Roma, 8 giu. (askanews) – “Invochiamo dallo Spirito Santo il dono della pace. Anzitutto la pace nei cuori: solo un cuore pacifico può diffondere pace, in famiglia, nella società, nelle relazioni internazionali. Lo Spirito di Cristo risorto apra vie di riconciliazione dovunque c’è guerra; illumini i governanti e dia loro il coraggio di compiere gesti di distensione e di dialogo”. Lo ha detto Papa Leone XIV prima di recitare la preghiera del Regina Caeli al termine della Celebrazione Eucaristica in occasione del Giubileo dei Movimenti, delle Associazioni e delle Nuove Comunità.
Scontri con la polizia a Los Angeles dopo i raid anti-migranti. Trump invia la Guardia nazionale
Roma, 8 giu. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha ordinato a 2.000 membri della Guardia nazionale per sedare le proteste contro la polizia anti-immigrazione (ICE) e il suo raid a Los Angeles. Lo riferisce il New York Times, segnalando che si tratta di un atto raro: il presidente ha aggirato l’autorità del governo dello Stato, il democratico Gavin Newsom, utilizzando una legge solitamente non applicata.
E’ la prima volta dal 1965 che un presidente attiva la Guardia nazionale di uno stato senza una richiesta del governatore di quello stato, secondo Elizabeth Goitein, direttore senior del Liberty and National Security Program presso il Brennan Center for Justice, un’organizzazione indipendente di legge e politica, interpellata dal NYT. L’ultima volta è stata quando il presidente Lyndon B. Johnson inviò truppe in Alabama per proteggere i manifestanti per i diritti civili.
Newsom ha criticato l’azione del presidente. “Questa mossa è volutamente infiammatoria e non farà che aumentare le tensioni”, ha detto Newsom, aggiungendo che “questa è una scelta sbagliata e eroderà la fiducia del pubblico”.
La direttiva di Trump con cui ha mobilitato la Guardia nazionale recita: “La misura in cui le proteste o gli atti di violenza inibiscono direttamente l’esecuzione delle leggi, costituiscono una forma di ribellione contro l’autorità del governo degli Stati Uniti”.
Karoline Leavitt, la portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato che Trump ha schierato la Guardia nazionale in risposta alla “folla violenta” che avrebbe attaccato le forze dell’anti-immigrazione.
Venerdì e sabato in California si sono verificate proteste per opporsi alle incursioni dei federali anti-immigrazione sui luoghi di lavoro. Sebbene alcune manifestazioni siano state indisciplinate, le autorità locali della contea di Los Angeles non hanno segnalato di avere bisogno di assistenza federale.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha detto in un post su X che il Pentagono sta “mobilitando la Guardia Nazionale IMMEDIATAMENTE”. La direttiva di Trump autorizza inoltre il segretario alla Difesa a “impiegare qualsiasi altro membro delle forze armate regolari, se necessario, per aumentare e sostenere la protezione delle funzioni e delle proprietà federali in qualsiasi numero determinato appropriato a sua discrezione”. Nel post di Hegseth su X, ha detto che i marines in servizio attivo erano “in allerta” a Camp Pendleton, a circa 100 miglia a sud di Los Angeles, e potevano anche essere mobilitati.
Trump oggi, inoltre, ha lodato oggi la Guardia nazionale, che lui ha incaricato di sedare le proteste a Los Angeles contro gli agenti federali anti-immigrazione (ICE), che stanno mettendo in pratica con metodi piuttosto spicci il suo ordine di espulsione di immigrati irregolari. Trump, con un post su Truth Social, ha annunciato che vieterà le maschere nelle proteste.
“Ottimo lavoro della Guardia Nazionale a Los Angeles dopo due giorni di violenza, scontri e disordini. Abbiamo un Governatore incompetente (Newsom) e un Sindaco (Bass) che (…) non sono stati in grado di affrontare il compito” ha scritto Trump. Inoltre, da ora in poi, NON SARÀ PERMESSO INDOSSARE MASCHERINE alle proteste. Cosa avranno da nascondere, e perché??? Di nuovo, grazie alla Guardia Nazionale per il lavoro ben fatto!” ha concluso il presidente.
Gaza, ancora spari sulla folla ai centri di distribuzione del cibo: morti e feriti
Roma, 8 giu. (askanews) – Le autorità palestinesi di Gaza, che è controllata da Hamas, hanno annunciato oggi che cinque palestinesi sono stati uccisi e decine di altri feriti da colpi d’arma da fuoco israeliani nei pressi di siti di distribuzione di aiuti.
Funzionari sanitari hanno riferito che quattro persone sono state uccise e circa 70 ferite da colpi israeliani nei pressi di un centro di aiuti a Rafah, secondo Al Jazeera.
Un’altra fonte medica dell’ospedale Al-Awda ha dichiarato che una persona è stata uccisa e diversi altri feriti da colpi israeliani nei pressi di un centro di distribuzione nel corridoio di Netzarim, nella parte centrale di Gaza.
Ucraina, la Russia allarga il fronte e lancia un’offensiva a Dipropetrovsk
Roma, 8 giu. (askanews) – L’esercito russo ha annunciato oggi di aver lanciato un’offensiva nella regione ucraina di Dnipropetrovsk, confinante con quella di Donetsk. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.
“Le unità della 90ma divisione corazzata (à) hanno raggiunto il confine occidentale della Repubblica Popolare di Donetsk e continuano a condurre l’offensiva sul territorio della regione di Dnipropetrovsk”, ha comunicato l’esercito russo su Telegram. Mosca ha inoltre annunciato la conquista di un nuovo piccolo villaggio nella regione di Donetsk, Zarya.
L’avanzata nella regione di Dnipropetrovsk è un fatto inedito e uno smacco per le forze ucraine.
L’attacco avviene mentre Mosca e Kiev si accusano a vicenda di ostacolare uno scambio di prigionieri previsto per questo fine settimana, unico risultato concreto dei colloqui diretti tenuti all’inizio della settimana, a più di tre anni dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022.
Femminicidi, il Papa: è la volontà di dominio che sfocia spesso in violenza
Milano, 8 giu. (askanews) – Lo Spirito Santo “trasforma anche quei pericoli più nascosti che inquinano le nostre relazioni, come i fraintendimenti, i pregiudizi, le strumentalizzazioni. Penso anche – con molto dolore – a quando una relazione viene infestata dalla volontà di dominare sull’altro, un atteggiamento che spesso sfocia nella violenza, come purtroppo dimostrano i numerosi e recenti casi di femminicidio”. Lo ha detto Papa Leone XIV nell’omelia pronunciata in piazza San Pietro nel corso della Messa per la celebrazione della Pentecoste in occasione del Giubileo dei Movimenti, delle Associazioni e delle Comunità.
“Lo Spirito Santo, invece, fa maturare in noi i frutti che ci aiutano a vivere relazioni vere e buone: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé – ha sottolineato ancora il Santo Padre -. In questo modo, lo Spirito allarga le frontiere dei nostri rapporti con gli altri e ci apre alla gioia della fraternità”.
Roma, i corpi una donna e una neonata trovati a Villa Pamphili. Attesa per gli esiti dell’autopsia
Milano, 8 giu. (askanews) – Tragica scoperta a Roma: i cadaveri di una neonata di circa sei mesi e di una donna sono stati ritrovati a Villa Pamphili. Il corpo della piccola era nascosto in un cespuglio, mentre il cadavere della donna era avvolto in un sacco nero.
L’allarme è stato lanciato da alcuni passanti nel tardo pomeriggio di ieri. Sul posto sono intervenuti gli esperti della polizia scientifica, il medico legale e il pm Antonio Verdi, che ha aperto un fascicolo di indagine per far luce sul caso. Sono attesi gli esiti dell’autopsia per accertare le cause della morte e dell’esame del dna per arrivare all’identificazione, mentre si cerca anche tra le perosne scomparse.
Referendum, urne aperte fino a domani alle 15
Roma, 8 giu. (askanews) – Urne aperte da questa mattina alle 7 sino alle 23 e domani dalle ore 7 alle 15. La parola sui referendum, dopo settimane di scontro politico, passa agli elettori. Il voto referendario coincide, dove ci sono, con i ballottaggi delle elezioni amministrative. Al voto possono partecipare i fuori sede per motivi di studio, lavoro o cure mediche, che hanno presentato domanda entro i termini. Gli italiani all’estero hanno già votato per corrispondenza.
Cinque sono i quesiti su cui ci si dovrà esprimere, ‘armati’ di tessera elettorale e documento di identità. I quesiti riguardano ambiti importanti della vita sociale e civile: la disciplina dei licenziamenti illegittimi (scheda verde chiaro), norme sui licenziamenti e relative indennità nelle piccole imprese (arancione), contratti a termine (grigia), sicurezza negli appalti (rosso rubino) e, infine, il quesito sui requisiti per ottenere la cittadinanza (gialla). L’elettore, ricorda il Viminale, potrà esprimere il proprio voto tracciando un segno sul “Si” o sul “No”, accanto al quesito riportato sulla scheda. Chi vota sì chiede di abrogare la norma, chi vota no chiede di mantenerla. Cruciale è il quorum (del 50 per cento più uno degli aventi diritto) senza il raggiungimento del quale l’esito sarà comunque negativo.
Istruzione e povertà culturale: un divario che frena l’Italia
Platone e la centralità del sapere
Nel libro VI delle Leggi (765d-766), Platone affida a un personaggio fittizio, l’Ateniese, una dichiarazione che conserva intatta la sua forza profetica:
«Nel nostro Stato, la carica di gran lunga più importante sarà questa: il ministro dell’istruzione. […] Il primo punto, pertanto, sarà questo: eleggere a quella carica il migliore tra tutti i cittadini».
Un’esortazione che torna d’attualità di fronte ai dati diffusi dall’INVALSI e rielaborati dalla Fondazione Agnelli sui divari di apprendimento presenti nel nostro Paese.

Un sistema diseguale e squilibrato
Secondo la Fondazione Agnelli, il nostro sistema educativo nazionale è tutt’altro che equo. L’Italia è il paese europeo con i più gravi divari territoriali di apprendimento, in particolare nella scuola secondaria di secondo grado.
Nel caso della matematica, il divario tra la macro area Nord-Est e il Sud-Isole raggiunge i 24 punti: come se gli studenti meridionali avessero frequentato due anni di scuola in meno.
Le regioni del Sud mostrano una concentrazione preoccupante di studenti al di sotto del livello 3, soglia minima di competenze adeguate in italiano e matematica.
La Calabria in fondo a tutte le classifiche
Il quadro si fa ancora più grave se si osservano i dati riferiti alla Calabria. Già ultima per reddito pro capite, disoccupazione giovanile, infrastrutture e livelli di assistenza, la Regione è anche fanalino di coda per risultati scolastici.
In italiano, Veneto e Lombardia raggiungono punteggi di 206; la Calabria si ferma a 186. In matematica, il Veneto segna 210, la Calabria solo 181: una distanza di 30 punti che fotografa un’emergenza.
Sul fronte della lettura, il 24% degli adulti calabresi ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, contro una media nazionale del 41,4%.
Un paese spaccato sul piano culturale
Il divario tra Nord e Sud non riguarda solo l’economia, ma anche l’accesso alla cultura. Nel Sud e nelle Isole vive circa un terzo della popolazione italiana, ma si vende meno di un quinto dei libri distribuiti nel Paese (19%).
