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"Human Rights Film Fest", al via con talk e documentari su Palestina

Roma, 9 set. (askanews) – Dal 9 al 13 settembre 2026 torna a Roma la seconda edizione di “Human Rights Film Fest”, ideato da Iuliia Vdovina e organizzato da Ars Mundi APS. Per cinque giorni il Parco del Torrione Prenestino si trasformerà in uno spazio di confronto e partecipazione, dove il cinema sarà strumento di conoscenza, memoria e difesa dei diritti umani.

Il programma propone cinque serate tematiche dedicate a Palestina, Sudan, Afghanistan, Myanmar e ai popoli indigeni dell’Amazzonia, con documentari premiati a livello internazionale, incontri con giornalisti, registi, ricercatori e attivisti e il SHORTS FOR RIGHTS – Concorso Internazionale di Cortometraggi per i Diritti Umani.

La call ha raccolto oltre 180 opere provenienti da più di 50 Paesi: i dieci finalisti saranno proiettati durante il festival e i vincitori verranno annunciati il 12 settembre.

L’apertura, il 9 settembre, sarà dedicata alla Palestina, con il talk “Palestina oggi: vivere, resistere, testimoniare” e la proiezione di cortometraggi finalisti, tra cui Between Sky and Sea e Every Grain of Dirt, seguiti dai documentari A State of Passion, sul medico palestinese Ghassan Abu Sittah, e Gli Accampamenti, sulle mobilitazioni studentesche internazionali a sostegno di Gaza.

Il 10 settembre sarà protagonista il Sudan, con un incontro sulla guerra e sulle conseguenze per la popolazione civile. Tra le proiezioni figurano Onwards! (Giddam!), dedicato alla rivoluzione sudanese e alle speranze della società civile, e Khartoum, racconto corale di guerra ed esilio.

L’11 settembre il festival si concentrerà sull’Afghanistan, con particolare attenzione alla condizione delle donne. Dopo il confronto con attiviste, giornaliste e rappresentanti di organizzazioni impegnate nel sostegno alle donne afghane, saranno proiettati The Female Voice of Afghanistan: Life After Life e il pluripremiato Writing Hawa, dedicato a tre generazioni di donne e alla lotta per libertà e autodeterminazione.

Il 12 settembre si terrà la premiazione di SHORTS FOR RIGHTS, seguita dal focus sul Myanmar, con il talk “Birmania: vite sospese, diritti negati”. Le proiezioni di Thabyay: Creative Resistance in Myanmar e Song of Souls racconteranno la resistenza alla dittatura e la forza della memoria culturale. La giornata conclusiva, il 13 settembre, sarà dedicata ai popoli indigeni e alla difesa dell’Amazzonia. Dopo un incontro sulla resistenza e l’autodeterminazione indigena, saranno presentate le testimonianze del progetto Voci Indigene, seguite da Holding Up the Sky, dedicato al leader yanomami Davi Kopenawa, e I nemici del popolo, sull’impatto dello sfruttamento petrolifero sulle comunità indigene dell’Amazzonia ecuadoriana.

Ogni sera, dalle 18 a mezzanotte, il pubblico potrà inoltre incontrarsi nell’area food curata dalla Cooperativa Sociale Barikamà, con prodotti degli orti biologici della cooperativa e il coinvolgimento di diverse comunità internazionali di Roma. Con proiezioni, incontri e momenti di socialità, Human Rights Film Fest vuole essere un progetto sociale capace di trasformare uno spazio urbano periferico in un luogo di cultura, dialogo e partecipazione, creando connessioni tra territori, comunità e generazioni.

Fumettista Mario Natangelo presenta a Roma: "Lo sai come fa il cuore"

Roma, 9 set. (askanews) – “Come si sopravvive? Come si dimentica? E perché ci si continua ad innamorare se poi l’amore fa così schifo?” si chiede Mario Natangelo, una delle voci più taglienti della satira italiana, nel suo ultimo libro “Lo sai come fa il cuore – Appunti da una separazione” (Tunué) in uscita il prossimo 15 settembre. E proprio a queste domande il vignettista cercherà di rispondere durante la presentazione romana che si terrà alla Feltrinelli di via Appia Nuova 427, il 15 settembre alle 17.30. Natangelo non sarà solo: a interrogarsi con lui sull’amore e la sua fine, il conduttore e regista Pif.

Dopo il successo di “Cenere”, Natangelo scrive un graphic novel dedicato alla fine di un amore, o meglio alla fine dell’amore, o addirittura all’amore e basta. Un libro in cui usa la sua arma più affilata, la satira, contro se stesso, prendendosi in giro anche quando si prende sul serio. Il lettore è sospeso fra la malinconia del racconto e le trovate pungenti che in un attimo ribaltano la storia. “La fine di una storia d’amore richiede la stessa cura dell’inizio”, si legge nel libro, un lavoro autobiografico e universale al tempo stesso.

Tutti nasciamo, tutti moriamo. E tutti ci innamoriamo. La vita, la morte e l’amore – in rigoroso ordine di tragicità crescente – sono le tre esperienze alle quali nessun essere umano può scampare. In questo libro Natangelo mette da parte i bersagli esterni per rivolgere il bisturi della matita verso il proprio stesso cuore raccontando la fine di un amore vissuta in prima persona. Con il suo stile ‘malincomico’, Natangelo ci consegna un diario spietato e divertente dei giorni della separazione, intrecciato al ricordo dei giorni dell’innamoramento in un andirivieni continuo come i battiti del cuore. Una riflessione sull’inizio, sulla fine e su tutto ciò che resta tra le parole “ti amo” e “ti lascio”. L’uso del tempo nella narrazione è quello a cui il vignettista ha abituato il suo pubblico: si va avanti e indietro rispetto al punto cardine, il momento della rottura con Diana, la donna amata, lasciata, ritrovata e infine persa, forse, per sempre. Tornano i personaggi che chi conosce Natangelo ha imparato ad amare. C’è “amato padre” e “cane cattivo”, ci sono direttori perfidi e capiredattori servili, un universo femminile composto da donne eteree. E poi ci sono le persone che ci accompagnano quando siamo una coppia: altre coppie, amici, parenti che smettono di conoscerci solo per quello che siamo, e iniziano a vederci per quelli che siamo diventati stando con qualcuno. Alle vignette si aggiungono screenshot e fotografie, schegge di vita vera che si inseriscono nel gioco della finzione letteraria.

Mario Natangelo è nato a Napoli nel dicembre 1985. Giornalista professionista, esordisce come vignettista satirico nel 2007 con “l’Unità”. Disegna ogni giorno per “il Fatto Quotidiano” dal primo numero, nel settembre del 2009, e ha collaborato per diversi anni con “Linus” e “Smemoranda”. Ha ricevuto due volte il Premio Internazionale di Satira Politica Forte dei Marmi. Attualmente vive a Roma.

La lista nera della stampa spagnola, governo Sanchez nella bufera

Roma, 9 set. (askanews) – In Spagna è scoppiato un nuovo caso intorno al presidente del Consiglio Pedro Sanchez. Secondo le rivelazioni pubblicate dal giornale spagnolo El Confidencial il ministero dell’Interno di Madrid ha compilato un dossier segreto contenente i nomi di 280 giornalisti classificati in base alla loro ideologia e alla loro affinità con il governo. Il dossier, redatto nel 2024, è stato compilato dal ministero guidato da Fernando Grande-Marlaska e, oltre ai giornalisti, comprende avvocati, politici ed ex funzionari che collaborano come opinionisti o editorialisti in diverse testate giornalistiche spagnole.

Il dossier è composto da 54 pagine di schede informative sui professionisti della stampa che lavorano o collaborano in “tutti i media del paese”, secondo quanto riportato da El Confidencial, che ha avuto accesso al documento. Ogni voce – 281 in totale, poiché un nome si ripete – include una foto e una breve descrizione delle testate giornalistiche per cui lavora. Ogni persona è classificata in base alle proprie opinioni politiche e ai commenti sul governo di Pedro Sanchez.

Il rapporto, intitolato “Opinionisti: Radio e Televisione”, è stato realizzato nel 2024, un anno particolarmente turbolento per il governo Sanchez, segnato dalle accuse rivolte alla moglie del premier, Begona Gomez.

Secondo quanto è emerso da alcune rivelazioni riportate dai media spagnoli, il dossier ha suscitato diverse resistenze all’interno del ministero, con alcuni dipendenti dell’Ufficio Comunicazione del ministero dell’Interno che hanno messo in discussione il provvedimento, arrivando persino a definirlo incostituzionale. Per questo motivo, secondo quanto appreso dal quotidiano spagnolo, la parte più delicata del documento è stata redatta da un gruppo molto ristretto di persone.

Il ministro dell’Interno Grande-Marlaska, ammettendo l’esistenza del dossier, ha chiesto scusa per il rapporto del suo dicastero sui giornalisti e gli opinionisti televisivi, sottolineando che non si tratta, tuttavia, di una “lista nera”. “Non è nel nostro modo di agire”, ha affermato Grande-Marlaska, ribadendo che si tratta di un “documento di lavoro”, riporta l’agenzia spagnola Servimedia. “Non è nel nostro modo di agire redigere alcuna lista nera. Non conosco liste nere che includano persone direttamente o indirettamente legate alle attività del Ministero dell’Interno”, ha sottolineato il ministro, difendendo così l’esistenza del documento.

Grande-Marlaska, inoltre, ha specificato in conferenza stampa che il ministero dell’Interno non fa differenze “né tra i media né tra i giornalisti quando si tratta di fornire informazioni e di rispondere a qualsiasi richiesta”.Da parte sua, Sanchez ha fatto riferimento alla questione oggi durante un’intervista alla TVE. “Mi sembra un documento molto poco felice, non posso dire altro. Quello che posso garantirle, a lei, ai giornalisti e, naturalmente, ai lavoratori e alle lavoratrici dei mezzi di comunicazione, è che il Governo spagnolo rispetta l’autonomia e l’indipendenza dei media, come non potrebbe essere altrimenti”, ha affermato il leader spagnolo.

L’Agenzia spagnola per la protezione dei dati (AEPD) ha annunciato l’avvio di un’indagine d’ufficio per esaminare le modalità e la base giuridica del trattamento dei dati effettuato dal Ministero dell’Interno. L’indagine “analizzerà, tra gli altri aspetti, la natura, la portata, le finalità e la base giuridica di tale trattamento di dati personali” da parte del Ministero dell’Interno, precisando che “l’avvio del procedimento non pregiudica l’accertamento di un’eventuale violazione”.

Questo episodio si aggiunge alla serie di scandali che hanno coinvolto il presidente del governo spagnolo. Oltre ai diversi casi di corruzione che coinvolgono membri del suo governo e persino la sua famiglia, il capo dell’esecutivo spagnolo ha dovuto affrontare numerose critiche per la gestione dell’immigrazione, dopo il passaggio massiccio di migranti a Ceuta avvenuto poco più di un mese fa.

Diego Dominguez inserito nella Hall of fame di World Rugby

Roma, 9 set. (askanews) – Diego Dominguez è stato inserito all’interno della Hall of fame di World Rugby. Classe 1966, 983 punti segnati in 74 presenze con la maglia della Nazionale Italiana Maschile, Dominguez è il miglior marcatore della storia rugbistica italiana e uno dei protagonisti principali della squadra che ha conquistato l’ingresso nel Sei Nazioni negli anni 2000. Il numero 10 azzurro è il secondo italiano a ricevere questo riconoscimento dopo Sergio Parisse nel 2024. La “World Rugby Hall of Fame” premia coloro che hanno dato un contributo eccezionale al rugby nel corso della loro carriera incarnando al contempo i valori formativi di questo sport: integrità, passione, solidarietà, disciplina e rispetto. Oltre all’ex mediano di apertura azzurro, fanno il loro ingresso nella Hall of Fame: Abdelatif Benazzi (Francia), Jen Crawford (USA), Sue Day (Inghilterra) e Rochelle Martin (Nuova Zelanda).

Il presidente di World Rugby, Brett Robinson, ha dichiarato: “A nome di tutta la famiglia del rugby mondiale, desidero congratularmi con Jen, Sue, Rochelle, Diego e Abdel per il loro meritatissimo ingresso nella World Rugby Hall of Fame, che li vede unirsi a Joel e Zinzan, portando così a sette il numero dei membri della classe del 2026.

Ognuno di loro ha lasciato il segno nel nostro sport, non solo in campo ma anche fuori. Jen è stata una pioniera del rugby femminile negli Stati Uniti, Sue detiene ancora il record di mete segnate con la nazionale femminile statunitense e Rochelle ha vinto tre Coppe del Mondo di rugby femminile.

Ho esordito in nazionale con l’Australia proprio contro un’Italia in cui giocava Diego, che sarebbe poi diventato un talismano per gli Azzurri. Abdel continua a essere una figura di spicco nel mondo del rugby, proprio come lo era in campo, in qualità di membro del Consiglio di World Rugby e presidente instancabile del Comitato per l’Alto Livello maschile” ha evidenziato il Presidente di World Rugby.

“Per Diego parlano i numeri della sua straordinaria carriera, e non solo quelli. È il nostro eroe dei due mondi, uno dei più grandi numeri dieci della storia del nostro sport ed uno dei migliori marcatori nel rugby internazionale: io, come ogni rugbista italiano, non posso che tornare a commuovermi, a un quarto di secolo di distanza, per i 29 punti realizzati al Flaminio contro la Scozia nel giorno del nostro debutto nel 6 Nazioni.

Ma Diego è, anche e soprattutto, un leale amico e un fantastico ambasciatore del rugby italiano nel mondo, capace di valorizzare e far conoscere l’impegno della FIR e di tutto il movimento per lo sviluppo del Gioco in Italia.

Sono felice di poter celebrare, da Presidente federale, il suo ingresso nella Hall of Fame di World Rugby, un riconoscimento che cementa la sua figura tra quelle delle e dei più prestigiosi interpreti del nostro sport” ha dichiarato Andrea Duodo, Presidente della Federazione Italiana Rugby.

“Oggi è un giorno bellissimo – ha esordito Diego Dominguez – e molto importante per me e per tutto il rugby italiano. Ai giocatori, agli allenatori, ai dirigenti e a tutti gli accompagnatori del nostro movimento voglio dire che questo prestigioso riconoscimento che ricevo oggi non appartiene soltanto a me: rappresenta tutto il rugby italiano.

Dobbiamo andare avanti con responsabilità, con tantissimo carattere, con creatività e, soprattutto, con tanta costanza. È questo il messaggio che continuerò a seminare su ogni campo dove metterò piede e a tutti i livelli. Perché tutti sono importanti e tutti hanno un ruolo preciso nel nostro percorso di crescita e di progresso.

Le parole del nostro Presidente Andrea Duodo, che ringrazio di cuore, confermano le mie riflessioni e rafforzano la nostra volontà di garantire una crescita continua, formando e accompagnando sempre meglio tutti i nostri giocatori.

A World Rugby rivolgo il mio più grande rispetto e la mia sincera riconoscenza per tutto ciò che fa per lo sviluppo del nostro bellissimo sport e, soprattutto, per il modo in cui ogni giorno ne promuove e ne trasmette i valori in tutto il mondo” ha sottolineato Dominguez.

Venezia, acconciature e stile conquistano il red carpet

Venezia, 9 set. – Al Lido è in corso l’83 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che fino al 12 settembre riunisce attori, registi e protagonisti del cinema internazionale. Oltre ai film e ai red carpet, la Mostra è anche una vetrina per le tendenze legate all’immagine e allo stile. A Venezia, infatti, ogni dettaglio contribuisce alla costruzione del look delle star, dalle scelte di moda alle acconciature. A occuparsi degli hairlook di molti degli ospiti della Mostra è Kérastase, presente al Lido per il nono anno consecutivo. Ne abbiamo parlato con Federica Scolaro, marketing manager Kérastase: “La presenza di Kérastase alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si fonda su una perfetta sinergia di valori tra il nostro brand e il mondo del cinema. In primis, l’eccellenza e il lusso professionale. Kérastase è un brand di haircare professionale di lusso e il palcoscenico di Venezia è una delle passerelle più prestigiose a livello globale. È quindi il contesto ideale per celebrare la massima espressione della bellezza, della cura di sé e di uno stile sofisticato”.

Per l’edizione di quest’anno sono 70 gli hairstylist presenti a Venezia, impegnati nella realizzazione di oltre 700 hairlook nel corso della manifestazione.

“Proprio come la pelle, anche i capelli invecchiano. La nostra ultima linea, Chronologiste, porta la scienza della longevity nel mondo dei trattamenti per capelli, ripristinando vitalità, lucentezza e pienezza, dal cuoio capelluto fino alle punte.” ha aggiunto Scolaro. Dal red carpet arrivano anche alcune indicazioni sulle tendenze che potrebbero caratterizzare la prossima stagione autunno/inverno.

“Quello che ho visto come trend per la prossima stagione saranno sicuramente frange strutturate e destrutturate, i long bob e ancora le wave, ma in una versione più morbida e in via di scioglimento. Saranno infatti meno strutturate rispetto a come le abbiamo viste l’anno scorso e fino a oggi. Inoltre, sta tornando molto il wet look. Per ottenere determinati risultati sui capelli, però, bisogna avere una tela perfetta, proprio come un pittore che parte da una tela bianca per poi dipingerla e riempirla. Io riesco a ottenere questa materia sui capelli utilizzando Chronologiste, che mi lascia nel trattamento quella naturalezza, morbidezza e lucentezza di cui ho bisogno per costruire questi look” ha dichiarato Davide Andena, hairstylist di Kérastase.

Elementi ormai inseparabili dal racconto della Mostra, dove cinema, moda e creatività continuano a incontrarsi sul red carpet.

(Servizio Pubbliredazionale)

Il campo largo alla festa di Avs, ma restano i nodi Ucraina e primarie

Roma, 9 set. (askanews) – Il campo largo si riunisce alla festa nazionale di Avs a Roma: Pd, M5S e Verdi-Sinistra di nuovo insieme al rientro dalla pausa estiva. Si mostrano uniti sul palco della Città dell’Altra Economia, ma le domande sulla definizione del programma restano aperte, alcune differenze restano, saranno pure “tre contro 4.850 cose su cui siamo d’accordo”, come dice (con un richiamo a una canzone di Daniele Silvestri) Elly Schlein, ma sono differenze ‘di peso’:

“Dopo 20 anni abbiamo l’occasione di far vincere un’alleanza progressista con un suo programma, che poi è esattamante quello che si impegna a fare davanti ai cittadini”, ha affermato Schlein prima del dibattito.

“Sbrigamose”, dice in romanesco il leader dei Verdi e co-portavoce di Avs Angelo Bonelli. “Giorgia Meloni ci deve dire quando si va a votare, il tema non è quando noi facciamo le primarie, se lo faremo, ma Giorgia Meloni ci deve dire quando andare a votare”, ha affermato Bonelli.

