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Lavrov: segnali di problemi sull’attuazione del cessate il fuoco in Medio oriente

Roma, 4 feb. (askanews) – Mosca sta ricevendo su problemi nell’attuazione del cessate il fuoco tra il movimento palestinese Hamas e Israele nella Striscia di Gaza, ha detto oggi il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

“Stiamo già ricevendo segnali che ci saranno problemi con la seconda fase” del cessate il fuoco “e probabilmente sono già iniziati, perché tali messaggi vengono ascoltati dai circoli dominanti di Israele, che dicono che non si è del tutto soddisfatti del modo in cui Hamas ha adempiuto ai suoi obblighi nella prima fase, quindi non escludiamo nulla”, ha detto Lavrov al Valdai Club.

Tajani: sui dazi Usa non saremo impreparati, abbiamo una strategia

Roma, 4 feb. (askanews) – L’Italia si impegna a fare da “ponte” tra gli Usa e l’Europa per evitare quella “guerra dei dazi” minacciata da Donald Trump che “farebbe danni sia agli americani che a noi”. Ma se il presidente Usa dovesse andare avanti, noi “non ci faremo cogliere impreparati: siamo già al lavoro per trovare soluzioni che non mandino in crisi le nostre aziende e il benessere dei nostri cittadini”. E’ quanto ha detto oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un’intervista al Corriere della Sera.

“Non stiamo giocando una partita d’attesa”, ha spiegato il ministro. “Primo, perché siamo i migliori ambasciatori dell’Europa presso gli Stati Uniti, per gli ottimi rapporti che abbiamo costruito. Secondo, perché sappiamo come reagire”.

Tajani ha spiegato che “una guerra non serve a nessuno”. “Nessun’altra economia al mondo è integrata come quella Usa-Ue”, ha detto, anche se “è chiaro che servirà negoziare”. “E mi sembra proprio che Trump stia dando i primi segnali di volontà di negoziare”, ha insistito: “guardate al confronto con il Messico, all’intesa che è stata raggiunta ieri. Tutti sappiamo benissimo che il commercio di tutti i Paesi del mondo, anche gli Usa, si nutre di libera circolazione: di prodotti, idee, persone. E il business di tutto ha bisogno tranne che di barriere tanto materiali (muri) che immateriali (dazi)”, ha sottolineato Tajani.Quanto all’Italia, “ha una posizione particolare”, “è il secondo Paese per varietà merceologica da export dopo la Cina”. “Per questo, e lo stiamo già facendo con tavoli aperti con le industrie, i produttori, bisogna lavorare per esplorare nuovi mercati. Abbiamo un piano strategico per Messico, India, Indonesia, Vietnam, i Paesi del Golfo, l’Estremo Oriente e tutta l’Africa. C’è un business plan già in fase avanzata”, ha evidenziato il titolare della Farnesina.

Insomma, con gli Usa di Trump “bisogna collaborare, venirsi incontro”. “Comprare e investire di più in America perché loro facciano altrettanto”.

La Cina reagisce ai dazi di Trump: indaga Google, tariffe fino al 15% sui prodotti Usa

Roma, 4 feb. (askanews) – La Cina ha annunciato un’indagine su Google in un’apparente mossa di ritorsione, pochi istanti dopo la scadenza fissata da Washington per l’imposizione da parte degli Stati Uniti di una tariffa del 10% sui beni cinesi, riavviando una guerra commerciale tra le due maggiori economie del mondo.

La Cina indagherà sulla società tecnologica statunitense per presunte violazioni anti-trust, secondo una breve dichiarazione della State Administration for Market Regulation.

Il ministero delle Finanze cinese ha anche annunciato tariffe del 15% su carbone e gas naturale liquefatto e del 10% su petrolio greggio e attrezzature agricole dagli Stati Uniti.

Arte, due opere monumentali per gli 80 anni della Resistenza

Bologna, 4 feb. (askanews) – Due opere monumentali di oltre sei metri ciascuna, apparentemente diverse ma unite dal concetto di Resistenza. A Bologna, l’Istituto Parri ospita “Festa araba” di Aldo Mondino e “Il grande sacrificio” di Lorenzo Puglisi, in occasione degli 80 anni della Liberazione. Lo racconta l’artista Lorenzo Puglisi. “La liberazione dall’oppressore storico nella Seconda Guerra Mondiale e anche una resistenza che sempre dell’oppresso verso l’oppressore per questa natura intima che l’essere umano mantiene, questa natura animale e istintiva, questo ‘homo homini lupus’ che si presenta ogni qual volta una reazione forte nasce nei confronti di un’altra persona”.

Due artisti piemontesi, due generazioni a confronto per raccontare la resistenza all’oppressione e alle convenzioni. Lo ricorda Antonio Mondino curatore dell’archivio intitolato al padre. “Dal punto di vista artistico – dice c’ in Mondino, durante tutta la sua carriera, una profonda volont di apertura e di far combaciare le varie religioni del bacino del Mediterraneo, dai musulmani agli ebrei fino ai cristiani. Una tematica molto ricorrente nella sua opera quella di mettere insieme queste varie anime”.

“Festa araba” del 1985, fu esposta alla Biennale di Venezia nel 1993: per quell’occasione l’artista fece arrivare una ventina di dervisci dalla Turchia. “Il grande sacrificio”, invece, stata conclusa nel 2025. Le due opere creano un dialogo inaspettato nel contesto della memoria della Resistenza, superando barriere temporali e culturali. Come spiega Lorenzo Balbi, direttore artistico di ART CITY Bologna e direttore del MAMbo: “La grande convivialit delle danze arabe e delle feste arabe di Mondino dialogano in maniera non scontata con l’Ultima Cena di Lorenzo Puglisi riportando all’oggi il tema di reinterpretare il messaggio storico portando il nostro vissuto e soprattutto cercando di portarlo in una contemporaneit in cui abbiamo bisogno di abbattere tab e prese di posizione preconcette”.

La mostra si svolge nell’ambito di ART CITY Bologna 2025, in occasione di Arte Fiera, fino al 16 febbraio.

“I cattolici non possono andare in ordine sparso”. Intervista a Mons. Toso.

Da molto tempo Mons. Mario Toso, Vescovo di Faenza-Modigliana, è impegnato nell’opera di interpretazione e divulgazione della Dottrina Sociale della Chiesa. Nei vari passaggi dell’intervista emerge la ricchezza di motivazioni che accompagna la ricerca di valide mediazioni culturali e politiche, con l’auspicabile obiettivo di fornire al Paese una nuova classe dirigente.

 

C’è un forte dibattito attorno ad un rinnovato protagonismo dei cattolici nella vita politica italiana. Ma non mancano, al contempo, contraddizioni e perplessità su come e dove può avvenire questo nuovo protagonismo pubblico. Qual è la Sua opinione al riguardo?

 

Si può affermare che il recente e rinnovato protagonismo dei cattolici ha una sua data di nascita, ossia la Settimana Sociale dei cattolici in Italia, svoltasi, nei mesi scorsi, precisamente dal 3 al 7 luglio 2024, a Trieste. Qui, indubbiamente, l’intervento di Sergio Mattarella, colto, ricco di riferimenti storici e teorici, estesi anche alla grande stagione del cattolicesimo democratico, ha dato una spinta e una motivazione notevoli a tale protagonismo. Lo ha sollecitato, ovviamente, assieme ad altri importanti fattori: la terza guerra mondiale a pezzi, il cambiamento geopolitico in atto, una non improbabile sconfitta dell’Occidente – a detta, ad esempio, di Emmanuel Todd, lucido ed acuto storico francese (a motivo del declino demografico, delle strutture familiari, della scomparsa della religione e del trionfo del nichilismo) – la crisi internazionale del mondo del lavoro in cerca di nuovi equilibri con l’IA, la questione ambientale, i flussi dei migranti, la crisi della democrazia, degli stessi partiti, il crescente astensionismo. Non a caso, Mattarella ha insistito sull’importanza della partecipazione, e ciò almeno per due motivi. Il primo perché la democrazia richiede l’impegno dei cittadini. Non basta il voto. Occorre prendersi cura più ampiamente della cosa pubblica. Il secondo perché, in tempi di astensionismo elettorale, con punte che superano il cinquanta per cento degli aventi diritto al voto, è un richiamo a tutti, certo, ma, in quel contesto, soprattutto ai cattolici, a una assunzione di ulteriori responsabilità. Il 18 gennaio scorso, sulla scia, si sono svolti due incontri organizzati da due componenti distinte interne al PD: uno a Milano, promosso dagli ex popolari con in testa Graziano Delrio e un altro ad Orvieto con i liberal democratici che fanno riferimento all’associazione Libertà Eguale. Dai pronunciamenti e da quanto è stato riferito da alcuni partecipanti il tutto si è svolto con l’obiettivo principale di un riposizionamento dei cattolici più che altro all’interno del Pd, in vista delle prossime elezioni, per sconfiggere la «destra», meno con l’obiettivo di riflettere intorno all’impegno in politica alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, rispetto alle grandi sfide in atto. A breve, a metà febbraio, si svolgerà un altro incontro, organizzato da Francesco Russo. Si tratta di una rete di alcune centinaia di amministratori locali, di matrice cattolica, che non avrebbe l’obbiettivo né di fondare un nuovo partito né di collocarsi in uno solo. L’obiettivo principale sarebbe quello di elaborare una politica nuova, capace di rispondere ai grandi problemi che si hanno davanti, interni ed internazionali, alla luce di un pensiero pensante, di un nuovo umanesimo trascendente e della rinnovata Dottrina sociale della Chiesa. Queste iniziative, assieme ad altre, che hanno avuto meno risonanza nei media o nei social, sembra costituiscano una fase nuova, che si spera non si riduca ad un fuoco di paglia, ma che continui e si consolidi, allargandosi sempre più all’associazionismo e alla società civile, nelle sue diverse articolazioni, per superare un crescente analfabetismo politico e democratico, vivendo la dimensione pubblica della fede. Naturalmente non mancano voci che affermano che esiste già uno schieramento, quello di centro destra, aperto all’impegno e al contributo dei cattolici. La Settimana sociale dei cattolici in Italia ha compiuto la sua seminagione e continuerà a farlo. Non sono sufficienti, però, due giorni perché germoglino cose nuove. Occorre attendere operosamente, pregando, formando ad una spiritualità incarnata, al discernimento sociale, elaborando una nuova cultura politica anche cattolica.

 

La stagione e la storia della Democrazia Cristiana appartengono, come ovvio, al passato. Eppure, anche da parte dei suoi storici detrattori, c’è una sorta di forte rimpianto per quella esperienza politica, culturale e di governo. Qual è il Suo giudizio su quella classe dirigente che, seppur fra alti e bassi, ha saputo ricostruire il nostro paese?

 

Non si sbaglia nel dire che, nonostante errori inevitabili, vi è una certa nostalgia di quei decenni, e non soltanto da parte dei cattolici. Sono stati anni di crescita complessiva per il Paese. Un’altra epoca. Era un’altra Italia. Non è difficile anche dire che, senza forse, c’era un’altra classe dirigente, e non soltanto politica, anche imprenditoriale. Però, la nostalgia non porta da nessuna parte. Neanche ci porta da qualche parte evocare i politici di allora. Ci serve, invece, comprendere che quelle personalità furono il risultato di una temperie storica, di un movimento collettivo, politico, culturale, valoriale, per cui il loro emergere, meglio le ragioni del loro emergere non vanno ricondotte esclusivamente alle loro qualità individuali, indubbiamente presenti. Adesso, non possiamo pensare di ricostituire quella temperie storica, certo, ma dobbiamo capire che non è molto utile muoversi in ordine sparso. È opportuno collegarsi, fare rete, ridare vita con forza a movimenti ampi, di tipo culturale, politico e valoriale, e vedere dove ci conduce e quali personalità fa emergere. Se, invece, si procede in ordine sparso, non si possono nutrire grandi speranze.

 

Come può decollare, all’interno dell’arcipelago cattolico contemporaneo, una rinnovata spinta all’impegno politico ed amministrativo? Esistono, cioè, luoghi e momenti che contribuiscono a formare una nuova ed autorevole classe dirigente cristianamente ispirata?

 

Questa domanda, in realtà, è strettamente collegata alla precedente, quindi, consente di sviluppare ulteriormente la risposta precedente. È bene dire, anzitutto, dove non si forma una classe dirigente. Non si forma in laboratorio. Nessuna classe dirigente, nella storia, si è formata in laboratorio. Ad esempio, le scuole di formazione all’impegno sociale e politico sono importanti, importantissime, ma non bastano. In realtà, una classe dirigente si forma all’interno di un’esperienza storica complessa e articolata. E, nella formazione, incidono una serie di fattori: famiglia, scuola, imprese, corpi intermedi, università, valori, cultura, religione. Senza l’effetto positivo di questi fattori, ovvero senza l’effetto positivo di una serie di agenzie educative, pensare alla formazione di una classe dirigente adeguata, diffusa nella società, e capace di accompagnarla e di guidarla, sarebbe del tutto utopistico. L’educazione religiosa è fondamentale, perché trasmette un’apertura alla trascendenza, senza la quale la dimensione individuale rischia pesantemente di rimanere schiacciata su una mera dimensione utilitaristica e materialistica, tecnicista. Educa, in altri termini, ad andare oltre sé stessi, e a mettersi, pertanto, anche al servizio della cosa pubblica in modo eticamente corretto, alla luce di un compimento in Dio.

 

Pochi giorni fa abbiamo ricordato “l’appello ai liberi e forti” di don Luigi Sturzo. Il popolarismo di ispirazione cristiana continua, a Suo giudizio, ad essere un punto di rifermento per la qualità della nostra democrazia e la freschezza e credibilità del nostro sistema politico?

Alla sua domanda non si può che rispondere positivamente: il popolarismo rimane una sorgente inesauribile per dare forza e futuro alla democrazia. Soprattutto, in tempi, come i nostri, che sono tempi di populismo, tempi di degenerazione democratica. Il popolarismo si pone in aperta e totale contrapposizione con il populismo. Mentre quest’ultimo si declina e si manifesta nel segno di una politica conflittuale, urlata, ostile alla mediazione, il popolarismo pone al centro della propria azione una politica ragionata, fondata sulla mediazione con le altre forze politiche e culturali, quelle, naturalmente, rispettose della centralità della persona e della libertà. Se si guarda al popolarismo con lo sguardo esteso alla sua storia, infatti, vediamo, da un lato, che ha combattuto i totalitarismi, negatori, in quanto tali, della centralità della persona. Dall’altro, ha collaborato e ha attuato una mediazione fruttuosa con altre forze e culture politiche, rispettose di tale centralità, dando vita a momenti fondamentali della storia italiana repubblicana. Ha contribuito alla stesura della Costituzione, ed anche a una stagione di riforme significative nella prima metà della seconda parte del Novecento.

Non si torna all’Ulivo: tutti sparsi e tutti uniti, basta chiamarsi opposizione.

Con la consueta sagacia politica e la consolidata conoscenza dei sistemi elettorali, e pure con quella punta di disincanto che lo contraddistingue, Dario Franceschini ha spiazzato l’intero centrosinistra con un’idea che ai più è parsa provocatoria ma che invece ha una sua intrinseca logica pur nella sua semplicità.

La proposta è nota: ogni partito oggi all’opposizione della maggioranza di destra-centro si presenti autonomamente alle prossime elezioni politiche e poi, dopo le votazioni, lavori alla costruzione in Parlamento di una coalizione governativa: un obiettivo a suo avviso realistico, perché la sua opinione è che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni comincia già ora a mostrare qualche crepa e a denotare qualche affanno che l’elettorato al momento decisivo saprà valutare, e non positivamente.

Lo sforzo obbligato che le forze di minoranza dovranno produrre sarà concentrato nella individuazione di un candidato unitario nei collegi elettorali uninominali che assegnano un terzo dei seggi. Cosa naturalmente non semplice ma propedeutica al successivo, auspicabile, accordo di governo da siglare dopo le elezioni.

