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Meloni in Gb da Starmer: l’Occidente non si divida

Roma, 2 mar. (askanews) – “Siamo tutti molto impegnati per un obiettivo che tutti vogliamo raggiungere, ovvero una pace giusta e duratura in Ucraina”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, all’inizio del bilaterale con il premier inglese Keir Starmer. “Penso che sia molto, molto importante evitare il rischio che l’Occidente si divida. E penso che, su questo punto, il Regno Unito e l’Italia possano svolgere un ruolo importante nella costruzione di ponti”, così Meloni.

Regno Unito e Italia hanno “un approccio molto simile” alle importanti questioni che la comunità internazionale è chiamata a risolvere in questi giorni. E’ quanto ha detto dal canto suo Starmer a Meloni, accolta a Downing Street, facendo anche un esplicito riferimento a temi quali “economia, immigrazione e sicurezza”.

Il Cremlino: la politica estera di Trump coincide con la nostra visione

Roma, 2 mar. (askanews) – Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato oggi che la “politica estera” della nuova amministrazione Usa di Donald Trump rispecchia in gran parte quella di Mosca. “La nuova amministrazione” degli Stati Uniti “sta cambiando rapidamente tutte le configurazioni di politica estera”, ha spiegato il portavoce presidenziale russo. “Ciò coincide in gran parte con la nostra visione”, ha confermato.

I commenti del Cremlino arrivano dopo che Trump ha spiegato che l’Ucraina avrebbe potuto “fare un accordo” per evitare la guerra, e dopo che la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno fatto passare una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle sulla guerra che non includeva alcuna critica alla Russia.

Trump, che ha definito Volodymyr Zelensky – presidente eletto democraticamente -, un “dittatore”, senza fornire prove, nelle ultime settimane ha riattivato le relazioni con Mosca e lanciato colloqui preliminari in vista di un negoziato di pace in Ucraina, lasciando in disparte al momento sia l’Ucraina che gli alleati europei.

Elon Musk: sono d’accordo sul ritiro Usa da Onu e Nato

Roma, 2 mar. (askanews) – Elon Musk “concorda” con l’idea che Washington debba ritirarsi dalle Nazioni Unite e dalla Nato. A fine febbraio, i repubblicani del Senato degli Stati Uniti hanno presentato una proposta di legge per ritirare completamente il paese dall’Onu. Il documento chiede di cessare tutti i finanziamenti statunitensi all’organizzazione e di vietare qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti nelle missioni di mantenimento della pace dell’Onu.

Ieri, il senatore Mike Lee, in diversi post su X, ha chiesto che Washington si ritiri anche dalla Nato. “Sono d’accordo”, ha detto Musk su X nella tarda serata di ieri in risposta a un post del commentatore politico statunitense Gunther Eagleman, che ha suggerito che era tempo per gli Stati Uniti “di lasciare la Nato e l’Onu”.

Papa Francesco: prego per la martoriata Ucraina

Città del Vaticano, 2 mar. (askanews) – Il Papa prega per la pace, anche dal Policlinico Gemelli dove si trova ricoverato dal 14 febbraio. “Anch’io prego per voi. E prego soprattutto per la pace – ha detto nel testo scritto per l’Angelus -. Da qui la guerra appare ancora più assurda. Preghiamo per la martoriata Ucraina, per Palestina, Israele, Libano, Myanmar, Sudan, Kivu. Ci affidiamo fiduciosi a Maria, nostra Madre”.

“Sorelle e fratelli, vi mando questi pensieri ancora dall’ospedale, dove come sapete mi trovo da diversi giorni, accompagnato dai medici e dagli operatori sanitari, che ringrazio per l’attenzione con cui si prendono cura di me. Avverto nel cuore la ‘benedizione’ che si nasconde dentro la fragilità, perché proprio in questi momenti impariamo ancora di più a confidare nel Signore; allo stesso tempo, ringrazio Dio perché mi dà l’opportunità di condividere nel corpo e nello spirito la condizione di tanti ammalati e sofferenti”. Lo scrive il Papa nel testo dell’Angelus, il terzo, dal Policlinico Gemelli, dove si trova ricoverato per il 17esimo giorno a causa di una polmonite bilaterale.

Per la terza domenica di fila, il Papa è costretto a rinunciare alla recita della preghiera dell’Angelus. Ma nel testo inviato ringrazia tutti “per le preghiere, che si elevano al Signore dal cuore di tanti fedeli da molte parti del mondo: sento tutto il vostro affetto e la vostra vicinanza e, in questo momento particolare, mi sento come ‘portato’ e sostenuto da tutto il Popolo di Dio. Grazie a tutti”, ha scritto Bergoglio che ha concluso l’Angelus salutando i fedeli con un: “Buona domenica e arrivederci”.

Steven Wilson porta ‘The Overview Tour’ a Milano e Roma

Milano, 2 mar. (askanews) – Dopo una lunga attesa, Steven Wilson annuncia il suo ritorno in Italia con due concerti nel 2025. L’artista britannico, figura di riferimento del progressive rock e della sperimentazione sonora, si esibirà il 7 giugno al Teatro degli Arcimboldi di Milano e l’8 giugno all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. I due eventi fanno parte di “The Overview Tour”, la nuova tournée che segna il rientro di Wilson sulle scene live dopo sette anni di pausa. Il tour prende il nome dal suo prossimo album, “The Overview”, un concept a tema spaziale che si sviluppa in due lunghe tracce. Durante i concerti, l’artista presenterà brani tratti da questo nuovo lavoro, accanto a pezzi dell’acclamato “The Harmony Codex” e ad alcuni classici della sua carriera, sia da solista che con i Porcupine Tree. Conosciuto per la sua capacità di fondere rock progressivo, elettronica e ambient con narrazioni immersive, Steven Wilson ha costruito negli anni una discografia variegata e sempre innovativa. Ogni sua esibizione è un’esperienza sonora e visiva unica, e i fan italiani potranno finalmente rivivere questa atmosfera dopo una lunga attesa. I biglietti saranno disponibili attraverso i circuiti ufficiali.

Sci, Brignone vince il SuperG di Kvitfjell ed è sempre più leader

Roma, 2 mar. (askanews) – Un anno dopo Federica Brignone si conferma in superG sulla OlympiaBakken di Kvitfjell, chiudendo il weekend sulle nevi norvegesi con l’ottava vittoria stagionale in Coppa del Mondo. Pur commettendo alcune sbavature in un superG molto tecnico, l’azzurra ha interpretato la gara meglio delle avversarie, andando sempre all’attacco. Un punto di forza di Brignone che ha chiuso con sei centesimi di vantaggio su Lara Gut-Behrami. Per l’elvetica è stato fatale un brutto errore di linea nella parte alta, costato 40 centesimi. Gut-Behrami si è inserita tra Brignone e Sofia Goggia che ha chiuso la prova al terzo posto con 9 centesimi di ritardo. Al sesto podio stagionale, la bergamasca ha recuperato tanto sulla Tommy Moe dopo un tratto centrale con diverse sbavature. Tra le altre italiane ha chiuso in top 10 Elena Curtoni, lontana 64 centesimi da Brignone. Lontane Laura Pirovano e Roberta Melesi, fuori Marta Bassino, scesa con il pettorale 1.

Risultati e classifica serie A, l’Udinese sogna l’Europa

Roma, 2 mar. (askanews) – Una bella Udinese batte il Parma 1-0 al Bluenergy, mette pressione a Roma e Milan e sogna un piazzamento in Europa. La squadra di Runjaic gioca una gara di dominio, specie nel primo tempo, contro il Parma ma vince solo 1-0 grazie a un rigore di Thauvin (un gol annullato nella ripresa). La squadra di Chivu migliora nella seconda frazione ma si rende veramente pericolosa solo nel finale con Almqvist. Questo il programma della 27esima giornata

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, Atalanta-Venezia 0-0, Napoli-Inter 1-1, Udinese-Parma 1-0, domenica 2 marzo ore 12.30 Monza-Torino, ore 15 Bologna-Cagliari, Genoa-Empoli, ore 18 Roma-Como, ore 20.45 Milan-Lazio, lunedì 3 marzo ore 20.45 Juventus-Verona.

Classifica: Inter 58, Napoli 57, Atalanta 55, Juventus 49, Lazio 47, Fiorentina 45, Bologna 44, Milan 41, Roma 40, Udinese 39, Torino 31, Genoa 30, Como 28, Verona 26, Cagliari, Lecce 25, Parma 23, Empoli 21, Venezia 18, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

M.O., Hamas: bloccare aiuti umanitari a Gaza è crimine di guerra

Roma, 2 mar. (askanews) – Il movimento palestinese Hamas ha affermato di avere chiesto ai Paesi mediatori dell’accordo con Israele di costringere lo Stato ebraico “a revocare la decisione di sospendere il passaggio di aiuti umanitari a Gaza”. “La decisione del primo ministro Benyamin Netanyahu di bloccare l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza rappresenta un’estorsione a basso costo, un crimine di guerra e un palese attacco all’accordo di cessate il fuoco”, ha affermato Hamas.

M.O., Hamas chiede attuazione seconda fase del cessate il fuoco

Roma, 2 mar. (askanews) – Il movimento palestinese Hamas insiste sull’attuazione di una seconda fase del cessate il fuoco dopo che Israele ha approvato un’estensione temporanea della fase iniziale dell’accordo. “L’unico modo per raggiungere la stabilità nella regione e il ritorno dei prigionieri è completare l’attuazione dell’accordo… iniziando con l’attuazione della seconda fase”, ha affermato il leader di Hamas Mahmoud Mardawi in una dichiarazione rilasciata all’Afp.

Mardawi ha spiegato che “l’ultima dichiarazione dell’ufficio di Netanyahu è una chiara conferma che Israele sta ancora una volta rinnegando l’accordo che ha firmato”. Il funzionario di Hamas ha fatto riferimento alla posizione espressa dall’ufficio del premier israeliano secondo cui Israele avrebbe accettato una proposta dell’inviato statunitense per il Medio Oriente Steve Witkoff che prevede il rilascio di metà degli ostaggi israeliani e un’estensione del cessate il fuoco.

“La seconda fase dell’accordo deve essere implementata”, ha aggiunto, “compresi i negoziati per un cessate il fuoco permanente, un ritiro completo, la ricostruzione e poi il rilascio dei prigionieri”.

Intanto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha deciso di interrompere il flusso di aiuti umanitari alla Striscia di Gaza con la fine della prima fase dell’accordo, “e alla luce del rifiuto di Hamas di accettare lo schema di Wittkoff per la continuazione dei colloqui, che Israele ha accettato”. L’ufficio del premier, citato dai quotidiani israeliani, ha aggiunto che “Israele non permetterà un cessate il fuoco senza il rilascio degli ostaggi”, e ha sottolineato che “se Hamas continuerà il suo rifiuto, ci saranno ulteriori conseguenze”.

Risultati e classifica serie A, Inter sempre a +1 sul Napoli

Roma, 2 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Napoli-Inter 1-1

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, Atalanta-Venezia 0-0, Napoli-Inter 1-1, ore 20.45 Udinese-Parma, domenica 2 marzo ore 12.30 Monza-Torino, ore 15 Bologna-Cagliari, Genoa-Empoli, ore 18 Roma-Como, ore 20.45 Milan-Lazio, lunedì 3 marzo ore 20.45 Juventus-Verona.

Classifica: Inter 58, Napoli 57, Atalanta 55, Juventus 49, Lazio 47, Fiorentina 45, Bologna 44, Milan 41, Roma 40, Udinese 36, Torino 31, Genoa 30, Como 28, Verona 26, Cagliari, Lecce 25, Parma 23, Empoli 21, Venezia 18, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

Meloni vola a Londra dopo colloquio con Trump,vede Zelensky Starmer e leader Ue

Roma, 2 mar. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è in volo per Londra, impegnata in prima fila in una mediazione europea che ricucia lo strappo in diretta tv venerdì alla Casa Bianca Trump-Zelensky. E metta sul tavolo una proposta europea per avviare il tavolo che metta fine alla guerra in Ucraina. Meloni, reduce da un colloquio telefonico nella tarda serata di ieri con il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump, incontrerà a Londra il presidente ucraino Volodymir Zelensky.

E avrà una serie di colloqui bilaterali prima e a magine del summit convocato nel pomeriggio alla Lancaster House Street nel quale il premier Gb Keir Starmer e il presidente francese Emanuel Macron, a loro volta impegnati in girandola di bilaterali, tireranno le somme sulla possibilità di una iniziativa europea Ue-Gb per la pace in Ucraina sulla quale poi si esprimeranno giovedì prossimo tutti e 27 i Paesi dell’Unione europea convocati in riunione straordinaria a Bruxelles da Antonio Costa e Ursula von der Leyen. A mezzogiorno a Downing Street è in programma il faccia a faccia Meloni-Starmer.

