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Usa contro "Buy European" per il riarmo in Ue: possibili conseguenze anche per Italia

Roma, 20 feb. (askanews) – I Dipartimenti di Stato e della Guerra degli Stati Uniti si oppongono “fermamente” a qualsiasi iniziativa di Bruxelles che favorisca la preferenza europea a discapito dell’industria bellica statunitense e prospettano conseguenze per gli Stati europei qualora questa preferenza dovesse divenire realtà, “contravvenendo dal punto di visto legale” agli accordi bilaterali preesistenti. Tra questi, figurano anche quello tra Italia e Stati Uniti.

Pur sostenendo “pienamente il riarmo europeo e il rilancio della base industriale della difesa europea”, l’amministrazione Trump ha rappresentato all’Unione europea, attraverso un documento pubblicato dall’istituzione e reso noto dal giornale Politico, che “tali sforzi non devono indebolire la base industriale transatlantica della difesa, compromettere la nostra capacità collettiva di fornire equipaggiamenti ai nostri militari, né mettere a rischio benefici economici condivisi”.

Dalla lettura del documento pubblicato dalla Commissione europea emerge che gli “Stati Uniti si oppongono fermamente a qualsiasi modifica della Direttiva sulla Difesa e Sicurezza europea che limiti la capacità dell’industria statunitense di sostenere o partecipare agli appalti nazionali per la difesa degli Stati membri dell’UE”.

Gli Stati Uniti ritengono inoltre che “politiche protezionistiche ed escludenti che estromettano con la forza le aziende americane dal mercato, mentre le maggiori imprese europee della difesa continuano a beneficiare ampiamente dell’accesso al mercato statunitense, rappresentano una scelta sbagliata”. L’amministrazione prosegue sottolineando che “una preferenza europea nella Direttiva comprometterebbe il riarmo europeo e indebolirebbe l’interoperabilità e la prontezza della NATO”, mettendo a rischio anche la deterrenza collettiva dell’Alleanza Atlantica.

Sebbene gli Stati Uniti sostengano l’adozione di misure per bloccare la partecipazione di “attori maligni e fornitori non affidabili” nelle catene di approvvigionamento europee della difesa, ritengono che applicare le medesime regole anche agli USA “ridurrebbe l’efficacia dell’Alleanza”.

Come osserva Politico, il Pentagono ha avvertito che qualsiasi mossa volta a introdurre una “forte clausola” Buy European nella futura legislazione sugli appalti “avrebbe innescato ritorsioni da parte degli Stati Uniti”. Nel documento si fa riferimento al Reciprocal Defense Procurement Agreement (RDPA), accordo sottoscritto, tra gli altri, anche dall’Italia.

Nell’ambito dell’accordo con l’Italia è prevista una clausola che garantisce “alle imprese industriali dell’altro Paese un trattamento non meno favorevole di quello accordato alle imprese industriali nazionali”, potenzialmente in conflitto con le nuove indicazioni di Bruxelles. L’amministrazione Trump ha quindi chiarito che “se le misure di preferenza europea venissero implementate nelle leggi nazionali sugli appalti degli Stati membri, gli Stati Uniti esaminerebbero probabilmente tutte le esenzioni e deroghe generali esistenti alle leggi ‘Buy American’ fornite nell’ambito o in associazione a questi RDPAs”.

Una reazione americana potrebbe quindi riguardare anche le principali aziende della difesa italiane attive nel mercato statunitense.

Infine, secondo Washington, la spinta della Commissione verso una preferenza europea nella Direttiva contraddirebbe altresì gli impegni dell’Unione europea previsti al paragrafo 7 della Dichiarazione congiunta USA-UE sul commercio, che prevedono l’impegno dell’UE ad “aumentare sostanzialmente gli acquisti di equipaggiamenti militari e per la difesa dagli Stati Uniti” e ad “approfondire la cooperazione industriale transatlantica nel settore della difesa”. (di Lorenzo Della Corte)

Sei Paesi Nato hanno comprato armi Usa per l’Ucraina per 2 miliardi di dollari

Roma, 20 feb. (askanews) – Sei Paesi della Nato hanno contribuito con circa 2 miliardi di dollari all’acquisto di equipaggiamenti militari e servizi per l’Ucraina dall’agosto 2025 al primo trimestre dell’anno fiscale 2026. Lo riferisce un rapporto dello Special Inspector General statunitense trasmesso al Congresso e citato giovedì da media internazionali.

“Dall’agosto 2025 fino al primo trimestre dell’anno fiscale 2026, il dipartimento della Difesa ha ricevuto 2,06 miliardi di dollari di contributi da sei paesi della Nato”, si legge nel rapporto, che precisa come i fondi siano destinati all’acquisto di equipaggiamenti e servizi militari per Kiev.

Il documento evidenzia inoltre una riduzione degli aiuti diretti degli Stati uniti all’Ucraina, passati da diversi miliardi a poche centinaia di milioni di dollari. “Sono stati resi disponibili solo 3,92 miliardi di dollari negli stanziamenti dell’anno fiscale 2025 e circa 220 milioni nell’anno fiscale 2026”, afferma il rapporto.

Dall’inizio dell’offensiva russa su larga scala contro l’Ucraina nel febbraio 2022, il Congresso statunitense ha approvato complessivamente 187,8 miliardi di dollari di aiuti a Kiev, dei quali 64,5 miliardi non risultano ancora erogati, secondo la stessa fonte.

Epstein Files, ieri l’arresto di Andrea. Oggi ancora perquisizioni al Royal Lodge

Roma, 20 feb. (askanews) – La polizia britannica prosegue le perquisizioni nella residenza reale di Royal Lodge, nel Berkshire, nell’ambito delle indagini che hanno portato ieri all’arresto dell’ex principe Andrea nell’ambito dello scandalo legato agli Epstein Files.

Secondo quanto riferisce la BBC, nelle ultime ore diversi veicoli senza contrassegni, alcuni guidati da agenti in uniforme, sono entrati nella proprietà.

A quanto dice la rete pubblica britannica, la Thames Valley Police sta continuando le operazioni all’interno della residenza, mentre varie auto civili hanno fatto ingresso e uscita dai cancelli della tenuta. Le attività includono la catalogazione e l’archiviazione delle prove sequestrate, l’assegnazione di numeri identificativi e la creazione di un inventario del materiale, operazioni che potrebbero richiedere ore o giorni.

Sanremo, Eddie Brock: punto di arrivo e di partenza, dualismo bellissimo

Milano, 20 feb. (askanews) – Eddie Brock sarà in gara alla 76 edizione del Festival di Sanremo con il brano “Avvoltoi”, con cui debutta sul palco dell’Ariston. “Allora per me Sanremo innanzitutto significa un grandissimo punto di arrivo e un grandissimo punto di partenza, questo dualismo è bellissimo. Nella mia mente mi mette tanta ansia perché sono voglioso di fare bene, sono anche veramente emozionato del fatto che possa portare la mia musica davanti a molte più persone rispetto a prima. Paure: sì ovviamente perché non sarei umano se non avessi paura di cose nuove. I cambiamenti sono la cosa che mi fanno più paura. Il mio primo ricordo con Sanremo è stato nel 2017, quando sentii “Portami via” di Fabrizio Moro, oltretutto ora ho l’occasione di cantare con lui a Sanremo quindi sono onoratissimo. Mi ricordo quando se non sbaglio sei anni fa ero con mio papà e gli dissi che prima o poi anche io sarei stato su quel palco anche se un po’ scettico. Lo dicevo un po’ a mezza bocca così se non fosse successo, non avrei sbagliato più di tanto e invece eccoci qui, sono molto emozionato”.

“Avvoltoi” sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 25 febbraio per Warner Music Italy/Atlantic Records e Sangita Records.

“Il brano parla di questo amore struggente e della fatica di riconoscere questo amore. Io ho attinto alla storia di una mia amica che non riusciva mai a inttraprendere una relazione seria proprio per paura di manere scottata e di soffrire. E quindi ho cercato di immedesimarmi in questa storia e l’ho raccontata dal mio punto di vista, perché sono una persona molto empatica. Mi piace parlare in prima persona anche delle storie degli altri perché magari lei non riuscirebbe mai a raccontarlo e ora forse si arrabbierà quando scoprirà che l’ho raccontato io, però mi piace molto raccontare le storie di chi non ha voce”.

Durante la Serata delle Cover di venerdì 27 febbraio duetterà con Fabrizio Moro sulle note di “Portami via”: un incontro generazionale che mette al centro le parole, le emozioni e la forza della musica dal vivo.

Dopo il successo virale di “Non è mica te” – certificato Disco D’Oro da FIMI – la partecipazione a Sanremo rappresenta un passaggio importante nel percorso di Eddie Brock, oggi tra le voci più interessanti della nuova scena cantautorale italiana. Dal 26 marzo da Milano prenderà il via l’Amarsi tour 2026, che porterà Eddie Brock sui palchi dei principali club, festival e piazze italiane, confermando la dimensione live come parte centrale del progetto artistico e come spazio privilegiato di incontro con il pubblico. Il tour poi proseguirà il 29 marzo Roma (Largo Venue), il 3 aprile Napoli (Duel Club) e il 4 aprile Catania (ECS Dogana), il 25 giugno Firenze (Anfiteatro delle Cascine), il 5 luglio Brescia (Summer Music), il 7 luglio Caserta (Belvedere San Lucio), il 30 luglio Gallipoli (Parco Gondar), il 2 agosto Ancona (Piazza Cavour), il 4 agosto Pescara (Zoo Music Fest), il 18 agosto Bagheria (Piccolo Parco Urbano), il 22 agosto Cattolica (Arena della Regina).

Bachelet, Mattarella: fu contro terrorismo ma non per misure straordinarie

Roma, 20 feb. (askanews) – Vittorio Bachelet operò per la sconfitta del terrorismo facendo leva sui principi costituzionali dell’ordinamento democratico, senza cedere alla spinta per misure straordinarie. Lo ricorda in una dichiarazione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del centenario della nascita del giurista assassinato dalle Br il 12 febbraio del 1980.

“Nel centesimo anniversario della nascita di Vittorio Bachelet, la Repubblica – afferma il capo dello Stato – rende omaggio alla sua memoria e al lascito del suo impegno civico e del suo apporto culturale. Vittorio Bachelet, giurista di alto valore, ha saputo coniugare la dedizione per la conoscenza e la ricerca con un’attiva partecipazione sociale e con esperienze di grande impegno dapprima nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana e in seguito nell’Azione Cattolica”.

“Quello di Vittorio Bachelet – sottolinea Mattarella – è stato un metodo improntato sul confronto e sulla conciliazione, non facile da attuare negli anni in cui ha operato, contrassegnati da conflittualità e violenze. Ha interpretato i ruoli ricoperti nelle istituzioni e nell’associazionismo in linea con gli ideali di democrazia e pluralismo che lo hanno accompagnato nella sua vita. Nel dialogo Bachelet ha sempre visto una preziosa fonte di arricchimento collettivo, nonché uno strumento essenziale per la tutela del bene comune”.

“Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha fortemente operato – osserva Mattarella – perché fosse l’ordinamento democratico a sconfiggere la minaccia recata dal terrorismo alla convivenza civile del Paese, senza cedimenti a misure straordinarie, facendo leva sui principi costituzionali che reggono la funzione giurisdizionale”.

“Presidente dell’Azione Cattolica, Bachelet – ricorda ancora il presidente della Repubblica – si adoperò per far emergere l’importanza dell’apporto dei laici alle attività della Chiesa, in conformità agli orientamenti del Concilio Vaticano II. Fu vilmente assassinato il 12 febbraio del 1980 all’Università di Roma ‘La Sapienza’, al termine di una lezione, nella preziosa attività di docente con cui aveva formato generazioni di studenti che hanno avuto il privilegio di essere depositari dei suoi insegnamenti, nella convinzione che la cultura fosse mezzo efficace per sconfiggere ogni forma di sopraffazione e protervia. La Repubblica è grata a Vittorio Bachelet per la sua opera e il suo esempio”, conclude la nota.

Cultura, NABA e Accademia di Francia insieme per la sostenibilità

Roma, 20 feb. (askanews) – Nel campus romano di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, la sostenibilità è sviluppata come ambito operativo trasversale alla didattica e ai servizi accademici, attraverso attività che coinvolgono corsi di studio, laboratori e biblioteca. Per l’edizione 2026 del Festival des Cabanes dell’Accademia di Francia – Villa Medici, NABA Roma e la stessa Villa Medici avviano una collaborazione fondata sul riuso e sulla ricerca progettuale.

Il progetto nasce dall’osservazione, da parte degli studenti del Triennio in Design di NABA Roma, della precedente edizione del festival e in particolare dello smontaggio della Cabane 7L di MBL Architects. Da qui, la scelta condivisa con l’Accademia di Francia di non smaltire la struttura ma reinterpretarne gli elementi modulari, trasformando un momento di dismissione in opportunità progettuale.

Il giardino rinascimentale di Villa Medici, il modello ibrido del festival e i materiali recuperati diventano così oggetto di studio e sperimentazione per la progettazione di nuove folies contemporanee dedicate a meditazione, riposo e socialità. Le strutture ideate per il 2026 amplificano punti di vista e modalità di fruizione dei giardini, proponendo dispositivi spaziali che attivano relazioni tra corpo, paesaggio e comunità.

Il progetto è realizzato da Miruna Georgiana Batîr, Riccardo Luciani, Alberto Lucchetti, Maria Teresa Menale, Flaminia Clhoé Petrini, Francesco Rinaldi, Alice Zavarise, Chezcka Mae Villalba, studenti e studentesse del Triennio in Design del Campus di Roma di NABA, con la direzione artistica di Emiliano Auriemma, architetto e docente NABA, e il supporto tecnico di Fabrizio De Paolis, Design Laboratory Specialist per il campus di Roma.

