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Ucraina, Bignami (FdI): su idea Meloni ampio consenso, nuovo successo

Roma, 17 ago. (askanews) – “L’incontro tra il presidente Usa, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin, in Alaska ha dimostrato che c’è uno spiraglio per la pace, anche se non sarà semplice giungere a un accordo. Su questa strada un ruolo importante lo giocherà la proposta, che per prima aveva avanzato il nostro presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di estendere le tutele di sicurezza dell’articolo 5 del Patto Atlantico all’Ucraina, senza però prevedere il suo ingresso nella Nato. Su questa proposta nelle ultime ore stanno convergendo tutti gli altri partner internazionali, a partire dagli Stati Uniti con l’inviato speciale Witkoff ed a seguire la presidente Ue, Ursula von der Leyen, e lo stesso presidente ucraino Zelensky”. Lo dichiara il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami.

“Non possiamo che essere orgogliosi, è l’ennesima dimostrazione – afferma – della centralità del nostro esecutivo e del ruolo di leadership a livello internazionale di Giorgia Meloni. Un successo diplomatico per la nostra premier che domani a Washington rappresenterà, proprio grazie a questo Governo, una nazione capace di far valere la propria autorevolezza nell’individuare una soluzione di pace al conflitto russo-ucraino”.

“Intanto, è evidente – sostiene ancora l’esponente di FdI – la distanza con la sinistra e le altre forze d’opposizione, che si dimenano tra l’irrilevanza e l’inadeguatezza. Ricordiamo quando il Pd proprio riguardo la proposta Meloni sulle garanzie di sicurezza Nato all’Ucraina sentenziò con: ‘Nessun Paese l’appoggia, serve serietà, non proposte ridicole’. Come al solito i fatti – conclude Bignami – stanno dando ragione a Giorgia Meloni”.

Zelensky: in 12 anni Putin non è riuscito prendere il Donetsk

Milano, 17 ago. (askanews) – Qualsiasi negoziato con la Russia dovrebbe iniziare dall’attuale “prima linea” del campo di battaglia, ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha segnalato di essere alla ricerca di “scambi di territori” con l’Ucraina come parte di un accordo di pace.

“Abbiamo bisogno di veri negoziati, il che significa che possono iniziare dove si trova ora la linea del fronte. La linea di contatto è la migliore per parlare”. Per poi sottolineare che “la Russia non ha ancora avuto successo nella regione di Donetsk. Putin non è riuscito a prenderla per 12 anni e la Costituzione ucraina rende impossibile cedere territori o commerciare terre”, ha dichiarato Zelensky in una conferenza stampa a Bruxelles insieme alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

“Dato che la questione territoriale è così importante, dovrebbe essere discussa solo dai leader di Ucraina e Russia e dal trilaterale Ucraina-Usa-Russia. Finora, la Russia non ha dato alcun segno che il trilaterale si realizzerà, e se la Russia rifiuta, allora dovranno seguire nuove sanzioni”, ha aggiunto.

von der Leyen: nuovo pacchetto sanzioni contro Russia a settembre

Milano, 17 ago. (askanews) – La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che l’Unione europea adotterà il 19esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia nel settembre 2025. Lo ha dichiarato durante una conferenza stampa congiunta con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Bruxelles il 17 agosto.

“Abbiamo già adottato 18 pacchetti e stiamo portando avanti la preparazione del 19esimo pacchetto. Questo pacchetto sarà adottato a settembre. Sappiamo che le sanzioni sono efficaci”, ha affermato von der Leyen.

Ha inoltre sottolineato che l’Europa ha sostenuto l’Ucraina fin dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala e continuerà a farlo “finché sarà necessario per una pace giusta e duratura”.

Ucraina, Zelensky: Donetsk? In 12 anni Putin non è riuscito prenderla

Milano, 17 ago. (askanews) – Qualsiasi negoziato con la Russia dovrebbe iniziare dall’attuale “prima linea” del campo di battaglia, ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha segnalato di essere alla ricerca di “scambi di territori” con l’Ucraina come parte di un accordo di pace.

“Abbiamo bisogno di veri negoziati, il che significa che possono iniziare dove si trova ora la linea del fronte. La linea di contatto è la migliore per parlare”. Per poi sottolineare che “la Russia non ha ancora avuto successo nella regione di Donetsk. Putin non è riuscito a prenderla per 12 anni e la Costituzione ucraina rende impossibile cedere territori o commerciare terre”, ha dichiarato Zelensky in una conferenza stampa a Bruxelles insieme alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

“Dato che la questione territoriale è così importante, dovrebbe essere discussa solo dai leader di Ucraina e Russia e dal trilaterale Ucraina-Usa-Russia. Finora, la Russia non ha dato alcun segno che il trilaterale si realizzerà, e se la Russia rifiuta, allora dovranno seguire nuove sanzioni”, ha aggiunto.

Witkoff: con Trump prima volta che sentivo Putin accettare garanzie

Milano, 17 ago. (askanews) – “Siamo riusciti a ottenere la seguente concessione: che gli Stati Uniti potessero offrire una protezione simile a quella dell’articolo 5, che è uno dei veri motivi per cui l’Ucraina vuole entrare nella NATO”. L’inviato speciale degli Stati Uniti d’America Steve Witkoff ha parlato di ciò che Vladimir Putin ha concordato con Donald Trump durante il vertice in Alaska.

Parlando con la Cnn l’inviato ha affermato che il presidente russo ha accettato di consentire agli alleati degli Usa e dell’Europa di offrire all’Ucraina una garanzia di sicurezza simile al mandato di difesa collettiva della NATO, come parte di un eventuale accordo per porre fine alla guerra.

L’articolo 5 è il principio fondamentale dell’alleanza a 32 membri, secondo il quale un attacco armato contro uno o più membri sarà considerato un attacco contro tutti i membri.

Witkoff ha affermato che era la prima volta che sentiva Putin accettare una cosa del genere. Secondo lui le due parti hanno concordato “solide garanzie di sicurezza che definirei rivoluzionarie”. Poi ha aggiunto che la Russia ha dichiarato che si impegnerà legislativamente a non invadere alcun altro territorio in Ucraina.

Secondo Witkoff, il suo presidente aveva virato verso un accordo di pace perché erano stati compiuti molti progressi durante l’incontro. “Abbiamo affrontato quasi tutte le altre questioni necessarie per un accordo di pace”, ha affermato, senza fornire ulteriori dettagli.

MotoGp, Bagnaia: "In Austria sempre veloce, accadono cose strane"

Roma, 17 ago. (askanews) – Un’altra giornata difficile per Francesco Bagnaia. C’erano delle aspettative diverse nella domenica austriaca, tredicesimo appuntamento del Mondiale 2025 di MotoGP. Sul circuito di Spielberg, Pecco aveva vinto dal 2022 al 2024. L’ottava posizione di oggi, dopo il disastro della Sprint Race di ieri e il ritiro, alimenta ancor più amarezza “Cosa è successo oggi? Mi piacerebbe saperlo. È un po’ quello che è accaduto in tutta la stagione, succedono cose che fatico a capire. Sono sempre stato veloce qui e oggi invece ho lottato per l’ottavo posto, prendendo 12″ dal leader. È una situazione difficile da accettare ed è un peccato. Andavo più piano dappertutto rispetto al 2024 e ho visto il tempo di gara: mi sono dato dodici secondi. Dall’inizio dell’anno non sappiamo perché ci sono questi problemi”, l’analisi di Pecco ai microfoni di Sky Sport.

“Non sono in grado e non posso entrare nei dettagli tecnici. Nei fatti, venerdì andavo molto forte con gomme usate e questo comportamento c’è stato anche nelle libere del sabato. Nelle qualifiche le sensazioni non sono state delle migliori e nella Sprint è successo quello che è successo. Nuovamente, oggi molto bene nel warm-up e poi in gara siamo tornati ai soliti problemi. Il potenziale c’è, ma non riusciamo a esprimerlo. Gli altri anni ero capace di gestire la gomma dietro, quest’anno non è così”, ha concluso con amarezza Bagnaia.

MotoGP, Marquez: "Felice della mia prima vittoria in Austria"

Roma, 17 ago. (askanews) – Marc Marquez firma la sesta doppietta consecutiva e vince per la prima volta in carriera il Gran Premio d’Austria, valevole come tredicesimo round stagionale del Mondiale MotoGP 2025. Il fuoriclasse spagnolo del team factory Ducati raggiunge così quota 71 successi nella classe regina e 97 complessivi nel Motomondiale, di cui 9 solamente quest’anno.

“Sono super felice di aver conquistato la mia prima vittoria in Austria. Come avevo detto ad inizio weekend, mi serviva proprio la moto rossa per raggiungerla! Abbiamo trovato un buon assetto con gomme usate”, le prime sensazioni a caldo dell’otto volte campione del mondo al termine della corsa stiriana in attesa della cerimonia di premiazione sul podio.

“Ho provato a superare subito Bezzecchi, poi ho preferito rimandare l’attacco alla seconda parte del Gran Premio. Temevo che così facendo venisse su da dietro un outsider ed è quello che è successo con Aldeguer. Ora ci godiamo questa vittoria ma restiamo concentrati per la prossima settimana”, ha aggiunto il dominatore del campionato raccontando la sua gara.

Zelensky: servono garanzie di sicurezza. Von Der Leyen: stop uccisioni e chiara timeline

Milano, 17 ago. (askanews) – “Ci devono essere delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina”. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo ha detto nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Una domanda della conferenza stampa proviene da un giornalista ucraino, che chiede a Zelensky quali garanzie di sicurezza considererebbe appropriate e se teme che si ripetano le urla scoppiate nello Studio Ovale durante la sua visita di febbraio. Zelensky risponde che, a suo avviso, il finanziamento delle garanzie di sicurezza può essere effettuato solo dall’Europa, ma che ci sono ancora cose che possono essere fornite dagli Stati Uniti. Sostiene che l’Ucraina ha bisogno anche di una garanzia che la Russia non continuerà a occuparla. In merito alla visita alla Casa Bianca, ha detto di sperare che sarà produttiva.

“L’Ucraina può sempre contare sull’Europa” e “intendo viaggiare negli Stati membri in prima linea nelle prossime settimane. Allo stesso tempo, continuiamo a sostenere il percorso dell’Ucraina verso la sua adesione all’Unione europea”. Von der Leyen lo ha detto nel corso della conferenza stampa a Bruxelles con Zelensky. Tra le altre cose ha anche affermato: “Fermare le uccisioni, punto numero uno e una chiara timeline”, in merito al percorso di pace auspicato per l’Ucraina, alla vigilia del viaggio a Washington.

MotoGP, Marquez domina per la prima volta anche in Austria

Roma, 17 ago. (askanews) – Marc Márquez scrive un’altra pagina del suo dominio in MotoGP e conquista per la prima volta in carriera il Gran Premio d’Austria, disputato sul circuito del Red Bull Ring di Spielberg. Il fuoriclasse spagnolo centra così il sesto “double” consecutivo – vittoria nella Sprint e nella gara lunga – e consolida ulteriormente una leadership mondiale ormai sempre più solida. Il successo arriva al termine di una gara veloce, combattuta e ricca di sorpassi, con un ritmo elevatissimo e momenti che hanno acceso la battaglia nelle prime posizioni. Márquez utilizza ancora una volta la sua tattica abituale: lascia sfogare l’avversario nelle fasi iniziali, mantiene costanza e precisione, per poi affondare il colpo nella seconda parte di gara e prendere il largo in modo inesorabile. Il mondiale MotoGP ripartirà tra due settimane, il 31 agosto, con il Gran Premio di Gran Bretagna sul circuito di Silverstone. Una tappa storica, con caratteristiche molto diverse rispetto al Red Bull Ring, che offrirà un nuovo banco di prova per il dominio di Márquez e per i tentativi di rimonta dei suoi avversari. Il primo protagonista del pomeriggio è Marco Bezzecchi. Partito dalla pole position, il pilota Aprilia riesce a mantenere il comando allo start e a dettare il ritmo nei giri iniziali, resistendo agli attacchi dei rivali diretti. Alle sue spalle c’è un gruppo compatto guidato da Francesco Bagnaia, che però perde terreno già dopo poche tornate. È il secondo giro a segnare una delle prime fasi decisive: Marc Márquez attacca e supera proprio Bagnaia in curva 3, aprendo la strada alla sua progressione verso le posizioni di vertice. Lo spagnolo si mette subito in scia di Bezzecchi e resta lì, studiandolo e limitando i rischi, mentre alle loro spalle cresce la prestazione di Pedro Acosta e inizia a farsi notare il giovane talento di casa Ducati, Fermín Aldeguer. Bezzecchi prova a resistere, tiene la testa della corsa fino a metà distanza, costruendo anche un piccolo margine vicino al secondo di vantaggio. Ma al ventesimo giro arriva l’attacco deciso di Márquez, che prende la leadership e non la lascia più. È il sorpasso che cambia la corsa e indirizza l’esito finale. Da quel momento lo spagnolo si concentra sulla gestione del passo, ma deve fare i conti con la rimonta di Aldeguer. Il rookie del team Gresini sfodera tutta la sua velocità: con una serie di tornate da record recupera mezzo secondo al giro e infila in sequenza Acosta e Bagnaia, portandosi fino alla seconda posizione. Nel finale riduce sensibilmente il distacco da Márquez, creando qualche attimo di suspense, ma il leader del mondiale è glaciale e chiude davanti con oltre un secondo di margine.

