9.6 C
Roma
venerdì, 13 Febbraio, 2026
Home Blog Pagina 39

’Giulio Regeni: Tutto il male del mondo’, film a 10 anni da scomparsa

Roma, 8 gen. (askanews) – “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti, arriverà nelle sale cinematografiche come film evento il 2, 3 e 4 febbraio 2026, distribuito da Fandango, dopo l’anteprima nazionale del 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina, organizzata in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Giulio Regeni.

Scritto con Emanuele Cava e Matteo Billi, il film è prodotto da Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni e da Domenico Procacci e Laura Paolucci per Fandango, e si propone come un contributo alla ricostruzione della verità dei fatti legati alla drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016.

Una storia che ha avuto risonanza internazionale e ha coinvolto l’opinione pubblica nazionale e mondiale.

Il documentario ricostruisce, grazie al contributo della famiglia Regeni e dell’avvocata Ballerini, le tappe del sequestro, delle torture e dell’uccisione del ricercatore italiano, il cui corpo viene ritrovato senza vita nei pressi del Cairo il 3 febbraio 2016. La narrazione si sviluppa attraverso il processo e le deposizioni dei testimoni a giudizio, dando voce ai protagonisti della vicenda e facendo emergere responsabilità, omissioni e verità negate.

Per la prima volta sono i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, a raccontare in prima persona questa vicenda: un padre e una madre che, nella loro ricerca di verità, hanno sfidato il governo egiziano.

“Confidiamo – dichiara la famiglia Regeni – che la diffusione di questo documentario possa fare conoscere la nostra lunga battaglia per ottenere verità e giustizia e possa fare comprendere tutto il male che abbiamo dovuto affrontare e gli ideali che ci hanno animati. Ci auguriamo che la consapevolezza di ‘tutto il male del mondo’ che si è abbattuto su Giulio e su di noi, possa renderne più difficile la sua reiterazione, che pure sappiamo compiersi, spesso nell’impunità, ai danni dei molti Giuli e Giulie del mondo”.

Accanto a loro, il film raccoglie anche la testimonianza esclusiva di Alessandra Ballerini, l’avvocata che li ha affiancati nel lungo percorso giudiziario che nel 2023, a otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha portato a processo quattro agenti della National Security egiziana. La sentenza è attesa entro la fine del 2026.

Il regista Simone Manetti ha seguito il processo sin dal suo inizio, nel marzo 2024, filmando tutte le udienze e accompagnando in aula i genitori di Giulio e l’avvocata Alessandra Ballerini. Dopo dieci anni di un faticoso percorso di giustizia fatto di depistaggi, colpi di scena e segreti, il processo entrerà, si spera a breve, nella sua fase conclusiva.

“Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, in collaborazione con Sky e con 5/6, Percettiva, Hop Film e Wider Studio, è distribuito da Fandango. All’anteprima nazionale il 25 di gennaio a Fiumicello Villa Vicentina, seguiranno alcune proiezioni speciali: il 26 gennaio all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, preceduta da un incontro alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Il 28 gennaio a Roma al Cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti e il 29 gennaio al Cinema Modernissimo – Cineteca di Bologna.

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è stato selezionato tra i progetti del Bio to B – Industry Days 2025 e ha vinto il MIA Market Bio to B – Doc Award 2025 e il Visioni Incontra Bio to B – Doc Award 2025.

Mosca: le forze multinazionali in Ucraina saranno considerate obiettivi legittimi

Roma, 8 gen. (askanews) – Il piano dell’Occidente di militarizzare ulteriormente l’Ucraina non rappresenta una soluzione pacifica e intende piuttosto allargare il conflitto: lo ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. “Il progetto si è rivelato estremamente lontano da una soluzione pacifica. Non mira a raggiungere una pace e una sicurezza durature, ma a proseguire la militarizzazione, l’escalation e l’estensione del conflitto. Il suo elemento centrale è il dispiegamento di una sorta di ‘forze multinazionali’ sul territorio ucraino, che i membri della ‘coalizione’ dovranno formare per facilitare il ‘ripristino’ delle forze armate ucraine e garantire il ‘contenimento’ della Russia dopo la cessazione delle ostilità”, ha proseguito.

“Tutte queste unità e strutture saranno considerate obiettivi di combattimento legittimi delle forze armate russe. Questi avvertimenti sono stati ripetutamente espressi ai massimi livelli e rimangono pertinenti” ha concluso Zakharova, sottolineando come una soluzione pacifica sia possibile solo eliminando le cause alla radice del conflitto.

A novembre la disoccupazione cala al 5,7%, mai così bassa

Roma, 8 gen. (askanews) – Disoccupazione mai così bassa in Italia. A novembre 2025, secondo le stime dell’Istat, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,7% (-0,1 punti), quello giovanile al 18,8% (-0,8 punti).

La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-2%, pari a -30mila unità) ha riguardato gli uomini, le donne e tutte le classi d’età tranne i 25-34enni per i quali il numero dei disoccupati è in leggero aumento.

La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,6%, pari a +72mila unità) ha interessato entrambi i generi e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 25-34enni, tra i quali il numero di inattivi è in calo. Il tasso di inattività è cresciuto al 33,5% (+0,2 punti).

Sul fronte dell’occupazione, sempre a novembre dello scorso anno, il numero di occupati, pari a 24 milioni 188mila, è risultato in calo rispetto al mese precedente. Secondo le stime dell’Istat, la diminuzione degli occupati (-0,1%, pari a -34mila unità) ha coinvolto le donne, i dipendenti a termine e gli autonomi, i 15-24enni e i 35-49enni; il numero di occupati è cresciuto per i 25-34enni e rimasto sostanzialmente stabile tra gli uomini, i dipendenti permanenti e tra chi ha almeno 50 anni d’età. Il tasso di occupazione è sceso al 62,6% (-0,1 punti).

Il numero di occupati ha superato quello di novembre 2024 dello 0,7% (+179mila unità); l’aumento ha riguardato gli uomini, le donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni, a fronte della diminuzione nelle altre classi d’età. Il tasso di occupazione, in un anno, è cresciuto di 0,3 punti percentuali.

Una 37enne è stata uccisa da un agente Ice, rabbia e dolore a Minneapolis

Roma, 8 gen. (askanews) – Rabbia e dolore hanno pervaso la comunità di Minneapolis dopo che Renee Nicole Good, 37 anni, è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco da un agente dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia federale statunitense responsabile dell’applicazione delle leggi su immigrazione e sicurezza delle frontiere.

La sparatoria è arrivato dopo che il governo federale ha intensificato i controlli sull’immigrazione a seguito di uno scandalo sul welfare che aveva portato il governatore a ritirarsi dalla campagna per la rielezione.

Good era una cittadina statunitense e aveva una figlia di 6 anni. Prima di trasferirsi nelle Twin Cities, aveva vissuto con i genitori per breve tempo a Valley Falls, Kansas, dopo la morte del marito. Veterano militare, l’uomo è deceduto tre anni fa, ha scritto Washington Post. Aveva comunque trascorso la maggior parte della sua vita in Colorado, hanno ricordato i genitori. Lo zio ha dichiarato che la sua morte è stata particolarmente difficile da accettare per la famiglia, visto che ieri era anche il compleanno della sorella maggiore.

Good si trovava nella sua auto quando un agente federale le si è avvicinato. Quando ha cercato di allontanarsi, un agente dell’Ice le ha sparato alla testa. Tre filmati della sparatoria visionati dalla Cnn mostrano alcuni dettagli, ma resta ancora da chiarire con certezza che cosa sia avvenuto prima dello sparo.

Kristi Noem, del Dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs), ha dichiarato che l’agente federale “ha fatto ricorso alla sua formazione per salvare la propria vita e quella dei colleghi”. Secondo lei, Good “ha perseguitato e ostacolato” il lavoro degli agenti durante tutta la giornata e ha cercato di “utilizzare il veicolo come arma” per investirli. Il presidente Donald Trump ha invece puntato il dito contro la “sinistra radicale” colpevole di “minacciare, aggredire e prendere di mira i nostri agenti di polizia e dell’Ice”.

La Cnn ha parlato con testimoni della sparatoria. Alcuni vicini, che hanno assistito alla scena dalla loro casa per rendersi conto del trambusto avvertito, hanno visto un guidatore fischiare e urlare dal finestrino, uno sparo a distanza ravvicinata e una donna insanguinata dire: “Avete appena ucciso mia moglie!”.

I politici del Minnesota hanno accusato l’amministrazione Trump, sostenendo che le sue tattiche repressive sull’immigrazione hanno portato alla fatale sparatoria. Il governatore Tim Walz ha avvertito di essere pronto a dispiegare la Guardia Nazionale dello stato. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha contestato la versione del Dhs e ha ordinato agli agenti di “andarsene da Minneapolis”. Ha inoltre dichiarato che quanto accaduto a Minneapolis sta mettendo alla prova “la resistenza della nostra repubblica”.

Persone da tutta Minneapolis si stanno radunando da ieri sul luogo della sparatoria, prima per protestare contro la polizia e poi per rendere omaggio alla vita di Renee Nicole Good con una veglia che ha occupato un intero isolato.

Amianto sulle navi, Ona: condannato il ministero della Difesa

Roma, 8 gen. (askanews) – Il tribunale civile della Capitale ha condannato il ministero della Difesa al risarcimento dei danni in favore della moglie del luogotenente Leonardantonio Mastrovito, militare della Marina Militare riconosciuto vittima del dovere e invalido al 100 per cento per patologie contratte a causa dell’esposizione ad amianto e ad altre sostanze altamente nocive durante oltre trent’anni di servizio, comprese missioni all’estero e nei Balcani.

A dare notizia della decisione della magistratura è l’Osservatorio nazionale amianto. “Il giudice ha riconosciuto che l’esposizione professionale del militare a amianto, uranio impoverito e altri agenti tossico-nocivi ha determinato una contaminazione domestica indiretta della moglie, avvenuta attraverso la manipolazione degli indumenti da lavoro e delle divise, riconoscendo un chiaro nesso causale con le gravi patologie della donna”.

Il tribunale civile “ha ritenuto provata la responsabilità del ministero della difesa per non aver adottato tutte le misure necessarie a tutelare la salute dei militari e, indirettamente, dei loro familiari. Nella motivazione, continua la nota, il giudice richiama in modo esplicito il principio della ‘contaminazione domestica’, evidenziando come la letteratura scientifica riconosca da tempo casi di asbestosi proprio nelle mogli dei lavoratori esposti all’amianto, contaminate tramite il contatto con gli abiti da lavoro”.

La consulenza tecnica d’ufficio – continua l’Osservatorio nazionale amianto – ha accertato per la moglie del militare della Marina le seguenti patologie: “asbestosi con compromissione della funzionalità respiratoria, disturbo dell’adattamento con umore ansioso, concausato, un danno biologico permanente”. Il giudice, sempre secondo la nota dell’Ona, ha inoltre respinto tutte le eccezioni preliminari sollevate dal ministero, comprese quelle relative alla competenza territoriale e alla prescrizione, ribadendo che il termine decorre dalla prima consapevolezza scientificamente attendibile della contaminazione, individuata nel dicembre 2019. Il tribunale ha liquidato un risarcimento complessivo di 65.387 euro, comprensivo di danno biologico permanente, personalizzazione del danno e danno morale.

“Questa sentenza segna un punto di svolta di portata nazional- dice l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto e legale della signora – Il tribunale ha accertato in modo netto che l’amianto e gli altri cancerogeni presenti negli ambienti e nelle unità navali non colpiscono solo i militari, ma entrano nelle loro case, contaminando mogli e familiari attraverso le divise, la pelle e i capelli. È un riconoscimento giudiziario di enorme valore civile e sociale”.

Bce, De Guindos: a Eurogruppo gennaio candidature vicepresidenza

Roma, 8 gen. (askanews) – Tra poco più di una settimana inizieranno le discussioni formali sulla nomina del nuovo vicepresidente della Banca centrale europea, carica attualmente ricorperta dallo spagnolo Luis de Guindos, secondo cui è invece “prematuro” parlare del sostituto della presidente Christine Lagarde, il cui mandato scade tra poco meno di due anni.

Sulla partita delle nomine al direttorio della Bce “la prima sostituzione è la mia”, ha detto il banchiere centrale intervenendo alla conferenza “Nextspain” a Madrid. “Penso che se ne discuterà la settimana prossima all’Eurogruppo, in cui verranno presentate le candidature”.

L’Eurogruppo dei ministri delle Finanze si terrà lunedì 19 gennaio e il giorno successivo le riunioni proseguiranno allargate a tutto l’Ecofin.

“Per quanto riguarda parlare della sostituzione della presidenza mi sembra un po’ prematuro. Scade tra due anni, è un periodo di tempo molto lungo”. Intanto però circolano i nomi di diversi possibili candidati. Secondo De Guindos quando venne sostituito Mario Draghi, inizialmente Lagarde non compariva tra i papabili. “E’ un tema che coinvolge vari fattori” in cui “l’equilibrio è importante”. “Mi sembra molto prematuro parlarne adesso” e comunque sono sempre possibili “le sorprese”, ha detto. (fonte immagine: Euopean Central Bank 2025).

Groenlandia, la Ue sollecita preparativi per un confronto diretto con Trump

Roma, 8 gen. (askanews) – L’Unione Europea ha chiesto di prepararsi a un confronto diretto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in seguito alle sue rivendicazioni sulla Groenlandia. Lo ha riportato il quotidiano Politico, citando un diplomatico sotto anonimato dell’Ue.

Politico aveva riferito ieri che l’Europa aveva già iniziato a elaborare un piano, che potrebbe includere misure di deterrenza europea qualora gli Stati Uniti tentassero di attaccare o occupare la Groenlandia, oltre a un aumento della presenza Nato nelle immediate vicinanze dell’isola.

“Dobbiamo essere pronti a un confronto diretto con Trump…È in modalità aggressiva e dobbiamo essere preparati”, ha dichiarato il diplomatico al giornale. Domenica, Trump aveva detto alla rivista The Atlantic che gli Stati Uniti hanno “assolutamente” bisogno della Groenlandia, affermando che l’isola è “circondata da navi russe e cinesi”. La premier danese Mette Frederiksen ha esortato Trump a smettere di minacciare la Groenlandia, parte autonoma della Danimarca, con un’eventuale annessione.

Trump ha ripetutamente sostenuto che la Groenlandia dovrebbe entrare a far parte degli Stati Uniti, citandone l’importanza strategica per la sicurezza nazionale e la difesa del “mondo libero”, anche nei confronti di Cina e Russia. L’ex premier della Groenlandia, Mute Egede, ha chiarito che l’isola non è in vendita.