L’indice di povertà culturale si riflette nel basso numero di lettori, nella scarsa diffusione delle biblioteche e in un’offerta formativa penalizzata. È una questione nazionale, non un problema locale.
Irto (PD): la cultura come questione politica
In questo scenario, si distingue il richiamo del senatore Nicola Irto, segretario regionale del PD, che ha posto con fermezza il tema della povertà culturale all’attenzione del governo.
Non si tratta di rivendicazioni regionalistiche, ma di assumere l’equità dell’istruzione come condizione essenziale per qualunque seria riforma, inclusa l’autonomia differenziata.
Solo così si potrà onorare davvero l’insegnamento di Platone e restituire all’istruzione la funzione alta di guida della comunità.
Giappone sotto le 700mila nascite: un allarme che parla anche all’Italia
Nel 2024 il Giappone ha registrato appena 686.061 nascite. È la prima volta, dal 1899, che il numero annuo di nuovi nati scende sotto le 700mila unità. Il calo, pari al 5,7% rispetto al 2023, è arrivato con ben 14 anni d’anticipo rispetto alle previsioni ufficiali. Il National Institute of Population and Social Security Research stimava infatti di toccare questa soglia solo nel 2038.
Non si tratta solo di un dato simbolico: il declino demografico accelera, aggrava la crisi del welfare, svuota le campagne, mette sotto pressione la produttività e alimenta un senso diffuso di incertezza sul futuro.
Meno nascite, più decessi: la popolazione si restringe
A peggiorare il quadro contribuisce il continuo aumento dei decessi. Nel 2024, il Giappone ha contato 1.605.298 morti, il 1,9% in più rispetto all’anno precedente. Il saldo naturale della popolazione, ossia la differenza tra nascite e decessi, ha raggiunto il record negativo di -919.237 unità. Un vuoto demografico che nessun rimbalzo congiunturale può più colmare.
Il matrimonio non basta a invertire la rotta
Un lieve segnale positivo è arrivato dal numero dei matrimoni, saliti nel 2024 a 485.063, con un +2,2% sull’anno precedente. Ma anche questo dato, pur in ripresa rispetto alla flessione causata dalla pandemia, resta tra i più bassi del dopoguerra. Per il secondo anno consecutivo i matrimoni sono rimasti sotto quota 500mila.
E l’Italia? Un ammonimento da ascoltare
Questi numeri, pur riferiti al Giappone, parlano anche a noi. L’Italia condivide molti tratti con il modello giapponese: un invecchiamento rapido, un calo delle nascite strutturale, un crescente squilibrio tra generazioni. Le politiche annunciate restano timide, frammentate, incapaci di incidere sulle cause profonde del declino demografico.
Serve un cambio di paradigma: non bastano gli incentivi economici, se non si costruisce un contesto favorevole a chi vuole mettere al mondo figli. Le crisi di natalità non si affrontano con spot, ma con scelte lunghe. Prima che anche per noi, come per il Giappone, diventi semplicemente troppo tardi.
Pentecoste, il primo respiro di una Chiesa in cammino
La solennità di Pentecoste, che quest’anno la Chiesa celebra l’8 giugno 2025, rappresenta il culmine del tempo pasquale e la sorgente di ogni rinnovamento cristiano. Sarà anche la prima Pentecoste di Papa Leone XIV, a soli 31 giorni dalla sua elezione.
Una solennità che segna un inizio
Un passaggio che invita a leggere il presente con occhi spirituali. Come se il soffio che inaugurò la missione della Chiesa potesse oggi accompagnare i primi passi di un nuovo ministero petrino.
Pentecoste è un’origine che continua: un invito a lasciarsi sorprendere da ciò che è vivo e in movimento. È la festa di un vento che non si lascia afferrare e di un fuoco che non brucia, ma accende.
Cinquanta giorni dopo la Pasqua ebraica – che ricordava il passaggio del Mar Rosso e la liberazione dalla schiavitù d’Egitto –, Israele celebrava Shavuot, la festa del dono della Legge: dalla liberazione alla rivelazione. Il cristianesimo eredita e trasfigura quella data: a Gerusalemme, cinquanta giorni dopo la Risurrezione, non è più la pietra a custodire l’alleanza, ma il cuore.
La Chiesa nasce nella diversità
Il racconto degli Atti è essenziale ma potente: un fragore, un vento, lingue di fuoco. Uomini impauriti trovano voce. La Chiesa nasce lì, non da un progetto, ma da una presenza. Pietro non parla ai discepoli, ma alla folla. La missione nasce in uscita. Non per uniformare, ma per riconciliare le differenze.
Nel tempo, la Pentecoste ha ispirato simboli: petali rossi caduti dal soffitto, colombe calate dall’alto, tamburi a evocare il vento. Gesti che oggi si sono attenuati, ma che ricordano il desiderio della fede di diventare visibile, concreta, espressa.
Lo stile dello Spirito
Che significato ha questa Pentecoste come prima solennità del pontificato? Non serve caricarla di simbolismi. Ma è naturale, per chi crede, affidare allo Spirito il cammino di chi guida. Non per avere risposte immediate, ma per custodire uno stile: ascolto, verità, apertura.
Non è il Papa a dare senso alla Pentecoste, semmai se ne lascia ispirare. E proprio in questi primi passi, Leone XIV ha indicato la direzione: una “Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato”.
Un tempo che può diventare Spirito
Pentecoste non chiude la Pasqua, ma la apre al mondo. È la festa della parola dopo il silenzio, della missione dopo l’attesa. È ciò che rende la Chiesa più di un’istituzione: la fa corpo vivo, in cammino.
In un tempo segnato da incertezze e cambiamenti, Pentecoste invita a non temere ciò che è nuovo, ma a riconoscere che il rinnovamento autentico nasce non dalla rottura, ma dall’ascolto di ciò che unisce.
L’inizio di un pontificato si inserisce in una storia lunga. Può essere l’occasione per rinnovare, senza strappi, la missione di una Chiesa attenta al proprio tempo.
Pentecoste, in fondo, non appartiene solo al calendario liturgico. È ogni stagione in cui qualcosa si apre, si muove, si rigenera. Ogni tempo – se lo si sa leggere – può diventare tempo dello Spirito.
Don Primo Mazzolari, il prete contadino che sfidò il fascismo
«Un prete lungo e tutto ossa, col viso scavato, con gli occhi pallidi sotto la fronte alta a picco come una roccia, senza labbra e senza capelli». Un prete che incanta la gente con i suoi sermoni e che parla come un santo: «Le donne piangono nell’ascoltarlo; gli uomini abbandonano l’osteria per andare in chiesa».
Un ritratto letterario e umano
Questa è la descrizione, sublimata letterariamente, di don Primo Mazzolari che Grazia Deledda tratteggia nel suo romanzo Annalena Bilsini, pubblicato nel 1927 e ambientato a Cicognara, nel Cremonese, paese dove a lungo Mazzolari stesso servì come parroco.
Le parole di Deledda sono ora richiamate dallo storico Giorgio Vecchio nel primo volume di una nuova biografia di Mazzolari (Don Primo Mazzolari. Una biografia, I, 1890-1932, Brescia, Morcelliana, 2025, pagine 288, euro 25), che consente di seguire passo dopo passo i primi quarantadue anni di vita di don Primo: dal 1890, quando nacque a Boschetto, nella campagna padana, da una famiglia contadina, al momento dell’addio alla parrocchia di Cicognara, nel 1932. Quarantadue anni cruciali anche per la storia d’Italia.
Gli anni della formazione tra natura, libri e inquietudini
Grazie a una magistrale padronanza degli scritti del prete di Boschetto e del suo imponente lascito archivistico, nonché grazie alla capacità di confrontarsi apertamente con la letteratura critica, Vecchio ci restituisce un ritratto a tutto tondo di Mazzolari, ponendo in evidenza non solo i tratti luminosi della sua figura, ma anche le inquietudini e i tormenti, che lo affannarono fin dalla fanciullezza.
Dall’analisi condotta da Vecchio, Mazzolari appare come un bambino e poi come un giovane uomo serio e riflessivo, incline più alla lettura che ai giochi e ai divertimenti, con un sincero attaccamento alla terra e ai suoi valori. Al rispetto della natura si accompagna in lui il riconoscimento dell’importanza del lavoro e della fatica: «Sono un prete: ma sotto, senza sforzo, potete scorgervi il contadino. Se mi guardate in faccia, mi riconoscete subito per uno dei vostri; se mi stringete la mano, non v’ingannate».
La prima svolta nell’esistenza di Mazzolari avviene con l’ingresso, a partire dal 1902, nel seminario di Cremona. Qui fa incontri che lo segneranno profondamente: il compagno di studi Annibale Carletti, il vescovo Geremia Bonomelli, molto attento alla questione sociale, e il padre barnabita Pietro Gazzola, emarginato a causa delle accuse di modernismo.
Al di là di questi incontri decisivi e illuminanti, sono — quelli del seminario — anni di solitudine e di insofferenza verso le regole, segnati dal dissidio interiore tra il cuore e la ragione.
Dal fronte alla parrocchia: il seme del pacifismo
Dopo l’ordinazione, nell’agosto 1912, Mazzolari viene assegnato alla parrocchia di Spinadesco, un paesino alla confluenza tra l’Adda e il Po; l’anno successivo viene quindi richiamato come insegnante di lettere nel seminario di Cremona.
In questo periodo Mazzolari si lega a Eligio Cacciaguerra, fondatore della Lega democratica cristiana italiana, e, anche grazie alla sua mediazione, riesce a costruire una fitta rete di amicizie, molte delle quali femminili: da Marianna Montale, sorella di Eugenio, a Sofia Rebuschini, da Antonietta Giacomelli a Carla Cadorna, figlia del generale Luigi, fino a Teresa Mattei. Con loro discute di fede e religiosità, ma anche del ruolo delle donne in una società in piena trasformazione.
I venti di guerra, però, soffiano sempre più impetuosi. Dall’iniziale neutralismo, evidentemente influenzato dal giudizio di Benedetto XV sull’«inutile strage», Mazzolari si sposta nel campo dell’interventismo democratico: il conflitto è da lui considerato un dovere patriottico, un passo necessario per il completamento del processo di unificazione; tutte le rivendicazioni nazionalistiche e imperialistiche sono invece rifiutate.
Sulla base di queste convinzioni, che sono il frutto della sua formazione risorgimentale, decide di arruolarsi. Presto, però, subentra il disincanto, su cui incide sia la tragica morte del fratello minore Giuseppe (“Peppino”), durante la quarta battaglia dell’Isonzo, sia l’esacerbarsi del conflitto. Una violenza che don Primo può osservare direttamente, avendo richiesto di essere inviato al fronte, a seguito dell’esercito italiano.
È qui, nelle trincee, dinanzi ai corpi straziati dei soldati rimasti insepolti, che si forma quel pacifismo destinato ad affermarsi come uno dei tratti essenziali del suo pensiero: «Vogliamo che la libertà regni sovrana tra i popoli grandi e piccoli. Vogliamo che nessuno abusi della forza, sia essa d’armi o di ricchezza. Vogliamo l’amore tra i popoli, non l’odio: la pace nella giustizia, non la guerra», proclama in un’omelia del luglio 1918.
Contro la dittatura, fedele alla coscienza
Alla fine della guerra, diviene parroco di Cicognara. In più occasioni invoca una pace giusta, senza atteggiamenti vendicativi verso gli sconfitti. Netta, poi, è la sua condanna della violenza squadristica dei fascisti: parla di «ribollimenti barbarici» e di paganesimo che avanza, nonché di forza del «bastone».
