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Fratoianni (AVS): “Dati sul deficit spiegano il nervosismo di Meloni”

Roma, 22 set. (askanews) – “Finalmente abbiamo capito, i dati sul deficit spiegano il nervosismo di Giorgia Meloni, la corsa all’annuncio propagandistico all’inseguimento di Roberto Vannacci. Le cose non vanno bene per il governo, prima se ne vanno e meglio è”. Lo ha detto Nicola Fratoianni di Avs parlando ai giornalisti davanti alla Camera, commentando i dati pubblicati dall’Istat, secondo cui nel 2025 il deficit-Pil si è attestato al 3,1%.

Conti pubblici, doccia fredda dall’Istat. Meno margini per la manovra

Roma, 22 set. (askanews) – La doccia fredda arriva in mattinata. L’Istat conferma che il rapporto deficit/Pil nel 2025 si è attestato al 3,1%, il che impedisce all’Italia di uscire con un anno di anticipo dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo come sperava il governo per avere qualche margine in più sulla manovra. L’Istituto di statistica ha quindi confermato il verdetto di marzo scorso evidenziando, peraltro, un peggioramento dell’indebitamento netto di 355 milioni.

“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato” ha commentato subito dopo l’uscita del dato il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, sottolineando che “coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”.

Il governo infatti ha messo nero su bianco un deficit del 2,9% nel 2026 che consentirebbe di uscire dalla procedura nel 2027. L’andamento del Pil migliore delle previsioni per quest’anno (si dovrebbe arrivare intorno all’1% contro lo 0,6% previsto e lo 0,8% già acquisito) lascia qualche decimale di Pil di spazio di manovra in deficit per quest’anno, pur restando fermo il limite per la crescita della spesa netta all’1,6% fissato dal Consiglio nell’ambito della procedura per deficit eccessivo.

In questo quadro si inserisce l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese per la difesa e il rafforzamento del sistema energetico, formalizzata a Bruxelles l’11 settembre scorso, che consente una flessibilità di 1,5 punti di Pil per le spese di difesa nel 2026-2028 (qualcosa meno di 35 miliardi totali). All’interno del tetto complessivo c’è un limite specifico per le spese per la sicurezza energetica di 0,3 punti di Pil su base annuale e 0,6 punti cumulati fino al 2028 (circa 15 miliardi). Che a questo punto bisognerà capire se sarà interamente utilizzato.

Il mancato conseguimento del deficit sotto il 3% non impedisce di richiedere al Consiglio l’attivazione della clausola, le cui spese restano comunque fuori dal limite della traiettoria di spesa netta imposto nella procedura per deficit eccessivo. Ma di fatto i soldi spesi in più, per i paesi in procedura d’infrazione, continuano ad essere considerati nel calcolo del deficit. In sostanza si verifica la cosidetta “asimmetria”. Per il paesi non in procedura queste spese non concorrono a determinare né il limite della spesa netta né l’apertura dell’infrazione oltre la soglia del 3% del deficit mentre per il paesi in procedura le spese non incidono sulla spesa netta ma vengono considerate nel monte del deficit da abbattere per tornare sotto il 3%.

Quindi se il governo confermerà di voler uscire dalla procedura nel 2027, come sembra chiaro dalla dichiarazione di Giorgetti, questo vuol dire che ogni euro in più speso con la clausola di salvaguardia deve comunque consentire di restare sotto il 3% sia nel 2026 (le spese si calcolano da febbraio di quest’anno) sia nel 2027 e in prospettiva negli anni successivi.

La richiesta di scostamento di bilancio che il governo presenterà al Parlamento dovrà quindi tenere conto di questi limiti nel caso si voglia confermare l’uscita dalla procedura nel 2027. Gli spazi di manovra per la legge di bilancio comunque ci sono. Restano quelli derivanti dagli avanzi del Pnrr (si parla di circa 4 miliardi), per circa due miliardi già impegnati per lo stop al bollo nel 2027, e quelli derivanti dal miglioramento del Pil sia in termini di entrate fiscali che si di spazi in deficit rispetto al quadro tendenziale.

Un quadro più chiaro emergerà dal Documento programmatico di finanza pubblica, atteso per inizio ottobre, che segnerà l’inizio dei lavori per la legge di bilancio 2027. I Paesi Ue devono notificare alla Commissione europea i rispettivi Documenti programmatici di Bilancio entro il 15 ottobre.

Musica,"Il cielo in una stanza" docufilm in carcere Chiavari con Sayf

Roma, 22 set. (askanews) – Un viaggio dentro le mura del carcere, con l’obiettivo di raccontare quanto l’ascolto della musica, in quegli spazi, non sia una concessione, ma un’opportunità. Questo il tema de “Il cielo in una stanza”, il documentario girato all’interno della Casa di Reclusione di Chiavari (Genova) con la partecipazione di Sayf in dialogo con i detenuti della struttura.

Scritto dal giornalista e autore Claudio Cabona e diretto dal regista Yuri Dellacasa, il documentario sarà disponibile sul canale YouTube dell’artista a partire da mercoledì 7 ottobre. A impreziosire l’opera, un tributo speciale a Gino Paoli, autore di uno dei brani simbolo della musica italiana, che dà il titolo al documentario, tracciando il filo conduttore dell’intero racconto. Un’anticipazione della cover de “Il cielo in una stanza” è stata offerta da Sayf durante l’ultima edizione del Santissima Fest al Porto Antico di Genova.

Il brano torna anche nel finale del documentario, quando Sayf ne offre una personale interpretazione, accompagnato dalla tromba, in un momento carico di emozione che chiude il racconto nel segno di un omaggio a uno dei grandi classici della musica italiana.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo, e si inserisce nell’ambito delle attività dell’associazione “Il Cuore di Federico”.

Il carcere di Chiavari promuove da tempo laboratori volti alla promozione della musica anche come forma di terapia e di arricchimento culturale. A uno di questi laboratori ha preso parte Sayf, che nel documentario riflette con i detenuti sul concetto di libertà, ascolta i loro brani rap e porta le loro parole oltre le sbarre, “liberandole”.

Attraverso dialoghi, letture, scambi di rime e di riflessioni, l’incontro tra Sayf e i detenuti prende forma in modo spontaneo, senza filtri: la musica diventa un terreno d’intesa reale, capace di superare le barriere della reclusione e restituire voce a ciascuna storia.

Inail, D’Ascenzo: cala il numero di morti sul lavoro, ma non ci accontentiamo

Roma, 22 set. (askanews) – “Il fatto che stiano diminuendo le perdite umane è un dato importantissimo”. Così il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, a margine della presentazione della relazione annuale dell’istituto. “Certo – ha detto – non ci accontentiamo minimamente. Si tratta di un inizio del percorso. Vuol dire che cominciamo ad avvertire un primo segnale del funzionamento delle nostre politiche di prevenzione. Che le denunce aumentino sicuramente è un dato da tenere in considerazione, però dobbiamo anche tenere in considerazione l’incremento dell’occupazione che in parte va anche ad incidere su questo dato dell’aumento degli infortuni”.

D’Ascenzo ha ribadito “l’importanza della diminuzione delle perdite umane, che per me è fondamentale. Non ci accontenteremo mai, naturalmente. Non abbiamo mai un traguardo che non sia quello di ridurlo veramente drasticamente questo numero”.

Sulle malattie professionali, D’Ascenzo ha affermato che si tratta di “un fenomeno molto importante che stiamo tenendo sotto seria attenzione. Ho voluto anche specificare con precisione quale sia il significato di questo numero, perché potrebbe essere così grossolanamente preso come un peggioramento delle condizioni lavorative nel complesso. Non è proprio così e ho voluto argomentarlo, ho voluto spiegare che anche in questo caso c’è un maggiore impatto della prevenzione. C’è una maggiore attenzione da parte dei medici, una maggiore attenzione anche dei lavoratori che sanno che hanno a disposizione questo strumento e segnalano una patologia prima che questa si cronicizzi e diventi molto più difficile da curare”.

Il presidente dell’Inail ha aggiunto che “stiamo lavorando per rendere l’istituto sempre più efficiente, per essere sempre più efficaci in tema di prevenzione. Il decreto 159 che ho citato nella relazione per noi è un punto fondamentale di partenza, una base di partenza essenziale perché ci dà anche nuove competenze: essere ancora più incisivi. Possiamo anche lavorare sui giovani, che per noi è estremamente importante. E’ sulla consapevolezza delle persone che ci dobbiamo basare per far sì che questa cultura della sicurezza attecchisca davvero”.

Calderone: dati Inail su infortuni incoraggianti, ampliate le tutele

Roma, 22 set. (askanews) – I dati Inail sugli infortuni sono “un incoraggiamento a continuare a lavorare, mettendo in campo delle azioni specifiche che partano dalla prevenzione per poi migliorare anche non solo la comprensione delle norme, ma la fase di applicazione di tutte le prescrizioni in materia di sicurezza”. Lo ha sottolineato il ministro del Lavoro, Marina Calderone, a margine della presentazione della relazione annuale dell’Inail.

“Sta aumentando il numero degli occupati – ha detto – quindi, la platea dei lavoratori assicurati è molto più ampia. Una platea che in questo caso è resa ancor più omnicomprensiva dal fatto che abbiamo ampliato le tutele, ricomprendendo anche il mondo della scuola in tutte le sue accezioni e, soprattutto, anche mettendo in protezione i nostri giovani nei percorsi di accompagnamento alla conoscenza del mondo del lavoro, con l’alternanza scuola-lavoro. Insieme con l’Inail facciamo grossi investimenti in materia di prevenzione e cerchiamo di individuare le azioni per evitare che ci siano infortuni”.

FnV, Vannacci saluta nono deputato (da Fi) e punta a doppia cifra

Roma, 22 set. (askanews) – Con l’entrata in Futuro nazionale dell’azzurro Tommaso Calderone, Roberto Vannacci prosegue la sua ‘marcia’ alla Camera. Se riuscirà a soffiare un nuovo deputato dalle file del centrodestra raggiungerà un altro traguardo: con dieci deputati FnV potrà vantare la ‘dignità’ di componente politica all’interno del Misto, senza dover chiedere in prestito, come avviene ora, il simbolo a una lista che ha corso alle ultime politiche.

Per costituire un gruppo parlamentare alla Camera servono almeno 20 deputati (saranno 14 dalla prossima legislatura) ma sono previste deroghe, come per Noi Moderati di Maurizio Lupi che ne conta solo otto. Discorso a parte vale per le formazioni come quella di Vannacci che non hanno mai passato la ‘prova’ delle urne, con Futuro Nazionale che è già riuscito a formare una componente nel gruppo Misto, con deputati fuoriusciti da altri partiti (prevalentemente dalla Lega) ma ha dovuto affiliarsi a Free (simbolo di un partito che si è presentato alle elezioni politiche del 2022 senza aver eletto alcun parlamentare). Al raggiungimento della soglia di dieci deputati, FnV potrà vantare la ‘dignità’ di componente politica all’interno del Misto. E, peraltro, avrà in proporzione una ripartizione più consistente di risorse.

Non si può escludere che l’ex generale, a quel punto, vorrà aprire un altro fronte sollecitando la formazione di un vero e proprio gruppo parlamentare, facendo notare ad esempio che Italia Viva ha sette deputati e Azione ne ha dieci, e entrambi hanno un gruppo parlamentare. Ma non potrà appellarsi, come loro, al fatto di essere partiti organizzati nel Paese che nelle ultime elezioni hanno presentato sotto lo stesso simbolo proprie liste di candidati con almeno un deputato eletto, come prescrive il regolamento.

Oggi, alla conferenza stampa indetta dal partito, Vannacci, in collegamento, ha salutato così il neo-arrivato: “Benvenuto Tommaso. Mi sono emozionato con le tue parole. Hai detto che torni a Itaca. Beh, qui trovi Penelope e Telemaco perché i proci li abbiamo già sterminati noi. Oggi – ha proseguito – entri nella squadra, il manipolo dei reietti e della feccia. Con Calderone oggi arriviamo a nove deputati come i nove gironi infernali, una sorta di compimento e una specie di presagio. Se ne arriverà un decimo, o una decima che porta fortuna, sarà Satana in persona”.

Il decimo deputato potrebbe arrivare dal Sud, come Calderone. Se alle elezioni suppletive di Reggio Calabria (per sostituire il deputato Francesco Cannizzaro divenuto nel frattempo sindaco) dovesse vincere il candidato di FnV, Domenico Giannetta. Pure lui ex deputato eletto nel 2022 nelle file di Forza Italia ed ex capogruppo azzurro in Regione. Domani pomeriggio Vannacci sarà proprio a Reggio Calabria a sostegno di Giannetta.

Ciclismo, Italia oro nella staffetta mista ai Mondiali

Roma, 22 set. (askanews) – Fantastica Italia ai Mondiali di ciclismo su strada di Montreal. Gli azzurri hanno conquistato la medaglia d’oro nella staffetta mista a cronometro, centrando il primo titolo mondiale nella specialità. Il sestetto italiano, guidato da Filippo Ganna e composto anche da Mattia Cattaneo, Matteo Sobrero, Elisa Longo Borghini, Vittoria Guazzini e Monica Trinca Colonel, ha chiuso davanti a Francia e Svizzera.

La prova prevede una prima frazione maschile e una seconda femminile, con tre uomini e tre donne a passarsi il testimone “virtuale” a metà gara. L’Italia ha completato la prova davanti ai francesi, secondi a 8 secondi, e agli svizzeri, terzi a 19 secondi.

Per la Svizzera, indicata tra le squadre più accreditate, la gara è stata condizionata da un problema meccanico occorso a Stefan Kung nei primi chilometri. Bissegger e Schmid hanno così dovuto affrontare gran parte della frazione maschile in due.

Per l’Italia si tratta della terza medaglia conquistata ai Mondiali di Montreal, dopo i due argenti ottenuti da Filippo Ganna nella cronometro elite maschile e da Nicolas Milesi nella cronometro under 23.

Quello conquistato oggi è inoltre il primo oro mondiale azzurro nella staffetta mista, specialità introdotta nel programma iridato nel 2019. Prima di oggi l’Italia aveva ottenuto due medaglie d’argento e due di bronzo ai Mondiali, oltre a due titoli europei.