L’isola è stata una colonia danese fino al 1953 e, dopo aver ottenuto l’autonomia nel 2009, è rimasta parte della Danimarca, con facoltà di autogovernarsi e determinare la propria politica interna.

Autonomia, Fontana: si superino difficoltà e si arrivi a risultato

Roma, 8 gen. (askanews) – “Confido che si possano superare quanto prima le difficoltà e, in un quadro armonico, arrivare al risultato. La previsione dell’autonomia differenziata è contenuta nella Carta, si tratta di darne attuazione nel quadro delineato dalla Corte Costituzionale”. Lo afferma in una intervista all’Arena il presidente della Camera Lorenzo Fontana.

“Il principio di sussidiarietà è un principio di buon governo, fondamentale per i cittadini perchè permette che le decisioni vengano prese dal livello amministrativo più vicino consentendo anche di esercitare il giusto controllo”, conclude il presidente della Camera.

Quali sono i 10 pericoli globali per il 2026 secondo Eurasia Group

Roma, 8 gen. (askanews) – Nel 2026 il principale fattore di instabilità globale potrebbe non essere uno scontro diretto tra grandi potenze, ma la trasformazione interna degli Stati uniti e il conseguente indebolimento dell’ordine internazionale costruito attorno a Washington. E’ quanto emerge dal rapporto “Top Risks 2026” di Eurasia Group, che individua nell’evoluzione della politica americana il rischio sistemico numero uno per l’economia e la sicurezza globale.

“Il 2026 è un anno di svolta”, afferma il presidente di Eurasia Group Ian Bremmer. “La più grande fonte di instabilità globale non sarà la Cina, la Russia, l’Iran o i circa 60 conflitti che bruciano in tutto il pianeta, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale. Saranno gli Stati Uniti”.

Secondo Bremmer, il filo conduttore del rapporto è il fatto che “il paese più potente del mondo, lo stesso che ha costruito e guidato l’ordine globale del dopoguerra, sta ora attivamente smantellando quell’ordine”, sotto la guida di “un presidente più determinato e più capace di rimodellare il ruolo dell’America nel mondo di chiunque altro nella storia moderna”.

Il rapporto indica che gli sviluppi più recenti offrono già un’anticipazione concreta di questo nuovo corso. “Lo scorso fine settimana ha offerto un’anteprima”, osserva Bremmer, ricordando che dopo mesi di pressione crescente, fatta di sanzioni, di un massiccio dispiegamento navale e di un blocco totale del petrolio, “le forze speciali statunitensi hanno catturato il leader venezuelano Nicolas Maduro a Caracas e lo hanno trasferito a New York per affrontare accuse penali”.

Secondo il think tank guidato, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca sta innescando una vera e propria rivoluzione politica interna, con effetti destinati a riverberarsi ben oltre i confini statunitensi. Gli Stati Uniti vengono descritti come sempre più imprevedibili e meno affidabili per alleati e partner, in un contesto internazionale già segnato da un numero record di conflitti attivi, da una crescente competizione tecnologica e dall’assenza di meccanismi efficaci di governance globale.

Il rapporto sottolinea come il mondo stia entrando in una fase di forte instabilità, in cui molti Paesi saranno costretti a difendersi, a cercare nuovi equilibri o semplicemente a “galleggiare”, mentre altri rischiano un progressivo declino geopolitico. In parallelo, l’accelerazione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti viene vista come una fonte simultanea di enormi opportunità e di rischi senza precedenti.

Nel dettaglio, Eurasia Group individua questi dieci principali rischi globali per il 2026:

1) Rivoluzione politica negli Stati Uniti

La trasformazione del sistema politico americano, con l’erosione dei contrappesi istituzionali e una crescente politicizzazione dello Stato, rappresenta il rischio cardine da cui derivano molti altri fattori di instabilità.

2) Divario tecnologico

Il divario crescente nelle tecnologie chiave dell’economia del XXI secolo, in particolare l'”electric stack”, con la Cina in netto vantaggio e gli Stati uniti in ritardo strutturale.

3) La “Dottrina Donroe”

Una politica estera statunitense più assertiva e unilaterale, soprattutto nell’emisfero occidentale, che privilegia la coercizione e il controllo diretto rispetto al multilateralismo.

4) Europa sotto assedio

L’indebolimento del centro politico in Francia, Germania e Regno Unito, che rischia di paralizzare l’Unione europea proprio mentre cresce la pressione esterna e interna.

5) Il secondo fronte della Russia

Lo spostamento del confronto tra Mosca e Nato dal campo di battaglia ucraino alla guerra ibrida, con sabotaggi, cyberattacchi e interferenze politiche in Europa.

6) Capitalismo di Stato “con caratteristiche americane”

Un interventismo economico sempre più spinto negli Stati uniti, con un rapporto stretto e selettivo tra potere politico e grandi imprese, a scapito della concorrenza e dell’efficienza.

7) La trappola deflazionistica cinese

Il rischio che la Cina entri in una spirale di sovrapproduzione, debito e domanda debole, con conseguenze globali su commercio, prezzi e stabilità sociale.

8) L’intelligenza artificiale che si ritorce contro i suoi utenti

L’espansione rapida dell’IA senza adeguate regole, con rischi legati a sicurezza, disinformazione, automazione militare e instabilità economica.

9) Uno Usmca “zombie”

La crescente fragilità dell’accordo commerciale nordamericano, in un contesto di pressioni tariffarie e asimmetrie economiche tra Stati Uniti, Canada e Messico.

10) L’arma dell’acqua

L’acqua come nuova fonte di conflitto geopolitico e strumento di pressione, soprattutto in regioni fragili, in un contesto di cambiamento climatico e assenza di governance globale.

Il quadro delineato da Eurasia Group è quello di un mondo sempre più frammentato, con una leadership globale debole e una competizione crescente su risorse, tecnologia e sicurezza”Qualunque sia l’esito della rivoluzione politica americana”, conclude Bremmer, “non ci sarà un ritorno allo status quo”, e il 2026 rischia di segnare un punto di non ritorno per l’ordine globale.

Bce: attese inflazione consumatori eurozona stabili, calo su economia

Roma, 8 gen. (askanews) – Sono rimaste stabili lo scorso novembre le aspettative di inflazione dei consumatori nell’area euro, mentre sono leggermente peggiorate quelle riguardanti l’economia. E secondo la rilevazione effettuata dalla Bce, che coinvolge mensilmente un campione di 19.000 adulti di 11 paesi dell’area valutaria, tra cui l’Italia, l’inflazione percepita dai consumatori sull’insieme degli ultimi 12 mesi è rimasta invariata al 3,1% per il decimo mese consecutivo.

Di fatto l’inflazione che la media dei consumatori nell’area valutaria ritiene di subire è di circa un punto percentuale superiore a quella rilevata da Eurostat.

Tutte le misure sulle aspettative di inflazione sono rimaste invariate: al 2,8% per i prossimi 12 mesi, al 2,5% per i prossimi 3 anni e al 2,2% per i prossimi 5 anni.

Per la crescita economica, le attese dei consumatori per i prossimi 12 mesi sono leggermente peggiorate al meno 1,3%, a fronte del meno 1,1% della rilevazione precedente (in pratica i cittadini pensano che l’economia sia in contrazione, laddove le previsioni ufficiali delle varie istituzioni Ue stimano crescita, per quanto moderata). Le aspettative sulla disoccupazione sono invece leggermente migliorate al 10,9% a novembre, dall’11% di ottobre.

Per quanto riguarda le attese sui redditi nominali, sono rimaste invariate ad un più 1,2%, sempre sui prossimi 12 mesi, mentre la percezione della crescita delle spese è leggermente aumentata al 5%, dal 4,9% di ottobre. Le aspettative sulla crescita della spesa nominale per i prossimi 12 mesi si sono limate al 3,4%, dal 3,5% di ottobre.

Ucraina, adesso Zelensky rischia di più

Un anniversario che si avvicina senza pace

È cominciato il nuovo anno e ci si avvicina al quarto anniversario dall’inizio della cosiddetta “operazione militare speciale” russa in Ucraina. E niente lascia prevedere che un vero accordo di pace sia prossimo. Siamo fermi a quel 90% di intesa – Volodymyr Zelensky dixit – raggiunto a Mar-a-Lago nei giorni successivi a Natale e subito dopo messo in dubbio dall’accusa russa agli ucraini di aver attentato alla residenza privata di Vladimir Putin (un pretesto, in realtà, non essendo assolutamente stato provato).

Il 10% che può far saltare tutto

La verità è che quel 10% che manca è decisivo e può far saltare il restante 90%. Per dirla tutta anche quel 90% è stimato con una buona dose di ottimismo o forse, più probabilmente, è stato indicato dal presidente ucraino per non irritare quello americano, che si era lanciato in uno dei suoi frequenti annunci ottimistici e che quindi era meglio non smentire.

Ormai Zelenskyi ha preso le misure a Donald Trump e cerca di non contraddirlo, salvo ovviamente segnare le linee rosse non oltrepassabili: che poi rappresentino il 10% o più non è il punto principale.

I nodi irrisolti del negoziato

Che invece consiste nei capitoli da affrontare e risolvere: questione territoriale, garanzie assolute di sicurezza futura per l’Ucraina, centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Esclusa l’appartenenza alla NATO, resta in sospeso quella alla UE.

Concluso l’anno in questa posizione di stallo, senza alcun nodo decisivo risolto, i primi giorni dal 2026 hanno portato una preoccupante novità per Kyiv: il blitz americano a Caracas con la associata rivendicazione di presunti diritti yankees sulle produzioni petrolifere venezuelane potrebbe essere facilmente associato dai russi alle loro rivendicazioni in Ucraina.

E la ormai accertata capacità di Putin di influire su Trump (qualunque ne sia la ragione di fondo, se psicologica o politica o che altro) potrebbe ora avvalersi di una motivazione supplementare. In effetti la condanna espressa da Mosca dell’operazione americana a Caracas è stata certo ferma ma non così dura come ci si sarebbe potuti attendere, in considerazione degli interessi economici e geopolitici che la Russia ha in Venezuela.

Il timore dell’abbandono americano

Queste sono novità preoccupanti per Kyiv, in vista della prosecuzione del negoziato, se ci sarà. E nel mentre proseguono gli attacchi dal cielo alle città ucraine.

Se poi nella capitale dovessero prendere per buone le analisi dei molti esperti geopolitici che sulle principali testate internazionali ipotizzano un tentativo esperito da Stati Uniti, Cina e Russia di spartizione del mondo in sfere di influenza, il terrore d’essere abbandonati definitivamente dagli USA guidati da Trump potrebbe prendere il sopravvento.

Zelenskyi deve però fare di necessità virtù: ha assoluto bisogno di tenere almeno un po’ dalla sua parte il volubile presidente americano, ben sapendo che in realtà Trump è più simpatetico con Putin che con lui.

Deve cercare di ottenere qualcosa di più all’interno di quel supposto 90%, ad esempio allungando a 30 anni, dai 15 al momento ipotizzati, l’impegno americano nella difesa attiva dell’Ucraina da eventuali attacchi esterni.

I “Volenterosi” e una fragile speranza

Una buona notizia, almeno una, al presidente ucraino è arrivata dal vertice dei cosiddetti “Volenterosi”, questa volta in formato extra-large, con gli inviati speciali di Trump, i soliti Witkoff e Kushner.

Dal quale è arrivato l’impegno a presidiare con una forza multinazionale e con un sistema di monitoraggio garantito dagli USA il “dopo accordo di pace” o quanto meno il “dopo cessate-il-fuoco”.

Ma aperture dalla Russia al momento non se ne vedono, anzi quello che si sente dai suoi vertici è esattamente il contrario: una chiusura su tutto il fronte.

Lo stallo quindi prosegue. E intanto la guerra continua: difficile immaginare un quarto anniversario celebrato nel silenzio delle armi.

Groenlandia, il patto del 1951 e l’ombrello militare americano

La Groenlandia torna ciclicamente al centro del dibattito geopolitico, evocata come territorio strategico conteso tra grandi potenze. Ma dietro le suggestioni mediatiche sull’ipotesi di un’acquisizione statunitense dell’isola si cela una realtà giuridica e politica già ben definita: gli Stati Uniti dispongono da oltre settant’anni di un ampio margine operativo militare in Groenlandia, sancito da un accordo formale con la Danimarca.

A ricordarlo è il New York Times, che ha richiamato l’attenzione su un’intesa risalente alla Guerra fredda ma ancora oggi pienamente operativa, capace di spiegare perché Washington non abbia alcun reale bisogno di modificare lo status sovrano dell’isola per rafforzare la propria presenza strategica nell’Artico.

Il patto di difesa del 1951

Nel 1951 Copenaghen e Washington firmarono un accordo di difesa che attribuiva agli Stati Uniti ampia libertà di azione militare in Groenlandia. L’intesa consente agli Usa di costruire, mantenere e gestire basi militari, oltre a controllare le operazioni di navi e aerei legate alla difesa dell’isola. Un quadro che, come sottolinea il quotidiano statunitense, garantisce già oggi a Washington ciò che le sarebbe necessario dal punto di vista strategico.

Pittufik e la proiezione strategica

Attualmente la principale infrastruttura americana è la base di Pittufik, nel nord-ovest della Groenlandia, utilizzata per il monitoraggio missilistico, le operazioni spaziali e la sorveglianza dell’area artica. In un contesto segnato dal confronto tra Stati Uniti, Russia e Cina, e dallo scioglimento dei ghiacci che apre nuove rotte, la posizione dell’isola assume un valore crescente.

Pur facendo parte del Regno di Danimarca, la Groenlandia gode di un’ampia autonomia e la popolazione locale ha espresso più volte contrarietà a qualsiasi ipotesi di annessione o cessione. Inoltre, un emendamento del 2004 all’accordo del 1951 stabilisce che eventuali cambiamenti rilevanti nelle attività militari debbano essere concordati con le autorità danesi e groenlandesi.

Una sovranità formale, una realtà già definita

Alla luce di questi elementi, l’idea di “comprare” la Groenlandia appare soprattutto come una provocazione politica. Gli Stati Uniti hanno già accesso, presenza e capacità operativa. Il vero nodo resta l’equilibrio tra sicurezza, sovranità e consenso delle popolazioni locali, in una regione destinata a diventare sempre più centrale negli assetti globali.