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e co-portavoce Avs: “E’ il programma che fa la differenza per quel che mi riguarda, noi vogliamo governare il paese per dire che il lavoro ha bisogno di vedere ricostruito l’apparato dei diritti, che per tanti anni è stato indebolito. Sulla politica estera siamo d’accordo quasi su tutto, c’è una differenza sulle armi all’Ucraina, troveremo una sintesi”, ha tagliato corto Fratoianni.

Tra i “nodi” resta anche la scelta del leader. Nessuno entra nel merito, tranne la leader del Pd che ribadisce la sua linea: “Valuteremo se fare un accordo” che porti a indicare come leader “chi prende un voto in più o se fare delle primarie a cui mi sono sempre detta disponibile”. Per Schlein non c’è altra opzione, nessun ‘terzo nome’ da definire.

Sia pure con garbo le distanze vengono ribadite anche sull’Ucraina. Per Giuseppe Conte “non è con le armi all’Ucraina che si risolve il problema”:

“Sulla svolta negoziale possiamo tutti riconoscerci, basta scommettere sulle vittorie militari, sulla pelle altrui peraltro”. Il leader 5Stelle ribadisce anche la diffidenza verso Matteo Renzi. Schlein non cita mai il leader Iv, ma dice: “Giorgia Meloni ha vinto perché il campo progressista era diviso e noi dobbiamo promettere solennemente che non faremo mai più alla destra il favore di dividerci”, ha concluso Schlein.

"Kintsugi" è il nuovo singolo di Elisa, anticipa l’uscita dell’album

Milano, 9 set. (askanews) – Arriva venerdì 11 settembre “Kintsugi”, il nuovo singolo di Elisa, in uscita per Island Records / Universal Music Italy. Il brano, dal ritmo incalzante, anticipa e dà il titolo all nuovo album dell’artista, atteso il 27 novembre e già disponibile in pre-save digitale e in pre-order nei formati fisici (https://island.lnk.to/Kintsugi).

A svelare l’arrivo del progetto era stata la stessa Elisa attraverso i suoi canali social, raccontando un disco molto personale, nel quale trova spazio una dimensione più intima e autobiografica. E “Kintsugi” ne rappresenta una sua espressione, tra fragilità, consapevolezza, amore e la capacità di trasformare le proprie ferite in una nuova forma di forza.

Il singolo sarà accompagnato da un videoclip che anticipa anche la natura più ampia del nuovo progetto discografico, destinato a coinvolgere diverse forme d’arte e a svilupparsi oltre la sola dimensione musicale.

Il titolo del brano, scritto dalla stessa Elisa e prodotto da Dardust, richiama l’antica arte giapponese del kintsugi, la tecnica che consiste nel riparare gli oggetti di ceramica rotti mettendo in evidenza le fratture con l’oro. Una metafora delle cicatrici che non vanno nascoste, ma possono diventare parte della propria storia e acquisire un nuovo valore.

Nel brano l’artista porta questa immagine sul piano personale: le crepe, il dolore, i pensieri e le fragilità diventano parte di un percorso di rinascita, fino alla possibilità di guardare alle proprie cicatrici come segni di qualcosa che è stato attraversato e trasformato.

Con “Kintsugi” Elisa inaugura così il cammino verso il nuovo album, tra introspezione e slancio vitale, aprendo una nuova fase del suo percorso artistico. In pre-order i formati fisici con Vinile, Vinile autografato numerato (esclusiva Shop Universal), CD, CD autografato numerato (esclusiva Shop Universal). La prima settimana il preorder è aperto in esclusiva nello shop Universal.

Il 2027 sarà inoltre l’anno della celebrazione dei 30 anni di carriera di Elisa. Un traguardo che l’artista festeggerà con un grande appuntamento dal vivo: sabato 11 settembre 2027 sarà protagonista alla RCF Arena di Campovolo, a Reggio Emilia, con “Soundtrack ’97-’27”. Una giornata speciale dedicata ai suoi trent’anni di musica e pensata come un’esperienza immersiva tra musica, arte, creatività, memoria, benessere e sostenibilità, che prenderà il via dalla mattina e culminerà nel concerto serale. Prevendite aperte su TicketOne e in tutti i punti vendita abituali. Info: friendsandpartners.it.

EuroVolley, Napoli apre gli Europei in Piazza del Plebiscito

Roma, 9 set. (askanews) – Piazza del Plebiscito si prepara a trasformarsi in un’arena di pallavolo per la partita inaugurale dei Campionati Europei maschili 2026. Domani alle 21.05 l’Italia, bicampione del mondo e medaglia d’argento nell’ultima rassegna continentale, affronterà la Svezia nel cuore di Napoli, in un appuntamento senza precedenti per la pallavolo internazionale.

La presentazione dell’evento si è svolta questa mattina nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo. A fare gli onori di casa il sindaco Gaetano Manfredi, insieme all’assessore regionale al Turismo, alla Promozione del territorio e alla Transizione digitale Vincenzo Maraio e al presidente della Federazione Italiana Pallavolo Giuseppe Manfredi. Presenti anche il capitano azzurro Simone Giannelli e il commissario tecnico Ferdinando De Giorgi, con la conferenza moderata da Iacopo Volpi.

“Per la prima volta l’EuroVolley maschile disputerà la partita inaugurale in uno spazio aperto, scegliendo come straordinaria cornice uno dei luoghi più rappresentativi della nostra città”, ha sottolineato il sindaco Gaetano Manfredi, ricordando anche il significato dell’appuntamento nell’anno in cui Napoli è Capitale Europea dello Sport. “Siamo certi che quella di domani sarà una serata di grande sport, spettacolo e partecipazione collettiva”.

Il sindaco sarà questa sera in Piazza del Plebiscito per assistere all’allenamento degli azzurri e consegnare alla Nazionale un tradizionale corno portafortuna partenopeo.

Per Giuseppe Manfredi, quella di Napoli “sarà qualcosa di unico, un evento destinato a rimanere nella storia della pallavolo italiana e internazionale”. Particolarmente significativa sarà la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme a numerose autorità nazionali e territoriali. “Abbiamo voluto osare e portare la grande pallavolo fuori dai luoghi tradizionali, nel cuore di una delle città più belle del mondo”, ha aggiunto il presidente federale.

Anche Giannelli guarda con entusiasmo all’appuntamento: “La partita inaugurale a Napoli sarà sicuramente qualcosa di unico”. Il capitano invita però a non perdere di vista l’aspetto sportivo: “Per arrivare più in fondo possibile e regalare una gioia all’Italia, occorrerà giocare bene a pallavolo”. E per descrivere il gruppo azzurro sceglie una frase: “Lottatori che sognano”.

Il ct De Giorgi sottolinea il valore dell’Europeo giocato in casa: “Ci siamo preparati al meglio in queste settimane per affrontare l’appuntamento clou di questa stagione”. Il livello, avverte, sarà molto alto: “Nel ranking mondiale troviamo ben sette squadre europee nelle prime dieci posizioni. Noi vogliamo giocare una buona pallavolo per arrivare fino in fondo”.

Dopo la sfida con la Svezia, l’Italia si trasferirà al PalaPanini di Modena per affrontare Grecia (12 settembre, ore 21.05), Slovacchia (13 settembre, ore 21.05), Repubblica Ceca (15 settembre, ore 21.05) e Slovenia (17 settembre, ore 21.05). Ottavi e quarti di finale saranno disputati al Palavela di Torino il 20, 21 e 23 settembre. Semifinali e finali sono invece in programma all’Unipol Forum di Milano il 25 e 26 settembre.

La manifestazione coinvolge 24 nazionali e quattro Paesi ospitanti: Italia, Bulgaria, Finlandia e Romania.

A completare lo spettacolo a Napoli ci sarà l’esibizione dei Planet Funk, protagonisti prima e durante la partita. Il gruppo, tra i nomi più rappresentativi della scena dance ed elettronica italiana nel mondo, conferma così il proprio legame con i grandi eventi sportivi.

Una trasformazione da 200 operai

Dietro la sfida di Piazza del Plebiscito c’è una complessa macchina organizzativa. Dal 17 agosto circa 200 operai hanno lavorato senza sosta per trasformare la piazza in un’arena sportiva e televisiva conforme agli standard internazionali.

Le due grandi tribune raggiungono i 16 metri di altezza, mentre una Tribuna Autorità è stata allestita davanti a Palazzo Reale. Per illuminazione e spettacolo sono stati installati circa 500 fari e oltre 200 strumenti per effetti speciali e scenografia. Sono inoltre circa 1.000 i metri quadrati di grafiche stampate e tessuti utilizzati per vestire le strutture.

Per la prima volta Piazza del Plebiscito ospiterà un evento sportivo di questa portata, trasformandosi per una sera nel palcoscenico della pallavolo internazionale. Un’immagine destinata a portare Napoli e l’Italia sotto i riflettori dello sport mondiale. (Foto Federvolley)

Schlein: AfD? A furia rincorrere estrema destra, PPE ha aperto strada

Roma, 9 set. (askanews) – “Certo che è preoccupante l’avanzata di una forza in Sassonia-Anhalt, con dichiarate nostalgie naziste. Credo sia la dimostrazione che abbiamo ragione da tempo quando denunciamo che i popolari europei a furia di rincorrere l’estrema destra stanno aprendo la strada all’estrema destra”: lo ha dichiarato la segretaria del Pd, Elly Schlein, a margine della Festa nazionale di Avs alla Città dell’Altra economia martedì 8 settembre a Roma.

“Noi qui ci stiamo occupando di costruire un’alternativa dopo che la destra governa già da 4 anni e si vedono i risultati”, ha aggiunto Schlein, che ha partecipato al dibattito con i due leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, e il leader 5Stelle Giuseppe Conte.

Storie Parallele Film Festival, a XI edizione anche lungometraggi doc

Roma, 9 set. (askanews) – Dal 10 al 13 settembre Storie Parallele Film Festival torna a Salandra (MT) con la IX edizione, dedicata al tema “Transizioni”: dodici documentari in concorso, masterclass e incontri sui diversi mestieri del cinema, accanto a teatro, musica, performance e progetti che intrecciano cultura e territorio. Un programma – spiegano gli organizzatori – che rafforza il legame di Storie Parallele con il cinema del reale.

Per la prima volta i lungometraggi documentari entrano nel Concorso Internazionale accanto agli short doc. Quattro opere da Italia, Stati Uniti, Slovenia e Spagna, accanto agli otto cortometraggi documentari della competizione. Opere molto diverse per geografie e linguaggi, con uno sguardo comune su persone e comunità attraversate dai cambiamenti del proprio tempo, in sintonia con il tema Transizioni che guida quest’anno il Festival.

Ad aprire il Concorso, giovedì 10 settembre, sarà “Ballata femmenella” di Elettra Raffaela Melucci e Giovanni Battista Origo, un viaggio nella comunità transgender più grande e antica d’Europa, quella di Napoli, attraverso le storie di sette femmenelle, tra ritualità secolari e conflittualità contemporanee. Il documentario intreccia memoria e presente restituendo il ritratto di una comunità profondamente radicata nella cultura partenopea.

Venerdì 11 settembre sarà la volta di “The Sound of Hope” di Emanuele Michetti, ambientato in El Salvador, dove la musica classica diventa per molti giovani un’alternativa alla povertà e alla violenza delle gang. Al centro le storie di tre uomini e dei ragazzi coinvolti nei loro programmi di educazione musicale. Un percorso che racconta come un’orchestra possa diventare anche uno spazio di comunità, formazione e possibilità.

Sabato 12 settembre il Concorso prosegue con “Tirrenica” di Rosario Minervini, un viaggio lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria per raccontare le vite delle comunità cresciute intorno a una delle infrastrutture più controverse della storia italiana. Tra le aspettative che ne accompagnarono la nascita negli anni Sessanta e il presente del Sud, il documentario prova ad andare oltre gli stereotipi e a interrogare le distanze che ancora attraversano il Paese.

Chiude la selezione dei lungometraggi, domenica 13 settembre, “Sarajevo Safari” del regista sloveno Miran Zupanic, che attraverso testimonianze e fonti investigative riporta alla luce uno dei capitoli più oscuri dell’assedio di Sarajevo: la vicenda di facoltosi stranieri che avrebbero pagato per raggiungere le postazioni dei cecchini e sparare sui civili della città assediata, interrogando il rapporto tra violenza, responsabilità e memoria.

Accanto ai quattro lungometraggi, il Concorso Internazionale presenta otto short doc che allargano ulteriormente la geografia della competizione con opere provenienti da Italia, Palestina, Cuba e Francia. “The End of Winter” di Gianluca D’Elia, “The Continuous Machine / La macchina continua” di Ruben Gagliardini, “Effimere” di Daniela Aurora Echevarria e Nicolò Dugnani, “Cuore Blu” di Sebastien Boulard, “Barren Lands / Terre aride” di Hervé Barmasse, EveryDay in Gaza di Omar Rammal, “Sueña Ahora” di Gabriele Licchelli, Francesco Lorusso e Andrea Settembrini e “Paris Fox” di Sofian Chouaib.

Debutta quest’anno anche la nuova sezione competitiva Cinema di viaggio & Destination Tourism, dedicata al racconto audiovisivo dei territori e alla valorizzazione delle destinazioni meno conosciute. Tre le opere selezionate: “My name is Pisticci” di Federico Giannace (Italia), “Where’s my cat” di Danijel Bolic (Croazia) e “Viana do Castelo” di Flàvio Cruz (Portogallo).

Sabato 12 settembre il direttore della fotografia Matteo Cocco sarà protagonista di “Storie di sguardi”, masterclass dedicata al lavoro sull’immagine e al percorso che lo ha portato a collaborare, tra gli altri, con Giorgio Diritti, Dario Argento, Silvio Soldini e i fratelli D’Innocenzo. Tra i suoi lavori, “Sulla mia pelle”, “Volevo nascondermi” e “Dostoevskij”, in una carriera riconosciuta da premi come David di Donatello, Nastri d’Argento ed European Film Award.

A seguire, la masterclass “Il diritto d’autore” con l’avvocato Domenico Chiarello, specializzato in diritto d’autore nel settore cinematografico, per entrare nel vivo delle questioni giuridiche che accompagnano le diverse fasi della produzione audiovisiva.

Nel pomeriggio sarà invece l’attrice Claudia Potenza a condurre “L’immedesimazione e la preparazione del personaggio”, una Lectio di recitazione dedicata al lavoro dell’attore e alla costruzione del personaggio. Candidata al David di Donatello per Basilicata Coast to Coast, ha lavorato, tra gli altri, con Ferzan Özpetek, Fiorella Infascelli e Amir Naderi, fino alle più recenti esperienze nelle serie Vita da Carlo.

Domenica 13 settembre lo sguardo si allargherà infine al sistema produttivo con la masterclass “La filiera audiovisiva territoriale, la formazione e la progettazione”, affidata a Francesco Lattarulo, vicepresidente CNA Cinema e Audiovisivo, e Francesco Porcari, consigliere della Lucana Film Commission: un confronto sul ruolo della formazione, della progettazione e delle reti territoriali nello sviluppo dell’audiovisivo.

Tra gli altri appuntamenti cinematografici, venerdì 11 settembre il Festival dedica un omaggio all’ospite d’onore Milco Mancevski, con la proiezione dei cortometraggi “The End of Time” e “Thursday” e del film “Willow”, seguita dall’incontro “Il tempo circolare e il senso del mito”, con Mancevski in dialogo con Ludovico Cantisani e Nicola Ragone. Domenica sarà invece Gianfranco Pannone a presentare il documentario “Devozioni”, accompagnato da un talk con il regista, Margherita Romaniello (Presidente Lucana Film Commission) e Giuseppe Melillo (antropologo).

Storie Parallele Film Festival è un progetto culturale indipendente ideato e diretto dal regista Nicola Ragone, insieme ai condirettori Carmine Iuvone (contenuti musicali), Giuseppe Ragone (arti performative), Carmine Cassino (contenuti audiovisivi) e Claudia Giannini (temi e contenuti testuali). Il Festival è prodotto da Fargo Produzioni in collaborazione con il Comune di Salandra. Storie Parallele Film Festival ringrazia Urban Vision Group e il CEO Gianluca De Marchi per il sostegno e la preziosa visibilità.

Affitti brevi, Joergensen: crescita troppo rapida, spingono prezzi case

Roma, 9 set. (askanews) – Sugli affitti brevi “lo sviluppo è stato troppo rapido, ha spinto al rialzo i prezzi e, in alcuni casi, ha addirittura provocato l’esido di residenti fuori dai centri storici”. Così il commissario europeo all’energia, Dan Joergensen, che durante la conferenza stampa di presentazione delle proposte sulle nuove regole Ue per intervenire con provvedimenti restrittivi sugli affitti brevi ha aperto a una revisione delle regole per semplificare la costruzione di nuovi alloggi.

Ad ogni modo spetta alle autorità locali scegliere se intervenire sugli affitti brevi, ha ribadito l’eurocommissario: “ovviamente i provvedimenti devono essere proporzionali”.

Più in generale “siamo nel processo di andare verso una revisione della legislazione, perché la casa è influenzata da molti tipi di regole nell’Unione europea. Molte di queste ci sono per buone ragioni, ma così come tante altre cose a cui guardiamo quando fai un’analisi spesso è possibile semplificare e, sebbene non voglio trarre conclusioni prima della fine delle analisi, abbiamo l’ambizione di presentare diverse misure di semplificazione che renderanno più semplice costruire nuove case. Stiamo già guardando allo schema di permessi di costruzioni, ma ci sono altre aree in cui potremmo avere buone opportunità”.

Joergensen ha invece sostenuto di non vedere una correlazione diretta tra le regole su risparmio energetico e tutela dellambiente per le case e aumenti dei prezzi.

Su Sky Crime "L’Omicidio di Charlie Kirk", speciale per l’anniversario

Roma, 9 set. (askanews) – In occasione dell’anniversario dell’omicidio dell’attivista e opinionista statunitense Charlie Kirk che ha segnato il dibattito pubblico americano, Sky Crime presenta L’Omicidio di Charlie Kirk, uno speciale di 60 minuti in prima visione assoluta giovedì 10 settembre alle 22, in esclusiva su Sky Crime e in streaming solo su NOW.

Il programma offre un’analisi approfondita di un caso che ha sconvolto gli Stati Uniti e che è diventato simbolo delle tensioni politiche, mediatiche e sociali che attraversano il Paese. Lo speciale ricostruisce il delitto di Charlie Kirk con un linguaggio giornalistico rigoroso e documentato, combinando ricostruzioni cronologiche, materiali d’archivio e interviste esclusive. Oltre ai fatti di cronaca, il racconto indaga le conseguenze sociali e culturali del caso: la polarizzazione politica, il ruolo dei media nella costruzione delle narrazioni pubbliche, la diffusione della sfiducia istituzionale e l’escalation delle tensioni ideologiche.

