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I poveri accolgono il feretro di Papa Francesco a Santa Maria Maggiore

Città del Vaticano, 26 apr. (askanews) – Il corteo che ha condotto il feretro di Papa Francesco verso la sua ultima destinazione, quella della Basilica di Santa Maria Maggiore dove verrà tumulato, è giunto alla Basilica romana dopo aver percorso i quasi sette chilometri di distanza dalla Città del Vaticano tra una unica ala di folla che lo ha praticamente ininterrottamente accompagnato tra costanti applausi e grida di “viva il Papa”, “bravo” e “grazie Francesco”. Ad accoglierlo davanti all’ingresso principale della basilica i canonici con i ceri e il crocifisso. Tre drappi rossi adornano la facciata. Ad accoglielo alcuni cardinali. Tra i presenti anche un gruppo di poveri, come annunciato nei giorni scorsi.

Il Papa vene sepolto in una nicchia tra la Cappella Sforza e la Cappella Paolina, luogo che ospita l’icona Salus Populi Romani, tanto cara a Bergoglio. Qui il Papa si è sempre recato prima e dopo ogni viaggio internazionale. E lo ha fatto anche dopo il ricovero al Gemelli. Fu l’ultima volta. Oggi il suo viaggio terreno termina qui.

Piazza San Pietro si riempie di fedeli per Francesco

Roma, 26 apr. (askanews) – L’alba sorta su Piazza San Pietro in piena attivit con i preparativi per i funerali di Papa Francesco; poi il flusso dei fedeli che popolano l’enorme piazza per assistere alle esequie, abbracciati dal colonnato del Bernini. Chi non riesce ad accedere potr seguire la cerimonia e poi la traslazione del feretro verso Santa Maria Maggiore attraverso i maxischermi sistemati in alcune grandi piazze cittadine.

25 aprile 2025 | La nostra Costituzione è nata dalla Resistenza

Ottanta anni fa l’Italia è tornata libera e da allora il 25 aprile ha segnato la nostra storia. Se oggi siamo qui è perché la Resistenza riuscì a sconfiggere la dittatura del nazi-fascismo e le successive elezioni premiarono le forze democratiche. Grazie alla liberazione dalla dittatura, oggi è possibile essere qui a parlare, al contrario ciò non sarebbe avvenuto.  

Quello che venne vissuto in Italia e terminò il 25 aprile aveva radici lontane. Fatte di soprusi, violenza, regole calpestate, voci critiche messe a tacere. Era il metodo attraverso il quale il fascismo usava controllare chi dissentisse. 

Giacomo Matteotti, nel suo ultimo discorso alla Camera il 30 maggio 1924, disse chiaramente: “Se la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo.  Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano”. 

Matteotti venne rapito e ucciso alcuni giorni dopo. 

Circa un anno dopo, il 30 marzo 1925, parlando dall’esilio nel quale era costretto don Luigi Sturzo affermò che i cattolici popolari non potevano aderire al fascismo “per ragioni etiche” e disse: “a stare alla storia degli Stati moderni, anche i governi assoluti più paternalistici e più legalitari, non ebbero mai uno sbocco verso la libertà senza che agitazioni di popolo o fatti di guerra non avessero spinto gli uomini responsabili a mutare gli antichi regimi… Per noi l’attuale battaglia per la libertà è come un secondo Risorgimento: ha le sue fasi e le sue difficoltà e avrà il suo epilogo; non sappiamo quando né come; ma abbiamo fede che lo avrà: non può mancare, e l’epilogo sarà la riconquista della libertà…”. 

Ci vollero 20 anni con in mezzo la Seconda guerra mondiale, ma l’Italia ottenne la liberazione.

Cito ancora don Sturzo e il suo discorso al Senato il 20 febbraio 1954, quando ricordava che “due sono gli elementi fondamentali che classificano come tale ogni democrazia: la libertà che si oppone al dispotismo e alla dittatura; la socialità che si oppone al particolarismo delle classi, categorie ed interessi. Possiamo affermare senza difficoltà che l’Italia, dopo avere provato la dittatura, non vuole affatto ricadervi sotto nessun titolo (…) La dittatura è negazione di libertà e quindi negazione di democrazia, non potendosi dare democrazia senza libertà”.

La nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, è lì a ricordarcelo. Il compianto Presidente Sandro Pertini sottolineava che “La Costituzione è un buon documento, ma spetta ancora a noi fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta. In questo senso la Resistenza continua”. 

Non dimentichiamolo.  

Un anno fa è stato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a sottolineare che in questo giorno ci incontriamo “per ricordare e rivendicare le origini della nostra libertà e della nostra democrazia. Per questo, nella storia della nostra Repubblica, il 25 aprile è una ricorrenza sempre attuale e unificante”.  

A maggior ragione lo è 80 anni dopo, con il mondo che purtroppo è ancora funestato dalle guerre e dalla mancanza di libertà di intere popolazioni, di giovani che perdono la vita come quelli uccisi su questo fronte per restituirci la libertà. Ma anche di civili inermi trucidati e di dissidenti eliminati, come accadde ai cittadini e alle cittadine anziati – nella Seconda guerra mondiale – che ricordiamo nelle nostre vie.  

 Il Santo Padre Papa Francesco – al quale mandiamo un deferente pensiero – lo aveva ricordato dopo l’Angelus del primo novembre scorso “la guerra è sempre una sconfitta, sempre! Ed è ignobile, perché è il trionfo della menzogna, della falsità: si cerca il massimo interesse per sé e il massimo danno per l’avversario, calpestando vite umane, ambiente, infrastrutture, tutto; e tutto mascherato di menzogne. E soffrono gli innocenti!” 

Quindi, nella sua ultima uscita pubblica, il giorno di Pasqua, aveva ribadito come: “Nessuna pace è possibile laddove non c’è libertà religiosa o dove non c’è libertà di pensiero e di parola e il rispetto delle opinioni altrui. Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo!”. 

Prima ancora, nell’udienza generale   del 6 ottobre    2021 ricordava che “La libertà è un tesoro che si apprezza realmente solo quando la si perde. Per molti di noi, abituati a vivere nella libertà, spesso appare più come un diritto acquisito che come un dono e un’eredità da custodire”. 

Dobbiamo pertanto impegnarci a custodirla questa eredità, tutti noi, ciascuno nel suo piccolo, nelle istituzioni e non solo. Dobbiamo farlo ogni giorno.

W il 25 aprile, w l’Italia, W la libertà

Exposed, il mondo in cinque mostre all’Accademia Albertina

Torino, 26 apr. (askanews) – Cinque fotografi per raccontare cinque mondi: l’Accademia Albertina di Belle Arti una delle sedi di Exposed Torino Foto Festival pi cariche di progetti.

Si parte con l’installazione di Georges Senga “Dcalquer” che su grandi pannelli sospesi ritrae i figli, oggi diventati adulti, degli operai giapponesi che tra il 1968 e il 1982 erano andati nella regione del Katanga per lavorare nelle miniere del Congo. Fuggiti durante la dittatura di Mobutu avevano abbandonato tutto, compresi i loro figli. Che il fotografo ritrae in studio con tutti i canoni dell’estetica africana.

Dall’Africa all’America, con le piccole, ma potenti, immagini di Gregory Halpern che nel suo “Omaha Sketchbook” racconta la psicologia della provincia degli Stati Uniti con scatti che sono una via di mezzo tra la documentazione e il sogno, e che lasciano allo spettatore il ruolo di dare un’interpretazione, forse perfino di ricostruire le storie.

Lisa Barnard, con la mostra “Running Fast – Senses Off”, esplora invece la relazione sempre pi inestricabile e problematica con la tecnologia che pervade ogni aspetto della nostra vita: guerra dei droni, veicoli autonomi, mondo sensoriale dei pipistrelli, schermi onnipresenti, cambiamento climatico. Temi complessi che la fotografa traduce in immagini affascinanti.

La quarta mostra si intitola “Disintegrata” e la fotografa Silvia Rosi ragiona sulle immagini in relazione ai concetti di memoria e diaspora, per raccontare una storia di mobilit familiare. Con uno stile forte, Rosi ci parla di sradicamento e rappresentazione, ma anche di un passato che non mai stato vissuto.

L’ultimo progetto in Accademia Albertina di Valeria Cherchi: “RE:Birth”, e qui il tema la violenza ostetrica e ginecologica, che riguarda anche la vita personale dell’artista la cui sorella omonima morta a sei mesi proprio per un caso non denunciato. Ci sono testimonianze di donne, ma anche il racconto subacqueo della perdita dal punto di vista dei padri. Ci sono denunce di un potere opprimente, ma anche spazi di solidariet e supporto.

Papa, maxischermi a San Pietro. La piazza continua a riempirsi

Città del Vaticano, 26 apr. (askanews) – Piazza San Pietro continua a riempirsi grazie a un flusso continuo di fedeli che stanno giungendo nell’area per le solenni esequie di Papa Francesco, presieduti dal cardinale Giovanni Battista Re. Cinque i maxischermi allestiti: due sotto al sagrato, altri due ai lati del colonnato, e uno prima di via della Conciliazione.

Tra i leader mondiali, il presidente ucraino Volodymyr  Zelensky e la meglie Olena Zelenska sono arrivati a Roma, erano in “forse”. Mentre è “possibile” un incontro bilaterale tra Zelensky e Trump a margine del funerale di Papa
Francesco.

Massima allerta sicurezza in Vaticano per i funerali di Papa Francesco: cecchini piazzati sui palazzi intorno a piazza San Pietro, ingenti le forze dell’ordine in campo. Sui cieli volano droni ed elicotteri. Tutta l’area intorno al Vaticano è stata chiusa al traffico.

Il cardinale Camillo Ruini, ex presidente della Conferenza episcopale italiana, è tra i primi porporati arrivati sul sagrato di piazza San Pietro.

La segretaria del Pd, Elly Schlein, è giunta a San Pietro per partecipare ai funerali.

L’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden è giunto nella basilica di San Pietro.

Papa, Zelensky e la moglie Olena arrivati a Roma per i funerali

Roma, 26 apr. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la First Lady Olena Zelenska sono arrivati a Roma per partecipare ai funerali di Papa Francesco in Vaticano, riferisce RBK-Ucraina citando il portavoce di Zelensky.

E’ “possibile” un incontro bilaterale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente americano Donald Trump a Roma, a margine del funerale di Papa Francesco, ha detto una fonte qualificata all’agenzia AFP.

Secondo quanto riportato, le delegazioni dei due leader sarebbero in contatto per valutare l’opportunità e le modalità di un faccia a faccia, anche se al momento non vi sono conferme ufficiali né da parte della Casa Bianca né dall’ufficio del presidente ucraino.

Trump ai funerali del Papa: "vedrò Meloni", ma avere incontri oggi "irrispettoso"

Roma, 26 apr. (askanews) – Donald Trump è con la moglie Melania a Roma per partecipare ai funerali di Papa Francesco e nella brevissima visita – riparte oggi dopo le esequie – intende vedere la presidente del Consiglio Giorgia Meloni “e alcuni altri”. Organizzare incontri a margine della cerimonia funebre “francamente è un po’ mancare di rispetto”, ha fatto notare alla stampa imbarcata sull’Air Force. Insomma, “colloqui brevi”, con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen candidata a una interlocuzione quantomeno di contatto, che già sarebbe un grosso segnale, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ieri ha messo in forse la sua presenza ai funerali, citando l’urgenza di “incontri militari”.