Partececipazione europea alla missione militare internazionale di pace che dovrebbe garantire la trattativa e l’attuazione degli accordi, linee guida dei loro contenuti, composizione del tavolo che tratti la pace in Ucraina da diversi osservatori definito “nuova Yalta” per il peso sugli equilibri in Europa cìhe quella trattativa potrà determinare sul vecchio contenuti, sono fra i capitoli principali del delicatissimo quanto incero tentativo in atto di realizzare una proposta e una posizione unitaria europea (Ue + Gb) riconosciuta e legittimata dall’Ucraina di Zelensky, la Russia di Putin, gli Usa di Trump e parimenti se ammessa al tavolo, la Cina di Xi Jin Ping. Posizione e voce unitaria dell’Europa che, ove realizzati, dovranno avere un loro rappresentante: uno speaker.

Il nome inizialmente più forte per questa ancora eventuale posizione circolato nelle Cancellerie europee all’inizo della iniziativa Macron-Starmer era quello della ex Cancelliera tedesca Angela Merk. Ma in questa settimana è cresciuto anche il nome dell’ex premier italiano ed ex presidente Bce Mario Draghi. Anche in considerazione del crescente ruolo italiano nella mediazione internazionale Trump-Zelensky e dell’assenza al momento di italiani al comando di istuzioni Ue (la Germania esprime la presidenza della Commissione Ue), dei suoi stretti rapporti con la Gran Bretagna, dovendosi rappresentare anche Paesi extra Ue.

Il Novecento è finito, la cultura del popolarismo può e deve rigenerarsi.

La nostra Democrazia sta rischiando di perdere il suo carisma e di smarrire il suo popolo. Per questo sono importanti tutte le iniziative che puntano a ricostruire il valore della Comunità e a riproporre il senso dell’impegno sociale e politico come forma di responsabilità e di solidarietà. Ed è meritorio il lavoro che molti fanno in questa dimensione che punta a far crescere una domanda politica più esigente e consapevole.

Occorre però anche costruire una buona offerta politica, capace convincere le persone e le varie aggregazioni comunitarie. Sopratutto quelle che oggi non votano o si rassegnano alle lusinghe populiste. L’offerta politica italiana è oggi largamente carente e questo non possiamo addebitarlo a chi c’e in campo, ma a chi non c’è. Se il sonno della ragione genera mostri, quello del Popolarismo genera populisti. Parlo del Popolarismo inteso non come ideologia o suggestione neo confessionale: e men che meno come nostalgia delle antiche formule che ormai appartengono alla Storia. Ne parlo come cultura politica capace di tenere assieme la Comunità; di condividere paure e inquietudini del popolo e di condurle sul sentiero della Democrazia, avendo sempre la bussola del primato della persona e del suo rapporto comunitario, non quella dell’individuo nella sua solitudine. Capace di moderazione nei comportanti ma di radicalitá nella affermazione dei diritti sociali; di testimoniare che la Politica ritrova la sua dignità solo se esercita il suo ruolo di guida – con la saggezza chiesta dal Re Salomone – non di comando o di rincorsa delle pulsioni momentanee della pubblica opinione. Una cultura politica che abbia il coraggio della anticipazione, anche contro corrente: quel coraggio che aveva Nino Andreatta, nostro conterraneo, del quale proprio ieri la nostra Università ha ricordato il 25° anniversario del forzato silenzio.

Una cultura politica che non balbetta difronte alla scelta tra Europa non Europa. Dunque: che cosa vogliamo aspettare ancora? Di quali altri segnali di degrado del Paese e della Democrazia abbiamo bisogno ancora per decidere che le tante esperienze territoriali di quello che potremmo definire Nuovo Popolarismo devono avere una loro rappresentanza ed un loro “ubi consistam” anche nazionale? E per far sì che anche le tante micro iniziative nazionali in questo campo trovino un nuovo terreno comune?

Siamo sinceri. Il problema non è il bipolarismo. Il problema è che il bipolarismo oggi è privo di una forza politica di nuova concezione organizzativa (federativa, non centralistica e men che meno proprietaria) e di nuova impostazione ideale e programmatica. Occorre con generosità lavorare alla costruzione di una nuova proposta politica: che sia cosciente della sua identità e priva di ambiguità circa i suoi possibili alleati ed i suoi irriducibili avversari, che ci sono ben noti.

Non ci sono scorciatoie, se non quelle della abiura di un dovere morale prima che politico. Questa deriva non si ferma solo con le antiche parole d’ordine del progressismo tradizionale. Il Novecento è finito. La Destra lo ha capito e si è a suo modo rigenerata. Il campo che Destra non è, ancora no. Tocca anche a noi questo sforzo. Culturale, politico, ma anche, appena possibile, organizzativo.

Il mio auspicio è che questo incontro possa dare il suo contributo ad un percorso che vada in questa direzione. Con il cuore e la mente verso il futuro e non verso il passato. Fuori dalle alchimie astratte tipiche dei palazzi romani, ma coerente con il principio della “piramide rovesciata”. Ed anche con forme inedite, capaci di reinterpretare ciò che la nostra Costituzione prevede all’articolo 49.

Un percorso oggi ancora agli albori, che non sarà né facile né scontato. Ma cosa abbiamo da perdere se non la dolorosa inquietudine che ci assilla nel vedere il declino della nostra Democrazia? Se non il rischio della rassegnazione difronte ad una Destra impotabile e ad una opposizione confusa ed incerta perfino sulle cose che più contano, come la politica estera? Speriamo che anche questa mattinata trentina ci aiuti a far crescere il coraggio e la convinzione di provarci sul serio.

Il momento della verità per la politica di difesa comune

Nel decennio che ha preceduto la brutale invasione russa dell’Ucraina nell’opinione pubblica occidentale ha prevalso il disinteresse, frutto di una non adeguata comprensione della partita che si stava giocando fra Est e Ovest sulla testa di quel martoriato Paese.

Oggi prevalgono ancora narrazioni desuete, di un mondo che si crede vi sia ancora, al posto di uno sforzo di conoscenza della mutata realtà globale. Cambiamento dovuto solo in minima parte alla rielezione di Trump (i cui effetti saranno reversibili, forse), e in larghissima parte invece alla rapida e forte ascesa dei Paesi non occidentali (i cui effetti sono irreversibili).

Cosicché risulta arduo cogliere la linearità, pur in una complessità estrema, di quanto sta succedendo fra Washington, Mosca e Londra. Perché è possibile che la situazione sia più chiara di quanto appaia. Ma ci è difficile vederlo, se non al prezzo di compiere dolorosi riconoscimenti di alcuni dati di fatto.

Uno fra questi è chi conti nel conflitto ucraino. Non Zelensky e non l’Ue, bensì gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Russia.

Un altro dato di fatto riguarda in che cosa consista il dialogo fra gli Stati Uniti di Trump e la Russia di Putin. Non solo e non tanto l’Ucraina ma un accordo bilaterale sul quadrante di mondo in cui viviamo: Europa-Mediterraneo-Nord Africa-Medio Oriente. Nella cui definizione l’Ue è assente o esclusa, ma non essendo mai stata un attore politico è normale. Mentre l’esclusione a questo  tavolo del Regno Unito, indiscusso protagonista globale di prim’ordine, significa una cosa sola: che il vero perdente non è l’Ucraina.

Un altro dato di fatto, è l’appiattimento, per non dire la subordinazione dell’Ue, tramite la Francia (perché la Germania continua a dimostrarsi un nano politico), alla visione britannica del conflitto. Fanno molto bene i Paesi europei continentali a partecipare all’odierno vertice a Londra sull’Ucraina, sarebbe ancora meglio se i Paesi membri Ue, anziché portare le loro divisioni, portassero  ciò che li accomuna tutti.

E dunque, un altro dato di fatto è che nell’Ue c’è bisogno soprattutto di mediatori, fra le posizioni opposte di Baltici e Polonia da una parte, e quelle di Ungheria e Slovacchia dall’altra.

Non credo si possa ignorare anche il fatto che alcuni fra i gruppi dirigenti dei maggiori Paesi europei (quelli britannici e quelli francesi in testa) sembrano contagiati dalla sindrome di Netanyahu, dando talora l’impressione di puntare alla continuazione della guerra come soluzione alla loro seria crisi di consenso interno.

Il dato di fatto, difficile da negare e che tanto male ci fa a noi europei, è che il presidente americano ha proposto una soluzione, giusta o sbagliata che sia, a problemi che noi non siamo stati in grado di risolvere nel corso degli anni.

Ma proprio da qui può partire il riscatto dell’Ue. Bisogna che ci si renda conto di non aver capito l’ordine delle minacce, pensando di poter regolare la questione ucraina in modo avulso dalle dinamiche globali. I risultati sono stati disastrosi. L’Ue è stata pesantemente danneggiata sul piano economico, sociale, tecnologico dalle stesse sanzioni che ha imposto. La Russia, europea storicamente e culturalmente, da San Pietroburgo a Vladivostok, è stata spinta non solo ad una alleanza più stretta con la Cina, ma a esercitare un ruolo maggiore, politico ed economico in Asia. Si parla adesso tanto, a ragione, di difesa comune europea ma vi è un’adeguata riflessione su come si sta organizzando il mondo, per definire gli scopi di questa difesa? Perché manca un dibattito approfondito e aperto, fra la gente, sugli obiettivi della politica di sicurezza? Forse, è giunto il momento della verità a proposito delle politiche di difesa europea.

Se non lo si farà, in Italia e nell’Ue con coraggio, con lungimiranza, guardando all’illuminante esempio di alcuni statisti della “prima repubblica”, non ci si deve fare alcuna illusione. Per inerzia i rapporti Europa-Nato torneranno quelli che sono stati – in pochi se lo ricordano – fino all’inizio degli anni novanta: inesistenti e solo bilaterali fra Stati Uniti e ciascuno dei Paesi membri. E in un tale scenario, la politica estera italiana potrebbe tornare ad essere improntata a una stretta amicizia con gli Stati Uniti, con possibili significativi margini di autonomia nelle relazioni internazionali e nelle politiche energetiche, sopperendo a un deficit di Europa. Cosa che, a ben vedere, sta già capitando a proposito del Piano Mattei per l’Africa, ma che non può lasciare soddisfatti chi, come noi, lavora per rafforzare l’Ue e per renderla al più presto capace di agire di fronte al mondo, come esorta a fare Mario Draghi, come se fosse un unico stato.

Sconforto e amarezza per questa America irriconoscibile

Recita un antico proverbio turco: “Quando un pagliaccio si trasferisce in un palazzo, non diventa un re. Il palazzo diventa un circo”.

Poco importa che alla Casa Bianca non si sia entrati con la forza come si era temuto nel 2021, ma dopo legittime elezioni. Dovrebbe essere se mai elemento di ulteriore preoccupazione, in quanto indice di un disagio profondo collettivo, di un diffuso sentimento di esaltazione del proprio ego, fino a schiacciare il prossimo, pur di spadroneggiare.

L’altro ieri sera è stata scritta una pagina tristissima per la storia. Siamo nel 2025 e la legge del più forte è sempre la stessa, fin dalla preistoria: chi è in una posizione di potere alza la voce, prevarica, attacca il più debole. Eppure le conclusioni da trarre, assistendo a questa scena deplorevole, dovrebbero essere proprio all’opposto: l’umiliazione non è di chi, con dignità e coraggio, difende il suo popolo dall’aggressione di tiranni violenti e brutali (a questo punto Putin è in buona compagnia); il meschino è chi con arroganza e presunzione, in assenza di valide argomentazioni, altro non fa che sfacciatamente insultare il suo interlocutore.

Nel mio intimo, mi sono sentita offesa. E vorrei che l’Europa intera (mi pare che qualcuno manchi all’appello) si mostrasse compatta nel tirar fuori un po’ di orgoglio e amor proprio, rifiutando di piegarsi alla prepotenza criminale che, prima o poi, perché succederà, sarà diretta anche contro di noi. Se passa il messaggio che chi è più forte può decidere le sorti di un Paese indipendente, oggi tocca all’Ucraina e domani chissà, qualcuno sarà interessato alle terre rare della Sardegna o a prendersi il Trentino come casa di montagna per la settimana bianca.

Il vero pericolo è non percepire questo pericolo.  Non avessimo noi stessi dato tante, tante vite, in un passato non troppo lontano, per la nostra libertà! Lo abbiamo già dimenticato?

L’Europa dovrebbe essere orgogliosa della sua storia, dovrebbe essere paladina della democrazia e del senso di civiltà di cui è la culla. Agli Yankee bisognerebbe ricordare che, quando Cristoforo Colombo approdò sulle loro coste trovando indigeni, noi avevamo già il Colosseo, la Divina Commedia, il Pantheon e l’Acropoli.

A proposito, il Congresso (Parlamento) si chiama Campidoglio, ovvero Capitol Hill, ad emulazione del vero Campidoglio, il nostro, quello sul Colle Capitolino. Così, per mettere i puntini sulle i. Le lezioni, dunque, dovremmo darle, non sottometterci a riceverle.