Quando Mussolini prende il potere, arriva a sostenere che, se non fosse cristiano, si farebbe «carbonaro per ridare alla patria la libertà», come scrive in una lettera nel novembre 1922.
Tra i numerosi atti di ostilità verso il regime vi è anche, tre anni più tardi, il rifiuto di intonare il Te Deum, dopo lo sventato attentato a Mussolini da parte di Tito Zaniboni.
Il momento di maggior attrito si verifica, però, nell’agosto 1931, allorché tre colpi di rivoltella vengono sparati da un gruppo di fascisti locali contro don Primo, che dall’attacco esce illeso e nient’affatto fiaccato nello spirito.
Anche in queste circostanze difficili, Mazzolari rimane fedele a due princìpi che gli derivano da un’attenta rimeditazione del concilio tridentino: la centralità della cura delle anime e la rivendicazione del ruolo del prete nella società.
Don Primo Mazzolari — come mostra lo studio di Giorgio Vecchio, di cui attendiamo ora il secondo volume — diviene così un modello esemplare di rettitudine morale e civile di fronte al giogo della dittatura.
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La piazza pro-Gaza di Pd-M5S-Avs: siamo 300mila. "E’ l’Italia che non tace"
Roma, 7 giu. (askanews) – “L’Italia che non tace” si è riunita a Roma sotto il ‘cappello’ della manifestazione organizzata da Pd-M5S-Avs per pretendere lo stop del “massacro a Gaza”. “Siamo oltre 300mila, una folla oceanica”, hanno esultato i leader che si sono scagliati contro le “complicità e le ipocrisie del governo Meloni” che, insieme agli “Stati Uniti di Trump”, sostiene i “crimini di Netanyahu”: “come fanno a dormire la notte?”, l’affondo. Dalla segretaria dem Elly Schlein, il presidente Cinque Stelle Giuseppe Conte e Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e sinistra è arrivato, forte, anche un appello all’unità delle opposizioni, accolto dai presenti con il grido: “unità, unità, unità”.
“Noi restiamo testardamente unitari, anche le ultime amministrative hanno dimostrato che uniti si vince”, dirà Schlein. “A noi piace mescolare le bandiere per una giusta causa”, ha esordito Conte. Due le note finali: quella suonata dalla tromba di Paolo Fresu che incanta con ‘Bella ciao’ e poi i quattro leader, abbracciati, che hanno invitato ad andare “tutti” a “votare” ai referendum.
“Come dice l’Onu, è in corso nell’escalation di Gaza una vera e propria pulizia etnica. Non lo dobbiamo accettare, dobbiamo alzare la nostra voce”, ha affermato Schlein elencando le ragioni della protesta (riconoscimento dello Stato di Palestina, cessate il fuoco immediato, liberazione di tutti gli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas, aiuti umanitari per la popolazione palestinese, sanzioni al governo di estrema destra di Israele, embargo totale di armi, la fine delle occupazioni illegali e delle violenze dei coloni in Cisgiordania). “Questa è una piazza unita, inclusiva, aperta”, ha aggiunto.
La parola “genocidio” viene pronunciata più volte da Conte, Fratoianni e Bonelli. “Oggi sono in piazza gli italiani che non accettano il balbettio” di un governo che è una “vergogna nazionale “con la sua complicità. Non si chiama antisemitismo si chiama umanità”, ha detto Conte rivendicando la netta condanna del 7 ottobre.
“Io dico a Matteo Salvini che è andato a Tel Aviv a stringere le mani sporche di sangue di Netanyahu: sei la vergogna di Italia”, ha urlato Bonelli commuovendosi al ricordo di un bimbo di sei anni palestinese mutilato di una gamba. E Fratoianni: “Tante volte ho ascoltato qualcuno che diceva che le emozioni non sono categorie della politica. Non sono d’accordo. Le emozioni sono una straordinaria leva che trasforma il mondo. In questa piazza c’è l’emozione dell’indignazione, un’Italia che non si lascia trascinare nella menzogna da un governo codardo e ipocrita, che è incapace in questi 600 giorni di pronunciare una parola di verità. Un’Italia che ha tenuto la schiena dritta, che ha messo una bandiera palestinese alla finestra, questa Italia restituisce dignità”.
Numerose le bandiere dei tre partiti che hanno messo in campo le loro energie con pullman da tutto il Paese, tante quelle della pace e della Palestina. Tante kefiah al collo. Cartelli e slogan: “Fuori i sionisti dal Pd”, “I bambini devono inseguire i propri sogni non scappare dalle bombe” e “Cari giornalisti, non è una guerra ma un genocidio”. Un’immagine ritrae Netanyahu che si bacia con Hitler. Un corteo partecipato, da piazza Vittorio lungo via Emanuele Filiberto con migliaia di persone di tutte le età, diverse associazioni della società civile, l’Anpi, esponenti della comunità palestinese. Folta la pattuglia dei parlamentari dei tre partiti. I dem sono tantissimi (dal governatore De Luca al sindaco di Roma, oltre ai capigruppo Boccia e Braga. Ci sono anche i riformisti, da Lorenzo Guerini a Stefano Bonaccini). Cinquanta i parlamentari M5S più i gruppi territoriali. Schierato quasi al completo Avs.
Sui numeri la Questura di Roma non si è sbilanciata ma ha confermato la partecipazione rilevando la “saturazione degli spazi disponibili” in piazza San Giovanni dove era stato allestito il palco per gli interventi e l’assenza di “criticità sul profilo dell’ordine pubblico”.
Toccanti le testimonianze dal palco del giornalista palestinese Abubaker Abed (“fare il giornalista a Gaza è una sentenza di condanna a morte”, ha detto in un video collegamento raccontando di aver subito minacce dall’esercito israeliano che lo ha accusato di essere un membro di Hamas e costretto a scappare, “benché non abbia mai preso un’arma in mano”) e del giovane israeliano che ha rifiutato il servizio militare Iddo Elam arrivato da Tel Aviv.
Papa: la pace tornerà se non saremo più predatori
Roma, 7 giu. (askanews) – “In un mondo lacerato e senza pace lo Spirito Santo ci educa a camminare insieme. La terra riposerà, la giustizia si affermerà, i poveri gioiranno, la pace tornerà se non ci muoveremo più come predatori, ma come pellegrini”. Lo ha detto Papa Leone XIV durante la Veglia di Pentecoste in Piazza San Pietro, in occasione del Giubileo dei Movimenti, delle Associazioni e delle Comunità.
“Non più ognuno per sè ma armonizzando i nostri passi ai passi altrui. Non consumando il mondo con voracità, ma coltivandolo e custodendolo, come ci insegna l’Enciclica Laudato si'”, ha aggiunto.
Referendum, Malan (FdI): sinistra usa Gaza per propaganda vietata
Roma, 7 giu. (askanews) – “Come avevamo ampiamente sospettato, la manifestazione della sinistra su Gaza era uno strumento per fare campagna sui referendum nel giorno di pausa di riflessione”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan.
“L’hanno fatto innanzitutto in modo implicito – dice – attaccando in maniera strumentale e ingiusta il governo italiano, che ha fatto tutto il possibile per giungere a un cessate il fuoco in quella tormentata a terra. L’ha fatto esplicitamente l’ex segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani sfoggiando durante le interviste il cappellino per il Sì, e soprattutto l’hanno fatto i leader al gran completo con l’appello al voto alla fine del comizio”.
“Ciò è innanzitutto palesemente contrario alla legge che vieta nel giorno precedente la consultazione, qualsiasi riunione di propaganda, diretta o indiretta. E rivela la squallida strumentalità di aver scelto proprio la giornata di oggi per manifestare”, conclude Malan.
Pablo Trincia racconta le storie dell’Heritage Lab Italgas
Torino, 7 giu. (askanews) – In occasione di Archivissima, il festival dedicato alla promozione dei patrimoni conservati negli archivi, all’Heritage Lab Italgas di Torino il protagonista Pablo Trincia. Il giornalista e autore televisivo, dopo un’accurata e approfondita ricerca, ha accompagnato il pubblico tra le storie racchiuse nell’Archivio Storico Italgas.
“Il meraviglioso archivio di Italgas nasconde delle vere e proprie piccole perle. Il progetto molto stimolante: si tratta di andare a cercare delle storie dove non penseresti di trovarle: per esempio, in un verbale di un consiglio di amministrazione di centocinquanta anni fa. stato interessante, una bella operazione da cui ho imparato molto”.
Durante il suo intervento, Trincia ha proposto una riflessione sul ruolo degli archivi come strumenti per leggere il presente e come incubatori di futuri possibili.
“Gli archivi sono il mio lavoro: ogni volta che ricostruisco una storia, mi sento un animale da archivio. Sono ci che rendono viva una storia e ti permettono di capire le dinamiche sociali o anche il linguaggio di una determinata epoca. Ma bisogna avere gli occhi per vederli, per guardarli. Non si pu essere superficiali, occorre avere tanta curiosit. Anche perch in un archivio come questo, cos denso di numeri e di dati amministrativi, trovare storie complesso. Ma una bella operazione, molto sfidante”.
Ancora Trincia: “Mi hanno colpito in particolare le storie di due impiegate, una degli anni Trenta e una di fine anni Quaranta, perch ci ho visto umanit, sofferenza, speranza. Sono due storie che ho intercettato in pochissime righe, ma quelle persone mi davvero sembrato di vederle”.
Italgas, societ leader in Europa nella distribuzione del gas, celebra cos il valore di Heritage Lab, luogo di incontro fisico e virtuale e laboratorio di digitalizzazione che permette all’azienda di perpetuare il grande patrimonio storico del suo archivio e di condividerlo con la comunit e il territorio.
Migliaia al corteo per Gaza: qui l’Italia che non tace. Stop massacro
Roma, 7 giu. (askanews) – Migliaia di persone, oltre 300mila secondo gli organizzatori, alla manifestazione per Gaza a Roma promossa da Pd, Avs e M5S. Imponente il piano di sicurezza messo in campo. Un corteo pacifico partito da piazza Vittorio e arrivato in piazza San Giovanni, con gli interventi dei leader delle forze politiche che hanno promosso la mobilitazione, che hanno parlato di una piazza “molto unitaria e inclusiva”, accusando il governo di restare in silenzio davanti all’orrore a Gaza.
Elly Schlein e Giuseppe Conte: “Questa un’altra Italia – ha detto la segretaria del Pd – un’Italia che non tace come fa il governo Meloni, un’Italia che invece vuole la pace”. “Questa la piazza dell’umanit contro uno sterminio sistematico che va avanti da 20 mesi con tanti governi, a partire da quello italiano, che stanno facendo finta di non vedere e ancora oggi balbettano” ha aggiunto Conte.
Fratoianni e Bonelli: “A Roma oggi una enorme manifestazione, un’oceanica risposta di popolo”. “Siamo qui in piazza perch vogliamo trasformare l’Italia in un presidio di umanit contro l’orrore di Gaza”.
In piazza, tra grandi bandiere palestinesi, delle forze politiche organizzatrici del corteo e della pace, slogan come “Palestina libera”, striscioni con scritto “Stop al genocidio di Gaza” e “Basta massacro” e dei finti bambini morti avvolti in lenzuola bianche, anche Klaus Davi con una bandiera arcobaleno con la stella di David e una bandiera israeliana.