Trump all’Onu difende la guerra all’Iran: mentre gli altri hanno parlato, io ho agito

New York, 22 set. (askanews) – L’Iran è lo “sponsor numero uno” del terrorismo. Lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, parlando all’assemblea generale delle Nazioni Unite dando ai leader a Teheran dei “fanatici radicali” e accusandoli di essere “i bulli del Medio Oriente” che grazie a lui tali “non sono più”. Trump ha rivendicato che “mentre gli altri hanno parlato, io ho agito. Mentre gli altri hanno parlato di pace, io l’ho realizzata. Mentre gli altri hanno ignorato le minacce, io le ho affrontate. Mentre gli altri hanno parlato di coraggio, l’America lo ha dimostrato. Mentre gli altri hanno promesso forza, io l’ho usata per rendere l’America il paese più potente del mondo”.

Il presidente americano, Donald Trump, difende la guerra lanciata contro l’Iran tornando a insinuare che se non fosse stato per lui Teheran si sarebbe dotata di un’arma nucleare. Lo fa partendo dall’attacco di Hamas contro Israele di quasi tre anni fa. Durante il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Trump ha detto: “In America, abbiamo appena ricordato il 25° anniversario del peggior attacco terroristico della storia, l’11 settembre, che ha ucciso 3.000 persone a poche miglia da qui. Tra due settimane, ricorderemo il terzo anniversario dell’attacco del 7 ottobre in Israele, dove terroristi finanziati dall’Iran hanno torturato, mutilato e ucciso 1.200 civili innocenti, inclusi dozzine di americani. Il Leader supremo dell’Iran ha celebrato quella strage e l’ha definita un ‘servizio all’umanità’. Lo stesso regime ha massacrato oltre 72.000 dei suoi cittadini quest’anno. Immaginate solo se un regime così vile fosse mai messo in condizione di compiere attacchi terroristici su larga scala protetto da uno scudo nucleare. Questa era la realtà che dovevamo affrontare, una realtà che troppi preferivano ignorare”.

Trump ha affermato, nel suo intervento all’ONU, che l’Iran sta aspettando di vedere come si comporteranno i repubblicani alle elezioni di medio termine prima di negoziare con la sua amministrazione la fine della guerra. Pertanto, ha predetto che un accordo si troverà dopo le elezioni di Midterm.

“Devo prendere una decisione importante”, ha detto Trump. “Si raggiungerà un accordo con l’Iran che permetta loro di ricostruire e creare un Paese di gran lunga più grande di quanto non sia mai stato prima, forse uno dei più grandi del Medio Oriente o persino del mondo? Oppure annienterò la Repubblica Islamica, e lo farò rapidamente, senza darle mai la possibilità di uccidere e distruggere di nuovo persone e Paesi?”, ha evidenziato Trump. “Dovrei forse condurli all’inferno, senza alcuna possibilità di sopravvivenza e senza speranza di grandezza futura o di generazioni a venire?”, ha proseguito il leader americano, sostenendo che gli Stati Uniti raggiungeranno un accordo con l’Iran “subito dopo le elezioni”.

Bresh pubblica il suo primo romanzo: "Nessuno ci insegna a cadere"

Roma, 22 set. (askanews) – Dal 6 ottobre arriva in tutte le librerie fisiche e online, “Nessuno ci insegna a cadere”, l’esordio letterario di Bresh, all’anagrafe Andrea Emanuele Brasi, uno dei cantautori più apprezzati della sua generazione, che per la prima volta firma un romanzo (edito Rizzoli, 240 pp, euro 17), una storia delicata e profonda, divertente e poetica, che fa riflettere su quelli che vengono considerati i punti fermi, sulle scelte che si credono immutabili e sulla strada che si desidera percorrere davvero. Perché cadere non è un errore, è l’inizio della storia.

Bresh presenterà e firmerà il libro, già disponibile in pre-order su tutti gli store online e nelle librerie fisiche, il 5 ottobre a Milano (Mondadori Duomo, alle 18), martedì 6 ottobre a Genova (Giardini Luzzati, ore 18) e mercoledì 7 alla Feltrinelli di Via Appia Nuova a Roma (18.30).

Il libro racconta di Diego, che ha diciassette anni e frequenta un istituto tecnico nella cittadina di Ventura, ma ha solo un obiettivo in mente: vendicare la morte del padre causata dal crollo del Ponte delle Cicale, perché la giustizia si è fatta beffe delle famiglie delle vittime e qualcuno deve mettere le cose a posto. E poi c’è Camilla, una studentessa del classico e sta preparando un durissimo esame per una borsa di studio che la porterà a frequentare un’università all’estero, il sogno di sua madre. È sulla terrazza che collega i due istituti che Diego e Camilla si scontreranno per caso…

Partito lo scorso anno con il suo primo tour nei palasport e proseguito quest’anno con tre date in Europa a Parigi, Londra e Barcellona, per poi approdare nella sua Genova con quattro live Sold Out al Porto Antico e un altro Sold Out all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il viaggio di Bresh non accenna a fermarsi e nel 2027 arriverà, per la prima volta, all’Ippodromo SNAI San Siro di Milano, sabato 11 settembre 2027, in occasione di I-DAYS Milano. L’appuntamento, denominato Milano marea, si preannuncia una vera e propria festa davanti ai suoi fan.

Confindustria alza la stima sul Pil 2026 a +0,8%, ma frenata a fine anno

Roma, 22 set. (askanews) – La crescita del Pil in Italia nel 2026 è stata rivista al rialzo dai previsori (+0,8%) rispetto ad aprile (+0,5%), grazie ai primi 2 trimestri positivi. Tra i motivi, l’inatteso calo della domanda mondiale di petrolio (specie in Cina e Giappone), che ha allungato i tempi della scarsità; il minor trasferimento dei rincari ai beni non energetici; il traino del Pnrr alle battute conclusive. E’ quanto stima il centro studi di Confindustria (Csc) nella congiuntura flash di settembre.

Il 2026 sorprende al rialzo, ma la crescita rallenta a fine anno. Il persistere della quasi completa chiusura dello Stretto di Hormuz tiene alto il prezzo del petrolio e quello del gas, ai livelli più alti da fine 2022 (ma molto più bassi della media 2022). L’inflazione è in aumento e le banche centrali stanno alzando i tassi per arginarla. Questo rallenterà consumi e investimenti, anche in Italia. Nel terzo trimestre, ricorda il Csc, finisce la spinta del Pnrr.

Cresce il turismo estero. A luglio, segnala Confindustria, le presenze turistiche in Italia sono aumentate (+3,5% tendenziale), ma solo grazie agli stranieri (+7,3%) e alla loro maggior permanenza (+0,3 giorni in aggregato), mentre calano i flussi di connazionali nel Paese (-1,3%). Il dato di agosto potrebbe risentire di più del massimo storico delle temperature registrato in Italia.

Tiene l’industria. A luglio la produzione industriale è aumentata (+0,7%), trainata dai beni di consumo (+2,1%). La variazione acquisita per il 2026 evidenzia eterogeneità tra settori: auto in recupero (+8,8%), crescono gli altri mezzi di trasporto e i computer-elettronica; in calo mobili, tessile-abbigliamento-pelli, chimica. Il Pmi di agosto, però, scende sotto la soglia neutrale (49,6).

L’export resta in espansione, per gli investimenti indicatori ancora positivi, ma sui consumi segnali contrastanti. Nel secondo trimestre 2026 gli investimenti sono cresciuti ancora (+0,3%), sostenuti dal Pnrr che ha contribuito all’aumento di quelli in fabbricati non residenziali (+7,4%). Le indicazioni restano positive per il terzo trimestre (ad agosto è migliorata la fiducia delle imprese di beni strumentali e di costruzioni), ma la fine del piano peserà nel quarto trimestre.

Sui consumi segnali contrastanti. Le vendite al dettaglio hanno registrato una flessione in volume a luglio (-0,5%), che riguarda sia gli alimentari che gli altri beni e apre male il terzo trimestre. Ad agosto, sono calate ancora le immatricolazioni di auto, ma è migliorata la fiducia dei consumatori; è rimasta stabile la fiducia delle imprese del commercio, ma sono peggiorati i giudizi sulle vendite. (fonte immagine: Confindustria).

Margherita Vicario, fuori il nuovo singolo "Ho chiesto aiuto"

Roma, 22 set. (askanews) – A distanza di tre anni dall’ultimo progetto discografico “Showtime” e dopo l’esordio alla regia con il film “Gloria!”, Margherita Vicario annuncia il nuovo singolo “Ho chiesto aiuto” che segna il suo ritorno alla musica e apre un nuovo progetto discografico, attraverso una scrittura intima e lucida, capace di trasformare una fragilità personale in un racconto universale nel quale è facile riconoscersi.

“Ho chiesto aiuto” nasce da un dolore che, per molto tempo, sembra non avere un nome preciso. Nel testo si intrecciano memorie, ricordi lontani, pensieri difficili da contenere, il peso di ciò che accade dentro e fuori di sé e una sensibilità che porta ad assorbire anche il dolore degli altri. Una condizione vissuta a lungo come naturale, quasi inevitabile, fino a quando qualcosa cambia: stare male non è più qualcosa da accettare, ma una condizione che si può riconoscere e trasformare. Questa consapevolezza è il cuore della canzone.

A fare da contrappunto alla voce di Margherita Vicario c’è un coro dalle reminiscenze gospel che accompagna quasi senza sosta il brano, trasformando progressivamente un racconto intimo e personale in qualcosa di collettivo. Tante voci intorno a una sola, a sottolineare quel passaggio dalla solitudine alla possibilità di affidarsi agli altri. “Ho chiesto aiuto” non racconta la scomparsa del dolore, ma la scoperta che esiste un modo per affrontarlo e andare oltre.

Ad accompagnare il singolo è il videoclip di “Ho chiesto aiuto”, scritto e diretto da Margherita Vicario, che rinnova il legame tra la sua dimensione musicale e quella cinematografica. Il racconto attraversa generazioni diverse facendo emergere pensieri, preoccupazioni e fragilità proprie di ogni età. Uno sguardo delicato che riconosce queste emozioni come parte naturale dell’esperienza umana e lascia spazio, quando diventano più difficili da sostenere, alla possibilità di chiedere aiuto.

Questo nuovo capitolo musicale troverà la sua naturale dimensione dal vivo a febbraio 2027, con due appuntamenti speciali nei teatri (prodotti da Vivo Concerti) che segnano l’atteso ritorno in scena: l’8 febbraio all’Auditorium Conciliazione di Roma e il 10 febbraio al Teatro Arcimboldi di Milano.

Il flashback della controcultura in un museo a San Francisco

San Francisco, 22 set. (askanews) – Per “Time” è uno dei luoghi migliori al mondo nel 2026. Per Brand Usa, Visit California e Visit San Francisco è la tappa da non mancare. Abbiamo raggiunto la sua co-fondatrice e direttrice esecutiva, Estelle Cimino (sposata a Jerry Cimino, un italoamericano di origini siciliane) proprio all’incrocio di Haight-Ashbury dove sorge il Counterculture Museum che lei e il marito hanno fondato.

Dallo Human Be-In a Peggy Caserta, ovvero la creatrice dei jeans a zampa d’elefante, il museo racconta i differenti aspetti e i personaggi del complesso cammino delle lotte per i diritti in una delle zone più interessanti di San Francisco, città simbolo della controcultura americana, degli anni Sessanta e dell’eredità dei movimenti che ne hanno segnato la storia.

Estelle, testimone e protagonista di quegli anni ci racconta: “Nel 1974, quando avevo circa 17 anni, la legge cambiò e le donne poterono finalmente aprire un conto bancario, ottenere una carta di credito e chiedere un mutuo a proprio nome. Avevo iniziato a lavorare a 15 anni e desideravo quei diritti. Andai subito in banca, anche se non avevo ancora compiuto 18 anni, e implorai il direttore di permettermi di aprire un conto. Quando accettò, provai una sensazione bellissima: finalmente le donne stavano conquistando una maggiore indipendenza. Ed è un tema importante ancora oggi”, dice.

I Cimino avevano già fondato il Beat Museum, dedicato agli scrittori, agli artisti e agli attivisti della Beat Generation. Ma quel museo, aperto da circa vent’anni, è stato recentemente chiuso per consentire i lavori di adeguamento antisismico dell’edificio. La chiusura, spiega Cimino, durerà probabilmente un anno o poco più. Mentre l’idea del nuovo progetto nasce circa cinque anni fa: “Amo quel museo ma volevo portare la storia un po’ più avanti”, dagli anni Cinquanta della Beat Generation a ciò che sarebbe accaduto nel decennio successivo. Secondo Cimino, i Beat “hanno davvero aperto la strada” agli anni Sessanta, con figure come Allen Ginsberg, Gary Snyder e Michael McClure.

La scelta di San Francisco è quasi naturale: “Tutto è successo davvero qui a San Francisco. In sostanza, è stato il luogo d’origine”.

Il museo ripercorre i movimenti per i diritti civili, delle donne e delle persone gay, l’ambientalismo, la spiritualità, la protesta contro la guerra del Vietnam e la musica rock.

Per Cimino, ricordare significa anche ispirare. “Qui cerchiamo di essere fonte di ispirazione”, soprattutto per chi è ancora alla ricerca della propria direzione, che per Estelle può avere solo una direzione: “Scopri cosa ami e poi datti da fare”.

Intervista di Cristina Giuliasno

Montaggio di Alessandro Violante

Immagini askanews

Esercito 1659 Drone Challenge, la precisione incontra la velocità

Roma, 22 sett. (askanews) – Nella splendida cornice dell’Ippodromo Militare “Generale Pietro Giannattasio” di Tor di Quinto a Roma è andata in scena la prima gara di droni con i migliori piloti civili e militari. “Esercito 1659 Drone Challenge, la precisione incontra la velocità” è una manifestazione organizzata da Difesa Servizi e dall’Esercito Italiano che ha visto confrontarsi i migliori piloti civili e militari di droni FPV in un percorso per testare abilità, concentrazione e precisione in volo.

Alla Opening Ceremony hanno partecipato il Sottosegretario di Stato alla Difesa Senatrice Isabella Rauti, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello e l’Amministratore Delegato di Difesa Servizi Luca Andreoli con il consueto taglio del nastro.