Nell’ ideale collettivo di noi europei, gli Stati Uniti sono sempre stati i “buoni”. Rocky che sconfiggeva Ivan Drago dopo una lotta all’ultimo sangue altro non era che la trasposizione cinematografica di ciò che per tutti noi, nell’ultimo secolo, è stata “l’America”. Quella che difendeva i deboli dai soprusi, sosteneva il diritto alla libertà dei popoli, si schierava in prima linea contro i regimi dittatoriali e totalitaristi. Certo, non che lo scambio con minerali, oro, petrolio e punti geograficamente strategici fossero dettagli, ma tutto sommato si è sempre chiuso un occhio su questo aspetto venale, volendo privilegiare l’idea più romantica di un eroe moderno che salva il mondo dal male e riporta ovunque pace e benessere. Del resto, come non essere giustamente grati a chi è venuto a toglierci le castagne dal fuoco in occasione della Seconda Guerra Mondiale?

La vera domanda, giunti a questo punto, è se questo senso di riconoscenza e debito debba protrarsi all’infinito, sempre e comunque, indipendentemente dal fatto che quegli Stati Uniti, come li abbiamo sempre pensati, probabilmente non esistono più. La sensazione, dopo il triste spettacolo trasmesso l’altro ieri in mondovisione, è quella della delusione, quasi del tradimento: un po’ come quando, da bambini, si scopre che Babbo Natale non esiste.

Ecco, da ieri dovremmo sentirci tutti più soli. Razionalizzare che sono venute meno alcune delle certezze su cui abbiamo basato parte della nostra serenità: se qualcuno un giorno ci aggredirà, nessuno sarà qui a difenderci; se saranno avanzate pretese sulle nostre risorse, non potremo contare sulla tutela da parte di altri. Molto più tristemente, il desiderio di compiacere il proprio elettorato, di stringere accordi economici vantaggiosi, di mostrare il bicipite ben strutturato contano assai più della verità, della giustizia, della libertà e della vita di milioni di persone.

Non si può accettare in silenzio questa idea di presente e di futuro. Non si può disonorare la memoria di chi, prima di noi e per noi, ha dato la vita perché oggi fossimo liberi, anche di scrivere queste righe. Di fronte ad uno spettacolo impietoso, indecoroso, indegno, che offende i valori che dovrebbero ispirare la nostra vita, non si può tacere. Indipendentemente dal proprio schieramento politico, perché quanto è accaduto dovrebbe offendere l’intelligenza collettiva.

Mi piacerebbe vedere tantissime pagine social colorate di giallo e di blu oggi, per esprimere non solo solidarietà, ma soprattutto fierezza, dignità, onestà morale e senso di giustizia. Lo dobbiamo alla nostra coscienza.

La White House tra galateo e canzoni d’epoca

Presagendo il futuro, nel 1968 Marisa Sannia cantava una canzone che tutti ricordano e il cui incipt è: “C’è una casa bianca che, Che mai più io scorderò, Mi rimane dentro il cuore, Con la mia gioventù…….di dolor mi fa tremar…”.

E’ forse il ritornello che Zelensky si porterà in memoria per il resto della sua vita. E’ andato da ospite alla White House e non è stato propriamente trattato con i guanti bianchi.

Nelle lingue romanze singolarmente l’ospite assume il doppio significato di colui che accoglie e dell’accolto. Il termine è suggestivo ed impegnativo. Nella sua radice latina richiama probabilmente l’hostis, cioè lo straniero, il forestiero, il pellegrino. Per Trump si è tradotta più essenzialmente in una presenza ostile, qualcosa di molesto da liquidare quanto prima possibile, un fastidioso ostacolo che si infrappone ai suoi disegni.

Ne è venuto fuori il tradimento di ogni galateo istituzionale, un turpiloquio di modi e di atteggiamenti che ha lasciato il mondo di stucco, qualcosa di simile ai bisticci all’interno della casa del Grande Fratello. In politica parlare con franchezza può essere certamente una qualità, essere brutali è la faccia della medaglia da non doversi mai mostrare.

Esigere dei ringraziamenti, per il sostegno dato in armi fino ad oggi, suona di gesto di generosità che pretende un suo avvilente riconoscimento, sminuendone per l’intero il valore dell’iniziativa. Si è trattato qualcosa di assai più di uno screzio, di uno screpolarsi dei rapporti, di uno scoppiettio di vedute inconciliabili. Trump ha più volte ribadito a Zelensky che non ha le carte per giocare la partita e che deve accettare la realtà dei fatti e dei possibili compromessi.

Al commento del Presidente dell’Ucraina che ricordava gli aiuti ricevuti da Biden, Trump ha detto che il vecchio Joe era un imbecille e che adesso cominciava una nuova storia.

Vance ha detto con delicatezza che Zelensky ha fatto perdere solo del tempo con un sottotitolo di denaro per chi sa leggere i fatti come si deve. Per il tono usato è sembrato una sfida di carte all’O.K. Corral. Sono state messe le carte in tavola senza la delicatezza che si deve alla persona che si riceve nelle proprie mura domestiche.

Sembra essere stati davanti al sequel del film di Wenders “L’amico amerikano” dove i due protagonisti si ritrovano nel mezzo di una vicenda torbida, ciò malgrado stringendo amicizia. Ora il nemico amerikano la fa da padrone e difficilmente ci saranno terze puntate a registrare motivi di intesa e di complicità.

“Messico e nuvole, la faccia triste dell’America, che voglia di piangere ho” urlava Iannacci e oggi potrebbe farlo anche Zelensky. Il comico di piccolo cabotaggio, pur con i suoi limiti, potrà finalmente competere con il ragazzo del film “Incompreso” dove solo in ritardo un padre comprenderà i torti perpetuati ai danni del figlio morente.

Si dovrebbe forse riprendere la lezione dal galateo giapponese. L’omotenashi è una accoglienza che mira a che l’ospite si senta circondato di premure e di rispetto, al punto che possa ricordare per sempre questa sua esperienza di vita.  All’ospite va dedicata ogni attenzione e cura, evitando ogni invadenza, prevedendo i suoi bisogni e necessità, mai ferendone la sensibilità. Alla Casa Bianca sono invece volate le carte e gli stracci e poco ci mancava anche i tavolini, quasi si veniva alle mani.

Il cartaro in genere è un professionista del mestiere che ha il compito di distribuire le carte e l’assegnazione dei piatti, oltre che a fare da arbitro in caso di contesa tra i giocatori.

Trump, da iniziale cartaro, è diventato invece d’un tratto contendente, peggio ancora ha fatto da “mazziere”, ha gestito il mazzo delle proposte del “prendere o lasciare” ed ha picchiato duro contro ogni forma di riguardo per l’invitato.

Solo di striscio, ma in versione negativa, richiama la trama del film “L’ospite inatteso” dove il protagonista torna nella sua abitazione e la trova occupata da immigrati. Da qui ne nascerà un legame. Trump è tornato al comando degli U.S.A. ed ha incrociato nella sua casa un ospite dagli inattesi convincimenti e lo ha mandato via in malo modo.

E’ questo un mondo che non conosce più educazione che era l’arte per i latini di trarre fuori da un individuo il suo meglio. Si va più sollecitamente per mettere in campo il proprio peggio. Nulla a che vedere con il rispetto delle regole dell’epico scontro al mondiale di scacchi di Bobby Fischer contro Boris Spassky dove, al termine della partita, non esitavano a stringersi cavallerescamente la mano.

Se è vero che oggi la cittadinanza americana può essere concessa a super ricchi in grado di pagarsela, una sorta di “gold card” a partire dai 5 milioni di dollari in su, alla corte degli U.S.A. sono oggi più considerati quelli che portano moneta sonante e non chi va a spendersi in chiacchiere e ragionamenti. Trump non canterà più alle orecchie di Zelensky il motivo che recita: “Vieni, c’è una casa nel bosco, io quel nome conosco. Vuoi conoscerlo tu?”.

In ultimo, lesto di commenti, un compiaciuto, Medvedev ha dato del pagliaccio cocainomane a Zelensky dicendo che il lurido porco è stato finalmente schiaffeggiato. Nulla da stupirsi.  Milei, il presidente dell’Argentina, ha ripristinato appellativi come “idiota”, “ritardato” e “imbecille” per definire persone disabili. Il mondo va verso un triste parlar chiaro. Se questa è la situazione, ci resta poco da educere.

ARSIAL presenta il progetto “Le vie del Giubileo”

Rieti, 1 mar. (askanews) – Nella suggestiva cornice dell’Auditorium di Santa Scolastica a Rieti, si e tenuta la conferenza stampa organizzata dall’Assessorato all’Agricololtura della Regione Lazio in collaborazione con Arsial, dal titolo: “Le vie del Giubileo: un cammino di fede e spiritualit tra luoghi, sapori e tradizioni”. L’evento, molto partecipato, ha visto la presenza di numerosi sindaci e amministratori del territorio sabino. A fare gli onori di casa, il sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, e monsignor Paolo Gilardi, Vicario Generale, in rappresentanza del vescovo S.E.R. Mons. Ernesto Mandara, Vescovo di Sabina-Poggio Mirteto. Importante il messaggio del Vescovo di Rieti, S.E.R. Mons. Vito Piccinonna, impossibilitato a partecipare per impegni pastorali ma che ci ha tenuto sottolineare l’importanza di un momento di confronto ed approfondimento.

Il progetto, che prender il via il prossimo 21 marzo, stato illustrato ai presenti dal Commissario Straordinario di Arsial, Massimiliano Raffa:

“Il 21 marzo partiamo da Subiaco, sar il primo grande evento. Mi sembra che questi primi incontri siano molto utili non soltanto per comunicare le iniziative ma proprio per entrare in contatto con tutti quanti i sindaci dell’areale e avere da loro il feedback sul nostro buon operato. L’Artsial sta lavorando veramente a stretto contatto con il territorio e vogliamo continuamente sapere se stiamo lavorando bene e se la direzione che abbiamo intrapresa quella giusta”.

Numerosi gli interventi e gli spunti di discussione in una giornata che ha visto partecipare anche Gabriele Bonci noto maestro fornaio, che ha offerto una metafora culinaria per il successo del Giubileo, sottolineando quanto sia importante tramettere ai pellegrini il “gusto” per la curiosit. A chiudere i lavori ci ha pensato l’Assessore al Bilancio, Programmazione Economica, Agricoltura e Sovranit Alimentare della Regione Lazio, Giancarlo Righini:

“Emerge uno spaccato straordinario di partecipazione di amministratori comunali, di agricoltori, di allevatori del territorio che sono venuti ad ascoltare i propri propositi di questa iniziativa. Voglio ringraziare Sua Eccellenza il Vescovo dei Riedi, Don Paolo della Abazia di Farfa che ci hanno accompagnato anche nel racconto di questa iniziativa che tiene insieme storia, cultura e tradizione con la produzione agroalimentare della nostra Regione che ha tante eccellenze. Abbiamo avuto ospite di riguardo in eccellenza del territorio, Gabriele Bonci con i suoi prodotti nella citt di Nazareno-Strampelli e quindi abbiamo parlato anche di grano e teniamo insieme questo mondo straordinario raccontandolo per offrire un’opportunit di crescita e di sviluppo del territorio”.

Un viaggio alla scoperta del territorio laziale che consentir a pellegrini e visitatori di riscoprire il patrimonio culturale, artistico, culinario e religioso che questa terra sa offrire.

Papa, parametri emodinamici restano stabili. Nessun altro broncospasmo

Città del Vaticano, 1 mar. (askanews) – I parametri emodinamici di Papa Franesco, “si sono sempre mantenuti stabili; ha continuato ad alimentarsi ed ha regolarmente effettuato la fisioterapia respiratoria, collaborando attivamente”. Così recita il bollettino medico sulle condizioni di salute di Papa Francesco, diffuso questa sera. Il Papa, dopo quella di ieri, “non ha presentato episodi di broncospasmo” ed è sempre vigile ed orientato”, aggiunge la nota dei medici che aggiungono che “la prognosi rimane riservata”. “Nel pomeriggio – si conclude – ha ricevuto l’Eucarestia, quindi si è dedicato alla preghiera”.

Calcio, nuove regole: calcio d’angolo se portiere perde tempo

Roma, 1 mar. (askanews) – L’International Football Association Board (noto come Ifab) ha approvato sabato 1° marzo una serie di modifiche alle cosiddette “leggi del gioco” per la prossima stagione. L’emendamento riguarda soprattutto l’aspetto dei calci di punizione indiretti: se un portiere terrà il pallone per troppo tempo (più di 8 secondi), l’arbitro dovrà assegnare un calcio d’angolo alla squadra avversaria come punizione dell’infrazione. Non si è discusso, invece, di alcun cambiamento del protocollo VAR che dunque resta invariato. Le nuove regole entreranno in vigore dall’1 luglio

Risultati e classifica serie A, frena l’Atalanta

Roma, 1 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Atalanta-Venezia 0-0

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, Atalanta-Venezia 0-0, ore 18 Napoli-Inter, ore 20.45 Udinese-Parma, domenica 2 marzo ore 12.30 Monza-Torino, ore 15 Bologna-Cagliari, Genoa-Empoli, ore 18 Roma-Como, ore 20.45 Milan-Lazio, lunedì 3 marzo ore 20.45 Juventus-Verona.