Il presidente americano ha fatto a modo suo il punto sulla situazione negoziale riguardo il conflitto in Ucraina, postando su Truth appena arrivato a Roma un messaggio in cui parla di “una buona giornata di colloqui e incontri con Russia e Ucraina”, a suo avviso vicine a un accordo, con “gran parte dei punti principali concordata”. Ieri il suo inviato speciale Steve Witkoff ha incontrato per la quarta volta il presidente russo Vladimir Putin, mentre Trump ha riservato al leader ucraino un monito a non rinviare ulteriormente la firma di un accordo sullo sfruttamento di risorse minerarie e terre rare. Mosca ha ribadito la teorica disponibilità ad avviare contatti diretti con l’Ucraina, che ha fatto pervenire agli Usa delle controproposte rispetto al piano americano per porre fine alla guerra.

Escludendo vertici veri e propri oggi, cosa che ieri ha esplicitato da parte sua il presidente francese Emmanuel Macron, restano le strette di mano e gli scambi di battute sul sagrato di San Pietro. E un paio di ore stamattina, prima della partenza da Villa Taverna per il Vaticano. Il presidente americano di prassi inizia presto le sue attività, social compresi, e non si può qualche colloquio prima dei funerali, “veloce”, come suggerito dallo stesso Trump.

La libertà non è scontata: il monito del 25 Aprile

[…] Non solo tutti i partiti, ma tutte le componenti della società concorsero dunque all’agognato obiettivo della libertà. Penso ai sacerdoti che protessero, difesero e sostennero le formazioni partigiane, oltre che difendere la propria gente: a Imponzo, don Giuseppe Treppo venne brutalmente ucciso perché si opponeva alle violenze che venivano commesse dai cosacchi e per salvare alcune donne dai tentativi di stupro.

Penso alle tante donne che si spesero a costo di rischi enormi e sacrifici innominabili come combattenti nelle formazioni militari; come staffette; per soccorrere, confortare, aiutare le migliaia di deportati che transitavano da Udine verso i campi di internamento in Germania; come mogli e madri di case rimaste senza figli e mariti, per cercare di mandare avanti, nelle difficoltà della guerra, le loro famiglie.

Tutti noi abbiamo la fortuna di aver conosciuto e di poter ancora abbracciare Paola Del Din “Renata”, medaglia d’oro al valore militare, alla quale va il nostro saluto e il nostro eterno grazie.

Ma lasciatemi qui, oggi, ricordare anche alcune altre grandi protagoniste della nostra Resistenza. La medaglia d’oro Cecilia Deganutti “Giovanna d’Arco”, della Brigata Osoppo-Friuli, torturata dalle SS, deportata e uccisa nella Risiera di San Sabba a Trieste. Qui venne bruciata viva dai fascisti anche un’altra medaglia d’oro al valor militare, Virginia Tonelli “Luisa”. Infine – ma la lista delle nostre partigiane sarebbe lunga – Jole De Cillia “Paola”, medaglia d’argento al valor militare, che al termine di uno scontro a fuoco preferì suicidarsi con il suo compagno, piuttosto che cadere nelle mani di chi l’avrebbe fatta parlare torturandola, gli uomini del Battaglione Valanga della Decima Mas. Quella Decima Mas di cui adesso – in modo vergognoso – si loda il patriottismo! Furono Jole De Cillia e tutti quanto coloro che combatterono la Decima Mas i veri patrioti, non gli scherani di Hitler e di Mussolini!

In questi tempi tornano in auge in Italia e nel mondo i gesti, i simboli, le idee e i principi del fascismo e del nazismo. Vediamo i nuovi fascisti sedersi nei parlamenti democratici e in quello europeo, ed esprimere senza timore le stesse parole d’ordine xenofobe, violente, razziste di cento anni fa.

L’Unione Europea, nata per scongiurare il ritorno delle dittature e delle guerre, si trova per la prima volta di fronte ad un attacco a tenaglia che punta a destabilizzarla e a indebolirla. Ad est si deve difendere dall’espansione russa, e a ovest deve reagire alla guerra dei dazi, figlia di una narrazione rancorosa che incolpa l’Europa di aver derubato l’America.

A ciò si aggiunga il sostegno – sia della Russia che degli Stati Uniti d’America – a tutte le forze politiche nazionaliste dei singoli Paesi Europei. Si pensi al legame tra Putin e Orbán, e al fatto che la prima visita del vicepresidente USA Vance in Germania è stata organizzata per incontrare non già il capo del Governo o il Presidente della Repubblica, ma la leader del partito neonazista Alice E. Weidel.

In un contesto nel quale forze politiche euroscettiche e nazionaliste guadagnano terreno, in cui i valori di pace, solidarietà e cooperazione tra popoli sembrano dimenticati, il 25 aprile rammenta agli italiani che la libertà non è scontata e va difesa ogni giorno, ricordando per prima cosa l’abisso profondo in cui si cade quando si abbandona la democrazia.

L’Unione Europea deve rafforzare la propria autonomia e mettersi nelle condizioni di non essere aggredita. Per questo è auspicabile la costruzione di una Europa Federale, come premessa del nuovo che serve per difendere le conquiste del 25 aprile e per tenere accesa la fiaccola delle democrazie nella competizione con le autocrazie. La pace, la libertà, la democrazia, la giustizia, la solidarietà, l’eguaglianza, senza distinzioni e discriminazioni di genere, colore della pelle, religione e quant’altro, sono conquiste che sono costate la vita a molte migliaia di friulani e di italiani.

Sappia, chi immagina di cancellare queste conquiste sull’onda di un neo-nazionalismo e di un neo-razzismo, che le italiane e gli italiani di oggi e di domani, non lo accetteranno mai. Anche a costo di essere deportati nuovamente nei campi di concentramento piuttosto che arruolarsi nelle truppe naziste – come fece mio padre – o di tornare a resistere e a combattere sulle montagne, come fecero i partigiani, pronti a morire per la libertà.

Per questo – in questo 80° anniversario della Liberazione dell’Italia – siamo qui insieme a tenere alta la bandiera della libertà.

Viva il 25 Aprile, Viva Udine, Viva il Friuli, Viva l’Italia, Viva l’Europa.

Udine, 25 Aprile 2025

Il Papa degli ultimi e il giudizio del mondo

Il “Processo a Gesù” è una straordinaria opera teatrale di Diego Fabbri, scrittore e drammaturgo cattolico. Fabbri si ispirò a un confronto simbolico promosso nel 1933 da alcuni giuristi anglosassoni sulla figura di Gesù, trasformandolo in una riflessione profonda sui limiti e le contraddizioni della società contemporanea.

L’opera metteva a nudo la crisi di valori della modernità: la perdita di riferimenti autorevoli, la sfiducia nei confronti della condivisione, dell’amore per il prossimo e dell’inclusione. Una società che, smarrita, finiva per rifugiarsi nell’individualismo.

Sottoporre idealmente a processo la figura di Gesù — anche se il vero bersaglio erano gli uomini del tempo — rivela il coraggio intellettuale e la profondità culturale dell’autore.

Un processo mediatico al pontificato di Francesco

Richiamare l’opera di Fabbri non è una forzatura gratuita. In questi giorni, infatti, ho avuto la netta sensazione di assistere a un “processo” — mediatico, ma non per questo meno significativo — al pontificato di Papa Francesco.

Mi riferisco in particolare ad alcune trasmissioni televisive, come le puntate dedicate da Porta a Porta, in cui il dibattito, orchestrato da Bruno Vespa, ha assunto una precisa impostazione “processuale”. Da un lato gli accusatori, dall’altro i difensori dell’opera pastorale e sociale del Papa.

Tralascio i commenti scontati di chi, da sempre, si è posto in modo pregiudizialmente critico verso Francesco — compresi alcuni articoli de Il Riformista — e mi concentro su quanto emerso dal programma di Rai 1.

Non mi hanno sorpreso le posizioni di Gianfranco Svidercoschi, storico vaticanista de Il Tempo, da sempre vicino a una visione tradizionalista e conservatrice del cattolicesimo.

Mi ha invece colpito l’atteggiamento di Massimo Franco, autorevole editorialista del Corriere della Sera, le cui critiche — puntuali e trasversali — hanno riguardato la politica vaticana, la dottrina e la gestione del governo ecclesiale, con pochissimi momenti di riconoscimento positivo.

Legittimità del confronto, ma attenzione al pregiudizio

È certamente legittimo esprimere un giudizio critico, anche severo, su una figura pubblica come il Papa. Ma è altrettanto legittimo, da parte di un osservatore libero, rilevare un’impostazione preconcetta, talvolta ostile a prescindere.

Io stesso non conoscevo a fondo Jorge Mario Bergoglio prima della sua elezione a Vescovo di Roma. Solo alcuni amici, testimoni diretti del suo servizio episcopale a Buenos Aires, me ne avevano parlato in termini positivi.

Eppure, quel “Fratelli e sorelle, buonasera” e la scelta della croce vescovile — anziché quella d’oro papale — furono per me un segno eloquente: un Papa vicino, sobrio, pastore più che monarca.

Un pontificato segnato da scelte coraggiose

Francesco ha portato con sé la sua storia: gesuita, sudamericano figlio di migranti, vescovo delle periferie durante la dittatura di Videla. Ha interpretato il suo ruolo di Pontefice con fedeltà a quel vissuto: con attenzione agli ultimi, con una predicazione instancabile per la pace e la giustizia, con uno stile semplice e diretto.

Come ogni Papa, ha incarnato la propria cultura e la propria spiritualità: così come fecero Giovanni Paolo II e Benedetto XVI prima di lui. E come non furono accettabili le critiche ideologiche rivolte a loro da certa sinistra laica, oggi risultano altrettanto ingiuste le accuse feroci mosse da ambienti conservatori e populisti contro Francesco.

Il Papa che ha toccato le ferite del mondo

Papa Francesco ha sfidato i poteri che alimentano la “Terza guerra mondiale a pezzi”, ha denunciato le ingiustizie sociali, ha combattuto il clericalismo, ha accolto tutti, senza giudicare. Ha difeso la vita nella sua integralità: dall’aborto all’eutanasia, ma anche nel lavoro, nei diritti dei migranti, nella dignità degli ultimi.

Indimenticabili resteranno le immagini della sua preghiera solitaria in Piazza San Pietro durante la pandemia, del pianto davanti alla statua dell’Immacolata mentre infuriava la guerra in Ucraina, e dell’ultima Pasqua, vissuta con fatica, ma anche con fede incrollabile.

La risposta del popolo di Dio

Nella riduzione teatrale del Processo a Gesù, il Cristo veniva assolto. Oggi, la folla che sta attraversando Roma per rendere omaggio al Papa degli ultimi rappresenta una risposta silenziosa ma eloquente al “processo” mediatico in corso.

È la voce del popolo di Dio — e non solo — che, al di là delle ideologie e delle contrapposizioni, riconosce in Francesco il volto di un pastore vero.