Le critiche sono arrivate subito, alternate a qualche segnale di attenzione, peraltro limitato ai 5 Stelle e ad alcuni esponenti del Pd.  Il professor Prodi, padre nobile dell’Ulivo (di cui ricorre in questi giorni il trentennale ma che Franceschini ha dichiarato non essere più proponibile nel contesto attuale) ha opposto la motivata ragione per la quale è nella costruzione di un programma comune che si realizza una possibile alternativa politica. Nella sua intervista, peraltro, Franceschini aveva ricordato, non senza malizia, “le 300 pagine di programma assemblato a tavolino” dalla fu Unione nel 2006, e si sa come è finita.

Bisogna riconoscere, a dire il vero, che rimandare ogni possibile accordo a dopo il voto potrebbe ingenerare un’infinita e poco commendevole trattativa (anche qui il ricordo degli oltre 100 sottosegretari del secondo governo Prodi è alquanto istruttivo) che certamente disgusterebbe molti cittadini, spingendoli nuovamente verso l’astensionismo elettorale e la totale sfiducia nella politica, entrambi elementi gravemente nocivi per ogni democrazia.

Inoltre, come ha esposto Alessandra Ghisleri su la Stampa, la maggioranza dei sostenitori del Pd preferisce un’alleanza con la sola sinistra (il cosiddetto “campo largo”), escludendo dalla stessa i “centristi” di Renzi e Calenda. Al tempo stesso, però, limitandosi peraltro ad una mera somma aritmetica che poi è tutto da vedere se alla prova dei fatti si rivelerà attendibile nel suo automatismo, è solo con quello che la nota sondaggista definisce “campo larghissimo”, dunque aperto anche ai centristi, che l’attuale minoranza parlamentare può avvicinarsi, sin quasi a eguagliarli, ai consensi del destra-centro.

E allora? Allora tutti sappiamo che è molto difficile, per non dire impossibile, convincere – prima del voto – elettori di sinistra o del M5S a votare un candidato proveniente dai centristi, e lo stesso vale per il contrario. E dunque, pur nella sua impostazione tatticistica, l’idea di Franceschini mira a superare questo problema (che ad un osservatore attento come egli è appare assolutamente chiaro) e a posporlo ad una fase teoricamente più favorevole (quella in cui si lavora insieme per arrivare a Palazzo Chigi). Una soluzione pragmatica, se vogliamo. E tutta da verificare, naturalmente.

Epperò, al fondo, Dario Franceschini rivela, indirettamente, il punto di debolezza gigantesco del “campo largo”, anche se la maggioranza del Pd – dirigenti e sostenitori – non lo vuole vedere: l’assenza di un forte partito di centro disponibile a costruire, politicamente e programmaticamente, un’alleanza di centro-sinistra solida e credibile, e quindi votabile. Un ruolo che, complici gli errori autodistruttivi compiuti sin qui, Azione e Italia Viva non sono in grado di interpretare. Fin quando questo spazio politico rimarrà vuoto sarà ben difficile sconfiggere il destra-centro guidato da Giorgia Meloni. Se venisse invece riempito l’impresa diverrebbe al contrario possibile, e forse più che possibile. Franceschini lo sa bene e ha immaginato un espediente utile ad aggirare il problema. Confidando però nel riempimento di quel vuoto.

PoliticaInsieme | Cattolici e politica: pluralità di voci o frammentazione sterile?

Possiamo ancora parlare di “mondo cattolico”, cioè di un insieme di movimenti ecclesiali, centri di cultura, altre forme associative, gruppi di volontariato solidale di varia natura che siano strutturate in un rapporto organico, nel quale, pertanto, le singole parti si riconoscono sinergicamente in una sostanziale unità e aderiscono ad un’impresa comune? Oppure è più appropriato rifarsi ad un’ “area cattolica”, cioè ad un perimetro, designato dalla fede condivisa, destinato ad ospitare una pluralità di soggetti che interpretano questa comune appartenenza in modo molto più articolato? E questa pluralità di voci che giunge, sul piano della valutazione politica, fino ad espressioni di voto francamente antitetiche, come va considerata?

Si tratta di una dissipazione che sgrana e disperde il potenziale sociale e culturale, civile e politico che i cattolici avrebbero se fossero più uniti? O non si tratta, piuttosto, di fare davvero propria la distinzione tra particolarità della politica ed universalità della religione? Assumendo laicamente il peso e la fatica che ne derivano, anche sul piano della quotidiana vicenda umana.

Come più volte abbiamo sostenuto su queste pagine, questa disarticolazione politica non è, al contrario, significativa del fatto che i cattolici non si sono lasciati massificare e sospingere in un imbuto ideologico, bensì hanno saputo sviluppare quella capacita’ critica che, infine, approda ad un’autonomia di giudizio e ad una responsabilità personale che rappresentano, in ogni caso, un patrimonio importante in funzione della liberta’ e del comune sostegno ad un ordinamento di democrazia sostanziale? Anche quando si approdi su versanti opposti e reciprocamente non condivisi, degli schieramenti politici in campo.
Tutto ciò implica, peraltro, che ognuno nella propria singolarità, si faccia carico di verificare, in prima persona, almeno la compatibilità, meglio l’aderenza del proprio indirizzo politico al magistero sociale della Chiesa ed alla Costituzione. E, nel contempo, si eviti che, nell’ accostarsi ad altre culture – come sta succedendo purtroppo nell’ uno e nell’ altro dei due poli di destra e sinistra del nostro attuale sistema politico – il sale, anziché  insaporire, diventi insipido. D’altra parte, dove sta scritto che, nell’ attuale frangente storico, nel nostro Paese, ai cattolici sia consentito soltanto schierarsi con la destra o piuttosto con la sinistra oppure liberare il campo dalla loro presenza ed astenersi?
Quasi volessero, da sé, rifugiarsi e proteggersi in una sorta di nuovo “non expedit”, come se temessero di essere “disincarnati” e, per loro natura, estranei al decorrere della storia. Ma su questo si dovrà tornare con una apposita riflessione.

 

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https://www.politicainsieme.com/i-cattolici-il-pluralismo-lidentita-e-la-rete-di-domenico-galbiati/

Irène Némirovsky e l’arte di dare voce agli invisibili.

«Anche Iei, come tutti, aveva avuto un nome, ma, da molto tempo, era caduto nell’oblio. La chiamavano “la Njanja”, che in russo significa “la tata” (…). Era molto anziana, così anziana che da anni non cambiava più. Sembrava immutabile, come il castello, il parco secolare, lo stagno silenzioso dove dondolavano leggermente delle grandi ninfee. (…) Tenevano a Iei per via dei ricordi impressi nelle rughe del suo volto». Irène Némirovsky (1903-1942) ce la presenta così, l’anziana donna protagonista del racconto La Nanja. Ce la presenta quasi come un non personaggio – non ha nome, non ha storia, non ha cambiamenti; esiste solo per il ruolo che ha svolto. Anziana govemante di una ricca famiglia russa rifugiatasi a Parigi dopo la Rivoluzione, ha tirato su generazioni di bambini: cantando antiche canzoni e raccontando storie, li ha intrattenuti, consolati, osservati, accuditi. Perché la Njanja ha occhi, e una straordinaria dolcezza.

Con occhi e dolcezza, però, ora non guarda più solo quegli ex bambini, ma anche se stessa.

E guardandosi, si pone tante domande. Ad esempio, cosa ci sta a fare qui, a Parigi? Qui, in una città immensa, circondata da una folla che non parla la sua lingua e che a volte ride di lei (una città, tra l’altro. che nemmeno in grado di far nevicare)? Pagina su pagina, mentre sembra farsi sempre più piccola nei suoi pensieri, l’anziana donna cresce invece davanti al lettore. Perché se la nostalgia è struggente per la sua terra lontana, vasta e sconfinata, l’anziana donna, passo dopo passo, diventa un personaggio dall’identità fortissima. Fino a uscire dalle righe.

La Njanja è uno dei racconti proposto da Adelphi, per la cura di Teresa Lussone, ne Il carnevale di Nizza (MilaLussone, Il carnevale di Nizza (Milano, 2025, pagine 288, euro 19). È giovane la scrittrice ebrea nata a Kiev (morirà ad Auschwitz a soli 39 anni) quando scrive queste pagine, non ha ancora compiuto trent’anni. Eppure le sue storie sono già cosi profonde. Mai disperate, né esaltate: con pazienza ma senza perdere tempo, la scrittrice scandaglia l’essere umano, riuscendo in particolare a cogliere la complessità di quelli che solitamente restano indietro. Con la sua inconfondibile prosa, Némirovsky indaga e ricostruisce con rara maestria «l’ora dei poveri, dei bisognosi che si affrettano, con la schiena curva, nel crepuscolo tremolante del mattino». È nel dolore di quelle schiene curve, nelle illusioni perdute, nella rabbia dei perdenti e dei traditi, che Némirovsky dà il meglio. E dare il meglio significa ridare un nome, un volto, un’identità. Le persone sono feroci, il tempo è feroce, perfino i sentimenti spesso lo sono, ma è proprio l’arte di coglere il tremolio del crepuscolo, della vicinanza e della vita, la missione a cui è chiamato chi scrive. Al di là delle rispettabili facciate borghesi, racconta Némirovsky, si celano il disordine, il male, la cattiveria che ci lasciano tutti soli nel bisogno. Che poi – si domanda la scrittrice, tramite i suoi racconti – in questi contesti che significano paroIe come fratemità, Natale, amore o felicità? Irène Némirovsky illumina l’arte dell’ascolto, anche se questo significa assumersi il rischio di ascoltare, dopo aver sentito, parti di sé che non piac-ciono. Perché la verità è che si può veramente tremare di freddo anche se si indossano «caldi abiti inglesi».

 

Fonte: L’Osservatore Romano – Lunedì 3 febbraio 2025

Titolo originale: Storia di una vecchia tata immutabile.

[Articolo qui riproposto per gentile concessione di Andrea Monda, direttore del quotidiano edito nella Città del Vaticano]

Fondazione Terzjus, seconda edizione premio volontari@work

Roma, 3 feb. – Il 7 marzo scadono i termini per partecipare alla seconda edizione del Premio volontari@work della Fondazione Terzjus, Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, il primo premio nazionale sul volontariato di competenza, ideato da Sara Vinciguerra e realizzato da Fondazione Terzjus in partnership con Italia non profit e il Forum del terzo settore, e con il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e di Unioncamere.

La seconda edizione lanciata lo scorso 4 dicembre, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, in concomitanza con la giornata mondiale del volontariato, presenta diverse novit: l’apertura agli enti del Terzo Settore, oltre che alle imprese, e la possibilit di candidarsi anche per le 23 aziende che hanno concorso lo scorso anno con il medesimo progetto, qualora sia stato portato avanti con l’introduzione della misurabilit della crescita delle competenze dei collaboratori aziendali, ovvero della rendicontabilit ai fini del bilancio di sostenibilit (per le aziende che ne hanno i requisiti).

“Sono arrivate le prime candidature – dichiara Luigi Bobba, Presidente di Terzjus – e anche quest’anno non possiamo che evidenziare le positive esperienze di volontariato di competenza promosse da imprese e da enti del terzo settore e l’impatto che generano. Mi piace sottolineare che il premio si avvale di un’autorevole giuria, grazie al Presidente Luciano Violante e al Vice Presidente Walter Rizzetto, Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati; e come membri: Maria Carla De Cesari caporedattore de Il Sole 24 ore; Alessandro Lombardi, Capo Dipartimento Politiche Sociali del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali; Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore; Giuseppe Tripoli, Segretario Generale di Unioncamere; Mara Moioli, co-fondatrice di Italia non profit; Chiara Tommasini, Presidente di CSVnet; Stefano Arduini, Direttore di Vita e Carola Carazzone, Segretaria Generale di Assifero. Confidiamo in un’ampia partecipazione, – conclude il Presidente Bobba – fondamentale per generare un circolo virtuoso di esempi a cui attingere per diffondere il volontariato di competenza. un’opportunit da non perdere!”

Il pianista dei sogni Joseph Lu porta Power of Love negli Usa

Roma, 3 feb – A Los Angeles ha vinto la forza dell’amore, ha vinto la musica che veicola il messaggio universale della vita e della solidariet, ha vinto Joseph Lu, il pianista dei sogni, il quale riuscito ad incantare con la sua opera “Power of love” la platea dei World Entertainment Awards. Il brano “Power of love”, che tratta il tema dell’autismo, ci fa comprendere come l’amore, con la sua forza prorompente, veicolato dalla musica, riesce ad unire, a cambiare e a costruire ponti infiniti che ci consentono di superare ogni barriera, anche la pi invalicabile. I sogni di Joseph Lu si traducono in messaggi che viaggiano, grazie alle note del suo pianoforte, per incontrare mondi nuovi dove non esistono le diversit. Sono mondi dentro i quali il pianista siciliano di Modica porta il piccolo Matteo, un bambino autistico, a cui mette le ali per volare, sospinto dalla musica, insieme a lui dentro il sogno della vita. Il brano “Power of Love” con la sua energia entrato nel cuore dei presenti e sar ascoltato nelle tv e radio americane. “E’ stato un onore, un grande privilegio, che in pochi hanno, salire su questo prestigioso palco” ha dichiarato Joseph Lu ai microfoni di una radio americana, aggiungendo: “Un ringraziamento va al Piccolo Matteo, fonte di ispirazione, e all’Associazione ‘La Terra di Matteo’, che lavora instancabilmente per assicurare ai bambini un futuro migliore. Un grazie alla mia famiglia ed un grazie a tutti coloro che, ogni giorno , mi danno la forza per proseguire questo viaggio. La mia performance stata applauditissima e molti tra i presenti, tra cui diversi artisti, hanno avuto parole di grande ammirazione per questo brano. Sono veramente felice di aver calcato un palco cos importante come quello del World Entertainment Awards, che quest’anno si tenuto al Writer Guild Theater di Los Angeles, esattamente nella meravigliosa Beverly Hills”.

Pecoraro Scanio: catastrofe climatica in Sicilia

Roma, 3 feb. (askanews) – “Dopo la siccit, adesso le alluvioni: la provincia di Messina e l’intera Sicilia sono sempre pi colpite dagli effetti devastanti della crisi climatica in atto. evidente che la principale isola del mediterraneo si trovi in una zona particolarmente delicata e vulnerabile al cambiamento climatico, eppure continuiamo ad assistere all’inerzia di chi dovrebbe prevenire e contrastare questi disastri. Servono misure straordinarie e un intervento immediato del Governo per sostenere la Sicilia con azioni concrete di adattamento e prevenzione e riduzione dei rischi climatici e idrogeologici.”

quanto dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde ed ex ministro dell’Ambiente, a seguito degli eventi calamitosi che hanno colpito la provincia di Messina.

“La lotta al dissesto idrogeologico e l’adozione di misure contro la siccit, che inevitabilmente torner nei prossimi mesi, devono diventare una priorit. una questione matematica: non possiamo pi permetterci di sottovalutare l’impatto della crisi climatica. Dobbiamo contrastare con fermezza chi nega l’esistenza del cambiamento climatico, perch questi irresponsabili e criminali sono complici delle tragedie e delle vittime che piangiamo oggi.”

Pecoraro Scanio ribadisce inoltre la necessit di una transizione rapida verso il 100% di energia rinnovabile, eliminando progressivamente i combustibili fossili, e l’urgente attuazione di piani di adattamento che riducano i rischi derivanti dagli eventi climatici estremi.

“Non possiamo pi rimandare: tempo di agire con decisione e responsabilit. Serve un cambio di passo immediato per garantire sicurezza ai cittadini e proteggere il nostro territorio dalle conseguenze sempre pi drammatiche della crisi climatica.”

Sanremo, Olly: un passo in pi in un viaggio gi bellissimo

Milano, 3 feb. (askanews) – Olly in gara alla 75 edizione del Festival di Sanremo con Balorda Nostalgia. Il brano – una ballad scritta da Olly, composta dal cantautore insieme a Pierfrancesco Pasini e JVLI, che ne ha curato anche la produzione – racconta la nostalgia, un sentimento forte, vivo e vero che arriva all’improvviso e che fa sempre anche un po’ male, per questo motivo balorda.