Il docufilm, un’inchiesta pensata per chi cerca una lettura approfondita e contestualizzata di un caso che ha diviso l’opinione pubblica americana, propone inoltre contenuti esclusivi come testimonianze, materiali d’archivio e interviste con esperti che offrono chiavi interpretative per comprendere il contesto più ampio del delitto.

L’Omicidio di Charlie Kirk sarà disponibile il 10 settembre alle 22 su Sky Crime on demand e anche su Sky Documentaries ed in streaming su NOW.

Pensioni, la proposta di Fava (Inps): mille euro l’anno per nuovi nati

Roma, 9 set. (askanews) – Un libretto di risparmio per i nuovi nati. Non un bonus, ma un investimento pubblico che accompagni la persona dalla nascita all’ingresso nel lavoro. Dopo aver lanciato la proposta al Meeting di Rimini, il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, torna sul Libretto di risparmio per i nuovi nati intervenendo all’evento “A tua difesa. Verso la finanziaria 2027”.

L’ipotesi è quella di costruire uno strumento semplice e riconoscibile, alimentato dallo Stato fin dalla nascita e destinato a crescere nel tempo attraverso un meccanismo di capitalizzazione.

“Per avere davvero la funzione di un salvadanaio previdenziale, il Libretto dovrebbe prevedere almeno mille euro l’anno da parte dello Stato per ogni nuovo nato. Non sarebbe un bonus che si esaurisce alla nascita. Sarebbe un impegno che lo Stato rinnoverebbe nel tempo e che accompagnerebbe la persona fino all’ingresso nel mondo del lavoro”, afferma Fava.

Con circa 355 mila nuovi nati l’anno, la misura avrebbe un costo iniziale nell’ordine di 355 milioni di euro annui per ciascuna nuova generazione interessata.

“È il prezzo di una scelta molto chiara. Dire a ogni bambino che nasce che lo Stato investe su di lui dal primo giorno. Non a parole, ma attraverso risorse che crescono nel tempo. Se vogliamo affrontare seriamente il problema previdenziale delle nuove generazioni dobbiamo cominciare quando la pensione sembra ancora lontanissima, non quando ormai è troppo tardi”, prosegue il presidente dell’Inps.

La proposta parte da un principio preciso. Spostare una parte dell’intervento pubblico dalla logica del bonus alla logica dell’investimento di lungo periodo. Il libretto non sarebbe quindi un fondo alternativo alla previdenza pubblica, ma uno strumento complementare, con un contributo dello Stato e la possibilità di aggiungere nel tempo versamenti volontari da parte della famiglia e dei nonni.

“Non vogliamo sostituire il primo pilastro pubblico. Vogliamo rafforzarlo per quelle generazioni che, tra discontinuità lavorativa, salari bassi e carriere frammentate, rischiano domani di avere pensioni troppo povere. La previdenza deve tornare a essere una politica che guarda avanti”, sottolinea Fava.

L’obiettivo sarebbe costruire nel tempo un capitale previdenziale personale che inizi a formarsi dalla nascita, sfruttando proprio la durata dell’investimento come elemento di protezione per il futuro. Alla misura per i nuovi nati dovrebbero inoltre affiancarsi interventi sul lavoro e sulle imprese. Secondo Fava, due leve sono particolarmente rilevanti. Premiare le imprese che creano occupazione regolare e stabile e costruire percorsi capaci di riportare in Italia i giovani che oggi lavorano all’estero.

“Premialità significa riconoscere vantaggi concreti alle imprese che investono nel lavoro regolare e nella qualità dell’occupazione. Riportare i giovani in Italia significa invece offrire formazione, inserimento e una prospettiva di crescita professionale ed economica programmata. Non una promessa, ma un percorso”, conclude Fava.

Il punto è cambiare prospettiva. La previdenza non può cominciare alla fine della vita lavorativa. Deve cominciare dal primo giorno.

Affitti brevi, Ue propone nuove regole contro le crisi di alloggi

Roma, 9 set. (askanews) – La Commissione europea ha presentato le sue proposte di intervento sulle normative riguardanti casa, settore immobiliare e in particolare gli effetti del controverso elemento degli affitti brevi a scopi turistici, che secondo quanto afferma lo stesso esecutivo comunitario sono un elemento che sta creando crescenti problematiche metà della popolazione che vive nelle aree più urbanizzate.

Battezzato “Affordable Housing Act”, il pacchetto proposto fa leva fondamentalmente su un elemento chiave, quello delle “aree sotto stress abitativo” (areas under housing stress), su cui è possibile intervenire con provvedimenti restrittivi a carico degli affitti brevi. Bruxelles precisa che il tema, la valutazione di queste situazioni e gli eventuali interventi spettano alle autorità locali competenti.

L’intervento Ue cerca di fornire certezze legali in modo che queste eventuali misure restrittive – che in ogni caso devono essere “mirate, necessarie e proporzionate” – evitino di ritrovarsi vulnerabili a ricorsi presso gli organismi giurisdizionali comunitari, in base alle normative sul mercato unico Ue.

Dopo le tensioni che da anni circondano gli interventi della commissione Ue sul tema casa, in particolare per le regole su “case green”, energia e simili, apparentemente la Commissione ha scelto un approccio sostanzialmente prudente, puntando a direttive – piuttosto che regolamenti che entrerebbero subito in vigore una volta approvatio – e a raccomandazioni agli Stati membri.

Per gli affitti brevi, in particolare nel caso venga ravvisata la situazione di stress in base a parametri definiti, “qualunque misura dovrà essere mirate alle attività che riducono la consistenza di immobili disponibili per affitti a lungo termine, specialmente quando la loro proporzione frequenza o utilizzo commerciale aggrava le pressioni sulla casa. Prima di introdurre le restrizioni – spiega la Commissione Ue con un comunicato – le autorità devono anche dimostrare che gli affitti brevi hanno avuto effetti avversi rilevanti sulla disponibilità e sui costi degli affitti di durata di almeno tre anni e che altre misure meno restrittive non sarebbero altrettanto efficaci”.

Tra i possibili interventi vi sono anche gli obblighi di registrazione e la rimozione o l’annullamento di annunci che non rispettano le normative.

Non meno controverso, il fatto gli affitti brevi non sono l’unica forma di attività che può creare pressioni sull’immobiliare abitativo. Nel mirino delle autorità può anche esserci l’acquisto di immobili residenziali, quali seconde case o case vacanze. L’intervento Ue punta a fornire chiarimenti anche su questo aspetto, in particolare dando certezza legale in merito a tematiche come le condizioni legate all’acquisto di un immobile, la loro non retroattività e le misure sulle case sfitte.

Il report sullo stato delle scuole: trappole di calore, crolli e infortuni

Roma, 9 set. (askanews) – Sono 68 i crolli avvenuti nelle scuole da settembre 2025 ad agosto 2026 – in linea con quelli registrati nell’anno precedente – in particolare per la caduta di calcinacci ed intonaco e per i distacchi di pannelli e controsoffitti. Aumentano gli infortuni agli studenti dichiarati all’Inail, saliti a 80.871 nel corso del 2025, con un incremento del 3,8% rispetto al 2024. Nei primi cinque mesi del 2026 le denunce sono già 47.748. Rispetto ai rischi naturali, il 44% delle nostre scuole si trova in territori ad elevata sismicità (zona 1 e 2), il 19% ricade in aree a pericolosità idraulica, mentre sono 5.113 gli edifici scolastici collocati in aree a rischio frana. E per finire, il cambiamento climatico minaccia direttamente la salute di studenti e personale scolastico: solo il 7,4 per cento delle scuole italiane infatti dispone infatti di sistemi di condizionamento o ventilazione.

Sono alcuni dei dati contenuti nel XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, presentato oggi da Cittadinanzattiva in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati.

Il Rapporto offre un quadro d’insieme utilizzando i dati dell’Anagrafe dell’Edilizia scolastica su strutture e servizi. L’analisi di Cittadinanzattiva rielabora anche i dati, aggiornati al 13 giugno 2026 e contenuti nella piattaforma ‘Italia Domani’ – relativi a 9.527 interventi PNRR per mense, palestre e nuove strutture. La novità del Rapporto 2026 è rappresentata dall’indagine condotta con Soluxioni srl, che incrocia l’Anagrafe dell’edilizia scolastica con le mappe ufficiali dell’ISPRA, con l’obiettivo di individuare le scuole che insistono su territori a rischio idraulico e idrogeologico.

NELL’ULTIMO ANNO 68 I CROLLI ED OLTRE 80 MILA GLI INFORTUNI DENUNCIATI Tra settembre 2025 e agosto 2026 si sono verificati 68 crolli – principalmente distacchi di intonaco o crolli veri e propri di soffitti e solai – che hanno provocato il ferimento di 12 persone (8 studenti, 4 adulti/personale scolastico) oltre che danni agli ambienti e agli arredi, interruzione della didattica, causando ingenti disagi e paura agli studenti e alle loro famiglie. Si è trattato, fortunatamente, di crolli avvenuti di notte, nel week end o in periodi di chiusura delle scuole per le festività.

Allo stesso tempo, sono aumentate del 3,8% nel 2025, raggiungendo la quota di oltre 80mila, le denunce all’Inail di infortuni agli studenti. La maggior parte di questi episodi si verifica durante lo svolgimento delle normali attività scolastiche: il 97 per cento dei casi denunciati, per l’esattezza. Solo il 3% riguarda invece il tragitto casa-scuola, gli infortuni cosiddetti ‘in itinere’.

E già nei primi 5 mesi di quest’anno l’Inail ha registrato 47.748 denunce di infortunio, un numero in crescita rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le segnalazioni erano state 45.159. A preoccupare maggiormente è il capitolo degli infortuni mortali: dieci i casi denunciati entro maggio 2026, contro gli otto dell’anno precedente.

POCHE LE SCUOLE ACCESSIBILI PER LE DISABILITÀ SENSORIALI Sebbene aumentino gli studenti con disabilità – nell’anno scolastico 2024-2025 sono stati quasi 377.000, circa 18.000 in più rispetto all’anno precedente (+5%) – le scuole italiane presentano ancora un grado di accessibilità abbastanza deludente per le varie disabilità. Solo il 40% è accessibile per gli alunni con disabilità motoria. La mancanza di un ascensore o la presenza di un ascensore non adatto al trasporto delle persone con disabilità rappresentano le barriere più diffuse (50%). Frequenti sono anche le scuole sprovviste di servo scala interno (37%), bagni a norma (25%) o rampe interne per il superamento di dislivelli (25%). Ancora più critico l’accesso per le persone con disabilità sensoriali, in quanto gli ausili senso-percettivi per chi studenti con ipoacusia sono presenti solo nel 16,5% delle scuole, mentre le mappe a rilievo e i percorsi tattili, per gli alunni con cecità o ipovisione, sono presenti solo nell’1,2%. Il 9% dispone di segnaletica in Comunicazione Aumentativa Alternativa in quanto negli ultimi anni si sta affermando l’attenzione verso l’accessibilità comunicativa.

SCUOLE TRAPPOLE DI CALORE

‘Nonostante le promesse fatte durante e immediatamente dopo il Covid, la percentuale di sistemi di condizionamento e ventilazione nelle scuole è davvero irrisoria: ne sono dotate solo 4.457 pari al 7,42%, 1 su 13, con un leggero aumento (+490) rispetto alla rilevazione precedente. Tra le regioni più virtuose spiccano le Marche (23%)’, scrive Cittadinanzattiva nel XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, presentato oggi in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.

‘L’OMS Europa – ricorda l’organizzazione – ha definito il caldo estremo una minaccia sanitaria urgente e crescente evidenziando come le infrastrutture scolastiche europee non sono state progettate per resistere alle attuali temperature, diventando ‘trappole di calore”.

‘Ancora poco significativa la presenza di impianti solari termici: solo 1.472 scuole, pari al 2,45%, ne sono dotate, anche se in aumento rispetto alle 1266 della precedente rilevazione. Investire sulla transizione ecologica anche nelle scuole significa renderle non solo sostenibili ma autosufficienti dal punto di vista energetico’, conclude Cittadinanzattiva

‘I dati di quest’anno evidenziano una situazione critica che non possiamo più ignorare. Agli storici problemi di assenza o carenza di certificazioni, di interventi di manutenzione, di analisi e interventi su soffitti e controsoffitti che tanti crolli provocano, si aggiunge l’urgenza di affrontare le conseguenze della crisi climatica e del dissesto del territorio con una pianificazione strategica, non con interventi spot dell’ultimo minuto. Solo 1 scuola su 13 è dotata di impianti di climatizzazione e oltre un milione di studenti frequenta istituti in zone a rischio idraulico. Chiediamo al Governo un piano pluriennale di adattamento climatico delle scuole e un investimento costante per l’edilizia scolastica di almeno 1 mld all’anno di cui la metà da destinare al piano clima per le scuole. È necessario, prepararsi aggiornando i piani di emergenza e rendendo obbligatorie le prove di evacuazione anche per alluvioni e terremoti’, dichiara Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva: ‘Anche quest’anno ci preme sottolineare una nota positiva riferita ai fondi destinati nel 2025 dai cittadini all’edilizia scolastica, attraverso la quota dell’8Xmille: tra le scelte espresse dai contribuenti pari a quasi 155 milioni di euro, la voce che ha totalizzato le maggiori preferenze è stata l’edilizia scolastica con poco più di 70 milioni di euro ed un aumento considerevole rispetto all’anno precedente in cui tale quota era stata di 59,1 mln di euro. Purtroppo, non conosciamo la ripartizione dei fondi con gli interventi relativi allo scorso anno, e per questo ne chiediamo la pubblicazione’.

LE PROPOSTE DI CITTADINANZATTIVA – Cittadinanzattiva ha elaborato una serie di proposte per migliorare la situazione: 1. Le Anagrafi, sia dell’edilizia che quella relativa alla popolazione scolastica, devono essere aggiornate con tempestività e scadenze regolari sia da parte del Ministero che degli Enti locali. 2. Nel prossimo triennio, occorre investire 3 miliardi destinando, annualmente, 500 mln al piano clima ed i restanti 500 mln agli interventi prioritari di carattere strutturale. 3. Occorre dare supporto ai Comuni in difficoltà nel reperimento di dati, fondi e progettazione degli interventi in materia di edilizia scolastica, attraverso l’istituzione di task force centralizzate o prevedendo risorse aggiuntive per assumere personale specializzato nei Comuni che ne abbiano necessità. 4. Occorre predisporre e finanziare un Piano Nazionale di Adattamento Climatico triennale che combini interventi strutturali (efficientamento, raffrescamento sostenibile) e naturali (estensione del verde e creazione di ‘rifugi climatici’ nei cortili aperti alla cittadinanza). 5. È urgente creare una mappatura integrata dei rischi – sismico, idraulico, idrogeologico – che faccia dialogare le banche dati dei Ministeri di Istruzione, Ambiente e Salute con il conseguente aggiornamento dei piani di protezione civile comunali e scolastici. 6. Occorre rendere obbligatorio l’aggiornamento annuale (e post-calamità) dei piani comunali e scolastici di emergenza, introducendo giornate informative, ed esercitazioni congiunte almeno una volta all’anno tra scuole e protezione civile comunale. 7. Occorre estendere per legge l’obbligo delle prove di evacuazione agli scenari sismici e idrogeologici, rendendo gli studenti protagonisti attivi dell’informazione e della prevenzione. 8. Occorre trasformare la Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole, che si celebra il 22 novembre, in un appuntamento fisso, come avvio o sintesi di percorsi annuali di informazione e addestramento, valorizzando il contributo degli Enti del Terzo Settore e di soggetti privati. 9. Chiediamo di istituire con urgenza un fondo pubblico di risarcimento per le famiglie delle vittime dell’insicurezza scolastica. 10. Oltre che proseguire nell’abbattimento delle barriere architettoniche per le disabilità motorie, occorre occuparsi di quelle sensoriali, ancora largamente trascurate. Altrettanta attenzione deve essere rivolta agli studenti con disabilità cognitive, e a quelli con disturbi dello spettro autistico, i quali, in situazioni di emergenza, necessitano di personale qualificato e familiare.

Mondiale Giovani Cavalli, doppia convocazione azzurra Fuxiateam Oriofiock

Roma, 9 set. (askanews) – Arrivano dal Fuxiateam Orofiock due dei cinque binomi che rappresenteranno l’Italia al FEI Endurance World Championship for Young Horses 2026. Costanza Laliscia e Federico Valeri sono stati selezionati dallo Chef d’Équipe della Nazionale italiana Carlo Di Battista per l’appuntamento iridato in programma venerdì 11 settembre a Barroca d’Alva, in Portogallo, riservato esclusivamente ai cavalli di 8 anni.

Un confronto mondiale di particolare rilievo, che porterà sulla linea di partenza 123 atleti in rappresentanza di 23 nazioni e i migliori giovani cavalli dell’endurance internazionale. La competizione non soltanto mette in palio un titolo iridato, ma rappresenta anche un passaggio importante nel percorso di crescita dei cavalli destinati ad affacciarsi ai massimi livelli della disciplina.

Costanza Laliscia sarà in gara con Ines de Callupolo, Federico Valeri con Cursor Agylla. Una femmina e uno stallone purosangue arabi, entrambi nati in Italia nel 2018. Ma a conferire alla trasferta portoghese un significato particolare per il Fuxiateam Orofiock è proprio la presenza di Cursor Agylla, uno stallone in attività, prodotto dell’allevamento del team, che approda al palcoscenico mondiale al termine di un percorso interamente costruito e sviluppato all’interno della realtà umbra. La sua partecipazione rappresenta così la sintesi di un lavoro che va oltre la gara: selezione, allevamento, crescita, preparazione atletica fino alla competizione mondiale costituiscono le tappe di un percorso nel quale programmazione, gestione e continuità sono elementi determinanti per arrivare pronti alla competizione internazionale e fare il proprio ingresso nell’endurance di alto livello.

La doppia presenza del Fuxiateam Orofiock nella rappresentativa italiana porta inoltre nella squadra azzurra una parte significativa del lavoro svolto quotidianamente a Italia Endurance Stables & Academy, ad Agello di Magione, Perugia, mettendo al servizio della Nazionale esperienza, preparazione e competenze maturate nell’endurance internazionale.

Insieme a Costanza Laliscia e Federico Valeri vestiranno azzurro l’umbra Giulia Bonomi, l’abruzzese Jacopo Di Matteo e la toscana Chiara Salvadori. Cinque binomi provenienti da realtà e territori diversi, chiamati a rappresentare l’Italia in uno degli appuntamenti internazionali più significativi dedicati alle nuove generazioni di cavalli. A Barroca d’Alva l’endurance italiano si prepara così a misurarsi con i migliori giovani cavalli della scena internazionale, in una competizione che metterà alla prova non soltanto la loro condizione atletica e le loro qualità, ma anche il lavoro di allevatori, tecnici e team che ne hanno accompagnato la crescita fino al traguardo mondiale.