Franciscus, il Pontefice dello “ius pacis”

Quando nei media si dice che Papa Francesco è stato il Papa della pace si dice una mezza verità. Infatti, nel mentre sono di pubblico dominio sia i suoi ripetuti inviti ai “potenti” di pervenire alla pace, sia la sua singolare e importantissima “rivelazione” che siamo già nella “terza guerra mondiale a pezzi” e sia la sua “definizione” della guerra “che è una pazzia”, i media non hanno ampiamente diffuso una sua “indicazione” rivoluzionaria su come favorire il cammino della pace.

L’indicazione “rivoluzionaria” è stata formulata in lingua latina e consiste in una locuzione di due sole parole di facile comprensione: “IUS PACIS”, cioè “diritto alla pace”, un diritto che nella storia umana ancora non esiste né negli ordinamenti giuridici e né nella coscienza collettiva dei popoli del Pianeta. La portata rivoluzionaria di questa “indicazione” è di solare evidenza. Ecco cosa ha detto testualmente Franciscus nell’incontro di preghiera per la pace con i leader Cristiani e delle religioni mondiali, Colosseo Martedì 25 Ottobre 2022: “… Non siamo «neutrali, ma schierati per la pace. Perciò invochiamo lo “ius pacis” come diritto di tutti a comporre i conflitti senza violenza»”

Un mese prima, cioè nell’Angelus del 22 settembre 2022, aveva affermato: “Per favore, facciamo respirare alle giovani generazioni l’aria sana della pace, non quella inquinata della guerra, che è una pazzia!”

L’indicazione del Papa, che ha preso il nome del Santo di Assisi (Assisi è la capitale mondiale della pace), ha un vero significato rivoluzionario perché non si rivolge ai “grandi” (ovvero i “potenti”) della Terra per implorare la pace, ma, sostanzialmente, si rivolge ai popoli considerati i soggetti attivi per la promozione della pace, per la buona convivenza fra tutti i popoli e per la dignità umana.

Per quanto io ne sappia, mai nessun altro leader di livello mondiale, prima di Franciscus, ha “sollevato” la questione dello “IUS PACIS”.  Ecco perché due anni fa ho osato, nel maggio 2023, di scrivere e pubblicare, in prosa e in poesia, un mio piccolo libro intitolato “Ius Pacis, Per un’epoca universale di cambiamento”. Non è mai “carino” citare sé medesimo, ma mi corre l’obbligo di porre in luce che le mie riflessioni presenti nel libro sono state generate dalle considerazioni di un Papa veramente straordinario.  Tanto straordinario da considerare e citare, in uno dei suoi discorsi urbi et orbi nella piazza dove le pietre parlano, l’articolo 11 della Costituzione italiana, che statuisce come “l’Italia ripudia la guerra”.

Francesco ha citato l’art. 11 nei giorni immediatamente successivi all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Precisamente durante l’Angelus di domenica 27 febbraio 2022 a proposito delle guerre (al plurale) in Ucraina, Yemen, etc.

Poiché la Costituzione italiana è scarsamente studiata e, inoltre, pochi decisori politici italiani parlano espressamente dell’art. 11 quando dissertano di pace e di guerra, ne riporto qui di seguito l’intero testo sottolineando che fa parte dei 12 principi fondamentali della nostra Repubblica:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Sono consapevole che l’art. 11 ha più valore morale che giuridico. Ma vorrei sottolineare che la parola “Italia”, nella nostra Costituzione, è menzionata due volte. La prima volta, all’art. 1, per iniziare il testo costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica …”; la seconda volta, all’art. 11, per affermare che “L’Italia ripudia la guerra…”.

Sull’argomento del “diritto alla pace”, mi corre l’obbligo di aggiungere che quando ho pubblicato il libro intitolato Ius pacis  (nel maggio 2023) non conoscevo quanto spiegato dal Presidente della Repubblica Mattarella il 3 luglio 2024 a Trieste, nel corso del discorso di apertura della 50ª edizione della settimana Sociale dei Cattolici, a proposito del fatto che il prof. Pergolesi, fin dal 1945, avesse parlato di “diritto alla pace, interna ed esterna, con la proposta di inserimento di questo principio nelle Costituzioni, dando così vita ad una concezione nuova dei rapporti tra gli Stati.”

In verità, il contributo dei cattolici nell’elaborazione dei principi costituzionali è stato fondamentale. E il Codice di Camaldoli, elaborato mentre era in corso la Seconda guerra mondiale, fu un punto di riferimento culturale di valore universale. D’altronde, nel solco tracciato dalla cultura cattolica, la Pacem in Terris di Giovanni XXIII è una pietra miliare nel cammino della civiltà senza la guerra. L’Enciclica fu pubblicata dopo la felice conclusione della crisi di Cuba, quando l’umanità rischiò di perire con uno scontro nucleare tra USA e URSS.

In effetti, l’umanità è, da subito dopo la Seconda guerra mondiale, a rischio di olocausto nucleare poiché ci sono nazioni dotate di ordigni in quantità sufficiente a distruggere l’intero Pianeta.

Pochi mesi fa le idee dei cattolici (e del Papa Francesco) sono ben interpretate, per fare un solo esempio, dal Presidente della CEI Cardinale Zuppi che, in un editoriale sull’Avvenire del 15 agosto 2024, tra l’altro ci dice che “siamo dentro la pandemia della guerra”, che è necessaria la fraternità fra i popoli per fermare la guerra e che “la guerra deve consumare la sua sconfitta ed essere svergognata della sua presunzione di riportare il mondo, raddrizzare il torto, assicurare il giusto.” 

Dopo la morte di Papa Francesco, avvenuta lunedì 21 aprile 2025, nel giorno della festa dell’Angelo conclusivo delle feste di Pasqua e nel giorno in cui si festeggia l’anniversario della nascita di Roma avvenuta, secondo la mitologia, nel 753 a.c., abbiamo appreso che le ultime righe del suo Testamento fanno affidamento e pongono al centro le iniziative “per la pace nel mondo e la fratellanza fra i popoli.”

Quando ho avuto (e continuo ad avere) occasioni di dialogare sull’argomento dello ius pacis ho avuto il conforto di significative considerazioni e apprezzamenti sulla natura e sul contenuto di questo diritto che dovrebbe farci superare la fase storica della barbarie delle guerre. Ma non mancano scetticismi che parlano di utopia. Al riguardo dell’utopia, mi prendo la libertà di citare quanto scriveva un filosofo vissuto secoli fa: 

“Senz’armi cominciò la Chiesa di Cristo: e, perdendo, sempre vinse: e tolse l’armi a’ nemici, essa disarmata: ed ella toglierà l’armi a tutti prencipi del mondo e resterà sola con l’uno e l‘altro gladio, senza dubio.”

Gli argomenti del filosofo, considerato “precursore del pensiero moderno”, assumono particolare significato e rilievo per un mondo di pace e senza guerre fra “prencipi”. Osservo che in genere i popoli non vogliono le guerre. Le guerre le vogliono “i prencipi”.

Perché oggi la politica è senza una sua anima

Per essere buoni politici bisogna essere innanzi tutto buoni cristiani? L’interrogativo non è affatto peregrino, soprattutto in un tempo come il nostro, in cui la politica sembra aver perso consistenza di fronte al predominio del potere economico e alla conseguente forza di sopraffazione esercitata dai più forti sui più deboli.

Ce ne accorgiamo ogni giorno di più, anche in questi primi giorni segnati da un senso di “orfananza” spirituale, dopo la scomparsa di Papa Francesco.

Certo, la politica non è — e non può essere — una diretta espressione della religione. Ma chi crede, chi sceglie di impegnarsi nelle cose temporali con serietà, dovrebbe poter attingere ai principi più profondi della fede: il bene comune, la giustizia sociale, il riscatto degli ultimi. Sono questi, forse, i motivi più alti per cui un cristiano può e deve fare politica.

Una crisi di partecipazione e di senso

Ma questi paradigmi sono ancora validi nella realtà politica di oggi?

La sensazione — e forse qualcosa di più di una semplice sensazione — è che tanto la classe politica quanto i cittadini si siano assuefatti a due pericolose “droghe” sociali. Da un lato, chi governa sembra voler restare al potere solo per conservarlo, trascurando la voce e le esigenze di un popolo che, sempre più numeroso, sceglie l’astensione: oltre il 50% diserta ormai le urne. Dall’altro, i cittadini, disillusi da una politica che ha reso destra e sinistra intercambiabili, vivono il voto come un diritto svuotato, incapace di generare reale cambiamento. La politica, ai loro occhi, è diventata una rendita per pochi: un’oligarchia.

Oltre la democrazia: il vuoto delle leadership

Questa fotografia — che riguarda l’Italia, ma non solo — ci aiuta a inquadrare i problemi strutturali che attraversano oggi i sistemi democratici. Problemi che ci spingono a parlare non solo di una democrazia “post”, ma di una democrazia iperpopulista, fragile e continuamente esposta alla pressione degli interessi economici dominanti.

Non servono nomi né esempi dettagliati per descrivere questa condizione. È sufficiente osservare l’attuale governo di destra, con ministri e sottosegretari più attenti alla propaganda che al governo del Paese secondo criteri di equità e responsabilità morale. Ma non va meglio sull’altra sponda. Dall’improvvisazione culturale di certi laboratori politici, alla confusione tra diritti civili e sociali, fino alla cronica assenza di un progetto alternativo di governo: tutto ciò racconta il fallimento, se non addirittura l’evanescenza, di una classe dirigente d’opposizione che vive alla giornata, aggrappata a un residuo di potere in vista della prossima tornata elettorale.

Il coraggio di essere diversi

Nel frattempo, il dibattito — ciclico e mai risolto — sulla necessità di una forza politica di centro ispirata cristianamente è diventato una chimera. Il panorama politico appare sempre più povero di valori, di riferimenti, di ideali capaci di tradursi in azione concreta. Ma ciò che manca, soprattutto, è il coraggio di essere diversi: diversi in senso etico, in un tempo in cui la morale è ormai considerata un optional.

Wall Street chiude al rialzo, Dow Jones +0,05%, Nasdaq +1,26%

Roma, 25 apr. (askanews) – Chiusura positiva a Wall Street, al termine di una seduta altalenante che sigla una settimana di forti guadagni per l’azionario Usa, dopo i precedenti forti cali legati alle tensioni sul commercio internazionale e sui dazi. Partendo per Roma, il presidente Usa Donald Trump ha affermato di essere vicino ad accordi con diversi Paesi, tra cui il Giappone. A fine contrattazioni il Dow Jones torna marginalmente positivo con un più 0,05 percento, mentre l’SP 500 chiude al più 0,74 percento e il Nasdaq con un più 1,26 percento. Poco mosso il dollaro con l’euro che cala 1,1377 sul biglietto verde. (fonte immagine: The White House).