Zelensky domani da Trump con leader europei, da Meloni a Rutte

Milano, 17 ago. (askanews) – Oggi la call, domani Washington Dc. La “Coalizione dei Volenterosi” si sente in videoconferenza per discutere della situazione in Ucraina, prima di un impegnativo viaggio nella capitale americana, dove è atteso non soltanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma gli stessi leader europei come Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e anche il segretario generale della Nato Mark Rutte.

La discussione odierna è vista come una reazione al recente incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin, nella base militare Usa in Alaska. Alcuni partner europei dell’Ucraina criticano il tappeto rosso e la ‘promozione’ di status del presidente russo a seguito dell’incontro, oltre all’assenza di un cessate il fuoco. Tuttavia, il cancelliere tedesco Friedrich Merz vede anche aspetti positivi, come le possibili garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti d’America.

Intanto il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha chiesto maggiore pressione su Mosca affinché ponga fine alla guerra di aggressione russa. Ha aggiunto che l’Ucraina, prima di tutto, ha bisogno di garanzie per la propria sicurezza, di un rafforzamento delle sue capacità di difesa e di un pacchetto di misure deterrenti che costringano la Russia a porre fine alla guerra, ha dichiarato il ministro su X in vista della videoconferenza dei capi di Stato e di governo europei prevista per questo pomeriggio. Secondo quanto riferito, Sybiha ha tenuto colloqui con i suoi omologhi europei per coordinare le misure relative al passaggio. È inoltre necessario aumentare la pressione sanzionatoria sulla Russia, ha affermato il ministro.

UNA SQUADRA DI LEADER EUROPEI PER I COLLOQUI DI PACE

È diffuso lo scetticismo in Ucraina in seguito al summit in Alaska, portare con sé i leader europei potrebbe essere un tentativo da parte di Zelensky di impedire che si ripeta l’ormai leggendario scontro nello Studio Ovale con Trump e il vicepresidente J.D. Vance, avvenuto a febbraio.

Mentre la Commissione europea sta preparando un 19esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, Von der Leyen e altri leader europei si recheranno a Washington Dc con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lunedì. “Su richiesta del Presidente Zelensky, parteciperò domani alla Casa Bianca all’incontro con il Presidente Trump e altri capi di Stato e di governo europei”, ha scritto su X Von der Leyen.

Oltre a Meloni, saranno presenti in base alle attuali conferme anche il cancelliere Merz, il presidente francese Macron, il premier britannico Starmer e il presidente finlandese Alexander Stubb.

Secondo quanto dichiarato dal portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius, il cancelliere Merz si recherà a Washington e “il viaggio servirà per uno scambio di informazioni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dopo il suo incontro con il presidente russo Vladimir Putin in Alaska”, ha affermato il portavoce del cancelliere. “Il cancelliere Merz discuterà con i capi di Stato e di governo lo stato degli sforzi di pace e sottolineerà l’interesse della Germania per un rapido accordo di pace in Ucraina. “I colloqui riguarderanno, tra le altre cose, le garanzie di sicurezza, le questioni territoriali e il continuo sostegno all’Ucraina nella sua difesa contro l’aggressione russa. “Ciò include il mantenimento della pressione delle sanzioni”.

“DIPLOMAZIA DEL GOLF”

Il statunitense “Politico” aveva precedentemente riferito che i leader europei volevano inviare Stubb ai colloqui perché la sua presenza avrebbe potuto contribuire a prevenire potenziali scontri tra Trump e Zelensky in un momento delicato, hanno detto a Politico due diplomatici europei e una persona a conoscenza della questione. Stubb è diventato un influente intermediario tra l’Europa e Trump, ha riportato il quotidiano statunitense “The Wall Street Journal” nel suo ampio profilo su Stubb pubblicato all’inizio di questa settimana, in seguito a quella che è ampiamente indicata come la “diplomazia del golf”. Si racconta che Stubb abbia affascinato il presidente degli Stati Uniti d’America durante un viaggio di golf in Florida a marzo. Da allora, Stubb e Trump si sono scambiati messaggi e conversazioni frequenti, spesso all’alba, ora finlandese.

La camera ardente per Pippo Baudo lunedì dalle 10 al Delle Vittorie

Roma, 17 ago. (askanews) – Sarà il Teatro delle Vittorie, uno dei luoghi che lo hanno visto tante volte protagonista, ad accogliere il feretro di Pippo Baudo per un ultimo saluto da parte del pubblico che lo ha tanto amato nel corso della sua sessantennale ed eccezionale carriera. Con questo tributo, voluto dai vertici Rai in accordo con i suoi famigliari, sono anche stati stabiliti gli orari di apertura della camera ardente: dalle 10 di lunedì 18 agosto fino alle 20 (per permettere alle persone ancora in fila di accedere); dalle 9 fino alle 12 di martedì 19 agosto. Lo riferisce la Rai in una nota.

I funerali si terranno nella sua amata Militello Val di Catania, il 20 agosto alle ore 16 nella Chiesa di Santa Maria della Stella.

Papa pranza con poveri a Castel Gandolfo, è la prima volta di Prevost

Roma, 17 ago. (askanews) – Papa Leone è arrivato all’interno del Borgo Laudato si’ di Castel Gandolfo per condividere, presso il “Padiglione del Riposo”, il pranzo con una rappresentanza dei poveri del territorio (110 persone), ospiti delle strutture di accoglienza del territorio e delle case famiglia, persone senza fissa dimora e utenti dei Centri di ascolto.

Partecipano anche il Vescovo di Albano, mons. Vincenzo Viva, il direttore della Caritas della diocesi di Albano, Alessio Rossi, il sindaco di Albano laziale, Massimiliano Borelli, il sindaco di Castel Gandolfo, Alberto De Angelis e alcuni operatori della Caritas, tra cui sacerdoti e religiose, stretti collaboratori della Caritas diocesana. Il pranzo è organizzato dalla diocesi di Albano in collaborazione con il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale (che gestisce il Borgo Laudato si’ di Castel Gandolfo).

Il menù del pranzo – si legge in una nota – rispetta i dettami delle religioni professate dagli assistiti della Caritas e prevede: Aperitivo dei Castelli, Lasagna dell’orto, Parmigiana della Tradizione, Arrosto di vitella con erbette saltate, Macedonia di frutta e dolce (ribattezzato per l’occasione Dolce Leone).

Ucraina, per il NYTimes Trump vuole sacrificare il Donbass

Roma, 17 ago. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump sarebbe favorevole alla cessione di territori ucraini alla Russia come parte dell’accordo di pace. Secondo il New York Times, il presidente Usa sosterrà un piano che prevede la rinuncia di Kiev alla regione del Donbass. Una condizione – secondo i media Usa – richiesta da Putin durante il vertice e che favorirebbe un accordo di pace con il congelamento della linea del fronte nella regione ucraina meridionale di Kherson e Zaporizhzhia.

Il Papa: portare nel mondo amore non armi, e abbattiamo i muri

Roma, 17 ago. (askanews) – “Cari amici, il mondo ci abitua a scambiare la pace con la comodità, il bene con la tranquillità. Per questo, affinché in mezzo a noi venga la sua pace, lo shalom di Dio, Gesù deve dirci: ‘Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!'”. L’invito del Papa, alla messa celebrata ad Albano, è a “non vivere più per noi stessi, di portare il fuoco nel mondo. Non il fuoco delle armi, e nemmeno quello delle parole che inceneriscono gli altri. No. Ma il fuoco dell’amore, che si abbassa e serve – dice – che oppone all’indifferenza la cura e alla prepotenza la mitezza; il fuoco della bontà, che non costa come gli armamenti, ma gratuitamente rinnova il mondo. Può costare incomprensione, scherno, persino persecuzione, ma non c’è pace più grande di avere in sé la sua fiamma”, chiosa Leone.

“Forse i nostri stessi familiari, come preannuncia il Vangelo, e persino gli amici si divideranno su questo. E qualcuno – prosegue il Pontefice – ci raccomanderà di non rischiare, di risparmiarci, perché importa stare tranquilli e gli altri non meritano di essere amati. Gesù invece si è immerso nella nostra umanità con coraggio. Ecco il ‘battesimo’ di cui parla: è il battesimo della croce, un’immersione totale nei rischi che l’amore comporta. E noi quando, come si dice, ‘facciamo la comunione’, ci alimentiamo di questo suo dono audace. La Messa nutre questa decisione”, conclude il Pontefice.

“Ognuno è un dono per gli altri. Abbattiamo i muri”, ha anche detto il Papa. “Ringrazio chi opera in ogni comunità cristiana per facilitare l’incontro fra persone diverse per provenienza, per situazione economica, psichica, affettiva: solo insieme – ha aggiunto – solo diventando un unico Corpo in cui anche il più fragile partecipa in piena dignità, siamo il Corpo di Cristo, la Chiesa di Dio”.

Stop al grande caldo, arriva la burrasca di fine estate

Roma, 17 ago. (askanews) – Dopo tanto tanto sole e temperature ben oltre le medie climatiche, l’Italia si prepara a un deciso cambio di scenario atmosferico con i primi temporali che faranno poi da apripista alla classica burrasca di fine estate e una generale diminuzione delle temperature.

Mattia Gussoni, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, conferma la svolta dopo settimane di caldo intenso in compagnia dell’anticiclone subtropicale. L’alta pressione inizierà a cedere il passo già nel corso di domenica 17 agosto quando sono previsti i primi temporali sull’arco alpino centro orientale (localmente qualche cella temporalesca potrebbe sfondare fin sulle pianure del Triveneto), sulle zone interne del Centro Sud e sulla Sicilia ionica. Anche le temperature massime subiranno un calo rispetto agli ultimi giorni. Questo sarà solo il preludio a quello che succederà dal 20/21 Agosto. L’ingresso improvviso di correnti più instabili in discesa dal Nord Europa sui nostri mari darà origine a un pericoloso ciclone mediterraneo. La nuova svolta atmosferica, configurabile come la classica burrasca di fine Estate, sarà caratterizzata dallo scontro tra masse d’aria di natura opposta: da una parte l’aria fresca in discesa dal Nord Europa, dall’altra quella calda in risalita dal Nord Africa.

Con una configurazione di questo tipo non si possono escludere fenomeni estremi come grandinate o ancora peggio le famigerate alluvioni lampo: come anche la cronaca recente ci insegna, queste temibili macchine atmosferiche possono scaricare fino a 150 mm di pioggia in pochissime ore (questa è la quantità d’acqua che cade solitamente in quasi 2 mesi in molte città del Centro Nord a fine Estate). Un fattore da tenere in considerazione, infine, anche per le prossime settimane/mesi sarà la temperatura già fin troppo elevata dei nostri mari, che potrebbe fornire l’energia necessaria in più per lo sviluppo di celle temporalesche particolarmente violente.

Prepariamoci ad una decisa svolta, dopo il caldo rovente e opprimente delle ultime settimane sta per arrivare la burrasca di fine Estate e soprattutto una generale diminuzione delle temperature massime.

NEL DETTAGLIO Domenica 17. Al Nord: sole e caldo; temporali sulle Alpi orientali e vicine pianure del Triveneto. Al Centro: sole; temporali in montagna. Al Sud: occasionali temporali su Appennini e zone vicine, sole e caldo altrove.

Lunedì 18. Al Nord: sole prevalente. Al Centro: temporali su zone interne; sole altrove. Al Sud: temporali sulle zone montuose; soleggiato altrove.

Martedì 19. Al Nord: sole; temporali più presenti sulle Alpi, in pianura al Nordovest entro sera. Al Centro: sole; temporali su zone montuose. Al Sud: prevalenza di sole ovunque..

TENDENZA: temperature in graduale diminuzione, burrasca di fine Estate da mercoledì 20.

Ue, von der Leyen: oggi accolgo Zelensky a Bruxelles, domani Casa Bianca

Milano, 17 ago. (askanews) – “Questo pomeriggio darò il benvenuto a Volodymyr Zelensky a Bruxelles. Insieme parteciperemo alla Coalizione dei Volonterosi”. Lo ha scritto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, su X. “Su richiesta del presidente Zelensky, domani parteciperò all’incontro con il presidente Trump e altri leader europei alla Casa Bianca” ha aggiunto.

Secondo la portavoce Arianna Podestà, la partecipazione domani alla Casa Bianca di von der Leyen si intende in presenza. “Andrà a Washington, Dc”, ha detto Podestà.

Summit Alaska, l’offerta di Putin: territori, lingua russa, no a Nato

Milano, 17 ago. (askanews) – Le proposte di Mosca per l’Ucraina, discusse in Alaska dal presidente russo Vladimir Putin e dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, includono non solo la richiesta che Kiev ceda i suoi territori orientali, ma anche la concessione di uno status ufficiale alla lingua russa. Tra le altre cose, Mosca sta cercando di impedire all’Ucraina di aderire alla NATO , anche se Putin sembra essere stato aperto al fatto che l’Ucraina riceva alcune garanzie di sicurezza, hanno affermato le fonti di Reuters, a quanto riportato sul suo sito.