“Allora questa canzone parla di dare valore da nostalgia, molto semplice, non voglio vendere niente di astruso, parla di questa sensazione che anche se ho 23 anni, ho vissuto, vivo tutti i giorni, una mancanza che poi nel senso stretto di questo brano sicuramente una mancanza d’amore, ma pu essere fatto qualsiasi tipo di parallelismo ognuno voglia fare nel momento in cui l’ascolta. Sicuramente una canzone vera, racconta parte di una mia storia e sono molto contento di portarla all’Ariston. Il brano nato in studio, come tante mie canzoni, anche in questo caso in un modo molto normale dal connubio musicale di JVLI e di Perfrancisco Pasini. JVLI mio produttore, fratello, ormai un sodalizio bello definito. Pier, anche lui, suona con me in tour da un po’ di tempo. Quindi una canzone nata tra amici, si evoluta nel tour, perch io testardo volevo mettere a posto cose di testo che non mi convincevano e la canter all’Ariston.

Nella serata di venerd si esibir con il brano Il Pescatore accompagnato da Goran Bregovic e la Wedding & Funeral Band. “Sanremo per me , forse in un modo poco romantico, ma parte del mio percorso. Ho fatto gi un passaggio a Sanremo, ed stato divertente, stato anche challenging, diciamo. Mi ha messo di fronte a tanta realt, e quest’anno sicuramente un altro passo che sono contento di fare, con i miei amici tra l’altro che verranno con me. Me la voglio godere, un modo per dare un qualcosa in pi a un viaggio che gi bellissimo, che si andato molto bene, che mi sta apparecchiando per arrivare a fare i miei concerti e mi sembra che sia tutto giusto in questo momento, bello”.

Dopo il successo delle prime 14 date invernali tutte sold out del Lo rifar, lo rifaremo tour 2024 – 2025, Olly torner live nei club italiani con la seconda leg del tour questa primavera a Venaria Reale – TO (Teatro Concordia – 4 e 5 maggio), Bologna (Estragon – 7 e 8 maggio), Roma (Atlantico – 13 e 14 maggio), Molfetta – BA (Eremo club – 16 e 17 maggio) e Firenze (Teatro Cartiere Carrara – 19 e 20 maggio). Il tour, per un totale di 26 date completamente sold out, terminer ufficialmente a Padova (Gran Teatro Geox – 22 e 23 maggio).

Ad attenderlo poi in autunno il Tutta vita tour 2025 – 2026, che porter il cantautore live per la prima volta nei palazzetti italiani tra l’autunno 2025 e la primavera del 2026. Gi Sold out le date nel 2025 previste a Genova (Stadium di Genova – 4 e 5 ottobre), Milano (Unipol Forum – 10 ottobre) e Roma (Palazzo dello Sport – 15 ottobre). Chiuder l’anno al PalaPartenope di Napoli il 17 ottobre (biglietti disponibili in prevendita). Nella primavera del 2026 il tour riprender da Jesolo – VE (Palazzo del Turismo – 7 marzo), per poi fare tappa a Firenze (Nelson Mandela Forum – 11 marzo), Bologna (Unipol Arena – 16 marzo), Torino (Inalpi Arena – 18 marzo), Milano (Unipol Forum – 20 marzo), Roma (Palazzo dello sport – 26 marzo) e infine Bari (Palaflorio – 30 marzo).

Ue apre a più flessibilità nel Patto Stabilità per spesa difesa

Bruxelles, 4 feb. (askanews) – Una chiara apertura a “molta più flessibilità” nella valutazione dei conti pubblici degli Stati membri riguardo alla spesa per la difesa, nel quadro del nuovo Patto di Stabilità, è venuta stasera dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, come conclusione della discussione tra i leader al vertice Ue informale di Bruxelles. Von der Leyen, inoltre, ha lasciato socchiusa la porta anche per possibili nuove forme di “finanziamento europeo”, senza fornire più dettagli, riguardo a determinati progetti comuni di difesa considerati prioritari ed essenziali dagli Stati membri.

“Se guardiamo ai tre livelli possibili per il finanziamento” dell’incremento della spesa per la difesa nell’Ue, “ci sono i bilanci nazionali, è la Banca europea per gli investimenti e poi c’è il settore finanziario privato che possiamo usare. Ora – ha spiegato la presidente della Commissione durante la conferenza stampa al termine del vertice – se guardiamo ai bilanci nazionali, sono vincolati, sono stati vincolati finora mediante le nuove regole del Patto di stabilità e crescita”.

Ma, ha sottolineato von der Leyen, “per tempi straordinari, è possibile avere misure straordinarie, anche nel Patto di stabilità e crescita; e penso che viviamo in tempi straordinari. Quindi – ha annunciato – esamineremo più a fondo, come Commissione l’utilizzo di molta più flessibilità. Sono opzioni possibili, con il Patto di stabilità e crescita, per gli investimenti e le spese per la difesa. Questo darà molto più spazio di bilancio o margine di manovra agli stati membri per aumentare la loro spesa per la difesa a livello nazionale”.

“C’è poi – ha continuato la presidente della Commissione – una seconda opzione in cui penso sempre che dobbiamo mantenere l’ordine di priorità su come prrocedere. Se prendo la difesa aerea avanzata”, lo scudo aereo europeo che è stato proposto dal premier polacco Donald Tusk e da quello greco Kyriakos Mitsotakis, “c’è molto sostegno” da parte degli Stati membi. “Tutti sanno che nessuno Stato membro è in grado di fornire una difesa aerea sufficiente da solo. Ma la difesa aerea avanzata per l’intera Unione europea, con l’esperienza della guerra ai nostri confini – ha rilevato von der Leyen -, è assolutamente necessaria. Quindi si prende prima un progetto comune e poi si può discutere di come il finanziamento europeo comune sia fattibile. Qui non siamo entrati nei dettagli al momento, ma il forte sostegno alla proposta di Donald Tusk e Kyriakos Mitsotakis parla da sé”.

In terzo luogo, “c’è la Bei: penso che le sue pratiche di prestito cambieranno. La Bei è disposta a farlo, ha già dedicato del denaro che potrebbe investire” in progetti che riguardano la difesa. “E questo dovrebbe essere fatto con progetti a livello europeo”, ha osservato la presidente della Commissione.

“Infine, c’è il settore bancario privato, che è stato finora riluttante a finanziare progetti di difesa. Qui penso che dobbiamo davvero parlarci, l’uno con l’altro. Inoltre, il fatto che la Bei cambi le sue pratiche di prestito rende più facile per il settore bancario, il settore bancario privato, seguire l’esempio”, ha concluso von der Leyen.

Trump congela dazi a Messico e Canada, Meloni invita Ue a dialogo

Bruxelles, 3 feb. (askanews) – Di fronte alla minaccia di Donald Trump di imporre dazi all’Europa, l’Ue deve rispondere con il “dialogo”. E’ questo, secondo quanto si apprende, il senso dell’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni al summit informale dei leader europei a Bruxelles.

L’incontro, definito “ritiro”, era stato convocato per un confronto “aperto” sul tema della difesa, una delle priorità europee di fronte al protrarsi della guerra in Ucraina ma anche all’eventuale disimpegno degli Usa dalla Nato. Ma la questione dazi è stata resa urgente dalla mossa di Trump, che sabato ha deciso di imporre alte tariffe alle merci provenienti da Messico, Canada e Cina. Entrando questa mattina al summit, sia Emmanuel Macron (“l’Europa dovrà farsi rispettare e reagire”) che Olaf Scholz (“Dobbiamo reagire alle politiche doganali con politiche doganali”) erano stati molto duri.

Nel corso della giornata, però, il quadro è sembrato cambiare. Trump ha “congelato” le misure contro Messico e Canada, aprendo anche auna trattativa con la Cina. Decisioni – ha spiegato una fonte a Bruxelles – che hanno dato una speranza dell’Europa: quella che la tattica del tycoon sia sparare una “cannonata” per poi trattare. E qui Meloni potrebbe inserirsi come ‘facilitatrice’, in virtù del rapporto privilegiato con il presidente Usa, cementato dalla visita a Mar-a-Lago e poi dalla partecipazione, unica leader europea, all’Inauguration Day.

La presidente del Consiglio non ha parlato con i giornalisti né all’arrivo a Bruxelles né prima di ripartire per Roma, ma secondo quanto si apprende nel corso dell’incontro ha ribadito che una guerra commerciale “non conviene a nessuno”. Piuttosto serve il dialogo per arrivare a soluzioni “equilibrate”, con un riequilibrio della bilancia commerciale che sia “sostenibile” e vantaggioso per entrambe le parti. Soluzioni che potrebbero passare – come suggeriscono alcuni Stati – da un incremento degli acquisti di armamenti e GNL dagli Usa.

Usa, Trump ‘congela’ per trenta giorni anche i dazi con il Canada

Roma, 3 feb. (askanews) – Dopo quelli con il Messico, il presidente Usa, Donald Trump, congela per trenta giorni anche i dazi con il Canada. La decisione dopo una telefonata con il premier Justin Trudeau di cui Trump si dice “molto soddisfatto”.

“Come presidente, è mia responsabilità garantire la sicurezza di tutti gli americani, e sto facendo proprio questo. Sono molto soddisfatto di questo risultato iniziale, e le tariffe annunciate sabato saranno sospese per un periodo di 30 giorni per vedere se si potrà o meno strutturare un accordo economico definitivo con il Canada. Equità per tutti”, scrive infatti su Truth.

“Il Canada – spiega a sua volta Trudeau – sta prendendo nuovi impegni per nominare responsabile per la questione del Fentanyl, aggiungeremo i cartelli messicani alla lista dei terroristi, garantiremo controlli 24 ore su 24, 7 giorni su 7 sul confine, lanceremo una forza d’attacco congiunta Canada-Usa per combattere la criminalità organizzata, il fentanyl e il riciclaggio di denaro. Ho anche firmato una nuova direttiva di intelligence sulla criminalità organizzata e il fentanyl e la sosterremo con 200 milioni di dollari”.

Bonomi (Fiera Milano): abbassiamo IVA su cultura e liberiamo energie

Milano, 3 feb. (askanews) – “Io prendo i dati di cosa vuol dire questo mercato nel mondo: gli ultimi che abbiamo a disposizione ci dicono che il mercato della cultura vale 5 miliardi di dollari nel mondo, quindi stiamo parlando di qualcosa di importante. Pensate che l’Italia ha pi di 5mila siti culturali, 53 siti Unesco: pensate cosa potremmo noi realizzare veramente da questo punto di vista. E’ ovvio che dobbiamo anche ragionare con i nostri competitor. Nel 2025 l’Italia dovr recepire una direttiva comunitaria che ci potrebbe consentire di abbassare l’IVA come fanno Francia e Germania. La Francia ha ridotto l’IVA sui beni culturali al 5,5%, la Germania al 7%, mentre l’Italia ancora al 22%. Potremmo liberare veramente tante energie da questo punto di vista”. Lo ha detto il presidente di Fiera Milano, Carlo Bonomi, a margine della presentazione dell’edizione 2025 di miart.

Risultati e classifica serie A: La Lazio torna quarta

Roma, 3 feb. (askanews) – Questo il programma e i risultati della 23esima giornata di serie A dopo Cagliari-Lazio 1-2

23esima giornata Parma-Lecce 1-3, Monza-Hellas Verona 0-1, Udinese-Venezia 3-2, Atalanta-Torino 1-1, Bologna-Como 2-0, Juventus-Empoli 4-1, Fiorentina-Genoa 2-1, Milan-Inter 1-0, Roma-Napoli 1-1, Cagliari-Lazio 1-2.

Classifica: Napoli 54, Inter* 51, Atalanta 47, Lazio 42, Juventus 40, Fiorentina* 39, Bologna 37, Milan* 35, Roma 31, Udinese 29, Torino 27, Genoa 26, Lecce, Verona 23, Como 22, Cagliari, Empoli 21, Parma 20, Venezia 16, Monza 13. * una partita in meno

24^ GIORNATA (7-10 febbraio) venerdì 7 febbraio ore 20.45 Como-Juventus, sabato 8 febbraio ore 15 Verona-Atalanta, ore 18 Empoli-Milan, ore 20.45 Torino-Genoa, domenica 9 febbraio ore 12.30 Venezia-Roma, ore 15 Cagliari-Parma, Lazio-Monza, ore 18 Lecce-Bologna, ore 20.45 Napoli-Udinese, lunedì 10 febbraio ore 20.45 Inter-Fiorentina

Miart 2025: big internazionali e dialogo con il territorio

Milano, 3 feb. (askanews) – Cento anni di arte, gallerie da 30 Paesi e cinque continenti, l’edizione 2025 della fiera miart, in programma dal 4 al 6 aprile negli spazi dell’Allianz MiCo di Milano, punta sia sull’internazionalit sia sulla relazione con il territorio. A dirigerla, con uno staff curatoriale rafforzato, ancora Nicola Ricciardi, che ha sottolineato l’ingresso o il ritorno di importanti gallerie. “Aumentano la qualit e anche i metri quadri che queste gallerie portano. Abbiamo ingressi importantissimi: Sadie Coles, Victoria Miro, Esther Schipper, Meyer Riegger., gallerie che di solito si trovano nel primo corridoio di Art Basel e di Frieze e che ora decidono di puntare su Milano. E tra queste un grande ritorno anche italiano, che Massimo De Carlo, che non faceva miart dal 2019, ma decide di puntare sulla nostra citt. Quindi qualit all’interno della fiera con progetti molto rigorosi, molto curati, ma anche qualit fuori, perch siamo usciti, come da tradizione, anche nella citt, cercando di promuovere e farci anche noi stessi portavoce di una serie di mostre, di stanze, di progetti e di performance che saranno distribuite in tutto il territorio”.

Organizzata sulle tre sezioni Established, Emergent e Portal, miart copre un periodo che va dal primo Novecento fino alla pi stretta attualit e ragiona pure sul contesto fieristico e culturale internazionale. Alla presentazione intervenuto anche il presidente di Fiera Milano Carlo Bonomi. “Innanzitutto siamo molto soddisfatti dei numeri – ci ha detto – quasi 180 gallerie, 40% che vengono dall’estero, ma al di l dei numeri quantitativi la qualit che ci sar quest’anno e di cui siamo molto orgogliosi. Ovviamente non possiamo pensare al momento di competere con New York, ma nel mondo sui temi culturali si stanno creando dei nuovi hub come Hong Kong, ma io credo che in Europa, l’Italia e Milano in particolare abbia tutte le chance di poter diventare veramente qualcosa di importante. E un territorio come Milano deve essere all’avanguardia su questi temi”.

Come ogni anno, miart parte della Milano Art Week, che coinvolge musei, istituzioni e spazi del territorio in una volont di sinergia per l’offerta culturale e di confronto sulle forme in cui l’arte pu svolgere un ruolo nella societ. E poi una serie di mostre e appuntamenti dedicati a uno dei padri del contemporaneo come Robert Rauschenberg.

“Il sostegno a miart – ha ribadito Michele Coppola, direttore Arte, Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo, main partner di miart – quest’anno ancora pi convinto, insieme a miart abbiamo lavorato con la Fondazione Rauschenberg per una ricorrenza importante, i cento anni dalla nascita dell’artista. L’idea di mettere a fattor comune una eccezionale fiera d’arte contemporanea e d’arte moderna con una collezione privata che tra l’altro ha preso vita attraverso un museo in piazza della Scala, le Gallerie d’Italia, che ospita dei capolavori di Rauschenberg e farlo in occasione di un momento innegabilmente internazionale di Milano, ecco credo che rappresenti un unicum”.

Altro elemento tradizionale di miart sono i diversi premi previsti e il Fondo di acquisizione di Fiera Milano da 100mila euro confermato anche per il 2025.