In coerenza con l’approccio adottato dal campus romano, Reassembled Views interpreta la sostenibilità non come tema astratto ma come criterio operativo continuo: il riuso di componenti esistenti riduce lo spreco di materiali, prolunga il ciclo di vita delle strutture e introduce una riflessione progettuale sulla trasformazione e sulla reversibilità.

Referendum, Franceschini (Pd): Meloni cerca i pieni poteri

Roma, 20 feb. (askanews) – “Se la destra vincesse, andrebbero avanti. Con il premierato puntano a superare l’attuale assetto funzionale. L’ho detto, le destre, pur dentro le regole democratiche e non con colpi di stato, pensano di dover comandare. Meloni cerca i pieni poteri, come Salvini, solo che è più abile e lo nega”. Lo ha detto Dario Franceschini, senatore ed ex segretario del Partito democratico, parlando del referendum sulla giustizia in una intervista al quotidiano Domani.

Passo successivo il premierato: “Non lo dichiarano, ma è chiaro – ha osservato – che l’obiettivo è che la maggioranza, anche attraverso una nuova legge elettorale, possa eleggere da sola il presidente della Repubblica. E se nel nostro paese chi vince le elezioni elegge da solo il presidente della Repubblica, se al Quirinale ci mandi non più un garante, ma un capo politico, cambia la natura del paese”.

Le ombre sul futuro della politica estera

Il motore europeo che non si accende

È durato poche ore il motore italo-tedesco guidato da Merz e Meloni in vista di un nuovo traguardo europeo. Giusto il tempo di scoprire che l’uno pensa a un’Europa anti-Maga — se così si può dire — e l’altra pensa l’esatto opposto. Eppure quel nodo è cruciale se ci si vuole intendere su quale sia l’Europa che si coltiva.

Atlantismo sì, trumpismo no

È ovvio che la politica atlantica resta un punto fermo per chiunque abbia a cuore la sicurezza comune. Ma è altrettanto evidente che la politica trumpiana, riassunta nella sigla Maga, non tiene in alcun conto il nostro insieme di paesi, regole, tradizioni e costumi politici. Lo hanno confermato, con toni diversi, le intemerate del presidente Usa, del suo vice JD Vance e del segretario di Stato Mark Rubio, sia pure con qualche prudenza diplomatica in più.

Il rischio di una deriva anti-europea

Tutto questo avrà conseguenze anche sulla nostra politica interna. L’ansia meloniana di non dispiacere la Casa Bianca spinge infatti il centrodestra verso una deriva sottilmente anti-europea, o almeno assai lontana dal sentire dei padri fondatori e di quanti se ne proclamano — qualche volta indegnamente — eredi.

Si poteva pensare che la responsabilità di abitare a Palazzo Chigi potesse orientare la premier verso gli esiti di una prudente e accorta forma di conservatorismo europeo. Ma sembra invece che le cose stiano prendendo la direzione opposta. E perfino la troppa carineria diplomatica verso quel vero e proprio inganno che è il Board of Peace inventato da Trump getta un’ombra sul futuro della politica estera del nostro Paese.

 

Fonte: La Voce del Popolo –  Giovedì 19 febbraio 2026

[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Il ritorno garbato e fragoroso di Angela Merkel

Un gesto che parla più di mille discorsi

La partecipazione di Angela Merkel al congresso federale della Cdu non è un atto protocollare né un ritorno nostalgico. È un gesto politico, misurato e consapevole. Dopo anni di riserbo, la cancelliera che ha segnato un’epoca sceglie di farsi vedere nel momento in cui il partito è chiamato a definire identità e strategia in un contesto europeo inquieto.

Non pronuncia parole, ma la sua partecipazione è un messaggio: la Cdu non è una forza qualsiasi della destra europea, bensì il pilastro storico di un equilibrio politico che ha garantito stabilità alla Germania e all’Unione.

Il centro come responsabilità, non come tattica

Negli ultimi anni il dibattito interno al partito ha oscillato tra esigenze di competizione elettorale, in particolare sulla destra per effetto della minaccia rappresentata dall’Afd. Non è mancata la tentazione di un diverso orientamento identitario con la paura di perdere terreno sulla destra. La storia della Cdu insegna invece che il centro non è un compromesso al ribasso, ma un luogo di responsabilità.

Merkel ha incarnato questa funzione: tenere insieme economia sociale di mercato, integrazione europea e coesione civile. Il semplice riaffacciarsi sulla scena richiama il partito a questa vocazione: un sistema politico frammentato, il centro non è debolezza, bensì l’unico spazio capace di governare la complessità.

Un monito europeo in tempi di incertezza

Il gesto dell’ex cancelliera parla evidentemente alla coscienza del paese. Nello scenario più inquietante dalla fine della seconda guerra mondiale, la Cdu resta un attore decisivo dell’architettura politica tedesca ed europea.

Certo, Merkel rappresenta la memoria vivente di un europeismo pragmatico, fondato su cooperazione, responsabilità fiscale e solidarietà politica. La storica funzione del partito di Adenauer – il leader che volle l’ancoraggio della Germania al progetto dell’Europa unita – non può essere sacrificata sull’altare della 

Se la Cdu smarrisse questa bussola, non perderebbe solo se stessa: di fatto indebolirebbe l’intero equilibrio europeo. Ecco, a Stoccarda si apre un congresso che ha poco di ordinario: l’occidente dissestato dal trumpismo va ripensato alla radice. L’ex cancelliera, solo entrando in sala, ricorda che la posta in gioco è molto alta. La Germania resta il perno dell’Europa. E la Cdu-, per storia e responsabilità, non può permettersi di dimenticarlo.

Liste d’attesa: il Paese a due velocità

Numeri che bruciano

Per una colonscopia con priorità programmabile (soglia teorica: 120 giorni) si arriva a 702 giorni nell’ASL BT (Barletta-Andria-Trani) e a 411 al Policlinico di Bari, con quote di “grave ritardo” che toccano l’85%. L’ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici – esame chiave nella prevenzione vascolare – segna 861 giorni all’ASL di Teramo. Slittano anche le visite di primo accesso: la prima cardiologica arriva a 222 giorni in Puglia, l’oculistica a 226. All’opposto, Veneto e Umbria compaiono tra i migliori: colonscopia in 45 giorni in Veneto, prima cardiologica in 60 e dermatologica in 61; prima ortopedica in 18 giorni in Umbria. E mentre l’attesa nel servizio pubblico si dilata, la stessa tabella mostra che in libera professione si scende spesso sotto le due settimane.

Roma e Lazio sotto pressione

Nella mappa dei ritardi compare anche il Lazio: per una Tac del torace all’ASL Roma 4 il tempo medio indicato supera i dieci mesi (326 giorni), con un peso rilevante di sforamento (“grave ritardo”). È un dato che parla a Roma e all’hinterland: bacini d’utenza enormi, mobilità sanitaria, domanda crescente (invecchiamento, cronicità, follow-up) e un’offerta che non sempre si traduce in slot prenotabili.

Il Ministro Schillaci rivendica piattaforma, norme e controlli. Ma il punto non è il cruscotto: è renderlo operativo e vincolante. Se i dati restano parziali, la responsabilità pubblica si diluisce; se la tutela dipende dalla segnalazione del singolo, l’attesa continua a selezionare. La domanda vera è politica: soglie che attivano interventi, sanzioni reali e tempi verificabili — soprattutto nelle aree metropolitane, dove il ritardo peggiora le prognosi.

Il nodo sociologico: quando il tempo seleziona

Le liste d’attesa non sono solo un problema di gestione: sono un ingranaggio di stratificazione. Se la cura dipende dalla capacità di “reggere” mesi, il diritto si restringe: chi ha risorse compra tempo, chi non le ha rinuncia o arriva tardi. In mezzo si incrina la fiducia e cresce un’economia dell’ansia fatta di telefonate, caccia alle disdette, spostamenti tra strutture e – per chi può – intramoenia o privato. Il monitoraggio serve, ma non basta: servono agende uniche, orari estesi, pieno utilizzo di sale e macchine, integrazione governata con l’accreditato e un territorio più forte.

Perché quando l’attesa si cronicizza non è più un problema d’agenda: è una frattura sociale. Ritarda diagnosi, peggiora malattie e – nei casi più gravi – può fare la differenza tra cura possibile ed esito irreversibile.

Pompeo e l’America della decisione

Un memoir che è anche chiave geopolitica

Quello di Mike Pompeo – già capo della CIA e Segretario di Stato durante la prima presidenza di Donald Trump – non è solo il resoconto di un’esperienza personale intensa, straordinaria e apicale ai vertici dell’Amministrazione USA, ma è anche la cronaca di avvenimenti di politica interna ed estera, in quell’arco temporale in cui l’America ha vissuto un avvicendamento di indirizzo alla guida del Paese e una nuova strategia di posizionamento internazionale.

Molto di ciò che sta accadendo in questo secondo mandato presidenziale alla Casa Bianca è la deriva di un radicamento identitario rispolverato ed accentuato in quegli anni; ne è il conseguente sviluppo anche nella lettura delle scelte che si vanno configurando come sua naturale evoluzione. Inforcando quegli occhiali si può capire e spiegare come gli Stati Uniti stiano imprimendo una svolta nella politica interna, rispetto a temi come l’immigrazione e l’ordine pubblico, le spese militari e l’economia, oltre al rafforzamento della leadership americana nel concerto di un nuovo ordine mondiale come va posizionandosi: dall’interventismo nelle zone calde del pianeta ai rapporti commerciali e all’imposizione dei dazi, per finire con la messa in discussione delle alleanze storicamente consolidatesi nel secondo dopoguerra e nel tentativo di conferire un nuovo imprinting agli organismi internazionali, cominciando paradossalmente dalla messa in discussione dell’ONU e della NATO.

Europa sospesa tra memoria e progettualità

A partire dal progressivo disimpegno dalla guerra in Ucraina, si legge oggi un fermo immagine diverso dell’Europa che sta cercando margini di interlocuzione, vivendo più di memoria che di progettualità: questo – per quanto ci riguarda – è il fatto nuovo che emerge oggi e che segna un cambio di strategia di Washington rispetto alle relazioni internazionali descritte da Mark Pompeo nel suo lungo saggio.

Senza se e senza ma viene da chiedersi in che modo oggi – rispetto al nuovo establishment dei Rubio e dei Vance – l’ex capo della CIA e soprattutto l’ex Segretario di Stato avrebbe condiviso un cambio di rotta così marcato. Per quanto ci riguarda, va attentamente considerato quanto lucidamente argomentato da Mario Draghi nella lectio magistralis tenuta all’Università Cattolica di Ku Leuven (Lovanio), in Belgio, in occasione del conferimento della laurea honoris causa: «L’ordine globale è defunto», sferzando una volta in più l’Europa: «Rischia di venire sottomessa, divisa e deindustrializzata: serve un federalismo pragmatico».

Stato e Nazione: la mentalità americana

Ma il libro di Mark Pompeo è un lungo e lucido riassunto che va contestualizzato agli anni a cui si riferisce, soprattutto perché diventa l’elegia di uno stile operoso e radicato nello svolgimento del duplice ruolo a cui era stato chiamato. Ne emerge una forza narrativa straordinaria, un carattere forte e volitivo, l’assolvimento di un dovere istituzionale che si traduce nell’interesse primario dello Stato e della Nazione: due concetti che spesso si confondono ma che Pompeo ha ben presenti e che esprimono una mentalità sui generis, alla quale noi europei non siamo forse coerenti e coesi.

“Mai un passo indietro” diventa una missione, un imperativo categorico a cui la politica che conosciamo non ci ha abituati, nel linguaggio, negli stilemi narrativi e nella coerenza dei comportamenti che ne derivano.

Il codice morale della diplomazia “made in USA”

Di umili origini, una lunga e impegnativa ‘gavetta’, il sapersi distinguere per doti che evocano non solo la passione ma anche un talento innato, la volizione e la tenacia di una motivazione che non viene mai meno, la capacità di misurarsi con i potenti della Terra senza deflettere in accomodanti genuflessioni, stringendo molte mani (non tutte odoravano d’incenso) e incontrando leader di latitudini geografiche e politiche diverse, ciò che Pompeo desidera si legga, si conosca e si comprenda è un codice morale e diplomatico che diventa lo specifico “made in USA” nelle relazioni internazionali.

Un amarcord politico tra valori e identità

Un amarcord condensato in una lunga e dettagliata narrazione nella quale l’autore di questo suo primo ed unico libro – nell’edizione italiana curata da Liberilibri – racconta fatti ed esprime sentimenti: una rievocazione appassionata e ispirata a valori di impegno, motivazione, tenacia, senso di appartenenza, amor di Patria, fede religiosa, attaccamento alla famiglia, determinazione nell’espletamento dei compiti istituzionali che gli erano stati assegnati, radicamento e immedesimazione nei ruoli ricoperti senza mai deflettere o compiere un passo indietro verso un ripensamento, una possibile soccombenza.

Preceduto da un brillante saggio introduttivo di Maurizio Molinari che coglie il senso più profondo di questa rievocazione fortemente caratterizzata in prima persona dall’autore – ciò che fa con una grande capacità di sintesi, da vero maestro del giornalismo, restando fedele alla connotazione del libro, anticipandone il filo conduttore e cogliendo nelle quasi 600 pagine gli spunti più caratterizzanti che anticipano la cronaca e la sua appassionata narrazione – il libro di Mike Pompeo offre al lettore l’opportunità di una rivisitazione di un periodo storico prodromico – nei fatti e nei personaggi – all’attualità dei temi e delle scelte più recenti dell’America a guida Trump nel suo secondo quadriennio di Presidenza.