 

Fonte: askanews

Pacificazione, non rimozione: gli anni di piombo culminano nel dramma di Moro

Giorgia Meloni ha parlato, giustamente, della possibilità che sia arrivato il momento di favorire e promuovere una vera e propria “pacificazione” nel nostro Paese. Una pacificazione che, come ovvio, deve essere il frutto e la conseguenza di una precisa volontà politica, culturale e forse anche etica.

Lo ha fatto oggi la Presidente del Consiglio commentando un’aggressione a un gruppo di esponenti di Gioventù nazionale, alla vigilia dell’anniversario della strage di Acca Larentia, avvenuta nel gennaio 1978.

La pacificazione non è un artificio retorico

Per dirla con altri termini, la pacificazione è possibile solo se la deriva degli “opposti estremismi” viene definitivamente archiviata e storicizzata, e non riproposta sotto altre vesti. Ma questo può avvenire soltanto se la radicalizzazione della lotta politica, la polarizzazione ideologica quasi dogmatica delle rispettive posizioni e la voglia di annientamento e criminalizzazione politica del nemico non fanno più breccia.

Se questi continuano a essere i criteri che orientano il comportamento politico quotidiano di alcune forze politiche — tanto a destra quanto, soprattutto, a sinistra — è evidente che la stessa pacificazione si riduce a un richiamo ornamentale, del tutto ininfluente sulle dinamiche concrete che regolano la cittadella politica italiana.

Il prezzo più alto pagato dal centro politico: la Dc

C’è però un aspetto che merita di essere ulteriormente ricordato quando si parla, e giustamente, di pacificazione. Ed è quello di non dimenticare chi ha pagato storicamente il prezzo più alto di quella violenta contrapposizione ideologica.

Se vogliamo essere intellettualmente onesti, quel prezzo non lo hanno pagato né la sinistra comunista né la destra ex o post fascista. Lo ha pagato il Centro politico, il partito della Democrazia Cristiana e la classe dirigente cattolico-popolare del nostro Paese. È persino superfluo richiamare il dramma di Aldo Moro per averne la conferma storica, politica, culturale e umana.

Una strada ancora tutta in salita

Purtroppo, spiace registrare che ancora oggi questa pacificazione appare una strada tutta in salita. Non sono certo Fratoianni, Bonelli, Conte, Landini, Salvini o Vannacci le figure più adeguate per centrare un obiettivo che resta la precondizione essenziale di una vera e credibile democrazia dell’alternanza nel nostro Paese.

Ma se questa pacificazione non viene perseguita — o peggio, viene ostacolata — dalle solite e ormai antistoriche pregiudiziali politiche, ideologiche e personali, non dovremmo stupirci se il passato presenta il suo conto. Un conto salato e imprevedibile.

Il passato non scompare, in qualche modo si ripropone

Un passato che, come ovvio, non ritorna mai meccanicamente uguale a se stesso, ma è destinato a riproporsi sotto altre sembianze, con esiti che non sono minimamente programmabili.

Ed è per questa ragione che, quando si parla di pacificazione, abbiamo il dovere morale e politico — tutti — di non dimenticare il passato, evitando ogni rimozione qualunquistica, e al tempo stesso di mettere in campo un’iniziativa e un comportamento politico coerenti e lungimiranti rispetto a quell’enunciazione.

Altrimenti, purtroppo, si tratta soltanto di parole vuote e insignificanti.

World Food Programme, Marco Cavalcante nominato Direttore

C’è un modo sobrio e concreto di arrivare ai ruoli di vertice nelle grandi organizzazioni internazionali: non attraverso la retorica, ma mediante la continuità del lavoro, la qualità delle decisioni e la capacità di reggere la pressione quando i contesti sono ostili. La nomina di Marco Cavalcante a Direttore dei Programmi del World Food Programme (WFP) si colloca pienamente in questa traiettoria: un incarico operativo di primo livello, nel cuore della principale macchina umanitaria delle Nazioni Unite impegnata nella lotta contro la fame.

Una carriera costruita nel tempo

Dietro la sintesi di un titolo, c’è una storia personale e professionale costruita nel tempo. Sposato e padre di tre figlie, Marco Cavalcante lavora per il WFP dal 2005. In oltre vent’anni di carriera ha ricoperto responsabilità strategiche in alcuni dei contesti più fragili del pianeta, dove la complessità non è un’eccezione ma la regola: conflitti armati, crisi umanitarie, instabilità politica, disastri naturali.

Le sue missioni parlano con la lingua dei fatti: Afghanistan, Etiopia, Malawi, Nepal, Sudan, Sud Sudan, Uganda. Luoghi diversi, ma accomunati da un’esigenza costante: far funzionare l’aiuto quando tutto intorno spinge verso il disordine, la scarsità e l’urgenza.

Programmare l’emergenza, costruire resilienza

Il WFP è un sistema che vive di precisione. Programmare, in un’organizzazione di questo tipo, significa scegliere priorità, standard e strumenti, tenendo insieme emergenza e resilienza: salvare vite oggi senza smarrire la capacità di ridurre i bisogni domani.

In questa prospettiva, la Direzione dei Programmi non è un ruolo di rappresentanza, ma una vera e propria cabina di regia: orienta gli approcci, la qualità degli interventi e la coerenza operativa, con una responsabilità diretta verso le comunità assistite e verso i donatori che finanziano le operazioni.

La responsabilità dei dettagli

È un lavoro in cui contano i dettagli: accesso ai territori, catene logistiche, sicurezza del personale, tempi di consegna, trasparenza nella spesa. E dove l’errore non è mai neutro, perché può tradursi in ritardi, inefficienze o vulnerabilità aggiuntive.

Proprio per questo la scelta di Marco Cavalcante appare, in modo netto, una nomina per merito. Non un riconoscimento di facciata, ma l’investimento su una credibilità costruita sul campo: metodo, disciplina e risultati, giorno dopo giorno, in contesti dove la reputazione non si conquista con le parole.

Una nomina che guarda al presente globale

In un momento storico in cui la sicurezza alimentare è tornata a incidere sugli equilibri internazionali, guidare i programmi del WFP significa tenere la barra dritta tra bisogni crescenti e risorse spesso limitate. Richiede lucidità, responsabilità e capacità di scelta.

Per l’Italia è un segnale di sostanza: nelle grandi organizzazioni globali si cresce quando si dimostra di saper trasformare una missione in impatto. Ed è oggi questa capacità — concreta, misurabile, non spettacolare — a fare la differenza.

VIDEO – Acca Larenzia, si ripete il rito del “presente” e il saluto romano

 

 

Roma, 8 gen. (askanews) – Sono arrivati in corteo da via Genzano, a Roma, nel quartiere Appio Latino, diretti in via Acca Larenzia, per ritrovarsi davanti alla sede del Movimento sociale italiano nel 48esimo anniversario dell’uccisione di Franco Bigonzetti, 19 anni, Francesco Ciavatta, 18 anni, Stefano Recchioni, 20 anni.

Tanti i militanti neofascisti per ricordarli, circa un migliaio. Presenti tra gli altri il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore e quello di Casapound, Gianluca Iannone. Una tradizione che si ripete ogni anno. Un corteo silenzioso, scuro; alcuni hanno portato mazzi di fiori e quasi tutti con cappelli di lana e cappucci in testa. Occupata tutta via Evandro, quasi 100 metri di strada. Alle 18 in punto i nomi dei tre ragazzi, hanno risuonato tra i palazzi, poi le braccia alzate. È la cerimonia del presente che si ripete, davanti alla vecchia sezione Msi.

Alla fine della commemorazione si è sentita la voce di una donna che ha gridato: “Viva l’Italia antifascista”.

 

Groenlandia, Von der Leyen: cooperazione, non scontro

Roma, 7 gen. (askanews) – L’Unione europea nasce dal conflitto e dalla volontà di superarlo attraverso la cooperazione e il diritto, principi che valgono non solo per l’Europa ma anche per la questione sulla Groenlandia. Lo ha affermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo alla cerimonia di apertura della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea, in un momento in cui la pressione Usa per l’annessione dell’isola artica, sotto sovranità danese, cresce.

Nel suo discorso, von der Leyen ha ricordato le origini dell’integrazione europea, sottolineando il significato politico e simbolico del progetto comunitario. “L’Unione europea stessa è nata dal conflitto. La nostra Unione non è perfetta, ma è una promessa: che la cooperazione è più forte dello scontro, che il diritto è più forte della forza”, ha dichiarato. “Principi – ha continuato – che si applicano non solo alla nostra Unione europea, ma allo stesso modo anche alla Groenlandia”.

La Casa bianca anche oggi non ha escluso l’ipotesi di un’azione militare per annettere la Groenlandia, pur precisando che il presidente Usa Donald Trump ha una preferenza per una soluzione pacifica.

Risultati serie A, il Napoli frena e aggancia il Milan

Roma, 7 gen. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo dopo Atalanta-Bologna 0-2, Napoli-Verona 2-2:

Diciannovesima giornata: Pisa-Como 0-3, Lecce-Roma 0-2, Sassuolo-Juventus 0-3, Bologna-Atalanta 0-2, Napoli-Verona 2-2, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Classifica: Inter 39, Milan, Napoli 38, Roma, Juventus 36, Como 33, Atalanta 28, Bologna 26, Lazio 24, Sassuolo, Torino 23, Udinese 22, Cremonese 21, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa, Fiorentina 12.

Ventesima giornata: sabato 10 gennaio ore 15 Como-Bologna, Udinese-Pisa, ore 18 Roma-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Torino, domenica 11 gennaio ore 12.30 Lecce-Parma, ore 15 Fiorentina-Milan, ore 18 Verona-Lazio, ore 20.45 Inter-Napoli, lunedì 12 gennaio ore 18.30 Genoa-Cagliari, ore 20.45 Juventus-Cremonese.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Calcio, Napoli-Verona 2-2, gli azzurri frenano al Maradona

Roma, 7 gen. (askanews) – Finisce 2-2 al Maradona tra il Napoli ed il Verona. Partita sempre in salita per gli azzurri sotto 2-0 alla fine del primo tempo e poi autori di quattro gol (due annullati) per riprendere il match.

Primo tempo difficile per gli azzurri, chiuso sotto di due gol per le reti di Frese e Orban (su rigore), la squadra azzurra cambia passo nella ripresa. Al 54′ McTominay riapre la gara di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo, poi aumenta la pressione offensiva con gli ingressi di Spinazzola, Marianucci e Lucca. Il Verona resiste e trova anche il pari con Hojlund, annullato per tocco di mano, così come viene cancellato un gol di McTominay per fuorigioco. All’82’ arriva però il 2-2: cross di Marianucci e destro secco di Di Lorenzo sul primo palo. Nel finale, con diversi cambi da entrambe le parti, le due squadre restano in equilibrio mentre il Napoli continua a spingere alla ricerca del sorpasso. Nel finale il Verona ha il pallone della vittoria con Giovane che ci prova con una sorta di pallonetto ma calcia a lato

Calcio, Bologna-Atalanta 0-2, doppietta di Krstovic

Roma, 7 gen. (askanews) – L’Atalanta passa al Dall’Ara con una prova autoritaria, controllando la gara dall’inizio alla fine e colpendo due volte con Krstovic. La squadra di Palladino prende in mano il possesso fin dai primi minuti, pressa alto e chiude il Bologna nella propria metà campo, sfiorando il vantaggio con Ederson e Ahanor prima di trovarlo al 38′: De Ketelaere accelera e serve Krstovic, che con un tocco preciso batte Ravaglia. I rossoblù faticano a reagire e chiudono il primo tempo senza tiri in porta.

Nella ripresa il Bologna prova a cambiare volto con i cambi e una partenza più intraprendente, ma è ancora l’Atalanta a rendersi pericolosa, con De Ketelaere e Samardzic. Al 60′ arriva il raddoppio: Krstovic vince il duello con Heggem e firma la doppietta personale. Italiano inserisce Immobile e passa al doppio centravanti, ma le occasioni migliori restano nerazzurre. Nel finale la Dea gestisce senza affanni, nonostante qualche episodio nervoso in panchina, e chiude la partita mantenendo il controllo fino al fischio finale.

Groenlandia, una storia delle rivendicazioni Usa sull’isola

Roma, 7 gen. (askanews) – Le ambizioni statunitensi sulla Groenlandia attraversano più di un secolo e mezzo e si intrecciano con due costanti: il valore strategico dell’isola per la difesa del Nord America e dell’Atlantico settentrionale, e, più recentemente, l’interesse per rotte artiche e risorse. Ecco di seguito una cronologia degli eventi 1867-1868 Dopo l’acquisto dell’Alaska, negli ambienti di Washington matura l’idea di estendere l’attenzione americana all’Artico. Viene prodotto un rapporto governativo che valuta Groenlandia e Islanda come possibili tasselli dell’espansione strategica e commerciale nel Nord Atlantico.

1910-1916 Nei canali diplomatici emergono proposte e schemi di “scambio” che includono la Groenlandia, senza esiti concreti ma indicativi di un interesse ricorrente per l’isola nella pianificazione strategica statunitense.

1941 Nel pieno della seconda guerra mondiale, gli Stati uniti e la Danimarca firmano un accordo relativo alla difesa della Groenlandia. Washington ottiene la possibilità di realizzare aree e installazioni difensive, in funzione della sicurezza delle rotte e della tenuta del quadrante atlantico.

1946 Nel dopoguerra l’amministrazione Truman valuta formalmente l’acquisto della Groenlandia: l’idea viene discussa con Copenaghen e si accompagna a documenti che inquadrano l’isola come nodo chiave per la difesa e l’allerta precoce nel Nord.

1951 Con un nuovo accordo di difesa (in cornice Nato) viene consolidata la presenza americana e la cooperazione con la Danimarca. La postura militare Usa in Groenlandia diventa parte integrante dell’architettura di sicurezza del Nord Atlantico.

1968 L’incidente del bombardiere B-52 nei pressi di Thule (con armamento nucleare a bordo) provoca uno shock politico e riapre il dibattito sulle implicazioni della presenza militare americana sull’isola.

2019 Durante il primo mandato Trump, la proposta di “comprare” la Groenlandia torna nel dibattito pubblico. Danimarca e Groenlandia replicano che l’isola non è in vendita. Lo scontro politico-diplomatico porta anche all’annullamento di una visita di Trump a Copenaghen.

2020 Washington rafforza il profilo civile e diplomatico, con iniziative economiche e un’accelerazione dei canali diretti con Nuuk.

2021 Riapertura del consolato statunitense a Nuuk, segnale di una presenza politica più strutturata e di un rapporto da coltivare direttamente con la leadership groenlandese.