Queste le parole del Sottosegretario di Stato alla Difesa Senatrice Isabella Rauti: “È uno spettacolo, significa anche un’esperienza immersiva per un pubblico in particolare il pubblico giovanile ma non solo, questo è l’esempio concreto della declinazione della cultura della difesa di cui il Ministro Cosetto parla ormai da 4 anni ma la sta anche realizzando. La Forza Armata ha raggiunto un livello di consapevolezza e di competenza nel padroneggiare gli strumenti tecnologici altamente sofisticata. In questi ultimi anni c’è stata un’accelerazione ed è bene che tutti sappiano il livello di conoscenza e consapevolezza che la Forza Armata ha rispetto alle tecnologie”.

Così invece si è espresso il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello: “I droni terrestri in Ucraina, senza parlare di operazioni, in Ucraina sono quelli che salvano più vite umane perché oggi, vista la minaccia che c’è al fronte, l’unico modo per poter recuperare i feriti, quindi quelli che sono veramente in condizioni di vita critiche, è andare a prendere con dei droni terrestri senza esporre a pericolo la vita di altri soldati e questo è uno degli impieghi. Per quanto riguarda i droni aerei è stato detto, è stato ricordato dalla presentatrice prima che ci sono droni di osservazione, droni che prevengono gli incendi, per esempio nei boschi, droni che aiutano nelle ricerche”.

“Una manifestazione, una competizione di droni fra piloti civili e militari si colloca all’interno di un percorso che Difesa Servizi ha avviato sei anni fa per promuovere l’eccellenza delle Forze Armate attraverso competizioni sportive e quindi dedicando a ciascuna Forza Armata, in ragione di quello che è il loro contesto di operatività, una manifestazione tipica. Abbiamo l’Acqua con il Giro d’Italia a Vela, il Marina Militare Nastrorosa Tour per la Marina, l’Aeronautica Militare Balloon Cup per l’aeronautica, l’Arma 1814 Ski Challenge per i carabinieri e oggi finalmente con l’Esercito chiudiamo un cerchio di valorizzazione”. Ha poi concluso l’Amministratore Delegato di Difesa Servizi Luca Andreoli

Seconda giornata che invece ha visto andare in scena la gara nella Categoria PRO e nella Categoria OPEN. Sul gradino più alto delle rispettive categorie Luisa Rizzo, campionessa mondiale in carica (Categoria PRO) che si è aggiudicata la quarta tappa del Campionato Italiano di Drone Racing, e Massimo Colombo Kyle (Categoria OPEN) diciannovenne di Varese e studente di ingegneria elettronica. Una due giorni in cui in tutto sono stati 40 i piloti in gara: 16 piloti civili e 16 piloti militari nella Categoria OPEN. 8, invece, i piloti nella Categoria PRO, quarta tappa del Campionato Italiano di Droni FPV.

Un’esperienza sensoriale per sdoganare l’igiene intima

Napoli, 22 set. – Fari accesi a Piazza Dante, a Napoli, per il Chilly Live Show, lo spettacolo pensato per trasformare lo spazio cittadino in un’esperienza condivisa, ma soprattutto per mandare un messaggio chiaro ed inequivocabile. Ospite d’eccezione la cantante Francesca Michielin, che con la sua esibizione ha di fatto inaugurato il weekend. L’iniziativa si inserisce nel contesto di un’evoluzione culturale fotografata da un’indagine YouGov per Chilly: per oltre sette donne italiane su dieci parlare di igiene e cura personale è oggi più semplice e naturale rispetto al passato.

L’intervista a Lorenzo Bionda, Country Manager Personal Care Italy: “La marca Chilly si è evoluta molto nel corso degli ultimi anni. Quello che abbiamo fatto è ripartire veramente dalle persone, quindi dalle nostre consumatrici e ascoltarle. Quello che è venuto fuori dall’ultima ricerca è che oggi c’è ancora una necessità, anche se sembra strano da dire nel 2026, di sdoganare il tabù anche dell’igiene intima, ma è proprio questo l’obiettivo di Chilly”.

La ricerca evidenzia un graduale superamento dei tabù, guidato soprattutto dal dialogo tra amiche (64%) e dal ruolo dei canali digitali, con una spontaneità ancora più marcata tra le generazioni più giovani. In quest’ottica, il lavoro quotidiano svolto dalle grandi aziende diventa fondamentale per evidenziare e soddisfare bisogni un tempo inascoltati.

(Servizio Pubbliredazionale)

Trump all’Onu, il messaggio per Putin: metta fine alla guerra in Ucraina

New York, 22 set. (askanews) – “Mettere fine alla guerra”. Questo il messaggio lanciato dal presidente americano a quello russo. Arrivato alle Nazioni Unite, dove sta per parlare davanti ai membri dell’Assemblea Generale, Donald Trump ha risposto così a un giornalista che gli aveva chiesto che messaggio avesse per Vladimir Putin. Oggi Trump vedrà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a margine dei lavori al Palazzo di Vetro.

Arrivato alle Nazioni Unite prima di tenere il suo discorso davanti ai membri dell’Assemblea generale, il presidente americano, Donald Trump, si è detto “onorato” di essere al Palazzo di vetro per poi indicare la troupe di CNN sul posto e aggiungere: “Sono sorpreso che sia qui per la mia copertura giornalistica. Non dovreste essere qui. Non dovreste essere qui a coprirmi. Avete detto che non vi sareste occupati della mia copertura. Non dovreste farla”. Venerdì scorso Trump ha messo al bando dalla Casa Bianca CNN oltre al canale televisivo MS Now e al sito Politico. Ieri i tre media hanno fatto causa e le TV parte del pool della Casa Bianca (quelle che a rotazione seguono ovunque il presidente Usa e condividono con altri il girato) hanno detto di fermare la loro copertura in segno di solidarietà. Oltre a CNN ci sono ABC, CBS, NBC e Fox (vicina a Trump).

Guterres: a Gaza uccisioni senza precedenti. In Cisgiordania lo spettro della pulizia etnica.

Roma, 22 set. (askanews) – La portata delle uccisioni e delle distruzioni nella Striscia di Gaza non ha precedenti negli anni trascorsi da Antonio Guterres alla guida delle Nazioni unite. Lo ha affermato lo stesso segretario generale dell’Onu nel suo intervento all’Assemblea generale, affermando che “tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale”. Guterres ha ricordato che sono trascorsi quasi tre anni dagli “abominevoli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre”, sottolineando tuttavia che a quegli attacchi “è seguita un’offensiva contro i palestinesi a Gaza con una portata di uccisioni e distruzioni diversa da qualsiasi cosa abbia visto nei miei anni come segretario generale”.

Il segretario generale ha quindi richiamato le misure provvisorie giuridicamente vincolanti adottate dalla Corte internazionale di giustizia nel procedimento relativo all’applicazione della Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nella Striscia di Gaza.

Guterres ha inoltre ricordato che, nel suo parere consultivo dello scorso anno, la Corte ha stabilito che le Nazioni unite devono essere messe nelle condizioni di svolgere il proprio mandato a Gaza e che il personale dell’Onu e gli operatori umanitari devono essere protetti. “Tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale e le ordinanze della Corte”, ha sottolineato.

E “mentre la violenza, gli sfollamenti e l’espansione degli insediamenti da parte di Israele nella Cisgiordania occupata stanno spianando la strada verso la distruzione della pace, si profila lo spettro della pulizia etnica”, ha affermato Guterres.

Il segretario generale ha inserito l’allarme sulla Cisgiordania nel più ampio quadro della crisi nei Territori palestinesi occupati, che a suo giudizio non deve essere oscurata dalle altre tensioni e dai conflitti che stanno investendo il Medio Oriente.

Guterres ha quindi ribadito la necessità di preservare la prospettiva della soluzione dei due Stati, avvertendo: “Non possiamo permettere che la soluzione dei due Stati scompaia davanti ai nostri occhi”.

Cinema, "Idda" apre la sezione Panorama Italia di Alice nella Città

Roma, 22 set. (askanews) – Forte del successo raccolto al Toronto International Film Festival, “Idda”, secondo lungometraggio di Irene Dionisio, con protagoniste Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano e al loro fianco Giuseppe De Domenico, sarà il film di apertura della sezione Panorama Italia di Alice nella città, in programma dal 14 al 25 ottobre 2026.

Nel cast – oltre a Tecla Insolia (David di Donatello Migliore attrice protagonista per “L’arte della gioia”; “Primavera”) e Romana Maggiora Vergano (Nastro d’Argento Migliore attrice protagonista per “Il tempo che ci vuole”; “C’è ancora domani”) – anche Giuseppe De Domenico (“Vermiglio”, “Euforia”).

Il film racconta di due amiche d’infanzia che si ritrovano per affrontare insieme l’ascesa dell’Etna. Tra le pendici e le viscere di “Idda”, il vulcano-donna, si confrontano sul senso profondo della femminilità e si ritrovano, al di là delle differenze e del tempo, profondamente unite.

“Idda” arriverà poi prossimamente al cinema distribuito da FilmClub Distribuzione in collaborazione con Minerva Pictures. Diretto da Irene Dionisio e scritto da Irene Dionisio e Marco Borromei, “Idda” è prodotto da Giovanni Pompili per Kino Produzioni con Rai Cinema, in associazione con Filippo Montalto e Francesco Montalto per Andromeda Film, Francesco Grisi e Giorgia Priolo per EDI Effetti Digitali Italiani, Antonio Miyakawa per Wise Pictures. Il film è stato realizzato con il supporto di MiC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, e sviluppato con il sostegno di Media Creative Europe, Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Film TV Development Fund, e Idm Film and Music Commission Südtirol. Le vendite internazionali del film sono curate da Rai Cinema International Distribution.

Burnham non esclude il ritorno della Gb nella Ue

Roma, 22 set. (askanews) – Il premier britannico Andy Burnham non ha escluso che il ritorno del Regno unito nell’Unione europea possa entrare nel prossimo programma elettorale del Labour, pur indicando come priorità immediata il rafforzamento dei rapporti economici e politici con Bruxelles. Lo riferisce il Guardian, alla vigilia del suo primo incontro da premier con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Interpellato dai giornalisti durante il viaggio verso New York per l’Assemblea generale delle Nazioni unite, Burnham non ha escluso esplicitamente un futuro superamento della Brexit. “La nostra attenzione al momento è concentrata su un vertice Regno unito-Ue che speriamo possa svolgersi entro la fine dell’anno”, ha affermato.

“La mia priorità immediata è costruire sul buon lavoro fatto da Keir nel ricostruire i ponti”, ha aggiunto Burnham, riferendosi al suo predecessore Keir Starmer. Il premier ha spiegato che Londra punta ora a raggiungere accordi pratici capaci di “dare ulteriore impulso all’economia britannica”, anche sul commercio e sulla mobilità giovanile.

Burnham ha inoltre espresso preoccupazione per le previste norme europee “made in Europe”, concepite per ridurre la dipendenza industriale dalla Cina ma che, secondo Londra, potrebbero penalizzare anche imprese e catene di approvvigionamento britanniche. Il premier ha detto che solleverà la questione con von der Leyen “in uno spirito costruttivo”, rinviando invece a “un altro giorno” il tema di un eventuale ritorno del Regno unito nell’Ue.

Tennis, Coppa Davis, Italia-Corea apre la Final 8

Roma, 22 set. (askanews) – E’ stato sorteggiato a Bologna il tabellone della Final 8 della Davis Cup by Generali in programma dal 24 al 29 novembre. L’Italia (testa di serie numero 1) debutterà contro la Corea del sud; poi in programma Repubblica ceca (4)-Canada; Gran Bretagna-Germania (3); Austria-Spagna (2). Tutti gli incontri della Final 8 saranno trasmessi in diretta e in chiaro, in esclusiva su SuperTennis e SuperTennis Plus.

Per l’Italia, che ha vinto le ultime tre Davis Cup, esordio mercoledì 25 novembre contro la Corea del Sud, sempre battute nei tre confronti precedenti, il più recente a Cagliari in occasione dei Qualifiers del 2020. Lo schedule delle altre sfide con l’orario sarà confermato nei prossimi giorni.

Juve, 10mila euro di multa per il caso Mazzola

Roma, 22 set. (askanews) – Diecimila euro di multa alla Juventus per il comportamento di una parte dei suoi tifosi durante il minuto di raccoglimento in memoria di Sandro Mazzola, prima della partita di campionato contro l’Atalanta. È questa la decisione del Giudice Sportivo Gerardo Mastrandrea, che ha sanzionato il club per il mancato rispetto del minuto di silenzio disposto dalla Figc.

Secondo quanto riportato nel dispositivo, un “numero esiguo in percentuale dei sostenitori” presenti nel settore Tribuna Sud, primo anello, non avrebbe rispettato il raccoglimento, voltando le spalle al campo e intonando cori dedicati a Gaetano Scirea, Roberto Bettega e all’Avvocato Gianni Agnelli.

La sanzione è stata attenuata dal Giudice Sportivo in considerazione di due elementi: la presa di posizione della Juventus dopo l’episodio e la dissociazione manifestata dal resto del pubblico presente allo stadio.

Nel dispositivo, Mastrandrea parla di un comportamento “deprecabile” e sottolinea la “tempestiva formale presa di posizione della Società” oltre alla dissociazione degli altri spettatori. La Juventus, dopo quanto accaduto all’Allianz Stadium, aveva condannato pubblicamente il gesto, definendolo una mancanza di rispetto nei confronti della memoria di Mazzola.

L’ex fuoriclasse dell’Inter e della Nazionale è morto il 19 settembre all’età di 83 anni. Prima dell’incontro tra Juventus e Atalanta era stato osservato un minuto di raccoglimento su disposizione della Figc. Una parte dei sostenitori bianconeri aveva scelto di voltare le spalle al terreno di gioco, accompagnando il gesto con cori riferiti a figure simbolo della storia juventina.

Il provvedimento del Giudice Sportivo chiude così, sul piano disciplinare, il caso relativo al comportamento dei tifosi bianconeri durante il minuto di raccoglimento.

Stellantis: a Mirafiori torna la cassa dopo quasi 9 mesi

Milano, 22 set. (askanews) – Torna la cassa integrazione alle Carrozzerie di Mirafiori. Stellantis ha comunicato ai sindacati il ricorso agli ammortizzatori sociali dal 19 al 30 ottobre sulla linea della Fiat 500 elettrica e ibrida, con 1.074 lavoratori interessati.