Legge elettorale, tensione al Senato. Bocciate le pregiudiziali, le opposizioni: incostituzionale

Roma, 9 set. (askanews) – Tensione nell’aula del Senato, impegnata nella discussione delle pregiudiziali di costituzionalità al testo di legge elettorale, quando interviene il senatore di Fdi Marco Lisei con botta e risposta tra le opposizioni e il presidente del Senato Ignazio La Russa.

“Nessuno sapeva chi fosse Giuseppe Conte quando fu scelto, ricordo che da chi vi siede ora accanto, colleghi M5s, fu definito premier Pincopallo perchè nessuno lo conosceva” attacca Lisei scatenando le proteste delle opposizioni che si rivolgono al presidente dell’aula, Ignazio La Russa. “Ho sentito di peggio” commenta La Russa che poi richiama la senatrice Cinquestelle Barbara Floridia: “Non può intervenire ogni volta che sente qualcosa che non le piace… Dovete consentire a chi non la pensa come voi di esprimere le sue opinioni, fate esercizio di ascolto”.

Nel frattempo, sono state bocciate dall’aula del Senato le quattro pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni – Pd, M5s, Avs e Iv – alla riforma della legge elettorale il cui esame è iniziato oggi, senza mandato al relatore .

Le opposizioni accusano la maggioranza di centrodestra di aver scritto una legge elettorale “anticostituzionale” con “l’obiettivo di arginare le forze politiche” al di fuori dell’attuale centrodestra, ovvero il ‘fattore’ Vannacci. Inoltre secondo il senatore Avs Peppe De Cristofaro con questo testo “si fa rientrare dalla finestra il premierato che era stato messo alla porta”. “Vi siete ritagliati addosso una legge elettorale incostituzionale” ed “ora siccome è comparso all’orizzonte Futuro nazionale state chiusi a via della Scrofa pensando a come rimediare”, osserva la senatrice M5s Alessandra Maiorino.

“Il problema del Paese non è il caro benzina, non sono le guerre, ma è la legge elettorale. I tempi ci hanno costretto ad arrivare in aula oggi con un testo non chiuso”, insiste Maiorino. Per Andrea Giorgis, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali, “questa destra vuole imporre la riforma del Premierato attraverso la riscrittura della legge elettorale e in particolare attraverso l’introduzione di un premio fisso di 35 senatori e 70 deputati alla coalizione che supera il 42%, l’abolizione dei collegi uninominali, l’ulteriore estensione delle liste bloccate e l’indicazione del capo della coalizione”.

Intanto, nella sede di Fdi a via della Scrofa, riunione dei tecnici di maggioranza sulla legge elettorale. “C’è ormai un accordo sostanziale su tutto, discutiamo dei dettagli”, ha detto Alessandro Battilocchio, deputato di Fi, entrando nella sede di Fdi. A chi gli ha domandato se ci fosse la possibilità di una modifica della soglia per ottenere il premio dal 42 al 41 per cento, Battilocchio ha risposto: “Ma non cambia la sostanza”.

Mannarino annuncia il tour europeo a partire da febbraio 2027

Milano, 9 set. (askanews) – Nel pieno di un’estate di concerti sui palchi dei principali festival italiani, Mannarino annuncia il Tour Europeo 2027 con dieci nuovi appuntamenti live a partire da febbraio nelle principali città europee. Il tour partirà il 27 febbraio al Volkhaus di Zurigo, per poi proseguire l’1 marzo alla Sala Apolo di Barcellona, il 2 marzo alla Sala Moon di Valencia, il 4 marzo al Paris 15 di Malaga, il 5 marzo alla Sala Changó di Madrid, il 7 marzo a La Machine du Moulin Rouge di Parigi, l’8 marzo a La Madeleine di Bruxelles, il 9 marzoall’O2 Shepherd’s Bush Empire di Londra, l’11 marzo al Melkweg di Amsterdam e concludersi il 12 marzoal SO36 di Berlino.

L’annuncio arriva a pochi giorni dall’atteso appuntamento al Parco della Musica di Milano, in programma venerdì 11 settembre, e dalle ultime date italiane del tour estivo, dopo un’estate che ha visto Mannarinoimpegnato con numerosi appuntamenti a cielo aperto. Un’estate che ha già registrato oltre 60 mila biglietti venduti in Italia, confermando il forte legame dell’artista con il suo pubblico. Il nuovo Tour Europeo arriva inoltre dopo il grande successo del precedente European Tour, che ha registrato sold out in tutte le date.

Durante questi mesi l’artista ha portato sul palco un live che intreccia i brani di Primo Amore (BMG), l’album che ha segnato il suo ritorno discografico e l’inizio di una nuova fase della sua carriera, ai grandi classici del suo repertorio. Uno spettacolo che trova nella dimensione live la sua naturale estensione: sul palco le canzoni si intrecciano in un flusso continuo, dando vita a un’esperienza immersiva in cui musica, ritmo ed emozione accompagnano il pubblico in un viaggio collettivo. Più che un semplice concerto, un rito condiviso in cui gli spettatori diventano parte integrante del racconto.

Con Primo Amore, Mannarino ha dato vita a un lavoro intenso e profondamente personale, nato da una ricerca di senso che attraversa i grandi opposti dell’esistenza – luce e oscurità, vita e morte, istinto e visione – trasformandoli in un racconto musicale essenziale, capace di parlare al presente con autenticità.

I biglietti per tutte le date del Tour Europeo 2027 saranno disponibili su TickeOne dalle ore 11:00 di giovedì 10 settembre.

L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei comunicati ufficiali.

Tlc, i piccoli operatori salgono al 9,8% del broadband

Roma, 9 Set. – Il mercato italiano delle telecomunicazioni si ristruttura su due binari opposti. Secondo l’Osservatorio sulle Comunicazioni AGCOM n. 2/2026, con dati aggiornati a marzo 2026, i grandi operatori arretrano sul fisso: TIM resta prima negli accessi broadband e ultrabroadband con il 32,6%, in calo di 1,4 punti su base annua, Fastweb+Vodafone si attesta al 28,7% con una flessione di un punto, Wind Tre è stabile al 14,7%. Il segmento definito “Altri” nelle rilevazioni dell’Autorità ha invece raggiunto circa il 9,8% delle linee broadband a dicembre 2025, in crescita di 1,3 punti annui dopo il 9,4% di settembre. Il comparto delle comunicazioni elettroniche vale complessivamente 29,53 miliardi di euro e conta circa 19,37 milioni di linee broadband e ultrabroadband.

L’aggregazione Fastweb+Vodafone ha creato un secondo polo infrastrutturale di scala paragonabile a TIM, mentre cresce la quota degli operatori specializzati. Le linee FTTH salgono del 19,6% su base annua, la copertura raggiunge il 77,6% delle famiglie secondo la Relazione annuale AGCOM 2026 e gli investimenti sulla rete fissa arrivano a 6,24 miliardi, in aumento del 10,3%. La transizione al full fiber sposta il terreno competitivo: con la copertura in avvicinamento alla saturazione, la contendibilità si concentra sulla base clienti esistente più che sui nuovi allacci.

È il contesto in cui operano i provider di dimensioni contenute, che nel mercato residenziale si confrontano con una dinamica di migrazione continua tra operatori alimentata dalle promozioni di acquisizione. Tra questi Ehiweb, web company bolognese attiva su fibra, VoIP e mobile, che ha costruito il proprio posizionamento sulla permanenza della clientela anziché sulla competizione di prezzo. “In Italia ci sono decine di migliaia di utenti che cambiano provider tutti i mesi”, afferma Luigi De Luca, co-founder della società, secondo cui i grandi operatori “lavorano molto su quel genere di intercettazione del target”. Una dinamica che, sostiene, “spesso ti costringe a proporti solo per un prezzo basso e non per il servizio di valore che offri”.

Nata nel 2000 dalla rivendita di domini e spazi hosting e strutturata in Srl nel 2004, la società opera oggi anche su centralini virtuali e invio massivo di SMS, questi ultimi utilizzati per il marketing, dalla grande distribuzione e per le procedure di autenticazione a due fattori. La scelta dichiarata è di non rincorrere i volumi: “Noi non dobbiamo lavorare su milioni di utenti. Noi dobbiamo lavorare su quelli giusti, su quelli commisurati al nostro passo”, sostiene De Luca, che indica nell’ingegneria di rete e nelle politiche di gestione della banda il fattore tecnico determinante, con incrementi progressivi di capacità in funzione della crescita della base clienti anziché saturazione delle connessioni condivise.

Il posizionamento si riflette sul pricing, che il manager riconosce come non aggressivo: “Non avendo certe offerte sottocosto, inizialmente possiamo essere percepiti come un po’ più cari rispetto agli altri”, precisa. È una scelta che colloca l’operatore fuori dal segmento delle promozioni di ingresso, storicamente il principale strumento competitivo del comparto sul mercato residenziale, dove la pressione sui prezzi ha portato l’Italia tra i Paesi europei con le tariffe più basse.

La struttura organizzativa conta venti dipendenti a tempo indeterminato, con assistenza clienti gestita internamente in Italia. “Abbiamo messo 20 persone dentro Bologna”, afferma il manager. È un modello a più alta intensità di personale rispetto a quello degli operatori di scala, che gestiscono il servizio clienti su volumi molto maggiori e con quote crescenti di automazione, e che sui piccoli provider si traduce in un’incidenza del costo del lavoro per utente servito strutturalmente superiore.

Il vincolo resta la scala. La società indica ricavi nell’ordine dei cinque milioni di euro, una frazione minima di un mercato da quasi trenta miliardi: un ordine di grandezza che colloca l’operatore in un segmento dove i costi di accesso all’ingrosso alla rete e gli investimenti richiesti dalla transizione al full fiber incidono sui margini senza poter essere ammortizzati su basi clienti di milioni di utenti, come avviene per i grandi gruppi. La tenuta del modello dipenderà dalla capacità del segmento specializzato di difendere il differenziale di prezzo in una fase in cui la concorrenza si sposta dai nuovi allacci alla base esistente, terreno su cui la leva della permanenza viene messa alla prova proprio dagli operatori di maggiori dimensioni.

Banche, a luglio calo tassi nuovi mutui (3,81%), rialzo su prestiti imprese

Roma, 9 set. (askanews) – Lo scorso luglio, i tassi bancari di mercato sui nuovi mutui erogati in Italia si sono smorzati al 3,81%, secondo l’ultima rilevazione effettuata dalla Banca d’Italia, a fronte del 3,95% che era stato registrato nel mese precedente. Sono invece aumentati al 10,38% i tassi sulle nuove erogazioni di credito al consumo, dal 10,33% di un mese prima.

Secondo Bankitalia sono anche aumentati i tassi di interesse sui nuovi prestiti alle imprese non finanziarie, in media al 3,79% dal 3,70% del mese precedente. I tassi passivi sul complesso dei depositi sono risultati poco mossi allo 0,69%, dallo 0,67% del mese precedente.

Nel frattempo i prestiti al settore privato sono aumentati del 3,5 per cento su base annua, una flebile accelerazione dal più 3,3 per cento di giugno. I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,6 per cento (2,7 nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati del 4,1 per cento (3,2 in giugno). I depositi del settore privato sono aumentati del 2,4 per cento (2,8 nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria è aumentata del 5,6 per cento (6% nel mese precedente).

Tutto questo mentre a seguito dei nuovi rialzi di petrolio, carburanti e inflazione sono prevalenti le attese di un nuovo aumento dei tassi di interesse di riferimento da parte della Banca centrale europea, il cui direttorio inizierà a riunirsi stasera in trasferta a Berlino e comunicherà le sue decisioni domani al 14 e 15. La Bce pubblicherà anche le sue previsioni aggiornate su crescita economica e inflazione.

Tim, Cda prende atto con favore del miglioramento dell’offerta Poste

Roma, 9 set. (askanews) – Il Consiglio di amministrazione di “rileva con favore” il miglioramento del corrispettivo offerto da Poste Italiane “mediante il riconoscimento di una componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro per ciascuna azione ordinaria TIM portata in adesione all’Offerta”. E’ quanto si legge in un comunicato della società.

Il CdA di Tim, prosegue la nota, “ha altresì preso atto della rinuncia da parte di Poste alla condizione soglia avente ad oggetto il raggiungimento di una partecipazione almeno pari al 66,67% dei diritti di voto esercitabili nelle assemblee di TIM”. Dopo i rialzi di ieri, a seguito del rilancio di Poste, nelle contrattazioni mattutine a Piazza Affari Tim segna un meno 1,13% a 7,603 euro.

Petrolio risupera i 100 dollari per la prima volta da luglio

Roma, 9 set. (askanews) – Con una nuova ondata di rialzi, il barile di petrolio ha risuperato la soglia psicologica dei 100 dollari per la prima volta dallo scorso luglio. Nel corso delle contrattazioni mattutine il Brent ha toccato quota 100,19 dollari, successivamente il greggio di riferimento del mare del North risulta in aumento del 2,03% a quota 99,91 dollari. Negli scambi dell’afterhours il West Texas Intermediate sale dell’1,53% a 94,45 dollari.

Gli ultimi rialzi dell’oro nero, che tendono inevitabilmente a sospingere nuovamente verso l’alto i prezzi dei carburanti in tutto il mondo, si sono verificati dopo una serie di attacchi, nei giorni scorsi, dei miliziani islamisti Houthi contro diversi impianti dell’Arabia Saudita.

Sviluppi che aumentano le probabilità di rialzi dei tassi sia da parte della Banca centrale europea, il cui direttorio deciderà sulla politica monetaria domani, sia da parte della Federal Reserve americana, che terrà il suo incontro la prossima settimana.

Germania, Merz: Afd forza distruttiva, non avrà mai la maggioranza nel Paese

Roma, 9 set. (askanews) – Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto in Parlamento all’Afd che rappresenta “una forza distruttiva”.

“Siete una forza distruttiva”, ha accusato il leader della Cdu rivolgendosi all’Afd. Secondo Merz, l’Afd è schierata dalla parte della Russia. “Il popolo tedesco non seguirà questa strada”, ha sostenuto il leader tedesco, aggiungendo che da parte del partito nazionalista tedesco non è giunta “nemmeno una parola” a riguardo del tentativo di attentato all’aeroporto di Lipsia né sulle campagne di disinformazione della Russia.

Inoltre, il cancelliere Merz ha ricordato a Weidel di non aver ottenuto la maggioranza assoluta in Sassonia-Anhalt. L’Afd non riuscirà a raggiungere la maggioranza assoluta neanche in altre elezioni. “Da nessuna parte in Germania otterrete la maggioranza con questa politica”, ha specificato Merz.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, nel corso del suo discorso al Parlamento tedesco, ha attaccato l’Afd affermando che ciò che lo “contraddistingue” è “il disprezzo per le nostre istituzioni democratiche e la costante denigrazione personale dei rappresentanti del nostro Stato”. “Questo è il segno distintivo della vostra politica e questo è il segno distintivo delle vostre azioni politiche”, ha aggiunto il leader tedesco. In una seduta estremamente caotica, riferisce il giornale tedesco
Bild, Merz ha sostenuto che la politica di remigrazione sostenuta dal partito nazionalista tedesco è in realtà una forma di “pulizia etnica”.

Tennis, storico Tiafoe: in semifinale agli Us Open

Roma, 9 set. (askanews) – Dopo una splendida maratona di 4 ore e 38 minuti sull’Arthur Ashe Stadium contro Alex Michelsen, Frances Tiafoe si è guadagnato una storica terza semifinale allo US Open, tutte dal 2022 ad oggi. Il numero 12 al mondo ed 11 del seeding ha rimontato due set di svantaggio chiudendo col punteggio finale di 5-7 3-6 7-5 6-3 7-6(6). Michelsen (numero 46 ATP) al suo primo quarto di finale in un major non ha sfruttato la possibilità di chiudere al servizio sul 5-4 nel terzo parziale, e anche nel decimo game del set decisivo, seppur in risposta, si è trovato a due punti dal trionfo.

È la terza rimonta del genere per Tiafoe in carriera, la seconda stagionale dopo quella completata al Roland Garros contro Jaime Faria. In termini di match vinti, rafforza così il suo primato personale conquistando il 42esimo successo. Per andare oltre, dovrà battere curiosamente uno tra Carlos Alcaraz (n.3 e n.2 del torneo) e Ben Shelton (n.9 e n.8). Lo spagnolo fu suo giustiziere in semifinale quattro anni fa, mentre contro Shelton si ricreerebbe un derby già fatale a Tiafoe due anni fa, quella volta contro Taylor Fritz.

“È stato un match durissimo. Sicuramente quei due doppi falli mi hanno aiutato – ha detto a fine match, riferendosi ai due punti con cui il suo avversario aveva aperto il game in cui serviva per chiudere l’incontro -. Voglio comunque fare i complimenti a Michelsen, un grande giocatore. Devo ringrazie anche il pubblico per lo straordinario supporto”, ha concluso.

Tennis, Shelton elimina Alcaraz agli Us Open

Roma, 9 set. (askanews) – Alle 3 e mezza di notte, davanti al pubblico di casa, Ben Shelton elimina il campione in carica degli Us Open Carlos Alcaraz (6-7, 6-1, 6-3, 1-6, 7-6) dopo quasi 4 ore e mezza di lotta e raggiunge la semifinale a New York. Sarà derby con Tiafoe per un posto in finale.

Per Shelton è la seconda semifinale agli US Open, dopo quella raggiunta nel 2023, e la terza in carriera nei tornei dello Slam, considerando anche quella dell’Australian Open 2025. Venerdì affronterà un altro americano, Frances Tiafoe, per un derby che vale la finale.

Per Alcaraz arriva invece una sconfitta storica. È soltanto la seconda volta in 17 partite che lo spagnolo perde un match deciso al quinto set. Prima di Shelton, l’unico giocatore ad averlo battuto in una sfida conclusa al quinto era stato Matteo Berrettini, all’Australian Open 2022. Si interrompe inoltre una striscia di 18 vittorie consecutive nei tornei dello Slam.

È stata una partita epica per intensità, violenza degli scambi e continui ribaltamenti di fronte. Nel primo set prevale inizialmente l’equilibrio: i game sono dominati dai servizi e nessuno dei due riesce a conquistare più di due punti in risposta fino all’ottavo gioco. Alcaraz comincia però a soffrire la risposta di Shelton, riuscendo comunque a salvarsi senza concedere palle break. Sul 5-5 arriva il primo vero strappo: lo spagnolo toglie la battuta a zero all’americano e va a servire per il set.

Proprio nel momento decisivo emergono però alcune fragilità di Alcaraz, soprattutto con il dritto e sul piano mentale. Shelton alza il ritmo, insiste sul rovescio dello spagnolo e recupera immediatamente il break, trascinando il set al tie-break.

