico, così come si è strutturato nel Novecento attorno alla centralità americana e alla democrazia liberale, non è più un dato ovvio né un orizzonte indiscusso. Le trasformazioni geopolitiche, il ritorno delle potenze autoritarie e, soprattutto, l’irruzione del populismo hanno incrinato un equilibrio che per decenni era parso stabile.

Non si tratta, tuttavia, di un semplice declino esterno. Il nodo più problematico è interno alle democrazie occidentali: la crescente difficoltà di produrre consenso attraverso istituzioni rappresentative credibili, capaci di decidere senza rinunciare al pluralismo. È qui che la crisi dell’Occidente si intreccia con una crisi più profonda della democrazia liberale come forma di governo.

Sieyès, Krastev e la crisi della rappresentanza

È in questo passaggio che il riferimento di Marchi a Emmanuel-Joseph Sieyès assume un significato decisivo. Il teorico della Rivoluzione francese aveva chiarito che la nazione non coincide mai con una parte che pretende di incarnarla. La rappresentanza non è una distorsione della sovranità popolare, ma la sua condizione di possibilità. Alla tesi di  Sieyès si rifà

Ivan Krastev.. Per il politologo bulgaro, il populismo nasce quando la rappresentanza viene delegittimata come artificio elitario e sostituita dall’illusione di un rapporto diretto tra leader e “vero popolo”. In quel momento la democrazia cessa di essere un sistema di regole condivise e si trasforma in una competizione identitaria permanente.

Il populismo, dunque, non mette in discussione la sovranità popolare in quanto tale, ma contesta l’idea stessa che la politica richieda mediazione, competenza e responsabilità istituzionale. È, in questo senso, una patologia della rappresentanza.

Leadership, mondi vitali e responsabilità dei cristiani

Da qui discende la tesi centrale dell’editoriale: la risposta europea non può essere affidata né a un tecnicismo senz’anima né a un sovranismo di ritorno. Occorrono nuove leadership nazionali solide, capaci di reggere il confronto democratico interno e, insieme, di collocarsi in una visione europea condivisa.

Ma tali leadership non nascono per decreto. Esse presuppongono l’esistenza di culture politiche e civili capaci di alimentare senso, responsabilità e visione. In questo quadro, allargando l’analisi di Marchi, anche i “mondi vitali” cristiani sono chiamati in causa. Non come riserva identitaria o confessionale, ma come tradizione storica che ha contribuito in modo decisivo alla costruzione della democrazia rappresentativa europea, alla cultura della mediazione e al primato delle istituzioni.

Per i cristiani impegnati nella vita pubblica, la sfida è tornare a pensarsi come fattore di ricomposizione, di educazione alla responsabilità e di contrasto alle semplificazioni populiste, non come minoranza nostalgica o testimonianza marginale.

Ripensare lOccidente

Ripensare l’Occidente, allora, significa sottrarlo alla deriva che lo svuota dall’interno. L’Europa è chiamata a dimostrare che libertà, rappresentanza e decisione possono ancora stare insieme. Il prossimo quarto di secolo sarà decisivo, e lo sarà soprattutto sul terreno della leadership politica e della capacità dei suoi mondi vitali – a partire da quelli cristiani – di rigenerare la democrazia liberale.