La cassa torna dopo quasi nove mesi: il contratto di solidarietà sulla produzione della 500 era terminato il 31 gennaio. Da marzo l’aumento dei volumi aveva consentito anche l’introduzione del secondo turno.

Nel primo semestre Mirafiori ha prodotto 36.048 vetture, +135% rispetto alle 15.315 dello stesso periodo del 2025, secondo la Fim-Cisl. “Siamo di fronte ad una situazione complessa – ha sottolineato un portavoce di Stellantis – nonostante gli investimenti e il raddoppio della produzione rispetto allo scorso anno”.

Da giugno, però, l’attività ha proceduto a singhiozzo. Tra fine giugno e settembre risultano 19 giorni di stop produttivo, oltre alle quattro settimane di pausa estiva. I fermi sono stati attribuiti alla mancanza di componenti dei motori e gestiti senza ricorrere alla cassa. A settembre la produzione si è fermata, tra l’altro, dal 2 al 4 e nuovamente il 7 e l’8.

La Fiom di Torino contesta la spiegazione legata ai componenti e attribuisce gli stop alle “scarse vendite dell’unico modello prodotto”. Per Edi Lazzi e Gianni Mannori “un solo modello non basta” e la cassa mette a rischio anche la conferma dei circa 400 interinali delle Carrozzerie. Fiom ricorda inoltre che Mirafiori entra nel diciannovesimo anno consecutivo con lavoratori coinvolti negli ammortizzatori sociali.

Anche la Uilm chiede un secondo modello. Per Gianluca Ficco e Luigi Paone il ritorno della cassa conferma “la necessità di allocare nello stabilimento torinese la produzione di un secondo modello” per arrivare a una stabile saturazione.

Le fermate rendono sempre più difficile il raggiungimento dell’obiettivo iniziale di circa 100mila vetture nel 2026. Già a fine maggio Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, aveva spiegato a Torino che il target dipendeva dalla dinamica del mercato, senza garantirne il raggiungimento.

A giugno Gaetano Thorel, allora responsabile Fiat e Abarth Europa, aveva indicato come più realistico un livello intorno alle 80mila unità, pur lasciando aperta la possibilità di avvicinarsi alle 100mila con nuove versioni. Una stima analoga è stata successivamente avanzata dalla Fim-Cisl.

Stellantis lega le difficoltà di Mirafiori anche a un mercato europeo ancora circa un quinto sotto i livelli pre-Covid, alla concorrenza extra-Ue e alla minore competitività europea. Per gli stabilimenti italiani pesa inoltre, secondo il gruppo, il costo dell’energia.

L’azienda rivendica comunque di avere “messo in sicurezza e rilanciato” gli stabilimenti italiani, “a partire da Mirafiori”. Nel polo torinese, oltre alla 500 ibrida, Stellantis produce i cambi elettrificati e-Dct e ha sviluppato il Circular Economy Hub e il Battery Technology Center. Nel 2027 è previsto un aggiornamento della 500 elettrica, mentre dal 2030 arriverà la nuova generazione del modello.

Conti pubblici, Conte: governo disastroso, Italia resta in gabbia

Roma, 22 set. (askanews) – “I numeri dell’Istat mi preoccupano fortemente: confermano che 4 anni di tagli e austerità, crescita zero, record di pressione fiscale, corsa al riarmo e accordi disastrosi firmati dal Governo lasciano l’Italia in gabbia e non ci permettono di uscire dalla procedura di infrazione, mentre siamo esposti alle crisi economiche generate da guerre su cui la premier in alcuni casi fa ‘scommesse’ e in altri ‘non condanna e non condivide’”. Così su Facebook il leader del M5s Giuseppe Conte.

“Bisogna agire in fretta: vanno subito rivisti e tagliati i programmi di riarmo e di impattante aumento della spesa militare per recuperare risorse. Bisogna – prosegue – puntare su investimenti e crescita e prendere i soldi dove ci sono per investimenti mirati e dare sollievo agli italiani dimenticati negli ospedali, nella busta paga, al distributore. E sblocchiamo subito i 13 miliardi bloccati dalla propaganda sul Ponte dello Stretto (la prima pietra è stata un’inchiesta per corruzione). Possiamo recuperare risorse anche dagli extraprofitti dei colossi delle armi e dell’energia che incassano dai rincari, da banche che hanno incamerato 160 miliardi di utili fra 2022 e 2025. E poi aggrediamo la finanza speculativa che premendo un bottone sposta milioni e paga meno della metà delle tasse di un lavoratore dipendente che vede il carrello della spesa aumentare del 30%. Dal nostro programma a Nova sono arrivate dai cittadini varie proposte per recuperare risorse e per fare quel che serve davvero. Serve un fondo di sviluppo che faccia crescere imprese, lavoro e investimenti spingendo enti istituzionali, fondi e risparmiatori a scommettere sull’Italia con la giusta remunerazione e riaccendere i nostri motori. Serve togliere la zavorra dei costi energetici che sta tenendo al palo le aziende. Diamo una boccata di ossigeno attraverso il taglio delle tasse sulle famiglie più in difficoltà e sul ceto medio, una ‘Irpef generazione’ che rende più pesante per almeno 5 anni lo stipendio dei giovani ai primi impieghi, incentivi sullo stile di Transizione 4.0 alle imprese per tagliare bollette, crescere e creare lavoro. È arrivata la proposta di istituire un fondo perequativo per finanziare la sanità pubblica alimentato dalla sanità privata. Invece ora che stanno facendo? Definanziano sanità e scuola, hanno il record di pressione fiscale e per fare una mini esenzione del bollo nell’anno elettorale prendono i soldi legati al Pnrr (che noi abbiamo conquistato e loro nemmeno volevano), tagliano altre spese per cittadini e imprese. Voltare pagina si può. Voltare pagina è necessario”, conclude.

Little River Inn, dove il Pacifico lambisce la storia di Hollywood

Fort Bragg, 22 set. (askanews) – Nella contea di Mendocino arrivare non è mai un caso. Le strade tortuose e l’isolamento hanno protetto nel tempo il paesaggio, il senso civico della comunità e il carattere del Little River Inn, struttura di famiglia oggi guidata da Cally Coombs, proprietaria di quinta generazione. Affacciato sul Pacifico, il complesso offre un bar dedicato all’avvistamento delle balene, un campo da golf a nove buche e panorami spettacolari, ma soprattutto conserva una storia cinematografica. Quando la troupe de “La valle dell’Eden” arrivò a Mendocino, alla fine di maggio del 1954, anche James Dean soggiornò al Little River Inn. Per il nonno di Coombs, però, l’attore rappresentava una generazione troppo diversa: niente camicia con il colletto, solo maglietta, jeans sporchi e stivali da cowboy. “James Dean è sicuramente la persona più famosa. Beh, forse Ronald Reagan è più famoso, ma James Dean è sicuramente la persona più sexy che abbia mai soggiornato qui” , racconta Coombs.

Il giovane attore arrivò persino a mettere i piedi sul bancone del bar, gesto che spinse il nonno dell’attuale proprietaria a cacciarlo fuori. “Mia madre e le sue cugine, però, pensavano semplicemente che fosse adorabile: era un cambiamento generazionale in quel periodo”, spiega.

La storia del luogo incrocia anche Ronald Reagan e Jane Wyman, ospiti durante le riprese di “Johnny Belinda”. Inoltre si racconta che anche il protagonista della serie Cheers (Cin Cin in italiano), abbia fatto pratica al bar del complesso: Ted Danson, famoso per aver interpretato il barista Sam Malone nella popolare sitco, è immortalato con il nonno di Cally. Evidentemente più apprezzato del bello e dannato James Dean.

Ma il vero protagonista resta l’oceano, parte integrante della vita locale. Kevin Browning, pescatore professionista e titolare di imbarcazioni per la pesca d’altura, lo descrive così: “La vita che vediamo là fuori, la freschezza dell’aria: le persone che vengono qui una volta sull’oceano lasciano andare tutto”.

Per Coombs – che detiene il record della California per la cattura (con lenza) di uno scorfano giallo (Canary rockfish) – il Pacifico è “un altro personaggio del nostro libro”: mutevole ogni giorno, influenza il paesaggio, la comunità e chiunque arrivi fin qui per stare bene, respirare l’aria di mare e ritrovare se stesso.

Coombs fa parte del consiglio direttivo di diverse organizzazioni no-profit locali, impegnandosi al contempo a preservare lo stile di vita tipico di Mendocino. Ha ricevuto nel 2011 il premio “Outstanding General Manager of the Year” uno dei riconoscimenti più prestigiosi assegnati annualmente dalla CHLA (California Hotel & Lodging Association). La struttura è consigliata da Brand Usa, Visit California e Visit Mendocino.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Carlo Molinari

Immagini askanews

Milano, Calabresi: io ci sono, servono cambiamenti, ascoltare il malessere

Roma, 22 set. (askanews) – “Non è un mistero che mi interessa il percorso per Milano, non è chiaro che percorso sarà, se ci saranno le primarie, quando, tempi e modi. Mancano molti mesi però io ci sono, mi interessa, è la mia citta e penso che ci siano tante cose da fare, c’è bisogno di cambiamenti, di un cambiamento vero”. Lo dice Mario Calabresi ex direttore di Chora Media e ora probabile candidato a sindaco di Milano a Radio24.

“Questa città ha bisogno di essere ascoltata, di ascoltare il malessere che c’è, perchè da un lato è una citta che funziona benissimo, è velocissima, piena di luce, però una città non è una vetrina è una comunità di cittadini”, ha aggiunto.

Fisco, l’Istat: nel 2025 la pressione fiscale sale al 42,9%

Roma, 22 set. (askanews) – La pressione fiscale, nel 2025, si è portata a 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024. Lo ha reso noto l’Istat.

Nel 2025 le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate del 4,9% rispetto all’anno precedente. L’incidenza sul Pil è stata pari al 48%.

Le entrate correnti hanno registrato una crescita del 4,1%, attestandosi al 47,3% del Pil. In particolare, le imposte dirette sono aumentate dello 0,7%, a sintesi di un calo dell’Irpef e di una crescita dell’Ires e delle imposte sostitutive. In aumento anche le imposte indirette, in crescita del 2,3% imputabile ad aumenti significativi dell’Iva e delle imposte sul gas. Sono risultati in aumento rispetto al 2024 anche i contributi sociali (+10%), per effetto della cessazione degli esoneri sulla quota dei contributi a carico dei lavoratori dipendenti, la produzione vendibile e per uso proprio (+3,5%) e le altre entrate correnti (+7,3%).

L’aumento delle entrate in conto capitale (+104,7%) è stato generato principalmente dai contributi a fondo perduto dell’Unione europea relativi al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) a fronte degli investimenti realizzati.

La pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata in crescita e pari al 42,9% (era 42,2% nel 2024), a seguito di un aumento delle entrate fiscali e contributive (+4,1%), superiore rispetto a quello del Pil a prezzi correnti (+2,5%).

Nel 2025, le uscite totali delle Amministrazioni pubbliche sono salite del 4,1% rispetto al 2024 e in rapporto al Pil sono risultate pari al 51,1%. Al loro interno, le uscite correnti sono aumentate del 2,9%, principalmente per effetto delle prestazioni sociali in denaro (+3%), dei redditi da lavoro dipendente (+2,9%), della spesa per interessi (+2%, era +9,9% nel 2024) e delle altre uscite correnti (+2,3%). La crescita delle prestazioni sociali in denaro è dovuta all’incremento della spesa per pensioni e rendite e per le altre prestazioni sociali in denaro.

Le uscite in conto capitale sono stimate in aumento (+14,1%), a causa della sostenuta crescita dei contributi agli investimenti (+22,8%), degli investimenti (+10,9%) e delle altre uscite in conto capitale (+12,4%).

Patuelli (Abi): "Le banche hanno pagato tutto quello che dovevano"

Milano, 22 set. (askanews) – “Noi siamo per mantenere i patti e siamo indisponibili a non mantenere i patti”. Lo ha affermato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, riguardo a eventuali ipotesi di nuovi ulteriori prelevi sulle banche, alla luce dei dati definitivi espressi dall’Itat sul rapporto Deficit/Pil 2025, dai quali si evince che l’Italia non uscirà anticipatamente dalla procedura d’infrazione Ue.

“Allora, parliamoci chiaro: le questioni dei dati europei non dipendono dalle banche, le banche hanno fatto tutto il possibile per sostenere l’economia”, ha affermato il presidente dell’Abi a margine del convegno di apertura di WeSec, il Salone della Sicurezza a Milano. Noi – ha ricordato – abbiamo un sofferto accordo triennale fatto l’anno scorso per il quale stiamo pagando di più di quello che è la regola per tutte le imprese. Se andate a vedere i dati degli introiti erariali, cioè dello Stato, al 30 giugno scorso, vedete che le banche hanno pagato tutto quello che dovevano pagare”.

Patuelli ha poi evidenziato che le banche hanno anche “rischi” connessi al “mancato sviluppo dell’economia” perché, ha spiegato, “se ci bloccano non solo Hormuz, ma se ci bloccano anche nel Mar Rosso le ricadute del prezzo dell’energia sono immediate”.

“Ma le crisi aziendali – ha spiegato – non arrivano nel giro di cinque minuti arrivano nel giro di mesi o di qualche anno e quindi quando ci sono crisi le banche sono chiamate a sostenere i costi come fornitori di liquidità”.

Germania, il Cremlino: apprezziamo le aperture dell’AfD verso Mosca

Roma, 22 set. (askanews) – Mosca guarda con favore alle dichiarazioni del partito di estrema destra AfD, che sta registrando una forte avanzata elettorale, sulla necessità di ristabilire rapporti con la Russia. Lo ha affermato oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

“Come forza politica in Germania, la cui popolarità mostra una tendenza costante alla crescita e che sostiene l’opportunità di stabilire relazioni con il nostro Paese, non può che farci una buona impressione”, ha dichiarato Peskov ai giornalisti.

Secondo il portavoce, queste posizioni risultano per Mosca “molto più vantaggiose” rispetto alle dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che Peskov ha accusato di essersi distinto “soltanto per dichiarazioni di carattere conflittuale rivolte alla Russia”.