M.O., Conte: non antisemitismo ma umanità, Italia dica stop a genocidio
Roma, 7 giu. (askanews) – “Questo governo è una vergogna nazionale con la sua complicità: non si chiama antisemitismo si chiama umanità, che va oltre la politica, ci batteremo insieme perchè l’Italia rialzi la testa e insieme all’Ue dica stop al genocidio, Palestina libera”. Così Giuseppe Conte, leader M5s, conclude il suo intervento dal palco della manifestazione per Gaza a piazza San Giovanni respingendo le accuse di antisemitismo per aver difeso i palestinesi.
“L’attacco terroristico del 7 ottobre è stato orribile, manifestammo subito solidarietà alla comunità ebraica per gli ostaggi trattenuti da Hamas, ma feci un chiarimento: attenzione, il diritto alla reazione c’è, però nessuno può riconoscere al governo israeliano il diritto di calpestare il diritto internazionale umanitario, nessuna licenza di uccidere e da allora ci accusano di antisemitismo accusa che noi respingiamo con forza”, ha concluso.
Nazionale di calcio, lunedì la Moldova poi la decisione su Spalletti
Roma, 7 giu. (askanews) – La delusione del ko contro la Norvegia apre dubbi sul futuro di Luciano Spalletti alla guida della Nazionale italiana di calcio. Fino al match di lunedì contro la Moldova la concentrazione sarà tutta sulla conquista dei primi 3 punti nel girone di qualificazione al Mondiale. Poi si penserà al futuro. Martedì il presidente della Figc Gabriele Gravina incontrerà Luciano Spalletti. Nel caso in cui ci fosse un cambiamento e una seperazione dal Ct Spalletti, i primi nomi sarebbero quelli di Ranieri e Pioli per il ruolo di allenatore della Nazionale.
M.O., Conte: in piazza italiani che non accettano balbettii Meloni
Milano, 7 giu. (askanews) – “Noi non siamo complici. Siamo e saremo sempre dalla parte giusta. Stop genocidio a Gaza!”. Lo scrive sui social il presidente del M5s Giuseppe Conte, che parlando a margine della manifestazione per Gaza spiega: “È la piazza degli italiani che non accettano sia calpestato il diritto umanitario, e che la convenienza politica non possa spingersi come sta facendo il governo a fornire copertura politica e militare alla condotta criminale del governo Netanyahu. Una piazza che condanna l’ipocrisia di un governo che balbetta, ora che il clima internazionale sta cambiando. Ora che sono 16mila i bambini trucidati, diventano inaccettabili? È il balbettio di un goveno complice, e i cittadini dicono non siamo complici, stop al genocidio”.
Ucraina, la proposta di Lula all’ Onu: costituire un gruppo di Paesi mediatori trovare una soluzione
Roma, 7 giu. (askanews) – Il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva ha lanciato oggi un appello alle Nazioni Unite affinché costituiscano un gruppo di Paesi incaricato di cercare una soluzione al conflitto tra Russia e Ucraina. Lo riferisce riferisce l’agenzia di stampa France Presse.
L’iniziativa, annunciata da Lula durante una conferenza stampa in occasione di una visita in Francia, segue le dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron, che questa settimana ha affermato che il Brasile ha “un ruolo molto importante da svolgere” nella risoluzione del conflitto.
“Le Nazioni unite possono tornare a essere protagoniste in questa vicenda”, ha affermato Lula, definendo il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, “una brava persona”. Secondo Lula, il capo dell’Onu dovrebbe “proporre un gruppo di amici” da presentare al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e al leader russo Vladimir Putin, affinché possano “parlare con entrambi, ascoltare le loro rispettive verità e poi costruire un’alternativa”. Cioè, Lula propone “la creazione di una commissione composta da paesi che non sono coinvolti nella guerra per dialogare con Zelensky e con Putin”.
Il leader brasiliano ha fatto notare che nessuna delle parti coinvolte “otterrà tutto ciò che vuole, ma entrambe potranno ottenere ciò che è possibile”.
Russia e Ucraina hanno avviato un processo negoziale a Istanbul, in Turchia, con la mediazione di Ankara e degli Stati uniti. Tuttavia, questo processo al momento ha portato solo ad accordi limitati di scambi di prigionieri, ma non a una tregua, come chiede Kiev, o a una regolazione complessiva del conflitto, come vorrebbe Mosca.
Sostenibilit, Caffi (GBC Italia): normativa leva di innovazione
Roma, 7 giu. – Nel percorso verso un ambiente costruito pi sostenibile, GBC Italia ribadisce l’importanza di mantenere saldi i principi guida che stanno alla base di ogni strategia di conversione ecologica: “Decarbonizzazione, circolarit e benessere sono la bussola che orienta ogni progetto verso un reale cambiamento.” A ricordarlo Marco Caffi, Direttore di GBC Italia, ospite della rubrica Road To Forum promossa da GBC Italia per anticipare le storie, i protagonisti e i temi di sostenibilit che troveranno spazio nell’evento Green Building Forum Italia.
Nel settore delle costruzioni, guardare alla sostenibilit significa abbracciare una prospettiva integrata e lungimirante, in grado di coniugare efficacia normativa e innovazione concreta. Marco Caffi, Direttore di GBC Italia, spiega come i tre pilastri strategici – decarbonizzazione, circolarit e benessere – rappresentino il faro operativo che ogni professionista dovrebbe seguire, soprattutto in un contesto regolatorio sempre pi articolato.
“Per noi di GBC Italia imprescindibile far riferimento costante a tre pilastri strategici: la decarbonizzazione dell’ambiente costruito, la circolarit dei materiali e il benessere degli occupanti, sia all’interno degli spazi chiusi, sia in connessione con l’ambiente esterno.”
La proliferazione di regole e direttive pu infatti facilmente disorientare chi opera nel settore. Avere chiari questi punti di riferimento permette invece di tradurre gli obblighi normativi in strumenti concreti per realizzare interventi all’avanguardia e realmente sostenibili, ottenendo al contempo risultati misurabili che diano un apporto concreto al benessere delle persone.
“Quando progettiamo, costruiamo o gestiamo un edificio, partire da questi tre assi significa trasformare la normativa da vincolo in leva di innovazione: cos ogni decisione – dalla scelta dei materiali alle tecniche esecutive – contribuisce a ridurre le emissioni, a ottimizzare l’uso delle risorse e a migliorare la qualit della vita di chi utilizza lo spazio.”
Decarbonizzare l’edilizia, spiega il Direttore, vuol dire intervenire su processi, impianti e soluzioni tecnologiche per abbattere le emissioni legate a produzione e manutenzione degli edifici. Garantire la circolarit significa invece adottare modelli costruttivi che favoriscano il riciclo e il riuso, riducendo al minimo lo spreco di materie prime. Lo sforzo di progettare ambienti confortevoli non finalizzato solo a creare spazi salubri, ma anche e esoprattutto favorire la salute fisica e mentale degli occupanti.
“Solo integrando decarbonizzazione, economia circolare e focus sul comfort possiamo rispondere in modo efficace alle sfide climatiche e sociali. un approccio olistico che coinvolge l’intera filiera: dai progettisti ai fornitori, fino ai gestori degli edifici.”
La visione del Direttore Caffi sar una delle direttrici principali dell’evento Green Building Forum Italia, in programma il 25 ottobre e che metter al centro l’uomo nella catena di valore dell’ambiente costruito. L’evento porter a Milano a professionisti, imprese e istituzioni, dando loro l’opportunit di confrontarsi su strategie condivise e di avviare collaborazioni finalizzate a rendere sostenibile l’intero ciclo di vita degli edifici.
In collaborazione con GBC Italia
M.O., Schlein: governo Italia agisca, basta parole. Fermare massacro
Roma, 7 giu. (askanews) – “Questa è un’Italia che non tace ma che vuole manifestare per la pace, per i diritti di due popoli e due Stati a vedersi riconosciuti e vivere, convivere pacificamente in sicurezza. Quindi è il successo di una manifestazione che da subito è stata convocata da tre forze politiche su una piattaforma molto chiara e molto sentita nella società italiana. La richiesta forte di un cessate il fuoco, di liberare tutti gli ostaggi ancora nelle mani dei terroristi di Hamas, la richiesta di un riconoscimento dello Stato di Palestina”. Lo ha sottolineato la segretaria dem Elly Schlein a margine della manifestazione di Pd, M5S e Avs a Roma per Gaza e il Medio Oriente.
“Del resto – ha proseguito – l’hanno già fatto la Spagna, l’Irlanda, la Norvegia si appresta a farlo anche la Francia. Questa piazza chiede questo, chiede al governo italiano all’Unione Europea e alla comunità internazionale di agire. Non è il tempo delle parole, ma delle azioni concrete e di riuscire a fermare questo massacro e riuscire a fermare il governo di estrema destra di Netanyahu”.
Corteo per Gaza, Bonelli: stop orrori, fermiamo criminale Netanyahu
Roma, 7 giu. (askanews) – “Siamo qui in piazza perch vogliamo trasformare l’Italia in un presidio di umanit contro l’orrore di Gaza e per dire basta all’ipocrisia del governo Meloni che chiude gli occhi davanti a questi orrori, basta accordi militari ed economici, fermiamo il criminale Netanyahu”.
Cos Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, in piazza a Roma al corteo per Gaza organizzato da Pd, M5s e Avs a cui hanno preso parte migliaia di persone.
M.O., Fratoianni: in piazza chi non vuole essere complice genocidio Gaza
Roma, 7 giu. (askanews) – “È una manifestazione oceanica che travolge tutte le accuse strumentali, quelle più infami, come la presunta ambiguità sull’antisemitismo che abbiamo sentito in questi giorni. Travolge l’infamia di queste accuse in un’enorme emozione e l’emozione è una grande leva della politica”. Lo ha sottolineato il leader di Avs Nicola Fratoianni, a margine della manifestazione per Gaza a Roma.
“Oggi in questa piazza – ha proseguito – c’è l’emozione potente dell’indignazione di chi non si rassegna di chi non è disposto a essere complice di fronte al genocidio allo sterminio, alla pulizia etnica, alle catacombe dell’umanità e del diritto internazionale e della democrazia, anche e soprattutto della nostra. Ecco questo dice questa meravigliosa e straordinaria manifestazione”.
Al via a Roma il corteo Pd-M5s-Avs per Gaza
Roma, 7 giu. (askanews) – Al via poco dopo le 14 da piazza Vittorio a Roma, il corteo della manifestazione indetta da Pd, M5s e Avs per Gaza. Dietro allo striscione di apertura “Stop al massacro. Basta complicit”, i leader dei tre partiti: la segretaria dem Elly Schlein, Giuseppe Conte (M5s), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra.
In piazza, le bandiere dei tre partiti che hanno portato a Roma da tutta Italia i loro militanti. Tante le bandiere della Palestina con la scritta “Free Palestine”. Il corteo percorrer via Emanuele Filiberto per raggiungere piazza San Giovanni, allestita con un palco per gli interventi.
Tra i presenti il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia, gli europarlamentari Nicola Zingaretti e Stefano Bonaccini, i senatori Filippo Sensi e Antonio Misiani, il resposnabile Esteri del partito Beppe Provenzano, i deputati Marco Furfaro, Piero de Luca e anche l’ex parlamentare Emanuele Fiano, che ieri era all’iniziativa a Milano al teatro dei Parenti organizzata da Matteo Renzi e Carlo Calenda (l’altra piazza per Gaza dell’opposizione). Per M5s, presenti tra gli altri Roberto Fico e Paola Taverna. Per Avs Nichi Vendola, il presidente dei senatori Beppe de Cristofaro, i deputati Piccolotti, Grimaldi, Zanella, Magni e Mari.