Dazi, Giorgetti: con Usa aperture, forse va cercato un "Big Deal"

Roma, 25 apr. (askanews) – Sui dazi commerciali “c’è apertura” alle discussioni sia da parte degli Stati Uniti, sia da parte dell’Italia e dell’Unione europea “ma forse è il caso, come qualcuno invoca, che si faccia un ‘big deal'”, cioè che in qualche modo si faccia un accordo in cui si considerino tutti gli aspetti in discussione, non semplicemente quello dei dazi”. Così il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, incontrando le telecamere a margine delle assemblee primaverili a Washington di Fmi e Banca mondiale.

Riunioni a margine delle quali i ministri hanno potuto confontarsi con una molteplicità di bilaterali durante le quali, ovviamente, il tema dominante è stato quello dei dazi commerciali imposti dall’amministrazione Trump, con successive rappresaglie da parte di diversi paesi.

Alle riunioni era presente per gli Usa il segretario di Stato al Tesoro, Scott Bassett, con cui Giorgetti ha avuto una bilaterale ieri. Su queste dispute “c’è apertura da parte loro (gli Usa), come c’è apertura da parte nostra nel discutere di quelli che sono i temi, che non sono semplicemente quelli dei dazi – ha detto il ministro – ma anche della tassazione digitale e delle spese per la difesa”.

Gli Usa pressano l’Ue anche per svincolarsi dalla Cina. “Il tema è complesso, nel senso che non ci sono soltanto gli aspetti di natura economica, i riflessi sono inevitabilmente di natura geopolitica – ha detto Giorgetti – e quindi, partendo da decisioni economiche, ne derivano inevitabilmente anche decisioni politiche”.

Ieri Giorgetti ha avuto incontri anche con il ministro delle finanze del Canada, con i vertici di Bank of America, con il presidente della Banca mondiale. Oggi, secondo quanto riporta il Mef su X con la presidente della Banca europea della ricostruzione e dello sviluppo, con il ministro delle finanze dell’Argentina, la presidente della Confederazione Svizzera e il ministro delle Finanze saudita.

Meloni celebra il 25 aprile: la democrazia negata dal fascismo. Attesa per Trump

Roma, 25 apr. (askanews) – Prima l’omaggio all’Altare della Patria per il 25 aprile, poi gli incontri a Palazzo Chigi con Viktor Orban e Keir Starmer. In attesa di Donald Trump. La premier Giorgia Meloni sarà domani a San Pietro al funerale di papa Francesco, nella delegazione italiana che vedrà tra gli altri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura, i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, i vice premier Antonio Tajani e Matteo Salvini.

A Roma stanno arrivando 164 delegazioni, con 12 sovrani regnanti, 52 capi di Stato, 14 capi di governo. Ma a catturare l’attenzione sarà sicuramente Trump, partito oggi con l’Air Force One dalla base americana di Andrews. Arriverà nella capitale intorno alle 23 e soggiornerà con la moglie Melania (che compie gli anni) a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti. Prima di partire il tycoon ha detto che vedrà Meloni – ma senza specificare se sarà un semplice saluto o un vero e proprio incontro – e che a margine del funerale “incontreremo molti leader stranieri”, forse anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che però potrebbe non partecipare. Tra i due i rapporti sono sempre più tesi, dopo le dichiarazioni di Trump sulla pace in Ucraina. “La Crimea resterà alla Russia”, ha dichiarato il presidente Usa, a cui Zelensky ha risposto che la Crimea “appartiene” all’Ucraina.

I funerali di papa Francesco potrebbero rappresentare anche l’occasione per un primo contatto tra Trump e i vertici dell’Unione europea – a Roma ci saranno sia Ursula von der Leyen che Antonio Costa – sulla questione dei dazi. Su questo, dopo la visita a Washington, Meloni sta operando da ‘facilitatrice’. Non ci saranno, naturalmente, i tempi e le condizioni per un vero e proprio confronto sulla questione, ma già sarebbe ritenuto un passo avanti un primo contatto, finora mai avvenuto dal momento dell’insediamento. Al momento è escluso invece un nuovo faccia a faccia Meloni-Trump prima delle esequie.

La giornata di Meloni è iniziata all’Altare della Patria, insieme a Mattarella, per la celebrazione del 25 aprile. “Oggi l’Italia celebra l’ottantesimo Anniversario della Liberazione. In questa giornata, la Nazione onora la sua ritrovata libertà e riafferma la centralità di quei valori democratici che il regime fascista aveva negato e che da settantasette anni sono incisi nella Costituzione repubblicana”, ha affermato la premier in una dichiarazione. E proprio quel richiamo esplicito al fascismo è stato apprezzato, tra gli altri, dal leader di Azione Carlo Calenda. “La democrazia – prosegue Meloni – trova forza e vigore se si fonda sul rispetto dell’altro, sul confronto e sulla libertà e non sulla sopraffazione, l’odio e la delegittimazione dell’avversario politico. Oggi rinnoviamo il nostro impegno affinché questa ricorrenza possa diventare sempre di più un momento di concordia nazionale, nel nome della libertà e della democrazia, contro ogni forma di totalitarismo, autoritarismo e violenza politica”.

Nel pomeriggio, a Palazzo Chigi, sono arrivati poi per ‘visite di cortesia’ il primo ministro ungherese Viktor Orban (rimasto un’ora) e il premier britannico Keir Starmer, che si è trattenuto per circa mezz’ora. Con Orban, ha spiegato il portavoce del premier ungherese Zoltan Kovacs hanno parlato “della cooperazione italo-ungherese, delle principali questioni dell’Ue e degli sforzi congiunti per promuovere la pace”.

25 aprile, Mattarella: è sempre tempo di Resistenza. L’omaggio a Papa Francesco

Genova, 25 apr. (askanews) – L’omaggio a Papa Francesco e al suo richiamo alla Resistenza che significa pace per tutti non solo per alcuni e lotta quotidiana per assicurare a tutti le stesse condizioni di benessere e giustizia. Sergio Mattarella celebra a Genova l’80esimo anniversario della Liberazione e alla vigilia dei funerali del Pontefice non manca di ricordarne la lezione “più grande”, quella per la pace e per la solidarietà: “Non ci può essere pace soltanto per alcuni. Benessere per pochi, lasciando miseria, fame, sottosviluppo, guerre, agli altri. E’ la grande lezione che ci ha consegnato Papa Francesco”.

E’ nell’enciclica ‘Fratelli tutti’ che il Papa ha “esortato a superare ‘conflitti anacronistici’ ricordandoci che ‘ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte… Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti’. Ecco perché – secondo il Presidente – è sempre tempo di Resistenza, ecco perché sono sempre attuali i valori che l’hanno ispirata”.

Arrivato a Genova il capo dello Stato, al cimitero monumentale di Staglieno, ha reso omaggio ai partigiani che qui riuscirono a sconfiggere l’esercito tedesco senza l’aiuto degli alleati ma con il solo appoggio dei genovesi. Poi Mattarella al Teatro Ivo Chiesa, accolto da una standing ovation, ha assistito a un estratto dello spettacolo teatrale “D’Oro. Il sesto senso partigiano”, nell’ambito delle celebrazioni del 25 aprile. Questa regione, la Liguria, è ricca di luoghi e di testimonianze della Resistenza che sono valse la medaglia d’oro al valor civile a tanti comuni, da La Spezia, ad Albenga a Savona, Rossiglione, San Colombano Certenoli in val Cichero, Zignago. Qui in Liguria ci furono anche i primi modelli di governo partigiano, le esperienze di “zone libere”. In Liguria la rivolta prese il via dalle fabbriche, vere e proprie “scuole di democrazia, con la crescita di coscienza sindacale, e la costituzione delle squadre di difesa operaia”.

La terra di Sandro Pertini, Paolo Emilio Taviani, del cardinale Pietro Boetto, dichiarato “giusto fra le nazioni” per il soccorso prestato agli ebrei, e di Luciano Bolis, esponente del Partito d’Azione, orrendamente torturato dalle Brigate nere nel febbraio 1945 e che non a caso “riposa ora a Ventotene, accanto ad Altiero Spinelli”. Sono tutte le citazioni che il capo dello Stato ha scelto per tracciare un legame immaginario tra quello che da qui partì durante la guerra di Liberazione e che culminò qualche anno dopo con il progetto dell’Europa unita. Perchè, ha ricordato Mattarella, è “dalle diverse Resistenze che nacque l’idea dell’Europa dei popoli, oggi incarnata dalla sovranità popolare espressa dal Parlamento di Strasburgo. Furono esponenti antifascisti coloro che elaborarono l’idea d’Europa unita, contro la tragedia dei nazionalismi che avevano scatenato le guerre civili europee”.

Una lezione da non dimenticare mentre una nuova guerra ha colpito al cuore il continente con l’aggressione russa all’Ucraina: “Difendere la libertà dei popoli europei è compito condiviso – ha scandito il capo dello Stato -. Ora, l’eguaglianza, la affermazione dello Stato di diritto, la cooperazione, la stessa libertà e la stessa democrazia, sono divenuti beni comuni dei popoli europei da tutelare da parte di tutti i contraenti del patto dell’Unione Europea”.

Dal presidente partigiano Sandro Pertini il monito a “ricordare che la partecipazione politica è questione che contraddistingue la nostra democrazia. E’ l’esercizio democratico che sostanzia la nostra libertà”, ha ricordato Mattarella rilanciando nuovamente l’appello a non arrenderci “all’assenteismo dei cittadini dalla cosa pubblica, all’astensionismo degli elettori, a una democrazia a bassa intensità”. Lo dobbiamo per rispetto ai “sacrifici che il nostro popolo ha dovuto sopportare per tornare a essere cittadini, titolari di diritti di libertà”.

Da Genova Mattarella, salutato da una folla che gli ha gridato “Ora e sempre Resistenza”, ha poi fatto rientro a Roma per poter accogliere i capi di Stato che parteciperanno domani ai funerali del Papa.

Meloni celebra 25 aprile: democrazia negata da fascismo. Attesa per Trump

Roma, 25 apr. (askanews) – Prima l’omaggio all’Altare della Patria per il 25 aprile, poi gli incontri a Palazzo Chigi con Viktor Orban e Keir Starmer. In attesa di Donald Trump. La premier Giorgia Meloni sarà sabato a San Pietro al funerale di papa Francesco, nella delegazione italiana che vedrà tra gli altri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura, i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, i vice premier Antonio Tajani e Matteo Salvini.

A Roma stanno arrivando 164 delegazioni, con 12 sovrani regnanti, 52 capi di Stato, 14 capi di governo. Ma a catturare l’attenzione sarà sicuramente Trump, partito oggi con l’Air Force One dalla base americana di Andrews. Arriverà nella capitale intorno alle 23 e soggiornerà con la moglie Melania (che compie gli anni) a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti.

Prima di partire il tycoon ha detto che vedrà Meloni – ma senza specificare se sarà un semplice saluto o un vero e proprio incontro – e che a margine del funerale “incontreremo molti leader stranieri”, forse anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che però potrebbe non partecipare. Tra i due i rapporti sono sempre più tesi, dopo le dichiarazioni di Trump sulla pace in Ucraina. “La Crimea resterà alla Russia”, ha dichiarato il presidente Usa, a cui Zelensky ha risposto che la Crimea “appartiene” all’Ucraina.