Calcio, Totti: "A 48 anni ho detto no a Genoa e Como"

Roma, 22 set. (askanews) – “Ho detto no alla Serie A. Ho detto no al Genoa. Ho detto no al Como. Avevo 48 anni”. Parola di Francesco Totti, che è tornato sulle rivelazioni dell’ottobre 2024 quando nel corso di un’intervista spiegò: “Ci sono state squadre che mi hanno chiamato, mi hanno fatto venire in mente la pazzia. Mi hanno dato dei pensieri”. Lo racconta all’interno della sua nuova autobiografia ‘Oltre. Uno si ritira e gli succede di tutto. Che poi tocca pure raccontarlo’, scritta con Alessandro Alciato, per Cairo Editore da oggi nelle librerie e in edicola con il Corriere della Sera. “Allenatore del Genoa era Alberto Gilardino – racconta – campione del mondo come me con l’Italia del 2006, mentre sulla panchina del Como c’era già Cesc Fabregas, uno dei grandi della storia del calcio. Gilardino aveva 42 anni, Fabregas 37, quindi avrei avuto rispettivamente 6 e 11 anni in più di chi era pagato per dirmi cosa fare. Non sono leggende metropolitane, è la pura verità. Incredibile, ma vera. Pazzesca. I primi a farsi avanti sono stati i dirigenti del Genoa, con cui ho parlato direttamente. Mi hanno posto una semplice domanda: ‘Ma allora, la vuoi fare o no questa nuova esperienza?’. Facevano sul serio. Ho preso del tempo per decidere e, prima di dare una risposta, ho cominciato a lavorare duramente. Proprio tanto. Marassi mi piaceva, è un bello stadio, all’inglese, con gente di passione, che segue le partite attaccata al campo. Senti il fiato sul collo. E poi proprio contro il Genoa avevo giocato la mia ultima partita con la maglia della Roma, vedi il destino. Gilardino qualche WhatsApp me lo mandava: ‘Allora?’. La testa diceva che avrei potuto accettare, il cuore no, poi si ribaltavano i ruoli, i pensieri frenavano e il battito accelerava, fatto sta che alla fine la conclusione era sempre la stessa, una domanda che mi ponevo da solo: ma si può giocare in una squadra che non sia la Roma? Avevo 48 anni, ma l’età in qualche modo si supera, si diventa più lenti però il piede non invecchia, tutti concordi: quello non ha bisogno del botox. La Roma era il punto. Non il problema, non lo sarà mai. Un tradimento sportivo non ha età, che siano 18 o 48 anni”.

Festival Podcasting 2026, tra IA, brand e creator, 2-3 ottobre Milano

Roma, 22 set. (askanews) – Il Festival del Podcasting 2026 accende i motori. Fino al 30 settembre una rete di eventi locali accompagnerà il pubblico verso le due giornate del 2 e 3 ottobre a Cascina Triulza, nell’area MIND Milano Innovation District, dedicate ai cambiamenti che stanno trasformando il podcast e l’audio digitale tra nuovi linguaggi, intelligenza artificiale, video podcast, informazione, branded content e modelli di business.

Diretto da Ester Memeo e organizzato da Podstar, nell’anno del suo decennale, il primo e più longevo evento italiano dedicato al podcasting amplia così la propria dimensione nazionale. L’obiettivo resta quello della prima edizione del 2016: mettere in relazione creator, editori, aziende e professionisti della comunicazione, offrendo occasioni concrete di formazione e networking.

Dal 21 al 30 settembre gli eventi diffusi portano il Festival in diverse città italiane, tra cui Milano, Genova, Rimini, Roma, Trieste, Piacenza, Viggiano (PZ), Rieti e Palermo, oltre a una serie di appuntamenti online. Il calendario comprende corsi di formazione professionale dedicati al rapporto tra podcast e giornalismo – organizzati con gli OdG della Lombardia e dell’Emilia Romagna – incontri pubblici, ascolti collettivi, passeggiate sonore, podcast live e momenti di networking. Tra i luoghi coinvolti figurano il Museo del Novecento, l’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare e il Talent Garden dei Giardini Baltimora di Genova, dove debutterà il nuovo format PodCafè. Un percorso che anticiperà l’evento di Milano e mostrerà come il podcast sia ormai capace di abitare radio, musei, scuole, redazioni e spazi culturali.

Venerdì 2 ottobre sarà l’Industry Day, principalmente dedicato a brand, piattaforme, produttori e agenzie. Al centro del programma ci saranno l’impiego strategico del podcast, il branded content, la multicanalità, l’integrazione tra audio, SEO e intelligenza artificiale, l’advertising e i nuovi modelli di business. Sarà presentata la nuova ricerca NielsenIQ commissionata da Audible, dedicata ai trend di ascolto e al profilo degli ascoltatori italiani. Verrà affrontato anche l’impiego dell’AI nella produzione e nell’utilizzo della voce, interrogandosi su ciò che resta insostituibilmente umano quando le tecnologie generative entrano nei processi creativi. Si affiancheranno anche workshop e laboratori per chi vuole migliorare le proprie competenze di podcasting, con appuntamenti dedicati alla scrittura per l’ascolto, alle strategie multichannel data driven, alla lavorazione sonora e alla presenza vocale. La giornata ospiterà inoltre il tradizionale contest per i podcast emergenti – con un Open Mic curato dagli associati ASSIPOD – e si concluderà con l’AperiPodcast sponsorizzato da Acast e accompagnato da DJ set di Ariele Frizzante.

Sabato 3 ottobre sarà il Creator Day, la giornata aperta al pubblico e dedicata a podcaster e professionisti che vogliono far crescere il proprio progetto. In Auditorium il programma si concentrerà su promozione, discoverability, monetizzazione e distribuzione. Nella Sala Academy si alterneranno podcast live, presentazioni e workshop. Torna anche il Podcast Pitch, lo spazio in cui autori e autrici presentano i propri progetti direttamente a produttori, editori e operatori del settore. A valutare e ascoltare le proposte saranno Andrea Borgnino di RaiPlay Sound, Alessandra Scaglioni di Radio 24 e 24Ore Podcast e Giuseppe Paternò Raddusa, autore e sceneggiatore, con la moderazione di Ester Memeo.

Nel corso delle due giornate saranno consegnati anche i riconoscimenti dell’edizione 2026. Venerdì 2 ottobre sarà assegnato il Premio Media Key al miglior podcast emergente e debutterà il Premio Audioboost per il Miglior Branded Podcast, dedicato ai progetti audio e audio-video realizzati o commissionati da aziende, enti e organizzazioni.

Sabato 3 ottobre sarà invece assegnato il Premio POD24, promosso da 24Ore Podcast e rivolto ai migliori podcast indipendenti di inchiesta e reportage.

Il Festival del Podcasting 2026 si svolge con il patrocinio del Comune di Milano. Tra gli sponsor dell’edizione figurano Acast, Audioboost, Audible, Insieme Salute, ASSIPOD.org – Associazione Italiana Podcasting, Steady, Yamaha Pro Audio e Banca Investis. Sony affianca il Festival come sponsor tecnico.

Tra i partner figurano Fondazione Triulza ETS, ITS Rizzoli, ACLI Milano, Betania Travel, Silent Emotion, Auphonic, Casio, Podcast Academy, Dizione.it, Dreams Donuts Milano e Tag Lab che contribuiranno alle attività formative, agli eventi dal vivo, alla produzione e all’accoglienza del pubblico.

La rete dei media e content partner comprende Radio 24 e 24Ore Podcast, RaiPlay Sound, Sky, Askanews, Radio Popolare, Media Key, RadioSpeaker, Urban Radio, LINKioni, Eurowaves, Radio Active 20068, Radio Fragola e Spot&Web.

Dieci anni dopo la sua nascita, il Festival del Podcasting si conferma il principale appuntamento italiano dedicato all’ecosistema del podcast, punto d’incontro tra creator, industry e innovazione.

Conti pubblici, Salvini: surreale vincolo investimenti Italia a questo 0,1

Roma, 22 set. (askanews) – “So che i colleghi giornalisti, e non solo, oggi in Italia saranno impegnati nel commentare lo 0,1, perché per lo 0,1 l’Italia non esce dalla cosiddetta procedura di infrazione. E’ surreale nel 2026 che la seconda potenza industriale d’Europa, la quinta potenza esportatrice al mondo, debba dipendere da meccanismi e logiche dello 0,1 per capire se può o non può investire nel suo futuro”. Lo ha affermato il vicepremier e ministro di Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, intervenendo in collegamento alla relazione annuale dell’Autorità di regolazione dei trasporti al Parlamento, commentando i dati dell’Istat sul deficit Pil 2025.

“Io dico chiaramente che non sarà questo 0,1 a condizionare o a limitare la nostra voglia di investire, di innovare, di modernizzare – ha detto – di mettere in sicurezza con l’accompagnamento e la supervisione sempre attenta, e riringrazio il presidente (Nicola) Zaccheo e la sua squadra per questi anni”.

Ceramica, Ciarrocchi: costi non ribaltabili, giù gli investimenti

Bologna, 21 set. (askanews) – I costi dell’energia e dell’Ets restano “il problema dei problemi” per l’industria ceramica, perché le aziende non riescono a scaricarli sul mercato. Lo ha detto il presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi, a margine dell’inaugurazione del Cersaie a Bologna. “Se le aziende fossero capaci di ribaltare l’aumento dei costi sul mercato, come è successo anche durante il Covid… ma oggi non abbiamo quella capacità, perché usciremmo fuori dal mercato: ci confrontiamo con competitor stranieri che non hanno i nostri costi, la nostra qualità, il nostro problema di sostenibilità, e vendono spesso anche in dumping”, ha spiegato. “Subiamo gli aumenti del gas metano e non riusciamo a ribaltarli: questo provoca una riduzione della marginalità, ma soprattutto degli investimenti, quelli che per anni ci hanno portato a raggiungere la leadership del mercato”.

Sul dossier Ets, ha aggiunto Ciarrocchi, “in Europa le intenzioni sono buone, ma bisogna capire cosa partorirà”. “Abbiamo chiesto un benchmark specifico per la ceramica, riconosciuta dalla stessa Europa come l’industria manifatturiera più penalizzata, e ora vediamo cosa rispondono”. Il settore, ha concluso, “è ancora in salute, ma gli attacchi che arrivano sia frontalmente che lateralmente, nell’arco del medio-lungo periodo, possono creare problemi: bisogna fare i conti con questo problema”.

Scuola, Salvini: Mattarella? Classi ghetto ci sono

Milano, 21 set. (askanews) – “Oggi ci sono classi ghetto. Classi con 20 bimbi stranieri, di 15 etnie diverse che parlano 15 lingue diverse e 3 bimbi italiani, che non permettono agli insegnanti di fare il loro lavoro. Quindi mettere un tetto agli alunni stranieri e portare i genitori di questi alunni a parlare la lingua italiana è un bene per i bimbi e per gli insegnanti. Quindi conto che il presidente Mattarella la pensi esattamente come me”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini a margine del consiglio federale.

Rinnovabili e biometano: la nuova frontiera della transizione

Milano, 22 set. (askanews) – Belenergia celebra quindici anni di attività e guarda a una nuova fase di sviluppo. Nato nel 2011 con i primi progetti fotovoltaici in Italia, il gruppo ha progressivamente ampliato il proprio modello industriale al solare, all’eolico, alla bioenergia e al biometano, costruendo una piattaforma integrata.

“Non crediamo in un’unica tecnologia, ma nella complementarità tra fotovoltaico, eolico, accumulo, biomasse, biometano, fertilizzanti organici, valorizzazione della CO2 e, un domani, probabilmente in altre soluzioni. La nostra presenza, radicata su territori che conosciamo bene, unita alla diversificazione tecnologica, ci consente di guardare ai prossimi anni con fiducia. Abbiamo una forte visibilità sulla nostra crescita, ed è proprio questa certezza che ci permette di attrarre tantissime persone desiderose di costruire il futuro insieme a noi” ha dichiarato Jacques-Edouard Levy, Amministratore Delegato di Belenergia.

Oggi Belenergia può contare su oltre mille megawatt di progetti solari ed eolici e di stoccaggio e sviluppo. Nel 2025 il gruppo ha ottenuto circa 400 milioni di euro di finanziamenti e ha investito 300 milioni nei propri impianti produttivi, una crescita sostenuta dalla diversificazione tecnologica e dalla capacità di trasformare i progetti in infrastrutture operative.

“Per noi il mix tecnologico garantisce finalmente ridondanza e maggiore robustezza di fronte all’attuale volatilità del mercato. Essere produttori di energia elettrica, biometano ed etanolo ci offre l’opportunità di avere continuità, ma anche una diversificazione che rafforza la struttura di Belenergia” ha aggiunto Nicolas Baron, Direttore Generale di Belenergia.

La nuova fase industriale passa dallo sviluppo del biometano, da nuovi impianti fotovoltaici ed eolici ad attività legate allo stoccaggio e al trading dell’energia.

“In questo momento stiamo lavorando a una nuova fase che porterà una crescita importante per il gruppo. Lavoriamo al lancio di otto impianti di biometano di nuova generazione nell’ambito del DM 2022 e, in parallelo, continuiamo a realizzare siti fotovoltaici avanzati e altri progetti eolici. Stiamo anche rafforzando i nostri progetti tecnologici lungo tutta la catena di valore” ha concluso Baron.

L’obiettivo è rafforzare la presenza in Italia e accompagnare l’espansione europea, in Francia, Spagna e Portogallo, creando sinergie tra tecnologie diverse e consolidando un modello orientato alla sostenibilità e alla crescita di lungo periodo.

Conti Pubblici, M5s: Giorgetti tragga conseguenza conti sballati

Roma, 22 set. (askanews) – “A scanso di equivoci: qui nessuno vuole festeggiare il mancato raggiungimento di un deficit/pil 2025 sotto il 3%. Però dobbiamo dirci al verità: come volevasi dimostrare, solo con la crescita si tengono i conti in ordine. I dati Istat di oggi certificano che aver fatto quattro anni di austerità a colpi di avanzo primario, e quindi di tagli e tasse, e aver imbellettato i conti con escamotage vari, come la riclassificazione in bilancio dei crediti d’imposta edilizi, ha portato al nulla: deficit ancora sopra il 3%, debito pubblico in aumento e pressione fiscale da record, nonostante in piccola variazione al ribasso per il 2025. Per questo assume ancora più forza il messaggio che arriva da Nova e che ancor di più facciamo nostro: servono massicci investimenti pubblici e un vero taglio delle tasse per rimettere il Paese su una traiettoria di crescita. Oggi più che mai il ministro Giorgetti deve guardarsi allo specchio e trarne tutte le dovute conclusioni”. Lo dichiarano in una nota i parlamentari M5S delle Commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato.