Corteo per Gaza, Fratoianni: diciamo al governo stop complicit
Roma, 7 giu. (askanews) – “Una enorme manifestazione, un’oceanica risposta di popolo, la risposta dell’indignazione, dell’Italia migliore, di chi chiede al governo di non trascinare il nostro Paese nell’infamia della storia”. Cos Nicola Fratoianni di Alleanza verdi e sinistra alla testa del corteo per Gaza partito da piazza Vittorio a Roma, accanto agli altri leader promotori della manifestazione di Pd e M5S.
“Chiediamo – ha aggiunto – il riconoscimento dello Stato Palestinese, sanzioni e sospensione dell’accordo Ue-Israele, il non rinnovo del protocollo militare, occorrono misure concrete per fermare lo sterminio, l’ecatombe davanti ai nostri occhi a Gaza. L’Italia migliore oggi dice a Meloni: basta complicit, ipocrisia e codardia” ha concluso Fratoianni.
Corteo per Gaza, Schlein: enorme risposta popolare di partecipazione
Roma, 7 giu. (askanews) – “Un’enorme risposta di partecipazione oggi a Roma per dire basta al massacro dei palestinesi, ai crimini del governo di estrema destra di Netanyahu, questa un’Italia che non tace come fa il governo Meloni, un’Italia che invece vuole la pace, il cessate il fuoco immediato, la liberazione degli ostaggi, gli aiuti umanitari e il riconoscimento dello Stato di Palestina, una grande risposta popolare, questa l’Italia che vogliamo”.
Cos la segretaria del Pd Elly Schlein in piazza a Roma al corteo per Gaza promosso da Pd, M5s e Avs, con migliaia di persone, accanto agli altri leader alla testa della manifestazione che arriver a piazza San Giovanni.
Corteo per Gaza, Conte: la piazza dell’umanit contro lo sterminio
Roma, 7 giu. (askanews) – “Questa la piazza dell’umanit contro uno sterminio sistematico che va avanti da 20 mesi con tanti governi, a partire da quello italiano, che stanno facendo finta di non vedere e ancora oggi balbettano. Ci sono misure concrete nella nostra mozione unitaria da cui parte questa iniziativa. La presenza di tantissimi oggi il segno che l’opinione pubblica e gli italiani non ci stanno pi: stop a questo sterminio”.
Cos il leader del M5s Giuseppe Conte a Roma alla manifestazione per Gaza promossa con Pd e Avs.
MotoGP, Marquez vince la sprint ad Aragon
Roma, 7 giu. (askanews) – La MotoGP 2025 resta una questione della famiglia Marquez e della Ducati: Marc (team ufficiale) ha vinto la Sprint di Aragon davanti al fratello Alex (Gresini) allungando ancora in classifica generale: ora l’otto volte iridato ha 27 punti di vantaggio sul fratello. Il poker di Borgo Panigale è stato completato dal podio di Fermin Aldeguer (Gresini) e dal quarto posto di Franco Morbidelli (VR46). Male Pecco Bagnaia, che partito quarto in griglia è andato via via scivolando fino a chiudere dodicesimo, tra scarso feeling con la moto e guida imprecisa.
In Colorado da Dante a Leonardo è boom per la cultura italiana
Denver, 7 giu. (askanews) – (di Cristina Giuliano) In Colorado, noto per i suoi magnifici paesaggi di montagne, fiumi e pianure, esiste un vivace mosaico della cultura e della lingua italiana che askanews ha potuto sperimentare sin dal volo Roma-Denver (da un mese inaugurato da United Airlines) dove a bordo numerosi assistenti di volo parlano italiano essendo discendenti con varie origini che spaziano dalla Sicilia alla Sardegna. E una volta a Denver, iconica metropoli americana la cui fondazione risale all’epoca del Vecchio West, la presenza italiana si sente in maniera significativa.
Molte sono le associazioni e confraternite delle quali il giornale “Andiamo!” ( andiamocolorado.com , mensile e punto di riferimento per la comunità italoamericana locale ) parla e racconta oltre a fornire un utile calendario fittissimo delle attività.
Va detto che un’anima neolatina è già nel nome e nel motto dello stato: “Nil Sine Numine”, in latino, ovvero “Nulla senza la Provvidenza” è la frase che appare sul nastro del sigillo dello Stato, con chiara eco virgiliana. E da Virgilio a Dante il passo è breve: “La Società Dante Alighieri di Denver” è una delle numerose associazioni attive, che promuove corsi di lingua e che domenica 13 luglio terrà “un’anteprima esclusiva del futuro Leonardo da Vinci Museum of North America, la cui apertura è prevista a Pueblo, in Colorado, alla fine del 2025. Questo museo, prima e unica istituzione permanente del suo genere negli Usa, nasce dalla collaborazione con il prestigioso Museo Leonardo da Vinci di Firenze e Artisans of Florence. Esporrà autentiche repliche a grandezza naturale delle invenzioni di Leonardo, meticolosamente realizzate da artigiani italiani con materiali fedeli al Rinascimento” fa sapere la stessa Dante Alighieri della “Mile-High City”.
Del museo esiste attualmente un sito ( davincisteam.org ): “Con una sede già assicurata, stiamo lavorando per aprire alla fine del 2025” si conferma. Servirà tra l’altro per arricchire le opportunità educative, offrendo programmi STEAM all’avanguardia per studenti di tutte le età; stimolare l’economia locale, concentrandosi in particolar modo sul turismo da fuori dallo Stato; oltre ad aumentare il profilo culturale di Pueblo sulla scena nazionale e internazionale.
Secondo “The Pueblo Chieftain”, pubblicazione locale, “il museo potrebbe aprire i battenti entro la fine dell’autunno, lungo lo storico Arkansas Riverwalk. Sarà ospitato all’interno dell’ex Pro Bull Riders Sport Performance Center al 310 di Central Main St., e sono previsti anche altri progetti per un caffè all’aperto di 110 metri quadrati”.
“Penso che contribuirà a far conoscere Pueblo”, ha dichiarato il sindaco Heather Graham in un’intervista al “Colorado Sun”. “Diventeremo una meta turistica. Ed è proprio sul lungofiume. È di enorme importanza per la nostra economia qui a Pueblo”. Sempre secondo la pubblicazione è il presidente del Southern Colorado Science Center “Joe Arrigo, l’uomo che diede inizio a tutto”. Arrigo ha creato l’organizzazione no-profit Pueblo STEAM Works e ha riunito un consiglio di cittadini locali appassionati di scienza. L’organizzazione, creata il 21 febbraio 2023, cambiò nome in Southern Colorado Science Center e ora opera come Leonardo da Vinci Museum of North America, scrive il giornale che documenta fotograficamente anche lo stoccaggio al PuebloPlex – nell’attesa dell’apertura – di alcune opere che verranno esposte. Il PuebloPlex è un ente locale e il nuovo nome dato alle unità costruite dall’esercito americano nel 1942, che in passato avevano destinazione militare.
Quanto al futuro centro espositivo, che porta il nome del genio universale ed esponente del Rinascimento italiano, sta inoltre lavorando – “a stretto contatto con il prestigioso Museo Leonardo da Vinci di Firenze e con Artisans of Florence” – a un Memo of Understanding (MOU) con la Colorado State University Pueblo (CSU Pueblo). “Una volta finalizzato questo accordo – si aggiunge – il museo rafforzerà ulteriormente i suoi legami con la comunità attraverso l’esposizione di una selezione delle macchine di Leonardo da Vinci nel campus della CSU Pueblo, evidenziando questa innovativa collaborazione; oltre ad offrire agli studenti della CSU Pueblo un’esperienza pratica nella gestione del museo e nell’istruzione STEAM e la collaborazione con il Dipartimento di Scienze dello Sport della CSU Pueblo”.
Contemporaneamente prosegue l’attività della Società Dante Alighieri di Denver che promuove la conoscenza della cultura italiana attraverso lo studio della lingua, della letteratura, della storia, della musica e dell’arte italiana, oltre ad offrire utilissimi corsi di cucina italiana. “Dalla sua fondazione nel 1985, la Società ha assegnato oltre 400.000 dollari in borse di studio accademiche e musicali a numerosi studenti universitari americani nell’area metropolitana di Denver e nel Colorado nord-orientale” si legge. A riprova di quanto si stia facendo per rafforzare le radici di questa comunità, a 8 ore di fuso orario dall’Italia, eppure ancora fortemente legata al nostro Paese.
Si ringrazia per il supporto Brand USA (www.visittheusa.com) e Visit Denver (www.visitdenver.com).
M.O., Conte: piazza dell’umanità contro sterminio sistematico a Gaza
Roma, 7 giu. (askanews) – “Questa è la piazza dell’umanità contro lo sterminio sistematico che va avanti da venti mesi con tanti governi a partire da quello italiano che fanno finta di non vedere o balbettano”. Lo ha detto Giuseppe Conte, leader M5s, alla partenza del corteo della manifestazione per Gaza a Roma.
“Ci sono misure concrete e sono tutte nella nostra mozione unitaria da cui parte questa iniziativa – ha aggiunto – E la presenza di tanti cittadini oggi è il segno che l’opinione pubblica, i cittadini italiani non ci stanno più: stop a questo sterminio”.
Manifestazione per Gaza, Orlando: spero cresca mobilitazione e sdegno
Roma, 7 giu. (askanews) – Da questa manifestazione mi aspetto che “cresca la mobilitazione, lo sdegno e la condanna nei confronti dell’attivit criminale del governo Netanyahu che
ha approfittato del silenzio complice del governo italiano, dell’Europa e degli Usa”. Cos l’europarlamentare ed ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, in piazza a Roma alla manifestazione per Gaza in partenza da piazza Vittorio.
“La reazione al 7 ottobre non pu essere un genocidio – ha aggiunto – ora basta. Occorre liberare il popolo di Israele da quest’ondata antisemista; il pi grande nemico del popolo israeliano nel mondo Netanyahu che sta infliggendo una serie di stati d’animo e rabbia nei confronti del popolo ebraico”.
M.O., a Roma il corteo Pd-M5s-Avs per Gaza, leader in piazza
Roma, 7 giu. (askanews) – E’ partito intorno alle 14 il corteo della manifestazione per Gaza, indetta da Pd, M5s e Avs, a Roma. Dietro allo striscione di apertura “Stop al massacro. Basta complicità”, i leader dei tre partiti: la segretaria dem Elly Schlein, il presidente Cinque Stelle Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza verdi e sinistra.
In piazza, le bandiere dei tre partiti che hanno portato a Roma da tutta Italia i loro militanti. Tante le bandiere della Palestina con la scritta “Free Palestine”. Secondo i promotori, al corteo, a cui hanno aderito decine di organizzazioni e associazioni, dovrebbero partecipare almeno 50mila persone. Imponente il piano di sicurezza organizzato dalla Questura della Capitale, chiamato a vigilare sui tanti obiettivi sensibili e a prevenire eventuali blitz violenti delle frange più radicali.
Il corteo si è mosso da piazza Vittorio per raggiungere piazza San Giovanni, allestita con un palco per gli interventi. Una manifestazione a tratti silenziosa e a tratti si sente intonare “Bella ciao”, “Free free Palestine”, “Palestina libera”. E anche “maledetti assassini, non si toccano i bambini”. Tante le bandiere della pace.