Classifica: Inter 57, Napoli 56, Atalanta 55, Juventus 49, Lazio 47, Fiorentina 45, Bologna 44, Milan 41, Roma 40, Udinese 36, Torino 31, Genoa 30, Como 28, Cagliari, Lecce 25, Verona, Parma 23, Empoli 21, Venezia 18, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

Rutte (Nato) a Zelensky: ricucire il rapporto con Trump

Roma, 1 mar. (askanews) – Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato di aver chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di “ricucire” il suo rapporto con Donald Trump, dopo il loro durissimo scontro verbale alla Casa Bianca avvenuto ieri.

“Quello che ho detto al presidente Zelensky è che ‘credo, caro Volodymyr, che tu debba trovare un modo per ricucire il tuo rapporto con Donald Trump e con l’amministrazione americana’”, ha detto Mark Rutte. “Dobbiamo stare insieme, Stati Uniti, Ucraina ed Europa, per portare una pace duratura in Ucraina”, ha aggiunto.

Gli Usa hanno minacciato il Messico di un’azione militare

Roma, 1 mar. (askanews) – Il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, ha minacciato il Messico di un’azione militare se il Paese non cederà alle richieste di Donald Trump sulla sicurezza dei confini con gli Stati Uniti. L’avvertimento avrebbe “scioccato e fatto infuriare” i funzionari messicani durante una conversazione telefonica con il capo del Pentagono, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.

Questa conversazione telefonica, la prima tra il segretario alla Difesa statunitense e gli alti funzionari militari messicani sarebbe avvenuta il 31 gennaio e avrebbe causato tensioni tra i due Paesi, suggerisce il giornale.

Hegseth avrebbe avvertito i funzionari messicani che se il Messico non avesse preso provvedimenti contro la presunta collusione tra il governo del Paese e i cartelli della droga, gli Stati Uniti avrebbero potuto adottare misure militari unilaterali.

Hegseth ha detto di avere discusso la strategia con il presidente Trump, che minaccia tariffe del 25% su Messico e Canada a partire da martedì. Trump ha chiesto al Messico di rafforzare i suoi protocolli in merito ai cartelli della docra, all’immigrazione illegale e alla produzione di fentanyl.

La presidente del Messico Claudia Sheinbaum, da parte sua, ha ricordato che “ci sono ancora tre giorni” prima dell’eventuale entrata in vigore dei dazi minacciati da Trump. Intanto, le autorità messicane hanno tentato di placare il presidente Usa estradando 29 membri del cartello della droga negli Stati Uniti all’inizio di questa settimana.

Il presidente tedesco: "Mai creduto che avremmo dovuto proteggere l’Ucraina dagli Usa"

Roma, 1 mar. (askanews) – Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha criticato il suo omologo americano Donald Trump in termini aspri per il suo comportamento durante l’incontro di ieri sera con Volodymyr Zelensky allo Studio Ovale della Casa Bianca.

“La diplomazia fallisce quando i partner negoziali vengono umiliati di fronte al mondo intero”, ha detto Steinmeier alla DPA, l’agenzia di stampa tedesca, durante un volo per l’Uruguay. “La scena alla Casa Bianca di ieri mi ha tolto il fiato. Non avrei mai creduto che un giorno avremmo dovuto proteggere l’Ucraina dagli Stati Uniti”, ha aggiunto.

Giochiamo in squadra, il mondo cambia ponendo sfide cruciali.

Grazie per l’invito e complimenti a Lorenzo Dellai per aver promosso questo incontro di oggi. Vista l’importanza del tema e il poco tempo a disposizione, sarò rapido.

Innanzitutto, il titolo scelto per questa sessione è stimolante. Credo davvero che per amministrare bene sia fondamentale avere una visione d’insieme, quasi “da elicottero”, che consenta di operare sia dall’alto che dal basso. Oggi, l’argomento che ci sta davanti è cruciale: l’Europa. Osserviamo stupefatti alla rottura di consolidati
equilibri, come dimostra l’improvviso e brutale disallineamento tra Stati Uniti e Ucraina, con rischi per tutto l’Occidente. Sarà importante discutere di questo.

Per chi, come me, ha vissuto esperienze nel volontariato e nello scoutismo, non è difficile affermare che l’Europa rappresenta l’unica prospettiva valida. È una questione di rilevanza assoluta non solo per noi. Oggi la grande sfida riguarda il confronto fra l’Europa e il resto del mondo. Sul punto, gli atteggiamenti dei partiti sono diversi: nel centro-destra la Lega si oppone all’Europa, mentre Forza Italia si dichiara a favore. Non è una distinzione da poco, ne va della credibilità dell’Italia per via dell’idierna comunanza di responsabilità, tra queste due forze politiche, nel governo del Paese. Più in generale, è fondamentale distinguere tra chi sostiene la scelta europeista e chi la contrasta, come pure tra chi confida nella logica della cooperazione internazionale e chi pretende di archiviarla.

La questione che più ci affanna è quella dell’immigrazione. Siamo di fronte a una crisi che non riusciamo ancora a gestire organicamente a livello europeo. La condizione presente, con un gran numero di persone in stato di irregolarità, richiede un cambio radicale di direzione: dobbiamo regolarizzare o meglio integrare le persone attraverso esperienze lavorative e scolastiche. Senza un nuovo approccio di fronte s questa emergenza, sarà difficile arginare le spinte xenofobe e razziste che in tutta Europa mettono a rischio la tenuta democratica delle singole comunità nazionali. Negli anni ’70 eravamo 3,5 miliardi di abitanti nel mondo, oggi siamo 8 miliardi. Le pressioni migratorie sono enormi e se non affrontiamo seriamente questo tema, la deriva verso destra sarà inarrestabile.

Passando ai temi più locali, come la solitudine degli anziani e dei giovani, è fondamentale includere nella nostra discussione la partecipazione attiva dei cittadini. A Udine abbiamo attivato progetti partecipativi che coinvolgono le diverse associazioni presenti nei quartieri, anche cercando di affrontare insieme il discorso della sicurezza. È fondamentale non regalare questa dimensione, al tempo stesso esistenziale e politica, alla iniziativa della destra.

Per quanto riguarda la Rete di Trieste, ho proposto di stabilire un protocollo di intesa con l’Anci – e lo faremo – per raccogliere tutti coloro che si ispirano ai valori cristiani all’interno delle istituzioni territoriali. La nostra forza risiede nell’essere uniti e aperti. Dunque, non abbiamo bisogno di costruire un partito? Al riguardo, ancora poco fa Russo è stato drastico nel ribadire il suo no, mentre Dellai ha dato l’idea di essere più possibilista. Ecco, in verità dobbiamo restare in atteggiamento di reciproca disponibilità, per essere pronti ad affrontare scenari in continua evoluzione. I sistemi complessi, come le dinamiche sociali ci segnalano giorno dopo giorno, non possono essere controllati rigidamente, bensì seguiti e influenzati attraverso la forza e la capacità di adattamento. È importante “cogliere l’attimo” e rinnovare costantemente la proposta politica, sapendo che ciò che è in essere oggi potrebbe cambiare nell’immediato futuro.

In conclusione, continuiamo a lavorare insieme, mantenendo viva la tensione verso un disegno di rinnovata ed efficace partecipazione democratica. Poi, chi avrà più filo da tessere potrà farlo, a maggior ragione se avrà cura di mettersi al servizio degli altri con animo generoso.

 

[Il testo non è stato rivisto dall’autore]

Starmer vedrà Zelensky e Meloni prima del summit di Londra

Roma, 1 mar. (askanews) – Il primo ministro britannico Keir Starmer avrà colloqui con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Downing Street, domani mattina, prima del vertice sulla Difesa di Londra volto a garantire una pace “duratura” in Ucraina. Lo ha confermato un portavoce di Downing Street, spiegando che “il Regno Unito ha chiarito che farà la sua parte per garantire un accordo di pace giusto e duraturo alle condizioni dell’Ucraina, sostenuto da forti garanzie di sicurezza”.

“Proprio questa settimana abbiamo dimostrato il nostro impegno in tal senso confermando che aumenteremo la spesa per la difesa al 2,5% entro il 2027”, ha aggiunto il portavoce. “Ma quell’accordo di pace deve arrivare prima e come sapete il primo ministro incontrerà il presidente Zelensky prima di convocare i leader europei a Londra domenica per continuare quelle discussioni”, ha insistito, concludendo: “l’accordo deve arrivare prima, ma i nostri team parleranno di come fare in modo che quell’accordo resti valido e sia duraturo e applicato”.

Sci, Emma Eicher vince la discesa di Kvitfjell: Brignone quarta

Roma, 1 mar. (askanews) – In una gara quasi fotocopia di quella di venerdì, azzurre ai piedi del podio anche nella seconda discesa di cdm di Kvitfjell dando però ancora una volta l’ennesima dimostrazione di forza con Federica Brignone che vola in classifica generale vedendo sempre più vicina la sua seconda coppa del mondo. In una gara tiratissima in 1.31.69 ha vinto – primo successo in carriera dopo il sorprendente secondo posto di venerdì- la tedesca di 22 anni Emma Aicher. Seconda l’americana Lauren Macuga in 1.31.72 e terza l’austriaca Cornelia Huetter in 1.321.88. Poi c’è il solito pacchetto azzurro diviso in tre soli centesimi di secondo: Brignone quarta in 1.32.02, la trentina Laura Pirovano quinta in 1.32.03 e sempre a caccia del suo primo podio, mentre Sofia Goggia ha chiuso sesta in 1.32.05. Con questo quarto posto Brignone mantiene non solo il primato nella classifica di discesa (con 384 punti contro i 368 di Huetter e i 350 di Goggia) ma soprattutto consolida quello in classifica generale portandosi a 1094 punti contro gli 867 della sua rivale svizzera Lara Gut- Behrami oggi settima. Domani la tappa norvegese si chiude con un superG.

A Roma la magia del Cirque du Soleil con “Alegra -In A New Light”

Roma, 1 mar. (askanews) – Dopo quasi vent’anni il Cirque du Soleil riporta a Roma uno dei suoi spettacoli pi iconici e amati, che ha incantato oltre 14 milioni di spettatori in 40 paesi del mondo: “Alegra – In A New Light” fino al 13 aprile prender vita sotto il Grand Chapiteau a Tor di Quinto, per proseguire poi in tour a Milano, (dal 25 aprile al 2 giugno) e per la prima volta a Trieste (dal 13 giugno al 13 luglio).

La rivisitazione, la nuova versione di Alegra – di cui vediamo le prove – ha nuove scenografie, numeri acrobatici inediti, coreografie pi spettacolari, nuova regia e arrangiamenti musicali, esalta la potenza visiva ed emotiva dell’originale ma la porta nel futuro. Spiega Rachel Lancaster, direttrice artistica del Cirque du Soleil. “Alegra uno spettacolo che parla di emozioni. Ovviamente, Alegra significa gioia, ma noi accompagniamo le persone in un viaggio fatto di felicit, paura, euforia, speranza. Tutte queste cose sono possibili solo se a volte c’ anche il contrario, il sentimento principale dell’esistenza umana, quindi attraverso il mezzo della performance fisica e dell’acrobazia, cos che raccontiamo la nostra storia per catturare il pubblico e portarlo in questo viaggio unico”.

Si racconta di un mondo che ha perso il suo re, diviso tra chi vorrebbe che tutto restasse uguale, un giullare di corte che tenta di salire sul trono e un movimento di speranza che cresce nelle strade, il Bronx, che vorrebbe il cambiamento, con la speranza di riportare la gioia nel mondo.

Un messaggio anche attuale, che affascina con una colonna sonora storica, candidata ai Grammy Awards: 54 gli artisti provenienti da 18 paesi che saltano, volano e si alternano in numeri spettacolari. Come Dandino Tuniziani, venezuelano ma con nonno siciliano, che si esibisce al trapezio volante con il fratello Gamal: “Sono 14 metri di altezza, facciamo il triplo salto mortale, il doppio passaggio, tante cose, siamo 11 trapezisti”.

In scena 120 costumi, con oltre 600 elementi differenti in ciascuna esibizione. Gli artisti dopo 12 ore di sessioni di allenamento imparano a truccarsi da soli e a riprodurre il proprio trucco quotidianamente in circa 45 minuti.

Una magia quella del Cirque du Soleil, che dal 1984 ad oggi continua a incantare, dice la direttrice artistica, grazie soprattutto ai performer: “Si vedono cose impossibili sul palcoscenico, ed attraverso la ripetizione, la dedizione, la pratica, che permettiamo al nostro pubblico di fare questo viaggio con l’artista. Quando vedi qualcuno che fa cose pazzesche in aria, il tuo cervello si accende con quello che stai guardando, ed questo che credo ci apra la porta per raccontare le nostre storie”.

Ucraina, Iv scrive a La Russa e Fontana: Meloni riferisca in aula

Roma, 1 mar. (askanews) – “Caro presidente, le immagini dello scontro di ieri alla Casa Bianca hanno suscitato angoscia in tutto il mondo, cambiando nei fatti i connotati della politica estera e del quadro internazionale. Un fatto politico di primaria grandezza, che interpella da vicino tutte le coscienze, che provoca inquietudini in ampi settori dell’opinione pubblica e e che esige una riflessione politico-istituzionale nel luogo naturale della nostra democrazia, il Parlamento”. Lo scrivono Davide Faraone ed Enrico Borghi, capigruppo di Italia viva alla Camera e al Senato, in una lettera inviata ai presidenti Fontana e La Russa.