Gli interlocutori dell’agenzia hanno affermato che la loro conoscenza delle proposte di Putin si basa in gran parte sulle discussioni tra i leader di Europa, Stati Uniti e Ucraina e hanno sottolineato che non è completa. La proposta di Putin esclude un cessate il fuoco fino al raggiungimento di un accordo di pace.

Putin si aspetterebbe che almeno alcune delle sanzioni contro la Russia vengano revocate. E questo coinciderebbe anche con altre fonti emerse sui media di opposizione russi, come ad esempio Insider Finance che vede in pole position

Il tutto alla vigilia del viaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che si recherà a Washington lunedì per discutere con Trump di una possibile soluzione alla guerra, scatenata da Putin il 24 febbraio 2022.

Secondo la visione russa, Kiev dovrebbe ritirare completamente le truppe dalle regioni di Donetsk e Lughansk in cambio dell’impegno di Mosca a congelare la linea del fronte nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia.

Secondo alcune fonti, la Russia sarebbe pronta a restituire aree relativamente piccole del territorio ucraino da essa occupate nelle regioni di Sumy e Kharkiv.

Le fonti della pubblicazione affermano che il leader russo ha anche chiesto il riconoscimento almeno formale della sovranità russa sulla Crimea (annessa unilateralmente nel 2014). Non è chiaro se ciò significhi il riconoscimento da parte del governo degli Stati Uniti o, ad esempio, da parte di tutte le potenze occidentali e dell’Ucraina.

Ciao Pippo, sei stato grande sul palcoscenico televisivo e su quello della politica

Ciao Pippo,

ti saluto attraverso alcune pagine di Piazza del Gesù, quel diario democristiano degli anni Ottanta, anni che ti hanno visto protagonista di tanti fatti e avvenimenti non solo sul grande palcoscenico televisivo, ma dietro le quinte di quel palcoscenico, e di quello della politica di quel tempo. Una premessa: sei stato un grande artista, un grande democristiano, ma ancora di più un grande uomo, generoso, credente, colto, coraggioso, sempre disponibile verso quanti erano in difficoltà e non sapevano a chi rivolgersi, condizione che anche tu hai avuto e sofferto proprio in quegli anni. Faccio un po’ fatica a scrivere per il problema dei miei occhi, ma te lo devo.

Venerdì 3 settembre 1982, Viareggio Festa dell’Amicizia. È sera, dovevi presentare lo spettacolo inaugurale. Sei tu invece a dare al pubblico la notizia dell’assassinio a Palermo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della giovane moglie Emanuela Setti Carraro.

Venerdì 20 Marzo 1987, hai firmato per Canale 5, tu e Raffaella Carrà. Clemente Mastella viene a casa tua in via della Vite per un tentativo di recupero ma è inutile. Sei nervosissimo, dici che la Rai ti ha lasciato solo dopo le polemiche con il presidente Enrico Manca sulla questione della Rai definita “nazional popolare”. Comunque, dici, sono e resterò sempre democristiano.

Venerdì 29 aprile 1988, è finita l’illusione con cui Berlusconi ti aveva attirato a Canale 5. Vieni a trovarmi a palazzo Chigi, subito dopo essere stato da Ciriaco De Mita con Rino Nicolosi. Liberarmi dagli impegni contrattuali con Berlusconi, dici, ti costerà 15 miliardi di lire: “Io comunque rompo, per pagarlo devo vendere gli appartamenti che ho, ma poi gli faccio la guerra. Anzi, siccome sta aspettando un figlio dalla sua donna, dopo che gli avrò dato tutto fino all’ultima lira, metterò la mano in tasca e gli lascerò qualcosa dicendogli: questo è per tuo figlio quando nasce”.

Berlusconi, aggiungi, sta facendo un affare colossale con la Russia: un accordo in base al quale Publitalia sarà la concessionaria esclusiva della pubblicità delle aziende europee per la Russia: “Tutto questo in barba ai comunisti italiani che sono contro sempre Berlusconi. Che cosa dirà ora Walter Veltroni, che lo attacca sempre?”.

Mercoledì 25 maggio 1988, la sera ci incontriamo a Catania. Confermi che hai rotto definitivamente con Berlusconi, gli dovrai dare 12 miliardi, 300 milioni. Farai una conferenza stampa per raccontare la vicenda.

Lunedì 18 giugno 1988, mi cerchi perché vuoi parlare con De Mita del tuo ritorno in Rai: hai problemi con Biagio Agnes. “Hai visto che cosa stava per succedermi”? Sui giornali dei giorni scorsi c’era la notizia di un tuo possibile rapimento.

Lunedì 19 settembre 1988, mi cerca Rino Nicolosi per parlarmi di te: “Quello di Baudo sta diventando il dramma di un uomo. Nei giorni scorsi è stato nominato direttore artistico del teatro di Catania, ma si è dovuto dimettere nel giro di 24 ore per il coro di proteste specie dei socialisti. Uno di questi è anche nel CdA della Rai e Baudo teme che si incattivisca complicando ulteriormente il suo ritorno. Baudo è demoralizzato e pieno di problemi economici per i miliardi che ha ridato a Berlusconi. Possibile che l’ostracismo di Agnes nei suoi confronti sia insormontabile? Baudo è bravo, ha un vasto pubblico e per di più è un democristiano schierato. Possibile che debba pagare proprio per questo?”.

Venerdì 11 novembre 1988, torna a palazzo Chigi Nicolosi, parliamo di te. Ce l’abbiamo fatta. Lunedì scorso su “Panorama” la notizia del sì di Agnes al tuo ritorno in Rai, sia pure in tono minore. Proprio lunedì De Mita, su mia insistenza, ne aveva riparlato con Agnes.

Giovedì 5 gennaio 1989, di nuovo viene a palazzo Chigi Nicolosi per te. Agnes ha fatto una specie di marcia indietro, dicendo che quest’anno non ci sarà spazio per te in Rai e noi torniamo alla carica. Parliamo con Riccardo Misasi, che cerca Agnes. Poi Rino ne parla con De Mita.

Sono solo alcuni ricordi dei tanti. Dove ti trovi ora, il primo ad abbracciarti è stato sicuramente Carlo Bixio. Anche qui quante vicende, la contesa di quegli anni con Adriano Aragozzini per il festival di Saremo … , ma la mente torna ai momenti privati, quelli della gioia, dei sentimenti di amicizia. Il matrimonio di Carlo con Gabriella, quando il sacerdote gli chiede se vuole sposarla e lui si gira verso te e chiede: “Pippo, che faccio?”. E tu gli dai la tua benedizione. In queste ore Gabriella, sofferente, ti rimpiange come tanti e tanti di noi. Belle storie, una bella Italia che portiamo nei cuori.

 

 

 

 

 

 

Calcio, serie A: sabato il via con Sassuolo-Napoli

Roma, 17 ago. (askanews) – Ultima domenica di “riposo” per la serie A che la prossima settimana ripartirà come tutti i campionati europei. Ad aprire il campionato il Napoli campione d’Italia in campo a Reggio Emilia contro il Sassuolo. Questo il programma completo delle prime tre giornate:

Prima giornata: sabato 23 agosto ore 18.30 Genoa-Lecce, Sassuolo-Napoli, ore 20.45 Milan-Cremonese, Roma-Bologna; domenica 24 agosto ore 18.30 Cagliari-Fiorentina, ore 20.45 Atalanta-Pisa, Juventus-Parma, lunedì 25 agosto ore 18.30 Udinese-Verona, ore 20.45 Inter-Torino

Seconda giornata: venerdì 29 agosto ore 18.30 Cremonese-Sassuolo, ore 20.45 Lecce-Milan, sabato 30 agosto ore 18.30 Bologna-Como, Parma-Atalanta, ore 20.45 Napoli-Cagliari, ore 20.45 Pisa-Roma, domenica 31 agosto ore 18.30 Genoa-Juventus, ore 18.30 Torino-Fiorentina, ore 20.45 Inter-Udinese, Lazio-Verona

Terza giornata: sabato 13 settembre ore 15 Cagliari-Parma, ore 18 Juventus-Inter, ore 20.45 Fiorentina-Napoli, domenica 14 settembre ore 12.30 Roma-Torino, ore 15 Atalanta-Lecce, Pisa-Udinese, domenica 14 settembre ore 18 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Milan-Bologna lunedì 15 settembre ore 18.30 Verona-Cremonese, ore 20.45 Como-Genoa,

Dopo Anchorage significativi passi indietro

Le evidenze parlano chiaro: non sono bastate tre ore di colloqui al bilaterale di Ferragosto nella base Joint Base Elmendorf-Richardson di Anchorage per addivenire ad una pur larvata parvenza di accordo.

Perché oltre le parole di circostanza che allo stato attuale lasciano intatto lo ‘status quo’ Trump non è riuscito nemmeno ad ottenere una sospensione dell’aggressione militare della Russia che continua a lanciare droni e a bombardare l’Ucraina e lo ha fatto anche nel momento stesso in cui Putin era seduto con lui per discutere potenzialmente di trattative di pace. 

Al summit erano presenti i due Presidenti Trump e Putin, rispettivamente accompagnati dal Segretario di Stato Marco Rubio e dall’inviato speciale Steve Witkoff per gli Usa e dal Ministro degli Esteri Sergei Lavrov (questa volta senza felpa Cccp) e dal consigliere Yuri Ushakov. 

Dai rispettivi comunicati ufficiali delle due delegazioni – senza concedere domande alla stampa – sono uscite sostanzialmente frasi di circostanza per ratificare gli aspetti retorici e formali di un confronto che non avrebbe meritato un protrarsi dei colloqui.

Preannunciato con enfasi e atteso con grandi speranze l’incontro ha ratificato un sostanziale nulla di fatto.

“Non c’è accordo finché non c’è un accordo”, ha detto un criptico e laconico Trump, come a preannunciare un evento successivo che forse preveda la presenza del leader ucraino, con il quale si è lungamente intrattenuto al telefono all’esito di quella che – all’apparir del vero – assume le sembianze di una generica e non circostanziata trattativa. Da parte sua Zelensky l’ha presa bene, cercando di cogliere spiragli di ulteriorità negoziale e rilanciando su una sponda Usa sia sul terreno della catastrofe umanitaria in atto, sia sul nodo cruciale della cessione dei territori. Che è purtroppo per lui il correlato speculare di quella politica espansiva propugnata da tempo da Trump, per inglobare Canada e Groenlandia: la regola etica è il do ut des.

Il fatto è che il leader di Kyiv confida in un sostegno europeo attualmente labile ed estraneo alle trattative ma soprattutto avversato dal Cremlino che definisce “nazisti” i documenti prodotti dall’Unione Europea: la Zakharova e Lavrov sono i veri puntelli della propaganda rascista del dittatore russo, affiancato ora da Medvedev, ora da Peskov, ora da entrambi. 

Così Zelensky si è affidato ad uno stringato… “Bene l’apertura di Trump sulle garanzie di sicurezza”… Forse più convinto sui residui margini di speranza in un impegno del Capo della Casa Bianca che di fatto si è presentato al summit in Alaska da padrone di casa e dominus nella gestione delle famose carte che si vanta di possedere, mentre nel fermo immagine della stampa internazionale ne è uscito ridimensionato e poco motivato.

“È importante che gli europei siano coinvolti in ogni fase per assicurare solide garanzie di sicurezza insieme all’America. Abbiamo anche discusso dei segnali positivi provenienti dalla parte americana in merito alla partecipazione alle garanzie di sicurezza dell’Ucraina. Continuiamo a coordinare le nostre posizioni con tutti i partner. Ringrazio tutti coloro che ci stanno aiutando”. Lo scrive su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo la telefonata con Donald Trump. Ieri, nel volo verso Anchorage, Trump aveva detto che l’obiettivo è di dare garanzie di sicurezza all’Ucraina, “ma non sotto l’ombrello della Nato”, aggiungendo che “è l’Europa che dovrà prendere la guida”.

Esattamente ciò che il Cremlino non vuole e non accetta: l’Europa deve restare fuori da ogni trattativa, mentre le prospettive che il summit in Alaska apre per la normalizzazione dei rapporti bilaterali tra Russia e Usa e la responsabilità della pace è ora tutta nelle mani di Kiev che “deve scegliere tra concessioni territoriali e guerra”.  Una condizione capestro che non risulta contestata da Trump.

Sul sito della storica agenzia russa Tass vengono ribadite condizioni ineludibili: in primis l’annessione dei territori controllati dalla Russia (come scrive Forrest Nabors, direttore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università dell’Alaska Anchorage, “l’Ucraina dovrà decidere se continuare il conflitto o cedere parte del territorio che potrebbe comunque perdere a causa di un’azione militare prolungata”). Poi la non interferenza dell’Europa se non per avvallare questo non indolore ridisegno della cartina geografica e l’esclusione dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Di fatto una capitolazione per Kyiv e la dimostrazione che se questo viene scritto dopo il bilaterale in Alaska, il Cremlino conta sul disimpegno della Casa Bianca.