Brevi flash mob ai lati del corteo. Giovani palestinesi, Fronte comunista e Udap, collettivo militante, stendono uno striscione rosso: “Basta complicità con il genocidio! Italia fuori dalle guerre!”. A leggere un testo al megafono una giovane italo-palestinese: “Contro il siatema coloniale imperialista dell’entità sionista”, spiega commossa e puntualizzando di non aver aderito alla piattaforma Pd-M5s-Avs.
A Roma la manifestazione per Gaza: “Stop al massacro”
Roma, 7 giu. (askanews) – Uno striscione con scritto “Gaza, Stop al massacro” e i cori “Palestina libera”: migliaia di persone in piazza Vittorio a Roma alla manifestazione pro Palestina organizzata da Pd, Avs e M5S.
Tante le bandiere arcobaleno, oltre a quelle delle forze politiche e palestinesi. Ingente il dispositivo di sicurezza. Il corteo arriver in piazza San Giovanni, percorrendo via
Emanuele Filiberto. Attese 50mila persone.
Manifestazione per Gaza, Ricciardi (M5S): qui contro la disumanit
Roma, 7 giu. (askanews) – “Siamo qui per chi vuole manifestare per l’umanit contro la disumanit, quello che sta accadendo oggi a Gaza uno scempio, una vergogna che la nostra epoca si porter dietro per sempre, la risposta di questa piazza molto importante”.
Cos Riccardo Ricciardi (M5S) in piazza Vittorio a Roma prima della partenza del corteo per Gaza.
A Roma il corteo per il cessate il fuoco a Gaza. In piazza i leader di Pd-M5s-Avs
Roma, 7 giu. (askanews) – E’ partito poco dopo le 14 il corteo della manifestazione indetta da Pd, M5s e Avs per Gaza, a Roma. Dietro allo striscione di apertura “Stop al massacro. Basta complicità” ci sono i leader dei tre partiti: la segretaria dem Elly Schlein, il presidente Cinque Stelle Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza verdi e sinistra.
In piazza, le bandiere dei tre partiti che hanno portato a Roma da tutta Italia i loro militanti. Tante le bandiere della Palestina con la scritta “Free Palestine”. Secondo i promotori, al corteo, a cui hanno aderito decine di organizzazioni e associazioni, dovrebbero partecipare almeno 50mila persone.
Il corteo si è mosso da piazza Vittorio, lungo via Emanuele Filiberto per raggiungere piazza San Giovanni, allestita con un palco per gli interventi.
Tra i presenti per il Pd il responsabile Organizzazione Igor Taruffi, il presidente dei senatori Francesco Boccia, gli europarlamentari Nicola Zingaretti e Stefano Bonaccini, i senatori Filippo Sensi e Antonio Misiani, il resposnabile Esteri del partito Beppe Provenzano, i deputati Marco Furfaro, Piero de Luca e anche l’ex parlamentare Emanuele Fiano, che ieri era all’iniziativa a Milano al teatro dei Parenti organizzata da Matteo Renzi e Carlo Calenda (l’altra piazza per Gaza dell’opposizione).
Per M5s ci sono tra gli altri Roberto Fico e Paola Taverna. Per Avs Nichi Vendola, il presidente dei senatori Beppe de Cristofaro, i deputati Piccolotti, Grimaldi, Zanella, Magni e Mari.
In piazza sono già migliaia le persone presenti, tra cui la comunità palestinese, accanto ai diversi parlamentari dell’opposizione ed esponenti della società civile. Tante le bandiere dei tre partiti promotori oltre a quelle della Palestina, gli slogan più cantati sono “Palestina libera” e “Free free Palestine”.
Imponente il piano di sicurezza organizzato dalla questura della Capitale, chiamato a vigilare sui tanti obiettivi sensibili e a prevenire eventuali blitz violenti delle frange più radicali.
Corteo per Gaza, Piccolotti(Avs): qui per stop genocidio in Palestina
Roma, 7 giu. (askanews) – “Siamo qui per chiedere la fine del genocidio in Palestina, la fine dello sterminio in cui anche la fame usata come arma. Per noi il centro della richiesta politica due popoli e due Stati che convivano in pace e nel rispetto del diritto internazionale, Netanyahu ha violato tutte le norme, ha compiuto tanti crimini di guerra, necessario che la comunit internazionale lo fermi”.
Cos Elisabetta Piccolotti (Avs) in piazza a Roma alla manifestazione per Gaza.
M.O., al via il corteo Pd-M5s-Avs per Gaza a Roma
Roma, 7 giu. (askanews) – E’ partito poco dopo le 14 il corteo della manifestazione indetta da Pd, M5s e Avs per Gaza, a Roma. Dietro allo striscione di apertura “Stop al massacro. Basta complicità” ci sono i leader dei tre partiti: la segretaria dem Elly Schlein, il presidente Cinque Stelle Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza verdi e sinistra.
In piazza, le bandiere dei tre partiti che hanno portato a Roma da tutta Italia i loro militanti. Tante le bandiere della Palestina con la scritta “Free Palestine”.
Il corteo si sta muovendo da piazza Vittorio, percorrerà via Emanuele Filiberto per raggiungere piazza San Giovanni, allestita con un palco per gli interventi.
Tra i presenti per il Pd il responsabile Organizzazione Igor Taruffi, il presidente dei senatori Francesco Boccia, gli europarlamentari Nicola Zingaretti e Stefano Bonaccini, i senatori Filippo Sensi e Antonio Misiani, il resposnabile Esteri del partito Beppe Provenzano, i deputati Marco Furfaro, Piero de Luca e anche l’ex parlamentare Emanuele Fiano, che ieri era all’iniziativa a Milano al teatro dei Parenti organizzata da Matteo Renzi e Carlo Calenda (l’altra piazza per Gaza dell’opposizione).
Per M5s ci sono tra gli altri Roberto Fico e Paola Taverna. Per Avs Nichi Vendola, il presidente dei senatori Beppe de Cristofaro, i deputati Piccolotti, Grimaldi, Zanella, Magni e Mari.
Lotito: la Nazionale? Mancare un altro Mondiale dramma sportivo"
Roma, 7 giu. (askanews) – “Ho visto la partita di ieri con il telefonino, non compete a me esprimere giudizi. Gravina e Spalletti? Non conosco le dinamiche interne, il risultato testimonia una qualità di gioco che non corrisponde ai fasti del passato”. Così il presidente della Lazio, Claudio al Teatro Regio, sede del Festival della Serie A. All’uscita il numero uno della Lazio parla della debacle Nazionale: “La storia esprimerà i giudizi, mancare un altro Mondiale sarebbe un dramma sportivo e per tutto l’indotto che ne consegue. Per la credibilità del sistema, la qualità: un tempo eravamo ambiti a livello mondiale. Nel momento in cui naufraga un progetto crea un danno a tutto. Io sono il presidente della Lazio, se la squadra va male è colpa mia. Fatevi una domanda e datevi una risposta… Io mi pongo un interrogativo sul fatto che certi risultati si ripetano in modo sistematico e perché non si ripetano più. Ricetta? La mia fa parte del mio personale modo di agire, legata alla valorizzazione del merito. Se il merito tradisce, in forma automatica uno dovrebbe assumere una posizione chiara nell’interesse collettivo altrimenti resta lì a vita”.
Corteo per Gaza, Klaus Davi: spero fuori antisemitismo anche su palco
Roma, 7 giu. (askanews) – Alla manifestazione per Gaza a Roma promossa da AVS, M5S e Pd e in partenza da piazza Vittorio, anche Klaus Davi, giornalista, massmediologo e scrittore, con in mano due bandiere, quella di Israele e quella arcobaleno della pace.
“Sono qui a titolo personale, io penso che quando la gente va in piazza un fatto positivo, si manifesta per un ideale di pace – ha detto Davi – sono tre forze democratiche, hanno garantito il contrasto all’antisemitismo e spero che accada cos anche sul palco, una testimonianza che Israele una grande democrazia dove c’ un’opposizione molto vitale”.
Referendum, domenica e lunedì si vota. I cinque quesiti
Roma, 7 giu. (askanews) – Urne aperte domenica mattina dalle 7 sino alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. La parola sui referendum, dopo settimane di scontro politico, passa agli elettori. Il voto referendario coincide, dove ci sono, con i ballottaggi delle elezioni amministrative.
I quesiti riguardano ambiti importanti della vita sociale e civile: la disciplina dei licenziamenti illegittimi (scheda verde chiaro), norme sui licenziamenti e relative indennità nelle piccole imprese (arancione), contratti a termine (grigia), sicurezza negli appalti (rosso rubino) e, infine, il quesito sui requisiti per ottenere la cittadinanza (gialla).
L’elettore, ricorda il Viminale, potrà esprimere il proprio voto tracciando un segno sul “Si” o sul “No”, accanto al quesito riportato sulla scheda. Chi vota sì chiede di abrogare la norma, chi vota no chiede di mantenerla. Cruciale è il quorum (del 50 per cento più uno degli aventi dirittto) senza il raggiungimento del quale l’esito sarà comunque negativo.
IL PRIMO QUESITO punta all’abrogazione della norma del jobs act, varato dal governo Renzi, che ha limitato, nelle imprese con più di 15 dipendenti, il diritto al reintegro per i lavoratori licenziati senza giusta causa. Si reintroduce la possibilità di tornare al proprio posto di lavoro oltre alla previsione del risarcimento.
IL SECONDO QUESITO riguarda le imprese fino a quindici dipendenti dove con le norme attuali il licenziamento illegittimo è punito solo con l’obbligo di un indennizzo economico non superiore a sei mensilità. Se dovessero prevalere i ‘sì’ verrebbe restituita ai giudici la discrezionalità di indicare un indennizzo superiore.
IL TERZO QUESITO è sui contratti a termine. Con le norme attuali un datore di lavoro può assumere con contratto a termine anche senza indicare una causale specifica. Con la vittoria dei sì verrebbe ripristinato il principio della necessità di una motivazione precisa per il contratto non a tempo indeterminato.
IL QUARTO QUESITO riguarda la sicurezza negli appalti. Se la norma in questione fosse abrogata, il committente verrebbe chiamato alla responsabilità solidale, e cioè a garantire che l’indennizzo riconosciuto per gli incidenti sul lavoro sia comunque erogato, se l’impresa appaltatrice non lo fa.
IL QUINTO QUESITO è sull’accesso alla cittadinanza italiana per gli stranieri non appartenenti all’Unione Europea e che sono regolarmente in Italia. La normativa attuale prevede un periodo minimo di 10 anni di residenza legale continuativa. Il referendum chiede di dimezzare questo lasso di tempo, ossia cinque anni. Resterebbero confermati gli altri requisiti: la dimostrazione di un reddito sufficiente per il sostentamento, la conoscenza della lingua italiana a livello B1, l’assenza di condanne penali e di motivi di ostatività per la sicurezza della Repubblica. Secondo alcuni calcoli, questa modifica interesserebbe tra 1 milione e 800mila e 2,5 milioni di persone, tra cui in particolare ragazzi e ragazze nati o cresciuti in Italia.
Domenica e lunedì sfide ballottaggi: a Matera e Taranto duello tra poli
Roma, 7 giu. (askanews) – Sfida al balloggio a Matera e Taranto, capoluoghi di provincia, ma anche a Cernusco sul Naviglio, Saronno e Lamezia Terme come in altre città con più di 15mila abitanti – in tutto sono tredici – nelle quali al primo turno di elezioni amministrative, il 25 e 26 maggio, nessun candidato sindaco ha raccolto la metà più uno dei voti necessari per essere eletti. Domenica e lunedì, in concomitanza con il referendum su lavoro e cittadinanza, si terrà il secondo turno con i seggi aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15.