Il gioco decisivo è un concentrato di tensione: tre mini-break nei primi tre punti e Shelton avanti 4-2 al cambio di campo.
Alcaraz reagisce, sfrutta un passaggio a vuoto dell’americano e ribalta la situazione. Shelton serve due volte avanti 4-3, ma si ritrova sul 5-5. Cinque degli ultimi sei punti sono dello spagnolo, che con grande fatica conquista il primo set.

Il secondo parziale cambia completamente volto. I primi due game durano una vita: Alcaraz tiene il servizio dopo 14 punti e quattro palle break annullate, Shelton risponde conquistando il secondo gioco dopo 16 punti e tre palle break salvate.

Da quel momento, però, la partita si trasforma. Shelton diventa incontenibile. Non sbaglia praticamente più nulla, serve con una continuità impressionante e dal fondo campo alterna potenza e variazioni di ritmo. Alcaraz perde progressivamente lucidità, soprattutto con il dritto, e non riesce più a trovare soluzioni.

L’americano infila nove game consecutivi e porta il match dalla sua parte. Il suo tennis è semplicemente mostruoso: inattaccabile al servizio, solidissimo negli scambi e capace di sostenere ritmi forsennati. Alcaraz non riesce a uscire dalla fossa e si ritrova sotto 3-0 nel terzo set.

La notte di New York è ancora lunga e la partita è tutt’altro che finita. Alcaraz reagisce, Shelton continua a spingere e il match si trasforma in una battaglia punto su punto fino all’incredibile epilogo al quinto set, deciso soltanto al super tie-break. Alle 3.33, dopo 4 ore e 28 minuti, Shelton può finalmente alzare le braccia al cielo: il campione uscente è eliminato e un altro americano, Tiafoe, lo aspetta in semifinale.

Lega, Zaia: resta una sola e indivisibile, a Pontida io ci sarò

Roma, 9 set. (askanews) – “La Lega resta una e indivisibile. Non è che stiamo andando davanti al giudice per una pratica di separazione. Stiamo semplicemente dialogando con il segretario. In un partito così grande e di estrazioni culturali e ideologiche così diverse parlarsi è la cosa più normale del mondo”. Lo afferma Luca Zaia, ex governatore del Veneto, in una intervista al Giornale, in merito all’incontro del fronte dei nordisti con il leader della Lega Matteo Salvini.

Dopo le fibrillazioni interne al partito e la richiesta di rinnovamento l’incontro con Salvini sarà drammatico? “Ma per carità. Incontro Salvini con grande serenità”, risponde. Pontida? “Ci sarò”, risponde Zaia.

In arrivo piogge e calo termico, addio all’estate più calda

Roma, 9 set. (askanews) – Mercoledì 9 settembre segna la tanto attesa svolta meteorologica: un’incisiva perturbazione atlantica interrompe il dominio del campo di alta pressione a partire dal Nord Italia, garantendo un calo delle temperature massime fino a 8°C. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma dunque che si chiude, in questo modo, un capitolo climatico eccezionale durato ben 108 giorni, iniziato lo scorso 24 maggio.

I NUMERI DI UN’ESTATE STORICA – L’Estate 2026 si classifica ufficialmente come la più calda della storia in Italia, anche più della famosa stagione rovente del 2003. A Milano, nei 92 giorni di Estate meteorologica (dal 1° giugno al 31 agosto), la colonnina di mercurio ha eguagliato o superato 35°C in ben 35 occasioni. Aggiungendo agli archivi gli 8 giorni canicolari di maggio e i primi 8 di settembre, l’anomalia termica ha dominato la Penisola per oltre 100 giorni consecutivi (108).

LE TAPPE DEL CALO TERMICO – Mercoledì 9 il calo delle temperature investirà il Nord e la Toscana. Sul resto del Centro e al Sud la giornata si manterrà ancora stabilmente calda e soleggiata. Giovedì 10 le precipitazioni e il raffreddamento raggiungeranno tutto il Centro. Le massime scenderanno diffusamente sotto i 25°C, trasformando le vecchie minime tropicali notturne nelle nuove temperature diurne. Venerdì 11 e nel weekend la rinfrescata conquisterà anche il Meridione. Entro il fine settimana l’intera Penisola faticherà a superare i 28°C, con Pianura Padana e Toscana stabilmente assestate su valori quasi autunnali tra i 25 e i 26°C.

L’ATTENZIONE AI FENOMENI ATMOSFERICI – L’abbassamento delle temperature sarà accompagnato però da una fase meteorologica molto instabile: l’ingresso di aria fredda in quota su una massa d’aria calda e umida favorirà un’accentuata instabilità soprattutto al Nord-Ovest, con rovesci localmente superiori a 100 mm, possibili grandinate e venti di downburst.

I temporali si trasferiranno dal Nord-Ovest verso il Nord-Est e, dal pomeriggio del mercoledì, anche sulla Toscana. Durante questo passaggio frontale sarà probabile la formazione di raffiche di vento orizzontali (downburst) e locali grandinate. Il rischio di grandine, seppur attualmente prevista di dimensioni non eccezionali, coinvolgerà il Nord e la Toscana mercoledì, estendendosi al resto del Centro nella giornata di giovedì e raggiungendo infine il Sud a partire da venerdì.

In sintesi, il fronte atlantico, entrato dalla Francia, porterà pioggia e un calo termico da Nord a Sud nel corso dei prossimi tre giorni, facendoci tornare nelle medie del periodo o leggermente addirittura sotto.

Roma, arrestati promotori e mandanti dell’omicidio di "Diabolik". Michele Senese "mandante apicale"

Roma, 9 set. (askanews) – Arrestati i presunti mandanti dell’omicidio di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli, avvenuto il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti a Roma.

Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, i carabinieri del nucleo investigativo di Roma e i poliziotti della squadra mobile di Roma hanno infatti eseguito un’ordinanza, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 persone accusate, a vario titolo, di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

La complessa e premeditata organizzazione del delitto Piscitelli, eseguita in pieno giorno, è stata qualificata dal gip del Tribunale di Roma come “azione con metodo mafioso”, finalizzata ad agevolare il clan Senese, egemone nell’area in cui il delitto è stato consumato. L’omicidio aveva generato nel territorio romano un diffuso clima di assoggettamento ed omertà, palesato dall’evidente reticenza dei testimoni oculari e dei sodali più stretti della vittima.

Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi di chat criptate, gli inquirenti hanno raccolto gravi elementi indiziari in ordine all’esistenza di un accordo criminoso integrato tra diverse compagini delinquenziali operanti a Roma, volto a tutelare i rispettivi interessi nel lucroso mercato del narcotraffico.

Le indagini che hanno portato all’emissione dell’ordinanza che dispone le misure cautelari, coordinate dalla Dda della Procura di Roma, individua in particolare gravi indizi di reità a carico di tre esponenti di primo piano della criminalità romana, gravemente indiziati di essere i promotori e mandanti dell’omicidio: – Michele Senese (indiziato quale mandante apicale): storico capo dell’omonimo clan della Camorra, avrebbe fornito l’assenso preventivo determinante per l’uccisione di Piscitelli. L’azione punitiva serviva a riaffermare il potere del clan su un proprio affiliato che, resosi autonomo nel traffico di stupefacenti insieme a Fabrizio Fabietti, rifiutava di corrispondere la dovuta quota sui profitti delle sue attività illecite, versando somme irrisorie (circa 2.000-3.000 euro mensili a fronte di ingenti quantitativi di droga commercializzati). – Leandro Bennato (indiziato quale mandante e organizzatore): al vertice del gruppo criminale operante su tutta la città di Roma con propaggini che dall’estrema periferia di Roma Sud/Est (Tor Bella Monaca) si prolungano sino a quelle di Roma Nord-Ovest (zona Casalotti/Primavalle). Avrebbe deliberato l’eliminazione di Piscitelli per estrometterlo, considerato un concorrente scomodo sul mercato della cocaina e conquistare il controllo criminale della zona della Tuscolana. Bennato avrebbe pianificato la logistica sul luogo, effettuando sopralluoghi preliminari e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer Raul Esteban Calderon a bordo di uno scooter rubato. – Alessandro Capriotti (indiziato quale gancio e mandante): noto broker di cocaina, avrebbe agito in concorso, concordando la trappola mortale. Capriotti avrebbe infatti fissato un appuntamento fittizio con Piscitelli presso la panchina del parco di via Lemonia alle ore 19.00 del 7 agosto 2019, attirandolo scientemente nel raggio d’azione del sicario, già travestito da runner e appostato nell’area.

L’ANTEFATTO ESTORSIVO E L’INTIMIDAZIONE ARMATA – Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo e degli agenti della Squadra Mobile di Roma hanno consentito di raccogliere elementi indiziari circa l’antefatto che avrebbe innescato la reazione omicidiaria. Il contrasto tra Alessandro Capriotti ed il gruppo capeggiato da Piscitelli risalirebbe a due distinte truffe commesse dal Capriotti (soprannominato ‘il Fornaro’ o ‘il Miliardero’) nell’acquisto di carichi di cocaina da fornitori albanesi nel 2016 (14 kg per un valore di 420.000 euro) e nel 2018 (10 kg). Piscitelli, storicamente legato ai broker albanesi, si era inserito con violenza nella vicenda per esigere con la forza il pagamento del debito non onorato di 300.000 euro.

Il picco di tale scontro si è registrato il 23 febbraio 2019 a Rocca di Papa, quando Arindi Boci ed Enea Carka, su mandato dello stesso Piscitelli, avrebbero eseguito un violento attentato intimidatorio esplodendo quattro colpi di fucile d’assalto mitragliatore AK-47 (Kalashnikov) contro la porta d’ingresso della villa di Capriotti, mentre all’interno si trovava la figlia minore dello stesso indagato. Questo grave atto di forza avrebbe spinto Capriotti a pretendere la protezione da parte di Giuseppe Molisso (consegnandogli in cambio orologi di lusso) e a deliberare l’uccisione del rivale.

LA FAIDA SUCCESSIVA ED IL TENTATO OMICIDIO DI GIUSEPPE MOLISSO – La morte di Piscitelli non ha placato la spirale di sangue nella Capitale. Subito dopo l’omicidio, i fedelissimi di ‘Diabolik’, riconducibili alla fazione albanese guidata da Elvis Demce, avrebbero avviato una fitta attività di ricerca e pedinamento per individuare e uccidere i mandanti, individuati fin da subito dagli ambienti criminali in Molisso e Bennato.

L’impalcatura probatoria costruita ha consentito di raccogliere gravi elementi indiziari in ordine all’esistenza dell’astio che, all’indomani del delitto, il Gruppo di Albanesi nutriva nei confronti Giuseppe Molisso e Leandro Bennato, nonchè di delineare anche diversi propositi omicidiari orditi da entrambe le fazioni che si concretizzava attraverso: – il tentato omicidio di Leandro Bennato; – i tentativi di omicidio di Fabrizio Fabietti e di Matteo Costacurta; – il tentato omicidio di Giuseppe MOLISSO, pianificato nei minimi particolari dall’albanese Elvis Demce, dai suoi sodali e da Costacurta; – l’aggressione commessa in carcere ai danni di Raul Esteban Calderon, perpetrata dagli albanesi.

Tennis, Bolelli-Vavassori ai quarti agli Us Open

Roma, 9 set. (askanews) – Simone Bolelli approdano ai quarti di finale del torneo di doppio degli Us Open. Gli azzurri, testa di serie numero 4, hanno battuto Austin Krajicek e Nikola Mektic, quindicesimi favoriti del seeding, al termine di una battaglia di oltre tre ore: 4-6 7-6(5) 7-6(8) il punteggio finale. Per la prima volta insieme Bolelli e Vavassori sono ai quarti di finale dello US Open, e ci arrivano dopo aver recuperato situazioni che, una dopo l’altra, sembravano poter chiudere la partita a favore degli avversari.

Il retroscena: secondo i media israeliani Trump non si è opposto al piano di Londra di sanzionare le colonie

Roma, 9 set. (askanews) – Il presidente statunitense Donald Trump non ha sollevato obiezioni ai piani britannici di sanzionare gli insediamenti israeliani quando è stato informato della proposta dal primo ministro britannico Andy Burnham: lo ha riferito al Times of Israel un funzionario occidentale.

Burnham ha avuto un colloquio telefonico con Trump all’inizio della settimana, durante il quale ha illustrato al presidente Usa il piano di Londra per vietare l’importazione di merci provenienti dagli insediamenti, oltre a una serie di altre misure volte a contrastare la politica espansionistica israeliana in Cisgiordania: lo ha confermato il funzionario occidentale, avvalorando quanto riportato dal sito di notizie Axios.

“Non c’è stata alcuna richiesta di soprassedere”, ha affermato il funzionario occidentale informato sulla conversazione.

Martedì, interpellato in merito alle sanzioni britanniche, il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha lasciato intendere che da parte di Washington non vi fosse opposizione.

Pur precisando che gli Stati Uniti non si sarebbero uniti al Regno Unito in questa iniziativa – seguita poi da altri 11 Paesi occidentali – Rubio ha evitato di criticarla.

“Eravamo stati informati della loro intenzione di prendere questa decisione. Abbiamo ascoltato le motivazioni alla base della scelta. Condividiamo l’obiettivo della stabilità. Non vogliamo assistere a un aumento della violenza o delle tensioni in Cisgiordania in un momento delicato per la regione”, ha dichiarato il capo della diplomazia statunitense.

L’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee – da sempre sostenitore del movimento degli insediamenti – aveva espresso in precedenza commenti ben diversi, lasciando intendere che Washington avrebbe penalizzato Londra per il pacchetto di sanzioni. “Se i britannici dovessero imporre boicottaggi o sanzioni di qualsiasi tipo, le ripercussioni sarebbero significative”, aveva dichiarato Huckabee alla Bbc.

Lega, Romeo: al partito serve rinnovamento. Io a rischio? Non siamo soli

Roma, 9 set. (askanews) – “In cosa spero? In un rinnovamento di sostanza”, “non siamo soli. Del resto io non penso mai di avere tutte le ragioni ma neanche tutti i torti. E sono convinto che l’apertura di questo dibattito sia una necessità, per noi leghisti e per tutto il centrodestra”. Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera sulle tensioni interne alla Lega e anche sulla possibilità di essere sostituito, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo.

Da quanto non parla con Matteo Salvini? “Dal direttivo lombardo del 7 agosto. Quello da cui è partito il confronto” risponde Romeo osservando, rispetto a chi dice che quella degli esponenti nordisti del Carroccio sia un’operazione nostalgia, che c’è “voglia di Lega e ho qualche nostalgia per lo spirito che ci rendeva diversi da tutti gli altri e ci dava quel grande senso di comunità”. I governatori, aggiunge, hanno chiesto “di valorizzare la squadra, di presentarci come squadra”, “non è un attacco a Salvini”, ma in un dibattito polarizzato, “valorizzando la squadra si possa potenziare la mobilitazione”.

Guasto tecnico a Heathrow, anche oggi decine di voli cancellati

Roma, 9 set. (askanews) – Un guasto tecnico nel Regno Unito continua a causare decine di cancellazioni di voli oggi, in particolare all’aeroporto di Londra-Heathrow: i responsabili del controllo del traffico aereo avvertono che il ritorno alla normalità “richiederà tempo”.

Secondo il sito di monitoraggio del traffico aereo Flightradar24, circa 1.300 voli sono stati cancellati nel Paese martedì e altri 177 lo sono stati oggi, quasi tutti a Heathrow. Il guasto, definito “molto complesso”, ha “creato difficoltà per l’intera rete aerea e il ripristino richiederà tempo”, ha scritto su X il NATS, l’ente britannico responsabile del controllo del traffico aereo. L’ente ha assicurato di aver “risolto” il malfunzionamento all’origine dei disagi e di lavorare “alacremente per smaltire i ritardi accumulati nei voli”.

Centinaia di droni lanciati da Ucraina e Russia. Due morti in attacco russo a frontiera con Moldavia

Roma, 9 set. (askanews) – Un attacco di droni russi contro il valico di frontiera stradale di Starokoja che ha causato due morti e tre feriti nella notte: lo ha annunciato su Telegram il governatore della regione di Odessa, Oleh Kiper.

L’infrastruttura ha subito danni e la sua attività è stata temporaneamente sospesa, causando disagi al traffico tra l’Ucraina e la Moldavia, le cui autorità sono state informate dalle guardie di frontiera ucraine.

La Russia ha lanciato 196 droni contro l’Ucraina, oltre a missili balistici Iskander-M e missili S8000 Banderol: lo ha annunciato l’aeronautica militare ucraina, affermando di aver abbattuto o neutralizzato 165 droni. Sono stati registrati impatti di missili o droni in 23 siti, mentre detriti sono caduti in altri quattro.

A Kiev, questa mattina, un drone ha colpito un edificio residenziale di 24 piani nel distretto di Darnytsky, all’altezza dell’undicesimo e del dodicesimo piano: lo ha reso noto il sindaco Vitali Klitschko. E’ scoppiato un incendio. In precedenza erano stati segnalati altri danni nella capitale, in particolare a due camion, un garage e un edificio non residenziale.

Nella regione di Kiev, sono stati registrati attacchi anche in sei distretti. A Bila Tserkva, un attacco con droni ha provocato un incendio in uno stabilimento agroalimentare, dove i soccorritori erano ancora al lavoro questa mattina.

Le forze di difesa aerea russe hanno intercettato quasi 600 droni d’attacco ucraini in diverse aree del Paese nel corso di una sola notte; lo ha riferito il ministero della Difesa russo.

“La difesa aerea ha rilevato e abbattuto 596 velivoli senza pilota ucraini durante la notte”, ha dichiarato il ministero in un comunicato.

Il ministero ha precisato che i velivoli sono stati intercettati sopra le regioni di Belgorod, Brjansk, Kaluga, Kursk, Orel, Orenburg, Rostov, Samara, Tula, Uljanovsk e Krasnodar, nonché sopra la penisola di Crimea e il Mar Nero.

Iran attacca la Giordania con bombe a grappolo, mentre gli Usa colpiscono petroliere

Roma, 9 set. (askanews) – L’Iran ha aperto il fuoco contro la Giordania, utilizzando munizioni a grappolo, secondo quanto riferito da un funzionario statunitense a Fox News, secondo cui l’attacco era ancora in corso. Secondo quanto riferito dal funzionario, l’esercito statunitense ha messo fuori uso 10 petroliere iraniane nell’ultima settimana, di cui cinque solo martedì.

Ciò è avvenuto mentre, secondo Reuters, le difese aeree giordane avrebbero anche intercettato una serie di missili lanciati dall’Iran. Citando i media statali iraniani, la testata ha riferito che numerosi missili balistici sono stati lanciati da diverse città verso quelli che i media iraniani hanno descritto come obiettivi ostili statunitensi. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, la televisione di stato siriana ha anche intercettato missili provenienti dall’Iran sopra la città di confine giordana di Irbid.