Dmitri Trenin, noto analista e membro del Consiglio russo per gli affari internazionali, intervistato sul Primo Canale della TV di Stato russa ha definito “a favore della Russia” la situazione creatasi dopo il vertice di Anchorage. Ripetendo quanto da mesi promuove anche la propaganda del Cremlino, Trenin sottolinea che il nemico ora è l’Europa che vuole ostacolare il percorso di pace avviato da Mosca e Washington; l’analista ci tiene a far notare che “a differenza che con l’Europa, la Russia ha sempre mantenuto un canale di comunicazione con gli Stati Uniti, almeno a livello di Stati maggiori e ministeri della Difesa, anche perché da questi contatti dipende la sicurezza del mondo”. Secondo Trenin, Trump “ha fatto bene ora a lanciare la palla dalla parte del presidente ucraino Zelensky”; a questo punto, un possibile scenario, a suo dire, è quello che vede “gli americani cercare di distanziarsi il più possibile dalla questione ucraina, di cui a Trump importa molto poco”.

Di fatto più lui diventa marginale, possibilista e ininfluente più viene elogiato dall’establishment del Cremlino. Il primo round si conclude con un nulla di fatto: anzi, continuando l’aggressione militare di Mosca in una fase di presunte trattative si può apertamente parlare di significativi passi indietro per la tregua e per la pace.

Alaska, il puzzle complicato della pace: l’Europa batta un colpo

Il vertice del giorno dell’Assunta fra i presidenti di Stati Uniti e Federazione Russa, pur non avendo prodotto risultati subito tangibili, sembra aver dato modo a strategie, e corrispondenti narrazioni, diverse e talora anche divergenti, di ribadire la loro presenza. Non solo e non tanto, sulla questione ucraina, quanto sul tipo di relazioni fra Est e Ovest, su una nuova architettura di sicurezza in Europa e su una governance globale adeguata ai tempi.

Procediamo con ordine. Innanzitutto, occorre distinguere fra le dichiarazioni sugli esiti dell’incontro fra Trump e Putin delle cancellerie europee, che riflettono quello che è l’ambito di esercizio di responsabilità della politica nell’immediato e le strategie rivelatrici di processi storici in corso.

Le prime rispondono a necessarie logiche di schieramento, di bilanciamento di pesi sia in relazione allla guerra in corso in Ucraina sia in relazione alla fase che seguirà dopo la conclusione del conflitto.

In particolare è da ritenersi che la posizione di lealtà dell’Italia non possa esser in alcun modo scambiata per passività o per immobilismo. Appare inconfutabile il fatto che Roma sia destinata a rivestire un ruolo rilevante nel dispiegarsi di quei processi storici che ci stanno consegnando un nuovo assetto globale. Peraltro, da entrambe le sponde del Tevere, perché il Vaticano è uno dei soggetti della politica globale e oltretutto si trova nella felice – almeno da un certo punto di vista – situazione di avere proprio in questa fase di cambio d’epoca un pontefice statunitense.

Credo sia importante soffermarsi invece più sugli aspetti strategici, rinvenibili in quel vertice. Il cui filo rosso è stato partire dalle fondamenta della pace, prima di realizzare il tetto (una soluzione per l’Ucraina): riannodare i fili del dialogo e riesumare un clima di fiducia fra le parti. Un approccio multilivello che ha incluso, anzi privilegiato i temi dell’economia, del commercio, di un equo sfruttamento delle risorse naturali, dei rapporti di buon vicinato fra due stati giganteschi per superficie, che si affacciano entrambi su due oceani e che finiscono per confinare alle loro latitudini polari. Proprio l’Artico, stando a quanto ufficialmente è trapelato, è stato uno dei temi principali trattato nel vertice di Anchorage. Un fatto che non può esser scambiato per una casualità fra chi, come la Sioi, dal 2018 promuove l’iniziativa internazionale annuale “Arctic Connections”, per approfondire lo studio e sensibilizzare sugli enormi ed inediti risvolti geopolitici di questa regione, accresciuti anche per effetto dei cambiamenti  climatici.

Affiora quindi la necessità di capire cosa stia realmente accadendo di nuovo nelle relazioni russo-americane. Novità che rievocano in qualche modo quello spirito di Pratica di Mare, di inizio Millennio, che in seguito portò la Russia nel G8 e addirittura nel partenariato strategico con la Nato. Periodo in cui l’Italia, la Germania, l’Unione Europea furono protagoniste nel dialogo fra Est e Ovest.

E questo ricordo fa risaltare le responsabilità di ciò che successe dopo. Perché, se giustamente imputiamo alla Russia la gravissima colpa dell’invasione dell’Ucraina, in sede storica non si possono cancellare le altrettanto gravi responsabilità di chi, neocons americani, britannici, in primis, diedero il loro contributo decisivo nel decennio precedente a creare le condizioni di instabilità in Ucraina che portatono all’inaccettabile ed illegale reazione russa del 2022.

Ma siccome sarebbe illusorio pensare che strategie in Occidente così consolidate – tali sono quelle del “partito di Kissinger”, improntato al realismo e non ostile alla transizione verso un nuovo multilateralismo, e la strategia “unilateralista” che in ultima analisi ha la sua guida nei poteri finanziari londinesi, alla quale l’Ue appare eccessivamente soggetta – si possano dissolvere velocemente per dare avvio a una fase nuova, allora la considerazione, pragmatica da fare forse è quella di un grande esperto di questioni militari come Alessandro Politi che sostiene che al punto critico in cui siamo giunti, una sospensione decennale, di lungo termine delle ostilità, alla fine converrebbe a tutti.

Un compromesso probabilmente accettabile anche in Occidente, oltreché dalla Russia, sia fra quanti lavorano per traghettare Stati Uniti ed Europa nel nuovo sistema di governance globale, sia fra coloro che attivamente continuano ad ostacolare un tale processo, sinora con discreti risultati, che però in prospettiva potrebbero costare molto cari all’Unione Europea.

La Dc non rinasce più ma un nuovo Ppi forse sì

Purtroppo nella nostra area culturale di riferimento – ovvero quella del cattolicesimo politico italiano – continua a persistere una singolare confusione, frutto anche di un disorientamento culturale e di una scarsa capacità di lettura politica della nostra società. Mi riferisco, nello specifico, agli inutili, nonchè ripetuti, tentativi di riproporre l’esperienza di un partito che ormai è consegnato agli archivi storici del nostro paese da svariati lustri. Parlo, come ovvio, della esperienza della storica Democrazia Cristiana. Un partito, ed una cultura, che indubbiamente hanno vinto la sfida della storia e, al contempo, hanno perso la scommessa della politica. 

L’esatto contrario di ciò che, ad esempio, è capitato alla sinistra. Di matrice comunista, gramsciana e togliattiana. Che ha perso radicalmente e seccamente la sua battaglia storica, ideologica, politica e culturale – il comunismo è semplicemente e scientificamente fallito – ma, paradossalmente, ha vinto la sua battaglia tattica, contingente e pertanto anche politica. Al punto che oggi la Dc si può pronunciare solo per parlare della storia di un glorioso partito del passato mentre quando si parla dell’attuale partito di sinistra, cioè il Pd, si dice tranquillamente che è l’ultimo tassello della filiera storica Pci/Pds/Ds. Sì, certo, un paradosso, ma questa è la vulgata generale che viene semplicemente propagandata da tutta la stampa. A reti unificate, come si suol dire. E di qualsiasi schieramento politico e culturale. E senza battere ciglio alcuno.

Ora, però, e al di fuori di questa singolare ma oggettiva fotografia della storia politica del nostro paese, va anche preso atto che parlare oggi di riproporre una forma politica ormai storicizzata è sinonimo di perdita di tempo. Per una molteplicità di ragioni su cui non vale neanche la pena di soffermarsi. Al contempo, però, resta in piedi l’ipotesi – e non si tratta solo di un’ipotesi astratta o virtuale – di mettere in campo una esperienza politica popolare, laica, riformista, di governo e riconducibile alla cultura cattolico popolare e cattolico sociale. Lo potremmo definire, sinteticamente, una sorta di nuovo e rinnovato Partito Popolare Italiano. Sì, proprio quel partito che fu di Franco Marini, Gerardo Bianco, Mino Martinazzoli, Rosa Russo Iervolino e molti altri esponenti del cattolicesimo politico italiano. Qui non c’è alcuna regressione nostalgica nè, al contempo, alcun tentativo di riproporre esperimenti riconducibili ad un partito che non torna più.

Molto semplicemente, si tratta di rispondere ad una domanda sempre più pressante che sale non solo da settori crescenti dell’area cattolica italiana – seppur variegata e molto composita al suo interno – ma anche da parte di quel segmento dell’elettorato italiano che non riesce ad individuare, oggi, una degna rappresentanza politica per chi crede in un progetto politico centrista e che sia in grado di declinare una vera e credibile “politica di centro”. 

Un progetto politico, ed organizzativo, che potrebbe realmente decollare a due sole condizioni. E cioè, che ci sia un trasparente coraggio politico da parte di chi si riconosce nel patrimonio politico e culturale del cattolicesimo popolare e sociale e che oggi non ha una adeguata e coerente “casa” politica e che, al contempo, si sappia rideclinare una proposta politica che in questi ultimi tempi si è pericolosamente ed irresponsabilmente nonchè inspiegabilmente inabissata. Sacrificata sull’altare di una bislacca radicalizzazione del conflitto politico e di un bipolarismo selvaggio sempre meno attrezzato ad affrontare le sfide della politica contemporanea.  Verrebbe da dire, adesso ci sono tutte le condizioni per accettare questa sfida. Politica, culturale, programmatica ed organizzativa.

Dall’Etiopia a Gaza: il filo fragile dei concerti per la pace

Un aereo supersonico che trasporta in poche ore, da un continente all’altro, una rock-star, solo per permetterle di suonare nello stesso giorno in due stadi diversi: il tutto per raccogliere soldi contro la fame in Africa. L’impresa eclatante e un po’ narcisista, compiuta, grazie al Concorde, dal mitico batterista dei Genesis Phil Collins, resta nell’immaginario di molti il simbolo del Live Aid, il mega evento musicale che il 13 luglio 1985, con due concerti simultanei a Londra e Filadelfia, trasmessi via satellite in diretta mondiale, mobilitò oltre un miliardo e mezzo di spettatori per una causa drammatica: la carestia che colpiva l’Etiopia. Trascorsi quattro decenni, il libro Live Aid. Il juke-box globale compie 40 anni di Angelo De Negri e Aldo Pedron (Roma, Arcana, 2025, pagine 552, euro 25), si incarica di restituirne il senso, attraverso dati, testimonianze, analisi storiche e aneddoti, svelandone le premesse, l’impatto e le ambivalenze.

Joan Baez, quel giorno, urlò alla folla di Filadelfia «questa è la vostra Woodstock!». Ma — come spiega nella prefazione Ezio Guaitamacchi — non c’erano tante analogie con la celebre «tre giorni di pace, amore e rock» del 1969. Quello fu un movimento spontaneo, simbolo della controcultura giovanile hippy, incarnata da Jimi Hendrix, Janis Joplin e Joe Cocker, questo un grande evento pop televisivo, organizzato e tecnologico, concepito nell’era dell’edonismo, gli anni dei Duran Duran, Spandau Ballet e di Madonna, non a caso protagonisti al Live Aid. L’evento incarnò lo spirito di Woodstock solo mostrando che, quindici anni dopo, la musica poteva farsi di nuovo portavoce di motivazioni umanitarie e che, sulla scia di eventi come Concert for Bangladesh e No Nukes «possedeva ancora una capacità di aggregazione formidabile».

L’Etiopia, a metà degli anni ‘80, è devastata da una spaventosa carestia, aggravata dalla siccità, da una guerra civile e dalle politiche di un regime militare. Quella tragedia — resa nota al mondo da un reportage della Bbc — scuote la coscienza del cantante irlandese Bob Geldof che coinvolge l’amico degli Ultravox, Midge Ure. Da lì, nel dicembre 1984, il primo mega gruppo Band Aid, che riunisce le star del pop britannico per incidere a scopo benefico Do They Know It’s Christmas, a cui s’ispirano un mese dopo i cugini statunitensi con la loro We are the world. Poi, a luglio ‘85, l’evento globale: 16 ore di musica, 75 artisti, due stadi, una diretta trasmessa da centinaia di emittenti televisive e radiofoniche, in 150 Paesi, 150 milioni di sterline raccolti. Insomma: il Live Aid.

Un sogno per i fan: artisti come i Queen, David Bowie, Elton John, gli U2, i Led Zeppelin, Bob Dylan, Sting, Paul McCartney, Mick Jagger e Tina Turner, Crosby, Stills, Nash & Young e gli Who — solo per citarne alcuni — si alternano sui palchi di Wembley e del JFK Stadium. Per la prima volta, la musica, come linguaggio universale, sembra farsi megafono della compassione globale.

Come sottolinea Giovanni Fabbi nel saggio introduttivo al volume, il Live Aidnasce nell’epoca in cui, sulle due sponde dell’Atlantico si vive il passaggio «a un’economia di tipo neo-liberale». Da un lato la Gran Bretagna della Thatcher, divisa tra yuppies e minatori in sciopero, dall’altra gli Stati Uniti di Reagan, dove il liberismo danza sulle macerie del New Deal. La cultura popolare riflette lo spirito dell’“io” più che del “noi”: sono gli anni di MTV, della spettacolarizzazione, dei consumi di massa, la musica leggera appare sempre più disimpegnata. Ma un evento che nasce nel cuore dell’Occidente, guardando al Sud del mondo, sembra dimostrare il contrario: l’arte può farsi anche coscienza civile.