Reduce dalla recente lettura di Occidente contro Occidente di Luigi Marco Bassani, presentato al pubblico dalla stessa casa editrice, colgo intuitivamente il senso di una continuità interpretativa nella sua lettura in fieri, considerando le dinamiche evolutive (o involutive, dipende dal punto di osservazione) che stanno caratterizzando il presente.

Da questa forte ed esplicita caratterizzazione americana a proporsi come riferimento di valori propri del mondo occidentale e, nello stesso tempo, come guida e guardiano regolatore di un ordine mondiale che va comunque composto e continuamente adattato all’evolversi degli eventi, emerge una distonia strategica rispetto all’Occidente che sta dall’altra sponda dell’Atlantico: la nostra, quella del cosiddetto “vecchio continente”. La prima ispirata a un solido e incalzante pragmatismo; la seconda più colta e ragionata, diplomatica e formale, incerta e attendista (mi ricorda una calzante metafora di Thomas Bernhard: «nella vita siamo spesso più impegnati a preparare che a fare»).

Così come la narrazione esposta da Pompeo mi fa venire in mente che c’è un tempo delle decisioni che non può essere rinviato, pena il languire della Storia nello scegliere di rinviare ciò che dignità e necessità invece impongono.

La “guerra dei cent’anni” diventa l’iconografia di un ritardo cronico rispetto alle decisioni da assumere: è stata nostra, europea, ed oggi diventa evocativa e negativamente dirimente.

Tutto orgoglio e amor di patria

Viene il tempo delle scelte e del coraggio anche per le democrazie, senza che ciò le trasformi in simulacri di tirannia. E leggendo questo libro – tutto orgoglio e amor di Patria – ricordo una frase di Winston Churchill passata alla Storia: «Potevano scegliere tra il disonore e la guerra; hanno scelto il disonore e avranno la guerra». Pronunciata alla Conferenza di Monaco del 1938, il leader britannico intendeva esprimersi con dura chiarezza contro le politiche di appeasement che immaginava avrebbero favorito e incoraggiato Hitler.

Sappiamo come andò a finire, con l’invasione tedesca della Polonia nel 1939. Se i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria valgono ancora, si tratta di eventi che – mutatis mutandis – potrebbero ripetersi.

Non c’è più speranza per il bambino a cui hanno trapiantato un cuore danneggiato, al via le terapie del dolore

Roma, 19 feb. (askanews) – Non c’è più speranza per il bambino a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, bruciato dal ghiaccio secco, per il piccolo ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli sono finite le indicazioni terapeutiche e iniziano le procedure del dolore. Lo ha annunciato in tv, a Dritto e Rovescio su Retequattro, Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Mercolino, accanto a lui la madre del bambino, Patrizia, visibilmente provata. “Non si parla di eutanasia ma è per evitare l’accanimento terapeutico”, ha sottolineato l’avvocato”.

“Una volta tolta la sedazione Domenico non si è svegliato. C’è una prognosi certamente infausta. E per questo ho mandato una Pec all’ospedale per una pianificazione condivisa delle cure, istituto introdotto nel 2017. Ci tengo a precisare che non è l’eutanasia. E’ per evitare l’accanimento terapeutico, è volto a passare dalla terapia clinica all’alleviamento delle sofferenze”, ha spiegato l’avvocato della famiglia, aggiungendo che l’ospedale dopo un’ora ha risposto dando l’assenso e domani ci sarà il primo acceso a cui parteciperanno i genitori e il medico di parte per pianificare il percorso per la terapia antidolore.

“Mi dispiace che tutto quello che ho fatto non sia servito a niente, forse era troppo tardi, avrei voluto scoprire prima cosa era successo”, ha detto la madre, e “vorrei che la storia di mio figlio fosse di esempio per tutti”. “Ringrazio tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto e vicinanza, ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno offerto aiuti ma vorrei dire che non accetto soldi, vorrei invece che fossero donati all’associazione per i trapianti Aido”, ha aggiunto la donna, rivolgendo con commozione il suo invito.

Lagarde: "Riformare l’ordine mondiale per salvarlo", e cita Il Gattopardo

Roma, 20 feb. (askanews) – Sul nuovo ordine mondiale “non c’è nulla di inevitabile”. Il sistema che si è venuto a creare nel corso dei secoli ha guadagnato legittimità perché è stato costruito “assieme da paesi grandi e piccoli”. E il consenso attorno ad esso “non è franato perché le idee alla sua base fossero sbagliate, ma perché le regole non si sono evolute al passo di un mondo che cambiava. Questo è qualcosa che possiamo correggere. Gli interessi che hanno reso possibile la cooperazione non sono venuti meno. E sotto pressioni estreme, i paesi continuano a rivolgersi alle regole, piuttosto che abbandonarle”. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde, durante la cerimonia in cui le è stata conferita l’onorificenza in memoria di Wolfgang Friedmann Memorial, presso la Columbia Law School di New York.

“Dobbiamo fare una scelta. Possiamo accettare questa deriva verso un equilibrio tra poteri rivali, un modello che la storia ci insegna è stabile solo finché smette di esserlo. Oppure possiamo scegliere la strada più difficile: riforme, in modo che l’ordine internazionale ritrovi la fiducia da parte di coloro che l’hanno persa”.

Lagarde ha citato la celebre frase del Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Forse non è l’analogia più fortunata. Il concetto di gattopardismo espresso nel romanzo di Tomasi di Lampedusa (non per forza positivo) è quello di accettare cambiamenti di facciata, trasformismo, dietro cui le persone di potere mantengono le loro posizioni anche durante profondi cambiamenti.

Ad ogni modo, secondo Lagarde “lo stesso vale per l’ordine internazionale. Preservarlo significa riformarlo con onestà, ambizione e con tutti coloro che hanno contribuito a costruirlo”, ha detto. “L’ordine internazionale è stato forgiato assieme. Riformiamolo assieme”, ha concluso.

Scontro Macron-Meloni sul caso dell’attivista francese di destra ucciso. Cosa hanno detto (anche sulle Br)

Roma, 19 feb. (askanews) – C’è lo scontro, l’ultimo di una serie di 40 mesi di difficile convivenza come leader dei rispettivi Paesi. E poi ci sono i toni. E quelli che il presidente francese Emmanuel Macron usa verso Giorgia Meloni sono eloquenti. A margine della sua visita ufficiale in India, i giornalisti lo incalzano sul caso dell’uccisione dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, ma non devono fare certo molta fatica perché l’inquilino dell’Eliseo tiri in ballo la presidente del Consiglio che ieri, in un post sui social, aveva definito la vicenda una “ferita per l’intera Europa”. L’invito, netto e brusco, è a “smettere di commentare quello che accade a casa degli altri”. Di più: “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre i primi a commentare quello che avviene altrove”, rincara la dose Macron.

La replica della premier viene prima affidata a una nota non ufficiale di palazzo Chigi in cui si parla di “stupore” per la reazione del presidente francese di fronte a quella che voleva essere soltanto una espressione di “profondo cordoglio” e di “solidarietà”. Poi è Meloni in persona, in un’intervista a Sky Tg24, a tornare sulla vicenda. Una replica dai toni apparentemente pacati ma nella quale la presidente del Consiglio non risparmia stoccate al leader dell’Eliseo. Da una parte, infatti, nega di aver fatto ingerenze e spiega che, se mai ci sono state, a metterle in pratica è stato lo stesso Macron quando commentò la sua elezione a palazzo Chigi con un ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’. Ma Meloni si dice anche preoccupata del clima d’odio, che a suo giudizio interessa tutte le democrazie, e spiega di augurarsi che non si ripetano anni bui come quelli di piombo. Ed è qui che parte la seconda frecciata: “Una storia – dice – che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiori di brigatisti rossi per qualche decennio”.

Un rapporto da sempre complicato, fatto decisamente più di bassi che di alti, quello tra Macron e Meloni. A palazzo Chigi, però, la convinzione è che questa ultima uscita del presidente francese abbia una doppia spiegazione, una di politica interna, l’altra legata a dinamiche internazionali. Da una parte ci sarebbe la necessità dell’inquilino dell’Eliseo di mandare un messaggio contro la destra ‘di casa’. Dall’altra, la bordata viene letta come un ‘fallo di reazione’ per l’avvicinamento tra la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dal governo citano il recente “sgambetto” del rilancio francese sugli eurobond, a cui la Germania è contraria a differenza dell’Italia, così come i dubbi espressi da Berlino sul progetto Fcsa (Future Combat Air System) per un super caccia franco-tedesco a favore del Gcap (Global Combat Air Programme) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Ma nel corso di questi anni sono stati moltissimi i fronti su cui Meloni e Macron hanno mostrato scarsa affinità: i migranti, i diritti, la reazione ai dazi americani e in generale il rapporto con Donald Trump. Persino su dossier come quello del Mercosur, su cui i due Paesi partivano da una battaglia convergente a difesa dei propri agricoltori, alla fine i due leader si sono ritrovati su posizioni diverse visto che l’Italia, dopo l’intervento di una serie di correzioni, ha votato a favore mentre la Francia è rimasta sul no. Ci sono però dei rapporti storici tra i due Paesi, come quelli sanciti dal Trattato del Quirinale, e che già vedono in agenda un vertice intergovernativo a Tolosa per il 9-10 aprile. Domenica, comunque, la presidente del Consiglio sarà a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi, a rappresentare la Francia però sarà il premier, Sébastien Lecornu.

Rai, Petrecca, le dimissioni e l’Ultima cena: contro di me linciaggio mediatico

Roma, 19 feb. (askanews) – Finisce con il Vangelo di Matteo e l’irresistibile tentazione di sentirsi, nel giorno della caduta, un po’ figura Christi. Il giusto ingiustamente colpito, l’agnello sacrificale, “l’unto del Signore”, avrebbe detto, con innegabile efficacia comunicativa, Silvio Berlusconi. Finisce che Paolo Petrecca rassegna le dimissioni da direttore di Rai Sport e cita, in una storia Instagram, il Vangelo. Non un brano qualunque ma proprio quello, il capitolo 26 di Matteo (versetti 20-29), in cui l’evangelista racconta l’Ultima cena di Gesù. Perchè, spiegano fonti a lui vicine, nei suoi confronti c’è stato un “linciaggio mediatico” che l’ormai ex direttore ha dovuto “sopportare” fino alla decisione di fare “un passo indietro personale, per responsabilità nei confronti dell’azienda”. Le dimissioni, insomma, spiegano le stesse fonti, sono nate dalla volontà di “togliere dall’imbarazzo” e dal clamore la Rai.

E quindi nel giorno in cui lascia Petrecca cita il passo del Vangelo. Scende la sera, i Dodici discepoli si trovano intorno alla mensa e Cristo pronuncia la frase shock, quella che tutti ricordano, lascito del catechismo: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Chi è, in questo caso, il ‘Giuda’? Le stesse fonti, vicine al giornalista, fanno capire che si tratterebbe di qualcuno in alto, forse nello stesso Consiglio di amministrazione della Rai.

O forse, forse la suggestione della storia Instagram, rappresenta, a tutto tondo, gli undici mesi trascorsi da Petrecca nella redazione di Rai Sport che l’ha sfiduciato due volte nel giro di un anno? O quanto accaduto dopo la sua telecronaca, piena di gaffe, della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali? Questo non si sa. Uno spunto lo offre l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Abbiamo costretto una persona che si paragona a Gesù a fare la telecronaca sportiva delle Olimpiadi”. Ma chi è vicino al giornalista osserva che dopo l’uscita di scena di Auro Bulbarelli, Petrecca avrebbe avuto pochi giorni per prepararsi a quella telecronaca. Pronta replica anche sulle spese: “Sono assolutamente in linea con quelle del passato e anzi ridotte di due terzi”.

Comunque sia è stata la telecronaca piena di gaffe del direttore a fare da detonatore al malumore che covava da tempo tra i giornalisti. Dopo quel giorno la redazione di Rai Sport, infatti, ha proclamato uno sciopero bianco, togliendo tutte le firme dai servizi e dai collegamenti dai Giochi di Milano-Cortina. Finiti i quali sono stati annunciati tre giorni di sciopero per protestare per “il danno che il direttore di Raisport – spiegava qualche giorno fa un comunicato del Cdr – ha recato ai telespettarori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione”.

Sui social i meme che prendono di mira le numerose defaillance della telecronaca di Petrecca sono ormai un genere letterario a sè. Dal “benvenuti allo stadio Olimpico” quando l’evento si teneva ovviamente a San Siro, a Milano, a Matilda De Angelis scambiata per Mariah Carey, a Kirsty Coventry, presidente del Cio, che sedeva accanto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, confusa con la figlia Laura. Il sorriso imbarazzato della vera Laura Mattarella, il giorno dopo, quando un cronista, in un video divenuto virale le ha chiesto se fosse la presidente del Cio vale come editoriale sul tema.

Torniamo al Vangelo. L’ultimo versetto del brano citato recita: “Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel Regno del Padre mio”. E’ la fine, ma, per chi ci crede – ed è a quanto pare il caso di Petrecca – è anche l’inizio. Del resto la storia mica è finita: Paolo Petrecca è in attesa di un ricollocamento in Rai, a disposizione dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Board of Peace, Tajani: da Usa volontà di applicare risoluzione Onu

Washington, 19 feb. (askanews) – “L’Italia è un grande paese mediterraneo e il fatto che oggi ci fosse la maggioranza dei paesi dell’Unione Europea più la Commissione Europea più paesi europei che non fanno parte del mondo europeo, come la Gran Bretagna, significa che c’è un’attenzione da parte europea, che non è un capriccio italiano quello di voler seguire” il Board of Peace. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo la riunione inaugurale del Board of Peace.