Opposizioni chiedono Meloni in aula, verso informativa Nordio-Piantedosi

Roma, 3 feb. (askanews) – A cinque giorni dalla rinuncia dei ministri Nordio e Piantedosi a riferire alle aule parlamentari sul caso Almasri, l’informativa del Guardasigilli e del titolare del Viminale torna a essere la risposta del governo alla richiesta pressante delle opposizioni di chiarire la vicenda. La decisione è presa nel corso di una riunione a Palazzo Chigi con Giulia Bongiorno (Lega), presidente della commissione Giustizia del Senato e avvocato della premier Giorgia Meloni, con il sottosegretario Alfredo Mantovano e i due ministri, tutti iscritti nel registro delle notizie di reato quali persone indagate per aver deciso il rimpatrio con volo di Stato italiano del libico che la Corte penale internazionale aveva chiesto di arrestare.

A stabilire i tempi dell’informativa saranno le conferenze dei capigruppo di Camera e Senato convocate per martedì ma la decisione trapela al termine di una giornata in cui l’opposizione è andata all’attacco nell’aula di Montecitorio convocata alle 15 dopo giorni di stop in attesa della decisione del governo. Prende la parola per primo, in apertura di seduta, il leader M5s Giuseppe Conte con parole durissime: “Giorgia Meloni deve chiarire al Paese e a tutti i cittadini perché lei, donna, madre, cristiana, ha imbarcato e ha consentito tutti gli onori di un volo di Stato per sottrarre alla giustizia internazionale un boia, addirittura accusato di stupro su bambini di 5 anni! Solo lei può chiarire quali sono le motivazioni che, in questo momento, espongono il nostro Paese alla vergogna nazionale e internazionale. Aveva garantito di contrastare le mafie del mare in tutti i modi. Adesso scopriamo, invece, che queste mafie l’Italia le accoglie e le rimpatria con tutti gli onori”. Alla voce dell’ex premier si uniscono Avs, Azione, Italia Viva, Più Europa, il Pd che con la presidente dei deputati, Chiara Braga, che promette: “Non siamo disponibili a riprendere i lavori dell’Aula finché il governo non avrà riferito in Parlamento sul caso Almasri”.

Se sulla richiesta della premier in Aula le opposizioni marciano unite, però, sull’idea di disertare i lavori i pentastellati si distinguono. Scelgono la strada dell’ostruzionismo parlamentare e partono da subito. Si iscrivono in massa a parlare sul decreto cultura approdato in Aula per la discussione generale. Un appuntamento che generalmente impegna il relatore e al massimo un esponente per gruppo. Oggi gli iscritti a parlare sono 41, la maratona oratoria va avanti per cinque ore e ogni intervento è l’occasione, oltre che per criticare il provvedimento che porta la firma del ministro Giuli, di attaccare il governo sul caso Almasri e chiedere che la premier riferisca.

Immunità agita centrodestra. Fi rilancia, Lega pronta ma stop Fdi

Roma, 3 feb. (askanews) – E’ scivolosa la materia dell’immunità parlamentare, riformata sull’onda di Mani pulite nel 1993, in particolare mentre si fa sempre più incandescente lo scontro tra governo e magistratura, con le implicazioni spinose e ancora tutte da spiegare, in Parlamento, sulla vicenda di Almasri, riaccompagnato in Libia su un aereo di Stato. Il sasso lanciato da Forza Italia, sull’ipotesi di rimettere mano alle norme costituzionali che escludono l’immunità sui reati penali, ha incontrato il favore di esponenti della Lega come Claudio Borghi (“Ecco qui… immigrati più mancanza di immunità parlamentare = legioni di denunciatori. Ripristinare subito articolo 68 Costituzione”, ha scritto su X il senatore leghista). Ma un alt è arrivato da Fratelli d’Italia che detengono la ‘golden power’ nel centrodestra.

Il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Alberto Balboni, ha ricordato la posizione prevalente del partito della premier Giorgia Meloni e ha risposto con nettezza: “non vedo il motivo” di ritornare al vecchio articolo 68: l’attuale versione “garantisce ai parlamentari l’insindacabilità delle opinioni espresse nell’esercizio del loro mandato perché noi rappresentiamo la volontà degli elettori e questo è giusto ma – ha proseguito – sono anche convinto che se un parlamentare commette un reato comune, come un qualsiasi altro cittadino è giusto che risponda come qualsiasi altro cittadino. Anzi: io gli raddoppierei la pena visto che è un parlamentare a farlo”. Meglio quindi concentrarsi sulle altre riforme istituzionali già in cantiere, ha aggiunto, precisando tuttavia di parlare a “titolo personale”.

Il vicepremier Antonio Tajani, interpellato in proposito, ha messo le mani avanti (“non ne abbiamo parlato” in Fi) ma ha puntualizzato: “Potrebbe anche essere un’idea, io personalmente non sono contrario, sarebbe da discutere e vedere in che termini, bisognerebbe vedere per quali reati e per cosa”. Per Stefania Craxi, la riforma costituzionale fu una “sottomissione della politica, sinonimo di cedimento al morbo giustizialista”.

Il sottosegretario alla Giustizia, il leghista Andrea Ostellari, non ha mostrato di disdegnare l’intervento della Fondazione Luigi Einaudi che ha colto l’occasione per annunciare per le “prossime ore” la presentazione di un ddl (“parlamentare” se godrà di un’adesione “trasversale di rappresentanti della varie forze politiche” o una “proposta di legge di iniziativa popolare”). In quale direzione lo rende evidente il testo del presidente, Giuseppe Benedetto, ‘L’eutanasia della democrazia. Il colpo di mani pulite, con la prefazione di Sabino Cassese, dove si sostiene che la decisione di riformare l’immunità, nel 1993, fu quanto meno “affrettata” e finì per incidere sul “rapporto tra poteri dello Stato”.

Ostellari ha quindi evocato libertà di movimento: “seguo con attenzione la proposta della Fondazione Luigi Einaudi. L’articolo 68 della Costituzione non ha nulla a che fare con i privilegi dei singoli, ma molto con la qualità della nostra democrazia. Per questo apprezzo un’iniziativa innanzitutto culturale, che merita di essere approfondita senza connotazioni di partito. Sia il parlamento a valutare il percorso migliore per riequilibrare i poteri”. Esplicito il collega Alberto Bagnai che ha chiesto di “sottrarre alla demagogia” il dibattito.

Tra le opposizioni, a mettersi subito sul piede di guerra è stato il Movimento Cinque Stelle. Il primo a commentare, in mattinata, il presidente Giuseppe Conte, che ha invitato “tutti” ad opporsi al “delirio di onnipotenza” di “Meloni e soci contro i giudici”. “Dopo il ripristino dei vitalizi al Senato, l’abolizione del reato per i politici che abusano del loro potere, l’aumento degli stipendi dei ministri e la imbarazzante difesa della ministra Santanchè tenuta incollata alla poltrona, ecco che ci provano con l’immunità e il ritorno di uno scudo che renda intoccabili esponenti del Governo ed eletti”, ha scritto Conte su X. Seguito da una batteria di comunicati di parlamentari Cinque Stelle.

Per il Pd si è espressa la capogruppo alla Camera Chiara Braga. Prendendo la parola in Aula per tornare a sollecitare, insieme alle altre opposizioni, l’informativa (cancellata la scorsa settimana) su Almasri, Braga ha attaccato il governo Meloni e la sua maggioranza: il caso del generale libico “sta svelando le reali volontà di questo Governo, non solo su quella vicenda ma perché ci sta dicendo che questa maggioranza sta pensando a reintrodurre, a fronte di quella vicenda, l’immunità per membri del Governo, per parlamentari; sta teorizzando la necessità di sottoporre la magistratura al volere, al controllo del potere politico; sta pensando di potersi scegliere i giudici che vuole per avere le sentenze e i pronunciamenti che vuole, in barba al rispetto del diritto internazionale e nazionale”.

Angelo Bonelli di Avs ha parlato di “proposta indecente”. “La destra al governo, dopo aver cancellato l’abuso d’ufficio, ridotto e depotenziato le intercettazioni penalizzando le attività investigative nella lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, dopo aver avviato un attacco frontale alla magistratura per delegittimarla, ora salta fuori la proposta dell’immunità parlamentare. Una destra che un tempo si definiva ‘sociale’, oggi si rivela invece la destra dei privilegi”, ha osservato.

Meloni e la partita dei dazi, equilibrio difficile tra Trump e Ue

Bruxelles, 3 feb. (askanews) – E’ un crinale scivoloso quello su cui cammina Giorgia Meloni nella partita sui possibili dazi americani all’Europa. La premier si è posta l’obiettivo di far da ‘ponte’ tra Bruxelles e Washington, ma rischia di rimanere stretta tra l’aggressività di Donald Trump e l’inevitabile risposta dell’Europa.

Anche se ufficialmente non all’ordine del giorno del ritiro informale di Bruxelles, convocato per parlare di difesa, il tema dei dazi è stato il cuore della discussione della mattinata a Palais d’Egmont. Del resto la questione è urgente, a maggior ragione dopo la mossa del tycoon che ha deciso di incrementare le tariffe sui beni di Messico, Cina e Canada e minacciato nuovamente di voler fare altrettanto con l’Ue. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha discusso della questione in una telefonata notturna con il primo ministro canadese Justin Trudeau, che in risposta a Trump ha presentato una lista di prodotti americani che saranno colpiti da dazi al 25% per 107 miliardi di dollari. E poi ha stravolto l’ordine del giorno per affrontare subito la questione.

Dal confronto è emersa una prima posizione, comunque molto timida, che è sostanzialmente un appello alla ragionevolezza all’inquilino della Casa Bianca. Fonti europee hanno parlato di un “forte consenso” sul fatto che “i dazi tra Stati Uniti e Ue sarebbero dannosi per entrambe le parti” e che “quando sorgono problemi è necessario trovare soluzioni”. Ben più marcate le posizioni espresse all’arrivo a Bruxelles da molti leader. Kaja Kallas, Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza, assicura che “ci stiamo preparando” a rispondere; per Emmanuel Macron “l’Europa dovrà farsi rispettare e reagire”; Mette Frederiksen, premier danese, auspica una “risposta collettiva e robusta”. La stessa linea di Olaf Scholz, cancelliere di quella Germania che sarebbe uno dei Paesi più colpiti da una guerra commerciale: ricorda a Trump che l’Ue può “reagire alle politiche doganali con politiche doganali. Dobbiamo farlo e lo faremo”.

La speranza a Bruxelles, sottolinea una fonte europea, è che la strategia di Trump sia sparare “una cannonata” per poi raggiungere un accordo (come sta avvenenendo con il Messico e, forse, con il Canada). E qui potrebbe entrare in gioco Meloni come ‘facilitatrice’ del dialogo. La premier oggi, arrivando al summit, è stata una dei pochi tra i capi di Stato e di governo a non fermarsi per il ‘doorstep’. Se sulla difesa la sua linea è chiara (bisogna investire di più, ma servono strumenti nuovi e comuni per finanziare la spesa), sulla questione dazi si sta tenendo in un difficile equilibrio e anche oggi con i partner avrebbe ribadito la necessità di un “dialogo”, che lei potrebbe favorire visto il rapporto privilegiato con Trump cementato dalla visita a Mar-a-Lago e dalla partecipazione all’Inauguration Day, unica leader europea presente. Il primo obiettivo è l’organizzazione di un colloquio telefonico tra il presidente americano e Ursula von der Leyen.

Se però il tycoon decidesse di procedere a testa bassa con i dazi (starebbe valutando un 10% di tariffa), Meloni non potrebbe far altro che schierarsi con l’Europa, a meno di una clamorosa rottura del fronte comunitario con iniziative autonome di singoli Paesi per strappare un trattamento più morbido. Proprio questo, la divisione dell’Unione, sarebbe il progetto del presidente americano. Ed è quello che paventa, da Bruxelles, anche la segretaria del Pd Elly Schlein. “Tra essere i primi della classe o quelli con la relazione più amicale ed essere funzionali a un disegno di disgregazione dell’Europa, il passo è breve – ha detto riferendosi alla premier -. Se si vuole fare l’interesse dell’Italia oggi più che mai bisognerebbe puntare all’unità europea”.

Del resto, se anche ci fosse, da parte di Meloni, la tentazione di sfruttare il ‘feeling’ con Trump per evitare o ridurre danni all’Italia, questa difficilmente sarebbe una strategia vincente. L’eventuale risposta Ue a dazi americani, infatti, dovrebbe essere approvata a maggioranza qualificata dei rappresentanti degli Stati membri e quindi opporsi da una parte farebbe sorgere un problema reputazionale; dall’altra rischierebbe di essere comunque inutile, perchè per bloccare le decisioni occorrerebbe una minoranza di blocco, cioè sostanzialmente due Stati grandi e alcuni piccoli (che complessivamente raggiungano il 35% della popolazione e il 45% degli Stati membri).

Dazi Usa, Rutte (Nato): no impatto su nostra deterrenza collettiva

Milano, 3 feb. (askanews) – I dazi “sono assolutamente convinto che non avranno un impatto sulla nostra deterrenza collettiva” e comunque “ci sono più cifre e numeri da guardare”. Così rispondendo a una domanda ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte, , al quartier generale della Nato con il premier britannico Keir Starmer, oggi in conferenza stampa moderata da Allison Hart, attuale portavoce Nato.

Il quesito riguardava il fatto che “Canada e Stati Uniti, sono sull’orlo di una guerra commerciale”, in base a quanto affermato dal giornalista in sala. Il tutto sull’onda delle forti polemiche in seguito ad alcune dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump sul Canada.

Rutte ha anche precisato che “ci sono sempre problemi tra gli alleati. Non è mai sempre tranquillo e felice. Ci sono sempre problemi, a volte più grandi, a volte più piccoli. Ma sono assolutamente convinto che non toglierà la nostra determinazione collettiva a mantenere forte la nostra deterrenza”. E quando “si parla di commercio”, è interessante vedere il surplus commerciale (di difesa, ndr) degli Stati Uniti in Europa: “dal 2022 vendono più all’Europa di quanto vendiamo a loro, e il surplus netto è di 180 miliardi di dollari dal 2022”, ha dichiarato il segretario generale dell’Alleanza.

Oggi Rutte ha inoltre definito la Gran Bretagna “un fedele alleato”. Con Starmer era stato ha anche preso parte ai lavori della riunione informale del Consiglio europeo sulla difesa. E ha fissato alcuni punti. In particolare la produzione di difesa da potenziare. “L’Ue, compresi i grandi Paesi come l’Italia e la Spagna, e la Norvegia al di fuori dell’Ue, ovviamente, ma anche, naturalmente, la Francia e poi la Turchia: tutti questi grandi paesi con una grossa base industriale della difesa devono aumentare la produzione di difesa”, ha detto.

Senza entrare nel merito delle iperboli della nuova amministrazione Usa – spesso destinate a distrarre l’attenzione – Rutte ha anche sgonfiato nuovamente le polemiche sulle dichiarazioni di Trump in merito alla Groenlandia. “E sulla Groenlandia, ho già detto, penso sia molto utile che il presidente Trump ci ha avvisato del fatto che quando si tratta dell’Alto Nord, c’è una questione geopolitica e strategica in gioco. Direi che non si tratta solo della Groenlandia. Questo ha a che fare con la Finlandia. Ha a che fare con la Svezia, la Norvegia, l’Islanda, sì, la Groenlandia – e quindi la Danimarca – anche il Canada, e anche gli Stati Uniti. E chiaramente, collettivamente come Alleanza, vedremo sempre il modo migliore per assicurarci di poter affrontare queste sfide”.

Il tutto in un contesto globale molto competitivo, dove non è dato abbassare la guardia. “Le campagne di destabilizzazione russa nei Paesi alleati sono in aumento”, ha dichiarato Rutte in conferenza stampa. “Hanno preso di mira le infrastrutture digitali, i funzionari britannici e persino il vostro Servizio Sanitario Nazionale (britannico, ndr). Proprio il mese scorso, ancora una volta, avete rilevato una nave spia russa nelle acque britanniche, e avete chiarito a Mosca che tali atti sfacciati erano semplicemente inaccettabili. Per fermare questi attacchi, una volta per tutte, dobbiamo alzare la posta in gioco e assicurarci che la nostra deterrenza non lasci spazio ai dubbi. Possiamo farlo investendo ancora di più in difesa” ha aggiunto secondo quanto trasmesso dalla Alleanza.