“All’indomani del vertice che si terrà a Londra domani e prima del Consiglio dell’Unione Europa straordinario del 6 marzo sull’Ucraina – aggiungono – è inevitabile ed improcrastinabile che la Presidente del Consiglio venga a riferire nelle Aule di Camera e Senato, al fine di svolgere la naturale funzione di indirizzo che la nostra Costituzione attribuisce alle Camere. È in gioco il futuro dell’Unione e la centralità del Parlamento non può essere messa in discussione” si legge. “Ti chiedo quindi di farti portavoce presso la Presidenza del Consiglio perché a partire da lunedi la Presidente del Consiglio venga a riferire in Aula nel quadro di un dibattito che si rende di ora in ora sempre più indispensabile”, concludono Faraone e Borghi.

MotoGp, Bagnaia: "Contento al 60%, i Marquez più veloci"

Roma, 1 mar. (askanews) – Terzo posto nella Sprint di Buriram per Bagnaia, che ha commentato su Sky la sua gara: “Ci ho provato ma i fratelli Marquez andavano più forte. Ho provato a fare il massimo, sono stato impressionato da Ogura per la sua performance incredibile. Per il GP della domenica ho diverse cose in testa e vediamo come risolverle stasera, sono soddisfatto al 60%. Non sono ancora comodissimo, ma è da oggi che guido la stessa moto per due sessioni di fila. Il feeling di guida torna piano piano, quest’anno abbiamo Marc che è in palla. Non ho molte scuse”

Schlein aderisce all’idea di Michele Serra sulla manifestazione pro-Europa

Roma, 1 mar. (askanews) – “Noi siamo pronti a dare una mano, a metterci a disposizione di una grande piazza senza bandiere di parte se non quella europea, a esserci e pure ‘scomparire’, come Serra ha chiesto sotto il mare blu di quelle bandiere che per noi rappresentano identità e speranza”. Lo dice la segretaria del Pd, Elly Schlein, annunciando con un suo intervento su Repubblica, l’adesione alla piazza per l’Europa.

“Raccogliamo – spiega – la sfida che ci pone l’offensiva nazionalista, trasformiamola in opportunità per cambiare davvero l’Europa. È l’unico modo per salvarla. È una prospettiva che riguarda tutte e tutti. E che può diventare concreta solo se saprà suscitare partecipazione popolare e consapevolezza, raccogliendo dietro le bandiere blu le energie e i fermenti che attraversano la società italiana ed europea, incanalando il desiderio di reagire di tante e tanti. Penso alle voci del terzo settore e del volontariato, al mondo della cultura e dell’università, alle forze sociali, ad amministratrici e amministratori locali, a tante persone che credono in un’Europa diversa, unita per un futuro migliore”.

“Il sasso che avete lanciato nello stagno – prosegue Schlein – può trasformarsi in onda se saprà cogliere la doppia esigenza di difendere i valori su cui l’Europa si è fondata che sono sotto attacco, di non dar per scontato i passi fatti fin qui, ma pure di vedere i limiti, gli errori e pretendere insieme un cambiamento”.

Deve essere, osserva, “un abbraccio collettivo che reagisca all’offensiva dei nazionalisti per chiedere la svolta radicale che serve a superare gli egoismi e fare finalmente l’Unione per davvero, realizzando la promessa di Ventotene: un’Europa diversa, unita e libera, più giusta e vicina alle persone. Un’Europa federale”.

MotoGp, Marquez: "Sabato perfetto, modo migliore per iniziare"

Roma, 1 mar. (askanews) – La prima Sprint dell’anno va a Marc Marquez, che a Buriram batte il fratello Alex e Bagnaia e torna in testa alla classifica piloti dopo 93 GP e 1931 giorni (Valencia 2019): “E’ stato un sabato perfetto, un modo fantastico per iniziare la nuova storia con il team ufficiale Ducati: pole position, vittoria nella Sprint e Alex secondo. Sono contento ma non euforico, so che la gara di domenica è importante. In Malesia ho capito che ero veloce, guido bene con questa ‘GP24.5’, provo sempre a cercare il mio 100% senza guardare gli altri e senza prendere rischi”

Dopo ieri nessuna altra crisi respiratoria per Papa Francesco

Città del Vaticano, 1 mar. (askanews) – Per Papa Francesco, “dopo quella di ieri non ci sono state altre crisi” respiratorie. Lo riferiscono fonti vaticane che confermano come il pontefice, giunto al suo quattordicesimo giorno di ricovero al Policlinico Gemelli di Roma, ha trascorso una notte tranquilla.

Il Papa, che nella giornata di ieri era stato colpito da un broncospasmo, stamane si è svegliato, ha fatto colazione, bevendo anche un caffè – riferiscono le stesse fonti – e si è dedicato alla lettura dei giornali, cosa che è sua abitudine. Francesco, ovviamente, “prosegue soprattutto il riposo” che i sanitari gli hanno prescritto ed è supportato da una mascherina per l’ossigeno. “Non ha dolori” e continua a mantenere un umore buono.

“Resta un quadro clinico complesso” ed è per questo che i medici non hanno mai parlato di una sua uscita da uno stato di potenziale pericolo. Un quadro al cui interno “possono presentarsi anche momenti più critici” come quello che si è riaffacciato anche ieri, dopo sabato scorso, con il broncospasmo. Crisi che però è risultata “tutta respiratoria”. Lo sottolineano fonti vaticane che precisano che, comunque, la notte appena trascorsa “è stata tranquilla e non ha presentato altri episodi di crisi”.

Le stesse fonti fanno anche presente che, allo stato, con i medici dell’equipe che lo ha in cura che si sono presi uno o due giorni per valutare la situazione, dopo il broncospasmo “non ci sono altri organi coinvolti”. Non ci sarebbero poi altre indicazioni su nuovi esami ai quali il pontefice dovrebbe a breve sottoporsi.

E’ morto Fulco Pratesi, il fondatore del Wwf in Italia

Milano, 1 mar. (askanews) – E’ morto a Roma all’età di 90 anni Fulco Pratesi, fondatore del Wwf Italia e pioniere del movimento ambientalista in Italia. Lo comunica in una nota il Wwf Italia. Architetto, giornalista, autore, disegnatore, è stato a lungo presidente del Wwf Italia. E’ stato anche parlamentare dal 1995 al 1997 con i Verdi.

Pratesi, nato a Roma nel 1934 e sfollato nella prima infanzia con la famiglia nella proprietà di campagna nel viterbese, è entrato presto a contatto con la natura. Fin da piccolissimo s’innamorò degli animali e del disegno, racconta nella nota il Wwf. Dopo un’infatuazione giovanile per la caccia, convertì il suo interesse per la natura e gli animali nella conservazione. La sua seconda vita, ricostruisce il Wwf, iniziò nel 1963, nelle foreste dell’Anatolia, in Turchia, dove si era recato a caccia. Gli si parò di fronte un’orsa con tre piccoli. Fu un incontro “folgorante” come lui stesso lo ha definito tante volte. Un incontro che gli fece cambiare prospettiva.

Tornato in Italia, vendette il fucile e acquistò una macchina fotografica. Presto decise di impegnarsi per la conservazione, tanto da abbandonare la professione di architetto. Saputo della nascita del World Wildlife fund in Svizzera, li contattò per far nascere la sezione italiana. “Ma dovrà trovare lei i soldi necessari al progetto” fu la risposta. Con famiglia e già quattro figli, non era facile. Riuniti alcuni amici illuminati nel suo studio di architetto, nacque nel 1966 il Wwf Italia. Seppe trasformare un sogno per pochi (la protezione della natura in Italia, la tutela di animali allora braccati come lupi e orsi) in una realtà consolidata. Con un atto di coraggio e pochi soldi in cassa (i primi soci si erano autotassati), la prima azione del neonato Wwf Italia fu quella di acquisire i diritti di caccia della laguna di Burano, dando il via alla nascita dell’Oasi di protezione e del “modello Oasi”, che contraddistingue il Wwf Italia dagli altri Wwf nel mondo. Oggi le aree gestite o di proprietà sono oltre 100 e proteggono circa 27.000 ettari di natura.

Fondamentale è stato anche il suo contributo alla nascita del sistema dei Parchi nazionali, attraverso studi, piani e la spinta all’approvazione della legge quadro sulle aree protette del 1991. Sempre, gettando il cuore oltre l’ostacolo: come quando, nel 1985, l’Associazione raccolse oltre 600 milioni di lire – con un vero e proprio crowdfunding ante litteram – per l’acquisto dell’area di Monte Arcosu, con l’obiettivo di salvare il cervo sardo dal bracconaggio e dall’estinzione.

Nel 2020 l’Università di Palermo gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Biodiversità e biologia ambientale. Era presidente onorario del WWF Italia e Direttore Responsabile dello storico magazine Panda sin dalla sua fondazione. Il suo contributo è stato attivo fino all’ultimo. La moglie Fabrizia – il loro un sodalizio iniziato oltre 70 anni fa – si era spenta meno di 5 mesi fa, il 4 ottobre 2024: lascia 4 figli e 6 nipoti. Il suo cagnolino, Robin, 14 anni, se ne è andato nei giorni scorsi, pochi giorni dopo il ricovero di Fulco. (Foto Wwf Italia).

Rai Italia, Linea Azzurri: Maddalena Ferroni incontra Giovanni De Gennaro

Roma, 28 feb. (askanews) – Seconda puntata in arrivo per “Linea Azzurri”, il programma ideato da Angelo Maietta, dedicato ai campioni dello sport italiano, che andrà in onda sabato primo marzo alle 16.30 (orario di New York) su Rai Italia e l’indomani sarà disponibile sulla piattaforma di RaiPlay.

Ogni episodio, della durata di circa quaranta minuti, attraverso interviste esclusive offre un viaggio unico tra memoria e territorio, svelando i luoghi simbolo dell’infanzia e i sapori che hanno segnato i primi passi dei nostri atleti fino ai più importanti traguardi raggiunti. Il racconto diventerà così un omaggio alle radici dei campioni, trasformandoli in autentici testimonial delle loro terre.

In questa puntata, ambientata a Ivrea in provincia di Torino, Maddalena Ferroni inconterà Giovanni De Gennaro, protagonista indiscusso della Canoa Slalom, che dopo aver conquistato l’oro olimpico ai Giochi di Parigi 2024, racconterà la sua lunga ascesa, frutto di anni di sacrifici, dedizione e amore per l’acqua. Dalle rapide ai podi più prestigiosi, Giovanni svelerà cosa significhi essere un campione e quale forza interiore serva per affrontare ogni sfida. Con Mariella Petagine, inoltre, Maddalena Ferroni affonterà il tema della Sostenibilità legata allo sport e ai territori al centro della puntata.

Fiore all’occhiello della seconda stagione di “Linea Azzurri”, ancora una volta, è rappresentato dalla straordinaria partecipazione di Giovanni Malagò, presidente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) che ha rinnovato il patrocinio morale, a cui, da questa edizione, si aggiunge anche quello del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che rappresenta una delle principali novità di questa stagione, visto che particolare attenzione è rivolta alla sostenibilità nello sport, in linea con il protocollo CONI-MASE sottoscritto l’11 luglio 2024.

Gli altri protagonisti delle seconda stagione di “Linea Azzurri”, dopo Terryana D’onofrio e Giovanni De Gennaro, saranno: Silvana Stanco (tiro a volo), Ludovico Viberti (nuoto), Angela Andreoli (ginnastica artistica) e Amanda Embriaco (paracanoa). Storie di sacrificio, passione e resilienza che rappresentano il meglio dello sport italiano e offrono uno spaccato di umanità e determinazione.

Wwf Italia piange Fulco Pratesi: lascia vuoto immenso, sarà sempre con noi

Milano, 1 mar. (askanews) – Il Wwf Italia piange la scomparsa del suo padre fondatore Fulco Pratesi scomparso a Roma all’età di 90 e si stringe con commozione alla famiglia: i figli Isabella, Carlo Alberto, Francesco e Olympia e tutti i suoi nipoti. Il Wwf Italia ricorda il “fondamentale contributo alla definizione e approvazione di leggi fondamentali per la tutela della natura italiana, dalla legge 157 sulla fauna a quella sui parchi del 1991. Ma il suo orgoglio più grande erano le oltre 100 Oasi del Wwf che amava e conosceva una per una. Fulco Pratesi ha reso migliore il nostro Paese per tutti questi motivi e tanti altri, a cominciare dalla grande vocazione alla divulgazione”. “Ha viaggiato in tutto il mondo, dall’India all’America latina, e tutti i suoi incontri con la natura sono documentati nei suoi inseparabili taccuini”, ricorda la nota.