Oggi, ha proseguito Tajani, “non c’è stato nessun attacco alle Nazioni Unite, anzi, direi che sia delle parole di Trump sia delle parole di Rubio, c’è voglia di applicare la risoluzione delle Nazioni Unite sulla pace in Palestina. Quindi si va nella giusta direzione”.

Scontro Meloni-Macron su attivista ucciso. Stupore premier (e stoccata su Br)

Roma, 19 feb. (askanews) – C’è lo scontro, l’ultimo di una serie di 40 mesi di difficile convivenza come leader dei rispettivi Paesi. E poi ci sono i toni. E quelli che il presidente francese Emmanuel Macron usa verso Giorgia Meloni sono eloquenti. A margine della sua visita ufficiale in India, i giornalisti lo incalzano sul caso dell’uccisione dell’attivista di estrema destra Quentin Deranque, ma non devono fare certo molta fatica perché l’inquilino dell’Eliseo tiri in ballo la presidente del Consiglio che ieri, in un post sui social, aveva definito la vicenda una “ferita per l’intera Europa”. L’invito, netto e brusco, è a “smettere di commentare quello che accade a casa degli altri”. Di più: “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre i primi a commentare quello che avviene altrove”, rincara la dose Macron.

La replica della premier viene prima affidata a una nota non ufficiale di palazzo Chigi in cui si parla di “stupore” per la reazione del presidente francese di fronte a quella che voleva essere soltanto una espressione di “profondo cordoglio” e di “solidarietà”. Poi è Meloni in persona, in un’intervista a Sky Tg24, a tornare sulla vicenda. Una replica dai toni apparentemente pacati ma nella quale la presidente del Consiglio non risparmia stoccate al leader dell’Eliseo. Da una parte, infatti, nega di aver fatto ingerenze e spiega che, se mai ci sono state, a metterle in pratica è stato lo stesso Macron quando commentò la sua elezione a palazzo Chigi con un ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’. Ma Meloni si dice anche preoccupata del clima d’odio, che a suo giudizio interessa tutte le democrazie, e spiega di augurarsi che non si ripetano anni bui come quelli di piombo. Ed è qui che parte la seconda frecciata: “Una storia – dice – che l’Italia ha vissuto molto bene e che tra l’altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiori di brigatisti rossi per qualche decennio”.

Un rapporto da sempre complicato, fatto decisamente più di bassi che di alti, quello tra Macron e Meloni. A palazzo Chigi, però, la convinzione è che questa ultima uscita del presidente francese abbia una doppia spiegazione, una di politica interna, l’altra legata a dinamiche internazionali. Da una parte ci sarebbe la necessità dell’inquilino dell’Eliseo di mandare un messaggio contro la destra ‘di casa’. Dall’altra, la bordata viene letta come un ‘fallo di reazione’ per l’avvicinamento tra la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dal governo citano il recente “sgambetto” del rilancio francese sugli eurobond, a cui la Germania è contraria a differenza dell’Italia, così come i dubbi espressi da Berlino sul progetto Fcsa (Future Combat Air System) per un super caccia franco-tedesco a favore del Gcap (Global Combat Air Programme) guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Ma nel corso di questi anni sono stati moltissimi i fronti su cui Meloni e Macron hanno mostrato scarsa affinità: i migranti, i diritti, la reazione ai dazi americani e in generale il rapporto con Donald Trump. Persino su dossier come quello del Mercosur, su cui i due Paesi partivano da una battaglia convergente a difesa dei propri agricoltori, alla fine i due leader si sono ritrovati su posizioni diverse visto che l’Italia, dopo l’intervento di una serie di correzioni, ha votato a favore mentre la Francia è rimasta sul no. Ci sono però dei rapporti storici tra i due Paesi, come quelli sanciti dal Trattato del Quirinale, e che già vedono in agenda un vertice intergovernativo a Tolosa per il 9-10 aprile. Domenica, comunque, la presidente del Consiglio sarà a Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi, a rappresentare la Francia però sarà il premier, Sébastien Lecornu.

Gb, caso Epstein: rilasciato l’ex principe Andrea

Roma, 19 feb. (askanews) – Andrew Mountbatten-Windsor, l’ex principe Andrea, è stato rilasciato dalla custodia della polizia. Lo riferisce l’emittente britannica Bbc.

Andrea, il fratello di Re Carlo III, è stato rilasciato dalla custodia della polizia dopo quasi 12 ore di interrogatorio da parte della polizia di Norfolk, riferisce il quotidiano britannico Guardian.

È stato fotografato sul sedile posteriore di un’auto mentre lasciava la stazione di polizia di Aylsham questa sera.

Board of Peace, Tajani: Italia valuterà proposte, anche in sede Ue

Washington, 19 feb. (askanews) – “Quello che ci è stato presentato” oggi al Board of Peace, “mi pare interessante, lo valuteremo attentamente, ma non è certamente un’organizzazione per fare business, almeno per come apparsa oggi la cosa, per quello che è stato detto da tutti, a cominciare dal presidente degli Stati Uniti. Mi pare che sia una proposta interessante da seguire, da valutare insieme agli altri paesi europei”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo la riunione inaugurale del Board of Peace.

“Se sarà il caso, ne parleremo anche al prossimo Consiglio Affari Esteri a Bruxelles. Io dirò quello che pensiamo, quello che pensa l’Italia”, ha aggiunto Tajani.

Milano-Cortina, gli azzurri in gara domani

Roma, 19 feb. (askanews) – Questi gli azzurri in gara domani alle Olimpiadi di Milano-Cortina

10:00 – 11:00 – Livigno Snow Park Freestyle – Ski Cross D – Qualificazioni Andrea Chesi, Jole Galli

12:00 – 12:30 – Livigno Snow Park Freestyle – Ski Cross D – Ottavi di finale

12:35 – 12:50 – Livigno Snow Park Freestyle – Ski Cross D – Quarti di finale

12:54 – 13:05 – Livigno Snow Park Freestyle – Ski Cross D – Semifinali

13:10 – 13:35 – Livigno Snow Park Freestyle – Ski Cross D – Finali

14:15 – 15:15 – Anterselva Biathlon Arena Biathlon – Mass Start U Tommaso Giacomel, Lukas Hofer, Nicola Romanin

16:30 – 18:05 – Milano Ice Park Pattinaggio di velocità – 1500 m D Francesca Lollobrigida

18:00 – 19:00 – Cortina Sliding Centre Bob – Bob a 2 D – Heat 1 Giada Andreutti, Anna Costella, Simona De Silvestro, Alessia Gatti

19:50 – 20:50 – Cortina Sliding Centre Bob – Bob a 2 D – Heat 2 Giada Andreutti, Anna Costella, Simona De Silvestro, Alessia Gatti

20:15 – 21:00 – Milano Ice Skating Arena Short track – 1500 m D – Quarti di finale Elisa Confortola, Arianna Fontana, Arianna Sighel

21:02 – 21:15 – Milano Ice Skating Arena Short track – 1500 m D – Semifinali

21:30 – 21:40 – Milano Ice Skating Arena Short track – Staffetta U – Finale A Andrea Cassinelli, Thomas Nadalini, Pietro Sighel, Luca Spechenhauser

22:00 – 22:05 – Milano Ice Skating Arena Short track – 1500 m D – Finale B

22:07 – 22:15 – Milano Ice Skating Arena Short track – 1500 m D – Finale A

Board of Peace, Tajani: emerse proposte concrete, no business board

Washington, 19 feb. (askanews) – “Noi partecipiamo” al Board of Peace “come osservatori e mi pare che oggi siano emerse una serie di proposte concrete. Non è certamente un business board, ci sono delle proposte politiche per costruire la pace in Medio Oriente. Noi vogliamo essere protagonisti della costruzione della pace perché è stato sempre il nostro obiettivo in questi anni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo la riunione inaugurale del Board of Peace.

Quella Usa “è l’unica reale proposta che c’è sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente. Se ci fossero altre non le valuterebbe, ma adesso c’è soltanto questa proposta concreta. Mi pare che tutte le grandi protagoniste della situazione in Medio Oriente” cioè “Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Egitto, Giordania, sono tutte lì a partecipare, quindi mi pare che sia giusto che anche l’Italia sia presente”.

M.O., Meloni: Tajani dice che riunione del Board è stata molto concreta

Roma, 19 feb. (askanews) – Quello per la pace in Medio Oriente “è sicuramente un lavoro molto lungo. Io ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l’Italia oggi come paese osservatore in questa riunione” del board of peace e “mi riferiva che è stata una riunione molto concreta, che non erano affermazione di principi, ma era costruita su come implementare i vari punti del piano di pace”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.

“Chiaramente – ha aggiunto – noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate il fuoco, la pace e costruire la prospettiva dei due Stati, e quindi una stabilizzazione definitiva per il Medio Oriente, è particolarmente complesso”.

“Oggi a Washington c’erano la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione, interessati ovviamente alla pace in Medio Oriente, anche diversi altri attori mondiali. Io credo che sia molto importante un contributo coeso della comunità internazionale su questa questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche ovviamente per l’Italia. È la ragione per la quale io ho ritenuto che fosse fondamentale per l’Italia esserci. Ma il lavoro è ancora lungo”.

Meloni: le parole di Mattarella giuste e doverose, il Csm fuori da diatriba politica

Roma, 19 feb. (askanews) – “Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore. Ci eravamo visti la sera prima nel tradizionale incontro di anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste, direi anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni. Penso che sia stato anche giusto il passaggio nel quale il presidente della Repubblica dice anche che è importante che un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.

“Io penso che sia molto importante che questa campagna elettorale referendaria rimanga sul merito di quello di cui noi stiamo parlando. Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango. Mi pare che sia un tentativo che interessa più quelli che hanno una difficoltà ad attaccare una riforma che in passato hanno per varie parti sostenuto e proposto. Credo che sicuramente non convenga a chi come noi ritiene di aver fatto banalmente una riforma di buon senso” ha detto la presidente del Consiglio nell’intervista.

Meloni ha anche affrontato il tema della polemica con il presidente francese Macron, nata riguardo all’omicidio a Lione del giovane attivista di destra Quentin Deranque. “Francamente mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l’aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti”, ha detto la presidente del Consiglio.

“Mi dispiace che Macron la viva come un’ingerenza. Penso che l’ingerenza sia un’altra cosa. Penso che l’ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice ‘vigileremo sull’applicazione dello Stato di diritto’, quella è ingerenza: intervenire tra l’altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l’abbia capito”, ha aggiunto.

Tajania lla riunione del Board of Peace: emerse proposte concrete, non è un business board

Washington, 19 feb. (askanews) – “Noi partecipiamo” al Board of Peace “come osservatori e mi pare che oggi siano emerse una serie di proposte concrete. Non è certamente un business board, ci sono delle proposte politiche per costruire la pace in Medio Oriente. Noi vogliamo essere protagonisti della costruzione della pace perché è stato sempre il nostro obiettivo in questi anni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa all’ambasciata italiana a Washington dopo la riunione inaugurale del Board of Peace.

Quella Usa “è l’unica reale proposta che c’è sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente. Se ci fossero altre non le valuterebbe, ma adesso c’è soltanto questa proposta concreta. Mi pare che tutte le grandi protagoniste della situazione in Medio Oriente” cioè “Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Egitto, Giordania, sono tutte lì a partecipare, quindi mi pare che sia giusto che anche l’Italia sia presente”. “L’Italia è un grande paese mediterraneo e il fatto che oggi ci fosse la maggioranza dei paesi dell’Unione Europea più la Commissione Europea più paesi europei che non fanno parte del mondo europeo, come la Gran Bretagna, significa che c’è un’attenzione da parte europea, che non è un capriccio italiano quello di voler seguire” il Board of Peace ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Oggi, ha proseguito Tajani, “non c’è stato nessun attacco alle Nazioni Unite, anzi, direi che sia delle parole di Trump sia delle parole di Rubio, c’è voglia di applicare la risoluzione delle Nazioni Unite sulla pace in Palestina. Quindi si va nella giusta direzione”.

Meloni: parole Mattarella giuste e doverose, Csm fuori da diatriba politica

Roma, 19 feb. (askanews) – “Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore. Ci eravamo visti la sera prima nel tradizionale incontro di anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste, direi anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo al rispetto tra istituzioni. Penso che sia stato anche giusto il passaggio nel quale il presidente della Repubblica dice anche che è importante che un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista a Sky Tg24.