Rutte ha spesso sottolineato i collegamenti tra Russia, Cina, Nordcorea e Iran, mettendo in chiaro che le sfide non arrivano da un solo Paese. Ma oggi ha dato anche un grosso slancio alla speranza: “Durante la seconda guerra mondiale, le fabbriche nel Regno Unito e negli Stati Uniti produssero miliardi di munizioni. Questo era prima della digitalizzazione e dell’automazione. Con tutte le forze della produzione britannica, immaginate cosa potremmo ottenere ora. Le sfide che affrontiamo sono complesse, ma insieme nella Nato non c’è nulla che non possiamo fare” ha affermato.

Il ministro Nordio riferirà alle Camere nei prossimi giorni sul caso Almasri

Roma, 3 feb. (askanews) – Il ministro per la Giustizia Carlo Nordio riferirà nelle aule parlamentari nei prossimi giorni sulla vicenda Almasri. È quanto riferiscono fonti parlamentari di maggioranza precisando che non è stata ancora fissata una data per l’informativa. Domani si riuniranno le conferenze dei capigruppo di Camera e Senato. Anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, avrebbe dato – a quanto si apprende – la sua disponibilità a riferire alle Camere. La decisione è stata presa nel corso di una riunione che si è tenuta a palazzo Chigi con Giulia Bongiorno, senatrice della Lega ma anche avvocato di Giorgia Meloni, del sottosegretario Alfredo Mantovano e dei due ministri coinvolti nella vicenda.

Dazi, Bonomi (Fiera Milano): guerra commerciale non fa bene a nessuno

Milano, 3 feb. (askanews) – “Io credo che una guerra commerciale non fa bene a nessuno. Abbiamo visto la risposta ieri del Presidente Trudeau del Canada agli Stati Uniti. Io credo che l’Europa dovrebbe ragionare insieme di come salvaguardare la competitivit della nostra industria”. Lo ha detto il presidente di Fiera Milano Carlo Bonomi, a margine della presentazione di miart 2025.

Sicily Fest London compie 10 anni e punta verso il Mediterraneo

Roma, 3 feb. (askanews) – Sicily Fest London, fiera enogastronomica interamente dedicata alla Sicilia, torna a Londra dal primo al 4 maggio. In occasione del decimo anniversario, l’evento si espande per abbracciare l’intero Mediterraneo.

Nata nel 2015 con l’intento di promuovere le eccellenze siciliane a Londra, Sicily Fest London è consolidata negli anni come una piattaforma strategia tra B2B e B2C rivolta da un lato ai numerosi expat italiani e siciliani, ma anche a inglesi ed europei. Il “cibo siciliano” diventa sia un’attrattiva culturale e turistica per il pubblico, che un’occasione di business per gli addetti ai lavori del settore ristorazione.

Se in questi anni la kermesse ha coinvolto oltre 160mila visitatori da tutto il mondo e oltre 200 espositori siciliani puntando sulle peculiarità food e beverage dell’isola, da quest’anno sarà aperta anche a tutte le tipicità delle regioni italiane e dei paesi stranieri che si affacciano sul Mare Nostrum.

“Le iscrizioni sono ancora aperte – dichiara Sarah Spampinato, fondatrice e project manager dell’evento – al momento abbiamo coinvolto la Puglia con un truck di prodotti tipici, la Campania con una pizzeria napoletana e il Lazio con un pastificio romano. Sul fronte estero siamo in contatto con una realtà turca di cucina halal, ma contiamo di poter coinvolgere anche player greci, spagnoli e marocchini”.

La Sicilia è al centro del Mediterraneo e da sempre crocevia di culture e tradizioni, così gli organizzatori hanno pensato che la strategia vincente che ha portato concreti benefici ai propri espositori, possa essere funzionale anche ad altre realtà. La chiamata è rivolta quindi ai privati, come alla PA, dalle aziende della ristorazione ai produttori, dagli assessorati agli operatori del turismo.

Due grandi esempi di successo hanno dimostrato che questo business è strategico per il turismo, come per il commercio. Come l’azienda ragusana di bibite siciliane Polara, che dopo aver partecipato alla fiera ha attivato una fitta rete di export verso il mercato UK. I numeri parlano chiaro: solo nel 2024 distribuite 700mila bottiglie di limonata, arancia rossa, aranciata e mandarino tra Londra, Birmingham e Manchester. Di un grande flusso verso la Sicilia, invece, ha potuto beneficiare il tour operator Sicilying. Durante la sua partecipazione a Sicily Fest ha intercettato un considerevole segmento di utenza inglese, che è stato attratto da experience enogastronomiche, tour marittimi e trekking sull’Etna. Questo ha generato un incremento per l’azienda del 20% in più sul turismo di ritorno del mercato UK.

L’appuntamento di maggio, sempre al Business Design Centre nel quartiere Islington, avrà in programma decine di stand esclusivamente dedicati al food, cantine, masterclass, wine experience, concerti e appuntamenti letterari.

Miart 2025: big internazionali e dialogo con il territorio

Milano, 3 feb. (askanews) – Cento anni di arte, gallerie da 30 Paesi e cinque continenti, l’edizione 2025 della fiera miart, in programma dal 4 al 6 aprile negli spazi dell’Allianz MiCo di Milano, punta sia sull’internazionalità sia sulla relazione con il territorio. A dirigerla, con uno staff curatoriale rafforzato, è ancora Nicola Ricciardi, che ha sottolineato l’ingresso o il ritorno di importanti gallerie. “Aumentano la qualità e anche i metri quadri che queste gallerie portano. Abbiamo ingressi importantissimi: Sadie Coles, Victoria Miro, Esther Schipper, Meyer Riegger., gallerie che di solito si trovano nel primo corridoio di Art Basel e di Frieze e che ora decidono di puntare su Milano. E tra queste un grande ritorno anche italiano, che è Massimo De Carlo, che non faceva miart dal 2019, ma decide di puntare sulla nostra città. Quindi qualità all’interno della fiera con progetti molto rigorosi, molto curati, ma anche qualità fuori, perché siamo usciti, come da tradizione, anche nella città, cercando di promuovere e farci anche noi stessi portavoce di una serie di mostre, di stanze, di progetti e di performance che saranno distribuite in tutto il territorio”.

Organizzata sulle tre sezioni Established, Emergent e Portal, miart copre un periodo che va dal primo Novecento fino alla più stretta attualità e ragiona pure sul contesto fieristico e culturale internazionale. Alla presentazione è intervenuto anche il presidente di Fiera Milano Carlo Bonomi. “Innanzitutto siamo molto soddisfatti dei numeri – ci ha detto – quasi 180 gallerie, 40% che vengono dall’estero, ma al di là dei numeri quantitativi la qualità che ci sarà quest’anno e di cui siamo molto orgogliosi. Ovviamente non possiamo pensare al momento di competere con New York, ma nel mondo sui temi culturali si stanno creando dei nuovi hub come Hong Kong, ma io credo che in Europa, l’Italia e Milano in particolare abbia tutte le chance di poter diventare veramente qualcosa di importante. E un territorio come Milano deve essere all’avanguardia su questi temi”.

Come ogni anno, miart è parte della Milano Art Week, che coinvolge musei, istituzioni e spazi del territorio in una volontà di sinergia per l’offerta culturale e di confronto sulle forme in cui l’arte può svolgere un ruolo nella società. E poi una serie di mostre e appuntamenti dedicati a uno dei padri del contemporaneo come Robert Rauschenberg.

“Il sostegno a miart – ha ribadito Michele Coppola, direttore Arte, Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo, main partner di miart – quest’anno è ancora più convinto, insieme a miart abbiamo lavorato con la Fondazione Rauschenberg per una ricorrenza importante, i cento anni dalla nascita dell’artista. L’idea di mettere a fattor comune una eccezionale fiera d’arte contemporanea e d’arte moderna con una collezione privata che tra l’altro ha preso vita attraverso un museo in piazza della Scala, le Gallerie d’Italia, che ospita dei capolavori di Rauschenberg e farlo in occasione di un momento innegabilmente internazionale di Milano, ecco credo che rappresenti un unicum”.

Altro elemento tradizionale di miart sono i diversi premi previsti e il Fondo di acquisizione di Fiera Milano da 100mila euro confermato anche per il 2025.

"Voglio Vederti Danzare", al via da Trieste tour dedicato a Battiato

Roma, 3 feb. (askanews) – Dopo il successo dell’anteprima assoluta del 3 dicembre scorso al Teatro Olimpico di Roma, ha preso il il via dal Teatro Politeama Rossetti di Trieste il tour nazionale di Voglio Vederti Danzare, la nuova grande produzione musicale dedicata a Franco Battiato, firmata Menti Associate in collaborazione con Good Vibrations Entertainment e la direzione artistica di Rossana Raguseo.

La carriera dell’artista siciliano, indiscusso e indimenticabile Maestro della musica contemporanea italiana, può essere vista come un viaggio continuo e in evoluzione, che attraversa fasi di sperimentazione, pop colto, mistica, classica e spirituale, dimostrando la sua capacità unica di reinventarsi senza mai perdere la sua essenza di artista visionario e ricercatore. E così, Voglio vederti danzare conduce lo spettatore attraverso un coinvolgente percorso musicale attraverso le sue varie stagioni: dalla svolta eclettica dell’Era del cinghiale bianco ai riferimenti letterari di Prospettiva Nevskij, dalla riflessione sulla vita, la spiritualità e la trascendenza, il metodo Gurdjieff per la ricerca del proprio Centro di gravità permanente, ai dervishes turners immortalati nei versi di Voglio vederti danzare e molto altro.

Uno spettacolo emotivamente e spiritualmente suggestivo, in cui i tre aspetti fondamentali della natura umana, lo Spirito, l’Amore e l’Anima, si fondono tra note e parole. L’eccezionale accoglienza del pubblico durante l’anteprima romana ha evidenziato il forte impatto emotivo e artistico dello spettacolo, grazie a un perfetto equilibrio tra fedeltà agli arrangiamenti originali e nuove sfumature interpretative che ne hanno esaltato la modernità senza tradire l’essenza del Maestro. Le interpretazioni vocali di David Cuppari e Giorgia Zaccagni hanno saputo trasmettere l’anima più profonda dei capolavori di Battiato, facendo vibrare corde di pura emozione. E ogni brano eseguito ha suscitato entusiasmo per la sua impeccabile resa tecnica, frutto della straordinaria sintonia tra la band formata da Simone Temporali alle tastiere, Antonello Pacioni e Leonardo Guelpa alle chitarre, Glauco Fantini al basso e cori e Mario Luciani alla batteria e l’Orchestra d’archi Roma Sinfonietta, diretta da Giovanni Cernicchiaro, che ha curato gli arrangiamenti insieme a Temporali. A rendere l’esperienza ancora più intensa, il momento di profonda spiritualità creato dalla danza ipnotica dei dervisci rotanti, simbolo di armonia cosmica e trascendenza.

Dopo la data di Trieste il tour, che si avvale del supporto tecnico di Event Group, proseguirà nei maggiori teatri italiani: il 3 febbraio a Mestre (VE), al Teatro Toniolo, il 6 al Politeama di Genova, il 7 a Milano al Teatro Dal Verme, il 2 marzo all’Auditorium Santa Chiara a Trento, il 3 al Palariviera a San Benedetto del Tronto (AP), il 4 ad Ancona al Teatro delle Muse, il 5 al Teatro Nuovo di Ferrara, il 6 a Piacenza al Teatro Politeama per concludersi il 7 marzo ad Assisi (PG) al Teatro Lyrick.

Gabriele Gravina rieletto presidente Figc

Roma, 3 feb. (askanews) – Gabriele Gravina continuerà a guidare la FIGC fino al 2028. Candidato unico, è stato rieletto oggi al primo scrutinio con il 98,7% dei voti (481,084 voti su 487,500). Eletto per la prima volta il 22 ottobre 2018 dopo il Commissariamento della Federazione e confermato alla presidenza della Federcalcio il 22 febbraio 2021, Gravina si appresta quindi a procedere verso il suo terzo mandato ‘A vele spiegate’, come recita il titolo della piattaforma programmatica presentata con la candidatura sottoscritta da Lega Serie B, Lega Pro, LND, AIC e AIAC. “Grazie davvero – le sue prime parole dopo la proclamazione – per me è un grande onore e un grande orgoglio. Adesso non ci resta che trasformare la nostra visione in una promessa di vittoria. Dobbiamo continuare il nostro percorso e centrare tutti gli obiettivi di cui il calcio ha veramente bisogno. Chiudo con una citazione dì Henry Ford: ‘Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo'”. Nel discorso prima dell’elezione, Gravina aveva sottolineato di avere lo stesso entusiasmo del primo giorno, ribadendo di aver sciolto la riserva sulla sua candidatura solo dopo aver avuto conferma dell’ampia condivisione da parte delle componenti: “Chiedo il privilegio della vostra fiducia per fare due cose: continuare a unire e cambiare. Vivo in questo mondo da quarant’anni, ho assaporato sconfitte e vittorie e non ho mai smesso di considerare il calcio la più appagante attività che conosca. Il calcio fa bene all’Italia, non smettiamo mai di testimoniarlo con forza!”. Tanti i risultati degni di nota raggiunti nei suoi primi sei anni da presidente oltre a quelli ottenuti ‘sul campo’, tra i quali spiccano i successi degli Azzurri a EURO 2020 e delle Nazionali Under 19 e Under 17, che vincendo i rispettivi Campionati Europei hanno permesso alla FIGC di aggiudicarsi per la prima volta nella storia il Premio Burlaz. “Motivi di soddisfazione” come aver messo in salvo l’economia del sistema durante la pandemia, promosso trasparenza ed economicità pur in un quadro strutturale che sconta ritardi, aver giocato di squadra “superando incomprensioni e contrastando attacchi, menzogne, tranelli e calunnie”.

Immunità,Balboni (Fdi): resti così, questa è posizione che ricorre in Fdi

Roma, 3 feb. (askanews) – “Non vedo il motivo” di ripristinare la vecchia versione dell’articolo 68″ della Costituzione. La proposta, avanzata da Forza Italia, di rimettere mano alla riforma del 1933 che eliminò la necessità dell’autorizzazione a procedere per sottoporre un parlamentare a procedimento penale, non convince il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Alberto Balboni, il quale alla domanda se questa è una posizione che ritrova nel suo partito, risponde: “assolutamente sì, questa è un’opinione molto ricorrente nel mio partito anche se io parlo a titolo personale”.

“L’articolo 68 garantisce ai parlamentari l’insindacabilità delle opinioni espresse nell’esercizio del loro mandato – ha ricordato Balboni – e questo lo trovo giusto perché noi rappresentiamo la volontà degli elettori e quindi è giusto che quando ci esprimiamo lo facciamo senza preoccupazioni e senza vincoli ma – ha porseguito – sono anche convinto che se un parlamentre commette un reato comune, che sia contro il patrimonio, contro la vita o un qualsiasi altro reato comune, come un qualsiasi altro cittadino è giusto che risponda come qualsiasi altro cittadino. Anzi: io gli raddoppierei la pena visto che è un parlamentare a farlo”.