2023 La base di Thule viene rinominata Pituffik Space Base, sottolineando la crescente rilevanza del dominio spaziale e della sorveglianza nel dispositivo artico degli Stati uniti.(Segue) 2024 Da presidente eletto, Trump rilancia il tema in termini di “controllo” e “necessità” per la sicurezza nazionale. La leadership groenlandese ribadisce che l’isola non è in vendita, ma segnala disponibilità a cooperare con Washington su difesa e sviluppo economico.

2025 Gennaio: nei primi giorni del secondo mandato, la questione entra stabilmente nella dialettica politica tra Washington e Copenaghen: gli Stati uniti insistono sulla centralità strategica della Groenlandia, mentre Danimarca e Groenlandia ribadiscono che qualsiasi scelta sul futuro dell’isola deve dipendere dal consenso groenlandese. In questo contesto, il 7 gennaio 2025 Donald Trump Jr., figlio maggiore di Trump, compie una visita privata a Nuuk, arrivando con l’aereo del padre. Il viaggio, privo di incarico formale, diventa un ulteriore segnale politico e mediatico del rinnovato interesse statunitense per l’isola.

Marzo: viene annunciata una visita di alto profilo statunitense in Groenlandia che suscita reazioni dure da parte danese, definita come una pressione politica non gradita. Il programma viene poi ridimensionato, con un focus sulla base Usa di Pituffik, letto come tentativo di abbassare la tensione.

Marzo (fine mese): il vicepresidente J.D. Vance, in visita a Pituffik, accusa la Danimarca di non garantire adeguatamente la sicurezza dell’isola rispetto alle dinamiche con Russia e Cina e rivendica che gli Stati uniti sarebbero in grado di fare “meglio”, prospettando anche investimenti per rafforzare la postura artica (rompighiaccio e capacità navali).

Aprile: il Pentagono rimuove il comandante della base di Pituffik in un contesto di forte politicizzazione del dossier, con richiamo pubblico alla necessità che le strutture militari non entrino in rotta di collisione con la linea dell’amministrazione.

Maggio: emergono valutazioni su opzioni “intermedie” rispetto all’annessione o all’acquisto: tra le ipotesi circolate, anche formule di associazione che rafforzerebbero l’influenza americana senza un’integrazione formale dell’isola.

2025 (fine anno) Trump nomina un inviato speciale per la Groenlandia, il governatore della Louisiana Jeff Landry, mossa interpretata come istituzionalizzazione del dossier e ulteriore segnale di pressione politica sul regno di Danimarca e sulle autorità groenlandesi.

2026 Gennaio: il segretario di Stato Marco Rubio annuncia contatti con Copenaghen e la Casa bianca ribadisce che il tema resta “in discussione”, privilegiando la via diplomatica ma senza escludere, sul piano politico, altri strumenti di pressione. In parallelo, Danimarca e Groenlandia continuano a sostenere che il destino dell’isola non può essere oggetto di compravendita e che ogni percorso deve passare da una decisione groenlandese.

Papa, incontra artisti di "Evolution-Il Circo del Futuro": date felicità

Roma, 7 gen. (askanews) – Papa Leone XIV ha ricevuto e salutato gli artisti del Cirque Zoppis al termine dell’udienza di questa mattina, in Aula Paolo VI. Il pontefice li ha ringraziati per il loro impegno nel portare gioia e speranza attraverso lo spettacolo.

Papa Prevost si è intrattenuto con la compagnia internazionale di 40 artisti protagonisti di “Evolution – Il Circo del Futuro”, in scena in questi giorni a Roma Eur, area Ex Velodromo, rivolgendosi a loro con parole di profonda stima: “Voi date felicità in tutto il mondo”.

Durante l’incontro, Papa Leone XIV ha esortato gli artisti a continuare nel loro cammino artistico, sottolineando l’importanza della bellezza, del sorriso e della condivisione in un momento storico segnato da difficoltà e incertezze. Un messaggio che ha profondamente emozionato la compagnia, composta da performer provenienti da diversi Paesi, uniti dalla passione per l’arte circense e dall’obiettivo comune di trasmettere emozioni autentiche al pubblico di tutte le età.

Per il Cirque Zoppis, da sempre impegnato in una visione del circo come linguaggio universale di gioia, inclusione e meraviglia, l’incontro con il Santo Padre rappresenta un riconoscimento di altissimo valore umano e simbolico. “Evolution – Il Circo del Futuro”, spettacolo che fonde acrobazia, tecnologia e narrazione visiva, continua così il suo percorso romano portando sotto il tendone un messaggio di speranza, energia e positività.

Un momento di grande intensità e significato che rimarrà impresso nel cuore degli artisti e di tutta la produzione, rafforzando la missione del Cirque Zoppis: donare felicità, oggi più che mai, in ogni parte del mondo.

Venezuela, gli Usa concentrati sul greggio: sequestrate 2 petroliere

Roma, 7 gen. (askanews) – Le forze statunitensi hanno sequestrato oggi due petroliere nel quadro delle operazioni volte a ridurre drasticamente le esportazioni di greggio venezuelano, intensificando al tempo stesso il confronto con la Russia dopo la destituzione del presidente venezuelano Nicolas Maduro.

In una nota, il Comando europeo delle forze Usa ha riferito il “sequestro” di una nave battente bandiera russa nell’Atlantico del Nord, tra Scozia e Islanda, per violazione delle sanzioni statunitensi. L’imbarcazione, che non trasportava petrolio, era diretta in Venezuela per caricare greggio.

Il ministero degli Esteri russo ha protestato per il sequestro e ha chiesto agli Stati uniti di garantire un trattamento “umano e dignitoso” ai cittadini russi presenti a bordo della petroliera. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia statale Tass, la diplomazia di Mosca ha affermato che Washington non dovrebbe ostacolare “un rapido rientro” dei cittadini russi dalla nave verso il loro Paese.

Il ministero dei Trasporti russo ha confermato che forze statunitensi hanno abbordato la nave in acque internazionali. La nave, nota in precedenza come Bella 1 e ora denominata Marinera, risultava registrata come battente bandiera russa. Secondo funzionari Usa, Mosca aveva inviato almeno un’unità navale per incontrarla e scortarla, ma al momento dell’abbordaggio non vi erano navi russe nelle vicinanze, evitando così un possibile confronto diretto tra forze statunitensi e russe.

Il ministero dei Trasporti russo ha affermato che, in base alla Convenzione Onu sul diritto del mare del 1982, “nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro navi regolarmente registrate sotto la giurisdizione di altri Stati”.

Secondo un funzionario statunitense informato sull’operazione, la Guardia costiera Usa ha abbordato la petroliera russa dopo un inseguimento durato circa due settimane, senza incontrare resistenza da parte dell’equipaggio.

In una seconda comunicazione, le forze Usa hanno reso noto di aver “fermato una petroliera della cosiddetta flotta fantasma, priva di bandiera e sottoposta a sanzioni”, la M/T Sophia, in acque internazionali nei Caraibi, dove stava “conducendo attività illecite”. La nave viene ora scortata verso gli Stati uniti.

A Washington, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha illustrato ai giornalisti un piano in tre fasi per il Venezuela, assicurando che l’amministrazione “non sta improvvisando”.

Il primo passaggio prevede la stabilizzazione del paese attraverso il sequestro e la vendita di circa 30-50 milioni di barili di petrolio, con Washington, e non le autorità venezuelane ad interim, a controllare la gestione dei proventi.

La seconda fase, ha spiegato Rubio, punta a garantire che “aziende americane, occidentali e di altri paesi abbiano accesso al mercato venezuelano in modo equo” e a reintegrare le forze di opposizione. La terza fase, su cui non ha fornito dettagli, riguarda la transizione politica. “Riteniamo di stare andando avanti in modo molto positivo”, ha aggiunto.

Sempre a Washington, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che l’amministrazione Trump è in “stretto coordinamento” con le autorità venezuelane ad interim e che “le loro decisioni saranno dettate dagli Stati Uniti”.

Secondo le stime citate da fonti Usa, il sequestro di 30-50 milioni di barili, pari a circa due mesi di produzione, comporterebbe per il Venezuela la cessione di petrolio per un valore compreso tra 1,8 e 3 miliardi di dollari, in un contesto in cui un blocco parziale imposto da Washington ha già fortemente limitato le esportazioni energetiche del paese.

Il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha chiarito che Washington intende canalizzare la vendita della produzione petrolifera venezuelana a tempo indeterminato. “D’ora in avanti venderemo sul mercato la produzione che esce dal Venezuela”, ha detto Wright intervenendo a una conferenza energetica di Goldman Sachs vicino a Miami. Il segretario ha spiegato che Washington ritiene necessario esercitare “leva e controllo sulle vendite di petrolio per guidare i cambiamenti che devono semplicemente avvenire in Venezuela”, aggiungendo che i proventi delle esportazioni “possono tornare in Venezuela a beneficio del popolo venezuelano”.

Wright ha riferito che l’amministrazione Trump è in “dialogo attivo” sia con la leadership venezuelana sia con le grandi compagnie petrolifere statunitensi che in passato hanno operato nel Paese sudamericano. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, i vertici di alcuni dei principali gruppi energetici occidentali sono attesi alla Casa Bianca venerdì per colloqui diretti con il presidente.

La compagnia petrolifera di stato venezuelana PDVSA ha confermato oggi l’avvio di negoziati con Washington.

A Caracas, secondo il New York Times, milizie governative armate, note come colectivos, sono presenti in forze nelle strade della capitale e avrebbero fermato cittadini e controllato telefoni cellulari alla ricerca di segni di sostegno alle azioni statunitensi.

Trump studia l’acquisto della Groenlandia ma resta la minaccia della forza

Roma, 7 gen. (askanews) – L’amministrazione Trump sta studiando una proposta di acquisto della Groenlandia, proposta che la prossima settimana sarà sottoposta ai rappresentanti della Danimarca dal segretario di Stato Usa Marco Rubio. Un’ipotesi che privilegerebbe la soluzione diplomatica alle tensioni che stanno montando tra le due sponde dell’Atlantico ma che di per sé non esclude, se le trattative non dovessero andare a buon fine, l’uso della forza. “Vorrei sottolineare che l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti non è un’idea nuova – ha premesso oggi in conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt -. È qualcosa che i presidenti fin dal 1800 hanno definito vantaggioso per la sicurezza nazionale americana. Il presidente è stato molto aperto e chiaro con tutti voi e con il mondo nel ritenere che sia nel migliore interesse degli Stati Uniti scoraggiare l’aggressività russa e cinese nella regione artica. Ed è per questo che con il suo team per la sicurezza nazionale sta attualmente discutendo di come potrebbe essere un potenziale acquisto”.

“So – ha aggiunto Leavitt – che i presidenti del passato hanno spesso escluso” la possibilità di usare la forza per queste cose, “e sono stati molto trasparenti nel trasmettere la loro strategia di politica estera al resto del mondo ma questo non è qualcosa che fa questo presidente. Tutte le opzioni sono sempre sul tavolo per il presidente Trump mentre valuta ciò che è nel migliore interesse degli Stati Uniti. Dirò solo che la prima opzione del presidente è sempre stata la diplomazia”.

E tuttavia, come ha ricordato oggi il New York Times, un vecchio accordo, siglato nel 1951 da Danimarca e Stati Uniti, permetterebbe già agli Usa di aumentare la presenza militare americana sull’isola, rendendo inutile sia la necessità di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca sia di conquistarla con la forza. Secondo il patto, infatti, gli Usa potrebbero “costruire, installare, mantenere e gestire” basi militari in tutta la Groenlandia, “ospitare personale” e “controllare atterraggi, decolli, ancoraggi, ormeggi, movimenti e operazioni di navi, aerei e imbarcazioni”, scrive il quotidiano. “Gli Stati Uniti hanno mano libera in Groenlandia, possono praticamente fare ciò che vogliono”, ha affermato Mikkel Runge Olesen, ricercatore presso il Danish Institute for International Studies di Copenaghen. Anzi, la strada dell’acquisto sarebbe addirittura più complicata: la Groenlandia non vuole essere comprata da nessuno, soprattutto dagli Stati Uniti. E la Danimarca non ha l’autorità per venderla, ha spiegato Olesen. Attualmente i groenlandesi possono indire un referendum sull’indipendenza e un sondaggio dell’anno scorso ha rilevato che l’85% dei residenti si oppone all’idea di un’acquisizione americana. A scanso di equivoci, il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha ripetutamente deriso l’idea di essere comprati, affermando la scorsa settimana che “Il nostro paese non è in vendita”.

Anche il sospetto che in realtà Trump sia più interessato alle materie prime critiche dell’isola che alla sicurezza strategica non regge: secondo tutti gli analisti gli Stati Uniti non avrebbero bisogno di impossessarsi dell’isola per ottenerli: i groenlandesi si sono detti disponibili a fare affari praticamente con chiunque.

Persino la ragione addotta da Trump circa l’aggressività cinese e russa nell’area nell’artico appare infondata. E’ vero che la Groenlandia occupa una posizione geografica rilevante nell’Artico ed è spesso citata nei documenti strategici cinesi come potenziale snodo della “Via della seta polare”, tuttavia, sul piano concreto, il ruolo dell’isola resta del tutto marginale, almeno per Pechino: i dati disponibili non indicano una presenza marittima cinese significativa intorno all’isola, né un utilizzo sistematico delle sue acque come corridoio commerciale. La Russia invece, non sembra poter impensierire più di tanto una superpotenza come gli Stati Uniti, come si è visto oggi nel caso della petroliera ‘Marinera’, abbordata a sequestrata dalla Guardia costiera a stelle e strisce per violazioni in merito all’embargo sul petrolio venezuelano.

Restano dunque insondabili le ragioni di tanta protervia da parte del presidente Usa che sta mettendo sul “chi va là” le cancellerie europee. Gli Stati membri dell’Unione Europea, ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, sono pronti a “reagire” contro qualsiasi intimidazione da parte degli Stati Uniti nei confronti della Groenlandia. “Qualunque sia la forma dell’intimidazione e qualunque sia la sua origine, abbiamo iniziato a lavorare al Quai d’Orsay per prepararci a reagire, a rispondere e a non rispondere da soli. Questo lavoro culminerà nei prossimi giorni” in un piano che sarà condiviso con i principali partner della Francia, ha aggiunto il diplomatico transalpino. “Di fronte a questi segnali di intimidazione, vogliamo agire, ma dobbiamo agire insieme ai nostri partner europei”, ha proseguito Barrot, che oggi ha tenuto un incontro con i suoi omologhi tedesco e polacco. E persino un esponente di estrema destra come Nigel Farage, leader del partito britannico Reform UK, ha affermato che usare la forza per strappare la Groenlandia alla Danimarca sarebbe “oltraggioso”.