Cosa è successo alla prima riunione del Board of peace, tra promesse e realtà (e minacce di Trump all’Iran)

New York, 19 feb. (askanews) – Lo scontro tra realtà e piani grandiosi promossi con l’uso dell’intelligenza artificiale è emerso dalla riunione inaugurale del Board of Peace, l’istituzione voluta e guidata da Donald Trump per la ricostruzione di Gaza, dalla missione e composizione controverse. Nella capitale americana il leader americano ha difeso l’istituzione “prestigiosa”, bacchettato i paesi scettici che fanno “i furbi”, anticipato il coinvolgimento di Cina e Russia e ha promesso il versamento di 10 miliardi di dollari a favore del Board, senza dire da dove arriveranno i fondi (che vanno approvati dal Congresso). Gli attuali nove membri del Board hanno concordato di impegnarsi a stanziare 7 miliardi. Quindi ci sarebbero già 17 miliardi in arrivo, a fronte di stime per la ricostruzione che si elevano a 70 miliardi di dollari. L’Italia oggi era presente come Paese osservatore, rappresentata dal viceministro e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

L’inquilino della Casa Bianca ha usato il bastone e la carota con le Nazioni Unite, sulla scia dei timori che la neo istituzione voglia sostituirne il ruolo. Secondo Trump il Board “rafforzerà” il palazzo di Vetro e “quasi” lo “controllerà e si accerterà che sia gestito propriamente”. Indipendentemente dal fatto che lo Stato delle Nazioni Unite del 1945 non preveda nessun ente di supervisione. Trump ha anche annunciato che intende presto incontrare il segretario generale uscente Antonio Guterres. Dal podio dell’evento il Commander in Chief è poi tornato a minacciare l’Iran di “cose brutte” se non siglerà un accordo sul nucleare di cui si saprà qualcosa “probabilmente nei prossimi 10 giorni”. Intanto l’esercito americano dispiega forze militari in Medio Oriente che gli osservatori internazionali paragonano al 2003, quando gli Usa invasero l’Iraq con il pretesto che a Baghdad ci fossero armi di distruzione di massa. Proprio uno di protagonisti cruciali di quella guerra, che la sostenne sottoscrivendo la teoria del pericolo chimico, poi smentito, era presente al primo appuntamento del Board of Peace: l’ex premier britannico Tony Blair, che ha parlato della devastata Striscia di Gaza come un’occasione economica, sottolineandone le peculiarità che la rendono un luogo candidato a futura prosperità: “Venticinque miglia di costa mediterranea, la vicinanza a grandi mercati regionali e globali, e una popolazione giovane e dinamica con un’età mediana di 19 anni”. Toni simili sono stati usati in un video promozionale che dopo la guerra promette “un nuovo futuro” sicuro e prospero fatto di grattacieli e auto che sfrecciano su strade che ricordano le periferie americane. I video sono stati creati con l’aiuto dell’AI.

Mark Rowan, amministratore delegato di Apollo Global Management e membro del consiglio esecutivo del Board of Peace, ha evidenziato “l’enorme potenziale” della Striscia di Gaza, illustrando un piano che prevede 100.000 case per 500.000 residenti, oltre a 5 miliardi di dollari in infrastrutture”. Nel tempo, ha aggiunto, il Board prevede di costruire “400.000 case per tutta la popolazione di Gaza, con oltre 30 miliardi di infrastrutture”.

Sicurezza e la prosperità sono state promesse anche da Trump nel suo intervento conclusivo in stile comizio elettorale, prima che scattassero le note del brano YMCA dei Village People. D’altra parte le elezioni di metà mandato con cui si gioca il controllo del Congresso sono a novembre e quella canzone è la colonna sonora elettorale del presidente. Così il vice JD Vance dal podio dell’evento si e’ rivolto al popolo americano per convincerlo della bonta’ dell’iniziativa: “Siamo qui sì per salvare vite, si’ per promuovere la pace ma (l’iniziativa) crea prosperità per gli americani. I paesi rappresentati qui rappresentando migliaia di miliardi di investimenti in America che non sarebbero stati possibili senza questo presidente”. Peccato che gli alleati principali della Nato non fossero in sala.

Turismo, Club del Sole si espande sul Garda con Le Palme Lazise

Forlì, 19 feb. (askanews) – Ventinove Villaggi in otto regioni e un modello che in Italia non ha precedenti nel turismo all’aria aperta: la gestione industriale di strutture che restano di proprietà delle famiglie. Club del Sole lo porta adesso sul Lago di Garda, a Lazise.

“Con l’operazione di Lazise, continuiamo a consolidare un modello di business che sempre più vorremo riproporre e rafforzare nei prossimi anni, ovvero l’affitto d’azienda o del management di strutture di proprietà di terze persone – spiega l’Amministratore Delegato, Francesco Giondi -. E’ una tipologia di accordo che abbiamo avviato già qualche anno fa e che pensiamo possa essere una grande opportunità sia per noi sia per quelle famiglie che oggi ritengono di non avere più la volontà o il desiderio di gestire l’asset. Cercano quindi un interlocutore serio e credibile come Club del Sole in grado di riqualificare la struttura e tenerla attiva negli anni”.

La famiglia resta dunque proprietaria e Club del Sole entra, investe e gestisce. Il modello è già stato testato in diverse località fra cui Desenzano, Viareggio, Jesolo, arrivando adesso sul versante veneto del Lago di Garda. “Già da qualche anno avevamo infatti l’ambizione di riuscire a consolidare il nostro posizionamento sul lago di Garda, essendo già presenti sulla sponda lombarda, precisamente a Desenzano del Garda – prosegue Giondi -. Siamo molto contenti di aver concluso questa acquisizione a Lazise, che è adiacente al parco divertimenti di Gardaland”.

Cosa cambia, in concreto, per chi prenota? “Cerchiamo di dare al cliente un nuovo modo di prenotare, più facile, più veloce, più agile, che permette di scegliere fra un ampio ventaglio di opportunità che il territorio circostante propone – continua l’a.d. -. Allo stesso tempo cerchiamo di mettere a disposizione del cliente, durante il periodo della vacanza, il know-how di Club del Sole, soprattutto nella parte food and beverage e nell’entertainment, per offrire una vacanza Full Life Holidays a 360 gradi”.

Il Gruppo guarda già oltre Lazise: “Con questo modello – conclude Giondi – vogliamo sicuramente puntare a nuove acquisizioni nel Centro-Sud Italia e consolidare sempre più l’area del Centro-Nord. Sul fronte interno, invece, stiamo promuovendo grandi investimenti, soprattutto in Trentino-Alto Adige, dove abbiamo aggiunto in portfolio tre strutture tra il 2024 e il 2025. Inoltre, a Tenuta Primero a Grado inaugureremo quest’anno seimila metri quadri di parco acquatico, il Primero Waterland, che sarà probabilmente uno dei più grandi parchi acquatici all’interno del gruppo, con il quale ci auguriamo di offrire un’esperienza davvero eccellente, soprattutto per le famiglie”.

Dieci milioni di investimenti previsti sul Garda, una nuova acquisizione in Toscana, seimila metri quadri di parco acquatico in arrivo a Grado. Club del Sole alza il ritmo e punta a ridisegnare il turismo Open Air in Italia.

Referendum, nasce Comitato ‘La voce degli Innocenti’ per il Sì

Roma, 19 feb. (askanews) – “Invitiamo il dottor Gratteri a prendersi un caffè insieme, amichevolmente gli spiegheremo che cosa vuol dire finire in carcere da innocente”. E’ l’appello lanciato al procuratore capo di Napoli dal Comitato ‘La voce degli Innocenti’, costituito da vittime di errori giudiziari e ingiuste detenzioni, presentato oggi alla Camera, assieme a Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Giustizia e a Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente del Comitato Cittadini per il Sì.

Tra i componenti de ‘La voce degli Innocenti’ ci sono Antonio Lattanzii, Mario Tirozzi, Giuseppe Idà, Marco Sorbara, Angelo Massaro, Bruno Lago, che appoggiano la riforma della magistratura e invitano a votare ‘Sì’.

“Oggi vogliamo dare una testimonianza concreta di quello che significa l’esigenza di fare una riforma della giustizia che incide sulle persone in carne e ossa: oggi noi sentiamo polemiche, parliamo di numeri, di posizioni, di tesi, però ci dimentichiamo che dietro ogni criticità del sistema della giustizia ci sono delle persone, ci sono delle famiglie, ci sono delle storie, ci sono delle vite distrutte”, ha spiegato Costa. “C’è chi fa una distinzione e mette da una parte le persone per bene e dall’altra parte gli indagati e gli imputati. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, gli indagati e gli imputati vengono riconosciuti innocenti e sono persone perbene. Dal 1992 al 2026, sono state risarcite per ingiuste detenzioni 32.500 persone”, ha aggiunto il deputato FI.

Da parte sua Scopelliti ha ricordato come “il referendum non è la panacea di tutti i mali, non è vero che non avremo più errori giudiziari ma è un punto di partenza per correggere i comportamenti di giudici e magistrati, quelli che sono alla base di un errore giudiziario. Enzo Tortora è morto di malagiustizia ma a volte non c’è solo la morte fisica, c’è anche quella psicologica. Ecco perchè io sostengo che la magistratura italiana ha bisogno di una riforma”.

Nel corso della conferenza stampa sono intervenute anche le vittime di errore giudiziario. Massaro, operaio, ha ricordato di aver “trascorso 21 anni in carcere per un presunto omicidio, solo perché un’intercettazione è stata interpretata male e trascritta peggio”. Sorbara, consigliere regionale, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato 909 giorni dietro le sbarre per un’ingiusta detenzione. “La sentenza di primo grado era coppia incolla della memoria del Pm con gli stessi errori grammaticali e secondo voi io che cosa dovrei votare al referendum? Voto Sì, perché voglio la separazione delle carriere”. Lattanzii, ex assessore, 83 giorni di detenzione, arrestato 4 volte in due mesi sempre per lo stesso reato, ha sottolineato come “il dolore che si prova ad entrare in carcere da innocente non si può capire, è talmente immenso che ti resta dentro”. Tirozzi, commerciante di fiori, è stato recluso 792 giorni per un errore. “Mi hanno arrestato nel 2015 e dopo undici anni, malgrado sia stato assolto con formula piena, fatico ancora a riprendermi dal punto di vista lavorativo a causa del sequestro della mia attività imprenditoriale”.

E’ intervenuto ancora Costa che si è rivolto alla stampa presente. “Vorrei che qualche giornalista qui presente chiedesse a queste persone perché sono qui oggi; se ricordano il nome del Pm che li ha fatti arrestare o il nome del Gip; e che tipo di carriera hanno fatto quei magistrati. Credo che tutti facciano parte di quel 99% che ha ottenuto una valutazione di professionalità positiva dal Csm, per il quale noi portiamo assoluto rispetto. Ed è proprio perché noi portiamo assoluto rispetto per il Csm che vogliamo liberarlo dalla presenza delle correnti che lo condizionano”.

AmbrogioProfessional, tecnologia e vision per il verde del futuro

Milano, 19 feb. (askanews) – Ambrogio Robot accelera sul mercato professionale e presenta a MyPlant una nuova gamma di robot rasaerba per la gestione intelligente delle grandi aree verdi. Zucchetti Centro Sistemi, azienda italiana leader nell’innovazione tecnologica e della robotica da giardinaggio oggi anche specializzata per campi sportivi, golf club, parchi pubblici, strutture ricettive e grandi spazi aziendali. Nasce così la linea Ambrogio Professional, una gamma evoluta che integra intelligenza artificiale, navigazione satellitare RTK Cloud, sensoristica avanzata e sistemi di controllo remoto. Un prodotto che unisce prestazioni elevate, design Made in Italy – oggi riconoscibile anche dal nuovo colore nero – e un’infrastruttura digitale interamente europea, a garanzia della sicurezza dei dati.

La strategia segna un passaggio importante: Ambrogio non è solo un robot rasaerba, ma un vero partner tecnologico per i professionisti del verde, con un’offerta che punta su salute e qualità del manto erboso, sostenibilità ambientale e sicurezza degli operatori. Ne ha parlato Antonio Fattorusso, neo Direttore Generale della Divisione Robotica di Zucchetti Centro Sistemi, illustra la strategia aziendale: “L’azienda è in direzione, anche per causa di nuove innovazioni che sta facendo adesso. Ha fatto anche il pressato, è stata sempre sul posto, sul campo dei professionisti alta gamma. Anche guardando il canale con i venditori, di servizio sul posto, sicuramente andiamo ancora più forte sulla gamma professionale”.

Spazio anche a Michele Balò, Technical Sales Manager della Divisione Robotica, che ha approfondito i punti di forza tecnologici della gamma – dalla piattaforma Cloud al sistema Robot Park – e ha presentato le novità come Synt Pro, il robot dedicato alla manutenzione dei prati sintetici, già segnalato nella sezione MyInnovation. Centrale anche il tema della formazione, con l’organizzazione una Academy dedicata e di una rete di Professionisti Certificati Ambrogio Professional: “Abbiamo introdotto la gamma Professional in questo segmento di mercato perchè crediamo che i nostri punti di forza, come la lama di taglio, la vera lama di taglio a quattro punte, la durata delle batterie nei cicli di lavoro e anche il nostro cloud proprietario, con sede in Europa, possano essere dei punti unici di vendita per il mercato professionale. I nostri prodotti della gamma Professional coprono varie superfici, si va dai mille metri quadrati fino agli 80mila metri quadrati. Il nostro punto di forza, volevo ripeterlo un’altra volta, è quello proprio del cloud. E’ un cloud proprietario che riguarda la correzione della posizione dei nostri robot RTK e in più il cloud è la mente del nostro robot”.

Ambrogio Robot conferma così una visione chiara: innovazione tecnologica e competenza umana devono procedere insieme per generare efficienza, sostenibilità e valore nel mercato della manutenzione professionale del verde.

Carabinieri, Luongo: mancano 10.200 effettivi, grave carenza

Roma, 19 feb. (askanews) – L’Arma dei carabinieri ha una “grave carenza” di organico. Oltre diecimila effettivi: un deficit che “condiziona le unità operative di tutte le organizzazioni funzionali”. Il comandante generale dei carabinieri, Salvatore Luongo, ha segnalato la situazione in occasione dell’inaugurazione a Roma dell’anno accademico della Scuola ufficiali, ricordando che oggi per i militari il “carico di lavoro è già molto rilevante e in tendenziale crescita”.