“Ho conosciuto Fulco Pratesi nei primi anni ’70 del secolo scorso, quando era impegnato nella ‘Operazione San Francesco per la salvezza del lupo, allora sull’orlo dell’estinzione. Un incontro dal quale è nata una, direi, complicità legata al comune sentire e agli analoghi interessi – ha rircordato Luciano Di Tizio, presidente Wwf Italia – Negli anni ci siamo poi sentiti e incontrati decine di volte e in ogni occasione ho avuto qualcosa da imparare da lui, promotore e artefice di una vera e propria rivoluzione culturale. Amava profondamente la sua famiglia e amava d’un amore profondo la natura e il Wwf, ‘il mio quinto figlio’, come lui stesso ci ha definiti. La sua azione, personale e attraverso l’associazione del Panda, è stata fondamentale per la tutela della natura in Italia. Oggi sento, insieme a tutto il popolo del Wwf, un vuoto immenso: abbiamo perso un padre e una insostituibile fonte di saggezza. Lo salutiamo commossi e infinitamente tristi, ma anche con una certezza: il Wwf continuerà ogni giorno a onorare la sua memoria, perseguendo con convinzione i suoi stessi ideali. Fulco sarà sempre con noi”.

“Se il Wwf tutto è in qualche modo figlio di Fulco, e se oggi abbiamo tutti perso una colonna fondante della nostra famiglia, per alcuni tra cui me Fulco è parte delle memorie dell’infanzia più antica, con la sua firma elegante in calce alle lettere che ci facevano sognare raccontando di animali e luoghi meravigliosi e con il tratto inconfondibile dei suoi disegni – è il ricordo di Alessandra Prampolini, direttrice generale Wwf Italia – È una di quelle persone per le quali può essere usato senza timore l’aggettivo ‘irripetibile’. Appassionato, straordinario conoscitore di piante e animali, che osservava e disegnava con attenzione maniacale, è stato un grande trascinatore. Il suo entusiasmo, le sue intuizioni, fin dalla fine degli anni ’60 hanno portato prima alla nascita del Wwf, poi ai risultati tangibili come la protezione di lupo, orso e altre specie ritenute, prima di lui ‘nocive’, alla limitazione della caccia. È stato il creatore del movimento ecologista italiano per come lo conosciamo e l’inventore della cosiddetta ‘ecologia domestica’, indispensabile per comprendere come ogni nostro piccolo gesto possa far bene al Pianeta. Lo salutiamo con un grandissimo senso di gratitudine, e certi che il mondo migliore per cui ha lavorato tutta la vita sia un passo più vicino grazie a lui e alle persone che ha saputo far innamorare della natura. Noi del Wwf siamo in un certo senso tutti figli suoi, e oggi è come se avessimo perso la colonna fondante della nostra famiglia”.

E’ morto Fulco Pratesi fondatore del Wwf Italia

Milano, 1 mar. (askanews) – E’ morto a Roma all’età di 90 anni Fulco Pratesi, fondatore del Wwf Italia e pioniere del movimento ambientalista in Italia. Lo comunica in una nota il Wwf Italia. Architetto, giornalista, autore, disegnatore, è stato a lungo presidente del Wwf Italia. E’ stato anche parlamentare dal 1995 al 1997 con i Verdi.

Pratesi, nato a Roma nel 1934 e sfollato nella prima infanzia con la famiglia nella proprietà di campagna nel viterbese, è entrato presto a contatto con la natura. Fin da piccolissimo s’innamorò degli animali e del disegno, racconta nella nota il Wwf. Dopo un’infatuazione giovanile per la caccia, convertì il suo interesse per la natura e gli animali nella conservazione. La sua seconda vita, ricostruisce il Wwf, iniziò nel 1963, nelle foreste dell’Anatolia, in Turchia, dove si era recato a caccia. Gli si parò di fronte un’orsa con tre piccoli. Fu un incontro “folgorante” come lui stesso lo ha definito tante volte. Un incontro che gli fece cambiare prospettiva.

Tornato in Italia, vendette il fucile e acquistò una macchina fotografica. Presto decise di impegnarsi per la conservazione, tanto da abbandonare la professione di architetto. Saputo della nascita del World Wildlife fund in Svizzera, li contattò per far nascere la sezione italiana. “Ma dovrà trovare lei i soldi necessari al progetto” fu la risposta. Con famiglia e già quattro figli, non era facile. Riuniti alcuni amici illuminati nel suo studio di architetto, nacque nel 1966 il Wwf Italia. Seppe trasformare un sogno per pochi (la protezione della natura in Italia, la tutela di animali allora braccati come lupi e orsi) in una realtà consolidata. Con un atto di coraggio e pochi soldi in cassa (i primi soci si erano autotassati), la prima azione del neonato Wwf Italia fu quella di acquisire i diritti di caccia della laguna di Burano, dando il via alla nascita dell’Oasi di protezione e del “modello Oasi”, che contraddistingue il Wwf Italia dagli altri Wwf nel mondo. Oggi le aree gestite o di proprietà sono oltre 100 e proteggono circa 27.000 ettari di natura.

Fondamentale è stato anche il suo contributo alla nascita del sistema dei Parchi nazionali, attraverso studi, piani e la spinta all’approvazione della legge quadro sulle aree protette del 1991. Nel 1985, l’Associazione raccolse oltre 600 milioni di lire – con un vero e proprio crowdfunding ante litteram – per l’acquisto dell’area di Monte Arcosu, con l’obiettivo di salvare il cervo sardo dal bracconaggio e dall’estinzione.

Nel 2020 l’Università di Palermo gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Biodiversità e biologia ambientale. Era presidente onorario del WWF Italia e Direttore Responsabile dello storico magazine Panda sin dalla sua fondazione. Il suo contributo è stato attivo fino all’ultimo. La moglie Fabrizia – il loro un sodalizio iniziato oltre 70 anni fa – si era spenta meno di 5 mesi fa, il 4 ottobre 2024: lascia 4 figli e 6 nipoti. Il suo cagnolino, Robin, 14 anni, se ne è andato nei giorni scorsi, pochi giorni dopo il ricovero di Fulco.

Ue, Schlein: anche noi in piazza, una sola bandiera contro nazionalismi

Roma, 1 mar. (askanews) – “Noi siamo pronti a dare una mano, a metterci a disposizione di una grande piazza senza bandiere di parte se non quella europea, a esserci e pure ‘scomparire’, come Serra ha chiesto — sotto il mare blu di quelle bandiere che per noi rappresentano identità e speranza”. Lo dice la segretaria del Pd, Elly Schlein, annunciando con un suo intervento su Repubblica, l’adesione alla piazza per l’Europa.

“Raccogliamo – spiega – la sfida che ci pone l’offensiva nazionalista, trasformiamola in opportunità per cambiare davvero l’Europa. È l’unico modo per salvarla. È una prospettiva che riguarda tutte e tutti. E che può diventare concreta solo se saprà suscitare partecipazione popolare e consapevolezza, raccogliendo dietro le bandiere blu le energie e i fermenti che attraversano la società italiana ed europea, incanalando il desiderio di reagire di tante e tanti. Penso alle voci del terzo settore e del volontariato, al mondo della cultura e dell’università, alle forze sociali, ad amministratrici e amministratori locali, a tante persone che credono in un’Europa diversa, unita per un futuro migliore”.

“Il sasso che avete lanciato nello stagno – prosegue Schlein – può trasformarsi in onda se saprà cogliere la doppia esigenza di difendere i valori su cui l’Europa si è fondata che sono sotto attacco, di non dar per scontato i passi fatti fin qui, ma pure di vedere i limiti, gli errori e pretendere insieme un cambiamento”.

Deve essere, osserva, “un abbraccio collettivo che reagisca all’offensiva dei nazionalisti per chiedere la svolta radicale che serve a superare gli egoismi e fare finalmente l’Unione per davvero, realizzando la promessa di Ventotene: un’Europa diversa, unita e libera, più giusta e vicina alle persone. Un’Europa federale”.

Turchia, il Pkk annuncia il cessate il fuoco a partire da oggi

Roma, 1 mar. (askanews) – Il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) ha annunciato oggi un cessate il fuoco con la Turchia, rispondendo all’appello del suo leader e fondatore Abdhullah Ocalan, si legge in una nota.

“Per spianare la strada all’attuazione dell’appello di Apo alla pace e a una società democratica, dichiariamo un cessate il fuoco a partire da oggi”, ha annunciato il comitato esecutivo del Pkk in un messaggio pubblicato dall’agenzia Anf, vicina al partito armato.

“ACCETTIAMO IL CONTENUTO DELL’APPELLO COSÌ COM’È E DICHIARIAMO CHE LO RISPETTEREMO E LO ATTUEREMO”, afferma ulteriormente il Pkk a caratteri cubitali in un lungo testo scritto in turco.

Il PKK chiede la libertà per il suo fondatore, imprigionato per 26 anni al largo delle coste di Istanbul, che giovedì ha invitato il Partito a sciogliersi e deporre le armi.

“Il leader Abdullah Ocalan deve poter vivere e lavorare in completa libertà fisica e stabilire relazioni senza ostacoli con chiunque voglia, compresi i suoi amici”, ritiene il PKK, concludendo, sempre a caratteri cubitali: “LA CHIAMATA (di Ocalan, ndr) NON È UNA FINE, MA UN NUOVO INIZIO”.

Lo Sceriffo spara, Zelensky giganteggia, l’Europa reagisce. Chi salva la Meloni?

È stata una scena degna di un western, con lo Studio Ovale ridotto a saloon e lo sceriffo che spara sul forestiero. Volodymyr Zelensky? Un “irrispettoso”. E poi, “o fate un accordo o noi ce ne tiriamo fuori”. I toni usati ieri da Donald Trump nei confronti del presidente ucraino fanno alzare ancora la tensione intorno ai negoziati per arrivare a un cessate il fuoco in Ucraina. Le parole del Presidente Usa sono state lette con preoccupazione anche a Palazzo Chigi, senza che ciò dia forma per adesso a una chiara presa di posizione. Dal governo italiano, infatti, non viene l’espressione di quella solidarietà che a Zelensky – un gigante di dignità e fermezza – è stata prontamente offerta da Macron, Starmer, Merz, von der Leyen, Tusk e altri leader europei. Un segnale inequivoco di come il Vecchio Continente, con l’eccezione dell’Ungheria di Orbán, consideri inaccettabile la posizione di Wahington

“Ogni divisione dell’Occidente – ha detto in serata Giorgia Meloni – ci rende tutti più deboli e favorisce chi vorrebbe vedere il declino della nostra civiltà. Non del suo potere o della sua influenza, ma dei principi che l’hanno fondata, primo fra tutti la libertà. Una divisione non converrebbe a nessuno. È necessario un immediato vertice tra Stati Uniti, Stati europei e alleati per parlare in modo franco di come intendiamo affrontare le grandi sfide di oggi, a partire dall’Ucraina, che insieme abbiamo difeso in questi anni, e di quelle che saremo chiamati ad affrontare in futuro. È la proposta che l’Italia intende fare ai suoi partner nelle prossime ore”.

È comprensibile l’imbarazzo della Premier di fronte alla brusca inversione di rotta dell’amministrazione americana. Un’opposizione responsabile potrebbe anche venirle incontro, ma servirebbe un suo gesto politico, all’insegna della necessaria unità del Paese di fronte a questa emergenza, per avvicinare le posizioni. È probabile che nel le prossime ore il Quirinale faccia valere con discrezione questa ragione di opportunità.

Un’ultima considerazione riguarda l’attore principale della brutta storia di ieri. Perché Trump ha voluto umiliare il Presidente ucraino? Perché lo ha fatto nel modo più inverosimile, senza dubbio sprezzante, sotto lo sguardo del mondo intero? Non è solo questione di carattere, né di peculiare tecnica negoziale: evidentemente c’è dell’altro, forse il bisogno di mandare un avviso al cosiddetto deep state. Sembra che da quelle parti si lasci filtrare un qualche malumore per l’imprevedibilità della condotta presidenziale. Se così fosse, il gesto di tracotanza esibita da Trump sarebbe un’ammissione indiretta di nervosismo e debolezza. Intanto Putin ringrazia…

Una nuova Arca di Noè per la salvezza all’Occidente secolarizzato.

Quando si parla di guerre mondiali, dobbiamo ricordare che esse hanno avuto un carattere e una dimensione di tipo europeo: non sono mai state veramente “globali”. Di fronte alle emergenze attuali, con il ritorno alle armi nel cuore del Vechio Continente, abbiamo il compito di sognare una nuova Europa, una nuova Italia e un nuovo ordine internazionale, ben sapendo che il contesto attuale è molto più insidioso rispetto al passato.

In questo senso, non possiamo ripetere pedissequamente l’operazione che portò al Codice di Camaldoli. Ci confrontiamo con una situazione forse più grave perché caratterizzata da un pericolo soverchiante, ovvero la fine della storia umana per come l’abbiamo conosciuta.

Un noto scienziato giapponese parla di noi come dell’ultima generazione “organica”; le prossime saranno generazioni “inorganiche”, magari costruite con litio e mercurio. Questo scienziato sta già lavorando alla realizzazione di cloni umani, per adesso con un approccio “ad adiuvandum” rispetto alle persone e alla comunità. Ma chi garantisce che sia così anche domani? Deve essere nostra consapevolezza che è in gioco l’umanità in quanto tale. Un tempo pendeva la minaccia della bomba atomica, ma da qualche anno abbiamo imparato quanto sia grave il pericolo del riscaldamento globale e l’impatto fuori controllo delle nuove tecnologie, spinte chissà dove dalla potenza dell’intelligenza artificiale.