Cgil Primavalle, Schlein: intimidazione di gravità inaudita

Roma, 7 gen. (askanews) – Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile. Esplodere colpi di arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita: voglio esprimere solidarietà al segretario nazionale CGIL Maurizio Landini e al segretario romano Natale Di Cola. Ma di fronte a gesti simili è urgente anche alzare la guardia: i sindacati sono uno dei presìdi della democrazia a difesa dei diritti e della legalità, nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Visit Monaco: “Abbiamo un legame particolare con tutta l’Italia”

Monaco, 7 gen. (askanews) – A Monaco l’offerta turistica dura 365 giorni, è lunga tutto l’anno, ha diverse stagioni e durante l’inverno vive la grazia del bel tempo della Costa Azzurra e di temperature mai troppo fredde e sempre gradevoli. Non solo Grand Prix, glamour e barche meravigliose. Il Principato di Monaco, con la sua storia, il potere e l’eleganza della Casa Grimaldi da oltre sette secoli, è rinomato anche per l’architettura audace, si è appena dotato di un nuovo spettacolare quartiere: Mareterra, un’estensione di 6 ettari sul Mediterraneo. E a soli 25 minuti dall’aeroporto internazionale di Nice Cote d’Azur, con voli per oltre 122 destinazioni, rappresenta una meta strategica non solo per le famiglie ma anche per organizzare eventi aziendali di rilievo.

Guy Antognelli è il direttore di Visit Monaco e una figura chiave per la promozione della destinazione a livello internazionale.

“Abbiamo un legame particolare con tutta l’Italia, e soprattutto con la Liguria, la Lombardia e Piemonte. Fino all’anno 2000 l’Italia rappresentava il primo mercato per il Principato, davanti alla Francia che è quasi considerata come un mercato domestico. Ora la Francia è sempre prima e l’Italia è quasi a pari con gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Si passa negli anni dal mercato numero 2 al mercato numero 4, sempre con poche differenze”, dice.

Una volta arrivati, tutto può essere fatto a piedi o con mezzi di trasporto efficienti: biciclette elettriche, boat-bus a energia solare, navette elettriche, ma soprattutto gli ascensori urbani: si dice infatti che chi conosce bene il Principato lo si riconosce da come usa gli ascensori. E in fatto di infrastrutture, poche destinazioni possono eguagliare la ricchezza e la concentrazione dell’offerta monegasca. Con oltre 70.000 mq di spazi per riunioni e ricevimenti, quasi 150 sedi che spaziano da saloni storici a tetti panoramici, da auditorium ultramoderni a luoghi come il Grimaldi Forum, il primo centro congressi d’Europa con certificazione ecologica ISO 20121.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Linda Verzani

Immagini askanews

Groenlandia, la Casa Bianca: la diplomazia è sempre la prima opzione di Trump

Roma, 7 gen. (askanews) – Un’eventuale proposta di acquisto della Groenlandia da parte degli Usa “è un argomento attualmente in discussione tra il presidente e il suo team per la sicurezza nazionale. E vorrei sottolineare che l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti non è un’idea nuova. È qualcosa che i presidenti fin dal 1800 hanno definito vantaggioso per la sicurezza nazionale americana. Il presidente è stato molto aperto e chiaro con tutti voi e con il mondo nel ritenere che sia nel migliore interesse degli Stati Uniti scoraggiare l’aggressione russa e cinese nella regione artica. Ed è per questo che il suo team sta attualmente discutendo di come potrebbe essere un potenziale acquisto”. L’ha detto oggi in una conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, rispondendo alle domande dei cronisti.

“So che i presidenti e i leader del passato hanno spesso escluso” la possibilità di usare la forza per queste cose, ha proseguito Leavitt, “e sono stati spesso molto trasparenti nel trasmettere la loro strategia di politica estera al resto del mondo, non solo ai nostri alleati, ma, in modo più eclatante, ai nostri avversari. Questo non è qualcosa che fa questo presidente. Tutte le opzioni sono sempre sul tavolo per il presidente Trump mentre valuta ciò che è nel migliore interesse degli Stati Uniti. Ma dirò solo che la prima opzione del presidente è sempre stata la diplomazia”.

Roma, Appio Latino blindato per la commemorazione di Acca Larentia

Roma, 7 gen. (askanews) – Strade vuote, cordone della polizia, agenti e camionette tra via Acca Larenzia e via Evandro. A Roma quartiere Appio Latino blindato, in attesa della commemorazione che ogni anno richiama militanti neofascisti davanti alla sede del Movimento sociale italiano di Acca Larentia, dove si ricordano i due ragazzi appartenenti al Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, uccisi da militanti di estrema sinistra nei pressi della sezione storica del Movimento sociale il 7 gennaio del 1978, mentre Stefano Recchioni, fu ucciso a poche ore di distanza, negli scontri con le forze dell’ordine seguiti a un presidio organizzato dopo l’agguato. Quest’anno ricorre il 48esimo anniversario.

Sui muri circostanti due mega scritte: “Per tutti i camerata caduti” e “Ogni anno sentirete presente”. In mattinata si è svolta la cerimonia con la deposizione di una corona di fiori con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli e il deputato FdI e presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone.

Calcio, Balotelli riparte dalla serie B dell’Arabia Saudita

Roma, 7 gen. (askanews) – Mario Balotelli torna in campo. L’ex attaccante di Inter, Milan e Genoa ha firmato un contratto con il club dell’Al-Ittifaq FC, club di Dubai di proprietà italiana (il presidente è Pietro Laterza, patron del Chievo) attualmente ultimo in classifica nella seconda divisione dell’Arabia Saudita.

L’attaccante si è legato al club con un contratto di due anni e mezzo. Il 10 gennaio è prevista la sua presentazione a Dubai. Super Mario riparte dunque dall’estero a 35 anni (ne compirà 36 ad agosto). Mai partito titolare, il centravanti italiano è sceso in campo l’ultima volta il 21 dicembre 2024, nella gara giocata contro il Napoli.

Crans-Montana, “Perdutamente” di Lauro per l’addio a Achille Barosi

Milano, 7 gen. (askanews) – Una mano sulla bara, la foto del ragazzo e le note di “Perdutamente” di Achille Lauro, intonate dai familiari. Così i parenti di Achille Barosi, morto nella tragedia di Capodanno di Crans-Montana, hanno voluto salutare per l’ultima volta il 16enne alla fine delle esequie, che si sono svolte nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano, dove è stato proclamato il lutto cittadino.

I genitori al termine della messa hanno voluto ricordare con alcune parole il figlio Achille e proprio la madre ha raccontato quanto amassero cantare insieme questa canzone in macchina.

Crans-Montana, a Milano grande folla ai funerali di Achille Barosi

Milano, 7 gen. (askanews) – A Milano tanta folla nella basilica di Sant’Ambrogio per i funerali di Achille Barosi, uno dei sei giovani italiani morti nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana. Il feretro è stato salutato da un applauso.

Alla stessa ora si sono volti i funerali di Chiara Costanzo, a Santa Maria delle Grazie. A Milano è stato proclamato il lutto cittadino per rendere omaggio alle vittime.

Groenlandia, patto del ’51 dà agli Usa carta bianca sulle basi militari

Roma, 7 gen. (askanews) – Un vecchio patto, siglato nel 1951 da Danimarca e Stati Uniti, permette già agli Usa di avere ampio accesso militare in Groenlandia. Lo scrive il New York Times sostenendo che l’accordo consentirebbe al presidente Usa di aumentare la presenza militare americana sull’isola quasi a piacimento. Trump non avrebbe dunque bisogno né di acquistare l’isola dalla Danimarca né di conquistarla con la forza.

Al momento, gli Stati Uniti hanno una base in un angolo molto remoto dell’isola, la base spaziale di Pittufik, che traccerebbe eventuali missili che attraversano il Polo Nord. Ma l’accordo consente di “costruire, installare, mantenere e gestire” basi militari in tutta la Groenlandia, “ospitare personale” e “controllare atterraggi, decolli, ancoraggi, ormeggi, movimenti e operazioni di navi, aerei e imbarcazioni”, scrive il quotidiano.

“Gli Stati Uniti hanno mano libera in Groenlandia, possono praticamente fare ciò che vogliono”, ha affermato Mikkel Runge Olesen, ricercatore presso il Danish Institute for International Studies di Copenaghen. “Mi riesce molto difficile pensare che gli Stati Uniti non potrebbero ottenere praticamente tutto ciò che desiderano, se solo lo chiedessero gentilmente”.

Ma l’acquisto della Groenlandia, che sarebbe l’ultimo piano di Trump, secondo quanto riferito ai parlamentari Usa dal Segretario di Stato Marco Rubio, è questione diversa. La Groenlandia non vuole essere comprata da nessuno, soprattutto dagli Stati Uniti. E la Danimarca non ha l’autorità per venderla, ha sostenuto Olesen.

Infatti i groenlandesi possono indire un referendum sull’indipendenza e i funzionari danesi hanno affermato che spetta ai 57.000 abitanti dell’isola decidere il proprio futuro. Un sondaggio dell’anno scorso ha rilevato che l’85% dei residenti si oppone all’idea di un’acquisizione americana. Il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha ripetutamente deriso l’idea di essere comprati, affermando la scorsa settimana che “Il nostro paese non è in vendita”.

Ieri sera i leader danesi e groenlandesi hanno chiesto di incontrare Rubio, ha fatto sapere il ministro degli Esteri della Groenlandia, ma non è chiaro se e quando ciò potrebbe accadere.

Intanto, le tensioni tra Trump e la premier danese, Mette Frederiksen, sono in costante aumento. Solo pochi giorni fa, Frederiksen ha citato l’accordo del 1951, ricordando che “abbiamo già un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce agli Usa ampio accesso alla Groenlandia”, ed ha esortato gli Stati Uniti “a porre fine alle minacce”. Ieri i leader europei hanno rilasciato una dichiarazione in cui hanno sottolineato che “La Groenlandia appartiene al suo popolo”.Secondo un emendamento del 2004 al patto siglato nel ’51, gli Stati Uniti dovrebbero consultarsi con la Danimarca e la Groenlandia prima di apportare “qualsiasi cambiamento significativo” alle loro operazioni militari sull’isola. L’emendamento del 2004, firmato da Colin L. Powell, all’epoca Segretario di Stato Usa, riconosce esplicitamente la Groenlandia come “parte paritetica del Regno di Danimarca”.

Secondo Peter Ernstved Rasmussen, analista della difesa danese,, in pratica, se le forze americane avanzassero richieste ragionevoli, “gli Stati Uniti otterrebbero sempre un sì”. “È una formula di cortesia”, ha affermato. “Se gli Stati Uniti volessero agire senza chiedere, potrebbero semplicemente informare la Danimarca che stanno costruendo una base, un aeroporto o un porto”.

E’ proprio questo, nota il New York Times, che fa infuriare gli esperti politici danesi di lunga data. Se Trump volesse rafforzare la sicurezza della Groenlandia in questo momento, potrebbe farlo. Ma non c’è stata alcuna richiesta ufficiale americana in tal senso, ha affermato Jens Adser Sorensen, ex alto funzionario del parlamento danese. “Perché non usate il meccanismo dell’accordo di difesa se siete così preoccupati per la situazione della sicurezza?”, ha detto, aggiungendo: “Il quadro c’è. È in atto”.

Ma la posizione strategica della Groenlandia non è l’unica cosa ad attrarre la cerchia ristretta di Trump. L’enorme isola ha un altro punto di forza: minerali essenziali, in grandi quantità, sepolti sotto il ghiaccio. E tuttavia anche in questo caso, affermano gli analisti, gli Stati Uniti non avrebbero bisogno di impossessarsi dell’isola per ottenerli: i groenlandesi si sono detti disponibili a fare affari, praticamente con chiunque.

Zelensky chiede all’Ue "risposte inequivocabili" sulla difesa dell’Ucraina

Roma, 7 gen. (askanews) – Il giorno dopo il vertice dei Volenterosi a Parigi, culminato nella firma di un accordo per l’istituzione di una forza internazionale di pace in Ucraina a seguito di un eventuale cessate il fuoco con la Russia, la diplomazia non si è fermata. Nella capitale francese sono infatti proseguiti i colloqui tra le delegazioni ucraina e statunitense, con l’obiettivo dichiarato di tradurre l’intesa politica in “risultati concreti”.

Se da un lato sono stati compiuti passi avanti significativi, dall’altro restano aperti nodi cruciali: dalla definizione dello status dei territori contesi alle garanzie di sicurezza richieste dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel caso di una nuova aggressione russa. Da Nicosia, nel giorno della cerimonia di apertura della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea, il leader ucraino ha ribadito di attendere dai partner europei una “risposta inequivocabile” sulla loro reale disponibilità a difendere Kiev di fronte a un secondo attacco di Mosca.

A PARIGI I LAVORI PER LA PACE PROSEGUONO All’indomani del vertice dei Volenterosi tenuto ieri a Parigi, i negoziati di pace tra la delegazione statunitense e quella ucraina sono proseguiti oggi, ponendo il proprio focus su quelli che, Zelensky, ha ritenuto essere “i temi più complessi del quadro di base per la fine della guerra, in particolare la questione della centrale nucleare di Zaporizhzhia e dei territori”.

Zelensky ha incaricato “il team di discutere possibili formati di incontri a livello di leadership tra l’Ucraina, altri Paesi europei e gli Stati Uniti”, sottolineando che Kiev “non si sottrae alle questioni più difficili e non sarà mai un ostacolo alla pace”, ricordando che “la pace deve essere dignitosa”.

Dal canto suo, Kyrylo Budanov, capo dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina, ha diffuso un aggiornamento sui colloqui di pace di Parigi con la delegazione statunitense, sottolineando che “ci sono già risultati concreti e il lavoro prosegue”. “Continuiamo importanti negoziati a Parigi per raggiungere una pace duratura e solide garanzie di sicurezza per il nostro Stato. Non tutte le informazioni possono essere rese pubbliche, ma ci sono già risultati concreti e il lavoro prosegue”, ha scritto sul proprio canale Telegram l’alto funzionario ucraino.

Anche il capo delegazione ucraino Rustem Umerov, anch’egli oggi a Parigi, ha osservato che “gli approcci stanno sempre più passando dal piano delle dichiarazioni politiche a quello delle soluzioni pratiche”. “È importante sottolineare che gli approcci stanno sempre più passando dal piano delle dichiarazioni politiche a quello delle soluzioni pratiche”, ha scritto Umerov sul proprio canale Telegram, aggiungendo che “esiste una chiara comprensione del movimento concreto verso l’attuazione degli accordi. Proprio questo tipo di lavoro crea le basi per una pace reale e duratura”.