“L’Arma attualmente registra una carenza di quasi 10.200 unità, corrispondente a circa l’8,5 per cento della forza prevista dalla legge. Questo deficit condiziona le unità operative di tutte le organizzazioni funzionali, chiamate oggi a sostenere un carico di lavoro che è già molto rilevante e in tendenziale crescita”, ha detto Luongo. “Per conseguire il pieno organico – ha spiegato il comandante generale – risulta auspicabile prevedere un programma pluriennale di assunzioni straordinarie: i nuovi arruolamenti, peraltro, andrebbero a mitigare un diverso ma parimenti significativo fattore condizionante, ovvero il progressivo innalzamento dell’età media del personale, che oggi è di circa 43 anni”.

Secondo Luongo, “alla luce di questa grave carenza sul piano effettivo registrata dall’Arma, si valuta anche una soluzione diversa e integrativa: l’istituzione della figura del ‘Carabiniere ausiliario della riserva volontaria’, così da disporre di personale aggiuntivo, con costi più contenuti, con un reclutamento areale e in costante rigenerazione. L’innovativa formula non intaccherebbe le facoltà assunzionali da turn over e potrebbe essere affiancata dalla previsione di ‘richiami in servizio’ in caso di emergenze specifiche. Stiamo studiando anche le soluzioni già attive in altri Paesi nelle consorelle Gendarmerie”. Il ‘buco di personale’ – è stato sottolineato – “nasce negli anni passati a seguito del blocco del turnover disposto in tempo di spending review”.

Nuovi inserimenti per l’Arma del futuro della sicurezza del Paese, dove intanto – come spiega Luongo – si registra “l’attivismo di un variegato fronte eversivo”. Davanti ad oltre 2,3 milioni di denunce l’anno (quasi l’85 oer cento del totale nazionale), nella logica di prossimità digitale e semplificazione dei servizi al cittadino, si sta sviluppando, con il contributo di Pago Pa, un nuovo sistema che permetterà di presentare denunce di smarrimento direttamente dallo smartphone sulla app Io.

"Your Favorite Toy" è il nuovo singolo dei Foo Fighters

Milano, 19 feb. (askanews) – È uscito oggi e sarà in radio dal 20 febbraio “Your Favorite Toy”, il nuovo singolo dei FOO FIGHTERS, estratto dall’omonimo nuovo album, in uscita il 24 aprile (Roswell Records/RCA Records) e disponibile da oggi in pre-order. “Your Favorite Toy” è un brano che si insinua nella mente e non la lascia più: chitarre taglienti e sinistri affondi di tastiera si intrecciano su un ritmo incalzante, mentre Dave Grohl nel ritornello dà sfogo a un nuovo timbro vocale, più graffiante e sarcastico.

Dave Grohl ha commentato: «”Your Favorite Toy” è stata davvero la chiave per definire il suono del nuovo album. È nata quasi per caso, dopo oltre un anno passato a sperimentare con sonorità diverse, e il giorno in cui ha preso forma ho capito che dovevamo seguire quella direzione. È stata la scintilla che ha dato vita all’insieme di canzoni che abbiamo registrato per questo disco. Ha un’energia nuova».

Il brano offre un primo assaggio del nuovo album della band, che oltre ad avere lo stesso nome del singolo, ne riflette appieno lo spirito, portando “Your Favorite Toy” a essere immediatamente e inequivocabilmente nello stile dei FOO FIGHTERS.

Anticipato dai singoli “Asking For A Friend” e “Your Favorite Toy”, l’album “Your favorite toy” è stato registrato interamente in casa. L’album è co-prodotto dai Foo Fighters insieme a Oliver Roman, con l’ingegneria del suono curata da Oliver Roman e il mixaggio affidato a Mark “Spike” Stent.

L’uscita di “Your Favorite Toy” segna l’inizio del gigantesco “Take Cover World Tour” dei Foo Fighters, che prenderà il via il 10 giugno all’Unity Arena di Oslo, dopo due date da headliner nei festival statunitensi Welcome to Rockville e Bottlerock.

I Foo Fighters porteranno il loro “Take Cover World Tour” in Italia per un’unica imperdibile tappa agli I-DAYS MILANO Coca-Cola, domenica 5 luglio 2026, all’Ippodromo SNAI LA MAURA.

Ad aprire la data due band molto amate dal pubblico e dalla critica: gli IDLES e i FAT DOG.

Stefano Bollani, esce il 20 marzo il nuovo disco "Tutta Vita Live"

Roma, 19 feb. (askanews) – Esce il 20 marzo per Ponderosa Music Records, “Tutta Vita Live” di Stefano Bollani con la formazione All Stars. Un disco registrato dal vivo durante il concerto al Teatro Politeama Rossetti di Trieste il 17 febbraio 2025, momento culminante dell’opera filmica coprodotta dalla coppia d’arte e di vita, Valentina e Stefano, e di prossima distribuzione per Lucky Red.

Nel nuovo album, come già nel film “Tutta Vita”, ci sono quindi le “All Stars”: Stefano Bollani (Piano); Enrico Rava (Flugelhorn); Paolo Fresu (Flugelhorn and multieffects); Daniele Sepe (Saxophones and Flutes); Antonello Salis (Accordion); Ares Tavolazzi (Double Bass); Roberto Gatto (Drums); Matteo Mancuso (Guitar); Christian Mascetta (Guitar) e Frida Bollani Magoni (Piano and Voice).

Il documentario “Tutta Vita” di Valentina Cenni, presentato all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, nasce dalla voglia di raccontare l’improvvisazione jazz come atto di vita, come spazio di relazione, di ascolto, di libertà. Per fare questo, Valentina Cenni chiede a Bollani di riunire insieme a lui per una settimana, in una dimora storica di Gorizia, grandi artisti come Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto ma anche tre giovani talenti: Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni, in arte Frida. Un tempo sospeso in una terra di confine per vivere e condividere quella musica che per sua stessa natura non ha confini: il jazz. Una condivisione che non è soltanto fra i musicisti ma soprattutto tra i musicisti e gli spettatori, perché lo sguardo curioso ma discreto e rispettoso di Valentina Cenni mette a disposizione del pubblico questa straordinaria quotidianità dell’ensemble – giorni e notti fatti di musica, di dialoghi, battute, giochi, prove e improvvisazioni – facendo cogliere a chi guarda il momento esatto in cui il processo creativo trova forma, la musica nasce e poi approda sul palco.

Nel frattempo, alle date già annunciate con il progetto Tutta Vita Live – Stefano Bollani All Stars che a ogni data riunisce questo strabiliante parterre de rois di mostri sacri del jazz e non solo – il 6 giugno alla Rocca Brancaleone di Ravenna per il Ravenna Festival, il 29 giugno nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” a Roma, il 6 luglio all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (BS), il 9 luglio a Perugia per Umbria Jazz – si aggiungono due nuovi appuntamenti che portano sul palco progetti diversi dell’eclettico musicista milanese: il 28 maggio Bollani ritorna al Teatro Politeama Rossetti di Trieste (dove lo scorso anno ha debuttato il progetto Tutta Vita Live) ma questa volta in piano solo; e il 18 luglio in Piazza del Campo a Siena con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la direzione di Daniel Harding.

Quella del 28 maggio a Trieste, nell’ambito della XIX stagione di Note nuove organizzata da Euritmica, è una nuova tappa del tour Piano Solo, uno spettacolo che rinasce ogni sera con un repertorio sempre inaspettato in cui il flusso musicale è governato dall’estro del momento, saltando fra i generi e le epoche, dalla musica classica al jazz ai ritmi sudamericani, da Poulenc a Lucio Dalla passando per Frank Zappa: un grande gioco musicale dove a condurre sono l’improvvisazione, creatività e una grande chimica con il suo pubblico, ogni volta chiamato a comporre insieme all’artista il programma della serata con le proprie imprevedibili richieste.

Il 18 luglio nella cornice unica di Piazza del Campo a Siena Stefano Bollani, in occasione dell’anteprima di Chigiana International Festival & Summer Academy 2026, sarà invece ospite dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Daniel Harding per l’ormai celebre Concerto per l’Italia, uno degli appuntamenti più attesi della stagione estiva, nato nel 2021 grazie alla volontà dell’Accademia Chigiana di celebrare il ritorno alla musica dal vivo dopo il periodo della pandemia. Il programma del concerto verrà annunciato nelle prossime settimane.

FnV, Vannacci verso il gruppo Ens, martedì a Bruxelles conferenza stampa

Roma, 19 feb. (askanews) – Sarebbe imminente l’ingresso di Roberto Vannacci nel gruppo Europa delle Nazioni sovrane, gruppo di estrema destra del Parlamento Europeo.

L’europarlamentare fuoriuscito dalla Lega e momentaneamente iscritto come indipendente, terrà una conferenza stampa martedì 24 febbraio a Bruxelles alle 9,30 insieme ai co-presidenti del gruppo ENS, il tedesco René Aust, esponente di Afd, e il polacco Stanislaw Tyszka, esponente del partito Confederazione Libertà e indipendenza.

Oggetto dell’appuntamento “i recenti sviluppi” sul gruppo Esn.

Formula1, Leclerc: "Tutti nascondono il potenziale"

Roma, 19 feb. (askanews) – Charles Leclerc è intervenuto in conferenza nel Day-2 di test in Bahrain: “Credo che tutti stiano nascondendo il vero potenziale. Abbiamo avuto giornate di test che sono filate relativamente lisce, penso sia stata una preparazione molto buona per la prima gara. La partenza è molto importante, lo abbiamo tenuto in mente quando abbiamo esaminato il regolamento. È ancora piuttosto complicato per tutti, magari noi siamo in una situazione un po’ migliore e sono contento sia così. Mi piacciono i weekend con la Sprint ma non mi piacerebbe vederlo standardizzato in futuro. Per me 6 è il numero ideale”

Zelensky esclude il ritiro delle truppe ucraine dal Donbass

Roma, 19 feb. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha respinto l’ipotesi di ritirare le truppe dal Donbass nell’ambito dei negoziati di pace con la Russia, sottolineando in un’intervista all’agenzia giapponese Kyodo le profonde divergenze tra Kiev e Mosca sulle condizioni per porre fine alla guerra.

La Russia vuole il pieno controllo del Donbass e chiede che le nostre forze si ritirino, questo non accadrà, ha affermato Zelensky, ribadendo la linea ucraina mentre i colloqui restano in stallo. Il presidente ha riconosciuto che la situazione sul campo è difficile: “Siamo in un periodo complicato di questa guerra. Stiamo combattendo per il fianco est del nostro paese. Lì il nemico sta avanzando, perché siamo carenti di brigate ben addestrate”.

Zelensky ha spiegato che Kiev aveva chiesto ai partner ù l’addestramento e l’equipaggiamento di fino a 14 brigate, ma che “di 14 brigate di cui abbiamo parlato con i nostri partner, due sono ben addestrate e armate. Ne abbiamo chieste 10, ne avremmo volute 14. Le nostre riserve non sono sufficienti, ecco perché la Russia ha potuto avanzare nell’Est”.

Il leader ucraino ha anche ridimensionato le cifre sulle perdite, contestando la stima di 80mila soldati uccisi: il numero reale sarebbe “molto inferiore”. Accusando Mosca di usare tattiche da “tritacarne” con scarso riguardo per le perdite, ha sostenuto che da settembre il rapporto tra caduti ucraini e russi è “uno a otto”. In dicembre Zelensky aveva indicato in circa 43mila i militari ucraini morti dall’inizio dell’invasione nel febbraio 2022.

Roma, 19 feb. (askanews) – Sul piano politico-diplomatico, il presidente ha lasciato intravedere una flessibilità rispetto alla linea originaria di riconquista totale dei territori occupati. Kiev “dovrà trovare soluzioni diplomatiche” per alcune aree come la Crimea, ha ammesso, riconoscendo implicitamente che la forza militare attuale non è sufficiente per recuperarle. L’obiettivo strategico resta tuttavia l’adesione alla Nato, definita “l’unico modo” per impedire future aggressioni russe.

Zelensky ha inoltre evocato il rischio di un ampliamento del conflitto con il coinvolgimento diretto della Corea del Nord, che secondo Kiev ha già fornito a Mosca oltre 100 missili balistici, almeno 60 dei quali impiegati contro l’Ucraina. I soldati nordcoreani, ha avvertito, potrebbero essere inviati al fronte come “carne da cannone” e acquisire esperienza operativa su missili, droni e guerra elettronica: competenze che “torneranno in Corea del Nord e costituiranno quasi certamente una minaccia per la sicurezza dell’Asia orientale”.

In questo contesto, Zelensky ha espresso aspettative di cooperazione militare con il Giappone, in particolare sul trasferimento di tecnologie per veicoli navali senza equipaggio. Il presidente ha sottolineato che i missili nordcoreani utilizzati dalla Russia contengono componenti prodotti anche in paesi terzi, tra cui Cina, Germania, Giappone e Stati uniti, segnalando l’interconnessione globale delle catene tecnologiche militari.

Pur mantenendo ferme le posizioni territoriali, Zelensky ha insistito sulla volontà di porre fine alla guerra: “Tutti in Ucraina vogliono che questa guerra finisca il più rapidamente possibile”. Ha aggiunto che la sua posizione di fondo coincide con quella del presidente statunitense Donald Trump e che intende mantenere stretti contatti con il suo team, mentre a Washington cresce lo scetticismo sull’adesione ucraina alla Nato. Il possibile allineamento tra Kiev e la futura linea americana appare, nelle sue parole, un fattore decisivo per qualsiasi accordo di pace.