I funerali di papa Francesco potrebbero rappresentare anche l’occasione per un primo contatto tra Trump e i vertici dell’Unione europea – a Roma ci saranno sia Ursula von der Leyen che Antonio Costa – sulla questione dei dazi. Su questo, dopo la visita a Washington, Meloni sta operando da ‘facilitatrice’. Non ci saranno, naturalmente, i tempi e le condizioni per un vero e proprio confronto sulla questione, ma già sarebbe ritenuto un passo avanti un primo contatto, finora mai avvenuto dal momento dell’insediamento. Al momento è escluso invece un nuovo faccia a faccia Meloni-Trump prima delle esequie.

La giornata di Meloni è iniziata all’Altare della Patria, insieme a Mattarella, per la celebrazione del 25 aprile. “Oggi l’Italia celebra l’ottantesimo Anniversario della Liberazione. In questa giornata, la Nazione onora la sua ritrovata libertà e riafferma la centralità di quei valori democratici che il regime fascista aveva negato e che da settantasette anni sono incisi nella Costituzione repubblicana”, ha affermato la premier in una dichiarazione. E proprio quel richiamo esplicito al fascismo è stato apprezzato, tra gli altri, dal leader di Azione Carlo Calenda. “La democrazia – prosegue Meloni – trova forza e vigore se si fonda sul rispetto dell’altro, sul confronto e sulla libertà e non sulla sopraffazione, l’odio e la delegittimazione dell’avversario politico. Oggi rinnoviamo il nostro impegno affinché questa ricorrenza possa diventare sempre di più un momento di concordia nazionale, nel nome della libertà e della democrazia, contro ogni forma di totalitarismo, autoritarismo e violenza politica”.

Nel pomeriggio, a Palazzo Chigi, sono arrivati poi per ‘visite di cortesia’ il primo ministro ungherese Viktor Orban (rimasto un’ora) e il premier britannico Keir Starmer, che si è trattenuto per circa mezz’ora. Con Orban, ha spiegato il portavoce del premier ungherese Zoltan Kovacs hanno parlato “della cooperazione italo-ungherese, delle principali questioni dell’Ue e degli sforzi congiunti per promuovere la pace”.

Dazi, Dombrovskis a Bessent: Ue preferisce soluzione negoziale

Roma, 25 apr. (askanews) – I dazi commerciali avranno effetti negativi per l’economia globale, per quelle dell’Unione europea ma ancor più per l’economia degli Stati Uniti e l’Ue “ha una forte preferenza per raggiungere una soluzione negoziale nell’interesse reciproco, prima che finisca la pausa parziale di 90 giorni sui dazi”. Secondo quanto riporta un comunicato della Commissione europea, sono i concetti chiave che il commissario Ue all’economia, Valdis Dombrovskis ha illustrato al segretario di Stato al Tesoro Usa, Scott Bessent nel corso di una bilaterale a Washington, in occasione delle assemblee primaverili di Fmi e Banca mondiale.

L’esecutivo comunitario definisce l’incontro “franco e cordiale – si legge -. Le parti hanno messo a confronto le loro valutazioni sull’impatto macroeconomico dei dazi”.

Secondo Bruxelles “Ue e Usa sono le maggiori economie mondiali ed è importante che mantengano politiche solide che promuovano stabilità macroeconomica e di bilancio”. Dombrovskis ha anche rimarcato “la necessità di continuare ad assicurare il supporto all’Ucraina nella sua lotta contro l’aggressione russa fino a quando venga raggiunta una pace giusta”, conclude la nota.

Dal suo profilo su X, Dombrovskis poi riferisce di aver avuito bilaterali anche con i ministrid elle finaze di Giappone e Canada e con il governatore della banca centrale della Cina.

Ai funerali di Papa Francesco 164 delegazioni: re, presidenti, premier (e Zelensky potrebbe non esserci)

Roma, 25 apr. (askanews) – Sono 164 – compresa quella dell’Italia e quella dell’Argentina, paese d’origine di Papa Francesco – le delegazioni che saranno presenti domani alle esequie solenni del Pontefice, che si terranno domani a piazza San Pietro. A guidarle ci saranno 12 sovrani regnanti, 52 capi di Stato, 14 capi di governo. Inoltre, ci saranno due principi ereditari – tra i quali il principe William – consorti di capi di Stato, ministri, presidenti dei parlamenti e capi delle principali istituzioni internazionali e multilaterali.

La delegazione italiana sarà guidata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e vedrà la presenza di tutte le massime cariche dello Stato, tra le quali la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Gli occhi saranno puntati, in particolare, sul presidente Usa Donald Trump, in arrivo da Washington con la First lady Melania. Ci sarà anche attenzione mediatica sulla possibilità che il leader Usa abbia contatti con la rappresentante russa, la ministra della Cultura Olga Borisovna Lyubimova o con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale però in serata ha fatto sapere di non essere certo di essere presente – come riferisce France Presse – “Se avrò il tempo, sarò sicuramente presente”, ha dichiarato Zelensky ai giornalisti, menzionando tuttavia delle riunioni militari che deve tenere in quella giornata.

Inoltre si è ventilata la possibilità di un incontro del presidente Usa con la presidente della Commisione europea Ursula von der Leyen.

Tra le grandi personalità presenti, ci saranno il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scolz (con la delegazione tedesca guidata dal presidente Frank-Walter Steinmeier), il primo ministro britannico Keir Starmer, il presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva, il presidente argentino Jorge Milei, il premier ungherese Viktor Orban.

Presenti in massa anche i vertici Ue, dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, von der Leyen. Inoltre ci saranno la ministra degli Esteri Ue Kaja Kallas e la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.

Le Nazioni unite saranno rappresentate in particolare dal segretario generale Antonio Guterres.

Sarà presente anche una delegazione della Palestina, guidata dal primo ministro Mohamed Mustafa.

Infine, spicca l’assenza della Repubblica popolare cinese: la Santa Sede e Pechino non hanno relazioni diplomatiche ufficiali.

La Cina è pertanto rappresentata nella lista ufficiale dalla Repubblica di Cina, cioè da Taiwan, che ha inviato un ex vicepresidente Chen Chin-jen, che aveva un rapporto personale con Papa Francesco.

Taiwan non ha inviato, come accaduto in passato, il suo presidente. In precedenza, la presenza di un leader taiwanese in eventi del genere aveva provocato reazioni di protesta da parte di Pechino.

Lagarde a eurodeputati Italia: massima trasparenza su stock titoli

Roma, 25 apr. (askanews) – “La Bce è fortemente impegnata a promuovere la trasparenza a favore di una migliore comprensione da parte del pubblico della nostra politica monetaria, al fine di accrescerne credibilità ed efficacia. In linea con tale impegno, il sito Internet della Bce presenta pagine dedicate al Programma di acquisto di attività (App) e al Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (pandemic emergency purchase programme, Pepp), sulle quali sono reperibili tutte le decisioni pertinenti, i dati storici sulla loro attuazione e le domande più frequenti riguardo a ciascun programma”.

Lo afferma la presidente della Bce, Christine Lagarde in una lettera di risposta a una interrogazione scritta che era stata presentata da 19 parlamentari europei italiani (Giovanni Crosetto, Sergio Berlato Carlo Ciccioli, Alessandro Ciriani, Elena Donazzan, Carlo Fidanza, Pietro Fiocchi, Alberico Gambino, Chiara Gemma, Paolo Inselvini, Giuseppe Milazzo, Denis Nesci, Michele Picaro, Daniele Polato, Ruggero Razza, Marco Squarta, Francesco Torselli, Francesco Ventola, Mariateresa Vivaldini). (fonte immagine: European Parliament).

I funerali di Papa Francesco, San Pietro si prepara ad accogliere almeno 200mila persone

Roma, 25 apr. (askanews) – Anche via della Conciliazione si prepara all’imminente invasione di fedeli che si prevede per domattina per i funerali di Papa Francesco, con le stime che ormai parlano di oltre 200mila presenze.

La grande via ormai pedonalizzata che conduce alla Basilica vaticana è stata ormai “tappezzata” di maxischermi sia dal lato destro che sinistro per consentire ai fedeli di poter partecipare al saluto finale al Papa, anche fuori dalla piazza, e le prove tecniche video ed audio sono quasi ultimate. Anche una enorme antenna di trasmissione si sta posizionando al lato sinistro esterno al colonnato del Bernini per consentire un miglior invio del segnale.

Borse Europa chiudono in rialzo, Milano di nuovo la migliore +1,47%

Roma, 25 apr. (askanews) – Chiusura tutta positiva per le Borse in Europa, con rialzi che spaziano dal più 0,10% di Londra, al più 0,45% di Parigi, al più 0,79% il Francoforte e, maglia rosa per la seconda giornata consecutiva, Milano con un più 1,47%.

Sull’indice Ftse-Mib i maggiori rialzi hanno coinvolto Mediobanca (+6,61%), Banca Monte Paschi Siena (+4,64%), Iveco Group (+3,44%) e Pirelli (+3,38%). I cali più forti hanno toccato Campari (-2,21%), Inwit (-0,68%), Amplifon (-0,67%) e Diasorin (-0,46%).

Nel frattempo, nel pomeriggio Wall Street prosegue contrastata con un meno 0,35% del Dow Jones e un più 0,36% del Nasdaq. L’euro mostra una limatura a 1,1376 dollari.

Papa, via della Conciliazione con i maxischermi

Roma, 25 apr. (askanews) – Anche via della Conciliazione si prepara all’imminente invasione di fedeli che si prevede per domattina per i funerali di Papa Francesco, con le stime che ormai parlano di oltre 200 mila presenze.

La grande via ormai pedonalizzata che conduce alla Basilica vaticana è stata ormai “tappezzata” di maxischermi sia dal lato destro che sinistro per consentire ai fedeli di poter partecipare al saluto finale al Papa, anche fuori dalla piazza, e le prove tecniche video ed audio sono quasi ultimate. Anche una enorme antenna di trasmissione si sta posizionando al lato sinistro esterno al colonnato del Bernini per consentire un miglior invio del segnale.

Ucraina, Trump: progressi ma situazione fragile. Cremlino: incontro Putin-Witkoff ha avvicinato le posizioni

Roma, 25 apr. (askanews) – “L’accordo sull’Ucraina avverrà secondo la mia tempistica”. Lo ha sottolineato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, mentre lasciava la Casa Bianca in elicottero per raggiungere la base di Andrews, per partire alla volta di Roma per partecipare domani, in Vaticano, alla cerimonia funebre per rendere omaggio a Papa Francesco. “Penso che Russia e Ucraina…secondo me stanno facendo progressi, lo speriamo”, ha aggiunto Trump, precisando però che la situazione è “molto fragile”.

Intanto è terminato a Mosca l’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato speciale della Casa bianca Steve Witkoff e il consigliere del Cremlino Yury Ushakov, che è stato presente alla riunione durata circa tre ore, ha sottolineato che l’incontro ha aiutato ad avvicinare le posizioni di Russia e Usa.

“In conformità con l’accordo raggiunto tra i presidenti di Russia e Stati uniti, un dialogo russo-statunitense produttivo a vari livelli continuerà a essere svolto nella modalità più attiva” ha detto Ushakov ai giornalisti, secondo quanto riportano i media russi. “Questa conversazione – ha continuato – ha reso possibile avvicinare ulteriormente le posizioni di Russia e Stati uniti non solo sull’Ucraina, ma anche su numerose altre questioni internazionali”. Nel colloquio è stata affrontata anche la possibilità che possano riprendere negoziati diretti tra Mosca e Kiev.