ZELENSKY A NICOSIA INCONTRA VERTICI EUROPEI Zelensky ha partecipato oggi alla cerimonia di apertura della presidenza della Repubblica di Cipro presso il Consiglio dell’Unione europea e ha colto l’occasione per incontrare il presidente cipriota Nikos Christodoulidis e i vertici europei Ursula von der Leyen e Antonio Costa.

Successivamente al colloquio con Zelensky, Christodoulides ha confermato che “l’Ucraina sarà una priorità centrale della nostra Presidenza, e lavoreremo per garantire un sostegno continuo a tutti i livelli”.

Il leader cipriota ha voluto ribadire il sostegno di Bruxelles, evidenziando che “Cipro riafferma il suo fermo impegno per la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina” in quanto “come Paese che vive ancora le conseguenze di un’invasione illegale e di un’occupazione militare in corso, comprendiamo pienamente cosa sia in gioco”, ha osservato Christodoulides.

Anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno incontrato oggi a Nicosia, a Cipro, il presidente Zelensky. Entrambi i vertici europei hanno dichiarato che “l’accordo di ieri sulle garanzie di sicurezza rappresenta un passo fondamentale nel nostro lavoro verso una pace giusta e duratura per l’Ucraina”.

“L’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea è di per sé una garanzia di sicurezza cruciale”, hanno concordato i leader europei, sottolineando che “è un percorso collaudato verso un futuro più prospero e stabile per il Paese”. “Il nostro lavoro procede rapidamente”, hanno concluso i rappresentanti di Bruxelles. ZELENSKY: ATTENDO RISPOSTA PARTNER IN CASO DI NUOVA AGGRESSIONE RUSSA Nel corso di un punto stampa tenuto a Nicosia, il presidente ucraino è tornato a parlare delle garanzie di sicurezza richieste ai partner europei, sottolineando che è ancora in attesa di una “risposta inequivocabile” da parte loro in merito ad una potenziale nuova aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. “Una domanda molto complessa, alla quale vorrei davvero, soprattutto io, ricevere una risposta molto semplice: se ci sarà un’altra aggressione, tutti i partner daranno una risposta decisa ai ‘russi’? E pongo questa stessa domanda a tutti i nostri partner. E non ho ancora ricevuto una risposta chiara e inequivocabile”, ha sottolineato Zelensky in merito alle garanzie di sicurezza.

Tuttavia, Zelensky vede “la volontà politica e i partner sono pronti a darci solide garanzie di sicurezza”.

“Finché non avremo tali garanzie di sicurezza – legali, supportate dai parlamenti e dal Congresso degli Stati Uniti – non potremo rispondere a questa domanda. E anche se le avessimo, dovremo comunque fare affidamento principalmente sulle Forze Armate ucraine”, ha specificato Zelensky, aggiungendo che “è per questo che la garanzia numero uno è il nostro esercito, un esercito forte e ben equipaggiato, un esercito di 800.000 uomini con armi normali. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è scritto, e questo non è solo un desiderio, questa è la nostra visione”, ha precisato il leader ucraino.

Sempre durante il punto stampa, Zelensky ha affermato che è possibile un prossimo incontro con il presidente Usa Donald Trump.

“Incontrerò (Trump,ndr) nel prossimo futuro, credo che avrò un incontro a Washington, o forse da qualche altra parte, vedremo quali sono i piani del presidente”, ha affermato il leader ucraino ai cronisti.

SONDAGGIO: 74% DEGLI UCRAINI HA OPINIONE NEGATIVA SU PRESIDENZA TRUMP Un sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, ha evidenziato che il 74% degli ucraini crede che la presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump sia negativa per l’Ucraina, mentre il 55% della popolazione ritiene che l’Europa stia seriamente aiutando l’Ucraina e vuole che la guerra finisca in modo equo.

Secondo i dati raccolti dal KIIS dal 26 novembre al 29 dicembre 2025, la stragrande maggioranza degli ucraini, il 74%, continua a considerare un danno per l’Ucraina la presidenza di Trump negli Stati Uniti (a maggio-giugno la percentuale era del 72%, dunque sostanzialmente invariata negli ultimi sei mesi). Solo il 14% ritiene che la sua presidenza sia positiva per l’Ucraina, in leggero calo rispetto al 16% registrato in precedenza.

Per quanto attiene, invece, la fiducia nell’Unione europea, la maggioranza degli ucraini, il 55%, continua a credere che l’Europa stia seriamente aiutando l’Ucraina e voglia che la guerra finisca in modo equo.

L’Istituto ha intervistato un campione di 1001 ucraini nell’arco di tempo che va dal 26 novembre al 29 dicembre 2025.

Maltempo, venti forti fino a burrasca al Sud

Milano, 7 gen. (askanews) – Una vasta area depressionaria continua a determinare maltempo sull’Italia meridionale e parte di quella centrale. A questa fase di instabilità si assocerà un marcato aumento venti che interesserà gran parte delle regioni centro-meridionali. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse.

I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento (www.protezionecivile.gov.it). L’avviso prevede dal tardo pomeriggio di oggi, mercoledì 7 gennaio, venti da forti a burrasca nord-occidentali sulla Sicilia, in estensione alla Calabria.

Dalla serata si prevedono venti forti, con raffiche di burrasca, nord-occidentali sulla Campania, in estensione ad Abruzzo, Molise e Puglia, specie settori costieri adriatici. Saranno possibili mareggiate lungo le coste esposte. Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, giovedì 8 gennaio, allerta gialla su parte di Sicilia e Puglia.

Il Messico continuerà a fornire petrolio a Cuba, nonostante gli Usa

Roma, 7 gen. (askanews) – Il Messico continuerà a inviare petrolio a Cuba sulla base di contratti già esistenti e per ragioni umanitarie. Lo ha affermato la presidente messicana Claudia Sheinbaum, commentando un’inchiesta del Financial Times secondo cui nel 2025 il Messico è diventato il principale fornitore di greggio dell’isola caraibica.

“Non si sta inviando più petrolio rispetto a quanto avvenuto storicamente, non c’è alcuna fornitura particolare”, ha spiegato Sheinbaum in conferenza stampa. “Da molti anni il Messico invia petrolio a Cuba per diverse ragioni: in parte per contratti, in parte come aiuto umanitario”.

La presidente ha ricordato che già durante il mandato dell’ex capo dello Stato Enrique Penha Nieto il Messico aveva condonato una parte del debito cubano. “Si tratta di forniture storiche verso l’isola e il popolo cubano, che oggi rientrano sia nei contratti sia nell’assistenza umanitaria”, ha ribadito.

Sheinbaum ha risposto così a una domanda sul report del quotidiano britannico, che cita dati della società di analisi Kpler secondo cui “le importazioni di greggio venezuelano a Cuba sono diminuite e il Messico è emerso come principale fornitore di petrolio del Paese”. La presidente ha osservato che “con l’attuale situazione del Venezuela, è evidente che il Messico diventi un fornitore importante. In precedenza lo era il Venezuela, ma questo rientra in una dinamica storica”.

Nel suo intervento, Sheinbaum ha difeso la sovranità nazionale nella gestione delle risorse naturali. “Ogni Paese ha il diritto sovrano di decidere cosa fare delle proprie risorse. Non credo che una nazione debba decidere per un’altra, per quanto piccola o problematica possa essere”, ha affermato, sottolineando che il commercio energetico rientra nella politica estera del Messico.

“Ogni Paese è sovrano e la sovranità riguarda la decisione sulle proprie risorse naturali, al di là della visione di altri”, ha aggiunto.

La presidente ha infine rilanciato la proposta di estendere all’America latina il trattato di libero scambio che lega il Messico al Nord America. “Se vogliamo fare del continente una potenza economica integrata, la strada non è la forza, ma al contrario la cooperazione per lo sviluppo”, ha concluso.

Secondo i dati citati dal Financial Times, nel 2025 il Messico ha esportato verso Cuba in media 12.284 barili di petrolio al giorno, con un aumento del 56 per cento rispetto al 2024. Questi volumi rappresentano circa il 44 per cento delle importazioni totali di greggio dell’isola.

Crans-Montana, l’arrivo del feretro di Chiara Costanzo in chiesa

Milano, 7 gen. (askanews) – Nelle immagini l’arrivo del feretro di Chiara Costanzo nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, dove è stato proclamato il lutto cittadino per i funerali di Chiara e dell’altra vittima milanese della strage di Capodanno a Crans-Montana, Achille Barosi.

Fuori dalla chiesa decine di persone, autorità, fra cui il sindaco Beppe Sala e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, gli amici della 16enne e i suoi compagni di classe. Tutti si sono stretti attorno ai genitori che hanno accompagnato l’ingresso della bara in chiesa.

Crans-Montana, folla e amici a Milano ai funerali di Chiara e Achille

Milano, 7 gen. (askanews) – Tanta gente a Milano ai funerali di Chiara Costanzo e Achille Barosi, due dei sei ragazzi italiani morti nell’incendio di Capodanno al Constellation a Crans-Montana, entrambi milanesi, di 16 anni.

Gremite entrambe le chiese, a poca distanza una dall’altra, fin dall’apertura: Santa Maria delle Grazie, dove si tengono i funerali di Chiara Costanzo e Sant’Ambrogio, dove si tengono quelli di Achille Barosi, a circa un’ora dall’inizio delle funzioni alla stessa ora, le 14.45.

Molti gli amici che sono arrivati per l’ultimo saluto, tanti hanno portato fiori e scritto un pensiero sul libro accanto alla foto dei giovani.

Venezuela, gli Usa hanno sequestrato una petroliera. L’ira di Mosca

Roma, 7 gen. (askanews) – Il Comando europeo degli Stati Uniti ha confermato il sequestro della petroliera M/V Bella 1 per violazioni delle sanzioni statunitensi nei confronti del greggio venezuelano. Lo ha reso noto lo stesso comando in un messaggio pubblicato su X.

Secondo quanto comunicato dal US European Command, l’operazione è stata condotta dal Dipartimento di Giustizia e dal Dipartimento per la Sicurezza interna, in coordinamento con il Dipartimento della Difesa. “Il Dipartimento di Giustizia e il Dipartimento per la Sicurezza interna, in coordinamento con il Dipartimento della Difesa, hanno annunciato oggi il sequestro della M/V Bella 1 per violazioni delle sanzioni degli Stati Uniti”, si legge nel post.

Il comando ha precisato che la nave è stata sequestrata nell’Atlantico settentrionale in base a un mandato emesso da una corte federale statunitense, dopo essere stata tracciata dalla Guardia costiera Usa.

Venezuela, gli Usa hanno sequestrato una petroliera. L’ira di Mosca

Roma, 7 gen. (askanews) – Il Comando europeo degli Stati Uniti ha confermato il sequestro della petroliera M/V Bella 1 per violazioni delle sanzioni statunitensi nei confronti del greggio venezuelano. Lo ha reso noto lo stesso comando in un messaggio pubblicato su X.

Secondo quanto comunicato dal US European Command, l’operazione è stata condotta dal Dipartimento di Giustizia e dal Dipartimento per la Sicurezza interna, in coordinamento con il Dipartimento della Difesa. “Il Dipartimento di Giustizia e il Dipartimento per la Sicurezza interna, in coordinamento con il Dipartimento della Difesa, hanno annunciato oggi il sequestro della M/V Bella 1 per violazioni delle sanzioni degli Stati Uniti”, si legge nel post.

Il comando ha precisato che la nave è stata sequestrata nell’Atlantico settentrionale in base a un mandato emesso da una corte federale statunitense, dopo essere stata tracciata dalla Guardia costiera Usa.

Acca Larentia, Meloni: pagina dolorosa, Italia merita vera pacificazione

Roma, 7 gen. (askanews) – “Ricorre oggi il 48esimo anniversario della strage di Acca Larenzia. Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità. Quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X.

“Anche fatti recenti, in Italia e all’estero, ci ricordano quanto a volte possa essere fragile il confine tra confronto e odio, tra parola e violenza. Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde. Sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare”, aggiunge.

“Ricordare significa scegliere ogni giorno il rispetto, il dialogo e la convivenza civile, perché le idee forti non temono il confronto. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale. È questo l’impegno che dobbiamo a Franco, Francesco e Stefano – uccisi ad Acca Larenzia – a tutte le vittime di ieri, a prescindere dal loro colore politico, e alla libertà delle generazioni di oggi e di domani”, conclude.

Simon Yates si ritira dal ciclismo professionitico

Roma, 7 gen. (askanews) – Simon Yates – vincitore dell’ultimo Giro d’Italia – ha annunciato il suo ritiro dal ciclismo professionistico. Il 33enne del Team Visma | Lease a Bike ha scritto una lettera di ringraziamento, nella quale spiega anche i motivi della decisione: “Ci ho pensato a lungo, non è stata una scelta presa alla leggera. Il ciclismo fa parte della mia vita da sempre”. Nell’ultima stagione il britannico, oltre al successo finale nel Giro d’Italia si era aggiudicato anche una tappa al Tour de France. In carriera si era anche aggiudicato la Vuelta Espana nel 2018.

“Cari tutti, ho deciso di ritirarmi dal ciclismo professionistico – scrive – Per molti questa notizia potrebbe essere una sorpresa, ma non è una decisione che ho preso alla leggera. Ci ho pensato a lungo e ora mi sembra il momento giusto per lasciare questo sport. Il ciclismo fa parte della mia vita da sempre. Dalle gare nel velodromo di Manchester alle competizioni e alle vittorie sui palcoscenici più importanti, fino a rappresentare il mio Paese ai Giochi Olimpici, ha plasmato ogni capitolo della mia vita. Sono profondamente orgoglioso di ciò che sono riuscito a ottenere e altrettanto grato per le lezioni che ne ho tratto. Anche se le vittorie rimarranno sempre impresse, i giorni più difficili e le battute d’arresto sono stati altrettanto importanti. Mi hanno insegnato resilienza e pazienza, e hanno reso i successi ancora più significativi. A tutti coloro che mi hanno sostenuto lungo il percorso, dallo staff ai miei compagni di squadra, la vostra incrollabile fiducia e lealtà mi hanno permesso di realizzare i miei sogni. Ogni volta che ho dubitato di me stesso, voi non l’avete mai fatto. Grazie.