Animazione, "Cartoons on the Bay" dal 27 al 30 maggio a Pescara

Roma, 19 feb. (askanews) – Tre decenni di racconto e valorizzazione della creatività digitale che hanno fatto la storia dell’animazione in Italia e costruito il prestigio internazionale di un riconoscimento Rai alle eccellenze di settore. Cartoons on the Bay – International Animation and Transmedia Festival festeggerà i suoi primi trent’anni di vita con una speciale edizione celebrativa in programma dal 27 al 30 maggio 2026, anche quest’anno ospitata negli spazi dello storico edificio Aurum oltre che in altri luoghi nevralgici della città di Pescara.

Il Paese ospite di questa edizione sarà il Belgio. Il Festival è promosso dalla Rai e organizzato da Rai Com, in collaborazione con la Regione Abruzzo e il Comune di Pescara. La direzione artistica è affidata da quest’anno al giornalista culturale Adriano Monti Buzzetti.

Cuore del Festival sono i Pulcinella Awards, articolati nelle categorie: Preschool TV Show (2-4), Upper Preschool TV Show (4-6), Kids TV Show (7-11), Youth TV Show (11+), Interactive Animation, Short Film e Feature Film. Le opere in concorso saranno selezionate e votate da due giurie internazionali.

Sarà possibile iscriversi al concorso fino al 16 marzo attraverso la pagina Call for entry del sito www.cartoonsbay.rai.it. È in preparazione un ricco programma di eventi dedicati all’industria dell’animazione, ai giovani talenti italiani del settore, alle scuole, alle famiglie e al pubblico della città di Pescara, della regione Abruzzo e di tutti gli appassionati.

“La trentesima edizione di Cartoons on the Bay” – dice il Direttore Artistico di Cartoons on the Bay, Adriano Monti Buzzetti – “omaggia la storia e l’identità di un Festival che affonda le sue radici nella grande tradizione dell’animazione italiana e internazionale, ma che al contempo volge lo sguardo al futuro con una visione rinnovata. In questa prospettiva l’anniversario diventa anche una sorta di nuovo inizio a cui ispirarsi per intercettare nuove platee e intensificare il dialogo con l’innovazione tecnologica e creativa, per essere sempre più un luogo strategico di incontro tra industria, autori, nuovi talenti e giovani spettatori. Cartoons on the Bay si conferma una piattaforma viva, proiettata in avanti, dove si costruiscono le immagini e le narrazioni di domani”.

Il portavoce Roma Pride eletto co-chair del Global Advisory Council

Roma, 19 feb. (askanews) – Mario Colamarino, portavoce del Roma Pride e presidente del Circolo Mario Mieli, è stato eletto co-chair del Global Advisory Council (GAC) – Regione 14 di InterPride, l’organismo internazionale che riunisce le organizzazioni Pride a livello globale e coordina la rappresentanza regionale all’interno della rete mondiale. Lo rende noto il Circolo Mario Mieli in un comunicato.

Colamarino – prosegue il testo – condividerà il mandato con il collega spagnolo Juan Carlos Alonso Reguero, rappresentando la Regione 14 che comprende Italia, Spagna, Portogallo, Malta, Principato di Monaco, San Marino, Andorra e Gibilterra.

Il Global Advisory Council è l’organo strategico attraverso cui le regioni contribuiscono alla definizione degli orientamenti politici e delle priorità programmatiche di InterPride, rafforzando la cooperazione internazionale e il sostegno al movimento LGBTQIA+ a livello globale.

“Desidero ringraziare tutte le organizzazioni Pride della Regione 14 che hanno scelto di sostenermi – ha dichiarato Colamarino -. Questa elezione è un risultato collettivo, che nasce dal lavoro di rete, dalla fiducia reciproca e dalla visione condivisa che in questi anni abbiamo costruito insieme”.

L’elezione assume un significato particolare anche in vista di un appuntamento storico: nel 2027 Roma ospiterà il Congresso Mondiale di InterPride, che riunirà nella capitale centinaia di organizzazioni Pride provenienti da tutto il mondo, ritenuto un momento centrale di confronto politico e strategico per il movimento LGBTQIA+ internazionale.

Tra gli obiettivi del mandato, spiegano gli addetti ai lavori, rafforzare il coordinamento tra i Pride della Regione 14, valorizzare le buone pratiche, sostenere le realtà più esposte e contribuire a una visione inclusiva, autorevole e realmente internazionale di InterPride.

Board of Peace, Trump: è il Comsiglio più prestigioso, ma c’è chi fa il furbo

Washington, 19 feb. (askanews) – “Credo che” questo sia il Consiglio (Board, Ndr) più importante. Certamente, in termini di potere e prestigio, non c’è mai stato nulla di simile, perché questi sono i più grandi leader mondiali. Quasi tutti sono stati accettati, e quelli che non lo sono stati lo saranno. Alcuni stanno facendo un po’ i furbi”, ma “non funziona, non puoi fare il furbo con me. Ma” alla fine “si uniranno tutti”, “la maggior parte di loro lo farebbe immediatamente”. Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump nel suo discorso di apertura della riunione inaugurale del Board of Peace.

E poi, ha proseguito Trump, “ci sono alcuni che non vogliamo davvero perché sono un problema. Prendiamoci cura di loro. Ma questo è il Board più prestigioso mai creato. Ho visto dei consigli aziendali fantastici” ma “sono noccioline in confronto a questo consiglio”.

Board of Peace, Trump: è il Comsiglio più prestigioso, ma c’è chi fa il furbo

Washington, 19 feb. (askanews) – “Credo che” questo sia il Consiglio (Board, Ndr) più importante. Certamente, in termini di potere e prestigio, non c’è mai stato nulla di simile, perché questi sono i più grandi leader mondiali. Quasi tutti sono stati accettati, e quelli che non lo sono stati lo saranno. Alcuni stanno facendo un po’ i furbi”, ma “non funziona, non puoi fare il furbo con me. Ma” alla fine “si uniranno tutti”, “la maggior parte di loro lo farebbe immediatamente”. Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump nel suo discorso di apertura della riunione inaugurale del Board of Peace.

E poi, ha proseguito Trump, “ci sono alcuni che non vogliamo davvero perché sono un problema. Prendiamoci cura di loro. Ma questo è il Board più prestigioso mai creato. Ho visto dei consigli aziendali fantastici” ma “sono noccioline in confronto a questo consiglio”.

Lavoro, al via la seconda fase del bando "Prospettive"

Roma, 19 feb. (askanews) – Accrescere le competenze digitali di persone disoccupate e inattive (34 – 67 anni) per consentire la riqualificazione professionale e l’inserimento nel mercato del lavoro. Questo l’obiettivo di “Prospettive+” – seconda fase del bando “Prospettive” – promosso dal Fondo per la Repubblica Digitale. Il bando mette a disposizione 25 milioni di euro.

LO SCALE-UP. Il Piano Strategico 2025-2026, delineato dal Comitato di indirizzo strategico del Fondo per la Repubblica Digitale, ha stabilito, infatti, la realizzazione dello scale-up di bandi già realizzati attraverso la pubblicazione di nuove opportunità aperte a tutti gli stakeholder interessati. In questo caso, i progetti già sostenuti nell’ambito di “Prospettive” che hanno dimostrato maggiore impatto nella fase sperimentale riceveranno una premialità per il nuovo bando. L’obiettivo di “Prospettive+’ è sostenere – rispetto alla prima edizione – un numero limitato di progetti, di maggiori dimensioni in termini di risorse economiche assegnate, di beneficiari raggiunti e di raggruppamenti proponenti e consegnare al decisore pubblico le migliori pratiche in termini di efficacia e impatto generato.

IL CONTESTO ITALIANO. Secondo i più recenti dati Eurostat pubblicati a dicembre 2025, l’Italia registra un netto miglioramento rispetto alle competenze digitali: la quota di popolazione tra i 16 e i 74 anni con competenze digitalidi base sale dal 45,7% al 54,2%. Si tratta del secondo incremento più alto nell’UE, dopo la Danimarca, che consente al Paese di ridurre sensibilmente il divario con la media europea, pari a circa 60%. Nonostante il trend positivo, permangono ancora divari significativi che si accentuano con l’età e con il livello di istruzione: nella fascia 35-54 anni le competenze digitali di base riguardano il 78,3% dei laureati, ma solo il 25,7% di chi ha al massimo un titolo di istruzione secondaria inferiore, con effetti diretti sulle possibilità di rientro nel mercato del lavoro per chi è fuori dall’occupazione. La fragilità di disoccupati e inattivi è aggravata anche dalle disuguaglianze territoriali. I livelli più elevati di competenze digitali si registrano nella Provincia autonoma di Trento (56,8%), in Lombardia (53,4%), in Emilia-Romagna e nel Lazio (51,5%), mentre le percentuali più basse si osservano in Calabria (32,2%) e Campania (32,5%), ampliando il divario nelle opportunità di reinserimento lavorativo tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Nonostante la domanda di profili digitali sia in forte crescita – con oltre 222.000 annunci per professioni ICT nel biennio più recente e una quota di specialisti ICT pari al 4% degli occupati, contro il 5% della media UE – l’offerta di lavoratori adeguatamente formati resta insufficiente. Questo disallineamento si riflette anche nella struttura del lavoro esistente: solo il 37,1% degli occupati utilizza strumenti digitali per almeno metà del proprio tempo di lavoro, rispetto al 41,2% nella UE, indicando una diffusione ancora limitata delle competenze digitali nei contesti produttivi. In questo contesto, le carenze di competenze contribuiscono a rendere più difficile l’ingresso e il reinserimento nel mercato del lavoro, soprattutto per disoccupati e inattivi. Il quadro occupazionale conferma queste fragilità: a novembre 2025 il tasso di occupazione in Italia è pari al 62,6%, con un tasso di disoccupazione del 5,7% e una quota di inattivi ancora molto elevata, pari al 33,5% della popolazione in età lavorativa, con un’incidenza maggiore tra donne e adulti che non cercano attivamente un impiego.

A incidere negativamente è anche la partecipazione ancora limitata alla formazione continua: nel 2022 circa il 35,7% delle persone tra i 25 e i 64 anni ha preso parte ad attività di lifelong learning, comprensive di formazione formale (corsi universitari o equivalenti) e non formale (corsi brevi, seminari, apprendimento sul lavoro), con una crescita stimata tra il 39% e il 41,5% nel 2024-2025 secondo dati INAPP ed Eurostat. Nonostante il progresso, il tasso resta inferiore all’obiettivo UE del 47% fissato per il 2025, riducendo le opportunità di aggiornamento soprattutto per disoccupati e inattivi, che rischiano di rimanere esclusi dai processi di innovazione e trasformazione produttiva. In questo scenario, investire nel rafforzamento delle competenze digitali delle persone disoccupate e inattive è una priorità strategica per aumentare l’occupabilità, favorire il reinserimento lavorativo e ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali, contribuendo alla sostenibilità economica e sociale del Paese.

Per Alessio Butti, Sottosegretario di Stato con delega all’Innovazione tecnologica: “Per il Governo investire nelle competenze digitali rappresenta una priorità strategica per il futuro dell’Italia. In un momento storico caratterizzato da profonde trasformazioni tecnologiche e dalla crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale, il rafforzamento di un solido patrimonio di competenze è una condizione essenziale per garantire piena partecipazione alla vita del Paese e sostenere uno sviluppo economico e sociale duraturo. Promuovere l’inclusione digitale significa mettere ogni cittadino nelle condizioni di essere protagonista della vita democratica e di cogliere le opportunità offerte dall’innovazione. In questa direzione si inserisce il sostegno del Dipartimento per la Trasformazione Digitale all’azione e al ruolo del Fondo per la Repubblica Digitale e in particolare al nuovo bando rivolto a disoccupati e inattivi, il cui obiettivo è consolidarne le competenze, favorirne la riqualificazione professionale e accompagnarne l’ingresso nel mercato del lavoro. Un’azione concreta per ridurre il divario digitale e costruire un’Italia più moderna e competitiva”.

Per Giovanni Azzone, Presidente di Acri: “Con questo nuovo bando il Fondo Repubblica Digitale prosegue l’impegno per contribuire a ridurre il divario di competenze digitali nel Paese. La diffusione delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale rende sempre più necessario un aggiornamento continuo, ma non tutti hanno le stesse possibilità di accedervi, con il rischio di acuire le disuguaglianze già esistenti. Le prime evidenze della valutazione d’impatto sui progetti finora sostenuti dal Fondo indicano risultati positivi, sia nel rafforzamento delle competenze sia nelle opportunità di inserimento lavorativo. Le Fondazioni di origine bancaria confermano dunque la loro fiducia in un’iniziativa che contribuisce a sperimentare soluzioni efficaci per rendere più equo l’accesso alle nuove competenze digitali.”

Per Giovanni Fosti, Presidente del Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale: “Con il bando Prospettive+, il Fondo per la Repubblica Digitale prosegue nel proprio impegno per un Paese più giusto e inclusivo, in cui la transizione digitale non lasci indietro nessuno. Le persone disoccupate e inattive non sono semplici destinatarie degli interventi, ma protagoniste di un percorso di crescita collettiva che riconosce il valore di ogni cittadina e cittadino. La nuova fase di scale-up punta a consolidare e valorizzare le esperienze più efficaci, mettendo a disposizione del decisore pubblico modelli solidi e replicabili su scala nazionale. In questo quadro, la collaborazione tra Governo e Fondazioni di origine bancaria rappresenta un pilastro essenziale per costruire una visione di lungo periodo e mobilitare le risorse necessarie a ridurre i divari sociali e territoriali che ancora segnano il nostro Paese.”