Dazi Usa sospesi per un mese, il Messico invierà al confine 10mila soldati per fermare migranti e fentanyl

New York, 03 feb. (askanews) – La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum ha annunciato che i dazi che il presidente americano Donald Trump vuole imporre al Paese saranno sospesi per un mese. La presidente ha aggiunto che sta inviando truppe militare al confine con gli Usa. “Abbiamo avuto una buona conversazione con il presidente Trump, con grande rispetto per la nostre relazioni e sovranità; abbiamo raggiunto una serie di accordi”, ha scritto la Sheinbaum in un tweet su X. La presidente ha specificato che invierà 10.000 unità della Guardia Nazionale “per impedire il traffico di droga dal Messico agli Stati Uniti, in particolare il fentanyl”. Gli Stati Uniti dalla loro parte hanno accettato di lavorare per impedire il traffico di armi di grosso calibro in Messico, ha spiegato la Sheinbaum, precisando che “I nostri team inizieranno a lavorare oggi su due fronti: sicurezza e commercio”. Da parte sua, il presidente Donald Trump ha dichiarato su Truth Social di aver accettato di “sospendere immediatamente” i dazi sul Messico per un mese, dopo una conversazione “molto amichevole” con la presidente messicana Claudia Sheinbaum. Trump ha sottolineato l’invio al confine con gli Usa di 10.000 soldati messicani, che “saranno specificamente designati per fermare il flusso di fentanyl e migranti illegali nel nostro Paese”. Il presidente americano ha anche spiegato che durante il periodo di sospensione ci saranno “negoziati guidati dal Segretario di Stato Marco Rubio, dal Segretario del Tesoro Scott Bessent e dal Segretario del Commercio Howard Lutnick e da rappresentanti di alto livello del Messico”. Ha poi aggiunto: “Non vedo l’ora di partecipare a quei negoziati, con la presidentessa Sheinbaum, mentre cerchiamo di raggiungere un ‘accordo’ tra i nostri due Paesi”. I dazi del 25% sul Messico sarebbero dovuti entrare in vigore a mezzanotte.

Corte Conti, domani audizioni vertici toghe contabili: clima meno teso

Roma, 3 feb. (askanews) – Domani la Commissione Affari Costituzionali della Camera riprende l’esame della proposta di legge Foti sulla riforma della Corte dei Conti con una serie di audizioni informali dei vertici della magistratura contabile. Il clima è un po’ più rasserenato dopo che nei giorni scorsi sono stati ritirati gli emendamenti dei relatori Sara Kelany (FdI) e Pietro Pittalis (FI) che prevedevano, tra le altre cose, la contestata riorganizzazione della Corte con la cancellazione di 15 Sezioni giurisdizionali e di controllo. Inoltre, grazie a un’intesa nella maggioranza – su cui ha pesato anche la ‘moral suasion’ del Colle che ha sottolineato il ruolo della Corte quale garante indipendente e imparziale delle risorse pubbliche – è stato deciso di optare per una legge delega al governo.

In questo modo i tempi della riforma si sono diluiti e, secondo fonti dell’Associazione magistrati contabili, c’è più spazio per mettere intorno al tavolo tutti i soggetti coinvolti con uno spirito più collaborativo, anche se restano alcuni forti perplessità di fondo sull’intero impianto proposto da Foti.

Domani dalle 11.20 in I Commissione sono in programma le audizioni informali di Guido Carlino, presidente della Corte dei conti; Pio Silvestri, procuratore generale presso la Corte dei conti; Paola Briguori, presidente dell’Associazione magistrati della Corte dei conti; Adriano Gribaudo, consigliere della Corte dei conti; Francesco Cardarelli, professore ordinario di diritto pubblico presso l’Università di Roma ‘Foro Italico’.

Allianz Trade: migliora rischio paese globale, ma preoccupano dazi

Milano, 3 feb. (askanews) – Nel 2024 il rischio Paese globale ha mostrato un miglioramento significativo, con 48 economie in trend positivo e solo 5 declassate. E’ quanto emerge dal secondo Country Risk Atlas elaborato da Allianz Trade che sottolinea come il trend positivo osservato nel 2023 stato ancora pi evidente lo scorso anno, con miglioramenti pi che raddoppiati (+27 rispetto al 2023) e downgrade rimasti stabili (+1).

Le economie che hanno visto un miglioramento del rating rappresentano circa il 17% del Pil mondiale e sono principalmente nei mercati emergenti con l’America Latina in testa. La maggior parte dei downgrade invece avvenuta nella regione del Medio Oriente, inclusi Bahrain, Israele e Kuwait, a causa di tensioni prolungate nelle catene di approvvigionamento e prezzi del petrolio sotto il livello di pareggio fiscale.

Per quanto riguarda l’Italia dopo la robusta ripresa dalla pandemia con un tasso di crescita fra i migliori dell’Eurozona, il paese deve ora fare i conti con un rallentamento legato anche a un calo degli investimenti dopo l’impennata alimentata dal Superbonus. Tuttavia l’allentamento dell’inflazione e della politica monetaria dovrebbe sostenere una ripresa dei consumi, mentre, i fondi NextGenerationEU potrebbero fornire un impulso agli investimenti. Per Maddalena Martini Senior Economist per l’Europa di Allianz le previsioni sono di una crescita inferiore all’1% nel 2025 date le sfide globali, le debolezze strutturali, e l’alto rapporto debito pubblico/Pil.

Secondo Allianz Trade, nel 2025-2026 diversi fattori potrebbero interrompere la tendenza positiva. Per Ana Boata Head of Economic Research di Allianz la guerra commerciale a tutto campo la preoccupazione principale a causa della perdita di attivit economica e del ritorno delle pressioni inflazionistiche che potrebbero minare la fiducia degli investitori.

Ita: con Lufthansa si apre nuova fase con l’obiettivo di crescita

Roma, 3 feb. (askanews) – Per Ita Airways si apre una nuova fase con l’obiettivo della crescita. I nuovi vertici della compagnia, nominati dopo l’ingresso di Lufthansa nel capitale, si presentano alla stampa parlando di momento storico.

“E’ un momento molto importante per la compagnia, entrare in Lufthansa apre nuovi scenari. La compagnia gode di ottima salute – ha detto il presidente di Ita Airways, Sandro Pappalardo, aprendo la conferenza stampa, alla quale era presente anche il ceo di Lufthansa, Carsten Spohr a sottolienare l’importanza dell’operazione anche per il vettore tedesco -. E’ una Giornata storica per la compagnia e per l’aviazione civile. Non perderemo la nostra indentità”.

“Abbiamo un unico mandato – ha aggiunto Pappalardo -: far crescere questa compagnia e far bene in questa compagnia. In 15 giorni è nata una sinergia che non era scontata, un rapporto franco. Stiamo lavorando insieme su tutto. Credo che questo è quello che serviva alla nostra compagnia. Sinergia di intenti per unico obiettivo: fare il bene per questa compagnia”.

Intanto per la compagnia italiana il 2024 si è concluso sotto i migliori auspici, con il fatturato in crescita del 26% a 2,7 miliardi di euro e 18 milioni di passeggeri che registrano un aumento del 20% rispetto al 2023. Bene anche il load factor (il coefficiente di riempimento degli arrei), salito all’81%, 2,7 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente.

I vertici sono già al lavoro sul nuovo Piano industriale, ha poi detto l’amministratore delegato Jeorg Eberhart, specificando che le attese sono di una “crescita nel 2026 e 2027, soprattuto nel lungo raggio, mentre quest’anno sarà di consolidamento”. Tutto ciò, ha aggiunto il manager scelto da Lufthansa, permetterà di aumentare l’occupazione all’interno della compagnia.

Più ottimista si è rivelato il ceo di Lufthansa. “Siamo anche fiduciosi – ha detto Spohr – che Ita Airways realizzerà un utile già quest’anno. In generale, siamo convinti che oggi, con l’inizio dell’integrazione di Ita Airways nel Gruppo Lufthansa, inizia una storia di successo congiunto per i clienti, i dipendenti e gli azionisti di Ita Airways e del Gruppo Lufthansa”.

“Ora che ITta Airways è diventata membro della nostra famiglia aerea pochi giorni fa, vogliamo portare avanti rapidamente la fusione, affinché ITA e i suoi passeggeri, così come gli ospiti delle nostre altre compagnie aeree passeggeri, possano beneficiare velocemente dei vantaggi di un Gruppo Lufthansa ampliato”, ha poi aggiunto anche se, rispondendo a una domanda sull’acquisto del controllo del vettore italiano, Spohr ha spcificato che, benché ciò sia possibile già da quest’anno, “al momento non è in piano di acquisire tutto nel 2025”.

“Non vediamo l’ora – ha concluso il ceo di Lufthansa parlando in italiano con un accenno ai colori della livrea di Ita Airways – di avere un cielo ancora più azzurro e di raggiungere il successo”.

Intanto sul fronte delle alleanze commerciali, Ita Airways esce da oggi da SkyTeam, avviando le procedure per entrare in Star Alliance che si completeranno entro il 2026.

Da oggi inoltre prende il via la partenership tra i programmi fedeltà delle due compagnie. Con effetto immediato, i 36 milioni di membri di Miles & More potranno accumulare e utilizzare le miglia su tutti i voli di Ita Airways. Allo stesso tempo, i 2,7 milioni di membri del programma frequent flyer di Ita Airways, Volare, potranno accumulare e utilizzare i loro punti su tutti i voli operati da Lufthansa, Swiss, Austrian Airlines e Brussels Airlines.

I Baustelle annunciano 10 date del Galactico Summer Live

Milano, 3 feb. (askanews) – Le novità targate Baustelle per questo 2025 che celebra i 25 anni di carriera della band non sono ancora terminate: il gruppo composto da Francesco Bianconi, Claudio Brasini e Rachele Bastreghi annuncia El Galactico Summer Live, una serie di appuntamenti live questa estate nei principali festival italiani.

El Galactico Summer Live, per un totale di 10 date, partirà il 24 giugno da Bologna (Sequoie music park c/o Parco Caserme Rosse) per poi proseguire il 2 luglio a Perugia (L’Umbria che spacca c/o Giardini del Frontone), il 4 luglio a Genova (Balena festival c/o Arena del Mare Porto Antico), il 6 luglio a Sesto Al Reghena (PN, Sexto ‘nplugged c/o Piazza Castello), l’8 luglio a Collegno (TO, Flowers festival c/o Parco della Certosa), il 18 luglio a Sarzana (SP, Moonland festival c/o Piazza Matteotti), il 10 agosto a Locorotondo (BA, Locus festival c/o Masseria Ferragnano), il 12 agosto a Roccella Jonica (RC, Teatro al Castello), il 16 agosto a Palermo (Dream pop fest c/o Teatro Di Verdura) e infine si concluderà il 5 settembre a Bellaria Igea Marina (RN, Beky Bay). I biglietti per El Galactico Summer Live saranno disponibili online da martedì 4 febbraio alle ore 14:00 e nei punti vendita autorizzati da domenica 9 febbraio alle ore 14:00. Info e biglietti sono disponibili su vivoconcerti.com.

I Baustelle termineranno il 2025 con Pala 25, due speciali feste finali nei palazzetti di Roma e Milano – organizzate da Vivo Concerti. Appuntamento il 5 dicembre a Roma – Palazzo dello Sport e il 12 dicembre ad Assago (MI) – Unipol Forum per concludere in maniera gloriosa un 2025 di cui i Baustelle saranno protagonisti. Con l’uscita del singolo Spogliami per BMG, i BAUSTELLE hanno inaugurato un nuovo capitolo che proseguirà con l’uscita del nuovo album El Galactico, prevista il 4 aprile.

Caso Almasri, il Pd: non riprenderemo i lavori aula senza l’informativa della premier Meloni

Roma, 3 feb. (askanews) – “Non siamo disponibili a riprendere i lavori d’aula se non ci sarà una risposta adeguata alla richiesta, che ribadiamo, di una informativa del governo sul caso Almasri. Chiediamo che di questo tema si parli qui in Parlamento”. Lo ha detto la presidente dei deputati Pd, Chiara Braga, in aula alla Camera associandosi alla richiesta fatta dal leader M5s Giuseppe Conte in apertura di seduta.

“Non possiamo accettare un minuto di più il silenzio in quest’aula e la mortificazione del Parlamento. Non c’è nessuna ragione per cui la premier Meloni o i ministri competenti non vengano a riferire. Ci aspettiamo che questa reticenza non duri un minuto di più e che Meloni venga a riferire”, ha aggiunto.

Italiani nel mondo, Stabile (Cgie): ecco le sfide per il 2025

Roma, 3 feb. (askanews) – I rapporti con i Comites, il ruolo fondamentale dei servizi notarili all’interno dei Consolati, le “politiche di incentivi al ritorno, come contromisura rispetto all’inverno demografico del Paese”, le sfide e gli obiettivi per il 2025, le quattro macro aree su cui lavorare, tra le quali la proposta di legge sul voto all’estero, gli incentivi al rientro, la rappresentanza intermedia, la proposta di modifica della legge sulla cittadinanza; le urgenze per gli italiani all’estero. Intervista a 360 gradi con askanews con Giuseppe Stabile, vicesegretario generale per l’Europa e l’Africa del Nord del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.

Ci può presentare il suo settore di competenza, da quanto è arrivato e di cosa si occupa? Dall’ingresso nel Comitato di Presidenza a seguito della mia elezione a vicesegretario generale dello scorso 18 giugno 2024, sto procedendo a una ricognizione e analisi delle fonti sulle problematiche che riguardano il Continente europeo e il Nord Africa, e consecutivamente all’organizzazione delle attività del gruppo di consiglieri più numeroso del CGIE. A questo si aggiunga il costante monitoraggio sui servizi consolari che stanno molto a cuore a tutti noi. Quest’anno ci siamo pure espressi unanimemente sul mantenimento dei servizi notarili all’interno dei Consolati e sul ripristino in quei territori dove è stato soppresso, ritenendolo essenziale per i connazionali, a un costo certamente inferiore rispetto alle tariffe applicate dai notai locali. Crediamo che occorra far sì che i servizi consolari, anziché essere concentrati su quelli essenziali a causa della scarsità delle risorse, vengano ampliati rispetto a quelli attualmente erogati, con conseguenti maggiori entrate per l’erario, evitando in tal modo anche il rischio di rinunciare all’autorità statale a favore di privati. Ho ritenuto immediatamente utile aggiornare le e-mail di contatto dei Comites e delle associazioni con il fine di mantenere costanti i rapporti di collaborazione. Ogni anno per legge i Vicesegretari generali redigono un rapporto che verrà presentato in Parlamento sui processi di integrazione delle comunità italiane residenti nelle aree di loro pertinenza. A tal proposito sono stati invitati i consiglieri della Commissione continentale che presiedo ad apportare il loro contributo per l’area di competenza, redigendo la propria scheda Paese con elementi comuni quali: i processi di integrazione delle comunità italiane nelle aree di loro pertinenza; lo stato dei diritti delle stesse e gli eventuali contenziosi bilaterali aperti tra l’Italia e i Paesi dell’area che hanno riflessi sulla situazione delle comunità italiane ivi residenti, unitamente al numero di richiedenti la cittadinanza e all’aspetto sociale, commerciale, imprenditoriale e industriale. L’attenta e puntuale raccolta di tali informazioni e dati è fondamentale per le nostre istituzioni, politiche e amministrative, che grazie al nostro contributo possono affinare la propria azione e contestualmente riconoscere maggiormente l’opera quantitativa e qualitativa da noi svolta.

Quali sono i temi principali di cui si occupa il suo settore? La Commissione, per la parte di competenza, lavora contestualmente sia sui temi generali affidati a tutto il Consiglio che su quelli specifici dell’area di riferimento. Il programma del 2025 ha fissato obiettivi di tutto rispetto, e personalmente sto concentrando molta attenzione alle politiche di incentivi al ritorno, come contromisura rispetto all’inverno demografico del Paese. Ritengo fondamentale che tutte le componenti del sistema collaborino in sinergia per garantire massima diffusione a ogni misura che può essere di interesse per le nostre collettività, così da raccogliere criticità e suggerimenti migliorativi per una legislazione favorevole.

Quali le urgenze, le sfide e gli obiettivi per il 2025? Ritengo necessario che il sistema della rappresentanza, a partire dall’associazionismo, si adegui alla realtà attuale della nostra emigrazione per svolgere al meglio il suo ruolo, avendo quale unico ed esclusivo interesse il supporto alla collettività italiana. Per questa ragione, è necessario riformarlo depurandolo dalle ingerenze partitiche e riconducendolo ai principi di buona amministrazione ai quali dovrebbero ispirarsi le istituzioni. Solo così si potrà aspirare a raggiungere quell’unità di intenti, pur nella pluralità di idee, che è necessaria a soddisfare efficacemente le reali esigenze delle comunità nel mondo. Quanto agli obiettivi, abbiamo tracciato un ambizioso programma per il 2025 che tratterà quattro macro-temi (proposta di legge sul voto all’estero, incentivi al rientro, rappresentanza intermedia, proposta di modifica della legge sulla cittadinanza), su cui sarà necessaria la razionalizzazione del capitale umano a disposizione del Consiglio e, auspicabilmente, l’avvio della V Assemblea plenaria della Conferenza permanente Stato-Regioni-PA-CGIE.