Il libro ha il merito di non cedere alla mitizzazione acritica. Se il Live Aid fu un successo mediatico senza precedenti, non mancarono le ombre. Alcuni artisti aderirono per visibilità, altri non parteciparono in aperta polemica con gli intenti, ritenuti ipocritamente benefici, degli organizzatori. Pictures of Starving Children Sell Records (“Le immagini di bambini affamati fanno vendere dischi”) è il titolo dell’album della band britannica Chumbawamba, pubblicato nel 1986 in aperta critica con il Live Aid. Ma, soprattutto, non tutto il denaro raccolto raggiunse i villaggi etiopi. Una parte finì nelle mani del regime di Mènghistu Hailé Mariàm che secondo molti usò gli aiuti per rafforzare il suo potere.

«Un caos organizzato», lo definisce il libro, mostrando i retroscena di un evento che, pur nobile nell’intento, portò con sé le contraddizioni di un’industria musicale sempre più globalizzata e commerciale. Ma anche una nuova consapevolezza: la musica pop non era solo intrattenimento, poteva diventare strumento di pressione, aggregazione, testimonianza.

Quarant’anni dopo, Brian Eno, artista britannico e attivista per la pace, annuncia Together for Palestine: un concerto benefico alla Wembley Arena il 17 settembre 2025. Il ricavato andrà in aiuti umanitari per Gaza. Echi lontani del Live Aid, ma con un messaggio più esplicitamente politico. Ed è anche l’estate del Giubileo di un milione di giovani a Tor Vergata, che la Cnn ha ribattezzato «la Woodstock cattolica». Stupisce qualcuno che, nell’era della tecnocrazia, la religione sia ancora una scintilla che affascina e aggrega, in modo non virtuale. Come diceva Henry Miller, è forse ancora vero che «arte e religione non servono a niente, tranne che a dare un senso alla vita».

[Articolo pubblicato sull’Osservatore Romano il 9 agosto 2025]

Addio a Pippo Baudo, il re della televisione italiana.

Roma, 16 ago. (askanews) – Si è spento, all’età di 89 anni, Pippo Baudo, simbolo indelebile della televisione italiana. Il conduttore, autore e scopritore di talenti è morto al Campus Biomedico di Roma, circondato dall’affetto dei suoi cari e con il conforto dei sacramenti. La notizia, trapelata inizialmente da fonti vicine alla famiglia e confermata poi dal suo storico avvocato e amico fraterno Giorgio Assumma, ha scosso il mondo dello spettacolo e commosso milioni di italiani.

Un’intera generazione – o forse più – è cresciuta con la sua voce e la sua inconfondibile presenza in TV. Con il suo carisma, la sua cultura e la sua capacità di rimanere sempre al passo con i tempi, Baudo è stato non solo un presentatore, ma un’istituzione del piccolo schermo.

Nato il 7 giugno 1936 a Militello in Val di Catania, Giuseppe “Pippo” Baudo ha legato il suo nome ad alcuni dei programmi più popolari della storia televisiva italiana. Esordì con Settevoci negli anni ’60, ma fu con Canzonissima e, soprattutto, con Domenica In e il Festival di Sanremo che divenne il volto familiare di milioni di italiani.

Con ben 13 edizioni del Festival di Sanremo al suo attivo (record ancora imbattuto), Baudo è stato il maestro di cerimonie per eccellenza, capace di coniugare spettacolo, emozione e professionalità. Ma il suo curriculum è vastissimo: Fantastico, Serata d’onore, Luna Park, Novecento, Passo doppio, Il Castello… Un lungo elenco che attraversa generi e decenni, e che testimonia una carriera straordinaria durata più di mezzo secolo.

È stato anche direttore artistico della Rai e di Canale 5, presidente del Teatro Stabile di Catania e Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2021).

La sua ultima apparizione pubblica risale al 2024, alla festa per i 90 anni di Pierfrancesco Pingitore: sorridente, anche se in sedia a rotelle, circondato dagli amici di una vita.

La vita privata di Baudo è stata segnata da passioni, affetti e anche dolori. Ebbe cinque importanti relazioni: con Mirella Adinolfi (madre del figlio Alessandro, riconosciuto dopo anni), con Angela Lippi (madre di Tiziana), con le attrici Alida Chelli e Adriana Russo, e con la soprano Katia Ricciarelli, che sposò nel 1986 e da cui divorziò nel 2007.

Nonostante le luci della ribalta, Baudo ha sempre protetto la sua sfera privata, mantenendo un profilo di grande dignità anche nei momenti difficili, come quando affrontò il divorzio o alcune crisi.

Pippo Baudo non è stato solo un grande conduttore. È stato un mentore, un talent scout, un protagonista della cultura popolare italiana. Da Lorella Cuccarini a Beppe Grillo, da Heather Parisi a Andrea Bocelli, molti dei grandi nomi del panorama artistico italiano devono a lui la loro prima occasione.

Con la sua scomparsa, l’Italia perde un punto di riferimento, una voce amica che ha attraversato la storia del Paese dagli anni del bianco e nero fino all’era del digitale. Il vuoto che lascia è immenso, ma altrettanto grande è l’eredità culturale, artistica e umana che ci consegna.

Nelle prossime ore è attesa una camera ardente a Roma, probabilmente in uno dei luoghi simbolo della Rai. I funerali si terranno nei prossimi giorni, in forma solenne. Il Presidente della Repubblica e le massime istituzioni hanno espresso il loro cordoglio, unendosi al dolore della famiglia e degli innumerevoli fan che oggi piangono “SuperPippo”, il signore della televisione italiana.

Summit Alaska, Tajani: ieri accesa luce in fondo a lungo tunnel

Milano, 16 ago. (askanews) – “L’Europa vuole una pace giusta” e “l’Italia ha dato sempre la disponibilità per accogliere incontri” che portino alla pace. Questa la posizione italiana dopo il vertice Usa-Russia per la pace in Ucraina – che si è svolto questa notte in Alaska – espressa da Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Affari Esteri, oggi in collegamento con speciale Tg4.

“Ieri si è accesa una luce che è ancora lontana. Il tunnel da attraversare è ancora lungo, però si è vista una luce in fondo al tunnel”, ha detto Tajani.

“Continueremo con un intenso lavoro diplomatico a lavorare affinché la fine della guerra abbia tempi rapidi”, ha detto il titolare della Farnesina, ospite di ‘Speciale TG4: Disgelo in Alaska’, “Non sarà facile, questo lo dobbiamo dire, però ieri si è accesa una luce che è ancora lontana e il tunnel da attraversare è ancora lungo. Però si è vista una luce in fondo al tunnel”.

Tajani, rispondendo a una domanda, ha confermato che è ancora sul tavolo la proposta che l’Italia ospiti un vertice trilaterale tra Trump, Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “L’Italia ha dato sempre disponibilità ad accogliere qualsiasi vertice che sia per la costruzione della pace, sia per quanto riguarda il Medio Oriente, sia per quanto riguarda l’Ucraina”, ha sottolineato, “Siamo sempre protagonisti per la costruzione della pace, andremo avanti anche per accogliere – se servono – incontri. Siamo a disposizione”.

Putin: discussione a summit Alaska "ci avvicina a decisioni necessarie"

Milano, 16 ago. (askanews) – Le discussioni in Alaska con il collega Usa Donald Trump “ci avvicinano alle decisioni necessarie”. Così – un po’ laconico – il presidente russo Vladimir Putin in una riunione al Cremlino, post summit. “Da molto tempo non tenevamo negoziati diretti di questo tipo a questo livello. Lo ripeto ancora una volta, c’è stata l’opportunità di esporre nuovamente la nostra posizione con calma e in modo dettagliato”, ha affermato durante un incontro successivo al vertice russo-americano, incassando evidentemente una vittoria di immagine, almeno sul fronte interno.

Va notato che in sala al Cremlino oggi svettava un microfono, segnale chiaro che oltre a Putin anche qualcun altro sarebbe stato invitato a parlare, nel brainstorming russo successivo al vertice. E mentre in occidente le garanzie di sicurezza per l’Ucraina devono essere il centro dei negoziati, la visione russa sembra corrispondere più semplicemente alla felpa indossata alla vigilia del summit in Alaska dal ministro degli Esteri di Mosca Sergey Lavrov con la scritta “Urss”, in cirillico, che non era sicuramente luce verde a un futuro nella Nato per Kiev.

“La conversazione è stata molto schietta e concreta e, a mio parere, questo ci avvicina alle decisioni necessarie”, ha continuato a raccontare Putin ai suoi, nelle prime parole pronunciate, dopo la dichiarazione di questa notte in quella che doveva essere una conferenza stampa congiunta alla base militare Usa di Anchorage e che invece si è trasformata nella lettura delle rispettive dichiarazioni, senza prendere domande.

Oggi, Putin è tornato a parlare, dopo che molte indiscrezioni si sono avvicendate, in seguito al summit, e anche reazioni, fra chi ha criticato la mancanza di un accordo o di un cessate il fuoco, e chi invece ha espresso plauso: tra gli altri il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha espresso la sua generale soddisfazione per l’incontro aggiungendo che l’accordo “vale più di un cessate il fuoco” e secondo il premier britannico Kier Starmer “gli sforzi del presidente Trump ci hanno avvicinato più che mai alla fine della guerra illegale della Russia in Ucraina”.

Putin sostiene che la sua visita in Alaska è stata “utile e tempestiva”. Il leader russo ha inoltre detto che la conversazione avuta con Donald Trump è stata “sincera e sostanziale”. Il leader del Cemlino ha poi dichiarato – secondo i canali ufficiali russi – ai funzionari che la Russia rispetta la posizione degli Stati Uniti d’America sul conflitto in Ucraina. Va notato che Putin in precedenza aveva già parlato della necessità di eliminare le “cause profonde” del conflitto. Questa frase significa sostanzialmente che Mosca non ha alcuna intenzione di annacquare le sue linee rosse.

Intanto i leader europei sono stati invitati a partecipare lunedì a un incontro con Donald Trump e Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca, come riportato dal New York Times, citando due alti funzionari europei.

L’incontro di lunedì segnerà il primo ritorno alla Casa Bianca di Zelensky dopo l’ormai leggendario scontro con Trump e il vicepresidente J.D. Vance nello Studio Ovale lo scorso febbraio. Il leader ucraino ha dichiarato che si recherà a Washington per discutere i prossimi passi, mentre gli alleati europei di Kiev hanno accolto con favore gli sforzi di Trump, ma hanno promesso di sostenere l’Ucraina e di inasprire le sanzioni contro la Russia.

Summit Alaska, Schlein: fuori posto toni trionfalistici del Governo

Roma, 16 ago. (askanews) – “Sul vertice di ieri tra Trump e Putin i toni trionfalistici del Governo sono fuori posto. L’Ucraina non c’era. L’Ue non c’era. Trump non ha ottenuto nulla da Putin, se non di riabilitarlo accogliendolo con tutti gli onori sul tappeto rosso. Non hanno raggiunto alcun accordo sul cessate il fuoco, anzi, è stato tolto dal tavolo”. È quanto dichiara in una nota la segretaria del Pd, Elly Schlein.

“La verità, come diciamo da tempo, è che non si può negoziare una pace giusta – afferma la leader democratica – senza che a quel tavolo ci siano anche l’Ucraina e l’Unione europea, perché nessuno deve trattare sulle condizioni e i territori al posto del Paese che è stato ingiustamente invaso. Per costruire una pace giusta saranno fondamentali le garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina, ed è qui che l’Ue e gli Usa devono fare la propria parte insieme per contribuire ad una pace vera, giusta e duratura”.

“Serve ora più che mai un ruolo diplomatico dell’Ue, con una voce sola e compatta per contribuire a questo processo accanto all’Ucraina, riaffermando i principi del multilateralismo e del diritto internazionale. Quello che non serve – conclude Schlein – è invece ammiccare con reverenza alla scorciatoia della trattativa bilaterale tra due protagonisti che in fondo pensano di sostituire la legge del più forte al diritto internazionale”.

MotoGP, Marquez trionfa nella sprint in Austria

Roma, 16 ago. (askanews) – Dopo una qualifica tutt’altro che perfetta, Marc Marquez non fa una piega. In Austria lo spagnolo della Ducati trionfa nella gara Sprint. È la dodicesima affermazione sulla breve distanza in 13 round del Mondiale MotoGP 2025. L’ennesimo sigillo consolida la sua leadership iridata. Ora infatti Marc ha 123 punti di vantaggio sul fratello Alex, giunto secondo al Red Bull Ring, precedendo un ottimo Pedro Acosta. Sprint sfortunata per Francesco Bagnaia, che si ritira a metà gara per un problema alla gomma posteriore. L’italiano paga ora 180 punti dalla vetta.

Summit Alaska, il dem Schumer (Usa): "Non era diplomazia ma teatro"

Milano, 16 ago. (askanews) – Il leader della minoranza Usa al Senato degli Stati Uniti d’America, Chuck Schumer (dal 1999 senatore per lo Stato di New York e popolare per la comunità italiana nella Grande mela) ha duramente criticato l’incontro in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin. “Donald Trump ha steso il tappeto rosso per l’autocratico e canaglia Vladimir Putin”, ha dichiarato Schumer in una nota.

Secondo Schumer il presidente degli Stati Uniti d’America ha riconosciuto alla Russia la legittimità sulla scena internazionale e non ha chiesto alcuna responsabilità, ma non ha ricevuto nulla in cambio: “Temiamo che non si sia trattato di diplomazia, ma di puro teatro”.