PROSPETTIVE+. C’è tempo fino al 15 maggio 2026 per presentare progetti, attraverso il portale Re@dy da parte di enti del terzo settore, soggetti privati senza scopo di lucro e soggetti pubblici. Le proposte devono essere presentate da partenariati costituiti da un minimo di tre fino a un massimo di otto soggetti. Il bando mette a disposizione 25 milioni di euro e mira a sostenere progetti in grado di rafforzare le competenze digitali di persone disoccupate e inattive, tra i 34 e i 67 anni, al fine di consentirne la riqualificazione professionale e l’inserimento nel mercato del lavoro.

COS’È IL FONDO. Il Fondo per la Repubblica Digitale è una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio – Acri), che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR e dal PNC ed è alimentato da versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali viene riconosciuto un credito di imposta. Il Fondo seleziona e sostiene progetti di formazione e inclusione digitale per diversi target della popolazione come NEET, donne, disoccupati e inattivi, lavoratori a rischio disoccupazione a causa dell’automazione, studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado, operatori dell’economia sociale, persone detenute e in condizioni di vulnerabilità e cittadini. L’obiettivo è sperimentare progetti di formazione e inclusione digitale e replicare su scala più vasta quelli ritenuti più efficaci in modo tale da offrire le migliori pratiche al Governo affinché possa utilizzarle nella definizione di future politiche nazionali. Per maggiori informazioni fondorepubblicadigitale.it.

Usa, dazi "flop": deficit commercio 2025 quasi immutato a 901 mld

Roma, 19 feb. (askanews) – A dispetto dei dazi commerciali varati dall’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 con un deficit commerciale quasi invariato a 901,5 miliardi di dollari, appena 2,1 miliardi in meno dei 903,5 miliardi del 2024. Lo riporta l’ufficio di analisi economica del Dipartimento Usa del commercio. Il disavanzo commerciali resta non lontano dal picco precedente, che risale agli anni ’60.

Le esportazioni sono aumentate di quasi 200 miliardi, a quota 3,432 miliardi, ma anche le importazioni sono salite in misura quasi analoga: 198 miliardi di dollari in più a 4.334 miliardi.

L’amministrazione federale riporta che i maggiori deficit commerciali sono quelli verso l’insieme dell’Unione Europea (219 miliardi) seguita da Cina (202 miliardi), Messico (197 miliardi) e Vietnam (178 miliardi). Con l’Italia gli Usa hanno chiuso il 2025 in disavanzo per 30,8 miliardi di dollari.

Francia, palazzo Chigi: stupore per parole Macron, da Meloni cordoglio

Roma, 19 feb. (askanews) – “A Palazzo Chigi sono state accolte con stupore le dichiarazioni del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso il suo profondo cordoglio e la sua costernazione per la drammatica uccisione del giovane Quentin Deranque e ha condannato il clima di odio ideologico che sta attraversando diverse nazioni europee. Dichiarazioni che rappresentano un segno di vicinanza al popolo francese colpito da questa terribile vicenda e che non entrano in alcun modo negli affari interni della Francia”. E’ quanto fanno sapere fonti di palazzo Chigi.

Macron a Meloni: basta commentare cioè che accade a casa degli altri

Roma, 19 feb. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato la premier Giorgia Meloni a “smettere di commentare quello che accade a casa degli altri”, riferendosi alla morte di Quentin Deranque, il giovane attivista nazionalista picchiato a morte a Lione. Commentando un post di Meloni sulla vicenda, a margine della visita in India Macron ha prima detto di essere stupito dal fatto che “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese,sono sempre primi a commentare quello che avviene altrove”. Poi ha aggiunto: “lasciate che ognuno se ne stia a casa sua e le pecore saranno ben custodite”. Su X è stato postato un video che riprende queste affermazioni.

La Russa: la penso come Mattarella, serve confronto civile referendum

Roma, 19 feb. (askanews) – “Io non sono Mattarella, sono molto, molto, molto meno, ma è quello che vado ripetendo da tempo. Io credo che la campagna sul referendum, perché credo che a questo si riferisse il Presidente, debba essere condotta sui temi tecnici, sui temi relativi al contenuto della riforma, che può piacere, può non piacere, ma non bisogna travisarla, non bisogna dare a questa riforma il senso e i contenuti che non ha”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa commentando, a margine della visita al Treno del ricordo che oggi fa tappa alla Stazione Ostiense di Roma, le parole del capo dello Stato ieri al CSM.

“Bisogna capire che c’è un provvedimento sottoposto al giudizio degli italiani che vuole separare i pubblici ministeri dai giudicanti e che vuole che il CSM sia costruito non col voto dei parlamentari da un lato e dall’altro lato dei giudici, ma per sorteggio. Questa è la materia. Su questo mi piacerebbe che civilmente ci si confrontasse, non su altro”, ha concluso La Russa.

La Russa: “Su Sea Watch d’accordo con Meloni, una sentenza abnorme”

Roma, 19 feb. (askanews) – “Ho visto il post della presidente del Consiglio Meloni e mi trovo pienamente d’accordo e la ringrazio per non aver avuto esitazione a denunziare un qualche cosa che ci sembra soprattutto assurdo”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa parlando della sentenza di risarcimento alla nave Sea Watch stigmatizzata mercoledì 18 febbraio dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

A margine della visita al Treno del ricordo alla stazione Ostiense a Roma La Russa ha sottolineato: “Non deve entrare nella polemica referendaria o cose del genere, ma credo che vada stigmatizzato un provvedimento che rende sempre più difficile fare rispettare le leggi in Italia. Credo che sia sotto gli occhi di tutti l’abnormità, secondo me, di una sentenza che vuole premiare chi aveva speronato una nave italiana delle forze dell’ordine”.

Sanremo, Raf: “Ho anche ricordi non proprio piacevoli, ma è gioia”

Milano, 19 feb. (askanews) – Raf sarà tra i protagonisti della 76esima edizione del Festival di Sanremo 2026 in gara con il brano “Ora e per sempre”, una ballad romantica e introspettiva che arriva dritta al cuore scritta a quattro mani con il figlio Samuele Riefoli. Raf si presenta in gara dopo 11 anni dal suo ultimo Sanremo: è la quinta partecipazione al Festival per il cantautore tra i più acclamati e padre del pop in Italia.

“Sanremo vuol dire tensione, emozione, al tempo stesso gioia, voglia di esserci. Sanremo unisce tutta l’Italia da tanti anni con alti e bassi, ma comunque c’è sempre stato. Ed è un momento molto importante per gli italiani, ma poi è guardato anche all’estero. Ed è un palcoscenico importante se hai un progetto nuovo, un progetto di un album di inediti, se hai un tour. È importante perché hai modo di parlare anche di questo. Quindi, sì, io ho dei ricordi, ma anche non proprio piacevoli perché lì è capitato negli anni che la classifica della gara non era a mio favore, ma poi quelle stesse canzoni sono diventate delle grandi hit che poi durano nel tempo. Questa è la cosa che io mi aspetto, che è la cosa più importante al di là della gara”.

Raf, all’anagrafe Raffaele Riefoli, torna sul palco del Teatro Ariston è una confessione sincera trasformata in musica. Non è solo una canzone, è un insieme di fotogrammi di vita vissuta, è un racconto autobiografico che prende forma attraverso parole cariche di verità.

“Il testo nasce da un bigliettino trovato in un cassetto proprio nei giorni quando pensavo al testo. Mi è capitato che questo biglietto era il ritaglio di un quaderno del lontano ’96 che non era altro che la classica promessa di matrimonio che il sacerdote ti fa leggere, devi imparare memoria, poche righe che si concludono con finché morte non vi separi. Era scritto in spagnolo perché io e Gabriella ci siamo sposati a Cuba appunto nel ’96 e quella frase finale a me sembrava troppo malinconica allora l’ho sbarrata con una matita e ho scritto sotto sempre a matita in spagnolo. Ora e per sempre. Quella frase mi sono detto dopo averlo ritrovato, ho letto quella frase e ho detto, beh, mi sembra il titolo della canzone. Il titolo ce l’ho. Ora vado avanti col testo.

Per Raf un ritorno che ha il sapore di una sfida, un nuovo capitolo della sua carriera ultra quarantennale, segnata ora dal ritorno in Warner Records / Warner Music Italy.

“Vivo serenamente questo momento, voglio divertirmi e ce la metterà tutta affinché sia così. Voglio che questo Sanremo sia nell’album dei mie ricordi più belli – commenta Raf – Ora e per sempre è la storia d’amore di due persone che si sono conosciute verso la fine degli anni ’80 e che continuano a vivere insieme, confrontandosi con un mondo che è completamente cambiato e che loro non avrebbero mai potuto immaginare così. Questo amore che attraversa gli anni è contestualizzato rispetto a quello che è la realtà”.

In occasione della serata delle cover, venerdì 27 febbraio sul palco dell’Ariston Raf duetterà con i The Kolors sulle note di “The Riddle”, una hit degli anni ’80, della pop star britannica Nik Kershaw.

Dopo l’esperienza sanremese, Raf si dedicherà all’attività in studio per registrare il suo nuovo album e si appresterà a vivere una calda estate di live in tutta Italia del tour “Infinito – Estate 2026”, organizzato da Friends & Partners in collaborazione con Girotondo srl e MOMY RECORDS.

La Russa esprime “solidarietà” ai giornalisti di Fanpage sfruttati

Roma, 19 feb. (askanews) – “Non so se ci sono qui giornalisti di Fanpage. Ho letto una notizia che faceva riferimento a un loro sfruttamento del lavoro. Fedele a quello che abbiamo sempre detto, noi siamo dalla parte di chi lavora e merita una retribuzione adeguata. Quindi piena solidarietà ai giornalisti di Fanpage”. Lo ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa arrivando alla cerimonia del treno del ricordo alla stazione Ostiense di Roma.

Il Papa nei prossimi mesi andrà anche a Lampedusa

Roma, 19 feb. (askanews) – La Prefettura della Casa Pontificia ha reso noto il programma delle visite Pastorali di Papa Leone XIV programmate in Italia nei prossimi mesi.

In particolare, come riferisce la Sala stampa vaticana, questo è il programma previsto: – 8 maggio (1 anniversario del suo pontificato) venerdì: mattina a Pompei: Santa Messa e supplica alla Madonna, pranzo; pomeriggio a Napoli: Cattedrale: incontro con Clero e Religiosi-Piazza Plebiscito-incontro con la cittadinanza; – 23 maggio sabato: mattina ad Acerra incontro con i fedeli delle Terre dei Fuochi; – 20 giugno sabato: pomeriggio a Pavia; – 4 luglio sabato: mattina a Lampedusa; – 6 agosto giovedì: mattina a Santa Maria degli Angeli ad Assisi, incontro con i giovani riuniti nel Centenario del Transito di San Francesco; Santa Messa; – 22 agosto sabato: pomeriggio a Rimini incontro con i partecipanti al 47mo Meeting per l’amicizia fra i popoli-Santa Messa con i Fedeli della Diocesi.

Tajani a Washington per riunione Board of Peace: Lavoriamo per la pace

Washington, 19 feb. (askanews) – “Assolutamente no”: l’Italia non può restare ai margini di questo processo di pace. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani al suo arrivo a Washington, dove oggi parteciperà alla prima riunione del Board of Peace.

“Abbiamo visto – ha spiegato Tajani – che Paesi come la Germania, il Regno Unito, la Norvegia e tanti altri Paesi europei partecipano da osservatori a questa riunione” del Board of Peace, “dove si parla del futuro di Gaza. Noi lavoriamo per la pace, non si tratta di stare a favore di uno o contro qualcun altro. Noi lavoriamo esclusivamente per la pace”.

“Prima della riunione – ha aggiunto il ministro degli Esteri – vedrò anche l’Alto rappresentante della ricostruzione che è un mio ex collega al Parlamento europeo, il bulgaro”, Nickolay Mladenov, “e vedremo cosa potremo fare anche noi italiani.

“Pensiamo di preparare un nostro piano finanziario, confermiamo la decisione di inviare i carabinieri per la formazione della polizia gazawa in Giordania e confermiamo la nostra presenza anche a Gerico con i Carabinieri per la formazione della polizia della Cisgiordania e la nostra presenza con i Carabinieri a Rafah. Quindi l’Italia sarà presente alla ricostruzione, perché è vitale la stabilizzazione di quel territorio”.

“Noi siamo qui per costruire pace, per lavorare, come abbiamo sempre fatto in questi anni, per aiutare la popolazione palestinese con l’obiettivo di avere due popoli e due Stati”, ha ribadito Tajani.

Bce, Cipollone: "Lagarde non sta pensando di fare le valigie"

Roma, 19 feb. (askanews) – Piero Cipollone è tornato a smentire le ipotesi di stampa di una uscita anticipata da Christine Lagarde dalla Presidenza della Bce. “La presidente Lagarde è pienamente coinvolta a dirigerci come sempre, con la sua mano ferma ma gentile. Con una grande visione negli interventi pubblici che ha rilasciato negli ultimi tempi, che non lasciano presagire, almeno dal mio punto di vista, nessuna intenzione in tal senso”, ha detto durante una audizione al Senato.

“Io non ho nessuna informazione riservata, sto a quello che vedo tutti i giorni – ha proseguito – che è un impegno continuo della presidente a dirigerci come sempre, a guidare la Bce come sempre. E i suoi ultimi interventi pubblici non lasciano presagire nessuna intenzione in questo senso. Anzi mi pare che sia molto impegnata nello spingere sulla Unione di risparmi e degli investimenti. Non mi sembra un atteggiamento di chi sta pensando di fare le valigie”.