“Per quanto riguarda la crisi ucraina, in particolare è stata discussa la possibilità di riprendere trattative dirette tra i rappresentanti della Federazione Russa e dell’Ucraina,” ha affermato ancora Ushakov.

Bce, Fmi: tagli i tassi di altri 0,25 punti e poi li tenga al 2%

Roma, 25 apr. (askanews) – La Banca centrale europea deve tagliare i tassi di interesse di riferimento dell’area euro di altri 0,25 punti percentuali, per portarti portarli al 2% e poi lasciarli a quel livello. Lo ha affermato il direttore del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, Alfred Kammer durante una conferenza stampa in occasione delle assemblee primaverili a Washington.

“Quello che stiamo vedendo è che l’inflazione sta calando come atteso. L’incertezza in questa fase è bivalente ma vediamo anche un rallentamento (dell’economia) e ci attendiamo che i salari vadano di moderino come da previsioni e ci attendiamo – ha detto – che gli obiettivi di inflazione (della Bce, il 2%-ndr) saranno raggiunti in maniera sostenibile nella seconda metà del 2025”.

Inoltre il Fmi prevede che questo ritorno dell’inflaizone al 2 nell’area euro risulti “sostenibile. Pensiamo che il target possa essere raggiunto con un altro taglio da 25 punti base, ma non vediamo la necessità di andare più in basso. Poi il 2% di tassi va mantenuto”, ha detto. Kammer ha ricordato che gli effetti dell’ammorbidimento monetario si fanno sentire nell’economia con circa 18 mesi di ritardo. (fonte immagine: IMF).

Mattarella celebra 25 aprile: è sempre tempo di Resistenza. L’omaggio al Papa

Genova, 25 apr. (askanews) – L’omaggio a Papa Francesco e al suo richiamo alla Resistenza che significa pace per tutti non solo per alcuni e lotta quotidiana per assicurare a tutti le stesse condizioni di benessere e giustizia. Sergio Mattarella celebra a Genova l’80esimo anniversario della Liberazione e alla vigilia dei funerali del Pontefice non manca di ricordarne la lezione “più grande”, quella per la pace e per la solidarietà: “Non ci può essere pace soltanto per alcuni. Benessere per pochi, lasciando miseria, fame, sottosviluppo, guerre, agli altri. E’ la grande lezione che ci ha consegnato Papa Francesco”.

E’ nell’enciclica ‘Fratelli tutti’ che il Papa ha “esortato a superare ‘conflitti anacronistici’ ricordandoci che ‘ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte… Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti’. Ecco perché – secondo il Presidente – è sempre tempo di Resistenza, ecco perché sono sempre attuali i valori che l’hanno ispirata”.

Arrivato a Genova il capo dello Stato, al cimitero monumentale di Staglieno, ha reso omaggio ai partigiani che qui riuscirono a sconfiggere l’esercito tedesco senza l’aiuto degli alleati ma con il solo appoggio dei genovesi. Poi Mattarella al Teatro Ivo Chiesa, accolto da una standing ovation, ha assistito a un estratto dello spettacolo teatrale “D’Oro. Il sesto senso partigiano”, nell’ambito delle celebrazioni del 25 aprile. Questa regione, la Liguria, è ricca di luoghi e di testimonianze della Resistenza che sono valse la medaglia d’oro al valor civile a tanti comuni, da La Spezia, ad Albenga a Savona, Rossiglione, San Colombano Certenoli in val Cichero, Zignago. Qui in Liguria ci furono anche i primi modelli di governo partigiano, le esperienze di “zone libere”. In Liguria la rivolta prese il via dalle fabbriche, vere e proprie “scuole di democrazia, con la crescita di coscienza sindacale, e la costituzione delle squadre di difesa operaia”.

La terra di Sandro Pertini, Paolo Emilio Taviani, del cardinale Pietro Boetto, dichiarato “giusto fra le nazioni” per il soccorso prestato agli ebrei, e di Luciano Bolis, esponente del Partito d’Azione, orrendamente torturato dalle Brigate nere nel febbraio 1945 e che non a caso “riposa ora a Ventotene, accanto ad Altiero Spinelli”. Sono tutte le citazioni che il capo dello Stato ha scelto per tracciare un legame immaginario tra quello che da qui partì durante la guerra di Liberazione e che culminò qualche anno dopo con il progetto dell’Europa unita. Perchè, ha ricordato Mattarella, è “dalle diverse Resistenze che nacque l’idea dell’Europa dei popoli, oggi incarnata dalla sovranità popolare espressa dal Parlamento di Strasburgo. Furono esponenti antifascisti coloro che elaborarono l’idea d’Europa unita, contro la tragedia dei nazionalismi che avevano scatenato le guerre civili europee”.

Una lezione da non dimenticare mentre una nuova guerra ha colpito al cuore il continente con l’aggressione russa all’Ucraina: “Difendere la libertà dei popoli europei è compito condiviso – ha scandito il capo dello Stato -. Ora, l’eguaglianza, la affermazione dello Stato di diritto, la cooperazione, la stessa libertà e la stessa democrazia, sono divenuti beni comuni dei popoli europei da tutelare da parte di tutti i contraenti del patto dell’Unione Europea”.

Dal presidente partigiano Sandro Pertini il monito a “ricordare che la partecipazione politica è questione che contraddistingue la nostra democrazia. E’ l’esercizio democratico che sostanzia la nostra libertà”, ha ricordato Mattarella rilanciando nuovamente l’appello a non arrenderci “all’assenteismo dei cittadini dalla cosa pubblica, all’astensionismo degli elettori, a una democrazia a bassa intensità”. Lo dobbiamo per rispetto ai “sacrifici che il nostro popolo ha dovuto sopportare per tornare a essere cittadini, titolari di diritti di libertà”.

Da Genova Mattarella, salutato da una folla che gli ha gridato “Ora e sempre Resistenza”, ha poi fatto rientro a Roma per poter accogliere i capi di Stato che parteciperanno domani ai funerali del Papa.

Ecco come Papa Francesco ha scelto la sua tomba a Santa Maria Maggiore, una "tomba umile, come era lui"

Città del Vaticano, 25 apr. (askanews) – Era il 31 maggio 2022, quando “il Papa celebrò la liturgia del rosario in Cappella Paolina, e per la prima volta gli fu mostrato il luogo esatto della sua sepoltura. Gli piacque subito e poi ci siamo incontrati ancora per capire la volontà del Pontefice”, ha raccontato ai giornalisti l’arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, il cardinale Rolandas Makrickas, alla vigilia della tumulazione di Francesco a Santa Maria Maggiore.

“Lui voleva che la sua tomba rispettasse e parlasse della sua vita – ha aggiunto – della semplicità e dell’essenzialità. Ha anche voluto che ci fosse un’unica iscrizione, Franciscus, la croce pettorale. E che la pietra del sepolcro arrivasse dalla terra dei suoi avi, la pietra ligure”. “Il Papa ha scelto una tomba umile, come la sua vita e il suo pontificato”, ha sottolineato il cardinale, che ora diventerà il custode della tomba di Francesco. “Nella Basilica di Santa Maria Maggiore abbiamo già sette tombe dei Papi. C’è la tomba del primo Papa francescano, Niccolò IV, c’è quella del primo Papa domenicano, Pio V, e adesso con Francesco ci sarà la tomba del primo Papa gesuita”, spiegato il cardinale. “È stata la Madonna a indicare al Papa il luogo della sua tomba – ha raccontato il porporato – e quando gli ho proposto questo luogo per la sepoltura lui ci pensò e poi mi disse: per fortuna la Madonna non si è dimenticata di me”.

Fmi, Berger: tagli a crescita Italia in linea con altri Paesi Ue

Roma, 25 apr. (askanews) – Le revisioni al ribasso sulle previsioni di crescita dell’Italia da parte del Fmi “sono grosso modo in linea con quello che abbiamo visto in altri Paesi. Ci sono due fattori in gioco, uno è le tensioni sul commercio, ma c’è anche l’incertezza che ha lasciato le sue tracce sulle condizioni finanziarie, che si sono inasprite. Tutti questi fattori rallentano la crescita”. Lo ha affermato, Helge Berger, vice direttore del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, rispondendo ad una domanda sull’Italia durante una conferenza stampa in occasione delle assemblee primaverili a Washington.

“Nel 2026, la previsione è un po’ più bassa perché abbiamo anche alcuni fattori, come la fine del Pnrr. Valutiamo positivamente i progressi fatti dal governo sul Pnrr. E’ chiaro che anche dopo il 2026 ci sta un’opportunità per rafforzare le riforme e l’agenda deve continuare su educazione, formazione, quadro operativo per le imprese e partecipazione al mercato del lavoro. E’ un tema che vale in vari paesi, ma in Italia – ha concluso Berger – è più rilevante”. (fonte immagine: IMF).

25 aprile, Landini: a noi lezioni di democrazia non ce le fa nessuno

Roma, 25 apr. (askanews) – “A noi lezioni sulla democrazia non ce le deve fare nessuno. E glielo diciamo anche con la sobrietà necessaria: la democrazia, la libertà esiste in questo paese grazie agli antifascisti che si sono messi insieme e che hanno dato la libertà e la democrazia a tutti”. Lo ha affermato il segretario della Cgil, Maurizio Landini, nel suo intervento alla manifestazione per il 25 aprile a Milano.

“È bene ricordare a tutti che se oggi sono ottant’anni che il nostro paese è in democrazia, in libertà e in pace è grazie proprio a persone come quelle che hanno preso le parole prima di me (prima di Landini aveva parlato una partigiana della Resistenza-ndr) che hanno sconfitto il fascismo e il nazismo. Senza di questo non ci sarebbe né la libertà, né la democrazia, né nella Costituzione. E questo credo che sia un punto molto preciso, che va ricordato, che non va dimenticato”.

“Credo che sia anche importante ricordare di non perdere la memoria di quello che è stata la Resistenza – ha proseguito Landini -. La resistenza è stata un vero e proprio movimento di popolo, che ha coinvolto tutti perché la possibilità per i partigiani di fare quello che hanno fatto è stata legata anche al fatto che c’era la popolazione che li ha aiutati, che li ha accolti, che si è mobilitata correndo il rischio che questo significava. E’ bene questo non dimenticarlo mai”.

“E se oggi qui posso parlare a nome delle organizzazioni sindacali è perché c’è stato un ruolo insostituibile, ed è bene ricordarlo, che ha giocato il movimento dei lavoratori e la classe operaia, con gli scioperi che ci sono stati nel 1943 e nel 1944; quando scioperare volerà dire corre il rischio di essere uccisi, di essere mandati in un campo di sterminio”.

“Ora e sempre Resistenza”, ha concluso Landini.