Nelle scorse settimane Schumer, ha anche definito la guerra commerciale e dei dazi lanciata dal governo americano come “una battaglia contro i cittadini americani”. Ha poi mostrato un grafico dei prezzi, con il quale ha dimostrato che negli Stati Uniti i prezzi sono in aumento su tutti i prodotti.

Ucraina, domani alle 15 riunione volenterosi, Meloni si collegherà

Roma, 16 ago. (askanews) – Si terrà domani a partire dalle 15 una nuova riunione dei leader dei Paesi cosiddetti “volenterosi” in prima fila nel sostegno finanziario e di forniture militari a favore dell’Ucraina. Alla riunione, che sarà presieduta congiuntamente dal presidente francese Emmanuel Macron, dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal primo ministro britannico Keir Starmer, si collegherà, rendono noto fonti di palazzo Chigi, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

MotoGp, Bezzecchi: "Io in pole? Non ci avrei creduto"

Roma, 16 ago. (askanews) – “Se qualcuno ieri sera mi avesse predetto la pole l’avrei mandato a quel paese… La moto non andava ma poi abbiamo lavorato fino a tarda notte nei box e stamattina era tutto molto meglio”. Così Marco Bezzecchi ai microfoni di Sky Sport dopo la pole position conquistata nel Gp d’Austria classe MotoGp. “Ci tengo poi a ringraziare Valentino Rossi, che ieri qui sul circuito mi ha dato davvero dei buoni consigli”, ha aggiunto il pilota dell’Aprilia, alla sua quinta pole in carriera.

Per la gara sprint del pomeriggio e il gran premio di domani, Bezzecchi è realista: “Non credo di avere il passo dei ducatisti, di Marc e Alex Marquez e di Bagnaia, ed è veloce anche Acosta con la Ktm – ha spiegato -. Io comunque sono migliorato e cercherò di fare una bella partenza”.

MotoGp, Bezzecchi in pole in Austria

Roma, 16 ago. (askanews) – Marco Bezzecchi, in sella all’Aprilia, ha conquistato la pole position nel Gp d’Austria classe MotoGp. Sul Red Bull Ring, l’italiano ha chiuso il miglior tempo in 1.28.060, precedendo di soli 16 millesimi Alex Marquez (Ducati Gresini) e di un decimo e mezzo scarso Francesco Bagnaia, con la prima Ducati ufficiale. Seconda fila per il leader del Mondiale, Marc Marquez, frenato da una caduta senza conseguenze, insieme con Enea Bastianini (Ktm) e Fermin Aldeguer (Ducati Gresini).

Summit Alaska, Bonelli: pace in mani autocrati, Ue esca da irrilevanza

Roma, 16 ago. (askanews) – “Il vertice in Alaska dimostra che la pace oggi è nelle mani di due autocrati come Trump e Putin, che lavorano al riarmo e non a fermare la guerra. È un fatto che deve preoccupare tutti, perché mentre loro trattano sul futuro del mondo, l’Unione europea resta senza un ruolo vero. L’Europa ha sbagliato a inseguire solo la logica militare, senza costruire una strategia diplomatica credibile. Il risultato è che ora non siede al tavolo delle decisioni, ridotta a comprimario. Questo è inaccettabile”. Lo ha scritto in un post su Facebook Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde.

“Se vogliamo una pace giusta – ha aggiunto l’esponente dei AVS – non possiamo lasciare che siano Trump e Putin a scrivere le regole. L’Unione europea deve assumersi la responsabilità politica e diplomatica di guidare un processo negoziale, difendendo l’Ucraina e mettendo fine all’escalation armata. Continuare a puntare solo sugli armamenti significa condannare i cittadini europei a pagare costi enormi: inflazione, energia cara, tagli a scuola e sanità. È ora che l’Europa scelga la via della pace e della diplomazia”, ha concluso Bonelli.

Summit Alaska, Conte: l’Ue ha fallito, imbarazzante esultanza Meloni

Roma, 16 ago. (askanews) – “Ora all’Europa del Riarmo – che non è stata costruttrice di canali di pace, soprattutto quando l’Ucraina era senza dubbio più forte ai tavoli – non resta che il ruolo da comprimario e augurarsi che lavorando duramente con pieno coordinamento diplomatico si imposti una pace giusta e ragionevole. È imbarazzante leggere nero su bianco l’esultanza di Meloni per ‘spiragli per discutere di pace’ dopo la politica guerrafondaia e ostile a negoziati condotta da Chigi in questi anni”. Così il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha commentato sui suoi canali social l’esito del vertice russo-statunitense in Alaska.

“I fatti – ha proseguito l’ex presidente del Consiglio – parlavano chiaro già prima di questa foto (che ritrae Donald Trump e Vladimir Piutin ad Anchorage, ndr): l’Europa è un attore non protagonista sulla guerra in Ucraina. Ha scelto, dopo l’inaccettabile invasione della Russia e i primi necessari aiuti di ‘scommettere sulla vittoria dell’Ucraina’ (parole di Meloni) attraverso una vittoria militare sulla Russia a suon di invii di armi per ben 3 anni. E adesso che questa illusione è svanita, ne paga le conseguenze. Mentre Trump e Putin discutono di come incrementare gli scambi commerciali ed esplorare nuove opportunità di collaborazione nel reciproco interesse, i leader europei sono stretti in una morsa: provare a contrastare ostinatamente una soluzione negoziale però senza nessuna reale prospettiva alternativa, oppure rassegnarsi a favorire un accordo che purtroppo si preannuncia ben penalizzante per l’Ucraina. La strategia scelta dall’Europa si è rivelata completamente fallimentare. Non basta certo una foto o una telefonata per ribaltare questo dato di realtà”.

Secondo il leader M5S “di una cosa saremo e siamo sicuramente protagonisti: i costi dei danni e della ricostruzione in Ucraina, i costi del folle ‘riarmo’, le ricadute dei costi del gas e dell’energia. Ovviamente gli oneri e i costi di questa strategia fallimentare non li pagano Meloni e soci, che per 3 anni hanno rifiutato sdegnati l’ipotesi negoziale continuando invece a puntare sull’escalation militare. Li pagano cittadini e imprese con costi dell’energia alle stelle, carovita, investimenti record in armi mentre si tagliava in altri settori, dalla sanità alla scuola”.

Tennis, Us Open 2025. Su SuperTennis Tv in diretta, in chiaro e gratis

Roma, 16 ago. (askanews) – Lo US Open in diretta, in chiaro e gratis per tutti. Tra poche ore a New York scatta l’edizione 2025 dello Slam a stelle e strisce e SuperTennis Tv – il canale della Federazione Italiana Tennis e Padel – è pronta a regalare agli appassionati una imperdibile full immersion nelle atmosfere elettrizzanti di Flushing Meadows e nelle storie del quarto Major stagionale. 

Le telecamere di SuperTennis Tv si accenderanno sui campi del Billie Jean King National Tennis Center lunedì 18 agosto per i match dei tabelloni di qualificazione maschile e femminile; il 19 e il 20 agosto, ecco la grande novità: il nuovo torneo di doppio misto spalmato su due giorni che vede al via 16 coppie stellari, con almeno otto campioni Slam tra i protagonisti. Annunciati al momento Musetti / Paolini, Alcaraz / Raducanu, Djokovic / Danilovic, Swiatek / Ruud, Zverev / Bencic, Medvedev / Andreeva, Pegula / Draper, Keys / Tiafoe,  Rybakina / Fritz, Rune / Anisimova, Shelton /  Townsend, Venus Williams / Opelka, oltre ai campioni in carica Sara Errani e Andrea Vavassori. 

Il ‘nuovo misto’ rappresenta il miglior preludio possibile all’inizio dei match dei tabelloni principali in programma dal 24 agosto al 7 settembre. Il torneo sarà trasmesso su SuperTennis Tv (canale 64 del digitale terrestre e via satellite sul canale 212) e sulla piattaforma OTT SupertenniX (gratuita per i tesserati FITP, 1,99 euro/mese per i non tesserati). Qui ogni giorno saranno trasmessi live gli incontri in programma su un massimo di nove campi. Inoltre, attraverso la piattaforma multichannel SuperTennis Plus (per i possessori di smart tv di nuova generazione), gli appassionati potranno seguire live altri quattro match oltre a quello in diretta sul canale in quel momento.

Summit Alaska, Tajani: sancita unità Europa, che vuole pace giusta

Roma, 16 ago. (askanews) – Il vertice in Alaska sull’Ucraina tra Donald Trump e Vladimir Putin ha sancito “l’unità europea”, un’Europa che “vuole una pace giusta che non rappresenti la sconfitta dell’Ucraina e che non rappresenti una riduzione della sicurezza della stessa Ucraina”. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commentando a “Speciale TG4: Disgelo in Alaska” l’incontro tra i presidenti di Stati Uniti e Russia nella base di Anchorage.

“Mi pare che sia stato compiuto un passo in avanti verso la pace”, ha sottolineato il capo della diplomazia italiana, “C’è ancora molto da lavorare, il governo italiano sostiene l’azione del presidente Trump e il lavoro degli Stati Uniti, ma nello stesso tempo siamo pronti a collaborare fattivamente insieme ai Paesi europei alla realizzazione di un vertice al quale dovranno partecipare, insieme a Trump, Zelensky e Putin. È ovvio che oggi è stata sancita, dopo l’incontro in Alaska, l’unità europea: il messaggio che attraverso il comunicato congiunto è stato inviato è molto chiaro. L’Europa è unita, l’Europa vuole la pace, ma l’Europa vuole una pace giusta, che non rappresenti la sconfitta dell’Ucraina e che non rappresenti una riduzione della sicurezza della stessa Ucraina e dell’intera Unione Europea. Ecco perché andremo avanti nel sostenere Kiev, ecco perché andremo avanti nel proporre una sorta di articolo 5 della Nato per far sì che l’Ucraina anche in futuro abbia una protezione di tipo militare da qualsiasi tentativo da parte della Federazione Russa di ricominciare una guerra”.

Morta una 20enne di Gaza ricoverata a Pisa per malnutrizione

Roma, 16 ago. (askanews) – E’ morta, nell’ospedale a Pisa, la ventenne palestinese di Gaza arrivata in Italia grazie a una operazione umanitaria, giunta con un quadro clinico molto complesso e compromesso in uno stato di profondo deperimento organico.

“Con profondo cordoglio – si legge in una nota – l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana comunica la notizia del decesso della giovane palestinese ricoverata nell’unità operativa di Ematologia nella notte tra il 13 e il 14 agosto. La ragazza, di vent’anni, era arrivata in Italia dalla Striscia di Gaza, accompagnata dalla madre, nell’ambito di un’operazione umanitaria, con un quadro clinico molto complesso/compromesso e uno stato di profondo deperimento organico. Nella giornata di ieri, dopo avere eseguito i primi accertamenti necessari e iniziato una terapia di supporto, si è verificata un’improvvisa crisi respiratoria e successivo arresto cardiaco che, purtroppo, ha portato al decesso della giovane”.

“L’Azienda – prosegue la nota – ha comunicato il tragico evento alla Prefettura, che ha prontamente attivato le procedure necessarie per i successivi adempimenti di competenza. Il Presidente della Regione Eugenio Giani esprime profondo dolore per la perdita della giovane palestinese e solidarietà di tutti i cittadini toscani alla famiglia. “Il Sistema sanitario regionale con il proprio personale, che ringrazio – dichiara Giani – sarà sempre in prima fila per garantire massimo sostegno a favore della popolazione di Gaza”.

Summit Alaska, Magi (+Europa): nulla di buono, Ue si svegli

Roma, 16 ago. (askanews) – “Il summit in Alaska doveva liberare l’Ucraina, ha liberato solo Putin sulla scena internazionale. Se due poco di buono si incontrano di buono può venirne veramente poco. La fine del diritto internazionale, piegato alle logiche dell’affarismo, e la fine la fine dell’asse atlantico come lo abbiamo conosciuto negli ultimi ottant’anni. La sottomissione definitiva della NATO, dell’Europa e dell’Ucraina che “dovranno accettare”. Nessun cessate il fuoco per l’Ucraina, usata come merce di scambio. Cos’altro deve accadere affinché l’Europa si svegli?”. Lo afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi.

Ucraina, Macron: pressione su Russia fino a raggiungimento pace

Roma, 16 ago. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto di mantenere la “pressione” sulla Russia fino a quando “non sarà raggiunta una pace solida e duratura che rispetti i diritti dell’Ucraina”.

In un messaggio pubblicato su X dopo i vari contatti diplomatici seguiti al vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, Macron ha anche ritenuto che sia “essenziale imparare tutte le lezioni degli ultimi 30 anni, in particolare la consolidata propensione della Russia a non mantenere i propri impegni”.

Ucraina, Meloni: accordo possibile ma solo Kiev potrà trattare

Roma, 16 ago. (askanews) – Si apre finalmente uno spiraglio di pace tra Russia e Ucraina anche se lo scenario è ancora complicato. Una cosa comunque deve essere chiara e cioè che solo Kiev potrà fare accordi e trattare sui suoi territori. E’ quanto scrive in una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’indomani del vertice Trump Putin in Alaska e dopo la telefonata questa mattina che ha avuto, insieme ai leder europei della cosiddetta coalizione dei volenterosi, con il presidente americano.