I sistemi di difesa aerea della Giordania hanno distrutto 18 dei 20 missili balistici provenienti dal territorio iraniano: lo riferisce l’agenzia di stampa statale citando le forze armate. Due missili sono caduti in aree disabitate e non si registrano vittime, secondo quanto dichiarato dai militari e riportato dall’agenzia.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) dell’Iran ha inoltre dichiarato di aver attaccato due imbarcazioni statunitensi e otto petroliere nel Golfo, in risposta a quello che ha definito un attacco Usa contro cinque petroliere iraniane; lo riferiscono i media di Stato iraniani, citando una nota del corpo stesso.

L’Irgc ha affermato di aver attaccato 10 navi che tentavano di attraversare un’area dello Stretto di Hormuz descritta come “vietata e non sicura”.

All’Intelligenza Artificiale piace il ‘centro’ di Fioroni

Il libro di Giuseppe Fioroni è un’autobiografia politica ma soprattutto un manuale per chi pensa che in Italia esista ancora uno spazio di centro e che non basti collocarsi a metà strada tra destra e sinistra.

Il centro, per Fioroni, non è una collocazione ma una cultura. Vuol dire competenza, pragmatismo, dialogo, radicamento sociale, senso delle istituzioni. E vuol dire evitare che la moderazione diventi una tecnica per stare sempre dalla parte giusta del potere.

Da qui viene il primo consiglio: essere autonomi. Non autosufficienti, non equidistanti per principio, ma liberi. Un centro responsabile non sceglie le alleanze per trovare una sistemazione: le costruisce sulla compatibilità dei programmi. Se serve soltanto a completare una coalizione, è una ruota di scorta; se porta idee, cultura di governo e capacità di mediazione, può invece condizionarla. La pluralità è una ricchezza, ma diventa irrilevanza quando si trasforma in indistinguibilità.

Secondo consiglio: tornare nei luoghi in cui la politica si forma prima di diventare comunicazione. Territori, comuni, associazioni, corpi intermedi, professioni. La rappresentanza si ammala quando si separa dai mondi vitali che pretende di interpretare. Il centro non può essere il partito dei salotti moderati: deve ricucire pezzi di società che non si parlano più.

Terzo: investire sulla formazione. Prima di chiedere ai giovani di candidarsi bisogna dare loro strumenti per capire. Scuole di cittadinanza, studio della Costituzione, dei bilanci pubblici, della politica internazionale; poi esperienze vere nei comuni, nei servizi sociali, nella scuola, nella sanità. Ai giovani non serve un palco: serve una “casa civile”, un posto in cui passione e metodo imparino a convivere.

Quarto: non confondere il rinnovamento con l’anagrafe. Fioroni è severo con la politica che vive di rottamazioni, onde, sondaggi, leader improvvisi. Il ricambio serve quando produce competenza, autonomia e responsabilità. Altrimenti cambia soltanto il volto di chi occupa la scena.

Infine, un centro responsabile dovrebbe misurarsi sulla qualità delle istituzioni che lascia: diritti più accessibili, welfare più umano, scuola più esigente, fiscalità più giusta, potere più sobrio. E qui che la parola “servizio”, che attraversa tutto il libro, smette di essere una formula edificante e diventa criterio politico.

Il messaggio finale è forse il più utile: non serve rifare la Dc, né fondare l’ennesimo partitino che si proclama decisivo tra due blocchi. Serve ricostruire una cultura capace di ridurre la polarizzazione senza cancellare le differenze, di mediare senza essere ambigua, di governare senza idolatrare il governo.

Il centro, insomma, non va occupato. Va meritato.

 

Giuseppe Fioroni
Ovunque è il centro
Rubbettino, 202 pp., 16 euro

 

[Il testo è qui riproposto per gentile concessione de Il Foglio]

Germania profonda: il vento d’Oriente e la provocazione di Lutero

Un vento che viene da Est

Leggendo i risultati elettorali in Sassonia-Anhalt, con un’altissima partecipazione al voto, giovani compresi, e osservando come l’AfD abbia sottratto elettori a destra, al centro e a manca, non ho potuto fare a meno di soffermarmi sul giudizio di alcuni commentatori che hanno sottolineato l’influenza dell’Europa orientale e quel sapore d’Oriente, polacco e ceco, che si sarebbe avvertito nelle urne. A ciò si aggiunge il vento del separatismo russo e antieuropeo che, secondo questa lettura, si sarebbe sempre respirato in questo Land sin da quando faceva parte della DDR. Il tutto, ha aggiunto qualcuno, a conferma delle forti nostalgie per la vecchia Germania Est.

Non ci sono dubbi sul fatto che il contesto culturale della Sassonia-Anhalt sia oggi largamente secolarizzato, anche come conseguenza del precedente regime comunista. Circa il 67% della popolazione si dichiara non religioso o non credente e soltanto il 19% cristiano: quest’ultimo composto per circa il 16% da protestanti evangelici e per il 3% da cattolici.

 

Quelle «brezze» che attraversano la storia

I sociologi mi rimprovereranno certamente per la mancanza di dati e di riferimenti a ricerche; forse gli antropologi culturali un po’ meno, perché faccio riferimento soprattutto ai valori. Ma la metafora che mi ha colpito — quella, cioè, di una Sassonia che respira in silenzio un’aria d’Oriente — mi ha fatto riesumare quella di un mio precedente appunto, pubblicato su questo stesso sito in due puntate successive.

Tentavo allora di spiegare, attraverso un’allegoria, che cosa può succedere quando si respira per anni una «brezza d’aria» marina. In questo particolare caso tedesco, si tratterebbe di un’aria proveniente da Est: dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca e dalla Russia. Un’aria d’Oriente nella quale si sono sedimentate, nel corso del Novecento, anche esperienze e culture politiche radicalmente diverse, compresa la tragica eredità del nazismo e, successivamente, quella della Germania comunista; una storia che ha contribuito a marcare la distanza dall’Europa occidentale.

Avevo generalizzato, provocatoriamente, anche nel mio precedente appunto. Perché mi sono riferito a quelle silenziose «brezze di mare», a quegli influssi religiosi — cristiani e cattolici — che spesso rimangono sottotraccia e ai quali non facciamo caso, o non vogliamo far caso per scelta personale. Eppure possono seminare valori, idee e comportamenti assimilati nel corso di lunghi periodi, diventando, consciamente o inconsciamente, parte del retroterra culturale di una città, di una specifica regione o di un Land, sino a interessare intere nazioni, diversi Stati e, in alcuni casi, una parte consistente dell’Occidente.

 

Weber, Tocqueville e il peso delle culture religiose

È una mia opinione e, nello stesso tempo, una provocazione antropologica. Ma se fosse vero che il capitalismo moderno abbia trovato un impulso particolare in una determinata «etica protestante» e che le idee di fraternità e uguaglianza abbiano ricevuto un impulso decisivo da una diffusa cultura cristiana e cattolica — per richiamare, pur nelle loro profonde differenze, le riflessioni di Max Weber e Alexis de Tocqueville — allora gli influssi esercitati sul modo di pensare l’economia, la democrazia liberale e sociale e i diritti umani connessi meriterebbero di essere valutati attentamente anche alla luce di queste matrici religiose.

 

La terra di Martin Lutero

Ecco, dunque, dove si è fermata la mia curiosità. Guarda caso, la Sassonia-Anhalt è la terra nella quale nacque e visse Martin Lutero, promotore, com’è noto, della Riforma protestante del XVI secolo. Fu a Wittenberg, città storica di questo Land, che la tradizione colloca nel 1517 l’affissione delle celebri 95 tesi, con le quali Lutero contestò duramente la pratica delle indulgenze e aprì un conflitto destinato a produrre la frattura religiosa dell’Europa occidentale.

Da quella frattura nacque anche una concezione religiosa fortemente incentrata sul rapporto personale del credente con la Scrittura e con la grazia, distinta dalla tradizione cattolica, che ha invece attribuito un rilievo particolare alla dimensione comunitaria ed ecclesiale della fede. Due sensibilità differenti, che nei secoli hanno contribuito, insieme a molti altri fattori, a modellare culture e società europee.

 

Una metafora, non una spiegazione

Che cosa c’entra tutto questo con la vittoria dell’AfD? Probabilmente niente, se pretendessimo di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto. Sarebbe storicamente e politicamente insostenibile.

Ma, nello stesso tempo, credo che possa esserci qui una metafora. Le culture profonde di un territorio non determinano automaticamente le scelte politiche dei suoi abitanti, ma lasciano sedimenti, linguaggi, sensibilità e modi di percepire il rapporto con gli altri.

Forse anche le «brezze» della storia, quando soffiano molto a lungo, meritano di essere ascoltate.

Dopo la Sassonia, l’Europa davanti alla sfida delle destre sovraniste

Un’Europa sotto pressione

Scrive Gianfranco Infante, oggi, su Politica Insieme: «Tre obiettivi diversi quelli perseguiti da USA, Russia e Israele, ma che, per ragioni diverse, possono incontrarsi. Trump può avere interesse a indebolire l’Europa come potenza regolatrice; Putin a indebolirla come potenza geopolitica; Netanyahu a ridurne la capacità di esercitare una pressione politica sul Medio Oriente».

E ci sono anche in Italia quelli che plaudono o restano indifferenti a ciò che sta accadendo nell’“Internazionale della destra europea”. Scrivo di “Internazionale di destra europea” considerato che, come ricorda Francesca Basso sul Corriere della Sera, «la scelta fatta dalla Sassonia-Anhalt, pur trattandosi di un piccolo Land con 1,7 milioni di elettori, ha gonfiato il petto dei sovranisti d’Europa che si preparano al voto nei prossimi mesi».

La stessa Basso evidenzia che «il 20 settembre andranno al voto per rinnovare le assemblee regionali i Länder di Berlino e Meclemburgo-Pomerania. E saranno il vero test. I sovranisti scaldano i motori. Fuori della Germania, i prossimi ad andare a votare saranno il 13 settembre gli svedesi. I Socialdemocratici di Magdalena Andersson sono al momento dati come il primo partito, ma seguiti dalla destra radicale dei Democratici Svedesi. Poi in ottobre tocca a lettoni e bulgari. Il 2027 è l’anno dei big: con le presidenziali francesi in aprile — che potrebbero dare il grande scossone all’Unione europea se vincerà il Rassemblement National di Marine Le Pen —, l’Italia, la Spagna (unico grande Paese tra i Ventisette con un governo socialista), la Grecia e la Polonia, dove Piattaforma Civica di Donald Tusk (Ppe) dovrà vedersela con il partito ultraconservatore e nazionalista del Pis, che a Strasburgo sta nell’Ecr con Fratelli d’Italia».

Si profilano, dunque, seri rischi per l’Unione Europea, attaccata dai tre tycoon citati e dai fermenti sovranisti presenti al proprio interno.

 

Se la Germania cambiasse direzione

Se quanto avvenuto in Sassonia si replicasse nel voto dei Länder di Berlino e Meclemburgo-Pomerania, è evidente che ci troveremmo in una situazione totalmente diversa da quella dell’atto di fondazione comunitario e dei trattati successivi, con la Germania, locomotiva dell’Europa, alla mercé dell’egemonia politica dell’estrema destra tedesca.

Una situazione tanto più grave trattandosi di un Paese che si sta riarmando, convertendo molte delle proprie industrie verso la produzione militare, sostenuta dai contributi garantiti dall’UE e da alcuni Stati europei, tra cui il nostro Paese.

Ecco perché, con una delle mie noterelle quotidiane, ho ricordato il compianto presidente Andreotti che, intervenendo in un Consiglio nazionale della DC dopo l’avvenuta unificazione tedesca, a noi giovani che gli evidenziammo il suo pessimismo su quell’evento, apparso a noi molto importante, replicò così: «Amo tanto la Germania, che preferisco avere a che fare con due».Non v’è dubbio che nel voto sassone abbia giocato un ruolo decisivo la frustrazione diffusa tra molti cittadini per il tipo di unificazione nazionale che, lungi dal correggere le disuguaglianze profonde tra Est e Ovest, le ha conservate e vieppiù aggravate, specie con la grave crisi economico-industriale attuale del Paese.Ferma è apparsa sin qui la risposta della CDU, il partito più penalizzato dal voto, che ha visto una grande trasmigrazione di elettori dal partito di ispirazione democratico-cristiana all’AfD. Ora si attendono gli sviluppi dopo la “disponibilità” offerta dal leader dell’estrema destra per l’avvio del nuovo governo regionale.

 

Le fratture italiane dopo il voto tedesco

Anche in Italia il voto della Sassonia ha evidenziato le fratture esistenti tanto tra i partiti del centrodestra quanto a sinistra, con il centro sempre in attesa della sua ricomposizione politica.

Al governo si assiste all’ennesima pantomima del duo Salvini-Tajani, col primo pronto a difendere la democraticità di quel voto e Tajani convinto nell’affermare: «L’AfD? Il sovranista tedesco è il peggior nemico dell’Italia. Ma alla Ue serve il rilancio».

È la riproposizione di una tripolarità nella politica estera del governo, che si aggrava con il pendolarismo oscillante della Meloni tra la fedeltà trumpiana e quella alle scelte tradizionali euroatlantiche dell’Italia. Una situazione che non giova alla credibilità del nostro Paese a livello internazionale, al di là della continua retorica della propaganda governativa.

Pesa la scelta nettamente a sostegno di quel voto di Salvini e di Vannacci, che rappresenta la mina vagante per la destra di governo alla vigilia del prossimo voto politico nazionale.

Anche a sinistra, se si escludono le nette parole pronunciate da Romano Prodi, che scrive: «AfD fatto colossale, mai accaduto dal ’45. L’Europa è in pericolo», aggiungendo che «il voto segue l’autoritarismo mondiale che da Trump a Putin sta erodendo lentamente le nostre democrazie», restano le ambiguità di posizioni diverse presenti nel PD. Fratoianni, invece, considera quel voto «una sveglia per Europa e Italia», aggiungendo: «Corriamo ai ripari contro gli estremismi».

Al centro serve un’iniziativa politica

E al centro?

Siamo ancora alla ricerca della sua ricomposizione che, ancora una volta, ha bisogno di una forte iniziativa dell’area cattolico-democratica, liberale e cristiano-sociale, come quella avviata dagli amici del “campo degasperiano”, che andrà supportata dalla base a livello territoriale, comunale, provinciale e regionale.

È tempo di tornare ai nostri fondamentali degasperiani e morotei della DC.

Questione sociale, serve una cultura politica per governarla

La giustizia sociale oltre la propaganda

Molti parlano, il più delle volte a sproposito, della necessità di ridare cittadinanza ad un principio che sarebbe stato clamorosamente violato in questi ultimi anni: ovvero, la giustizia sociale. Un principio, cioè un progetto politico, che da ormai molto tempo ogni singola coalizione elettorale accusa l’altra di non prendersi sufficientemente cura della giustizia sociale e quindi, e di conseguenza, di non affrontare tutto ciò che è riconducibile alla cosiddetta “questione sociale” nel nostro paese.

Ora, tutti ormai conosciamo perfettamente come si traduce tutto ciò nelle concrete dinamiche politiche del nostro paese. E cioè, si fa l’elenco dei poveri; di chi non arriva a fine mese; si esalta la retorica e si scaricano le responsabilità sugli stipendi troppo bassi; si denunciano i mali atavici della sanità pubblica e in ultimo, ma non per ordine di importanza, si sostiene – accusandosi vicendevolmente – che l’altra coalizione non è affatto attrezzata a livello politico, culturale e programmatico per affrontare le difficoltà e le conseguenze derivanti da una irrisolta questione sociale.

 

Una cultura politica per affrontare la questione sociale

Al riguardo, non possiamo non dire una cosa, persino banale nella sua essenza. E cioè, la questione sociale, in qualsiasi fase politica o epoca storica, si può aggredire ad una sola condizione. Ovvero, se esiste una cultura politica in un partito o nella coalizione di riferimento che ha gli strumenti, e gli attrezzi, per sciogliere quei nodi che sono riconducibili alla questione sociale.

Perché tra ricette assistenzialiste e pauperiste come quelle populiste dei 5 Stelle e di altri partiti della sinistra estremista e ricette vagamente liberiste di alcuni settori della destra, non possiamo non ricordare che esiste una specifica cultura, e anche una classe dirigente, che hanno saputo in un passato più o meno recente affrontare e risolvere credibilmente i problemi riconducibili alla “questione sociale”. E questa cultura politica si chiama cattolicesimo sociale. E la classe dirigente di riferimento era la sinistra sociale di ispirazione cristiana. Certamente non l’unica ma indubbiamente la più autorevole e anche la più titolata ad affrontare quei temi.

 

Donat-Cattin e Marini, la lezione del “dato sociale”

È appena sufficiente citare due nomi, nonché due illustri leader politici e statisti, per rendersene conto: Carlo Donat-Cattin e Franco Marini. Due leader espressione del pensiero, della tradizione e della cultura del cattolicesimo sociale che, però, hanno saputo incidere profondamente sul terreno delle scelte politiche quando si parlava di come difendere i diritti dei lavoratori, le esigenze e le richieste dei ceti popolari, la difesa dello stato sociale, l’incremento dell’occupazione e in ultimo, ma non per ordine di importanza, la costruzione di un progetto politico che facesse del “dato sociale” il perno essenziale di una strategia politica e di governo.

Perché la vera specificità della sinistra sociale di ispirazione cristiana nella Dc prima e nei partiti che hanno visto poi il protagonismo di uomini e donne che provenivano da quella cultura politica, era proprio quella di non limitare la questione sociale alla necessità di escogitare interventi spot o di mero richiamo propagandistico ma, al contrario, di sapere inserire la dimensione sociale – appunto il “dato sociale”, come lo definiva Donat-Cattin durante la Prima Repubblica – all’interno di un progetto politico e di governo.

E questo, del resto, è l’unico modo per evitare che il tutto si riduca a mera propaganda. Come, per fare un solo esempio, continuare a blaterare sulla necessità del “salario minimo” quando tutti sanno che quello è il modo migliore per indebolire il ruolo del sindacato e ingessare lo stesso mercato del lavoro.

 

Recuperare la tradizione del cattolicesimo sociale

Ecco perché, e soprattutto oggi, è quantomai necessario, nonché indispensabile, recuperare la cultura, la tradizione, la storia e il pensiero del cattolicesimo sociale per poter affrontare seriamente e credibilmente la nuova ed inedita questione sociale.

Ed è, questo, anche l’unico modo per rileggere e riscoprire il magistero pubblico – politico, sociale, sindacale e di governo – di uomini come Donat-Cattin e Marini che proprio su questo versante hanno segnato una delle pagine più belle della cultura riformista e democratica del nostro paese.