Dazi, Kammer (Fmi): Europa faccia l’opposto di Usa, più scambi

Roma, 25 apr. (askanews) – A fronte di Stati Uniti che creano barriere commerciali, puntando a riportare all’interno dei loro confini produzione industriale e attività economiche, secondo il direttore del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, il tedesco Alfred Hammer l’Europa deve fare esattamente l’opposto. “Dovrebbe puntare e avere maggiori scambi commerciali, non meno. Preservare l’apertura della sua economia è cruciale, data l’importanza del commercio e l’Europa deve continuare a espandere la sua rete di accordi di libero scambio”, ha affermato durante una conferenza stampa nel corso delle assemblee primaverili a Washington.

“Nel far fronte agli shock dovuti ai dazi commerciali, qualunque supporto a imprese, che siano sane, deve essere temporaneo e mirato. L’Europa deve proteggere le persone, ma dobbiamo essere attenti a non metterci di traverso a cambiamenti strutturali inevitabili”, ha sostenuto Kammer.

L’esponente tedesco del Fmi si è mostrato perfino apparentemente contrario a effettuare interventi contro l’atteso dirottamento di esportazioni dalla Cina verso l’Europa a seguito dei daxi Usa. “Secondo le nostre stime preliminari dovrebbero corrispondere allo 0,25% del Pil europeo sul breve termine. È probabile che abbassino i costi di produzione per le imprese europee e i prezzi per i consumatori. Complessivamente gli impatti di questo canale appaiono di proporzioni gestibili -ha detto Kammer – e anche le esportazioni europee saranno a loro volta coinvolte”.

25 aprile, decine di migliaia in corteo a Milano

Milano, 25 apr. (askanews) – Sono decine di migliaia le persone che partecipano alla manifestazione nazionale promossa a Milano dall’Anpi per celebrare l’80esimo anniversario dalla Liberazione. La testa del corteo è arrivata in piazza Duomo, dove sono previsti gli inteventi istitizionali (prenderanno la parola il sindaco Giuseppe Sala, il segretario Cgil Maurizio Landini e il presidente Anpi Gianfranco Pagliarulo) ma il resto del serpentone ‘umano’ si trova ancora lungo le vie del centro di Milano.

Sotto la Madonnina non c’è la Brigata Ebraica, che ha sfilato scortata dai City Angels insieme una rappresentanza del popolo ucraino e – come preannunciato – ha lasciato il corteo prima della fine del percorso. Tra le migliaia di manifestanti scesi in piazza ci sono anche diverse centinaia di attivisti pro Pal, antagonisti e militanti dei centri sociali milanesi. Il loro obiettivo dichiarato era conquistare la testa del corteo: per questo si sono riuniti all’angolo tra corso Venezia e via Palestro, punto di ritrovo e di partenza della manifestazione, con ampio anticipo rispetto all’orario previsto. E’ così partita una trattativa con gli organizzatori dell’Anpi, e alla fine è stato raggiunto un accordo. I pro Pal si sono fatti da parte, lasciando la prima fila del corteo ai rappresentanti dell’associazione partigiani che però hanno sfliato insieme a una decina di donne palestinesi.

Gli unici momenti di tensione si sono registrati al passaggio della Brigata Ebraica: gli attivisti pro Pal hanno rivolto insulti e contestazioni come “Assassini”, “liberate gli ostaggi” e “fascisti” ma i due gruppi non sono mai giunti a contatto e sono sempre stati tenuti a distanza dalle forze dell’ordine.

25 aprile, Schlein: tante resistenze, anche di chi vuole pace giusta

Roma, 25 apr. (askanews) – “Ci sono tante resistenze. Io penso anche a quelli che si stanno difendendo dalle bombe. Dobbiamo stare al fianco di chi vuole costruire una pace giusta che non è quella della resa alle ragioni degli aggressori”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein, intercettata dalle telecamere di Tagadà (La7) durante la manifestazione del 25 aprile a Milano, per gli 80 anni della Liberazione.

“Penso – ha aggiunto – alla situazione devastante di Gaza, su cui con Avs e M5s abbiamo presentato una mozione alla Camera, chiede il cessate il fuoco e il riconoscimento dello Stato di Palestina”.

25 aprile, Schlein: grande partecipazione, è l’Italia antifascista

Roma, 25 apr. (askanews) – “C’è una partecipazione straordinaria. Riusciamo ancora a commuoverci per il fatto che questa è l’Italia antifascista che si ritrova a festeggiare la liberazione dall’oppressione nazista e fascista, la conquistata libertà, sapendo che quel sacrificio di staffette partigiane che hanno dato la vita per la nostra libertà e per la nostra Costituzione oggi vale il nostro impegno ad attuare ogni giorno quella Costituzione, che per tanti non è ancora concreta realtà. Penso al diritto al lavoro, al lavoro dignitoso, alla sicurezza sul lavoro, alla cura delle persone, ai salari…”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein, intercettata dalle telecamere di Tagadà (La7) durante la manifestazione del 25 aprile a Milano, per gli 80 anni della Liberazione.

“Ci sono tante cose ancora da fare. Per questo è così bello avere una spinta popolare così forte oggi che dica ora e sempre resistenza, via l’Italia antifascista”, ha concluso Schlein.

Lagarde: data l’incertezza non ci vincoliamo a un percorso sui tassi

Roma, 25 apr. (askanews) – “Specialmente nelle condizioni attuali di eccezionale incertezza”, alla Bce “seguiremo un approccio decisionale basato sui dati e del determinare, volta per volta, la linea monetaria appropriata”. Lo ribadisce la presidente Christine Lagarde nel suo intervento all’Imfc, durante le assemblee primaverili di Fmi e Banca mondiale. “Non ci vincoliamo un percorso predeterminato sui tassi. Specialmente quando mole e distribuzione degli shock sono così incerti, non possiamo dare certezze impegnandoci su un percorso particolare”.

Dazi, Lagarde: hanno creato forti venti contrari su crescita globale

Roma, 25 apr. (askanews) – “L’escalation delle tensioni sul commercio e l’imposizione di dazi hanno creato forti venti contrari per l’economia globale. L’aumento dell’incertezza sulle politiche è senza precedenti e sta pesando sugli investimenti. Ci si attende che la crescita globale prosegua a un ritmo moderato, ma i rischi di rallentamento si sono intensificati”. Lo afferma la presidente della Bce, Christine Lagarde, durante le assemblee primaverili di FMI e Banca mondiale.

“Il protezionismo commerciale la frammentazione potrebbero creare problemi al funzionamento delle catene di approvvigionamenti globali, con ricadute negative per le dinamiche commerciali, che negli ultimi decenni – avverte nel suo messaggio all’Imfc – sono state un motore di crescita e prosperità condivise”.

Oltre 150mila le persone che hanno salutato Papa Francesco a San Pietro

Città del Vaticano, 25 apr. (askanews) – Oltre 150mil apersone hanno già salutato Papa Francesco, mettendosi in fila e rendendogli omaggio nella Basilica di San Pietro. Lo h areso noto la sala stampa vaticana. E l’imponente, e per certi versi non del tutto aspettato, afflusso di fedeli in Basilica di San Pietro per l’ultimo saluto a Papa Francesco, “è stato notato” dai 149 cardinali che hanno già raggiunto Roma per il Conclave e che si sono riuniti nelle Congregazioni generali. Ha riferito il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

Intanto il Dipartimento della Protezione civile con l’It-Alert, un messaggio con squillo di allerta ai cittadini sui cellulari, che ha sorpreso se non spaventato alcuni, ha fatto sapere che l’orario di chiusura dell’accesso a Piazza San Pietro è fissato alle 17.

25 aprile, corteo a Milano: in testa Anpi e donne palestinesi. Tensione tra pro Pal e Brigata Ebraica

Milano, 25 apr. (askanews) – Sono i delegati dell’Anpi insieme a 10 donne palestinesi ad occupare la prima fila del corteo a Milano per le celebrazioni dell’80esimo anniversario dalla Liberazione. E’ il risultato dell’accordo trovato tra i promotori della manifestazione nazionale e gli attivisti pro-Pal che si sono presentati riuniti nel luogo della manifestazione in anticipo proprio con l’obiettivo di occupare la testa del corteo. Dopo una trattativa con gli organizzatori, il gruppo pro Pal ha deciso di “lasciare” la testa della manifestazione all’Anpi che però sfila insieme a una delegazione di 10 giovani palestinesi.

Momenti di tensione si sono comunque verificati tra pro Pal e Brigata Ebraica: “Assassini”, “liberate gli ostaggi”, e “fascisti”: sono alcuni degli insulti rivolti da attivisti pro-Pal, antagonisti e militanti dei centri sociali milanesi ai rappresentanti Brigata Ebraica che sfila insieme agli ucraini alla manifestazione in corso a Milano per le celebrazione dell’80esimo anniversario dalla Liberazione. Momenti di tensione che hanno portato le forze dell’ordine a intervenire, posizionandosi con un cordone in mezzo ai due gruppi per mantenerli a distanza di sicurezza.

Alert della protezione civile sulla chiusura di piazza San Pietro dalle 17

Roma, 25 apr. (askanews) – Con un alert sonoro sui cellulari, risuonato anche nella basilica di San Pietro dove migliaia di persone sono in fila per rendere omaggio alla salma di Papa Francesco, la Protezione civile ha comunicato la chiusura di piazza San Pietro dalle 17 di oggi, in vista dei funerali del pontefice domani mattina alle 10.

L’accesso alla Basilica resta comunque consentito fino alle 18, e chi sarà dentro potrà rendere omaggio alla salma di Francesco fino alle 19. Alle 20 è previsto il rito di chiusura della bara, atto privato.

25 aprile, a Milano i pro Pal riuniti in testa al corteo

Milano, 25 apr. (askanews) – Sono diverse centinaia gli attivisti pro-Pal che si sono riuniti a Milano per partecipare alla manifestazione promossa dall’Anpi per le celebrazioni dell’80esimo anniversario dalla Liberazione.

Il gruppo, composto anche da antagonisti e miltanti dei centri sociali, si è presentato all’appuntamento in anticipo con l’obiettivo di occupare la testa del corteo, ma su questo sono in corso trattative con gli organizzatori della manifestazione: a quanto si è appreso, i pro Pal sarebbero orientati a ‘concedere’ la testa del corteo all’Anpi, a condizione però che ad aprire il serpentone ci sia anche una delegazione composta da una decina di donne palestinesi.

Partita la manifestazione, secondo quanto si è potuto appredere, i gruppi Pro Pal si staccheranno dal corteo all’altezza di piazza San Babila. Ed è qui che potrebbero verificarsi momenti di tensione al passaggio della Brigata Ebraica, che partecipa alle celebrazioni insieme a una delegazione di ucraini. La manifestazione si concluderà in piazza del Duomo, con gli interventi istituzionali dal palco allestito all’ombra della Madonnina.

25 aprile, Calenda: da Meloni parole inequivocabili e appropriate

Roma, 25 apr. (askanews) – “Penso che questa dichiarazione di Giorgia Meloni sia inequivocabile e appropriata e che ciò vada riconosciuto per ricostruire, se davvero lo si vuole, un clima di confronto, anche duro, ma non di sterile scontro settario e ideologico”. Lo scrive su X il senatore e leader di Azione Carlo Calenda riferendosi alle parole usate dalla premier in una nota diffusa stamane da Palazzo Chigi in occasione dell’80esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

“In questa giornata, la Nazione onora la sua ritrovata libertà e riafferma la centralità di quei valori democratici che il regime fascista aveva negato e che da settantasette anni sono incisi nella Costituzione repubblicana”, aveva dichiarato la presidente del Consiglio.