Macron incotra Trump: "Sostenere ancora di più l’Ucraina"

Roma, 22 set. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto un lungo colloquio con l’omologo statunitense Donald Trump sulla “necessità di aiutare ancora più rapidamente e con maggiore forza i nostri amici ucraini in termini di missili intercettori”, tenutosi a margine dell’Assemblea generale dell’ONU. Macron ha anche accennato a “iniziative” che potrebbero essere intraprese “per trovare una moratoria sulle questioni energetiche”: “È evidente che oggi occorre sostenere il sistema energetico ucraino e la situazione nell’intera regione”, ha sottolineato, senza precisare se tale moratoria riguarderebbe anche gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe.

Prima dell’incontro, Macron aveva promesso di parlare “con assoluta franchezza” a Trump per cercare di “indirizzarlo verso le decisioni giuste”, in particolare riguardo all’Ucraina; l’obiettivo della parte francese era, nello specifico, tentare di convincere l’omologo statunitense a “mantenere l’impegno di sostegno all’Ucraina” e a “rafforzare la pressione sulla Russia”.

Macron incotra Trump: "Sostenere ancora di più l’Ucraina"

Roma, 22 set. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto un lungo colloquio con l’omologo statunitense Donald Trump sulla “necessità di aiutare ancora più rapidamente e con maggiore forza i nostri amici ucraini in termini di missili intercettori”, tenutosi a margine dell’Assemblea generale dell’ONU. Macron ha anche accennato a “iniziative” che potrebbero essere intraprese “per trovare una moratoria sulle questioni energetiche”: “È evidente che oggi occorre sostenere il sistema energetico ucraino e la situazione nell’intera regione”, ha sottolineato, senza precisare se tale moratoria riguarderebbe anche gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe.

Prima dell’incontro, Macron aveva promesso di parlare “con assoluta franchezza” a Trump per cercare di “indirizzarlo verso le decisioni giuste”, in particolare riguardo all’Ucraina; l’obiettivo della parte francese era, nello specifico, tentare di convincere l’omologo statunitense a “mantenere l’impegno di sostegno all’Ucraina” e a “rafforzare la pressione sulla Russia”.

Conti pubblici, tramonta uscita anticipata Italia da procedura Ue deficit

Roma, 22 set. (askanews) – Appare tramontata la prospettiva di una anticipata a quest’anno dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo. In un aggiornamento dei conti economici nazionali pubblicati pubblicato oggi, l’Istat conferma che l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari nel 2025 al -3,1% (era -3,4% nel 2024). Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è risultato pari a +0,8% del Pil (era +0,5% l’anno precedente).

Per uscire dalla procedura Ue sarebbe servito un deficit inferiore al 3%.

“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”, ha commentato con una nota il ministro delll’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti.

La Borsa di Milano dopo la pubblicazione del dato mantiene un andamento moderatamente negativo, con un calo dello 0,51% dell’indice Ftse-Mib. Poco mossi i titoli di Stato, i tassi sui Btp decennali salgono di 2 punti base al 4,37%, secondo Mts con un differenziale rispetto ai boom della Germania a 90 punti base.

Ia, Cina accelera su chip e modelli, ridotto il divario con gli Usa

Roma, 22 set. (askanews) – La Cina sta rapidamente riducendo il divario tecnologico che ancora la separa dagli Stati uniti nell’Intelligenza artificiale, puntando contemporaneamente su chip nazionali più potenti, nuove architetture di calcolo, enormi infrastrutture per l’addestramento dei modelli e tecniche software capaci di ottenere prestazioni elevate con una minore quantità di risorse. L’ultimo segnale arriva da Alibaba, che ha presentato quello che definisce il più potente processore cinese per l’Ia e ha annunciato l’intenzione di addestrare un modello con fino a 10mila miliardi di parametri.

Nel corso della conferenza annuale Apsara, in corso a Hangzhou, il presidente di Alibaba Joe Tsai ha ribadito l’obiettivo del gruppo di costruire capacità lungo l’intera filiera dell’Intelligenza artificiale, dall’hardware ai modelli fino ai servizi attraverso cloud. L’amministratore delegato Eddie Wu Yongming ha indicato proprio “modelli di Ia, chip per l’Ia e cloud” come i tre pilastri della strategia dell’azienda.

Il salto più significativo riguarda l’hardware. Alibaba ha presentato il processore Zhenwu V900, che secondo il gruppo offre prestazioni tre volte superiori rispetto al precedente Zhenwu M890 e rappresenta attualmente “il più potente chip per l’Ia in Cina”. Il processore dispone di 216 gigabyte di memoria ad alta larghezza di banda e di una capacità di comunicazione tra chip pari a 1,2 terabyte al secondo. La produzione di massa e la commercializzazione sono previste per il primo trimestre del 2027.

L’aspetto forse più rilevante, tuttavia, è l’architettura con cui Alibaba intende utilizzare questi processori. Un singolo sistema di calcolo potrà collegare fino a 500.000 Zhenwu V900, creando enormi cluster destinati sia all’addestramento sia all’utilizzo dei modelli di Ia più avanzati. E’ una strada simile a quella imboccata da Huawei, che nei giorni scorsi ha presentato il nuovo sistema Atlas 960 SuperPoD, basato sui processori Ascend 960.

L’obiettivo cinese è compensare almeno in parte il ritardo nella produzione del singolo semiconduttore più avanzato attraverso una maggiore integrazione tra migliaia o centinaia di migliaia di chip, migliorando velocità di comunicazione, memoria e organizzazione complessiva della potenza di calcolo. Alibaba ha già delineato una tabella di marcia fino al 2028, che comprende il successore Zhenwu J900 e nuovi processori centrali Yitian progettati specificamente per i sistemi di Ia basati su agenti.

Parallelamente cresce la dimensione dei modelli. Alibaba intende portare la futura famiglia Qwen 5 a una scala compresa tra 5mila e 10mila miliardi di parametri. L’attuale Qwen 3.8-Max ne utilizza 2.400 miliardi, mentre Kimi K3 della cinese Moonshot AI arriva a 2.800 miliardi. La società vuole inoltre aumentare entro il 2032 la capacità complessiva dei propri centri dati nel mondo a oltre 20 gigawatt.

La rincorsa cinese, tuttavia, non passa soltanto attraverso l’aumento della potenza di calcolo. Negli ultimi anni le aziende del Paese hanno investito sempre più anche nell’efficienza dei modelli, cercando di ottenere prestazioni elevate utilizzando meno chip e meno energia. Tra gli strumenti impiegati c’è la cosiddetta “distillazione”, una tecnica attraverso la quale un modello più piccolo viene addestrato a riprodurre parte delle capacità di un sistema più grande. La tecnica in sé è ampiamente utilizzata nel settore, mentre negli Stati uniti sono state fortemente contestate le modalità con cui potrebbe essere impiegata quando l’addestramento sfrutta le risposte prodotte da modelli proprietari sviluppati da altre società.

E’ proprio la combinazione tra hardware, architetture di calcolo e maggiore efficienza software a rendere più complesso l’effetto delle restrizioni statunitensi sulle esportazioni di semiconduttori avanzati verso la Cina. I principali modelli cinesi continuano ancora a dipendere in misura importante dai processori Nvidia per l’addestramento, ma aziende come Alibaba e Huawei stanno investendo massicciamente per costruire alternative nazionali.

La corsa tecnologica è ormai entrata direttamente anche nell’agenda dei rapporti politici tra Pechino e Washington e sarà uno dei temi sul tavolo del vertice tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping previsto per il 24 settembre. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun, nella quotidiana conferenza stampa di oggi, pur non entrando nel dettaglio dei temi specifici che i leader affronteranno nel loro incontro, ha ribadito che “la Cina ritiene da sempre che tutte le parti debbano promuovere congiuntamente uno sviluppo dell’intelligenza artificiale aperto, inclusivo, accessibile a tutti e orientato al bene”.

La competizione, quindi, non riguarda più soltanto la capacità cinese di produrre un chip equivalente ai processori più avanzati statunitensi. Pechino e i suoi campioni tecnologici stanno cercando di colmare il divario attraverso un approccio più ampio: processori nazionali, centinaia di migliaia di chip collegati tra loro, nuove architetture, modelli sempre più grandi e tecniche capaci di utilizzare in maniera più efficiente la potenza di calcolo disponibile. Parallelamente, Cina e Stati uniti si trovano di fronte alla questione di definire regole e possibili forme di cooperazione per governare una tecnologia che è diventata al tempo stesso uno dei principali terreni della loro competizione strategica. Un percorso che non ha ancora cancellato il vantaggio tecnologico degli Stati uniti, ma che mostra come le restrizioni americane non abbiano impedito a Pechino di continuare ad avanzare rapidamente nella corsa globale all’Intelligenza artificiale.

Più Usa, meno Cina? Cosa contempla realmente l’accordo Rubio-Tajani sui minerali critici

Una questione di sicurezza industriale

Non ci sono soltanto petrolio e gas nella nuova geopolitica delle risorse. Minerali critici e terre rare sono ormai materia di sicurezza nazionale, perché servono per semiconduttori, intelligenza artificiale, batterie, elettronica, difesa e tecnologie energetiche.

È in questo scenario che Antonio Tajani e Marco Rubio hanno firmato a New York il Memorandum d’intesa tra Italia e Stati Uniti sui minerali critici. Non è un contratto per l’acquisto di determinate quantità di materie prime, ma una cornice destinata a organizzare una cooperazione industriale di lungo periodo. 

Dalle miniere al riciclo

Il primo obiettivo è rendere più sicure e diversificate le catene di approvvigionamento. Nasce un Gruppo di lavoro tecnico Italia-USA e viene prevista la condivisione di informazioni e competenze, insieme alla mobilitazione di capitali pubblici e privati.

Gli investimenti potranno interessare l’intera filiera: estrazione, lavorazione e soprattutto recupero e riciclo, settore nel quale la Farnesina sottolinea la presenza di imprese italiane altamente specializzate. C’è poi un punto meno appariscente ma decisivo: Italia e Stati Uniti intendono collaborare con altri partner per costruire meccanismi di formazione dei prezzi più equi, capaci di sostenere filiere alternative. 

L’accordo si inserisce infatti in una rete più vasta: l’iniziativa americana FORGE, la G7 Alliance for Resilience and Production e PAX Silica, alla quale l’Italia ha aderito il 31 luglio e che riguarda la sicurezza delle filiere dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori. Completa inoltre l’analoga intesa sottoscritta in aprile tra Unione europea e Stati Uniti. 

Il convitato di pietra è Pechino

Il significato politico emerge soprattutto guardando alla Cina. Tajani ha parlato esplicitamente della necessità di creare un «mercato alternativo», nel quale Pechino non possa determinare in posizione dominante disponibilità e prezzi delle materie prime strategiche. 

Per l’Italia, grande Paese manifatturiero ma fortemente dipendente dall’estero per molte risorse, significa tentare di trasformare la vulnerabilità delle forniture in una politica di diversificazione. Più Stati Uniti, dunque, e meno dipendenza dalla Cina.

Ma non necessariamente meno rapporti con la Cina. Roma continua infatti a considerare Pechino un interlocutore economico importante: ancora in aprile Tajani vi aveva guidato la Commissione economica mista, discutendo contemporaneamente di investimenti, Made in Italy e controlli cinesi sull’esportazione delle terre rare. 

È qui il delicato equilibrio italiano: rafforzare l’ancoraggio industriale e tecnologico occidentale senza trasformare il “de-risking” dalla Cina in un “decoupling” commerciale. L’accordo Rubio-Tajani segna con chiarezza da quale parte Roma intenda costruire la propria sicurezza strategica.

Scuola, Valditara: tetto agli stranieri se non conoscono l’italiano

Milano, 22 set. (askanews) – “Stiamo lavorando agli ultimi dettagli ma avrà come elemento centrale la conoscenza dell’italiano e ci saranno criteri oggettivi per stabilire a chi si applica”. Così il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, parlando in un’intervista al Corriere della Sera del provvedimento sul tetto alla presenza di studenti stranieri nelle classi.

“I limiti non si applicheranno agli studenti che hanno frequentato la scuola dell’infanzia ed entrano in prima elementare o a quanti hanno frequentato positivamente alcuni anni di scuola, perché si può pensare che abbiano acquisito una certa conoscenza dell’italiano”, spiega Valditara. Alla domanda se le norme riguarderanno anche gli studenti con passaporto europeo, risponde: “Le norme si applicano anche a loro”.

Quanto alla platea interessata, il ministro precisa: “Quelle con più del 20% di studenti stranieri neoarrivati che non conoscono la nostra lingua sono poco meno di mille, per lo più alle elementari. Per queste abbiamo formato e assunto docenti specializzati. Sono invece 34.000 quelle con almeno il 30% di alunni stranieri, ma come ho detto la norma riguarderà solo quelli che non conoscono adeguatamente la nostra lingua”.

Sul perché la misura dovrebbe funzionare rispetto al precedente limite previsto dalla normativa, Valditara sottolinea: “La nostra è una legge e non una circolare e sarà cogente. Attribuiamo un ruolo di coordinamento agli uffici scolastici territoriali che potranno spostare gli studenti in eccesso ad altra scuola di prossimità, come già avviene oggi per gli studenti italiani in sovrannumero. Non sarà più possibile l’inerzia. Inoltre prevediamo un preciso modello organizzativo”. Di fronte all’obiezione dei presidi sulla disponibilità delle scuole vicine, il ministro aggiunge: “È chiaro che ci sarà la possibilità di una deroga laddove non sarà possibile spostarli in scuole vicine, ma la norma è cogente. Per questi casi è previsto uno stanziamento di alcuni milioni per assumere docenti per potenziare l’italiano degli stranieri che restano nella stessa scuola. Non stiamo facendo annunci, ma costruendo un sistema concepito per funzionare”.