Il nostro Cesare, Cleopatra e l’ombra degli Alemanni

Cesare osserva e manda ambasciatori

Cesare da tempo non rientra in città. Ma di certo non sta senza far nulla. Ormai la strategia di liberarsi della ex amata Cleopatra è fallita miseramente. Stringere i cordoni della borsa non ha prodotto il risultato che si aspettava; i sesterzi sono arrivati dai Federati europei in base ad un’alleanza che lo stesso Cesare aveva promosso, e quindi meglio continuare ad osservare.

Solo che, osservando durante la canicola, la saggia Giulia, moglie paziente, nota che presto dagli Alemanni si terrà un’elezione.

Le elezioni, in casa Cesare, significano accordi nuovi da siglare o patti da rinnovare. Solo che questa regione di casa alemanna è contraria alla politica inclusiva di una capitale dell’impero che è molto lontana dall’amata Alemannia.

Cesare manda ambasciatori a sondare orientamento politico e possibile patto da siglare. Nel frattempo Cleopatra/Meloni veleggia in Sardegna per meglio sopportare la canicola o va dagli Apuli per ristorare le forze consumate dal faticoso governare. L’impero è vasto e molti sono i conflitti che sorgono, e i Federati e gli Alleati esterni cominciano a notare che la regina degli Egizi cerca di governare “con la leva del carro tirata”; sta frenando, questo è certo.

Meno certo è quando scenderà dal carro per riprendere la sua nave e tornare nell’amato Egitto.

 

La manovra degli Alemanni

Intanto gli ambasciatori lavorano. Gli Alemanni sono convinti che devono salvaguardare gli interessi del territorio loro e che il patto dei Federati europei è diventato un vincolo troppo stretto. Non se ne vogliono andare perché ci sono dei vantaggi, ma vorrebbero tentare di scardinare il patto con una manovra dal basso.

Questo stesso tentativo lo hanno fatto, senza grande successo, gli Hungari con il loro leader tanto caro a Cleopatra/Meloni. Ma ora gli Alemanni sono più forti e, nella loro piccola regione della grande Alemannia, contano di vincere.

Subito gli ambasciatori rientrano da Cesare e riferiscono. Al Divo imperatore non sfugge che gli Alemanni sono della stessa pars della regina Cleopatra/Meloni: la tradizione locale (quella egizia trapiantata nella Roma repubblicana), il rispetto dei confini (dell’impero che altri hanno costruito e difeso, cioè Cesare e i cittadini di Roma e d’Italia e non gli Egizi) e l’economia locale senza schiavi di altri popoli.

Perfetto! Il Divo Cesare prepara il suo piatto.

 

L’ottovolante degli Hungari

Gli Alemanni vincono a mani basse, come avevano detto gli ambasciatori. E gli Hungari? E Cleopatra/Meloni?

Il primo già si immagina in sala macchine dell’ottovolante con cui costringerà la pars, che finora è stata a guardare, ad andare su e giù, urlando ad ogni curva e ad ogni discesa, per il piacere suo e di quelli che, guardando, pensano di avere facile la vittoria finale, godendo nel mettere a dura prova lo stomaco di quei poveretti della pars di quelli che stanno a guardare.

Minaccia stragi che non può fare e si contenta dell’ottovolante.

 

Cleopatra guarda a destra

Cleopatra/Meloni non si accorge di nulla. Poi si guarda il fianco destro, quello che non avrebbe mai guardato perché presidiato da lei stessa, la grande regina chiamata dal popolo (Cesare, per la verità, come ben sappiamo) a salvare l’impero, e scorge un’ombra… un elmo.

Guarda meglio. Caspita! È un elmo alemanno!

“Che ci fanno qui?”, si domanda sconcertata.

L’ombra avanza e presto scopre che l’elmo appartiene ad un uomo imponente. L’Alemanno saluta con un breve cenno del capo e occupa tutto lo spazio libero.

La regina si alza le vesti. Costui le sta pestando il mantello. Si ritrae. È piccola.

Lui la guarda e le fa cenno con la mano…

“Fattè più in là, che sto stretto.”

Oddio. L’hanno sorpassata a destra. E so’ pure grossi.

E resta muta.

 

La regina non ha più niente da dire

Sì, proprio muta, non dice nulla. Sgomento? Forse. Tattica? Forse. Ma la verità è che non ha niente da dire.

Che vergogna! Lei che era il presidio dell’impero, il leader che tutti avrebbero voluto e che solo gli Italici potevano godere di tanta gloria.

Non sono forse le cose che lei stessa sbandierava quattro anni fa, appena arrivata a Roma?

La tradizione, i patti federati da rivedere, i confini da presidiare, gli schiavi da rimandare indietro (e Iddio solo sa quanti sesterzi sono costate queste sue soluzioni!), il nuovo passo verso il futuro “radioso”, ecc.

Poi i mesi sono passati e la grande destra riformatrice immaginata da Cleopatra/Meloni si è piegata su se stessa come un origami, sempre più piccola, fino a stare in una mano: poche politiche di nessun respiro.

Ma eccola qui, la grande regina. Le fa ombra — e tanta ombra — un guerriero alemanno.

Silenzio!

Che se te sente, regina mia, questo c’ha l’ascia dietro la schiena ben nascosta. Altro che orlo del mantello: questo te spazza in un momento!

Centrosinistra, ‘campo largo’ insieme sul palco, restano nodi Ucraina e primarie

Roma, 8 set. (askanews) – “L’alternativa c’è”, Nicola Fratoianni lo dice prima ancora del dibattito alla festa di Avs che riunisce di nuovo Pd-M5s e Verdi-Sinistra al rientro dalla pausa estiva. L’appuntamento è stato preparato con attenzione, sul palco tutti evitano di impelagarsi nella discussione sulla scelta del leader, anteponendo il programma, che Angelo Bonelli invita a scrivere rapidamente (“Sbrigamose”, dice in romanesco, aggiungendo che presto verrà presentata una proposta di legge contro il caro-energia). Non è un caso, spiega uno dei leader del ‘campo largo’: “qualcuno ha convinto tutti che prima dobbiamo definire il programma”. E definire il programma non sarà una passeggiata, perché le differenze restano, saranno pure “tre contro 4.850 cose su cui siamo d’accordo”, come dice (con un richiamo a una canzone di Daniele Silvestri) Elly Schlein, ma sono differenze ‘di peso’.

Una di queste riguarda proprio la scelta del leader. Nessuno entra nel merito, tranne la leader Pd che ribadisce la sua linea, ci sono solo due possibilità: “Valuteremo se fare un accordo” che porti a indicare come leader “chi prende un voto in più o se fare delle primarie a cui mi sono sempre detta disponibile”. Per la leader Pd non c’è altra opzione, nessun ‘terzo nome’ da definire ad un tavolo della coalizione, niente accordi in stanze chiuse.

Ma le distanze, sia pure con garbo, vengono ribadite anche su altri temi. L’Ucraina, innanzitutto. Giuseppe Conte ripete: “Non cambio idea, io sono coerente. Non sarà con le armi che noi risolviamo il problema”. Il leader M5s la mette così: “Io credo che sulla svolta negoziale possiamo tutti riconoscerci, basta scommettere sulla vittoria militare, sulla pelle altrui”. Perché, lo ripete anche stasera, per lui non ci sono dubbi, la pace si poteva raggiungere poco dopo l’inizio della guerra ma “purtroppo Johnson, la Gran Bretagna, e il democratico Biden hanno premuto tantissimo sulla vittoria. Mi sono sempre interrogato: è stato questo il modo migliore? Resto convinto che il negoziato sia il modo migliore”.

Fratoianni prova a tenere tutto insieme, “qui non ci sono filo-putiniani, siamo tutti d’accordo che è una guerra criminale scatenata da Putin e che l’Ucraina è stata aggredita. E siamo tutti d’accordo sul sostegno all’Ucraina. E’ sicuro che il modo più efficace sia continuare a inviare armi?”. Avs la pensa come Conte, ma la pone in maniera più dialogante: “Magari sarebbe meglio aiutare l’Ucraina con la via negoziale”.

La Schlein sulla via negoziale è d’accordo da tempo, la leader Pd lo ripete da quando è alla guida del partito. Ma a differenza degli alleati sottolinea che anche nei giorni scorsi Putin ha detto no ad un piano di pace presentato da Kiev. Certo, innanzitutto cerca di minimizzare: “Siamo tutti d’accordo nel dire che per fare la pace serve una grande iniziativa politica e diplomatica dell’Ue. La differenza è su come pensiamo di sostenere il popolo ucraino. Siamo in disaccordo solo su come sostenere questo sforzo”.

Ma, se Conte ha detto “non cambio idea”, lei aggiunge: “Abbiamo una responsabilità talmente grande davanti a noi che dovremo discutere anche su questo fino allo sfinimento, perché sarebbe imperdonabile dividersi e regalare un’altra vittoria a questa destra”. Non bisogna fare “un favore ad una destra che racconta noi divisi ma che vota in tre modi diversi in Europa”. E poi, sottolinea, ok la “svolta negoziale” ma “sapendo che oggi Putin sta facendo un’altra cosa, perché ha rifiutato il piano di pace presentato anche qualche giorno fa da Zelensky”.

Anche sul perimetro dell’alleanza Conte ribadisce la diffidenza verso Renzi: “C’è un problema di garanzie, affidabilità, che non ci siano compagni viaggio che per ragioni opportunistiche personali o partitiche possano pensare di scartare con disinvoltura”. Schlein non cita mai il leader Iv, ma dice: “Quello che fa la differenza è la coerenza del programma, ma non partiamo da zero. Dopo tanta litigiosità noi governiamo bene insieme (nelle regioni e nei comuni, ndr)”. Peraltro, sottolinea, “Giorgia Meloni ha vinto perché il campo progressista era diviso e noi dobbiamo promettere solennemente che non faremo mai più alla destra il favore di dividerci”.

Anche perché “noi sappiamo che c’è chi spera nel pareggio perché spera che poi non ci sia un’alleanza progressista nel paese, al governo del paese ma un governo di larghe intese e noi abbiamo iniziato a far politica contro i governi delle larghe intese”.

Finisce con Schlein, Bonelli e Fratoianni a cena in uno dei ristoranti della festa e, appunto, con l’impegno a fare di ottobre un mese di “grande consultazione popolare per la definizione del programma”, insiste Bonelli.

Clima, salari, stop norme anti-dissenso: cosa farebbe centrosinistra in primo Cdm

Roma, 8 set. (askanews) – Misure per il clima e l’energia, il riconoscimento della Palestina e lo stop degli accordi di cooperazione militare con Israele, l’abrogazione delle norme anti-dissenso e smaltellare tutti i presìdi anticorruzione con la reintroduzione del reato di abuso d’ufficio. Questi sono alcuni dei provvedimenti che i leader del centrosinistra, dal palco della festa di Avs, hanno dichiarato di voler approvare al primo Consiglio dei ministri se la coalizione progressista vincerà le elezioni politiche.

La segretaria dem Elly Schlein ha sottolineato: “sarà un primo Cdm lungo, alcune proposte potranno” essere varate “subito e a costo zero, come il salario minimo”, ha detto Schlein, aggiungendo il “congedo paritario per entrambi i genitori pagato al 100%” cui è “particolarmente legata”.

Il primo a rispondere alla domanda è Angelo Bonelli: “Cambiamo quest’aria afosa che sta producendo un aumento delle diseguaglianze sociali. Occorre abbassare il costo dell’energia, dire a Eni che deve cambiare missione sociale e non può più fare profitti sulle famiglie”, ha detto invitando a contrastare i “negazionisti della destra”.

“Abbiamo aspettato un po’ di tempo e avremo tanto da deliberare – ha esordito Conte -. Le cose più urgenti del paese. Come ha annunciato Angelo stiamo presentando una proposta congiunta in materia energetica”. Ma per il presidente M5S servono “deliberazioni significative sulla Palestina e l’interruzione degli accordi di cooperazione militare con Israele ma credo – ha puntalizzato – che nel primo cdm dobbiamo aggiungere l’abrogazione di tutte le norme infilate qui e là per reprimere il dissenso politico, per comprimere la protesta civile e smaltellare tutti i presìdi anticorruzione, dobbiamo reintrodurre il reato di abuso d’ufficio”.

Tocca a Schlein che ha ricordato le “proposte unitarie” presentate. “Ne sono emerse tante e io condivido quello che è stato detto, anticipandomi, da Angelo e Giuseppe e questa è una notizia a proposito di coesione… – chiosa -. Sono d’accordo che il clima sia una priorità. Condivido anche quello che diceva Giuseppe”. Per poi citare il salario minimo e il congedo paritario.

Infine è la volta di Nicola Fratoianni per cui tra le priorità, ha precisato, ci sono i salari, i precari ma anche la “patrimoniale” per i “super-ricchi” che “si può fare”.

Centrosinistra, Conte: Renzi? Compagni viaggio devono essere affidabili

Roma, 8 set. (askanews) – “Non ho fatto nessun patto per ridimensionare nessuno”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte, dal palco della festa di Avs, rispondendo ad una domanda sullo spazio di Matteo Renzi nel centrosinistra.

“Dall’inizio – ha sottolineato Conte – lavoro con i Cinque Stelle per costruire un progetto progressista” e “mi preoccupo per esserci passato direttamente, che questo progetto sia solido e che ci garantisca la possibilità di cambiare il paese”. E per cambiare il paese, ha aggiunto, “non basta un anno, serve una legislatura”. In questo senso, ha evidenziato, c’è un “problema di garanzie, affidabilità, che non ci siano compagni viaggio che per ragioni opportunistiche personali o partitiche possano pensare di scartare con disinvoltura”.

“Visti oggi i venti di estrema destra che spirano in Europa, io credo che se noi faremo il nostro dovere, se presenteremo a questa comunità nazionale un programma prioritario e realmente progressista, spazio alla destra noi lo togliamo”, ha affermato Conte.

Lega, domani l’incontro coi nordisti. Salvini insiste su banche e pensioni

Milano, 8 set. (askanews) – Tra minacce di destituzioni e inviti a non trasformare Pontida in una resa dei conti, nella Lega sembra essere arrivato finalmente il momento del confronto tra il segretario Matteo Salvini e il ‘fronte del Nord’. L’appuntamento è in progamma domani a Roma, a latere dell’iniziativa “A tua difesa” voluta dal segretario leghista per definire le proposte del partito in tema di economia, all’avvicinarsi della legge di Bilancio.

Di certo il clima non è dei più sereni, agitato dall’ipotesi che Massimiliano Romeo – tra gli esponenti dei Nordisti – sia destituito dal ruolo di presidente dei senatori del Carroccio. Ipotesi che Claudio Borghi, indicato tra i possibili sostituti, non si affanna a smentire: “Non lo so, io faccio quello che mi dice il partito”.

È in questa atmosfera che si terrà l’incontro, che sarà circoscritto a Matteo Salvini (e forse Claudio Durigon) da un lato, e Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia dall’altro. Non dovrebbe esserci il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che a scanso di equivoci ha anticipato ad oggi il suo intervento all’iniziativa della Lega, inizialmente previsto domani in concomitanza con l’incontro.

“Un qualche appeasement prima di Pontida si troverà”, dicono dal fronte del Nord, assicurando che “non c’è l’intenzione di trasformare il raduno sul Sacro prato in una resa dei conti”. Su quale potrà essere però la ‘quadra’ di bossiana memoria nessuno si sbilancia. Di sicuro, non si tratta di nomine: Fedriga ha infatti ribadito ancora una volta che la questione dei vice segretari non è sul tavolo, da tempo è chiaro che non è quella la soluzione che al Nord chiedono. In ballo c’è l’identità del partito, una linea sovranista che i nordisti ritengono ormai naufragata nell’ascesa di Futuro Nazionale. Ma che Matteo Salvini continua a portare avanti, ancora ieri con il tweet di congratulazioni ad AfD. E in ballo c’è soprattutto chi rappresenterà la Lega in Parlamento nella prossima legislatura. Con la nuova legge elettorale, le attuali percentuali leghiste consentiranno sostanzialmente solo l’elezione dei capilista, senza che possano entrare in ballo le preferenze. Ecco allora che la scelta di chi indicare in cima ai listini diventa fondamentale per disegnare gli equilibri futuri del Carroccio.

Intanto Salvini insiste con la sua linea e le sue proposte. Quota 64 sulle pensioni, con la ‘benedizione’ arrivata oggi anche da Giorgetti, e il contributo straordinario dalle banche su cui rilancia: “Dovrà essere strutturale, non una tantum”. Proposta che verrà portata anche in Aula, nonostante la contrarietà di Forza Italia: “Di fronte ai numeri, gli alleati diranno sì”, è la convinzione di Salvini.

Centrosinistra, Schlein: primarie? ora affinare programma, tutti d’accordo

Roma, 8 set. (askanews) – “Sulle primarie, la risposta è sempre la stessa, la conoscete…è chiaro che siamo tutti qui convinti che adesso dobbiamo concentrarci anzitutto sull’affinare un programma comune che non parte da zero ma dalle tante proposte unitarie che abbiamo già depositato insieme: salario minimo, congedo paritario, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein, alla festa di Avs, dove il dibattito finale della giornata vede sul palco la stessa leader del Pd, il presidente M5S Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola fratoianni di Avs.

“Per noi è sempre importante essere insieme, questa sera ci ospitano sul loro palco della loro festa Alleanza verdi e sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni li ringrazio per questo. Sarà un’altra occasione di confronto sulle tante battaglie che stiamo portando avanti insieme e anche soprattutto nel paese”, ha sottolineato Schlein.

L.elettorale domani in aula al Senato, vertice sherpa su ultimi nodi

Roma, 8 set. (askanews) – La riforma elettorale targata Meloni approda nell’aula del Senato senza un testo definitivo, con un paio di nodi da sciogliere non di poco conto: la soglia per ottenere il premio di maggioranza e l’esclusione dei voti delle liste non ripescate sotto il 3%. Si tratta di due punti dirimenti per il risultato elettorale che, stando agli ultimi sondaggi, con la crescita di Futuro Nazionale con Vannacci, danno centrodestra e campo largo a un’incollatura se non addirittura alla pari.

Così domani, mentre alle 10 l’aula del Senato è convocata per votare le questioni pregiudiziali e poi avviare la discussione generale sul testo che arriva in aula senza mandato al relatore, gli sherpa del centrodestra alle 11,30 in via della Scrofa si riuniranno per accordarsi sugli ultimi ritocchi. Secondo quanto trapela da Fdi ha buone chance di ottenere il parere favorevole e quindi essere approvato l’emendamento presentato dalla senatrice di Fdi Paola Ambrogio che prevede l’abbassamento dal 42 al 41 per cento della soglia per l’assegnazione del premio di maggioranza. La proposta era stata presentata anche in commissione ma poi accantonata. Così come sono stati accantonati durante l’esame in Affari costituzionali gli emendamenti di maggioranza che modificano la cosiddetta la norma ‘anti-cespugli’ introdotta alla Camera con la quale si prevede di non conteggiare, ai fini del raggiungimento della soglia per l’attribuzione del premio, i risultati elettorali delle liste sotto la soglia del 3% non ripescate: sul punto c’è un emendamento sottoscritto da FdI, Lega e Nm (ma non da Forza Italia) per portare la soglia all’1%, su cui il Governo aveva espresso parere favorevole, e uno di FdI per fissare la soglia al 2%, che per FI sarebbe preferibile.