Una partita importante per il centrosinistra che punta a rafforzare le vittorie conquistate al primo turno a Genova – dove un’alleanza larga è riuscita a portare sulla poltrona di primo cittadino, strappandola al centrodestra, l’ex atleta olimpica Silvia Salis – e a Ravenna, dove certamente l’impresa era più agevole e i progressisti hanno vinto con Alessandro Barattoni. Gli occhi sono ora puntati su Matera e su Taranto dove il centrosinistra è uscito in vantaggio dal primo turno.
A Matera il candidato di centrosinistra Roberto Cifarelli ha raccolto il 43,5% dei voti, mentre Antonio Nicoletti, sostenuto dal centrodestra, ha ottenuto il 37% dei consensi. C’è una particolarità: le liste a sostegno di Cifarelli hanno avuto il 52,4% dei voti e avranno dunque la maggioranza dei seggi nel Consiglio comunale anche in caso di vittoria di Nicoletti il quale, se fosse eletto sindaco, si troverebbe ‘azzoppato’ avendo una maggioranza in Consiglio diversa da quella che lo ha candidato.
Nessuna trattativa con gli altri tre candidati alla carica di primo cittadino, due dei quali del campo del centrosinistra: uno era l’uscente Domenico Bennardi del Movimento 5 Stelle, l’altro Vincenzo Santochirico di Progetto Comune. L’ex sindaco Bennardi ha tenuto il punto: “Faremo opposizione e vigileremo su tante cose. Questo resta il nostro compito centrale”. Se, dunque, i Cinquestelle hanno detto da subito che non avrebbero dato indicazioni di voto ai loro elettori, è stato, invece, ufficializzato l’apparentamento tra Cifarelli e Democrazia materana che al primo turno, con il candidato Luca Prisco, aveva ottenuto il 4,3%.
L’altro capoluogo di provincia al ballottaggio è Taranto, dove il centrodestra si è diviso e la sfida è ora tra Piero Bitetti, espressione del movimento civico Con di Michele Emiliano e sostenuto dagli altri partiti di centrosinistra, e Francesco Tacente (26,14%) che ha guidato una coalizione formata da movimenti civici, alcuni con candidati vicini all’ex sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, e sostenuto anche da Udc e Lega (senza il proprio simbolo ma con la lista Prima Taranto).
Bitetti al primo turno ha ottenuto il 37,39% senza poter contare sul sostegno del Movimento Cinque Stelle che ha candidato come sindaco la giornalista Annagrazia Angolano e che ha raggiunto il 10,9%. Pur senza apparentamento ufficiale Angolano ha dato indicazione di voto per il candidato Dem. Sul fronte opposto, quello del centrodestra, Tacente potrà contare sull’apparentamento ufficiale del candidato di Fratelli d’Italia e di Forza Italia Luca Lazzaro che ha raccolto il 19,4% di voti al primo turno.
Particolare, infine, il caso di Bisegna, piccolo centro montano all’interno del Parco nazionale d’Abruzzo che conta appena 216 abitanti, dove i due candidati locali Maurizio Conte e Donato Buccini hanno pareggiato nel vero senso del termine: hanno ottenuto 83 voti a testa e quindi sarà il ballottaggio a decidere chi tra i due diventerà sindaco.
MotoGp, Marc Marquez in pole position ad Aragon
Roma, 7 giu. (askanews) – Pole position stratosferica per Marc Marquez ad Aragon per il Gp di Spagna: l’otto volte iridato chiude in 1.45.704, mettendosi alle spalle il fratello Alex, staccato di oltre due decimi. Terza posizione per un ottimo Franco Morbidelli, che precede il connazionale Francesco Bagnaia. Quinto Pedro Acosta, dietro di lui Brad Binder. A partire dalla prima posizione nella Sprint di oggi e nella gara di domani sarà dunque Marc Marquez, che ha anche stabilito un nuovo record della pista, migliorando un primato che già gli apparteneva.
I raid israeliani a Gaza colpiscono ancora le tende degli sfollati, morti e feriti tra le famiglie rifugiate
Roma, 7 giu. (askanews) – Sono oltre 20 le persone uccise nella Striscia di Gaza da bombardamenti israeliani condotti nella mattinata di oggi. Lo ha riferito l’emittente Al Jazeera, citando fonti ospedaliere di Gaza.
Almeno 22 persone sono state uccise in varie zone della Striscia, scrive l’emittente qatarina.
Tra i morti ci sarebbero 12 civili, mentre altri 40 sono rimasti feriti in seguito ai bombardamenti israeliani contro tende che ospitavano sfollati nei pressi della città di Khan Younis, nel sud dell’enclave.
Altre sette persone sono state uccise in un attacco israeliano contro un edificio residenziale a Gaza City, dove erano accolti rifugiati, ha aggiunto.
Ucraina, massiccio attacco russo contro la città di Kharkiv
Roma, 7 giu. (askanews) – Notte terribile a Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina. La Russia ha bombardato in maniera massiccia il centro abitato nelle prime ore di oggi, secondo quanto ha dichiarato il sindaco, continuando la striscia di attacchi aerei più vasti dall’inizio della guerra, dopo la sorprendente operazione condotta dall’intelligence di Kiev che ha colpito violentemente le basi aeree russe.
La città nord-orientale di Kharkiv – situata a circa 30 chilometri dal confine con la Russia – è stata scossa sabato da “almeno 40 esplosioni”, che hanno provocato almeno tre morti e più di una dozzina di feriti, secondo quanto riferito in un post su Telegram dal sindaco Igor Terekhov.
“Kharkiv sta subendo l’attacco più potente dall’inizio della guerra su vasta scala”, ha dichiarato Terekhov. “Il nemico colpisce simultaneamente con missili, droni e bombe aeree guidate. Questo è un vero e proprio terrorismo contro la pacifica Kharkiv”.
Un’altra persona è stata uccisa in un attacco che ha colpito un’abitazione nel distretto di Kyivskyi, a nord della città, ha aggiunto.
Ieri, in un’apparente risposta all’audace attacco ucraino, la Russia aveva lanciato un’ondata di droni e missili balistici su vaste zone dell’Ucraina, uccidendo almeno sei persone e ferendone decine di altre.
Referendum, "voto sì, no, vado al mare". Le posizioni dei partiti
Roma, 7 giu. (askanews) – ‘Voto sì, voto no, vado al mare, vado al seggio ma non ritiro la scheda’. Il dibattito pubblico sui referendum dell’8 e 9 giugno, su cui i cittadini sono chiamati ad esprimersi (quattro sul lavoro, uno sui requisiti per ottenere la cittadinanza), è stato investito da polemiche, non solo sui contenuti ma pure e soprattutto sull’effettivo esercizio del voto e sulla partecipazione, dopo che la maggioranza, dalla premier Giorgia Meloni in giù, ha invitato gli italiani a non recarsi alle urne, puntando sul non raggiungimento del quorum (del 50% più uno degli aventi diritto al voto).
“Andrò al seggio perché sono il premier ed è giusto dare un segnale di rispetto per le urne e il referendum” ma “non ritirerò la scheda. Non condivido i contenuti e quando non si condividono c’è anche l’opzione astensione. Non votare è un mio diritto”, ha ribadito Meloni, facendo notare che in passato anche la sinistra aveva rivolto appelli simili.
“Avrà il mio rispetto chi vota, chi si astiene, chi fa campagna elettorale, chi starà a casa. Non do indicazioni di stile, etica e democrazia. Io non condivido nessuno dei quesiti” e “ritengo che il più pericoloso sia quello sulla cittadinanza” quindi “da pragmatico ritengo che il modo migliore perché non si approvi quella norma sia che non si raggiunga il quorum”, sono state le parole del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini che ha annunciato prima che sarebbe stato con i suoi figli e qualche giorno fa che non avrebbe ritirato la scheda essendo “all’estero per lavoro”.
La scelta dell’astensione vale anche per il vicepremier e segretario di Fi Antonio Tajani: “quando c’è un quorum è previsto anche il non voto e non ha nulla a che vedere con l’astensione e con le altre scelte politiche, questo non è un referendum costituzionale, ma abrogativo”.
L’invito all’astensione è una posizione che è stata duramente criticata dalle opposizioni con Pd, M5S e Avs. I referendum sono “un’occasione per cambiare in meglio l’Italia. I tatticismi esasperati li lascio a Meloni, lei spera di intestarsi il fallimento del referendum: non i voti, ma gli astenuti. È una vergogna”, ha attaccato la segretaria dem Elly Schlein. Per il presidente M5s Giuseppe Conte bisogna andare “in massa” a votare, a tutela della “partecipazione democratica” e contro il “sabotaggio” di Meloni.
Schlein, Conte, i leader di Avs Fratoianni e Bonelli e +Europa, protagonista da comitato promotore del referendum sulla cittadinanza con Riccardo Magi, sperano che l’esito possa servire a dare una spallata al governo e hanno denunciato in queste settimane una residuale copertura sulla Tv pubblica, che ha portato anche ad un inedito scontro tra commissari dell’Agcom. A conferma che una buona parte della partita si è giocata sul combinato disposto tra il crescente astensionismo, la scarsa informazione sui canali Rai e il tema ‘quorum’. Quanto ai contenuti, Meloni ha preso ieri una posizione netta sul tema della cittadinanza: “sono contrarissima a dimezzare i tempi, ritengo la legge sulla cittadinanza un’ottima legge, tra l’altro molto aperta, non sono per modificarne i tempi. Cosa diversa è accelerare l’iter burocratico una volta che si ha diritto alla cittadinanza”. Certo è che di fronte ad una attività legislativa a trazione prevalentemente governativa con un Parlamento che vede ridimensionato il suo ruolo, sul tema delle criticità sull’ottenimento della cittadinanza le diverse proposte di legge presentate sono finite su un binario morto, persino quella sullo Ius Scholae lanciata la scorsa estate da Fi, che non ha avuto alcun seguito per la contrarietà di Fdi e Lega.
L’astensione caldeggiata da Fdi, Lega e Fi non ha trovato d’accordo il più piccolo alleato di governo. Noi moderati ha infatti scelto di esprimersi e votare cinque ‘no’.
Quanto alle opposizioni, Alleanza verdi e sinistra è convintamente schierata per i cinque ‘sì’. Il Pd ha assunto lo stesso orientamento ma solo dopo aver superato una timidezza iniziale dovuta ai quesiti sul lavoro che, tra l’altro, puntano a smontare norme del jobs act varato ai tempi di Matteo Renzi premier e che hanno scatenato mal di pancia, non sanati, dell’area riformista. Una scelta che ha marcato plasticamente la differenza tra il Nazareno di ieri e quello di oggi.
Il Movimento Cinque Stelle ha incentrato la sua battaglia sui quattro referendum sul lavoro, in sintonia con la Cgil che li ha promossi, mentre sulla cittadinanza Conte non ha dato indicazioni di voto ai suoi elettori. ‘L’avvocato del popolo’ ha precisato che comunque lui voterà a favore puntualizzando che il quesito che dimezza a cinque anni i tempi per ottenere la cittadinanza “non” gli è “piaciuto” e che avrebbe preferito lo Ius Scholae.