Valditara affronta anche il fenomeno del cosiddetto “White flight”, letteralmente fuga dei bianchi. “Mi preoccupa molto: c’è a livello mondiale ma riguarda anche l’Italia. Se riduciamo a percentuali equilibrate la presenza di studenti che non parlano la nostra lingua, gli altri studenti potrebbero tornare. Per questo trovo senza costrutto le polemiche della sinistra: qui c’è il rischio di scivolare verso l’Alabama degli Anni Cinquanta, con le scuole ghetto, quelle della segregazione”.

Quanto al corso di italiano per i genitori, Valditara spiega: “Stiamo studiando strumenti efficaci. Se a casa parli arabo, dimentichi quello che hai fatto a scuola. Gli studi internazionali ci dicono che è importante che i genitori conoscano la lingua e seguano ciò che i figli fanno a scuola”. Il ministro ha infine definito “un bellissimo discorso” quello di ieri del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sull’importanza della scuola come strumento di integrazione: “Con la consueta saggezza Mattarella si è espresso a favore di una scuola incentrata sul rispetto, in linea con i valori costituzionali, che sappia contrastare le classi ghetto” ha concluso.

Centrosinistra, Bonelli:ora intesa politica su premiership, primarie dividono

Roma, 22 set. (askanews) – “Meloni è ormai in campagna elettorale e questo dovrebbe indurre tutte le forze dell’opposizione ad accelerare. Noi siamo disponibili da subito a un confronto sul programma. Abbiamo sempre favorito un processo di avvicinamento tra Conte e Schlein, ma AVS non può rimanere schiacciata nella loro contesa. Il 18 ottobre presenteremo a Roma le nostre proposte, dalla giustizia sociale a quella ambientale”. Lo afferma il leader Avs Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, in un’intervista a Il Foglio.

Sul nodo della leadership della coalizione, Bonelli ribadisce la preferenza per “un’intesa politica» rispetto alle primarie: «I gazebo rischiano di accentuare le differenze e di produrre conseguenze sugli elettorati. I problemi programmatici e politici si risolvono con la politica». nd31je.pdf

Netta la posizione sulla politica estera e sull’Ucraina: «AVS non può andare al governo e votare provvedimenti ai quali si è opposta fino ad oggi. La Russia ha violato il diritto internazionale, siamo favorevoli alle sanzioni, a non comprare il gas di Putin e all’utilizzo degli asset russi congelati per la ricostruzione dell’Ucraina. Ma la guerra non finirà con la sconfitta militare dell’uno o dell’altro: serve una svolta diplomatica». Sulla possibilità di trovare una sintesi con il Pd rispetto all’invio di armi a Kyiv, Bonelli afferma: «Non è scontato, ci confronteremo e si vedrà». nd31je.pdf

Bonelli critica inoltre la scelta di Schlein di offrire collaborazione a Meloni sull’energia: «Nel merito sono proposte condivisibili, alcune sono anche nostre. Ma di fronte a chi ha distrutto le politiche climatiche ed energetiche, in una fase così delicata, avrei fatto diversamente. Sarebbe stata auspicabile la condivisione di questa scelta».

Prezzi dei carburanti ancora in rialzo. Gasolio record sopra 2,34 euro-litro

Roma, 22 set. (askanews) – Ancora in rialzo i prezzi dei carburanti alla pompa, nonostante il tonfo delle quotazioni petrolifere internazionali seguito ai segnali di distensione sull’asse Usa-Iran. Prosegue la serie dei record storici per il prezzo del gasolio alla pompa, oggi sopra quota 2,34 euro. E con il nuovo aumento dell’accisa in programma sabato prossimo, saremmo già oltre quota 2,4 euro. In lieve rialzo anche la benzina.

Questa mattina il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,156 euro/l per la benzina (+1 millesimo rispetto a ieri), 2,341 euro/l per il gasolio (+5), 0,748 euro/l per il Gpl (invariato) e 1,880 euro/kg per il metano (+6).

Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 2,248 euro/l per la benzina (+3), di 2,422 euro/l per il gasolio (+8), 0,885 euro/l per il Gpl (invariato) e 1,795 euro/kg per il metano (-2).

Stando alle rilevazioni di Staffetta Quotidiana, Eni ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio. Per Q8 si registra un rialzo di cinque centesimi al litro sulla benzina e di sei sul diesel.

Groenlandia, Usa riapriranno base militare di Narsarsuaq

Roma, 22 set. (askanews) – Gli Stati Uniti intendono riaprire la propria base militare a Narsarsuaq, nel sud della Groenlandia, nell’ambito di un nuovo accordo con la Danimarca: è quanto riferisce l’agenzia Reuters citando fonti dell’Amministrazione Trump. La base, chiusa negli anni Cinquanta, venne creata durante la Seconda guerra mondiale e diede origine a un insediamento la cui popolazione si è ridotta a poche decine di persone.

Oggi è prevista a New York la firma di un accordo per rafforzare la sicurezza nell’Artico e nel Nord Atlantico tra Danimarca, Stati Uniti e Groenlandia: alla cerimonia parteciperanno il presidente statunitense Donald Trump, la prima ministra danese Mette Frederiksen e il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen.

Kallas: le sanzioni contro la Russia rimangono il "fulcro" della politica europea

Roma, 22 set. (askanews) – Le sanzioni contro la Russia rimangono “il fulcro” della politica europea volta a esercitare pressione su Mosca affinché ponga fine alla guerra in Ucraina: lo ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, durante una conferenza stampa tenuta a margine dell’Assemblea generale dell’Onu in corso a New York. Kallas ha parlato mentre sono in corso discussioni sulla possibilità di revocare alcune delle misure restrittive imposte a due oligarchi russi: “Alcuni Stati membri hanno chiesto la rimozione di determinate persone dalla lista. Abbiamo chiaramente bisogno di stabilità, ovvero che le sanzioni restino in vigore più a lungo. Ecco perché stiamo lavorando anche a un nuovo pacchetto di sanzioni”.

Sulla scia della Francia, che ha chiesto la rimozione dell’oligarca russo-uzbeco Alisher Usmanov, anche il Lussemburgo ha sollecitato l’eliminazione dell’imprenditore russo Mikhail Fridman dalla lista; Kallas ha evidenziato che le discussioni riguardano il rinnovo del “più vasto regime sanzionatorio” dell’UE contro Mosca: “Il nostro obiettivo è concluderle a breve e, si spera, rinnovare rapidamente le sanzioni”, ha concluso.

Il richiamo di Mattarella: la scuola è aperta a tutti, no ai ghetti

Amatrice, 21 set. (askanews) – “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati”. È il forte richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice per ribadire la vicinanza delle istituzioni a dieci anni dal terremoto che l’ha distrutta.

All’indomani dell’annuncio della Premier Giorgia Meloni di voler introdurre un tetto agli studenti stranieri nelle classi e il divieto di indossare il burqa, il capo dello Stato non poteva essere più esplicito nel ribadire quali devono essere i principi che ispirano l’azione dell’istruzione pubblica nel nostro paese. “La scuola prepara tutti. E’ aperta a tutti: così dispone l’art. 34 della Costituzione. (ed è questo il passaggio più apprezzato e sottolineato da un lungo applauso dei ragazzi). Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.

Alla cerimonia è come sempre presente il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e ricorda anche il dovere delle istituzioni di difendere gli insegnanti che “non devono essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili”.

Il capo dello Stato elenca i tanti problemi sociali che stanno esplodendo nelle nostre scuole: “Bullismo, bande giovanili ed anche aggressioni agli insegnanti. La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti. L’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli – sottolinea – in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla fondamentale alleanza con gli insegnanti”.

La riflessione di Mattarella si allarga poi ai grandi temi della contemporaneità: “Viviamo un cambiamento d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità. La società ha, come sempre, bisogno della scuola, e di una scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora. Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le risorse. E’ invece necessario investire sul futuro – avverte -. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza”.

Il capo dello Stato invita anche gli studenti ad essere protagonisti nella scuola: “La società ha bisogno della loro voce”, ha bisogno di “menti libere”, di quella cultura che porta alla libertà e non c’è libertà se non è per tutti”.

“Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di usare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di proporci. Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola”, conclude.

Cdu, non basta sopravvivere. O torna «popolare» o scompare

La domanda che viene dal 4,9%

Friedrich Merz può resistere. Può cambiare comunicazione, governo, persino qualche pezzo della sua agenda. Ma il 4,9% della CDU nel Meclemburgo-Pomerania pone una domanda assai più seria: che cosa resta della “Volkspartei” cristiano democratica?

I numeri sono brutali. Rispetto al 2021 la CDU precipita dal 13,3 al 4,9%. Dei suoi vecchi elettori, circa 32 mila sono passati all’AfD e 25 mila alla SPD. La fuga avviene dunque in entrambe le direzioni. E tra i giovanissimi il partito raccoglie appena il 2%.

Non è soltanto una sconfitta. È la rottura di quel meccanismo di integrazione che per decenni ha fatto della CDU una grande forza popolare.

Non inseguire l’AfD

Qui diventa interessante Manuel Hagel, 38 anni, presidente della CDU del Baden-Württemberg. Non è un ribelle anti-Merz. Proprio per questo le sue parole pesano: bisogna combattere, ha detto ieri, «per la sopravvivenza della CDU» e capire perché gli elettori non la votano più, anziché spiegare loro perché hanno votato male.

Il problema non si risolve semplicemente rincorrendo l’AfD sull’immigrazione o sulla sicurezza. Un partito che perde pezzi in direzioni opposte incrocia una difficoltà macroscopica: se rincorre un pezzo del suo antico elettorato rischia di perdere l’altro.

La “Volkspartei” era una sintesi

La “Volkspartei” non era il partito che stava prudentemente nel mezzo. Era quello capace di mettere insieme ciò che nella società tendeva a dividersi: lavoratori e imprenditori, campagna e città, conservatori e cristiano-sociali, mercato e solidarietà.

Questa è stata la forza della CDU di Adenauer e, in forme diverse, delle successive stagioni cristiano democratiche: non cancellare i conflitti, ma rappresentarli dentro una casa comune.

Hagel chiede oggi «empatia», giustizia sociale e insieme riforme profonde e riconoscibili. Dietro queste parole si intravede il problema vero: ricostruire un centro politico che sia anche un centro a vocazione sociale.

La partita dopo Merz

Per questo concentrarsi soltanto sul destino di Merz sarebbe un errore. Cambiare il capo senza ricostruire la funzione vitale della CDU significherebbe cambiare il macchinista mentre il treno continua a perdere vagoni.

Il Meclemburgo ha lanciato un avvertimento persino più duro del 4,9%: un partito popolare smette di esserlo quando ciascuna parte del suo popolo comincia a cercare altrove la propria rappresentanza.

È questa, ormai, la partita della CDU. Non semplicemente tornare sopra il 5%. ma impegbarsi con coraggio e intelligenza ad avere una ragione e un titolo per stare al centro.

Scuola aperta a tutti: l’inclusione come educazione alla libertà e alla convivenza

La prima palestra della convivenza

Quando in una classe ci sono bambini e bambine di ogni parte del mondo si avverte quanto grande e importante, forse decisivo, potrebbe essere il significato di quella presenza per il futuro dell’umanità.

Dopo la famiglia, la scuola è il luogo della prima socializzazione, cioè dell’apertura di credito alle relazioni interpersonali, ma anche della formazione dell’intelligenza e del carattere e della trasmissione di quei valori di civiltà che possono dare un senso alla nostra vita.

C’è una ricchezza straordinaria insita in quel potenziale umano: di menti e di cuori pronti a ricevere buoni insegnamenti, di creature che stanno crescendo e alle quali si può indicare – con l’autorevolezza istituzionale e morale che è implicita nel compito degli educatori – la via del bene affinché possano trovare poi da sé quella della verità.

Sono bambini e bambine che non sanno ancora nulla delle cattiverie e delle malizie del mondo e che non attribuiscono certamente alle culture di provenienza, alle diverse etnie, alle confessioni religiose o al colore della pelle quei significati distintivi e selettivi, a volte di retaggio, che gli adulti solitamente usano quando si rapportano tra di loro.

Formare menti aperte, critiche e libere

Il compito più straordinario che attende ogni educatore è quello di formare menti aperte, critiche e libere e questo processo si realizza in modo naturale in un contesto multiculturale.

La scuola accoglie tutti e in questa apertura consiste il senso più importante e significativo del suo essere luogo di educazione.

Anche da un punto di vista strettamente didattico il melting pot linguistico accelera e favorisce la comprensione e la comunicazione tra persone.

È infatti risaputo che l’uso e l’arricchimento delle lingue non avvengono solo attraverso l’acquisizione di regole sintattiche e grammaticali ma per “immersione”, per “osmosi”, addirittura per “promiscuità”, entrando cioè in diretto contatto con l’ambiente culturale e di vita di cui si dovrebbero mutuare gli apprendimenti.

La lingua si impara vivendo insieme

La metabolizzazione dei contenuti linguistici avviene quindi più facilmente in un contesto comunicativo aperto e fluente piuttosto che in uno chiuso e separato: nel primo caso gli apprendimenti si realizzano partecipando in forma “viva” e diretta alla socializzazione verbale, nel secondo solo mandando a mente aride nozioni che richiedono di essere poi declinate nell’uso della parola.

Le relazioni interpersonali sono uno straordinario agente di facilitazione rispetto alle competenze linguistiche, più di quanto avvenga attraverso la mera trasmissione di nozioni e regole in contesti formativi separati: non esiste un luogo dove si apprende che sia distinto nettamente da quello dove si vive, perché entrambi coesistono nell’atto didattico, si insegna e si impara mentre si vive in mezzo agli altri.

Le più consolidate acquisizioni della ricerca pedagogica hanno dimostrato che c’è una fase di competenza linguistica che precede l’apprendimento espressivo in senso stretto: si può infatti affermare, ad esempio, che nello studio di un idioma straniero si “pensa bilingue” prima ancora di “parlare bilingue”.