L’esame in commissione Affari Costituzionali proseguirà in serata e domattina prima dell’aula ma è ormai assodato che non si arriverà a votare il mandato al relatore, il presidente della commissione Andrea De Priamo (FdI). Decadrà così anche l’introduzione delle preferenze approvata in commissione che toccherà all’aula approvare nuovamente. La norma sui capilista bloccati e la possibilità di scegliere con le crocette tre candidati in un elenco di sei è prevista da un emendamento Lisei che oggi il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha stabilito essere subemendabile. Questo per venire incontro alle opposizioni che ieri avevano sollevato il problema della scorrettezza della procedura seguita che aveva precluso la votazione sugli emendamenti delle minoranze sullo stesso tema. “Una soluzione pasticciata”, secondo Peppe De Cristofaro di Avs.

Sullo sfondo la questione del ballottaggio previsto dall’emendamento presentato in aula dall’ex presidente del Senato Marcello Pera (FdI): l’ipotesi del doppio turno, previsto nella prima versione del testo presentata alla Camera, poi abbandonata, aveva ripreso vigore alla vigilia della ripresa dei lavori dopo la pausa estiva poi però subito archiviata per le divisioni nella maggioranza sul punto. Oggi molti la danno ufficialmente tramontata anche se a sera un senatore di FdI fa notare che formalmente l’emendamento Pera è ancora lì, non ritirato.

Ex Ilva, Decaro: serve legge speciale per Taranto, stop licenziamenti

Roma, 8 set. (askanews) – “Abbiamo chiesto un’agenda per Taranto che si deve tradurre in una legge speciale per Taranto, abbiamo chiesto il blocco delle procedure di licenziamento, abbiamo chiesto che resti il polo siderurgico decarbonizzato con i forni elettrici, un impianto che non inquini e non metta a rischio la salute dei cittadini. Abbiamo chiesto che il porto di Taranto diventi davvero un hub per l’eolico offshore quindi che venga data attuazione alla decisione già presa”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, parlando con i giornalisti davanti a Palazzo Chigi dopo il tavolo sull’ex Ilva.

“Abbiamo proposto Taranto – ha aggiunto – come zona di accelerazione per la produzione industriale sulla base di un regolamento europeo, ci sono tutte le caratteristiche: l’Ue dice ai 27 stati membri di individuare almeno una di quelle aree per ogni paese e noi chiediamo che l’area di Taranto si possa candidare”.

Tra le proposte, ha spiegato Decaro, anche “incentivi mirati e più attrattivi per l’insediamento di aziende nell’area di Taranto, la possibilità di sgravi fiscali, decontribuzione per chi assume persone che lavorano all’interno dell’Ilva o nell’indotto. Abbiamo condiviso di costituire un tavolo interistituzionale per il monitoraggio, per individuare tutte queste soluzioni”.

Dal governo, ha puntualizzato, abbiamo ottenuto “risposte parziali” ma “una risposta importante è stata di mantenere il polo siderurgico decarbonizzato indipendentemente dall’acquirente, dal gestore. Ci saranno forni elettrici”.

“C’è poi una ipotesi di scivolamento pensionistico sia per i lavoratori diretti che indiretti dell’indotto che hanno avuto un legame con l’area a caldo del ciclo integrale” ha concluso Decaro.

Caos nel traffico aereo in Gb, Nats: "Implementato una soluzione" al problema tecnico

Roma, 8 set. (askanews) -I voli in partenza da diversi aeroporti del Regno Unito – tra cui quelli londinesi di Heathrow, Gatwick e Stansted – sono stati interessati nel pomeriggio da un problema tecnico che ha colpito il fornitore dei servizi di controllo del traffico aereo Nats.

Il Nats (National Air Traffic Services) ha annunciato di aver “implementato una soluzione” al problema tecnico al sistema di controllo del traffico aereo che ha portato alla cancellazione di centinaia di voli in partenza dagli aeroporti del Regno Unito.

“Il nostro sistema di gestione dei voli sta iniziando a riprendersi”, ha dichiarato l’agenzia nazionale per il controllo del traffico aereo, “Continuiamo a lavorare a stretto contatto con le compagnie aeree e gli aeroporti nostri clienti per ripristinare la piena operatività”.

Nats ha inoltre espresso le “più sincere scuse per i disagi arrecati ai viaggiatori”.

La compagnia lowcost Ryanair ha affermato che oltre 65mila dei suoi passeggeri sono interessati dal problema che ha colpito i voli in partenza dal Regno Unito, a causa di un’avaria al sistema di controllo del traffico aereo, e che cancellerà più di 50 voli di linea.

Sul proprio sito, il vettore ha aggiunto che i passeggeri interessati saranno informati e ha invitato tutti coloro che oggi viaggiano da e verso il Regno Unito a controllare l’app di Ryanair per gli ultimi aggiornamenti sul proprio volo.

La compagnia aerea ha inoltre chiesto le dimissioni dell’amministratore delegato di National Air Traffic Services (Nats) a causa del guasto al sistema.

Wizz Air si è unita a Ryanair nelle critiche al Nats (National Air Traffic Services), il fornitore dei servizi di controllo del traffico aereo nel Regno Unito. Lo riportano i principali media britannici.

“Un fornitore di infrastrutture nazionali critiche non dovrebbe bloccare ripetutamente il sistema dell’aviazione. Nats, nella sua forma attuale, non è semplicemente all’altezza del compito”, si legge in una nota.

La compagnia aerea ha dichiarato di essere “estremamente delusa” dal fatto che un nuovo guasto tecnico di Nats abbia provocato gravi disagi ai viaggiatori, aggiungendo che è necessaria una riforma urgente.

Fumetti, musica, arte e cinema: torna il Festival di Linus

Milano, 8 set. (askanews) – Dal 25 al 27 settembre torna ad Ascoli Piceno “Linus – festival del fumetto”, rassegna culturale arrivata alla quinta edizione ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, con la collaborazione di Sandro Veronesi: tre giorni di appuntamenti che vogliono raccontare il fumetto in tutte le sue declinazioni, alternando ospiti, dialoghi, concerti e mostre d’arte.

“L’idea in particolare quest’anno è di capire come il fumetto si è entrato nel mondo dell’arte tout court, cioè come l’influenza del fumetto arrivi a chi scrive, a chi fa musica, nel mondo della politica, è un modo di capire come il fumetto influenzi vari linguaggi dell’arte”, ha spiegato Elisabetta Sgarbi.

Fra gli ospiti del Festival, che si svolge al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, il primo giorno ci sono Lorenza Di Sepio e Marco Barretta, creatori di Simple & Madama; Mario Natangelo, disegnatore satirico, protagonista di un dialogo con Sandro Veronesi, e la Bandabardò in concerto. La serata vedrà sul palco il regista Gabriele Mainetti (“Lo chiamavano Jeeg Robot,” “Freaks Out” e “La città proibita”), in un confronto con Veronesi dedicato al cinema e al fumetto. A seguire un intervento di Igort, fumettista e direttore della rivista Linus. e la proiezione del film “La città proibita”.

Il secondo giorno, sabato 26 settembre, nel pomeriggio, il festival ospiterà “La fisica che piace”, con Vincenzo Schettini, professore di fisica e divulgatore scientifico. Lo stesso giorno, in anteprima assoluta, sarà presentata la nuova graphic novel novel “L’anomalia” del fumettista italiano Manuele Fior, vincitore del Fauve d’Or al Festival di Angouleme. Pubblicata da La nave di Teseo, l’opera è tratta dall’omonimo romanzo di Hervé Le tellier, vincitore del Premio Goncourt. Protagonisti dell’incontro Manuele Fior, Hervé Le Tellier e Sandro Veronesi. A chiudere la giornata il concerto di Raphael Gualazzi.

Domenica 27 settembre, alle ore 18.00, presso la Pinacoteca Civica, sarà invece inaugurata la mostra “Manuele Fior. L’anomalia” a cura di Luca Volpatti ed Elisabetta Sgarbi, alla presenza di Manuele Fior, Stefano Papetti ed Elisabetta Sgarbi. In serata andrà in scena lo spettacolo “Pitecus” di Flavia Mastrella e Antonio Rezza e in anteprima la proiezione di “Groppo e galoppo” di Antonio Rezza e la presentazione dell’album “Il pianto del Centauro”, il primo esperimento musicale di Antonio Rezza. Un’opera sonora costruita interamente sulla voce e sulle armonie gutturali di Rezza, dove la parola lascia spazio alla vibrazione, al ritmo e alla melodia.

Il Festival quest’anno è dedicato a Anna Maria Gregorietti Gandini, scomparsa da poco. “Una grande donna che io ho conosciuto proprio arrivando a Milano, giovanissima”, “tra le prime libraie in Italia a creare un laboratorio – ha spiegato Elisabetta Sgarbi – perché un conto è la libreria, un conto è una libreria-laboratorio come Milano Libri dove passavano con grande piacere e frequentemente Umberto Eco, Oreste del Buono e Laura Lepetit e lì, in questo mondo laboratorio, nascono grandi iniziative come la fondazione della Casa editrice ‘La Tartaruga’, dedicata alle donne e poi tante altre iniziative tra cui Linus: Anna Maria Gandini è la madre di Linus, quindi non poteva che a lei essere dedicato questo festival”.

Banche, Salvini: contributo dovrà essere strutturale, non una tantum

Milano, 8 set. (askanews) – “La sinistra dice no a tutto, anche in maggioranza c’è qualcuno che prova a rallentare invece di accelerare. Ma gli alleati al tavolo, di fronte ai numeri, non potranno che dire di sì a un contributo da parte delle imprese più ricche d’Italia. Ma non una tantum o straordinario, un contributo sulla differenza degli interessi che danno e prendono e sulle commissioni che deve essere strutturale e definitivo”. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, chiudendo la prima giornata del convegno della Lega sulle proposte economiche.

“Sto parlando delle grandi banche, non di quelle cooperative, di territorio. Parlo delle prime 10 banche… E non della patrimoniale di quel genio della Schlein sulla gente”.

Cisgiordania, Londra e 11 Paesi sanzionano i coloni: ira di Israele

Roma, 8 set. (askanews) – Il Regno Unito ha dato il via. La Francia e altri dieci Paesi hanno deciso di unirsi. La decisione di imporre restrizioni al commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania ha l’obiettivo di lanciare un segnale a Israele: i coloni violenti hanno superato la linea rossa, mettendo a rischio anche la possibile soluzione dei ‘due popoli, due Stati’. Restano in disparte gli Stati Uniti: ‘Ovviamente non faremo quello che ha fatto il Regno Unito’, ha precisato il segretario di Stato Marco Rubio, confermando la stretta alleanza tra i due Paesi.

La frattura diplomatica si è consumata dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, che ha definito ‘illegale’ l’occupazione israeliana della Cisgiordania e ha fatto ricorso al termine ‘pulizia etnica’ per descrivere quanto sta accadendo nei territori palestinesi occupati. Sul fronte di Gaza, Miliband ha inoltre parlato di ‘prove sempre più numerose’ della possibile commissione di crimini di guerra da parte delle forze israeliane. Parole che hanno provocato la dura reazione di Israele: il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha risposto annunciando una serie di misure di ritorsione contro Londra, a partire dalla chiusura del Consolato britannico a Gerusalemme.

La crisi mediorientale si allarga intanto sul fronte europeo. Oggi undici Paesi europei, insieme al Canada, hanno annunciato l’introduzione di restrizioni commerciali sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania, motivando la decisione con ‘livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni’. Una convergenza che rischia di accentuare ulteriormente l’isolamento internazionale del governo israeliano e di aprire un nuovo fronte di tensione nei rapporti tra Israele e i suoi partner occidentali.

Il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband, parlando oggi alla Camera dei Comuni, ha definito ‘illegale’ l’occupazione israeliana della Cisgiordania, affermando inoltre che in alcune aree del territorio è attualmente in corso una ‘pulizia etnica’ ai danni della popolazione palestinese. ‘Oggi ho annunciato che la posizione ufficiale del governo britannico è che l’occupazione è illegale a causa del consolidamento del controllo da parte di Israele, della sua intenzione di estendere la sovranità in modo permanente e del suo programma espansionistico attraverso gli insediamenti illegali’, ha spiegato Miliband.

‘La nostra posizione non è soltanto un’affermazione della realtà arrivata con troppo ritardo. Il governo ritiene che l’illegalità dell’occupazione secondo il diritto delle Nazioni Unite debba riflettersi nei rapporti economici che scegliamo di intrattenere con i territori occupati’, ha aggiunto il ministro britannico, lasciando intendere che il riconoscimento politico dell’illegalità dell’occupazione potrebbe tradursi anche in ulteriori misure sul piano economico e commerciale.

È in questo contesto che Miliband ha poi difeso l’utilizzo dell’espressione ‘pulizia etnica’, richiamando le dichiarazioni di due figure di primo piano della società israeliana. ‘Ehud Olmert, ex primo ministro israeliano, ha descritto quanto sta accadendo come, cito testualmente, ‘un tentativo violento e criminale di procedere alla pulizia etnica di territori della Cisgiordania’. L’ex ministro della Salute e generale di brigata in pensione dell’IDF, Ephraim Sneh, ha dichiarato, e cito nuovamente: ‘Questa è una pulizia etnica”, ha affermato il diplomatico britannico.

Miliband ha quindi cercato di circoscrivere il significato attribuito dal governo britannico al termine, richiamando la definizione delle Nazioni Unite: ‘In parole semplici, per l’ONU la pulizia etnica è definita come una politica deliberata volta a rimuovere, attraverso mezzi violenti e tali da incutere terrore, la popolazione civile appartenente a un determinato gruppo etnico o religioso da specifiche aree geografiche, per iniziativa di un altro gruppo etnico o religioso’.

Da qui la presa di posizione di Londra: ‘Il governo britannico concorda sul fatto che in alcune aree della Cisgiordania sia in corso una pulizia etnica dei palestinesi perpetrata da coloni responsabili di atti terroristici’, ha dichiarato Miliband.

Un’accusa che il ministro ha rivolto non soltanto ai coloni, ma anche alle autorità israeliane, accusate di non aver contrastato adeguatamente le violenze. ‘Troppo spesso il governo israeliano ha chiuso un occhio di fronte a tutto questo e, peggio ancora, alcuni suoi esponenti hanno rilasciato dichiarazioni e intrapreso azioni a sostegno dello sfollamento forzato dei palestinesi’, ha aggiunto il diplomatico britannico.

Inoltre, il ministro britannico ha evidenziato come vi siano ‘prove sempre più numerose’ del fatto che a Gaza siano stati commessi crimini di guerra. ‘Ciò che è accaduto, comprese le azioni delle Forze di difesa israeliane (IDF), è stato esaminato approfonditamente da diverse organizzazioni, tra cui la Commissione internazionale d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite. Le conclusioni di questi rapporti rappresentano una prova sempre più consistente del fatto che potrebbero essere stati commessi crimini di guerra, e sosteniamo i procedimenti giudiziari volti ad accertarlo’, ha sottolineato Miliband. Una presa di posizione particolarmente dura, che Miliband ha tuttavia accompagnato con una precisazione destinata a segnare il perimetro politico delle accuse britanniche. Prima di formulare le proprie contestazioni, il ministro ha infatti ribadito di essere ‘un orgoglioso ebreo britannico’ e di difendere ‘sempre il diritto di Israele di esistere’. Una puntualizzazione che evidenzia il tentativo di Londra di distinguere la legittimità dello Stato di Israele dalle politiche del governo israeliano nei territori palestinesi occupati. Oltre a questo, il ministro degli Esteri britannico ha affermato di non essere intenzionato a recidere i legami con Israele, in quanto elemento fondamentale nella lotta contro l’Iran. Infatti, nel corso del suo discorso alla Camera dei Comuni Miliband ha specificato che le sanzioni ‘prenderanno di mira gli insediamenti illegali e la loro espansione, non Israele’.Le decisioni prese da Londra sono state accolte negativamente in Israele. Il ministro Sa’ar, infatti, nel corso della conferenza stampa odierna ha bollato come ‘bugie oltraggiose’ le dichiarazioni dell’omologo britannico, annunciando altresì la chiusura del Consolato britannico a Gerusalemme.

Il ministro degli Esteri israeliano ha accusato Londra di aver assunto una posizione ‘moralmente distorta’, qualificando le sanzioni come una ‘palese interferenza’ negli affari interni di uno Stato sovrano e nel suo processo elettorale. Il capo della diplomazia israeliana ha precisato che Israele ‘non ha nulla contro il popolo britannico’, sottolineando di sapere che nel Regno Unito esistono molti amici di Israele. La responsabilità, ha sostenuto, sarebbe invece dell’attuale governo laburista, accusato di adottare sistematicamente misure ostili nei confronti di Israele.

Rivendicando il diritto del popolo ebraico a vivere ‘in tutta la Terra d’Israele’, Sa’ar ha respinto ogni tentativo internazionale di esercitare pressioni su Israele affinché modifichi le proprie politiche per ragioni di sicurezza o di interesse nazionale: ‘Non avete alcuna possibilità di riuscirci’, ha rappresentato Sa’ar, sostenendo che la ‘larga maggioranza del popolo israeliano’ sostiene gli insediamenti dei coloni e non è favorevole alla creazione di uno Stato palestinese.

Tra le misure annunciate da Israele in risposta alle decisioni di Londra figurano l’espulsione dei rappresentanti britannici dalla sede di Kiryat Gat, la sospensione delle attività britanniche di addestramento delle forze dell’Autorità Palestinese a Ramallah e il divieto di ingresso in Israele per 12 funzionari pubblici britannici. Tra questi figura, in cima alla lista, l’ex leader del Partito Laburista Jeremy Corbyn.

La posizione britannica si inserisce inoltre in un fronte internazionale sempre più ampio. Insieme al Regno Unito, Francia, Canada e altri nove Paesi europei hanno annunciato oggi restrizioni al commercio di beni provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania, citando ‘livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni’. I dodici governi hanno ribadito la necessità di tutelare la soluzione dei due Stati e si sono opposti a qualsiasi forma di annessione dei territori palestinesi o di sfollamento forzato della popolazione.

In questo clima di crescente tensione, il contrasto tra Gran Bretagna e Israele travalica i confini continentali, con il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, che ha chiesto al primo ministro Benjamin Netanyahu di ‘riconoscere la sovranità dell’Argentina sulle Isole Malvinas’ e di ‘imporre sanzioni al Regno Unito finché l’occupazione continuerà’.