Esce "Acquario", il nuovo singolo di Ultimo

Roma, 7 gen. (askanews) – Venerdì 9 gennaio arriva in radio e in digitale “Acquario”, il nuovo singolo di Ultimo, sotto etichetta indipendente Ultimo Records, distribuito da Believe. L’annuncio dalle pagine social dell’Artista: “ACQUARIO, il mio nuovo singolo fuori domani a mezzanotte”.

Ecco spiegato quindi l’indizio che il cantautore romano aveva voluto dare ai suoi fan che hanno acquistato ULTIMO LIVE STADI 2025, all’interno del quale si trovava un cartoncino lenticolare in cui si alternavano il simbolo dell’infinito e quello del segno zodiacale dell’acquario.

L’uscita del nuovo singolo accende un faro su quello che si prepara a essere l’anno più importante della carriera di ULTIMO, nell’attesa di ULTIMO 2026 – LA FAVOLA PER SEMPRE, il grande evento live del prossimo anno che si terrà il 4 LUGLIO a ROMA – TOR VERGATA.

Il Raduno degli Ultimi ha realizzato un sold-out di 250.000 biglietti venduti in sole 3 ore per quello che sarà il concerto più grande di sempre, un nuovo memorabile capitolo della sua storia e della storia della musica italiana.

Warner Bros boccia Paramount: offerta inadeguata, avanti con Netflix

Milano, 7 gen. (askanews) – Warner Bros. Discovery boccia ancora una volta l’offerta pubblica di acquisto da 30 dollari per azione promossa da Paramount Skydance (Psky) e ribadisce la bontà dell’accordo chiuso dal board con Netflix che propone 27,75 dollari, in contanti e azioni, per rilevare le sole attività di Wbd legate al cinema e allo streaming.

In una lettera agli azionisti il board con decisione unanime ha invitato i soci a non aderire alla proposta di Psky: l’offerta, si legge, “rimane inadeguata” e dal “valore insufficiente”, anche perché esporrebbe gli azionisti a “rischi, costi e incertezze” legate all’esecuzione dell’offerta.

Per questo, “il Consiglio raccomanda all’unanimità agli azionisti di non presentare le proprie azioni all’offerta di PSKY” che è stata rivista il 22 dicembre e prevede 30 dollari cash per azione per l’acqusizione di tutti gli asset di Warner, dalle reti via cavo come CNN, TNT e Food Network ai contenuti dello studio.

Il bord Wbd nella lettera ha quindi ribadito che la fusione negoziata con Netflix “massimizza il valore mitigando al contempo i rischi di ribasso, e noi riteniamo all’unanimità che la fusione con Netflix sia nel vostro migliore interesse. Il nostro obiettivo è portare avanti la fusione con Netflix per offrirvi il suo valore irrinunciabile”.

Una posizione accolta con favore dal gigante dello streaming televisivo. “Il Consiglio di Amministrazione di WBD continua a sostenere pienamente e a raccomandare l’accordo di fusione con Netflix, riconoscendolo come la proposta migliore in grado di offrire il massimo valore ai propri azionisti, ai consumatori, ai creatori e all’industria dell’intrattenimento in generale”, hanno dichiarato Ted Sarandos e Greg Peters, co-amministratori delegati di Netflix.

“Netflix e Warner Bros. – hanno chiosato – uniranno punti di forza altamente complementari e una passione condivisa per la narrazione. Unendo le forze, offriremo al pubblico ancora più serie e film che ama, a casa e nei cinema, amplieremo le opportunità per i creatori e contribuiremo a promuovere un settore dell’intrattenimento dinamico, competitivo e fiorente”.

Venezuela, media: in corso il sequestro Usa della petroliera Marinera

Roma, 7 gen. (askanews) – E’ in corso nell’Atlantico un tentativo, da parte della Marina degli Stati Uniti, di sequestrare la petroliera legata al Venezuela “Marinera”, dopo un inseguimento durato oltre due settimane. Lo scrive Reuters citando due funzionari statunitensi. Il sequestro, che potrebbe alimentare le tensioni con la Russia, è avvenuto dopo che la petroliera, originariamente nota come Bella-1, è riuscita a superare il “blocco” marittimo statunitense imposto alle petroliere sanzionate e ha respinto i tentativi della Guardia Costiera statunitense di abbordarla.

La Russia ha schierato un sottomarino e altre navi militari per scort are la petroliera, secondo quanto diffuso dal quotidiano statunitense Wall Street Journal che cita un funzionario americano.La petroliera, precedentemente conosciuta come Bella 1 e ora ribattezzata Marinera, è riuscita a sfuggire all’intercettazione dopo che la Guardia Costiera degli Stati Uniti aveva tentato di abbordarla e sequestrarla a dicembre, nell’ambito del blocco imposto da Washington alle spedizioni di petrolio autorizzate da e verso il Venezuela.

"Sono un grande", il 9 gennaio in radio nuovo singolo di Tiziano Ferro

Roma, 7 gen. (askanews) – Il 2026 di Tiziano Ferro si apre con “Sono un grande”, il nuovo singolo in radio da venerdì 9 gennaio per Sugar Music. Il brano, che ha dato il titolo all’ultimo disco del cantautore italiano, darà il via così ad un anno importante per Ferro, un anno che lo vedrà di nuovo protagonista negli Stadi dove avrà l’occasione di far ascoltare al pubblico oltre alle canzoni di “Sono un grande” (tra cui la title track e i precedenti singoli “Cuore Rotto” e “Fingo&Spingo”) anche i successi che hanno segnato i suoi primi 25 anni di carriera.

“Sono un grande” (di Tiziano Ferro, Roberto Casalino e Simone Cremonini e prodotto da Marco Sonzini, e Stefano “Zef” Tognini) rappresenta un profondo legame tra Ferro e il suo pubblico: “L’unico obbligo che ho sempre avuto nei confronti di chi mi ascolta è la verità, in maniera quasi brutale. Anche se non sento di essere “un grande” mettiamolo tra le opzioni, tra la lista di cose che posso, che possiamo essere. Questo è il disco delle supposizioni che poi diventano nuove affermazioni di vita e questa canzone è qui per ricordarmelo, per ricordarcelo”.

Quest’ultimo disco di Ferro (che ha debuttato al primo posto in classifica confermando il suo ruolo centrale nel panorama discografico italiano) è stato un album necessario e terapeutico, un album liberatorio e con un forte sguardo rivolto al futuro. Nelle 12 tracce che lo compongono (11 nella versione standard e 12 in cd e vinile) Ferro ha riscoperto le sue radici ed è entrato nella seconda parte della sua carriera accompagnato dal nuovo team scelto per questa avventura (Sugar Music e Big Picture Management).

Manca sempre meno al ritorno live. I biglietti per il tour STADI26 sono disponibili su www.livenation.it/tizianoferro e a 5 mesi di distanza sono già stati venduti oltre 350.000 mila tagliandi oltre ad aver raddoppiato gli appuntamenti di Milano e Roma.

Il tour, prodotto e organizzato da Live Nation, vedrà Tiziano Ferro esibirsi in 12 date negli stadi delle principali città italiane (per info www.livenation.it):

30 maggio 2026 LIGNANO – Stadio Teghil 6 giugno 2026 MILANO – Stadio San Siro 7 giugno 2026 MILANO – Stadio San Siro 10 giugno 2026 TORINO – Allianz Stadium 14 giugno 2026 BOLOGNA – Stadio Dall’Ara 18 giugno 2026 PADOVA – Stadio Euganeo 23 giugno 2026 NAPOLI – Stadio Diego Armando Maradona 27 giugno 2026 ROMA – Stadio Olimpico 28 giugno 2026 ROMA – Stadio Olimpico 3 luglio 2026 ANCONA – Stadio Del Conero 8 luglio 2026 BARI – Stadio San Nicola 12 luglio 2026 MESSINA – Stadio San Filippo

Al via a Roma "Scintille", stagione 2026 di danza Orbita-Spellbound

Roma, 7 gen. (askanews) – Parte il 19 gennaio ‘Scintille’, la stagione 2026 del Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita-Spellbound con la direzione artistica di Valentina Marini. Fino al 15 maggio, 4 mesi di programmazione in 4 luoghi diversi per l’unica stagione della Capitale interamente dedicata alla danza contemporanea. Novità di quest’anno, l’approdo al Teatro Ambra Jovinelli che si aggiunge a luoghi ormai consolidati come Teatro Palladium, Spazio Rossellini, Teatro Biblitoteca Quarticciolo.

Grandi maestri ed esponenti del nuovo panorama coreutico, riallestimenti di spettacoli ormai storici e nuove creazioni, protagonisti della scena italiana e ospiti internazionali sono le coordinate di un programma in cui “ogni spettacolo richiama alla necessità della mutazione, di rivedere la tradizione, di passare allo scanner luoghi comuni, aspettative, priorità” come afferma la direttrice artistica Valentina Marini che aggiunge: “Allo stesso tempo ogni spettacolo ci trascina in un catalizzante viaggio trasformativo in sé, per non farci dimenticare che accanto al senso di impotenza esiste una dimensione plurale che chiama all’esserci, in tutte le sue forme, compreso quello del gioire insieme quando non ci appare più possibile’.

Scintille è una produzione ORBITA-Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza con il sostegno del MIC e della Regione Lazio, in collaborazione con ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio, Spazio Rossellini, Teatro Ambra Jovinelli, Teatro Biblioteca Quarticciolo, Fondazione Roma Tre Teatro Palladium.

La stagione si apre il 19 gennaio al Teatro Ambra Jovinelli con Sonate Bach – Di fronte al dolore degli altri di uno dei maestri riconosciuti della danza contemporanea europea, Virgilio Sieni. A 20 anni dalla sua creazione nel 2006, uno spettacolo che, pur con le dovute differenze, sembra parlare del nostro presente nel suo riflettere sulla tragica condizione dei civili nelle zone di conflitto bellico. In relazione con uno straordinario materiale fotografico realizzato da reporter di guerra, 11 pezzi coreografici su altrettanti luoghi sotto assedio: Sarajevo, Kigali in Rwanda, Srebrenica, Tel Aviv, Jenin, Baghdad, Istanbul, Beslan, Gaza, Bentalha, Kabul. 11 pezzi, 11 luoghi, così come 11 sono i brani che compongono le 3 Sonate di Johann Sebastian Bach.

Di diverso impianto è Nostalgia, creazione firmata dal coreografo Giovanni Insaudo, in scena a Spazio Rossellini il 30 gennaio, in collaborazione con ATCL. Nostalgia è una performance multimediale che, ripercorrendo al contrario l’ordine cronologico di una esibizione, mette al centro il desiderio e la necessità di rivivere quegli attimi unici e irripetibili che avvengono in scena e nella vita, trascinando il pubblico dentro le emozioni della memoria e in un’esperienza di spostamento percettivo.

Il 13 febbraio la stagione si sposta al Teatro Biblioteca Quarticciolo per The Doozies – Eleonora Duse, Isadora Duncan e noi della coreografa Silvia Gribaudi con l’attrice e regista Marta Dalla Via. Giocando semanticamente con l’espressione colloquiale americana “to be doozy” (essere fuori dall’ordinario), lo spettacolo è un grande omaggio a due icone anticonformiste come Eleonora Duse e Isadora Duncan, pioniere delle istanze femministe e di un’interpretazione politica dell’arte. Come affermano le stesse autrici nelle note di regia: “Dove sono questi lasciti, ci siamo chieste, visto che, a più di cento anni di distanza, ci troviamo ad affrontare gli stessi identici discorsi sul palco e fuori, le stesse battaglie per la parità e contro la dittatura del physique du role? The Doozies vuole essere un’opera intorno alla meraviglia della stranezza’.

Sempre al Teatro Biblioteca Quarticciolo appuntamento il 20 febbraio con Shifting the Silence, restituzione della residenza di Charlie Prince, che ritorna anche quest’anno grazie a ‘Artisti in Orbita’, un programma di sostegno ai processi creativi finanziato dalla Regione Lazio che permette al Centro, nel prossimo triennio, di implementare le sue azioni di supporto alle ricerche artistiche, traghettandone i risultati migliori in stagione. È il caso del lavoro di Prince che si muove tra danza, musica e performance, indagando il corpo come luogo di inscrizione politica e poetica, segnato dall’esilio e dall’eredità coloniale, cicatrici che l’artista maneggia attraverso la danza trasformando la vulnerabilità in rivolta.

Dopo quello di Virgilio Sieni, la stagione 2026 di Orbita Spellbound accoglie il riallestimento di un altro spettacolo che ha segnato la storia della danza contemporanea italiana: il 24 febbraio allo Spazio Rossellini, in collaborazione con ATCL, andrà in scena Tu non mi perderai mai 2005-2025 (finalista premi UBU 2025 come miglior spettacolo di danza) in cui Raffaella Giordano, protagonista da oltre 30 anni della scena europea, affida alla giovane coreografa e autrice Stefania Tansini la re-interpretazione, dopo 20 anni, di uno tra suoi assoli più misteriosi e inafferrabili, Tu non mi perderai mai, ispirato dal Cantico dei Cantici.

Il 2 marzo si torna al Teatro Ambra Jovinelli con un doppio programma: Rhapsody in Blue, coreografia firmata dalla coppia d’arte e di vita composta dalla basca Iratxe Ansa e dall’italiano di origini slave Igor Bacovich; e, a seguire, Holy Shift, creazione eseguita da Spellbound Contemporary Ballet e firmata dal suo fondatore, il coreografo Mauro Astolfi. Rhapsody in Blue è una vera e propria esplosione di creatività e fantasia incarnata sul palco da 16 danzatori che ruota intorno alla celebre composizione di George Gershwin; Holy Shift è invece una riflessione sulla rottura del paradigma, un elogio al disorientamento contro la dittatura dei modelli imposti, un invito profondo ad abbandonarsi al cambiamento.

Di nuovo allo Spazio Rossellini il 13 marzo per l’imperdibile appuntamento con Cani Lunari del Premio Ubu Francesco Marilungo, fra le coreografie più apprezzate dalla critica e dal pubblico in tutto il 2025 e presentata a Roma da Orbita Spellbound in collaborazione con ATCL. Partendo dalla suggestione del fenomeno ottico dei “cani lunari” – ovvero la rifrazione della luce lunare nei cristalli di ghiaccio atmosferici -, i 5 performer in scena si muovono fra trance e house dance immergendosi in antichi culti estatici femminili, pratiche magiche e testi sciamanici. Come afferma Marilungo, “Cani Lunari vuole essere una riflessione sulla magia intesa come sapere alternativo alla scienza positiva; un invito a recuperare alla nostra coscienza qualcosa del numinoso mondo delle streghe per provare a re-incantare il mondo”.