“Considero positivo il fatto – sottolinea Meloni – che si stiano aprendo degli spiragli di pace in Ucraina. L’accordo è ancora complicato ma finalmente possibile, soprattutto in seguito allo stallo che si è creato da molti mesi lungo la linea del fronte. Solo l’Ucraina potrà trattare sulle condizioni e sui propri territori”. Per la premier “il punto cruciale rimane quello delle garanzie di sicurezza per scongiurare nuove invasioni russe ed è questo l’aspetto su cui si sono registrate ad Anchorage le novità più interessanti. Solo robuste e credibili garanzie in tal senso potranno prevenire nuove guerre ed aggressioni”. A questo riguardo, rileva Meloni, il Presidente Trump “ha oggi ripreso l’idea italiana di garanzie di sicurezza che si ispirino all’articolo 5 della NATO. Il punto di partenza della proposta è la definizione di una clausola di sicurezza collettiva che permetta all’Ucraina di beneficiare del sostegno di tutti i suoi partner, USA compresi, pronti ad attivarsi nel caso sia attaccata di nuovo. Gli Stati Europei rimangono uniti nel sostegno all’Ucraina in questa fase di trattative. La strada per la pace non è semplice – conclude – ma è importante che sia stata intrapresa”.

Schillaci firma la revoca della commissione vaccini, dopo le polemiche sui 2 no-vax

Roma, 16 ago. (askanews) – Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha firmato il decreto di revoca del Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni (National Immunization Technical Advisory Group – NITAG). In particolare, si ritiene necessario avviare un nuovo procedimento di nomina dei componenti del Nitag per coinvolgere tutte le categorie e gli stakeholder interessati. Lo riferisce una nota del Ministero della Salute. Nei giorni scorsi l’organismo è stato al centro delle polemiche per le posizioni di due membri in merito alle vaccinazioni.

“La tutela della salute pubblica richiede la massima attenzione e un lavoro serio, rigoroso e lontano dal clamore – dichiara il Ministro Schillaci – . Con questo spirito abbiamo sempre lavorato e continueremo ad agire nell’esclusivo interesse dei cittadini”.

Week-end tra molto caldo e primi temporali

Roma, 16 ago. (askanews) – L’Italia si prepara a un weekend caratterizzato da forti contrasti tra fiammate di caldo africano ed i primi forti temporali. Mattia Gussoni, meteorologo del sito www.iLMeteo.it conferma che la giornata di Sabato 16 agosto trascorrerà ancora all’insegna del sole e del caldo intenso su gran parte d’Italia, grazie alla persistente presenza dell’anticiclone subtropicale che, dalle zone interne di Algeria e Marocco, continuerà a influenzare il tempo sul bacino del Mediterraneo centro-occidentale. Le temperature si manterranno diffusamente sopra le medie stagionali, con punte che al Centro-Nord potranno superare i 36°C.

Tuttavia, nel corso del pomeriggio, sono previsti pure dei temporali a causa di una prima flessione del campo di alta pressione, in particolare sull’arco alpino centro-orientale, nel basso Lazio, in Campania, Calabria e sulla Sicilia (qui anche forti).

Domenica 17 agosto si aprirà con condizioni ancora generalmente soleggiate e calde, seppur con valori termici in lieve calo rispetto ai giorni precedenti. Ma già dalle ore centrali della giornata l’atmosfera inizierà a mostrare segnali di cambiamento. A farne le spese saranno ancora una volta le Alpi, le zone interne del Centro-Sud e la Sicilia centro-orientale, dove sono attesi i classici acquazzoni pomeridiani. Uno sguardo alla prossima settimana conferma un cambiamento più netto. La nuova svolta atmosferica, configurabile come la classica burrasca di fine Estate, sarà caratterizzata dallo scontro tra masse d’aria di natura opposta: da una parte l’aria fredda in discesa dal Nord Europa, dall’altra quella calda in risalita dal Nord Africa. Questo contrasto termico accresce notevolmente il rischio di fenomeni meteo estremi come nubifragi, grandinate e forti raffiche di vento: insomma un potenziale ondata di maltempo su molte delle nostre regioni. Segnali inequivocabili di una battuta d’arresto per l’egemonia dell’anticiclone africano.

NEL DETTAGLIO

Sabato 16. Al Nord: sole e caldo intenso; temporali più presenti sulle Alpi. Al Centro: sole e caldo intenso; temporali di calore in montagna. Al Sud: temporali diffusi in Sicilia, Calabria, su Appennini e zone vicine.

Domenica 17. Al Nord: sole e caldo; temporali sulle Alpi, dalla sera verso la pianura. Al Centro: sole e caldo intenso; temporali di calore in montagna. Al Sud: occasionali temporali su Appennini e zone vicine, sole e caldo altrove.

Lunedì 18. Al Nord: sole prevalente. Al Centro: temporali su zone interne; sole altrove. Al Sud: frequenti temporali su zone montuose; soleggiato altrove.

TENDENZA: temperature in graduale diminuzione, burrasca di fine Estate da mercoledì 20.

Calcio, serie A: sabato il via con Sassuolo-Napoli

Roma, 16 ago. (askanews) – Ultima domenica di “riposo” per la serie A che la prossima settimana ripartirà come tutti i campionati europei. Ad aprire il campionato il Napoli campione d’Italia in campo a Reggio Emilia contro il Sassuolo. Questo il programma completo delle prime tre giornate:

Prima giornata: sabato 23 agosto ore 18.30 Genoa-Lecce, Sassuolo-Napoli, ore 20.45 Milan-Cremonese, Roma-Bologna; domenica 24 agosto ore 18.30 Cagliari-Fiorentina, ore 20.45 Atalanta-Pisa, Juventus-Parma, lunedì 25 agosto ore 18.30 Udinese-Verona, ore 20.45 Inter-Torino

Seconda giornata: venerdì 29 agosto ore 18.30 Cremonese-Sassuolo, ore 20.45 Lecce-Milan, sabato 30 agosto ore 18.30 Bologna-Como, Parma-Atalanta, ore 20.45 Napoli-Cagliari, ore 20.45 Pisa-Roma, domenica 31 agosto ore 18.30 Genoa-Juventus, ore 18.30 Torino-Fiorentina, ore 20.45 Inter-Udinese, Lazio-Verona

Terza giornata: sabato 13 settembre ore 15 Cagliari-Parma, ore 18 Juventus-Inter, ore 20.45 Fiorentina-Napoli, domenica 14 settembre ore 12.30 Roma-Torino, ore 15 Atalanta-Lecce, Pisa-Udinese, domenica 14 settembre ore 18 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Milan-Bologna lunedì 15 settembre ore 18.30 Verona-Cremonese, ore 20.45 Como-Genoa,

Tennis, impresa Paolini che batte Gauff: semifinale a Cincinnati

Roma, 16 ago. (askanews) – Jasmine Paolini batte per la terza volta di fila Coco Gauff, numero due al mondo, e al termine di una partita tutta in rimonta (2-6 6-4 6-3 il punteggio in poco più di 2 ore) vola in semifinale al Wta 1000 di Cincinnati. Una prestazione straordinaria per l’azzurra, testa di serie numero 7: dopo un primo set dove l’americana ha dominato, Jasmine è riuscita ancora una volta a trovare la chiave per mettere in difficoltà Coco, che ha iniziato a commettere errori su errori, molti dei quali provocati da Paolini.

Per Paolini ora c’è un vero e proprio tour de force. Oggi l’azzurra giocherà (nella notte italiana) la semifinale in doppio con la Errani (contro Guo/Panova), domenica la semifinale e in caso di vittoria la finale di doppio, lunedì l’eventuale finale in singolare. Se c’è una che può fare tutto questo, è proprio Jasmine.

Tennis, Alcaraz in semifinale a Cincinnati

Roma, 16 ago. (askanews) – Carlos Alcaraz è in semifinale al Masters 1000 di Cincinnati. Lo spagnolo, al termine di una partita molto equilibrata, ha sconfitto la testa di serie numero 9 Andrey Rublev con il punteggio di 6-3, 4-6, 7-5 in due ore e 17 minuti di gioco. Il numero 2 al mondo conquista così la 9^ semifinale del 2025, la 12^ in carriera in un Masters 1000. Al prossimo turno, il murciano sfiderà la terza testa di serie in tabellone, Alexander Zverev, che ha liquidato Ben Shelton (n.5) con un doppio 6-2.

Anchorage…incoraggia? Trump e Putin funamboli planetari

Si sono visti e hanno parlato, tanto basta per dare l’idea che sia prossima una svolta nelle relazioni internazionali. Trump punta a “liberare” la Russia dall’abbraccio con la Cina, Putin insegue l’improbabile rilancio planetario del suo Paese. In questo schema la guerra in Ucraina perde definitivamente il carattere di conflitto regionale, essendo ormai lo specchio che riflette i problemi del riassetto del potere globale.

Il punto decisivo resta la capacità dell’Europa di porsi come argine alle spinte neoimperialiste, confermando il valore simbolico e politico della difesa della martoriata Ucraina. L’impressione è che Trump sia consapevole della necessità di “convincere” i partner europei, evitando che l’asse con Mosca venga letto come un cedimento unilaterale. La partita resta aperta, con qualche speranza in più per la pace. 

Un summit senza un vero accordo

In Alaska i due leader hanno parlato per quasi tre ore. A conclusione, Trump ha dichiarato che «non è stato raggiunto nessun accordo per porre fine alla guerra», definendo tuttavia i colloqui «molto produttivi». Putin, dal canto suo, ha parlato di «intesa», senza chiarirne i contorni. Una divergenza di narrazione che svela l’ambiguità dell’incontro.

Sul tavolo non c’era solo l’Ucraina: dalle sanzioni economiche alle rotte energetiche, fino al rapporto con la Cina, le questioni (probabilmente) discusse hanno mostrato quanto il bilaterale fosse funzionale a un equilibrio globale di potere più che a sciogliere il nodo della guerra contro Kiev.

Il ruolo dell’Europa

Putin ha invitato l’Europa a «non ostacolare il processo di pace». Una formula che sembra un appello coscienzioso ma suona al tempo stesso anche come una minaccia: ridurre il ruolo europeo a spettatore passivo mentre Washington e Mosca ridisegnano le regole del gioco. 

L’Unione non può permetterselo, pena la marginalizzazione politica e strategica. L’impegno che ne deriva è chiaro: la difesa dell’Ucraina non è una questione di astratta solidarietà, ma un esplicito test di credibilità. L’attesa per sviluppi concreti rimane, ma intanto la geopolitica torna a muoversi da Anchorage.

Donati (1927): “Il sole della libertà tornerà a risplendere”

Mio caro Mica,

vedo che nessuna delle mie lettere ti viene consegnata. Numi, che cosa paventano mai i nostri “fortissimi” carcerieri? In fondo, questo rigore è una prova palmare di ridicola debolezza. Peggio ancora: è la fine del loro disperato aggrapparsi ai mezzi più odiosi e più vani di persecuzione […]. 

Da tutti i punti del mondo civile, monta inesorabile la marea dell’odio e dello scherno; come montano dal loro stesso mondo putrido e vile, il fango e il sangue che li soffocheranno. Hanno le ore contate, e si dibattono come belve ferite e morte. Questa è la verità. La censura politica e carceraria, in queste circostanze, rassomiglia alle precauzioni che presero i briganti dell’Heine, nascondendo nel folto del bosco il cadavere della loro vittima: non avevano fatto i conti col sole quotidiano, dice il poeta; e come il sole sorse, illuminò il loro misfatto e sfolgorò. “Oh sole, o fiamma accusatrice!”, canta il triplice ritornello⁴⁹. 

Ecco un motto per la tua difesa, ricordatene. So bene che questa lettera finirà come le precedenti. Ma te la scrivo appunto anche per questo. Che gusto, pigliar per il naso il nostro carceriere; fargli vedere che noi sappiamo e possiamo infischiarci di lui, del regime, del “duce”, di tutti! Noi siamo veramente liberi, sotto il magnifico sole di Dio, che essi pretenderebbero di spegnere. 

Chi sa, invece, il tuo carceriere, nonostante l’orribile bisogna del suo mestiere, fosse, in fondo un’anima degna ancora di essere umanamente rispettata, oserei dirgli: “Cittadino, considera con rispetto il nostro sacrificio [Non bevo. Sono fascista del 1920] : noi ci battiamo e soffriamo per la libertà e per la dignità di tutti; anche per la tua [bene]. […] Cittadino carceriere, hai tra i tuoi vivi e tra i tuoi morti qualche anima cui pensi col rispetto che si ha per i santi? [I caduti per la causa Nazionale

Ebbene, per questa anima, sii giusto e nobile. Il fascismo passerà presto e il sole della libertà tornerà a risplendere. Per questo giorno, immancabile e prossimo, ti gioverà soltanto l’esser stato giusto e nobile… (Nobile non come il generale Nobile, s’intenda). Salute cittadina; viva la libertà! [sì dei vili traditori della Patria] E tu, caro Mica, orgoglio del nostro nome e del nostro nobilissimo sangue, sta bene e tieni duro. Ti abbraccio sul cuore il tuo fratello Peppino.