In questo scenario, la nostra responsabilità è maggiore di quella dei tempi di Camaldoli. Di certo non possiamo restare inattivi perché rischiamo che il mondo, per come lo conosciamo, finisca. Sicché la follia – chiamiamola pure così – di un leader come Trump è solo un segnale di allerta. Guai a lasciarsi sedurre da politiche senza visione, non ci sono strategie valide senza una cultura adeguata alla comprensione del nostro tempo.

Il tema dell’Europa è cruciale, non per una sorta di provincialismo su grande scala, funzionale a difendere il baluardo di consuetudini favorevoli, ma perché questa “nostra Patria” ha ereditato un patrimonio di cultura il cui abbandono equivale a un colpo al cuore per la civiltà nel suo complesso. Quindi, non vogliamo abbarbicarci a un europeismo di facciata, bensì intraprendere un’opera rigenerativa dei valori di civiltà che ad esso si ricollegano vitalmente. La tradizione umanista europea, largamente influenzata dal cristianesimo, ha dato vita a importanti conquiste sul piano delle libertà e dei diritti umani. Ebbene, non possiamo accettare che ci si dimentichi di questo fattore storico culturale.

Urge che il cristianesimo in Europa si ripensi, poiché non è più in grado di dialogare, né di far valere la propria voce. Siamo in un’epoca di secolarizzazione in cui le società non si organizzano più attorno alla chiesa. Qual è allora l’offerta del cristianesimo? Deve essere quella di salvare l’umanità, potenzialmente alleandosi con tutti, perchè l’appello a bloccare la deriva verso il postumano riguarda proprio tutti, senza eccezioni. L’esempio della cattedrale di Notre Dame, tornata a risplendere dopo il restauro, è davvero significativo: non è più la cattedrale della “egemonia cattolica”, ma la casa del Signore che parla all’umanità tutt’intera. Ecco, dobbiamo riscoprire il cristianesimo come una realtà calorosa e luminosa, dove tutti possono ritrovarsi.

Insomma, i cristiani devono affrontare la sfida di una nuova visione umanistica. Sarebbe anche utile, a tale proposito, che le divisioni tra università statali e università ecclesiastiche fossero superate, immaginando di rifondare  così il dialogo tra teologia e scienze umane. Questo è tanto più urgente quanto più si ricerchi un nuovo approccio politico in grado di elaborare concetti adeguati alla promozione del bene comune.

Nel dopoguerra le diverse culture e forze politiche avvertirono il dovere di scrivere insieme la Carta costituzionale. Come non fare uno sforzo analogo, con una disposizione d’animo che incentivi l’impegno comune, per affrontare l’abisso che ci minaccia? Giova pertanto concludere con l’immagine biblica legata al Diluvio: come allora fece Noè, anche noi dobbiamo costruire oggi un’arca che possa salvare tutti, dando ospitalità a un nuovo umanesimo. In definitiva, siamo chiamati a riproporre e a vivere l’esempio del Patriarca se vogliamo, da cristiani, alimentare una nuova speranza.

L’unità rafforzata è la sola carta a disposizione di Bruxelles.

Come disse Jean Monnet “l’Europa sarà forgiata nelle crisi e sarà la somma delle soluzioni adottate per queste crisi”. Ebbene, ora siamo nel pieno di almeno due crisi: dapprima la guerra sferrata all’Ucraina dalla Russia, ora il radicale mutamento politico avvenuto a Washington. Eventi che impongono agli europei, tutti, una presa d’atto che va al di là delle loro differenti valutazioni circa l’opportunità di una “Unione sempre più stretta”.

Esiste un oggettivo pericolo che proviene da est, perché la Russia di Putin intende in un qualche modo riaffermare la propria preminenza nell’oriente continentale ricostruendo il Russkiy Mir,  il “Mondo Russo” e la sua influenza sui territori ad esso limitrofi; e perché gli Stati Uniti – almeno con questa presidenza, nel futuro chissà – non ritengono più necessario concentrare eccessive risorse e sforzi nella difesa atlantica e in ogni caso vogliono dialogare ed eventualmente cooperare con i singoli stati europei e non con una loro unione alla quale non credono e che comunque non amano.

Sta dunque a noi europei decidere il da farsi. Sapendo quanto sia comprensibile lo scetticismo di quanti, in tutti i Paesi nessuno escluso, reputano illusorio il sogno federalista alla luce non solo di duemila anni di storia che hanno plasmato un continente diviso e permanentemente in guerra sino al 1945 ma anche dalle ultime sette decadi, nelle quali certo l’Unione ha compiuto sensibili passi in avanti in molti settori a cominciare da quello commerciale ma non ha fatto quelli decisivi in termini politici, ben simboleggiati dalle politiche estere e di difesa, che non per caso, naturalmente, rappresentano la cartina di tornasole – oggi più che mai – della effettiva volontà unitaria (o della sua eventuale confermata irrealizzabilità).

Ma non si tratta solo di queste ultime. Poiché il dibattito, come è giusto che sia, si avvierà eminentemente su di esse non è sbagliato ricordare sin da ora altri settori di intervento nei quali l’Europa deve meglio predisporre le condizioni per una Unione effettiva. Ciò nella consapevolezza che nei prossimi mesi si dovrà valutare sino in fondo cosa significa e cosa comporta la realizzazione unitaria. Non è più il tempo delle ritrosie, dei non detti, delle piccole furbizie. È al contrario il tempo della verità. Fosse pure quella che molti paventano, e che altri temono: ovvero l’impossibilità concreta del progetto federativo. Ma, come è stato sottolineato da più parti in queste giornate, la svolta di Trump per quanto repellente almeno ha il pregio di costringere gli europei tutti ad un esercizio riflessivo su quello che dovrà essere il loro futuro. Uniti, più uniti di adesso. Oppure divisi, più divisi di adesso.

Ecco dunque che almeno su qualche altro aspetto l’UE dovrà ragionare parallelamente ai temi principali, esteri e difesa: innanzitutto quello sociale, perché la disillusione di tanti nei confronti del progetto deriva anche dal declino del welfare, che molti imputano all’eccessivo rigore contabile imposto da alcuni stati agli altri e codificato dal Patto di Stabilità. Al punto che ogni qualvolta si deve affrontare un’emergenza assoluta ci si deve inventare un’esclusione dallo stesso delle spese sostenute per affrontarla: non a caso se ne parla adesso in relazione all’incremento delle spese militari.

Un Piano europeo per la sanità pubblica e un Piano europeo per l’occupazione dovrebbero divenire i cardini di un’Europa sociale che sola può dimostrare nei fatti alle famiglie, ai singoli cittadini la forza dell’unità fra i popoli del continente.

La guerra in Ucraina ha posto in evidenza la strutturale dipendenza energetica europea. Questa impone la velocizzazione di due percorsi paralleli, entrambi di necessità comunitari e definitori di una auspicabile Unione dell’energia: uno, proiettato verso un futuro prossimo che non potrà, che non può già ora, evadere dal tema (che però è mondiale, non solo europeo) del contrasto al cambiamento climatico e che quindi inerisce la produzione di energia pulita da fonti rinnovabili. L’altro, inevitabile lungo tutto il periodo di transizione (che non sarà di certo brevissimo) non potrà da parte sua evadere da un oggi ancora impostato sui combustibili fossili nel suo percorso verso un domani privo di questi ultimi, teso dunque a reperire gas e petrolio laddove possibile dal punto di vista geopolitico ma attivando acquisti comuni, con conseguente maggior peso nelle trattative sui prezzi, e poi integrazione e coordinamento negli stoccaggi e negli investimenti.

E infine c’è la questione migratoria, quella che da un decennio in qua sta influenzando in maniera netta i risultati elettorali in tutti i paesi europei. Un tema che alcuni si illudono di poter affrontare in una logica di mera chiusura, non capendo che l’esplosione demografica prevista in Africa e gli effetti desertificanti provocati dal cambiamento climatico rafforzeranno il problema, che quindi dovrà essere affrontato e non ignorato a mezzo di improbabili – oltre che disumani – blocchi navali o muri e fili spinati.

Nel clima attuale è difficile anche solo concepirla, ma l’idea che sarebbe vincente è la consapevolezza della necessità di adottare politiche comuni di asilo, superando quella insopportabile divisione fra nord e sud che penalizza i paesi mediterranei. E forse i paesi dell’est, a cominciare dal principale, quella Polonia che si è trovata a dover ospitare l’ondata di rifugiati ucraini in fuga dalla guerra in casa loro, sono ora in grado di comprendere cosa questi eventi – lo spostamento di grandi masse umane – significhino e comportino.

C’è dunque molto da fare. Ma questa è la sfida da vivere per conquistare influenza e forza nel mondo che sta disegnandosi. Mezzo miliardo di europei ancora ricchi e potenti non possono immaginare di rimanere tali se non uniti, abbandonando la divisione in piccole e troppo numerose nazioni in un pianeta ormai popolato da otto miliardi di esseri umani. Erano solo tre quando l’Unione avviò il suo percorso, settanta anni fa: come si vede la percentuale europea sul totale è diminuita, e non di poco. Bisogna prenderne atto, e cambiare.

Occidente terremotato, Europa indispensabile.

Non c’è più tempo da perdere. La rivoluzione trumpiana fa traballare l’Occidente, ovvero la dimensione simbolica e geo-politica che per un secolo ci ha regalato, grazie a un’America garante della sicurezza dell’Europa, una stabile condizione di pace. Ora l’unica ancora di salvezza è un’Europa federale e solidale, in cui ci sia un minimo (ma chiaro) comun democratico, senza la mannaia del potere di veto che produce ricatti e paralisi; un’Europa capace di parlare come un unico Stato, come ha ammonito Mario Draghi dinanzi agli europarlamentari.

Basta uno sguardo al panorama del Vechio Continente per rendersi conto che astuzie e disinvolture non sono più sostenibili. La recente vittoria dei cristiano-democratici tedeschi indica la strada di una rinnovata solidità dell’asse franco-tedesco, costituendo un freno ai sovranismi e ancor più ai movimenti filonazisti.

In Italia, la luna di miele della Meloni si sta concludendo, poiché vengono allo scoperto le ambiguità che pure dovevano e potevano essere fugate con la piena “immersione” della destra nelle alleanze storiche del nostro Paese: Europa e Nato. La Premier è chiamata a fare i conti con le sue stesse manovre: infatti, mentre promuoveva l’opzione sovranista rappresentata dal premierato, con l’ambizione di farne la “madre di tutte le battaglie”, ha poi incrociato con malcelato entusiasmo l’avvento al potere di Trump, accentuando l’immagine tendenzialmente “cesaristica” della sua politica. Ora, in Europa, è guardata con più sospetto di prima. Di fatto ha bruciato il successo dell’alleanza con Ursula von der Leyen, in cambio della nomina di Fitto – lo ricordiamo – al vertice della Commissione come uno dei sei vicepresidenti operativi.

Infine, è significativo notare che la Premier è stata l’unica leader europea invitata all’insediamento di Trump, dopo essere stata accolta confidenzialmente nella villa di Mar-a-Lago. È difficile per lei mantenere i “piedi in due scarpe”, tentando di presentarsi come mediatrice tra le due sponde dell’Atlantico. Le circosctanze le impongono di schierarsi, a partire dallo scontro sull’aumento dei dazi, contro i quali l’Europa, e quindi anche l’Italia, dovranno difendersi con determinazione per evitare conseguenze gravi ai danni dei cittadini.

 

Risultati e classifica serie A, Fiorentina sesta

Roma, 28 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Fiorentina-Lecce 1-0

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, sabato 1° marzo ore 15 Atalanta-Venezia, ore 18 Napoli-Inter, ore 20.45 Udinese-Parma, domenica 2 marzo ore 12.30 Monza-Torino, ore 15 Bologna-Cagliari, Genoa-Empoli, ore 18 Roma-Como, ore 20.45 Milan-Lazio, lunedì 3 marzo ore 20.45 Juventus-Verona.

Classifica: Inter 57, Napoli 56, Atalanta 54, Juventus 49, Lazio 47, Fiorentina 45, Bologna 44, Milan 41, Roma 40, Udinese 36, Torino 31, Genoa 30, Como 28, Cagliari, Lecce 25, Verona, Parma 23, Empoli 21, Venezia 17, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

Ucraina, Meloni: divisioni ci indeboliscono, subito vertice Usa-Ue

Roma, 28 feb. (askanews) – “Ogni divisione dell’Occidente ci rende tutti più deboli e favorisce chi vorrebbe vedere il declino della nostra civiltà. Non del suo potere o della sua influenza, ma dei principi che l’hanno fondata, primo fra tutti la libertà. Una divisione non converrebbe a nessuno. È necessario un immediato vertice tra Stati Uniti, Stati europei e alleati per parlare in modo franco di come intendiamo affrontare le grandi sfide di oggi, a partire dall’Ucraina, che insieme abbiamo difeso in questi anni, e di quelle che saremo chiamati ad affrontare in futuro. È la proposta che l’Italia intende fare ai suoi partner nelle prossime ore”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Ucraina, Schlein: Trump ha scelto Putin.Meloni solidarizzi con Zelensky

Roma, 28 feb. (askanews) – “Trump ha scelto di stare con Putin, ha umiliato con violenza inaudita un popolo aggredito da un dittatore in un’imboscata che è puro bullismo istituzionale contro il Presidente Zelensky.