Perché le classi differenziate sarebbero un passo indietro

Credo pertanto di poter convintamente sostenere che un ritorno a classi “differenziate”, questa volta per matrice linguistica di provenienza, sarebbe un passo indietro rispetto alle evidenze culturali e didattiche che le scelte di integrazione e di inclusione hanno realizzato, sia sul piano dei valori educativi e di civiltà sia sotto il profilo della pragmatica utilità di possedere in tempi brevi e nel modo più facilitato e spontaneo le chiavi che aprono ai saperi e alle competenze espressive e che ci permettono di capire e di comunicare.

Dall’ecologia all’intelligenza artificiale: un nuovo umanesimo integrale

Le due rivoluzioni del nostro tempo

Due autentiche rivoluzioni culturali del nostro tempo sono l’innovazione ecologica e quella cibernetica, ed è oltremodo significativo che di esse si siano occupati rispettivamente papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ (2015) e papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas (2026), rinnovando la dottrina sociale della Chiesa, in quanto hanno insistito sulla responsabilità nella cura della casa comune e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Nel primo caso, papa Francesco ha proposto esplicitamente una “ecologia integrale” in alternativa all’ecologia profonda (o radicale) e all’ecologia superficiale (o settoriale); nel secondo caso Leone XIV ha proposto implicitamente una “cibernetica integrale” in alternativa all’informatica algocratica e all’informatica strumentale.

In tal modo sono state fornite, oltre a serie impostazioni di merito, anche (e direi soprattutto) preziose indicazioni di metodo, in quanto i due pontefici non si sono limitati a richiamare l’attenzione sull’ecologia e sulla cibernetica, ma hanno mostrato la necessità di farlo andando al di là dei modi e delle 

mode di tanta pubblicistica contemporanea.

L’umanesimo nell’orizzonte dell’ecologia

È importante aver insistito sulla integralità che deve caratterizzare l’approccio all’una e all’altra rivoluzione, perché permette di comprendere che siamo in presenza non solo di cambiamenti epocali, ma di una vera e propria epoca di cambiamento.

Avere contezza di questo significa operare una rivoluzione copernicana, nel senso che non l’ecologia va iscritta nell’orizzonte dell’umanesimo come una delle questioni da affrontare, ma è l’umanesimo che va iscritto nell’orizzonte dell’ecologia per essere pienamente compreso.

Così l’umanesimo, finora caratterizzato (con il Maritain di Umanesimo integrale) come integrale per l’integralità antropologica (tutto l’uomo e tutti gli uomini) e l’integrazione assiologica (tutti i valori disideologizzati), ha necessità anche dell’integralità ecologica, riconoscendo che “tutto è connesso”, per cui anche l’uomo va “situato” nel contesto delle connessioni che caratterizzano la Casa comune.

Pertanto l’ecologia ha una portata sia ambientale sia sociale; con una efficace immagine di Leonardo Boff si può parlare di un duplice grido – quello della terra ferita e quello degli ultimi emarginati – cui occorre rispondere attraverso l’ecologia che, per questo, deve essere integrale.

Custodire la terra, custodire la persona

In tale contesto si pone il compito di “custodire”, un verbo caro a papa Francesco, il quale lo pose al centro dell’omelia per l’inizio del ministero petrino (19 marzo 2013), quando tra l’altro invitò a «custodire il creato», parlando di vocazione che è «semplicemente umana, riguarda tutti».

Mentre nell’ecologia si tratta di custodire la terra, ora, in presenza dell’intelligenza artificiale, si tratta di custodire la persona umana e, per questo – avverte papa Leone –, c’è bisogno di cogliere l’IA in tutta la sua complessità: non di semplice mezzo, ma di vero e proprio ambiente. L’IA non è cioè una questione meramente strumentale, ma precisamente culturale.

Il che porta Leone XIV ad affermare: «il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico», in quanto «chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale» (n. 110).

E occorre farlo in nome della centralità della persona, che è contrassegnata da “dignitas infinita”, per usare l’espressione posta a titolo della Dichiarazione circa la dignità umana (2024) del Dicastero per la Dottrina della fede.

Dall’ideologico al dialogico

Ebbene, la duplice rivoluzione ecologica (naturale e artificiale) dovrebbe essere al centro dell’odierno dibattito politico, anche italiano, che appare invece – per dirla con un verso di Giuseppe Giusti – «in tutt’altre faccende affaccendato».

E tocca a due papi richiamare le questioni che urge disputare: così la filosofia politica trova udienza più nel magistero di pontefici che nella prassi di politici.

Per uscire dall’impasse, forse potrebbe servire considerare la dottrina sociale della Chiesa non un insegnamento di parte né, tanto meno, a carattere confessionale, ma un patrimonio condivisibile al di là delle appartenenze partitiche, e traducibile concretamente secondo le diverse impostazioni culturali: insomma, una base comune per passare dall’ideologico al dialogico.

Non sarebbe poco, per cominciare a prendere sul serio cose serie.

Leone XIV, l’intelligenza artificiale e la nuova questione europea

Una nuova Rerum novarum

Papa Leone ha dedicato la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Non è stata una passeggiata. Perché il Pontefice è entrato sino in fondo nel merito di quell’avvertimento lanciato a Firenze dal suo predecessore, Papa Francesco, circa dieci anni fa: «Non viviamo un’epoca di cambiamento, quanto un cambiamento d’epoca».

Leone XIV ci ha consegnato, in qualche modo, una nuova Rerum novarum: un’enciclica sulle “cose nuove” del nostro tempo, mai viste, sentite o immaginate prima. E bisogna aggiungere che il nostro è un Paese singolare. Nonostante la secolarizzazione galoppante e le chiese che tendono a svuotarsi, il libro dell’enciclica ha suscitato un interesse notevole.

Sarà per il timore ancora largamente inesplorato suscitato da questa intelligenza creata dall’uomo; sarà per la curiosità di conoscere il giudizio di un Papa su un paradigma destinato a modificare profondamente le nostre conoscenze; sarà per comprendere meglio un fenomeno che sta cambiando il mercato e i rapporti di potere. Qualunque sia la ragione, una cosa è certa: l’IA è ormai una tecnologia destinata ad accompagnarci nei prossimi anni e, ancora di più, ad accompagnare i nostri figli e nipoti nel loro futuro.

Il primato della persona

Papa Leone ha voluto guardare dentro questa trasformazione, soffermandosi sull’impatto e sui pericoli di un’intelligenza non umana, sui diritti della donna e dell’uomo, sulle loro libertà, sulla persona intesa nella sua dimensione relazionale. E sulla stessa democrazia.

Il punto centrale è il primato della persona: l’intelligenza artificiale può rappresentare un aiuto prezioso, ma deve rimanere sottoposta alla responsabilità umana, alla trasparenza e a regole capaci di tutelare dignità e libertà.

Su un altro piano, ma con preoccupazioni in parte convergenti, si collocano le parole pronunciate dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione. Al centro c’è anche il problema dell’enorme potere accumulato dai grandi colossi tecnologici mondiali: soggetti economici che operano ormai su una scala tale da porre agli Stati e all’Unione europea un problema essenziale di sovranità democratica.

L’Europa davanti ai nuovi poteri

L’intelligenza artificiale, la disinformazione, le interferenze esterne, la concentrazione del potere economico e tecnologico impongono dunque all’Europa una domanda politica. Non basta più stare insieme soltanto attraverso la moneta.

Occorre rafforzare l’unità politica europea, mettere in comune le forze oggi disperse e superare la tentazione di rifugiarsi dietro nuovi muri nazionali. Perché le grandi potenze – dagli Stati Uniti alla Cina, fino alla Russia – si muovono ormai dentro uno scenario globale nel quale tecnologia, sicurezza, commercio e geopolitica sono sempre più strettamente intrecciati.

Di fronte a questa trasformazione, l’Europa rischia di pagare il prezzo delle proprie divisioni. Da qui torna d’attualità l’idea di procedere con maggiore decisione verso una vera unione politica, capace di difendere insieme libertà, democrazia e modello sociale europeo.

L’allarme che arriva dalla Germania

A rendere ancora più urgente questa riflessione è la crescita delle forze nazionaliste e antieuropeiste. Il caso tedesco è quello che suscita le maggiori preoccupazioni: Alternative für Deutschland ha consolidato soprattutto nella Germania orientale un consenso che investe ormai direttamente gli equilibri politici della Repubblica federale.

È stato Romano Prodi ad andare oltre, lanciando domenica scorsa sul Sole 24 Ore un allarme molto netto: «Se l’AfD vince le elezioni tedesche, l’Europa è finita». Un giudizio che l’ex presidente della Commissione motiva definendo l’AfD antieuropea, nazionalista e radicalmente contraria alle istituzioni sovranazionali.

Il filo che lega questioni apparentemente così diverse diventa allora visibile. Governare l’intelligenza artificiale, difendere la centralità della persona e preservare la democrazia richiedono istituzioni politiche forti. E per l’Europa significa anzitutto ritrovare le ragioni dello stare insieme.

Lavoro, bozza accordo imprese-sindacati su rappresentanza e salario giusto

Roma, 21 set. (askanews) – Imprese e sindacati definiscono una prima bozza di accordo sui principi generali relativi alla rappresentanza e alla contrattazione collettiva. Il documento, di sette pagine, che Askanews è in grado di anticipare, arriva dopo una serie d’incontri a livello tecnico che proseguiranno domani e si concluderanno, probabilmente, con la firma di un accordo quadro in un incontro già fissato il 28 settembre in Confindustria.

L’obiettivo dell’accordo “è regolare – si legge nella bozza – i comportamenti negoziali delle organizzazioni, sia datoriali che sindacali, nell’ambito della contrattazione collettiva, al fine di individuare i contratti collettivi ‘di riferimento’ che, per essere tali, devono essere sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali che siano ‘comparativamente più rappresentative’ a livello nazionale, in base ai criteri declinati nel presente documento, prendendo a riferimento esclusivamente il settore di attività, la tipologia e natura giuridica di impresa (imprese artigiane, imprese cooperative, altre imprese)”.

La definizione e l’applicazione delle regole previste dall’accordo “non intendono in alcun modo incidere sull’autonomia di ciascuna organizzazione di rappresentanza né sul diritto della stessa di determinare liberamente le proprie politiche associative”. Non intendono, inoltre, “incidere sulla libertà negoziale delle singole organizzazioni di rappresentanza”.

Le parti (Cgil, Cisl e Uil e quattordici associazioni d’impresa) concordano che l’individuazione dei contratti collettivi di riferimento è “funzionale per la determinazione del salario giusto”, ai sensi Dl 62/2026 e concordano che “la loro integrale applicazione costituisce condizione per accedere a tutte le agevolazioni fiscali e contributive”. Nel documento le parti precisano che “i contratti collettivi nazionali stipulati da soggetti non dotati della maggiore rappresentatività comparata nello specifico settore preso in considerazione rimangono validi, pur non costituendo i contratti collettivi ‘di riferimento’ ai fini dell’individuazione del salario giusto e del riconoscimento degli incentivi di legge”.

Quindi, l’applicazione integrale di un diverso contratto collettivo di settore che garantisce ai lavoratori un trattamento economico e normativo uguale a quello del contratto collettivo di riferimento dà diritto di accedere a tutti, “purché sia rispettata la distinzione per tipologia e natura giuridica di impresa”. Per definire la rappresentanza le parti ritengono siano necessari criteri distinti, rispettivamente per le organizzazioni sindacali e per le organizzazioni datoriali.

Per le prime, le parti concordano che “la misurazione della rappresentanza sindacale si fonda sulla combinazione tra dato associativo e consenso elettorale, cioè iscritti e dati elettorali (voti espressi) nelle elezioni per le rappresentanze sindacali, con l’obiettivo di rendere più solido e trasparente il criterio di misurazione della rappresentatività”. Per le seconde vengono presi in considerazione criteri di natura qualitativa e quantitativa: storicità dell’organizzazione, l’appartenenza ad organizzazioni di rappresentanza europea riconosciute come partner nel dialogo sociale europeo, istituti finalizzati a sostenere forme di welfare contrattuale, maggiore diffusione del contratto tra i lavoratori del settore”.

Imprese e sindacati concordano anche sulla necessità di “assicurare con il massimo rigore l’individuazione dei perimetri contrattuali, che costituiscono una delle questioni più complesse ai fini della misurazione della rappresentanza”. A tal fine, la sfera di applicazione di ciascun contratto nazionale “dovrà essere definita in relazione ai processi produttivi, all’attività prevalente esercitata e ai relativi codici Ateco di riferimento”. Le nuove regole non devono, però, pregiudicare il raggiungimento dell’obiettivo della corretta misurazione della rappresentanza.

Le parti ritengono necessario definire principi e regole universalmente condivise e, per questo fine, concordano che il presente accordo “è aperto alla sottoscrizione delle organizzazioni sindacali e datoriali che, condividendone le finalità, accettano l’integrale applicazione dei suoi contenuti e si obbligano a rispettarne le previsioni ivi contenute”.

La sottoscrizione dell’intesa o la successiva adesione alla stessa “impegna le parti a ricondurre al modello prefigurato con il presente accordo i singoli contratti collettivi nazionali”. Confermata, poi, la volontà di “finalizzare il lavoro di verifica e razionalizzazione dei perimetri contrattuali e relativa ‘trasposizione’ in lista di codici Ateco, in coerenza con le finalità perseguite dalla riforma dell’archivio contratti presso il Cnel”. Confermato inoltre l’impegno a verificare “nei rispettivi contratti collettivi nazionali, non si dia corso ad impropri allargamenti dei perimetri di applicazione e, quindi, ci si attenga rigorosamente al rispetto dei perimetri tenendo conto delle attività caratterizzanti il settore”.

Imprese e sindacati si impegnano a costituire “un organismo unico che svolga un’opera di monitoraggio e segnalazione di eventuali comportamenti non conformi”. La presenza di un contratto “di riferimento” in un determinato settore “non esclude la validità di altri contratti, ancorché sottoscritti da organizzazioni di rappresentanza non comparativamente più rappresentative a livello nazionale in quel determinato settore e per quella tipologia di impresa”, conclude il documento. Le parti “considerano dunque necessario che tutti i soggetti che aderiranno a questo accordo si astengano dal porre in essere, sul piano delle relazioni sindacali, ivi comprese le iniziative di bilateralità collegate al welfare, azioni o iniziative finalizzate a destrutturare il quadro di riferimento della contrattazione collettiva secondo i principi declinati nel presente accordo, sia dal lato sindacale che datoriale”.