Mattarella: non pace soltanto per alcuni, grande lezione di Papa Francesco

Genova, 25 apr. (askanews) – “Non ci può essere pace soltanto per alcuni. Benessere per pochi, lasciando miseria, fame, sottosviluppo, guerre, oppressioni agli altri. E’ la grande lezione che ci ha consegnato Papa Francesco”. Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento a Genova per l’80esimo anniversario della Liberazione.

Il capo dello Stato ha citato l’enciclica “Fratelli tutti”, in cui il Pontefice “esorta a superare ‘conflitti anacronistici’ ricordandoci che ‘ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alteà Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti'”.

Mattarella: non c’è pace solo per alcuni, grande lezione del Papa

Genova, 25 apr. (askanews) – “Non ci può essere pace soltanto per alcuni. Benessere per pochi, lasciando miseria, fame, sottosviluppo, guerre, oppressioni agli altri. E’ la grande lezione che ci ha consegnato Papa Francesco”. Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento a Genova per l’80esimo anniversario della Liberazione.

Il capo dello Stato ha citato l’enciclica “Fratelli tutti”, in cui il Pontefice “esorta a superare ‘conflitti anacronistici’ ricordandoci che ‘ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte… Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti'”.

Papa, minuto di silenzio in competizioni Uefa fino al primo maggio

Roma, 25 apr. (askanews) – La Uefa rende omaggio a Papa Francesco. Si osserverà un minuto di silenzio in tutte le competizioni Uefa da oggi al 1° maggio. Si tratta delle semifinali di Youth League e Women’s Champions League di questa settimana, nonché delle semifinali di Champions League che si svolgeranno dal 29 aprile al 1° maggio.

Dopo la triste scomparsa del Papa avvenuta lunedì scorso, il presidente della Uefa Aleksander Ceferin ha reso omaggio alla sua vita. “Papa Francesco è stato un faro di speranza per tutta l’umanità in questi tempi di guerra e difficoltà. Un’umanità che ora rimarrà orfana di quella voce – instancabile e potente – che si è sempre levata in difesa dei poveri, degli umili e dei vulnerabili per invocare rispetto, accettazione e uguaglianza e per implorare una pace che sembrava sempre lontana, eppure sempre più desiderata dal cuore del mondo”.

Mattarella: dalla Resistenza nacque l’idea di Europa dei popoli

Genova, 25 apr. (askanews) – “Anche dalle diverse Resistenze nacque l’idea dell’Europa dei popoli, oggi incarnata dalla sovranità popolare espressa dal Parlamento di Strasburgo. Furono esponenti antifascisti coloro che elaborarono l’idea d’Europa unita, contro la tragedia dei nazionalismi che avevano scatenato le guerre civili europee”. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso a Genova per l’80esimo anniversario della Liberazione.

Il capo dello Stato ha citato “un nome per tutti qui a Genova, quello di Luciano Bolis, esponente del Partito d’Azione, orrendamente torturato dalle Brigate nere nel febbraio 1945, miracolosamente sopravvissuto. Medaglia d’argento al valor militare, riposa ora a Ventotene, accanto ad Altiero Spinelli”.

Mattarella: dalla Resistenza nacque l’idea di Europa dei popoli

Genova, 25 apr. (askanews) – “Anche dalle diverse Resistenze nacque l’idea dell’Europa dei popoli, oggi incarnata dalla sovranità popolare espressa dal Parlamento di Strasburgo. Furono esponenti antifascisti coloro che elaborarono l’idea d’Europa unita, contro la tragedia dei nazionalismi che avevano scatenato le guerre civili europee”. Lo ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso a Genova per l’80esimo anniversario della Liberazione.

Il capo dello Stato ha citato “un nome per tutti qui a Genova, quello di Luciano Bolis, esponente del Partito d’Azione, orrendamente torturato dalle Brigate nere nel febbraio 1945, miracolosamente sopravvissuto. Medaglia d’argento al valor militare, riposa ora a Ventotene, accanto ad Altiero Spinelli”.

25 aprile Tajani: sobrietà è ricordare e non strumentalizzare

Roma, 25 apr. (askanews) – “Questa non è la giornata delle divisioni o la giornata degli scontri, è la giornata della libertà perché se noi andiamo a vedere quelli combatterono” il nazifascismo “vediamo che erano di tante idee diverse, accomunati soltanto dall’amore per l’Italia e per la libertà. C’erano socialisti, comunisti, monarchici, liberali, azionisti, che avevano messo da parte le loro ideologie e avevano scelto di difendere insieme la libertà dell’Italia. Quello è lo spirito con il quale dobbiamo ricordare il 25 aprile perché possa essere un messaggio positivo per il futuro, per tutti i giovani”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa al Mausoleo delle Fosse Ardeatine in occasione dell’80esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

“Questa – ha proseguito Tajani – non può essere la giornata delle divisioni, non deve essere strumentalizzata, certamente chi si è battuto per la libertà, penso ai caduti di Porta San Paolo, alle vittime delle fosse Ardeatine, ai tanti prigionieri a via Tasso, non erano certamente degli estremisti o dei terroristi, quindi la sobrietà è questa: non strumentalizzare ma ricordare perché rimanga impressa nella mente, soprattutto dei giovani, quella che è stata una battaglia di libertà”.

25 aprile, un migliaio al corteo Pro Pal tra ingenti misure sicurezza

Roma, 25 apr. (askanews) – Un migliaio di persone a Roma alla manifestazione in favore della Palestina a Piazzale Ostiense che si svolta in contemporanea con la deposizione della corona di fiori da parte della Comunit ebraica della Capitale alla Piramide Cestia e a Porta San Paolo. Ingente il dispositivo delle forze dell’ordine.

Si temevano disordini e si sono rischiati tafferugli quando, dopo l’arrivo del corteo Pro Pal e la deposizione delle corone e degli striscioni, alcune persone hanno cercato di issare sulle mura la bandiera di Hamas con una scritta in arabo, ma sono stati subito accerchiati e fatti allontanare.

A pochi metri da Porta San Paolo e sotto le lapidi che ricordano la Resistenza contro i nazifascisti, stata posata una corona di fiori con scritto “Ai caduti per la resistenza antifascista e antisionista”.

25 aprile, Conte: ‘sobrietà’ invito incomprensibile e poco felice

Roma, 25 apr. (askanews) – L’invito a festeggiare il 25 aprile ‘con sobrietà’, espressione usata dal ministro Nello Musumeci, “l’ho considerata poco comprensibile e anche diciamo poco felice, perché comunque la celebrazione della nostra Liberazione dalla dittatura fascista e anche nazista ci sta tutta, la riaffermazione dei nostri principi democratici, dei nostri valori costituzionali” e “quindi da questo punto di vista” quell’espressione “non si comprende”. Lo ha detto il presidente il Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, in un breve punto stampa alle fosse Ardeatine.

“Noi – ha proseguito Conte – siamo qui in modo assolutamente sobrio, adesso sarò ironico, per affermare questi valori e omaggiare, in questo caso alle fosse Ardeatine, 335 vittime tra cui prigionieri politici, partigiani, anche tanti ebrei, bisogna dirlo che furono qui che furono qui prigionieri e anche persone che furono coinvolte anche con la complicità del regime fascista, perché molti furono arrestati e indicati nelle liste dal nostro regime fascista e quindi credo che questa memoria sia da rinnovare assolutamente, questo significa celebrare il 25 aprile”.

Papa Francesco, Uefa dispone minuto silenzio prima partite europee

Roma, 25 apr. (askanews) – La Uefa osserverà un minuto di silenzio in memoria di Sua Santità, papa Francesco, prima delle semifinali di Youth League e Women’s Champions League di questa settimana e delle semifinali delle competizioni maschili per club – Champions League, Europa League e Conference League – che si disputeranno dal 29 aprile al 1 maggio. Lo ha annunciato l’organo che gestisce il calcio europeo in una nota ufficiale.

Dopo la scomparsa del Santo Padre avvenuta lunedì scorso, il presidente Uefa Aleksander Ceferin ha reso omaggio alla sua vita e alla sua eredità. “Papa Francesco è stato un faro di speranza per tutta l’umanità in questi tempi di guerra e di difficoltà”, ha commentato Ceferin, “Un’umanità che ora rimarrà orfana di quella voce instancabile e potente che si è sempre levata in difesa dei poveri, degli umili e dei vulnerabili per chiedere rispetto, accoglienza e uguaglianza e per implorare una pace che è sempre sembrata lontana, ma che il cuore del mondo ha sempre auspicato”.

25 aprile, in piazza a Roma la comunit ebraica: antifascisti sempre

Roma, 25 apr. (askanews) – I rappresentanti della Comunit ebraica di Roma e della Brigata ebraica si sono riuniti in piazzale Ostiense per il 25 aprile e hanno deposto corone d’alloro per i caduti. In apertura del piccolo corteo lo striscione “25 aprile, antifascisti sempre”. Tra i presenti, Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunit ebraiche italiane, il rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni e il presidente della Cer, Victor Fadlun, che ha detto: “Oggi festeggiamo la libert d’Italia, io sono ebreo e senza il 25 aprile non sarei qui oggi, la festa delle libert e della democrazia, ricordiamo gli oltre 800 partigiani ebrei che hanno contribuito con quelli italiani a liberare il nostro Paese”.

Dopo aver deposto la corona di fiori e reso omaggio ai caduti, i rappresentanti della Comunit ebraica di Roma hanno lasciato la zona della Piramide. Un nutrito schieramento delle forze dell’ordine ha impedito qualsiasi contatto con il presidio dei pro Palestina nell’area antistante la stazione della metropolitana.

25 aprile, Di Segni: ebrei italiani hanno sempre contribuito all’Italia

Roma, 25 apr. (askanews) – “Oggi siamo qui per omaggiare il ricordo della Resistenza italiana e ebraica, oltre 800 ebrei, Resistenza civile e intellettuale. Gli ebrei italiani hanno sempre contribuito e dato alla societ italiana, anche con la guerra. Nella Brigata ebraica ricordiamo persone arrivate da ogni parte del mondo venute a liberare l’Italia e gli siamo tutti grati per il loro impegno e sacrificio”.

Cos Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunit ebraiche italiane, alla celebrazione dei rappresentanti della Comunit ebraica di Roma e della Brigata ebraica in piazzale Ostiense per il 25 aprile.

“Non possiamo denigrare nazioni, stati e contesti senza ricordare il loro sacrificio – ha aggiunto – noi ricordiamo anche il percorso verso il varo della Costituzione, i principi costituzionali scritti con una penna firmata con il sangue di questa liberazione e allora, proprio per questo, non bisogna consentire a chi demonizza quello che accade in Israele di legittimare fondamentalismi che si stanno radicando facilmente qui, per cercare attraverso quei principi costituzionali di trovare facile e comoda legittimazione per demolire questo sistema per cui noi tutti abbiamo combattuto” ha concluso.