Il governo italiano esprima solidarietà e sostegno al popolo ucraino e al suo presidente. Giorgia Meloni non può più procrastinare la scelta: o con Trump, i suoi miliardi e i suoi interessi economici o con la democrazia e l’Europa.” Così la segretaria del Pd Elly Schlein

Preoccupa tensione Trump-Zelensky, Meloni vola a Londra e Bruxelles

Roma, 28 feb. (askanews) – Volodymyr Zelensky un “irrispettoso”, “o fate un accordo o noi ce ne tiriamo fuori”. I toni usati da Donald Trump oggi alla Casa Bianca nei confronti del presidente ucraino fanno alzare ancora la tensione intorno ai negoziati per arrivare a un cessate il fuoco in Ucraina. Parole che sono state lette con preoccupazione anche a Palazzo Chigi dove la premier Giorgia Meloni, al termine del Consiglio dei ministri, si è concentrata sulla preparazione della missione di domenica a Londra e sul Consiglio europeo straordinario in programma per il 6 marzo a Bruxelles con all’ordine del giorno Ucraina e difesa europea.

Per cercare di arrivare a un accordo tra i 27, oggi nella capitale belga si è riunito il Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri). Le bozze di conclusioni, sottolineano fonti diplomatiche, sono considerate una “buona base” su cui però occorre ancora lavorare. Per questo gli sherpa torneranno a riunirsi martedì prossimo, a 48 ore dal vertice. Dal confronto di oggi, spiegano le fonti, è emersa la necessità di mantenere la “massima unità” dell’Ue, come “prerequisito” per continuare a sostenere l’Ucraina e contribuire in modo efficace a tutte le prossime fasi, in stretto coordinamento (come sostiene l’Italia) con i partner extra europei, a partire dagli Usa. E’ anche necessario iniziare a discutere delle garanzie di sicurezza – tema più volte sottolineato nei giorni scorsi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – e definire tutti gli aspetti del contributo Ue per una pace che deve essere “giusta e duratura”. In quest’ottica è stato ribadito che non ci possono essere negoziati sull’Ucraina senza l’Ucraina e che la sicurezza dell’Ucraina è tema anche di sicurezza globale.

Per quanto riguarda la difesa europea, dopo il ‘retreat’ del 3 febbraio scorso è stata ribadito – spiegano ancora le fonti – il “senso d’urgenza” di fare passi avanti, tenendo insieme “ambizione e concretezza”, nel considerare le varie opzioni che saranno portate sul tavolo in vista delle successive tappe operative, a partire dall’atteso Libro Bianco della Commissione. Il lavoro deve procedere in due direzioni. Da un lato c’è la necessità di un rafforzamento delle spese nazionali, anche grazie alle flessibilità fornite dal Patto. Su questo il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha già svolto delle simulazioni e l’obiettivo – secondo indiscrezioni – potrebbe essere quello di portare le spese per la difesa fino al 2,5% del Pil. Però – ha precisato oggi il ministro Giancarlo Giorgetti – va fatta anche una stima di “quello che ne può derivare in termini di crescita economica”. Sul piano europeo, a parte lo scorporo delle spese dal Patto di stabilità, sono all’esame “varie opzioni” per assicurare finanziamenti addizionali, più volte sollecitati da Meloni ma anche da altri leader.

Prima di Bruxelles, però, domenica Meloni sarà a Londra, dove vedrà in un incontro bilaterale il primo ministro Keir Starmer e parteciperà poi al “Leaders’ Summit on Ukraine”. Sarà il momento, quello, per ascoltare da Emmanuel Macron e dallo stesso Starmer l’esito degli incontri avuti con Donald Trump e capire l’impegno che può essere assicurato dai partner “volenterosi”. I leader di Francia e Gran Bretagna hanno proposto al presidente Usa, tra le altre cose, una forza europea di 30 mila uomini per sorvegliare su un eventuale cessate il fuoco. Un’ipotesi che Meloni non apprezza: per lei servirebbe un “cappello” Onu, o almeno Nato, mentre soluzioni come quelle prospettate da Londra e Parigi sono “più complesse e meno efficaci”. E comunque, come ha ribadito in tutti gli incontri, ogni iniziativa deve vedere la collaborazione con gli Usa. La premier questo vorrebbe dirlo direttamente a Trump, ma dalla Casa Bianca al momento – secondo quanto si apprende – non è stata ancora fissata una data per un incontro a Washington.

Fazzolari: Trump più frizzante del previsto ma stare ai fatti

Roma, 28 feb. (askanews) – “Sono sorpreso, come un po’ tutti” dai primi giorni di questa seconda presidenza Trump, “non solo sull’aspetto diciamo scenografico delle dichiarazioni, insomma”, è un quadro “molto più frizzante di quello che avremmo immaginato”, ma “credo che in questa fase sia importante per tutti riuscire a fare le valutazioni solamente sugli atti concreti e non sulle dichiarazioni. In questa fase l’errore più grande che chiunque di noi può fare è quello di inseguire le dichiarazioni”. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, intervistato da Bruno Vespa “a Forum in masseria”.

Sui dazi, ha proseguito Fazzolari, “aspettiamo di vedere che cosa accadrà concretamente. Adesso la cosa che preoccupa di più è l’annuncio di ieri di ipotesi di dazi per l’Europa del 25%. Andiamo a vedere in realtà quale sarà la dinamica che andrà a seguire a queste parole. Stati Uniti ed Europa sono legate da una serie di interessi anche commerciali, ma non solo, e quindi confido che si troverà un accordo di buon senso”.

Fazzolari: estendere a Kiev art. 5 Nato senza che entri

Roma, 28 feb. (askanews) – Sull’Ucraina “Giorgia Meloni suggerisce saggiamente di estendere le garanzie dell’articolo 5 nella Nato all’Ucraina senza farla entrare nella Nato”. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, intervistato da Bruno Vespa “a Forum in masseria”.

“L’ingresso nella Nato – ha spiegato Fazzoalri – può essere reputato dalla Russia un atto ostile o di pericolo ai confini russi e questo è in parte vero, anche se non lo è pienamente perché la Nato è un’alleanza difensiva. Ma poniamo che questo sia il problema, estendere le garanzie di sicurezza ha solamente il vantaggio di dire che l’Ucraina non può essere attaccata e sotto questo aspetto sarebbe importante quello di porlo con forza perché sarebbe anche un modo di scoprire il bluff russo sulla questione delle garanzie ucraine”.

Conte: serve Europa più forte, mai subalterna a nessuno

Roma, 28 feb. (askanews) – “È un momento delicato per l’Europa, in un contesto internazionale di profonda crisi e continua evoluzione. Il tema non è quindi tanto è solo la chiamata alla piazza quanto la domanda, ineludibile: quale Europa vogliamo? Il M5s vuole una Europa più forte, che riesca a esprimere una leadership politica in linea con i valori dello stato di diritto e del multilateralismo. Un’Europa che non sia mai subalterna a nessuno, neppure ai suoi storici alleati. Vogliamo l’Europa del Next Generation EU, che ha risposto in maniera solidale e mutualistica all’emergenza pandemica, vogliamo un’Europa che investa nell’istruzione, nel capitale umano, nella sanità e contro il carovita – non certo l’Europa tutta protesa a realizzare una ‘transizione militare'”. Così Giuseppe Conte, leader M5s, raggiunto dai cronisti in serata nei pressi della sua abitazione.

Rottura Trump-Zelensky, il presidente Usa: torni quando pronto per la pace

Roma, 28 feb. (askanews) – Da quasi accordo a rottura nel giro di mezz’ora: il colloquio fra Donald Trump e Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale della Casa Bianca ha messo in scena uno spettacolo raramente testimoniato dalla diretta televisiva nella storia della diplomazia.

La lavata di capo di Trump – e del suo vice, JD Vance, in un ruolo inedito per un titolare della carica – a un Zelensky che non si aspettava un simile attacco, almeno dalle dichiarazioni precedenti all’incontro, ha portato alla mancata conferenza stampa finale fra i due Presidenti e alla mancata firma dell’accordo sulle terre rare – e, facile immaginare, alla piena soddisfazione di Mosca.

“State giocando con la vita di milioni di persone, state giocando con il rischio di una Terza Guerra Mondiale”, ha detto Trump, accusando il leader ucraino di mancanza di rispetto. “O fate un accordo o noi ci chiamiamo fuori”. Poi il verdetto con una dichiarazione postata su Truth: “torni quando sarà pronto per la pace”.

Zelensky ha iniziato ricordando le violazioni degli accordi di Minsk da parte di Mosca e le responsabilità dell’invasione da parte di Vladimir Putin, sottindentendo di non potersi fidare del Cremlino – forse non la tattica diplomatica migliore con l’inquilino della Casa Bianca.

Ma a innescare lo sconto vero e proprio è stato Vance, che ha definito “irrispettoso” il “venire nello Studio Ovale per cercare di litigare davanti ai media americani” e al tentativo di obiezione di Zelensky è intervenuto Trump a rincarare la dose: “State giocando con la vita di milioni di persone, state giocando con il rischio di una Terza Guerra Mondiale e quello che state facendo è molto irrispettoso nei confronti del Paese, questo Paese che vi ha sostenuto molto più di quanto molti sostengono che avrebbe dovuto”.

Trump non ha parlato di garanzie di sicurezza – aveva dichiarato poco prima dell’incontro che “non ne sarebbero servite mote una volta firmato un accordo” – ma ha messo Zelensky davanti a quella che la Casa Bianca considera la verità obbiettiva: “Il vostro Paese è in guai grossi, non state vincendo, non state vincendo questa guerra. Stiamo cercando di risolvere un problema: non diteci cosa dobbiamo fare perché non siete nella posizione di dettarlo”.

“Il problema è che io vi ho dato il potere di mostrarti un duro, e non credo che lo saresti senza gli Stati Uniti, e la vostra gente è molto coraggiosa, ma o farete un accordo o ce ne tiriamo fuori, e se ne saremo fuori dovrete combattere. Non penso che sarà bello, combatterete ma non avete in mano le carte per farlo. Una volta firmato quell’accordo, sarete in una posizione molto migliore, ma non state dimostrando alcuna gratitudine, e questa non è una bella cosa”, ha concluso ribattendo di nuovo sul tasto dell’ingratitudine.

A questo punto il colloquio si è concluso: la delegazione ucraina ha lasciato la Casa Bianca senza rilasciare dichiarazioni, mentre Trump non ha perso tempo per lanciare un’ultima stilettata tramite Truth Social: “Abbiamo avuto un incontro molto significativo alla Casa Bianca oggi: abbiamo capito molte cose che non si sarebbero mai potute capire senza una conversazione sotto pressione. È incredibile quanto emerge attraverso l’emozione, e ho potuto stabilire che il Presidente [ucraino Volodymyr] Zelenskyy non è pronto per la Pace se l’America è coinvolta, perché ritiene che il nostro coinvolgimento gli dia un grande vantaggio nei negoziati. Non voglio un vantaggio, voglio la PACE. Ha mancato di rispetto agli Stati Uniti d’America nel loro amato Studio Ovale. Può tornare quando sarà pronto per la Pace”.

Crisi isolata per Papa Francesco, il quadro resta complesso

Città del Vaticano, 28 feb. (askanews) – Papa Francesco nel primo pomeriggio di oggi, “dopo una mattinata trascorsa alternando la fisioterapia respiratoria alla preghiera in cappella, ha presentato una crisi isolata di broncospasmo che ha, tuttavia, determinato un episodio di vomito con inalazione e repentino peggioramento del quadro respiratorio. Il Santo Padre è stato prontamente broncoaspirato ed ha iniziato la ventilazione meccanica non invasiva, con una buona risposta sugli scambi gassosi”. E’ quanto riferisce il bollettino medico sulle condizioni di salute di Papa Francesco, diffuso questa sera dalla Sala stampa della Santa Sede, giunto al suo quindicesimo giorno di ricovero al Policlinico Gemelli di Roma.

“Il Santo Padre – prosegue la nota – è sempre rimasto vigile e orientato, collaborando alle manovre terapeutiche”. La prognosi, continua il bollettino medico, “permane pertanto ancora riservata”.

Dopo la crisi respiratoria, Bergoglio “usa la ventilazione meccanica non invasiva” che ha permesso di “tornare ad uno scambio gassoso precedente alla crisi”. Una mascherina, riferiscono fonti vaticane, che il Papa sta usando “e che porta al momento con regolarità”. La stessa fonte precisa che si è trattato di una crisi respiratoria “che è stata diversa da quella di sabato scorso”.

Quello di Papa Francesco, pertanto, resta “un quadro clinico complesso” che non ha mai portato a far dichiarare ai medici “che è fuori pericolo”. Serviranno ora 24-48 ore, concludono le fonti vaticane, per “valutare se questo nuovo episodio ha avuto una incidenza sul quadro clinico complessivo e se ci sono stati peggioramenti”.