N.B. Tra parentesi quadra le aggiunte censorie dei carcerieri. La lettera, in copia fotografica, è allegata a una nota inviata alla Direzione generale della polizia dal prefetto di Siracusa Edoardo Salerno, il 19 luglio 1928, ACS, MI, DGPS, DAGR, CPC, b. 1841, f. “Donati Giuseppe”.

L’alternativa alla Meloni ha bisogno del centro. Ma dov’è?

Caro Direttore,

traendo dagli innumerevoli articoli su questo giornale, una summa sulla linea politica che da tempo orienta i frequenti editoriali di Giorgio Merlo, ove sembra dominare una convinta liaison intorno con l’opera politica che fa capo a questa maggioranza e segnatamente alla premier Meloni, non appare fuor di luogo chiedersi quale sia l’attuale linea di questo valoroso giornale.

È in realtà di tutta evidenza che questa illustre testata sembra, oramai, aver consolidato una nuova linea editoriale.

Ne è espressione inconfutabile la sequela di editoriali che per l’appunto fanno capo a Merlo, puntuali nell’elogiare, con i soliti sofismi, quasi quotidianamente, le “imprese” governative e internazionali di una moderna Giovanna d’Arco.

Significativa la devota apologia che abbiamo letto nel recente articolo dal titolo “La classe dirigente di ieri e di oggi”. Colpisce in particolare il seguente passaggio: “..Oggi, dopo il contagio trasversale del virus populista, demagogico e antipolitico, le classi dirigenti – se così le vogliamo definire – si sono ridotte a portavoce degli istinti più triviali della pubblica opinione o a messaggeri della propaganda più sfacciata. Certo esistono eccezioni, che confermano però, come sempre, la regola. Basti pensare alla personalità riconosciuta a livello internazionale di Giorgia Meloni nel campo della maggioranza di governo o ad alcuni esponenti del Pd che, guarda caso, si sono formati politicamente durante gli anni della Prima Repubblica. Uno su tutti, Dario Franceschini”.

Certo, con riferimento a Franceschini non può ignorarsi quanto oggi, convinto supporter di Elly Schelin, il suo background strida con un certo camaleontismo diffuso.

Al contrario, la Meloni è così autorevole che ha svenduto la nostra sovranità pur di sbandierare a destra e a manca un sodalizio ideologico – ingenuo (per lei) e insincero (per Trump). Dunque, fa effetto celebrarne i meriti, visto l’andazzo che la vede esclusa da ogni tavolo teso ad affermare una qualche autonomia dalle tattiche del Tycoon. E ciò perché appare schierata supinamente – e senza alcun ombra di quell’orgoglio patriottico nazionale che invece sbandiera nelle piazze – a fianco di chi sta sfregiando il secolare modello di democrazia liberale d’Oltreoceano. Siamo di fronte a un nuovo dispotismo con metodi equiparabili ad uno sceriffo, ma di uno sceriffo che sta sopra ogni legge. Trump si mostra disinvolto, cinico, spregiudicato e prepotente, fa carta straccia del rispetto delle sovranità statuali, ha reso consuetudine geopolitica i ricatti commerciali e le minacce di ritirarsi da impegni militari comuni con l’Europa. Ciò non ha fatto altro che incentivare, con lo strascico di questi fronti scoperti, appetiti imperialisti da parte di quei paesi che, oltre a possedere arsenali nucleari, con minacce esplicite di un possibile uso concreto, non sono estranei a spietate occupazioni di territori sovrani altrui.

Tale contesto, dominato da efferate dottrine belliciste, pretese territoriali senza fondamento per fare incetta, a più non posso, di terre rare, alimenta e legittima la più crudele indifferenza alle tante condanne espresse dall’Onu e ai tanti addebiti da parte delle giurisdizioni penali internazionali per le brutali azioni criminali.

Questo è il quadro generale e questa la destra ad esso subalterna. In Italia in modo particolare. Allora, dove sono andati a finire i valori e i principi del popolarismo con cui si  dovrebbe, per coerenza ideale e politica, costruire l’alternativa al trumpismo in sedicesimo dell’attuale compagine di governo?

Risposta del Direttore

Caro Luigi, ti ringrazio innanzi tutto per la verve con la quale ci richiami ai nostri doveri di cattolici democratici. Senza dubbio la tua lettera impone un chiarimento, a patto che non sia un facile ricorso all’ostracismo. Io non credo che alla lunga l’amico Merlo possa essere convinto della bontà di questa destra. Ne è prova il suo insistere sulla tradizione della sinistra dc di Donat Cattin e Bodrato. Ecco, la sua voce alimenta una forma di pluralismo che il giornale intende rispettare, sempre fedele tuttavia al profilo di una storia limpida e coerente in rapporto ai valori del cattolicesimo democratico e popolare. 

Quello che ci proponiamo di fare con “Il Domani d’Italia” non è facile, dal momento che l’alternativa alla destra la vorremmo collegata alla formazione di un nuovo centro-sinistra, con un centro forte a garanzia della tenuta di una linea di concretezza programmatica, contro ogni cedimento alle sirene del populismo. 

Ebbene, oggi con questa sinistra “à la Schlein” non si va da nessuna parte. Purtroppo, a volerla recuperare a un disegno di sano riformismo, aiutandola a rinnovare un patrimonio di sinistra democratica, si sconta l’incosistenza di una posizione degna della tradizione degasperiana. 

Il Paese chiede una “svolta al centro” ma il centro resta un’incognita ben custodita nell’algebra della politica italiana. Ma fino a quando questa anomalia ci terrà prigionieri di uno stato d’impotenza, a sua volta generatore di dubbi auspici, in funzione filo-meloniana, circa la rinascita di una Dc più che mai somigliante a un blocco moderato e conservatore? È questa la domanda che deve tenere banco nelle nostre discussioni, anche se talvolta rischiamo di non capirci.

Destra, mille giorni di governo: luci e ombre

Nei giorni scorsi la presidente Giorgia Meloni ha giustamente festeggiato il superamento del traguardo dei mille giorni di durata del suo governo, che si colloca tra i più longevi della storia repubblicana. La stessa On. Meloni ha più volte sottolineato l’esigenza di confrontare i risultati del suo governo rispetto alle aspettative e alle promesse indicate nella campagna elettorale del 2022. Nei giorni scorsi avevo sintetizzato così questi risultati:

“RAI-Telemeloni” ci racconta ogni sera la favola del “tutto va bene”, a sostegno della vulgata governativa. Sarebbe ora di verificare quanto era stato promesso dalla Meloni e quanto sia stato attuato, dopo gli oltre mille giorni di durata del suo governo. Questi i dati incontrovertibili:

  • Abolizione legge Fornero – NO
  • Eliminazione accise sulla benzina – NO
  • Blocco navale – NO
  • Flat tax – NO
  • Asili nido gratis – NO
  • Piano per il Sud – NO
  • Rinnovo opzione donna – NO
  • Pensioni minime a 1000 € – NO
  • Cassintegrati e disoccupati contati come occupati – SÌ

Per ora la favola sembra funzionare, ma per quanto potrà durare l’incantesimo?

Indicatori preoccupanti

Anche gli amici di area ex DC che hanno votato per Fratelli d’Italia e/o sono sostenitori di questa esperienza politica non hanno saputo obiettare nulla all’evidenza dei dati esposti. Ad essi vanno aggiunti i seguenti:

  • Pressione fiscale: 42,6%
  • Reati rispetto al 2024: +2% (a proposito di sicurezza dei cittadini)
  • Debito pubblico: 135,3% del PIL
  • Sbarchi irregolari: +10% rispetto al 2024
  • Italiani fuggiti dall’Italia (in gran parte giovani): 191.000 solo nel 2024
  • Stipendi reali, potere di acquisto: -10,5% rispetto al 2019

Si direbbe un risultato fallimentare, mentre invece, dai sondaggi – la profezia che si auto-adempie o si auto-distrugge – sembra che il consenso al governo della destra non si sia ridotto.

L’assenza di un’alternativa credibile

Molti dell’area cattolica preferiscono questo governo a un’alternativa di sinistra, ridotta a “partito radicale di massa” con valori antagonisti a quelli cattolici: dall’aborto all’eutanasia e ai matrimoni LGBT, tutti facenti parte del bagaglio valoriale del partito della Schlein. È evidente che una tale sinistra non sembra costituire una valida alternativa al governo degli eredi almirantiani uniti ai leghisti salviniani e con la copertura del centro di Forza Italia.

Né più affidabili appaiono quelli del M5S, dopo averli già sperimentati. Ecco perché è necessario ricomporre un centro politico nuovo, costituito dalla collaborazione tra le componenti culturali che hanno fatto grande l’Italia: popolare, liberale, riformista e socialista.

La riforma elettorale come premessa

Tutto ciò presuppone il ritorno alla legge elettorale di tipo proporzionale con preferenza, al fine di superare quel bipartitismo imperfetto che, dal Mattarellum, Porcellum, Rosatellum, ha imposto la scelta obbligata del “di qua o di là”, destra o sinistra. Con il bel risultato che l’elettorato diserta le urne per oltre il 50%, permettendo a una maggioranza della minoranza degli elettori di controllare tutto il potere di governo.

Le iniziative di “Iniziativa Popolare”

È questa una delle ragioni per cui Iniziativa Popolare, il movimento nato dalla collaborazione di molti amici democratico-cristiani e oggi coordinati da due giovani – Matteo Orioli, marchigiano, e Roberta Ruga, veneziana – ha promosso, con l’aiuto autorevole dell’avvocato Enzo Palumbo, liberale, due leggi di iniziativa popolare (LIP) per:

  1. il ripristino della legge elettorale proporzionale con preferenza;
  2. l’introduzione del cancellierato modello tedesco.

Quest’ultima LIP, in alternativa al progetto governativo del premierato meloniano – un unicum nel quadro internazionale (adottato a suo tempo in Israele, fu ben presto abbandonato perché condannava all’ingovernabilità) – è finalizzata a garantire la natura di Repubblica parlamentare, in linea con la Costituzione, e con l’introduzione dell’istituto della sfiducia costruttiva, in grado di garantire la governabilità del sistema.

Per la presentazione delle due LIP, a settembre verrà avviata la raccolta di firme online. Ne serviranno almeno 50.000 e, per questa raccolta, ci auguriamo che tutte le diverse espressioni politico-culturali dell’area DC e popolare, insieme a quelle di area democratico-costituzionale, si impegnino per il raggiungimento dell’obiettivo.

Trump: "l’incontro con PUtin? 10 su 10. Ora tocca a Zelensky e Europa"

Roma, 16 ago. (askanews) – Dopo l’incontro in Alaska con Vladimir Putin, il presidente americano Donald Trump ha parlato a Fox News, senza entrare nei dettagli dei “progressi” ottenuti nelle tre ore di colloqui. C’è un nodo irrisolto, ha detto, la palla passa al presidente ucraino Zelensky e ai paesi europei. In sintesi, i principali punti.

NESSUN ACCORDO (PER ORA), MA “GRANDI PROGRESSI”

Trump ha chiarito che, nonostante il vertice sia stato “estremamente produttivo”, non è stato raggiunto alcun accordo formale. Il presidente americano ribadito la sua filosofia, tradotta in (non) riusaltati del summit: “No deal until there’s a deal” (“Nessun accordo finché non c’è un accordo”), ma ha sottolineato che sono stati fatti passi avanti concreti.

PUTIN PRONTO ALLA PACE, MA NODO IRRISOLTO (E NON VUOLE PARLARNE)

Secondo Trump, Putin è disposto a trovare una soluzione pacifica al conflitto in Ucraina e “vuole davvero farcela”. Tuttavia, quando il giornalista Hannity gli ha chiesto qual è stato il vero ostacolo al raggiungimento di un cessate il fuoco, Trump ha rifiutato di specificare, dicendo che “forse verrà reso pubblico da altri, ma io non voglio parlarne adesso”.

ORA TOCCA A ZELENSKY E ALL’EUROPA

Trump ha dichiarato che, dopo aver fatto il passSo importante di incontrare Putin, la palla passa al presidente ucraino Zelensky e ai paesi europei. Ha affermato che l’Europa deve essere più coinvolta nel processo di pace e che ora spetta a loro “farcela”.

DISPONIBILITÀ A UN INCONTRO TRILATERALE

Trump si è detto aperto a un futuro vertice a tre con Zelensky e Putin: “Se vogliono, io ci sarò”.

IL VOTO ALL’INCONTRO: “10 SU 10”

Trump ha dato un voto molto alto all’incontro con Putin, dicendo: “Per me è stato un 10”, soprattutto per l’ottimo rapporto personale instaurato durante il vertice. Putin ora rispetta gli Stati Uniti, ha detto, al contrario di quanto accadeva secondo lui durante la presidenza Biden.

NESSUNA GUERRA SE TRUMP FOSSE STATO PRESIDENTE

Trump ha ribadito con soddisfazione che Putin ha confermato pubblicamente che la guerra in Ucraina non sarebbe mai iniziata se Trump fosse stato alla Casa Bianca nel 2022. Una tesi che Trump sostiene da tempo e che ha definito un punto importante dell’incontro.

CONSIGLIO A ZELENSKY: “FAI UN ACCORDO”

Quando gli è stato chiesto che consiglio darebbe al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Trump ha risposto senza esitazione: “Fai un accordo”. Ha quindi lasciato intendere che la finestra per la pace è aperta e che ora spetta a Zelensky cogliere l’opportunità.