Quali sono i vostri rapporti con i Comites locali? Consideriamo i Comites così importanti da aver redatto la proposta di riforma della loro legge istitutiva dopo averli a suo tempo interpellati e tenendo nel massimo conto le loro osservazioni e i loro suggerimenti. Inoltre, sono stati interpellati anche riguardo alle tematiche oggetto dell’agenda 2025 del CGIE.  Assieme alle Associazioni, sono parte della squadra, rilevanti strumenti messi a disposizione dal nostro ordinamento giuridico per consentire alle collettività all’estero di rappresentare i bisogni degli italiani residenti nelle circoscrizioni per promuovere, in raccordo con l’Autorità diplomatica e consolare, iniziative nelle materie attinenti alla vita sociale e culturale.

Quali sono le principali urgenze degli italiani nel mondo? Una delle principali e costanti nel tempo è quella di ricevere servizi consolari efficienti, un’interazione facilmente accessibile e vicina agli utenti, e questo grazie alla digitalizzazione e l’utilizzo di nuove tecnologie si sta perfezionando sempre più. Tuttavia, non bisogna dimenticare che l’espatrio continua a essere maggiormente frutto di costrizione più che di scelta e questo incide sulla crescita dell’economia nazionale. Quindi dovremmo contribuire anche ad apportare quei suggerimenti migliorativi che garantiscano coerenza nelle attività di promozione all’estero condotte dal sistema Paese. Molti politici, studiosi e addetti ai lavori per anni si sono cullati parlando banalmente di normale (o storica) circolazione, senza curarsi dell’ascolto degli espatriati, delle loro ragioni, visioni e valutazioni. Ecco, personalmente ritengo fondamentale questo aspetto e il nostro contributo può marcare la differenza.

Di Serena Sartini

Fabrizio Moro festeggia 25 anni di carriera con due eventi speciali

Roma, 3 feb. (askanews) – Mancano due mesi ai due speciali eventi con cui Fabrizio Moro festeggerà i 25 anni di carriera: l’1 aprile al Palazzo dello Sport di Roma e il 3 aprile all’Unipol Forum di Milano.

Due concerti unici (prodotti e organizzati da Friends & Partners) in cui il cantautore romano, insieme al pubblico, percorrerà un emozionante viaggio musicale attraverso le canzoni che, dagli esordi fino ad oggi, hanno segnato il suo percorso artistico.

Ad accompagnare Fabrizio Moro sul palco ci saranno Danilo Molinari e Roberto “Red” Maccaroni alle chitarre, Luca Amendola al basso, Alessandro Inolti alla batteria e il Maestro Claudio Junior Bielli al pianoforte. I biglietti sono disponibili in prevendita su Ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali. Info su www.friendsandpartners.it. RTL 102.5 è la radio ufficiale dei due eventi.

Francesco De Carlo porta in scena "Mortacci Tour"

Roma, 3 feb. (askanews) – Francesco De Carlo – primo italiano ad esibirsi al Comedy Cellar di New York – porta in scena “Mortacci Tour – Storia di Roma per gente allegra” uno spettacolo completamente nuovo, dedicato alla storia di Roma antica.

Con il suo stile ironico e diretto, De Carlo ci accompagna in una straordinaria cavalcata attraverso oltre mille anni di eventi, personaggi storici e curiosità: dalla fondazione della città eterna alla caduta dell’Impero.

Lo spettacolo offre un racconto coinvolgente che intreccia le grandi gesta di Romolo e Remo, i fasti imperiali e gli scandali di corte, passando per le arringhe di Cicerone, il “sexgate” tra Cesare e Cleopatra e la cancel culture ante litteram su Nerone. De Carlo esplora le somiglianze sorprendenti tra il mondo antico e i problemi della società contemporanea: dall’integrazione razziale alla propaganda, dagli scandali politici alla gestione dei rifiuti, dalle pandemie al cambiamento climatico.

Così Francesco De Carlo racconta lo spettacolo: “Ho scelto come titolo “Mortacci tour – Storia di Roma per gente allegra” perché penso esprimano bene gli intenti di uno spettacolo di stand up comedy sulla storia di Roma, un racconto leggero, pieno di informazioni, che però non vuole prendersi troppo sul serio. I mortacci sono gli antichi romani, protagonisti del monologo, ma è anche l’espressione di meraviglia che spesso scappa dalla bocca quando si è davanti alla bellezza e alla storia di questa città. La gente allegra è il target dello spettacolo”.

Roma diventa così uno specchio del nostro presente, una civiltà che ha conquistato il mondo ma che ha affrontato, prima di noi, le stesse contraddizioni e fragilità umane. Con il solo ausilio di un microfono e il linguaggio pungente della stand up comedy, Francesco De Carlo restituisce al pubblico una storia oscena, violenta, necessaria e, soprattutto, incredibilmente divertente. Francesco De Carlo torna in scena dopo aver conquistato palchi internazionali, affermandosi come il primo comico italiano a esibirsi al celebre Comedy Cellar di New York, un punto di riferimento mondiale per la stand-up comedy, dove sarà in scena durante il mese di gennaio 2025. Negli Stati Uniti ha aperto lo spettacolo del comico Matteo Lane alla prestigiosa Carnegie Hall e ha partecipato al suo tour nei principali teatri d’Europa e d’America, portando l’umorismo italiano oltre confine e trovando uno spazio anche nella scena comica americana. Quest’anno, ad aprile, De Carlo aprirà nuovamente lo spettacolo di Lane al Radio City Music Hall di New York.

Musica, AC/Dc: show in Europa in estate. A Imola unica data italiana

Roma, 3 feb. (askanews) – La leggendaria band da milioni di dischi degli AC/DC annuncia che sarà di ritorno in Europa quest’estate per continuare il suo POWER UP Tour.

Il tour dedicato a POWER UP, che prende il nome dall’ultimo album in studio della band, in cima alle classifiche di 21 paesi del mondo, ha visto la band visitare l’Europa lo scorso anno davanti a fan estasiati – inclusi i 100,000 di Reggio Emilia – e col plauso della critica, e il tour continuerà in primavera con 13 show negli stadi degli Stati Uniti.

Gli AC/DC faranno 12 tappe in 10 paesi in estate. Il tour include il primo show in Estonia nella carriera della band, e il concerto di Edimburgo segnerà il ritorno della formazione in Scozia, il paese d’origine del clan degli Young, per la prima volta in dieci anni.

I biglietti nominali per l’unica tappa italiana di domenica 20 luglio all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola – che celebra il decennale del precedente concerto nella stessa location – saranno in vendita esclusivamente sul circuito Ticketone (online e punti vendita) dalle 11 di venerdì 7 febbraio per un acquisto massimo di 4 biglietti per account. Sarà possibile effettuare un solo cambio di nominativo per biglietto a partire da venerdì 20 giugno. Come sempre, Barley Arts invita a non affidarsi a circuiti di Secondary Ticketing

Rai Cinema: "Bene categoria per opere non adatte a minori di 10 anni"

Roma, 3 feb. (askanews) – Rai Cinema accoglie con favore l’iniziativa della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura che, con il decreto-legge n. 201 del 27 dicembre 2024, ha introdotto la nuova categoria delle “Opere non adatte ai minori di anni 10”.

“Si tratta di un provvedimento importante per tutta l’industria cinematografica – commenta Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema – perché riguarda quei titoli che possono non essere adatti alla visione degli spettatori nella fascia 6/10 anni, pur non meritando un divieto ai minori di 14 anni. Un passo avanti significativo frutto anche del proficuo lavoro e dei suggerimenti della Commissione classificazione guidata dal Presidente Luigi Carbone.

La tutela dei giovani spettatori fra i 6 e i 10 anni, consente alle Commissioni di avere a disposizione uno strumento che “protegge” una fascia anagrafica di spettatori ancora in fase di formazione, senza dover ricorrere ad un divieto che ha enormi ricadute su tutta la comunicazione e la campagna di lancio di un film”.

La nuova categoria stabilita dal Ministero della Cultura di “Opere non adatte ai minori di anni 10”, con relativa icona, è entrata in vigore a partire dal primo febbraio 2025.

Vino, Quattroruote: con 2 bicchieri a pasto si resta entro limiti Codice

Milano, 3 feb. (askanews) – Di fronte al diffuso allarme per il giro di vite per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti legato principalmente all’introduzione della tolleranza zero verso i recidivi previsto dall’ultima riforma del Codice della Strada, il mensile “Quattroruote” ha realizzato un test, pubblicato sul numero di febbraio che indica qual’è il tasso alcolemico dopo uno o due bicchieri di alcol bevuti a pasto, e che cosa effettivamente succede se ci si mette al volante.

A sorpresa è emerso che i partecipanti che hanno bevuto due calici di vino (125 ml cad.) o due flute di prosecco (100 ml cad.) o due bicchieri di birra (330 ml cad.) o 40 ml di Gin, consumando un pranzo leggero, sono rimasti all’interno della soglia di legge, rimasta invariata nella riforma a 0,50 grammi per litro. Ma la testata specializzata di Editoriale Domus, avverte “che ogni metabolismo è diverso” e sottolinea il cosidetto “effetto moltiplicatore” della sostanza alcolica: infatti alla misurazione del secondo bicchiere (effettuata sempre 30 minuti dopo), il tasso è salito a 0,21 contro lo 0,08 registrato dopo l’assuzione del primo calice, e non quindi allo 0,16 atteso, frutto della somma 0,08 + 0,08 grammi per litro.

Oltre alla misurazione con l’etilometro, “Quattroruote” ha voluto verificare se dopo aver assunto dell’alcol, e pur rientrando nei limiti di legge, i comportamenti alla guida dei quattro soggetti che si sono sottoposti al test fossero cambiati. Lo ha fatto ripetendo un test statico, reso possibile da uno specifico strumento in dotazione del Centro Prove di Quattroruote che rileva i tempi di reazione, fondamentali per la sicurezza in strada, e un paio di esercizi dinamici, consistenti in un semplice parcheggio longitudinale e in uno slalom tra i birilli. “Un test quest’ultimo senza pretese di valenza scientifica ma in ogni caso molto realistico, che ha dimostrato come l’alcol sia in grado di abbassare i freni inibitori” precisa la testata, evidenziando che “nello slalom, infatti, rispetto la performance pre-bevuta, quasi tutti i partecipanti hanno guidato a velocità maggiore e urtato alcuni degli ostacoli presenti, comportandosi in modo meno attento e più spavaldo”.

“Aldilà delle norme di legge che vanno sempre rispettate, il buon senso deve portare l’automobilista ad agire con consapevolezza e prudenza evitando di assumere alcol” mette in risalto il mensile, rimarcando che “qualora, restando nei limiti consentiti, si voglia bere un bicchiere al pasto, il monito è di prestare la massima attenzione e guidare con una cautela maggiore del solito, evitando l’eccessiva confidenza, la sottovalutazione del rischio e la sopravvalutazione delle proprie capacità”.

Al test, svoltosi nella pista di proprietà a Vairano (Pavia), hanno partecipato due donne e due uomini, di età, altezza, peso e corporatura differenti. A ciascuno di essi sono state somministrate due “dosi” successive di una stessa bevanda alcolica (vino rosso fermo, prosecco, birra e gin), la prima al termine di un pranzo leggero e la seconda un’ora dopo la prima assunzione. Tali quantità sono servite per analizzare i dati delle tabelle affisse nei locali (fornite già nel 2007 dall’ISS e dal ministero della Salute) che indicano il tasso alcolemico atteso nel sangue in relazione al proprio peso corporeo dopo il consumo dei relativi quantitativi di bevande. A controllare lo svolgimento del test e ad effettuare i rilevamenti è stata una pattuglia della polizia locale di Buccinasco (Milano) con l’etilometro ufficiale in dotazione.

Ai risultati di questo test, va ricordato si sommano i dubbi di molti esperti sull’affidabilità di diversi dispositivi “alcol test fai da te” messi in commercio dopo l’entrata in vigore delle nuove norme del Codice della strada.

Foto: “Quattroruote”

Una vittima di Almasri denuncia il governo per favoreggiamento

Roma, 3 feb. (askanews) – Una vittima e testimone delle torture del comandante della polizia giudiziaria libica Osama Almasri ha presentato una denuncia contro il governo italiano per “favoreggiamento”. Sotto accusa “le condotte di Nordio, Piantedosi e Meloni” che, secondo il denunciante Lam Magok Biel Ruei “hanno sottratto il torturatore libico alla giustizia”.

Nella denuncia, presto al vaglio dei magistrati di piazzale, si afferma che “l’inerzia del ministro della giustizia – il quale avrebbe potuto e dovuto chiedere la custodia cautelare del criminale ricercato dalla Corte penale internazionale – e il decreto di espulsione firmato dal ministro dell’Interno, con l’immediata predisposizione del volo di Stato per ricondurre il ricercato in Libia, hanno consentito ad Almasri di sottrarsi all’arresto e di ritornare impunemente nel suo Paese di origine, impedendo così la celebrazione del processo a suo carico”.

L’uomo, che è al momento ospite di una struttura di Baobab Experience, aggiunge tramite il suo legale che “esiste un comunicato ufficiale della Corte penale internazionale del 22 gennaio 2025 che dimostra che le autorità italiane erano state non solo opportunamente informate dell’operatività del mandato di arresto, ma anche coinvolte in una precedente attività di consultazione preventiva e coordinamento volta proprio a garantire l’adeguata ricezione della richiesta della Corte e la sua attuazione. In quello stesso comunicato si riporta inoltre che le autorità italiane hanno chiesto espressamente alla Corte penale internazionale di non commentare pubblicamente l’arresto di Almasri, dimostrando, quindi, di esserne a conoscenza”.

"Fatti di Nera", il nuovo format sulla cronaca nera

Roma, 3 feb. (askanews) – Un nuovo format per raccontare la cronaca nera con rigore e profondità. Da oggi su Cusano Media Play , prende il via “FATTI DI NERA – La cronaca ha un solo colore”, un programma innovativo condotto da Sharon Fanello e Gabriele Raho, in onda dal lunedì al venerdì dalle 16:00 alle 20:00.

Attraverso un’analisi multidisciplinare e rigorosa, la trasmissione porta lo spettatore al centro dei più complessi e controversi casi di cronaca nera, offrendo una lettura approfondita e consapevole di eventi che hanno segnato l’opinione pubblica.

“Fatti di Nera” si distingue per il suo approccio analitico e scientifico: docenti universitari, giornalisti investigativi e studenti delle facoltà di Giurisprudenza, Criminologia, Sociologia e Psicologia si confrontano per ricostruire le vicende criminali da ogni angolazione, intrecciando dati oggettivi, ricostruzioni investigative e interpretazioni giuridiche e psicologiche.

Dalla dinamica dei fatti alle implicazioni legali, dal modus operandi criminale al profilo psicologico dei protagonisti, il programma diventa un vero e proprio laboratorio di analisi e divulgazione, capace di trasformare la cronaca nera in un’opportunità di conoscenza e riflessione per il pubblico.

Sin dalla prima settimana, il programma ospiterà figure chiave legate a casi di grande impatto mediatico. Tra i primi ospiti confermati: Alessia Pontenani, avvocato di Alessia Pifferi, condannata all’ergastolo per omicidio aggravato per aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi, e Antonio Maimone e Concetta Napoletano, genitori di Francesco Pio Maimone, l’aspirante pizzaiolo ucciso nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2023 a Mergellina, sul lungomare di Napoli.

Con il rigore accademico e la potenza del racconto giornalistico, Fatti di Nera si propone come un punto di riferimento per chi vuole comprendere a fondo i meccanismi della giustizia e del crimine, offrendo agli spettatori un’informazione chiara, documentata e priva di sensazionalismi.