Il centro-sinistra riformista ha posizioni più articolate. Renzi difende il ‘suo’ jobs act e Italia Viva ha invitato a votare ‘no’ sui tre quesiti sul lavoro, a votare sì sulla cittadinanza e si è affidato alla libertà di coscienza sulla sicurezza del lavoro negli appalti. Azione con Carlo Calenda (ministro dello Sviluppo economico del governo Renzi) ha invitato a votare a favore sulla cittadinanza e contro gli altri quattro quesiti. +Europa voterà sì sulla cittadinanza e sugli appalti ma no sugli altri tre.
Oggi comincia il silenzio elettorale. Le urne aprono domani alle 7 e chiudono lunedì alle 15. Sarà una prova anche per l’istituto del referendum, tra funzione democratica di consultazione dei cittadini e tattica politica.
Referendum, domani al via la consultazione. Ecco i cinque quesiti al voto
Roma, 7 giu. (askanews) – Urne aperte da domani mattina alle 7 sino alle 23 e lunedì dalle ore 7 alle 15. La parola sui referendum, dopo settimane di scontro politico, passa agli elettori. Il voto referendario coincide, dove ci sono, con i ballottaggi delle elezioni amministrative.
I quesiti riguardano ambiti importanti della vita sociale e civile: la disciplina dei licenziamenti illegittimi (scheda verde chiaro), norme sui licenziamenti e relative indennità nelle piccole imprese (arancione), contratti a termine (grigia), sicurezza negli appalti (rosso rubino) e, infine, il quesito sui requisiti per ottenere la cittadinanza (gialla).
L’elettore, ricorda il Viminale, potrà esprimere il proprio voto tracciando un segno sul “Si” o sul “No”, accanto al quesito riportato sulla scheda. Chi vota sì chiede di abrogare la norma, chi vota no chiede di mantenerla. Cruciale è il quorum (del 50 per cento più uno degli aventi dirittto) senza il raggiungimento del quale l’esito sarà comunque negativo.
IL PRIMO QUESITO, punta all’abrogazione della norma del jobs act, varato dal governo Renzi, che ha limitato, nelle imprese con più di 15 dipendenti, il diritto al reintegro per i lavoratori licenziati senza giusta causa. Si reintroduce la possibilità di tornare al proprio posto di lavoro oltre alla previsione del risarcimento.
IL SECONDO QUESITO, riguarda le imprese fino a quindici dipendenti dove con le norme attuali il licenziamento illegittimo è punito solo con l’obbligo di un indennizzo economico non superiore a sei mensilità. Se dovessero prevalere i ‘sì’ verrebbe restituita ai giudici la discrezionalità di indicare un indennizzo superiore.
IL TERZO QUESITO, sui contratti a termine. Con le norme attuali un datore di lavoro può assumere con contratto a termine anche senza indicare una causale specifica. Con la vittoria dei sì verrebbe ripristinato il principio della necessità di una motivazione precisa per il contratto non a tempo indeterminato.
IL QUARTO QUESITO, sulla sicurezza negli appalti. Se la norma in questione fosse abrogata, il committente verrebbe chiamato alla responsabilità solidale, e cioè a garantire che l’indennizzo riconosciuto per gli incidenti sul lavoro sia comunque erogato, se l’impresa appaltatrice non lo fa.
IL QUINTO QUESITO, sull’accesso alla cittadinanza italiana per gli stranieri non appartenenti all’Unione Europea e che sono regolarmente in Italia. La normativa attuale prevede un periodo minimo di 10 anni di residenza legale continuativa. Il referendum chiede di dimezzare questo lasso di tempo, ossia cinque anni. Resterebbero confermati gli altri requisiti: la dimostrazione di un reddito sufficiente per il sostentamento, la conoscenza della lingua italiana a livello B1, l’assenza di condanne penali e di motivi di ostatività per la sicurezza della Repubblica. Secondo alcuni calcoli, questa modifica interesserebbe tra 1 milione e 800mila e 2,5 milioni di persone, tra cui in particolare ragazzi e ragazze nati o cresciuti in Italia.
PA, Codacons: lo spid rischia di diventare a pagamento da luglio
Roma, 7 giu. (askanews) – “Lo Spid rischia di diventare a pagamento per tutti i cittadini a partire dal prossimo luglio. E ciò perché, ad oggi, risultano ancora bloccati i finanziamenti pubblici da 40 milioni di euro previsti da un decreto del 2023 e destinati agli operatori che forniscono il sistema di identità digitale per i servizi online della PA”. Lo scrive il Codacons in una nota.
“La situazione che si sta delineando appare gravemente lesiva dei diritti dei consumatori, i quali negli ultimi anni sono stati incentivati a creare una identità digitale per accedere ad una moltitudine di servizi offerti dalla pubblica amministrazione e ora, per usufruire di questi stessi servizi, rischiano di ritrovarsi a pagare nuovi costi non preventivati – spiega il Codacons -. Una scorrettezza che aprirebbe la strada ad azioni legali contro lo Stato Italiano da parte di tutti i soggetti coinvolti, in relazione alla inadempienza verso gli operatori che gestiscono il servizio di identità digitale. Per tale motivo, se la situazione non sarà risolta a breve e se saranno applicati costi ai cittadini per la fruizione dello Spid, il Codacons è pronto ad avviare una valanga di cause risarcitorie contro lo Stato e Agid (Agenzia Italia Digitale) da parte degli utenti interessati, finalizzate al riconoscimento del rimborso delle spese sostenute a causa dei ritardi della PA”.
Referendum, Piattaforma Popolare: No ai quesiti sul lavoro, Sì alla cittadinanza
Il raggruppamento di movimenti politici, associazioni, partiti e liste civiche che si richiama ai principi del popolarismo europeo, della Dottrina sociale della Chiesa e dell’impegno dei cristiani in politica, unite sotto la sigla di Piattaforma Popolare:
in relazione ai 5 referendum abrogativi per cui gli elettori sono chiamati a votare l’8 e il 9 giugno 2025;
visto il richiamo a un attento discernimento presente nel Comunicato finale del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana del 27 maggio 2025,
visto il comunicato di Mons. Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio e Vice presidente della CEI pubblicato lo scorso 3 giugno, nel quale si evidenzia che “la partecipazione consapevole al voto non è mai un gesto neutro: è espressione di civiltà matura, atto di fedeltà al progetto condiviso di società, forma alta e concreta di quella carità sociale che si fa impegno per tutti”;
Visto altresì il documento della CISL, il sindacato dei lavoratori che si richiama ai principi di democrazia e partecipazione, sui quattro referendum in materia di lavoro – inerenti al reintegro per i lavoratori licenziati, la tutela nelle piccole imprese, il contenimento della precarietà contrattuale, la sicurezza negli appalti – e preso atto delle puntualizzazioni della stessa CISL che ravvisa il rischio che le disposizioni abrogative recate dai referendum determinino una sostanziale riduzione delle tutele per i lavoratori e condividendo altresì la sollecitazione, sempre della CISL. di guardare al futuro a partire dall’applicazione della legge di iniziativa popolare recentemente approvata dal parlamento che attua l’articolo 46 della Costituzione in materia di partecipazione dei lavoratori”;
sensibile in merito alle considerazioni del citato comunicato della CEI del 27 maggio sull’esigenza di “evitare mortificazioni della dignità delle persone… cercando di integrare nella pienezza dei loro diritti coloro che condividono i medesimi doveri e valori”,
invita le elettrici e gli elettori
a recarsi alle urne per partecipare al referendum dell’8 e 9 giugno 2025, rifiutando la consegna delle schede inerenti ai quattro referendum in materia di lavoro (o nel caso esprimendo altrettanti No) ed esprimendo invece il proprio Sì sul quesito riguardante la cittadinanza.
Dibattito | Meloni sbaglia due volte: sottovaluta i referendum e sfida il Paese
Sbaglia la premier Meloni a irridere la consultazione referendaria. Sarà difficile raggiungere il quorum necessario ma certamente alcuni milioni di cittadini italiani andranno a votare per manifestare il loro dissenso contro un governo che non ha una politica per il lavoro dei giovani e delle donne, e che chiude le porte a centinaia di migliaia di stranieri che aspirano alla cittadinanza.
Astenersi è un diritto, ma non sfidare il Paese, la pubblica opinione, il sentimento e i bisogni di milioni di persone. Questa è una cosa assai grave per un primo ministro. Altri che lo hanno fatto, da Craxi a Renzi, non sono finiti certo bene.
Anche l’opposizione inciampa nel disprezzo
Ma sbagliano anche coloro che, pur militando nell’area dell’opposizione, si schierano contro i referendum e il loro contenuto. Molti di costoro si dicono riformisti, anche se rimangono spesso ancorati a modelli e culture politiche che hanno avuto qualche buon risultato fino agli anni Ottanta. Poi, con la sciagurata (politicamente parlando) iniziativa referendaria di Mario Segni e Arturo Parisi, si sono aperte le porte al populismo politico, cinicamente cavalcato da Silvio Berlusconi con la sua spregiudicata capacità di venditore di fumo.
Riforme vere o solo slogan di stabilità
Siamo da tempo in un’altra epoca, nella quale i governi in carica devono definire e approvare riforme efficaci, piani di azione articolati e ricchi di innovazioni, capaci di valorizzare le persone e includere, per affrontare una società complessa e dinamica senza rigidità ideologiche. I riformisti veri farebbero bene a mettere le loro idee concrete sul tavolo, invece di limitarsi a distinguersi dalle opinioni altrui.
Meloni ha detto che «la stabilità del governo è la più importante riforma che abbiamo fatto, perché consente di fare politiche di medio termine…».
Francamente facciamo fatica, dopo ben 32 mesi di governo, a rintracciare una qualche politica di medio termine. Tra i risultati più sbandierati quello dei fallimentari centri di detenzione in Albania e quello delle recenti misure volte alla sicurezza con decine di nuovi improbabili reati e pene grottesche. Come tranquillanti volti a sedare il corpo sociale.
Dove mancano politiche e visione: lavoro, scuola, cittadinanza
Niente per i nostri giovani, dove tutti i migliori continuano ad emigrare, niente per aumentare il tasso di occupazione femminile, niente investimenti sulla scuola, l’università, la formazione professionale del capitale umano.
E poi nessuna politica per gli immigrati: né per accelerare l’integrazione di quelli che già ci sono e dei loro figli che sono nati qui, né per far entrare con più organizzazione, formazione e integrazione le centinaia di migliaia di lavoratori che servono per la nostra economia e la nostra rete di servizi sociali.
Secondo gli esponenti della maggioranza la cittadinanza è una «identità», una sorta di privilegio corporativo, non una responsabilità a impegnarsi come chiede la Costituzione della Repubblica.
Il potere che acceca e ignora i bisogni reali
Sono dunque tante le ragioni per le quali, come dice il presidente Mattarella, bisogna impegnarsi e partecipare alla vita civile e politica. È un dovere di cittadini.
La premier trascorre una buona parte della sua vita all’estero, o comunque in impegni internazionali. Si ubriaca di viaggi e missioni. Ha frequentato la scuola linguistica come migliaia di ragazze che fanno le interpreti. Si trova bene tra eventi istituzionali, incontri bilaterali, ricevimenti, bandiere che sventolano e picchetti militari.
Si definisce audace, ambiziosa, orgogliosa della sua identità, fino al punto di sfidare tutti gli italiani che non la amano, e tanti che hanno bisogni concreti di lavoro, di reddito, di cure sanitarie.
A volte il potere acceca, e porta a commettere errori che nel tempo si rivelano fatali.


















