Un altro prezioso ritorno nella programmazione di Orbita Spellbound è quello di Andrea Costanzo Martini che il 21 marzo al Teatro Biblioteca Quarticciolo presenta due creazioni: Pas de Cheval e What happened in Torino. La prima è un duetto ispirato alla figura del cavallo – simbolo di grazia, forza e libertà – che mette a confronto l’animale con il performer, esplorando i confini tra addestramento e libertà, obbedienza e desiderio, virtuosismo e vulnerabilità; la seconda invece è il primo solo dell’artista, in cui si misura con gli stati emotivi e fisici che attraversano il suo corpo in scena, nella lotta costante tra il desiderio di essere osservato e l’angoscia di divenire puro oggetto-merce.

Sempre al Teatro Biblioteca Quarticciolo, il 10 aprile debutta in Prima Nazionale We in a Box, performance-concerto del percussionista Joss Turnbull che coinvolge sul palco la boxeur keniota Everline Akinyi Odero in uno spettacolo ad alto impatto emotivo. Nella lotta fra il battito di un tamburo iraniano e le tecniche della boxe, i più comuni gesti del vivere quotidiano, come il respirare o l’asciugarsi il sudore, diventano materiale coreografico, rendendo tangibili la vulnerabilità e la resistenza, toccando questioni arcaiche dell’essere umano.

L’ultimo dei tre appuntamenti della stagione al Teatro Ambra Jovinelli, il 20 aprile, è quello che segna il ritorno nella programmazione di Orbita Spellbound del danzatore, attore, regista e coreografo argentino di base a Parigi Luciano Rosso, reso famoso dallo spettacolo Un poyo Rojo, in tournée mondiale da oltre 10 anni. La sua nuova creazione dal titolo Apocalipsync è un one-man-show di teatro fisico, nel quale Rosso utilizza diverse discipline sceniche, interpretando una quarantina di personaggi in 10 scene che si succedono senza interruzione, per invitare il pubblico a interrogarsi e riflettere sul mondo nel quale viviamo, dominato dall’alienazione tecnologica e dalla continua performance sull’identità.

Il 10 maggio Scintille fa tappa al Teatro Palladium con Asteroide, la nuova creazione di Marco D’Agostin, vincitrice del premio UBU 2025 come miglior spettacolo di danza dell’anno. In questo lavoro che parte dall’estinzione dei dinosauri a causa dell’impatto sulla terra di un asteroide, il pluripremiato coreografo veste i panni di un paleontologo che pian piano trasforma la sua conferenza sui fossili in un bizzarro musical, facendo esplodere un cortocircuito tra la scienza e l’amore, l’intrattenimento e l’informazione, la vita e la morte, la danza e il teatro. Fra tradimenti, ossa di dinosauro e misteriose grotte piene di iridio, Asteroide racconta la straordinaria capacità della vita – e dunque dell’arte – di ripresentarsi sempre, in nuove forme, senza soccombere mai.

Se D’Agostin insiste sulla forza della vita, al contrario il coreografo Matteo Carvone esplora l’orizzonte del post-umano con Icarus, restituzione di residenza sostenuto nell’ambito di ‘Artisti in Orbita’ e aperta al pubblico il 15 maggio al Teatro Biblioteca Quarticciolo, ultimo appuntamento della stagione 2026 di Orbita Spellbound. In una coreografia che si svela come eco di un linguaggio dimenticato — un gesto fossile che riaffiora in un mondo svuotato di umanità – Carvone si chiede: chi danzerà quando l’uomo non ci sarà più? La performance non è la storia di una caduta né una celebrazione del volo, ma l’attraversamento di una soglia: tra materia e assenza, tra gesto e glitch, tra rovina e luce. È l’abbagliante istantanea di un Icaro troppo vicino al sole, in quel momento liminale tra ascesa e dissoluzione.

Milano-Cortina, Barbuto (presidente Unione Ciechi) tedoforo a Bologna

Roma, 7 gen. (askanews) – C’è anche Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, una vita dedicata alla formazione e all’inclusione delle persone con disabilità visiva, tra i tedofori Coca-Cola della fiamma olimpica di Milano-Cortina. Il 6 gennaio, infatti, Barbuto, nato a Catania nel 1954 e da oltre cinquant’anni residente a Bologna, ha portato la fiamma nel capoluogo emiliano.

Guida dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità e Direttore dell’Istituto dei Ciechi “Francesco Cavazza”, con il suo impegno Barbuto ha promosso autonomia, partecipazione e accesso alla cultura, fondando la Fondazione LIA per rendere i libri italiani accessibili a tutti. La sua storia è un esempio di determinazione e visione: ha trasformato la disabilità in una risorsa per costruire una società più equa e inclusiva.

Proprio per questi valori, Coca-Cola Italia lo ha scelto come tedoforo del Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026. Mario Barbuto incarna lo spirito olimpico, dimostrando che il vero traguardo è la partecipazione di tutti.

“Portare la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 come tedoforo Coca-Cola è stato un momento di grande valore, sia personale che collettivo. La Fiamma racchiude valori in cui credo profondamente: inclusione, partecipazione e impegno per una società più equa e accessibile. Lo sport, come la vita, deve essere uno spazio aperto a tutti, dove le differenze non rappresentano un limite, ma una ricchezza. Essere qui oggi significa lanciare un messaggio di fiducia nel futuro e nella possibilità di costruirlo insieme. Lo sport diventa così un potente messaggero: una società è davvero forte solo quando è inclusiva e accogliente per tutti”, ha dichiarato Barbuto.

Con Coca-Cola, il Viaggio della Fiamma Olimpica diventa un percorso che celebra sport, comunità e impegno sociale, trasformando l’attesa dei Giochi in un’esperienza partecipata e inclusiva.

L’Onu: le condizioni dei palestinesi in Cisgiordania ricordano l’apartheid

Roma, 7 gen. (askanews) – “C’è un sistematico soffocamento dei diritti dei palestinesi in Cisgiordania. Che si tratti di aver accesso all’acqua, di andare a scuola, correre in ospedale, visitare familiari o amici o raccogliere le olive, ogni aspetto della vita dei palestinesi in Cisgiordania è controllato e limitato dalle leggi, dalle politiche e dalle pratiche discriminatorie di Israele. Si tratta di una forma particolarmente grave di discriminazione razziale e di segregazione, che ricorda il sistema di apartheid che abbiamo visto in passato”: è quanto ha dichiarato l’Alto commissario Onu per i Diritti Umani, Volker Turk, commentando il rapporto diffuso oggi dalle Nazioni Unite, da cui emerge come “la discriminazione sistematica” da parte di Israele nei confronti dei palestinesi si sia aggravata a partire almeno dal dicembre 2022.

Stando al rapporto ci sarebbero “fondati motivi per ritenere che la separazione, la segregazione e la subordinazione siano destinate a essere permanenti, al fine di mantenere l’oppressione e il dominio sui palestinesi”. E “gli atti commessi con l’intenzione di mantenere tale politica costituiscono una violazione dell’articolo 3 dell’ICERD (Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale), che proibisce la segregazione razziale e l’apartheid”. Alla luce di quanto emerso dal rapporto, Turk ha quindi invitato le autorità israeliane “ad abrogare tutte le leggi, le politiche e le pratiche che perpetuano la discriminazione sistematica contro i palestinesi basata sulla razza, la religione o l’origine etnica”.

“Invito le autorità israeliane a porre fine alla loro presenza illegale nei Territori palestinesi occupati, anche smantellando tutti gli insediamenti e facendo evacuare tutti i coloni. Le autorità israeliane devono rispettare il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione”, è l’appello del Commissario Onu.

Acca Larentia, La Russa: aggressioni non cancelleranno la memoria

Roma, 7 gen. (askanews) – “Ho appreso con sconcerto la notizia della vile aggressione avvenuta nella notte a Roma ai danni di quattro militanti di Gioventù Nazionale, attaccati da un commando di venti persone mentre affiggevano manifesti in ricordo di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, assassinati davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano, in via Acca Larenzia nel 1978”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“Quanto avvenuto – ha aggiunto – è inammissibile, siamo di fronte a un odio politico di estrema gravità, che condanno con fermezza. Queste aggressioni non cancelleranno la memoria, né fermeranno chi, con coraggio e determinazione, continua a difendere il diritto al ricordo e alla libertà di espressione. A Gioventù Nazionale e ai giovani rimasti feriti va la mia sincera e affettuosa vicinanza, con l’auspicio – ha concluso La Russa – che i responsabili vengano rapidamente individuati”.

Teatro Sistina, Paolo Conticini e Mauro Casciari in "Tootsie"

Roma, 7 gen. (askanews) – Torna in scena nei teatri italiani “Tootsie”, il Musical firmato e adattato in italiano da Massimo Romeo Piparo tratto dal famoso film del 1982 di Sydney Pollack con l’indimenticabile interpretazione di Dustin Hoffman. Sul palcoscenico del Teatro Sistina dal 22 gennaio al 1 febbraio, lo spettacolo sarà in tour in diverse città italiane: attualmente in scena a Imola, poi Vicenza, Firenze, Messina, Imperia, Modena, Bolzano.

Divertente, romantico, irriverente e sorprendentemente attuale: “Tootsie” è pronto a conquistare il pubblico tra risate, emozioni e momenti di autentica riflessione. Un Musical iconico che gioca con intelligenza e ironia sui temi dell’identità, dell’amore e del successo, trasformandoli in puro divertimento.

A guidare il cast nel doppio ruolo Michael Dorsey/Dorothy Micheaels è Paolo Conticini, amatissimo protagonista di grandi successi del Musical come “Mamma Mia!” e “The Full Monty”. Al suo fianco, nel ruolo dell’amico Jeff, Mauro Casciari, storico volto de Le Iene, conduttore radiofonico e DJ di RDS, ex braccio “sinistro” di Rosario Fiorello nell’acclamato Viva Rai2 e al suo debutto assoluto nel Musical.

Insieme ad un ensemble di straordinario talento, completano il cast Beatrice Baldaccini nel ruolo di Julie, Ilaria Fioravanti in quello di Sandy, Matteo Guma nei panni di Max, Massimiliano Carulli è Ron, Elena Mancuso nel ruolo di Rita, Sebastiano Vinci in quello di Stan, Fabrizia Scaccia in quello di Suzie, Denis Scoppetta nel ruolo di Clark e Roberto Tarsi nei panni di Stuart. La direzione musicale è di Emanuele Friello, le scenografie di Teresa Caruso, le coreografie di Roberto Croce, i costumi di Cecilia Betona, le luci di Daniele Ceprani, il suono di Stefano Gorini.

Con il libretto di Robert Horn, vincitore del Tony Award per questo titolo, e la musica e i testi di David Yazbek, già autore di un altro grande successo come “The Full Monty”, Tootsie è classificato come una delle migliori commedie di tutti i tempi nella lista stilata dall’American Film Institute e acclamato come “Il Musical più divertente di Broadway!” (The New York Post), oltre ad aver ricevuto l’incredibile cifra di 11 nomination agli Oscar del Musical (Tony Award), tra cui quello per il miglior musical e la migliore colonna sonora originale.

Lo spettacolo, prodotto da PeepArrow Entertainment in collaborazione con Il Sistina, racconta la storia di Michael Dorsey (Paolo Conticini), un bravo attore con un particolare talento per… non riuscire a mantenere un lavoro! Avvilito e disoccupato, Michael decide di fare un ultimo, disperato tentativo per realizzare i suoi sogni: si presenta al provino del musical sequel di Giulietta e Romeo, travestito da donna con il nome di Dorothy Michaels e, dopo un’ottima performance, lo vince. In una fulminea ascesa verso la celebrità di Broadway, Michael (travestito da Dorothy) diventa presto un’attrice amatissima dal pubblico ma, mentre il lavoro comincia ad andare a gonfie vele, Michael si innamora di una sua collega. Sarà il suo amico e coinquilino Jeff (Mauro Casciari), uno squattrinato ma navigato scrittore che per sopravvivere gestisce un ristorante, a metterlo di fronte alla realtà, facendogli realizzare che mantenere quel successo “di attrice” è molto più difficile di quanto si possa aspettare.

Con il suo ritmo serrato, una vicenda incredibilmente attuale e la coinvolgente colonna sonora, “Tootsie” è una commedia brillante e piena di colpi di scena che si prende amabilmente gioco dell’intero mondo dello show business con le sue dinamiche distorte, in cui “merito” e “scorciatoia” spesso si confondono. Ma la storia di Michael, grazie anche allo scoppiettante rapporto con il suo alter-ego Jeff, offre l’occasione per riflettere su temi importanti, come l’amore e il rapporto tra i sessi, l’identità e il ruolo della donna nella società, la genialità e il coraggio di rischiare per guadagnarsi un’opportunità per emergere. Celeberrima la frase finale che il camaleontico Dustin Hoffman rivolge alla sua amata nel disperato tentativo di “giustificare” il suo scambio di identità: “Sono stato un uomo migliore con te da ‘donna’, di quanto lo sia stato con le altre donne da ‘uomo’”.

Strage di Crans-Montana, il cardinale Zuppi: l’amore è la risposta al male

Bologna, 7 gen. (askanews) – “L’amore è la risposta al male” e “oggi Giovanni è come una stella del cielo, illuminata dalla luce di Dio”. Lo scrive il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, nel messaggio inviato ai funerali di Giovanni Tamburi, il giovane bolognese vittima dell’incendio della notte di Capodanno a Cras-Montana, celebrati questa mattina in cattedrale a Bologna alla presenza di centinaia di persone.

“Purtroppo non posso essere fisicamente presente questa mattina. Lo sono con amore addolorato e con intima comunione – scrive Zuppi -. Dare l’ultimo saluto sembra incredibile, pensando alla bellezza della vita che Giovanni aveva e donava. Il pensiero si allarga ai giovanissimi amici travolti nel rogo, ai tanti che ne porteranno a lungo le ferite, e al capotreno ucciso l’altra sera qui a Bologna”.

“Sento l’unica consolazione proprio nella luce tenera del Natale. In questi giorni terribili abbiamo tutti sperimentato l’istintivo amore e la solidarietà tra di noi – prosegue l’arcivescovo -. Ci siamo stretti tra noi e ai suoi familiari. Fratelli tutti! L’amore è la risposta al male. Oggi Giovanni è come una stella del cielo. Splenda a lui la luce che non finisce, riposa in pace”.

La liturgia è stata celebrata da monsignor Stefano Ottani con l’omelia di don Stefano Greco. Presenti il ministro Bernini, il sottosegretario Borgonzoni, il presidente de Pascale e il sindaco Lepore.