"Indelebile", parte dalla Sicilia il tour del lungometraggio

Roma, 3 feb. (askanews) – Dopo l’anteprima al Noir in Festival di Milano e l’uscita nelle sale con la prima proiezione al Cinema Tiziano di Roma, il film Indelebile di Simone Valentini arriva in Sicilia con un tour che attraverserà l’isola a partire dal 3 febbraio 2025. Girato interamente in Sicilia, il film è un noir/thriller che racconta una storia di formazione e mistero, ambientata nell’entroterra siciliano.

Prodotto da Giovanni Amico e Twister Film, con il sostegno della Sicilia Film Commission e della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Indelebile è interpretato da Giulia Dragotto, giovane talento già visto nella serie Anna di Niccolò Ammaniti, e Fabrizio Ferracane, attore pluripremiato e vincitore del Nastro d’Argento 2019 per Il traditore di Marco Bellocchio. Ferracane ha recentemente ricevuto il Premio Luca Svizzeretto alla 34ª edizione del Noir in Festival per la sua interpretazione in Indelebile.

Nel cast figurano anche Miriam Dalmazio, Federica De Cola, Ester Vinci, Vincenzo Crivello, Armando Santoro, Susanna Piraino e Goffredo Maria Bruno. Veronica, una ragazza di sedici anni, trascorre le vacanze di Natale a casa del nonno in un paesino dell’entroterra siciliano. Quando una donna scompare, riemerge il terrore del “Mostro”, un criminale che aveva seminato paura dieci anni prima. Veronica inizia a sospettare che il nonno possa essere coinvolto nel mistero, dando il via a una serie di eventi inquietanti che la porteranno a confrontarsi con il passato e la verità.

Il tour siciliano di Indelebile partirà il 3 febbraio 2025 da Palermo, con una proiezione al Cinema Ariston, per poi toccare diverse città dell’isola: Castelvetrano (Cine Teatro Marconi); Marsala (Cinema Golden); Mazara Del Vallo (Multisala Grillo); Petralia (Cine Teatro Grifeo); Mascalucia (Cinema Moderno); Acireale (Multisala Margherita). Ulteriori date e tappe verranno comunicate prossimamente. Durante le proiezioni, il pubblico avrà l’opportunità di incontrare il regista e il cast. Con la sua forte impronta territoriale, Indelebile celebra la Sicilia non solo come ambientazione, ma anche attraverso il talento dei suoi interpreti. Il tour rappresenta un’occasione per il pubblico siciliano di scoprire il film nei luoghi che lo hanno ispirato.

Schlein: Meloni da Trump funzionale a disgregazione Ue?

Bruxelles, 3 feb. (askanews) – “Ho già chiesto se Giorgia Meloni ha realizzato di essere andata da sola all’insediamento di Trump quando l’Unione europea non è stata coinvolta. Mi chiedo se lei si sia chiesta cosa ci facesse lì da sola, perché è evidente che tra essere i primi della classe o quelli con la relazione più amicale ed essere funzionali a un disegno di disgregazione dell’Europa, il passo è breve”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, lasciando il vertice pre-Consiglio del Partito socialista europeo.

“Se si vuole fare l’interesse dell’Italia – ha aggiunto – oggi più che mai bisognerebbe puntare all’unità europea con il superamento dell’unanimità, e a un grande piano di investimenti comuni che è una risposta che deve anticipare i dazi di Trump”.

La premier danese Frederiksen: la Groenlandia non è in vendita

Bruxelles, 3 feb. (askanews) – “Penso che siamo stati molto chiari, noi del Regno di Danimarca, con il grande supporto dei partner europei e dell’Unione europea, sul fatto che tutti devono rispettare la sovranità di tutti gli stati nazionali nel mondo, e che la Groenlandia è oggi parte del Regno di Danimarca. È una parte del nostro territorio e non è in vendita. E il primo ministro, leader della Groenlandia, è stato molto chiaro sul fatto che non è in vendita”. Lo ha affermato la premier danese, Mette Frederiksen, al suo arrivo al Consiglio europeo informale sulla difesa Ue, che si tiene oggi al Palais d’Egmont a Bruxelles, in relazione alle minacce di annessione della Groenlandia del neo presidente americano Donald Trump.

“Sono totalmente d’accordo con gli americani – ha continuato Frederiksen – sul fatto che l’estremo Nord, la regione artica, sta diventando sempre più importante”; ma, ha puntualizzato, “quando parliamo di difesa, sicurezza e deterrenza, è possibile trovare un modo per garantire” un loro rafforzamento in Groenlandia. “La Groenlandia lo sta già facendo” e allo stesso tempo, “siamo disposti noi, il Regno di Danimarca” a incrementare la sicurezza della regione; “e penso che per la Nato sia la stessa cosa. Quindi se si tratta di proteggere la nostra parte del mondo, possiamo trovare una soluzione”, ha sottolineato la premier danese.

A una domanda sui dazi sulle importazioni dai paesi europei annunciati da Trump, Frederiksen ha risposto che “ci sono molte ragioni per cui siamo un’unica Unione Europea. E una delle ragioni è che siamo disposti ad aiutarci a vicenda e a restare uniti. Non sosterrò mai l’idea di combattere gli alleati; ma ovviamente, se gli Stati Uniti impongono duri dazi all’Europa – ha affermato -, abbiamo bisogno di una risposta collettiva e robusta”.

Più in generale, riguardo all’insediamento di Trump, e al panico che sembra suscitare in Europa, anche per la pressione americana per un forte aumento della spesa per la difesa la premier danese ha osservato: “Non credo che dovremmo entrare nel panico, ma penso che ci sia un’urgenza, e penso che ci sia da tre anni. Ma ora dobbiamo davvero aumentare e accelerare” lo sforzo per la difesa, “perché la Russia e Putin non minacciano solo l’Ucraina, ma tutti noi. E dobbiamo essere in grado di difenderci. Quindi dobbiamo davvero far funzionare le linee di produzione più velocemente. Dobbiamo assicurarci che l’Ucraina vinca questa guerra e dobbiamo cooperare e lavorare molto più da vicino, soprattutto sulla difesa e la deterrenza”.

“Penso – ha rilevato Frederiksen – che la difficoltà più grande sia il fatto che stiamo lavorando troppo lentamente in Europa, sfortunatamente. Le linee di produzione non vengono aumentate e pensiamo ancora di essere in tempo di pace. Non sto dicendo che siamo in guerra, ma dobbiamo cambiare mentalità. Abbiamo bisogno di un senso di urgenza, e dobbiamo assicurarci che le nostre industrie e la nostra cooperazione politica funzionino in modo più agevole. E dobbiamo farlo molto più rapidamente. Dobbiamo spendere di più per la deterrenza e la difesa? Assolutamente. Non è più sufficiente il 2%” del Pil di ciascun paese alleato.

Ma questo, ha precisato la premier, “deve essere fatto, ovviamente, in modo socialmente equilibrato. Dipende da ogni Stato membro europeo perché siamo molto diversi. Penso che dobbiamo trovare un modo per garantire che saremo in grado di difenderci più rapidamente di quanto non accada nella situazione odierna. Quindi è ovviamente un obiettivo nazionale, ma è anche una responsabilità collettiva”.

Quanto all’Ucraina, “l’idea che ho è la stessa di tre anni fa: che deve vincere questa guerra. E se permettiamo invece alla Russia di vincere la guerra, mi dispiace dirlo in modo così diretto, lui (Putin, ndr) continuerà, loro (i russi, ndr) continueranno; e forse permetteremo loro anche di avere una situazione migliore di quella odierna. Perché se mettiamo fine a questa guerra ora con una specie di congelamento del conflitto, un cessate il fuoco – ha avvertito Frederiksen -, daremo ai Russi la possibilità di tornare in Russia, di mobilitare più fondi, più persone, e forse di attaccare un altro paese in Europa”.

“Ma devo essere molto chiara sul fatto che difendere l’Europa e difendere la Nato non significa farlo in una sola zona del mondo. Dobbiamo essere presenti sul fianco orientale, dobbiamo proteggere l’Ucraina perché loro stanno combattendo per il resto” delle democrazie europee. “Dobbiamo combattere contro il terrore. Dobbiamo prenderci cura del Mar Baltico e dobbiamo occuparci della regione artica”. Insomma, ha concluso la premier danese, “nella Nato, insieme agli Stati Uniti, dobbiamo essere in grado di fare tutte queste cose contemporaneamente”.

Tennis, Alcaraz: "Sinner è il miglior giocatore al mondo"

Roma, 3 feb. (askanews) – “Jannik Sinner in questo momento è il miglior giocatore al mondo”. Carlos Alcaraz, numero tre della classifica Atp, non ha alcun dubbio a riguardo ed ha parlato così di Sinner in conferenza stampa a Rotterdam, torneo Atp 500 che inizia oggi con le sfide del tabellone principale e di cui Sinner è il detentore, ma l’altoatesino ha dato forfait dopo il trionfale Australian Open per ricaricare le batterie e godersi del meritato riposo. Il n.3 del mondo sarà presente in Olanda ed è pronto a fare il suo debutto.

“Jannik ha dimostrato di essere il migliore al momento, quello che sta facendo è pazzesco – continua – Capisco che la gente discuta su chi sia il migliore tra noi due, ma per me e per tutti i tennisti che giocano contro di lui, Jannik è sicuramente il più forte”, ha detto il quattro volte vincitore slam. Lo ha fatto rispondendo a chi gli chiedeva di commentare le parole di Patrick Mouratoglou, che negli scorsi giorni aveva detto che tra Sinner e Alcaraz era un confronto alla pari, ora e nel prossimo futuro. Con gli altri molto, molto lontani da loro. Dichiarazioni che in questo momento non trovano d’accordo Alcaraz: “Sinner avrà perso 4/5 partite in un anno, non ha alti e bassi. In ogni torneo a cui partecipa, o raggiunge la finale o solleva il trofeo”, ha continuato il fenomeno di Murcia, che ha chiarito il suo pensiero su come stanno adesso le cose. E dopotutto, i fatti parlano chiaro.

Ue prepara risposta a dazi Usa, Macron: "Europa si farà rispettare"

Bruxelles, 3 feb. (askanews) – L’Europa si prepara a rispondere ai dazi annunciati dal presidente americano Donald Trump ma la difficoltà sarà trovare una risposta unitaria sul tema.

Il dossier, per quanto non ufficialmente in agenda, sarà affrontato nel “ritiro informale” che è appena iniziato al Palais d’Egmont a Bruxelles. Al centro del summit c’è la politica di difesa dell’Ue, ma il pericolo di una guerra commerciale è al centro dell’attenzione. Proprio ieri sera il primo ministro canadese Justin Trudeau ha chiamato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa per informarlo della reazione canadese alla decisione del presidente americano Donald Trump di imporre dazi del 25% su Canada e Messico. Entrambi, spiegano fonti europee, hanno “sottolineato l’importanza delle relazioni bilaterali Ue-Canada e hanno confermato la loro determinazione a continuare a lavorare insieme in tutti gli aspetti della cooperazione”.

“Ci stiamo preparando” a rispondere a eventuali dazi, assicura Kaja Kallas, Alta rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza che però avverte: “Non ci sono vincitori con i dazi: abbiamo bisogno dell’America e l’America ha bisogno di noi”.

Il presidente francese Emmanuel Macron è molto netto: “Se siamo attaccati sul piano commerciale l’Europa dovrà farsi rispettare e reagire”. Anche la premier danese Mette Frederiksen auspica, in caso di dazi, “una risposta collettiva e robusta”.

“Possiamo reagire alle politiche doganali con politiche doganali. Dobbiamo farlo e lo faremo”, garantisce Olaf Scholz, il cancelliere della Germania che sarebbe uno dei Paesi più colpiti dalle misure protezionistiche Usa. Così come l’Italia.

Giorgia Meloni non ha parlato arrivando al vertice. Nei suoi confronti c’è il ‘sospetto’, da parte di alcuni partner, che possa utilizzare il rapporto privilegiato con il tycoon per avere un trattamento più ‘morbido’ a favore dell’Italia. Proprio il ‘feeling’ con il presidente Usa, d’altro canto, potrebbe essere una chiave per arrivare un accordo. La premier lunedì scorso ad Al-Ula in Arabia Saudita aveva sottolineato che “uno scontro non conviene a nessuno: Stati Uniti e Europa sono economie complementari”, auspicando un “dialogo” per arrivare a “una soluzione equilibrata e bilanciata”.

Cinema, a Berlino Little Trouble Girls: opera prima di Urska Djukic

Roma, 3 feb. (askanews) – “Little Trouble Girls” sarà il film di apertura della sezione Perspectives della 75esima edizione del Festival del Cinema di Berlino (13 – 23 febbraio 2025). L’opera prima della regista slovena Urska Djukic sarà presentata il 14 febbraio e sarà poi distribuita prossimamente in Italia da Tucker Film.

In “Little Trouble Girls”, Lucia è una ragazzina introversa che frequenta il coro di una scuola cattolica; durante un weekend di prove inizia a considerare il mondo da una nuova prospettiva. Nascono nuovi desideri, credenze e valori, si troverà ad affrontare i primi (grandi) turbamenti e a questi si aggiungeranno interrogativi ancora mai considerati: a chi appartiene il mio corpo? Come si gestiscono l’amicizia, la gelosia, l’attrazione?

“L’idea che ha innescato il progetto è arrivata nel 2018, mentre assistevo al concerto di un coro femminile sloveno – ha detto la regista – sentir cantare quelle giovanissime ragazze mi ha profondamente emozionata: sono rimasta decisamente colpita dalla potenza delle loro voci che oscillavano sul filo del risveglio della loro femminilità”.

Reduce dal successo del corto “Granny’s Sexual Life”, Djukic ha deciso con il suo lungometraggio di esordio di esplorare il complicato territorio dell’adolescenza, riflettendo sul tema della sessualità e sulle dinamiche delle regole sociali. Realizzato grazie al TorinoFilmLab e co-prodotto da Slovenia, Croazia, Serbia e Italia (Staragara It), il film è supportato dal Fondo per l’Audiovisivo del FVG, dalla FVG Film Commission, dal MiC – Ministero della Cultura e GO!2025 – Nova Gorica e Gorizia capitale europea della cultura. “Little Trouble Girls” si chiude sulle note della quasi omonima “Little Trouble Girl” dei Sonic Youth, canzone che ha ispirato il titolo del film e ne contiene perfettamente l’essenza narrativa e tematica. “You taught me how to feel good. Flirt and laugh. Be understood” “Mi hai insegnato a sentirmi bene. Corteggiare e ridere. Essere compreso”.

Russia, Svr: Nato prepara campagna per screditare Zelensky

Roma, 3 feb. (askanews) – La Nato starebbe preparando una campagna per screditare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, secondo quanto riferito oggi dal Servizio di intelligence estero russo (SVR). L’Alleanza in particolare vorrebbe liberarsi del presidente dell’Ucraina, “idealmente attraverso elezioni pseudo-democratiche”, ha riferito l’SVR, aggiungendo che secondo i calcoli della Nato le elezioni potrebbero avere luogo in Ucraina non più tardi di questo autunno.

“In vista della campagna elettorale, il quartier generale della Nato sta preparando un’operazione su larga scala per screditare Zelensky. In particolare, si prevede di pubblicare informazioni sull’appropriazione personale di oltre 1,5 miliardi di dollari da parte del ‘presidente’ e dei membri del suo team da fondi destinati solo all’acquisto di munizioni”, ha sottolineato il servizio russo in una dichiarazione.

Inoltre, secondo quanto si legge, l’Alleanza intenderebbe rendere pubblico il piano di Zelensky e del suo entourage per ritirare all’estero l’indennità monetaria di 130.000 militari ucraini deceduti che continuano a essere elencati come vivi e in servizio in prima linea contro la Russia.

La Nato, secondo l’SVR, avrebbe infine in programma di rendere pubblico il presunto coinvolgimento di Zelensky in molteplici casi di vendita di grandi quantità di equipaggiamento militare occidentale donato gratuitamente a Kiev a vari gruppi nei paesi africani.